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November 18 LA "CITTA' ETERNA" E LA STORIA BIBLICA - VI parteUN TEMPO DI RACCOLTA: L'ULTIMA OPPORTUNITA’
La mietitura è sempre stato un tempo di grande gioia per gli agricoltori: il tempo di raccogliere i frutti di lunghe e dure ore di fatica.
Ogni agricoltore sa bene quand’è il tempo giusto per mietere.
Quando egli semina, il terreno in cui getta il suo seme è in grado di nutrire non solo il suo buon seme ma qualsiasi altro tipo di vegetazione che vi cade. Per lui, poi, la crescita di ciò che ha seminato è quasi impercettibile, e avviene secondo un potere che egli non riesce a comprendere. Egli però sa che la crescita procederà gradualmente, prima come un filo d’erba, poi come una spiga e infine come il grano ben formato nella spiga.
All’inizio, quando il seme germoglia e produce il filo d’erba, il seminatore può non essere del tutto certo di ciò che mieterà, almeno a giudicare dall’aspetto delle cose. In quello stadio iniziale della crescita può non essere sicuro di ciò che verrà su. Quel filo d’erba che spunta dal terreno può non essere inizialmente distinguibile. Solo in seguito, quando giunge a maturazione e porta frutto, non v’è dubbio su ciò che il suolo ha prodotto al seminatore.
E quello è il tempo di mietere: il tempo di raccogliere il frutto prodotto dal suo buon seme separandolo da qualsiasi altra erbaccia che le circostanze abbiano potuto far crescere insieme.
Tenendo bene in mente questo, Gesù, il Signore del simbolico campo della sua parabola sul “grano” e sulle “zizzanie”, disse ai suoi servitori:
“per timore che estirpando la zizzania, non sradichiate insieme ad essa anche il grano. Lasciate che crescano entrambi insieme fino alla mietitura; e al tempo della mietitura io dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano, invece, riponetelo nel mio granaio". – Matteo 13:29,30
Con questa parabola Gesù profetizzò la crescita di un falso cristianesimo che, dopo la morte dei suoi fedeli apostoli, il suo nemico, Satana il Diavolo, servendosi di uomini falsi e ingannatori, avrebbe fatto crescere parallelamente al vero cristianesimo, tentando di soffocarne i frutti!
I fatti dimostrano che, a partire dal IV secolo in modo particolare, la Chiesa Cattolica Romana, sorta dalla fusione tra la religione pagana di Roma con il cristianesimo apostata che allora si stava sviluppando, operata dall’imperatore romano pagano Costantino, le varie Chiese Ortodosse che da essa sono derivate, fino alla quasi totalità delle cosiddette Chiese Protestanti sorte a partire dal XVI secolo, costituiscono le simboliche “zizzanie” della parabola di Cristo Gesù, cioè il falso cristianesimo prodotto da Satana, servendosi del clero ipocrita e menzognero di queste chiese, per allontanare il genere umano dal vero proposito di Dio: restaurare il paradiso sulla terra!
Tanti falsi dogmi religiosi, di origine pagana e, quindi, satanica, quali, ad esempio, la Trinità, l’anima immortale e la vita dopo la morte (cioè il perpetuare della prima menzogna detta dal Diavolo alla prima donna, Eva, che non sarebbe affatto morta se avesse disubbidito a Dio), l’esistenza di un luogo di tormento eterno e pratiche anche di ispirazione pagana, quali, sempre per fare un esempio, la festa di Natale (cioè i Saturnali romani e la festa per la rinascita del dio Sole, il Dies Natalis Solis Invicti, nel solstizio invernale – il 25 dicembre – trasformata nella nascita di Gesù), accomunano, non casualmente, tutte queste religioni dando loro una inconfutabile connotazione di falso cristianesimo, poiché tali dottrine e tali pratiche sono in netto contrasto con gli insegnamenti di Cristo e con la Parola di Dio.
Parlando sempre dei falsi cristiani, con un’altra illustrazione Gesù ha detto:
“Guardatevi dai falsi profeti, i quali vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci. Voi li riconoscerete dai loro frutti. Si raccoglie uva dalle spine o fichi dai rovi? Così, ogni albero buono produce frutti buoni; ma l'albero cattivo produce frutti cattivi. Un albero buono non può dare frutti cattivi, né un albero cattivo dare frutti buoni. Ogni albero che non dà buon frutto è tagliato, e gettato nel fuoco. Voi dunque li riconoscerete dai loro frutti”. – Matteo 7:15-20
Ancora una volta, dunque, Gesù insiste sui “frutti”, cioè sulle qualità morali e sulle conseguenti opere prodotte sia dai veri cristiani che dai falsi cristiani. Questi “frutti” non solo avrebbero identificato individualmente gli uni e gli altri, ma anche l’organizzazione religiosa, o la chiesa a cui questi si sarebbero associati, cioè “l’albero”, che sarebbe stato buono, se avesse prodotto buoni “frutti”, o cattivo, se avesse prodotto cattivi “frutti”. C’è, quindi, sempre un nesso tra gli insegnamenti delle varie chiese e la condotta di coloro che vi si identificano, i singoli fedeli: sono dipendenti e conseguenziali le une agli altri.
Col tempo, ciò che viene seminato comincia pian piano a manifestarsi finché non diventa un frutto maturo e perciò ben distinguibile. Questo è accaduto anche in campo religioso, dove i “frutti” prodotti sono stati di due diversi tipi, in netto contrasto tra loro e perciò facilmente identificabili. L’apostolo Paolo nella sua lettera ai Galati li descrive in questo modo:
“Ora le opere della carne sono manifeste e sono: adulterio, fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, magia, inimicizie, contese, gelosie, ire, risse, divisioni, sette, invidie, omicidi, ubriachezze, ghiottonerie e cose simili a queste, circa le quali vi prevengo, come vi ho già detto prima, che coloro che fanno tali cose non erediteranno il regno di Dio. Ma il frutto dello Spirito è: amore gioia, pace, pazienza, gentilezza, bontà, fede, mansuetudine, autocontrollo”. – Galati 5:19-22
Se esaminiamo la storia delle chiese cosiddette “cristiane” alla luce di quanto dichiarato dall’apostolo Paolo cosa dobbiamo constatare?
“adulterio, fornicazione, impurità, dissolutezza”
Queste pratiche sono sempre state largamente diffuse tra gli aderenti di tali chiese. Sebbene nella Parola di Dio è scritto che coloro che praticano tali cose “non erediteranno il Regno di Dio” (1Corinzi 6:9,10), tanti che si reputano anche dei buon cristiani, abituali frequentatori di messe dove ipocritamente si battono il petto in segno di contrizione, continuano a reiterare tali azioni confortati da una sorta di giustificazione e condono che, in un antiscritturale rito della confessione, ricevono dal clero delle loro chiese. D’altra parte il cattivo esempio è sempre stato dato proprio dal clero, anch’esso dedito a tali pratiche. Vescovi, cardinali e perfino papi con la loro condotta depravata e dissoluta hanno contribuito non poco a diffondere l’immoralità disonorando il Signore che ipocritamente asserivano di servire, come dimostra l’esempio del Papa Alessandro VI, il famigerato Rodrigo Borgia, “un uomo dissoluto e un libertino impenitente e come tale si comportò per tutta la vita: da laico, da cardinale e da papa ancora di più, senza minimamente preoccuparsi di celare agli altri questa sua scandalosa condotta di vita. Il suo percorso terreno fu disseminato di numerosi figli, ovviamente tutti illegittimi” avuti dalle sue numerose amanti (http://it.wikipedia.org/wiki/Papa_Alessandro_VI).
Egli non costituisce una semplice eccezione. L’immoralità è stata una caratteristica dominante dei rappresentanti del clero del cristianesimo apostata dal suo inizio fino ai nostri giorni, come testimoniano tante cronache giudiziarie, e non solo del clero cattolico, come dimostrano gli scandali dei predicatori evangelici del continente americano.
Ora, sinceramente, riuscite ad immaginate Cristo Gesù delegare simili personaggi a rappresentarlo?
“idolatria, magia”
I luoghi di culto cattolici ed ortodossi sono pieni di statue, immagini ed icone di persone dichiarate “sante” e venerate in aperto contrasto con il secondo dei dieci comandamenti che recita: “Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai” (Esodo 20:4,5). Ai fedeli della Chiesa Cattolica e delle Chiese Ortodosse invece è stato insegnato di inginocchiarsi davanti a tali immagini e a pregarle credendo che le persone che esse rappresentano possano ascoltarle e aiutarle o intercedere per loro presso Dio; questo contrariamente agli insegnamenti biblici che dicono che “i morti non sanno nulla … ed essi non avranno mai più alcuna parte in tutto ciò che si fa sotto il sole” (Ecclesiaste 9:5,6). Così è accaduto quello che l’apostolo Paolo scrisse nella sua lettera ai Romani, cioè che “essi hanno cambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno venerato e adorato la creatura al posto del creatore” (Romani 1:25). Che pena (nel senso di dispiacere) vedere la gente comune ingannata con tali falsi insegnamenti dedita a pratiche spesso raccapriccianti connesse con il culto idolatrico, che richiedono flagellazioni a sangue, uso di animali selvaggi (come fanno i serpari) e altri riti irrazionali e ripugnanti. Che pena sapere che tutte le loro speranze sono miseramente frustrate, poiché è scritto: “Egli taglia per sé dei cedri, prende un cipresso o una quercia che lascia crescere vigorosi fra gli alberi della foresta; egli pianta un frassino che la pioggia fa crescere. Questo serve all'uomo per bruciare; egli ne prende una parte per riscaldarsi e accende il fuoco per cuocere il pane; ne fa pure un dio e l'adora, ne fa un'immagine scolpita, davanti alla quale si prostra. Ne brucia la metà nel fuoco, con l'altra metà prepara la carne, ne cuoce l'arrosto e si sazia. Si riscalda pure e dice: «Ah, mi riscaldo, mi godo il fuoco». Con il resto di esso fabbrica un dio, la sua immagine scolpita, gli si prostra davanti, lo adora, lo prega e gli dice: «Salvami, perché tu sei il mio dio». Non sanno e non comprendono nulla, perché hanno impiastrato i loro occhi affinché non vedano, e i loro cuori perché non comprendano. Nessuno rientra in se stesso né ha conoscenza e intendimento per dire: «Ne ho bruciato una parte nel fuoco, sì, sulle sue braci ho fatto cuocere il pane, ho arrostito la carne e l'ho mangiata. Farò col resto un'abominazione e mi prostrerò davanti a un pezzo di legno?». Un tale si pasce di cenere, il suo cuore sedotto lo travia. Egli non può liberare la sua anima e dire: «Ciò che tengo nella mia destra non è forse una menzogna?»” e ancora: “I loro idoli sono argento e oro, opera di mani d'uomo. Hanno bocca ma non parlano, hanno occhi ma non vedono, hanno orecchi ma non odono, hanno naso ma non odorano, hanno mani ma non toccano, hanno piedi ma non camminano; con la loro gola non emettono suono alcuno. Come loro sono quelli che li fanno, tutti quelli che in essi confidano” (Isaia 44:14-20; Salmo 115:4-8,VR e Di - 114:4-8,CEI).
