Gianni's profileMA DOVE STIAMO ANDANDO?PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
|
February 21 EVOLUZIONE O CREAZIONE: QUAL'E' LA VERITA'? - I parteI THINK
Questa è la frase che Darwin scrisse in uno dei suoi Transmutation Notebooks, taccuini dove annotava tutte le sue osservazioni e i suoi pensieri, scelta dagli organizzatori come una sorta di tema della mostra.
Lo scorso 12 febbraio si è aperta a Roma, nel Palazzo delle Esposizioni, la mostra celebrativa del bicentenario della nascita di Charles Robert Darwin, lo scienziato noto per aver dato vita alla teoria dell’Evoluzione. La mostra, infatti, coincide anche con il 150mo anniversario della pubblicazione dell’opera più conosciuta di Darwin, L’Origine delle Specie, considerata la pietra di fondamento della teoria.
Così domenica scorsa mi sono armato di block-notes e macchina fotografica e sono andato a vedere con i miei occhi quella che è stata definita “la più importante manifestazione rivolta al grande pubblico mai realizzata su Charles Darwin” che “intreccia i linguaggi della storia, della narrazione, delle scienze naturali, della filosofia della scienza e delle ricerche sperimentali contemporanee più avanzate”.
Come è, però, noto, a due secoli circa dalla sua enunciazione, quella dell’Evoluzione è un’idea ancora ferma alla formula teorica, cioè a un’insieme di ipotesi volte a spiegare determinati fenomeni. In altre parole non è ancora stabilita come un fatto scientificamente provato tant’è che lo schieramento degli scienziati pro o contro tali ipotesi è equamente diviso a metà: il 50% la sostiene l’altro 50% la contrasta ed entrambi gli schieramenti hanno la pretesa di sostenere le loro tesi con “fatti” scientifici.
Contrapposta a tale teoria è sorta, poi, quella del creazionismo scientifico, elaborata da un movimento di opinione formato da scienziati, teologi, insegnanti e da gruppi politici di pressione, come ad esempio la cosiddetta “Maggioranza Morale”, i quali proclamano una concezione del racconto biblico della Creazione fortemente fondamentalista.
Questo movimento si distinse negli anni ’80 allorché nello Stato americano dell’Arkansans fu discussa davanti alla Corte federale una legge che riguardava l’insegnamento del "creazionismo scientifico" nelle scuole pubbliche insieme alla teoria dell’Evoluzione [che differenza con la nostra nazione, dove le leggi vengono imposte per “decreto”, a onta perfino delle Corti giudiziarie, sulla spinta di un fondamentalismo religioso ugualmente becero!].
Quella legge venne ritenuta incostituzionale e la sentenza venne salutata in lungo e in largo come una vittoria per l’Evoluzione.
Sebbene in quel processo i fautori del “creazionismo scientifico” siano stati ben attenti a omettere qualsiasi riferimento a Dio o alla Bibbia per superare gli impedimenti costituzionali all’insegnamento della religione nelle scuole [… impariamo, gente!], tuttavia i loro scritti e le testimonianze presentate durante il dibattimento rivelarono che la Creazione e il Diluvio a cui essi si riferivano sono quelli descritti nel libro biblico di Genesi. Ma la loro spiegazione dei fatti narrati in Genesi fu molto distante dalla verità contenuta in quei racconti, basandosi su una interpretazione del tutto settaria e dogmatica del racconto biblico della Creazione che venne, in questo modo, screditato.
In quel tribunale, infatti, le prove scientifiche a favore della Creazione (quali, ad esempio, i risultati emersi dagli esperimenti sulle mutazioni o la quasi totale mancanza delle testimonianze fossili) non furono poste a chiaro confronto con l’Evoluzione. Furono invece messe da parte a causa di scontri su questioni secondarie, e in particolare su due dogmi del “creazionismo” che erano stati codificati nella legge, e cioè:
1 - Che la Creazione abbia avuto luogo solo alcune migliaia di anni fa.
