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January 25 APOCALISSE: UN MISTERO IMPENETRABILE O RIVELAZIONE DIVINA? - VI parte“ECCO, IO FACCIO TUTTE LE COSE NUOVE”
Apocalisse 21:5
“YES, WE CAN” (Si, possiamo). Quante volte abbiamo sentito pronunciare questo slogan negli ultimi giorni!
Questa frase fu pronunciata dall’allora Senatore Barack Obama durante la sua campagna presidenziale nello Stato del New Hampshire ed è diventata il titolo di una famosa canzone, gettonatissima su YouTube.
Oggi Obama è diventato il nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America. La sua elezione è stata acclamata come un segno del cambiamento dei tempi non solo negli USA ma nel mondo intero. A lui ora guardano miliardi di persone in tutta la terra nella speranza di veder realizzati i propri sogni di pace, di sicurezza, di giustizia e di uguaglianza sociale.
“YES, WE CAN”, continuano a dire, con fare quasi scaramantico, tutti quelli che sperano in un mondo migliore e la figura carismatica del nuovo Presidente USA, che si innalza da un mondo sempre tenuto a margine della cosiddetta “società civile”, sembra interpretare alla perfezione il desiderio di tutti gli oppressi e i diseredati della terra ma anche di molti che, pur appartenendo a classi sociali più agiate, non ne possono più del malgoverno, della corruzione, delle truffe, degli scandali finanziari, delle collusioni malavitose, della demagogia e del populismo che dilagano sempre più in ogni nazione.
Sebbene poco sappiamo della carriera politica di Barack Obama, perché è letteralmente “esploso” alla pubblica attenzione poco più di un anno fa, la sua immagine giovanile, semplice, familiare, induce a grandi aspettative facendoci, a volte, dimenticare le lezioni della storia.
La storia ci insegna, infatti, che i Leader di quella grande nazione, che sono gli Stati Uniti d’America, hanno sempre rappresentato la “punta dell’iceberg” di un gruppo di potere con interessi politici, economici e militari ben definiti. Per cui molti, pur apprezzando la figura del nuovo Presidente USA, si chiedono che cosa, di tutte le buone intenzioni proclamate, gli permetteranno di fare.
Gli attenti studiosi della Parola di Dio e delle sue profezie sono lungi dal farsi coinvolgere dall’entusiasmo generale e non dimenticano che, come hanno insegnato Cristo Gesù e i suoi apostoli, tutti gli elementi politici della terra sono manovrati da Satana il Diavolo, il cui scopo è quello di allontanare le persone dall’unica vera speranza di pace, sicurezza, giustizia e prosperità per tutto il genere umano, il Regno di Dio, cioè il governo dell’intera terra nelle mani del Governante da Dio designato, il Re Cristo Gesù (cfr. Matteo 4:8,9; Giovanni 12:31; 2Corinzi 4:4; 1Giovanni 5:19; Isaia 9:6,7; Salmo 71:7,12-14,CEI - 72:7,12-14,VR,Di).
Come ho già esposto nei miei precedenti post, nella visione profetica dell’Apocalisse l’intero sistema politico mondiale viene rappresentato con delle bestie selvagge proprio per il modo brutale e disumano con cui i governi che lo costituiscono hanno dominato sugli uomini. Una di queste bestie, definita anche “falso profeta” per il ruolo di mistificante pacificatore che avrebbe assunto come potenza mondiale, la settima della profezia biblica, è proprio la duplice potenza anglo-americana (cfr. Ecclesiaste 8:9; Apocalisse 13:11-17; 16:13; 17:9,10; 19:20).
Barack Obama, per quanto simpatico possa essere e per quanta buona volontà possa metterci, è parte integrante del sistema politico satanico e non può sfuggire alla sua logica fallimentare (cfr. Isaia 48:22; Giovanni 8:44).
Il nostro sogno di vivere una vita veramente significativa, la nostra voglia di vivere in pace, in sicurezza e secondo giustizia non saranno mai soddisfatti da alcun uomo, per quanto ben intenzionato egli possa essere, perché è scritto che “la via dell'uomo non è in suo potere e non è in potere dell'uomo che cammina il dirigere i suoi passi” (Geremia 10:23). Questa profonda verità rivelata nella Parola di Dio è esattamente il contrario dello slogan menzionato all’inizio!
Ciò che pensa l’uomo Ciò che dice Dio
Solo Dio, il nostro Creatore, realizzerà tutti i nostri desideri, come è ancora scritto “Tu apri la tua mano e appaghi il desiderio di ogni essere vivente” (Salmo 145:16,Di). Questo è sempre stato il proposito di Dio fin dall’inizio della storia dell’uomo.
Quando Dio creò la prima coppia umana, poco più di 6.000 anni fa secondo la cronologia biblica, disse loro qual’era lo scopo per cui li aveva fatti:
“Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra». Poi Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo … E così avvenne. Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona”. - Genesi 1:27-31
Secondo questo racconto, che non deriva dai tanti miti sulla creazione comuni ai popoli primitivi, come alcuni pensano, ma si fonda su valide basi scientificamente sostenibili (*), Dio benedisse l’uomo e la donna all’inizio della loro vita coniugale in un Paradiso di Delizie. Con le parole che rivolse loro, Egli rivelò qual'era il suo proposito riguardo al genere umano e alla Terra. Dio si proponeva che questa Terra si riempisse della progenie del primo uomo e della prima donna. Non solo, ma anche che tutta la Terra occupata da questa famiglia umana fosse “soggiogata”. Soggiogata a che cosa? Alla condizione del Paradiso in cui si trovava quella prima coppia. Ciò significava che la Terra intera doveva essere abbellita e resa abitabile, estendendo i confini del Paradiso piantato da Dio da oriente ad occidente e dal settentrione al meridione, a tutti i continenti e a tutte le isole dei mari (cfr. Genesi 2:15). Non doveva esserci nessuna sovrappopolazione della Terra paradisiaca, ma la riproduzione umana doveva continuare finché tutta la Terra soggiogata fosse comodamente “riempita”. Inoltre, essi non dovevano sopprimere le inferiori creature terrestri, gli animali, ma le dovevano tenere sottoposte, soggette a un amorevole controllo.
Quando Dio creò l’uomo e la donna diede loro un inizio perfetto (cfr. Deuteronomio 32:4). Egli li creò con corpo e mente perfetti, così che malattie e morte non li avrebbero mai piagati. La loro dimora era un bel giardino simile a un parco, con fiori piacevoli, vegetazione lussureggiante e alberi fruttiferi. Non mancava nulla. Al contrario, c’era abbondanza. Inoltre, Dio pose dinanzi ad essi un’interessante opera, quella di estendere a tutta la terra le condizioni di quel paradiso simili a quelle di un parco. Col passar del tempo sarebbero stati assistiti in ciò dai molti figli perfetti che avrebbero generato. Così, alla fine, la famiglia umana sarebbe divenuta una razza di persone perfette, che avrebbe abitato in un paradiso terrestre, godendo la vita per sempre e avendo in amorevole sottomissione anche gli animali. Per giunta, Dio li creò con il libero arbitrio, affinché non fossero guidati solo dall’istinto, come lo sono gli animali. Tuttavia, quella libertà non doveva essere assoluta, cioè senza limitazioni, ma doveva essere relativa. Doveva essere esercitata entro i confini delle leggi di Dio. Quelle eccellenti leggi sarebbero state poche e semplici, in vista della massima felicità dell’intera famiglia umana. L’amore di Dio per le sue creature fu mostrato dalla sua richiesta di osservare le sue leggi, poiché sapeva che il rispetto di quelle leggi avrebbe recato loro benefici senza fine. La mancanza di rispetto verso Dio e le sue leggi avrebbe ostacolato la loro felicità. Non avrebbe recato niente di buono ma solo la calamità certa, perché Dio avvertì Adamo ed Eva che se lo avessero abbandonato sarebbero ‘certamente morti’ (cfr. Genesi 2:17). Quindi per mantenersi in vita, avevano bisogno non solo di mangiar cibo, bere acqua e respirare aria, ma anche d’esser guidati da Dio e dalle sue leggi.
L’esistenza dell’uomo sulla Terra non fu, dunque, casuale e non si intese che fosse senza scopo. Dio pose deliberatamente l’uomo e la donna sulla Terra per uno scopo, e questo scopo egli rivelò ai nostri primogenitori. Dopo che Adamo e sua moglie Eva furono informati e ricevettero il comando, ebbero l’onorevole, benedetto privilegio di fare del proposito di Dio lo scopo della loro vita. Questo richiedeva che ubbidissero a Dio. A sua volta, l’ubbidienza avrebbe dato luogo alla vita eterna nella perfetta felicità su una Terra paradisiaca, sia per gli ubbidienti Adamo ed Eva che e per tutta la loro ubbidiente progenie in ogni parte della terra soggiogata. Questo fondamentale aspetto della vita umana fu messo in risalto dal comando che Dio diede a quella prima coppia:
“Il Signore Dio prese l'uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse. Genesi 2:15-17
La morte sarebbe stata solo la tragica conseguenza della disubbidienza (cfr. Romani 5:12,19). Non faceva parte dell’originale proposito di Dio in base al quale l’uomo e la donna dovevano vivere per sempre sulla terra e così sarebbe stato se essi non avessero disubbidito a quel comando.
