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December 25 APOCALISSE: UN MISTERO IMPENETRABILE O RIVELAZIONE DIVINA? - III parteLA SOVRANITA’ DI DIO O QUELLA DEGLI UOMINI. DA CHE PARTE STIAMO?
“Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome.
Venga il tuo regno.
Sia fatta la tua volontà in terra come in cielo”
Matteo 6:9,10
Con queste parole inizia la preghiera modello più famosa della storia dell’uomo, quella insegnata da Cristo Gesù ai suoi discepoli quando pronunciò l’altrettanto noto “Sermone del monte”.
Circa un quarto del genere umano la recita regolarmente e la stragrande maggioranza di esso la ripete a cantilena non soffermandosi neppure a pensare sul reale significato di queste parole (cfr. Matteo 6:5-8).
Ad esempio, quanti di quelli che recitano il “padrenostro” sanno che cos’è il “regno” per la cui venuta pregano, o quando e come esso “verrà” e che cosa accadrà sulla Terra quando si farà “la sua volontà”?
La parola “regno” usata in questa preghiera traduce il termine greco “basilèia” che ha, sostanzialmente, il significato di “una regione o paese governato da un re; potere, autorità, dominio regale” (The Analytical Greek Lexicon).
In altre parole è il controllo esercitato da un governante su un determinato territorio e su tutto ciò che su di esso si trova, dallo spazio aereo, al sottosuolo e alle acque territoriali, nonché sulla popolazione che lo abita. Questo controllo viene esercitato con il potere di emanare le leggi.
L’esercizio di questo potere viene anche definito “sovranità”, infatti un re è chiamato anche “sovrano”.
Come dimostra la storia umana documentata, cioè la storia dell’uomo da 6.000 anni a questa parte (prima non abbiamo storia documentata, a dispetto dei sostenitori della teoria dell’evoluzione che fanno risalire l’inizio dell’homo sapiens, cioè dell’uomo in grado di lasciare testimonianze scritte e tangibili di se, a centinaia di migliaia di anni fa), il potere sulla Terra per secoli è stato esercitato per lo più attraverso l’autorità di singole persone, re o imperatori, ottenuta per diritto dinastico o con la forza, o di persone da queste delegate.
Nei tempi moderni, e in particolare dalla rivoluzione francese in poi, si è sviluppato il concetto di “democrazia” e la nascita dello “Stato sovrano” in cui il popolo intero abitante in una determinata regione della Terra è il titolare del potere politico supremo su quel territorio e lo esercita nelle forme e nei modi in cui esso stesso decide.
Ad esempio, nel nostro Paese il popolo esercita la sovranità attraverso un sistema di democrazia indiretta delegando (ahimè!...) l’esercizio del potere ad un Parlamento formato da rappresentanti eletti dal popolo stesso (ma non da questi scelti o nominati!... sigh!...). Il Parlamento esercita il potere emanando leggi che tutti sono tenuti ad osservare.
Come risultato di tutta questa attività la Terra è stata suddivisa in una miriade di Regni, Imperi o Stati sovrani, ciascuno con i propri ordinamenti politici, giuridici, economici, che si sono trovati spesso in contrasto tra di loro causando guerre, conflitti e disastri di ogni genere.
Come scrisse un ispirato e saggio governante dell’antichità, veramente “l'uomo domina sull'altro uomo, a proprio danno”
(Ecclesiaste 8:9).
Ma all’inizio della storia dell’uomo non era così!
La Terra aveva un solo Sovrano e questo era, giustamente, il suo Creatore e Fattore (cfr. Geremia 10:12). Egli esercitava il suo “diritto a governare” sulla sua creazione stabilendo delle leggi che tutte le sue creature erano tenute ad osservare.
Queste leggi erano in parte fisiche, alle quali era impossibile derogare perché fondamentali per sostenere la vita, e in parte etiche, che richiedevano la comprensione e la collaborazione alla loro attuazione da parte della principale creazione di Dio, l’uomo, che era stato creato “a sua immagine e somiglianza”, cioè con delle caratteristiche intellettive e morali simili a quelle del suo Creatore.
Ad esempio, Dio ha stabilito la “legge di gravità” per regolare il moto dei pianeti, inclusa la Terra, nell’universo. Questa legge regola anche la vita stessa sulla Terra, mantenendola in orbita intorno al Sole e facendo esistere il giorno e la notte e le stagioni; anche l’atmosfera terrestre è tenuta al suo posto dalla gravità, mentre l’attrazione gravitazionale della Luna e quella del Sole generano regolarmente le maree che contribuiscono a mantenere in circolazione le acque dei mari. E l’uomo non può sfidare impunemente questa legge salendo su un’altura e gettandosi giù, perderebbe immediatamente la sua vita.
Le leggi etiche che Dio ha stabilito hanno la stessa funzione: sostenere la vita e renderla piacevole. La violazione di tali leggi non sempre porta a conseguenze immediate (cfr. Isaia 26:10), tuttavia produce uguali disastri alla razza umana.
Ad esempio, se l’uomo avesse sempre rispettato il comando di “non uccidere” (cfr. Esodo 20:13), tanti lutti e dolori provocati dalle sue guerre si sarebbero evitati.
Che tipo di Sovrano è Dio?
La sua creazione lo dimostra. Vedo spesso pubblicate su questi nostri blog splendide fotografie della Terra: albe e tramonti meravigliosi, paesaggi di una bellezza straordinaria, fiumi, laghi e spiagge da incanto, piante, fiori e frutti in una miriade di colori, profumi, sapori che stimolano tutti i sensi e rallegrano la nostra vita. La sussistenza, l’armonia e il fascino di tutte queste opere sono garantite dalle leggi fisiche stabilite da Dio. Laddove l’uomo non è arrivato con la sua opera distruttiva possiamo ancora osservare lo splendido risultato dell’attività del Supremo Legislatore dell’universo che ha progettato e regolato nei minimi particolari un’opera meravigliosa. Comprendiamo perché un altro governante dell’antichità affermò: “Quanto son numerose le tue opere, Signore! Tu le hai fatte tutte con sapienza; la terra è piena delle tue ricchezze” (Salmo 104:24,VR,Di – 103:24,CEI).
Tutto questo dovrebbe spingere ciascuno di noi, sue creature, ad avere piena fiducia in Lui, a riconoscere umilmente la nostra posizione di subordinazione rispetto alla sua sapienza e alla sua magnificenza e, soprattutto, a riconoscere che la nostra vita e la nostra felicità dipendono da tutto ciò che di buono Egli dispone a nostro favore.
Avrebbero dovuto comprendere tutto questo i nostri progenitori, Adamo ed Eva.
Erano stati creati per un sistema perfetto. Non mancava loro nulla e dovevano vivere per sempre. Avevano anche la libertà di scegliere, comunemente chiamata “libero arbitrio”, fondata sulla facoltà di ragionare e non sull’istinto, come nel caso degli animali, che non era, perciò, una libertà assoluta, cioè la libertà di fare qualsiasi cosa passasse loro nella mente, come alcuni erroneamente credono, ma una libertà relativa, rapportata alle loro capacità, alle loro possibilità e allo scopo per cui erano stati creati. L’apostolo Pietro illustrò molto bene questo concetto dicendo: “Siete liberi, ma non vi servite della vostra libertà come di un paravento per il male” (1 Pietro 2:16,NVB). Ma essi non vollero riconoscere il loro stato e i loro limiti. Pretesero di divenire “come Dio, conoscendo il bene e il male” (Genesi 3:5). Pensarono, cioè, di stabilire da soli ciò che era bene o male, ciò che era giusto o non giusto fare, per se e per il resto della creazione. Pensarono di poter fare a meno della guida del loro Creatore. Vollero stabilire la loro sovranità sulla Terra anziché rispettare quella di chi ne aveva tutto il diritto, il Creatore stesso della Terra.
E “peccarono”, cioè “fallirono il bersaglio” (questo è il significato etimologico della parola ebraica), perché, come riconobbe un ispirato profeta, “l'uomo non è padrone della sua via, non è in potere di chi cammina il dirigere i suoi passi” (Geremia 10:23).
Per il bene eterno di tutte le sue creature, affinché si rendessero pienamente conto che non avevano la capacità di autodeterminarsi, e per risolvere la questione morale sorta dal dubbio sulla bontà e sulla giustezza del suo modo di governare (l’ispiratore di quella ribellione aveva insinuato questo dubbio dicendo: “Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male” – Genesi 3:4,5), allora Dio concesse alla razza umana un certo periodo di tempo per provare il proprio governo.
Ma, nello stesso tempo, Egli ha continuato a fornire un modello del suo governo della Terra mediante uomini disposti ad osservare le sue leggi in modo che si potesse vedere la differenza e scegliere da quale parte schierarsi.
L’antico regno di Israele costituì per circa 1.500 anni quel modello. Gli Israeliti, infatti, avevano la Legge di Dio, data tramite Mosè, che regolava la vita dell’intera nazione e i loro rapporti con gli altri popoli. Quando questi vennero meno e cessarono di osservare quella Legge, furono sostituiti dalla comunità cristiana, fondata dall’ “ultimo Adamo”, o dal più grande Mosé, cioè da Cristo Gesù (cfr. 1Corinzi 15:45: Atti 3:22), che nacque sulla Terra come uomo perfetto, come lo era stato all’inizio Adamo, ma a differenza di lui, e degli Israeliti del suo tempo, si sottomise alla sovranità di Dio fino all’estremo sacrificio della propria vita (cfr. Luca 22:42; Giovanni 5:30; 6:15; 18:36).
In tal modo Gesù risolse la questione morale rivendicando il diritto di Dio a governare sulla sua creazione. E lasciò un modello che fu pienamente recepito dai suoi veri discepoli, che in una occasione dissero apertamente: “Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini” (Atti 5:29).
Perciò dalla ribellione della prima coppia umana ai nostri giorni la storia dell’uomo è stata caratterizzata da questo principale conflitto: la sovranità di Dio o quella degli uomini, da quale parte stare?
La stragrande maggioranza del genere umano ha scelto di stare sotto il dominio degli uomini, esercitato in vari modi: monarchia, totalitarismo, democrazia, e altre forme. Solo una minoranza, in ogni tempo, ha scelto di sottomettersi alla sovranità di Dio, rispettando le sue leggi (cfr. Matteo 7:13,14).
Ma questo conflitto sta per giungere al suo culmine, per essere risolto una volta per sempre.
Questo culmine è mostrato nelle visioni del libro di Apocalisse.
Al capitolo 12 di questo libro leggiamo:
“Nel cielo apparve anche un altro segno: un gran dragone rosso che aveva sette teste e dieci corna, e sulle sue teste vi erano sette diademi. La sua coda trascinava dietro a sé la terza parte delle stelle del cielo e le gettò sulla terra … E vi fu guerra in cielo: Michele e i suoi angeli combatterono contro il dragone; anche il dragone e i suoi angeli combatterono, ma non vinsero e per loro non fu più trovato posto nel cielo. Così il gran dragone, il serpente antico, che è chiamato diavolo e Satana, che seduce tutto il mondo, fu gettato sulla terra; con lui furono gettati anche i suoi angeli. Allora udii una grande voce nel cielo che diceva: «Ora è giunta la salvezza, la potenza e il regno del nostro Dio e la potestà del suo Cristo, poiché è stato gettato giù l'accusatore dei nostri fratelli, colui che li accusava davanti al nostro Dio giorno e notte. Ma essi l'hanno vinto per mezzo del sangue dell'Agnello e per mezzo della parola della loro testimonianza; e non hanno amato la loro vita, tanto da esporla alla morte. Perciò rallegratevi, o cieli, e voi che abitate in essi. Ma guai a voi, abitanti della terra e del mare, perché il diavolo è sceso a voi con grande ira, sapendo di aver poco tempo»” (vv. 1-12).