La “magia” anche è stata ed è largamente praticata tra gli associati delle chiese del cristianesimo apostata. Dalle forme apparentemente più innocue, ma non meno pericolose, come quelle divinatorie (astrologia, chiromanzia, cartomanzia, ecc.), a quelle che direttamente li mettono in contatto con gli spiriti malvagi, i demòni, quali il “parlare con i morti” (i quali, in base alla citata scrittura di Ecclesiaste 9:5-9, non possono farlo, ma i demòni, che rispondono, fanno credere di si) alle pratiche esorcistiche, riti demonici veri e propri (cfr. Atti 19:13-16), ai cosiddetti “miracoli” o “apparizioni” che, come disse ancora l’apostolo Paolo, dovevano coincidere con la manifestazione “di quell’empio”, cioè di quella classe di persone che nella descrizione biblica corrisponde in pieno al clero del cristianesimo apostata (cfr. 2Tessalonicesi 2:3,4), “per l'azione di Satana, accompagnata da ogni sorta di portenti, di segni e di prodigi bugiardi, e da ogni inganno di malvagità per quelli che periscono, perché hanno rifiutato di amare la verità per essere salvati” (2Tessalonicesi 2:9).
“inimicizie, contese, gelosie, ire, risse, divisioni, sette”
La sera in cui Gesù fu arrestato, mentre gli uomini inviati dal Sommo Sacerdote, Caifa, stavano per afferrarlo, l’apostolo Pietro d’impeto sguainò la spada, che portava per difendersi dalle bestie feroci durante i viaggi, e colpì, ferendolo, uno di quegli uomini. L’occasione sembrava dover giustificare l’azione di Pietro poiché arrestando Gesù si stava commettendo la più grande ingiustizia di questa terra. Tuttavia Gesù non l’approvò e riprese l’apostolo dicendo: “Rimetti la spada nel fodero, perché tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada” (Matteo 26:51,52; Giovanni 18:10,11).
I discepoli di Gesù compresero bene quella lezione sull’uso delle armi! Una nota enciclopedia dice, infatti: “nella Chiesa dei primi secoli c’era l’idea molto diffusa che la guerra era un’iniquità organizzata con cui la Chiesa e i seguaci di Cristo non possono avere niente a che fare” (Encyclopaedia of Religion and Ethics, di James Hastings).
In tempi posteriori, però, eminenti “padri” della chiesa, come Agostino e Tommaso d’Aquino, sostennero con fervore il concetto della guerra “giusta”. Ha scritto Robert D. Culver, professore di teologia del Winnipeg Theological Seminary, nel suo libro Christianity Today: “Agostino (al principio del V secolo) creò la prima grande sintesi di fede cristiana e di esercizio della guerra. Questa è stata la posizione normale di tutti i maggiori rami della chiesa da allora fino ai nostri giorni”.
Questa dottrina della guerra “giusta”, o “giustificata”, parte dalla premessa che i governanti hanno ricevuto da Dio il dovere e il potere di far osservare la legge e mantenere l’ordine in una società imperfetta, con le maniere forti quando occorre. In tal caso sono anche giustificati a usare gli eserciti e qualsiasi altra cosa per mantenere la pace e la sicurezza nazionale quando si ritiene necessario.
È facile capire perché tale dottrina ha sempre incontrato grande favore tra la classe dirigente. Ma è stata ben accolta anche dal popolo perché esonera la persona comune dalla responsabilità di prendere decisioni basate sulla coscienza.
Sull’onda di tale falso insegnamento, del tutto contrario alle istruzioni date da Cristo, il cristianesimo apostata ha segnato la storia dopo Cristo con guerre sanguinose e tremendi spargimenti di sangue come neanche i popoli non cristiani sono stati capaci di fare!, e l’unica motivazione che si può dare a tale massacro è quella indicata dall’apostolo: “inimicizie, contese, gelosie, ire, risse, divisioni, sette”.
Vogliamo solo ricordarne qualcuna:
Le crociate. La prima fu proclamata da Papa Urbano II nel 1095 d.C. La motivazione ufficiale fu il desiderio di liberare Gerusalemme e il cosiddetto “Santo Sepolcro” dai musulmani. In realtà le cause erano più profonde. Ai suoi occhi un’azione militare per la riconquista di Gerusalemme e della Palestina sarebbe servita a più scopi. Avrebbe consolidato l’unità della cristianità latina e riaffermato il primato della Chiesa di Roma. Avrebbe provveduto uno sfogo ai nobili sempre in lotta fra loro. Costoro, in cambio di privilegi religiosi e, soprattutto, di benefìci economici, avrebbero messo la propria competenza militare al servizio di una “nobile causa”, divenendo il braccio armato della Chiesa. Con il trascorrere del tempo furono proclamate altre crociate, l’ultima delle quali nel 1270 d.C. Quel che accadde con queste “guerre sante” è stato emblematicamente riassunto da Raimondo d’Aguilers, testimone oculare e cronachista della 1a Crociata, il quale nel raccontare la caduta di Gerusalemme, disse: “Allora avresti potuto vedere cose orribili: alcuni [nemici], ed era per loro una fortuna, avevano la testa troncata; altri cadevano dalle mura crivellati di frecce; moltissimi altri infine bruciavano tra le fiamme. Per le strade e le piazze si vedevano mucchi di teste; mani e piedi tagliati” (da Il movimento crociato di Franco Cardini). Tutta questa violenza fu compiuta in nome di Dio e di Cristo!
L’esempio delle Crociate, gli orrori e l’enorme spargimento di sangue che hanno causato, avrebbe dovuto insegnare come l’avidità economica e il desiderio di preminenza politica possano condurre al fanatismo e ai massacri. Purtroppo la lezione è stata ignorata. Lo provano i numerosi conflitti che insanguinano tuttora molte zone del pianeta, dove, in tantissimi casi, la religione, e il falso cristianesimo in particolare, serve da copertura per azioni abominevoli.
L’Inquisizione. Iniziò in Europa nel XIII sec. ma si diffuse anche nelle Americhe, e durò oltre sei secoli. Nata per iniziativa del papato e da esso sostenuta, l’Inquisizione fu un tentativo omicida di torturare e togliere di mezzo tutti quelli che dissentivano dalla Chiesa Cattolica. Peter De Rosa, un ex sacerdote che si definisce “cattolico patriottico”, afferma nel suo libro Vicari di Cristo: “La Chiesa è responsabile delle persecuzioni contro gli Ebrei, dell’Inquisizione, dello sterminio di migliaia di eretici, della reintroduzione della tortura in Europa come parte del processo giudiziario … Si è calcolato che durante l’ultima persecuzione, quella di Diocleziano [nel III secolo] che fu anche la più feroce, in tutto il mondo perirono circa duemila cristiani. Nel primo episodio di crudeltà della Crociata di Papa Innocenzo III [contro gli “eretici” in Francia] ne fu ucciso un numero dieci volte superiore … È davvero un colpo apprendere che un Papa uccise in una volta sola più Cristiani di Diocleziano … [Innocenzo] non aveva avuto scrupoli a servirsi del nome di Gesù per compiere tutto ciò che Gesù stesso condannava … in nome del Papa [gli inquisitori] si sarebbero resi responsabili della violazione più selvaggia e duratura della dignità umana mai sperimentata nella storia della nostra razza … Degli ottanta papi che si susseguirono dal tredicesimo secolo in poi, non uno disapprovò i sistemi dell’Inquisizione; anzi, ciascuno di essi aggiunse il proprio tocco crudele al meccanismo di quella macchina mortale. Resta un mistero come i papi abbiano potuto perseverare in quest’eresia praticata per generazioni e generazioni, e come abbiano potuto rinnegare punto per punto il Vangelo di Gesù … I pontefici preferivano contraddire il Vangelo che un predecessore ‘infallibile’, perché questo avrebbe provocato il crollo del papato”.
L’unica colpa di quelle migliaia e migliaia di persone che vennero torturate e assassinate, nella generalità dei casi fu quella di aver voluto leggere la Bibbia, la Parola di Dio.
[Certo, davanti a questi fatti, oggi fa davvero sorridere l’accusa di assassinio rivolta dalla Chiesa Cattolica a coloro che hanno scelto di dare il via al corso e alla conclusione naturale della storia della sfortunata Eluana Englaro. Con quale ipocrita “coraggio” essa parla “in difesa della vita” dopo aver soppresso, nel tempo e sistematicamente, milioni e milioni di vite umane innocenti?!].
Con l’instaurazione dell’Inquisizione la Chiesa Cattolica ha torturato e assassinato un numero incalcolabile di innocenti solo perché non accettavano le sue dottrine o le sue pratiche demoniche. Il “diritto” della Chiesa di torturare e bruciare coloro che dichiarava “eretici” fu in effetti un’orribile conseguenza delle dottrine non scritturali dell’inferno e del purgatorio. Paradossalmente uno dei peggiori crimini contro l’umanità eguagliato solo dai campi di concentramento del secolo scorso, fu commesso da domenicani e francescani, cioè da appartenenti a due ordini di frati che asserivano d’essere dedicati a predicare il messaggio d’amore di Cristo. Tutto questo fu reso possibile anche dalla profonda ingerenza della Chiesa nella politica. Chiesa e Stato, anche se spesso in gara l’una con l’altro, unirono le forze contro chiunque osasse criticare un sacerdote o un principe. L’Inquisizione nacque anche da questa relazione adulterina (cfr. Giacomo 4:4). Questa Chiesa, anziché trasmettere alle persone i princìpi e i valori della fede cristiana, l’amore fraterno, il rispetto per la verità e la giustizia, la solidarietà sociale e il senso della moralità, ha fomentato l’odio, l’egoismo, la menzogna e la dissolutezza, le peggiori caratteristiche di origine demonica (cfr. Giovanni 8:44). E’ davvero interessante ciò che dice al riguardo la New Encyclopædia Britannica: “Il retaggio dell’intolleranza cristiana e i metodi adottati (p.es., l’inquisizione, o il lavaggio del cervello) si perpetuano nell’intolleranza dell’ideologia e nelle tecniche delle rivoluzioni politiche moderne”. Sì, “il retaggio dell’intolleranza del falso cristianesimo e i metodi adottati” si possono ravvisare nell’odierna intolleranza secolare. In alcuni paesi, metodi che ricordano quelli dell’Inquisizione sono già usati dalle potenze politiche contro rappresentanti della Chiesa Cattolica. Veramente, come è scritto nella Parola di Dio: “hanno seminato vento raccoglieranno tempesta” (Osea 8:7). Queste azioni preludono all’esecuzione del giudizio di Dio contro questo falso sistema religioso, che si servirà proprio dei governanti umani per porre fine alle sue opere malvage (cfr. Apocalisse 17:12,16-18).
