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    February 29

    LA BIBBIA E' VERAMENTE LA PAROLA DI DIO? - IV parte

     
     
    LE PROFEZIE PROVANO L'ISPIRAZIONE DIVINA DELLA BIBBIA
     
    Le persone hanno sempre mostrato grande interesse per il futuro, per poter fare progetti e per cercare più sicurezza.
    Per scoprire cosa riserva il futuro la gente prova di tutto. Si rivolge ai futurologi per conoscere le loro previsioni oppure interpella gli economisti, nel campo di loro competenza. La stragrande maggioranza delle persone poi si rivolge agli astrologi e ai divinatori, consulta l’oroscopo o usa altre forme di divinazione, studia l’occulto, interroga perfino i “morti” (almeno così crede).
    Si calcola che una persona su quattro nel mondo si occupa di qualche forma di astrologia.
    Molti di questi “chiaroveggenti” ottengono fama, ricchezza e favori personali dai patiti delle arti occulte facendo leva sulle loro speranze e sui loro sentimenti riguardanti il futuro.
    Tra coloro che si rivolgono a tali forme di predizioni ci sono anche personaggi illustri della cultura e dello spettacolo, capi di stato, perfino i capi religiosi i quali, evidentemente, non si fidano neanche del dio in cui dicono di credere!
    The New Catholic Encyclopedia rivela che “l’astrologia fu impiegata da papa Giulio II per stabilire il giorno della sua incoronazione e da papa Paolo III per stabilire l’ora appropriata per ogni concistoro”.
     
    Uno dei più famosi tra questi “indovini” è certamente Nostradamus.
    Contemporaneo dei su indicati papi, le sue “profezie”, stranamente, vengono richiamate alla mente ogni volta che si verifica qualche cataclisma!
    Nacque nel XVI secolo nella Francia meridionale da genitori ebrei francesi, che presero il nome de Notre-Dame, in seguito convertitisi al cattolicesimo. Nei suoi tentativi di predire il futuro, Nostradamus si occupò a fondo di oroscopia, magia, astrologia e dei riti pagani di gettare incantesimi. Come altri pronosticatori, era abile nell’uso di ambiguità o doppi sensi, i suoi ferri del mestiere. Delle sue famose quartine viene infatti detto che sono “strofe di quattro versi in un francese contorto, che non ubbidiscono né alla metrica né alla sintassi, non predisposte in un ordine intelligibile e piene non solo di parole in mezza dozzina di lingue straniere ma di iniziali, anagrammi e nomi inventati: come si può sperare di trovare un senso in qualcosa del genere?” (Nostradamus or the Future Foretold di James Laver).
     
    Nostradritratto            nostradweb
     

    Nostradamus e la sua opera

    “Le sue profezie sono vaghe e soggette a molte interpretazioni”

    (A.C. Keller, Washington University)

     
    Si pensa che, delle presunte 946 predizioni attribuite a Nostradamus, solo una settantina abbiano avuto un certo adempimento, cioè circa il 7%. Tuttavia, riguardo ai ‘successi’, una famosa enciclopedia osserva che “in molti casi si tratta di sfacciate falsificazioni da parte dei suoi interpreti, inclusa la predizione della sua morte. Altre furono composte dopo gli avvenimenti a cui sembrano riferirsi” (Cyclopædia di M’Clintock e Strong).
    Nelle sue predizioni Nostradamus toccò anche alcuni soggetti biblici e affermò: “Confesso pienamente che tutto procede da Dio”.
    Ad esempio, riguardo al futuro, predisse “che nel mondo, prima dell'universale conflagrazione, vi saranno tanti diluvi e così grandi inondazioni, che non vi sarà più territorio che non sarà coperto d'acqua e ciò sarà per tanto tempo che non vi saranno etnografie o topografie che non siano perite” (Nostradamus, Lettera al figlio Cesare).
    [Per inciso, sembra che anche la Madonna, per bocca dei pastorelli di Fatima, avrebbe parlato di "oceani che inonderanno interi continenti”. Infatti, il 17 novembre 1980, papa Giovanni Paolo II, a Fulda in Germania, a un gruppo di cattolici che gli avevano chiesto il motivo della mancata pubblicazione del Segreto di Fatima, rispose: “Quando si legge che oceani inonderanno interi continenti, che gli uomini verranno tolti dalla vita repentinamente da un minuto all’altro e ciò a milioni.... se si sa questo non occorre davvero pretendere la pubblicazione di questo segreto...."].
    Tuttavia in Genesi 9:11 è scritto che “Non sarà più distrutta alcuna carne dalle acque del diluvio e non vi sarà più alcun diluvio a distruggere la terra”.
     
    Arcobaleno
     

    Dio dichiarò che mai più avrebbe sterminato ogni carne con un diluvio.

    L’arcobaleno fu quindi dato come segno del patto,

    che durerà finché il genere umano vivrà sulla terra, cioè per sempre.

    Genesi 9:8-17

     

    Se tali predizioni vengono da Dio perché dunque tanto contrasto con la Parola di Dio?
    Il fatto che Nostradamus si è occupato di magia, di occultismo e di astrologia dovrebbe poi farci riflettere.
    Il profeta Mosè parlò in termini chiari ed espliciti contro profeti come Nostradamus. Sotto ispirazione divina disse: “Non si deve trovare in te alcuno … che usi la divinazione, né praticante di magia né alcuno che cerchi presagi né stregone, né chi leghi altri con una malia né alcuno che consulti un medium spiritico né chi per mestiere predìca gli avvenimenti né alcuno che interroghi i morti. Poiché chiunque fa queste cose è detestabile al Signore” (Deuteronomio 18:10-12).

    La Bibbia ci avverte che tutte le pratiche divinatorie sono mezzi usati dal Diavolo e dai demoni per tenere sotto la loro influenza le persone (cfr. Atti 16:16-19).

    Infine c’è da chiedersi: di che utilità sono le profezie di Nostradamus?
    Charles Ward, autore di Oracles of Nostradamus, lo descrive come “un uomo ricompensato dai re; eppure, fin dove possiamo vedere, egli non fornì nessuna indicazione che rendesse più facile la loro vita o togliesse un solo pericolo dal loro cammino”.
     
    Che dire allora dei profeti della Bibbia e delle profezie bibliche?
    Il servizio reso dai veri profeti biblici non fu primariamente quello di predire avvenimenti futuri, come ha cercato di fare Nostradamus. La loro principale funzione fu quella di agire da canale di comunicazione tra il Creatore e le sue creature. La conoscenza del futuro fu inclusa nei loro messaggi solo come qualcosa di secondario. Essi, inoltre, non predissero mai nulla semplicemente per soddisfare la curiosità umana. Ogni predizione aveva a che fare con la volontà, il proposito, le norme o il giudizio di Dio.
    Inoltre, mentre indovini come Nostradamus usano spesso parole ambigue che si possono intendere in molti diversi modi, così da salvarsi dall’imbarazzo quando le loro predizioni non si avverano, le profezie bibliche sono molto specifiche.
    Per esempio, il profeta Isaia predisse oltre 190 anni prima il nome del conquistatore di Babilonia, Ciro e il modo in cui la città stessa, considerata inespugnabile, sarebbe stata presa dai Medi e dai Persiani (cfr. Isaia 44:26-28; 45:1-3; Geremia 50:38). Questo accadde esattamente come era stato profetizzato.
     
    Babilonia 001
     

    Per entrare in Babilonia, circondata da possenti mura, altre circa 90 metri, i Medi e i Persiani deviarono le acque dell’Eufrate

    e marciarono verso la città attraverso il letto del fiume. Quella notte le porte che davano sul fiume erano state lasciate

    inspiegabilmente aperte così che gli eserciti invasori  entrarono senza trovare ostacoli.

    Questo esattamente come era stato predetto in Geremia 50:38 e in Isaia 45:1,2

     

    Ma Isaia disse ancora di più: nel capitolo 13 vv. 19 e 20 leggiamo: “Babilonia, perla dei regni, splendore orgoglioso dei Caldei, sarà come Sòdoma e Gomorra sconvolte da Dio. Non sarà abitata mai più né popolata di generazione in generazione. L'Arabo non vi pianterà la sua tenda né i pastori vi faranno sostare i greggi”. Queste parole furono pronunciate circa 730 anni a.C. Si adempirono circa 900 anni dopo, come testimonia una enciclopedia, che non si può certo sospettare di sostenere la Parola di Dio, la quale dice: “Babilonia perse la supremazia e nel II secolo d.C. scomparve infine dalla scena della storia” (The Great Soviet Enciclopedia, del 1974, Vol. 4, p. 8).
    Se andiamo oggi nella regione dove sorgeva quell’antica, maestosa città, cosa troviamo? Una terra completamente desolata, ricettacolo di scorpioni e bestie selvagge. Non è stata più ricostruita né abitata, esattamente com’è stato profetizzato mediante Isaia. Il condottiero greco Alessandro Magno aveva intenzione di ricostruire quella città, ma morì giovanissimo prima di realizzare il suo sogno!
     
    Babilonia
     

    Le attuali rovine di Babilonia. Come ha profetizzato Isaia la città non è stata più ricostruita

     
    Altro esempio riguarda la nascita di Gesù! Sempre Isaia predisse: “Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele” (Isaia 7:14). E ancora: “grande sarà il suo dominio e la pace non avrà fine sul trono di Davide e sul regno, che egli viene a consolidare e rafforzare con il diritto e la giustizia, ora e sempre; questo farà lo zelo del Signore degli eserciti” (Isaia 9:6). E infine: “Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire … era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima. Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato. Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità … per le sue piaghe noi siamo stati guariti. … Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi, per l'iniquità del mio popolo fu percosso a morte. Gli si diede sepoltura con gli empi, con il ricco fu il suo tumulo, sebbene non avesse commesso violenza né vi fosse inganno nella sua bocca Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza; il giusto mio servo giustificherà molti, egli si addosserà la loro iniquità. Perciò io gli darò in premio le moltitudini, dei potenti egli farà bottino, perché ha consegnato se stesso alla morte ed è stato annoverato fra gli empi, mentre egli portava il peccato di molti e intercedeva per i peccatori(Isaia 53:3-12).
    Queste parole furono scritte rispettivamente circa 715 e 730 anni a.C. Si adempirono nei minimi particolari circa 7 secoli dopo, come è testimoniato nei vangeli di Matteo 1:18-23; Luca 1:26-2:14; Matteo 26:59-67; 27:38,57-60; 28:1-7; Marco 15:16-46; 16:1-6; Luca 23:32-53; 24:1-7).
    Ma, nonostante tutto, molti pensano che l’accuratezza delle profezie bibliche sia dovuta solo al fatto furono forse scritte dopo il loro adempimento.
    Al riguardo è interessante osservare che i musei di tutto il mondo sono pieni di manoscritti biblici contenenti profezie scritte centinaia d’anni prima del loro adempimento. Per esempio, l’enciclopedia sovietica già citata dice che i rotoli del Mar Morto “furono scritti fra il II secolo a.C. e il 68 d.C.”
     
