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December 27 E ORA?Anche questo Natale è passato. E’ successo qualcosa di diverso? No! Il rituale è sempre lo stesso.
Da anni e anni le persone fanno e dicono sempre le stesse cose. Dapprima indossano la solita maschera di santocchieria, di falsa bontà, di ipocrito altruismo e si scambiano auguri di ogni bene, poi … arriva il momento clou … e ciascuno, come può, si chiude nel suo mondo e consuma il proprio egoismo! Infinite e pantagrueliche abbuffate, ore e ore sacrificate al “dio della buona fortuna” (cfr. Isaia 65:11) coltivando l’avido e illusorio desiderio anche di una piccola vincita, o se ne va all’avventura a “scaricare” i propri istinti.
E dov’è il povero? Dov’è il bisognoso? Dove l’afflitto? Dov’è il malato? Fuori dalla porta di casa! O al massimo lo si ritrova nelle parole delegate e vuote di qualche capo religioso o politico che, dando sempre il buon esempio, ritiene di doverli ricordare per l’occasione!
Così ha fatto il Papa Benedetto XVI che ha pronunciato “commoventi” parole in favore del “sofferente che ha bisogno di aiuto, per il profugo o il rifugiato che cerca asilo” e ha condannato l’umanità, paradossalmente proprio quell’umanità che l’ascolta e lo segue, perché totalmente occupata a soddisfare il proprio egoismo, tanto “che non rimane nulla per l’altro, per il prossimo, per il povero”. Ma lo ha fatto indossando paramenti finemente lavorati adorni di pietre preziose ed oro, in un ambiente il cui sfarzo ha richiesto l’impegno di somme imponenti che potevano invece veramente sfamare migliaia e migliaia di poveri!
Così ha fatto il devoto Presidente George W. Bush che, dopo essersi reso responsabile della morte di migliaia e migliaia di poveri esseri umani con una guerra insensata, motivata solo dall’avido desiderio di mettere le mani sul petrolio iracheno, sotto l’albero di Natale, allestito nella comodità e nella sicurezza del suo ranch texano, ha messo il pacchetto regalo per la sua nazione: la promessa “che molti più soldati saranno inviati l’anno prossimo in quelle terre per combattere il terrorismo”. Davvero un bel regalo, pieno di speranza di pace!
Così ha fatto il pio (e pluridivorziato) Presidente Nicolas Sarkozy che, stringendo la mano al Papa, ha accettato il titolo di canonico onorario del Laterano perché vuole "interpretare la modernità della Francia attraverso la tradizione, antica e forte" della chiesa cattolica, tra cui quella della famiglia unita e indissolubile! Poi se n’è andato a fare Natale sul Nilo, di filmica memoria, a Luxor, tra i poveri (anche questo di tradizione cattolica) del favoloso hotel Old Winter Palace, con la sua modella, certamente bisognosa d’affetto, Carla Bruni.
Così non ha fatto, per grazia di Dio, don Pierino Gelmini il quale, prossimo ad essere rinviato a giudizio per le molestie sessuali di cui è accusato, ha ritenuto bene di “marcare visita” e non presenziare, la sera della vigilia di Natale, il cenone, la fiaccolata e la messa di mezzanotte della comunità di Molino Silla. Insieme alla sua, suggerita, richiesta di essere ridotto allo stato laicale. Comprendiamo quindi in cosa consiste ora l’inflessibilità, tanto decantata, della Chiesa Cattolica nei confronti degli immorali che albergano tra le sue file. Non la condanna ma l’oblio della colpa e del peccatore!
Chi però certamente non dimenticherà è il Padreterno che, dall’alto dei cieli, vede tutto e tutto ricorda! (cfr. Ebrei 4:13).
Oltre a tanta ipocrisia, certamente osserva come la stragrande maggioranza del genere umano continua ad “esser accecato” da colui che, specialmente in questo periodo, si trasforma in “angelo di luce” e tiene sotto “la sua potenza”, servendosi dei personaggi sopradescritti, il mondo intero: Satana il Diavolo! (cfr. 2Corinzi 4:4; 11:14; 1Giovanni 5:19).
Vede, ad esempio che, in maniera ingannevole, il suo Figlio prediletto, Cristo Gesù, viene presentato ancora come un innocuo bambinello, circondato da compiacente sentimentalismo e non come chi ora veramente è: un Re potente con il quale, a breve, dovranno fare i conti tutti i potenti della terra! (cfr. Salmo 110:1; Ebrei 10:12,13).
Lui è il vero “Principe della Pace” e del suo governo è detto: “Dell’abbondanza del dominio principesco e della pace non ci sarà fine, sul trono di Davide e sul suo regno per stabilirlo fermamente e per sostenerlo mediante il diritto e mediante la giustizia, da ora e fino a tempo indefinito” (Isaia 9:6,7).
Comprendiamo, dunque, perché, sistematicamente, tutti gli appelli alla pace che vengono rivolti dai capi politici e religiosi della terra, in questo periodo in modo particolare, vengono disattesi, e risultano soltanto un “vuoto inganno, secondo la tradizione degli uomini … e non secondo Cristo” (Colossesi 2:8) nonché: “ingannevoli espressioni ispirate e insegnamenti di demòni, mediante l’ipocrisia di uomini segnati nella loro coscienza come da un ferro rovente” (1Timoteo 4:1,2).
Avverte infatti il profeta: “Siate dannosi, o popoli, e siate frantumati; e prestate orecchio, voi tutti che siete in parti lontane della terra! Cingetevi, e siate frantumati! Cingetevi, e siate frantumati! Fate un progetto, e sarà infranto! Pronunciate qualunque parola, e non avrà effetto!” (Isaia 8:9,10).
Fino a quando, dunque, ci lasceremo ingannare dagli appelli alla pace di questi ipocriti personaggi che altro non sono che lo strumento di Satana per allontanarci dal proposito di Dio e dalla verità?
Quanti Natali passeremo ancora ad ascoltare appelli inascoltati, accecati nella nostra mente da colui che trasformandosi “in angelo di luce” “svia l’intera terra abitata”? (Apocalisse 12:9).
Per quanto tempo ancora, pensiamo, il “Principe di Pace”, Cristo Gesù, e il “Re di Eternità” il suo Padre Celeste, il nostro Creatore, sopporteranno questo inganno?
“Noi ti rendiamo grazie, Signore Dio onnipotente, che sei e che eri, perché hai messo mano alla tua grande potenza, e hai instaurato il tuo regno. Le genti ne fremettero, ma è giunta l'ora della tua ira, il tempo di giudicare i morti, di dare la ricompensa ai tuoi servi, ai profeti e ai santi e a quanti temono il tuo nome, piccoli e grandi, e di annientare coloro che distruggono la terra”. – Apocalisse 11:17,18
December 22 UNA FESTA SENZA SENSO!“Un nome è meglio che il buon olio, e il giorno della morte che il giorno della nascita” (Ecclesiaste 7:1).
Che strana dichiarazione! Cosa mai vuol significare?
Nel corso della vita ogni essere umano si fa un nome, buono o cattivo. Chi si comporta in modo saggio agli occhi di Dio, si fa un buon nome presso di lui. Ma perché questo avvenga ci vuole tempo.