Le guerre religiose. A partire dal XVI secolo La Chiesa Cattolica Romana combatté selvaggiamente per ricondurre nell’ovile i protestatari, o protestanti. I protestanti, dal canto loro, opposero una vigorosa resistenza. La città di Anversa, per esempio, fu assediata nel 1576, e un resoconto storico dice: “Quei gentili messaggeri di Santa Madre Chiesa, i soldati spagnoli, andarono a combattere con queste grida sulle labbra: ‘San Giacomo, Spagna, sangue, carne, fuoco, sacco!’ Ottomila uomini, donne e bambini furono assassinati” (The Story of the Inquisition, Freethought Press Association).
Dal 1618 al 1648 fu combattuta in Europa la “guerra dei trent’anni” fra cattolici e protestanti. Fu una guerra particolarmente spaventosa. Nel corso d’essa la Germania perse circa tre quarti della sua popolazione. Gli abitanti di Augusta scesero da 80.000 a 18.000. E rimase solo un quarto circa del popolo boemo. La caduta della città protestante di Magdeburgo illustra la ferocia del combattimento. Lo storico tedesco Frederick Schiller scrive: “Lì cominciò uno spettacolo di orrori per cui la storia non ha parole: né poesia né prosa. Né innocente infanzia, né impotente vecchiaia; né giovinezza, sesso, rango o bellezza poterono placare la furia dei conquistatori. Le mogli furono violentate nelle braccia dei loro mariti, le figlie ai piedi dei genitori; e il sesso indifeso esposto al doppio sacrificio della virtù e della vita” (The Works of Frederick Schiller - History of the Thirty Years’ War, di Frederick Schiller).
Le guerre mondiali. Nel secolo scorso sono state combattute due guerre mondiali che hanno causato insieme circa 90.000.000 di vittime, tra militari e civili. Esse sono scoppiate in seno al cristianesimo apostata e sono state combattute da una maggioranza di persone che si dichiarava “cristiana”.
Il clero ha avuto, ancora una volta, un ruolo non secondario nella guerra!
Ad esempio, il vescovo di Londra, A. F. Winnington-Ingram esortò gli Inglesi con queste parole: “Uccidete i Tedeschi, uccideteli; non tanto per ucciderli, ma per salvare il mondo, per uccidere i buoni come i cattivi, per uccidere i giovani come i vecchi, per uccidere quelli che hanno mostrato benignità ai nostri feriti come quei nemici … Come ho detto mille volte, la considero una guerra di purezza, considero ognuno che è morto in essa un martire” (da Perspective - periodico del Seminario Teologico di Pittsburgh, Vol. X, N. 1, primavera del 1969).
Dall’altra parte, l’arcivescovo di Colonia, in Germania, disse ai soldati tedeschi: “Diletto popolo della nostra Madre Patria, Dio è con noi in questa lotta per la giustizia in cui siamo stati trascinati contro il nostro volere. In nome di Dio vi comandiamo di combattere fino all’ultima goccia del vostro sangue per l’onore e la gloria del paese. Nella sua sapienza e rettitudine, Dio sa che siamo dalla parte della giustizia e ci darà la vittoria” (dal quotidiano belga La Dernière Heure, del 7 gennaio 1967).
Negli Stati Uniti il reverendo Randolph H. McKim esclamò dal suo pulpito a Washington: “È Dio che ci ha chiamati a questa guerra. Noi combattiamo la sua guerra … Questo conflitto in realtà è una crociata. La più grande della storia, la più santa. Essa è nel senso più profondo e più vero una Guerra Santa … Sì, è Cristo, il Re di Giustizia, che ci chiama a impegnarci in una lotta mortale con questa empia e blasfema potenza” (For God and Country, di Randolph H. McKim - citato in Preachers Presents Arms, di Ray H. Abrams).
Come risultato, cattolici italiani e tedeschi spararono contro e uccisero i loro “fratelli” in fede, cattolici francesi e americani e protestanti tedeschi spararono contro e uccisero i loro “fratelli” protestanti inglesi e americani.
Durante il secondo conflitto mondiale, inoltre, furono sterminati, da soldati cattolici e protestanti tedeschi insieme (i quali avevano scritto sulle fibbie delle proprie cinture la frase Gott Mit Uns, “Dio è con noi”), sei milioni di ebrei e di persone di altre razze.
Ancor oggi si discute del ruolo del Papa di Roma, Pio XII, in quell’Olocausto! La sua voce tacque! Un silenzio di morte! Il 16 ottobre 1943 i soldati nazisti prelevarono nel Ghetto di Roma, proprio di fronte al Vaticano, un migliaio di ebrei che furono deportati e sterminati nei campi di concentramento creati a questo scopo. Chiuso, serrato nelle mura vaticane il Papa non proferì una sola parola di condanna contro quel crimine!
IL GHETTO EBRAICO DI ROMA
Vicolo dei Falegnami Via de S. Ambrogio Sinagoga
Il Ghetto, nella comune accezione del termine, indica quell’area di una città in cui sono costrette a vivere, separate dal resto della città, persone considerate di un determinato retroterra etnico, o appartenenti ad una determinata cultura o religione.
Questo concetto, antisociale, antidemocratico e inumano fu ideato da un Papa, Paolo IV, che si dichiarava rappresentante di quel Cristo che invece aveva detto: “voi siete tutti fratelli” (Matteo 23:8), allorché istituì il Ghetto di Roma nel 1555 con una bolla intitolata Cum nimis absurdum (cioè "quando il troppo è inopportuno"). Quel Ghetto consisteva in una sorta di "quartiere recintato" in cui furono costretti ad abitare, in ogni sorta di ristrettezze, i circa 3000 membri della comunità ebraica. Le porte del Ghetto rimanevano chiuse dal tramonto all'alba, i residenti potevano lasciarlo solo durante il giorno. Al tramonto i tre accessi al quartiere venivano serrati e sorvegliati da guardie, la cui retribuzione era a carico della stessa comunità e chiunque si fosse attardato e fosse rimasto chiuso fuori, se la sarebbe vista con l'implacabile giustizia papalina. Chi usciva, poi, doveva indossare un pezzo di stoffa gialla sul berretto, mentre le donne dovevano portare uno scialle o un velo dello stesso colore, per essere distinti dal resto del popolo romano e facilmente identificabili. Così sappiamo da dove i nazisti trovarono ispirazione per appiccicare la stella gialla sugli abiti degli ebrei e per le loro azioni delittuose!
Il vero dramma per il Ghetto di Roma arrivò nel 1943, quando il 16 ottobre le SS naziste rastrellarono e deportarono nei campi di concentramento più di 1000 ebrei. Tornarono solo in 18. Il Vaticano si trova dall’altra parte del Tevere, quasi di fronte al Ghetto. Ma l’allora Papa Pio XII, chiuso, serrato nelle mura vaticane non proferì una sola parola di condanna contro quel crimine!
Oggi, l’attuale Papa Benedetto XVI si appresta a beatificarlo, cioè a indicarlo come modello di virtù e santità da imitare per tutti i cattolici! Si tenta di giustificare quel penoso suo silenzio dicendo che non poteva fare altrimenti, per evitare guai maggiori, come se la morte di sei milioni di esseri umani inermi e innocenti non fosse uno dei guai più grandi che potesse allora accadere! Un sacerdote cattolico, Ernesto Bonaiuti, titolare della cattedra di Storia del Cristianesimo nell’Università “La Sapienza” di Roma, al quale Pio XII inflisse la scomunica “ad vitandum” perché si rifiutò di giurare fedeltà al governo fascista, nel suo saggio intitolato Pio XII ha scritto: “Chi pretende di parlare in nome di Cristo sulla terra, chi vanta il privilegio di interpretare lo spirito del Vangelo, al cospetto di tanta sconfinata passione dell’umanità non avrebbe potuto che recitate da penitente il miserere, costituendosi testimone lacrimante della inaudita aberrazione e della inesorabile punizione di una diserzione collettiva dalle più elementari norme della rivelazione evangelica”.
Sul quotidiano la Repubblica dell’8 novembre u.s., dal quale ho tratto questa informazione, Corrado Augias riferisce un altro episodio inquietante sulla figura di questo prossimo “beato”. Dice Augias che l’economista Paolo Leon gli ha scritto di Giovanni Malvezzi, un Dirigente IRI, il quale gli raccontò che “nel 1942, durante un viaggio nei paesi occupati dai nazisti, un presule gli disse che si potevano liberare gli ebrei in cambio di soldi, oro o valori. Tornato a Roma Malvezzi si precipitò dal Papa per spiegargli le violenze, lo sterminio, che il Papa conosceva già, e sollecitargli una raccolta di fondi per liberare più persone possibili. Pio XII gli disse che la Chiesa non aveva soldi. Malvezzi suggerì di vendere parte del tesoro di S. Pietro; il Papa perse la calma e, gridando che i beni della Chiesa sono sacri, lo cacciò”.
L’avidità è un altro “frutto della carne”, in contrasto con lo Spirito di Dio, che l’apostolo Paolo associa alla fornicazione e all’impurità (cfr. Efesini 4:19; 5:3). Anche questa pessima qualità è costante nel falso cristianesimo, mai sazio di denaro e di accumulare beni materiali.
Probabilmente quel Papa non aveva mai letto le parole dette da Gesù al giovane ricco: “Se vuoi essere perfetto, va', vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo” (Matteo 19:21), neanche conosceva la raccomandazione di Cristo ai suoi veri discepoli: “Non procuratevi oro, né argento, né moneta di rame nelle vostre cinture … perché l'operaio ha diritto al suo nutrimento” (Matteo 10:9,10) e né teneva conto dell’avvertimento del Signore: “Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano. Perché là dov'è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore” (Matteo 6:19-21). O, forse, pur sapendo tutte queste cose, se ne fregò in nome della “ragion di Stato” (quello Vaticano) e non del Regno di Cristo!
