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    October 25

    VERITA' o INGANNO? - II parte

     
    VITA ETERNA: È POSSIBILE E DOVE?
     
     
    Da diversi mesi, a causa di un pressante periodo di lavoro, non mi capitava di camminare tranquillo per strada, in mezzo alla gente. Ma recentemente, e per ironia della sorte proprio a causa del mio lavoro, ho avuto un paio di occasioni per farlo.
    La settimana scorsa mi trovavo a Napoli per lavoro e, al termine della giornata, prima di recarmi a cena, avendo un po’ di tempo a disposizione (per fortuna Napoli non è il Nord e si cena tardi) ho fatto i classici “due passi” nel vivace affollamento che anima le strade di quella città. La settimana prima mi era capitato a Lecce, sebbene le stradine barocche di quella graziosa cittadina non sono così caotiche come quelle napoletane. Ma in entrambi i casi ho potuto osservare con viva curiosità, e non solo perché non lo facevo da tempo, le persone prese dalle loro faccende. Chi era impegnato nello shopping, chi semplicemente a passeggiare, chi sedeva al bar, chi chiacchierava all’angolo, chi usciva frettoloso da casa, forse per un ultimo acquisto o per un appuntamento, chi rientrava sereno dopo una giornata di intenso lavoro. Drappelli di ragazzi, in particolare, affollavano gli spazi impertinenti e chiassosi nel loro vigore giovanile, alcuni teneramente abbracciati si scambiavano effusioni amorose e, in contrasto, gruppetti di anziani, chissà forse anche un po’ invidiosi, pettegolavano sul sagrato di una chiesa dai battenti ormai chiusi o sugli usci delle case dalle quali usciva un profumo di cucinato da estasiare l’anima …  Si, osservavo la gente “vivere” … tutta presa dalla quotidianità della propria esistenza.
    Il nostro mondo è un pullulare di vita; il sistema è organizzato per sostenere la vita ma, ahimè, tutto questo brulicare, per tanti motivi, è anche limitato nel tempo e, oltretutto, non sempre è pienamente piacevole. Perciò, osservando il formicolare della gente, non ho potuto esimermi dal riflettere su quello che uno scrittore biblico scrisse circa 3.000 anni fa: “Gli anni della nostra vita sono settanta, ottanta per i più robusti, ma quasi tutti sono fatica, dolore; passano presto e noi ci dileguiamo” (Salmo 89:10,CEI - 90:10,VR e Di).
    Questa constatazione è triste, ma è la dura realtà. Anche chi non avrebbe motivi di provare “fatica e dolore” deve infine soccombere e dileguarsi, cioè sparire dalla faccia della terra perché la propria vita giunge al termine.
    Tornando poi a casa, una delle mie tartarughine, come suo solito, mentre ero seduto preso anch’io dalle mie faccende, è venuta a mordermi la suola della scarpa (è il suo modo di dire che è ora di darle da mangiare). Sembra incredibile ma questo piccolo essere è nato solo pochi anni dopo di me e molto probabilmente mi sopravvivrà perché pare che le tartarughe possano raggiungere anche una ragguardevole età centenaria.
    Recentemente l’attuale Presidente del Consiglio dei Ministri ha annunciato di aver dato il via a un centro medico di alta specializzazione che farà ricerche al fine di estendere la vita umana ad almeno 120 anni. Lui stesso ha manifestato l’intenzione di vivere, poveri noi, fino a quell’età! Sarà per questo che si considera e si comporta ancora come un gagliardo “giovincello”?
    E’ difficile rassegnarsi al trascorrere del tempo e vedere avvicinarsi la fine della propria vita. Probabilmente l’attuale frenesia di vivere, a cui accennavo all’inizio, è anche una sorta di esorcizzazione di quest’evento a cui tutti vorremmo scampare.
    Mentre scrivo, perciò, mi passano alla mente altri versetti biblici che trattano la questione, come quelli scritti da un saggio, antico re, il quale disse:
    Ho voluto soddisfare il mio corpo con il vino, con la pretesa di dedicarmi con la mente alla sapienza e di darmi alla follia, finché non scoprissi che cosa convenga agli uomini compiere sotto il cielo, nei giorni contati della loro vita. Ho intrapreso grandi opere, mi sono fabbricato case, mi sono piantato vigneti. Mi sono fatto parchi e giardini e vi ho piantato alberi da frutto d'ogni specie; mi sono fatto vasche, per irrigare con l'acqua le piantagioni. Ho acquistato schiavi e schiave e altri ne ho avuti nati in casa e ho posseduto anche armenti e greggi in gran numero più di tutti i miei predecessori in Gerusalemme. Ho accumulato anche argento e oro, ricchezze di re e di province; mi sono procurato cantori e cantatrici, insieme con le delizie dei figli dell'uomo. Sono divenuto grande, più potente di tutti i miei predecessori in Gerusalemme, pur conservando la mia sapienza. Non ho negato ai miei occhi nulla di ciò che bramavano, né ho rifiutato alcuna soddisfazione al mio cuore, che godeva d'ogni mia fatica; questa è stata la ricompensa di tutte le mie fatiche. Ho considerato tutte le opere fatte dalle mie mani e tutta la fatica che avevo durato a farle: ecco, tutto mi è apparso vanità e un inseguire il vento: non c'è alcun vantaggio sotto il sole … Ogni cosa infatti è vanità e un inseguire il vento. Ho preso in odio ogni lavoro da me fatto sotto il sole, perché dovrò lasciarlo al mio successore. E chi sa se questi sarà saggio o stolto?” - Ecclesiaste 2:3-19.
    Tutto è vanità, scrisse il saggio re Salomone. Perché? E’ da notare ch’egli elencò tutte le cose che aveva fatto in vita riscontrando, anche in quelle che si potevano considerare imprese meritorie, un senso di futilità, di vanità. Si rese conto che la morte l’avrebbe raggiunto e senza che ci fosse modo di sapere che cosa sarebbe accaduto di tutto il suo duro lavoro.
    Anche Cristo Gesù, il più grande Salomone (cfr. Matteo 12:42), diede enfasi a questo drammatico limite della vita e del suo godimento narrando di un uomo che si compiaceva della buona posizione materiale che aveva conseguito nella propria vita con queste parole: “Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia”. Ma cosa accadde veramente? “Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà?” (Luca 12:16-21).
    Davanti alla brevità e alla conseguente vacuità della vita, ogni persona ragionevole è spinto a chiedersi: È questo tutto ciò che vi è nella vita? È questo ciò che Dio, il datore della vita, ha provveduto per il genere umano? E’ mai possibile che una tartaruga possa vivere anche per più di 100 anni o un albero, tipo le sequoia americane, possa vivere per più di 3,000 anni ed un essere superiore, quale l’uomo è, debba accontentarsi di 70/80 anni e a volte anche di stenti?
    E’ difficile crederlo, e a ragione! Scrisse, infatti, ancora il re Salomone: “egli (Dio) ha messo la nozione dell'eternità nel loro cuore, senza però che gli uomini possano capire l'opera compiuta da Dio dal principio alla fine” (Ecclesiaste 3:11). Secondo queste parole Dio ha messo nel cuore di ciascun essere umano il senso della vita eterna. Perché l’avrebbe fatto se la vita umana doveva durare soltanto 70 o 80 anni?
    E’, dunque, per questo motivo, che molti sono indotti a credere che la vita non termina con la morte fisica, ma in qualche modo continua dopo la morte. Questa, d’altra parte, è anche la dottrina principale di quasi tutte le religioni del mondo, dalle più grandi, incluse le cosiddette “cristiane”, cioè quelle che dichiarano di rifarsi all’insegnamento di Cristo, a quelle considerate “pagane”.
    Conoscere la verità al riguardo è quindi fondamentale per le nostre speranze e per la nostra felicità.
     
