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    January 27

    COLTIVA LA MEMORIA

     

    27 GENNAIO 1945 – 27 GENNAIO 2008

     

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    Ingresso del campo di concentramento di Auschwitz in Polonia

     

    Per non dimenticare.
    È lo slogan di questa giornata che ricorda il giorno in cui fu liberato dalle truppe alleate il campo di concentramento di Auschwitz in Polonia.
    Ciò che tutti siamo invitati a non dimenticare è l’Olocausto o la Shoah, come preferiscono chiamarla gli ebrei, cioè il più sconvolgente colpo mai inflitto in tutta la storia all’amor proprio dell’uomo civile.
    Nel suo libro I sommersi e i salvati lo scrittore Primo Levi ha detto: “Mai tante vite umane sono state spente in così breve tempo, e con una così lucida combinazione di ingegno tecnologico, di fanatismo e di crudeltà”.
    Com’è che Hitler indusse l’esercito tedesco e le SS a uccidere senza pietà?
    Imbevendoli della dottrina della supremazia della razza ariana e dell’inferiorità di tutte le altre razze.
    Le radici ideologiche di tale pensiero vengono generalmente fatte risalire al filosofo tedesco Friedrich Nietzsche, sebbene egli non intese mai in senso razziale, e tantomeno tedesco, il suo concetto del “Superuomo” (tedesco Übermensch). Tuttavia non si può negare che molti motivi ripresi dal nazismo siano effettivamente parte integrante del pensiero nietzscheano.
    Questo ci fa venire in mente l’avvertimento biblico: “State attenti che qualcuno non vi porti via  come sua preda per mezzo della filosofia e di un vuoto inganno secondo la tradizione degli uomini, secondo le cose elementari del mondo e non secondo Cristo” (Colossesi 2:8).
    Il nazismo e l’Olocausto non sono altro che alcuni dei tanti, drammatici, frutti marci prodotti nel corso della storia dall’“intelligenza” umana in contrasto con la conoscenza e la sapienza divina!
    I campi di concentramento non furono il solo modo per eliminare ciò che i nazisti consideravano razze subumane e inferiori.
    C’erano anche i temuti Einsatzgruppen (Gruppi speciali d’azione), squadre di sterminio che seguivano l’esercito tedesco “e il cui solo obiettivo era l’uccisione in massa degli ebrei … Seguendo da vicino la linea del fronte avanzante così che pochi potessero sfuggire alla loro rete, nei primi sei mesi della guerra gli Einsatzgruppen uccisero brutalmente con armi da fuoco, baionette, fuoco, torture, bastonate o seppellendoli vivi quasi mezzo milione di ebrei”. (Hitler’s Samurai - The Waffen-SS in Action, di Bruce Quarrie).
     
    La nostra mente davvero vacilla di fronte al numero delle vittime inermi massacrate dalla tirannide nazista:
    circa sei milioni di ebrei, ma anche milioni di altre persone non appartenenti alla “razza” ebraica.
    Lo storico americano Richard Lukas afferma, infatti, nel libro The Forgotten Holocaust: “Udendo la parola Olocausto la maggioranza pensa alla tragedia di cui furono vittime gli ebrei sotto i tedeschi durante la seconda guerra mondiale. Da un punto di vista psicologico, è facile capire perché oggi gli ebrei preferiscono che il termine sia usato unicamente in riferimento all’esperienza degli ebrei . . . Tuttavia, escludendo altri dall’Olocausto, gli orrori di cui furono vittime polacchi, altri slavi e zingari per mano dei nazisti sono spesso ignorati, se non dimenticati. Per gli storici, l’Olocausto riguardò unicamente gli ebrei, per cui hanno poco se non nulla da dire dei nove milioni di non ebrei, inclusi tre milioni di polacchi [non ebrei], che pure perirono nella più grande tragedia che il mondo abbia mai conosciuto”.
    Anche tutti questi non vogliamo dimenticare!
    Quando gli eserciti di Hitler invasero la Polonia nel settembre del 1939, avevano ordine di attuare la politica di Hitler per procurare il Lebensraum, lo spazio vitale per il popolo tedesco.
    Egli autorizzò le sue truppe a uccidere “senza pietà o compassione ogni uomo, donna e bambino di discendenza o lingua polacca”. Pertanto l’Olocausto non aveva per obiettivo solo gli ebrei polacchi; aveva per obiettivo “tutti i polacchi”.
    Catherine Leach, docente dell’ Università Berkeley in California USA scrive: “La Polonia fu il primo paese in cui venne attuata la ‘politica demografica negativa’ di Hitler, il cui scopo era quello di preparare i vasti territori dell’Est per la nuova colonizzazione da parte dei tedeschi, e di tutti i paesi occupati la Polonia fu quello che subì la più alta perdita di vite: 220 ogni 1000 abitanti. Fonti polacche affermano che non meno di 6.028.000 cittadini polacchi … persero la vita”.
    Di questi, 3.200.000 erano ebrei. Ciò vuol dire che quasi il 50 per cento dei morti polacchi non erano ebrei.
    Oltre a questi non bisogna dimenticare i milioni di russi trucidati dai nazisti, le migliaia e migliaia di zingari, di omosessuali, di disabili e di tedeschi non ebrei che osarono opporsi a Hitler e alla sua filosofia della supremazia della razza. Tra quest’ultimi migliaia di Testimoni di Geova, questi cristiani tanto denigrati, “l’unico gruppo religioso che rifiutò coraggiosamente di dare il proprio appoggio al nazismo”! (Lo stato nazista e le nuove religioni: cinque studi di casi di non-conformità di Christine Elizabeth King, Vice-Cancelliere e Capo Esecutivo alla Staffordshire University - GB)

     

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    Museo ebraico - Berlino - Voci della memoria

     

    Ciò che ha fatto molto discutere, ed è tutt’ora oggetto di contenzioso storico, riguardo al nazismo e all’Olocausto è l’atteggiamento assunto dalle religioni cosiddette “cristiane”.
    Franklin Littell, docente della Baylor University nel Texas USA, disse durante una commemorazione dell’Olocausto negli USA: “Sei milioni di ebrei furono presi di mira e assassinati sistematicamente nel cuore della cristianità da cattolici, protestanti e ortodossi battezzati che non furono mai rimproverati, né tanto meno scomunicati”.
    Come è noto la Chiesa Cattolica aveva stipulato un Concordato sia con il governo fascista in Italia nel 1929 che con il regime nazista in Germania nel 1933, cioè con i due poteri dittatoriali che si resero direttamente responsabili del genocidio razziale durante la seconda guerra mondiale.
    C’è, peraltro, da rilevare che il Concordato con la Chiesa Cattolica fu il primo riconoscimento ufficiale che il regime nazista ricevette a livello internazionale.
    Con tale atto la Chiesa Cattolica di fatto accettò le teorie razziste del regime e, nel 1935, le leggi di Norimberga sulla protezione della “razza” tedesca. Michael von Faulhaber, cardinale arcivescovo di Monaco, tentò di giustificare l’appoggio della Chiesa Cattolica al programma razziale di Hitler operando una distinzione fra gli ebrei dell’Antico Testamento, popolo eletto, e quelli contemporanei, a suo parere pericolosi per l’ordine statale in quanto bolscevichi e comunisti.
    Adolf Bertram, cardinale presidente della Conferenza Episcopale di Fulda, dichiarò che molte idee naziste facevano parte della tradizione cattolica.
    I protestanti tedeschi dal canto loro non furono da meno.
    Susannah Heschel, docente di studi ebraici del Dartmouth College di Hanover, ha detto che quegli ecclesiastici implorarono il privilegio di esporre la svastica nelle loro chiese.
    Il Consiglio Ecclesiastico della Chiesa Evangelica (Luterana) Tedesca, il massimo gruppo protestante, telegrafò personalmente a Hitler, il 30 giugno 1941, queste parole: “L’Onnipotente Dio assista te e la nostra nazione contro il nostro duplice nemico [Inghilterra e Russia]. La vittoria sarà nostra, e ottenerla dev’essere l’obiettivo principale delle nostre aspirazioni e azioni …in tutte le sue preghiere [la Chiesa] è con te e con i nostri impareggiabili soldati che stanno ora per eliminare con forti colpi la radice di questa pestilenza”.

     

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    Firma dei Concordati con il Governo fascista, da parte del cardinale Pietro Gasparri, e con il Reich nazista, da parte del cardinale Eugenio Pacelli

     

