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October 28 RASSEGNA STAMPA - Le notizie che non dovrebbero mai sfuggirciL'otto per mille, le scuole, gli ospedali, gli insegnanti di religione e i grandi eventi.
Ogni anno, dallo Stato, arrivano alle strutture ecclesiastiche circa 4 miliardi di euro I conti della Chiesa, ecco quanto ci costa
di Curzio Maltese – la Repubblica, 28 settembre 2007
"Quando sono arrivato alla Cei, nel 1986, si trovavano a malapena i soldi per pagare gli stipendi di quattro impiegati".
Camillo Ruini non esagera. A metà anni Ottanta le finanze vaticane sono una scatola vuota e nera … Un anno dopo l'arrivo di Ruini alla CEI, soltanto il passaporto vaticano salva il presidente dello IOR, monsignor Paul Marcinkus, dall'arresto per il crack del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi … Nel "ventennio Ruini", segretario dall'86 e presidente dal '91, la CEI si è trasformata in una potenza economica, quindi mediatica e politica … Le ragioni dell'ascesa di Ruini sono legate all'intelligenza, alla ferrea volontà e alle straordinarie qualità di organizzatore del personaggio. Ma un'altra chiave per leggerne la parabola si chiama "otto per mille". Un fiume di soldi che comincia a fluire nelle casse della CEI dalla primavera del 1990, quando entra a regime il prelievo diretto sull'Irpef, e sfocia ormai nel mare di un miliardo di euro all'anno … Il "prezzo della casta" è ormai calcolato in quattro miliardi di euro all'anno. "Una mezza finanziaria" …
Oltre quattro miliardi di euro all'anno, tra finanziamenti diretti dello Stato e degli enti locali e mancato gettito fiscale. La prima voce comprende il miliardo di euro dell'otto per mille, i 650 milioni per gli stipendi dei 22 mila insegnanti dell'ora di religione ("Un vecchio relitto concordatario che sarebbe da abolire", nell'opinione dello scrittore cattolico Vittorio Messori), altri 700 milioni versati da Stato ed enti locali per le convenzioni su scuola e sanità. Poi c'è la voce variabile dei finanziamenti ai Grandi Eventi, dal Giubileo (3500 miliardi di lire) all'ultimo raduno di Loreto (2,5 milioni di euro), per una media annua, nell'ultimo decennio, di 250 milioni. A questi due miliardi 600 milioni di contributi diretti alla Chiesa occorre aggiungere il cumulo di vantaggi fiscali concessi al Vaticano, oggi al centro di un'inchiesta dell'Unione Europea per "aiuti di Stato". L'elenco è immenso, nazionale e locale. Sempre con prudenza si può valutare in una forbice fra 400 ai 700 milioni il mancato incasso per l'Ici (stime "non di mercato" dell'associazione dei Comuni), in 500 milioni le esenzioni da Irap, Ires e altre imposte, in altri 600 milioni l'elusione fiscale legalizzata del mondo del turismo cattolico, che gestisce ogni anno da e per l'Italia un flusso di quaranta milioni di visitatori e pellegrini. Il totale supera i quattro miliardi all'anno, dunque una mezza finanziaria …
La Chiesa cattolica, non eletta dal popolo e non sottoposta a vincoli democratici, costa agli italiani come il sistema politico … Si può obiettare che gli italiani sono più contenti di dare i soldi ai preti che non ai politici, infatti se ne lamentano assai meno. In parte perché forse non lo sanno. Il meccanismo dell'otto per mille sull'Irpef, studiato a metà anni Ottanta da un fiscalista all'epoca "di sinistra" come Giulio Tremonti, consulente del governo Craxi, assegna alla Chiesa cattolica anche le donazioni non espresse, su base percentuale. Il 60 per cento dei contribuenti lascia in bianco la voce "otto per mille" ma grazie al 35 per cento che indica "Chiesa cattolica" fra le scelte ammesse (le altre sono Stato, Valdesi, Avventisti, Assemblee di Dio, Ebrei e Luterani), la CEI si accaparra quasi il 90 per cento del totale. Una mostruosità giuridica la definì già nell'84 sul Sole 24 Ore lo storico Piero Bellini … Ma pur considerando il meccanismo "facilitante" dell'otto per mille, rimane diffusa la convinzione che i soldi alla Chiesa siano ben destinati, con un ampio "ritorno sociale". Una mezza finanziaria, d'accordo, ma utile a ripagare il prezioso lavoro svolto dai sacerdoti sul territorio, la fatica quotidiana delle parrocchie nel tappare le falle sempre più evidenti del welfare, senza contare l'impegno nel Terzo Mondo. Tutti argomenti veri. Ma "quanto" veri? …
Fare i conti in tasca al Vaticano è impresa disperata. Ma per capire dove finiscono i soldi degli italiani sarà pur lecito citare come fonte insospettabile la stessa CEI e il suo bilancio annuo sull'otto per mille. Su cinque euro versati dai contribuenti, la conferenza dei vescovi dichiara di spenderne uno per interventi di carità in Italia e all'estero (rispettivamente 12 e 8 per cento del totale). Gli altri quattro euro servono all'autofinanziamento. Prelevato il 35 per cento del totale per pagare gli stipendi ai circa 39 mila sacerdoti italiani, rimane ogni anno mezzo miliardo di euro che il vertice CEI distribuisce all'interno della Chiesa a suo insindacabile parere e senza alcun serio controllo, sotto voci generiche come "esigenze di culto", "spese di catechesi", attività finanziarie e immobiliari … La Chiesa di vent'anni fa, quella in cui Camillo Ruini comincia la sua scalata, non ha i soldi per pagare gli impiegati della CEI, con le finanze scosse dagli scandali e svuotate dal sostegno a Solidarnosc … Dopo vent'anni di "cura Ruini" la Chiesa all'apparenza scoppia di salute. È assai più ricca e potente e ascoltata a Palazzo, governa l'agenda dei media e influisce sull'intero quadro politico, da An a Rifondazione, non più soltanto su uno. Nelle apparizioni televisive il clero è secondo soltanto al ceto politico. Si vantano folle oceaniche ai raduni cattolici, la moltiplicazione dei santi e dei santuari, i record di audience delle fiction di tema religioso. Le voci di dissenso sono sparite. Eppure le chiese e le sagrestie si svuotano, la crisi di vocazioni ha ridotto in vent'anni i preti da 60 a 39 mila, i sacramenti religiosi come il matrimonio e il battesimo sono in diminuzione.
Nove milioni per la campagna pubblicitaria sullo tsunami ma alle vittime è andato solo un terzo.
E alla fine l’ottanta per cento dei contributi assegnati rimane alla Chiesa cattolica
Dove finisce l’otto per mille, segreto da un miliardo di euro
di Curzio Maltese - la Repubblica, 3 ottobre 2007
Le campagne dell' "otto per mille" della Chiesa cattolica, che ogni primavera invadono l' etere, Rai, Mediaset e radio nazionali, sono considerate nel mondo pubblicitario un modello di comunicazione …. Chi non ricorda quella del 2005, imperniata sulla tragedia dello tsunami? Lo spot apre su un fragile villaggio di capanne, dalla spiaggia i pescatori scalzi scrutano l'orizzonte cupo. Voce fuori campo: «Quel giorno dal mare è arrivata la fine, l'onda ha trasformato tutto in nulla». Stacco sul logo dell'otto per mille: «Poi dal niente, siete arrivati voi. Le vostre firme si sono trasformate in barche e reti». Zoom su barche e reti. «Barche e reti capaci di crescere figli e pescare sorrisi». Slogan: «Con l'otto per mille alla Chiesa cattolica, avete fatto tanto per molti». Un capolavoro. La campagna 2005, affidata come le precedenti alla multinazionale Saatchi & Saatchi, secondo Il Sole 24 Ore è costata alla Chiesa nove milioni di euro. Il triplo di quanto la Chiesa ha poi donato alle vittime dello tsunami, tre milioni (fonte CEI), lo 0,3 per cento della raccolta …
Gli spot della Chiesa cattolica sono per la maggioranza degli italiani l'unica fonte d'informazione sull' otto per mille. Consegue una serie di pregiudizi assai diffusi. Credenti e non credenti sono convinti che la Chiesa cattolica usi i fondi dell' otto per mille soprattutto per la carità in Italia e nel terzo mondo. Le due voci occupano la totalità dei messaggi, ma costituiscono nella realtà il 20 per cento della spesa reale, come conferma Avvenire, che pubblica per la prima volta il resoconto sul numero del 29 settembre. L' 80 per cento del miliardo di euro rimane alla Chiesa cattolica … Tanto meno gli spot cattolici si occupano d' informare che le quote non espresse nella dichiarazione dei redditi, il 60 per cento, vengono comunque assegnate sulla base del 40 per cento di quanto è stato espresso e finiscono dunque al 90 per cento nelle casse della CEI … Lo Stato avrebbe dovuto illustrare e giustificare ai cittadini un meccanismo tanto singolare di «voto fiscale», unico fra i paesi concordatari … Il principio dell'assoluta volontarietà è la regola nel resto d'Europa. Lo Stato italiano lo adotta infatti per il «cinque per mille». ll "cinque per mille", nato nel 2006 per destinare appunto lo 0,5 dell' Irpef (660 milioni di euro, stima ufficiale delle Entrate) a ricerca e volontariato. Nel primo (e unico) anno hanno aderito il 61 per cento dei contribuenti, contro il 40 dell' "otto per mille": un successo enorme … Le sole quote volontarie ammontano a oltre 400 milioni. Ma con la Finanziaria del 2007 il governo ha deciso di porre un tetto di 250 milioni al fondo, che si chiama sempre "cinque per mille" ma è ridotto nei fatti a meno del due. Le quote eccedenti verranno prelevate dall' erario. Con una mano lo Stato dunque regala 600 milioni di quote non espresse alla CEI e con l' altra sottrae 150 milioni di quote espresse a favore di onlus e ricerca … Perché due pesi e due misure? Lo Stato in diciassette anni non ha speso una parola pubblica, uno spot, una pubblicità Progresso, per spiegare il senso, il meccanismo e la destinazione reale dell' otto per mille … Nel 2004 i media hanno dato grande risalto alla trovata del governo Berlusconi di utilizzare 80 dei 100 milioni ricevuti dall' otto per mille per finanziare le missioni militari, in particolare in Iraq. Degli altri venti milioni, quasi la metà (44,5 per cento) sono finiti nel restauro di edifici di culto, quindi ancora alla Chiesa. La percentuale di "voti" allo Stato italiano è crollata dal 23 per cento del 1990 all' 8,3 del 2006 … All'atteggiamento remissivo dello Stato italiano ha fatto da contraltare una crescente aggressività da parte delle gerarchie ecclesiastiche e soprattutto dei politici al seguito, cattolici e neo convertiti, nel rivendicare il denaro pubblico. In agosto, quando la commissione europea ha chiesto lumi al governo Prodi sui privilegi fiscali del Vaticano, nell' ipotesi si tratti di "aiuti di Stato" mascherati, l' ex ministro Roberto Calderoli, già protagonista delle battaglie anticlericali della Lega anni Novanta, ha chiesto al Papa di "scomunicare l' Unione Europea" … Con le altre confessioni lo Stato è assai meno generoso ... Ai valdesi sono andati nel 2006 circa 5 milioni 700 mila euro, ma avrebbero diritto a oltre 13 milioni. Il resto lo trattiene lo Stato. La Tavola Valdese usa i soldi dell' otto per mille al 94 per cento per la carità e il rimanente alla pubblicità. I pastori valdesi vivono delle donazioni spontanee.
L'ultimo dato ufficiale (2001) 650 milioni di stipendi agli insegnanti che nel frattempo sono diventati più di 25mila,
dei quali 14mila di ruolo
Religione, il dogma in aula un'ora che vale un miliardo
di Curzio Maltese – la Repubblica, 24 ottobre 2007
L'ultima ondata di bullismo nelle scuole ha convinto il governo a istituire dal prossimo anno due ore di educazione civica obbligatoria, chiamata Cittadinanza e Diritti Umani, in ogni ordine d' insegnamento, dalle materne ai licei. Durissima la protesta dei vescovi, che hanno parlato di "catechismo socialista" e invitato le associazioni di insegnanti e genitori cattolici a scendere in piazza e avvalersi dell'obiezione di coscienza … Nelle scuole italiane … l'ora di educazione civica è abolita nelle primarie e quasi inesistente nelle superiori. Lo Stato in compenso si preoccupa di tutelare il più possibile l'ora di religione, al singolare: cattolica. Quanto ai finanziamenti alle scuole private cattoliche, in teoria vietati dall'articolo 33 della Costituzione ("Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato"), l'attuale governo di centrosinistra, con il ministro Fioroni all'Istruzione, è impegnato al momento a battere i record di generosità stabiliti ai tempi di Berlusconi e Letizia Moratti … L'ora facoltativa di religione costa ai contribuenti italiani circa un miliardo di euro all'anno. E' la seconda voce di finanziamento diretto dello Stato alla confessione cattolica, di pochi milioni inferiore all'otto per mille. Ma rischia di diventare in breve la prima. L'ultimo dato ufficiale del ministero parla di 650 milioni di spesa per gli stipendi agli insegnanti di religione, ma risale al 2001 quando erano 22 mila e tutti precari. Ora sono diventati 25.679, dei quali 14.670 passati di ruolo, grazie a una rapida e un po' farsesca serie di concorsi di massa inaugurati dal governo Berlusconi nel 2004 e proseguita dall'attuale … L'inspiegabile privilegio ha spinto prima decine di precari e ora centinaia di insegnanti di ruolo di altre materie a promuovere cause legali di risarcimento. Nel caso, per nulla remoto, in cui le richieste fossero accolte dai tribunali del lavoro, lo Stato dovrebbe sborsare una cifra valutabile fra i due miliardi e mezzo e i tre miliardi di euro. A parte le questioni economiche e legali, chiunque ricordi che cos' era l'ora di religione ai suoi tempi e oggi chiunque trascorra una mattinata nella scuola dei figli non può evitare di porsi una domanda. Vale la pena di spendere un miliardo di euro all'anno, in tempi di tagli feroci all'istruzione, per mantenere questa ora di religione? Uno strano ibrido di animazione sociale e vaghi concetti etici destinati a rimanere nella testa degli studenti forse lo spazio d' un mattino. Pochi cenni sulla Bibbia, quasi mai letta, brevi e reticenti riassunti di storia della religione … In Europa il tema dell'insegnamento religioso nelle scuole pubbliche è al centro di un vivace e colto dibattito, ben al di sopra delle vecchie risse fra clericali e anticlericali … In Italia ogni timido tentativo di discussione è stroncato sul nascere da una ferrea censura. L'ora di religione cattolica è un dogma. La sola ipotesi di affiancare all'ora di cattolicesimo altre religioni, come avviene in tutta Europa con le sole eccezioni di Irlanda e dell'ortodossa Cipro, procura un immediata patente di estremismo, anticlericalismo viscerale, lobbismo ebraico o addirittura simpatie per Al Quaeda. Quanto ad abolirla, come in Francia, è un'ipotesi che non sfiora neppure le menti laiche … Gli unici ad avere il coraggio di proporlo sono stati, come spesso accade, alcuni intellettuali cattolici. Lo scrittore Vittorio Messori, per esempio: "Fosse per me cancellerei un vecchio relitto concordatario come l'attuale ora di religione. In una prospettiva cattolica la formazione religiosa può essere solo una catechesi e nelle scuole statali, che sono pagate da tutti, non si può e non si deve insegnare il catechismo. Lo facciano le parrocchie a spese dei fedeli … Il cardinale Carlo Maria Martini, da arcivescovo di Milano, aveva dichiarato che l'ora di religione delle scuole italiane doveva ritenersi inutile o anche "offensiva", raccomandando di raddoppiarla e farne una materia seria di studio oppure lasciar perdere. La CEI ha sempre risposto che l'ora di religione è un successo, raccoglie il 92 per cento di adesioni, a riprova delle profonde radici del cattolicesimo in Italia. Ma se la CEI ha tanta fiducia nei fedeli non si capisce perché chieda (e ottenga dallo Stato) che l'ora di religione sia sempre inserita a metà mattinata e mai all'inizio o alla fine delle lezioni, come sarebbe ovvio per un insegnamento facoltativo … D' altra parte la sicurezza ostentata dai vescovi si scontra con l'allarme lanciato nella relazione della CEI dell'aprile scorso sul progressivo abbandono dell'ora di religione, con un tasso di rinuncia che parte dal 5,4 delle elementari e arriva al 15,4 per cento delle superiori (con punte del 50 non solo nelle regioni "rosse" come la Toscana o l'Emilia-Romagna ma anche in Lombardia e nelle grandi città), man mano che gli studenti crescono e possono decidere da soli. Alla fine nessun argomento ufficiale cancella il dubbio. L'ora di religione, così com' è, costituisce davvero un insegnamento del catechismo ("che in ogni caso ciascuno si può portare a casa con poche lire" ricordava don Milani) o non piuttosto un altro miliardo di obolo di Stato a San Pietro?