Da qualsiasi parte esaminiamo il falso cristianesimo della Chiesa Cattolica Romana, delle varie Chiese Ortodosse nonché delle numerose denominazioni Protestanti, accumunate dagli stessi falsi insegnamenti basilari, quali, sarà bene ricordarlo: la Trinità, l’immortalità dell’anima e la vita dopo la morte, il Purgatorio, l’Inferno o luogo di eterno tormento nonché dal loro pieno e incondizionato sostegno al sistema politico-economico-militare instaurato da Satana e dai suoi demòni su questa terra in antitesi al Regno di Dio, la sua storia dimostra ch’esso rappresenta, nell’adempimento delle parabole di Cristo, quelle “zizzanie” o quell’ “albero cattivo” che dovranno essere “gettati nel fuoco”.
La storia dimostra anche che molte persone sincere e devote hanno, nel tempo, mantenuto viva la fiammella della verità riguardo al proposito di Dio non permettendo che quelle simboliche “zizzanie” la soffocassero. Di queste persone, simili al “grano” della parabola di Cristo, Dio si è servito per conservare la sua Parola scritta, la Bibbia, nel suo testo integrale, e per farla arrivare alla gente comune, nonostante l’attacco che contro di essa è stato scagliato dall’ipocrita clero del falso cristianesimo. Tante di queste persone hanno pagato con la vita il loro coraggio e il loro amore per la verità essendo state diabolicamente torturate e bruciate sui satanici roghi (il loro vero Inferno) del falso cristianesimo!
La risurrezione, la vera speranza del genere umano morto e non la vita nell’aldilà, di cui Cristo diede prova risuscitando alcuni durante il suo ministero terreno, servirà a riportare in vita quelle persone devote per dar loro la possibilità di vivere per sempre nel Paradiso che sarà restaurato sulla terra e non nei cieli, proprio com’era l’originale proposito di Dio! (cfr. Genesi 1: 28; Giovanni 5:25-29; Salmo 37:11,29,VR e Di - 36:11,29,CEI).
Nei nostri giorni i “frutti” prodotti dal falso cristianesimo sono ormai pienamente maturi e solo i “ciechi” spirituali, quelli a cui hanno “impiastrato i loro occhi affinché non vedano, e i loro cuori perché non comprendano” (Isaia 44:18), possono rifiutarsi di vederli!
Questi “frutti” maturi indicano però che è anche arrivato il tempo della mietitura, il tempo cioè di raccogliere e separare i veri cristiani dai falsi che saranno eliminati per sempre dalla faccia della terra (cfr. Matteo 13:41,42). Questo è lo scopo di quell’opera, profetizzata ancora da Cristo Gesù, che si doveva compiere nel tempo della “mietitura”, cioè nel tempo de “la fine dell'età presente” (Matteo 13:39,VR), com’è riportato nella Parola di Dio: “E questo vangelo del regno sarà predicato in tutto il mondo, affinché ne sia resa testimonianza a tutte le genti; allora verrà la fine” (Matteo 24:14).
Questa “testimonianza” serve ad annunciare che il Regno di Dio è l’unica speranza per il genere umano e non i vari governi umani sostenuti dal falso cristianesimo, ed è utile a tutti noi per scegliere da quale parte schierarsi.
La scelta giusta, indicata da Dio stesso nella Sua Parola scritta, dove si parla di tutta la falsa religione nel mondo e la si identifica col nome di simbolico di “Babilonia la Grande”, dall’antica Babele o Babilonia, in cui ebbero origine tutti i falsi insegnamenti religiosi, inclusi la Trinità, l’immortalità dell’anima e la vita dopo la morte o il luogo di tormento eterno, e di cui il falso cristianesimo è l’esponente più rappresentativo, è questa:
“Uscite, popolo mio, da Babilonia per non associarvi ai suoi peccati e non ricevere parte dei suoi flagelli”. - Apocalisse 18:4
Dedicato a chi, il 18 novembre 2006, scrisse: “… alzo il muro xkè temo ke il male possa ferirmi”. Spero possa essere un aiuto per abbattere quel muro di vergogna e d’ipocrisia dietro il quale sempre ci si rifugia, per poter ancora dare significato ad una vita sciupata nella banalità e nell’inedia con una concreta speranza di riscatto.
November 09 LA "CITTA' ETERNA" E LA STORIA BIBLICA - V parteLA RIFORMA: NON FU VERA LIBERTA’
Con la nascita del Sacro Romano Impero la Chiesa di Roma, sotto l’autorità del Papa, dominò per secoli gli affari del mondo.
Come zizzanie che crescono in mezzo al grano, soffocandolo, man mano che si compenetrava con il mondo, la chiesa si allontanava sempre più dal cristianesimo del I secolo.
Verso la fine del XV secolo la Chiesa di Roma, che aveva parrocchie, monasteri e conventi in ogni angolo del suo dominio, era divenuta la più ricca possidente d’Europa. Fonti storiche riferiscono che era padrona di metà delle terre in Francia e in Germania e di due quinti o più d’esse in Svezia e in Inghilterra.
Lo splendore di Roma crebbe in maniera incommensurabile durante gli ultimi anni del XV secolo e i primi del XVI e la storia ecclesiastica di quel periodo vide ciò che uno storico definì “una successione di papi molto gaudenti”.
Fra questi vi furono Sisto IV (1471-1484), il quale spese somme ingenti per costruire la Cappella Sistina, che da lui prende il nome, e per arricchire i suoi numerosi nipoti; Alessandro VI (1492-1503), il famigerato Rodrigo Borgia, che riconobbe apertamente i suoi figli illegittimi e li favorì; e Giulio II (1503-1513), nipote di Sisto IV, che fu più dedito alle guerre, alla politica e all’arte che ai suoi uffici ecclesiastici.
Lo studioso cattolico Erasmo da Rotterdam scrisse nel 1518: “La curia romana ha deposto ogni vergogna” (Storia della Civiltà, Parte VI, La Riforma, di Will Durant).
LA CAPPELLA SISTINA IN VATICANO
Prende il nome dal Papa Sisto IV, il primo di sei pontefici la cui condotta sfacciatamente immorale portò infine alla Riforma. Secondo la storiografa Barbara W. Tuchman, Sisto IV diede il via a un “periodo in cui la ricerca di vantaggi personali e di una politica di potenza si espresse in maniera scoperta, sfrontata, implacabile”. Nel suo libro The March of Folly (la Marcia della Follia) ella narra, infatti, che papa Sisto IV per elevare ed arricchire la sua famiglia, fino ad allora povera, nominò cinque nipoti e un pronipote cardinali, un altro pronipote vescovo, e fece sposare altri sei suoi parenti con componenti di famiglie reali.
Alla ricerca di fondi per la costruzione della Cappella Sistina, Sisto IV fece ricorso alla vendita delle indulgenze per i defunti. Tali indulgenze erano molto popolari. Nel libro Vicari di Cristo: Il lato oscuro del papato, Peter de Rosa afferma: “Vedovi e vedove, genitori sopraffatti dal dolore spesero tutti i propri averi nel tentativo di far uscire i propri cari da un Purgatorio dipinto a tinte sempre più fosche”. La gente comune comprava le indulgenze perché credeva davvero che il Papa potesse garantire il paradiso ai loro cari defunti.
All’interno della Cappella Sistina Michelangelo dipinse il Giudizio Universale con una terrificante visione dell’inferno. Il giorno del giudizio e le fiamme dell’inferno erano tra gli argomenti prediletti per i sermoni dei predicatori della Chiesa. Con la paura delle pene dell’inferno, infatti, la Chiesa dominò sulle coscienze delle persone e svuotò le loro tasche con la vendita delle indulgenze. I Riformatori “protestanti”, come Lutero e Calvino, che si scagliarono contro tale pratica e la corruzione papale, alla fine accettarono l’idea cattolica dell’inferno che tutt’oggi fa parte della fede di molte denominazioni “protestanti” la quale, insieme ad altre dottrine di origine pagana, quali la Trinità e l’immortalità dell’anima, le accomuna nel fascio delle simboliche “zizzanie” o falsi cristiani, che il nemico di Dio, Satana il Diavolo ha seminato nel mondo!
Corruzione e immoralità non erano circoscritte al papato. Un detto popolare di quel tempo diceva: “Se vuoi rovinare tuo figlio, fallo prete”. La morale era bassa in ogni campo.
Niccolò Machiavelli riassunse la condizione della Chiesa in quel tempo con queste parole:
“Se la religione della cristianità fosse stata preservata in armonia con le norme del Fondatore, lo Stato e il corpo politico del Cristianesimo sarebbero rimasti molto più uniti e felici di quanto non siano. Né può esistere maggiore prova della sua decadenza del fatto che più vicini sono i popoli alla Chiesa romana, centro della loro religione, meno religiosi sono” - Durant, op. cit.
Quanto attuali sono queste parole nella condizione morale e sociale delle nazioni dove la Chiesa romana ancora prevale, come la nostra!
Il su citato Erasmo da Rotterdam (Desiderius Erasmus), figlio illegittimo di un prete olandese, a diciotto anni entrò nel convento agostiniano di Steyn, vicino Gouda, dove si dedicò agli studi di latino, dei classici e dei padri della chiesa. Dopo un po’, però, cominciò a detestare quel modo di vivere. Nel 1499 accettò un invito a visitare l’Inghilterra. A Londra incontrò Tommaso Moro, Giovanni Colet e altri teologi, cosa che rafforzò la sua decisione di applicarsi agli studi biblici. Per poter capire meglio il contenuto della Bibbia, si mise anche a studiare intensamente il greco.
Nel 1504, si trasferì a Lovanio, in Belgio. Recatosi in visita al convento di Parc, scoprì nella biblioteca un manoscritto delle Annotazioni al Nuovo Testamento di Lorenzo Valla, uno studioso italiano. Questa raccolta di note al testo del Nuovo Testamento della Vulgata (traduzione della Bibbia in latino fatta da Girolamo) destò il suo interesse per la critica testuale, che consiste nella comparazione di antiche versioni e manoscritti della Bibbia allo scopo di determinarne la lezione originale. Così Erasmo prese la decisione di lavorare al ripristino del testo originale della Bibbia.