Il giorno della nascita nessuno è vissuto abbastanza a lungo per farsi un qualsiasi nome. Inoltre, ciascuno nasce con il peccato adamico, senza il favore di Dio e con la prospettiva di una vita breve e piena di affanni, seguita dalla morte. Perciò, se anni dopo, ci si è fatto un buon nome presso Dio, si ha qualcosa che non si possedeva il giorno della nascita ma che il giorno della morte può, invece, suggellare a garanzia di una sicura speranza in Dio.
Questo spiega il motivo perché gli antichi adoratori di Dio, gli Israeliti, e, in seguito, anche i primi cristiani, non davano alcuna importanza al giorno della nascita di una persona e, conseguentemente, non festeggiavano alcun compleanno.
Dice infatti la Encyclopedia Americana che: “nel mondo antico - in Egitto, Grecia, Roma e Persia - si celebrava il genetliaco di divinità, re e nobili” e che, al contrario, “nulla fa pensare che gli antichi israeliti, benché tenessero registrazioni dell’età dei cittadini di sesso maschile, festeggiassero l’anniversario della nascita”.
Non è a caso che le uniche due feste di compleanno di cui si parla nella Parola di Dio sono riferite a dei personaggi pagani, cioè a uomini che seguivano la falsa religione: la prima è la festa di compleanno del Faraone che era al potere quando Giuseppe era rinchiuso in una prigione egiziana, in occasione della quale ci fu la decapitazione del capo dei panettieri del faraone (Genesi 40:20-22); la seconda è la festa di compleanno di Erode Antipa, figlio di Erode il Grande, avvenimento che, in maniera simile, portò alla decapitazione di Giovanni il Battezzatore (Matteo 14:6-11). Dunque entrambe le feste sono presentate nelle Sacre Scritture sotto una luce sfavorevole, quale usanza di persone che non facevano la volontà di Dio.
Uno studioso, il dott. Richard C. Lenski, nel suo Commentary on the New Testament conferma che: “I giudei aborrivano festeggiare i compleanni, ritenendola un’usanza pagana, ma i vari Erode in queste celebrazioni superarono perfino i romani, tanto che l’espressione ‘compleanno di Erode’ rimase a indicare uno sfarzo spropositato”.
Naturalmente Gesù, da giudeo, era tra quelli che aborrivano festeggiare i compleanni, anche il suo!
È pure degno di nota che Dio non fece mettere per iscritto nella sua Parola la data esatta della nascita di Gesù, di quello cioè che sarebbe stato senza dubbio il compleanno più importante se i servitori di Dio avessero dovuto festeggiare i compleanni.
La Bibbia riporta invece la data della morte di Gesù, e comanda ai cristiani di commemorarne ogni anno l’anniversario (cfr. Luca 22:19; 1Corinzi 11:23-26).
Questo è in piena armonia col fatto che, secondo la Parola di Dio, il giorno della morte è più importante di quello della nascita, se durante la vita ci si è fatti una buona reputazione presso Dio!
Nel caso di Gesù Cristo il giorno della sua morte fu il giorno più importante non solo per il genere umano ma per l’intero universo. Suggellò infatti la sua vita di completa dedicazione a fare la volontà del suo Padre celeste fino all’estremo sacrificio.
La necessità di questo sacrificio si era manifestata circa 4.000 anni prima, nel giardino di Eden, subito dopo che il primo uomo, Adamo, con la sua disubbidienza non solo condannò a morte se stesso ma tolse anche alla sua discendenza la possibilità della vita perfetta, felice ed eterna sulla terra sotto la guida del suo Creatore.
Questa progenie, di cui noi tutti siano parte, ebbe dunque bisogno di essere “riscattata” da quella condanna ma poteva esserlo soltanto soddisfacendo la perfetta giustizia di Dio. E Dio venne in soccorso del genere umano provvedendo egli stesso il prezzo di tale riscatto. L’apostolo Paolo, nella sua lettera alla comunità cristiana ch’era in Roma, spiegò bene questa disposizione divina dicendo: “tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ed è come gratuito dono che son dichiarati giusti per sua immeritata benignità tramite la liberazione mediante il riscatto pagato da Cristo Gesù” (Romani 3:23,24).
Il riscatto per mezzo di Cristo Gesù è una delle principali dottrine insegnate nella Bibbia.
Ma per capire appieno il valore di ciò che Dio e Cristo Gesù hanno fatto in nostro favore dobbiamo tornare indietro nel tempo.
Quando Adamo “peccò”, cioè si ribellò al suo Creatore, come già detto perse per se e la sua discendenza il diritto a vivere per sempre in una terra paradisiaca, com’era l’originale proposito di Dio, perché la legge divina stabilisce che: “il salario che il peccato paga è la morte” (Romani 6:23).
Ma mentre Adamo meritò la sua pena, poiché coscientemente e volontariamente disubbidì a Dio, la sua progenie fu letteralmente “venduta” al peccato perché fin dalla nascita eredita uno stato di imperfezione morale e fisica, che la spinge a violare di continuo la perfetta legge di Dio e perciò a morire.
Come poteva dunque essere risolta questa questione nel rispetto della legge e della giustizia di Dio?
Il principio che vi era implicato fu evidenziato da Dio stesso nella Legge che diede per mezzo di Mosè al suo antico popolo, gli israeliti. Lo leggiamo in Deuteronomio 19:21 dove è scritto: “sarà anima per anima, occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede”. Si, Dio non poteva cedere all’emozione e semplicemente trovare un’alternativa alla pena di morte. Non poteva condonare il peccato di quella prima coppia ribelle. Far questo avrebbe significato ignorare la sua stessa legge e, se avesse invalidato le sue stesse norme di giustizia, avrebbero regnato l’illegalità e il caos universale. Questo è infatti ciò che è accaduto con i governi umani: essi han condonato l’illegalità, essendo negligenti e privi di zelo nell’agire contro di essa. Ne è risultato che le persone han perduto fede nei governi e ogni cosa infine va in sfacelo. Non è forse vero che nel nostro stesso paese stiamo vivendo ogni giorno in maniera drammatica questo problema della giustizia?
La soluzione a cui Dio pensò, che nessun essere umano avrebbe mai potuto escogitare, era sia sommamente misericordiosa che profondamente giusta. Ed era straordinariamente semplice. Si poteva riacquistare ciò che era stato perso pagando un “riscatto corrispondente”.
Poiché ciò che era andato perduto con il peccato di Adamo era una vita umana perfetta, nessuna vita umana imperfetta, quindi nessun discendente naturale di Adamo, avrebbe potuto riacquistarla (cfr. Salmo 49:7).
Era necessario un riscatto dello stesso valore di ciò che era stato perduto e solo Dio avrebbe potuto provvederlo!
Perciò Dio dispose che un’altra sua creatura, un essere spirituale, quello che gli era più caro perché era la sua prima creazione in senso assoluto, il “primogenito” (cfr. Colossesi 1:15) e l’unica creata direttamente da lui, l’ “unigenito” (cfr.Giovanni 3:16), colui che aveva collaborato con lui nella creazione, anche dell'uomo (cfr. Colossesi 1:16; Genesi 1:26), nascesse come uomo perfetto sulla terra.