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    Negli anni che vanno dal 1947 al 1956 furono scoperte vicino a Qumran, nei pressi del Mar Morto, un totale di 11 grotte contenenti rotoli.

    Vari metodi di datazione di antichi documenti indicano che i rotoli furono copiati o compilati fra il II secolo a.C. e il I secolo d.C.

    Fra i documenti rinvenuti ci sono frammenti di oltre 170 rotoli che contengono parti di tutti i libri del Vecchio Testamento  tranne Ester.

    Uno è una copia del libro di Isaia. Prima di questa scoperta, la più antica copia disponibile del libro di Isaia in ebraico

    era stata fatta quasi 1.000 anni dopo la nascita di Gesù. Il confronto fra queste due copie di Isaia rivelò in maniera sorprendente

    solo piccolissime differenze, per la maggior parte piccole variazioni di ortografia!

    Ciò significa che in più di 1.000 anni di copiatura non c’era stato nessun effettivo cambiamento!

     

    A quale conclusione dovremmo dunque essere indotti da persone riflessive?
    Ebbene, uno dei più antichi di questi rotoli del Mar Morto è proprio il manoscritto di Isaia. Riguardo ad esso, un noto archeologo, il prof. Yigael Yadin, ha detto: “Il rotolo … ha tutti i capitoli di Isaia, dal primo al sessantaseiesimo capitolo … è il più antico manoscritto biblico completo esistente nel mondo d’oggi. Trascorsero non più di cinque o seicento anni fra il tempo in cui vennero effettivamente pronunciate le parole di Isaia e quello in cui venne copiato questo rotolo nel II secolo a.C. Sebbene il rotolo originale conservato nel museo abbia più di 2.000 anni, sorprende constatare quanto esso sia vicino alla Bibbia che leggiamo oggi in ebraico o nelle traduzioni che sono state fatte dall’ebraico in inglese e in altre lingue”.
    Questo rotolo è la testimonianza che quelle profezie scritte dal profeta Isaia sopraindicate, e adempiute molto tempo dopo che il rotolo del Mar Morto di Isaia era stato copiato, sono state veramente scritte in anticipo.
    Un'altra sorprendente profezia biblica fu quella pronunciata da Gesù, prima che fosse messo a morte nel 33 d.C. riportata dall’evangelista Luca nel capitolo 21 vv. 20-24. Egli disse: “Quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, allora sappiate che la sua devastazione è vicina. Allora quelli che sono in Giudea, fuggano sui monti; e quelli che sono in città, se ne allontanino; e quelli che sono nella campagna non entrino nella città. Perché quelli sono giorni di vendetta, affinché si adempia tutto quello che è stato scritto. Guai alle donne che saranno incinte, e a quelle che allatteranno in quei giorni! Perché vi sarà grande calamità nel paese e ira su questo popolo. Cadranno sotto il taglio della spada, e saranno condotti prigionieri fra tutti i popoli; e Gerusalemme sarà calpestata dai popoli, finché i tempi delle nazioni siano compiuti”.
    Secondo questa profezia gli abitanti di Gerusalemme, responsabili dell’uccisione di Gesù, avrebbero poi visto la propria città circondata da eserciti accampati. Questo attacco non avrebbe causato l’immediata distruzione di coloro che erano nella città. Per gli ebrei seguaci di Gesù sarebbe stato però il segno di fuggire dalla città e dalla Giudea.
    La pubblicazione Cronicles - News of the Past, di Israel Eldad e Moshe Aumann, dice che nel mese giudaico di tishri del 66 d.C. gli eserciti romani (comandati da Cestio Gallo) avanzarono verso Gerusalemme e strinsero d’assedio la città. Poi dice che l’esercito romano fu “sbaragliato” e costretto a ritirarsi (in effetti la storia attesta che le motivazioni dell’improvviso ritiro furono diverse).
    Questo fu il segno di riconoscimento per i seguaci di Gesù i quali, ricordando la sua profezia, lasciarono Gerusalemme rifugiandosi nella regione montagnosa di Pella al di là del Giordano. Questo rappresentò la loro salvezza perché nella stessa pubblicazione è scritto che nel mese di ab del 70 d.C., cioé quattro anni dopo, i romani tornarono, assediarono nuovamente la città e costruirono attorno ad essa una fortificazione con pali appuntiti. Gli abitanti, salvo poche migliaia di superstiti portati via prigionieri, vennero tutti uccisi e il tempio raso al suolo, con tutte le registrazioni in esso conservate. A Roma c’è l’arco di Tito (il generale che comandava le legioni romane) ai piedi del Campidoglio che testimonia quella distruzione. Di questi fatti è testimone anche lo storico giudeo Giuseppe Flavio che li riportò nel suo libro La guerra giudaica.
    Quella fu la fine del sistema di cose giudaico, rigettato da Dio poiché esso stesso aveva rigettato il provvedimento di Dio per la salvezza e il Messia promesso, Cristo Gesù. Nessun ebreo oggi potrebbe dimostrare a quale delle dodici antiche tribù patriarcali egli appartiene né potrebbe mai riconoscere il Messia che ancora attende!
    Tutto questo accadde esattamente come aveva predetto Gesù (cfr. Luca 19:43,44).
    Rimarchevoli sono anche le profezie del profeta Daniele, come quella delle 70 settimane già illustrata in un altro mio post (vedi il 24 novembre 2007).
     
    Sono centinaia le profezie contenute nelle Sacre Scritture. La maggior parte di queste si sono già adempiute nei tempi e nei modi in esse descritti. Il loro adempimento è una ulteriore prova che la Bibbia è un libro affidabile e di ispirazione divina! Ma è anche una garanzia che molte profezie in essa contenute per i nostri giorni e per il prossimo futuro immancabilmente si adempiranno (cfr. Matteo 24:3-14; 2Pietro 3:7-13; Apocalisse 17:3-18; 21:1-5)!
    La ragione per cui le profezie bibliche sono così specifiche è che vengono da una fonte più alta dell’uomo, dal nostro Creatore. Egli, che ispirò gli uomini a scrivere queste predizioni, sa come sono fatti gli uomini e cosa li spinge ad agire in un determinato modo. Può predire accuratamente come andranno a finire coloro che ubbidiscono ai suoi giusti comandi e coloro che cercano di ignorarli. Sa qual è il suo proposito e ha la potenza e la sapienza per renderne sicuro l’adempimento. Egli stesso dice: “Dal principio annunzio la fine e molto prima le cose non fatte … ogni mio volere compirò” (Isaia 46:9,10).

     

     

    Dio ha adempiuto le cose che aveva annunciato in anticipo per bocca di tutti i profeti … affinché vengano dalla persona di Dio  stagioni di ristoro e affinché mandi il Cristo che ha costituito per voi, Gesù, che il cielo deve in realtà ritenere fino ai tempi della restaurazione di tutte le cose di cui Dio parlò per bocca dei suoi santi profeti dell’antichità - Atti 3:18-21

     

    February 23

    LA BIBBIA E' VERAMENTE LA PAROLA DI DIO? - III parte

     
    LA SCIENZA NON CONTRADDICE LA BIBBIA
     
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    Questo è un piccolo passo per un uomo, ma un grande balzo per l'umanità
     
    La notte tra il 20 e il 21 luglio 1969 fu memorabile per miliardi di persone in ogni parte della terra.
    Gli occhi di tutti rimasero incollati per ore sulle immagini televisive che trasmettevano i primi passi dell’astronauta americano Neil Armstrong sul suolo lunare.
    Chi, fra coloro che assistettero a quell’evento, non ricorda le sue parole: Questo è un piccolo passo per un uomo, ma un grande balzo per l'umanità?
    [A dire il vero non sono pochi quelli che non hanno mai creduto che tutto ciò sia veramente accaduto e che si trattò soltanto di una fiction cinematografica trasmessa ad arte dagli americani nell'intento di primeggiare sui russi nella corsa spaziale. Ricordate il film Capricorn One? … Ma questa è solo una curiosità che non desterebbe neanche tanta meraviglia, perché di falsi, in campo scientifico, nel corso della storia se ne sono fatti tanti].

     

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    Emblema della missione Apollo 11 e l’equipaggio:

    Neil Armstrong, comandante (e primo uomo a camminare sulla Luna),

    Michael Collins, pilota del modulo di comando

    Buzz Aldrin, pilota del modulo lunare

     
    La navicella spaziale che portò i primi uomini sulla luna fu chiamata Apollo 11. Non fu per caso che le venne dato questo nome. Febo Apollo fu il dio sole degli antichi Greci e fu anche il fratello gemello di Artemide (o Diana), la dea luna. Il sole, è stato sempre considerato un simbolo dell’intelletto e della scienza dell’uomo che, ogni giorno di più, viene considerata la principale fonte di luce umana in cui confidare e a cui rivolgersi nella ricerca del benessere e della sicurezza.
    Perciò in quella circostanza non era certo il divino Creatore del sole e della luna che veniva glorificato (cfr. Genesi 1:14-16) ma il corrispondente moderno del mitologico dio sole: l’intelligenza e la scienza dell’uomo, sempre più spesso elevate al di sopra, se non in contrapposizione, della parola di Dio!
    Frederick Seitz, ex presidente dell’Accademia Nazionale Americana delle Scienze, ha infatti dichiarato: “La scienza, che è iniziata come un’avventura del pensiero, sta ora diventando uno dei principali cardini su cui poggia il nostro modo di vivere”.
    Tutto ciò che, anche apparentemente, sembra essere in conflitto con questa veduta viene considerato antiquato e non affidabile.
    Così una delle accuse che viene mossa, sempre più frequentemente, contro la Bibbia è che sia in contrasto con la moderna scienza umana perciò superata e inattendibile.
    Ma è veramente così?
     
    Come ho già scritto in un mio recente post la Parola di Dio non è primariamente un testo scientifico.
    Essa rivela un tipo di verità diverso da quella rivelata dai metodi scientifici. A volte però dice cose che hanno a che fare con la geologia, con l’archeologia, con la medicina o altre scienze.
    In tali casi ci si chiede se è in contrasto, ed eventualmente perché, con quello che dicono gli scienziati.
    Prendiamo, ad esempio, la controversia sull’origine della vita.
    Mentre la Bibbia insegna l’esistenza di un Creatore che ha dato inizio all’universo, alla terra e a ogni forma di vita sopra la terra, l’uomo incluso, taluni scienziati sostengono che la vita sia nata dalla materia inanimata per cieco caso e che poi si sia evoluta in forme sempre più complesse.
    Questa teoria peraltro non è nuova! Le sue basi le troviamo già nella filosofia greca. Il filosofo greco Aristotele, ad esempio, raffigurava l’uomo al vertice di una linea evolutiva che partiva da forme inferiori di vita animale.
     