Il segretario di Stato vaticano attacca gli articoli di Repubblica.
"L'apertura alla fede in Dio porta solo frutti a favore della società"
Bertone contro le inchieste sulla Chiesa "Finiamola con questa storia dei costi"
di Tarcisio Bertone, Cardinale Segretario di Stato vaticano - da l'Avvenire
"Finiamola con questa storia dei finanziamenti alla Chiesa: l'apertura alla fede in Dio porta solo frutti a favore della società". Il segretario di Stato Tarcisio Bertone, replica con durezza all'inchiesta sui costi dell'ora di religione. "C'è un quotidiano - lamenta - che ogni settimana deve tirare fuori iniziative di questo genere. "L'ora di religione è sacrosanta" … Esterna a tutto campo il cardinale, dopo la conferenza stampa sul Concerto di Ennio Morricone e dell'Arma dei Carbinieri che si terrà in Vaticano il prossimo 20 novembre. "Le difficoltà delle famiglie di arrivare alla fine del mese - risponde a un gionalista - sono reali. Mi auguro che le promesse del Governo vengano matenute. Il problema è quello delle risorse limitate, noi chiediamo che siano impiegate a favore della famiglia, dei figli, della solidarietà". Cita i cartelli di protesta che lo hanno accolto all'ospedale pediatrico promosso dal Vaticano (e gestito in convenzione con il SSN e la Regione Lazio). I dipendenti lamentano il mancato rispetto del contratto di lavoro che prevedeva uno scatto che non è stato ancora erogato: "è un problema reale, in questo momento siamo in problemi difficili sia dal punto di vista regionale che nazionale. Mancano le risorse: non parliamo degli stipendi vaticani. Potessi avere la bacchetta magica farei subito dei miracoli".
Democrazia e religione
di Ezio Mauro – Direttore de la Repubblica, 25 ottobre 2007
"Finiamola". Con questo invito che ricorda un ordine il Cardinal Segretario di Stato della Santa Sede, Tarcisio Bertone ha preso ieri pubblicamente posizione contro l'inchiesta di Repubblica sul costo della Chiesa per i contribuenti italiani, firmata da Curzio Maltese. "Finiamola con questa storia dei finanziamenti alla Chiesa - ha detto testualmente il cardinal Bertone : “l'apertura alla fede in Dio porta solo frutti a favore della società". Per poi aggiungere: "C'è un quotidiano che ogni settimana deve tirare fuori iniziative di questo genere. L'ora di religione è sacrosanta". Non ci intendiamo di santità, dunque non rispondiamo su questo punto. Ma non possiamo non notare come il tono usato da Sua Eminenza sia perentorio e inusuale in qualsiasi democrazia: più adatto a un Sillabo. L'attacco vaticano riguarda un'inchiesta giornalistica che analizza i costi a carico dei cittadini italiani per la Chiesa cattolica, dalle esenzioni fiscali all'otto per mille, al finanziamento alle scuole private, all'ora di religione: altre puntate seguiranno, finché il piano di lavoro non sia compiuto. Finiamola? E perché? Chi lo decide? In nome di quale potestà? Forse la Santa Sede ritiene di poter bloccare il libero lavoro di un giornale a suo piacimento? Pensa di poter decidere se un'inchiesta dev'essere pubblicata "ogni settimana" o con una diversa cadenza? E' convinta che basti chiedere la chiusura anticipata di un'indagine giornalistica per evitare che si discuta di "questa storia"? Infine, e soprattutto: non esiste più l'imprimatur, dunque persino in Italia, se un giornale crede di "tirar fuori iniziative di questo genere" può farlo. Salvo incorrere in errori che saremo ben lieti di correggere, se riceveremo richieste di rettifiche che non sono arrivate, perché nessun punto sostanziale del lavoro d'inchiesta è stato confutato. La confutazione, a quanto pare, anche se è incredibile dirlo, riguarda la legittimità stessa di affrontare questi temi. Come se esistesse, lo abbiamo già detto, un'inedita servitù giornalistica dell'Italia verso la Santa Sede, non prevista per le altre istituzioni italiane e straniere, ma tipica soltanto di Paesi non democratici. In più, Sua Eminenza è il Capo del governo di uno Stato straniero che chiede di "finirla" con il libero lavoro d'indagine (naturalmente opinabile, ma libero) di un giornale italiano. Dovrebbe sapere che in Occidente non usa. Mai. Stupisce questa reazione quando si parla non dei fondamenti della fede, ma di soldi. E tuttavia se la Chiesa - com'è giusto - vuole far parte a pieno titolo del discorso pubblico in una società democratica e trasparente, non può poi sottrarsi in nome di qualche sacra riserva agli obblighi che quel discorso pubblico comporta: per tutti i soggetti, anche quelli votati al bene comune. Anche questo è un aspetto della sfida perenne, e contemporanea, tra democrazia e religione.
Ben detto, Direttore! Ma le assicuro che volendo esaminare la questione anche dal punto di vista della “santità”, cioè sotto un aspetto puramente spirituale, la storia non cambia. L’arroganza clericale che non accetta confronti e critiche, sempre difesa dai suoi “scagnozzi”, politicanti o meno, tristi personaggi collusi con lo sfruttamento economico dello Stato - la vera “missione” della Chiesa -, delle nullità che hanno ragione di esistere solo perché asserviti e gratificati dalla Chiesa, affiora ogni volta che una voce si leva a condannare le menzogne e l’ipocrisia che sotto l’aspetto dottrinale e comportamentale permea la Chiesa cattolica. L’intento è sempre lo stesso: mettere a tacere la verità che tanto dà fastidio a coloro che la Parola di Dio definisce “ipocriti” e che dicono menzogne “segnati nella loro coscienza come da un ferro rovente” (1Timoteo 4:2).
"La mia casa sarà chiamata casa di preghiera, ma voi ne fate una spelonca di ladroni" - Matteo 21:13 October 25 CRISTIANESIMO O APOSTASIA? - II partePoco dopo la sua risurrezione Gesù incontrò gli undici apostoli fedeli e comandò loro: “Andate dunque e fate discepoli di persone di tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello spirito santo, insegnando loro ad osservare tutte le cose che vi ho comandato” (Matteo 28:19,20).
Quei cristiani presero molto a cuore questo comando tanto che solo pochi decenni dopo, verso il 60 d.C. l’apostolo Paolo poteva fare questo rapporto: “quella buona notizia che avete udito … è stata predicata in tutta la creazione che è sotto il cielo” (Colossesi 1:23).
I risultati furono meravigliosi. “Si aggiungevano i credenti nel Signore, moltitudini di uomini e donne” (Atti 5:14).
Questo nonostante la violenta persecuzione che spesso quegli uomini intrepidi incontrarono nel loro ministero.
La storia narra, infatti, che nei primi tre secoli d.C. i Cesari dell’Impero Romano lanciarono contro i primi cristiani circa 10 diverse ondate di persecuzione, ma tutto invano.
Poiché l’attacco frontale della persecuzione diretta di solito falliva, il Diavolo, il “nemico” della parabola del grano e delle zizzanie, cercò di intrappolare i seguaci di Gesù con mezzi più insidiosi.
L’apostolo Pietro infatti avvertì: “ci saranno in mezzo a voi falsi maestri che introdurranno eresie perniciose, rinnegando il Signore che li ha riscattati e attirandosi una pronta rovina. Molti seguiranno le loro dissolutezze e per colpa loro la via della verità sarà coperta di impropèri. Nella loro cupidigia vi sfrutteranno con parole false” (2Pietro 2:1-3).
Quali furono alcune di queste ‘eresie perniciose’ che portarono le persone a rinnegare il Signore Gesù?
Dice l’Encyclopædia Britannica: “Forse nulla ha teso a corrompere più completamente il cristianesimo dell’introduzione in esso di superstizioni che in se stesse sono realmente pagane, o sono state suggerite da pratiche pagane. Il paganesimo, non potendo opporsi con successo al cristianesimo, ha fatto molto per corromperlo, e in innumerevoli modi ne ha intaccato la purezza”.
Ha scritto il cardinale cattolico romano del XIX secolo John Henry Newman nel suo libro Essays and Sketches: “Quella grande porzione di ciò che in genere si riceve come verità cristiana è, nei suoi rudimenti o nelle sue parti distinte, da trovarsi nelle filosofie e nelle religioni pagane. Per esempio, la dottrina di una Trinità”
E ancora, nel suo libro The Development of Christian Doctrine, Newman ha aggiunto: “Costantino, per rendere accetta la nuova religione [cattolica romana] ai pagani, trasferì ad essa quell’apparato esteriore che essi erano abituati a vedere nella loro”.
Quindi, dopo aver elencato molte pratiche della sua chiesa, il cardinale ammette che queste “sono tutte derivazioni da usi pagani, santificati perché vennero adottati nella vita della Chiesa”.
Il cardinale si riferiva a Costantino il Grande, imperatore romano del quarto secolo. Figlio di Costanzo Cloro, nacque verso il 275 d.C. a Naisso, in quella che oggi è la Serbia. Nel 293 E.V. divenne imperatore delle province occidentali di Roma. Dopo un periodo di continua guerra civile, con la vittoria in due diverse campagne militari contro Massenzio e contro Licinio si assicurò un posto nella storia di Roma e divenne il solo governante dell’Impero.
Come aveva fatto la maggior parte degli imperatori romani anche Costantino ritenne necessario attribuire importanza alla religione nella propria strategia politica, per conferire alle proprie azioni almeno una parvenza di religiosità. Per rafforzare il suo potere aveva bisogno dell’“appoggio” di qualche divinità, ma non poteva riceverlo dagli dèi romani sempre più screditati.
Egli si rese conto che la religione “cristiana”, per quanto ormai apostata e profondamente corrotta, poteva essere efficacemente sfruttata come forza rivitalizzante e unificante del suo grande progetto imperiale. Adottando le fondamenta del cristianesimo apostata per ottenere il sostegno necessario al conseguimento dei suoi fini politici, decise di unificare i popoli sotto un’unica religione “cattolica”, cioè universale. Alle usanze e alle feste pagane furono dati nomi “cristiani”. E agli ecclesiastici “cristiani” furono concessi la posizione, il salario e il prestigio dei sacerdoti pagani.
Nel 325 d.C. Costantino, sempre più preoccupato per l’unità del suo impero, indisse un concilio dei suoi vescovi a Nicea per tentare di risolvere la controversia ariana. Egli stesso presiedette quel concilio e il suo ruolo fu determinante per la scelta trinitaria.
Tuttavia quel concilio non risolse affatto la controversia dottrinale. Non chiarì il ruolo dello spirito santo di Dio nella teologia trinitaria. La questione fu accanitamente dibattuta per decenni, e richiese altri concili e l’autorità di diversi imperatori e anche condanne all’esilio perché si raggiungesse infine un accordo.
La successiva conseguenza logica di quella teologia fu che, se Gesù era davvero Dio incarnato, allora Maria, madre di Gesù, era ovviamente la “Madre di Dio”. Con l’andar degli anni questo portò alla venerazione di Maria in molte forme diverse, nonostante la completa assenza di versetti biblici nei quali a Maria venga attribuito qualche ruolo importante eccetto quello di umile madre fisica di Gesù. Col passar dei secoli la dottrina della “Madre di Dio” è stata sviluppata e abbellita dalla Chiesa Cattolica Romana, col risultato che molti cattolici venerano Maria con assai più fervore di quanto non adorino Dio. E interessante notare cosa scrisse Epifanio, vescovo cattolico del IV secolo, nel suo trattato Panarion: “Certe donne addobbano una specie di carro o di portantina e, dopo avervi steso sopra un telo di lino, in un certo giorno festivo dell’anno vi pongono dinanzi per alcuni giorni una pagnotta che offrono nel nome di Maria. Poi tutte le donne mangiano di quel pane”, ed aggiunse: “Nessuno veneri Maria”.
Questo particolare richiama alla mente quel che accadde quando gli antichi Israeliti si allontanarono dalla vera adorazione; in Geremia 7:18 leggiamo: “I figli raccolgono la legna, i padri accendono il fuoco e le donne impastano la farina per preparare focacce alla Regina del cielo; poi si compiono libazioni ad altri dèi per offendermi”. Daniel L. Migliore, professore aggregato di teologia al Seminario di Princeton, ha scritto al riguardo: “Le nostre trasgressioni in merito a Maria sono numerose. . . . Ne abbiamo fatto la Regina del cielo”.