Nel tempo da lui fissato, trasferì in maniera miracolosa la vita di questa creatura dal reame spirituale nel seno di una donna, qui sulla terra. Non essendo nato come discendente naturale di Adamo, questo uomo non ne ereditò alla nascita l’imperfezione e, conseguentemente, neanche la condanna a morte. Nacque come uomo perfetto, esattamente come lo era Adamo quando fu creato e prima che peccasse. Questo uomo fu Cristo Gesù, “colui che non conobbe peccato” (2Corinzi 5:21). Non a caso egli venne anche definito “l’ultimo Adamo” (1Corinzi 15:45).
Ma c’erano importanti questioni, di natura morale, che furono suscitate con la ribellione di Adamo.
La prima fu resa evidente da ciò che Satana disse ad Eva per indurla a mangiare il frutto proibito: “Positivamente non morirete. Poiché Dio sa che nel medesimo giorno in cui ne mangerete i vostri occhi davvero si apriranno e voi sarete davvero simili a Dio, conoscendo il bene e il male” (Genesi 3:1-5). Con queste parole Satana accusò apertamente Dio di essere un bugiardo, dicendo che né la vita di Eva né quella di Adamo dipendevano dall’ubbidire a Dio. Asserì, inoltre, che Dio stava privando le sue creature di qualcosa di buono: la facoltà di decidere da sé le norme secondo cui vivere. In effetti egli stava dicendo che per gli esseri umani sarebbe stato più vantaggioso decidere autonomamente anziché ubbidire alle leggi di Dio. Così facendo sfidò il modo di governare di Dio. Questo suscitò la fondamentale contesa della sovranità universale di Dio, cioè il suo diritto di governare. In altre parole, suscito il dubbio su cosa è meglio per gli esseri umani: essere governati da Dio o governarsi da soli?
Dio avrebbe potuto mettere immediatamente a morte Adamo ed Eva, ma difficilmente questo avrebbe risolto in modo soddisfacente la contesa della sovranità. Lasciando che la società umana si sviluppasse per un considerevole periodo di tempo, Dio avrebbe dimostrato inequivocabilmente quali risultati produce l’indipendenza da lui e dalle sue leggi. I risultati sono oggi sotto i nostri propri occhi e, come affermarono gli antichi profeti, è stato pienamente dimostrato, “durante il tempo che l’uomo ha dominato l’uomo a suo danno” (Ecclesiaste 8:9), che “non appartiene all’uomo terreno la sua via. Non appartiene all’uomo che cammina nemmeno di dirigere il suo passo” (Geremia 10:23). In tutte le forme di governo che ha provato l’uomo ha completamente fallito, egli non può fare a meno del suo Creatore.
Gesù, al contrario di Adamo, che nella contesa si schierò dalla parte del Satana, si sottomise umilmente alla sovranità del Padre e al Diavolo che gli offrì tutti i regni della terra disse: “Va via Satana! Poiché è scritto: devi adorare il Signore tuo Dio e a lui solo devi rendere sacro servizio” (Matteo 4:8-10).
Che bell’esempio di sottomissione alla sovranità di Dio che egli fornì, altro che i sedicenti cristiani che continuano a scannarsi tra loro sostenendo questo o quel governo umano!
Un’altra contesa riguardava la lealtà a Dio di tutte le sue creature.
Questa questione fu messa in risalto al tempo di Giobbe, un uomo “irriprovevole e retto che temeva Dio e si ritraeva dal male” (Giobbe 1:1). Satana il Diavolo, lo stesso angelo sobillatore che indusse alla ribellione Adamo, disse riguardo a lui: “E’ per nulla che Giobbe ha temuto Dio … Hai benedetto l’opera delle sue mani … per cambiare stendi la tua mano e tocca tutto ciò che ha e vedi se non ti maledirà nella tua medesima faccia” (vv. 9-11).
Dunque il Diavolo avanzò il dubbio che le creature servivano Dio per un motivo egoistico, in quanto ne ricevevano benefici. Qualora si fossero trovate in difficoltà esse avrebbero rinnegato il loro Creatore.
Come nel caso di Adamo, anche Gesù dovette superare questa prova e dimostrare la sua integrità. Egli lo fece mantenendo la sua lealtà a Dio fino all’estrema conseguenza, la morte, rigettando sdegnosamente tutte le allettanti offerte del Diavolo per farlo peccare (cfr. Matteo 4:1-10).
Con la sua fedeltà fino alla morte Gesù risolse questa importante contesa dando quindi a Dio, di fronte alla sue creature, la ragione morale per distruggere per sempre il Diavolo e i suoi sostenitori.
La morte di Gesù non fu un evento naturale.
Come persona perfetta, non avendo ereditato da Adamo lo stato di imperfezione, egli non meritava di morire, perciò come uomo non sarebbe mai morto. Inoltre, se avesse voluto, Gesù poteva generare una sua progenie perfetta, non soggetta alla corruzione morale e fisica e, perciò, non condannata a morire. Gesù rinunciò a queste sue prerogative accettando una morte che non meritava, in questo modo pagò il prezzo per il peccato di Adamo e riscattò, cedendo la sua vita perfetta, quella vita perfetta che Adamo aveva perso. E in cambio della progenie che avrebbe potuto avere e alla quale rinunciò, chiese a Dio di avere come sua progenie la discendenza di Adamo, esattamente come era stato scritto circa 700 anni prima dal profeta Isaia allorché disse: “Se poni la sua anima come offerta per la colpa, egli vedrà la sua progenie” (Isaia 53:10); in tal modo egli può di nuovo trasferire a questa acquisita progenie il diritto alla vita eterna. E’ in questo senso che Gesù viene anche chiamato Padre eterno (cfr. Isaia 9:6), non perché egli fosse Dio, il Padre Eterno, ma perché grazie al sacrificio della sua vita umana perfetta noi discendenti di Adamo venduti in schiavitù al peccato siamo stati da lui riacquistati per ottenere di nuovo la possibilità di vivere per sempre sulla terra.
Quando arriverà il tempo stabilito da Dio per applicare i benefici del sacrificio di riscatto di Gesù, tutti quelli che si vorranno identificare come sua progenie, cioè tutti quelli che riconosceranno il riscatto come il provvedimento di Dio per la salvezza e che, al contrario di Adamo e a imitazione di Gesù si sottometteranno all’autorità di Dio accettando le sue giuste norme di vita e rispettandole, potranno di nuovo vivere per sempre su una terra che sarà restaurata in un paradiso, secondo l’originale proposito di Dio!
Comprendiamo dunque il significato delle parole citate all’inizio di questo intervento che il giorno della morte è meglio che il giorno della nascita. In base a ciò dovremmo anche comprendere che non ha alcun senso festeggiare il presunto giorno della nascita di Gesù, il Natale, festa di origine non cristiana e con tradizioni prese di sana pianta dai riti pagani. Dovremmo, infine, valutare seriamente la necessità di approfondire la nostra conoscenza del proposito e del modo di operare di Dio per evitare di continuare ad essere ingannati da quella progenie del malvagio, il clero del cristianesimo apostata, che insegna falsità e incoraggia l’osservanza di pratiche contrarie alla verità e alla norma stabilite da Dio, perché è scritto: “Questo significa vita eterna, che acquistino conoscenza di te, il solo vero Dio, e di colui che tu hai mandato, Gesù Cristo” (Giovanni 17:3).