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    Ora, volendo provare a ragionare come i critici del racconto biblico sulla creazione, chiediamoci:

    Quanto è scientificamente attendibile la teoria dell’evoluzione?

    Quando Darwin elaborò la sua teoria indicò come base scientifica della stessa le mutazioni, cioè i cambiamenti accidentali all’interno di una cellula, e la selezione naturale che favorirebbe le forme di vita più adatte all’ambiente, con la conseguente estinzione di quelle meno adatte, privilegiando in tal modo le mutazioni desiderabili per produrre nuove specie.

    Questa ipotesi oggi è stata quasi del tutto abbandonata da gran parte degli scienziati evoluzionisti per evidente incompatibilità con le progressive scoperte scientifiche.

    Infatti, quando Darwin sviluppò la sua teoria, gli scienziati sapevano poco o nulla della straordinaria complessità della cellula vivente.

    La moderna biochimica, cioè lo studio della vita a livello molecolare, rivelando solo una parte di tale complessità ha sollevato serie obiezioni e dubbi sulla teoria di Darwin.

    I componenti delle cellule sono fatti di molecole. Le cellule sono i mattoni fondamentali di ogni creatura vivente. Una cellula tipica ha un diametro di appena tre centesimi di millimetro! In questo spazio infinitesimo si verificano funzioni complesse essenziali alla vita.

     

    cellula

       

    COME E’ FATTA E COME FUNZIONA UNA CELLULA

    la MEMBRANA CELLULARE, o membrana plasmatica, costituisce il confine del corpo cellulare.

    Attraverso di essa penetrano le sostanze alimentari e vengono espulse quelle di rifiuto.

    il CITOPLASMA, un insieme di sostanze proteiche e gelatinose riempie l'interno della membrana,

    dove si possono distinguere vari corpuscoli (mitocondri, vacuoli, etc...)

    il NUCLEO, minuscolo corpuscolo nelle cellule animali e vegetali, è separato dal citoplasma per mezzo di una membrana nucleare.

    In esso è riposto il vero segreto della vita: i cromosomi che custodiscono i geni, corpuscoli responsabili dell'ereditarietà biologica,

    che fa si che i figli assomiglino ai genitori.

     

    Il noto biochimico americano Michael J. Behe sostiene che la cellula può funzionare solo come entità completa. Pertanto afferma che non può esistere una cellula in via di formazione in seguito ai cambiamenti lenti e graduali indotti dall’evoluzione. Questo rappresenta un grosso problema per il presunto processo dell’evoluzione, il quale, invece, implica l’acquisizione graduale di caratteristiche utili.

    Lo stesso Darwin, a suo tempo, affermò: “Se si potesse dimostrare che esiste un qualsiasi organo complesso, che non può essersi formato tramite molte tenui modificazioni successive, la mia teoria crollerebbe completamente” (L’origine delle specie).

    E che dire delle mutazioni? I risultati delle ricerche hanno mostrato in modo schiacciante che esse portano solo alla degenerazione del modello genetico, producendo esemplari difettosi. Non creano nuovi organi o nuove funzioni. Non portano mai a nuove specie.

    I tumori che si sviluppano nell’organismo sono un classico esempio di ciò che le mutazioni possono causare ad una cellula! Nessuno sviluppo positivo che, nella riproduzione, possa portare ad una aggregazione favorevole, ma solo effetti devastanti e degenerativi!

    Potremmo citare ancora la completa mancanza della testimonianza dei fossili.

    Non si è fin’ora trovato un solo ossicino che possa essere considerato l’anello di congiunzione nel passaggio tra una specie e l’altra! Questo fatto è davvero drammatico per i sostenitori della teoria, considerando l’ampio spazio temporale che lo sviluppo evoluzionistico dovrebbe aver avuto a disposizione per lasciare qualche testimonianza, calcolato in milioni e milioni di anni.

    Per averne una sola all’inizio del secolo fu addirittura costruito un falso, il famoso uomo di Piltdown.

    Questo fossile trovato nel 1912 venne ritenuto per tanti anni l’anello mancante tra due specie, la scimmia e l’uomo, finché nel 1953 si scoprì che qualcuno aveva messo insieme un cranio di un uomo moderno e una mandibola di un orango, contaminati con ferro, manganese e cromo per “antichizzarli”.

    Questi sono solo alcuni dei tanti esempi che suscitano dubbi sull’attendibilità scientifica della teoria dell’evoluzione!

     

    Per contro analizziamo il racconto biblico della creazione. Prima dobbiamo però fare una doverosa premessa!

    Nel 1982 dinanzi alla corte federale di Little Rock, nell’Arkansas (USA) venne celebrato un processo che riguardava una legge dello stato in virtù della quale la “scienza della creazione” doveva essere insegnata nelle scuole pubbliche insieme all’evoluzione.

    La legge fu ritenuta incostituzionale e la sentenza venne salutata in lungo e in largo come una vittoria per l’evoluzione.

    Che cosa era accaduto?

    Scienziati, teologi di varie confessioni, insegnanti e gruppi politici di pressione, come la cosidetta "Maggioranza Morale", avevano dibattuto a favore della “scienza della creazione” adducendo argomenti legati ad una erronea interpretazione del racconto biblico della creazione.

    In particolare erano stati codificati nella legge due dogmi del creazionismo:

    1. Che la creazione abbia avuto luogo solo alcune migliaia di anni fa (meno di 10.000).

    2. Che tutti gli strati geologici siano stati formati dal Diluvio biblico.

    Nessuno di questi dogmi è veramente determinante ai fini della questione centrale se gli organismi viventi siano stati creati o no.

    Sono semplici dottrine accettate dai seguaci di alcune chiese, in particolare dagli avventisti del settimo giorno, che costituirono il nucleo del gruppo che appoggiò quella legge.

    E’ accaduto, cioè, né più né meno di quello che accadde con la Chiesa Cattolica al tempo di Galileo quando il dogmatismo religioso, basato su una errata interpretazione delle Sacre Scritture, prese il sopravvento sulla ragione e sull’evidenza scientifica.

    Così la dottrina che la terra e perfino l’universo abbiano meno di 10.000 anni, addotta come argomento probante in quel processo da quei sedicenti sostenitori della creazione contraddiceva tutte le scoperte della scienza moderna.

    I sedimenti oceanici si sono accumulati per ben più di 10.000 anni. Il tempo di cui i monti hanno avuto bisogno per formarsi e sgretolarsi è misurato in ragione di milioni d’anni. Ci vogliono centinaia di milioni di anni perché i continenti vadano alla deriva e si formino gli oceani. Dire che tutto questo è avvenuto in soli 10.000 anni fu semplicemente assurdo per i geologi.

    Gli astronomi furono ugualmente scandalizzati; abituati a pensare in termini di lunghi periodi di tempo di cui le stelle e le galassie hanno avuto bisogno per formarsi. Le distanze sono così immense che perfino la luce, che viaggia a 300.000 chilometri al secondo, impiega miliardi di anni per giungere ai loro telescopi. Essi calcolano che le Nubi di Magellano, la galassia più vicina a noi, nei cieli meridionali, si trovino a una distanza di oltre 100.000 anni luce. Se fosse stata creata solo 10.000 anni fa, come affermarono quei “creazionisti”, dovremmo aspettare ancora 90.000 anni per ricevere da essa il primo barlume di luce. Nell’emisfero settentrionale, in una notte stellata chi ha gli occhi buoni può scorgere la nebulosa di Andromeda, la cui luce impiega 1.500.000 anni per giungere fino a noi.

    Anche i fisici protestarono che non era possibile limitare i loro studi a un arco di tempo di appena 10.000 anni. Citarono elementi radioattivi come l’uranio e il torio la cui vita, viene calcolata in miliardi di anni. L’accumulo di isotopi di piombo, che sono il prodotto finale del decadimento radioattivo, mostra che alcune delle rocce più antiche della crosta terrestre devono essere rimaste indisturbate per ben 3 o 4 miliardi di anni. E la loro interpretazione dello spostamento verso il rosso della luce di lontane galassie, ai limiti dell’universo visibile, pone l’inizio di quest’ultimo intorno a 10-20 miliardi di anni fa.

    Quando, dunque, quelle credenze settarie furono incorporate nella legge come qualcosa da insegnare obbligatoriamente nelle scuole pubbliche americane, quella legge fu inevitabilmente condannata a essere dichiarata incostituzionale gettando discredito sul racconto biblico della creazione.

    Ma il fatto che il “creazionismo scientifico”, com’è chiamato questo movimento, sia stato sconfitto in tribunale, getta forse un’ombra sull’attendibilità della Bibbia?

    La Bibbia dice chiaramente che i cieli e la terra e tutto ciò che è in essi furono creati da Dio, ma non dice quando quelle cose furono create né pone limiti di tempo ai giorni creativi.

    Il suo primo versetto, Genesi 1:1 dice espressamente: “In principio Dio creò i cieli e la terra”. Perciò se i geologi vogliono dire che la terra ha 4 miliardi di anni, o gli astronomi vogliono attribuire all’universo 20 miliardi di anni, un serio studioso della Bibbia non ha nulla da eccepire. La Bibbia semplicemente non indica il tempo di quegli avvenimenti.

    I successivi versetti di Genesi capitolo 1° parlano di periodi creativi, sette in tutto, denominati giorni. La parola “giorno” è usata nella Bibbia con molti sensi, non significa sempre un periodo di 24 ore. A volte significa soltanto le ore di luce diurna, cioè 12, più o meno.

    A volte sta per anno. A volte significa gli anni di una certa generazione. In vari riferimenti un giorno equivale a 1.000 anni, e in certi casi anche a un tempo più lungo (cfr. Genesi 2:4; Proverbi 25:13; 2Pietro 3:8). Nel caso dei giorni creativi la Bibbia non dice quanto fossero lunghi. Non c’è nulla in quel racconto che è in contrasto con le teorie scientifiche sull’età dell’universo.

    Il racconto di Genesi afferma poi che ogni specie vivente si riproduce secondo la propria specie (Genesi 1:12,21,24).

    Questo è in piena armonia coi fatti scientifici.

    Né le prove fornite dalla paleontologia né gli esperimenti nel campo della riproduzione o delle mutazioni hanno mai confutato questo principio. I fossili provenienti da antichi strati geologici di specie ancora viventi sono identici alle forme attuali. Inoltre, sia in natura che negli esperimenti sulla riproduzione può manifestarsi grande varietà entro una data specie, ma in nessun caso si oltrepassano i limiti producendo una nuova specie.