Adamo ed Eva, dunque, furono i primi a pensare “YES, WE CAN”, sottraendosi così alla Sovranità di Dio. Come risultato la qualità della loro vita gradualmente decadde, sia dal punto di vista fisico che morale, e infine morirono! E, a causa delle leggi sull’ereditarietà, trasmisero a tutta la loro discendenza questo stato di imperfezione e la tendenza a disubbidire a Dio e la conseguente pena: la morte.
C’è però qualcosa che Dio ha detto che dovrebbe confortarci e darci speranza. Per mezzo del profeta Isaia Egli ha fatto scrivere:
“Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza aver annaffiato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare affinché dia seme al seminatore e pane da mangiare, così è della mia parola, uscita dalla mia bocca: essa non torna a me a vuoto, senza aver compiuto ciò che io voglio e condotto a buon fine ciò per cui l'ho mandata”. - Isaia 55:11
Dio non ha abbandonato il suo originale proposito per l’uomo e per la Terra a causa della disubbidienza della prima coppia umana. Egli ha creato la Terra perché fosse sempre abitata da persone perfette e felici che ne avessero cura e la trasformassero in un Paradisio, cioè in un luogo di Delizie (cfr. Isaia 45:18; Salmo 36:11,29,CEI - 37:11,29,VR e Di).
Immediatamente dopo la ribellione in Eden egli stabilì subito un piano per riportare le cose a posto e restaurare il Paradiso sulla terra. A quella creatura spirituale ribelle che, con l’inganno, diede il via alla disubbidienza nascondendosi dietro le sembianze di un innocuo serpente, che l’uomo e la donna avevano visto chissà quante altre volte nel giardino per cui non avevano motivo di aspettarsi del male, Dio, infatti, disse:
“E io porrò inimicizia fra te e la donna e fra il tuo seme e il seme di lei; esso ti schiaccerà il capo, e tu ferirai il suo calcagno”. - Genesi 3:15
Questa è la prima profezia riportata nelle Sacre Scritture e ne anticipa il tema. Lo sviluppo e la conclusione dell’inimicizia sorta tra Dio e Satana il Diavolo dopo la ribellione in Eden.
La donna di cui si parla in questo versetto non è la Madonna, come erroneamente, e fraudolentemente, insegna la Chiesa Cattolica. A quel tempo Maria non era ancora nata ma quella simbolica donna già esisteva. Ella era la celeste organizzazione di Dio, composta da creature spirituali, gli angeli fedeli. Quella organizzazione celeste spesso nelle Sacre Scritture viene paragonata ad una donna. Nella sua lettera ai Galati l’apostolo Paolo parla di questa simbolica donna chiamandola “Gerusalemme di sopra”, come l’antica letterale città di Gerusalemme che era spesso paragonata ad una donna, legata a Dio da un’intima relazione, come quella che si stabilisce tra un marito ed una moglie (cfr. Galati 4:26; Isaia 62:2-6).
Questa simbolica donna avrebbe prodotto il “seme” che doveva schiacciare la testa al simbolico serpente, Satana il Diavolo (cfr. Apocalisse 12:9). La storia biblica dimostra che il seme promesso è Cristo Gesù. Egli, infatti, prima di nascere sulla Terra, come uomo perfetto simile ad Adamo, esisteva già nei cieli come creatura spirituale angelica, la prima e l’unica in senso assoluto creata direttamente da Dio (cfr. Giovanni 1:15,29,30; 3:31; Colossesi 1:15; 1Giovanni 4:9; Apocalisse 3:14). Venendo da quella celeste organizzazione, paragonata ad una donna, appropriatamente Gesù ne è definito il seme.
Il seme del simbolico serpente è in parte celeste, composto dagli angeli che l’hanno seguito nella ribellione e che son divenuti dei demòni, e in parte terrestre, rappresentato da tutti coloro che vogliono sottrarsi alla Sovranità di Dio e si mettono in opposizione al suo Regno cercando una via umana al governo della Terra. Tra questi, come dimostrò Gesù, ci sono i capi della falsa religione, incluso i capi del cristianesimo apostata, che danno il loro pieno appoggio ai governanti umani e pregano ipocritamente Dio per loro (cfr. Giovanni 8:44).
Il serpente ed il suo seme ferirono la simbolica donna di Dio al calcagno quando tentarono di eliminare il Messia promesso, nel 33 d.C., facendolo condannare a morte (cfr. Matteo 27:20; Giovanni 19:15). Ma Dio lo risuscitò e lo riportò nei cieli, da dove era venuto, con questo invito:
“Siedi alla mia destra, finché io non abbia posto i tuoi nemici sotto i tuoi piedi”.
Matteo 22:44 (cfr. anche Efesini 1:20; Ebrei 10:12,13)
L’epilogo di questa contesa è quello che viene illustrato dalle visioni dell’Apocalisse e che ho trattato nei precedenti post. Scaduto il tempo dell’attesa, il seme della simbolica donna di Dio, la sua organizzazione celeste (la stessa donna che viene descritta in Apocalisse capitolo 12), fa guerra al simbolico serpente e alla sua organizzazione composta sulla Terra dagli elementi politici, economici e religiosi che hanno “dominato l’uomo a suo danno” (Ecclesiaste 8:9). Tutti questi, che si oppongono al Regno di Dio, saranno spazzati via per sempre dalla faccia della Terra e allora sarà restaurato l’originale proposito di Dio di riempire la Terra di uomini e donne disposte a sottomettersi alla Sovranità di Dio e a rispettare nella loro vita le sue leggi fisiche e morali.
Quello che accadrà è così descritto nell’Apocalisse:
“Poi vidi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il primo cielo e la prima terra erano passati, e il mare non c'era più … E udii una gran voce dal cielo, che diceva: «Ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini! Ed egli abiterà con loro; e essi saranno suo popolo e Dio stesso sarà con loro e sarà il loro Dio. E Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi, e non ci sarà più la morte né cordoglio né grido né fatica, perché le cose di prima son passate». Allora colui che sedeva sul trono disse: «Ecco, io faccio tutte le cose nuove»”. - Apocalisse 21:1-5
Il precedente “cielo”, cioè l’organizzato sistema di cose di Satana con la sua struttura governativa controllata da lui e dai suoi demòni, passeranno. Ci sarà un cambiamento anche nella società umana poiché la “prima terra” e il turbolento “mare” dell’umanità malvagia e ribelle cesserà di esistere. Per tutti quelli che avranno scelto di schierarsi dalla parte di Dio e del suo Re, Cristo Gesù evitando di farsi coinvolgere dalla politica di questo sistema di cose e rifiutando tutti i falsi insegnamenti e le false pratiche della religione satanica, incluso il cristianesimo apostata (quello della Trinità, dell’immortalità dell’anima, della menzogna satanica della vita dopo la morte, della venerazione di creature anziché del Creatore, come santi, madonne, quello dell’uso idolatrico di immagini nell’adorazione e tant’altro ancora in aperto contrasto con la verità esposta nella Parola di Dio), per tutti loro Dio farà “tutte le cose nuove”.
Questo significa che “non ci sarà più la morte”. Si, la morte non faceva parte dell’originale proposito di Dio per l’uomo, fu solo la pena che Dio dovette applicare per la disubbidienza. Se Adamo ed Eva non avessero disubbidito, non sarebbero mai morti! La morte sarà eliminata per sempre (cfr. 1Corinzi 15:26). Allora gli uomini potranno vivere per sempre su questa Terra (non nell’aldilà, come vogliono far credere Satana e i suoi scagnozzi terreni) - cfr: Salmo 36:29,CEI - 37:29,VR,Di.
Non ci sarà più motivo di fare “cordoglio” né di “gridare” per le pene causate, ad esempio, dalle malattie. “Nessuno degli abitanti dirà: «Io sono malato»” profetizzò il profeta Isaia (Isaia 33:24). Quando fu sulla terra Cristo Gesù diede prova di poter guarire ogni sorta di malattie, anche quelle giudicate “inguaribili”, ed ogni sorta di infermità e invalidità (cfr. Matteo 9:20-22; Marco 8:22-26; Luca 5:12-15,17-26; Giovanni 4:46-53; 9:1-7).
Ci sarà una speranza anche per tutti quelli che si sono addormentati nella morte: “E il mare restituì i morti che erano in esso, la morte e l'Ades restituirono i morti che erano in loro, ed essi furono giudicati, ciascuno secondo le sue opere” (Apocalisse 20:13). E Gesù, il Governante del Regno di Dio promise: “L'ora viene, anzi è venuta, che i morti udranno la voce del Figlio di Dio, e coloro che l'avranno udita vivranno. Poiché, come il Padre ha vita in se stesso, così ha dato anche al Figlio di avere vita in se stesso; … Non vi meravigliate di questo, perché l'ora viene, in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e ne usciranno; quelli che hanno fatto il bene in risurrezione di vita, e quelli che hanno fatto il male in risurrezione di condanna”. Altro che la vita nell’aldilà, un falso insegnamento che ha il solo scopo di impinguare le casse della “meretrice” religiosa! I morti saranno risuscitati per tornare a vivere per sempre qui, sulla Terra trasformata in un Paradiso.
Barack Obama, o qualsiasi altro governante umano, per quanta buona volontà possono metterci, non potranno mai fare una cosa del genere! NO, THEY CAN NOT!