“Cercate il Signore voi tutti, umili della terra, che eseguite i suoi ordini; cercate la giustizia, cercate l'umiltà, per trovarvi al riparo nel giorno dell'ira del Signore” - Sofonia 2:3
December 13 CHI E' VERAMENTE GESU'?Quasi tutti hanno sentito parlare di Gesù Cristo. Nessun altro uomo ha influito come lui sul corso della storia tanto che il calendario usato in gran parte del mondo si basa sull’anno in cui si pensa che egli sia nato. Le date anteriori a quell’anno sono contrassegnate da a.C., o avanti Cristo. Le date posteriori a quell’anno sono contrassegnate da A.D., anno Domini (nell’anno del Signore), o più comunemente d.C., dopo Cristo.
Le date così indicate creano però qualche problema di accuratezza per via della mancanza dell’anno 0 (zero), che ha condizionato il calcolo dell’anno di nascita di Gesù, per cui molti esprimono, in maniera più corretta, le date con l’indicazione a E.V. (avanti l’Era Volgare) per quelle prima di Cristo, o E.V. (Era Volgare), per quelle dopo.
Ma quanti sanno chi è effettivamente Gesù Cristo?
Parlando con le persone in genere, e anche girando un po’ per i vari blog, mi sembra ci sia molta confusione sull’identità di questo importante personaggio. Per circa un quarto dell’umanità egli è considerato al pari di Dio o parte di Dio stesso. Altri lo ritengono solo un grande profeta che ha parlato in nome di Dio. Per altri ancora è semplicemente un uomo dai nobili ideali come diversi ce ne sono stati nella storia dell’umanità.
In genere quasi tutto quello che si sa riguardo a Gesù è ciò che troviamo scritto nella Sacra Bibbia. Ben quattro libri evangelici, redatti da suoi contemporanei, narrano molti particolari, anche se non tutti, della sua vita terrena. Comunque tutti i sessantasei libri che compongono il canone biblico contengono numerosi riferimenti al personaggio e ai suoi insegnamenti.
Ci sono poi altri scrittori e libri non canonici che fanno riferimenti alla vita di Gesù, attestandone così l’esistenza da un punto di vista storico. Si possono citare tra questi Giuseppe Flavio, storico ebreo, con il suo Antichità giudaiche, e Tacito, storico romano, con gli Annali.
E’, dunque, logico che se vogliamo sapere chi è veramente Gesù Cristo è al testo biblico che dobbiamo principalmente rivolgerci.
E che cosa dicono le Sacre Scritture riguardo a Gesù?
La sua vita non ebbe inizio qui sulla terra circa 2000 anni fa.
In una circostanza, egli disse ai suoi connazionali: “Prima che Abramo venisse all’esistenza, io ero” (Giovanni 8:58). In un'altra occasione aveva detto loro: “nessuno è mai salito al cielo, fuorché il Figlio dell'uomo che è disceso dal cielo” (Giovanni 3:13) [per inciso, dov’erano allora tutti quei “santi” vissuti in tempi antecedenti alla venuta di Gesù se nessuno è mai andato in cielo, almeno prima di lui?]. Una ulteriore indicazione egli la diede dicendo in preghiera: “Padre, glorificami davanti a te, con quella gloria che avevo presso di te prima che il mondo fosse” (Giovanni 17:5).
Cosa comprendiamo da queste parole? Che Gesù esisteva già nei cieli, come persona spirituale, prima di nascere come uomo sulla terra, ancor prima “che il mondo fosse”, cioè prima della creazione dell’uomo.
Chi era e quale ruolo aveva nel reame celeste?
L’apostolo Giovanni scrisse di lui: “la Parola è divenuta carne e ha risieduto fra noi, e abbiamo visto la sua gloria, una gloria tale che appartiene a un figlio unigenito da parte di un padre; ed era pieno di immeritata benignità e verità” (Giovanni 1:14).
Egli era “la Parola” (greco ho Lògos), cioè il portavoce di Dio, colui attraverso il quale Dio comunicava con le sue creature, il mezzo da Dio usato per trasmettere informazioni e istruzioni agli altri suoi figli spirituali e umani. In tale funzione è molto ragionevole pensare che egli fosse l’angelo per mezzo del quale Dio comunicò con le sue creature umane in diverse occasioni [ad esempio con Abramo (Genesi 22:11), con Giacobbe (Genesi 31:11), con Mosè (Esodo 3:2-5). Ed anche l’angelo che andava davanti al popolo d’Israele nel deserto, dopo la liberazione dalla schiavitù egiziana, guidandolo verso la terra promessa (Esodo 23:20-23)].
Quando venne sulla terra Gesù continuò a svolgere questo ruolo, infatti disse: “il Padre stesso che mi ha mandato mi ha dato comandamento su ciò che devo dire e di che devo parlare. . . . Perciò le cose che dico, come il Padre me le ha dette, così le dico” (Giovanni 12:49,50).
In questo contesto di totale dipendenza dal Padre comprendiamo che è molto difficile sostenere che Dio e Gesù siano la stessa persona, come insegnano i sostenitori della trinità.
Come è noto la dottrina trinitaria iniziò ad essere formulata solo diversi anni dopo la morte di Gesù e degli apostoli, a partire dal concilio di Nicea (325 d.C.), indetto dall’imperatore pagano Costantino, e definita poi col passar del tempo fino ad arrivare alla sua formulazione attuale: “Dio è il Padre, Dio è il Figlio e Dio è lo Spirito Santo. Ma non ci sono tre dèi, bensì un solo Dio’ ... Le Persone sono coeterne e coeguali: sono tutte ugualmente increate e onnipotenti” (New Catholic Encyclopedia).
Ma è questo quel che è scritto nella Parola di Dio?
Innanzitutto la parola “trinità” non è mai menzionata in nessun libro della Bibbia! Strano per una dottrina così fondamentale del “cristianesimo”, non vi pare?!
Riguardo, poi, alla suddetta formula, il fatto che Gesù è chiamato “Figlio” già da se mostra che ebbe un principio. E’, infatti, scritto di lui: “Egli è l’immagine dell’invisibile Iddio, il primogenito di tutta la creazione” (Colossesi 1:15). Altro che “coeterno” e “increato”, dunque! Gesù non è un creatore ma un essere generato, che ha avuto, cioè, un principio. Egli è il “primogenito” della creazione, cioè la prima creazione, in senso assoluto, fatta da Dio (cfr. anche Apocalisse 3:14).
E’, inoltre, scritto: “Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque esercita fede in lui non sia distrutto ma abbia vita eterna” (Giovanni 3:16). Quindi egli è stato anche l’unico generato direttamente da Dio, il resto della creazione Dio l’ha fatta mediante Gesù, come spiegò l’apostolo Paolo: “per mezzo di lui tutte le altre cose furono create nei cieli e sulla terra, le cose visibili e le cose invisibili, siano essi troni o signorie o governi o autorità. Tutte le altre cose sono state create per mezzo di lui” (Colossesi 1:16). Fu dunque a lui che Dio si rivolse quando, nel sesto giorno creativo, disse: “Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza” (Genesi1:26).