    Un articolo apparso su Science di qualche anno fa a proposito degli esperimenti effettuati sulla drosophila diceva: “dopo avere manipolato per quarant’anni l’evoluzione delle mosche della frutta, che producono generazioni nel giro di qualche giorno, si sono visti molti strani cambiamenti, ma le mosche della frutta sono sempre mosche della frutta”.

     

    55542main_maflies_med           drosophila

     

    Drosophila melanogaster (moscerino della frutta) prima e dopo “l’evoluzione”: nulla è cambiato!

    Gli sono state strappate le ali, staccate le zampette, è stata bombardata di radiazioni

    Sono nati moscerini zoppi, ciechi, con ogni sorta di difetto, ma sempre moscerini di drosophila!

     

    Per quanto riguarda l’uomo, poi, la Bibbia rivela il tempo della sua comparsa, circa 6.000 anni fa (piante e animali sono sulla terra da molto più tempo). Storia e archeologia sono strettamente d’accordo su questa data. Prendete un qualsiasi libro di storia e osservate a quanti anni risale la documentazione circa l’uomo. Non più di 6.000 anni fa. Se l’homo sapiens, cioè l’uomo moderno ha imparato a leggere e scrivere circa 500.000 anni fa, come sostengono gli evoluzionisti, perché ha lasciato testimonianze di se solo da 6.000 anni a questa parte? Infatti, tutto ciò che si dice prima di questo tempo è definito “preistoria”, cioè storia non provata o supposizioni sulla storia dell’uomo!

    Questi sono solo alcuni degli esempi che dimostrano come la Parola di Dio non è assolutamente in contrasto con le teorie scientifiche.

    C’è un ultimo esempio che voglio citare, che mi colpì molto qualche anno fa mentre leggevo un versetto biblico.

    In Giobbe 19:20 (redatto circa 1.400 anni a.C.) è scritto: “Le mie ossa aderiscono realmente alla mia pelle e alla mia carne,

    E io scampo con la pelle dei miei denti”.

    Quest’ultima espressione è stata usata per tanto tempo dai denigratori della Bibbia per dimostrare la sua inattendibilità scientifica in quanto non era esatto, a parer loro, parlare di pelle nel caso dei denti!

    Recentemente però, grazie alla microscopia elettronica, gli scienziati hanno scoperto che lo smalto che ricopre i denti non è un semplice rivestimento morto ma è una specie di “superpelle” prodotta dalle cellule epiteliali (cutanee).

    Ancora una volta il testo biblico si mostra scientificamente corretto, anzi, in questo caso, come in molte altre circostanze, anticipava le scoperte scientifiche!

    Solo una mente superiore, un progettista e creatore, come il divino ispiratore del testo biblico, può fornire simili informazioni!

     

    Dunque, alla domanda se scienza e Bibbia si contraddicono possiamo rispondere con assoluta certezza NO!

    Tanto la scienza quanto la Parola di Dio, nella loro forma più nobile, si occupano della ricerca della verità. La scienza scopre un mondo in cui regna un’armonia meravigliosa, un universo che porta i segni di un progetto intelligente. Le Sacre Scritture danno significato a queste scoperte insegnando che dietro al progetto evidente nel mondo fisico vi è la mente del Creatore.

    Perché allora molti continuano a pensare che fra le due fonti ci sia incompatibilità?

    Michael Denton, un professore australiano di biochimica, spiega che l’evoluzione, con tutti i suoi difetti, continuerà ad essere insegnata perché le teorie che hanno attinenza con la creazione “invocano cause palesemente soprannaturali”. In altre parole, il fatto che la creazione implichi un Creatore la rende inaccettabile.

    Riconoscere l’esistenza di un Creatore significa ammettere l’esistenza di un progetto. Significa riconoscersi come parte di tale progetto e rispettarne le regole, fisiche e morali! In altre parole significa dover rendere conto ad un essere superiore.

    Questo concetto stride con lo spirito di egotismo, di ribellione e di indipendenza che permea il nostro mondo dove ciascuno si immagina e si costruisce la vita a proprio piacimento divenendo egli stesso un dio, un creatore!

    Questo è lo stesso spirito che Satana il Diavolo inculcò nella mente della prima coppia umana quando disse loro: “Positivamente non morirete [la menzogna]. Poiché … nel medesimo giorno in cui ne mangerete [cioè disubbidirete a Dio, il Creatore] i vostri occhi davvero si apriranno e voi sarete davvero simili a Dio, conoscendo il bene e il male”. (Genesi 3:4,5).

     


     

    Tu sei degno, o Signore e Dio nostro, di ricevere la gloria, l'onore e la potenza, perché tu hai creato tutte le cose, e per la tua volontà furono create e sussistono. - Apocalisse 4:11.

     

    February 17

    LA BIBBIA E' VERAMENTE LA PAROLA DI DIO? - II parte

     
    LA STORIA BIBLICA PROVA LA SUA ATTENDIBILITA’
     
    Oggi si sente parlare con sempre più insistenza di “radici” e di “identità” riferendosi, con queste espressioni, alla storia propria delle popolazioni.
    Vivere senza la storia per molti significa vivere senza un importante tipo di memoria perché essa può fornire moltissime lezioni di vita. Permette di comprendere civiltà passate, scoperte straordinarie, personaggi affascinanti e modi diversi di vedere le cose, e può anche essere utile per non ricadere ripetutamente negli stessi errori. Senza la storia il presente apparirebbe senza fondamento e senza molto significato.
    La Bibbia, è un libro di storia. Contiene la storia divinamente ispirata e preservata di persone reali dalla quale possiamo imparare lezioni fondamentali per la nostra vita.
    Ma quanto è attendibile la sua storia?
     
    Dopo aver analizzato la Bibbia alla luce della storia e dell’archeologia, lo scrittore Werner Keller, nell’introduzione al suo libro La Bibbia aveva ragione, disse: “Dinanzi all’enorme abbondanza di risultati autentici e sicuri, sempre più si approfondì in me … il convincimento espresso in queste semplici parole: eppure la Bibbia aveva ragione!”
    Chiunque legge con attenzione la Bibbia non può non arrivare alle medesime conclusioni.
    Solo per citare qualche esempio sull’accuratezza della storia biblica, nel libro di Isaia, capitolo 20:1 (scritto circa 700 anni a.C.), lo scrittore menziona il re assiro Sargon. Per molto tempo e fino alla prima metà del XIX secolo questo re fu sconosciuto agli storici, per cui questo riferimento biblico veniva considerato privo di qualsiasi fondamento. Poi gli scavi archeologici portarono alla luce le rovine del magnifico palazzo di Sargon a Khorsabad, incluse molte iscrizioni relative al suo regno. Ora Sargon è uno dei sovrani assiri più noti.
     
    king-and-general-2-o               khorsabad_relief

     

    Bassorilievi del palazzo del re assiro Sargon a Khorsabad. Il primo raffigura lo stesso re con un suo ufficiale

    Fino alla metà del XIX secolo nulla si sapeva di questo personaggio storico, solo la Bibbia ne parlava

     
    Lo stesso può dirsi degli Ittiti, popolo di cui si parlava solo nella Bibbia (cfr. Numeri 13:29; Giosuè 11:3, scritti circa 1450 a.C.) e di cui, per tanti secoli, nella storia se n’era ignorata l’esistenza. Questo fatto fu per tanto tempo usato, dai denigratori della storia biblica, come prova della sua inattendibilità. Poi, all’inizio del secolo scorso, la pala dell’archeologo scavando a Boghazkeui, in Turchia, ha portato alla luce Hattusa, l’antica capitale dell’impero ittita insieme a un’enorme quantità di prodotti lavorati e circa 10.000 tavolette d’argilla con scritti cuneiformi ittiti e in altre lingue.
     
    scrittura cuneiforme                ittiti

     

    Tavoletta con scrittura cuneiforme ittita e divinità ittite in un bassorilievo a Boghazkeui, in Turchia, (Hattusa, l’antica capitale dell’impero ittita)

    Fino all'inizio del secolo scorso solo la Bibbia parlava dell'esistenza di questo popolo

     

    Un ulteriore esempio è dato da ciò ch’era scritto nel libro di Daniele (scritto circa 550 anni a.C.) secondo il quale l’ultimo governante di Babilonia prima che essa cadesse nelle mani dei persiani si chiamava Baldassarre (cfr. Daniele 5:1-30). Poiché Baldassarre non era menzionato da fonti extrabibliche, fu mossa l’accusa che la Bibbia era in errore e che quest’uomo non era mai esistito. Poi, durante il XIX secolo, nel corso di scavi effettuati nell’Iraq meridionale furono scoperti diversi piccoli cilindri con iscrizioni in caratteri cuneiformi. Si scoprì che includevano una preghiera per la salute del figlio maggiore di Nabonedo, re di Babilonia. Qual’era il suo nome? Baldassarre! Ma c’è di più! Un documento cuneiforme detto “Storia in versi di Nabonedo” fece ulteriore luce sulla vera posizione occupata da Baldassarre riferendo che Nabonedo, mentre era ancora in vita, affidò a questo suo figlio il regno. Questo spiega perché, durante l’ultimo banchetto a Babilonia, Baldassarre, per farsi interpretare il significato delle parole che una mano aveva scritto sulla parete del suo palazzo (vedi il mio post del 12/8/2007), offrì a Daniele il governo come “terzo nel regno (cfr. Daniele 5:16). Essendo Nabonedo il primo governante di Babilonia, Baldassarre stesso ne era solo il secondo.
     
    Gesù 016
     

    Daniele interpreta al re Baldassare la scritta apparsa sul muro del suo palazzo:

    MENE,MENE, TECHEL e PARSIN

    “Dio ha contato i giorni del tuo regno e vi ha posto fine,

    Sei stato pesato nella bilancia e sei stato trovato mancante,

    Il tuo regno è stato diviso e dato ai medi e ai persiani”

    (Daniele 5:24-28)

    Queste parole si adempirono quella notte stessa

     
    Ci sono decine e decine di altri esempi come questi che si possono citare. Perciò, come ha scritto Keller, ancora una volta la Bibbia aveva ragione!
     
    Su cosa si basa tale accuratezza? Certamente sull’onniscienza del suo autore! Chi è questi?
    Tutta la Scrittura è ispirata da Dio” ha scritto l’apostolo Paolo (2Timoteo 3:16). L’espressione “ispirata da Dio”, qui usata, traduce il termine greco theòpneustos, che significa “alitata da Dio”. Il suo pensiero, dunque, è che Dio fece in modo che il suo spirito, o forza attiva, divenisse operante sugli scrittori biblici indicando loro quello che voleva far scrivere. Coerentemente un altro apostolo, Pietro, affermò: “la profezia non fu mai recata dalla volontà dell’uomo, ma degli uomini parlarono da parte di Dio mentre erano sospinti dallo spirito santo” (2Pietro 1:21).
    Queste due dichiarazioni riflettono il comune pensiero di tutti gli scrittori biblici i quali concordano nel riconoscere in Dio l’ispiratore dei loro scritti e con il fatto che il suo “spirito”, o la sua forza attiva, ha messo i pensieri nella loro mente anche se, in certi casi, Egli ha permesso ad alcuni di essi di esprimere il divino pensiero con parole proprie, lasciando che lo scritto rivelasse la personalità e i tratti individuali degli scrittori umani, con estrema schiettezza!
     