La sfida alla sovranità di Dio, lanciata nel reame spirituale prima ancora che sulla Terra da un angelo ribelle, chiamato Satana (che significa “oppositore”) e Diavolo (che significa “calunniatore”), che trascinò nella sua ribellione anche un certo numero di altri angeli, come lui presi al laccio dall’ambizione di rendersi indipendenti dal loro Creatore, viene risolta da Cristo Gesù (l’arcangelo “Michele” - cfr. Daniele 12:1; 1Tessalonicesi 4:16) quando riceve pieni poteri quale Re delegato da Dio per restaurare il suo proposito originale per la Terra e per la razza umana (cfr. Daniele 7:13,14,27; Luca 1:31-33). Come primo atto della sua presa di potere, all’inizio del “Giorno del Signore“ (cfr. Apocalisse 1:10), Gesù fa “guerra” al Diavolo e ai suoi demòni scacciandoli dal cielo e costringendoli a limitare la loro dannosa attività solo alla sfera terrestre. Perciò c’è esultanza nel reame spirituale, tra le creature angeliche fedeli che hanno continuato a sottomettersi alla sovranità di Dio, perché il loro mondo viene liberato dalla cattiva influenza di queste malvagie creature. Mentre comincia per la Terra un periodo pieno di guai causati dal Diavolo, dai suoi demoni e dai loro rappresentanti terrestri (cfr. Giovanni 8:44) sempre decisi ad intralciare l’istituzione del Regno, o dominio di Dio, anche sulla Terra. Nel precedente post ho illustrato quali sono questi guai.
Come il Diavolo svia il genere umano impedendogli di riconoscere il diritto di Dio di governare le sue creature e di sottomettersi alla Sua sovranità?
Per mezzo di tre “bestie selvagge”. Sono quelle descritte nell’8a visione descritta da Giovanni in Apocalisse, ai capitoli 13 e 17:
“E vidi salire dal mare una bestia che aveva dieci corna e sette teste, e sulle corna dieci diademi e sulle teste nomi di bestemmia. E la bestia che io vidi era simile a un leopardo, i suoi piedi erano come quelli dell'orso e la sua bocca come quella del leone; e il dragone le diede la sua potenza, il suo trono e grande autorità. E vidi una delle sue teste come ferita a morte; ma la sua piaga mortale fu sanata, e tutta la terra si meravigliò dietro alla bestia. E adorarono il dragone che aveva dato l'autorità alla bestia e adorarono la bestia dicendo: «Chi è simile alla bestia, e chi può combattere con lei?» ...... Poi vidi un'altra bestia, che saliva dalla terra, ed aveva due corna simili a quelle di un agnello, ma parlava come un dragone. Essa esercitava tutta l'autorità della prima bestia davanti a lei, e faceva sì che la terra e i suoi abitanti adorassero la prima bestia, la cui piaga mortale era stata guarita. E faceva grandi prodigi, facendo persino scendere fuoco dal cielo sulla terra in presenza degli uomini, e seduceva gli abitanti della terra per mezzo dei prodigi che le era dato di fare davanti alla bestia, dicendo agli abitanti della terra di fare un'immagine alla bestia, che aveva ricevuto la ferita della spada ed era tornata in vita. E le fu concesso di dare uno spirito all'immagine della bestia, affinché l'immagine della bestia parlasse, e di far sì che tutti coloro che non adoravano l'immagine della bestia fossero uccisi” (13:1-4; 11-15).
“Quindi egli mi trasportò in spirito in un deserto, e vidi una donna che sedeva sopra una bestia di colore scarlatto, piena di nomi di bestemmia e che aveva sette teste e dieci corna … La bestia che tu hai visto era e non è più e salirà dall'abisso e andrà in perdizione; e gli abitanti della terra, i cui nomi non sono scritti nel libro della vita fin dalla fondazione del mondo, si meraviglieranno vedendo la bestia che era, e non è, quantunque essa sia. Qui sta la mente che ha sapienza: le sette teste sono sette monti, sui quali la donna siede, e sono anche sette re; cinque sono caduti, uno è, l'altro non è ancora venuto; e, quando verrà, dovrà durare poco. E la bestia che era e non è più, è anch'essa un ottavo re, viene dai sette e se ne va in perdizione” (17:3,8-11).
Cosa rappresentano queste tre bestie?
Alcuni commentatori biblici non ritengono che le bestie del libro di Apocalisse abbiano un significato profetico. Le mettono in relazione piuttosto con eventi accaduti mentre l’apostolo Giovanni era ancora in vita.
Per esempio, The Catholic Encyclopedia, prendendo in esame le tre bestie summenzionate, dice: “Gli scrittori apocalittici erano soliti … dare alle proprie visioni la forma di profezie e farle passare per opere scritte in precedenza”.
Resta, però, il fatto che Giovanni dichiarò: “Mediante ispirazione mi trovai nel giorno del Signore” (Apocalisse 1:10). Per lui la visione si impernia non su storia passata, ma su un “giorno” o un tempo futuro in cui il Signore Gesù Cristo sarebbe “tornato” per iniziare a governare ed eseguire il giudizio di Dio contro gli oppositori del suo Regno (cfr. 2Tessalonicersi 1:6-10).
In realtà, queste bestie rappresentano nemici di Dio che impediscono alla gente di rivolgersi al Regno di Dio quale unica disposizione in grado di soddisfare il desiderio dell’umanità di avere pace e sicurezza. Chi sono?
La bestia del mare
“E vidi salire dal mare una bestia che aveva dieci corna e sette teste, e sulle corna dieci diademi e sulle teste nomi di bestemmia. E la bestia che io vidi era simile a un leopardo, i suoi piedi erano come quelli dell'orso e la sua bocca come quella del leone; e il dragone le diede la sua potenza, il suo trono e grande autorità. E vidi una delle sue teste come ferita a morte; ma la sua piaga mortale fu sanata, e tutta la terra si meravigliò dietro alla bestia. E adorarono il dragone che aveva dato l'autorità alla bestia e adorarono la bestia dicendo: «Chi è simile alla bestia, e chi può combattere con lei?»”
Che cosa rappresenta questa bestia mostruosa? Sotto ispirazione, Giovanni ci fornisce un indizio importante, cioè che “le fu dato autorità sopra ogni tribù, lingua e nazione” (Apocalisse 13:7). Che cosa esercita autorità su ogni abitante della Terra? Solo una cosa: l’intero sistema politico mondiale, con tutte le sue diverse forme di governo, spesso anche in contrasto tra di loro. Per questo motivo è vista uscire “dal mare” che, nella Parola di Dio, rappresenta l’insieme dei popoli sulla terra i quali, non avendo “la pace di Dio” sono in continua agitazione alla ricerca ciascuno della propria pace, della propria sicurezza, della propria “identità” e dei relativi interessi (cfr. Isaia 59:8; Michea 3:5; Apocalisse 17:15; Filippesi 4:6,7).
Questo sistema riceve realmente autorità dal “dragone”, Satana il Diavolo? La Parola di Dio dice di sì.
Lo stesso apostolo Giovanni, ad esempio, scrisse: “tutto il mondo giace sotto il potere del maligno”. Non c’è quindi da stupirsi se Satana, tentando Gesù nel deserto e mostrandogli tutti i regni della Terra, gli disse “ti darò tutto il potere di questi regni e la loro gloria, perché essa mi è stata data nelle mani e io la do a chi voglio (1Giovanni 5:19; Luca 4:5,6). Gesù stesso poi definì il Diavolo “il principe di questo mondo” (Giovanni 12:31).
Perché è raffigurata con sette teste? Il successivo capitolo 17 di Apocalisse descrive la visione di una bestia che è la copia speculare di questa. Aveva anch’essa sette teste. Viene spiegato che le teste dell’immagine rappresentavano “sette re”, o potenze mondiali, dei quali “cinque sono caduti, uno è, l’altro non è ancora venuto” (vv. 9,10).
Nella storia biblica prima del tempo di Giovanni erano sorte cinque potenze mondiali o nazioni dominanti la scena mondiale: Egitto, Assiria, Babilonia, Media-Persia e Grecia. Al tempo della visione (96 d.C.) queste “erano cadute”, cioè non esistevano più come potenze mondiali.
La sesta era Roma che, in quel tempo, deteneva ancora il potere.
Che cos’era la settima testa che doveva ancora venire? Dal momento che la visione era in relazione con il “giorno del Signore”, deve indicare la nazione che, durante quel tempo, avrebbe detenuto la posizione di potenza mondiale, come le altre. Quale elemento politico ha assunto, dopo Roma, questo ruolo? Fuor di ogni dubbio l’attuale duplice potenza Anglo-americana.
Sorto nel 1763, alla fine della Guerra dei Sette Anni, l’Impero Britannico è divenuto poi il massimo impero della storia mondiale, arrivando a controllare un quarto della superficie della terra e un quarto dei popoli della terra, dominando i mari. La cooperazione degli Stati Uniti d’America, quando questi vennero costituiti dalle colonie britanniche ivi stabilite, ne ha accresciuto ulteriormente la forza.
Questo è un ulteriore indizio, oltre le calamità che si susseguono nei nostri tempi, che ci aiuta a comprendere che stiamo proprio vivendo “nel giorno del Signore”.
Ma, a motivo della grande influenza che ha sugli affari del mondo proprio durante “il giorno del Signore” o al tempo del “ritorno” di Cristo Gesù, la duplice potenza mondiale Anglo-americana viene rappresentata a parte, con la seconda bestia dell’Apocalisse. Vediamo come.
La bestia della terra
“Poi vidi un'altra bestia, che saliva dalla terra, ed aveva due corna simili a quelle di un agnello, ma parlava come un dragone. Essa esercitava tutta l'autorità della prima bestia davanti a lei, e faceva sì che la terra e i suoi abitanti adorassero la prima bestia, la cui piaga mortale era stata guarita. E faceva grandi prodigi, facendo persino scendere fuoco dal cielo sulla terra in presenza degli uomini, e seduceva gli abitanti della terra per mezzo dei prodigi che le era dato di fare davanti alla bestia, dicendo agli abitanti della terra di fare un'immagine alla bestia, che aveva ricevuto la ferita della spada ed era tornata in vita. E le fu concesso di dare uno spirito all'immagine della bestia, affinché l'immagine della bestia parlasse, e di far sì che tutti coloro che non adoravano l'immagine della bestia fossero uccisi”
Proclamandosi cristiana e non intenzionata ad aggredire, questa potenza è come se assumesse l’aspetto di un “agnello”. Ma in realtà si comporta come un “dragone” colonizzando molte nazioni e sfruttando con avidità le risorse terrestri. Essendo le corna simbolo di governi (cfr. Daniele 7:24; Apocalisse 17:12), il fatto che questa bestia ne ha due dimostra, appunto, che è formata dall’alleanza di due entità politiche, cioè è una duplice potenza mondiale. Non è un caso, dunque, che Inghilterra e Stati Uniti d’America sono state sempre strette alleate in tutti gli eventi storici di questi ultimi tempi, a partire dalla 1a guerra mondiale, in modo particolare.