In Apocalisse 1:18 Gesù è descritto come colui che ha “le chiavi della morte e dell'Ades” (Di) o colui che ha “potere sopra la morte e sopra gli inferi” (CEI). Quando venne sulla Terra egli dimostrò di avere questo potere risuscitando alcune persone dalla morte (cfr. Luca 7:11-15; 8:49-56; Giovanni 11:11-44). Egli userà queste simboliche chiavi per liberare tutti quelli che si trovano nella comune tomba del genere umano (cfr. Giovanni 5:26,28,29). Immaginate che grande gioia ci sarà fra tutti quelli che sopravvivranno alla “guerra del gran giorno di Dio onnipotente … Armaghedon”, e per noi stessi se ci saremo, allorché si potranno riabbracciare i nostri cari riportati in vita mediante la risurrezione. Questa è la vera speranza per i morti, tornare a vivere per sempre su una Terra paradisiaca. La vita nell’aldilà è solo un inganno satanico!
La vita ebbe dunque per i nostri primogenitori, Adamo ed Eva, uno scopo, ma essi pensarono di potersela cavare da soli, di poter fare a meno del loro amorevole Creatore, e fallirono il bersaglio! La vita ora può avere uno scopo per noi, secondo l’infallibile proposito di Dio. Ma dipende da noi, dalle scelte che oggi, finché ce n’è dato ancora il tempo, facciamo!
“Scrivi, perché queste parole sono certe e veraci”
Apocalisse 21:5
(*) - Il racconto della creazione in Genesi si dimostra un documento scientificamente valido. Ad esempio fa menzione delle principali categorie di piante e animali, con le loro molte varietà, che si riproducono soltanto “secondo le loro specie”. La documentazione fossile lo conferma. Infatti rivela l’improvvisa comparsa di ciascuna “specie” senza effettive forme di transizione che la colleghino a qualche “specie” precedente, come vorrebbe la teoria dell’evoluzione. Per quanto riguarda la “specie” umana, poi, la maggior parte degli scienziati riconosce che essa appartiene a un’unica famiglia con un’origine comune, proprio come è scritto in Genesi (cfr. Genesi 10:1-32). Il calcolo delle probabilità, inoltre, fornisce una sorprendente prova che il racconto della creazione in Genesi, oltre ad essere scientificamente attendibile, deve aver avuto origine da una fonte che conosceva gli avvenimenti. Il racconto elenca dieci stadi principali, in questo ordine: (1) un principio; (2) una terra primordiale e tenebrosa avvolta da fitte nubi di gas e acqua; (3) la luce; (4) una distesa o atmosfera; (5) ampie superfici asciutte; (6) piante terrestri; (7) visibilità del sole, della luna e delle stelle nella distesa e inizio delle stagioni; (8) mostri marini e creature volatili; (9) animali selvatici e domestici, mammiferi; (10) l’uomo. La scienza è d’accordo sul fatto che i suddetti stadi si siano succeduti in quest’ordine generale. Che probabilità ci sono che lo scrittore di Genesi indovinasse quest’ordine per caso? Le stesse di estrarre a caso da una scatola i numeri da 1 a 10 in ordine consecutivo. Le probabilità di riuscirci al primo tentativo sono una su 3.628.800! Non è quindi realistico pensare che lo scrittore di Genesi abbia elencato per caso nel giusto ordine gli avvenimenti summenzionati, senza essere stato in qualche modo informato sui fatti.
January 15 APOCALISSE: UN MISTERO IMPENETRABILE O RIVELAZIONE DIVINA? - V parteARMAGHEDON: LA GUERRA DI DIO
Si guarda, in questi giorni, con molta apprensione a ciò che sta accadendo in quella tormentata terra che un tempo fu teatro delle opere prodigiose che Dio fece in favore del suo popolo, l’antica nazione d’Israele, della nascita e del ministero terreno del Re messianico, Cristo Gesù nonché culla del vero cristianesimo, il più grande movimento di pace e di amore che il mondo abbia mai conosciuto.
Ma oggi davanti ai nostri occhi scorrono le immagini della guerra che infiamma quella regione e i volti sconvolti delle numerose vittime, il più delle volte innocenti, sacrificate sull’altare del nazionalismo e dell’odio settario che divide i suoi abitanti, che ipocritamente affermano di credere nel “Dio dell’amore e della pace” (2Corinzi 13:11).
Un noto quotidiano di Londra, il Times, ha scritto, qualche tempo fa, che “il Medio Oriente mette sempre più paura”. Perché? Si teme che un futuro scontro tra le super potenze o una prossima guerra mondiale possa originare proprio in quella zona.
Tutti questi avvenimenti hanno suscitato l’interesse di molti fondamentalisti religiosi e teologi che li vedono come il preludio di ARMAGHEDON.
Questa parola tanto sinistra è sempre più di frequente sulla bocca di ecclesiastici, uomini politici e di governo, capi militari, scienziati e persino economisti. Tuttavia il significato di questo termine è avvolto nel mistero e lo ritroviamo nei più disparati concetti. Si ipotizza, ad esempio, che sia una distruzione nucleare totale, un lungo inverno nucleare provocato dall’esplosione di quelle terribili armi, o una grande guerra nel Medio Oriente o un crollo improvviso delle basi dell’economia mondiale.
Esso è tratto dalla Parola di Dio, la Bibbia, in cui ricorre una sola volta, in Apocalisse 16:16, dov’è detto che:
“spiriti di demòni che operano prodigi … vanno a radunare tutti i re di tutta la terra per la guerra del gran giorno di Dio onnipotente … E radunarono i re nel luogo che in ebraico si chiama Armaghedòn”.
Il fatto è che i capi politici, quelli religiosi, inclusi quelli del cristianesimo apostata, i capi militari e gli scienziati della terra, che tanto temono questo avvenimento, non sono in grado di spiegare perché “i re di tutta la terra” si raccolgono per combattere nella “guerra del gran giorno di Dio Onnipotente”. Nessuno di questi è in grado di dire contro chi combatteranno questi “re”, e per quale motivo, o dove essi combatteranno e se impiegheranno le tanto temute armi nucleari. Né sono in grado di affermare se si può impedire questa “guerra”.
Se siete delle persone religiose, provate, ad esempio, a chiedere al vostro sacerdote, al vostro vescovo o al vostro pastore che cosa significa Armaghedòn e sentite cosa vi risponde. Chiedete a più di uno di loro (io l’ho fatto) e vi sorprenderete di ascoltare le diverse opinioni, del tutto personali, che vi daranno.
Ma se volete sapere cosa veramente significa, allora rivolgetevi alle Sacre Scritture, da dove il termine è tratto, e cercate la spiegazione che Dio stesso dà attraverso la Sua Parola (cfr. Genesi 40:8).
La parola Armaghedòn è una traslitterazione del termine greco che equivale all’espressione ebraica Har Meghiddòhn, che significa “Monte di Meghiddo” o “Monte dell’assemblea delle truppe”.
In Medio Oriente non esiste nessun monte con questo nome, anche se tuttora c’è una collina chiamata Meghiddo. Su questa collina sorgeva nell’antichità una città con lo stesso nome. Posta a circa 90 Km. a nord di Gerusalemme sovrastava e dominava la fertile parte occidentale della valle di Izreel, attraversata dal fiume Chison, e controllava facilmente le principali strade militari e commerciali che si intersecavano in quel punto. Occupava, quindi, una posizione molto strategica poiché dominava tutti i traffici tra l’Asia e l’Africa.
A motivo di questa posizione nei suoi pressi si combatterono battaglie decisive tra molte nazioni, dalla prima di cui si fa menzione nella storia, quella in cui il Faraone egiziano Tutmosi III, a metà del II millennio a.C., sconfisse gli eserciti mediorientali capeggiati dal re di Siria, fino alla più recente, nel 1918, in cui Allenby, maresciallo dell’esercito britannico, inflisse una bruciante sconfitta ai turchi.
Alcune di queste battaglie, una dozzina circa, sono narrate anche nella storia biblica.
Ad esempio, al tempo dei giudici, intorno al XIII secolo a.C., si combattè presso Meghiddo una battaglia tra i Cananei, comandati da Sisera e gli Israeliti, guidati dal giudice Barac. L’esercito cananeo disponeva dei più recenti ritrovati della tecnologia militare: “Novecento carri da guerra muniti di falci di ferro” (Giudici 4:3), mentre gli Israeliti erano pietosamente mal equipaggiati. “Non si vedeva neppure uno scudo o una lancia, fra quarantamila uomini d'Israele” (Giudici 5:8). La vittoria in quella battaglia, però, non fu il risultato dell’abilità e dell’equipaggiamento militare. Dio, che intervenne a favore del suo popolo, comandò al giudice Barac di dislocare i suoi uomini sul monte Tabor mentre le più forti truppe di Sisera furono attirate nella valle del torrente Chison, allora asciutta. Quindi Dio diede a Barac il segnale di far scendere i suoi uomini poi, improvvisamente, scatenò un temporale. Il vento e la pioggia trasformarono Chison in un torrente impetuoso che immobilizzò i carri da guerra di Sisera in un mare di fango (Giudici 5:20,21 – cfr. Antichità giudaiche, di Giuseppe Flavio, libro V, pg. 205). Nella confusione gli uomini di Sisera fuggirono terrorizzati, solo per essere inseguiti e messi a morte. “Non ne rimase nemmeno uno” (Giudici 4:16).