    Gesù 015
     

    40 uomini, “illetterati e comuni”, furono impiegati da Dio per scrivere la Sua Parola

    Essi scrissero i 66 libri che compongono il canone biblico nell’arco di 1600 anni, dal 1513 a.C. al 98 d.C.

    Tutti furono concordi nel riconoscere che “parlarono da parte di Dio mentre erano sospinti dallo spirito santo

     
    Questa è infatti un’altra rimarchevole caratteristica del Libro: gli scrittori biblici danno prova di rara franchezza. Mentre la maggioranza degli scrittori antichi riferì solo i propri successi e le proprie virtù, gli scrittori biblici ammisero apertamente i propri sbagli, oltre alle mancanze dei loro re e capi.
    Di importanti personaggi del passato come Mosè e Aaronne vengono rivelati tutti i lati deboli e quelli forti. Perfino le mancanze del grande re Davide sono rivelate onestamente. Vengono ripetutamente denunciate le manchevolezze della nazione nel suo insieme. Anche questa schiettezza raccomanda le Sacre Scritture come veritiere e degne di fiducia e rende significative le parole di Gesù, che in preghiera disse a Dio: “La tua parola è verità” (Giovanni 17:17).
    Per scrivere la Bibbia sono state usate persone “illetterati e comuni” in quanto a istruzione scolastica (cfr. Atti 4:13): contadini, pastori, pescatori, fabbricanti di tende, 40 in tutto. Ma ciò che essi scrissero, nell’arco di circa 1.600 anni, dal 1513 a.C al 98 d.C., questo è il periodo di tempo in cui vennero scritti i 66 libri che compongono il canone biblico, ha influito su più persone di qualsiasi altro scritto, antico o moderno.
     
    Sebbene gli scrittori erano di svariati ceti sociali e molti non ebbero alcun contatto con gli altri, la Bibbia segue, dal principio alla fine, un tema centrale, lineare, come se fosse opera di una sola mente, rivelando il passato, spiegando il presente e predicendo il futuro, come solo chi conosce la fine dal principio potrebbe fare. Non fu per caso che il suo autore fece scrivere dal profeta: “io sono il Divino e non c’è altro Dio, né alcuno simile a me. Colui che annuncia dal principio il termine, e da molto tempo fa le cose che non sono state fatte; Colui che dice: ‘Il mio proprio consiglio avrà effetto, e farò tutto ciò che è il mio diletto” (Isa 46:10).
    Dopo l’iniziale menzione della creazione del cielo e della terra, la Bibbia fornisce un resoconto completo degli avvenimenti che prepararono la terra perché fosse abitata dall’uomo. Poi viene narrata l’origine dell’uomo, di come la vita proviene da un Datore di vita, cosa che solo il Creatore in veste di Autore poteva spiegare. (cfr. Genesi 1:26-28; 2:7).
    Indicando la ragione per cui l’uomo muore, viene introdotto il tema predominante dell’intera Bibbia. Questo tema, la rivendicazione della sovranità di Dio e l’adempimento finale del suo proposito per la terra mediante il suo Regno retto da Cristo, il promesso Seme, era incluso nella prima profezia circa il “seme della donna” (cfr. Genesi 3:15). Questa simbolica donna non è la Madonna, come erroneamente viene insegnato dalla Chiesa Cattolica, ma la celeste organizzazione di Dio da cui il seme doveva venire (cfr. Isaia 54:5,6; Apocalisse 12:1,2). Trascorsero oltre 2.000 anni prima che questa promessa di un “seme” fosse menzionata di nuovo. Ciò avvenne quando Dio disse ad Abraamo: “Per mezzo del tuo seme tutte le nazioni della terra certamente si benediranno” (cfr. Genesi 22:18). Più di 800 anni dopo, la promessa fu rinnovata al re Davide, discendente di Abraamo, e in seguito i profeti tennero accesa la fiamma di questa speranza. (cfr. 2Samuele 7:12, 16; Isaia 9:6, 7). Oltre 1.000 anni dopo Davide e 4.000 anni dopo l’originaria profezia edenica, apparve il promesso Seme, Gesù Cristo, l’erede legittimo al “trono di Davide suo padre” (cfr. Luca 1:31-33; Galati 3:16). Ferito a morte dal seme terreno del “serpente” (vedi il mio post del 14 ottobre 2007), questo “Figlio dell’Altissimo” provvide il prezzo di riscatto necessario a riacquistare il diritto alla vita che la progenie di Adamo aveva perso, fornendo così l’unico mezzo per cui il genere umano può avere vita eterna. Poi fu innalzato in attesa del tempo fissato per scagliare “l’originale serpente, colui che è chiamato Diavolo e Satana”, giù sulla terra, dove alla fine sarà distrutto per sempre. Così il maestoso tema, annunciato in Genesi e sviluppato e ampliato in tutto il resto della Bibbia, giunge a un grandioso culmine negli ultimi capitoli di Apocalisse, dove si mostra come il proposito di Dio è portato a compimento per mezzo del Regno.
     
    Come accurata opera storica che penetra nel più remoto passato, la Bibbia supera di gran lunga tutti gli altri libri scritti da uomini, nonostante i molti tentativi, spesso proprio da parte delle chiese cosiddette “cristiane”, di modificarne il messaggio o, addirittura, di sopprimerlo! Tentativi tutti vanificati dal suo autore, perché è stato anche scritto: “l'erba diventa secca e il fiore cade; ma la parola del Signore rimane in eterno” (1Pietro 1:24,25). Inoltre Egli ha fatto sì che la sua Parola fosse scritta in un linguaggio facile da capire e facile da tradurre praticamente in qualsiasi lingua
    Oggi la Bibbia si può leggere per intero o in parte in circa 2.200 lingue, molte più di qualsiasi altro libro!
    Essa è una inesauribile fonte di verità e una sicura base per avere una speranza per il futuro, come scrisse ancora l’apostolo Paolo: tutto ciò che è stato scritto prima di noi, è stato scritto per nostra istruzione, perché in virtù della perseveranza e della consolazione che ci vengono dalle Scritture teniamo viva la nostra speranza” (Romani 15:4).
    Il suo valore ancora più grande, infatti, si riscontra nel campo della profezia, poiché predice il futuro, cosa che solo il suo divino autore può fare con esattezza.
    Ma di questo parleremo ancora.

     

    February 09

    LA BIBBIA E' VERAMENTE LA PAROLA DI DIO? - I parte

     
     
    Gesù 010
     

    Cosa conta di più nella nostra vita? La sapienza divina o l’”intelligenza” dell’uomo?

     

    Per diverse persone la Bibbia è solo un libro scritto da uomini di un’epoca tramontata.

    Perciò essi ritengono che le opinioni espresse dagli scrittori della Bibbia rispecchiano le idee, le convinzioni e i concetti comuni nel loro tempo e che sono condizionate dal grado di conoscenza di quei tempi.

    Alcuni poi pensano che essa non è altro che una collezione di miti e leggende e che la storia che racconta non sia letterale, ma fatta di tradizioni popolari del passato.

    Solo per citare un esempio, poiché di Mosè non esistono testimonianze dirette dell’archeologia relativamente agli avvenimenti narrati nella Bibbia che lo riguardano, (e chi conosce bene le abitudini degli egiziani di non scrivere o di cancellare gli aspetti negativi della loro storia, può immaginare il perché), molti critici letterari affermano che non sia mai esistito, dimenticando però che di lui parlano la storia di un intero popolo e tanti personaggi storicamente accettati (ad esempio il Re Davide, Gesù Cristo e i suoi discepoli, nonché lo storico giudeo Giuseppe Flavio) che è impensabile pensare si siano basati sulla semplice leggenda.

    D’altra parte la “critica letteraria” della Bibbia notoriamente fonda le sue teorie non tanto su prove autentiche quanto sulle idee del tutto personali dei vari opinionisti per cui, come ha osservato un commentatore: “La critica, anche il genere migliore, è speculativa e sperimentale, qualcosa che è sempre soggetto ad essere riveduto o smentito e che dev’essere sostituito da qualcos’altro. È un esercizio intellettuale, suscettibile di tutti i dubbi e le congetture legati a esercizi del genere” (Encyclopædia Judaica, 1971, Vol. 13, p. 264).

    C’è anche da rilevare che molti che hanno tali convinzioni probabilmente non hanno neppure mai letto approfonditamente la Bibbia o ne conoscono solo alcuni frammenti.

    In contrasto, e in maniera anche molto sorprendente, perché è davvero insolito che un autore non si attribuisca il merito dei suoi scritti, molti degli scrittori biblici affermano che ciò che hanno scritto non è il frutto delle loro idee ma è stato ispirato da Dio. Riassume la loro opinione uno d’essi, Cefa o Pietro il quale ha esplicitamente detto: “nessuna profezia della Scrittura sorge da privata interpretazione. Poiché la profezia non fu mai recata dalla volontà dell’uomo, ma degli uomini parlarono da parte di Dio mentre erano sospinti dallo spirito santo” (2Pietro 1:20,21).

     

    Ma perché le persone nutrono così tanti dubbi che la Bibbia sia effettivamente Parola di Dio?

    Fino al XVIII secolo c’era una quasi universale fiducia nella Bibbia. Molte persone avevano perfino dato la vita per difenderla e tanti altri avevano fatto enormi sforzi per tradurla, stamparla e diffonderla nelle lingue popolari.

     

    Gesù 011

     

    Molte persone sincere e desiderose di conoscere la verità hanno dedicato l’intera loro vita, e spesso l’hanno anche persa,

    per tradurre nelle lingue volgari la Bibbia favorendone la diffusione tra i popoli.

    Grazie anche alla loro incrollabile fede e al loro prezioso lavoro questo libro è potuto arrivare fino ai nostri giorni nel suo testo integrale.

     

    Poi ci fu un mutamento nel clima culturale e cominciò a manifestarsi uno spirito di scetticismo e di secolarizzazione. Sistemi di governo, economia, natura, religione: tutto venne messo in discussione. E la Bibbia non venne risparmiata.

    Iniziò l’era delle grandi scoperte scientifiche.  Alcune di queste confermavano il racconto biblico, ma altre sembravano contraddirlo. Molti pertanto furono indotti a credere che la Bibbia fosse superata.