Dopo un iniziale periodo di contrasto, infatti, queste due nazioni hanno poi contratto una forte e stabile alleanza, basata sui molti elementi che hanno in comune: parlano la stessa lingua, sono in gran parte nazioni di fede “protestante”, conservano le stesse tradizioni e hanno il medesimo modello di organizzazione democratica.
Quando essa sorse, i popoli della zona in cui la precedente “bestia del mare” aveva dominato si erano piuttosto stabilizzati sotto forti governi definitamente costituiti. Si erano, infatti, formati i grandi imperi europei, l’Impero Francese, l’Impero Austriaco, l’Impero Olandese (Paesi Bassi), l’Impero Spagnolo e l’Impero Portoghese. Anche le 13 colonie britanniche nel Nuovo Mondo avevano ottenuto la loro indipendenza formando gli Stati Uniti d’America. La stessa Inghilterra si era stabilita come la preminente potenza commerciale e coloniale del mondo. Per questo motivo è detto che la seconda bestia “saliva dalla terra”, essendo la terra più stabile del mare.
E’ poi scritto che questa bestia dice “agli abitanti della terra di fare un'immagine alla bestia [la prima bestia, quella del mare], che aveva ricevuto la ferita della spada ed era tornata in vita”.
Quand’è che il sistema politico mondiale ricevette “la ferita della spada”? La spada ci ricorda la guerra e fu, infatti, durante la 1a guerra mondiale del 1914-18 che il sistema politico mondiale sotto l’influenza di Satana ricevette un duro colpo che costò la vita ad oltre 9 milioni di suoi sostenitori armati più un incalcolabile numero di vittime civili. Fu per porre rimedio a questa grave “ferita” che subito dopo quella terribile guerra i capi della settima potenza politica mondiale della storia biblica, cioè il rappresentante del governo americano, il Presidente Theodore Woodrow Wilson, e quello dell’impero britannico, il Primo Ministro David Lloyd George, caldeggiarono la costituzione della Lega delle Nazioni, un’organizzazione politica internazionale che doveva rappresentare tutto il sistema politico della Terra nella costruzione della pace e della sicurezza nel mondo. In questo senso la seconda “bestia della terra”, la duplice potenza mondiale Anglo-americana, “seduceva gli abitanti della terra … dicendo agli abitanti della terra di fare un'immagine alla bestia”.
La prima bestia selvaggia, la “bestia del mare”, aveva sette teste e dieci corna. La sua “immagine” avrebbe avuto quelle stesse caratteristiche, quantunque il suo corpo non avesse necessariamente lo stesso colore. In Apocalisse 17:3-17 ci è descritta “l’immagine della bestia selvaggia” in questo modo:
La bestia di colore scarlatto
“Quindi egli mi trasportò in spirito in un deserto, e vidi una donna che sedeva sopra una bestia di colore scarlatto, piena di nomi di bestemmia e che aveva sette teste e dieci corna … La bestia che tu hai visto era e non è più e salirà dall'abisso e andrà in perdizione; e gli abitanti della terra, i cui nomi non sono scritti nel libro della vita fin dalla fondazione del mondo, si meraviglieranno vedendo la bestia che era, e non è, quantunque essa sia. Qui sta la mente che ha sapienza: le sette teste sono sette monti, sui quali la donna siede, e sono anche sette re; cinque sono caduti, uno è, l'altro non è ancora venuto; e, quando verrà, dovrà durare poco. E la bestia che era e non è più, è anch'essa un ottavo re, viene dai sette e se ne va in perdizione”
Le immagini, in campo religioso, sono sempre state usate per compiere idolatria. Nel falso cristianesimo questa pratica è molto diffusa. Le chiese e i luoghi di culto sono piene di statue di cristi, di santi, di madonne ed altri oggetti davanti alle quali le persone, in palese violazione del 2° dei dieci comandamenti, si inginocchiano e pregano (cfr. Esodo 20:4,5; Romani 1:25).
Così anche del potere politico mondiale è stata fatta un’immagine da idolatrare e il principale fautore di tale immagine è la seconda bestia, “la bestia della terra”, della visione apocalittica, cioè la duplice potenza mondiale Anglo-americana. Di lei infatti è detto che “faceva sì che la terra e i suoi abitanti adorassero la prima bestia” [la “bestia del mare”, cioè l’intero sistema politico mondiale] “dicendo agli abitanti della terra di fare un'immagine alla bestia” (Apocalisse 13:12,14).
Questa idolatra proposta viene fatta in un tempo cruciale della storia umana, nel “Giorno del Signore” o al tempo della invisibile seconda “venuta” di Cristo Gesù con pieni poteri di Re del Regno di Dio con l’intento di allontanare la mente delle persone da Dio e dal suo regno messianico. Questo è infatti lo scopo del suo ispiratore, “il gran dragone, il serpente antico, che è chiamato diavolo e Satana, che seduce [o “svia”] tutto il mondo” (Apocalisse 12:9).
Per essere “l’immagine della bestia selvaggia”, questo idolo di fattura umana doveva essere anche un’organizzazione politica e avere un campo d’azione mondiale. La storia dimostra che la Lega delle Nazioni, successivamente divenuta Nazioni Unite, corrisponde in pieno all’ “immagine della bestia selvaggia”. Riguardo ad essa la visione data a Giovanni dice, infatti, che “la bestia che tu hai visto era e non è più e salirà dall'abisso e andrà in perdizione”. La Lega delle Nazioni, dopo la sua costituzione ufficiale avvenuta nel 1919, cercò di comportarsi come una potenza mondiale sulla scena del mondo [perciò è detto che “è anch'essa un ottavo re, viene dai sette e se ne va in perdizione”]. Ma non riuscì a impedire che nel 1939 scoppiasse la seconda guerra mondiale. Quindi, per così dire, scomparve “nell’abisso”. Dopo la fine della 2a Guerra Mondiale di nuovo la settima potenza mondiale Anglo-americana si impegnò a fondo per ravvivare quell’organizzazione internazionale che, il 24 ottobre 1945, “salì dall’abisso” con il nuovo nome dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. Questa è la bestia di colore scarlatto vista da Giovanni e descritta in Apocalisse. Attualmente 192 nazioni sono affiliate a questa organizzazione che, nelle loro speranze, deve perpetuare il sistema di dominio politico umano che esiste ora e garantire la pace e la sicurezza mondiale.
Le chiese del falso cristianesimo hanno dato il loro pieno appoggio a questa bestiale organizzazione di ispirazione satanica contribuendo a sviare le persone dal vero proposito di Dio!
Quando fu costituita la Lega delle Nazioni, il Consiglio Federale delle Chiese di Cristo in America (organizzazione protestante) dichiarò “Tale Lega non è un semplice espediente politico; è piuttosto l’espressione politica del Regno di Dio sulla Terra … La Chiesa può dare uno spirito di buona volontà, senza il quale nessuna Lega delle Nazioni può durare … La Lega delle Nazioni è radicata nel Vangelo. Come il Vangelo, il suo obiettivo è ‘pace in terra, buona volontà verso gli uomini’”.
I papi della Chiesa Cattolica romana hanno anch’essi ripetutamente fatto visita alla sua sede mondiale, nella città di New York, dichiarandole il proprio sostegno.
Così il falso cristianesimo ha istigato anche questo aspetto della pratica idolatrica oltre l’uso di immagini nell’adorazione.
Per riassumere, il messaggio della visione delle bestie descritte nell’Apocalisse è questo: Satana il Diavolo ha fomentato fin dall’inizio della storia umana la ribellione contro la Sovranità di Dio. Egli è riuscito a trascinarsi dietro una parte di angeli e ha ingannato la stragrande maggioranza dell’umanità facendo credere agli uomini che potevano governarsi da soli, senza la guida del loro Creatore. A questo scopo si è servito delle organizzazioni politiche istituite dagli uomini, di ogni genere, che siano bianche, rosse o nere; che siano di destra, di centro o di sinistra; che siano conservatrici o progressiste, senza esclusione alcuna!
Le religioni organizzate della Terra, incluso il cristianesimo apostata, sorte anch’esse su disegno di Satana il Diavolo per completare il suo inganno (cfr: Matteo 13:24-30; 36-42), hanno contribuito ampiamente a questo imbroglio sostenendo ogni sorta di governo politico e incoraggiando le persone a schierarsi sotto la loro autorità anziché dalla parte della Sovranità di Dio.
Come risultato ogni sforzo per portare pace e sicurezza da parte degli elementi politici e tutti gli appelli dei capi religiosi in tal senso, come quelli di questi giorni “natalizi” (festa di chiara origine pagana e satanica che nulla ha a che fare con Cristo Gesù – cfr. 2Corinzi 11:14) sono destinati a fallire miseramente, come testimonia la storia.
Cristo Gesù non è un “bambinello” indifeso e indigente, come continua a raffigurarlo il falso cristianesimo per far leva sul sentimentalismo delle persone, ma un Re potente, che è “presente” in questo tempo, indicato come “il Giorno del Signore” nella profezia biblica, con tutto il potere conferitogli da Dio per “far vendetta di quanti non conoscono Dio e non obbediscono al vangelo del Signore nostro Gesù” (2Tessalonicesi 1:6-10). E, al tempo stabilito da Dio (cfr. Abacuc 2:3; Ebrei 10:37), agirà per spazzare via dalla terra tutti i governi politici e i loro sostenitori (cfr. Daniele 2:44), inclusi i falsi religionisti del cristianesimo apostata che proprio in questi giorni ipocritamente festeggiano il “bambino Gesù” e poi lo rigettano quale “Principe di pace”, il cui governo, o Regno, è l’unico che porterà vera pace e sicurezza, per sempre, sulla Terra (cfr. Daniele 12:1; Isaia 9:6).
Prima di sparire per sempre, però, il sistema politico mondiale e la sua "immagine", l'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), spinti da Dio (cfr. Apocalisse 17:16,17), dovranno compiere, un'azione drastica e risolutiva contro un'altra organizzazione satanica che ha infestato la Terra di falsi insegnamenti e opere malvagie che hanno contribuito ad allontanare le persone dal Regno messianico.
Ma questo lo vedremo col prossimo post.
December 14 APOCALISSE: UN MISTERO IMPENETRABILE O RIVELAZIONE DIVINA? - II partePERCHE’ OGGI CI SONO TANTI GUAI?
Vi è capitato forse di ascoltare, o di dire, in queste giornate di intensa pioggia, “sta diluviando”?
Per molti la parola “Diluvio” rappresenta soltanto un mito, nonostante le molte prove storiche e scientifiche che non lasciano più dubbi sul fatto che, nel lontano passato, un enorme cataclisma, di portata mondiale, abbia sconvolto il nostro pianeta provocando importanti movimenti tettonici sulla superficie terrestre e notevoli cambiamenti sia nel clima che nelle forme di vita esistenti in natura.
Chi non credette che il Diluvio, di cui si parla nella Parola di Dio, nel primo libro, Genesi (capp. 6-8) fosse semplicemente un racconto mitologico o una storiella senza fondamenti storici, furono Gesù e i suoi apostoli.