Qualche decennio più tardi, ancora una coalizione di popoli ostili ad Israele, guidata dai Madianiti, “si radunarono, passarono il Giordano, e si accamparono nella valle di Jezreel” (Giudici 6:33). Questi nemici accampati erano “come una moltitudine di locuste” (Giudici 7:12). Dio intervenne ancora una volta a favore del suo popolo. Questa volta, però, l’esercito israelita era composto soltanto da un piccolo, ma coraggioso manipolo di 300 uomini appostati “intorno all'accampamento” dei madianiti al comando di Gedeone. A un segnale convenuto, i 300 suonarono dei corni, ruppero fragorosamente delle giare per l’acqua, agitarono delle torce e lanciarono un terrificante grido di guerra: “La spada dell'Eterno e di Gedeone!” I madianiti furono presi dal panico e “l'Eterno fece volgere la spada di ciascuno contro il proprio compagno per tutto l'accampamento” e quel piccolo gruppo guidato da Gedeone completò poi la disfatta! (Giudici 7:19-22).
La pianura di Izrael vista dalla collina di Meghiddo Il monte Tabor
Cominciamo ora a comprendere perché, nel linguaggio simbolico di Apocalisse, Dio ha scelto il nome di Meghiddo per raffigurare la “guerra del gran giorno di Dio Onnipotente”? Come già considerato nei precedenti post, la visione apocalittica si adempie nel “Giorno del Signore” (Apocalisse 1:10), cioè al tempo in cui il Signore, Cristo Gesù, sarebbe tornato, in maniera invisibile, con pieni poteri come Re del Regno di Dio “per far vendetta di coloro che non conoscono Dio, e di coloro che non ubbidiscono al vangelo del nostro Signore Gesù” (1Tessalonicesi 1:8).
Quel tempo si poteva riconoscere dalle accresciute difficoltà per la razza umana poiché Satana il Diavolo e i suoi demòni, cacciati dal reame spirituale, avrebbero concentrato la loro malefica e ribelle attività contro la Sovranità di Dio sulla terra con lo scopo di indurre più persone possibili a ribellarsi a loro volta e a non sottomettersi al dominio divino, cercando una propria via per l’autodeterminazione (cfr. Apocalisse 12:7-12). Queste maggiori difficoltà, come non ce ne sono state in nessun altro tempo della storia umana, sarebbero state causate dallo scoppio di terribili e distruttive guerre, dalla crescente difficoltà di procurarsi i basilari generi alimentari per vivere e dall’aumento dell’inflazione, dall’incremento delle malattie mortali, dall’intensificarsi di terremoti e di disastri naturali, dal dilagare della delinquenza (cfr. Matteo 24:7-12; Luca 21:10,11,25-27; 2Timoteo 3:1-5; Apocalisse 6:3-8).
La Parola di Dio ci rivela, anche, che il Diavolo ha portato dalla sua parte la grande maggioranza del genere umano facendo leva sull’egoismo, sull’avidità, sul desiderio di procurarsi potere e incoraggiando le persone a perseguire falsi e divisivi valori, come il nazionalismo, il patriottismo e uno spirito di indipendenza assoluto associato ad un deleterio concetto di impunità totale (cfr. Genesi 3:4). Sotto la sua influenza gli uomini hanno stabilito sulla terra i loro propri governi, anziché sottomettersi al Regno di Dio, dominando in modo bestiale e a proprio danno (cfr. Ecclesiaste 8:9). Appropriatamente l’intero sistema politico umano viene raffigurato nella visione apocalittica con delle bestie selvagge (Apocalisse capp. 13 e 17).
Inoltre, la Bibbia ci dice che per ingannare e convincere le persone, Satana ha creato anche un falso sistema religioso con il quale ha confuso le loro menti e tentato di nascondere la verità. Questo sistema di falsa religione include anche un cristianesimo apostata, la cui nascita e sviluppo fu preannunciata da Cristo con la sua parabola del grano e delle zizzanie (cfr. Matteo 13:24-30; 36-42). Oltre che per le dottrine (quali la Trinità, l’immortalità dell’anima, la vita dopo la morte) e le pratiche (quali l’osservanza di festività di origine pagana, l’uso di immagini nell’adorazione, la venerazione di creature, santi e madonne varie) totalmente contrarie alla verità che Dio ha fatto scrivere nella Sua Parola, nonché per il basso livello morale dei suoi componenti, questo falso sistema religioso si può riconoscere dall’appoggio dato alla politica dell’uomo con la quale si è ampiamente mischiata dando ai suoi sostenitori false speranze di pace e sicurezza e costituendosi “nemico” di Dio (cfr. Giacomo 4:4). Appropriatamente tutta la falsa religione del mondo, incluso il cristianesimo apostata, viene raffigurato nella visione apocalittica con una donna di basso livello morale, una prostituta! (Apocalisse capp. 17 e 18).
Il clero della falsa religione, incluso quello del cristianesimo apostata, i cui componenti desiderano “essere ammirati dagli uomini; allargano le loro filatterie, e allungano le frange dei loro vestiti. Amano i posti d'onore nei conviti e i primi posti nelle sinagoghe, e anche i saluti nelle piazze, e di sentirsi chiamare dagli uomini rabbi … e padre” (Matteo 23:5-9), come gli scribi e i farisei del tempo di Cristo, ha la maggiore responsabilità in quest’inganno. Tuttavia coloro che li seguono ne subiscono la stessa condanna poiché ad essi è detto: “chiudete il regno dei cieli davanti agli uomini; poiché né entrate voi né lasciate entrare coloro che stanno per entrarvi” (Matteo 23:13).
Per questo motivo il giudizio di Dio inizierà proprio dalla falsa religione. In che modo?
Le grandi organizzazioni religiose del mondo, incluse quelle del cristianesimo apostata: la Chiesa Cattolica di Roma, le varie Chiese Ortodosse e le Chiese cosiddette “Protestanti”, accumunate dalle false dottrine che insegnano, continuano ad interferire nelle vicende politiche della terra inducendo i loro fedeli a confidare e ad appoggiare gli sforzi dei vari governi umani per raggiungere la pace e la sicurezza, proprio come sta accadendo in questi giorni per gli avvenimenti del Medio Oriente! Questi falsi “messaggeri di pace” sono come quelli che ingannavano l’apostata nazione di Israele al tempo del profeta Geremia, per mezzo del quale Dio disse: “Essi curano alla leggera la ferita del mio popolo, dicendo: "Pace, pace", quando non c'è pace” (Geremia 6:14,Di). Lo stesso profeta fu poi ispirato a scrivere il perché di questi fallimenti: “la via dell'uomo non è in suo potere e non è in potere dell'uomo che cammina il dirigere i suoi passi” (Geremia 10:23).
Circa 2.700 anni fa Dio ispirò il suo profeta Isaia a scrivere: “Non c'è pace per i malvagi” (Isaia 48:22). Per secoli uomini e nazioni hanno parlato di pace, discusso di pace, firmato centinaia di trattati di pace. Con quale risultato? Negli scorsi 90 anni non c’è stato quasi mai un momento in cui qualche nazione o gruppo non fosse in guerra. È chiaro che la pace continua a sfuggire all’umanità. Perché? La semplice risposta è che l’uomo non si è rivolto alla fonte giusta per trovare vera pace. Sotto l’influenza di Satana il Diavolo, gli uomini hanno creato organizzazioni che sono vittime delle loro stesse debolezze e dei loro vizi: avidità e ambizione, brama di potere e preminenza. Hanno rigettato completamente il vero “Principe di pace”, Cristo Gesù, e il suo Regno. In 2Corinzi 4:3,4 l’apostolo Paolo scrisse che “il dio di questo mondo (cioè Satana il Diavolo – cfr. 1Giovanni 5:19) ha accecato le menti, affinché non risplenda loro la luce del vangelo della gloria di Cristo”. Satana ha sempre fatto tutto il possibile per distogliere l’attenzione dell’uomo dal Regno di Dio quale soluzione dei problemi del mondo. E ha “accecato” le menti o intorpidito le facoltà di ragionare delle persone servendosi in particolare della falsa religione, incluso il cristianesimo apostata, il cui clero continua a incoraggiare e sostenere gli sforzi umani sulla via della pace. Questi falsi messaggeri di pace, i cui veri motivi sono di compiacere ai vari governi dell’uomo per acquistare e rinsaldare il loro potere, sono proprio come quelli di cui il profeta Geremia disse: “Essi curano alla leggera la ferita del mio popolo, dicendo: "Pace, pace", quando non c'è pace” (Geremia 6:14). Dio non tollererà ancora a lungo la loro ipocrisia! E’ infatti scritto che “Quando diranno: «Pace e sicurezza», allora una subitanea rovina cadrà loro addosso … e non scamperanno affatto” (1Tessalonicesi 5:3).
L’uomo non è stato creato con la capacità di autodeterminarsi (cfr. Geremia 10:23), ma ha bisogno della guida del suo Creatore per avere successo nella vita. Dio ha stabilito un “Principe della pace”, Cristo Gesù e mediante il suo Regno porterà vera pace e sicurezza su tutta la terra (cfr. Isaia 9:6,7; Salmo 36:11,CEI – 37:11,VR e Di). I capi della falsa religione invece, più ansiosi di piacere agli uomini che a Dio, dicono ai loro parrocchiani ciò che questi desiderano sentire, cioè che alla fine i gruppi politici porteranno pace e sicurezza, anziché spiegare loro che il Regno di Dio è stato stabilito e che presto il Re messianico completerà la sua vittoria (cfr. Apocalisse 6:2). Per l’appoggio dato ai governi politici essi ricevono in cambio favori, potere e ricchezza e si sentono sicuri del loro potere e della loro influenza su gran parte del genere umano, per questo motivo la prostituta religiosa di Apocalisse dice “Io seggo come regina, non sono vedova e non vedrò mai cordoglio” (Apocalisse 18:7).