Come già accennato, nel 312 d.C. Costantino mosse guerra al rivale Massenzio. Si dice che lungo la strada egli abbia avuto una visione, una croce con la scritta “Hoc vince”, cioè “Con questo vinci”. Dopo quella vittoria Costantino adottò la croce come emblema dei suoi eserciti. Quando il cristianesimo divenne la religione di stato dell’impero romano, la croce divenne il simbolo della chiesa. Perché? L’Expository Dictionary of New Testament Words, di W. E. Vine, dice: “Verso la metà del III secolo d.C. le chiese si erano ormai dipartite da certe dottrine della fede cristiana o le avevano travisate. Per accrescere il prestigio dei sistemi ecclesiastici apostati, i pagani erano ricevuti nelle chiese indipendentemente dalla rigenerazione per mezzo della fede ed era largamente permesso loro di ritenere i loro segni e simboli pagani. Perciò il Tau o T, nella sua forma più frequente, con il pezzo in croce abbassato, fu adottato come simbolo della croce di Cristo”.
Ricordate nell’antica Babele o Babilonia questo segno di chi era il simbolo?
Forse vi meravigliate di sapere che la croce è un vecchio simbolo pagano. Molti credono che sia stato lo strumento con il quale fu messo a morte Gesù, e pensano che questo sia anche scritto nella Parola di Dio, la Bibbia. Ebbene, per descrivere lo strumento della morte di Cristo gli scrittori biblici usarono due parole greche: stauròs e xỳlon. Una enciclopedia biblica, l’International Standard Bible Encyclopedia afferma: “In origine il greco stauròs indicava un palo di legno appuntito verticale saldamente confitto nel suolo . . . Venivano posti l’uno accanto all’altro in file, in modo da formare recinzioni o palizzate difensive intorno agli insediamenti, oppure eretti singolarmente come strumenti di supplizio su cui individui colpevoli di gravi reati venivano pubblicamente appesi per lasciarveli morire”.
È vero che i romani usavano uno strumento di esecuzione chiamato in latino crux. E nel tradurre la Bibbia in latino la parola crux fu usata per rendere stauròs. Dato che la parola latina crux e quella italiana croce sono simili, molti presumono che una crux dovesse necessariamente consistere in un palo con un braccio trasversale. Ma un altro dizionario (l’Imperial Bible Dictionary) dice: “Anche tra i Romani la crux (da cui deriva la nostra parola croce) pare fosse in origine un palo verticale, che costituì sempre l’elemento principale”.
In quanto all’altra parola greca, xỳlon, in diverse scritture, come Esdra 6:11 nella traduzione biblica greca detta dei Settanta, viene tradotta “trave”. Per questo diverse traduzioni del Nuovo Testamento (La Bibbia Concordata, Diodati, Nardoni, Versione Riveduta e altre) la traducono con la parola “legno”.
Nonostante queste evidenze sull’origine pagano del simbolo della croce, alcuni continueranno forse a non vedere nulla di male nel portare una croce. Ma è possibile conciliare questo con l’ammonizione dell’apostolo Paolo: “Perciò, o miei cari, fuggite l'idolatria” (1 Corinzi 10:14)?
Dopo la questione trinitaria, un’altra causa di contesa tra i cristiani apostati fu la venerazione delle immagini. Il secondo dei dieci comandamenti diceva esplicitamente: “Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai” (Esodo 20:4,5). La legge data da Dio a Israele evidenziava la stupidità e la pericolosità di una tale pratica (cfr. Isaia 44:14-18). Durante l’VIII secolo i vescovi orientali si ribellarono a questa idolatria e diedero inizio al cosiddetto periodo dell’iconoclastia, o distruzione delle immagini. Furono emanate varie leggi per vietare l’uso delle immagini nell’adorazione. La venerazione delle immagini divenne una scottante questione politica che trascinò imperatori, papi, generali e vescovi in una vera e propria guerra teologica che portò a esecuzioni e massacri. Purtroppo col tempo tornarono all’uso delle icone.
Ma queste continue contese causate dal progressivo allontanamento dalle verità bibliche portarono ad una profonda spaccatura nella Chiesa cattolica. Nel 876 d.C. un sinodo di vescovi a Costantinopoli condannò il papa di Roma sia per le sue attività politiche che per non aver corretto l’eresia dell’aggiunta della parola filioque, per indicare che lo Spirito Santo procedeva sia dal Padre che dal Figlio, alla dottrina trinitaria nicena. Nel 1054 il legato pontificio scomunicò il patriarca di Costantinopoli che, a sua volta, lanciò l’anatema contro il papa. Questo scisma portò infine alla formazione delle Chiese Ortodosse Orientali: greca, russa, rumena, polacca, bulgara, serba, e altre chiese autonome.
Nel XII secolo Pietro Valdo, un francese di Lione, incaricò alcuni dotti di tradurre la Bibbia nella lingua d’oc [una lingua regionale] della Francia del Sud. Egli diede inizio a un movimento di predicatori, che vennero denominati valdesi. Questi rigettavano il sacerdozio cattolico, le indulgenze, il purgatorio, la transustanziazione e altre pratiche e credenze tradizionali cattoliche. I valdesi si diffusero in altri paesi, e il concilio di Tolosa nel 1229 cercò di fermarli bandendo il possesso di libri biblici. Sempre in quel secolo nel sud della Francia ebbe inizio un altro movimento ancora, quello degli albigesi (chiamati anche catari), che prendevano nome dalla città di Albi. Rigettavano le dottrine della Trinità, della nascita dalla Vergine, dell’inferno di fuoco e del purgatorio. Mettevano quindi attivamente in dubbio le dottrine di Roma. Fu indetta una crociata contro gli “eretici”, e i crociati cattolici trucidarono 20.000 uomini, donne e bambini a Béziers, in Francia. Seguì, quindi, il concilio di Narbona che proibì ai laici di possedere una qualunque parte della Bibbia.
La radice del problema per la Chiesa cattolica era evidentemente l’esistenza della Bibbia nella lingua del popolo.
Il successivo passo intrapreso dalla chiesa fu quello di istituire l’Inquisizione, un tribunale costituito per sopprimere l’eresia. Con l’Inquisizione ebbe inizio un’era di persecuzione religiosa accompagnata da abusi, denunce false e anonime, assassini, rapine, torture e morte lenta procurata a migliaia di persone che osarono dissentire dalla Chiesa. La libertà di espressione religiosa fu soffocata.
A tutt’oggi se qualcuno prova a dimostrare con la Parola di Dio tutte le falsità insegnate dalla Chiesa cattolica e la natura diabolica delle sue azioni, i moderni “crociati”, o clowns prezzolati clericali, insorgono con le armi dell’ignoranza e della stupidità nel vano tentativo di fermare l’inarrestabile decorso della verità! Alla loro ottusità sfugge l’avvertimento del profeta: “Qualsiasi arma formata contro di te non avrà successo, e qualsiasi lingua si levi contro di te in giudizio tu la condannerai” (Isaia 54:17).
“Fino a quando continuerete a giudicare con ingiustizia e a mostrare parzialità agli stessi malvagi? . . . “Essi non hanno conosciuto e non comprendono; nelle tenebre continuano a camminare” – Salmo 82:2,5
October 21 TUTTO COME SEMPRE: LA STORIA NON CAMBIA!“Consacrali nella verità. La tua parola è verità” (Giovanni 17:17).
Queste furono le parole che Gesù rivolse al suo Padre celeste in preghiera, poco prima di essere arrestato e quindi condannato a morte. Il suo pensiero andò ai suoi discepoli e a ciò che sarebbe accaduto loro dopo la sua morte. Come è scritto nel contesto non sarebbero stati tanto popolari e sarebbero stati addirittura odiati; ma la verità, quella verità che lui aveva loro insegnato e che aveva coraggiosamente difeso dagli ipocriti farisei, li avrebbe salvaguardati. Aveva infatti detto loro: “Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Giovanni 8:31,32).
Non mi sembra ci sia molto da “interpretare” su queste parole. Il pensiero di Gesù era chiaro: diede molta importanza alla verità e per lui la verità era la Parola di Dio, non ce n’era un’altra!
Per i cristiani, dunque, sia sotto l’aspetto dottrinale che del comportamento ciò che fa testo è sempre la Parola di Dio. Qualsiasi cosa essi credono e qualsiasi cosa essi facciano o dicono, deve trovare fondamento nella Parola di Dio.
Dai tempi apostolici, fino ai nostri giorni, i veri cristiani si sono sempre attenuti “strettamente” alla Parola di Dio, a costo di divenire impopolari, di esser tacciati di fanatismo, di esser condannati come “eretici”, spesso a costo della loro vita, persa in difesa della “verità”.
Solo per citare alcuni esempi di persone che, nel corso dei secoli, hanno coraggiosamente difeso la verità della Parola di Dio:
Pietro di Bruys ed Enrico di Losanna, nel X secolo respinsero il battesimo dei bambini e l’adorazione della croce. Per questo Enrico perse la libertà; Pietro perse la vita.
Berengario di Tours, un arcidiacono dell’XI secolo, fu scomunicato per avere messo in dubbio la transustanziazione.
I Valdesi, nel XII secolo non furono d’accordo con la Chiesa circa l’adorazione di Maria, la confessione ai sacerdoti, le messe per i morti, le indulgenze papali, il celibato sacerdotale e l’impiego di armi letterali. Molti di loro furono messi al rogo. Un gran numero furono vittime della terribile crociata che papa Innocenzo III indisse nel 1209 contro i catari e gli albigesi nel sud della Francia. Altri furono torturati e uccisi dalla spaventosa Inquisizione che si scatenò nella Francia meridionale nel 1229.
John Wycliffe, condannò ‘la gerarchia assetata di potere’ del XIV secolo. Traducendo l’intera Bibbia in inglese, Wycliffe e i suoi compagni la misero per la prima volta alla portata della gente comune. Egli fu condannato per eresia e licenziato dall’Università di Oxford; fu anche emanato un decreto che minacciava di scomunica chiunque avesse predicato o anche solo ascoltato le “sue” dottrine. Quando morì la tomba di John Wycliffe fu aperta, in conformità a un decreto emanato dal Concilio di Costanza, e i suoi resti vennero riesumati e bruciati.
I seguaci di Wycliffe furono chiamati Lollardi. I lollardi predicavano in pubblico, alla maniera dei primi cristiani (cfr. Atti 5:42), distribuendo opuscoli e parti della Bibbia. Questo comportamento “eretico” non stava bene alla Chiesa cattolica. L’uso della Bibbia divenne un punto focale della loro persecuzione e molti finirono sul rogo.
Jan Hus, rettore dell’Università di Praga, contestò la legittimità del papato e negò che la Chiesa fosse stata fondata su Pietro. In seguito a una controversia sorta in merito alla vendita delle indulgenze, nel 1415 Hus fu processato per eresia e bruciato sul rogo.
Girolamo Savonarola, predicatore domenicano del XV secolo, deplorò: ‘Papi e prelati parlano contro l’orgoglio e l’ambizione, e vi sono immersi fino al collo. Predicano la castità e hanno l’amante. Pensano solo al mondo e alle cose mondane; non sono per nulla interessati alle anime’. Nel 1497 il papa lo scomunicò. L’anno seguente venne arrestato, torturato e impiccato, il suo cadavere fu arso e le ceneri furono gettate nell’Arno.
Gli anabattisti (“ribattezzatori”), consideravano il battesimo dei bambini un’inutile formalità, dicendo che il battesimo era solo per i credenti adulti. Erano anche contrari a ricorrere ad armi letterali, perfino in guerre cosiddette giuste. Migliaia di essi furono messi a morte per le loro credenze.
William Carey, un missionario inglese del XVIII secolo. Con i suoi collaboratori tradusse la Bibbia per intero o in parte in oltre 40 lingue e dialetti indiani e di altri paesi dell’Asia. Quegli uomini incontrarono enormi ostacoli. Misero in pericolo la propria salute a causa delle cattive condizioni igieniche in un clima tropicale. E il loro lavoro fu vietato dalla Compagnia delle Indie Orientali. Ma essi compirono un’opera lodevole nel distribuire Bibbie.
Dunque la storia dimostra che tutte le volte che una voce si è levata in difesa della verità della Parola di Dio contro le falsità insegnate dagli apostati, subito si scatenava la reazione, anche violenta, dell’intolleranza cattolica!
Questa storia oggi non è cambiata!
Provate a contestare, Bibbia alla mano, tutte le falsità insegnate e praticate dalla Chiesa cattolica, ben evidenti negli incomprensibili dogmi e nei fatti ormai di quotidiana ripugnanza, e subito si alzano in coro le voci ignoranti (nella vera accezione del termine, cioè che ignorano la verità) di buffoni in vesti goliardiche e di impenitenti e frustrate maddalene, più che altro dedite alla vistosa ostentazione di una patetica e attempata sensualità, utile solo a far sbavare i soliti quattro “allupati”!
Il fatto è che voci contro le malefatte della Chiesa cattolica si levano ormai da ogni parte. Basta aprire i quotidiani, ascoltare notiziari TV, o anche leggere molti blog come questo.
Ma ciò che da veramente fastidio, come è sempre stato, è l’uso delle Sacre Scritture per condannare queste malefatte! Perché?
Come disse l’apostolo Paolo: “la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore. Non v'è creatura che possa nascondersi davanti a lui, ma tutto è nudo e scoperto agli occhi suoi e a lui noi dobbiamo rendere conto” (Ebrei 4:12,13).
Mentre gli uomini posso giudicare e valutare solo per quello che vedono di fuori, la Parola di Dio scopre quello che veramente abbiamo nel cuore. E se nel nostro cuore non c’è amore per la verità e per la giustizia divina, la nostra coscienza ci condanna, perché, come è scritto: “a lui dobbiamo rendere conto”. Questo è proprio quello che non vogliono fare questi “istrioni” del piacere e della sensualità, questi “adoni” virtuali, questi predicatori di un falso “rispetto”, dietro il quale altro non mascherano che il loro desiderio di agire come gli pare, tanto che neanche Dio li deve giudicare! Questi postulanti di una ipocrita “umiltà”, come definiscono orgogliosamente la loro cieca ignoranza che non fa loro apprezzare la conoscenza della verità e né, tantomeno, permette loro di difenderla alla maniera di Cristo e dei suoi discepoli: con riferimenti e citazioni della Parola di Dio!
Perciò essi digrignano i denti e, blaterando le loro personali idee, invocano il condono o il perdono ad ogni costo della loro vanità, della loro falsa modestia e della loro lascivia!
Vantano le loro “buone azioni”, anzi neanche le loro ma quelle degli altri, ma non conoscono il pensiero di Dio: “Ecco, obbedire è meglio del sacrificio” (1Samuele 15:22). Quello che Dio richiede soprattutto è l’ubbidienza alle sue norme! Cosa che ad essi non aggrada! Come i loro ipocriti antenati hanno “annullato la parola di Dio in nome della …tradizione” (Matteo 15:6).