Il primo, infatti, disse in una circostanza:
“Come fu ai giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito, fino a quando Noè entrò nell'arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e inghiottì tutti, così sarà anche alla venuta del Figlio dell'uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno sarà preso e l'altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una sarà presa e l'altra lasciata. Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà” – Matteo 24:37-42
Qualche anno dopo l’apostolo Pietro riprese quest’argomento e disse:
“Ma costoro dimenticano volontariamente che i cieli esistevano già da lungo tempo e che la terra, uscita dall'acqua e in mezzo all'acqua, ricevette la sua forma grazie alla parola di Dio; e che per queste stesse cause il mondo di allora, sommerso dall'acqua, perì. Ora, i cieli e la terra attuali sono conservati dalla medesima parola, riservati al fuoco per il giorno del giudizio e della rovina degli empi” – 2Pietro 3:5-7
Come si può notare sia Gesù che Pietro sostennero che il racconto biblico del Diluvio era reale e l’additarono come modello del giudizio che Dio dovrà portare sull’attuale sistema di cose, politico-economico-religioso, instaurato sull’intera terra da Satana il Diavolo, servendosi di uomini ipocriti ed egoisti (cfr. Giovanni 8:44), fin dai giorni dopo quel Diluvio, che rappresentò l’esecuzione del giudizio di Dio sul mondo di empi sorto dopo la ribellione in Eden (cfr. Genesi 5:7,13,17).
Ma è interessante notare il parallelo che Gesù fa sull’attitudine delle persone che vissero in quel particolare tempo di giudizio e quella di coloro che sarebbero vissuti nel futuro tempo di giudizio. Egli disse che esse “non si accorsero di nulla”, perché?
Erano talmente prese dalle faccende di vita quotidiane, o dal “vivere pienamente la propria vita”, come molte volte si sente dire oggi, anche nelle pagine di questi blog, che non si interessarono per nulla dei segni e degli avvertimenti di ciò che stava per accadere, dati loro tramite Noè e i suoi familiari, e non fecero l’azione giusta e necessaria per la loro salvezza: partecipare alla costruzione dell’arca, avvisare a loro volta gli altri e, infine, al comando di Dio, entrare nell’arca prima che iniziasse il Diluvio.
C’è in tutto questo qualche importante lezione per noi?
Gesù trattò quell’argomento sul Diluvio nell’ambito della risposta a questa domanda che i suoi discepoli gli fecero:
“Dicci quando accadranno queste cose, e quale sarà il segno della tua venuta e della fine del mondo”
(Matteo 24:3).
Tutto ciò che Gesù incluse nella sua risposta aveva, dunque, a che fare con la sua “venuta” (greco “parousìa”) e, quindi, con “la fine del mondo”. Come già spiegato nel mio precedente post Gesù dovrà di nuovo “venire” per portare il giudizio di Dio sull’attuale sistema di cose alienato dalla volontà di Dio (cfr. 2Tessalonicersi 1:6-10).
Il modo in cui egli “verrà” è quello spiegato dagli angeli che apparvero ai suoi discepoli mentre ascendeva in cielo: “Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato di tra voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l'avete visto andare in cielo“. E il racconto di quell’avvenimento dice che Gesù “fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo” (Atti 1:9-11).
Nelle Sacre Scritture le “nubi” indicano spesso “invisibilità”. Al Sinai Dio disse, infatti, a Mosè: “Ecco, io sto per venire verso di te in una densa nube, perché il popolo senta quando io parlerò con te e credano sempre anche a te” (Esodo 19:9). Mosè non vide Dio, ma quella nuvola indicava la sua invisibile presenza. Quando, poi, fu costruito il “tabernacolo”, in seguito sostituto dal famoso tempio in Gerusalemme, nella parte chiama “il santissimo” di entrambe le costruzioni, sopra l’arca che custodiva le tavole della Legge in esso custodita c’era una “nuvola” che indicava la presenza di Dio in quel luogo (cfr. Levitico 16:2). In maniera simile, quando si trattò di scegliere degli uomini saggi ed esperti che aiutassero Mosè a governare il popolo, il racconto dice che “allora il Signore scese nella nube e gli parlò: prese lo spirito che era su di lui e lo infuse sui settanta anziani” (Numeri 11:25). Anche in questo caso quella nuvola indicava l’invisibile presenza di Dio tra quegli uomini radunati.
Così, come quella “nube” nascose Gesù che ascendeva in cielo alla vista dei presenti, rendendolo invisibile ai loro occhi umani, allo stesso modo, cioè in maniera invisibile agli occhi umani, Gesù “verrà” di nuovo per eseguire i giudizi di Dio.
Fu per questo motivo che i suoi discepoli chiesero di avere “un segno” della sua venuta, consapevoli che non sarebbe stato più visto da occhio umano (cfr. Giovanni 14:19).
In relazione con questo fu del tutto appropriato il termine che l’evangelista scelse per indicare l’evento: "parousìa", che significa precisamente “presenza”.
Più che un avvenimento fissato per un tempo particolare, sarebbe stata una situazione che sarebbe durata per un certo periodo di tempo, durante la quale doveva manifestarsi quel “segno” che avrebbe permesso alle persone di riconoscere che era arrivato il tempo del giudizio.
Esattamente come accadde nel tempo che precedette il Diluvio: dal momento che Dio disse a Noè che avrebbe portato il suo giudizio sul quel mondo empio a quando poi portò il Diluvio passò un certo periodo di tempo, diverse decine di anni (solo per la costruzione dell’arca è stato stimato che ci sono voluti 50/60 anni). Similmente dal momento in cui Gesù avrebbe ricevuto pieni poteri come Re del Regno di Dio (ricordiamo che dopo la sua assunzione in cielo rimase in attesa di ricevere tale potere – cfr. Salmo 110:1,VR,Di - 109:1,CEI; Ebrei 10:12,13) fino a quando avrebbe effettivamente eseguito il giudizio di Dio su un mondo che si oppone al dominio di quel Regno, sarebbe trascorso un certo periodo di tempo. Egli parlò del tempo di una “generazione”, riconoscibile, appunto, dall’adempimento di quel “segno” (cfr. Matteo 24:34).
Qual è, dunque, questo “segno” che dovrebbe indurre le persone a riconoscere il tempo della “venuta” o “presenza” di Cristo?
Come spiegato nel precedente post la visione dell’apostolo Giovanni descritta nell’Apocalisse riguarda proprio il tempo in cui Cristo Gesù si sarebbe “manifestato” di nuovo per eseguire i giudizi di Dio contro “quanti non conoscono Dio e non obbediscono al vangelo del Signore nostro Gesù” (1Tessalonicesi 1:6-10).
Molto appropriatamente anche l’apostolo Giovanni scrisse “Ecco, viene sulle nubi” (Apocalisse 1:7) per indicare una presenza invisibile a occhio umano. Ma le visioni che egli descrisse riguardavano gli avvenimenti che sarebbero accaduti in questo tempo.
Una rimarchevole visione di questi avvenimenti è quella descritta nel 6° capitolo del libro. Essa corrisponde in toto, e ne è una conferma, alla risposta che Gesù diede ai suoi apostoli, riportata in Matteo 24:6-8, Marco 13:7,8, Luca 21:10,11,31,32.
La visione è questa:
“Poi vidi quando l'Agnello aperse il primo dei sette sigilli, e udii uno dei quattro esseri viventi, che diceva come con voce di tuono: «Vieni e vedi». E io vidi, ed ecco un cavallo bianco. E colui che lo cavalcava aveva un arco e gli fu data una corona, ed egli uscì fuori come vincitore e per vincere. Quando egli aperse il secondo sigillo, udii il secondo essere vivente che diceva: «Vieni e vedi». Allora uscì fuori un altro cavallo rosso, e a colui che lo cavalcava fu dato di togliere la pace dalla terra, affinché gli uomini si uccidessero gli uni gli altri, e gli fu data una grande spada. Quando egli aperse il terzo sigillo udii il terzo essere vivente che diceva: «Vieni e vedi». E io vidi, ed ecco un cavallo nero; e colui che lo cavalcava aveva una bilancia in mano. E udii una voce in mezzo ai quattro esseri viventi che diceva: «Un chenice di frumento per un denaro, e tre chenici d'orzo per un denaro, e non danneggiare né l'olio né il vino». Quando egli aperse il quarto sigillo, udii la voce del quarto essere vivente che diceva: «Vieni e vedi». E io vidi, ed ecco un cavallo giallastro; e colui che lo cavalcava aveva nome la Morte, e dietro ad essa veniva l'Ades. E fu loro data potestà sulla quarta parte della terra, per uccidere con la spada, con la fame, con la morte e mediante le fiere della terra” - Apocalisse 6:1-8
Qual è il significato di questa visione?
“Poi vidi quando l'Agnello aperse il primo dei sette sigilli, e udii uno dei quattro esseri viventi, che diceva come con voce di tuono: «Vieni e vedi». E io vidi, ed ecco un cavallo bianco. E colui che lo cavalcava aveva un arco e gli fu data una corona, ed egli uscì fuori come vincitore e per vincere. Nella Parola di Dio il cavallo è, quasi sempre, un simbolo di guerra (cfr. Proverbi 21:31). Questo cavallo, poi, è di un bianco splendente, segno di immacolata santità. Questo è molto appropriato, poiché indica una guerra pura e giusta agli occhi di Dio (cfr. Apocalisse 19:11,14). Chi è il Cavaliere di questo cavallo? Egli ha un arco, ma gli viene anche data una corona. Questo cavaliere è Cristo Gesù stesso raffigurato nel momento in cui riceve pieni poteri come Re del Regno di Dio (cfr. Daniele 7:13,14,27; Luca 1:31-33). Appena incoronato, fa la sua sortita per combattere al tempo stabilito da Dio contro tutti i nemici del suo Regno e per “far vendetta contro quanti non conoscono Dio e non obbediscono al vangelo del Signore nostro Gesù”. Questa scena è in piena armonia con il Salmo 45:4-7,VR,Di - 44:4-7,CEI che dice: “Avanza maestoso sul carro, per la causa della verità, della clemenza e della giustizia; la tua destra compia cose tremende. Le tue frecce sono acuminate; i popoli cadranno sotto di te; esse penetreranno nel cuore dei nemici del re. Il tuo trono, o Dio, dura in eterno; lo scettro del tuo regno è uno scettro di giustizia. Tu ami la giustizia e detesti l'empietà. Perciò Dio, il tuo Dio, ti ha unto d'olio di letizia; ti ha preferito ai tuoi compagni”.
Perché questo Re appena incoronato deve andare a combattere? Perché viene costituito re in presenza di un’accanita opposizione da parte del principale avversario di Dio, Satana il Diavolo, e di quelli che sulla terra, consapevolmente o inconsapevolmente, fanno gli interessi di Satana. La nascita di quel Regno scatena una grande guerra in cielo. Combattendo col nome di Michele (che significa “chi è simile a Dio?”), Gesù sconfigge Satana e i suoi demoni e li scaglia sulla terra. Perciò è detto che “egli uscì fuori come vincitore e per vincere”. Ma è anche scritto: “rallegratevi, o cieli, e voi che abitate in essi. Ma guai a voi, abitanti della terra e del mare, perché il diavolo è sceso a voi con grande ira, sapendo di aver poco tempo” (cfr. Apocalisse 12:7-12).