Sono Dio e Cristo “coeguali”, come sostenuto dal dogma della trinità?
Lo stesso Gesù affermò: “il Padre è maggiore di me” (Giovanni 14:28). L’apostolo Paolo, facendo una graduatoria dei valori, aggiunse: “Voglio che sappiate che il capo di ogni uomo è il Cristo … a sua volta il capo del Cristo è Dio”. (1Corinzi 11:3). Una chiara posizione di subordinazione del Figlio al Padre.
La risposta alla domanda se Dio e Cristo sono “coeguali” è dunque no!
E’ evidente, quindi, qual è l’insegnamento biblico: Dio è il Padre, Gesù il Figlio; l’uno è il Creatore, l’altro una sua Creatura. Due persone ben distinte tra loro!
La dottrina della trinità non si basa sulla verità biblica. Come riconosce ancora la New Catholic Encyclopedia “è un mistero formulato da uomini che vissero anni dopo che le Sacre Scritture erano state messe per iscritto”.
Questo dogma trova i suoi fondamenti nella filosofia greca, di Platone in modo particolare. La sua concezione è, però, ancora più antica. Il Nouveau Dictionnaire Universel, di Maurice Lachâtre dice infatti: “La trinità platonica, di per sé solo una ristrutturazione di trinità precedenti che risalivano a popoli più antichi, sembra essere la razionale e filosofica trinità di attributi che diede origine alle tre ipostasi o persone divine che le chiese cristiane hanno insegnato. . . . Questa concezione della trinità divina che il filosofo greco aveva . . . si può rintracciare in tutte le antiche religioni pagane”.
In tutto il mondo antico, fin dal tempo di Babilonia, era comune l’adorazione pagana di triadi, cioè di gruppi di tre divinità. Questa influenza si fece sentire in Egitto, Grecia e Roma nei secoli prima di Cristo, come pure al tempo di Gesù e dopo. Dopo la morte degli apostoli queste credenze pagane cominciarono a infiltrarsi nel cristianesimo, in adempimento della parabola sull’apostasia pronunciata da Gesù (Matteo 13:24-30;36-42).
Il “mistero” della trinità non è altro che uno di quei tanti misteri su cui si basava la religione satanica dell’antica Babilonia!
Accettare e credere nel dogma della trinità pone le persone nella schiera di quegli apostati che, sotto l’influenza di Satana il Diavolo, hanno “cambiato la verità di Dio in menzogna e hanno venerato e reso sacro servizio alla creazione anziché a Colui che creò” (Romani 1:25).
Questo fatto dovrebbe spingere ognuno che si dichiara cristiano a fare un serio esame delle cose in cui crede e valutarle alla luce degli insegnamenti biblici! Questo è il vero significato delle parole scritte dal salmista: “La tua parola è una lampada al mio piede, e una luce al mio cammino” (Salmo 119:105).
Ma perché questa creatura spirituale, questo Figlio di Dio, tanto caro al Padre per esserne il “primogenito” e l’“unigenito”, abbandonò la sua privilegiata posizione celeste e venne sulla terra come un uomo per subire poi la morte come un comune malfattore?
Anche questo non è un mistero! La Parola di Dio ce ne spiega tutte le ragioni. Al prossimo post!
"Il Figlio da sé non può fare nulla se non ciò che vede fare dal Padre" - Giovanni 5:19
December 08 CRISTIANESIMO O APOSTASIA - V parteL’8 dicembre 1854 nella basilica di San Pietro a Roma, il Papa Pio IX, leggeva, in latino, questo decreto:
“Dichiariamo, pronunciamo e definiamo che la dottrina secondo la quale la Beatissima Vergine Maria, dal primo istante del suo concepimento, fu preservata immune da ogni macchia del peccato originale, per singolare grazia e privilegio a lei concessi dall’Iddio Onnipotente, per i meriti di Cristo Gesù, Salvatore del genere umano, è una dottrina rivelata da Dio, e pertanto dev’essere creduta con fermezza e costanza da tutti i fedeli”.
Da allora questo è stato un dogma vincolante per tutti i cattolici, e ogni anno, l’8 dicembre, il mondo cattolico celebra la festa dell’Immacolata Concezione.
Poiché, come è scritto: “Tutta la Scrittura infatti è ispirata da Dio e utile per insegnare, convincere, correggere e formare alla giustizia, perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona” (1Timoteo 3:16), se è vero che la dottrina dell’Immacolata Concezione di Maria è “rivelata da Dio” dovremmo trovarla chiaramente esposta nelle Sacre Scritture.
E’ dunque così? Insegna la Bibbia che Maria è nata perfetta e immune dal peccato originale?
Alla voce “Immacolata Concezione”, la Catholic Encyclopedia ammette: “Non si può indicare nella Scrittura alcuna prova diretta, categorica e rigorosa”.
Come fu allora che la Chiesa Cattolica Romana aggiunse questa idea ai suoi dogmi?
Perché una chiesa che asserisce di esistere da quasi 2.000 anni ha aspettato fino al 1854 prima di richiedere da tutti i cattolici la fede nell’Immacolata Concezione?
Quasi tutti gli antichi “Padri” della Chiesa, quali Origene (185-254 E.V.), Basilio il Grande (330-379 E.V.) e Crisostomo (345-407 E.V.) espressero opinioni contrarie all’Immacolata Concezione di Maria, cioè all’ipotesi che ella fosse immune dalla macchia del peccato originale. Anche Agostino (354-430 E.V.), definito il più grande degli antichi “Padri” latini, espresse opinioni simili. Per cui questa dottrina è stata formulata solo dopo secoli di “discussione dogmatica”.
Tutte le opere di consultazione cattoliche si riferiscono al dogma come alla controversia o “La grande controversia”.
Nel XIII secolo, “San” Tommaso d’Aquino, ritenuto il “principale filosofo e teologo” della Chiesa Cattolica, si oppose alla dottrina dell’Immacolata Concezione di Maria sostenendo che Maria era stata redenta da Gesù come il resto dell’umanità peccatrice.
Un altro filosofo e teologo cattolico, Giovanni Duns Scoto (1265-1308) si espresse però a favore del dogma. Scoto era francescano, mentre Tommaso d’Aquino era domenicano. Così attraverso i secoli la dottrina dell’Immacolata Concezione fu oggetto di disputa fra questi due ordini della Chiesa Cattolica Romana.
La controversia andò avanti finché, come detto, nel 1854, Pio IX proclamò solennemente che l’Immacolata Concezione di Maria “è una dottrina rivelata da Dio” e pertanto doveva essere “creduta con fermezza e costanza da tutti i fedeli”.
Ma anche allora la controversia non si concluse perché una cinquantina di vescovi cattolici, fra cui l’arcivescovo di Parigi, si dichiararono contrari a che il dogma venisse reso vincolante per tutti i cattolici. Johann J. Ignaz Von Döllinger, principale teologo cattolico tedesco del XIX secolo, dichiarò apertamente: “Respingiamo la nuova dottrina romana dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, perché contraria alla tradizione dei primi tredici secoli, secondo la quale soltanto Cristo fu concepito senza peccato”. Döllinger venne scomunicato.