2 - Che tutti gli strati geologici siano stati formati dal Diluvio biblico.
Nessuno di questi dogmi è veramente determinante ai fini della questione centrale se gli organismi viventi siano stati creati o no. Sono semplici dottrine accettate dai seguaci di alcune chiese, in particolare dagli avventisti del settimo giorno, che costituirono il nucleo del gruppo che appoggiò quella legge. Perciò quando queste credenze settarie furono incorporate nella legge come qualcosa da insegnare obbligatoriamente nelle scuole pubbliche americane, quella legge fu condannata a essere dichiarata incostituzionale.
Ma ogni serio e sincero studioso della Parola di Dio sa che le dottrine della creazione recente e dell’origine diluviale degli strati geologici non sono contenute nel racconto di Genesi. Infatti, mentre esso dice chiaramente che i cieli e la terra e tutto ciò che è in essi furono creati da Dio, non dice quando quelle cose furono create.
Al processo, infatti, quasi tutti quelli che testimoniarono a favore del “creazionismo scientifico” furono condizionati dal dogma religioso in base al quale tutt’e sei i giorni creativi di Genesi erano giorni letterali di 24 ore ciascuno e che la terra e perfino l’universo abbiano meno di 10.000 anni, cosa che non regge alla luce delle conoscenze scientifiche attuali.
Ad esempio gli astronomi calcolano che le Nubi di Magellano, la galassia più vicina a noi, nei cieli meridionali, si trovino a una distanza di oltre 100.000 anni luce. Se fosse stata creata solo 10.000 anni fa, come affermano i creazionisti, dovremmo aspettare ancora 90.000 anni per ricevere da essa il primo barlume di luce.
I geologi, poi, calcolano che i sedimenti oceanici si sono accumulati per ben più di 10.000 anni. Il tempo di cui i monti hanno avuto bisogno per formarsi e sgretolarsi è misurato in ragione di milioni d’anni e centinaia di milioni di anni ci son voluti perché i continenti andassero alla deriva formando gli oceani.
Infine i fisici hanno scoperto che l’accumulo di elementi radioattivi, come l’uranio e il torio, la cui vita viene calcolata in miliardi di anni, dimostra che alcune delle rocce più antiche della crosta terrestre hanno 3 o 4 miliardi di anni.
Pertanto, davanti a questi fatti scientifici tutte le tesi dei creazionisti furono facilmente smontate.
Comunque quei fondamentalisti evangelici non sono gli unici ad aver screditato il racconto biblico della Creazione con le loro forzate interpretazioni!
La Chiesa Cattolica non è certo stata da meno nel creare confusione intorno a quel racconto! Ad esempio, al tempo di Darwin, nel maggio 1877, il Papa Pio IX, vedendo minacciato il potere della Chiesa da parte di laici che approfittarono della teoria di Darwin per metterlo in discussione, lodò il medico francese Constantin James per una sua opera contro l’evoluzione e in difesa del racconto di Genesi. Ma nel 1950 il Papa Pio XII, nella sua enciclica Humani Generis, affermò che la teoria dell’Evoluzione poteva essere considerata un’ipotesi plausibile dagli studiosi cattolici “anche se”, disse, “la fede cattolica ci obbliga a ritenere che le anime sono state create immediatamente da Dio”. Poi, nell’ottobre del 1996, il Papa Giovanni Paolo II dichiarò: “Oggi, circa mezzo secolo dopo la pubblicazione dell’Enciclica [di Pio XII], nuove conoscenze conducono a non considerare più la teoria dell’Evoluzione una mera ipotesi. È degno di nota il fatto che questa teoria si sia progressivamente imposta all’attenzione dei ricercatori (da L’Osservatore Romano, 24 ottobre 1996). Il quotidiano Il Giornale, infatti, uscì quel giorno con un articolo intitolato: “Il Papa: forse discendiamo dalle scimmie”. Anche l’attuale Papa, Benedetto XVI, si è schierato in favore dell’Evoluzione. In un discorso rivolto ai partecipanti all’Assemblea Plenaria dell’Accademia delle Scienze lo scorso mese di ottobre, egli ha voluto ricordare proprio i suoi due predecessori, dicendo “già Pio XII e Giovanni Paolo II hanno osservato che non vi è alcuna opposizione tra la comprensione della Creazione da parte della fede e l’evidenza fornita dalle scienze empiriche” e quindi ha lui stesso affermato che “Creazione ed Evoluzione sono compatibili”.