Ma la sua è solo una mera illusione e nessuno di noi dovrebbe farsi più ingannare dalle loro cerimonie pompose, dal fasto e dalla ricchezza dei loro luoghi di adorazione o dalla solennità dei loro proclami perché è scritto che “i suoi peccati si sono accumulati fino al cielo e Dio si è ricordato delle sue iniquità” (Apocalisse 18:5).
Sotto l’incalzare dell’aumento delle difficoltà di ogni genere, politiche, sociali ed economiche, i governanti della terra si renderanno conto che la falsa religione non è loro di nessuno aiuto, anzi, con la propria interferenza negli affari mondiali, contribuisce ad accrescere tali difficoltà. Perciò saranno pervasi da un improvviso e devastante sentimento antireligioso e, come è scritto “Le dieci corna che hai viste e la bestia [cioè l’intera organizzazione politica mondiale] odieranno la prostituta, la spoglieranno e la lasceranno nuda, ne mangeranno le carni e la bruceranno col fuoco. Dio infatti ha messo loro in cuore di realizzare il suo disegno e di accordarsi per affidare il loro regno alla bestia, finché si realizzino le parole di Dio” (Apocalisse 17:16,17).
Così perverrà alla sua fine tutta la falsa religione mondiale, incluso il cristianesimo apostata, distrutta dai suoi stessi “amanti” politici che, nella fattispecie, saranno lo strumento usato da Dio per eseguire il suo giudizio contro di essa. Esattamente come è accaduto nel passato con l’infedele regno di Israele, che Dio rimosse dapprima, nel 607 a.C., per mezzo dell’allora potenza mondiale babilonese e fece definitivamente scomparire, nel 70 d.C., ad opera della potenza mondiale romana.
Finirà tutto così? No, l’apostolo Giovanni vide ancora di più! Egli scrisse:
“E vidi uscire dalla bocca del dragone [Satana il Diavolo - Apocalisse 12:9] dalla bocca della bestia e dalla bocca del falso profeta [i governi politici della terra] tre spiriti immondi, simili a rane. Essi infatti sono spiriti di demoni che fanno prodigi e vanno dai re della terra e del mondo intero, per radunarli per la guerra del gran giorno di Dio Onnipotente … E li radunarono in un luogo in ebraico detto: «Armagheddon»” – Apocalisse 16:13-16.
Sull’onda di quel sentimento antireligioso, i politicanti di questa terra dopo aver distrutto tutte le false organizzazioni religiose si rivolteranno anche contro quelle persone che non si sentono parte integrante di questo sistema satanico (cfr. Giovanni 17:16; 18:36; Apocalisse 12:17) perché amano e cercano la verità nella Parola di Dio perciò non hanno creduto alle false dottrine e pratiche religiose né si sono mai immischiate nelle sue faccende politiche, economiche e militari.
[La storia dimostra che in ogni tempo ci sono state persone di questo genere che, anche a costo della propria vita, si sono schierate dalla parte del Regno di Dio e hanno sostenuto la Sua Parola, difendendone e proclamandone le verità e ubbidendo alle sue norme morali. Questi hanno rappresentato il “grano” della parabola di Cristo Gesù cresciuto insieme alle “zizzanie” del falso cristianesimo e particolarmente nel tempo del “Giorno del Signore” si sarebbero riconosciuti per i loro “frutti” (cfr. Matteo 7:15-20; 13:30; Galati 5:19-23). E ciascuno di noi, se vuole, può onestamente valutare quali frutti ha prodotto la Chiesa alla quale appartiene, alla luce di quanto ha scritto l’apostolo Paolo in Galati 5:19-23].
Sarà allora che si verificherà quell’avvenimento denominato ARMAGHEDON, ovvero “la guerra del gran giorno di Dio onnipotente”. Perché, come accadde nell’antichità, al tempo dei giudici Barac e Gedeone, Dio entrerà in azione per difendere queste persone che hanno mostrato fedeltà al suo Regno.
Questo sarà lo scontro finale tra le forze politiche della terra, guidate dal loro governante, Satana il Diavolo (cfr. Matteo 4:8,9; Giovanni 12:31) e Dio, il legittimo Sovrano del’intero universo.
Questa volta però quelli che sono rimasti fedeli al Regno di Dio non dovranno combattere personalmente. Saranno Cristo Gesù e le sue schiere angeliche a farlo usando le forze della natura allo stesso modo in cui Dio le usò nella valle del torrente di Chison contro Sisera e i suoi eserciti.
Sull’esito di tale scontro non ci sono dubbi. L’apostolo lo vide e lo descrisse in questo modo:
“Poi vidi il cielo aperto, ed ecco un cavallo bianco, e colui che lo cavalcava si chiama il Fedele e il Verace; ed egli giudica e guerreggia con giustizia. I suoi occhi erano come fiamma di fuoco e sul suo capo vi erano molti diademi, e aveva un nome scritto che nessuno conosce se non lui; era vestito di una veste intrisa nel sangue, e il suo nome si chiama: "La Parola di Dio". E gli eserciti che sono nel cielo lo seguivano su cavalli bianchi, vestiti di lino finissimo, bianco e puro. Dalla sua bocca usciva una spada acuta per colpire con essa le nazioni; egli governerà con uno scettro di ferro ed egli stesso pigerà il tino del vino della furente ira di Dio onnipotente. E sulla sua veste e sulla coscia portava scritto un nome: IL RE DEI RE e IL SIGNORE DEI SIGNORI. Poi vidi un angelo in piedi nel sole, che gridò a gran voce dicendo a tutti gli uccelli che volano in mezzo al cielo: «Venite, radunatevi per il gran convito di Dio, per mangiare le carni di re, le carni di capitani, le carni di uomini prodi, le carni di cavalli e di cavalieri, le carni di tutti gli uomini, liberi e schiavi, piccoli e grandi». E vidi la bestia e i re della terra coi loro eserciti radunati per far guerra contro colui che cavalcava il cavallo e contro il suo esercito. Ma la bestia fu presa e con lei il falso profeta che aveva fatto prodigi davanti ad essa, con i quali aveva sedotto quelli che avevano ricevuto il marchio della bestia e quelli che avevano adorato la sua immagine, questi due furono gettati vivi nello stagno di fuoco che arde con zolfo. E il resto fu ucciso con la spada che usciva dalla bocca di colui che cavalcava il cavallo, e tutti gli uccelli si saziarono delle loro carni” – Apocalisse 19:11-21
Questo, dunque, è Armaghedon: non è una schermaglia politica, un disastro economico, un olocausto nucleare o un conflitto umano. Armaghedon è la guerra di Dio, cioè la resa dei conti finale tra Dio e il sistema di cose instaurato da Satana sulla Terra. Sarà l’avvenimento che concluderà l’esecuzione del giudizio di Dio contro tutta la falsa religione della Terra, incluso il cristianesimo apostata, e contro tutti gli elementi politici, economici, militari che nei passati 6.000 anni hanno “dominato sull’uomo, a suo danno” (cfr. Ecclesiaste 8:9).
Sono avvenimenti spaventosi quelli che attendono in un ormai prossimo futuro il genere umano alienato da Dio e dal suo proposito. Tuttavia l’Apocalisse contiene un meraviglioso messaggio di speranza per milioni di persone che non pensano di essere al centro del mondo così da potersi permettere impunemente tutto quello che passa loro nella mente ma hanno l’umiltà di riconoscere i propri limiti e cercano la guida del datore della loro vita. Come vedremo ……...
January 04 APOCALISSE: UN MISTERO IMPENETRABILE O RIVELAZIONE DIVINA? - IV parte“Poi uno dei sette angeli che avevano le sette coppe venne e mi disse: «Vieni, io ti mostrerò il giudizio della grande meretrice, che siede sopra molte acque, con la quale hanno fornicato i re della terra, e gli abitanti della terra sono stati inebriati col vino della sua fornicazione». Quindi egli mi trasportò in spirito in un deserto, e vidi una donna che sedeva sopra una bestia di colore scarlatto, piena di nomi di bestemmia e che aveva sette teste e dieci corna. La donna era vestita di porpora e di scarlatto, era tutta adorna d'oro, di pietre preziose e di perle, e aveva in mano una coppa d'oro piena di abominazioni e delle immondezze della sua fornicazione. Sulla sua fronte era scritto un nome: «Mistero, Babilonia la grande, la madre delle meretrici e delle abominazioni della terra» … Poi mi disse: «Le acque che hai visto, dove siede la meretrice, sono popoli, moltitudini, nazioni e lingue … E la donna che hai visto è la grande città che regna sui re della terra»” Apocalisse 17:1-18
L’INFAME “MERETRICE”
DA 4.000 ANNI SEDUCE GLI ABITANTI DELLA TERRA
C’è un nome che ricorre molte volte nella Parola di Dio, è quello della città di BABILONIA.
Dal primo libro, Genesi, fino all’ultimo, Apocalisse, questo nome si incrocia spesso con la storia biblica ed ogni volta in relazione con la manifestazione del giudizio di Dio.