    Questo convincimento fu rafforzato a metà del XIX secolo, allorché divenne popolare la teoria dell’evoluzione, che è in netta antitesi col racconto della creazione contenuto in Genesi. Quasi tutta la comunità scientifica e i fautori della critica letteraria abbracciarono subito questa teoria, e oggi essa è accettata perfino da molti ecclesiastici e insegnata come un fatto nelle scuole.

    C’è poi un’altra ragione, non meno importante, che impedisce a tante persone razionali di accettare la Bibbia quale Parola di Dio:

    il comportamento delle chiese cosiddette “cristiane”, Cattolica e protestanti, che storicamente hanno preteso di credere nella Bibbia e di esserne le custodi.

    Queste organizzazioni religiose vengono messe in relazione con alcuni dei più raccapriccianti orrori della storia, dalle Crociate e dai pogrom del Medioevo all’Olocausto del nostro tempo. Inoltre, nel loro dichiarato tentativo di portare in altre parti della terra la civiltà “cristiana”, hanno sostenuto campagne di espansione militare contrassegnate da crudeltà e avidità. Nelle Americhe i conquistadores spagnoli affiancati dai missionari cattolici hanno annientato in breve tempo le civiltà indigene americane. Anche i missionari protestanti che si recarono dall’Europa in altri continenti diedero un notevole impulso all’espansione coloniale fornendo la giustificazione e la copertura a domini altrettanto crudeli e sanguinari.

    Il comportamento di tali chiese “cristiane”, insieme al complesso di dottrine, dogmi e regole irrazionali, alle pratiche e tradizioni superstiziose e false che hanno spacciato come di origine biblica, ha recato molto biasimo sulla Bibbia e sul nome stesso di cristiano.

    E così è accaduto quello che predisse l’apostolo Pietro, cioè che a motivo della loro condotta “si parla ingiuriosamente della via della verità  (2Pietro 2:2).

     

    Riguardo all’idea che la Bibbia sia un libro tramontato, non adatto alle attuali condizioni di vita sociale, culturale, politica e perfino religiosa, uno studioso ha scritto: “C’è un Libro, e uno solo, che abbraccia tutte le altezze e le profondità della natura umana. La Bibbia appartiene a quelle cose elementari - come il cielo e il vento e il mare, come il pane e il vino, come i baci dei piccoli fanciulli e le lagrime versate presso la tomba - che non possono mai divenire vecchie o antiquate, perché sono la comune eredità del genere umano” (Thomas Herbert Darlow, The Greatest Book in the World).

    Un altro autore, Thomas Lansing Masson, ha scritto: “Essa è troppo grande per i sistemi, abbraccia l’uomo stesso e tutti i suoi pensieri. In realtà, è una grande galleria di splendidi ritratti umani”.

    Questi pensieri dei nostri giorni furono già espressi nelle pagine della Bibbia circa 2.000 anni fa. Uno dei suoi scrittori affermò infatti che: “la parola di Dio è vivente ed esercita potenza ed è più tagliente di qualsiasi spada a due tagli e penetra fino alla divisione dell’anima e dello spirito, e delle giunture e del loro midollo, e può discernere i pensieri e le intenzioni del cuore” (Ebrei 4:12).

    Forse è proprio per questa capacità di mettere a nudo le più intime intenzioni degli uomini, cioè di smuovere le coscienze, come solo un Dio onnisciente, onnisapiente e onnipotente può fare, che la Parola di Dio non è mai stata ben accetta da chi, più che dall’amore della verità è stato mosso dal culto della persona umana e delle sue tante e sterili filosofie e ideologie.

     

    Gesù 013

     

    I “dotti”, i “maestri” della Legge, i sostenitori della superiorità dell’intelletto umano e della “ragione” dell’uomo rispetto alla sapienza divina

    in ogni tempo hanno sempre digrignato i denti davanti alla lettura della Bibbia rifiutandosi pregiudizialmente di farsi illuminare la mente dalla verità in essa contenuta,

    adempiendo così la parola scritta: “Farò perire la sapienza dei saggi, e spazzerò via l’intelligenza degli intellettuali.

    Dov’è il saggio? Dov’è lo scriba? Dove il contenditore di questo sistema di cose? Non ha Dio reso stolta la sapienza del mondo?

    (1Corinzi 1:20).

     

    In questo secolo razionalista l’ipotesi che la Bibbia sia non la parola di Dio ma dell’uomo appare quindi plausibile a certi “intellettuali”. Per loro è molto più facile credere, ad esempio, che le profezie bibliche siano state scritte dopo il loro adempimento che accettarle come autentiche. Preferiscono attribuire ai racconti biblici il carattere di miti, leggende o racconti popolari, anziché considerare la possibilità che siano fatti realmente accaduti. Ma questo punto di vista si basa sul pregiudizio e su idee personali e mai su elementi oggettivi e non fornisce nessuna valida ragione per non ritenere vera la Bibbia.

    Perciò un esame, umile e sincero, delle caratteristiche che rendono unico e attendibile questo libro, sotto qualsiasi aspetto lo si voglia valutare, scientifico, storico, letterario, profetico o altro, può essere utile a chi è in cerca della verità, non di una verità legata a qualche pensiero umano, ma quella verità cui fece riferimento colui che, inconfutabilmente può essere definito il più grande uomo che sia mai esistito, Cristo Gesù, allorché affermò, avendo in mente la Bibbia: “la tua parola è verità” (Giovanni 17:17).

     

    Gesù 012

     

    Gesu Cristo e i suoi discepoli ragionavano quotidianamente sulle Sacre Scritture.

    Essi credevano che Bibbia è l’ispirata parola di Dio e la citavano sempre come autorità nei loro discorsi.

     

     


     

    “Tutta la Scrittura è ispirata da Dio e utile per insegnare, per riprendere, per correggere, per disciplinare nella giustizia, affinché l’uomo di Dio sia pienamente competente, del tutto preparato per ogni opera buona” - 2Timoteo 3:16,17

     

     

    February 01

    RASSEGNA STAMPA - Le notizie che non dovrebbero mai sfuggirci

     
    I BANCHIERI DI DIO
     
     
    Discorso del Papa Benedetto XVI in occasione dell'Angelus del 23 settembre 2007
     
    Cari fratelli e sorelle!
    Questa mattina ho reso visita alla diocesi di Velletri della quale sono stato Cardinale titolare per diversi anni. È stato un incontro familiare, che mi ha permesso di rivivere momenti del passato ricchi di esperienze spirituali e pastorali. Nel corso della solenne Celebrazione eucaristica, commentando i testi liturgici, ho avuto modo di soffermarmi a riflettere sul retto uso dei beni terreni, un tema che in queste domeniche l’evangelista Luca, in vari modi, ha riproposto alla nostra attenzione. Raccontando la parabola di un amministratore disonesto ma assai scaltro, Cristo insegna ai suoi discepoli quale è il modo migliore di utilizzare il denaro e le ricchezze materiali, e cioè condividerli con i poveri procurandosi così la loro amicizia, in vista del Regno dei cieli. “Procuratevi amici con la disonesta ricchezza – dice Gesù – perché quando essa verrà a mancare, vi accolgano nelle dimore eterne” (Luca 16,9). Il denaro non è “disonesto” in se stesso, ma più di ogni altra cosa può chiudere l’uomo in un cieco egoismo. Si tratta dunque di operare una sorta di “conversione” dei beni economici: invece di usarli solo per interesse proprio, occorre pensare anche alle necessità dei poveri, imitando Cristo stesso, il quale – scrive San Paolo – “da ricco che era si fece povero per arricchire noi con la sua povertà” (2Corinzi 8,9). Sembra un paradosso: Cristo non ci ha arricchiti con la sua ricchezza, ma con la sua povertà, cioè con il suo amore che lo ha spinto a darsi totalmente a noi.
    Qui potrebbe aprirsi un vasto e complesso campo di riflessione sul tema della ricchezza e della povertà, anche su scala mondiale, in cui si confrontano due logiche economiche: la logica del profitto e quella della equa distribuzione dei beni, che non sono in contraddizione l’una con l’altra, purché il loro rapporto sia bene ordinato. La dottrina sociale cattolica ha sempre sostenuto che l’equa distribuzione dei beni è prioritaria. Il profitto è naturalmente legittimo e, nella giusta misura, necessario allo sviluppo economico. Giovanni Paolo II così scrisse nell’Enciclica Centesimus annus: “la moderna economia d’impresa comporta aspetti positivi, la cui radice è la libertà della persona, che si esprime in campo economico come in tanti altri campi” (n. 32). Tuttavia, egli aggiunse, il capitalismo non va considerato come l’unico modello valido di organizzazione economica (cfr. ivi, 35). L’emergenza della fame e quella ecologica stanno a denunciare, con crescente evidenza, che la logica del profitto, se prevalente, incrementa la sproporzione tra ricchi e poveri e un rovinoso sfruttamento del pianeta. Quando invece prevale la logica della condivisione e della solidarietà, è possibile correggere la rotta e orientarla verso uno sviluppo equo e sostenibile.
    Maria Santissima, che nel Magnificat proclama: il Signore “ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote” (Luca 1,53), aiuti i cristiani ad usare con saggezza evangelica, cioè con generosa solidarietà, i beni terreni, ed ispiri ai governanti e agli economisti strategie lungimiranti che favoriscano l’autentico progresso di tutti i popoli.
     
     
    Queste sopra riportate sono le parole del Papa ... e questi sotto trascritti sono i fatti, cioè la “saggezza evangelica” della Chiesa Cattolica nell’uso dei beni terreni!
     