    Hitler stesso era un cattolico battezzato, come molti capi del suo governo.
    Nessuno di essi venne scomunicato o almeno rimproverato per le barbarie naziste. Il silenzio di Pio XII, Papa Pacelli, sui crimini nazisti è una delle pagine più drammatiche della storia dell’Olocausto!
    Sull’argomento è ancora accesa la controversia. Nell’immediato dopoguerra si è tentato di difendere il suo atteggiamento dicendo che le notizie che si avevano sul genocidio in fondo non erano tanto accurate. Questa tesi è stata smontata dai fatti e dai documenti resi disponibili che hanno dimostrato inconfutabilmente che in Vaticano era nota fin dall’inizio l’esatta portata del dramma che si stava consumando in tutta Europa a danno degli ebrei e degli oppositori del regime nazista.
    Scrive lo storico della Chiesa dell’Università di Trieste, Giovanni Miccoli nel suo libro I dilemmi e i silenzi di Pio XII: “Non v’è dubbio che il Vaticano fu ben presto consapevole del salto di qualità che la persecuzione antiebraica aveva compiuto con lo scoppio della guerra. A Roma certamente si era a conoscenza della progressiva chiusura degli ebrei nei grandi ghetti polacchi … come delle deportazioni che … colpirono sistematicamente a partire dall’ottobre 1941 gli ebrei tedeschi e via via tutte le comunità ebraiche dell’Europa controllata dai nazisti“ e ancora “Il 18 settembre [del 1942] monsignor Montini [futuro Papa Paolo VI e stretto collaboratore di Pio XII] scriveva [al Papa] ‘I massacri degli ebrei hanno raggiunto proporzioni e forme esecrande e spaventose. Incredibili eccidi sono operati ogni giorno'”.
    Lo stesso Montini, allorché divenne Papa, tentò poi di giustificare Pio XII dicendo: “un atteggiamento di protesta e condanna sarebbe stato non solo futile ma dannoso [per gli interessi della Chiesa, naturalmente!]” (G. Miccoli, ibid.).
    Ma un altro fidato collaboratore di Pio XII, “Monsignor” Domenico Tardini (in seguito divenuto cardinale), pose il nocciolo della questione chiedendo esasperato, riguardo all’operato di un ecclesiastico cattolico, il sacerdote Jozef Tiso, presidente del protettorato nazista della Slovacchia per tutta la guerra: “Che la Santa Sede non possa indurre Hitler a comportarsi bene, tutti lo capiscono. Ma che non sappia tenere a freno un sacerdote, chi lo può capire?”.
    La questione dunque era: Come potevano in primo luogo essere commesse le atrocità naziste se non c’era la cooperazione del popolo e dei suoi capi spirituali?
    A quel tempo il novantacinque per cento dei Tedeschi era costituito di cattolici o protestanti. Quasi 32 milioni, oltre il 40 per cento, erano cattolici, come lo era quasi tutta la popolazione degli alleati europei della Germania, l’Austria e l’Italia. Anche fra le temute SS, nel 1939 quasi un quarto era ancora cattolico, nonostante i capi delle SS facessero pressione perché vi rinunciassero (dati tratti dal Resoconto interno delle SS, Archivi Nazionali, Washington, T-580, ruolo 42, schedario 245).
    Quale valore avrebbe dunque avuto sul popolo cattolico tedesco l’aperta condanna del Papa al programma di sterminio ideato dai loro capi politici e sui quei capi stessi, seguaci della Chiesa Cattolica?
    Basta guardare cosa è di recente successo nel nostro paese solo perché uno sparuto gruppo di persone ha avuto l’ardire di contestare la presenza del Papa in una cerimonia presso l’università di Roma! Con un semplice appello del Papa e dei suoi cardinali c’è stata la mobilitazione generale sia del popolo cattolico che dei non cattolici nonchè una gogna mediatica infinita contro quelle persone!
    Cosa, dunque, sarebbe potuto accadere se il Papa e tutta la Curia della Chiesa Cattolica avessero apertamente e pubblicamente denunciato e condannato l’Olocausto invitando la popolazione cattolica a non dare il proprio sostegno al programma razziale di Hitler?
    Purtroppo non lo sapremo mai!
    Questa incognita tormentò il cardinale francese Eugène Tisserant che in una lettera inviata all’arcivescovo di Parigi, cardinale Emmanuel Suhard, scriveva di “aver pregato con insistenza il pontefice … di pubblicare un’enciclica «sul dovere individuale di obbedire al dettame della coscienza, perché sta qui il punto vitale del cristianesimo …»” aggiungendo quindi “«Temo che la storia non debba rimproverare alla Santa Sede di aver fatto una politica di comodità per se stessa e ben poco di più»”. (G. Miccoli, ibid.).
     
    Il fatto è che il silenzio del Papa Pio XII fu soprattutto ideologico!
    Molto emblematico al riguardo fu l’atteggiamento del Vaticano relativamente al tentativo di salvare almeno i bambini ebrei dal massacro trasferendoli in terra di Palestina.
    Quando, nel 1943, l’Agenzia ebraica per la Palestina avanzò istanza al Vaticano di appoggiare la richiesta di trasferimento di migliaia di ebrei, in gran parte donne e bambini, dai territori sotto il regime nazista in paesi neutrali da dove poi farli emigrare in Palestina, la risposta del cardinale Segretario di Stato, Luigi Maglione, fu: “Per quanto riguarda il trasferimento degli ebrei in Palestina … non può prescindersi dal suo stretto rapporto con il problema dei Luoghi Santi, alle cui libertà la Santa Sede è così vivamente interessata … E’ noto infatti che i cattolici, oltre a godere di particolari diritti storici sui Luoghi Santi, guardano con profonda pietà e devozione alla terra palestinese … Perciò i cattolici si vedrebbero feriti nel loro sentimento religioso e giustamente temerebbero per i loro diritti qualora la Palestina venisse ad appartenere esclusivamente agli ebrei” (G. Miccoli, ibid.).
     
    Il vero motivo per cui le chiese “cristiane” rimasero in silenzio appare, quindi, chiaro.
    È perché il clero di queste chiese e i suoi greggi avevano abbandonato gli insegnamenti della Bibbia per appoggiare lo stato politico.
    La Chiesa Cattolica come pure altre chiese divennero ancelle del perverso governo di Hitler. Anche se Gesù Cristo disse che i suoi veri seguaci “non fanno parte del mondo” (Giovanni 17:16), le chiese e i loro parrocchiani divennero parte integrante del mondo di Hitler. Di conseguenza non denunciarono gli orrori contro l’umanità che i nazisti commettevano nei loro campi di sterminio.
    È vero che alcuni coraggiosi individui cattolici, protestanti e di varie altre religioni personalmente si opposero allo stato nazista. Ma mentre alcuni di loro pagarono con la vita, i loro capi spirituali, che asserivano di servire Dio, agivano come burattini del Terzo Reich.

     

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    Rappresentanti del clero fanno il saluto nazista e fascista

     


     

    “È scritto: ‘Farò perire la sapienza dei saggi, e spazzerò via l’intelligenza degli intellettuali’. Dov’è il saggio? Dove lo scriba? Dove il contenditore di questo sistema di cose? Non ha Dio reso stolta la sapienza del mondo? Poiché siccome, nella sapienza di Dio, il mondo per mezzo della propria sapienza non ha conosciuto Dio, Dio ha ritenuto bene di salvare quelli che credono per mezzo della stoltezza di ciò che viene predicato … Perché una cosa stolta di Dio è più saggia degli uomini, e una cosa debole di Dio  è più forte degli uomini” - 1 Corinzi 1:19-25

     

    January 20

    CHI HA SBAGLIATO E PERCHE'?

     

    Nel 1543 un astronomo polacco di fede cattolica ormai settantenne, Niccolò Copernico diede alla stampa un’opera scritta da lui stesso che doveva rivoluzionare il modo in cui l’uomo vedeva l’universo.

    Quell’opera, intitolata De Revolutionibus Orbium Coelestium, poneva al centro dell’universo il sole e non la terra, sostituendo il complesso sistema geocentrico, quello che aveva come centro la terra, con un sistema di maggiore semplicità.

    Quando infine l’opera fu pubblicata, un curatore circospetto incluse una sua prefazione con cui sosteneva che il sistema eliocentrico, quello che ha come centro il sole, era un’ipotesi matematica e non necessariamente una verità astronomica.

    Qualche anno dopo comparve sulla scena l’astronomo, matematico e fisico Galileo Galilei, anche lui di fede cattolica. Servendosi di cannocchiali che lui stesso aveva costruito con lenti di recente invenzione, Galileo osservò i cieli, notando dettagli che nessuno aveva visto prima. Si convinse così che Copernico aveva ragione. Notò anche delle aree meno luminose sulla superficie del sole, le cosiddette macchie solari, e mise quindi in discussione un altro pilastro della concezione filosofica e religiosa dell’epoca, cioè che il sole non è soggetto a mutamenti o alterazioni.

     

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    Galileo divulgò le proprie idee con audacia e fervore ma si ritrovò in un ambiente religioso poco tollerante, poiché la Chiesa Cattolica, che aveva nel frattempo apertamente espresso la sua avversione per la teoria copernicana, cominciò a sospettarlo di eresia.

    Nel 1616 la Chiesa gli intimò di smettere di promuovere la tesi copernicana e per un periodo lo mise a tacere. Nel 1632, però, Galileo pubblicò un’altra opera a sostegno di Copernico. L’anno seguente l’Inquisizione lo condannò al carcere a vita ma, in considerazione dell’età avanzata, la pena gli fu commutata negli arresti domiciliari.

     

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    Nei nostri giorni al Papa Benedetto XVI è stata contestata, da eminenti studiosi e ricercatori universitari, la sua presa di posizione a favore della condanna di Galileo ed egli, riproponendo l’atteggiamento intollerante dei suoi vecchi predecessori, ha spontaneamente e pretestuosamente rinunciato a partecipare alla cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico, sottraendosi in tal modo ad un dibattito critico sull’atteggiamento della Chiesa nei confronti della ricerca scientifica. Nessun tribunale inquisitorio si è pronunciato contro di lui, limitandone la libertà, pur tuttavia c’è stata una levata di scudi generale a difesa di un atto che appare di pura e calcolata meschinità, in perfetto stile di mistificazione dei fatti reali!

     

    Gli avvenimenti di questi giorni hanno riproposto la controversia spesso sorta tra la Chiesa Cattolica e la scienza e, per estensione, con la Bibbia perché la Chiesa ha sovente tentato di giustificare le sue prese di posizione antiscientifiche affermando di basarle su quanto era scritto nella Parola di Dio.

    Ma è veramente cosi? Davvero la Parola di Dio e la scienza sono incompatibili tra loro?

    Esaminiamo alcuni fatti.

     

    I semi della discordia tra Galileo e la Chiesa Cattolica furono gettati secoli prima che Copernico e Galileo nascessero.

    La visione geocentrica dell’universo fu elaborata dagli antichi greci, e fu fatta conoscere dal filosofo Aristotele (384-322 a.C.) e, successivamente, dall’astronomo-astrologo Tolomeo (II secolo d.C.).

    Il sistema elaborato da Aristotele era frutto della filosofia, non della scienza. Egli riteneva inconcepibile l’idea che la terra si muovesse. Negava inoltre l’esistenza del vuoto e pensava che un eventuale moto terrestre avrebbe creato attrito per lo sfregamento e che, senza l’intervento di una forza costante, sarebbe cessato.