Nel 1505 venne in Italia dove meditò di scrivere una satira che chiamò Elogio della pazzia nell’intento di smascherare gli abusi del clero. In quest’opera, infatti, la pazzia personificata penetra in ogni campo della vita, ma, secondo l’autore, in nessun posto è più evidente che fra i teologi e il clero. Egli scrisse:
“In quanto ai papi, se affermano di essere i successori degli apostoli, devono capire che da loro si richiedono le stesse cose che facevano i loro predecessori. Ma, invece di far questo, essi ritengono che sia troppo laborioso istruire il popolo; che interpretare le Scritture significhi invadere la competenza dei dotti”.
Tornato in Inghilterra Erasmo si dedicò al suo lavoro di emendare il testo del Nuovo Testamento e nel 1516 fu pubblicata a Basilea, in Svizzera, la sua ritraduzione di questa parte della Bibbia nella lingua greca originale, cioè la lingua in cui venne scritto la quasi totalità del Nuovo Testamento dagli autori biblici. Il lavoro di Erasmo diede l’avvio all’importante lavoro di critica testuale che ha permesso di produrre le accurate traduzioni bibliche del nostro tempo.
Non tutti però accolsero volentieri la pubblicazione di questo testo. Alcune note di Erasmo erano molto critiche nei confronti del clero. Si prenda ad esempio il versetto di Matteo 16:18, che dice: “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa” (CEI). Erasmo manifestò la sua sorpresa che queste parole fossero state applicate esclusivamente al Papa, e respinse completamente il primato di Pietro. Non c’è da meravigliarsi che molti scritti di Erasmo fossero proibiti, anche nelle università.
Nel 1519 scrisse un’opera intitolata Ratio verae theologiae. In essa espose il suo metodo di studio della Bibbia, con una serie di norme per interpretarla, fra cui quella di non isolare mai una citazione dal contesto e di tenere sempre conto della mentalità dell’autore. Capì che le Scritture formavano un insieme compatto. Ne dedusse che l’interpretazione deve venire dall’interno, e non essere imposta dall’esterno (cfr. Genesi 40:8).
Nonostante tutto, però, Erasmo fu sempre sensibile alle critiche e fu spesso troppo cauto, temendo le conseguenze di qualsiasi frattura con Roma.
Ma non fu così per altri uomini che mostrarono lo stesso apprezzamento per la parola di Dio e si adoperarono con coraggio per tradurla nelle lingue parlate dalla gente comune.
Uno di questi fu John Wycliffe, un sacerdote cattolico e professore di teologia a Oxford, in Inghilterra. Consapevole degli abusi della chiesa, scrisse e predicò contro questioni quali la corruzione negli ordini monastici, il censo imposto dai papi, la dottrina della transustanziazione (secondo la quale il pane e il vino impiegati nella Messa si trasformano letteralmente nel corpo e nel sangue di Gesù Cristo), la confessione e l’ingerenza della chiesa negli affari temporali.
Wycliffe fu particolarmente franco nel denunciare il disinteresse della chiesa per l’insegnamento della Bibbia e dichiarò: “Volesse Dio che ogni parrocchia in questo paese avesse una buona Bibbia e buone esposizioni del Vangelo, e che i preti le studiassero bene, e insegnassero veramente al popolo il Vangelo e i comandi di Dio!”.
Egli si applicò a tradurre dal latino in inglese la Vulgata e produsse la prima Bibbia completa in lingua inglese.
Fortemente influenzato da John Wycliffe fu il boemo Jan Hus, rettore dell’Università di Praga e anch’egli sacerdote cattolico. Come Wycliffe, Hus predicò contro la corruzione della Chiesa di Roma e insisté sull’importanza di leggere la Bibbia. Questo gli attirò subito le ire della gerarchia. Ma Hus, per nulla intimorito, scrisse pungenti capi d’accusa contro le pratiche della chiesa, compresa la vendita delle indulgenze. Il Concilio di Costanza lo condannò a morte come eretico, perciò fu arso sul rogo nel 1415.
Un’altro fu William Tyndale, un brillante studioso di greco e latino; anch’egli tradusse il Nuovo Testamento in inglese. Ancora una volta, però, il clero cattolico si oppose con veemenza alla diffusione della traduzione di Tyndale. Perché?
Mentre la Vulgata latina non faceva giustizia al testo sacro, la versione di Tyndale dal greco originale trasmetteva per la prima volta il messaggio biblico in un linguaggio chiaro alla popolazione inglese con un accurata scelta di vocaboli. In 1Corinzi capitolo 13, ad esempio, Tyndale decise di tradurre il termine greco agàpe con “amore” invece che con “carità”. Usò il termine “congregazione” anziché “chiesa” per far capire che si parlava di adoratori, non di edifici. Ma ciò che più di ogni altra cosa non andò giù al clero fu che Tyndale tradusse il termine presbitèrous (cfr. 1Pietro 5:1) con “anziano” al posto di “prete” e il termine “pentirsi” al posto di “fare penitenza”, privando così gli ecclesiastici dei loro presunti poteri sacerdotali.
Un suo biografo ha scritto: “Era sparito il Purgatorio; non c’era più la confessione auricolare né la penitenza. Due pilastri dell’arricchimento e del potere della Chiesa erano crollati”. (William Tyndale - A Biography, di David Daniell). Nell’ottobre 1536 William Tyndale fu condannato a morte come eretico dal vescovo Stokesley; egli venne prima strangolato e poi pubblicamente arso al rogo. Tyndale pagò con la vita l’amore per la verità e il suo desiderio di dare al popolo d’Inghilterra una Bibbia facilmente comprensibile.
Lungi dal sostenere e diffondere la conoscenza della Parola di Dio, la Chiesa di Roma, come le simboliche “zizzanie” della parabola di Cristo (fr. Matteo 13:24-30; 37-42) si impegnò in una strenua lotta per soffocare il simbolico “grano” condannando a morte migliaia e migliaia di innocenti la cui unica colpa era quella di leggere la Bibbia e amare la verità in essa contenuta (cfr. Salmo 119:160,VR e Di – 118:160,CEI; Giovanni 17:17).
Persone come Wycliffe, Hus, Tyndale furono precursori di un vento di Riforma che ben presto travolse la Gerarchia romana.
CAMPO DE’ FIORI
La piazza è considerata il simbolo della vita frenetica cittadina che inizia sin dal mattino presto con il mercato all’aperto, fino a notte tarda, quando la gioventù romana affolla le strade, i gradini del monumento a Giordano Bruno al centro della piazza e i locali di intrattenimento delle stradine circostanti. Ma è famosa soprattutto perché un tempo vi avvenivano le esecuzioni delle sentenze di morte decretate dai papi e dalla curia romana.
Giordano Bruno, il frate domenicano dichiarato eretico, fu arso al rogo proprio nel punto in cui svetta la statua. La sua mole inquietante e scura, completamente distaccata dall’intero contesto fatto di colori, di urla e movimento, domina su tutto, severa, quasi a voler sottolineare qualcosa, un messaggio che il clamore della folla in piazza sembra impedire di percepire: la Chiesa di Roma bruciò in questa piazza, insieme a decine e decine di persone che amavano la verità, la libertà e il diritto di essere istruiti dalle Sacre Scritture sulla volontà e il proposito di Dio. Lungi dal diffonderne il messaggio e da incoraggiarne l’apprezzamento e lo studio, la Chiesa Cattolica si è impegnata in una lotta senza quartiere contro la Parola di Dio nel tentativo di impedire alla gente comune di leggerla. Il motivo basilare, come dimostra la storia dei tanti uomini e donne devote che furono disposti a soffrire con rassegnazione e a sottostare serenamente a qualsiasi genere di morte atroce senza opporsi ai loro carnefici, fu che la Parola di Dio smascherava le falsità dottrinali della Chiesa e l’ipocrisia del suo clero. Ma il clamore dei piazzaroli religiosi non riuscirà a impedire ancora a lungo che le persone comuni ascoltino il messaggio biblico. E il tempo della “mietitura” delle simboliche “zizzanie”, cioè dei falsi cristiani che con le loro opere hanno disonorato Dio, si avvicina rapidamente (cfr. Matteo 13:39-42).
Il 31 ottobre 1517, un monaco agostiniano, Martin Lutero, affisse 95 tesi alla porta della chiesa del castello di Wittenberg, capitale del ducato tedesco di Sassonia.
Dottore in teologia e professore di esegesi biblica presso l’Università di Wittenberg, Lutero si era fatto la reputazione di profondo conoscitore della Bibbia.
Al tempo di Lutero le indulgenze papali venivano vendute pubblicamente non solo per i vivi, ma anche per i morti. Per la gente l’indulgenza era divenuta quasi una polizza di assicurazione contro il castigo per ogni genere di peccati, e il pentimento non serviva più. “Dappertutto”, scrisse Erasmo, “si vende la remissione delle pene del Purgatorio; e non si vende soltanto, ma viene imposta a chi la rifiuta”.
Nel 1517 il domenicano Johann Tetzel si recò a Jüterbog, nei pressi di Wittenberg, per vendere indulgenze. Il denaro così raccolto doveva servire in parte a finanziare la fabbrica della Basilica di San Pietro a Roma. Doveva anche servire ad aiutare Alberto di Brandeburgo a rifarsi del debito contratto per pagare alla Curia romana la cattedra di arcivescovo di Magonza. Tetzel faceva appello a tutte le sue doti di venditore, e la gente accorreva da lui. Lutero, indignato, si servì del mezzo più sbrigativo allora disponibile per esprimere pubblicamente la propria opinione su tutto questo traffico: affiggere 95 proposizioni alla porta della chiesa. Ebbe così ufficialmente il via quel movimento chiamato Riforma.
Grazie alla recente invenzione della stampa, non ci volle molto perché queste idee esplosive raggiungessero altre parti della Germania … e Roma.
Dapprima la Chiesa di Roma invitò Lutero a discutere e gli ordinò di ritrattare. Quando egli si rifiutò di farlo, sia il potere ecclesiastico che quello politico si videro costretti a far pressione su di lui. Nel 1520 il Papa emanò una bolla, o editto, che proibiva a Lutero di predicare e ordinava il rogo dei suoi libri. In segno di sfida, Lutero bruciò in pubblico la bolla papale. Il Papa lo scomunicò nel 1521. In seguito, quello stesso anno, Lutero fu citato davanti alla dieta o assemblea convocata a Worms e fu processato dall’imperatore del Sacro Romano Impero, Carlo V.
Queste misure non servirono però a frenare il diffondersi delle idee di Lutero. Al sicuro nel castello di Wartburg, rifugio offertogli da Federico di Sassonia, Lutero si dedicò ai suoi scritti e a tradurre la Bibbia in tedesco dal testo greco di Erasmo. La Bibbia di Lutero si rivelò proprio ciò di cui il popolo aveva bisogno.