     
    L'Istituto Opere Religiose è la banca del Vaticano. In deposito 5 miliardi di euro.
    Ai correntisti offre rendimenti record, impermeabilità ai controlli e segretezza totale.
    Scandali, affari e misteri, tutti i segreti dello IOR
    di Curzio Maltese  - La Repubblica, 26 gennaio 2008
    (Hanno collaborato Carlo Pontesilli e Maurizio Turco)
     
    La Chiesa Cattolica è l'unica religione a disporre di una dottrina sociale, fondata sulla lotta alla povertà e la demonizzazione del danaro, "sterco del diavolo". Vangelo secondo Matteo: "E' più facile che un cammello passi nella cruna dell'ago, che un ricco entri nel regno dei cieli". Ma è anche l'unica religione ad avere una propria banca per maneggiare affari e investimenti, l'Istituto Opere Religiose.
    La sede dello IOR è uno scrigno di pietra all'interno delle mura vaticane. Una suggestiva torre del Quattrocento, fatta costruire da Niccolò V, con mura spesse nove metri alla base. Si entra attraverso una porta discreta, senza una scritta, una sigla o un simbolo. Soltanto il presidio delle guardie svizzere notte e giorno ne segnala l'importanza. All'interno si trovano una grande sala di computer, un solo sportello e un unico bancomat. Attraverso questa cruna dell'ago passano immense e spesso oscure fortune. Le stime più prudenti calcolano 5 miliardi di euro di depositi. La banca vaticana offre ai correntisti, fra i quali come ha ammesso una volta il presidente Angelo Caloia "qualcuno ha avuto problemi con la giustizia", rendimenti superiori ai migliori hedge fund e un vantaggio inestimabile: la totale segretezza. Più impermeabile ai controlli delle isole Cayman, più riservato delle banche svizzere, l'istituto vaticano è un vero paradiso (fiscale) in terra. Un libretto d'assegni con la sigla IOR non esiste. Tutti i depositi e i passaggi di danaro avvengono con bonifici, in contanti o in lingotti d'oro. Nessuna traccia.
    Da vent'anni, quando si chiuse il processo per lo scandalo del Banco Ambrosiano, lo IOR è un buco nero in cui nessuno osa guardare. Per uscire dal crac che aveva rovinato decine di migliaia di famiglie, la banca vaticana versò 406 milioni di dollari ai liquidatori. Meno di un quarto rispetto ai 1.159 milioni di dollari dovuti secondo l'allora ministro del Tesoro, Beniamino Andreatta. Lo scandalo fu accompagnato da infinite leggende e da una scia di cadaveri eccellenti. Michele Sindona avvelenato nel carcere di Voghera, Roberto Calvi impiccato sotto il ponte dei Frati Neri a Londra, il giudice istruttore Emilio Alessandrini ucciso dai colpi di Prima Linea, l'avvocato Giorgio Ambrosoli freddato da un killer della mafia venuto dall'America al portone di casa.
    Senza contare il mistero più inquietante, la morte di papa Luciani, dopo soli 33 giorni di pontificato, alla vigilia della decisione di rimuovere Paul Marcinkus e i vertici dello IOR. Sull'improvvisa fine di Giovanni Paolo I si sono alimentate macabre dicerie, aiutate dalla reticenza vaticana. Non vi sarà autopsia per accertare il presunto e fulminante infarto e non sarà mai trovato il taccuino con gli appunti sullo IOR che secondo molti testimoni il papa portò a letto l'ultima notte.
    Era lo IOR di Paul Marcinkus, il figlio di un lavavetri lituano, nato a Cicero (Chicago) a due strade dal quartier generale di Al Capone, protagonista di una delle più clamorose quanto inspiegabili carriere nella storia recente della chiesa. Alto e atletico, buon giocatore di baseball e golf, era stato l'uomo che aveva salvato Paolo VI dall'attentato nelle Filippine. Ma forse non basta a spiegare la simpatia di un intellettuale come Montini, autore della più avanzata enciclica della storia, la Populorum Progressio, per questo prete americano perennemente atteggiato da avventuriero di Wall Street, con le mazze da golf nella fuoriserie, l'Avana incollato alle labbra, le stupende segretarie bionde e gli amici di poker della P2.
    Con il successore di papa Luciani, Marcinkus trova subito un'intesa. A Karol Wojtyla piace molto quel figlio di immigrati dell'Est che parla bene il polacco, odia i comunisti e sembra così sensibile alle lotte di Solidarnosc. Quando i magistrati di Milano spiccano mandato d'arresto nei confronti di Marcinkus, il Vaticano si chiude come una roccaforte per proteggerlo, rifiuta ogni collaborazione con la giustizia italiana, sbandiera i passaporti esteri e l'extraterritorialità. Ci vorranno altri dieci anni a Woytjla per decidersi a rimuovere uno dei principali responsabili del crac Ambrosiano dalla presidenza dello IOR. Ma senza mai spendere una parola di condanna e neppure di velata critica: Marcinkus era e rimane per le gerarchie cattoliche "una vittima", anzi "un'ingenua vittima".
     
    marcinkus215               Gesù 009 
     
    Dal 1989, con l'arrivo alla presidenza di Angelo Caloia, un galantuomo della finanza bianca, amico e collaboratore di Gianni Bazoli, molte cose dentro lo IOR cambiano. Altre no. Il ruolo di bonificatore dello IOR affidato al laico Caloia è molto vantato dalle gerarchie vaticane all'esterno quanto ostacolato all'interno, soprattutto nei primi anni. Come confida lo stesso Caloia al suo diarista, il giornalista cattolico Giancarlo Galli, autore di un libro fondamentale ma introvabile, Finanza bianca (Mondadori, 2003). "Il vero dominus dello IOR - scrive Galli - rimaneva monsignor Donato De Bonis, in rapporti con tutta la Roma che contava, politica e mondana. Francesco Cossiga lo chiamava Donatino, Giulio Andreotti lo teneva in massima considerazione. E poi aristocratici, finanzieri, artisti come Sofia Loren. Questo spiegherebbe perché fra i conti si trovassero anche quelli di personaggi che poi dovevano confrontarsi con la giustizia. Bastava un cenno del monsignore per aprire un conto segreto".
    A volte monsignor De Bonis accompagnava di persona i correntisti con i contanti o l'oro nel caveau, attraverso una scala, in cima alla torre, "più vicino al cielo". I contrasti fra il presidente Caloia e De Bonis, in teoria sottoposto, saranno frequenti e duri. Commenta Giancarlo Galli: "Un'aurea legge manageriale vuole che, in caso di conflitto fra un superiore e un inferiore, sia quest'ultimo a soccombere. Ma essendo lo IOR istituzione particolarissima, quando un laico entra in rotta di collisione con una tonaca non è più questione di gradi".
    La glasnost finanziaria di Caloia procede in ogni caso a ritmi serrati, ma non impedisce che l'ombra dello IOR venga evocata in quasi tutti gli scandali degli ultimi vent'anni. Da Tangentopoli alle stragi del '93, alla scalata dei "furbetti" e perfino a Calciopoli. Ma come appare, così l'ombra si dilegua. Nessuno sa o vuole guardare oltre le mura impenetrabili della banca vaticana.
    L'autunno del 1993 è la stagione più crudele di Tangentopoli. Subito dopo i suicidi veri o presunti di Gabriele Cagliari e di Raul Gardini, la mattina del 4 ottobre arriva al presidente dello IOR una telefonata del procuratore capo del pool di Mani Pulite, Francesco Saverio Borrelli: "Caro professore, ci sono dei problemi, riguardanti lo IOR, i contatti con Enimont...". Il fatto è che una parte considerevole della "madre di tutte le tangenti", per la precisione 108 miliardi di lire in certificati del Tesoro, è transitata dallo IOR. Sul conto di un vecchio cliente, Luigi Bisignani, piduista, giornalista, collaboratore del gruppo Ferruzzi e faccendiere in proprio, in seguito condannato a 3 anni e 4 mesi per lo scandalo Enimont e di recente rispuntato nell'inchiesta "Why Not" di Luigi De Magistris. Dopo la telefonata di Borrelli, il presidente Caloia si precipita a consulto in Vaticano da monsignor Renato Dardozzi, fiduciario del segretario di Stato Agostino Casaroli. "Monsignor Dardozzi - racconterà a Galli lo stesso Caloia - col suo fiorito linguaggio disse che ero nella merda e, per farmelo capire, ordinò una brandina da sistemare in Vaticano. Mi opposi, rispondendogli che avrei continuato ad alloggiare all'Hassler. Tuttavia accettai il suggerimento di consultare d'urgenza dei luminari di diritto. Una risposta a Borrelli bisognava pur darla!". La risposta sarà di poche ma definitive righe: "Ogni eventuale testimonianza è sottoposta a una richiesta di rogatoria internazionale".
    I magistrati del pool valutano l'ipotesi della rogatoria. Lo IOR non ha sportelli in terra italiana, non emette assegni e, in quanto "ente fondante della Città del Vaticano", è protetto dal Concordato: qualsiasi richiesta deve partire dal ministero degli Esteri. Le probabilità di ottenere la rogatoria in queste condizioni sono lo zero virgola. In compenso l'effetto di una richiesta da parte dei giudici milanesi sarebbe devastante sull'opinione pubblica. Il pool si ritira in buon ordine e si accontenta della spiegazione ufficiale: "Lo IOR non poteva conoscere la destinazione del danaro".
    Il secondo episodio, ancora più cupo, risale alla metà degli anni Novanta, durante il processo per mafia a Marcello Dell'Utri. In video conferenza dagli Stati Uniti il pentito Francesco Marino Mannoia rivela che "Licio Gelli investiva i danari dei corleonesi di Totò Riina nella banca del Vaticano". "Lo IOR garantiva ai corleonesi investimenti e discrezione". Fin qui Mannoia fornisce informazioni di prima mano. Da capo delle raffinerie di eroina di tutta la Sicilia occidentale, principale fonte di profitto delle cosche. Non può non sapere dove finiscono i capitali mafiosi. Quindi va oltre, con un'ipotesi. "Quando il Papa (Giovanni Paolo II, ndr) venne in Sicilia e scomunicò i mafiosi, i boss si risentirono soprattutto perché portavano i loro soldi in Vaticano. Da qui nacque la decisione di far esplodere due bombe davanti a due chiese di Roma". Mannoia non è uno qualsiasi.
    E', secondo Giovanni Falcone "il più attendibile dei collaboratori di giustizia", per alcuni versi più prezioso dello stesso Buscetta. Ogni sua affermazione ha trovato riscontri oggettivi. Soltanto su una non si è proceduto ad accertare i fatti, quella sullo IOR. I magistrati del caso Dell'Utri non indagano sulla pista IOR perché non riguarda Dell'Utri e il gruppo Berlusconi, ma passano le carte ai colleghi del processo Andreotti. Scarpinato e gli altri sono a conoscenza del precedente di Borrelli e non firmano la richiesta di rogatoria. Al palazzo di giustizia di Palermo qualcuno in alto osserva: "Non ci siamo fatti abbastanza nemici per metterci contro anche il Vaticano?".
    Sulle trame dello IOR cala un altro sipario di dieci anni, fino alla scalata dei "furbetti del quartierino". Il 10 luglio dell'anno scorso il capo dei "furbetti", Giampiero Fiorani, racconta in carcere ai magistrati: "Alla BSI svizzera ci sono tre conti della Santa Sede che saranno, non esagero, due o tre miliardi di euro". Al pm milanese Francesco Greco, Fiorani fa l'elenco dei versamenti in nero fatti alle casse vaticane: "I primi soldi neri li ho dati al cardinale Castillo Lara (presidente dell'APSA, l'amministrazione del patrimonio immobiliare della Chiesa, ndr), quando ho comprato la Cassa Lombarda. M'ha chiesto trenta miliardi di lire, possibilmente su un conto estero".
    Altri seguiranno, molti a giudicare dalle lamentele dello stesso Fiorani nell'incontro con il cardinale Giovanni Battista Re, potente prefetto della congregazione dei vescovi e braccio destro di Ruini: "Uno che vi ha sempre dato i soldi, come io ve li ho sempre dati in contanti, e andava tutto bene, ma poi quando è in disgrazia non fate neanche una telefonata a sua moglie per sapere se sta bene o male".
    Il Vaticano molla presto Fiorani, ma in compenso difende Antonio Fazio fino al giorno prima delle dimissioni, quando ormai lo hanno abbandonato tutti. Avvenire e Osservatore Romano ripetono fino all'ultimo giorno di Fazio in Bankitalia la teoria del "complotto politico" contro il governatore. Del resto, la carriera di questo strano banchiere che alle riunioni dei governatori centrali non ha mai citato una volta Keynes ma almeno un centinaio di volte le encicliche, si spiega in buona parte con l'appoggio vaticano. In prima persona di Camillo Ruini, presidente della CEI, e poi di Giovanni Battista Re, amico intimo di Fazio, tanto da aver celebrato nel 2003 la messa per il venticinquesimo anniversario di matrimonio dell'ex governatore con Maria Cristina Rosati.
    Naturalmente neppure i racconti di Fiorani aprono lo scrigno dei segreti dello IOR e dell'APSA, i cui rapporti con le banche svizzere e i paradisi fiscali in giro per il mondo sono quantomeno singolari. E' difficile per esempio spiegare con esigenze pastorali la decisione del Vaticano di scorporare le Isole Cayman dalla naturale diocesi giamaicana di Kingston, per proclamarle "missio sui iuris" alle dirette dipendenze della Santa Sede e affidarle al cardinale Adam Joseph Maida, membro del collegio dello IOR.
    Il quarto e ultimo episodio di coinvolgimento dello IOR negli scandali italiani è quasi comico rispetto ai precedenti e riguarda Calciopoli. Secondo i magistrati romani Palamara e Palaia, i fondi neri della GEA, la società di mediazione presieduta dal figlio di Moggi, sarebbero custoditi nella banca vaticana. Attraverso i buoni uffici di un altro dei banchieri di fiducia della Santa Sede dalla fedina penale non immacolata, Cesare Geronzi, padre dell'azionista di maggioranza della GEA. Nel caveau dello IOR sarebbe custodito anche il "tesoretto" personale di Luciano Moggi, stimato in 150 milioni di euro. Al solito, rogatorie e verifiche sono impossibili. Ma è certo che Moggi gode di grande considerazione in Vaticano. Difeso dalla stampa cattolica sempre, accolto nei pellegrinaggi a Lourdes dalla corte di Ruini, Moggi è da poco diventato titolare di una rubrica di "etica e sport" su Petrus, il quotidiano on-line vicino a papa Benedetto XVI, da dove l'ex dirigente juventino rinviato a giudizio ha subito cominciato a scagliare le prime pietre contro la corruzione (altrui).
    Con l'immagine di Luciano Moggi maestro di morale cattolica si chiude l'ultima puntata dell'inchiesta sui soldi della Chiesa. I segreti dello IOR rimarranno custoditi forse per sempre nella torre-scrigno. L'epoca Marcinkus è archiviata ma l'opacità che circonda la banca della Santa Sede è ben lontana dallo sciogliersi in acque trasparenti. Si sa soltanto che le casse e il caveau dello IOR non sono mai state tanto pingui e i depositi continuano ad affluire, incoraggiati da interessi del 12 per cento annuo e perfino superiori. Fornire cifre precise è, come detto, impossibile. Le poche accertate sono queste. Con oltre 407 mila dollari di prodotto interno lordo pro capite, la Città del Vaticano è di gran lunga lo "stato più ricco del mondo", come si leggeva nella bella inchiesta di Marina Marinetti su Panorama Economy. Secondo le stime della FED del 2002, frutto dell'unica inchiesta di un'autorità internazionale sulla finanza vaticana e riferita soltanto agli interessi su suolo americano, la chiesa cattolica possedeva negli Stati Uniti 298 milioni di dollari in titoli, 195 milioni in azioni, 102 in obbligazioni a lungo termine, più joint venture con partner Usa per 273 milioni.
    Nessuna autorità italiana ha mai avviato un'inchiesta per stabilire il peso economico del Vaticano nel paese che lo ospita. Un potere enorme, diretto e indiretto. Negli ultimi decenni il mondo cattolico ha espugnato la roccaforte tradizionale delle minoranze laiche e liberali italiane, la finanza. Dal tramonto di Enrico Cuccia, il vecchio azionista gran nemico di Sindona, di Calvi e dello IOR, la "finanza bianca" ha conquistato posizioni su posizioni. La definizione è certo generica e comprende personaggi assai distanti tra loro. Ma tutti in relazione stretta con le gerarchie ecclesiastiche, con le associazioni cattoliche e con la prelatura dell'Opus Dei. In un'Italia dove la politica conta ormai meno della finanza, la Chiesa Cattolica ha più potere e influenza sulle banche di quanta ne avesse ai tempi della Democrazia Cristiana.
     