    Nel XIII secolo il teologo cattolico Tommaso d’Aquino (1225-74), contribuì a creare i presupposti per lo scontro tra Galileo e la Chiesa. Egli aveva grande stima di Aristotele, che lui chiamava “il Filosofo” e si adoperò non poco per fondere la filosofia aristotelica con gli insegnamenti della Chiesa. Aveva di sicuro dimenticato l’avvertimento biblico: “State attenti che qualcuno non vi porti via come sua preda per mezzo della filosofia e di un vuoto inganno secondo la tradizione degli uomini, secondo le cose elementari del mondo e non secondo Cristo” (Colossesi 2:8).

    Così, dopo aver preso di sana pianta dai pensieri del filosofo greco Platone il dogma trinitario, il cristianesimo apostata della Chiesa Cattolica basava di nuovo sulla filosofia greca una interpretazione delle Sacre Scritture che gettava discredito sulle verità in esse contenute!

    Nella sua difesa davanti al tribunale dell’Inquisizione, Galileo disse di credere fermamente che la Bibbia è l’ispirata Parola di Dio. Affermò anche che era stata scritta per gente comune e che i riferimenti scritturali al moto apparente del sole non andavano presi alla lettera.

     

    Il passo biblico oggetto della contesa era quello di Giosuè 10:12,13 che dice: “Allora, quando il Signore mise gli Amorrei nelle mani degli Israeliti, Giosuè disse al Signore sotto gli occhi di Israele: «Sole, fèrmati in Gàbaon e tu, luna, sulla valle di Aialon». Si fermò il sole e la luna rimase immobile finché il popolo non si vendicò dei nemici”.

     

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    Secondo il ragionamento della Chiesa, questa espressione voleva dire che il sole e non la terra, si muove.

    Erano dunque queste parole pronunciate da Giosuè antiscientifiche?

    Innanzitutto dobbiamo considerare che in quella circostanza lo scrittore biblico non aveva certo intenzione di fare una dichiarazione scientifica sul moto planetario. Egli volle semplicemente descrivere ciò che agli occhi suoi apparve e cioè che il sole, in maniera miracolosa, restò fermo all’orizzonte. Non è inusuale questo modo di esprimersi. Anche oggi diciamo che il sole sorge al mattino e tramonta la sera, e quasi tutti noi sappiamo che è la terra a muoversi, non il sole. Quando usiamo espressioni del genere, stiamo solo descrivendo il moto apparente del sole così come esso appare a un osservatore umano. Lo scrittore biblico fece esattamente la stessa cosa.

    Il contrasto dunque non stava fra la scienza e la Parola di Dio ma fra la scienza e un’interpretazione ovviamente errata delle Sacre Scritture, quella della Chiesa Cattolica che si basava sulla filosofia greca. Questo fu il pensiero anche di Galileo, che scrisse a un allievo: “Se bene la Scrittura non può errare, possono non di meno errare i suoi interpetri et expositori, in varii modi: tra i quali uno sarebbe gravissimo et frequentissimo, quando volessero fermarsi sempre sul puro senso litterale”.

     

    Un ulteriore esempio di come non ci sia contrasto tra scienza e Parola di Dio l’abbiamo da ciò che è scritto in Giobbe 26:7: “Egli stende il settentrione sopra il vuoto, tiene sospesa la terra sopra il nulla”.

    Queste parole furono scritte verso il 1600 a.C. Con la conoscenza di quel tempo ci sarebbe voluto un uomo fuori del comune per affermare che un oggetto può rimanere sospeso nello spazio senza un supporto fisico. Come abbiamo già detto, Aristotele stesso, circa 1200 anni dopo, negava l’idea del vuoto!

    Ancor più del movimento delle stelle e dei pianeti, è fondamentale il fatto che tutta la materia presente nell’universo è governata da leggi, come la legge di gravità.

    Scienziati come Galileo, Keplero e Newton hanno provato dopo anni e anni di studio e ricerca che la materia è governata da leggi razionali.

    Ma il primo riferimento alle leggi della natura si trova nel libro biblico di Giobbe scritto verso il 1600 a.C. Dio chiese a Giobbe: “Conosci tu le leggi del cielo o ne applichi le norme sulla terra” (Giobbe 38:33).

     

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    Un ultimo e significativo esempio che si può fare riguarda la forma della terra.

    Nell’antichità l’idea più diffusa era che la terra fosse piatta. I babilonesi, per esempio, credevano che l’universo fosse una scatola o una stanza e la terra il pavimento. In India i sacerdoti vedici immaginavano che la terra fosse piatta e che fosse abitata solo da una parte. Una primitiva tribù dell’Asia raffigurava la terra come un immenso vassoio.

    Nel VI secolo a.C. il filosofo greco Pitagora formulò la teoria che, dal momento che la luna e il sole sono sferici, anche la terra doveva essere una sfera.

    Comunque la nozione di una terra piatta (con la sola parte superiore abitata) continuò per secoli ad essere la più accreditata. Alcuni non potevano accettare la conseguenza logica di una terra rotonda, il concetto di antipodi. Lattanzio, apologeta cristiano del IV secolo d.C., ne mise in ridicolo l’idea stessa dicendo: “Vi può essere qualcuno tanto sciocco da credere che vi siano uomini le cui orme restino più in alto delle loro teste? … che le messi e gli alberi crescano volti al basso e le piogge e le nevi e la grandine cadano in terra da una direzione contraria?”

    Per alcuni teologi dunque il concetto di antipodi era un dilemma.

    Tuttavia l’idea di una terra sferica pian piano prevalse e alla fine fu universalmente accettata. Con l’inizio dell’era spaziale nel XX secolo l’uomo ha finalmente avuto la possibilità di spingersi abbastanza lontano nello spazio da verificare per osservazione diretta che la terra è una sfera.

    Qual era la posizione della Bibbia sull’argomento? Nell’VIII secolo a.C., quando l’idea prevalente era che la terra fosse piatta, secoli prima che i filosofi greci teorizzassero che probabilmente fosse sferica, e migliaia di anni prima che degli uomini vedessero dallo spazio il globo terrestre, il profeta ebreo Isaia disse con rimarchevole semplicità: “C’è Uno che dimora sul circolo della terra” (Isaia 40:22).

    La parola ebraica chugh, qui tradotta “circolo”, può avere anche il significato di “sfera”. Alcune traduzioni della Bibbia la rendono, infatti, “globo della terra”.

     

    Questi sono solo pochi esempi, di centinaia d’altri che si potrebbero citare, che dimostrano come in alcun modo la Parola di Dio contrasta la scienza o ne scoraggia l’interesse. Anzi, la Bibbia stessa ci invita a conoscere le opere di Dio e a capire le sue qualità da ciò che vediamo.

    Scrisse l’apostolo Paolo in una delle sue lettere: “l’ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ingiustizia degli uomini che reprimono la verità in modo ingiusto, poiché quello che si può conoscere di Dio è manifesto fra loro, poiché Dio lo ha reso loro manifesto. Poiché le sue invisibili qualità, perfino la sua sempiterna potenza e Divinità, si vedono chiaramente fin dalla creazione del mondo, perché si comprendono dalle cose fatte, così che sono inescusabili; perché, sebbene abbiano conosciuto Dio, non lo hanno glorificato come Dio né lo hanno ringraziato, ma hanno vaneggiato nei loro ragionamenti e il loro cuore senza intelligenza si è ottenebrato. Benché asseriscano di essere saggi, sono divenuti stolti e hanno mutato la gloria dell’incorruttibile Dio in qualcosa di simile all’immagine dell’uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di cose striscianti” (Romani 1:18-23).

    Le dichiarazioni antiscientifiche della gerarchia cattolica, come la maggior parte dei suoi dogmi religiosi, non hanno nulla a che vedere con le verità esposte nelle Sacre Scritture! Esse sono solo “ingannevoli espressioni ispirate e insegnamenti di demoni, mediante l’ipocrisia di uomini che diranno menzogne, segnati nella loro coscienza come da un ferro rovente” (1Timoteo 4:1,2) al solo scopo di screditare la Parola di Dio.

     

    La Bibbia, però, non pretende di essere un testo scientifico. Piuttosto rivela le norme di Dio, gli aspetti della Sua personalità che la creazione da sola non può insegnare, e il Suo proposito per gli esseri umani.

    Tuttavia quando accenna a fenomeni naturali, lo fa con coerenza e accuratezza. Galileo stesso disse che "la Scrittura Sacra e la natura procedono di pari dal Verbo Divino" e che “due verità non posson mai contrariarsi”.

     


     

    “La scienza senza la religione è zoppa, la religione senza la scienza è cieca”. - Albert Einstein.

     

    January 17

    INTOLLERANZA, DA QUALE PULPITO!

     

    ATTACCO ALLA DEMOCRAZIA!  ANTICLERICALISMO!  INTOLLERANZA!

    Queste parole sono ricorrenti in questi giorni in relazione alla protesta dei docenti e degli studenti dell’Università “La Sapienza” di Roma contro la partecipazione del Papa Benedetto XVI alla cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico.

    Tale contestazione ha trovato spunto dalla citazione che l’allora cardinale Ratzinger fece, nel 1990, proprio alla Sapienza della tesi Feyerabendiana (Paul K. Feyerabend, filosofo dissacratore della metodologia scientifica) che “la sentenza della Chiesa contro Galileo fu razionale e giusta”, una citazione adottata da Ratzinger contro le vere intenzioni dell’autore, solo per giustificare l’azione dell’Inquisizione cattolica.

     

     

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    Ma, diciamoci la verità, i motivi della contestazione vanno ben oltre il fatto galileiano e comprendono le continue intromissioni della gerarchia cattolica nella politica nazionale per condizionare, sotto un aspetto di pura ortodossia religiosa, scelte relative a temi di ricerca scientifica, quali quelli sulle staminali, o sulla procreazione, e altre pressioni volte a influenzare le scelte di coscienza dei singoli individui.