    Nel mio precedente post ho accennato al fatto che tra tutte le teorie sull’origine della vita, quella più accreditata dai fatti e che, quindi, più si avvicina alla verità, è il racconto biblico della creazione. Poiché è mia ferma convinzione la stessa che aveva Cristo Gesù, cioè che la Parola scritta di Dio è la verità (cfr. Salmo 118:160,CEI - 119:160,VR e Di; Giovanni 17:17) è a quel racconto che ora faccio riferimento per conoscere la verità sull’origine e il destino dell’uomo.
     
    Si legge nel libro della creazione che Dio disse, a qualcuno che gli stava accanto (cfr. Proverbi 8:22-31; Colossesi 1:15-17), queste parole:
    «Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra». Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra». Poi Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo … Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona” - Genesi 1:26-31.
    Secondo questo racconto Dio creò l’uomo perché vivesse su questa terra, perché si riproducesse per riempire la terra di altri esseri umani e perché coltivasse la terra e ne avesse cura come sua dimora (cfr. Genesi 2:15). In una rivelazione successiva Egli confermò che proprio questo era il suo originale proposito poiché fece scrivere: “I cieli sono i cieli dell'Eterno, ma la terra egli l'ha data ai figli degli uomini” (Salmo 115:16,VR e Di - 114:16,CEI; cfr. anche Isaia 45:18).
    Come si nota, il racconto di Genesi dice anche che quella creazione “era cosa molto buona”. Confermò infatti lo stesso scrittore biblico che “l'opera sua è perfetta” (Deuteronomio 32:4). Cosa significa questo? Semplicemente che nel progetto di Dio l’uomo non doveva ammalarsi o morire; le cellule del suo corpo funzionavano alla perfezione così come il loro processo di rinnovamento periodico che doveva perpetuarsi nel tempo e il corpo non invecchiare mai. Il Prof. Leonard Hayflick, presidente della Gerontological Society of America nonché socio fondatore e membro del National Institute on Aging, nel suo libro How and Why We Age ha scritto a questo proposito: “Praticamente tutti gli eventi biologici dal concepimento alla maturità sembrano avere uno scopo, ma non l’invecchiamento. Non è evidente perché l’invecchiamento debba aver luogo. Benché abbiamo imparato molto sulla biologia dell’invecchiamento … ci troviamo ancora di fronte al risultato inevitabile dell’invecchiamento, che non ha scopo, cui fa seguito la morte”.
    Già, perché nel proposito di Dio l’uomo doveva vivere sulla terra per sempre! Ecco perché l’invecchiamento e la morte non hanno scopo!
    Ma perché tutto questo non si è realizzato?
    Si noti ancora che Dio disse alla creatura spirituale che lo affiancava nell’opera creativa: “Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza”. Questo, invece, non è detto nella creazione degli animali.
    In che modo, dunque, l’uomo fu creato a somiglianza di Dio?
    Egli non creò l’uomo con il semplice istinto, come nel caso degli animali, ma lo dotò di facoltà mentali atte a fare delle scelte, rendendolo così responsabile delle proprie azioni. In altre parole Dio concesse all’uomo  il privilegio e la responsabilità di scegliere liberamente come comportarsi, di soppesare le cose, di prendere decisioni e di distinguere il bene dal male: gli diede ciò che si definisce “il libero arbitrio” (cfr. Deuteronomio 30:19,20).
    Cos’era però questo “libero arbitrio” dell’uomo? Era forse la facoltà di fare tutto ciò che gli passava nella mente, come molti sono portati a pensare?
    Non può essere inteso in questo senso perché, sebbene perfetto, l’uomo aveva comunque dei limiti. Ad esempio quelli imposti dalle leggi fisiche. L’uomo non avrebbe potuto violare la legge di gravità gettandosi dall’alto perché sarebbe rimasto ferito o ucciso. Doveva comprendere però che quella legge era stata stabilita da Dio per il suo beneficio e rispettarla rendendosi in tal modo partecipe della realizzazione del proposito del suo Creatore.