Il dogma dell’Immacolata Concezione è un esempio tipico dei problemi che una chiesa si crea quando si allontana dalle esplicite verità esposte nella Bibbia. Una dottrina non biblica ne fa sorgere altre.
Il culto di Maria, infatti, deriva dal dogma della Trinità.
Nel 325 d.C. l’imperatore Costantino, che all’epoca non era nemmeno un “cristiano” battezzato, indisse il Concilio di Nicea per appianare la disputa teologica sulla Trinità. Più per ragioni politiche che per motivi religiosi, Costantino si schierò con i sostenitori della Trinità. Il Simbolo Niceno dichiarò che Gesù era Dio.
I teologi cominciarono così a riflettere sulla posizione di Maria. Se Gesù era Dio, Maria diventava la madre di Dio. Alcuni rimasero sconcertati da questa idea, e le discussioni teologiche andarono avanti per un secolo. Infine, nel 431 d.C., il Concilio di Efeso dichiarò Maria “Theotokos”, letteralmente “generatrice di Dio”, o “Madre di Dio”.
Poiché non era concepibile che l’Essere perfetto nascesse da una peccatrice, si diede vita all’idea della nascita di Maria senza peccato.
È interessante notare che il titolo di Madre di Dio fu dato a Maria proprio a Efeso, in Asia Minore, una zona che era il centro del culto pagano della dea Madre.
Dato che Costantino aveva fatto del cristianesimo apostata una religione universale, o cattolica, gradita alle masse pagane, il culto di Maria prese così il posto della devozione a varie dee madri pagane.
Ma come poteva conciliarsi una dottrina del genere con l’insegnamento biblico esposto Romani 5:12: “Come a causa di un solo uomo [Adamo] il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato”.
Secondo i teologi cattolici, questo sarebbe avvenuto grazie alla sua “redenzione anticipata”: cioè le sarebbero stati applicati in anticipo i benefìci del riscatto di Cristo, ancor prima che Gesù fosse concepito e sacrificato.
Ma questa teoria contrasta con quanto ancora afferma la Bibbia, che precisa: “Se il sangue non è versato non ha luogo nessun perdono” (Ebrei 9:22). Pertanto i benefici del sacrificio di Gesù, quale il perdono dei peccati, non potevano essere applicati prima che questo effettivamente avvenisse.
D’altra parte ciò che accadde dopo la nascita di Gesù dimostra che Maria non era libera dal peccato ereditato.
l vangelo dice infatti: “Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, come è scritto nella Legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore; e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore” (Luca 2:22-24).
Cosa diceva la Legge di Mosè?
“Quando una donna sarà rimasta incinta e darà alla luce un maschio, sarà immonda per sette giorni; sarà immonda come nel tempo delle sue regole. L'ottavo giorno si circonciderà il bambino. Poi essa resterà ancora trentatré giorni a purificarsi dal suo sangue; non toccherà alcuna cosa santa e non entrerà nel santuario, finché non siano compiuti i giorni della sua purificazione … Quando i giorni della sua purificazione per un figlio o per una figlia saranno compiuti, porterà al sacerdote all'ingresso della tenda del convegno un agnello di un anno come olocausto e un colombo o una tortora in sacrificio di espiazione. Il sacerdote li offrirà davanti al Signore e farà il rito espiatorio per lei; essa sarà purificata dal flusso del suo sangue. Questa è la legge relativa alla donna, che partorisce un maschio o una femmina. Se non ha mezzi da offrire un agnello, prenderà due tortore o due colombi: uno per l'olocausto e l'altro per il sacrificio espiatorio. Il sacerdote farà il rito espiatorio per lei ed essa sarà monda” (Levitico 12:1-8).
Perciò Maria presentò nel tempio di Gerusalemme un’offerta per la sua purificazione.
Anche lei aveva ereditato da Adamo il peccato e l’imperfezione ed era soggetta agli obblighi della Legge che, come è scritto: “fu aggiunta per rendere manifeste le trasgressioni” (Galati 3:19).
I sacrifici di animali richiesti nella Legge dovevano ricordare agli esseri umani la necessità di essere riscattati dal peccato mediante un sacrificio più importante, quello di Gesù. Questi vennero infatti aboliti dopo la sua morte (cfr. Ebrei 10:1-14).
Portando la coppia di tortore per la sua purificazione Maria dimostrò che aveva ancora bisogno di essere liberata dal peccato ereditato.
Il fatto che, infine, anche Maria morì è un ulteriore prova del suo stato peccaminoso di essere umano discendente dalla prima coppia peccatrice poiché, come è scritto: “Il salario che il peccato paga è la morte” (Romani 6:23).
Dunque, come afferma il teologo francese René Laurentin nel suo libro La Vergine Maria: “il dogma non è biblico”.
Ha scritto ancora il gesuita John McKenzie nel suo New Bible Dictionary: “Il dogma dell’Immacolata Concezione di Maria fu proclamato senza alcuna prova biblica”.
Si, questo dogma non costituisce né una valida “tradizione” per la Chiesa, non è né “apostolico” né scritturale e, come tanti altri adottati di sana pianta dal paganesimo, è l’ulteriore prova che la Chiesa Cattolica Romana ha apostatato dalla verità insegnando ai suoi fedeli menzogne di origine satanica che li allontanano da Dio e dai sani insegnamenti del suo figlio Gesù!
“«Non pregare per questo popolo, non innalzare per esso suppliche e preghiere né insistere presso di me, perché non ti ascolterò. Non vedi che cosa fanno nelle città di Giuda e nelle strade di Gerusalemme? I figli raccolgono la legna, i padri accendono il fuoco e le donne impastano la farina per preparare focacce alla Regina del cielo; poi si compiono libazioni ad altri dèi per offendermi. Ma forse costoro offendono me - oracolo del Signore - o non piuttosto se stessi a loro vergogna?». Pertanto, dice il Signore Dio: «Ecco il mio furore, la mia ira si riversa su questo luogo, sugli uomini e sul bestiame, sugli alberi dei campi e sui frutti della terra e brucerà senza estinguersi»” – Geremia 7:16-20. December 01 CRISTIANESIMO O APOSTASIA?- IV parteIn un mio precedente post ho parlato della parabola del “grano e delle zizzanie” con la quale Gesù preannunciò che, dopo la morte degli apostoli, il Diavolo, servendosi di uomini spiritualmente corrotti, avrebbe introdotto nella Chiesa cristiana dottrine che nulla avrebbero avuto a che fare con i suoi insegnamenti (Matteo 13:24-30,36-42).
Conformemente a ciò, verso il 64 d.C. l’apostolo Paolo scrisse una lettera ad un giovane missionario dicendogli: “lo Spirito dice espressamente che nei tempi a venire alcuni apostateranno dalla fede, dando retta a spiriti seduttori, e a dottrine di demoni per via della ipocrisia di uomini che proferiranno menzogna, segnati di un marchio nella loro propria coscienza” (1Timoteo 4:1,2 VR).