    Secondo il mio modesto parere la Chiesa ha tutto il diritto di esprimere il proprio punto di vista su temi etici così importanti, ma la sua incapacità di spiegare ai propri fedeli in modo razionale, plausibile e, soprattutto, vero, i motivi secondo i quali dovrebbero o non dovrebbero agire in un determinato modo la spinge all’errore di fare continuo ricorso al braccio della legge, cioè all’imposizione, come la storia dimostra.

    Nel discorso che avrebbe dovuto pronunciare alla Sapienza, secondo il testo che è stato, a posteriori dell’intera faccenda, diffuso dal Vaticano il Papa avrebbe dovuto affermare di non essere lì “per imporre la fede”, mentendo ad arte su questo argomento perché ciò che la Chiesa Cattolica ha sempre fatto nel corso dei secoli, quindi non in una sola occasione ma per secoli e secoli, è stata proprio quella di imporre la propria fede, anche con le armi se necessario, e chi non aveva quella fede veniva chiuso nei ghetti o, addirittura, bruciato!

    Appare, quindi, del tutto incomprensibile il richiamo all’intolleranza a favore di chi con la propria intolleranza ha caratterizzato la sua stessa storia, come a dire: “da quale pulpito viene la predica”!

    Ed è sintomatico che a gridare di più siano coloro che possiamo definire gli “atei devoti”, gente la cui vita sconfessa completamente l’ortodossia cattolica, in quanto divorziata, convivente, fedigrafa, ecc. ecc., cioè una classe di politici moralmente corrotta che ha ragione di esistere solo in funzione della gratitudine ecclesiale per l’appoggio in tal modo ricevuto e ricompensato in tempi di elezioni!

     

    Si è detto, tra l’altro, che il Papa avrebbe parlato in questa occasione non tanto come autorità religiosa, quanto come illustre docente, perché eminente teologo!

    Un giudizio ricorrente sul quale, però, non tutti, sembra, siano d’accordo.

    Mi ha colpito, infatti, ciò che ho letto nell’articolo scritto da Eugenio Scalfari domenica scorsa, 13 gennaio, su La Repubblica, intitolato “Una chiesa che scambia il sacro con il profano” in cui l’autore parla: “della palese inconsistenza politica e culturale di papa Ratzinger, che da Ratisbona in qua si comporta come un allievo di questo o quel dignitario della sua corte spostando la barra del timone secondo i suggerimenti che gli vengono da chi di volta in volta lo consiglia”, concetto da lui ribadito in un Videofono in onda su Repubblica TV :

    http://tv.repubblica.it/home_page.php?playmode=player&cont_id=16201&showtab=Copertina

    in cui afferma riguardo a Ratzinger, quando insegnava a Ratisbona, che “non si hanno notizie di questa sua eccellenza teologica … in quel periodo ci furono una serie di teologi, anche in Germania … soprattutto in Germania, che ebbero una risonanza nazionale ed europea, tra questi non abbiamo mai sentito nominare il nome Ratzinger … il nome Ratzinger acquista un peso nel momento in cui lui diventa uno dei dignitari della Chiesa di Roma, della Curia, cioè assume la titolarità della Congregazione per la difesa della fede”.

    Mi permetto, perciò, di commentare e chiarire meglio questo aspetto alla luce delle Sacre Scritture.

    Ciò che manca all’attuale Papa è quello che è sempre mancato a tutti coloro che non hanno a cuore la verità e fanno della cultura teologica prettamente un uso egoistico, e cioè il corretto intendimento o discernimento, dei propositi di Dio; in altre parole, manca la capacità di afferrare il senso delle verità rivelate da Dio nella sua Parola.

    Si possono, infatti, conoscere a menadito le Sacre Scritture e citarle, ma non comprenderne il corretto significato perché non a tutti è concesso, come disse Gesù: “a voi è concesso di capire i sacri segreti del regno dei cieli, ma a loro non è concesso … poiché il cuore di questo popolo è divenuto ottuso” (Matteo 13:11-15).  Loro erano gli scribi, i farisei, che si consideravano "maestri" della Legge, ma non riuscivano a comprendere il senso degli insegnamenti di Cristo.

    Questa capacità viene solo da Dio, nessun studio personale può darla, come è scritto: “Poiché il Signore stesso dà sapienza; dalla sua bocca procedono conoscenza e discernimento” (Proverbi 2:6).

    E Dio, che legge nei cuori delle persone, da sapienza e intendimento a coloro che amano la verità, negandola invece agli ipocriti che, mossi da ambizioni di potere e di ricchezze materiali, non si fanno scrupoli di insegnare ogni sorta di falsità! 

    La mancanza di questa capacità nel cristianesimo apostata, di cui la Chiesa Cattolica con la sua Curia è l’esponente più rappresentativo, ha causato problemi di conflittualità tra fede e ragione che non hanno motivo di esistere perché la vera fede si basa proprio sulla capacità delle persone di ragionare sui fatti e trarne le debite conclusioni (cfr. Eberi 11:1), mentre la credulità si fonda sull’ignoranza e sul mistero, cioè le cose sulle quali l’apostasia religiosa ha sempre fondato il proprio potere!

    Il corretto intendimento della Parola di Dio non avrebbe mai portato al processo contro Galileo e a una contrapposizione con la scienza perché la Bibbia, pur non essendo un testo scientifico, è scientificamente molto accurata.

    Ma di questo parlerò nel prossimo post.

     


     

    “Quando la sapienza sarà entrata nel tuo cuore e la conoscenza stessa sarà divenuta piacevole alla tua medesima anima, la stessa capacità di pensare veglierà su di te, il discernimento stesso ti salvaguarderà” - Proverbi 2:10,11

     
    January 13

    COS'E' LA VERA FEDE?

     
    Questo post è un pubblico commento ad un intervento su questo argomento ripubblicato sul suo blog da Maria Grazia: http://giacomoagiacomoleopardi.spaces.live.com
    Spero che sia gradito all’autrice di quell’intervento e lo ritenga un contributo per riflettere in maniera seria e ragionata su ciò che significa avere fede e sulla religione in genere.
     
     

    Gesù 006

     

    “Benché non l’abbiate mai visto, voi lo amate. Benché ora non lo vediate, esercitate fede in lui e vi rallegrate grandemente con gioia indicibile e glorificata, mentre ricevete il fine della vostra fede, la salvezza delle vostre anime”  -1Pietro 1:8,9
     
     
    Secondo la più comune definizione la fede è la credenza nelle dottrine tradizionali di una religione o, anche, la ferma credenza in qualcosa di cui non c’è nessuna prova, motivata spesso, come mi pare che affermi Maria Grazia, dalla necessità di ogni singolo individuo di avere certezze positive in un contesto di “dubbi e domande che si affastellano nella mente” o in conseguenza dello “smarrimento di fronte al Mistero, che risulta talmente grande da essere totalmente fuori dalla portata della ragione”.
    Ritengo che Maria Grazia, con queste parole, abbia reso alla perfezione il concetto di fede fatto proprio dalla maggioranza delle persone il quale, dovendo rispondere a delle esigenze personali, può essere certamente paragonato a una idea “del tutto simile a quelle che produce la filosofia” e, perciò, come qualsiasi pensiero d’origine umana, è soggetto a continui dibattiti, a verifiche, ad aggiornamenti, a revisioni, insomma una sorta di “opinione in itinere” attraverso la storia e l’esperienza dell’uomo.
    Il paradosso, però, è che invece di produrre certezze questa visione “versatile” della fede è sempre più causa di inquietudine e di instabilità della società umana, nonché pretesto di divisioni spesso sfociate in atroci e sanguinose lotte per la supremazia di una opinione sull’altra! (le Crociate, le guerre religiose in Francia e in Svizzera, la guerra dei 30 anni, la jihad islamica, la guerra in Irlanda, solo per citarne alcune).
     
    In campo religioso la fede si basa su un presupposto fondamentale, di cui, a mio parere, non si tiene debito conto.
    Dice, infatti, Maria Grazia: “la fede è risposta a Qualcuno che chiama tutti”. Niente di più vero! Questo è proprio il nocciolo della questione: l’esistenza di Qualcuno che faccia da punto di riferimento per la fede, un Essere Supremo la cui esistenza è fondamentale per l’esistenza stessa dell’uomo perché ha dato origine alla sua vita e ne ha stabilito le regole non solo fisiche ma anche morali, avendolo dotato di una coscienza.
    Per ignoranza o per opportunismo, e a volte purtroppo anche in malafede, i concetti personali su questo Essere Supremo possono variare da un individuo all’altro o da una società all’altra. Qualcuno lo immagina in forma astratta e qualcun altro lo personifica in qualche elemento della natura; qualcuno ci crede pur non vedendolo e qualcun altro se ne fa una immagine visibile; molti possono perfino attribuirgli i loro personali punti di vista spacciandoli per suoi!
    Ma una cosa è certa, se questo Essere Supremo esiste veramente, la sua figura è unica, come anche il suo pensiero e non può esserci contraddizione in lui!  Inoltre con quella funzione vitale per l’esistenza dell’uomo che riveste in qualche modo deve rivelarsi e farsi conoscere da tutti gli uomini.
    Questa necessità è evidente nella stessa natura dell’uomo, poiché la trascendenza appare come una “legge” scritta nel suo cuore, la sede naturale dei sentimenti umani, e come una forza intrinseca che lo spinge verso una “ricerca, costante e instancabile” – come afferma ancora Maria Grazia - del soprannaturale.
    Cosa dimostra infatti la storia?
    Da migliaia d’anni l’umanità sente innato il bisogno e l’ardente desiderio di cose spirituali. Davanti ai loro fardelli, ai loro dubbi e ai loro interrogativi, compreso l’enigma della morte, gli uomini si sono sempre rivolti a un Dio o ai loro dèi per ottenere favore e conforto. E per mezzo della religione hanno cercato di dare una risposta a grandi interrogativi, quali: Perché esistiamo? Come dovremmo vivere? Che cosa riserva il futuro? E, in funzione di un Essere Supremo, a cui dover rendere conto, hanno cercato di stabilire dei princìpi e un etica.
    Perfino uomini che si sono dichiarati atei o agnostici hanno manifestato nella loro vita una qualche forma di religiosità attraverso sentimenti di profondo rispetto, di devozione, di venerazione per ciò che hanno ritenuto nobile ed elevato.
    E’ sorprendente, sotto questo aspetto, ciò che scrisse un uomo di legge, un magistrato del primo secolo, il quale dopo essersi reso responsabile della persecuzione religiosa di molte persone, fece sulla fede delle riflessioni che possono essere fondamentali per capire cosa essa in effetti è! Egli scrisse: “Poiché tutte le volte che quelli delle nazioni che non hanno legge fanno per natura le cose della legge, questi, benché non abbiano legge, sono legge a se stessi. Essi sono i medesimi che dimostrano come la sostanza della legge sia scritta nei loro cuori, mentre la loro coscienza rende testimonianza con loro e, nei loro propri pensieri, sono accusati oppure scusati” (Romani 2:14,15).
     