    In maniera simile Dio aveva stabilito leggi sociali e morali che avrebbero guidato l’uomo nella ricerca della felicità. L’uomo non era onnipotente, onnisapiente e onnisciente come lo era il suo Creatore e doveva imparare a vivere in una società di persone di grande varietà intellettiva (cfr. Geremia 10:23). Doveva perciò comprendere che le leggi morali stabilite dal suo Creatore erano date per il bene dell’intera famiglia umana e sottomettersi a quella guida volontariamente, pienamente consapevole che era per il suo e l’altrui beneficio. Dio ha, infatti, ispirato un suo fedele servitore a scrivere “Io sono il Signore, il tuo Dio, che t'insegna per il tuo bene, che ti guida per la via che devi seguire” (Isaia 48:17).
    Messo alla prova sotto questo aspetto, non da Dio (cfr. Giacomo 1:13) ma da un’altra creatura, la quale spinta dall’orgoglio usò male la sua facoltà del “libero arbitrio”, quel primo uomo fece a sua volta la scelta sbagliata violando deliberatamente un comando divino nonostante che Dio l’avesse avvertito sulle conseguenze della disubbidienza alle sue leggi poiché, vietandogli di mangiare il frutto di un certo albero, gli aveva detto: “non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti” (Genesi 2.17). Come conseguenza quell’uomo peccò, cioè “fallì il bersaglio” (perché questo è il significato etimologico della parola ebraica chattà’th, tradotta peccato), mancò il bersaglio della vita perfetta ed eterna sulla terra. L’apostolo Paolo confermò questo dicendo: “a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato” (Romani 5:12).
    Riflettiamo dunque un attimo: se Adamo e sua moglie Eva non avessero peccato, se fossero rimasti entro i limiti stabiliti dalle leggi di Dio, sarebbero morti? La risposta non può essere che no, poiché la morte, come spiega l’apostolo Paolo, è la conseguenza del peccato! E se non sarebbero morti avrebbero continuato a vivere per sempre sulla terra, trasformandola tutta in un luogo di delizie, in un paradiso! Questo era l’originale proposito di Dio per l’uomo!
     
    Dio preordinò ciò che avrebbero fatto Adamo ed Eva?
     
     
    Il concetto biblico di “libero arbitrio” stride notevolmente con certe teorie umane spacciate per verità cristiane. Ad esempio con quella della predestinazione, di cui ho letto recentemente anche in qualche blog.
    Il padre di questa teoria è considerato il teologo della Chiesa Cattolica “S. Agostino” secondo il quale i giusti sono stati predestinati ab-eterno da Dio a ricevere benedizioni senza fine mentre, viceversa, gli ingiusti, benché non predestinati da Dio in senso stretto, riceveranno la meritata punizione per i loro peccati, cioè la condanna. Questa tesi fu oggetto di molte controversie che toccarono il culmine durante la Riforma di Lutero il quale anche considerava la predestinazione individuale una libera scelta di Dio, indipendente dai meriti o le buone opere degli eletti. Successivamente Calvino giunse a una conclusione ancora più radicale col suo concetto di duplice predestinazione in base al quale alcuni sono predestinati alla salvezza eterna, altri alla condanna eterna.
    Questa dottrina si basa sul presupposto che, siccome Dio ha il potere di conoscere il futuro, debba necessariamente conoscere in anticipo il risultato di qualsiasi cosa. Pertanto la predestinazione fa pensare che molto tempo fa Dio preordinò il futuro, buono o cattivo, di ogni singolo individuo. Sulla scia di tali ragionamenti c’è chi crede addirittura che Dio avesse predeterminato la caduta dell’uomo nel peccato prima ancora della creazione e che avesse predestinato gli “eletti” prima di tale caduta senza riflettere sul fatto che, in tal caso, sarebbe stata pura ipocrisia da parte sua offrire ad Adamo ed Eva la prospettiva della vita eterna pur sapendo che sarebbe stato impossibile per loro ottenerla. Secondo questo concetto, peraltro, la colpa di tutta la sofferenza e la malvagità che ci sono oggi nel mondo, conseguenze del peccato adamitico, sarebbe di Dio.
    La tortuosità e la capziosità di tali ragionamenti contrastano con la genuinità e la semplicità usate dal nostro Creatore per descrivere gli avvenimenti che portarono alla rovina del genere umano.  La causa fu la scelta, libera ma sbagliata, dei nostri progenitori di disubbidire ai suoi comandi. La dottrina della predestinazione perciò è un inganno che calunnia Dio, dimostrando la sua ispirazione diabolica (il termine greco diabolos significa, infatti, calunniatore).
     