Dalla presa di pieni poteri quale Re del celeste Regno di Dio da parte di Cristo Gesù sarebbe, dunque, iniziato per la nostra terra un periodo di tempo pieno di guai a causa del concentrarsi e dell’intensificarsi delle azioni malvagie di Satana il Diavolo e dei suoi demòni nell’imminenza della distruzione del sistema di cose da essi istituito sulla terra. Questi “guai” seguono, infatti, nella visione di Giovanni.
Quando egli aperse il secondo sigillo, udii il secondo essere vivente che diceva: «Vieni e vedi». Allora uscì fuori un altro cavallo rosso, e a colui che lo cavalcava fu dato di togliere la pace dalla terra, affinché gli uomini si uccidessero gli uni gli altri, e gli fu data una grande spada.
Non possono esserci dubbi su ciò che rappresenta questo cavallo: la guerra! E’ detto infatti che gli “fu dato di togliere la pace dalla terra”. Non la guerra giusta del vittorioso Re di Dio, ma la crudele guerra internazionale promossa dagli uomini, con il suo inutile bagno di sangue e le sue sofferenze. E che tipo di guerra! Al cavaliere del cavallo rosso viene, infatti, data “una grande spada”. Cosa sottintende questo? L’uomo ha sempre combattuto le proprie guerre attraverso gli eserciti in armi e questi si sono scannati tra di loro con ogni sorta di arma tradizionale. Ma dall’inizio del secolo scorso la guerra umana è diventata più sanguinosa, più distruttiva che mai. Nel bagno di sangue del 1914-18, carri armati, gas asfissianti, aeroplani, sottomarini, cannoni a lunga gittata e armi automatiche furono usati per la prima volta oppure su scala senza precedenti. In circa 28 nazioni, popolazioni intere - non solo i soldati - furono mobilitate a sostegno dello sforzo bellico. Esattamente come aveva predetto Gesù nella sua risposta alla citata domanda dei suoi discepoli: “popolo contro popolo e regno contro regno” (Matteo 24:7). Le perdite furono immani. Vennero massacrati più di nove milioni di soldati, e il numero delle vittime fra i civili fu incalcolabile.
Nella seconda guerra mondiale che seguì, gli strumenti per la carneficina divennero ancora più diabolici e le perdite furono quattro volte maggiori che nella prima guerra mondiale. Nel 1945 due bombe atomiche esplosero sul Giappone, e ciascuna fece in un attimo decine di migliaia di vittime, annientandole. Durante la seconda guerra mondiale, il cavaliere del cavallo rosso mieté circa 55 milioni di vite, e nemmeno questo servì a placarlo. Negli ultimi 60 anni sono scoppiati numerosi altri conflitti: la guerra di Corea, del Vietnam, tra arabi e israeliani, in Afghanistan, in Iraq, solo per citarne alcune. In tutte queste guerre è anche accaduto che sedicenti “cristiani” hanno ucciso altri sedicenti “cristiani”, appartenenti alla stessa fede religiosa (cattolici contro cattolici, ortodossi contro ortodossi, protestanti contro protestanti). Si chiamavano tra loro “fratelli” ma si sono scannati gli con gli altri e con la benedizione del loro clero, proprio come Caino che dopo aver ucciso Abele disse a Dio “Sono forse il guardiano di mio fratello?” (Genesi 4:9). L’aveva appena ucciso eppure continuava a chiamarlo “fratello”. Che ipocriti! Si calcola che dalla fine della seconda guerra mondiale ben oltre 20 milioni di anime sono cadute sotto il taglio della “grande spada”. Possiamo definirlo un trionfo della tecnologia militare? O è, piuttosto, una prova che lo spietato cavallo rosso avanza al galoppo. Dove porterà la sua folle corsa? Sempre più uomini politici e scienziati accennano alla possibilità che scoppi, anche accidentalmente, una guerra nucleare, per non parlare di un conflitto nucleare pianificato! Finché la società umana sarà basata sull’orgoglio, sulle identità e sull’odio nazionalistico, l’umanità continuerà a rischiare l’annientamento. Ma fortunatamente il vittorioso Cavaliere del cavallo bianco ha in mente qualcos’altro.
Quando egli aperse il terzo sigillo udii il terzo essere vivente che diceva: «Vieni e vedi». E io vidi, ed ecco un cavallo nero; e colui che lo cavalcava aveva una bilancia in mano. E udii una voce in mezzo ai quattro esseri viventi che diceva: «Un chenice di frumento per un denaro, e tre chenici d'orzo per un denaro, e non danneggiare né l'olio né il vino».
Qual è il fosco messaggio di questa scena profetica? Tempi di carestia! Durante il “giorno del Signore”, o il tempo della sua “presenza”, ci sarebbero state situazioni in cui i viveri sarebbero stati razionati, pesati su una bilancia, quella che ha in mano il cavaliere sul cavallo nero. Alla guerra moderna fa seguito la carestia, poiché le risorse normalmente impiegate per dar da mangiare agli affamati vengono spesso convogliate nella produzione di armi belliche. I contadini vengono arruolati e i campi, devastati dal divampare della guerra, non producono più a sufficienza. Fu così durante la prima guerra mondiale, quando milioni di persone patirono la fame e morirono! Durante gli anni ’30, ad esempio, in Ucraina, morirono cinque milioni di persone in una sola carestia. Secondo le ultime stime della FAO, nel 2008 ben 963 milioni di persone soffrono la fame in tutta la terra. Questo significa che negli ultimi 20 anni il numero degli affamati si è letteralmente duplicato perché le stime nel 1988 parlavano di 512 milioni di esseri umani affamati. Di questi, ogni anno circa 40 milioni di bambini muoiono per cause connesse con la denutrizione. Ma l’apostolo ci dice qualcos’altro: “E udii gridare una voce in mezzo ai quattro esseri viventi: «Una misura di grano per un danaro e tre misure d'orzo per un danaro! Olio e vino non siano sprecati»”. Al tempo di Giovanni, una chenice (poco più di un litro) di grano era considerata la razione quotidiana di un soldato. Quanto sarebbe costata una razione del genere? Un denaro, cioè il salario di un’intera giornata di lavoro! (cfr. Matteo 20:2). Il salario di un’intera giornata sarebbe stato appena sufficiente per sfamare una sola persona. Che dire di chi aveva famiglia? Per lo stesso prezzo poteva comprare tre chenici di orzo integrale. Anche questo sarebbe bastato a sfamare solo una piccola famiglia. E l’orzo non era considerato un alimento di buona qualità come il grano. Questo sottolinea il costo altamente inflazionato dei generi di prima necessità e il ridotto potere d’acquisto dei salari che si sarebbero verificati durante la “presenza” del Re messianico. E l’espressione “Non danneggiare l’olio e il vino”, che in quel tempo costituivano generi primari dell’alimentazione delle persone, è certamente una raccomandazione di non consumare troppo in fretta i prodotti basilari dell'alimentazione, ma di usarli con parsimonia altrimenti sarebbero stati ‘danneggiati’, cioè le scorte si sarebbero esaurite anzitempo.
Quando egli aperse il quarto sigillo, udii la voce del quarto essere vivente che diceva: «Vieni e vedi». E io vidi, ed ecco un cavallo giallastro; e colui che lo cavalcava aveva nome la Morte, e dietro ad essa veniva l'Ades. E fu loro data potestà sulla quarta parte della terra, per uccidere con la spada, con la fame, con la morte e mediante le fiere della terra”.
Questo è l’unico dei quattro cavalieri dell’Apocalisse a rivelare apertamente la propria identità. Il suo nome è “la Morte”. Il suo colore “giallastro” o “pallido” (dal greco cloròs). Il termine è usato nella letteratura greca per descrivere le facce sbiancate, come per malattia. È perciò appropriato che la Morte sia seguita da vicino - non ci è detto come - dall’Ades (la comune tomba del genere umano), dal momento che l’Ades raccoglie la maggior parte di quelli che cadono vittime della furia di questo quarto cavaliere. La “piaga mortale” che questo cavaliere usa per uccidere è divenuta di drammatica attualità nei nostri giorni. Oggi c’è uno spaventoso aumento di malattie mortali, spesso causato dalle cattive abitudini adottate dagli uomini, anche in violazione dei princìpi divini. Citiamo, ad esempio, le malattie cardiache e i tumori, dovute in gran parte al vizio del fumo; il flagello dell’AIDS, connesso in gran parte alla violazione delle norme morali di Dio; definito “probabilmente la peggiore epidemia che il mondo abbia mai conosciuto” (FDA – USA), ha colpito ad oggi più di 52 milioni di persone in tutto il mondo, di cui 20 milioni sono già decedute. E che dire delle “bestie selvagge” pure menzionate. Ai tempi in cui Giovanni scrisse l’Apocalisse effettivamente gli attacchi da parte di animali selvaggi erano una delle principali cause di morte. Nei tempi moderni raramente fa notizia la morte causata da bestie selvagge. Cionondimeno oggi molti esseri umani si comportano come animali irragionevoli e manifestano tratti bestiali rendendosi responsabili dell’aumento mondiale dei reati sessuali, degli omicidi, degli atti terroristici o degli attentati. Dalla fine della seconda guerra mondiale ci sono stati quasi 50 casi documentati di genocidio e di strage a sfondo politico, che hanno provocato, secondo il periodico American Political Science Review, “dai 12 ai 22 milioni di morti tra i civili, un numero superiore al totale delle vittime di tutte le guerre civili e i conflitti internazionali dal 1945 a oggi”. Quanto sono applicabili ai nostri tempi le parole che, sotto ispirazione divina, scrisse l’apostolo Paolo alla comunità cristiana di Roma: “poiché hanno disprezzato la conoscenza di Dio, Dio li ha abbandonati in balìa d'una intelligenza depravata, sicché commettono ciò che è indegno, colmi come sono di ogni sorta di ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia; pieni d'invidia, di omicidio, di rivalità, di frodi, di malignità; diffamatori, maldicenti, nemici di Dio, oltraggiosi, superbi, fanfaroni, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia” (Romani 1:28-31). Il quarto cavaliere raccoglie tutte le loro vittime, come anche quelle causate dalle calamità naturali, pure queste sempre più frequenti, come profetizzò Gesù stesso (cfr. Luca 21:11). In effetti ciò che questa scena profetica sembra voler rappresentare è che il cavaliere del cavallo “giallastro” o “pallido” miete vite umane stroncate prematuramente in molti modi. E’ perciò anche appropriato che, nella visione, la Morte sia seguita da vicino - non ci è detto come - dall’Ades cioè dalla comune tomba del genere umano.
Mi sembra fuori di ogni dubbio che il tempo dell’adempimento della profezia di Gesù sulla sua “venuta” o “presenza” in qualità di Re potente (altro che bambinello indifeso, come continuano a rappresentarlo nel cristianesimo apostata) sia proprio quello che noi stiamo vivendo.