Negli anni che seguirono la Riforma ottenne un così vasto consenso popolare che nel 1526 l’imperatore concesse a ogni stato tedesco il diritto di scegliere la propria forma di religione, luterana o cattolica romana. Quando però, nel 1529, l’imperatore revocò la decisione, alcuni principi tedeschi protestarono; fu così coniato il termine “protestanti” per indicare i seguaci della Riforma.
Mentre Lutero era impegnato nella lotta contro gli inviati papali e le autorità civili in Germania, il sacerdote cattolico Ulrich Zwingli diede inizio ad un suo movimento di riforma nella città di Zurigo. Egli cominciò a predicare contro le indulgenze, il culto di Maria, il celibato ecclesiastico e altre dottrine della Chiesa Cattolica.
Zwingli continuò a predicare le sue dottrine riformate a Zurigo, dove attuò molti cambiamenti. Altre città ben presto lo seguirono, ma la maggioranza della popolazione nelle zone rurali, essendo più conservatrice, si attenne al cattolicesimo. Il conflitto tra le due fazioni si inasprì tanto che scoppiò la guerra civile tra gli svizzeri protestanti e quelli cattolici romani durante la quale Zwingli perse la vita.
Il continuatore della Riforma in Svizzera fu un francese di nome Jean Cauvin, o Giovanni Calvino. Insieme a Guglielmo Farel, un altro riformatore francese, si stabilì a Ginevra dove imposero rigide norme, e relative sanzioni, che regolavano ogni campo, dall’istruzione religiosa e dalle funzioni ecclesiastiche alla pubblica morale e addirittura a questioni quali l’igiene e la prevenzione degli incendi. A coloro che dissentivano da Calvino in materia teologica erano riservati castighi severi: il caso più tristemente noto è quello dello spagnolo Michele Serveto. Studiando la storia e la Bibbia, Serveto si convinse che nei primi tre secoli d.C. il cristianesimo si era corrotto. Apprese che Costantino e i suoi successori avevano promosso falsi insegnamenti, i quali alla fine portarono ad adottare la Trinità come dottrina ufficiale; arrivò anche a rigettare altre dottrine della Chiesa e a considerare contrario alle Sacre Scritture l’uso delle immagini. Per questi motivi egli fu dapprima denunciato da Calvino all’Inquisizione cattolica, che ne bruciò l’effige non essendo riuscita ad arrestarlo, e quindi processato bruciato sul rogo dallo stesso Calvino. Fu, dunque, l’unico dissidente religioso a essere sia bruciato in effigie dai cattolici che arso vivo dai protestanti.
Molti riformatori protestanti, che per sottrarsi alla persecuzione in altri paesi riparavano a Ginevra, si imbevevano qui di idee calviniste e, tornati nei rispettivi paesi, contribuivano a dar vita a movimenti di riforma. Il calvinismo si propagò presto in Francia, dove gli ugonotti (come vennero chiamati i protestanti calvinisti francesi) subirono violenta persecuzione per mano dei cattolici. Nei Paesi Bassi con l’aiuto dei calvinisti fu fondata la Chiesa Riformata Olandese e in Scozia fu fondata la Chiesa Presbiteriana di Scozia.
In Inghilterra la rottura formale col cattolicesimo romano ebbe luogo quando Enrico VIII, che il Papa aveva nominato Difensore della Fede, stilò nel 1534 l’Atto di Supremazia con cui si proclamò capo della Chiesa d’Inghilterra. Quella di Enrico fu più una mossa politica che religiosa. Il suo obiettivo era l’indipendenza dall’autorità papale, specie in relazione ai suoi affari coniugali. Così la Chiesa d’Inghilterra divenne protestante nella pratica pur rimanendo in gran parte cattolica in quanto alla struttura. Soppresse l’obbedienza al Papa, il celibato ecclesiastico, la confessione e altre pratiche cattoliche, ma mantenne una forma episcopale di struttura ecclesiastica con la sua gerarchia di arcivescovi e vescovi e i suoi ordini monastici maschili e femminili.
Luterani, calvinisti e anglicani furono i tre principali rami della Riforma, dai quali presero vita, nel tempo, le numerose denominazioni “protestanti” sorte sia in Europa che nel Nuovo Mondo, in America.
La Riforma sicuramente cambiò il corso della storia del mondo occidentale. Sono molti gli studiosi convinti che la civiltà occidentale, come la conosciamo oggi, sarebbe stata impossibile senza la Riforma.
John F. Hurst nel suo libro Short History of the Reformation ha scritto:
“L’effetto della Riforma fu di nobilitare il popolo infondendogli un anelito di libertà e un civismo più elevato e più puro. Ovunque si sia estesa, la causa protestante ha reso le masse più consapevoli dei propri diritti”.
Pur tuttavia essa liberò il popolo dallo strapotere e dall’autoritarismo papale e della curia romana, ma non dalle dottrine erronee e dai dogmi che lo avevano soggiogato per secoli.
Quasi tutte le chiese protestanti, infatti, hanno mantenuto la divisione basilare della chiesa in una classe clericale dominante e in un laicato ad essa soggetto. Hanno anche conservato dottrine non basate sulla Parola di Dio e in netto contrasto con essa, quali la Trinità, l’immortalità dell’anima e il tormento eterno dopo la morte, presentando un’immagine distorta di Dio e del suo proposito.
Come la Chiesa di Roma, inoltre, le chiese protestanti hanno continuato a far parte del mondo, essendo strettamente legate ai sistemi politici e alle classi elitarie dominanti e si sono macchiate le mani col sangue sparso nelle tante guerre combattute dagli uomini per il dominio della terra che esse hanno sostenuto, rinnegando in tal modo il “Principe della pace”, Cristo Gesù (cfr. Isaia 9:6; Michea 3:5).
Anziché aiutare gli uomini nella ricerca di Dio e della verità, le numerose denominazioni venute all’esistenza come espressione del libero pensiero della Riforma protestante li hanno solo condotti in tante direzioni diverse.
Per tali motivi sono andate ad ingrossare le file del falso cristianesimo e possono anch’esse essere annoverate tra le simboliche “zizzanie” seminate dal nemico di Dio, Satana il Diavolo.
Ma i frutti del falso cristianesimo iniziavano a diventare maturi ………..
November 02 LA "CITTA' ETERNA" E LA STORIA BIBLICA - IV parteIL SACRO ROMANO IMPERO: FRUTTO DI UN’AMICIZIA CONDANNATA DA DIO
l tema della nascita della grande apostasia e dello sviluppo di un falso cristianesimo, trattato da Gesù con la sua parabola del grano e delle zizzanie (cfr. Matteo 13:24-30; 36-42), fu ripetutamente ripreso dai suoi fedeli apostoli nel loro ministero cristiano.
L’apostolo Paolo, intorno al 51 d.C. scrisse:
“riguardo alla venuta del Signor nostro Gesù Cristo … Nessuno v'inganni in alcuna maniera, perché quel giorno non verrà se prima non sia venuta l'apostasia e prima che sia manifestato l'uomo del peccato, il figlio della perdizione, l'avversario, colui che s'innalza sopra tutto ciò che è chiamato dio o oggetto di adorazione, tanto da porsi a sedere nel tempio di Dio come Dio, mettendo in mostra se stesso e proclamando di essere Dio. … Il mistero dell'empietà infatti è già all'opera, aspettando soltanto che chi lo ritiene al presente sia tolto di mezzo. Allora sarà manifestato quell'empio che il Signore distruggerà col soffio della sua bocca e annienterà all'apparire della sua venuta. La venuta di quell'empio avverrà per l'azione di Satana, accompagnata da ogni sorta di portenti, di segni e di prodigi bugiardi, e da ogni inganno di malvagità per quelli che periscono, perché hanno rifiutato di amare la verità per essere salvati. E per questo Dio manderà loro efficacia di errore, perché credano alla menzogna, affinché siano giudicati tutti quelli che non hanno creduto alla verità, ma si sono compiaciuti nella malvagità!” - 2Tessalonicesi 2:1-12
L’apostolo Pietro, nel 64 d.C., pure affermò nella sua seconda lettera:
“vi saranno fra voi dei falsi dottori che introdurranno di nascosto eresie di perdizione e, rinnegando il Padrone che li ha comprati, si attireranno addosso una fulminea distruzione. E molti seguiranno le loro deleterie dottrine e per causa loro la via della verità sarà diffamata. E nella loro cupidigia vi sfrutteranno con parole bugiarde” - 2Pietro 2:1-3.
Infine l’apostolo Giovanni, l’ultimo degli apostoli a morire, scrisse nel 98 d.C.:
“Figlioli, questa è l'ultima ora. Come avete udito che deve venire l'anticristo, di fatto ora molti anticristi sono apparsi. Da questo conosciamo che è l'ultima ora. Sono usciti di mezzo a noi, ma non erano dei nostri; se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi; ma doveva rendersi manifesto che non tutti sono dei nostri” - 1Giovanni 2:18,19.
Ci chiediamo, dunque, come poté aver origine una tale situazione nella chiesa di Dio?
Non fu qualcosa che avvenne dalla sera alla mattina. Si sviluppò nel tempo in modo molto insidioso.
Gesù aveva avvertito chiaramente i discepoli contro lo spirito dei capi religiosi dei Giudei, dicendo:
“Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini: allargano i loro filattèri e allungano le frange; amano posti d'onore nei conviti, i primi seggi nelle sinagoghe e i saluti nelle piazze, come anche sentirsi chiamare "rabbì" dalla gente. Ma voi non fatevi chiamare "rabbì", perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate nessuno "padre" sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo. E non fatevi chiamare "maestri", perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo” – Matteo 23-5-10
Allo stesso modo nella chiesa primitiva alcuni uomini con incarichi di responsabilità cominciarono evidentemente a fare piccoli abusi. Si sentivano alquanto importanti nella posizione che occupavano. Pensavano di aver diritto a un po’ di più di quanto non meritasse il “comune” componente della comunità. Si concessero privilegi speciali e pretesero dagli altri cose di natura materiale. In questo modo potevano vivere un po’ più agiatamente, potevano essere considerati “qualcuno”.
In principio questi uomini forse non avevano neanche idea dei risultati a cui avrebbe portato il loro semplice volere alcuni favori o delle conseguenze prodotte dalla soddisfazione di un “piccolo” desiderio egoistico. Ma Gesù aveva pur detto: “Chi è fedele nel poco, è fedele anche nel molto; e chi è ingiusto nel poco, è ingiusto anche nel molto” (Luca 10:16).