    La parola di Dio ci rivela ancora che Egli non ha mai abbandonato il suo originale proposito di far vivere per sempre, sulla terra, le sue creature umane in condizioni di perfezione e felicità (cfr. Isaia 55:11). Scrisse ancora il suo fedele servitore: “così parla il Signore … il Dio che ha formato la terra, l'ha fatta, l'ha stabilita, non l'ha creata perché rimanesse deserta, ma l'ha formata perché fosse abitata” (Isaia 45:18,VR). Riferendosi a questo Suo proposito l’apostolo Paolo parlò di un “disegno eterno che egli ha attuato mediante il nostro Signore, Cristo Gesù” (Efesini 3:11). Questa espressione indica la determinazione di Dio di portare a compimento ciò che si era prefisso in origine per l’umanità e per la terra (cfr. Genesi 1:28).
    Il provvedimento che Dio ha preso per riscattare la razza umana che incolpevolmente ha ereditato dal primo uomo l’imperfezione e la tendenza a peccare, meritando così la morte, è il sacrificio di riscatto di Gesù, il quale, quando visse sulla terra come uomo perfetto, equivalente di Adamo, si sottomise alle leggi di Dio fino all’estremo sacrificio della sua vita, provvedendo un modello per tutti i suoi seguaci (cfr. il mio post del 26 aprile u.s.). Grazie alla sua fedele ubbidienza, che risolse la contesa della sovranità di Dio sulla sua creazione, l’uomo può ottenere di nuovo il privilegio di vivere per sempre sulla terra, perché questa è la promessa di Dio: “i mansueti possederanno la terra e godranno di una grande pace … I giusti erediteranno la terra e vi abiteranno per sempre” (Salmo 37:11,29,VR e Di - 36:11,29,CEI). Confermò tutto questo Gesù stesso dicendo dei suoi discepoli: “io do loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano”; poi, citando lo stesso Salmo, aggiunse: “Beati i mansueti, perché essi erediteranno la terra” (Giovanni 10:28; Matteo 5:5 - cfr. anche Giovanni 3:16).
    Questo fu anche l’insegnamento degli apostoli di Gesù. L’apostolo Paolo scrisse infatti: “Il dono che dà Dio è la vita eterna mediante Cristo Gesù nostro Signore” (Romani 6:23) e l’apostolo Pietro disse: “noi, secondo la sua promessa, aspettiamo nuovi cieli e nuova terra, nei quali abita la giustizia” (2Pietro 3:13); questa “nuova terra” sarà composta proprio dai discepoli di Cristo che secondo la sua promessa otterranno la vita eterna sulla terra!
    Se qualcuno ha una speranza diversa da questa, ad esempio se spera di andare a vivere in cielo, forse è il caso che la valuti bene alla luce della verità esposta nelle Sacre Scritture per evitare di rimanere deluso nelle sue attese!
     
    Dio invitÒ il suo antico popolo FARE UNA SCELTA
     
     
    Io prendo oggi a testimoni contro di voi il cielo e la terra, che io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione; scegli dunque la vita, perché possa vivere, tu e i tuoi discendenti, e possa amare l'Eterno, il tuo Dio, ubbidire alla sua voce e tenerti stretto a lui, poiché egli è la tua vita e la lunghezza dei tuoi giorni” - Deuteronomio 30:19,20
     
    Pur essendo in grado di sapere in anticipo quello che accadrà, Dio non predetermina le azioni e il destino di ciascuno di noi ma, anche oggi, chiama ogni uomo e ogni donna a fare una scelta nella propria vita. Devono scegliere fra l’imitare i progenitori, Adamo ed Eva, con una condotta di vita in violazione delle leggi divine, quelle che Dio ha fatto scrivere nella sua Parola, o conformarsi al suo proposito per l’uomo e per la terra.
    Per poter scegliere è necessario acquistare quella conoscenza che permette di pervenire alla verità ed essere liberati dal giogo dei falsi insegnamenti intorno al proposito di Dio (cfr. Giovanni 8:32; 17:3).
    Come nel caso di Cristo Gesù o nel caso di Adamo ed Eva, ciascuno di noi deve usare il dono del libero arbitrio che Dio gli ha dato per scegliere fra ciò ch’è vero e quel ch’è falso, fra il bene o il male. Dalla scelta che ciascuno di noi fa dipende se riceveremo o meno il privilegio di vivere per sempre su una terra trasformata in un Paradiso, secondo l’originale “eterno” proposito di Dio.
     
    October 11

    VERITA' o INGANNO? - I parte

     
    DOV’È LA VERITÀ?
     