Hanno ben imparato dalla loro Chiesa a riempirsi la bocca della parola "amore". Su quale esempio? Parlano d’amore e poi si scannano gli uni con gli altri nelle guerre che li vedono su fronti opposti! Si chiamano “fratelli” ma fanno come Caino che aveva appena ucciso Abele e a Dio che glie ne chiedeva conto disse: “Sono forse il guardiano di mio ‘fratello’?” L’aveva appena ammazzato ma continuava a chiamarlo ‘fratello’.
Riguardo a questi ipocriti individui disse l’apostolo Pietro: “dovete sapere, che verranno … schernitori beffardi, i quali si comporteranno secondo le proprie passioni” (2Pietro 3:3).
Schernire, o cercare di mettere in ridicolo i sostenitori della verità della Parola di Dio è sempre stata una caratteristica dei falsi adoratori perché questa è anche la caratteristica principale del Diavolo, che significa, appunto, “calunniatore”.
Gesù fu schernito, deriso, beffeggiato, preso in giro, trattato in modo insolente e perfino sputacchiato (cfr. Marco 5:40; Marco 15:29-31; Luca 16:14). Anche i primi cristiani furono beffeggiati (cfr. Atti 2:13; 17:32).
Parlar male degli altri serve spesso a soddisfare certi bisogni emotivi egoistici. E’ un mezzo per accrescere la propria popolarità o un comodo mezzo per sfogare la propria ira e la propria gelosia.
E spesso si attribuiscono ad altri quelle che in effetti sono le proprie frustrazioni. Dice infatti un proverbio mondano: “la lingua batte dove il dente duole”!
Dice ancora un proverbio biblico: “Chi dissimula l'odio ha labbra bugiarde, chi spande la calunnia è uno stolto” (Proverbi 10:18 VR). Cosa significa?
Prima si legge che “Chi dissimula l'odio ha labbra bugiarde”. Questa è una verità da non sottovalutare. Se un uomo nel suo cuore prova odio per un altro, il fatto che lo nasconda con parole adulatorie in effetti costituisce un inganno. Questo è un avvertimento per gli ignavi “amici” dello schernitore, così che sappiano che essi sono solo uno strumento per i suoi sordidi scopi. Le parole dette poi in "confessionale" sono in effetti di tutt’altro tenore!
Nella seconda parte il proverbio dice: ‘chi spande la calunnia è uno stolto’. L’astio spinge lo schernitore a fare del male servendosi di false accuse o di commenti denigratori per indurre gli ascoltatori a disprezzare la persona odiata. Chi fa questo è senz’altro “stolto” o stupido. La “calunnia” non cambia ciò che l’altra persona effettivamente è. È invece il calunniatore a essere marchiato per quello che è: solo uno stupido! Le persone di discernimento disprezzeranno “lui” per il suo comportamento, come dice ancora il proverbio: “lo schernitore è qualcosa di detestabile al genere umano” (Proverbi 24:9).
Ancora è scritto: “Lo schernitore non ama chi lo riprende. Non andrà dai saggi” (Proverbi 15:12). Dunque, come nel caso degli antichi farisei e dei denigratori della Parola di Dio di ogni tempo, gli amici dello stupido sono gli stessi stupidi che ridono della sua stoltezza confondendo la vera amicizia, basata su elevati valori morali, con la connivenza e una sorta di omertosa associazione a delinquere!
Vorrei concludere l’argomento con un detto molto significativo: “i grandi uomini parlano di idee, gli uomini comuni parlano di cose e i piccoli uomini parlano delle persone”.
Ma ancora una volta è la Parola di Dio che ci illumina al riguardo affermando: “Razza di vipere, come potete dire cose buone, voi che siete cattivi? Poiché la bocca parla dalla pienezza del cuore” (Matteo 12:34).
October 18 CRISTIANESIMO O APOSTASIA? - I parteCome è noto i primissimi anni di vita di un bambino sono importantissimi perché sono gli anni formativi in cui vengono poste le basi della futura personalità dell’individuo.
In maniera simile i primi 400 anni della storia del cristianesimo sono fondamentali per capire cosa è successo agli insegnamenti del suo fondatore.
Una delle sue parabole, quella del grano e delle zizzanie, preannunciava infatti l’apostasia o la nascita di un falso cristianesimo dopo la morte dei suoi apostoli. E verso il 98 d.C. Giovanni, l’ultimo degli apostoli a morire, scrisse nella sua prima lettera: “Figlioli, questa è l'ultima ora. Come avete udito che deve venire l'anticristo, di fatto ora molti anticristi sono apparsi. Da questo conosciamo che è l'ultima ora” (1Giovanni 2:18).
Dunque già a quel tempo cominciarono a manifestarsi quelle simboliche “zizzanie” i “figli del maligno”, Satana il Diavolo, quei “lupi rapaci”, come li definì l’apostolo Pietro, volti “a insegnare dottrine perverse per attirare discepoli dietro di sé” (Matteo 13:37-39; Atti 20:29,30).
Cosa dunque rivela la storia dei primi secoli del cristianesimo?
Prima di rispondere a questa domanda, è utile ricordare un’altra verità espressa da Gesù Cristo: “Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!” (Matteo 7:13, 14).
La strada dell’opportunismo è larga; quella dei giusti princìpi è stretta.
Sin da quando il cristianesimo ebbe inizio, a coloro che abbracciavano questa fede impopolare si aprivano due vie: o attenersi agli insegnamenti, ai princìpi di Cristo e alle Sacre Scritture, che non ammettono compromessi, o lasciarsi attrarre dalla via larga e comoda del compromesso col mondo di quel tempo.
Come vedremo, quei primi quattro secoli di storia mostrano quale via scelse infine la maggioranza.
Nel libro The Crucible of Christianity il Prof. Harry Austryn Wolfson, della Harward University, ha scritto che nel II secolo ci fu nel cristianesimo un grande afflusso di “gentili preparati nel campo filosofico”. Questi ammiravano la sapienza dei greci e credevano di trovare somiglianze tra la filosofia greca e gli insegnamenti delle Sacre Scritture. Wolfson ha quindi affermato che: “I Padri della Chiesa . . . si accinsero al loro lavoro sistematico per mostrare come, sotto il linguaggio semplice in cui le Scritture amano esprimersi, si nascondono le dottrine dei filosofi espresse negli oscuri termini tecnici coniati presso l’Accademia, il Liceo e la Stoa [scuole filosofiche greche]”. Questo atteggiamento diede alla filosofia e alla terminologia greca ampio modo di infiltrarsi negli insegnamenti cristiani, in particolare con la dottrina trinitaria e con la credenza in un’anima immortale. Secondo Wolfson “I Padri della chiesa cominciarono a cercare nella vasta terminologia greca due termini tecnici adatti, dei quali uno sarebbe servito a definire la realtà della distinzione di ciascun componente della Trinità come singola entità e l’altro sarebbe servito a definire la loro sostanziale unità”.
Tuttavia questi “filosofi” dovettero ammettere che “la concezione di un Dio trino è un mistero che non si può sciogliere con la ragione umana”. Essi non tennero di alcun conto l’avvertimento dell’apostolo Paolo che disse: “Badate che nessuno vi inganni con la sua filosofia e con vuoti raggiri ispirati alla tradizione umana, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo” (Colossesi 2:8).
Il sottile influsso della filosofia greca fu un fattore determinante nell’apostasia che seguì alla morte degli apostoli. La dottrina greca dell’immortalità dell’anima comportava la necessità di dare all’anima varie destinazioni: cielo, inferno, purgatorio, paradiso, limbo. Manipolando queste dottrine divenne facile a una classe sacerdotale tenere le masse in sottomissione nel timore dell’aldilà e per spillare loro doni e offerte.
Ma come ebbe origine una classe sacerdotale separata dal resto dei fedeli?
Le chiese, o comunità di fedeli, del I secolo non avevano una classe clericale separata. Tutti i cristiani, come avevano insegnato Gesù e i suoi apostoli, erano ministri e predicatori del Regno di Dio. C’erano nelle comunità corpi di sorveglianti (greco epìskopos) formati da uomini che, a motivo della loro condotta e della loro spiritualità, erano qualificati per insegnare ai loro conservi cristiani. Non indossavano nessun abito distintivo. Ciò che li distingueva era la loro spiritualità (cfr. 1Timoteo 3:2-7).
Fu solo col passar del tempo che la parola epìskopos (sorvegliante, soprintendente) si trasformò in “vescovo”, col significato di sacerdote che ha giurisdizione sugli altri componenti del clero della sua diocesi. Il gesuita spagnolo Bernardino Llorca spiega: “Primo, non si faceva sufficiente distinzione tra vescovi e presbiteri, e ci si atteneva solo al significato dei termini: vescovo equivale a soprintendente; presbitero equivale ad anziano … Ma a poco a poco la distinzione divenne più netta, essendo denominati vescovi i soprintendenti più importanti, che possedevano la suprema autorità sacerdotale e la facoltà di imporre le mani e conferire il sacerdozio” (Historia de la Iglesia Católica). Questi vescovi cominciarono a esercitare le proprie funzioni nell’ambito di una specie di sistema monarchico, in particolare dall’inizio del IV secolo. Fu stabilita una gerarchia, o complesso di autorità ecclesiastiche, e con l’andar del tempo il vescovo di Roma, che asseriva di essere successore di Pietro, fu riconosciuto da molti quale vescovo supremo.
Oggi la posizione di vescovo nelle diverse chiese cosiddette cristiane è una posizione di prestigio e di potere, in genere ben rimunerata e spesso pari a quella dell’élite del paese. Ma c’è un’enorme differenza tra questa esaltata posizione di preminenza e la semplicità dell’organizzazione sotto Cristo e gli anziani, o sorveglianti, delle chiese cristiane del I secolo. C’è un’abisso tra l’apostolo Pietro e i suoi cosiddetti successori, che vivono circondati da magnificenza regale in Vaticano. Scrisse infatti egli in una sua lettera: “Esorto gli anziani [greco epìskopos] che sono tra voi, quale anziano come loro, … pascete il gregge di Dio che vi è affidato, sorvegliandolo non per forza ma volentieri secondo Dio; non per vile interesse, ma di buon animo; non spadroneggiando sulle persone a voi affidate, ma facendovi modelli del gregge” (1Pietro 5:1-3).
Per quale motivo questi personaggi vollero distinguersi in questo modo? Che cosa cercarono di fare di se stessi?
Ricordiamo che Gesù Cristo, quando denunciò gli scribi e i Farisei giudei quali “ipocriti” e “serpenti, progenie di vipere”, disse : “… voi non fatevi chiamare "rabbì", perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate nessuno "padre" sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo. E non fatevi chiamare "maestri", perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo” (Matteo 23:8-10).
Secondo una nota enciclopedia (la Cyclopædia di M’Clintock e Strong) “dal tempo di Cipriano ... padre del sistema gerarchico, la distinzione di clero e laicato divenne preminente … dal terzo secolo in poi, il termine clerus (kle´ros, ordo) fu applicato quasi esclusivamente al sacerdozio per distinguerlo dal laicato".
Thascio Cecilio Cipriano nacque verso il 200 d.C. e morì a Cartagine, in Africa, nel 258. Egli è considerato come uno dei "padri" della Chiesa e santificato dalla Chiesa Cattolica. Fece molto per dare rilievo al suo episcopato e per rafforzarlo. Sotto di lui si tennero sette concili, l’ultimo nel 256.
Fu questo cosiddetto clero “cristiano” a mostrar d’essere “l’uomo iniquo, il figlio della perdizione” collegato con l’apostasia?
Scrisse di questi l’apostolo Paolo: “Egli si pone in opposizione e s’innalza al di sopra di chiunque è chiamato ‘dio’ o oggetto di riverenza, così che si mette a sedere nel tempio del Dio, mostrando pubblicamente d’essere un dio” (1Tessalonicesi 2:4).
Dice al riguardo il dizionario ecclesiastico di Ferraris: “Il papa è di tale dignità e altezza che è non semplicemente un uomo, ma, per così dire, Dio, e il Vicario di Dio … Egli ha tale grande dignità e potenza da occupare l’unico e stesso tribunale di Cristo . . . Così che qualsiasi cosa il papa faccia sembra che proceda dalla bocca di Dio. . . . Il papa è, per così dire, Dio sulla terra”.
E chi è poi che si fa chiamare “reverendo”, divenendo in tal modo “oggetto di riverenza”?
Dunque, il predetto “uomo iniquo” è un “uomo” composito, è l’intero clero religioso della professante chiesa “cristiana”. Questo, come scrisse l’apostolo Paolo, ha mostrato di “porsi in opposizione” rendendosi ‘amico’ del mondo, secondo la regola dichiarata dall’ispirato discepolo Giacomo nella sua lettera: “L’amicizia di questo mondo è la nemica di Dio. Chiunque sarà perciò amico di questo mondo diverrà nemico di Dio” (Giacomo 4:4). Il clero costringe i politicanti, gli uomini d’affari e i militari a riconoscere il suo potere. Il potere e sostegno della classe clericale è invariabilmente cercato dai governanti politici. In ogni cerimonia che si rispetti sono tutti lì, in prima fila a braccetto!