Dovendo esaminare la visione di Apocalisse che fa riferimento a questo nome (capitoli 17 e 18), mi son letto i commenti riportati sia nell’introduzione che a margine del testo dalla versione cattolica della Bibbia di Gerusalemme, con il testo approvato dalla CEI (Conferenza Episcopale Italiana), secondo i quali il nome è qui usato in senso simbolico, e rappresenterebbe Roma, o l’impero romano in quel tempo dominante.
Questa interpretazione, però, stride molto con quanto riferisce il suo scrittore, l’apostolo Giovanni, il quale afferma che la visione è profetica e trova il suo adempimento in un tempo futuro a quello in cui la ricevette e la mise per iscritto (96 d.C.), poiché si avvera “nel Giorno del Signore” cioè al tempo della seconda venuta di Cristo Gesù per portare il giudizio di Dio contro il sistema di cose satanico instaurato sulla Terra (cfr. Apocalisse 1:10; 2Tessalonicesi 1:6-8).
Perciò un breve esame della storia di questa città e di cosa essa rappresentò nel mondo antico ci è utile per comprendere non solo il motivo per cui è così spesso menzionata nelle Sacre Scritture ma, soprattutto, per scoprire cosa rappresenta veramente la Babilonia della visione apocalittica.
La prima menzione biblica di Babilonia la troviamo in Genesi capitolo 10, dov’è narrato ciò che accadde qualche tempo dopo il Diluvio.
Sappiamo dal racconto biblico che il Diluvio fu usato da Dio per distruggere un mondo di empi che, secondo un disegno satanico, minacciava di estinzione l’intera razza umana nel tentativo di impedire la nascita terrena di quel “seme” della simbolica donna menzionata nella prima profezia biblica, in Genesi 3:15, l’organizzazione celeste di Dio formata dalle sue creature spirituali, che avrebbe dovuto “schiacciare” la testa al simbolico serpente, Satana stesso (cfr. Genesi 6:1-8).
[Gesù, il “seme promesso”, infatti, prima di venire sulla terra esisteva nei cieli come creatura spirituale - cfr. Galati 3:16,29; Giovanni 3:13; 6:62; Colossesi 1:15-17].
A quel Diluvio sopravvissero solo Noè e i suoi più stretti familiari: sua moglie, i suoi tre figli Sem, Cam e Jafet con le loro mogli, otto anime in tutto, gli unici che furono disposti a compiere ciò che Dio aveva comandato di fare per ottenere la salvezza, cioè avvisare gli altri dell’imminente distruzione, costruire un arca ed entrarvi al tempo indicato da Dio.
Tutto il resto del genere umano fu spazzato via per sempre, senza possibilità di appello futuro poiché, dopo essere stati avvisati, deliberatamente rifiutarono di ubbidire a Dio e ne subirono il giudizio definitivo, come spiegò l’apostolo Paolo in una sua lettera allorché scrisse: “se noi pecchiamo volontariamente dopo aver ricevuto la conoscenza della verità, non rimane più alcun sacrificio per i peccati, ma soltanto una spaventosa attesa di giudizio e un ardore di fuoco che divorerà gli avversari” (Ebrei 10:26,27).
A quei morti del Diluvio, dunque, non si applicheranno i benefici del sacrificio di Cristo, come la risurrezione. Essi sono stati distrutti per sempre (cfr. 2Pietro 3:5-7).
Che monito c’è in questo per tutti quelli che si rifiutano di fare la volontà di Dio credendo di rimanere impuniti!
Dopo il Diluvio possiamo dire che sulla Terra si praticava la giusta adorazione di Dio poiché Noè e i suoi familiari ubbidivano alle Sue leggi e vivevano secondo i Suoi princìpi (cfr. Genesi 6:8,9; 8:20).
Purtroppo, però, sia Noè che tutti gli altri erano discendenti di Adamo e avevano ereditato alla nascita lo stato peccaminoso che quel primo uomo ribelle trasmise a tutta la sua progenie. Il Diluvio non aveva cancellato questa condizione, solo il promesso futuro Messia avrebbe potuto farlo (cfr. Romani 5:12,14-19).
Così accadde che qualche anno dopo il Diluvio, un pronipote di Noè di nuovo si ribellò a Dio.
Quest’uomo, orgoglioso e avido di potere, si oppose al comando che Dio aveva di nuovo dato ai superstiti di quel cataclisma, cioè: “crescete e moltiplicatevi; spandetevi sulla terra e moltiplicatevi in essa” (Genesi 9:7,VR).
Egli si pose alla guida di un popolo che, al contrario, pensò: “costruiamoci una città e una torre la cui cima giunga fino al cielo, e facciamoci un nome, per non essere dispersi sulla faccia di tutta la terra” (Genesi 11:4).
Quest’uomo si chiamava Nimrod e venne definito “potente cacciatore davanti all'Eterno” e di lui è detto che “l'inizio del suo regno fu Babele … nel paese di Sennaar” (Genesi 10:9,10).
Il nome ebraico Babele significa “confusione” e fu molto appropriato perché Dio allora intervenne per frustrare i piani di quei ribelli e costringerli ad attuare il suo proposito. Il racconto biblico dice che Egli confuse la loro lingua ed essi furono dispersi per tutta la superficie della terra (cfr. Genesi 11:5-9).
Durante i 350 anni che Noè visse ancora dopo il Diluvio, molti suoi discendenti decisero di ribellarsi contro la volontà di Dio espressa nei loro riguardi. Poiché sulla terra la popolazione umana era comparativamente piccola, non c’era di sicuro nessun bisogno di raggrupparsi in città. Tuttavia, molti discendenti di Noè non la pensarono così. Contrariamente alla volontà di Dio, che si disperdessero cioè su tutta la terra, si misero a costruire la città di Babele e anche un’alta torre e dissero. “Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra” (Genesi 11:4). Ma Dio, che è anche un Dio di giustizia, pose fine a quel progetto che si opponeva alla sua volontà. Presentando le ragioni per cui Dio intervenne prontamente contro i costruttori di Babele, la Bibbia dice: “Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l'inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile” (Genesi 11:6) Come indicano queste parole, l’onnisapiente Creatore preconosceva che uomini ribelli non si sarebbero fermati davanti a nulla pur di adempiere i loro provocanti progetti con sforzi organizzati e concertati. Col passar del tempo, avrebbero escogitato una cosa cattiva dopo l’altra. Quindi, tutti uniti, si sarebbero accinti a perseguire i loro malvagi scopi. Saggiamente, Dio agì per sventare il loro unito proposito che mirava a fare il male. Egli confuse la lingua dei costruttori di Babele. Non potendosi più capire, interruppero i lavori di costruzione. Da allora in poi, le barriere linguistiche hanno impedito agli uomini di unirsi con successo nel perseguimento di scopi malvagi (cfr. Genesi 11:7). Il nome ebraico fu quindi alterato dai suoi abitanti rimasti nella città con quello accadico di Bab-ilu o Babilonia per evitare l’originale significato di condanna. Questa nuova forma rivela la natura e la particolare vocazione religiosa di quella città poiché significa “porta di Dio”.
Ma la costruzione della città e della torre (ziqqurat) non era motivata dall’intenzione di esaltare il nome di Dio, piuttosto dal desiderio dei costruttori di “farsi un nome” celebre con quell’edificio la cui cima doveva giungere “fino al cielo”. Le ziqqurat scoperte non solo fra le rovine dell’antica Babilonia ma in tutta la Mesopotamia confermano la natura essenzialmente religiosa della torre originaria. Il libro Paths of Faith di John Alexander Hutchinson dice che i templi babilonesi “avevano per centro una ziqqurat, che era una struttura piramidale con un santuario in cima … Simile ad altri edifici religiosi come le piramidi d’Egitto, gli stupa indiani e le pagode del mondo buddista, la ziqqurat … fu probabilmente una remota antenata della chiesa col campanile”.
La risoluta azione di Dio per abbattere quella costruzione templare è una chiara condanna della sua falsa origine religiosa.
Benché Babilonia diventasse anche la capitale di un impero politico nel VII e VI secolo a.C., nel corso di tutta la sua storia si distinse specialmente come centro religioso, la cui influenza si estese in molte direzioni. Werner Keller, nel suo libro La Bibbia aveva ragione, riporta un’antica iscrizione cuneiforme che dice: “Esistono in complesso a Babilonia 53 templi dei grandi dèi, 55 cappelle di Marduk, 300 cappelle per le divinità della Terra, 600 per le divinità del Cielo, 180 altari per la dea Ishtar, 180 per gli dèi Nergal e Adad e 12 altri altari per i vari dèi”.
Qual’erano le caratteristiche della religione babilonese? Vediamone alcune:
Il principale dio di Babilonia era Marduk. Poiché si diceva che egli era il fondatore di Babilonia, molti studiosi pensano che Marduk sia Nimrod stesso deificato dopo la sua morte. I babilonesi credevano che l’universo fosse stato creato dopo una tremenda lotta fra Marduk e Tiamat, la dea del caos e che Marduk, con la violenza, produsse l’ordine dal caos. Ogni anno la sua impresa era commemorata all’arrivo delle piogge portatrici di vita. Durante questa festa, che ricorreva alla metà di marzo, il re, che rappresentava l’ordine, per alcuni giorni si ritirava e la popolazione ricreava letteralmente il caos bevendo, permettendo agli schiavi di insultare i padroni e commettendo atti immorali. I romani ripresero queste usanze per festeggiare l’inizio dell’anno nello stesso mese di marzo finché, nel 46 a.C., Giulio Cesare decretò che doveva iniziare il 1° gennaio. Quel giorno era già dedicato a Giano, dio dell’inizio di ogni cosa, e da allora sarebbe stato anche il primo giorno dell’anno romano. La data cambiò, ma l’atmosfera di baldoria rimase. Dice la Cyclopedia di McClintock e Strong che il 1° gennaio la gente “si dava a eccessi sfrenati e a vari tipi di superstizioni pagane”. Poi, “nel 487 d.C. il 1° gennaio, o Capodanno, divenne giorno festivo anche della chiesa cristiana” (The World Book Encyclopedia - 1982, Vol. 14, pg. 237).