Significa tutto questo che il racconto biblico della Creazione non sia affidabile e che sia solo il frutto della fantasia e della credulità umana?
NO! Non è così!
Ad esempio, tanto per rispondere a quei fondamentalisti evangelici, il primo versetto di Genesi dice che “in principio Dio creò i cieli e la terra”. Esso non fissa il tempo in cui i cieli e la terra furono creati, perciò se gli scienziati affermano che l’universo e la terra esistono da milioni di anni, questo non è incompatibile con il racconto biblico. C’è da considerare, poi, che le Sacre Scritture con la parola “giorno” (ebraico yohm) non sempre intendono un periodo di 24 ore. Nell’uso biblico un giorno è un’unità di tempo di durata definita che può abbracciare anche mille anni o molti millenni (cfr. 2Pietro 3:8). Quindi i giorni creativi menzionati nella Bibbia possono essere durati migliaia d’anni ciascuno.
Perciò il tempo e il fatto della Creazione sono due cose completamente diverse. La circostanza che i sostenitori del “creazionismo scientifico” si lasciarono andare, con ipotesi così deboli e stiracchiate, a uno sconsiderato tentativo di introdurre le loro idee sulla Creazione nel programma delle scuole pubbliche americane non diminuisce il valore del racconto biblico che, come invece vedremo, è supportato da molti fatti scientifici.
Per quanto riguarda la Chiesa Cattolica, c’è da dire che, per compiacere agli uomini, quei papi non si son trattenuti dallo sconfessare Cristo Gesù stesso il quale affermò: “Non avete letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina” (Matteo 19:4; Genesi 1:27). Gesù non pensò mai che gli uomini discendessero dalle scimmie ma diede credito al racconto di Genesi dove è scritto che la prima coppia umana fu creata direttamente da Dio, “a sua immagine e somiglianza”, cioè con delle qualità di eccellenza intellettive e morali (Genesi 1:26). O forse perfino Dio, per questi irriverenti capi religiosi, discende da una scimmia?
La dichiarazione di Genesi, ripresa da Gesù, è chiara e inequivocabile: contrariamente a quanto afferma la gerarchia cattolica, c’è una palese incompatibilità tra il racconto biblico della Creazione e la teoria che l’uomo si sia evoluto da forme di vita inferiori. E la scienza, la vera scienza, non quella ideologica e suppositiva, come vedremo, non contraddice affatto il racconto biblico ma lo rafforza!
Tornando, quindi, alla mostra su Darwin, due pannelli hanno subito attirato la mia attenzione, perché descrivono quelli che sono considerati i cardini della teoria evoluzionista.
Nel primo c’è scritto:
Per Darwin la variabilità riscontrata in diverse specie, ad esempio nella famiglia dei cavoli o, anche, nel becco dei fringuelli delle Galàpagos, rappresenta una prova dell’evoluzione della specie. Egli ipotizzò che quelle variazioni erano il risultato di una selezione naturale causata dagli adattamenti all’ambiente delle varie specie.
Secondo la teoria evoluzionistica, col tempo la somma di tutte le variazioni porta alla nascita di nuove forme di vita, o nuove specie, le più adatte a sopravvivere a determinati ambienti, e all’estinzione di quelle meno adatte.