Nel 98 d.C. rimaneva un solo apostolo, ultimo baluardo contro quella che in seguito si sarebbe rivelata una marea di falsi insegnamenti e di compromessi religiosi e politici. Era l’anziano apostolo Giovanni. Prossimo anch’egli alla fine scrisse una lettera a tutti i cristiani dicendo: “Fanciullini, è l’ultima ora, e, come avete udito che viene l’anticristo, così ora sono sorti molti anticristi; da cui acquistiamo la conoscenza che è l’ultima ora. Sono usciti da noi, ma non erano della nostra sorta” (1Giovanni 2:18,19).
Questi avvertimenti sono di vitale importanza per tutti i cristiani se vogliono evitare di essere ingannati e allontanati dalla vera fede da tali impostori!
Gli insegnamenti di Gesù sono ampiamente documentati in quanto sono conservati nelle Sacre Scritture. Queste restano per i cristiani l’unica pietra di paragone per riconoscere ogni deviazione dalla verità!
Trattando sempre questo argomento l’apostolo Paolo, qualche anno prima, aveva già scritto: “La venuta di quell'empio avrà luogo, per l'azione efficace di Satana, con ogni sorta di opere potenti, di segni e di prodigi bugiardi; e con ogni sorta d'inganno“ (2Tessalonicesi 2:9,10 VR).
E in seguito aveva aggiunto l’avvertimento: “Satana si traveste da angelo di luce” (2Corinzi 11:14).
Se in questi giorni ci guardiamo intorno, di sfavillanti luci ne vediamo tante: nelle strade, nelle vetrine dei negozi, in ogni luogo dove il nostro sguardo può spaziare; esse sono il segno che il Natale, la più grande festa dei “cristiani”, si avvicina.
E’ un avvenimento che di solito incita a sentimenti di generosità verso il prossimo, a dichiarazioni di pace, di buona volontà e di fede che, però, sistematicamente vengono disattese, come è scritto nella Parola di Dio “per via della ipocrisia degli uomini”.
Come dimostrano i fatti, il Natale non ha nulla a che vedere con Gesù e con i suoi insegnamenti.
Di una festa così importante, da essere considerata la principale del “cristianesimo”, non c’è alcuna menzione nella Parola di Dio, né risulta agli atti della primitiva chiesa cristiana che essa venisse celebrata. Nessuno degli apostoli ne ha mai parlato e la prima notizia della sua celebrazione la troviamo, negli annali, solo circa 300 anni dopo la morte di Gesù. Non è strano tutto questo?
Innanzitutto, in che periodo effettivamente nacque Gesù? Possiamo in qualche modo determinarlo?
Dai vangeli sappiamo per certo che egli fu messo a morte il giorno di Pasqua del 33 d.C. (Matteo 26:17; Marco 14:1; Luca 22:1). Quello era il 14° giorno del 1° mese del calendario sacro ebraico, abib o nisan (*) (marzo-aprile) che, quell’anno, corrispondeva a venerdi 1° aprile del nostro calendario.
Dalla profezia delle 70 settimane di Daniele cap. 9, riportata nel mio precedente post, comprendiamo che il suo ministero, dopo che fu battezzato e divenne l’Unto (o il Ma·shi´ahh) sarebbe durato 3 anni e mezzo, perché a metà della 70a settimana di anni sarebbe stato messo a morte.
Perciò, tornando indietro di 3 anni e mezzo da quel 14 nisan (1° aprile) arriviamo ai primi di ottobre del 29 d.C., il momento in cui Gesù fu battezzato da Giovanni Battista nelle acque del fiume Giordano.
Il vangelo di Luca ci rivela che Gesù aveva allora 30 anni (3:23). Non è casuale questo riferimento alla sua età perché secondo la Legge mosaica i sacerdoti iniziavano il loro servizio nel tempio al compimento del 30° anno (cfr. Numeri 4:1-3,22,23,29,30).
Così anche Gesù, in qualità di Sommo sacerdote, nel pieno rispetto della Legge, iniziò il suo ministero al compimento del trentesimo anno (cfr. Ebrei 3:1; 6:20).
Ne deduciamo, quindi, che egli nacque in un mese autunnale, durante il settimo mese del calendario sacro ebraico, tishri, un tempo corrispondente ai primi giorni del nostro mese di ottobre.
Altri particolari narrati nel vangelo di Luca, medico e storico molto accurato, confermano la bontà di questa interpretazione.
Ad esempio, in Luca 1:5,8,23 leggiamo riguardo a Zaccaria, il padre di Giovanni Battista: “Al tempo di Erode, re della Giudea, c'era un sacerdote chiamato Zaccaria, della classe di Abìa, e aveva in moglie una discendente di Aronne chiamata Elisabetta … Mentre Zaccaria officiava davanti al Signore nel turno della sua classe … Compiuti i giorni del suo servizio, tornò a casa”.
Nell’antico Israele i maschi discendenti della famiglia del fratello di Mosè, Aronne, vennero scelti da Dio per il servizio sacerdotale nella nazione. Questi furono divisi in 24 classi, o divisioni, sacerdotali che presero il nome dai capi patriarcali della famiglia e dovevano servire nel tempio due volte l’anno ciascuna, quindi per una settimana ogni sei mesi circa. La prima divisione iniziava a prestare servizio immediatamente dopo la fine della festa delle capanne, verso fine settembre-inizio ottobre (cfr. Deuteronomio 31:10-12; 2Cronache 5:2,3; 7:9,10). I turni furono estratti a sorte e la classe di Abia, alla quale apparteneva Zaccaria, risultò l’ottava e, dunque, prestava servizio per una settimana verso fine novembre-inizio dicembre, e di nuovo un’altra settimana a fine giugno-luglio (cfr. 1Cronache 24:1-18). Secondo il racconto di Luca, il padre di Giovanni il Battezzatore, Zaccaria, apparteneva alla “classe di Abia” e stava effettivamente servendo nel tempio quando l’angelo gli apparve per annunciargli la futura nascita di Giovanni (cfr. Luca 1:5,8-13). Come mostra il racconto di Luca, Giovanni fu concepito subito dopo (cfr. Luca 1:24). Ragion per cui nacque nove mesi dopo, cioè o all’inizio di settembre o all’inizio di aprile. La narrazione di Luca indica anche che Gesù aveva sei mesi meno di Giovanni (Luca 1:26-31). Perciò questo dettaglio del libro delle Cronache mostra che Gesù, anziché nascere alla fine di dicembre, come falsamente insegnato dal cristianesimo apostata, nacque o ai primi di marzo oppure ai primi di ottobre. Diversi altri versetti, come quelli sopra riportati, indicano che il secondo periodo è quello giusto. Tutto questo è compatibile anche con le condizioni ambientali descritte da Luca il quale narra che “v'eran de' pastori che stavano ne' campi e facean di notte la guardia al loro gregge” (2:8 VR). Che questo possa accadere in un mese autunnale, quando la temperatura notturna della regione ancora lo consente, è del tutto concepibile. A fine dicembre, invece, no poiché in Giudea è un periodo freddo e piovoso e di notte i pastori mettevano al coperto i greggi.
Ma allora perché i “cristiani”, cattolici e protestanti, insistono sulla data del 25 dicembre per festeggiare la nascita di Gesù?