     
    Secondo il Dizionario etimologico della lingua italiana edito da Zanichelli la verità è “ciò che corrisponde esattamente a una determinata realtà”.
    La realtà è tutto ciò che esiste, che viviamo giorno dopo giorno, ciò che possiamo vedere, constatare, toccare. Il mondo fisico in cui viviamo è realtà e costituisce una base per la verità.
    Sull’origine del nostro mondo fisico, ch’è una delle verità che più ci sta a cuore, gli uomini continuano ad indagare elaborando varie teorie. Alcune di queste vengono spacciate per “verità”, come quella di una lunga, lenta evoluzione dalla materia inanimata a quella animata.  Però, da ciò che si può constatare, risulta che tutte le supposizioni finora fatte non corrispondono alla realtà. La storia umana non documenta questo lungo periodo di transizioni ipotizzato, la testimonianza fossile che possa provare una catena evolutiva manca completamente di anelli di congiunzione, le scoperte genetiche non supportano il verificarsi di mutazioni positive atte a consentire il passaggio da una specie all’altra, anzi le rendono molto improbabili.
    In contrasto c’è il racconto biblico della creazione che dice, ad esempio, che la vita dell’uomo sulla terra è iniziata improvvisamente, dal nulla ad opera di un Supremo e Intelligente Fattore circa 6.000 anni fa, e che da allora si è riprodotta senza passaggi intermedi, trasmessa da esseri viventi ben formati ad altri esseri viventi che si sviluppano e crescono secondo le rispettive specie.
    Se dunque apriamo un qualsiasi libro di storia non vi leggiamo avvenimenti che documentano la vita dell’uomo oltre 6.000 anni fa; osservando la riproduzione della vita constatiamo che essa viene trasmessa da genitori a figli secondo le rispettive specie e che incrociando specie diverse vengono fuori ibridi che non possono riprodursi; questa è la realtà!
    Come fatti inconfutabili sono le conclusioni a cui la ragione ci porta. Moltissimi settori fondamentali della tecnologia umana sono stati ideati e sfruttati da creature viventi prima che la mente umana imparasse a comprenderne le funzioni e a farle proprie. Anzi, in molti campi la tecnologia umana è ancora molto indietro rispetto alla natura. Solo per fare qualche esempio: al progetto delle ali degli aeroplani ha contribuito nel corso degli anni lo studio delle ali degli uccelli; gli ingegneri aeronautici hanno adottato molti degli accorgimenti emersi da questo studio per ridurre i vortici e la resistenza dell’aria, per mantenere la portanza ed evitare lo stallo. Le caratteristiche dei pipistrelli o dei delfini sono state studiate per fabbricare il sonar e il radar. Il computer che noi stiamo usando ha la capacità di memorizzare, richiamare ed elaborare enormi quantità di informazioni a grande velocità. Oltre che per lo svago personale oggi viene utilizzato in vari campi di vitale importanza, che riguardano medicina, trasporti, design, ricerca, contabilità, voli spaziali, ecc. Per realizzare queste apparecchiature vengono scelti i migliori scienziati ma la più sofisticata di queste macchine da essi prodotta non vale che una infinitesima parte del supercomputer che ciascuno di noi ha nella propria scatola cranica: il cervello.
    Disse un umile uomo circa 4.000 anni fa: “Interroga pure le bestie, perché ti ammaestrino, gli uccelli del cielo, perché ti informino, o i rettili della terra, perché ti istruiscano, o i pesci del mare perché te lo faccian sapere” (Giobbe 12:7,8). Dunque, tutte queste cose straordinarie che esistono in natura a quale logica conclusione dovrebbero portarci? Se per imitarle, spesso anche molto grossolanamente, c’è bisogno di una mente intelligente che le studia e ne costruisca la copia, possibile che gli originali siano semplice opera del cieco caso?
    I fatti e la ragione, dunque, sono più dalla parte della creazione da parte di un Essere superiore e intelligente che non della teoria dell’evoluzione con tutte le sue astruse ipotesi.
    Saggiamente già 2.000 anni fa, gli uomini dichiaravano: “Ogni casa infatti viene costruita da qualcuno; ma colui che ha costruito tutto è Dio” (Ebrei 3:4). Dal momento che ogni casa, per quanto semplice, deve avere un costruttore, anche l’universo infinitamente più complesso, nonché la grande varietà di forme di vita sulla terra, devono aver avuto un costruttore. E dal momento che riconosciamo l’esistenza di esseri umani che hanno inventato l’aeroplano, il sonar, il radar e il computer, non dovremmo riconoscere anche l’esistenza di Colui che ha progettato queste cose che esistono in natura e che ha quindi dato all’uomo il cervello per imitarle?
    Questa è la realtà, cioè la verità attestata dai fatti aldilà delle mere supposizioni pseudoscientifiche.
     