Il titolo “papa” (dal greco pàpas, padre) non era in uso durante i primi due secoli. Nessuno degli apostoli, tantomeno Pietro, assunse tale titolo. Tra i primi vescovi di Roma che imposero la propria autorità ci fu Leone I (papa, 440-61). Michael Walsh, ex gesuita, spiega nel suo libro An Illustrated History of the Popes: “Leone si appropriò il titolo un tempo pagano di Pontifex Maximus, tuttora usato dai papi, e portato, fin verso la fine del IV secolo, dagli imperatori romani”
[Pontifex Maximus o Pontefice Massimo o Sommo Pontefice era il titolo che gli imperatori romani acquisivano in qualità di capi della religione dello stato al momento della loro nomina imperiale; i vescovi di Roma, in perfetta linea con la loro condotta apostata, si sono quindi appropriati di questo titolo pagano]. Con questa mossa Leone I rese evidente che, mentre l’imperatore deteneva il potere temporale a Costantinopoli in Oriente, lui esercitava il potere spirituale da Roma in Occidente. Un esempio dell’esercizio di questo potere si ebbe nell’anno 800 quando papa Leone III incoronò Carlo Magno dando così inizio al Sacro Romano Impero. Dal 1929, grazie al concordato con il governo fascista di Mussolini, i governi secolari riconoscono al papa di Roma il carattere di capo di Stato, con sovranità territoriale sulla Città del Vaticano. Fu così ripetuta la duplice investitura degli imperatori pagani romani di capo dello stato e capo della religione. Pertanto la Chiesa Cattolica Romana, a differenza di tutte le altre organizzazioni religiose, può inviare ai governi del mondo i suoi rappresentanti diplomatici o nunzi in aperto contrasto con quanto affermò Gesù: “Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù” (Giovanni 18:36). Al papa sono conferiti molti titoli onorifici, tra i quali Vicario di Gesù Cristo, Successore del Principe degli Apostoli, Sommo Pontefice della Chiesa Universale, Patriarca d’Occidente, Primate d’Italia, Sovrano della Città del Vaticano. È’ accompagnato con pompa e cerimonie. Gli vengono tributati gli onori riservati ai capi di Stato. Non così si comportò l’apostolo Pietro, il supposto primo papa e vescovo di Roma; quando il centurione romano Cornelio cadde ai suoi piedi per rendergli omaggio: “Pietro lo rialzò, dicendo: «Alzati: anch'io sono un uomo»" (Atti 10:25,26).Dunque non fu a causa di Dio che i fomentatori dell’“apostasia” o ribellione si elevarono al rango di “clero” distinguendosi in tal modo dagli altri componenti della comunità che essi chiamarono “laicato”. Questo fu un trucco di Satana il Diavolo per cercar di allontanare le persone dal vero cristianesimo e dal seguire gli insegnamenti di Cristo, come ben spiega ancora l’apostolo Paolo: “Il mistero dell'iniquità è già in atto … la cui venuta avverrà nella potenza di Satana, con ogni specie di portenti, di segni e prodigi menzogneri, e con ogni sorta di empio inganno per quelli che vanno in rovina perché non hanno accolto l'amore della verità per essere salvi” (2Tessalonicesi 2:7-10).
Per portare al potere il cosiddetto clero “cristiano” e mantenervelo, l’opera e l’attività di Satana dovevano essere “con ogni specie di portenti, di segni e prodigi menzogneri, e con ogni sorta di empio inganno”. I cosiddetti miracoli, i segni e i portenti, l’alta stima e la riverenza che sono state mostrate al clero, le loro grandi, splendide decorazioni, i loro titoli altisonanti, i loro impressionanti riti ecclesiastici, la loro istruzione superiore, la loro reputazione e la loro influenza presso lo stato politico, tutta questa menzognera, ingannevole prova di sostegno soprannaturale del “clero” ha lo scopo di far credere alle persone che il clero rappresenti il vero Dio e ne abbia la nomina, l’approvazione e l’appoggio e che ne siano gli agenti terreni. Satana, che si trasforma in “angelo di luce”, fa in modo che i suoi terreni ministri di religione continuino a “trasformarsi in ministri di giustizia” (2Corinti 11:14, 15).
Ma come fu che questi apostati conseguirono tanto potere e prestigio? E come fu che la semplicità e l’umiltà di Gesù Cristo e dei primi cristiani si convertirono nell’alterigia e nel fasto del falso cristianesimo? Col prossimo post vedremo cosa dice la storia …..
October 14 COSA E' SUCCESSO ALLA RELIGIONE - II parteII parte
“Perché parli loro in parabole?”
Questa fu la domanda che i suoi discepoli fecero a Gesù. Ancor più interessante fu la sua risposta:
“Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato … Per questo parlo loro in parabole: perché pur vedendo non vedono, e pur udendo non odono e non comprendono … Perché il cuore di questo popolo si è indurito, son diventati duri di orecchi, e hanno chiuso gli occhi, per non vedere con gli occhi, non sentire con gli orecchi e non intendere con il cuore e convertirsi” (Matteo 13:10-15).
Le parabole di Gesù toccavano il cuore e la coscienza ed egli se ne serviva per vagliare gli ascoltatori e fare una separazione fra le persone scartando quelli dal cuore insensibile. Perché? In certi casi, per cogliere il pieno significato delle sue parole, gli ascoltatori dovevano investigare diligentemente. Le persone umili erano spinte a chiedere maggiori informazioni (cfr. Matteo 13:36; Marco 4:34).
Le parabole di Gesù rivelavano quindi la verità a quelli che nel loro cuore desideravano ardentemente conoscerla; al tempo stesso occultavano la verità alle persone orgogliose.
Quelle parabole spesso illustravano importanti aspetti degli sviluppi di quella contesa, di cui ho parlato nella prima parte di questo argomento, tra la progenie della simbolica “donna” di Dio, la sua organizzazione celeste e quella di Satana il Diavolo (cfr. Genesi 3:15).
La “progenie” principale della simbolica “donna” di Dio è Gesù. Una creatura spirituale, l’arcangelo Michele [questo il suo nome nella sua esistenza preumana], il primogenito della creazione di Dio, colui che gli fu accanto in tutti gli altri atti creativi (Colossesi 1:15-17), il Suo figlio prediletto (cfr. Matteo 3:17).
Per farlo nascere come uomo sulla terra Dio gli preparò una discendenza fatta di uomini e donne fedeli. Uno di questi fu Abramo, ubbidiente fino ad essere disposto a sacrificare il suo unico figlio Isacco [gesto che fu un tipo profetico del sacrificio di Gesù da parte del Padre] (cfr. Galati 3:15). A lui Dio fece infatti la promessa: “… E per mezzo del tuo seme tutte le nazioni della terra certamente si benediranno” (Ge 22:16-18). Un altro fedele antenato fu il re Davide, che Dio definì: “uomo secondo il mio cuore” (Atti 13:22). A lui Dio rinnovò la sua promessa riguardo alla “progenie”: “… assicurerò dopo di te la discendenza uscita dalle tue viscere, e renderò stabile il suo regno … La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a me e il tuo trono sarà reso stabile per sempre” (2Samuele 7:12-16). Gesù, a suo tempo, nacque da due devoti discendenti della casa reale del re Davide: Giuseppe (padre adottivo) e Maria, ereditando così il diritto legale e naturale ad essere re del regno di Dio.
La progenie di Satana il Diavolo, al contrario, è composta dai demòni (angeli ribelli), dagli uomini e dalle organizzazioni umane che manifestano le sue stesse caratteristiche: ribellione, menzogna, calunnia e omicidio, nonché opposizione alla volontà di Dio e a coloro che Lo adorano.
Dopo la ribellione in Eden cominciarono a comparire persone e organizzazioni che manifestavano caratteristiche simili. Fra questi ci fu Caino, che assassinò Abele perché sacrificava a Dio mostrando di riconoscerne la giustizia (cfr. 1Giovanni 3:10-12). In seguito ci furono gli angeli ribelli che materializzarono corpi umani al tempo del Diluvio (cfr. 2Pietro 2:4; Giuda 6). Dopo il Diluvio sorse Nimrod, fondatore dell’impero e della religione babilonese, il cui stesso nome lo contraddistingueva come ribelle, che divenne un potente cacciatore e governante in opposizione a Dio (cfr. Genesi 10:9). Oltre a ciò, ci fu una successione di regni antichi, inclusa Babilonia, con le loro religioni sostenute dallo Stato e basate sulla falsità, i quali oppressero crudelmente gli adoratori di Dio (cfr. Geremia 50:29). Al tempo di Gesù gli scribi e i farisei avevano mostrato ripetutamente che tipo di persone erano: avidi, immorali, bugiardi, assassini e persecutori di quelli che servivano Dio secondo verità; perciò Gesù disse loro: “Serpenti, progenie di vipere, come sfuggirete al giudizio della Geenna?” identificandoli in tal modo come parte del seme del Serpente (cfr. Matteo 23:13, 33).
“Serpenti, razza di vipere, come potrete scampare dalla condanna della Geenna?
Perciò ecco, io vi mando profeti, sapienti e scribi;
di questi alcuni ne ucciderete e crocifiggerete,
altri ne flagellerete nelle vostre sinagoghe e li perseguiterete di città in città”
(Matteo 23:33,34)
Ma la progenie di Satana il Diavolo doveva avere ancora ulteriori e sorprendenti sviluppi.
Gesù illustrò questo con una sua parabola, quella del grano e delle zizzanie narrata nel capitolo 13 del vangelo di Matteo:
“Il regno dei cieli si può paragonare a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma mentre tutti dormivano venne il suo nemico, seminò zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi la messe fiorì e fece frutto, ecco apparve anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Padrone, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania? Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo. E i servi gli dissero: Vuoi dunque che andiamo a raccoglierla? No, rispose, perché non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio” (Matteo 13:24-30).
Cosa significava questa parabola poi lo spiegò lui stesso in privato ai discepoli che glie lo avevano chiesto:
“Colui che semina il buon seme è il Figlio dell'uomo. Il campo è il mondo. Il seme buono sono i figli del regno; la zizzania sono i figli del maligno, e il nemico che l'ha seminata è il diavolo. La mietitura rappresenta la fine del mondo, e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, intenda” (Matteo 13:37-43).
Vediamo dunque come si può “intendere” ciò che Gesù disse.
Il “Figlio dell’uomo”, è Gesù stesso; più volte durante il suo ministero egli si definì con questa espressione (cfr. Matteo 8:20; 25:31; 26:64 e anche Daniele 7:13,14).
Il “campo” è “il mondo” [greco, kòsmos], cioé il mondo del genere umano. Gesù seminò con zelo la parte ebraica del “campo” nei tre anni e mezzo del suo ministero terreno (cfr. Matteo 9:35-38). In seguito, dalla Pentecoste del 33 d.C. in poi, piantò “seme eccellente” prima tra i giudei e infine in tutto il mondo o “campo” (cfr. Atti 1:8).
I “figli del regno” – il buon seme, il grano – furono tutti quelli che, grazie all’opera di predicazione di Gesù e dei suoi apostoli, accettarono Gesù come il promesso Messia e re del Regno di Dio e divennero suoi discepoli e sudditi di quel Regno. La cronaca di quel tempo dice: “Per di più, continuavano ad aggiungersi credenti nel Signore, moltitudini di uomini e donne” (Atti 5:14). Furono infatti stabilite “chiese” o comunità di suoi discepoli in ogni parte della terra o del mondo allora conosciuto: dal medio oriente alla penisola iberica, dalle regioni europee a quelle africane. In seguito queste persone assunsero, sotto la spinta dello Spirito Santo, o forza attiva di Dio, il nome di “cristiani” (Atti 11:26).
“Mentre tutti dormivano”, dice la parabola “il suo nemico, seminò zizzania in mezzo al grano”. Gesù indicò che “il suo nemico” era Satana il Diavolo. Nella Bibbia il ‘sonno’ può rappresentare la morte o la sonnolenza spirituale. Avvicinandosi alla morte, l’apostolo Paolo disse: “Io so che dopo la mia partenza entreranno fra voi lupi rapaci, che non risparmieranno il gregge; perfino di mezzo a voi sorgeranno alcuni a insegnare dottrine perverse per attirare discepoli dietro di sé” (Atti 20:29,30). Quando gli apostoli, che collettivamente ‘agivano da restrizione’ contro l’apostasia, cominciarono ad addormentarsi nella morte, molti sorveglianti [greco epìskopos] di quelle comunità di cristiani smisero di ‘essere svegli’ (2Tessalonicesi 2:3, 6-8). Essendo spiritualmente sonnolenti, non protessero i “figli del regno” dai “lupi rapaci” che cominciarono a entrare fra loro. Questi erano “zizzanie” seminate fra il “seme eccellente”. Riferendosi alla fine del periodo apostolico, l’apostolo Giovanni, l’ultimo degli apostoli a morire, scrisse: “Figlioli, questa è l'ultima ora. Come avete udito che deve venire l'anticristo, di fatto ora molti anticristi sono apparsi. Da questo conosciamo che è l'ultima ora. Sono usciti di mezzo a noi, ma non erano dei nostri; se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi; ma doveva rendersi manifesto che non tutti sono dei nostri” (1Giovanni 2:18, 19). È il caso di notare che le “zizzanie” non sono una forma degenerata di grano. Il seme di grano non produce mai zizzanie. Questo fatto scientifico libera il “Figlio dell’uomo”, Cristo Gesù, il “seminatore del seme eccellente”, da qualsiasi responsabilità per ciò che è accaduto nel “suo campo”. Il “seme eccellente” che seminò non avrebbe mai prodotto una messe di zizzanie.
Dunque la parabola di Gesù del grano e delle zizzanie preannunciava lo sviluppo di un falso cristianesimo dopo la morte degli apostoli. Satana il Diavolo avrebbe introdotto nelle comunità dei veri cristiani molte “zizzanie”, “lupi rapaci” e “anticristi”, come avevano predetto Gesù e i suoi apostoli e discepoli Paolo, Pietro, Giovanni e Giuda (Atti 20:29; 2Pietro 2:1-3; 1Giovanni 2:18; Giuda 4) che avrebbero insegnato false dottrine e diffuso false pratiche religiose non contenute nella Parola di Dio, la Bibbia, ma di origine satanica.
Questa situazione avrebbe inevitabilmente turbato i “servi” del “Figlio dell’uomo” che chiesero: “Vuoi dunque che andiamo a raccoglierla?”. Gesù rispose: “No, perché non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura”, poi spiegò: “La mietitura rappresenta la fine del mondo”.
Dunque cristianesimo vero e cristianesimo falso dovevano svilupparsi insieme nel “campo” o “mondo” del genere umano per un certo periodo di tempo. Solo alla fine i loro frutti sarebbero stati ben evidenti e, quindi, facilmente separabili. Ecco perché Gesù disse, parlando dei falsi profeti: “Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni” (Matteo 7:16-18).
Iniziamo a comprendere perché tra molti cosidetti “cristiani” oggi troviamo tanta ipocrisia, tanta avidità, tanta immoralità e tanta menzogna?
Sarà dunque interessante vedere come la storia descrive lo sviluppo del falso cristianesimo, il capolavoro di Satana il Diavolo.
Questo l’esaminerò con un prossimo post.
“Chi commette il peccato viene dal diavolo, perché il diavolo è peccatore fin dal principio. Ora il Figlio di Dio è apparso per distruggere le opere del diavolo. Chiunque è nato da Dio non commette peccato, perché un germe divino dimora in lui, e non può peccare perché è nato da Dio. Da questo si distinguono i figli di Dio dai figli del diavolo: chi non pratica la giustizia non è da Dio” – 1Giovanni 3:8-10
October 12 RISPOSTA PUBBLICA A UN "PICCOLO UOMO"
Sig. Alby, come le è noto l’avevo diffidata dal tornare a scrivere sul mio blog a meno che non avesse avuto qualcosa di sensato e di educato da scrivere. Non è che ha fatto molto progresso da allora, ma apprezzo la sua dichiarata intenzione di migliorarsi perciò le rispondo con un pubblico intervento sembrandomi, peraltro, molto riduttivo, per un narcisista come lei, un semplice commento. Noterà anche che mi rivolgo a lei con il termine che lei stesso si è attribuito, che trovo molto azzeccato! Non mi fraintenda però, non voglio assolutamente offenderla, come non ho mai inteso fare, perché, mi creda, non ne ho proprio alcun interesse. Ma voglio essere franco con lei, come lo sono sempre stato nella mia vita, sotto ogni aspetto, perché non ci possa mai essere equivoco su ciò che veramente penso! Non sono mai stato né opportunista, né ipocrita nei miei rapporti col prossimo, nel bene e nel male, ma piuttosto schietto perché non mi piace né prendere in giro me stesso, tantomeno gli altri con salamelecchi e smancerie. Per di più non sono alla ricerca di consensi per compensare frustrazioni che non ho o per rivalutare una vita di cui sono pienamente soddisfatto!