La teoria della selezione naturale è stata, quindi, ulteriormente rafforzata con l’idea che mutazioni genetiche che si verificano nel DNA degli esseri viventi concorrerebbero a determinare la sopravvivenza del più forte rispetto al più debole e, quindi, alla nascita di nuove specie geneticamente più adatte. Ma è veramente cosi?
Il secondo pannello è questo:
L’Evoluzione delle specie, come è stata formulata da Darwin e, in seguito, dai suoi seguaci, implica che le varie modificazioni siano avvenute in uno spazio temporale molto ampio (si parla di milioni di anni). Pertanto dovrebbe esserci una vasta testimonianza fossile dei vari passaggi, o anelli, tra una specie e l’altra. La documentazione fossile esistente ai giorni di Darwin fu, però, per lui una grande delusione che lo spinse a dichiarare: “ho elencato le principali obiezioni che potrebbero essere legittimamente opposte alle opinioni [si noti il termine, n.d.r.] sostenute in questo libro. Una di queste, e precisamente la distinzione fra le forme specifiche, che non appaiono collegate fra di loro da innumerevoli anelli intermedi, è una difficoltà quanto mai evidente … Certamente la geologia non ci presenta una catena organica con una così minuziosa serie di gradazioni e questa è forse la più evidente e la più seria obiezione che può essere mossa alla mia teoria. Secondo me la spiegazione va cercata nell’estrema imperfezione della documentazione geologica” (L'Origine delle specie - Cap. 9, pg. 274, Ed. G.T.E.N.).
Sia lui che gli altri pensavano che col passar del tempo si sarebbero certamente trovati i “documenti”, cioè gli anelli fossili mancanti. Anche di quest’aspetto, come vedremo, si occupa la mostra.
Ci chiediamo, dunque, se il tempo ha veramente risolto questo grosso problema per i teorici dell’Evoluzione.
La teoria darwiniana, al di là dal dividere a metà il genere umano tra creazionisti ed evoluzionisti, ha avuto conseguenze pratiche, a volte anche drammatiche, sulla vita degli esseri umani. E’ bene, dunque, che se ne esamini l’attendibilità scientifica, così come può esser fatto del racconto biblico della Creazione, al di là delle pretestuose interpretazioni di chi, divulgando falsi insegnamenti e con una condotta agli antipodi dei princìpi e delle norme bibliche, ha ampiamente dimostrato di non avere a cuore la verità.
Questa è la ricerca che farò nei prossimi giorni, i cui risultati riporterò in questo blog.
Non ho la pretesa di fare lo “scienziato”, riconoscendo i miei limiti, ma anch’io, come Darwin, posso dire I THINK , “IO PENSO”, poiché, ringraziando il mio Creatore, nel quale non mi vergogno di affermare di credere, ho la capacità di esaminare i fatti, di ragionare e arrivare a trarre delle conclusioni (cfr. Romani 1:18-22).
Παρακαλω ούν ύμάς, άδελφοι διά τών οίκτιρμών τού θεού παραστήσαι τά σώματα ύμών θυσίαν ξώσαν άγίαν εύάρεστον τώ θεώ, τήν λογικήν λατρείαν ύμών.
“Presentate i vostri corpi in sacrificio vivente, santo, accettevole a Dio, sacro servizio con la vostra facoltà di ragionare”.
Romani 12:1
February 08 APOCALISSE: UN MISTERO IMPENETRABILE O RIVELAZIONE DIVINA? - AppendiceImmagine tratta dall’HISTORIALE - Museo multimediale di Cassino
UN ANNO SEGNATO
In questi giorni, mentre esaminavo il libro dell’Apocalisse che, come ho più volte spiegato nei precedenti post, trova il suo adempimento nel “Giorno del Signore” (cfr. Apocalisse 1:10) o al tempo della seconda “venuta” di Cristo Gesù per “far vendetta di quanti non conoscono Dio e non obbediscono al vangelo del Signore nostro Gesù” (cfr. 2Tessalonicesi 1:6-10), c’era una domanda che attanagliava la mia mente.