    Gesù 002
     
    fatta una sferza di corde … versò le monete dei cambiamonete e rovesciò le loro tavole. 
    E disse … Portate via di qua queste cose!
    Smettete di fare della casa del Padre mio una casa di mercato!”
    (Giovanni 2:14,16).
     
     
    Cos’è lo IOR, l’Istituto per le Opere di Religione?
     
    Cito testualmente da Wikipedia:
    “L'Istituto per le opere di religione (IOR) ha lo scopo "di provvedere alla custodia e all’amministrazione dei beni mobili e immobili trasferiti o affidati allo IOR medesimo da persone fisiche o giuridiche e destinati a opere di religione e carità" (Art.2 dello Statuto). Viene considerato la banca centrale della Chiesa Cattolica Romana ed è situato nella Città del Vaticano. Di fatto la Banca ha come amministratore delegato il Sommo Pontefice, che ne detiene pieni poteri e il controllo totale. La banca è gestita da professionisti bancari CEO e guidata da un presidente, non necessariamente un consacrato o un religioso, che riferisce direttamente ad un collegio di 5 cardinali, nominati dal Papa e in carica per un quinquennio con lo scopo di vigilare sulla fedeltà dell'istituto agli obblighi statutari, e al Papa (o al cardinale Camerlengo durante un periodo di sede vacante).Il bilancio e tutti i movimenti che vengono fatti dall'Istituto sono noti solo ed esclusivamente al Santo Padre, al collegio dei Cardinali che lo gestiscono ed al presidente”.
     
    Ora, ditemi voi … riuscite ad immaginare Gesù Cristo come Amministratore Delegato della … “Banca di Gerusalemme” … e i suoi apostoli quali Consiglieri o Revisori o che dir si voglia? … e come Presidente chi ci mettiamo? … Giuda Iscariota?, visto che era abile a “manipolare” la cassa … o Zaccheo, l’esattore? ….
    O è più verosimile l’immagine di colui che prese una frusta e cacciò via dal tempio i cambiamonete (i moderni banchieri), accusandoli di aver trasformato una “casa di preghiera in una spelonca di ladroni”? (tali egli li considerava per gli interessi esosi che chiedevano sui cambi - Matteo 21:12,13; Marco 11:15-17).
     
    Si comprende, quindi, perché nella Chiesa si venera e si prega tanto “Maria Santissima”, se le “strategie lungimiranti” che ella ispira sono quelle sopradescritte!
    Titoli, azioni, obbligazioni, joint venture, evasione fiscale, riciclo dei soldi della mafia.
    E’ questa la “moderna economia d’impresa” a cui si riferisce la Centesimus annus?
    Quando poi c’è da “interpretare” le Sacre Scritture per adattarle ai propri interessi la Chiesa è sempre maestra!
    Chi erano gli “amici” da farsi con la “disonesta ricchezza” nel pensiero di Cristo Gesù? (Luca 16:9).
    A quanto pare secondo la Chiesa Cattolica sono i politicanti disonesti, i banchieri, i finanzieri, i commercianti, i faccendieri, i “furbetti del quartierino” … e chi più ne ha più ne metta, che continuano ad impinguare le casse dello IOR.
    Sfugge però loro, nella frase di Cristo, che egli disse che la disonesta ricchezza “verrà a mancare”.
    Questo è in linea con le profezie bibliche che dicono: "Getteranno il loro argento per le strade, il loro oro sarà per essi immondizia; il loro argento e il loro oro non li potranno salvare nel giorno del furore del Signore; non potranno saziare la loro fame, né riempirsi le viscere; perché furono quelli la causa per cui caddero nella loro iniquità" (Ezechiele 7:19).
    Verrà, dunque, il giorno in cui il denaro e qualsiasi “disonesta ricchezza” di questo sistema non varrà più nulla!
    Ciò che Cristo, quindi, intendeva dire ai suoi discepoli era di usare la ricchezza per promuovere la vera adorazione, sostenendo quell’opera di predicazione del Regno di Dio che egli stesso iniziò e per aiutare anche in maniera pratica chi, dal punto di vista materiale, si trova nel bisogno affinché, come scrisse l’apostolo Paolo, “mediante un’uguaglianza il vostro avanzo supplisca proprio ora alla loro indigenza … affinché ci sia un’uguaglianza” (2Corinzi 8:14), e non di conservarla nei forzieri di qualche banca!
    Solo in questo modo è possibile acquisire e mantenere l’amicizia di Dio e di Cristo stesso la cui promessa è che, quando il denaro non varrà più nulla, riceveranno coloro che mostrano tale giusta indole “nelle dimore eterne”, concedendo loro la vita eterna senza più problemi sotto il Regno o il governo divino.
    E’ solo così che si stabilirà una  vera “uguaglianza” poiché non sarà più come ora, con il Paradiso in cielo, per i poveri, ma sulla terra, per la Curia Vaticana e i suoi facoltosi “amici”!
     
    Gesù 014
     
    I veri cristiani nel I secolo non avevano a cuore di accumulare ricchezze e non portavano i loro beni in banca! Gli Atti di quella primitiva chiesa cristiana dicono che "la moltitudine di quelli che avevano creduto avevano un solo cuore e una sola anima, e nemmeno uno diceva che fosse sua una sola delle cose che possedeva; ma avevano ogni cosa in comune ... infatti non c'era tra loro uno solo nel bisogno; poiché tutti quelli che erano proprietari di campi o di case li vendevano e portavano il valore delle cose vendute e lo depositavano ai piedi degli apostoli. Quindi si faceva la distribuzione a ciascuno, secondo che ne aveva bisogno" (Atti 4:32-35).
     


    “Quelli che hanno determinato di arricchire cadono in tentazione e in un laccio e in molti desideri insensati e dannosi, che immergono gli uomini nella distruzione e nella rovina. Poiché l’amore del denaro è la radice di ogni sorta di cose dannose, e correndo dietro a questo amore alcuni sono stati sviati dalla fede e si sono del tutto feriti con molte pene” – 1Timoteo 6:9,10