I babilonesi si impegnarono molto anche nello studio dell’astronomia cercando di scoprire il futuro nelle stelle. Furono essi che fecero per la prima volta le mappe dei gruppi di stelle che oggi portano il nome dei “dodici segni dello zodiaco”. Essi credevano che i pianeti avessero speciali poteri sulla vita degli uomini e diedero ai pianeti i nomi dei loro dei. Così, ad esempio, ad uno venne dato il nome di Ishtar, la loro dea dell’amore, che i romani chiamarono con il loro equivalente Venere. Un altro fu chiamato Marduk, che poi i romani cambiarono in Giove. Questa pratica, oggi definita “astrologia”, era prassi integrante della religione babilonica e ogni grande tempio in Babilonia aveva il suo osservatorio astronomico e gli “astrologi”, per lo più sacerdoti, vantavano grande sapienza, percezioni e poteri soprannaturali.
Alcuni di questi “astrologi” (greco màgoi, reso di solito in italiano “magi” o “uomini sapienti”) portarono doni al bambino Gesù. Essi erano pertanto servitori di falsi dèi e, consapevolmente o inconsapevolmente, erano guidati da qualcosa che sembrava loro una “stella” in movimento. Poiché Dio condannava tassativamente l’astrologia e la magia (cfr. Deuteronomio 18:9-11) è molto improbabile che quei “magi” fossero guidati da Lui. Quella “stella”, infatti, portò i “magi” dapprima da Erode per avvertirlo che era nato il “re dei giudei”, ed Erode, a sua volta, cercò di far uccidere Gesù. Quel piano però non riuscì poiché Dio intervenne dimostrandosi superiore agli dèi demonici degli astrologi, i quali perciò, dopo essere stati “avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese” (Matteo 2:2-12). In tal modo Dio sventò il nuovo tentativo di Satana di eliminare il “seme promesso”. Non fu di certo quella una “buona stella”! La conseguenza di quella visita fu, infatti, che Giuseppe, Maria e Gesù dovettero fuggire in Egitto e tutti i bambini maschi di Betleem “dall’età di due anni in giù” vennero assassinati. Da chi, dunque, ebbe origine quella “stella” che oggi viene mostrata in tutti i presepi? Non ci vuole molto a capirlo …..
Nel tempo gli dèi di Babilonia cominciarono a moltiplicarsi. Il pantheon si arricchì di diverse triadi di dèi. Una di queste era formata da Anu (dio del cielo), da Enlil (dio della terra, dell’aria e dell’uragano) e da Ea (dio delle acque). Un’altra triade era quella formata dal dio-luna Sin, dal dio-sole Shamash e dalla dea della fertilità Ishtar, amante o consorte di Tammuz. E’, dunque, a Babilonia che nacque il concetto di trinità, poi ripreso e sviluppato filosoficamente da Platone e infine adottato, a partire dal III secolo d.C., dal cristianesimo apostata. Si legge, infatti, nel Nouveau Dictionnaire Universel di Maurice Lachâtre “La trinità platonica, di per sé solo una ristrutturazione di trinità precedenti che risalivano a popoli più antichi, sembra essere la razionale e filosofica trinità di attributi che diede origine alle tre ipostasi o persone divine che le chiese cristiane hanno insegnato … Questa concezione della trinità divina che il filosofo greco aveva … si può rintracciare in tutte le antiche religioni [pagane]”.
Tammuz era il dio della vegetazione. Egli era rappresentato con la prima lettera del suo nome, l’antica Tau, che era una croce. Il “segno della croce” era il simbolo religioso di Tammuz. Nel suo dizionario teologico (An Expository Dictionary of New Testament Words) William Edwy Vine afferma, quindi, che la “forma ecclesiastica di una croce a due bracci … ebbe origine nell’antica Caldea, ed era usata come simbolo del dio Tammuz (essendo a forma del mistico Tau, iniziale del suo nome) in quel paese e nei paesi limitrofi, incluso l’Egitto … Verso la metà del III secolo d.C. le chiese si erano ormai dipartite da certe dottrine della fede cristiana o le avevano travisate. Per accrescere il prestigio dei sistemi ecclesiastici apostati, i pagani erano ricevuti nelle chiese indipendentemente dalla rigenerazione per mezzo della fede ed era largamente permesso loro di ritenere i loro segni e simboli pagani. Perciò il Tau o T, nella sua forma più frequente, con il pezzo in croce abbassato, fu adottato come simbolo della croce di Cristo”.
Le città dell’antica Babilonia avevano tutte le proprie divinità tutelari, una specie di “santi patroni”. A Ur c’era Sin; a Eridu, Ea; a Nippur, Enlil; a Cuta, Nergal; a Borsippa, Nebo e a Babilonia, Marduk (o Merodac). Di queste divinità erano fatte immagini davanti alle quali le persone si inginocchiavano e pregavano. Le statue venivano coperte di vesti costose, ornate di collane, braccialetti e anelli. Nei giorni di festa queste immagini erano portate in processione per le vie delle città. Una particolare devozione era riservata a Ishtar, la dea dell’amore e della fertilità. Ella era rappresentata nell’iconografia “come una madre che allatta il suo neonato”. Dice ancora una enciclopedia che “i suoi fedeli la chiamavano con i nomi più dolci: essa non è solo dea e signora ma anche madre misericordiosa, uditrice di preghiere, colei che intercede … colei che ha dato la vita all’universo e all’umanità” (Las Grandes Religiones Ilustradas: Asirio-Babilónica, Volume 20, Mateu-Rizzoli, pg. 53). Ecco perché il profeta scrisse di Babilonia: “è un paese di immagini scolpite e vanno pazzi per i loro idoli” (Geremia 50:38).
Babilonia era uno stato politico-religioso. Il suo sacerdozio era potentissimo e profondamente immischiato negli affari politici ed economici nazionali, ricco, opulento e avido. “Appena potevano i sacerdoti babilonesi convertivano in denaro tutti i sacrifici animali e tutte le decime religiose che il popolo presentava ogni giorno sugli altari, specialmente le cose che si deterioravano presto. Proprio come nella città natale di Abraamo in Ur dei Caldei, le autorità templari avevano i loro necessari depositi e dirigevano i loro propri negozi. Esse ritenevano bene investire le loro entrate religiose e a tale scopo avevano dunque le loro proprie banche” (The Bible as History, di Werner Keller). Vi fa venire in mente qualcosa tutto questo? Avete mai sentito parlare dello IOR (Istituto per le Opere Religiose) o del Banco Ambrosiano? Ecco perché nella visione di Giovanni dell’antitipica Babilonia è anche detto: “i mercanti della terra si sono arricchiti del suo lusso sfrenato” (Apocalisse 18:3).
Tra le principali credenze della religione babilonese c’era quello dell’immortalità dell’anima. Nel libro The Religion of Babylonia and Assyria Morris Jastrow jr scrive: “Né il popolo né i capi religiosi [babilonesi] ammisero mai la possibilità dell’annientamento totale di ciò che era stato chiamato all’esistenza. La morte era un passaggio a un altro genere di vita”. Sì, i babilonesi credevano che qualche tipo di vita, in qualche forma, continuasse dopo la morte. Lo indicavano seppellendo insieme ai morti oggetti che avrebbero usato nell’aldilà. Vi fa sorridere questa usanza? Ebbene tutt’oggi molti usano mettere nelle bare dove rinchiudono i loro cari morti foto o oggetti legati in qualche modo alla persona deceduta. Il motivo è sempre lo stesso: credere che la vita continua dopo la morte.
A questa credenza era ed è, naturalmente, legata quella del luogo di tormento eterno delle anime dei malvagi, il cosiddetto “inferno”. Sempre il libro sopra citato dice che presso i babilonesi gli “inferi … sono descritti come un luogo pieno di orrori, governato da dèi e demoni molto potenti e truci” (ibid.). Ma questo è un concetto che ha il solo scopo di disonorare Dio e di presentarlo sotto una cattiva luce ed è stato ideato dal principale calunniatore di Dio, il Diavolo, il cui nome significa “Calunniatore”, colui che Gesù Cristo definì “il padre della menzogna” (cfr. Giovanni 8:44).
Si potrebbero illustrare ancora numerosi esempi della religione babilonese, ma credo che questi siano già sufficienti per capire perché è così spesso menzionata nelle Sacre Scritture e cosa rappresenta la simbolica Babilonia di Apocalisse.