Fatta questa debita premessa rispondo all’argomento oggetto del suo intervento sul mio blog.
Quello che io penso e scrivo della Chiesa cattolica, come istituzione, è solo una piccola goccia, e anche la meno autorevole, nel mare di indignazione generale che sta riempiendo il mondo della comunicazione man mano che le malefatte dei suoi rappresentanti vengono alla luce e la gente ne prende coscienza! E mi fa piacere che anche lei comincia a credere alla fondatezza di tanto sdegno! Ultimo emblematico esempio è quello del cappellano militare Christian von Wernich condannato all’ergastolo in Argentina per aver partecipato in prima persona alla strage degli oppositori politici del regime del generale Videla. Come saprà (se oltre a ballare, beato lei, qualche volta legge anche i giornali) è stato riconosciuto responsabile della partecipazione diretta in 31 casi di tortura, 42 detenzioni illegali e 7 omicidi. “La vicenda – scrive Omero Ciai su La Repubblica del 10 ottobre u.s. - è emblematica dell’atteggiamento della Chiesa locale in quegli anni, quando numerosi sacerdoti si schierarono dalla parte degli assassini e le alte gerarchie chiusero gli occhi perché «il processo di riorganizzazione nazionale» (il nome burocratico che i militari diedero al massacro) doveva «purificare» l’Argentina e riportarla sulla retta via dei valori cattolici e occidentali”. Bei valori, complimenti, eh!... che ne pensa sig. Alby? E non va sottaciuta al riguardo neanche la responsabilità del cardinale Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires, presidente dei vescovi argentini, che durante la dittatura militare svolse attività politica nella Guardia di Ferro(1), un’organizzazione della destra peronista, il quale, davanti a tanta evidenza, non si vergogna di dichiarare che la Chiesa cattolica argentina è “perseguitata, calunniata e diffamata” (le ricorda qualcosa questo atteggiamento?) o il cardinale Pio Laghi, che giocava a tennis con i generali assassini e torturatori mentre migliaia di argentini morivano nei lager o “sparivano” nell’oceano, il quale invece ha trovato sicuro riparo entro le amiche mura vaticane. Mi sembra, dunque, che, se di generalizzato vogliamo parlare, in tutto questo di generalizzato c’è proprio il comportamento ipocrita, omertoso e spesso corresponsabile dei più efferati atti delittuosi delle gerarchie ecclesiastiche cattoliche.
1.800 anni di storia, quella della gerarchia cattolica, segnata da corruzione, avidità, immoralità, guerre, assassini, con papi e cardinali in lotta per il proprio potere, partecipi delle lotte dei potenti, guerrafondai, impegnati ad arricchirsi, amanti dell’opulenza e dei piaceri della carne, dediti al concubinaggio seminando figli illegittimi a desta e a manca. Ma lei, sinceramente pensa che quell’uomo semplice, onesto, compassionevole, benigno, umile e avvicinabile che era Gesù possa farsi rappresentare da gente simile? L’uomo che disse ai suoi discepoli: “…Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro, né argento, né moneta di rame nelle vostre cinture, né bisaccia da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché l'operaio ha diritto al suo nutrimento” (Matteo 10:8-10) possa identificarsi in persone che hanno fatto dello sfarzo e dell’agiatezza il loro stile di vita? L’uomo che viveva dello stretto necessario per sostenersi, come qualche pane e pochi pesci, e che fu disposto a dividerlo con altri (Matteo 14:19), possa riconoscersi nell’opulenza delle tavole ecclesiastiche? L’uomo che disse al giovane ricco: “… va, vendi quello che hai e dallo ai poveri … poi vieni e seguimi” (Marco 10:21) possa essere felice di vedere i forzieri di "Santa Madre Chiesa" pieni di ogni sorta di oggetti preziosi di inestimabile valore commerciale mentre nel mondo milioni e milioni di persone muoiono letteralmente di fame oppressi dalla loro povertà? L’uomo che si inginocchiò davanti ai suoi discepoli per lavare loro i piedi e disse: “…chi è il più grande tra voi diventi come il più piccolo e chi governa come colui che serve” (Luca 22:26) possa rivedersi in chi è abituato ad avere ai suoi piedi decine e decine di servitori? Questa non è semplice e facile retorica, purtroppo, ma drammatica realtà! E pensa, onestamente, che Cristo, allorché disse: “Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità” (Giovanni 18:37) abbia potuto delegare simili personaggi a insegnare le sue verità? Lei lo farebbe? E’ per questo che, dal punto di vista dottrinale, questi loschi personaggi, approfittando dell’innato bisogno di credere che è in tutti noi, della buona fede della gente e dell’ignoranza delle Sacre Scritture a cui hanno costretto le persone, spesso anche con la violenza, hanno insegnato solo menzogne su menzogne atte a conseguire i loro abietti scopi egoistici. Insegnamenti come quello della vita dopo la morte, che implica il dire le messe dei defunti e tutto il commercio che attorno vi si svolge e la venerazione dei santi e della Madonna, con il rilevante introito del turismo religioso dei pellegrinaggi e con la vendita di immagini e oggetti “sacri”, ne sono solo un piccolo, significativo esempio!
E’ vero, come lei dice, che all’interno della comunità dei fedeli di questa Chiesa si possono trovare persone che, a titolo del tutto personale, si impegnano per compiere opere meritevoli e sono da apprezzare. Ma questo non salva la Chiesa cattolica, nel suo complesso, dalle sue gravi responsabilità! Esattamente come gente sincera al tempo di Gesù, quali Gamaliele, Nicodemo e lo stesso apostolo Paolo, essi stessi farisei, non salvarono la faccia della classe dei Farisei di quel tempo, di cui Gesù disse: “… voi che avete per padre il diavolo, e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin da principio e non ha perseverato nella verità, perché non vi è verità in lui” e ancora “… farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti agli uomini; perché così voi non vi entrate, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrarci” (Matteo 23:13). Con queste parole è pienamente sconfessata, peraltro, la sua, e l’altrui, personale convinzione che Dio condona o perdona tutto! E’ vero che Egli è un Dio misericordioso, ma è anche un Dio di giustizia, cosa di cui noi abbiamo perso la percezione; dice ancora la Sua parola: “… il Signore sa liberare i pii dalla prova e serbare gli empi per il castigo nel giorno del giudizio, soprattutto coloro che nelle loro impure passioni vanno dietro alla carne e disprezzano il Signore” (2Pietro 2:9,10). Perciò rifletta bene su quello che si è chiesto il salmista: “Perché l'empio disprezza Dio e pensa: «Non ne chiederà conto»?” (Salmo 9:34).
Lei dichiara poi di essere impegnato in una attività di valore sociale. Sebbene mi ha lasciato perplesso il suo modo di fare, che dovrebbe garantire la massima tutela dei minori che le vengono affidati mentre spesso, glie lo dico con tutta sincerità, ho avuto l’impressione che lei sacrificasse il loro diritto alla privacy e la loro immagine per salvaguardare la sua immagine (cosa che, lei sa benissimo, non sarebbe autorizzato a fare), riconosco che comunque è coinvolto, qualsiasi ruolo occupi, anche il più marginale, in un compito impegnativo che le fa onore! Ma spesso l’ho sentita lamentarsi delle enormi difficoltà che incontra, soprattutto sotto l’aspetto economico. Anche su questo vorrei aiutarla a ragionare. Quei ragazzi, per l’avversa sorte ricevuta, hanno diritto ad avere tutto e di più! Ma ricevono le briciole del dovuto! Questo certamente per colpa di uno Stato che ha colpevolmente rinunciato ad assolvere i suoi doveri per favorire una Chiesa che fagocita gran parte delle risorse destinate a questa assistenza per tenere in piedi il proprio baraccone. Provi a leggere l’inchiesta di Curzio Maltese pubblicata su La Repubblica del 3 ottobre u.s. sull’uso che la Chiesa cattolica fa dell’8x1000 destinato ad opere caritatevoli. Circa 1.000 milioni di euro! Di questi solo il 20%, dichiarato ma non documentato (?), è destinato dalla Chiesa cattolica a tali opere, il resto va tutto al mantenimento di quel clero avido, immorale e bugiardo e per pagare i danni causati dalle loro perversioni. Guardi come l’apostolo Paolo descrive la loro condizione morale e il punto di vista di Dio che, mi scusi, conta un po’ più del suo e di chiunque altro, me compreso, e ci rifletta: “Perciò Dio li ha abbandonati all'impurità secondo i desideri del loro cuore, sì da disonorare fra di loro i propri corpi, poiché essi hanno cambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno venerato e adorato la creatura al posto del creatore … Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; … si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s'addiceva al loro traviamento. E poiché hanno disprezzato la conoscenza di Dio, Dio li ha abbandonati in balìa d'una intelligenza depravata, sicché commettono ciò che è indegno, colmi come sono di ogni sorta di ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia; pieni d'invidia, di omicidio, di rivalità, di frodi, di malignità; diffamatori, maldicenti, nemici di Dio, oltraggiosi, superbi, fanfaroni, ingegnosi nel male, … insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia. E pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo continuano a farle, ma anche approvano chi le fa” (Romani 1:24-32)! Le sembra chiaro il concetto di giustizia di Dio?
Come vede continuo a citare versetti biblici a sostegno delle mie tesi, esattamente come facevano Gesù e i suoi discepoli. Questo è il mio modo di dimostrare la mia fiducia e il mio rispetto per le Sacre Scritture, perché anche per questo motivo Dio le ha fatte scrivere: “Tutta la Scrittura infatti è ispirata da Dio e utile per insegnare, convincere, correggere e formare alla giustizia, perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona” (2Timoteo 3:17). Lei non lo fa, non perché ne ha rispetto, come farisaicamente sostiene, ma semplicemente perché non le conosce e perché molto probabilmente la Bibbia lei non l’ha mai letta, limitandosi ad assorbire qualche semplice nozione forse ascoltata durante qualche messa! Chiunque ha letto la Parola di Dio è in grado almeno di ricordare qualche versetto, come fa qualche suo compiacente e più “devoto” amico e non è affatto necessario essere dei “biblisti” (ma che vuol dire?) o dei laureati in teologia per leggerla e capirne il significato! Scrisse ancora l’apostolo Paolo: “Considerate infatti la vostra chiamata, fratelli: non ci sono tra voi molti sapienti secondo la carne, non molti potenti, non molti nobili. Ma Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio” (1Corinzi 1:26-29). Qualunque persona può leggere le Sacre Scritture, in piena libertà (oggi, ma non fino a qualche secolo fa, quando la Chiesa cattolica imperava col suo potere temporale e mandava al rogo chiunque venisse trovato in possesso di una copia della Bibbia – non le puzza un po’ di “bruciato” questo fatto?). Il loro contenuto è scritto in modo semplice e alla portata di ognuno perché contengono il messaggio del Creatore per tutte le sue creature, in qualsiasi tempo, luogo e condizioni vivano: non le sembra del tutto logico questo? Che l’avrebbe fatte scrivere a fare se solo pochi potevano capirle? E laddove c’è bisogno di una interpretazione, mi riferisco all’aspetto profetico, è Dio stesso che la fornisce nel contesto della stessa Parola, come dimostrò Gesù subito dopo il battesimo allorchè entrò nella sinagoga di Nazaret, prese la profezia di Isaia e la spiegò (Luca 4:16.21). Come fece ancora l’apostolo Pietro nel suo discorso il giorno di Pentecoste, quando leggendo versetti dei profeti e collegandoli tra loro spiegò il perché e il significato di quella manifestazione miracolosa (Atti cap. 2). A questo serve il collegamento dei vari versetti e non, come pretestuosamente dice lei, e anche la sua Chiesa, per ingannare estrapolandoli dal loro contesto! Il loro contesto è l’intera Parola di Dio e il suo unico tema, dal primo all’ultimo libro: il Regno di Dio! E’ un metodo a cui ricorre la stessa Chiesa cattolica, quando le fa comodo, ma che, al solito, condanna quando lo usano gli altri!
Comunque il semplice leggere la Bibbia non garantisce che ne capiamo il vero significato, cioé che ne abbiamo “intendimento”, e che acquistiamo “sapienza”, cioè la capacità di metterla in pratica, come raccomandano le Scritture: “Acquista sapienza, acquista intendimento. Non dimenticare, e non deviare dai detti della mia bocca. Non lasciarla, ed essa ti custodirà. Amala, e ti salvaguarderà. La sapienza è la prima cosa. Acquista sapienza; e con tutto ciò che acquisti, acquista intendimento” (Proverbi 4:5:7). Ci vuole qualcosa di più! Ascolti bene come lo spiega Gesù stesso: “A voi è concesso di capire i sacri segreti del regno dei cieli, ma a loro non è concesso. Poiché a chiunque ha sarà dato dell’altro e sarà nell’abbondanza; ma a chiunque non ha sarà tolto anche quello che ha. Per questo parlo loro mediante illustrazioni, perché, guardando, guardano invano, e udendo, odono invano, e non ne afferrano il significato; e in loro si adempie la profezia di Isaia, che dice: ‘Udendo, voi udrete, ma non ne afferrerete affatto il significato; e, guardando, guarderete ma non vedrete affatto. Poiché il cuore di questo popolo è divenuto ottuso, e con gli orecchi hanno udito con indifferenza, e hanno chiuso gli occhi; affinché non vedano con gli occhi e non odano con gli orecchi e non ne afferrino il significato col cuore e non si convertano, e io non li sani’” (Matteo 13:11-15). Per leggere e capire la Parola di Dio non è necessaria un gran cultura mondana, ci vuole solo un cuore ben disposto! Dobbiamo avere a cuore l’amore per la verità e per la giustizia divina. Solo in questo caso Dio, con l’aiuto del suo spirito, cioè della sua forza attiva, aprirà anche le nostre menti per capire i Suoi “sacri segreti”. Altrimenti continueremo a barcollare tra le nostre confuse idee personali che difficilmente corrispondono a quelle del nostro Creatore, poiché è anche scritto: “Come i cieli sono più alti della terra, così le mie vie sono più alte delle vostre vie, e i miei pensieri dei vostri pensieri” (Isaia 55:9). Questa è vera umiltà: cercare di avere i pensieri di Dio e non i nostri personali! Il resto è solo edonismo, pura ipocrisia, una sorta di “malversazione” del libero arbitrio che Dio ci ha donato e gratuita santocchieria!