    Dal punto di vista morale si considera verità tutto ciò ch’è giusto e autentico. Ma tale concetto ha assunto un rilievo talmente soggettivo che non è azzardato dire che al mondo esistono circa 7.000.000.000 di verità, una per ogni suo abitante umano. Questo è il motivo principale per cui ci sono tra gli uomini molte fazioni, sociali, politiche, religiose e di altro genere. Ma mentre è comprensibile che ciascuno abbia, ad esempio, la propria idea politica, o della società, che spesso si basa sulla propria esperienza di vita, sulla propria cultura, o nasce dall’ambiente sociale in cui si vive, è francamente incomprensibile che ci siano molte “verità” in campo religioso, perché dovrebbe esserci un unico Dio (cfr. Deuteronomio 6:4; Efesini 4:5,6).
    Prendiamo, ad esempio, il cosiddetto “cristianesimo”, secondo alcune stime professato dal 30% della popolazione mondiale, cioè il gruppo religioso più numeroso. È a sua volta diviso in decine e decine di “chiese”, più o meno grandi, che hanno in comune diversi insegnamenti, ma sono anche divise su questioni fondamentali per la verità.
    Ad esempio, cattolici, protestanti, ortodossi e anglicani, solo per citare alcune delle principali branche, credono tutti nella Trinità, cioè che Dio, il Padre e Gesù, il Figlio e lo Spirito Santo (che non si comprende bene chi sia, ma fa parte del “mistero”) siano un'unica persona. Poi sono accumunati dal credere nell’esistenza di un’anima immortale che sopravvive alla morte del corpo e continua a vivere nell’aldilà, in un luogo di beatitudini e alla presenza di Dio, o in un luogo di tormento eterno, generalmente chiamato “inferno”.
    Però i cattolici credono che il Papa sia il successore di Pietro nella guida della Chiesa e gli altri, protestanti, ortodossi e anglicani, non lo credono e non lo riconoscono come autorità spirituale. I cattolici e gli ortodossi venerano Maria, la madre di Gesù, e ne hanno fatto un cardine della fede attribuendole il ruolo di intercessora, di mediatrice e la pregano affinché porti la pace e la salvezza nel mondo. Gli anglicani, pur accettando Maria quale madre di Dio (dogma strettamente connesso a quello trinitario) non ne riconoscono l’immacolata concezione e la sua assunzione in cielo anima e corpo. I protestanti non riconoscono a Maria nessun ruolo e ne condannano il culto! Cattolici e ortodossi fanno uso di immagini nella loro adorazione, si inginocchiano davanti ad esse e le pregano ma i protestanti non lo fanno e giudicano tale pratica una idolatria condannata da Dio. Le loro strutture organizzative sono diverse, l’impostazione familiare è differente, gli uni non riconoscono ruoli pastorali alle donne e obbligano degli uomini a non sposarsi, gli altri non pongono limitazioni né alle une né agli altri. La cosa,però, che lascia più perplessi è l’ipocrisia che si nasconde dietro queste divisioni. Si chiamano tutti “fratelli”, casomai “separati”, ma fratelli. Anche sulle pagine dei blog leggo spesso questa espressione rivolta da cattolici a evangelici o viceversa, credo più sull’onda di un misticismo emotivo che non per ciò che realmente si prova nel cuore. I cattolici, infatti, sono convinti che i protestanti, poiché non credono al Papa, alla Madonna, ai santi, non sono approvati da Dio e dall’altra parte i protestanti son convinti che poiché i cattolici sono idolatri andranno tutti all’inferno! Però continuano a chiamarsi “fratelli”.
    Tutte queste differenze che ci sono tra le varie denominazioni “cristiane” non sono di poco conto e pongono la questione: qual è la verità?
    Questi affermano tutti di credere nello stesso Dio e nello stesso Cristo ma Dio non può essere così diviso, non vi pare? E Gesù disse chiaramente che i suoi discepoli, cioè i veri cristiani (perché il cristianesimo non è una semplice etichetta ma significa seguire Cristo) si sarebbero riconosciuti dall’unità che ci sarebbe stata tra loro, anzi egli pregò perché essi mantenessero tale unità. Le sue parole, infatti, furono: “prego … per quelli che credono in me per mezzo della loro parola: che siano tutti uno; e come tu, o Padre, sei in me e io sono in te, anch'essi siano in noi: affinché il mondo creda che tu mi hai mandato. Io ho dato loro la gloria che tu hai data a me, affinché siano uno come noi siamo uno; io in loro e tu in me; affinché siano perfetti nell'unità” (Giovanni 17:20-23,VR). Questo versetto, insieme alla corrispondente dichiarazione riportata in Giovanni 10:30, è impropriamente usato per sostenere la dottrina trinitaria e per tale falso scopo se n’è perso il profondo significato, cioè l’unità di intenti, di fede, di comportamento che deve esserci tra i seguaci di Cristo, che dovrebbe essere simile a quella che c’è tra Dio e Cristo i quali sono uniti in quanto ad intenti ed azioni e non perché siano la stessa persona (cfr. Giovanni 10:32-38).
     
     
    Essere “cristiani” non dipende da un’etichetta che viene appiccicata ad una persona alla sua nascita ma dal seguire Cristo Gesù. Egli disse di se: “Io sono la via, la verità e la vita” (Giovanni 14:6). Gesù amava la verità e la difendeva. L’apostolo Pietro scrisse che “non fu trovato alcun inganno nella sua bocca” (1Pietro 2:22). Persino gli oppositori riconobbero che insegnava “la via di Dio secondo verità” (Marco 12:13, 14). Egli disse anche “per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità” (Giovanni 18:37). Come Gesù il vero cristiano dovrebbe avere a cuore la verità, dovrebbe ricercarla come se fosse materiale prezioso o un tesoro nascosto, investigando nella Parola di Dio poiché questa è stata fatta scrivere per istruirci nella verità.  E scritto, infatti Il fondamento della tua parola è verità” (Salmo 119:160,VR e Di - 118:160,CEI; cfr. anche Romani 15:4).
     