Così, quando l’imperatore pagano romano Costantino diede ufficialmente vita al falso cristianesimo fondendolo con la religione pagana romana e creando una chiesa “universale” o “cattolica”, quegli uomini ambiziosi fecero il salto di qualità e da semplici “pastori” al servizio delle comunità si elevarono al di sopra degli altri compagni di fede adottando titoli e occupando posizioni reverenziali, dando vita ad una casta privilegiata: il clero.
Una nota enciclopedia afferma:
“Dal tempo di Cipriano … padre del sistema gerarchico, la distinzione di clero e laicato divenne preminente, e molto presto fu universalmente ammessa. In realtà, dal terzo secolo in poi, il termine clerus (kle´ros, ordo) fu applicato quasi esclusivamente al sacerdozio per distinguerlo dal laicato. Allorché si formò la gerarchia romana, il clero divenne non semplicemente un ordine distinto … ma fu pure riconosciuto come il solo sacerdozio, e il mezzo essenziale di comunicazione tra l’uomo e Dio” (Cyclopædia di M’Clintock e Strong, Volume II, pagina 386).
Thascio Cecilio Cipriano fu vescovo della chiesa di Cartagine, in Africa. Nacque verso il 200 e morì nel 258 d.C. Era un ecclesiastico, chiamato qui “padre del sistema gerarchico”, uno del corpo di ecclesiastici venuto all’esistenza non molto più di un secolo dopo la morte degli apostoli di Cristo. Da quel tempo in poi, per tutto l’“alto Medio Evo”, fino al tempo della Riforma e all’inizio delle chiese protestanti, e fino al presente, è esistita nel falso cristianesimo questa distinzione fra clero e laici, non insegnata da Cristo e sconosciuta nella primitiva chiesa apostolica.
E’ interessante analizzare nei particolari le parole di avvertimento dell’apostolo Paolo sopra riportate. Parlando dell’”uomo del peccato” che doveva manifestarsi dopo la morte di chi lo “riteneva” a quel tempo, cioè gli apostoli ancora in vita e vigilanti contro ogni apostasia, egli lo descrisse come “colui che s'innalza sopra tutto ciò che è chiamato dio o oggetto di adorazione, tanto da porsi a sedere nel tempio di Dio come Dio, mettendo in mostra se stesso e proclamando di essere Dio”. Ebbene chi è che si fa chiamare “Dio in terra”?
Un dizionario ecclesiastico dice:
“Il Papa è di tale dignità e altezza che non è semplicemente un uomo, ma, per così dire, Dio, e il Vicario di Dio … Quindi il Papa è coronato con una triplice corona, quale re del cielo, della terra e dell’inferno … No, l’eccellenza e la potenza del Papa sono non solo inerenti alle cose celesti, terrestri e infernali, ma egli è anche al di sopra degli angeli, ed è loro superiore … Così che, se fosse possibile agli angeli errare dalla fede, o provare sentimenti a essa contrari, potrebbero essere giudicati e scomunicati dal papa … Egli ha tale grande dignità e potenza da occupare l’unico e stesso tribunale di Cristo … così che qualsiasi cosa il Papa faccia sembra che proceda dalla bocca di Dio. … Il Papa è, per così dire, Dio sulla terra, il solo principe dei fedeli di Cristo, il massimo re di tutti i re, possedendo la pienezza del potere; a cui è affidato il governo del regno terrestre e celeste … Il Papa ha un’autorità e un potere così grandi da poter modificare, dichiarare o interpretare la legge divina … Il Papa può a volte contrastare la legge divina” - Prompta bibliotheca canonica, iuridicaomoralis, theologica partim ascetica, polemica, rubricistica, historica, di Lucio Ferraris.
Questa potenza e possanza attribuite al Papa sono state sostenute dal clero cattolico ma, sebbene molti del clero protestante non siano d’accordo, anch’essi si presentano come “reverendo”, “reverendissimo” e “padre” e usano altri titoli che li mettono al di sopra dei laici, per essere stimati, onorati e sostenuti materialmente.
L’apostolo definisce questo “uomo del peccato”, che evidentemente non rappresenta un singolo uomo ma una classe di persone, cioè l’intero corpo clericale del falso cristianesimo, “l’avversario” di Dio. Perché?
Ce lo spiega il discepolo Giacomo, il fratello di Gesù. Egli scrisse:
“Gente infedele! Non sapete che amare il mondo è odiare Dio? Chi dunque vuole essere amico del mondo si rende nemico di Dio” - Giacomo 4:4.
Facendosi amico del “mondo”, cioè del sistema di cose politico-economico stabilito da Satana sulla terra in opposizione al Regno di Dio, il clero si è comportato da “avversario” di Dio.
Il clero, infatti, ha sempre controllato, e influenzato, in larga misura il pensiero del popolo, e i governanti politici, sapendolo, hanno accordato al clero autorità, prestigio, protezione e immunità e sostegno finanziario. Questo è successo in particolare con governanti dalla chiara matrice diabolica per la crudeltà e la disumanità del loro potere. Ne sono un esempio i concordati con i governi nazista e fascista del secolo passato e i connubi con i regimi totalitari dell’America latina. In termini attuali questa operazione si chiama “voto di scambio”. Nella nostra nazione sono ben evidenti l’ingerenza della Chiesa Cattolica nella politica, con il suo aperto appoggio a vari partiti politici, e i favori in termini economici e di prestigio che da essa riceve.
“Chi dunque vuole essere amico del mondo si rende nemico di Dio” Giacomo 4:4
Su questo legame tra falso cristianesimo e politica un’altra nota enciclopedia, The Encyclopedia Americana, Volume 6, pagine 657, 658, dice:
“Sotto Costantino la Chiesa entrò nell’agone dell’attività universale come collaboratrice nel compito di civilizzare i popoli. Riconosciuta come governante spirituale, essa acquistò gradualmente una dimora locale e un nome come potentato temporale. Divenne una potenza mondiale. Questo successo fu il principio di tutti i molti disastri della Chiesa … Da Costantino a Carlomagno il potere civile, mentre dava alla Chiesa il riconoscimento legale, interferiva nel suo governo. Da Carlomagno a un periodo che si avvicina a quello della Riforma, Chiesa e stato furono strettamente uniti e ci fu generalmente una riconosciuta subordinazione dell’autorità civile a quella spirituale”.
La notte di Natale dell’800 d.C. il Papa Leone III incoronò solennemente, nella Basilica di S. Pietro in Roma, Carlo Magno imperatore. Con quell’atto venne ufficialmente costituito il “Sacro Romano Impero”, una commistione di potere politico-religioso con papi che incoronavano e benedivano imperatori e quest'ultimi che nominavano e proteggevano gli altri, che, nonostante tutti i cambiamenti e le insurrezioni dei secoli, sussisté fino ai primi anni del 1800.
La storia ha giudicato se questo Impero Romano fu sacro o no. Solo per citarne qualche esempio:
Nel 1032 Benedetto IX fu eletto Papa all’età di quattordici anni. La stessa The Catholic Encyclopedia afferma che “Fu una vergogna per la cattedra di Pietro”. Egli fu protagonista di una vita dissoluta che scandalizzò la nobiltà romana che lo cacciò dal suo posto nel 1044 eleggendo Papa Silvestro III. Benedetto IX però tornò lo stesso anno e riuscì a espellere il neoeletto Silvestro III. Quindi volle sposarsi, ma il padre della sua promessa sposa rifiutò di dare il suo consenso finché Benedetto non si fosse dimesso da Papa, ciò che acconsentì di fare. Comunque, poiché questo lo avrebbe lasciato senza entrata, per una grossa somma di denaro vendette il pontificato al suo padrino, Giovanni Graziano, che fu quindi debitamente eletto, prendendo il titolo di Gregorio VI. The Catholic Encyclopedia dichiara:
“La condizione di Roma in particolare era deplorevole. In S. Pietro, in Laterano e in S. Maria Maggiore, sedevano tre rivali che avanzavano pretese al papato. Due di essi, Benedetto IX e Silvestro III, rappresentavano fazioni rivali della nobiltà romana. La posizione del terzo, Gregorio VI, era peculiare: aveva ricevuto il papato pagandolo un alto prezzo ed era anche stato eletto Papa e ora quello che glielo aveva venduto lo voleva indietro”
Il re tedesco Enrico III, imperatore del “Sacro Romano Impero”, si scandalizzò per questa situazione. Rifiutò di riconoscere come Papa uno qualsiasi dei tre rivali che pretendevano d’essere papi ma marciò su Roma con un numeroso seguito di dignitari religiosi e politici e convocò un sinodo nel quale due dei papi rivali furono deposti e il terzo, Gregorio VI, che aveva comprato la carica, fu indotto a dimettersi. Un vescovo tedesco fu quindi eletto papa col nome di Clemente II.
Così i governanti civili ebbero una parte importante nell’elezione di un Papa. Infatti, per qualche tempo ci fu la pratica tradizionale che i re tedeschi del “Sacro Romano Impero” controllassero la successione dei papi.
Questa concezione dell’impero affascinò molti secoli dopo sia Hitler che l’allora cardinale Eugenio Pacelli, poi divenuto Papa col nome di Pio XII, i quali, con ambigua, gratificante e reciproca stima e simpatia, diabolicamente sognarono il Reich nazista come la restaurazione di quell’antico “Sacro Romano Impero”.
Nel 1061 i cardinali romani elessero papa Alessandro II, senza prima consultare la corte tedesca e la nobiltà romana. Questi ultimi, insieme ad alcuni vescovi della Lombardia, riuscirono a convincere la corte tedesca a convocare un’assemblea di alcuni prelati cattolici romani a Basilea, in Svizzera. Essa elesse Papa il prelato Cadalo, che prese il titolo di Onorio II. Nella primavera del 1062 egli marciò su Roma con un esercito e occupò S. Pietro. Benché scomunicato e cacciato da un esercito favorevole ad Alessandro II, Onorio II marciò di nuovo su Roma e occupò Castel Sant’Angelo, la fortezza del Papa, e per più di un anno sfidò il potere di Alessandro II, che abitava nella sede pontificia del Laterano. Infine Onorio II fuggì nel suo vescovato a Parma e, benché colpito da anatema da un concilio pontificio, insistette fino al giorno della sua morte d’essere il legittimo Papa.