    Nel corso dei secoli gli uomini hanno immaginato la manifestazione di questo Essere Supremo e della sua volontà in vari modi in base ai quali hanno poi, univocamente, stabilito in che maniera rapportarsi con lui.
    In tempi molto antichi lo hanno identificato nelle forze della natura (sole, luna, pioggia, venti) o negli elementi della natura (fiumi, mari, vegetazione) o nei componenti animati della natura (animali, uomini stessi) e la fede in questo Essere Supremo rifletteva, nell’immaginario, tutte le caratteristiche fisiche e morali di queste rappresentazioni. Ad esempio, era buono se mandava la pioggia a irrigare i campi, era cattivo se causava disastri atmosferici che distruggevano il raccolto. Era bestiale in quanto richiedeva sacrifici umani per quietare la bramosia di potere, o era avido e immorale se doveva giustificare la soddisfazione di certi istinti. E la condizione morale e sociale di quei popoli lasciava davvero molto a desiderare!
    Con l’ebraismo ci fu una radicale rivoluzione della fede con l’identificazione di un unico Essere Supremo quale Creatore dell’intero universo, della terra, dell’uomo, un Governante universale, un Legislatore che perseguiva Diritto e Giustizia, come dimostra la Legge scritta data a quel popolo, che esprimeva una sapienza e una lungimiranza superiore a qualsiasi mente umana in quanto con solo 600 norme e principi era in grado di regolare tutta l’attività degli uomini, e soprattutto un Dio che, a differenza di tutti gli altri dèi creati e immaginati dagli uomini, non rifletteva le loro imperfette caratteristiche e manifestava un attributo, quello dell’amore, in maniera talmente perfetta da risultare quasi una condanna per creature imperfette, incapaci di uguagliarlo!
    La fede in questo Dio elevò la qualità della vita di quel popolo, separandolo dal resto del genere umano in quanto a moralità, esercizio della giustizia, unità, condizioni di pace e di prosperità. Quella fede culminò con la venuta del Cristo e del cristianesimo che, sostituendo l’ebraismo che aveva concluso la sua funzione, rappresentò la definitiva rivelazione della volontà di quell’Essere Supremo, in quanto furono rese note le motivazioni delle sofferenze umane, il provvedimento preso da quel Dio per porvi rimedio, le regole e i principi che il genere umano doveva osservare per rapportarsi in maniera corretta con Lui e migliorare la qualità della propria vita, ma, soprattutto, fu svelato il futuro della razza umana, dando a tutti gli uomini una speranza sicura per la loro fede.
    Dopo la morte di Cristo, una preannunciata apostasia (cfr. Matteo 13:24-30;37-41), inquinò il cristianesimo originale e gradualmente ha allontanato molte persone, anche sincere, dalla vera fede. Il risultato è la confusione che esiste in campo dottrinale, il decadimento sociale e morale della società, riscontrabile non solo tra i cosiddetti “cristiani” (cattolici, ortodossi o protestanti che siano) e tra quelli di derivazione cristiana (islamisti) ma anche tra quelle filosofie di vita di tipo orientale (taoisti, scintoisti, ecc.).
     
    Che ne è dunque della vera fede?
    Per capirlo è utile esaminare cosa scrisse quell’uomo che ho sopra citato, un seguace di Gesù Cristo, Saulo o Paolo di Tarso.
    La fede è la sicura aspettazione di cose sperate, l’evidente dimostrazione di realtà benché non vedute
    (Ebrei 11:1).
    Esaminiamo queste parole per capirne il significato, perché questa definizione della fede è in totale contrasto con il concetto che di essa hanno la maggioranza degli individui, anche di quelli che si dichiarano religiosi e, perdipiù, “cristiani”!
    La fede: la forma causativa del verbo ebraico ’amàn usato nel Vecchio Testamento è spesso tradotta, nel Nuovo Testamento con l’espressione “esercitare fede”. Secondo un dizionario teologico, “il significato fondamentale della radice è l’idea di certezza … in contrasto con concetti moderni secondo i quali la fede sarebbe qualcosa che è possibile e che si spera vero, ma che non è certo. La forma derivata ’āmēn, ‘veramente’, si ritrova nel Nuovo Testamento nella parola amēn … Gesù usò spesso questa parola per sottolineare la certezza di una questione”. Dunque, in questo caso, il termine tradotto “fedeindica una credenza basata fermamente sui fatti o sulla verità;
    La sicura aspettazione: il termine greco così tradotto (hypòstasis) era usato comunemente in antichi documenti commerciali su papiro per indicare qualcosa che garantisce un futuro possesso. Un dizionario biblico riguardo a questo versetto propone, infatti, la traduzione: “la fede è l’atto di proprietà di cose sperate”;
    L’evidente dimostrazione: il termine greco così tradotto (èlegchos) dà l’idea di produrre prove per dimostrare qualcosa, in particolare qualcosa di contrario alle apparenze. Queste prove sicure e concrete rendono chiaro quello che prima non si capiva, e quindi confutano ciò che è semplice apparenza.
    Pertanto la definizione di fede data da questo apostolo di Gesù è che essa  non è affatto una “ferma credenza in qualcosa per cui non esistono prove”, perché in questo caso non possiamo parlare di fede ma di semplice credulità!
    Al contrario, la fede si basa su fatti concreti e sulla verità.
     
    Qual’è questa verità?
    In un'altra delle sue lettere questo apostolo scrisse dell’Essere Supremo: “Poiché le sue invisibili qualità, perfino la sua sempiterna potenza e Divinità, si vedono chiaramente fin dalla creazione del mondo, perché si comprendono dalle cose fatte” (Romani 1:20).
    Un altro scrittore biblico, un umile re, cantò questi versi:  I cieli dichiarano la gloria di Dio; E la distesa annuncia l’opera delle sue mani” e ancora “la terra è piena delle sue produzioni”. (Salmo 19:1; 104:24).
    E a chi non è disposto a tener conto di tali prove egli disse: “Il malvagio secondo la sua alterigia non fa nessuna ricerca; tutte le sue idee sono: ‘Non c’è Dio’”. (Salmo 10:4).
    In parte, dunque, la fede si basa sulla verità fondamentale che Dio esiste ed è il Creatore dell’intero universo.
    E’ vero che gli uomini hanno inventato una teoria alternativa a questa verità, quella dell’evoluzione della specie, ed altre supposizioni sull’origine della vita, cercando, anche in modo fraudolento – come il caso dell’uomo di Piltdown – di dargli una parvenza scientifica. Ma alla luce dei fatti – quali la completa mancanza della testimonianza fossile, la storia umana documentata solo per gli ultimi 6.000 anni e la recente scoperta del DNA, che pone un baratro tra una specie e l’altra, solo per citarne alcuni – quella della creazione resta ancora la tesi più attendibile!
    Ci sono poi evidenti dimostrazioni per esercitare fede.
    Un antico profeta riportò queste parole dell’Essere Supremo: “Sicuramente proprio come ho pensato, così deve accadere; e proprio come ho consigliato, questo è ciò che avverrà” e ancora “io sono il Divino e non c’è altro Dio, né alcuno simile a me; Colui che annuncia dal principio il termine, e da molto tempo fa le cose che non sono state fatte” (Isaia 14:24; 46:9,10).
    Queste non sono parole vuote. Ci sono prove evidenti che centinaia di profezie pronunciate da Dio si sono regolarmente adempiute nei termini e nei tempi annunciati – vedi, ad esempio, quelle concernenti la nascita di Gesù.
    Queste sono la base per esercitare fede in altre profezie in corso di adempimento, perché una caratteristica di molte profezie bibliche è proprio quella del doppio adempimento: la prima, in un tempo passato, che ne permette la verifica che costituisce la base per aver fede nell’adempimento futuro, il secondo, dando, come scrisse l’apostolo Paolo, la sicurezza all’aspettazione degli avvenimenti profetizzati, fra cui, ad esempio, la fine delle afflizioni per l’intera umanità, come è stato predetto: “Ecco, la tenda di Dio è col genere umano ed egli risiederà con loro, ed essi saranno suoi popoli. E Dio stesso sarà con loro. Ed egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi, e la morte non ci sarà più, né ci sarà più cordoglio né grido né dolore. Le cose precedenti sono passate” (Apocalisse 21:3,4).
     
    Come vedi, cara Maria Grazia, contrariamente a quanto si possa pensare, perfino la morte non ci sarà più e questa dichiarazione è degna di fede perché questo è il “progetto di Dio” per le sue creature e per questo scopo ha inviato sulla terra quel “rivoluzionario” di Gesù Cristo.
    Non a caso l’apostolo Paolo lo definì il: “principale Agente e Perfezionatore della nostra fede” (Ebrei 12:2).
    Da lui, dal suo esempio e dai suoi insegnamenti, abbiamo molto da imparare riguardo alla vera fede.
    Giustamente tu ci ricordi le “parole di fuoco pronunciate da Leopardi contro il ‘fetido orgoglio’ del genere umano”.
    Che questo orgoglio non ci impedisca di basare la nostra personale fede sulla conoscenza della verità, riguardo alla quale io voglio ricordare le parole di Gesù: “Santificali per mezzo della verità; la tua parola è verità” (Giovanni 17:17).
     