Molti obiettano che in fondo guerre, malattie, delinquenza, calamità naturali, come i terremoti, ci sono sempre stati. Ma ignorano che Gesù disse “quando vedrete tutte queste cose, sappiate che egli è vicino, anzi alle porte. In verità vi dico che questa generazione non passerà, finché tutte queste cose non siano avvenute” (Matteo 24:33,34). Questi segni si sarebbero manifestati tutti insieme nella stessa generazione. E, a memoria d’uomo, non c’è mai stata nel passato una generazione come la nostra che ha visto accadere tutte queste cose contemporaneamente!
L’apostolo Pietro nel fare riferimento alla sua profezia, disse anche che “verranno negli ultimi giorni schernitori beffardi, i quali si comporteranno secondo le proprie passioni e diranno: «Dov'è la promessa della sua venuta? Dal giorno in cui i nostri padri chiusero gli occhi tutto rimane come al principio della creazione»” (2Pietro 3:3,4).
E’ bene riflettere su queste parole se non vogliamo fare lo stesso errore delle persone del tempo di Noè che “non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e inghiottì tutti”.
December 07 APOCALISSE: UN MISTERO IMPENETRABILE O RIVELAZIONE DIVINA? - I parteIL GIORNO DEL SIGNORE: UN TEMPO DI GIUDIZIO
Sentendo la parola APOCALISSE, a cosa pensate?
Alla terza guerra mondiale? Al giudizio universale? Alla fine del mondo?
Se sono queste le immagini che vi vengono in mente, non siete i soli. Sono molti, inclusi uomini politici, scienziati e mass-media, che mettono in relazione l’Apocalisse con l’estinzione dell’uomo provocata da un evento catastrofico.
Ad esempio, l’ex Segretario Generale delle Nazioni Unite e premio Nobel per la pace (1988), Javier Pérez de Cuéllar, nel suo discorso d’insediamento all’ONU disse:
“Oggi l’Apocalisse non è una semplice figura biblica, ma è diventata una possibilità del tutto reale … Mai prima nella storia umana si era arrivati al sottile confine fra la catastrofe e la sopravvivenza … in tutto il mondo circa 500.000 scienziati impiegano la loro conoscenza per la ricerca di armamenti più sofisticati e letali”.
Come ammette lo stesso de Cuéllar il termine è di origine biblica, perciò in nessun altro modo possiamo comprendere bene cosa significa se non rivolgendoci alla stessa Parola di Dio.
E’ quello che ho cercato di fare ultimamente, stimolato anche da una mail sull’argomento inviatami tempo fa dall’amica Giusi, una signora di raffinata sensibilità e perspicacia che, come me, ama le Sacre Scritture e si prende il tempo per esaminarle e cercare di afferrarne “i sacri segreti” (cfr. Matteo 13:11).
Questa ricerca ho voluto farla anche in ricordo di mio padre, di cui oggi ricorre il secondo anniversario della morte, che fu il primo ad inculcare in me la passione per lo studio biblico e il cui esempio è ancora vivo nella mia mente. Egli si assunse in pieno la propria responsabilità di insegnare a me e a mia sorella l’importanza di studiare e di vivere secondo gli insegnamenti biblici senza delegare questo onere, ch’è un obbligo per ogni genitore cristiano, a nessun “catechista” e a nessuna “scuola domenicale”. In questo egli ubbidì perfettamente al comando divino (cfr. Deuteronomio 6:6,7; Proverbi 22:6) e io ricordo ancora con commozione quelle sere in cui tutti e tre dopo cena restavamo seduti intorno al tavolo a conversare sui principi biblici, mentre mia madre ci ascoltava riassettando la cucina.
Oggi sottopongo alla vostra attenzione il risultato delle mie ricerche e sarò grato a tutti coloro che vorranno contribuire a far luce sul significato del messaggio contenuto in questo splendido libro biblico.
Il termine greco (lingua in cui fu originariamente scritto il libro) tradotto nella nostra lingua Apocalisse, è apokàlypsis e significa basilarmente “scoprimento”, “palesamento”.
L’apostolo Paolo lo usò in una delle sue lettere e ciò che disse ci aiuta a comprendere qual è l’argomento trattato in questo libro.
In 2Tessalonicesi 1:6-10 egli scrisse:
“È proprio della giustizia di Dio rendere afflizione a quelli che vi affliggono e a voi, che ora siete afflitti, sollievo insieme a noi, quando si manifesterà (greco apokàlypsei) il Signore Gesù dal cielo con gli angeli della sua potenza in fuoco ardente, a far vendetta di quanti non conoscono Dio e non obbediscono al vangelo del Signore nostro Gesù. Costoro saranno castigati con una rovina eterna, lontano dalla faccia del Signore e dalla gloria della sua potenza, quando egli verrà per esser glorificato nei suoi santi ed esser riconosciuto mirabile in tutti quelli che avranno creduto, perché è stata creduta la nostra testimonianza in mezzo a voi. Questo accadrà, in quel giorno”.
L’Apocalisse, quindi, è la descrizione di ciò che accadrà quando Gesù "si manifesterà” di nuovo durante un periodo di “tribolazione grande” (cfr. Matteo 24:21) o, come ha scritto il teologo inglese William Edwy Vine nel suo Expository Dictionary of New Testament Words, durante il periodo in cui “il Signore Gesù Cristo viene per impartire i giudizi di Dio”.
L’apostolo Giovanni, lo scrittore, fu usato da Dio (cfr. 2Pietro 1:21) per descrivere una serie di visioni che Egli stesso gli diede mentre era prigioniero sull’isola di Patmos, una colonia penale romana nell’Egeo, di fronte all’Asia Minore, “per aver parlato di Dio e aver reso testimonianza a Gesù” (Apocalisse 1:9).
Era circa il 96 d.C. quando egli si accinse a scrivere; era molto anziano e ormai prossimo alla morte, fu per questo motivo che, poco dopo (nel 98 d.C.), nella prima delle sue ultime tre lettere, disse che era ormai “l’ultima ora” poiché cominciavano già a manifestarsi gli apostati, quelle “zizzanie” contro cui aveva avvertito Cristo, i falsi cristiani (cfr. 1Giovanni 2:18,19; Matteo 13:24-30,36-42).
Ciò che descrisse non fu una serie di visioni sconnesse, messe per iscritto alla rinfusa. L’intero libro di Apocalisse, dal principio alla fine, presenta un quadro coerente di cose che dovevano avvenire, passando da una visione all’altra finché, al termine delle stesse, giunge alla piena rivelazione dei propositi del Regno di Dio.
Il libro si può considerare diviso in 16 visioni:
1a visione – vv.1:10-3:22; Giovanni si trova per ispirazione “nel giorno del Signore”. Una forte voce come di tromba gli dice di scrivere in un rotolo ciò che vede e di mandarlo alle sette “chiese” o comunità cristiane: Efeso, Smirne, Pergamo, Tiatira, Sardi, Filadelfia e Laodicea. Egli vede “uno simile a figlio di uomo” in mezzo a sette candelabri, con sette stelle nella mano destra. Questi dice di essere “il Primo e l’Ultimo”, che era morto ma che ora vive per sempre e “ha potere sopra la morte e sopra gli inferi (greco àdes)”. Non ci sono dubbi su chi questi sia: il Signore Cristo Gesù. Egli spiega a Giovanni che “le sette stelle sono gli angeli delle sette chiese e le sette lampade sono le sette chiese”. Quelle sette “chiese”, o comunità di cristiani, esistevano realmente al tempo di Giovanni e si trovavano tutte nell’Asia Minore. Certamente ciascuna d’esse ricevette la propria lettera. Ma questi messaggi alle sette “chiese” hanno un’applicazione ancora più ampia. Giovanni dice, infatti, che nella visione si trovava “nel giorno del Signore”, perciò quei messaggi avrebbero avuto un anche una valenza futura, quando il Signore si sarebbe di nuovo manifestato. Questa conclusione è confermata dai messaggi di Gesù alle sette “chiese”, dove troviamo espressioni come questa, indirizzata a Pergamo: “Verrò presto da te”. Come spiega l’apostolo Paolo nella su citata lettera ai Tessalonicesi, Cristo doveva ritornare in un tempo futuro per fare “vendetta di quanti non conoscono Dio e non obbediscono al vangelo del Signore”. Perciò quei consigli rivolti alle sette “chiese” si applicano in linea di principio anche a tutte le odierne comunità cristiane in ogni parte del mondo. Questi consigli riguardano il prestare attenzione all’idolatria, all’immoralità, al materialismo, all’indifferenza verso la Parola di Dio e il suo messaggio. Ciascuno di noi dovrebbe pertanto fare un esame della propria attitudine mentale e del proprio modo di vivere alla luce di tali consigli per evitare di incorrere nel giudizio avverso da parte del Signore Cristo Gesù. Specialmente quelli paragonati ad “angeli”, cioè i responsabili delle comunità cristiane, gli “epìskopoi”, i “vescovi” o “sorveglianti” dovrebbero preoccuparsi di ciò che insegnano e di come vivono (cfr. 1Timoteo 3:2-5; Tito 1:7-9). Questi sono anche paragonati a “stelle” nelle mani di Cristo. Significa che sono sotto l’autorità di Cristo che osserva direttamente e specificatamente il loro operato, se adempiono più o meno fedelmente il loro incarico, del quale gli rendono conto.
2a visione – vv. 4:1-5:14; Mostra tutto lo splendore della Sovranità di Dio rappresentata nella visione del suo trono celeste. Si ribadisce che Dio è il Creatore di tutte le cose e perciò solo lui, e nessun altri, è "degno di ricevere la gloria, l'onore e la potenza”. Questo è un forte avvertimento per tutti quelli che “hanno cambiato la gloria dell'incorruttibile Dio con l'immagine e la figura dell'uomo corruttibile … e hanno cambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno venerato e adorato la creatura al posto del creatore” (Romani 1:23-25) incluse madonne, santi, beati e quant’altro!
3a visione – vv. 6:1-17; Qui si parla dei famosi quattro cavalieri dell’Apocalisse, ma questa visione l’analizzerò più avanti nei particolari.
4a visione – vv. 7:1-17; Giovanni vede quattro angeli che trattengono i quattro venti della terra finché i servi di Dio non siano suggellati sulle loro fronti. Sorprendentemente viene indicato il numero preciso di questi, è di 144.000. Essi sono organizzati come le antiche 12 tribù di Israele. E’ molto significativo questo paragone, poiché al tempo in cui l’apostolo scrisse il libro quell’Israele non esisteva più come nazione organizzata, era stata spazzata via nel 70 d.C. dall’impero romano. Tornano dunque alla mente le parole scritte dall’apostolo Paolo ai discendenti di quella nazione che divennero cristiani. Dopo aver detto loro che tutto quanto era accaduto a quell’antica nazione era “un'ombra delle realtà celesti”, Paolo ricordò loro “l’alleanza nuova” o il “nuovo patto” che secondo le profezie avrebbe sostituito il vecchio patto della Legge stipulato tra Dio e la nazione d’Israele nel 1513 a.C. nel deserto del Sinai dopo la sua liberazione dalla schiavitù egiziana e che aveva avuto come mediatore Mosè (cfr. Ebrei 8:4-13; 9:15-28). Questo "nuovo patto" fu menzionato da Gesù dopo che egli ebbe celebrato la Pasqua ebraica con i suoi fedeli discepoli la notte del 14 nisan del 33 d.C. ed egli stesso fu il mediatore di quel nuovo patto che fu validato con il sacrificio della sua vita (cfr. Luca 22:20; Romani 8:5-13). Inclusa in questo nuovo patto c’era la promessa fatta da Gesù ai suoi fedeli discepoli “Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove; e io preparo per voi un regno, come il Padre l'ha preparato per me, perché possiate mangiare e bere alla mia mensa nel mio regno e siederete in trono a giudicare le dodici tribù di Israele” (Luca 22:28-30). Appare evidente, dunque, che c’è un limitato gruppo di persone, scelte personalmente da Dio, e da nessun altri (cfr. Romani 8:12-17), che affiancheranno Cristo Gesù, nei cieli, nell’esercizio del potere del Regno. Questi sono quei 144.000 che Giovanni vede in questa visione.