    Ordunque, il Papa è o non è il successore di Pietro (ammesso che ci sia una linea di successione di Pietro)? Maria, o la Madonna, deve essere venerata o no? Ella è o non è la mediatrice tra Dio e gli uomini? È giusto o sbagliato pregarla? Similmente, è giusto o sbagliato venerare i santi? Dio approva o condanna l’uso delle immagini nell’adorazione? I “vescovi” (greco e·pi′sko·poi) possono sposarsi o devono obbligatoriamente osservare il celibato? Le donne possono avere o no incarichi pastorali nella chiesa cristiana? Oppure, esiste o no la vita dopo la morte? E’ vero che il destino finale dell’uomo è morire per andare in cielo, alla presenza di Dio o all’inferno per essere tormentato in eterno? E, in tal caso, qual è lo scopo della risurrezione dei morti?
    Si comprendete, perciò, che non possono esserci tante verità al riguardo, come ragionò l’apostolo Paolo “Cristo è forse diviso?” (1Corinzi 1:13,Di).
    La realtà, e perciò la verità, per chi si dichiara cristiano è una soltanto e deve anche essere supportata dalla ragione, cioè dalla propria capacità di pensare e di valutare se i fatti sostengono o meno ciò che si dichiara sia la volontà di Dio, altrimenti la fede è mera credulità. La raccomandazione apostolica, infatti, è di fare unragionevole servizio” per provare a se stessi “qual sia la buona, accettevole e perfetta volontà di Dio” (Romani 12:1,2). L’apostolo che mise per iscritto tali parole ne spiegò anche il motivo parlando di “uomini che soffocano la verità nell'ingiustizia perché, pur conoscendo Dio, non gli hanno dato gloria né gli hanno reso grazie come a Dio, ma hanno vaneggiato nei loro ragionamenti e si è ottenebrata la loro mente ottusa. Mentre si dichiaravano sapienti, sono diventati stolti” (Romani 1:18-22).
    Cosa fare, allora, per conoscere la verità relativa alle tante dottrine propagandate nel nome di Cristo ma così tanto differenti tra di loro? Come è possibile sapere se una dottrina è quella che gli apostoli ricevettero da Gesù e insegnarono nel loro ministero edificandoci sopra la vera chiesa cristiana?
    Spesso per sostenere questo o quel “dogma” si citano i pensieri di coloro che vengono definiti “dottori della chiesa” cioè quei “sapienti” a cui fa riferimento l’apostolo Paolo. Ebbene, questo è proprio quello che non si dovrebbe mai fare!
    L’apostolo Paolo, infatti, avvertì di diffidare della “sapienza umana” perché “la sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio. Sta scritto infatti: Egli prende i sapienti per mezzo della loro astuzia. E ancora: Il Signore sa che i disegni dei sapienti sono vani” (1Corinzi 3:19,20). E scrisse anche: “Badate che nessuno vi inganni con la sua filosofia e con vuoti raggiri ispirati alla tradizione umana, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo” (Colossesi 2:8). La diversità e i contrasti fra le varie “dottrine” in voga tra i cosiddetti “cristiani” sono infatti proprio il frutto dei diversi ragionamenti filosofici di questi “sapienti”.
    Cosa, invece si dovrebbe fare? Qual è l’unico modo di conoscere la verità riguardo ai propositi di Dio per un cristiano? Un antico re disse, rivolgendosi a Dio con un canto di lode: “Il fondamento della tua parola è verità” (Salmo 119:160,VR e Di - 118:160,CEI). Gesù confermò questo pensiero allorché, pregando a favore dei suoi discepoli, disse “Santificali nella tua verità, la tua parola è verità” (Giovanni 17:17).
    Dunque la verità esiste, viene da Dio stesso che l’ha anche fatta mettere per iscritto! Questa si trova nella sua Parola scritta, cioè in tutti i 66 libri che compongono le Sacre Scritture. Ognuno di questi libri è stato fatto scrivere da Dio per rivelarci i particolari della sua volontà, per farci sapere come Egli desidera essere “adorato” e per rispondere alle tante domande che, da creature intelligenti, tutti noi ci facciamo riguardo alla nostra origine, alla vita che attualmente viviamo e alla nostra vita futura. Come disse ancora quel saggio re: “La tua parola è una lampada al mio piede e una luce sul mio sentiero” (Salmo 119:105,VR e Di - 118:105,CEI). La Parola di Dio illumina le nostre menti permettendoci di conoscere la verità.
    Ma qualcuno può obiettare: tutte le chiese cosiddette cristiane citano la Parola di Dio per sostenere i loro insegnamenti. Lo fa la Chiesa Cattolica, lo fanno gli ortodossi e lo fanno anche i protestanti!
    E non ci si deve meravigliare di questo! Lo fece persino Satana il Diavolo, il principale nemico di Dio e della verità, quando tentò Gesù nel deserto, all’inizio del suo ministero terreno (cfr. Giovanni 8:44; Matteo 4:6). Lo fecero quei capi religiosi dell’ebraismo, che Gesù dichiarò ipocriti, per cercare di prenderlo in trappola (cfr. Matteo 22:15-45; Marco 12:12-27; Giovanni 8:31-59).
    Gesù lasciò un modello per smascherare le manovre del Diavolo e dei suoi rappresentanti terreni per tentare di sviare le persone dalla verità usando perfino le Sacre Scritture. Ogni volta che essi citavano in maniera errata versetti biblici per sostenere le loro false tesi egli immediatamente diceva “è anche scritto ….” e usando con sapienza e intendimento la stessa Parola di Dio correggeva il loro errato modo di pensare.
     
     
    Il Diavolo tentò più volte di allontanare Gesù dalla via della verità. Per convincerlo che ciò che egli asseriva era giusto gli citò perfino le Sacre Scritture, dicendogli “Se sei il Figlio di Dio, gettati giù, perché sta scritto: "Egli darà ordine ai suoi angeli riguardo a te; ed essi ti porteranno sulle loro mani, perché non urti col tuo piede in alcuna pietra" (cfr. Salmo 91:11,12). Ma la profonda conoscenza che Gesù aveva della Parola di Dio lo protesse dall’inganno cosicché gli rispose: “Sta anche scritto: "Non tentare il Signore Dio tuo" (Deuteronomio 6:16). Gesù corresse la distorsione che Satana faceva dei versetti biblici con la stessa Parola di Dio, facendo riferimento ad altri versetti e collegandoli tra loro per mostrare qual’era il giusto intendimento.
    In maniera simile smascherava l’ipocrisia dei capi religiosi del suo tempo mostrando con le Scritture il baratro che c’era fra la loro professione di fede e di giustizia e le loro opere ingiuste. La realtà dei fatti, cioè le loro azioni, dimostravano che i loro insegnamenti, in gran parte basati sulla tradizione umana, non avevano nulla a che fare con le verità che Dio aveva fatto scrivere nella sua Parola.
     