Come dimostrano i vari aspetti della profezia apocalittica, il tempo della seconda “venuta” di Cristo, per prendere possesso dei pieni poteri come Re del Regno di Dio (cfr. Salmo 110:1; Matteo 22:44; Atti 2:34; Efesini 1:20; Ebrei 10:12), si può riconoscere dagli avvenimenti che si susseguono sulla terra come mai è successo nel passato, e cioè: guerre totali con l’impiego di mezzi distruttivi di massa, aumento delle malattie, penuria di viveri ed una inflazione galoppante, terremoti e catastrofi naturali una dopo l’altra, aumento della delinquenza, crescente mancanza di amore tra le persone e angoscia per il futuro, (cfr. Matteo 24:6,7,12,29-31; Marco 13:7,8,10; Luca 21:10,11,25-27; Apocalisse 6:1-17).
Tutti questi guai, che non sono causati da Cristo, ma dal nemico di Dio e dell’uomo, Satana il Diavolo (cfr. Apocalisse 12:12), stanno accadendo proprio davanti ai nostri occhi, li tocchiamo con mano a dimostrare, senza ombra di dubbio, che stiamo vivendo in quel “Giorno” profetico o nel tempo della invisibile seconda “venuta” (o “presenza”, se vogliamo tradurre più correttamente il termine greco “parousìa”) di Cristo Gesù (cfr. Matteo 24:30; Atti 1:9-11).
Eppure molti stentano a crederci, soprattutto tra i cosiddetti “cristiani”, anzi non vogliono proprio crederci, esattamente come fu profetizzato. E’ infatti scritto: “verranno negli ultimi giorni schernitori beffardi, i quali si comporteranno secondo le proprie passioni e diranno: «Dov'è la promessa della sua venuta? Dal giorno in cui i nostri padri chiusero gli occhi tutto rimane come al principio della creazione»” (2Pietro 3:3,4).
Per caso ragionate così anche voi?
La domanda che mi tormentava era, dunque, questa: se Dio ha profetizzato in anticipo, con tanto anticipo, il tempo, anzi l’anno esatto, della prima venuta di Cristo Gesù in qualità del Messia promesso, affinché tutti potessero riconoscerlo e credere in lui, possibile che non abbia fatto altrettanto per la sua seconda “venuta”, considerata l’uguale importanza per tutta la razza umana di riconoscerlo, poiché sono in gioco la sopravvivenza e le speranze di vita futura di ciascuno di noi?
Vorrei, perciò, ricordare, in sintesi, la profezia che annunciava il tempo della venuta del promesso Messia (per maggiori particolari vedi il mio post del 24/11/2007 dal tema: Israele e la speranza messianica. - II parte).
Circa 700 anni prima della nascita di Gesù, mediante il profeta Daniele Dio fece scrivere la profezia delle 70 settimane (cfr. Daniele 9:24-26). Questo era il periodo che doveva passare dal momento in cui sarebbe stato emanato l’editto di riedificare la città di Gerusalemme, dopo la cattività babilonese, fino alla comparsa del Messia predetto. Tutti gli studiosi biblici, e Dio stesso (cfr. Numeri 14:34), attestano che queste sono settimane di anni e corrispondono a un periodo complessivo di 490 anni. Il decreto di cui si parla nella profezia fu emanato dal re persiano Artaserse nel 455 a.C. In particolare la profezia prediceva che alla fine della 69ma settimana (cioè dopo 483 anni) doveva apparire il Messia promesso. Dunque arriviamo al 29 d.C. Secondo la storia biblica, pienamente supportata anche dalla storia secolare, nell’autunno di quell’anno Gesù si presentò al fiume Giordano per essere battezzato da Giovanni Battista. In quel momento lo Spirito Santo, o la forza attiva di Dio, scese su di lui e lo “unse”, cioè lo nominò ufficialmente il Messia o Cristo (cfr. Matteo 3:16,17; Giovanni 1:29-34).