E dopo ciò egli vede una "moltitudine immensa" di persone di ogni nazione; esse stanno in piedi dinanzi a Dio e all’Agnello Cristo Gesù e rendono servizio giorno e notte nel tempio di Dio. Questi dichiarano che la salvezza la devono a Dio e all’Agnello. Di loro è detto, infatti, che “sono passati attraverso la grande tribolazione”. Essi sono tutti coloro che sopravvivranno alla distruzione del sistema di cose, politico-economico-religioso, instaurato dal Diavolo sulla terra e riceveranno la promessa vita eterna e le benedizioni del Regno qui sulla terra (cfr. Giovanni 10:16; Salmo 37:11,29,VR,Di; 36:11,19,CEI). Il fatto che di questi non è dato il numero significa che l’opportunità è offerta a tutto il genere umano anche se, purtroppo, non tutti la coglieranno (cfr. Matteo 7:13,14). Di queste persone, infatti, è detto che “gli prestano servizio giorno e notte nel suo santuario”. Esse hanno fatto del cristianesimo il loro modo di vivere quotidiano (cfr. Romani 12:2), imparandone le regole e mettendole in pratica ogni istante della loro vita; non sono quei tanti “cristiani domenicali” tutti presi dal “vivere pienamente” la propria vita e che ritengono sufficiente ricordarsi di Dio “almeno una volta l’anno” e “nelle feste comandate” (cfr. il Catechismo della Dottrina Cristiana - Parte II - Comandamenti di Dio - Precetti della Chiesa - Virtù ossia Morale Cristiana - I Precetto, nn. 216 e 217).
5a visione – vv. 8:1-9:21; In cielo si fa silenzio. A sette angeli vengono date sette trombe.
6a visione – vv. 10:1-11:19; Ad ogni squillo di tromba corrisponde una calamità che si abbatte sulla terra.
7a visione – vv. 12:1-17; Nonostante l’evidenza dell’esecuzione del promesso giudizio di Dio ancora le persone non si pentono delle loro cattive opere. Mostreranno fino in fondo la loro ostinazione a “vivere la loro vita” indipendentemente da Dio e dal suo proposito. Nella settima visione Giovanni vede, poi, scoppiare “una guerra nel cielo” tra “Michele e i suoi angeli” (Michele è il nome di Gesù nei cieli, l’unico “arcangelo”, cioè “angelo capo” o “angelo principale” - cfr. Daniele 12:1; 1Tessalonicesi 4:16) e “il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il Diavolo e Satana e che seduce tutta la terra”. L’esito di questa guerra è che “Il grande drago … fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli”, cioè Satana il Diavolo e i suoi demòni sarebbero stati scacciati dal reame spirituale dove non avrebbero fatto più danni. La visione dice, però, che la loro attività si sarebbe concentrata sulla terra, perciò aggiunge “guai a voi, terra e mare, perché il diavolo è precipitato sopra di voi pieno di grande furore, sapendo che gli resta poco tempo”. Le difficoltà per la razza umana sarebbero aumentate a dismisura giorno dopo giorno. Questo ci ricorda la profezia di Gesù sul tempo della “fine del mondo”. Egli disse: “Si solleverà popolo contro popolo e regno contro regno, e vi saranno di luogo in luogo terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandi dal cielo ... Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l'attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra” (Luca 21:10-17,25,26; Matteo 24:3-14). Vediamo una corrispondenza tra ciò ch’è stato profetizzato e quello che accade nei nostri giorni?
8a visione – vv. 13:1-18; Giovanni vede delle bestie terrificanti. Ho già parlato di queste in altro mio post (del 18 aprile 2008). Ma riprenderò con maggiori particolari quest’argomento più avanti.
9a visione – vv. 14:1-20; Vengono mostrati altri aspetti del giudizio di Dio e viene indicata una donna chiamata "Babilonia la
10a visione – vv. 15:1-16:21; Grande”, definita “la madre delle prostitute della terra”.
11a visione – vv. 17:1-18; E’ detto che, con lei, “si sono prostituiti i re della terra e gli abitanti della terra si sono inebriati del
12a visione – vv. 18:1-19:10; vino della sua prostituzione”. Viene descritto tutto il suo lussurioso potere esercitato sulle persone di tutte le nazioni, ma anche la sua caduta per mano dei suoi stessi “amanti” politici i quali, ad un certo punto della storia umana, “odieranno la prostituta, la spoglieranno e la lasceranno nuda, ne mangeranno le carni e la bruceranno col fuoco” eseguendo così il giudizio di Dio su di lei, perché “Dio infatti ha messo loro in cuore di realizzare il suo disegno” (Apocalisse 17:16,17). Ma anche di questo parlerò con più particolari in seguito.
13a visione – vv. 19:11-21; Viene mostrato l’epilogo del giudizio di Dio contro Satana e il suo mondo.
14a visione – vv. 20:1-10; Questi viene “afferrato e incatenato”, cioè posto in uno stato di inattività, “per mille anni”. Sarà molto interessante vedere perché e cosa accadrà ancora dopo.
15a visione – vv. 20:11-21:8; Sebbene in questo libro venga mostrata, con una spaventevole espressione simbolica, l'esecuzione 16a visione – vv. 21:9–22:5; dei giudizi di Dio contro Satana il Diavolo e il sistema di cose che ha instaurato sulla terra in antitesi al dominio divino, per tutti quelli che amano la verità e la giustizia il messaggio dell’Apocalisse è una buona notizia. Le due ultime visioni, infatti, mostrano cosa farà il Regno di Dio nelle mani di Cristo Gesù e dei suoi associati nel governo della terra, quel ristretto numero di uomini che “sono stati riscattati tra gli uomini per esser primizie a Dio e all'Agnello” (Apocalisse 14:4), o, come lo definì Gesù stesso, quel “piccolo gregge” a cui al Padre celeste “è piaciuto di dare il suo regno” (cfr. Luca 12:32). E’, infatti, scritto che “Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi, e non ci sarà più la morte né cordoglio né grido né fatica, perché le cose di prima son passate” (Apocalisse 21:4). Questa è una confortante e meravigliosa prospettiva per tutto il genere umano: la fine di tutte le afflizioni e perfino della nemica morte che tanto dolore e lutto ha arrecato. Nel programma del Regno c’è anche la risurrezione dei morti. Ce n’è una “prima”, in ordine di tempo e di importanza, che riguarda proprio gli appartenenti a quel piccolo gruppo, poiché è scritto: “Beato e santo è colui che ha parte alla prima risurrezione. Su di loro non ha potestà la seconda morte, ma essi saranno sacerdoti di Dio e di Cristo e regneranno con lui mille anni”. A questa seguirà quella di tutti coloro che si sono addormentati nella morte, inclusi i nostri cari genitori, parenti, amici o noi stessi se la morte dovesse prenderci prima di quel tempo, com’è anche scritto: “Ma il resto dei morti non tornò in vita finché furono compiuti i mille anni” (Apocalisse 20:4-6). E viene data l’assicurazione: “Queste parole sono fedeli e veraci” (Apocalisse 22:6).
Nella sua introduzione l’apostolo Giovanni dice chiaramente che tutto ciò che è stato ispirato a scrivere in questo libro è “in segni”, cioè è presentato con un linguaggio simbolico. Perché Dio ha usato questo sistema?
Possiamo comprenderlo da ciò che, in una certa circostanza, Gesù disse ai suoi discepoli: “a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato … Perché il cuore di questo popolo è divenuto insensibile, essi sono diventati duri d'orecchi e hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi e non odano con gli orecchi, e non intendano col cuore e non si convertano, e io li guarisca” (Matteo 13:11-15). Quando Gesù narrava le sue parabole le spiegava poi a coloro che avevano abbastanza interesse, abbastanza fede in lui, da interrogarlo. Ma quelli che non avevano un cuore sincero, indagatore, che non erano profondamente credenti, se ne andavano per la loro strada senza intendimento e senza fede. Sono, dunque, due le importanti lezioni che riceviamo:
1 – Gesù disse: “a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato”. La conoscenza e l’intendimento dei propositi di Dio non dipendono dalle nostre capacità e dalla nostra personale cultura (cfr. 1Corinzi 1:26-29). Come disse un ispirato uomo di fede dell’antichità: “Le interpretazioni non appartengono a Dio?” (Genesi 40:8). E’ solo Dio che, mediante il suo Spirito, può aprire le nostre menti alla conoscenza e all’intendimento.
2 – Egli lo fa solo se legge nei nostri cuori l’amore per la verità. Se vede in noi non solo un interesse superficiale ma un profondo e sincero desiderio di conoscere la sua volontà. Se vede che siamo disposti a metter da parte il nostro orgoglio e a lasciarci plasmare dalla sua Parola scritta mettendo in pratica le norme morali e i princìpi che essa contiene e se siamo disposti a camminare in armonia con la verità, rifiutando tutti quegli insegnamenti e quelle pratiche che sono contrari a ciò che viene insegnato nelle Sacre Scritture. Non è per caso che il libro si conclude con queste parole: “Beati coloro che adempiono i suoi comandamenti per avere diritto all'albero della vita, e per entrare per le porte nella città. Fuori i cani, i maghi, i fornicatori, gli omicidi, gli idolatri e chiunque ama e pratica la menzogna” (Apocalisse 22:14,15).
December 01 APPENDICE 47 MORTO CHE PARLA
Questo è il titolo di un vecchio film interpretato dal grande Totò … già, al secolo il Principe Antonio de Curtis, sicuramente tra i più grandi attori che hanno calcato le scene del nostro Paese facendoci ridere di quelli che, poi, sono i nostri più grandi difetti …
Strano popolo quello italiano, un tempo era:
VN POPOLO DI POETI DI ARTISTI DI EROI DI SANTI DI PENSATORI DI SCIENZIATI DI NAVIGATORI DI TRASMIGRATORI almeno così è scritto sul Palazzo della Civiltà Italiana, noto anche come Palazzo della Civiltà del Lavoro o, più semplicemente, come lo chiamiamo noi romani, “er Colosseo quadrato”, che si trova all’EUR.
Il Palazzo della Civiltà Italiana, noto anche come Palazzo della Civiltà del Lavoro o semplicemente Colosseo Quadrato, è uno dei simboli dell'EUR, quartiere di Roma Quanti nomi per un solo edificio, proprio come tante sfaccettature ha il popolo che esso rappresenta.