    January 06

    ATTENTI ALL'INGANNO!

     
    Questo post è dedicato a tutte quelle persone che, per pregiudizio, per mancanza di coraggio o per aver indurito il proprio cuore, si rifiutano di crescere culturalmente proprio come quei bambini che restano inermi prigionieri di quel piccolo mondo costruito per loro da altri sull’ipocrisia, sulla menzogna e sulla mancanza di un vero e giusto amore.
     
    Befana08
     
     
    Nel discorso che rivolse il 18 agosto del 2005 ai giovani che si apprestavano a celebrare la Giornata Mondiale della Gioventù a Colonia il Papa Benedetto XVI disse tra l’altro:
    “Sono lieto di poter essere con voi stasera, in questa città di Colonia alla quale mi legano così tanti bei ricordi … Qui si respira la grande storia … poiché i cristiani esistono qui da quasi duemila anni e così la cattolicità è penetrata nel carattere degli abitanti … Senza i Re Magi, che tanto hanno inciso sulla storia, la cultura e la fede di Colonia, la città non sarebbe quella che è. Qui la Chiesa celebra, in un certo senso, tutto l'anno la festa dell'Epifania! Perciò, prima di rivolgermi a voi, cari abitanti di Colonia, e di salutarvi, ho voluto raccogliermi qualche istante in preghiera davanti al reliquiario dei tre Re Magi, rendendo grazie a Dio per la loro testimonianza di fede, di speranza e di amore. Sapete che nell'anno 1164, le reliquie di questi Sapienti d'Oriente, scortate dall'Arcivescovo di Colonia Reinald von Dassel, attraversarono le Alpi partendo da Milano, per giungere a Colonia, dove furono accolte con grandi manifestazioni di giubilo. Peregrinando per l'Europa, tali reliquie hanno lasciato tracce evidenti, che ancor oggi sussistono nella toponomastica e nella devozione popolare. Per i Re Magi Colonia ha fatto fabbricare il reliquiario più prezioso dell'intero mondo cristiano e ha elevato su di esso un reliquiario ancora più grande: il Duomo di Colonia. Con Gerusalemme la "Città Santa", con Roma la "Città Eterna", con Santiago de Compostela in Spagna, Colonia, grazie ai Magi, è divenuta nel corso dei secoli uno dei luoghi di pellegrinaggio più importanti dell'Occidente cristiano”.
    La venerazione dei Magi è dunque parte integrante e rilevante della liturgia cattolica che li riconosce come santi e ha dedicato un giorno, il 6 gennaio, la festa dell’Epifania, per la loro commemorazione.
    Colonia è, quindi, considerata il centro della loro venerazione e ogni anno, il 6 gennaio, noto come ‘Festa dei tre santi re’, gruppi di giovani vestiti da re dell’antichità vanno di casa in casa a scrivere con il gesso sulle porte tre lettere “C + M + B”, che corrispondono alle iniziali dei nomi generalmente attribuiti dalla tradizione ai tre Magi, Gaspare (tedesco, Caspar), Melchiorre e Baldassarre.
    Secondo l’usanza, questo proteggerebbe gli abitanti dalla sfortuna.

    Re Magi 1               Re Magi 2

     

    In tutto il mondo cattolico questa festività conclude il trittico delle feste periodiche del cristianesimo apostata:
    il Natale, che trae la sua origine dai Saturnali romani, in particolare dal  Dies Solis Invicti Nati (il Giorno della Nascita del Sole Invitto) che si celebrava il 25 dicembre;
    il Capodanno (con il quale la Chiesa Cattolica intende celebrare solennemente Maria, la madre di Gesù), anch’esso in concomitanza con le festività pagane dedicate alla Dea Madre.

    E che dire dell’Epifania?

    Un comunicato stampa diffuso qualche anno fa dal Vaticano, afferma: “Molti indizi fanno pensare che la scelta del 6 gennaio, come la festa romana della nascita di Gesù il 25 dicembre, sia stata influenzata da una ricorrenza pagana. In Alessandria, infatti, i pagani nella notte tra il 5 e il 6 gennaio celebravano il giorno natalizio del Dio Eone (dio del tempo e dell’eternità) … Pare che la Chiesa abbia voluto cristianizzare questa festività” (Il Natale - L’Epifania, “Scheda Liturgica”, L.93.018, p. 3).

     

    Ma qualcuno obietterà: il giorno dell’Epifania non trae forse origine dal racconto biblico della visita dei Magi a Gesù?

    Vediamo allora cosa possiamo imparare da questo racconto. Nel vangelo di Matteo, capitolo 2, è scritto:

    Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: «Dov'è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo» (vv. 1,2).

    In questi versetti viene usato il plurale del termine greco màgos, cioè màgoi. Non è indicato il numero, evidentemente non era significativo ai fini del racconto. La tradizione lo fissa in tre, probabilmente mettendolo in relazione con i tre doni che essi portarono (oro, incenso e mirra); ma potevano essere di meno o di più.

    Le varie traduzioni bibliche rendono questo termine con “saggi”, “astrologi”, “osservatori delle stelle” o semplicemente lo traslitterano “magi”.

    Discutendo su chi fossero questi màgoi, un dizionario biblico dice: “Secondo Erodoto i magi erano una tribù della Media, asserivano di interpretare i sogni e avevano l’incarico ufficiale dei sacri riti … erano, in breve, la classe dotta e sacerdotale e avevano, si supponeva, l’abilità di trarre dai libri e dall’osservazione delle stelle una percezione soprannaturale di eventi futuri … Ricerche successive tendono a considerare Babilonia piuttosto che la Media e la Persia il centro dell’attività dei magi. In origine i sacerdoti medi non erano chiamati magi … Dai caldei ereditarono tuttavia il nome di magi riferito alla casta sacerdotale, e così si spiega quanto dice Erodoto secondo cui i magi erano una tribù della Media” (The Imperial Bible-Dictionary).

    La Sacra Bibbia a cura del Pontificio Istituto Biblico di Roma nella nota in calce a Matteo 2:1 dice in parte: “Si dava il nome di ‘magi’ ai sacerdoti e ai sapienti persi, medi e babilonesi, i quali erano dediti … specialmente alla scienza degli astri”.

    Tutto indica dunque che i màgoi che fecero visita al bambino Gesù, non erano re ma erano astrologi che provenivano dalla terra di Babilonia, la culla delle arti divinatorie.

    Queste pratiche, si sa, erano fermamente condannate da Dio perché ponevano le persone sotto l’influenza dei demòni

    (cfr. Deuteronomio 18:10-12).

    E’ evidente, dunque, che il racconto evangelico descrive un’azione malvagia, quella che il Diavolo mise in atto contro il bambino Gesù al tempo della sua nascita e ciò che Dio fece per smascherarla e neutralizzarla!

     

    Quella strana stella che solo i Magi videro fa luce proprio su questo!

     

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    “Si è scritto molto sulla stella e ciò che si è detto può riassumersi principalmente in tre ipotesi: che fosse una “cometa”, o una “stella nova”  o una “sovrapposizione di satelliti”.
    Ma i Padri della Chiesa, pur essendo convinti che di un corpo celeste si trattasse, furono dell’idea che ad apparire ai Magi non fu né una cometa, né una meteora, né alcuna stella nuova ma che sia stata una potenza, una forza divina che aveva assunto l’apparenza esterna di una stella per annunciare ai magi, in un linguaggio ad essi comprensibile, la nascita del Re dei Giudei”  (www.cartantica.it).
    Continua, infatti, il racconto evangelico:
    All'udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s'informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo, Israele». Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme esortandoli: «Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo». Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino” (vv. 3-9).
    La notte che Gesù nacque proprio Dio, mediante una schiera angelica, e non con una stella, indirizzò umili pastori ebrei, adoratori di Dio, direttamente al luogo dov’era bambino (cfr. Luca 2:8-17).
    Ma ora c’è da notare che quella strana stella condusse i Magi, cioè dei pagani dediti all’adorazione di demòni, dapprima a Gerusalemme, dal Re Erode, il cui intento, sappiamo, era quello di sopprimere Gesù, e poi li guidò fino a Betlemme.
    Se quella stella fosse stata da Dio, conoscendo le intenzioni di Erode, pensate che Egli avrebbe portato prima i Magi da quel malvagio personaggio, mettendo così a rischio la vita del bambino?
    Chi è, invece, che aveva interesse a uccidere quel bambino che avrebbe dovuto rivendicare un giorno la sovranità universale del nostro Creatore? Non era forse il nemico dichiarato di Dio, Satana il Diavolo? E non è lui che mediante la divinazione (di cui l’astrologia è tra le pratiche più diffuse) porta sotto la sua sfera di influenza le persone, usandole per i suoi scopi?
    Appare del tutto evidente che dietro quella stella e dietro quei Magi (consapevoli o meno del loro ruolo) c’era Satana il Diavolo nel suo intento di eliminare colui che avrebbe dovuto “schiacciare la testa” all’“originale serpente, che è il Diavolo e Satana” (cfr. Genesi 3:15; Apocalisse 20:2).
    Il piano però non riuscì. Dio intervenne e si dimostrò superiore agli dèi demonici degli astrologi, i quali, perciò, “avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese” (v.12).
    Dunque, altro che ‘Festa dei tre santi re’! Altro che “raccogliersi in preghiera davanti al reliquiario dei tre Re Magi”!
    Quegli astrologi pagani non erano né re né santi ma solo degli indemoniati violatori della legge divina utilizzati dal Diavolo per uno scopo empio e per questo considerati da Dio “come stoppia che il fuoco consuma, non salveranno se stessi dal potere delle fiamme”, cioè meritevoli di distruzione (cfr. Isaia 47:13,14).
    Solo una religione apostata e satanica li può considerare degni di venerazione!
     