Gli Israeliti conoscevano molto bene questa profezia ed erano in attesa della comparsa del Messia proprio in quel tempo, come rende testimonianza il discepolo e storico Luca nel suo vangelo, dicendo “Poiché il popolo era in attesa e tutti si domandavano in cuor loro, riguardo a Giovanni, se non fosse lui il Cristo” (Luca 3:15).
Già, il profeta Daniele… Alcune sue profezie sono riprese nel libro dell’Apocalisse, basta confrontare, ad esempio, Daniele cap. 7 con Apocalisse cap. 13.
A questo punto la domanda è sorta spontanea: se Dio usò Daniele per scrivere la profezia sulla “prima venuta” di Gesù Cristo, e se ci sono così tanti paralleli tra le profezie di Daniele e quelle di Apocalisse, è possibile che Dio abbia usato lo stesso Daniele per profetizzare anche il tempo della “seconda venuta” di Gesù?
La curiosità si è impadronita in una maniera quasi spasmodica della mia mente e del mio cuore e, nonostante che in questo periodo il mio lavoro mi stia impegnando oltre i limiti della ragionevolezza, non mi son potuto trattenere dall’andare a fare un’accurata ricerca. Questo è quello che ho scoperto.
In Daniele capitolo 4 è descritta una visione avuta dal re babilonese Nabucodònosor. Una visione che mi ha colpito non solo per la similitudine con le visioni apocalittiche ma perché il dichiarato scopo della visione era che “i viventi sappiano che l'Altissimo domina sul regno degli uomini, egli lo dà a chi vuole e vi innalza l'infimo degli uomini” (Daniele 4:17,VR,Di - 4:14,CEI). Dunque una visione profetica che ha a che fare con il Regno, o dominio di Dio sugli uomini, esattamente come quelle dell’Apocalisse.
Nabucodònosor narrò così la sua visione:
“Queste sono le visioni della mia mente mentre ero sul mio letto: Io guardavo, ed ecco in mezzo alla terra c'era un albero la cui altezza era grande. L'albero era diventato alto e robusto, la sua altezza giungeva al cielo ed era visibile dalle estremità di tutta la terra. Il suo fogliame era bello, il suo frutto era così abbondante che tutti potevano nutrirsene. Le bestie dei campi si riparavano sotto la sua ombra, gli uccelli del cielo abitavano fra i suoi rami e ogni creatura si nutriva del suo frutto. Nelle visioni che ebbi, mentre ero a letto, vidi uno dei santi veglianti scendere dal cielo e gridare con forza: "Abbattete l'albero e tagliate i suoi rami; scotete il fogliame e disperdete il suo frutto; fuggano gli animali dalla sua ombra e gli uccelli dai suoi rami! Però, lasciate in terra il ceppo e le sue radici, ma legati con catene di ferro e di bronzo, tra l'erba dei campi; sia bagnato dalla rugiada del cielo e, come gli animali, abbia in sorte l'erba della terra. Gli sia cambiato il cuore; invece di un cuore umano, gli sia dato un cuore di bestia; e passino su di lui sette tempi” – Daniele 4:9-16
Qual’era il vero significato di questa visione?
Tutti i “saggi”, i maghi, gli incantatori, gli astrologi di Babilonia tentarono invano di darne una corretta interpretazione. Ma tutti fallirono, perché è scritto, “le interpretazioni non appartengono a Dio?” (Genesi 40:8).
Che importante prima lezione impariamo da questo racconto!
Gli uomini nella loro presunzione pensano di essere padroni della conoscenza e della sapienza. Ma senza la guida e le rivelazioni del loro onnisapiente Creatore brancolano nel buio!