Ha detto, tanto per restare nell’ambiente, il noto regista Roman Polansky in una recente intervista pubblicata sul Venerdi di Repubblica:
“Onestamente io l’Italia non la capisco. Per me è del tutto impossibile prevedere dove state andando … Una cosa che mi ha sempre preoccupato, sin da quando abitavo a Roma trent’anni fa, è che il vostro eroe nazionale, dalla letteratura al cinema – soprattutto al cinema – è sempre una specie di imbroglione. Piccoli truffatori, furbastri disonesti. Gli italiani amano questi furfanti: si danno il gomito e dicono ‘ah ah, guarda quello come li ha fregati tutti’ … In ogni cultura c’è il personaggio un po’ mascalzone e canaglia, ma mai al livello italiano. E ora avete eletto il re degli imbroglioni: uno come Totò”.
E come dargli torto? Il suo riferimento è inequivocabile. E’ chiaro a quale personaggio politico si riferisce, uno che “sfida ogni norma, ogni regola alla base del funzionamento del Paese”. Insomma il re dei furbastri disonesti!
Ebbene, come questi stesso ama vantare, il 60%, o più, degli italiani lo ha scelto per rappresentarli con la stessa noncuranza con cui al cinema, e qui un po’ tutti a dire il vero, ci divertiamo e ridiamo delle gesta dei “piccoli truffatori e dei furbastri disonesti” così magistralmente interpretati!
I nostri blog sono un po’ uno “spaccato” di questa società con la stessa percentuale, o forse più, di “fighi” (così si denominano in slang moderno i soliti furbastri) dediti alla futilità salottiera e da bar, piuttosto patetica e spesso ridicola nelle sue rappresentazioni teatrali e buffonesche.
Così dal cinema alla politica e alla quotidianità della vita impera lo stesso spirito “trasgressivo” che null’altro è, a mio modesto parere, che una drammatica fuga da una realtà che non riusciamo o non vogliamo comprendere e che può renderci dei “morti viventi” o, appunto, dei “morti che parlano”.
Ho letto in uno dei su descritti blog la citazione, in questo specifico contesto molto calzante, delle parole dette in una occasione da Cristo Gesù ad un “figo” del suo tempo, e cioè: “Lascia che i morti seppelliscano i loro morti” (Luca 9:60).
Ora è vero che le parole di Cristo sono lì, scritte nella Parola di Dio e tutti possono leggerle e citarle. Ma è altrettanto vero che si dovrebbero sempre citare con cognizione di causa, e non tanto per vantare una cultura che non si ha, quella biblica, né, tantomeno, forzare l’interpretazione adattandole a tutti i costi ai nostri punti di vista personali.
Qualsiasi persona sincera e onesta quando cita Cristo si preoccupa poi di conoscere e fare la corretta applicazione delle sue parole, esattamente come facevano i suoi fedeli apostoli.
Il racconto evangelico dice, infatti, che mentre la stragrande maggioranza di quelli che ascoltavano Gesù parlare poi se ne tornavano alle loro case semplicemente soddisfatti di quello che avevano visto e udito, i discepoli di Gesù si preoccupavano di conoscerne il vero significato, perciò gli si accostavano di nuovo e gli chiedevano di spiegare il senso delle sue parole, così essi ricevevano un intendimento che gli altri non avevano (Matteo 13:36,51,52).
Cosa dunque volle dire Cristo con le parole sopra indicate?
Egli conosceva molto bene qual’era la condizione dei morti descritta nella Bibbia. Sapeva che lo scrittore dell’Ecclesiaste era stato ispirato a scrivere che “i morti non sanno nulla” e che “nello Sceol … non c'è più ne lavoro né pensiero né conoscenza né sapienza” (Ecclesiaste 9:5,10). Perciò non era di coloro che si erano addormentati nella morte che parlava ma di un altro tipo di “morti”.
Un suo apostolo, Paolo, ci spiega chi sono questi. Nella sua prima lettera a Timoteo egli scrisse di una donna (ma potrebbe benissimo essere anche un uomo) "che si abbandona ai piaceri" dicendo che "benché viva, è morta" (1Timoteo 5:6). E nella lettera scritta alla comunità cristiana di Efeso specificò: “Dio ha vivificato anche voi, voi che eravate morti nelle vostre colpe e nei vostri peccati, ai quali un tempo vi abbandonaste seguendo l'andazzo di questo mondo” (Efesini 2:1,2,VR).
Dunque è dei morti in senso spirituale che Cristo parlava, cioè di tutti coloro che sono totalmente presi dal soddisfare i loro desideri materiali e sensuali e non hanno mai il tempo né la volontà di conoscere e mettere in atto il proposito di Dio. Quanti di questi, ad esempio, passano intere giornate nei salotti e nei bar, veri o virtuali che siano, a parlare di cose futili e non trovano un solo minuto del loro tempo per leggere un versetto biblico o per rivolgere il pensiero al Datore della loro vita?
Chi si comporta in questo modo, anche se crede di “vivere” e di godersi la vita in effetti è “morto” dal punto di vista di Dio perché rischia di perdere la Sua approvazione e la Sua benedizione, cioè l’opportunità di ricevere la “vera vita”, quella vita eterna che Dio ha promesso su una terra paradisiaca (Salmo 36:11,29,CEI – 37:11,29, Di,VR).
Scrisse, infatti, l’apostolo Pietro:
“vi basta il tempo passato nel fare la volontà delle nazioni quando compivate opere di condotta dissoluta, concupiscenze, eccessi col vino, gozzoviglie, sbevazzamenti e illegali idolatrie. Poiché non continuate a correre con loro in questo corso allo stesso basso livello di dissolutezza, sono perplessi e parlano ingiuriosamente di voi. Ma questi renderanno conto a colui che è pronto a giudicare i vivi e i morti. Infatti, per questo scopo la buona notizia fu dichiarata anche ai morti [in senso spirituale], affinché fossero giudicati in quanto alla carne dal punto di vista degli uomini ma vivessero in quanto allo spirito dal punto di vista di Dio” - 1Pietro 4:3-6
Riguardo ai morti letterali il saggio re Salomone scrisse: “il loro amore, il loro odio e la loro invidia, tutto è ormai finito” (Ecclesiaste 9:6). Si, le loro menti e i loro cuori non sono più in grado di elaborare pensieri e provare sensazioni.
Allo stesso modo i “morti” in senso spirituale non hanno più le facoltà mentali in grado di elaborare un benché minimo pensiero in armonia con lo Spirito di Dio e la loro mente e il loro cuore sono volti sempre e solo a soddisfare le loro necessità materiali e le loro passioni carnali. E di questo costantemente parlano, perché, come disse ancora Cristo, “là dov'è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore” e “dall'abbondanza del cuore parla la sua bocca” (Matteo 6:21; Luca 6:45).
E anche per queste persone si può dire, contrariamente a ciò che essi possano pensare, che “il loro amore … è ormai finito”. Perché?
L’amore è uno dei principali attributi di Dio, insieme alla sapienza, alla giustizia e alla potenza (cfr. 1Giovanni 4:8; Deuteronomio 32:4; Giobbe 12:13). Creando l’uomo a “sua immagine” (cfr. Genesi 1:26) Dio gli ha donato anche la capacità di amare. Perciò il vero amore può scaturire solo dal ricercare e seguire lo Spirito di Dio e la conoscenza che deriva dalla Sua Parola.
L’amore secondo Dio non è semplice sentimentalismo né la mera soddisfazione della propria passione. Si basa su un’importante principio ch’è quello del dare e della condivisione. Il vero amore spinge a fare ciò che è bene e utile per gli altri. “L’amore edifica”, scrisse infatti l’apostolo Paolo (1Corinzi 8:1). Soprattutto l’amore secondo Dio è perfettamente equilibrato con le altre sue qualità. È deciso, forte, guidato dalla sapienza e aderente a ciò che è giusto.
Per esempio, un genitore può avere affetto per suo figlio. Ma può lasciare che tale amore sia offuscato o fuorviato dal sentimentalismo, dando tutto al figlio e non negandogli nulla. Può non esercitare l’autorità paterna mancando di impartire la disciplina e talvolta un castigo (cfr. Proverbi 22:15). Questo presunto amore può in effetti essere orgoglio familiare, cioè egoismo. La Parola di Dio dice che un genitore simile non manifesta amore, ma odio, perché non segue la condotta che salverà la vita di suo figlio (cfr. Proverbi 13:24; 23:13,14).
La persona sentimentalista non la pensa così e spaccia per amore un surrogato di sensazioni basato sulla teatralità dei gesti, sul falso pietismo, sull’omertoso sostegno a ciò che Dio invece condanna e sulla pretesa del condono per tutto ciò che la sua mente “trasgressiva” si compiace di fare.
Come i furbastri cinematografici il sentimentalista pensa di poter “fregare tutti” con il proprio esibizionismo e persino il suo Creatore pretendendo di non rendergli conto (cfr. Romani 14:12).
Due giorni fa, lo ricorderete, davanti ai supermercati di tutta Italia venivano distribuiti sacchetti per la spesa da riempire con derrate destinate, mi pare, a certi poveri dell’America latina. A tale operazione venivano associati pressanti appelli a manifestare “amore” per i meno ambienti. Ora, a parte che mi piacerebbe sapere quanta di quella roba arriva veramente ai bisognosi a cui è destinata e quanta invece marcisce nei magazzini o prende altre strade, la mia impressione è che quella fosse la solita furbata all’italiana che permettesse ai più di tacitare la propria coscienza, o, come mi è capitato di leggere su un quotidiano, un modo medievale di concepire la società in cui classi privilegiate e vassalle del potere politico “elargiscono giochi, doni, distribuzioni di grano e spiccioli” alla plebe, ai servi della gleba, “gli sfortunati”, “quelli che sono rimasti indietro”, “i bisognosi”. Tutto questo è spacciato per amore, con piena soddisfazione dei sentimentalisti che, come la maggioranza delle persone che si fermavano per un po' ad ascoltare Cristo e poi se ne tornavano appagati alle loro case ma ignavi del vero significato dei suoi insegnamenti, evitano di approfondire cosa succede a quegli “sfortunati” il giorno dopo che hanno mangiato il barattolo di fagioli, se mai arriva nelle loro mani, se la loro fame è soddisfatta per sempre o se si rinnova più insistente che mai. Non sarebbe forse molto più “amorevole” aiutare “i bisognosi” a procurarsi da soli i propri mezzi di sostentamento, giorno dopo giorno, con dignità e fatica, provvedendo loro gli strumenti sociali atti a questo scopo?
Ma forse il sentimentalismo, esercitato in ogni campo, dal sociale al più stretto, quello familiare, gratifica di più la propria vanità che non un amore genuino basato sul principio, sulla negazione del proprio io e sulla ricerca del bene altrui.
Questo tipo di amore, definito nella Parola di Dio con il termine greco agàpe fa da base alle altre manifestazioni dell’amore di cui si parla nelle Sacre scritture, quello fra stretti familiari (greco storgè), tra gli amici (greco philìa) e l’amore tra un uomo e una donna (greco èros). Imperando il mero sentimentalismo non è un caso che anche tutte queste altre manifestazioni dell’amore sono oggi in crisi!
“L’amore è longanime e benigno. L’amore non è geloso, non si vanta, non si gonfia, non si comporta indecentemente, non cerca i propri interessi, non si irrita. Non tiene conto del male. Non si rallegra dell’ingiustizia, ma si rallegra della verità. Copre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa”
1Corinzi 13:4-7
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