In conclusione, sig. Alby, la smetta di gridare “al lupo al lupo”; la storia della mancanza di rispetto o dell’assolutismo è del tutto pretestuosa e non regge. Non sono un nuovo Messia che cerca adepti, così come non lo sono tante altre persone sincere che non si sono accontentate di una etichetta appiccicata alla nascita e si son volute accertare con i propri occhi e con la propria mente di cosa è scritto nella Parola di Dio. E’ tempo che lo faccia anche lei, se è sincero e se vuol togliersi di dosso quell’epiteto di “piccolo uomo” che lei stesso si è dato e se vuole crescere, come fece San Paolo, fariseo di nascita, il quale, quando la verità gli fu rivelata, smise d’essere fariseo e divenne un devoto discepolo di Gesù Cristo, affermando: “Quand'ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l'ho abbandonato” (1Corinzi 3:11). Non c’è in me nessun astio e nessuna acrimonia nei suoi confronti perciò le faccio i miei più sinceri auguri perché lei divenga un assiduo lettore della Parola di Dio, impari ad apprezzarla e soprattutto impari quella verità che fin’ora le è stata negata dall’ipocrisia e dalla demoniaca malvagità di una religione che, lungi dal rappresentare Cristo, rivela ogni giorno di più di trovarsi in totale antitesi coi suoi insegnamenti! Per un maggiore approfondimento di quest’aspetto la rimando al mio prossimo post che tratterà la seconda parte della storia dell’apostasia religiosa!
P.S. – Per sua informazione, “Ama il prossimo tuo come te stesso” non è il primo ma il secondo dei due più importanti comandamenti insegnati da Gesù! (Matteo 22:36-40). Il primo è: “Ama il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questi due racchiudono tutti i precedenti comandamenti stabiliti dalla Legge mosaica (come ho già spiegato in un mio vecchio post). Non lo dimentichi!
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(1) L’isola del Silenzio. Il ruolo della Chiesa nella dittatura argentina, di Horacio Verbitsky
October 08 COSA E' SUCCESSO ALLA RELIGIONE - I parteHo letto con interesse i vari tentativi di dare la risposta a una mia domanda posta sul blog di una cara amica e cioé: PERCHE' QUESTA CHIESA, NONOSTANTE LE GIUSTE RIMOSTRANZE E I TANTI APPELLI DI CHI ANCORA CI SI RICONOSCE, NON CAMBIA?
In linea generale mi pare che, pur con diverse sfumature, la colpa viene data all’avidità e all’ipocrisia delle persone che la governano. Giusto pensare questo perché è una sacrosanta verità! Questi individui sono però da una parte anche giustificati con il pensiero, abbastanza diffuso, che sono uomini come gli altri e perciò sbagliano come tutti. Quindi si confida nell’amore di Dio che, essendo tanto buono, alla fine non può condannare nessuno! Come si dice: mal comune mezzo gaudio! Sfugge però all’attenzione di questi benpensanti che Dio: “… non risparmiò il mondo antico, … mentre faceva piombare il diluvio su un mondo di empi; condannò alla distruzione le città di Sòdoma e Gomorra, riducendole in cenere, ponendo un esempio a quanti sarebbero vissuti empiamente. … Il Signore sa … serbare gli empi per il castigo nel giorno del giudizio, soprattutto coloro che nelle loro impure passioni vanno dietro alla carne e disprezzano il Signore” (2Pietro 2:5-10). Dunque, secondo San Pietro, Dio è meno “buono” di quanto pensano i soliti narcisisti sacrestani falliti nonché le varie perpetue salottiere, conniventi e contenti di nutrirsi delle briciole morali, e anche materiali, che cadono dalla opulenta tavola clericale. Dio è, per nostra fortuna, un po’ più giusto nel condannare ogni sorta di iniquità!
Ma c’è un commento che ha attirato in particolare la mia attenzione, fatto da un simpatico paperino, che mi sembra quello che più intuitivamente si sia avvicinato alla verità! Partendo dal presupposto che la corruttela morale del sistema religioso è un problema comune a tutte le “chiese” (non solo la Cattolica), fa giustamente gli esempi dell’organizzazione sacerdotale dell’antico Egitto e del comportamento dei fondamentalisti musulmani. Già … per trovare la giusta risposta alla su citata domanda bisogna tornare indietro nel tempo, molto indietro … all’origine della vita umana sulla terra. Ed è quello che ora farò per dare il mio contributo alla ricerca di una ragionevole risposta al quel quesito, riferendomi sempre al racconto, che personalmente ritengo il meno confutabile e storicamente più attendibile, contenuto nelle Sacre Scritture. Può darsi che risulti poi una mia “personale interpretazione”, come sostengono alcuni che digrignano i denti ogni volta che si parla delle malefatte della Chiesa Cattolica. Come ho spesso ripetuto, non è che io ce l’abbia in particolare con questa “Chiesa”, che prendo come riferimento solo perché vivo nella nazione la cui popolazione si dichiara al 96% cattolica, ma per la ricerca della verità. Dividerò in due parti il mio intervento: la prima tratterà ciò che insegnano sull’argomento le Sacre Scritture prima della venuta di Cristo Gesù; la seconda esaminerà ciò che Gesù stesso disse al riguardo! Questo anche per non “annoiare” più di tanto quei personaggi su menzionati, il sottobosco dell’oscurantismo religioso, tanto abituati a blaterare improperi quanto poco a riflettere sulle cose che, a quanto sembra, leggono solo con gli “occhi irritati” del pregiudizio e del fanatismo più becero! Sperando sempre, naturalmente, che riescano un giorno a dare corpo alle loro accuse non con le ingiurie e la villanìa ma citando almeno un versetto biblico che corregga la mia “presuntuosa” e “poco umile” interpretazione della Bibbia.
I parte Poco più di 6.000 anni fa, dopo aver preparato una bella dimora per lui, “… Dio creò l'uomo a sua immagine; … maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra»” (Genesi 1:27,28). Creato a somiglianza del suo Creatore, l’uomo ebbe i divini attributi di amore, sapienza, giustizia e potenza; a differenza degli animali che agivano in base all’istinto, egli aveva quindi un senso morale che implicava una coscienza, cosa del tutto nuova nel campo della vita terrena. A Sua immagine, l’uomo doveva essere l’amministratore del globo terrestre e tenere sottomesse le creature marine, terrestri e volatili. Per questa ragione e altre ancora, l’uomo era tenuto ad amare e adorare il suo grande Creatore e a ubbidirgli rigorosamente: “… non avrai altri dèi di fronte a me. Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso…” (Esodo 20:3-5). Dio gli aveva spiegato la legge dell’ubbidienza e l’aveva pienamente informato della giusta pena per la disubbidienza: “Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti”. (Genesi 2:16,17) Nonostante questo esplicito comando e la relativa severa pena, il primo uomo disubbidì. Quell’atto non fu cosa da poco! L’albero non aveva nessun potere miracoloso ma simboleggiava, in quel momento, il diritto di Dio di stabilire ciò che era bene o male per le sue creature: un principio fondamentale che Egli voleva che l’uomo capisse e consapevolmente rispettasse. Mangiare il frutto di quell’albero fu una vera e propria ribellione contro il dominio di Dio e l’uomo “peccò” (ebraico chattà’t, e greco hamartìa, significano entrambe “mancare”) cioè fallì l’obiettivo che Dio gli aveva posto davanti: una vita perfetta e felice su una terra paradisiaca sotto la guida del suo Creatore. Purtroppo egli trasmise questa pesante eredità anche a tutta la sua progenie che generò dopo il peccato [ma ora, poiché non è questo l’argomento che sto trattando, non mi dilungo nella spiegazione del punto]. L’istigatore di quella ribellione fu un’altra creatura di Dio, un angelo ribelle chiamato Satana (oppositore) o Diavolo (calunniatore). Spingendo la prima coppia umana al peccato disse: “Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male” (Genesi 3:4,5). Dio applicò la sua legge e alla fine quell’uomo morì. Che cos’altro si inventò ancora il Diavolo? La vita dopo la morte! Cioè sostenne non era vero che l’uomo era morto ma continuava a vivere nell’aldilà! Così ora sappiamo da dove ha origine questo insegnamento!
In quella circostanza iniziò un grande conflitto tra Dio e le sue creature ribelli che riguardò la Sua sovranità su tutta la creazione. I ribelli pensavano di poter fare a meno della guida del loro Creatore e autogovernarsi lo stesso con successo. Dio poteva eliminarli subito, ma non avrebbe risolto il dubbio, anzi, forse l’avrebbe alimentato! Nella Sua perfetta sapienza scelse di dare a quelle creature l’opportunità di dimostrare che cosa sarebbero stati capaci di fare da soli, contestualmente avrebbe avuto sulla terra una rappresentanza del suo dominio, esercitato attraverso creature a Lui leali e disposte a ubbidire alle sue leggi, in modo che si potesse fare la differenza! Nel tempo concesso da Dio, come ho ampiamente dimostrato in tanti miei precedenti post, l’uomo ha provato ogni forma di governo, ma ha fallito su tutta la linea! Dio si preoccupò anche della discendenza incolpevole di quella prima coppia ribelle, che avrebbe ereditato dai progenitori lo stato di imperfezione e quindi la morte. Nacque così l’idea del riscatto che si sarebbe concretizzato col sacrificio di Cristo: “Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno” (Genesi 3:15) Queste parole le pronunciò contro quell’angelo ribelle che, nascondendosi dietro le sembianze di un serpente (cfr. Apocalisse 12:9), istigò la ribellione contro il dominio di Dio. La donna di cui qui si parla non è la Madonna, come alcuni erroneamente credono, ma l’organizzazione celeste di Dio, spesso paragonata a una donna, la Sua simbolica sposa (cfr. Isaia 54:5,6). Da quella organizzazione sarebbe venuto il promesso Messia o Cristo, la sua stirpe (Gesù infatti esisteva nei cieli come creatura spirituale, l’arcangelo Michele, prima di venire sulla terra), l’ultimo Adamo (1Corinti 15:45), cioè la persona che sarebbe stata l’esatto corrispondente del primo uomo, che avrebbe risolto, con la sua lealtà, in modo definitivo la contesa della sovranità. Da quella prima ribellione ai nostri giorni, le storia dell’umanità è stata contrassegnata dalla continua lotta tra una stirpe del Diavolo (una sua organizzazione invisibile e visibile) e la stirpe della simbolica “donna” (rappresentata sulla terra da persone che ubbidivano alla legge di Dio secondo il modello Gesù).
Questo conflitto ebbe un suo primo culmine circa 1.650 anni dopo (verso il 2.370 a.C.). Il racconto biblico dice che allora un gruppo di angeli ribelli abbandonò il proprio stato di creature spirituali materializzando un corpo fisico, per seguire un desiderio carnale e sposare le donne sulla terra (Genesi 6:2-4) [com’è ricorrente la perversione sessuale fra gli amici del Diavolo! c’è davvero da riflettere leggendo certe notizie di sacerdoti pedofili e stupratori]. Da quelle unioni nacquero dei figli che vennero definiti “nefilim” cioè abbattitori. Questi erano personaggi dotati di forza sovrumana che cominciarono a dominare sugli altri uomini con la prepotenza e la sopraffazione (se ne ritrova riscontro in tanti racconti mitologici), sicché la terra in quel periodo divenne piena di violenza. C’era in tutto questo anche il celato disegno satanico di porre fine alla progenie umana e impedire la nascita della promessa stirpe della simbolica donna come uomo sulla terra per riscattare la razza umana. Dio fu costretto ad intervenire per salvaguardare il suo proposito e portò un diluvio di acque che pose fine a quel mondo empio, lasciando sopravvivere soltanto Noé e la sua famiglia, rappresentanti del suo dominio sulla terra, in quanto ubbidivano alle sue leggi morali e ai suoi comandi (Genesi 6:22). Con il diluvio la progenie di quegli angeli ribelli, i “nefilim”, venne completamente distrutta ma i loro malvagi genitori smaterializzarono i corpi umani che avevano assunto prima e tornarono nel reame spirituale in qualità di demòni. Da quel momento Dio impedì loro di fare di nuovo una cosa del genere (cfr. 2Pietro 2:4; Giuda 6), ma rimase in loro questo desiderio del contatto con gli uomini: non potendolo più fare in maniera visibile iniziarono a farlo in modo invisibile. Fu così che nacque lo spiritismo con tutte le pratiche collegate, quali quelle divinatorie o la credenza di parlare con i morti, il cui stato, insegna la Bibbia, è invece quello di completa incoscienza (cfr. Ecclesiaste 9:5,6)!
Dopo il diluvio ci fu un’altra novità. Un pronipote di Noé, il suo nome è Nimrod, definito “potente cacciatore in opposizione a Dio” (Genesi 10:9) si ribellò di nuovo alla volontà di Dio. Disobbedendo al comando si spargersi su tutta la terra, iniziò a costruire una torre per tenere unita la razza umana. Ancora una volta Dio intervenne, confondendo l’unica lingua fino ad allora parlata e costringendoli a dividersi e a emigrare su tutta la superficie terrestre. Quell’avvenimento è noto come la “torre di Babele”; ma Nimrod fece ancora di più! Quella torre non rappresentava solo il potere politico che egli voleva esercitare sulla terra, ma serviva ad esaltare i costruttori, che desideravano farsi “un nome celebre” (Genesi 11:4). Nimrod instaurò una nuova religione, in commistione con la sua politica e in opposizione alla vera adorazione. Si dice che egli stesso divenne oggetto di venerazione col nome di Tammuz (cfr “Le due Babilonie” di A. Hislop) e l’iniziale di quel nome la T ,formata da due aste incrociate, divenne un simbolo religioso molto diffuso nel territorio. Vi ricorda qualcosa questo simbolo? Quella religione si caratterizzò, inoltre, per il numero dei personaggi da venerare, molti dei quali raggruppati in triadi. Ogni città di quel regno aveva le proprie divinità tutelari, una specie di “santi patroni”. A Ur c’era Sin; a Eridu, Ea; a Nippur, Enlil; a Cuta, Nergal; a Borsippa, Nebo, e a Babilonia, Marduk (Merodac). Nimrod poi elevò agli onori degli altari anche la sua propria madre, che divenne in questo modo la madre del dio Tammuz e così anche il culto della madre e del figlio divenne molto popolare nella regione. Altri aspetti caratteristici di quella forma di adorazione fu l’istituzione di una classe clericale distinta dal resto della popolazione, che si riconosceva dagli altri per il loro modo di vestire. Provate un po’ ad indovinare di che colore era la veste che indossavano? … e si! … era proprio nera! Poi fu imposto il celibato per i sacerdoti; e, ancora, l’uso dell’incenso, dell’acqua santa per le purificazioni, l’accensione di candele, l’uso di immagini e di processioni, queste furono tutte pratiche tipiche della religione babilonese. Provate un pò a documentarvi e vi sorprenderete delle tante analogie che potreste trovare con il vostro modo di adorare Dio! Perché questo?