    C’è poi da considerare l’usanza di rappresentare questi Magi come spettatori della nascita di Gesù.
    Questo viene comunemente fatto con il presepe.
     

    91510S               Presepe 2
     
    Ne avete forse uno in casa con i tre “re magi” posti in adorazione davanti alla grotta con la mangiatoia del bambinello?
    Considerate allora che cosa dicono i racconti evangelici!
    Quaranta giorni dopo la nascita a Betlemme, dopo il tempo della purificazione indicato dalla Legge, Gesù fu portato dai suoi genitori a Gerusalemme (cfr. Levitico 12:2; Luca 2:22-24).
    Dopo di che tornarono di nuovo in Galilea, a Nazaret, la città dove risiedevano (cfr. Luca 2:39).
    Molto probabilmente, in seguito essi tornarono a stabilirsi a Betlemme, la città di Davide, dove furono quindi visitati dai Magi.
    Infatti il racconto dice:Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono” (Matteo 2:11).
    E’ chiaro che quando i Magi fecero visita a Gesù la sua famiglia si era trasferita in una normale abitazione. Non lo trovarono più in una mangiatoia.
    E’, altresì, evidente che i Magi non fecero visita a Gesù nei quaranta giorni dopo la sua nascita perché il racconto del vangelo di Matteo dice che subito dopo la loro visita Dio disse a Giuseppe di prendere Maria e il bambino e di fuggire in Egitto, dove restarono fino alla morte di Erode (cfr. Matteo 2:13-15).
    Anche il fatto che Erode, quando i Magi non tornarono da lui, “s'infuriò e mandò ad uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio dai due anni in giù, corrispondenti al tempo su cui era stato informato dai Magi” (Matteo 2:16) dimostra che dal momento della nascita al tempo in cui arrivarono i Magi dovettero trascorrere diversi mesi, ovvero circa due anni, come sostengono tutti gli eruditi biblici.
     
    E’, quindi, indiscutibile che il racconto dei tre Re Magi, come tutte le altre tradizionali storie natalizie, non solo non sono accurate dal punto di vista biblico ma sono legate ad una tradizione che non tiene conto della verità.
    Non fu per caso che Gesù chiese agli apostati del suo tempo: “Perché non rispettate i comandamenti di Dio, per seguire la vostra tradizione?” (Matteo 15:3).
     
    Perciò anche l’Epifania, come le altre due feste del trittico, non è che una ulteriore manifestazione tutta impregnata di demonismo!
    Molti hanno la tendenza a sottovalutare la questione e a considerare i tradizionali racconti di questo periodo come innocue storielle che si narrano durante le festività.
    La festa dell’Epifania, ad esempio, è particolarmente legata ai bambini, ai quali viene fatto credere che nella notte tra il 5 e il 6 gennaio i Re Magi, o una vecchina chiamata la Befana, portino loro dei doni.
    Anche questa abitudine trae origine dalla festa dei Saturnali romani e, soprattutto, dalla festa delle Calende che la seguiva in cui i romani si scambiavano gingilli vari o oggetti più elaborati che dovevano essere di buon auspicio per l’anno nuovo, quindi con un significato più magico che sociale.
    Ma, far credere ai bambini che sono questi personaggi a portare loro i regali non equivale forse a ingannarli?
    Raccontando ai bambini queste favole si edifica forse in loro il rispetto per la verità?
    Un docente di scienze della famiglia alla Central Michigan University (USA) ha dichiarato: “Il bambino scopre che la mamma ha mentito e che tutti gli altri bambini avevano ragione. Come risultato il bambino spesso mette in dubbio altre cose che i genitori gli hanno detto”.
    Come ben sappiamo, molti bambini sono perfettamente a conoscenza che ciò che gli adulti raccontano loro è una bugia, ma imparano presto a “farsi solleticare le orecchie” (2Timoteo 4:3) e per opportunismo ed egoismo fanno finta di crederci, coltivando così anche un buon spirito di ipocrisia!
    Una madre di tre bambini ha dichiarato in un intervista: “Ho osservato i miei bambini mentre aprivano i loro regali, uno dopo l’altro. Arrivati alla fine, si sono alzati in piedi in mezzo a quella confusione chiedendone altri! Non sono bambini avidi, eppure tutti quei regali e tutta l’aspettativa che si era creata li avevano condizionati al punto da farli diventare avidi”.
    Queste cose, apparentemente innocue, contribuiscono a forgiare i caratteri delle persone, perciò ritroviamo tra gli adulti tanti bugiardi, anche “a fin di bene” come si suol dire, tanta ipocrisia, tanto egoismo e così poco amore per la verità e la giustizia da preferire, a loro volta, “farsi solleticare le orecchie” dai “Padri” spirituali del cristianesimo apostata!
    I veri cristiani, quindi, dovrebbero considerare con molta serietà e rifiutare una forma di adorazione che è piena di falsità e riflette molti aspetti demonici.
    Gesù la pensava in questo modo quando disse: “i veri adoratori adoreranno il Padre con spirito e verità, poiché, veramente, il Padre cerca tali adoratori” (Giovanni 4:23).
     

     

    "Non siate inegualmente aggiogati con gli increduli. Poiché quale associazione hanno la giustizia e l’illegalità? O quale partecipazione ha la luce con le tenebre? Inoltre, quale armonia c’è fra Cristo e Belial? O quale parte ha il fedele con l’incredulo? E quale accordo c’è fra il tempio di Dio e gli idoli? …..

    ‘Perciò uscite di mezzo a loro e separatevi’, dice il Signore, ‘e cessate di toccare la cosa impura’; 'e io vi accoglierò’” – 2Corinzi 6:14-17

     

    January 01

    A CHE GIOCO GIOCHIAMO?

     
    Con il solito “fracasso” è iniziato il nuovo anno!
    Sono ormai più di 4000 anni che gli uomini festeggiano l'inizio dell'anno allo stesso modo: il Capodanno è, infatti, una delle “feste” più antiche che gli uomini osservano.
    Antiche iscrizioni indicano che a Babilonia si teneva già nel III millennio a.C. la celebrazione di questa festa che ricorreva, però, alla metà di marzo in quanto l’anno, per i babilonesi, iniziava con l’equinozio di primavera. Per l’occasione si facevano grandi festeggiamenti, veniva anche osservato un complicato e rumoroso rito esorcistico per cacciare i ‘demoni del caos’ dalla città.
    Anche gli egiziani avevano la loro festa di Capodanno. Era l’anniversario della nascita di Hathor, la dea dell’amore e della gioia, della musica e della danza. Prima che sorgesse l’alba le sacerdotesse portavano fuori sulla terrazza l’immagine di Hathor per esporla ai raggi del sole nascente. Il tripudio che seguiva era un pretesto per darsi a una vera e propria orgia e il giorno si concludeva fra canti e vino.
    Per qualche tempo anche i romani iniziarono l’anno nel mese di marzo, ma nel 46 a.C. Giulio Cesare decretò che dovesse iniziare il 1° gennaio. Quel giorno era già dedicato a Giano, dio dell’inizio di ogni cosa, e da allora sarebbe stato anche il primo giorno dell’anno romano. La data cambiò, ma l’atmosfera di baldoria rimase. Dice una enciclopedia che il 1° gennaio la gente “si dava a eccessi sfrenati e a vari tipi di superstizioni pagane”.
    Nel 487 d.C. il Capodanno divenne giorno festivo anche della chiesa cristiana apostata (The World Book Encyclopedia).
    Oggi le usanze non sono cambiate e, come quegli antichi popoli, le persone, inclusi i cosiddetti “cristiani”, continuano a celebrare l’inizio dell’anno facendo baldoria e seguendo riti che molto hanno a che fare con le superstizioni e lo spirito libertino che caratterizzava i festeggiamenti di quegli immorali e sfrenati adoratori di divinità pagane.
     
    Un’usanza molto comune nelle antiche celebrazioni pagane del Capodanno era quella di indovinare cosa avesse in serbo l’anno nuovo.
    Secondo quanto è scritto in una nota enciclopedia per gli antichi babilonesi il Capodanno era il giorno in cui “il dio Marduk decideva il destino del paese per l’anno successivo”.
    In maniera simile egiziani, greci, romani erano ansiosi di conoscere, all’inizio dell’anno, quale doveva essere il loro ipotetico destino.
    Tutti quelle popolazioni credevano che forze sovrumane rivelassero il futuro a persone che erano capaci di leggere e interpretare certi segni e presagi, per ottenere i quali usavano vari metodi: l’osservazione di fenomeni celesti (la posizione e il movimento di stelle e pianeti, eclissi, meteore); l’evoluzione delle forze della natura (vento, perturbazioni atmosferiche, fuoco); il comportamento di animali (l’ululato di cani, il volo di uccelli, il movimento di serpenti) o l’aspetto di parti del corpo di animali sacrificati (fegato, polmoni, interiora), Cercavano, inoltre, di conoscere il proprio destino dallo studio delle linee del palmo della mano; dalla lettura di carte (o tarocchi); dall’interpretazione dei sogni; dal tirare la sorte o interrogando gli “spiriti” dei morti.
    Anche sotto quest’aspetto le usanze oggi non sono cambiate.
     