Le continue agitazioni e lotte tra le famiglie nobili romane per l’elezione del Papa indussero, nel 1309, il Papa Clemente V a trasferire il papato ad Avignone, nella Francia sudorientale, a quel tempo sotto il dominio dei re di Sicilia. Ben sette papi in tutto, e tutti francesi, governarono di lì. Gli storici cattolici romani si riferiscono a questo periodo come alla “cattività babilonese”.
Il settimo e ultimo di questi papi, Gregorio XI, lasciò Avignone nel 1377 e tornò a Roma, ristabilendovi il papato. Quando, nel 1378 egli morì, alcuni cardinali, sacerdoti e nobili, nonché la popolazione romana si preoccuparono molto che fosse eletto un papa italiano affinché il papato rimanesse a Roma. Sedici cardinali si riunirono a Roma e scelsero un eminente vescovo italiano che sembrava molto stimato per le sue qualità; egli prese il titolo di Urbano VI.
Ma ben presto questo Papa si mostrò ostinato, irascibile e arrogante. Nelle riunioni con i dignitari della chiesa volavano spesso degli insulti. I cardinali cominciarono dunque una silenziosa campagna contro di lui e alcuni mesi dopo si riunirono per scegliere un altro papa, asserendo che l’elezione di Urbano VI, non era valida perché erano stati intimoriti dalla popolazione romana. Essi definirono Urbano VI anticristo e apostata e gli chiesero di dimettersi. Al suo rifiuto, sostenendo di avere il potere di deporre nonché di eleggere un papa, essi dichiararono il suo posto vacante ed elessero quindi un altro papa, Clemente VII. Questo segnò l’inizio del grande scisma d’Occidente che seguì lo scisma d’Oriente che nel 1054 aveva dato origine alle varie chiese Ortodosse.
Clemente VII, infatti, ritenne opportuno riportare il papato ad Avignone, essendo egli stesso francese. Quasi immediatamente l’Europa cattolica romana si divise in due fazioni. I principali “santi” e teologi si schierarono dalle due parti, così come le nazioni d’Europa, alcuni dalla parte di Urbano, altri da quella di Clemente. Lo storico William Chester Jordan ha scritto nel suo libro The Great Schism:
“Due papi, con le loro corti completamente organizzate, chiedevano la fedeltà della cristianità … C’erano due papi che godevano di un buon appoggio, i quali avevano entrambi tutto il peso della tradizione papale dietro di sé, e, con i loro successori, dividevano la cristianità per un periodo abbastanza lungo da suscitare pressanti e urgenti problemi per i fedeli”.
Nel 1409 si tenne a Pisa un grande Concilio con la speranza di por fine allo scisma. Ma invece di porvi rimedio fece solo peggiorare la situazione, poiché come risultato fu presentato un terzo Papa come quello vero, Giovanni XXIII, giacché i due papi regnanti rifiutarono di riconoscere l’atto con cui il concilio li aveva deposti.
La condizione della corte pontificia in quei giorni è stata descritta da un segretario pontificio, che disse:
“Lì parlano ogni giorno di castelli, terre, città e di ogni specie di armi belliche, di denaro; ma di rado o mai li sentite parlare di purezza, elemosine, giustizia, fede o di vita santa. Quella che era dunque una volta una Curia spirituale, è divenuta una Curia mondana, diabolica, dispotica, e anche nella sua vita pubblica, di carattere peggiore di qualsiasi altra corte secolare” (ibid).
Nel 1414 ancora un uomo politico, l’imperatore del “Sacro Romano Impero” Sigismondo, convocò un Concilio a Costanza. In quel tempo erano tre i papi regnanti: Gregorio XII a Roma, Benedetto XIII ad Avignone, e Giovanni XXIII a Pisa. Di questi solo l’ultimo partecipò con un numeroso gruppo di seguaci, sperando di sopraffare il Concilio. Ma il suo intento fu frustrato dal fatto che il Concilio decise di votare in base alle nazioni, dando un voto a ciascun paese. Quando vide come si mettevano le cose Giovanni XXIII fuggì col pretesto della cattiva salute. Il Concilio lo accusò di una lunga lista di misfatti e immoralità, dei quali si era reso colpevole, e in base ad essi lo depose.
Il Concilio fece pressione sul debole Gregorio XII, il papa che abitava a Roma, perché abdicasse, ciò che egli fece. Cercò pure di fare pressione su Benedetto XIII, che a quel tempo regnava ad Avignone, affinché abdicasse. Quando egli si rifiutò, il Concilio, dopo averlo dichiarato spergiuro, eretico e d’ostacolo all’unione della Chiesa Cattolica, lo depose. Quindi, nel 1417, il Concilio scelse un prelato che fu nominato Papa con il titolo di Martino V.
Benché il grande scisma d’Occidente finisse tecnicamente con l’elezione di Martino V, in effetti esso continuò poi per anni, poiché Benedetto XIII si oppose alla sua deposizione finché visse. Nel 1424 il suo successore ad Avignone, Clemente VIII, eletto da pochi cardinali rimasti fedeli a Benedetto XIII, insistette similmente d’essere il legittimo papa, e continuò fino al 1429, quando infine capitolò.
S. GIOVANNI IN LATERANO
E’ considerata la chiesa "Caput et mater omnium ecclesiarum Urbis et Orbis" tanto che qui trovarono fine, con i Patti Lateranensi del 1929 stipulati tra il Papa e il dittatore Mussolini, gli attriti fra Santa Sede e lo Stato Italiano. Sorge nella parte meridionale del colle Celio, sulle proprietà che in epoca imperiale appartennero alla famiglia dei Laterani e ai quali furono sottratte da Nerone dopo che il console Plauzio Laterano aveva attentato alla sua vita durante una congiura. Costantino entrò in possesso dell’area quando sposò la sua seconda moglie, Fausta. Intorno al 313 d.C. per suo ordine sulla caserma della guardia a cavallo imperiale che si trovava nell'area fu edificata una basilica a cinque navate dedicata a Cristo Salvatore. In questo modo, secondo la leggenda, egli volle mostrare la sua gratitudine al Cristo che gli aveva fatto vincere la battaglia di Ponte Milvio contro Massenzio preannunciandosi in sogno. Il portico in facciata ancor oggi ospita una colossale statua di Costantino del IV secolo d.C. che proviene dai Fori Imperiali. Nel 1061 il Laterano fu usato dal Papa Alessandro II come sede pontificia.
S. MARIA MAGGIORE
Fu fatta edificare dal Papa Sisto III nel 432 d.C., all’indomani del Concilio di Efeso (431 d.C.) dove Maria, la madre di Gesù, venne proclamata Teothokos, ossia Madre di Dio. Questa fu una conseguenza logica del Concilio di Nicea del 325 d.C. che dichiarò Cristo e Dio essere la stessa persona, pertanto la madre di Cristo doveva necessariamente essere anche la Madre di Dio. Un dogma non contenuto nelle Sacre Scritture e del tutto sconosciuto agli apostoli. Un dizionario teologico (The New International Dictionary of New Testament Theology) afferma, infatti: “I concetti cattolici della ‘madre di Dio’ e della ‘regina del cielo’, pur essendo posteriori al Nuovo Testamento, hanno radici storico-religiose molto più antiche in Oriente. . . . Nella successiva venerazione di Maria ci sono molte tracce del culto pagano della madre divina”. Non a caso ad Efeso c’era il più grande tempio del paganesimo antico, quello dedicato ad Artemide, la Vergine Madre, considerata “madre di tutti i beati”. La basilica fu usata come sede pontificia da uno dei tre papi che si contesero il pontificato agli inizi del II millennio.
S. PIETRO
Sede ufficiale del papato romano, con esclusione del periodo (1309-1377) in cui questa fu trasferita ad Avignone ad opera del Papa Clemente V. La leggenda vuole che venisse edificata nel luogo dove l’apostolo Pietro subì il martirio. Ma dalle Sacre Scritture apprendiamo che l’apostolo Pietro non venne mai a Roma, essendo stato destinato, dalla chiesa apostolica di Gerusalemme, tra gli ebrei convertiti al cristianesimo, in particolare a Babilonia (cfr. Galati 2:7; 1Pietro 5:13; Atti 8:14). Fu ancora l’imperatore pagano romano Costantino che diede avvio nel 324 d.C. alla costruzione della Basilica che fu completata nel 329 d.C. Fu in questa Basilica che, nella notte di Natale dell’anno 800, Carlo Magno, re dei Franchi, fu incoronato imperatore del “Sacro Romano Impero” dal Papa Leone III.
Per migliaia di anni milioni di fedeli sinceri si sono recati in pellegrinaggio a pregare in questi luoghi ritenendoli sacri. In buona fede o no la stragrande maggioranza di tali fedeli ha ignorato la storia che si è svolta all’interno di tali edifici, una storia prevalentemente all’insegna delle macchinazioni, dell’inganno, delle lotte per il potere, della violenza, dell’avidità e dell’immoralità degli inquilini.
Il Concilio di Costanza, benché superficialmente sanasse la rottura in seno alla Chiesa di Roma, non riparò il danno era stato fatto. Un altro “seme” era stato piantato da Satana nel coltivato campo del Signore (cfr. Matteo 13:38,39). Il sangue del riformatore boemo John Huss, condannato al rogo dal Concilio, alimentò questo seme che era pronto a germogliare nella Riforma del XVI secolo, come vedremo.
Anche oggi il dissenso permea la Chiesa di Roma. Essa si trova dinanzi a un dilemma: non cambia abbastanza in fretta per soddisfare i capi liberali e va troppo in fretta per gli elementi conservatori. Sebbene non ci siano più papi rivali, le divisioni teologiche e ideologiche causate dagli uomini ipocriti e ambizioni che la governano, non ne cambia la storia!
Com’è lontana la passata e presente storia del papato, con i suoi papi rivali e i suoi dissensi, dall’esempio e dagli insegnamenti di Gesù! Egli fu modesto di cuore e consigliò che “chiunque tra di voi vorrà essere primo, sarà vostro servo” (Matteo 20:27). Per di più, disse che i suoi seguaci sarebbero stati riconosciuti come vera chiesa dal loro amore e dalla loro unità, non dalle loro divisioni e dal ricorso alle armi (cfr. Giovanni 13:34,35).
E come furono lontane le azioni dei papi del “Sacro Romano Impero”, che i fatti storici dimostrano che nulla ebbe di sacro, dal consiglio dell’apostolo Paolo:
“Niente fate per spirito di parte, niente per vanagloria; ognuno, al contrario, per umiltà, ritenga gli altri superiori a sé. Non mirate al vostro interesse personale, ma piuttosto pensi ciascuno a quello degli altri” - Filippesi 2:3,4,Ga
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