Quando Dio confuse la lingua, costringendo le persone a spargersi sull’intera superficie della terra, queste portarono con se il bagaglio di false credenze religiose imparate a Babele o Babilonia. Così in tutta la terra ritroviamo le stesse pratiche, le stesse credenze, comuni a diverse religioni, tra gli egiziani come tra gli aztechi, tra i romani come tra i maya, tra i cananei come tra gli incas, tra i cattolici come tra i protestanti, tra i musulmani come tra i buddisti o gli scintoisti o gli induisti o gli animisti, ecc. Si, in quel tempo, nella città di Babilonia, furono gettate le basi per un impero mondiale di falsa religione che, quale strumento del Diavolo e dei suoi demòni, doveva servire ad allontanare le persone dalla vera adorazione e dal proposito di Dio. Ai giorni di Gesù i sacerdoti giudei si erano allontanati dalla Parola di Dio e anziché insegnare la verità cercavano il proprio tornaconto personale. Avevano messo su un sistema infarcito di cerimonie o riti e da molti concetti religiosi babilonici. Non fu per caso, dunque, che Gesù disse loro: “Voi che avete per padre il diavolo, e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin da principio e non ha perseverato nella verità, perché non vi è verità in lui. Quando dice il falso, parla del suo, perché è menzognero e padre della menzogna” (Giovanni 8:44). Ma Gesù illustrò qualcosa che sarebbe andato ancora oltre un semplice sistema di falsa adorazione. La seconda parte tratterà proprio questo aspetto.
“Tutta la Scrittura è ispirata da Dio e utile per insegnare, per riprendere, per correggere, per disciplinare nella giustizia, affinché l’uomo di Dio sia pienamente competente, del tutto preparato per ogni opera buona” – 2Timoteo 3:16,17
October 02 IL PIU' GRANDE UOMO CHE SIA MAI ESISTITOSi parla tanto di Gesù, anche nei blog. Ognuno che ne parla ha qualcosa di personale da dire e spesso ci sono divergenze tra varie opinioni perché c’è la tendenza ad adattare la sua immagine alle proprie aspettative. Questo accade in modo particolare quando si parla per sentito dire e non perché ci si è accertati di persona delle cose che si affermano. Molti infatti hanno sentito parlare di Gesù da qualcuno: o dai loro genitori, o dal loro sacerdote o dal catechista, o dal loro pastore o per aver letto libri di storie su di lui, ricevendo informazioni che si tramandano da generazioni, e che spesso sono arricchite dalla fantasia di chi le trasmette.
Quanti si sono accertati che quello che conoscono di Gesù corrisponde a testimonianze fidate e sia scevro da immaginazioni o dalle fantasticherie elaborate dalla tradizione?
Certo, ci sarebbe un solo modo di essere sicuri di ciò che si dice del personaggio: che ne fossimo stati noi stessi testimoni oculari, cosa del tutto impossibile. In alternativa dobbiamo affidarci a quello che veri testimoni oculari o, almeno, persone che siano vissute nel suo stesso tempo, hanno detto di lui, purché siano persone di provata fiducia.
I racconti di base su Gesù sono i quattro vangeli che fanno parte del canone biblico nonché le lettere apostoliche e gli altri libri del Nuovo Testamento. Lì troviamo trascritti i molti particolari della sua vita terrena e le cose che ha detto, racconti dai quali, chiunque ha parlato di lui, ha dovuto necessariamente partire. Non esistono infatti altre fonti così documentate! Quelle informazioni sono state scritte da testimoni oculari che non erano dei letterati con pretese di farne dei poemi da sottoporre a critiche letterarie ma gente semplice, anche di limitata istruzione secolare, che però amava la verità e aveva l’unico scopo di narrare i fatti, così come erano accaduti, e riportare fedelmente i detti del loro maestro!
Considerata poi l’importanza della narrazione, nella redazione dei loro racconti sono stati anche guidati dallo Spirito Santo, o forza attiva di Dio (cfr. 2Pietro 1:20,21). Come scrisse San Paolo, uno di loro, peraltro anche uno dei pochi (era magistrato), insieme a Luca (medico) che potesse vantare una istruzione “superiore”: “Dov'è il sapiente? Dov'è il dotto? Dove mai il sottile ragionatore di questo mondo? Non ha forse Dio dimostrato stolta la sapienza di questo mondo? Poiché, infatti, nel disegno sapiente di Dio il mondo, con tutta la sua sapienza, non ha conosciuto Dio … Considerate infatti la vostra chiamata, fratelli: non ci sono tra voi molti sapienti secondo la carne, non molti potenti, non molti nobili. Ma Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio” (1Corinti 1:20,21,26-29).
Sul ruolo che Gesù ha nell’adempimento del proposito di Dio ho già riportato nel mio precedente post quello che nei libri biblici sta scritto.
Ora è interessante conoscere quello che quei testimoni hanno scritto sulla personalità di Gesù! Questo in considerazione del fatto che, come riportato dall’evangelista, egli ha detto: “Vi ho dato infatti l'esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi” (Giovanni 13:15). Dunque si è “cristiani” non perché ci hanno appiccicato un’etichetta alla nostra nascita ma perché facciamo proprio questo: imitiamo Cristo Gesù!
Ecco alcuni importanti esempi della sua personalità riportata nei racconti biblici che dovremmo imitare.
Gesù aveva un profondo rispetto per la Parola di Dio che leggeva regolarmente e accettava come guida per la sua vita citandola sempre come autorità nel suo ministero. Egli disse: “La mia dottrina non è mia, ma di colui che mi ha mandato. Chi vuol fare la sua volontà, conoscerà se questa dottrina viene da Dio, o se io parlo da me stesso. Chi parla da se stesso, cerca la propria gloria; ma chi cerca la gloria di colui che l'ha mandato è veritiero” (Giovanni 7:16).
I suoi devoti genitori, nonostante fossero persone semplici e modeste, si presero personalmente cura della sua istruzione religiosa, non delegarono mai nessun “catechista” o “padre” spirituale a farlo, obbedendo al comando di Dio: “Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore; li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando sarai seduto in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai” (Deuteronomio 6:6,7 – cfr. Luca 2:41,42).
Perciò ancora fanciullo, all’età di 12 anni, troviamo Gesù nel tempio di Gerusalemme, dove si era recato con i suoi genitori, a leggere le Scritture e a parlare con i maestri della legge così che: “… tutti quelli che l'udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte” (Luca 2:47).
In seguito, appena compiuti i trent’anni (età fissata dalla Legge per l'inizio del servizio sacerdotale - cfr. Numeri 4:3), subito dopo il battesimo nelle acque del fiume Giordano, iniziò il suo ministero recandosi nel tempio, dove prese le Scritture (il rotolo di Isaia) e, dopo averle lette pubblicamente, le spiegò ai presenti. Da lì in poi ogni volta che parlava alle folle iniziava dicendo: “Avete udito che fu detto …”, oppure: “E’ scritto …” citando il passo delle Scritture che poi spiegava loro.
Abbiamo noi lo stesso rispetto e lo stesso apprezzamento per la Parola di Dio che aveva Gesù, o ce ne facciamo addirittura beffe per soddisfare la nostra vanità?
Come ho ancora riportato nel mio precedente post, Gesù, il Re designato del Regno di Dio, entrò a Gerusalemme cavalcando un puledro d’asina e indossando vesti semplici e comuni, conformemente all’antica tradizione dei re d’Israele, “… perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio” (1Corinti 1:29) . Che differenza con le cerimonie di incoronazione dei governanti umani o dei capi religiosi delle chiese cosiddette “cristiane”, così pompose, piene di lussureggianti protocolli e di preziose vesti e raffinati ornamenti!
Questo testimonia un’altra caratteristica della sua personalità: una vera e genuina umiltà e modestia, non l’ipocrita santocchieria clericale e dei suoi sostenitori!
Perciò egli disse: “… imparate da me, che sono mite e umile di cuore” (Matteo 11:29). E spiegò: “… il Figlio dell'uomo … non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti” (Matteo 20:28). Non sono descritti nei vangeli cori da stadio che osannavano ritmicamente il suo nome. Semmai questi erano i metodi usati dal popolo che gridava ignavo sotto la spinta dei perfidi sacerdoti e anziani: quando Pilato propose di liberare un prigioniero fra Gesù e Barabba, il racconto evangelico dice: “… essi si misero a gridare tutti insieme: «A morte costui! Dacci libero Barabba!»” (Luca 23:18). Anzi, quando la gente lo lodava per la saggezza delle sue parole e la potenza dei suoi miracoli o per la sua bontà d’animo, Gesù rifiutava decisamente la gloria per se stesso rivolgendo la loro mente al Padre celeste. In una occasione: “Mentre usciva per mettersi in viaggio, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo” (Marco 10:17,18).
Persino quando era beffeggiato manteneva un atteggiamento mite e rispettoso, non ricambiando mai le ingiurie. Al Diavolo, che in una certa occasione contendeva con lui, rispose semplicemente: “Ti condanni il Signore” (Giuda 9). Oppure, allorché intravedeva nei suoi oppositori un atteggiamento irrispettoso, non per la sua persona, ma per il messaggio che predicava, umilmente taceva, come quando si trovò dinnanzi ai suoi indisponenti accusatori la notte che fu arrestato e condotto da Pilato; mentre gli sputavano addosso la loro rabbia per averli smascherati: “… Gesù non gli rispose neanche una parola” (Matteo 27:14), memore del consiglio che egli stesso aveva dato ai suoi discepoli: “Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci” (Matteo 7:6).
Sebbene di indole mite e disposto a tollerare gli errori degli altri, certamente Gesù non condonava il peccato! Quando difese l’adultera dalla folla che voleva lapidarla mostrò di avere considerazione per le circostanze che possono portare all’errore. Ma allorchè si rivolse a quella donna chiarì qual’era il suo vero punto di vista: “… va' e d'ora in poi non peccare più” (Giovanni 8:11). Altro che penitenze o preghiere a cantilena! La condizione per il perdono dei propri peccati secondo Gesù è quella di smettere di peccare! I suoi discepoli capirono bene questo concetto; scrisse infatti San Paolo: “… se pecchiamo volontariamente dopo aver ricevuto la conoscenza della verità, non rimane più alcun sacrificio per i peccati, ma soltanto una terribile attesa del giudizio …” (Ebrei 10:26,27). Solo in questo modo si poteva mantenere pura la chiesa, come in effetti lo era nel 1° secolo! Non altrettanto si può dire delle chiese cosiddette “cristiane” in seguito formatesi che son piene di immoralità, di avidità, di ingiustizia e il cui clero è sempre ben disposto a chiudere un occhio sulle malefatte dei “fedeli”, specialmente nei confronti dei potenti!
Ma che dire di noi? La pensiamo come Gesù o siamo inclini a condonare gli errori, anche i più gravi, per quella sorta di omertosa ipocrisia che pervadeva quella folla fermata da Gesù?
Gesù amava la verità e la difendeva coraggiosamente contro ogni falso insegnamento! Su ciò che fosse verità egli non aveva dubbi. Pregando Dio disse decisamente: “La tua parola è verità” (Giovanni 17:17). Per lui non c’era altra fonte di verità se non la Parola di Dio. Aveva anche le idee chiare sulla fonte della menzogna; disse infatti ai farisei del suo tempo: “… voi che avete per padre il diavolo, e volete compiere i desideri del padre vostro …perché non vi è verità in lui. Quando dice il falso, parla del suo, perché è menzognero e padre della menzogna” (Giovanni 8:44). Quei capi religiosi mettevano in cattiva luce la Parola di Dio facendola apparire troppo restrittiva. Esattamente come avviene oggi quando il clero delle chiese “cristiane” tollera e tenta di nascondere o giustificare l’immoralità condannata da Dio o addirittura la pratica, come attestano le cronache, sostenendo in tal modo che le norme morali bibliche sono antiquate o non al passo con i loro depravati desideri (cfr. Romani 1:24-29). Essi inoltre insegnavano falsità e le presentavano come dottrine bibliche dando più importanza alla loro tradizione che non alla verità della Parola di Dio. Similmente oggi si spacciano come dottrine bibliche insegnamenti come la Trinità, la vita dopo la morte, l’idolatria e la venerazione dei “santi” e della Madonna, il battesimo dei neonati, l’eucarestia … tanto per citarne solo alcuni. Tutti insegnamenti di chiara origine pagana atti a soddisfare quel desiderio di potere di matrice satanica! Contro questi insegnamenti tuonò il mite Gesù quando disse: “Ipocriti! … Questo popolo mi onora con le labbra ma il suo cuore è lontano da me. Invano essi mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini” (Matteo 15:7-9). Definì, inoltre, quei falsi insegnanti “guide cieche”, “sepolcri imbiancati” “serpenti, progenie di vipere” (Matteo cap. 23).
Aveva forse Gesù mancanza di rispetto per quegli ipocriti farisei o difendeva intrepidamente la verità? E che dire di noi? Abbiamo come Gesù a cuore la verità della Parola di Dio o sobbalziamo, digrigniamo i denti e gridiamo a difesa del privilegio, concesso dalle chiese cosiddette “cristiane” di continuare a fare come ci pare, tanto tutto è condonato?
Non è da dimenticare l’avvertimento di Gesù, quando parlando del suo giudizio disse: “Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità” (Matteo 7:22,23).
Certo non è facile essere dei veri cristiani. C’è però chi si sforza di esserlo e chi semplicemente si lascia solleticare le orecchie, come è scritto: “Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole” (2Timoteo 4:3).
C’è molto da imparare intorno a Gesù leggendo la Bibbia che non quelle poche, scarne e spesso non veritiere nozioni inculcate nei vari catechismi delle chiese cosiddette “cristiane”. Si conclude così uno dei vangeli: “Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù, che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere” (Giovanni 21:25).
E’ bene dunque che chiunque di noi desidera essere un vero discepolo di Gesù “rinneghi se stesso” (Marco 8:34), rinunci cioè alla propria vanità, ai propri punti di vista e si faccia un serio esame di coscienza confrontandosi con ciò che le Sacre Scritture insegnano intorno a questo grande uomo, l’unico modello per chi veramente vuol fare la volontà di Dio! La posta in gioco va oltre il nostro proprio orgoglio perché è scritto: “… il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno!” (1Giovanni 2:17).
“… corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede” – Ebrei 12:1,2
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