    Giornali, riviste, TV, siti WEB, perfino blog, sono pieni di oroscopi, predizioni per il futuro e auguri per il nuovo anno.
    Alcuni ci credono veramente. Altri lo prendono come un innocuo gioco.
    Ma, tutta questa attenzione riservata alla conoscenza dell’ignoto, che cerca di soddisfare l’innato desiderio dell’uomo di chiarire i misteri della vita e di scoprire un certo intento nello svolgimento degli eventi, è veramente un semplice passatempo o cela qualcosa di più importante, da non sottovalutare?
    La divinazione, come si chiama il complesso delle pratiche messe in atto per cercare di conoscere il futuro (quali l’astrologia, l’oniromanzia, la cartomanzia, la chiromanzia, la negromanzia, tanto per citarne le più comuni), è certamente molto antica.
    Andando a ritroso nel tempo troviamo le sue origini sempre nella regione mediorientale, della Babele post diluviana o Babilonia, la culla di tutte le usanze in contrasto con la verità e i propositi divini!
    La parte della biblioteca di Assurbanipal finora scoperta, infatti, per un quarto è costituita da tavolette contenenti presagi che pretendevano di interpretare tutti i fenomeni osservati nei cieli e sulla terra, e anche tutti gli avvenimenti prevedibili e imprevedibili della vita di ogni giorno.
    Con la dispersione delle genti su tutta la superficie della terra ad opera di Dio al tempo della costruzione della torre di Babele (cfr. Genesi 11:1-9), queste portarono con se, oltre al bagaglio di false credenze religiose, anche il complesso dei rituali divinatori creati in quella città. Ecco perché, accanto ai falsi dogmi religiosi (trinità, immortalità dell’anima e vita dopo la morte, venerazione di immagini e tanti aspetti cerimoniali), ritroviamo un po’ in tutta la terra e comuni a diversi credi religiosi anche pratiche divinatorie.
     
    Molti hanno ritenuto di trovare addirittura una base “scientifica” a tutte queste pratiche. Ma ne manca completamente l’evidenza!
    Prendiamo ad esempio l’astrologia. Si dice che sole, luna, stelle e pianeti esercitino un influsso sugli avvenimenti terreni e umani. Si suppone che ciascun gruppo di stelle e ciascun pianeta eserciti un particolare effetto, positivo o negativo. Gli astrologi fanno l’“oroscopo” o il prospetto delle posizioni dei corpi celesti l’uno in relazione con l’altro al tempo della nascita dell’individuo. Da esso asseriscono di poterne leggere la personalità e il destino.
    Il fatto però è che la personalità è determinata essenzialmente dall’ereditarietà al tempo del concepimento e questo esclude qualsiasi “influsso” dei corpi celesti al tempo della propria nascita. Inoltre le caratteristiche di una persona, il suo modo di pensare e le decisioni che determinano il suo futuro dipendono anche dall’ambiente e dalla cultura in cui essa cresce.
    Se proprio vogliamo esaminare la questione sotto un aspetto puramente scientifico, si pone per l’astrologia un grosso problema! A motivo della “precessione degli equinozi”, causata da una leggera “oscillazione” della terra mentre ruota sul suo asse, ora il sole passa ogni primavera sopra l’equatore nella costellazione detta dei Pesci invece che in quella dell’Ariete. Per tale motivo le carte astrologiche tradizionali indicanti le date in cui il sole passa attraverso le dodici costellazioni dello zodiaco sono spostate di un’intera sezione. Se ne deduce che tutte le previsione fatte dagli astrologi in base a tali carte sono sbagliate!
    Anche la lettura dei tarocchi ha a che fare con l’astrologia. Quelli che leggono i tarocchi basano la loro interpretazione delle carte sulla struttura dell’universo, particolarmente sul sistema solare simboleggiato dalla Sacra Cabala. La “Cabala” (complesso di dottrine occulte ebraiche) suddivide l’universo in tre elementi (fuoco, aria e acqua), in sette pianeti e nei dodici segni dello zodiaco: 22 in tutto, corrispondenti ai 22 trionfi del mazzo di tarocchi. Ne consegue, quindi, che anche questo è un metodo “scientificamente” inattendibile per fare predizioni.
     
    Ma qualcuno ancora obietta che le previsioni fatte non sempre sono errate. Ogni tanto, alcuni indovini sono stati sorprendentemente accurati.
    Ma se i loro metodi non sono scientifici, che cosa spiega questa accuratezza?
    Sono interessanti al riguardo certe dichiarazioni rilasciate da alcuni indovini stessi. Una di esse, molto famosa, che si serve di un mazzo di carte per predire l’avvenire, ha detto: “Non so proprio nulla su come predire l’avvenire con le carte. Le faccio solo reggere alla persona così che io possa captare le sue vibrazioni”.
    Uno scrittore poi dice della chiromanzia: “Apparentemente i chiromanti traggono le loro più astute impressioni non dalle linee della mano, ma dal tocco della persona per stabilire un contatto psichico. . . . alcuni chiromanti tedeschi non riuscirono a fare dichiarazioni accurate sul carattere di alcuni quando furono presentate loro solo le fotocopie delle impronte delle mani”.
    E’ evidente che non sono né i corpi celesti, né le carte, né la palma di qualcuno, né alcun altro presagio a provocare gli occasionali “successi diretti” degli indovini. I loro successi sono dovuti principalmente a una misteriosa “forza psichica”.
    Qual è questa forza che permette agli indovini di fare occasionali predizioni corrette o di ottenere informazioni accurate che normalmente non potrebbero conoscere?
     
    La Parola di Dio, la Bibbia, contiene certi avvertimenti che fanno luce sulla questione.
    Negli Atti degli apostoli leggiamo questo racconto: “E accadde che mentre andavamo al luogo di preghiera, una serva con uno spirito, un demonio di divinazione, ci venne incontro. Essa forniva ai suoi signori molto guadagno praticando l’arte della predizione. Questa ragazza seguiva Paolo e noi e gridava, dicendo: «Questi uomini sono schiavi dell’Iddio Altissimo, che vi proclamano la via della salvezza». Questo continuò a fare per molti giorni. Infine Paolo se ne stancò e, voltatosi, disse allo spirito: «Ti ordino in nome di Gesù Cristo di uscire da lei». Ed esso uscì in quella stessa ora” (Atti 16:16-18).
    Cosa comprendiamo da questo racconto? Che la Parola di Dio mette in relazione il potere tramite cui si può predire il futuro con le malvage forze spirituali o sovrumani, gli invisibili demòni.
    Si, la divinazione altro non è che una forma subdula di spiritismo. Chi la pratica si mette nella condizione di trovarsi sotto l’influenza malefica di Satana il Diavolo e dei suoi demòni.
    Per questo motivo Dio comandò al suo antico popolo, gli Israeliti, di fuggire ogni tipo di divinazione, dicendo:
    Non si dovrebbe trovare in te nessuno che . . . usi la divinazione, né praticante di magia né alcuno che cerchi presagi né stregone, né chi leghi altri con una malìa né alcuno che consulti un medium spiritico né chi predìca gli avvenimenti per mestiere né alcuno che interroghi i morti. Poiché chiunque fa queste cose è detestabile al Signore” (Deuteronomio 18:10-12).
    I primi cristiani non presero alla leggera questo avvertimento. Il racconto biblico dice ancora che, a Efeso, città nota per  la venerazione di Artemide, la Dea Madre, sulla cui statua, sotto la ghirlanda che portava intorno al collo, erano ben visibili i segni dello zodiaco: “Molti di quelli che eran divenuti credenti venivano, confessando e comunicando apertamente le loro pratiche. In realtà, un gran numero di quelli che avevano praticato le arti magiche portarono insieme i loro libri e li bruciarono dinanzi a tutti”. (Atti 19:18,19).
     
     
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    “C’è una valida prova che lo zodiaco fu formato a Babilonia verso il 2100 a.C. … Parecchie delle antiche figure delle costellazioni hanno un carattere prettamente babilonese, … e quasi tutte si possono spiegare con la mitologia babilonese” - The Century Dictionary and Cyclopedia.

     

     

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    Quando gli Israeliti apostatarono dalla vera religione, caddero anch’essi schiavi delle pratiche divinatorie di origine pagana, cosa che richiese il deciso intervento di Dio chefece cessare l’attività dei sacerdoti di dèi stranieri, che i re di Giuda avevano incaricato di fare fumo di sacrificio sugli alti luoghi nelle città di Giuda e nei dintorni di Gerusalemme, e anche di quelli che facevano fumo di sacrificio a Baal, al sole e alla luna e alle costellazioni dello zodiaco e a tutto l’esercito dei cieli” (2Re 23:5).

     

     

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    È interessante notare che, in maniera simile, i segni dello zodiaco compaiono in alcune cattedrali del cristianesimo apostata, come si può vedere ad esempio nella cattedrale di Notre-Dame a Parigi, e anche in quelle di Amiens e Chartres, sempre in Francia. Cosa farà Dio di questi moderni apostati?

     

     

    Dunque, ciò che ai nostri occhi può sembrare innocuo e un semplice gioco, può non esserlo affatto!

    Agli occhi di Dio, tutte le usanze e le pratiche che hanno origine da Babilonia sono contaminate da demonismo.

    Tra queste sono da inserire tutte quelle che riguardano la festa di inizio d’anno. Non a caso, passata la “sbornia” dei festeggiamenti e nonostante gli auguri ci si ritrova con i problemi di sempre, spesso anche più gravi.

    Gli indovini, poi, con le loro facoltà psichiche non possono aiutarci a conoscere Dio e ciò che egli richiede per essere adorato in modo accettevole. Né possono provvedere una guida valida nella vita quotidiana e una speranza sicura per il futuro.

    Tali informazioni si trovano solo nella Sacra Bibbia, come è ancora scritto: “Tutta la Scrittura è ispirata da Dio e utile per insegnare, per riprendere, per correggere, per disciplinare nella giustizia” (2Timoteo 3:16).

    È l’attenta lettura della Parola di Dio, perciò, e non il consultare indovini, presagi e oroscopi che ci sarà davvero utile nella vita.

     

     
    “Noi sappiamo che abbiamo origine da Dio, ma tutto il mondo giace nel potere del malvagio” - 1Giovanni 5:19
     
    “L’iddio di questo sistema di cose ha accecato le menti degli increduli, affinché la luce della gloriosa buona notizia intorno al Cristo, che è l’immagine di Dio, non risplenda loro”  - 2Corinzi 4:4