Ricordiamo l’avvertimento apostolico succitato: “alcuni apostateranno dalla fede, dando retta a spiriti seduttori, e a dottrine di demoni per via della ipocrisia di uomini che proferiranno menzogna”.
Quando, al tempo di Costantino, alcuni “vescovi” ambiziosi e desiderosi di preminenza, iniziarono a fare compromessi con la fede e, per compiacere i pagani romani, accettarono nella Chiesa i loro riti e le loro usanze, presero, tra queste, anche la più importante festa di quei pagani, i Saturnali, che i romani festeggiavano dal 17 al 24 dicembre.
In quei giorni di festa le persone mettevano da parte le loro occupazioni e usavano andare a banchettare in casa di qualcuno; inoltre, durante i festeggiamenti, ci si attendeva che ognuno facesse regali a tutti quanti i propri amici.
Il dì successivo alla festa, il 25 dicembre, era noto come Dies Solis Invicti Nati, il Giorno della Nascita del Sole Invitto, che essi celebravano con molta solennità. La Chiesa cattolica, sorta da questa apostasia, adottò il punto di vista che, per risultare più gradita alla collettività, era appropriato perpetuare una festa così gioiosa e trasformò la nascita del Dio Sole (Mitra) nella nascita di Gesù, da celebrare, appunto, il 25 dicembre, il giorno di Natale
C’è da notare che i romani avevano ereditato l’usanza di festeggiare il Dio Sole dall’antica Babilonia dove Nimrod, il “potente cacciatore in opposizione a Dio” (Genesi 10:9) era stato già deificato come dio-sole.
Col tempo il Natale del cristianesimo apostata assunse numerose caratteristiche delle festività pagane.
Ad esempio, nel 601 d.C. papa Gregorio I scrisse a Mellito, da lui inviato come missionario in Inghilterra, di “non impedire queste antiche feste pagane, ma di adattarle ai riti della Chiesa, limitandosi a cambiare lo scopo della celebrazione, da pagano a cristiano”.
Così tanti rituali pagani, come l’uso di sempreverdi (agrifoglio e vischio), di candele e fuochi, dell’albero, ch’erano parte di riti magici delle antiche popolazioni pagane nordiche, divennero parte dei rituali natalizi.
La Riforma protestante non ha modificato questo atteggiamento. Dopo qualche timida presa di posizione contro i molti rituali pagani “cristianizzati” dalla Chiesa cattolica, come quella, ad esempio, dei puritani inglesi del XVII secolo, anche le varie denominazioni protestanti hanno finito con l’accettare di festeggiare il 25 dicembre pagano come ricorrenza della nascita di Gesù, con i relativi riti!
Per tutti questi sedicenti “cristiani” non fa nessuna differenza da dove venne il Natale.
La veste cristiana che essi gli hanno attribuito sembra loro una sufficiente giustificazione davanti al Dio.
Il loro atteggiamento è ben riassunto da quanto affermò un sacerdote cattolico: “L’evoluzione di certi oggetti o feste osservate in qualche forma dell’adorazione pagana non ha importanza. Quando la Chiesa comincia l’opera missionaria in mezzo a un nuovo gruppo di persone, la Chiesa prende regolarmente ciò che è buono dalle usanze e abitudini del popolo e gli dà una nuova interpretazione alla luce degli insegnamenti di Cristo. Se prima qualcosa era messo in relazione con l’errore, la Chiesa rieduca il popolo alla luce della rivelazione cristiana e attribuisce all’oggetto o all’usanza un nuovo significato per il futuro”.
Sono molti in fondo che pensano in questo modo. E’ così che pensate anche voi?
Ma è corretto questo modo di ragionare? È vero che l’origine del Natale “non ha importanza”?
Consideriamo il caso degli Israeliti che Dio aveva liberato dalla schiavitù in Egitto per portarli nella “terra promessa”.
In Egitto essi avevano conosciuto molte usanze religiose di quel paese. Quando si trovarono nel deserto, ai piedi del Sinai, mentre Dio dettava a Mosè la Sua Legge, alla maniera degli egiziani essi vollero farsi una rappresentazione del Dio che li aveva liberati, e fecero un vitello d’oro.
Volevano essi adorare un animale? No, il racconto dice che: “Tutto il popolo tolse i pendenti che ciascuno aveva agli orecchi e li portò ad Aronne. Egli li ricevette dalle loro mani e li fece fondere in una forma e ne ottenne un vitello di metallo fuso. Allora dissero: «Ecco il tuo Dio, o Israele, colui che ti ha fatto uscire dal paese d'Egitto!». Ciò vedendo, Aronne costruì un altare davanti al vitello e proclamò: «Domani sarà festa in onore del Signore»” (Esodo 32:4,5).
Benché asserissero che il vitello rappresentava Dio e che quella era una “festa in onore del Signore”, Dio non l’approvò e disse a Mosè: “Il tuo popolo . . . ha agito rovinosamente” (vv.7). L’ira di Dio divampò contro di loro e 3.000 di essi persero la vita!
Nel primo secolo d.C. sorse un altro problema in merito alle usanze religiose. I Giudei divenuti cristiani avevano precedentemente celebrato le feste periodiche comandate nella Legge (la Pasqua, la Pentecoste e la festa delle Capanne). Tuttavia essi non dovevano continuare a celebrare neppure quelle feste (cfr. Galati 4:9-11). Con il sacrificio di Cristo tutti quegli aspetti cerimoniali erano stati aboliti. Non servivano più. Per questo motivo alcuni di loro si trovavano in difficoltà di fronte a parenti e amici non cristiani nel non osservare quelle feste. L’apostolo Paolo fu seriamente preoccupato per questo e disse loro: “Temo per voi, che in qualche modo io mi sia affaticato senza scopo riguardo a voi” (vv.10,11).
Se ora i cristiani dovevano cessare di osservare le feste che Dio stesso aveva a suo tempo istituite, tanto più dovevano astenersi da pratiche pagane, non vi pare?!
È bene riflettere seriamente sulla cosa. Possiamo dire di essere dei veri cristiani e tenere contemporaneamente una celebrazione che affonda le sue radici nel paganesimo e suggerisce una falsa data per la nascita di Gesù Cristo?
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(*) Gli israeliti usavano un calendario lunisolare in cui i mesi erano lunari ma gli anni solari. I mesi ebraici si basavano sulle fasi lunari e andavano da luna nuova a luna nuova (cfr. Isaia 66:23). All’inizio gli ebrei contavano gli anni da un autunno all’altro, il loro era un calendario agricolo, che si basava cioè sul ciclo produttivo. Il primo mese era il mese di tishri (settembre-ottobre). Ma dopo la liberazione dalla schiavitù egiziana Dio cambiò questa disposizione ed essi iniziarono a contare gli anni dalla primavera col mese di abib o nisan che divenne il primo dell’anno sacro (cfr. Esodo 12:2; 13:4). Questo mese iniziava con la prima luna nuova più vicina all’equinozio di primavera (il 21 marzo). Il 14° giorno di questo mese si celebrava la Pasqua, che ricordava loro il giorno in cui furono liberati dalla schiavitù egiziana.
“Perché trasgredite il comandamento di Dio a causa della vostra tradizione?” - Matteo 15:3
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