Quando Dio confuse la lingua a Babele, costringendo i suoi abitanti a spargersi per tutta la terra abitata, questi portarono con se ciascuno il proprio bagaglio di false dottrine e false pratiche religiose. E’ per questo motivo che noi ritroviamo in ogni parte della terra comune a molte religioni, incluse le chiese del falso cristianesimo, insegnamenti come quello della Trinità, dell’immortalità dell’anima e della vita dopo la morte, l’uso di immagini nell’adorazione, la venerazione di creature dichiarate “sante” e il loro “patronato” sulle città, paesi, villaggi, gruppi, confraternite, ecc., l’osservare certe festività (esempio il Capodanno), le processioni e usanze varie legati a questi culti nonché una “classe” sacerdotale distinta dal resto della popolazione, ricca, grassa, opulenta, immischiata con la politica e con le corrotte pratiche commerciali della Terra e una condizione sociale e morale di infimo livello!
E’ chiaro, dunque, chi è la Babilonia dell’Apocalisse?
No, non è l’antica Roma, come erroneamente sostiene la Chiesa Cattolica nella sua “cecità” spirituale (cfr. Matteo 23:16-22), poiché essa era un’entità politica, mentre l’apostolo Giovanni scrisse che con lei (Babilonia) “si sono prostituiti i re della terra”, e che “che regna su tutti i re della terra”, impero romano incluso (Apocalisse 17:2,18).
Essa simboleggia l’intero sistema religioso mondiale, incluso il falso cristianesimo, le cui dottrine e le cui pratiche trovano fondamento nella falsa religione sorta a Babele, o Babilonia, dopo il Diluvio in antitesi alla giusta adorazione di Dio.
Questo sistema religioso è totalmente lontano dalla semplicità, dalla genuinità e dalla verità del messaggio biblico e cristiano. Come lo descrive l’apostolo esso è pomposo, sfarzoso, ricco, sicuro del potere che deriva dall’esercitare influenza su gran parte del genere umano e dai suoi numerosi intrallazzi politico-economici. Perciò è descritta “vestita di porpora e di scarlatto … tutta adorna d'oro, di pietre preziose e di perle” mentre dice di se “sono regina, non sono vedova e non vedrò mai lutto” (Apocalisse 17:4,8).
Nel corso dei secoli la fastosa ricchezza delle religioni che professano il cristianesimo ha turbato molta gente. Papi, vescovi e altri dignitari ecclesiastici sono vissuti nello splendore “tosando” i loro greggi, nei quali molti sono vissuti in povertà. Ancor oggi, mentre molti soccombono alle difficili condizioni economiche che attanagliano l’intera terra, essi continuano a ostentare la loro grassa opulenza e la loro vergognosa ricchezza.
Il defunto arcivescovo Mariano Gaviola, che fu segretario generale della Conferenza Episcopale Filippina, disse una volta: “Quando i vescovi condannano gli illeciti e la corruzione del governo o il cattivo uso della ricchezza, alcuni si domandano da che pulpito viene la predica”.
Il Priore dei frati agostiniani di Eindhoven padre Robert Adolfs, all’indomani del Concilio Vaticano II affermò “che il Papa, come pure i cardinali e i vescovi, dovrebbero smetterla di indossare abiti elaborati, corone e altri capi di vestiario ‘tipici di una corte reale’ anziché di un servo che lava i piedi ai suoi fratelli”.
Dei predicatori evangelici televisivi, che viaggiano su jet privati e su Rolls Royce e abitano in appartamenti di lusso con rubinetterie in oro, Marshall Frady, corrispondente della rete televisiva ABC ha detto: “tutto il cerimoniale che accompagna la moderna predicazione televisiva sembra, a dir poco, molto lontano dall’originale semplicità di quel giovane e zelante mistico galileo che non aveva beni o consiglio di amministrazione, e che duemila anni fa camminava faticosamente in un polveroso angolo della terra, parlando”.
Come si può pensare che quell’umile e semplice uomo, Cristo Gesù, che disse “Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo” e raccomandò ai suoi discepoli: “Mentre andate, predicate, dicendo: ‘Il regno dei cieli si è avvicinato … Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non vi procurate oro né argento né rame per le borse delle vostre cinture, né bisaccia da cibo per il viaggio, né due vesti, né sandali né bastone; poiché l’operaio merita il suo cibo” (Luca 9:58; Matteo 10:7-10), si faccia rappresentare da questi uomini che “fanno tutte le loro opere per essere ammirati dagli uomini; allargano le loro filatterie, e allungano le frange dei loro vestiti. Amano i posti d'onore nei conviti e i primi posti nelle sinagoghe, e anche i saluti nelle piazze, e di sentirsi chiamare dagli uomini rabbi”? (cfr. Matteo 23:4-12).
Questo falso sistema religioso mondiale viene paragonato ad una donna, una “prostituta” o “meretrice” (Apocalisse 17:1). Perché una comparazione così infamante?
La ragione è che “Con lei si sono prostituiti i re della terra e gli abitanti della terra si sono inebriati del vino della sua prostituzione” (Apocalisse 17:2). In che modo?
Essa ha sempre mercanteggiato la sua influenza e si è intromessa nelle sfere del potere appoggiando i governi politici della terra (infatti nella visione cavalca la terza bestia, quella di colore scarlatto, che è l’immagine della prima bestia, la bestia del mare con sette teste e dieci corna che simboleggia l’intera organizzazione politica della Terra - Apocalisse 17:3, cfr. il post precedente) ricevendone in cambio potere e ricchezze (cfr. anche Giacomo 4:4).
Contro di lei c’è, poi, l’accusa che “in essa è stato trovato il sangue dei profeti e dei santi e di tutti coloro che sono stati uccisi sulla terra” (Apocalisse 18:24).
Immischiandosi nella politica, questa “grande meretrice” ha recato indicibili sofferenze e lutti al genere umano. Prendiamo, ad esempio, i retroscena dell’ascesa al potere di Hitler in Germania, retroscena che alcuni oggi vorrebbero cancellare dai libri di storia. Il 20 luglio 1933 il cardinale Pacelli (il futuro papa Pio XII) firmò a Roma un concordato fra il Vaticano e la Germania nazista. Tibor Koeves, nel suo libro Satan in Top Hat (Satana col cappello a cilindro), scrive: “Il Concordato fu una grande vittoria per Hitler. Gli diede il primo sostegno morale che avesse ricevuto dal mondo esterno, e questo dalla fonte più autorevole”. L’appoggio del Vaticano divenne un elemento importante nell’offensiva di Hitler per il dominio del mondo.
Sebbene un esiguo numero di sacerdoti e suore protestasse contro le atrocità commesse da Hitler - e ne pagasse individualmente le conseguenze - sia il Vaticano che la Chiesa Cattolica e il suo esercito di ecclesiastici appoggiarono attivamente o tacitamente la tirannide nazista, da essi considerata un baluardo contro il dilagare del comunismo mondiale. Tranquillamente chiuso in Vaticano, papa Pio XII lasciò che l’Olocausto degli ebrei e le crudeli persecuzioni contro altri proseguissero senza critiche.
Questo destreggiarsi della diplomazia cattolica illustra il tipo di meretricio praticato dalla religione nel corteggiare lo Stato politico per acquistare potere e vantaggi. Negli scorsi 4.000 anni (e tutt’oggi, se guardiamo a quello che sta accadendo in Medio Oriente) questi rapporti fra religione e politica sono stati e sono causa di guerre, persecuzioni e sventure su vasta scala.
Infine di lei è detto “che siede sopra molte acque” (Apocalisse 17:1). Cosa significa? L’antica città di Babilonia sorgeva su molte acque: il fiume Eufrate e numerosi canali. Quelle acque erano per lei una protezione, come pure una fonte di ricchezza commerciale. Allo stesso modo anche il suo antitipo, la Babilonia apocalittica, cioè tutta la falsa religione del mondo, fa affidamento su “molte acque” perché la proteggano e la facciano arricchire. Queste acque simboliche sono “popoli e folle e nazioni e lingue” (cfr. Apocalisse 17:15), cioè tutte le migliaia di milioni di esseri umani sui quali ha dominato e da cui ha tratto sostegno materiale. La storia però dice che improvvisamente, in una sola notte gli eserciti dei Medi e dei Persiani, prosciugarono le acque che proteggevano l’antica città di Babilonia deviando il corso del fiume Eufrate e conquistarono la città entrando per le sue porte sulla riva del fiume lasciate inspiegabilmente aperte, distruggendola col fuoco. Forse anche quell’antica Babilonia si sentiva sicura e pensava “sono regina, non sono vedova e non vedrò mai lutto”. In maniera sorprendente quell’avvenimento, in tutti i suoi particolari, era stato preannunciato circa 200 anni prima da Dio mediante un suo profeta (cfr. Isaia 44:27: 45:1). Quello fu anche un quadro profetico della fine che farà Babilonia la Grande, quella vista dall’apostolo Giovanni nella visione apocalittica, poiché anche le simboliche “acque” su cui poggia e confida la falsa religione mondiale, che sono i popoli che la sostengono, all’improvviso, “in un'ora sola” (Apocalisse 18:10), si “prosciugheranno” sull’incalzare degli avvenimenti mondiali che porteranno l’intero genere umano ad una crisi esistenziale irreversibile, di cui già vediamo i segni, cioè le toglieranno il loro appoggio e non solo, ma “la spoglieranno e la lasceranno nuda, ne mangeranno le carni e la bruceranno col fuoco” (Apocalisse 17:16,17). Perché e come avverrà tutto questo e quale saranno gli avvenimenti che si susseguiranno portando al culmine il “Giorno del Signore” lo vedremo nel prossimo post. |
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