     
    La semplice conoscenza e citazione delle Scritture non è sufficiente per afferrarne il vero significato e trarne beneficio. Oltre la conoscenza ci vuole l’intendimento o il discernimento, cioè la capacità di percepire o afferrare il senso del messaggio biblico. Questa non è una dote naturale che i singoli individui possono avere poiché quel saggio re sopra indicato ancora scrisse: “Come sono grandi le tue opere, Signore, quanto profondi i tuoi pensieri! L'uomo insensato non intende e lo stolto non capisce” (Salmo 91:5-7,CEI - 92:5,6,VR e Di). L’intendimento però si può ricevere da Dio che ne è la fonte, come è scritto: “l'Eterno dà la sapienza; dalla sua bocca procedono la conoscenza e l'intendimento” (Proverbi 2:6). In che modo?
    Illuminanti a questo riguardo sono le parole di Gesù. Rispondendo ad una domanda dei suoi discepoli egli disse: “a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Perché il cuore di questo popolo è divenuto insensibile, essi sono diventati duri d'orecchi e hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi e non odano con gli orecchi, e non intendano col cuore e non si convertano, e io li guarisca" (Matteo 13:10-15). Quelli che non potevano capire erano persone che conoscevano le Scritture, oltre al popolo comune molti “eruditi” biblici, quali sacerdoti, scribi, farisei, quelli che erano considerati i “dottori” dell’ebraismo. Continuavano a leggerle ma non ne afferravano il vero significato. Perché?
    Un ruolo fondamentale per capire la verità contenuta nella Parola di Dio ce l’ha il cuore! Se veramente si ama la verità, se si ha nel proprio cuore il desiderio di avere il corretto intendimento della Parola di Dio, e si dimostra con i fatti questo amore per la verità, cioè indagando, investigando e, soprattutto mettendo in pratica nella propria vita quello che si impara, allora si può ricevere da Dio il corretto discernimento della sua volontà. Dio stesso, infatti, dà questa esortazione: “Figlio mio, se ricevi le mie parole e fai tesoro dei miei comandamenti, prestando orecchio alla sapienza e inclinando il cuore all'intendimento; sì, se chiedi con forza il discernimento e alzi la tua voce per ottenere intendimento, se lo cerchi come l'argento e ti dai a scavarlo come un tesoro nascosto, allora intenderai il timore dell'Eterno, e troverai la conoscenza di Dio” (Proverbi 2:1-5).
    La maggior parte di coloro che seguivano Gesù si accontentavano di avere una conoscenza superficiale dei suoi insegnamenti. Dopo averlo ascoltato se ne tornavano alle loro case semplicemente meravigliati del suo modo di insegnare e paghi di averlo visto compiere i miracoli. Come in seguito scrisse l’apostolo Paolo, a loro piaceva farsi “solleticare” le orecchie “secondo le loro proprie voglie” distogliendo “le orecchie dalla verità per rivolgersi alle favole” (2Timoteo 4:1-5). Ma i discepoli di Gesù non erano così! Essi veramente volevano conoscere la verità, allora rimanevano con lui chiedendogli di spiegare loro il vero significato dei suoi insegnamenti (cfr. Matteo 13:36).
    La conoscenza superficiale della Parola di Dio rende le persone schiave di “uomini che reprimono la verità in modo ingiusto” i cui falsi insegnamenti hanno riempito il mondo di guerre, di immoralità, di disonestà, di menzogne, di intolleranza, perché tutto questo è in effetti ciò che possiamo constatare nelle popolazioni cosiddette “cristiane”. Questa è la realtà dei fatti, la verità! Non fu per caso che Gesù disse di loro “li riconoscerete dai loro frutti … ogni albero buono produce frutti buoni; ma l'albero cattivo produce frutti cattivi. Un albero buono non può dare frutti cattivi, né un albero cattivo dare frutti buoni” (Matteo 7:15-19). Ma egli disse anche “conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Giovanni 8:32).
    Uno di quei discepoli che chiedeva sempre a Gesù di spiegargli il vero significato dei suoi insegnamenti, verso la fine della sua vita di devozione e difesa della verità diede a tutti questa esortazione: “non prestate fede a ogni ispirazione, ma mettete alla prova le ispirazioni, per saggiare se provengono veramente da Dio, perché molti falsi profeti sono comparsi nel mondo” (1Giovanni 4:1).
    Così fecero, infatti, i cristiani del primo secolo i quali “ricevettero la parola con tutta prontezza, esaminando ogni giorno le Scritture per vedere se queste cose stavano così  (Atti 17:11).
    Che dire dunque di noi? Ci lasciamo condizionare dal pregiudizio facendoci “solleticare” le orecchie con “favole” inventate dalla tradizione umana o siamo disposti a mettere alla prova la nostra fede per vedere se ciò che ci è stato insegnato è veramente la verità che Dio ha fatto scrivere nella sua Parola? ….