Provate a chiedere spiegazioni di questa profezia, o di altre narrate nelle Sacre Scritture, ai tanti “teologi”, “studiosi”, “biblisti”, “monsignori” e “reverendissimi” “padri spirituali” e vi sorprenderete di ascoltare da ognuno di essi una spiegazione diversa! Perché? Perché ciascuno si affida alle proprie capacità, alla propria cultura, al proprio ragionamento, come fecero tutti i “sapienti” di Babilonia.
Ma l’umile Daniele non si affidò al suo intendimento. Riconobbe apertamente che “c'è un Dio nel cielo che rivela i misteri, ed egli ha fatto conoscere al re Nabucodònosor quello che deve avvenire negli ultimi giorni … Se a me è stato svelato questo mistero, non è perché io possieda una sapienza superiore a tutti i viventi” (Daniele 2:28-30). Egli cercò la guida di “Colui che svela i misteri”.
Similmente noi, se vogliamo avere il corretto intendimento dei propositi di Dio, dovremmo cercare la sua guida e non affidarci alla “sapienza” umana (cfr. 1Corinzi 3:19)! E dov’è che troviamo la guida divina?
Il salmista ha scritto: “la tua parola è una lampada al mio piede e una luce sul mio sentiero” (Salmo 119:105). Solo la Parola di Dio può illuminare le nostre menti e farci comprendere “i misteri del Regno di Dio” (cfr. Marco 4:11). Dio stesso, infatti, nella sua Parola non solo ha fatto scrivere le sue profezie sul destino della razza umana, ma ne ha anche fornito la chiave per una corretta interpretazione. Questo è l’unico modo per acquistare conoscenza del proposito divino, non c’è “magistero” o “tradizione” che possa reggere il confronto! Questo è il metodo che fu usato da Gesù stesso e dai suoi discepoli (cfr. Atti 17:2,3).
Quale fu, dunque, la spiegazione di quella visione profetica che Dio stesso diede per mezzo del suo profeta? Eccola:
“L'albero che il re ha visto e che era diventato alto e robusto al punto che la sua altezza giungeva al cielo ed era visibile dalle estremità della terra; l'albero dal fogliame bello, dal frutto abbondante in grado di nutrire tutti, sotto il quale si riparavano le bestie dei campi e tra i cui rami abitavano gli uccelli del cielo, sei tu, o re! Tu sei diventato grande e potente: la tua grandezza giunge fino al cielo e il tuo dominio si estende fino alle estremità della terra. Poi il re ha visto un santo vegliante che scendeva dal cielo e diceva: "Abbattete l'albero e distruggetelo, però lasciate in terra il ceppo e le sue radici, legati con catene di ferro e di bronzo, fra l'erba dei campi; sia bagnato dalla rugiada del cielo e abbia la sua parte con gli animali della campagna finché siano passati sopra di lui sette tempi". Questa è l'interpretazione, o re; è un decreto dell'Altissimo, che sarà eseguito sul re, mio signore: tu sarai scacciato di mezzo agli uomini e abiterai con le bestie dei campi; ti daranno da mangiare l'erba come ai buoi; sarai bagnato dalla rugiada del cielo e sette tempi passeranno su di te finché tu riconoscerai che l'Altissimo domina sul regno degli uomini e lo dà a chi vuole. Quanto poi all'ordine di lasciare il ceppo con le radici dell'albero, ciò significa che il tuo regno ti sarà ristabilito, dopo che avrai riconosciuto che il dominio appartiene al cielo” - Daniele 4:20-27
In un primo adempimento quella profezia si sarebbe avverata sull’orgoglioso Nabucodònosor stesso il quale, avendo avuto il permesso di abbattere l’antico Regno di Israele, si era “innalzato” al di sopra del dominio divino che da quel Regno era rappresentato. Il racconto storico di quegli avvenimenti, infatti, prosegue dicendo che Nabucodònosor, proprio mentre si vantava del suo immenso potere, improvvisamente impazzì e perse il suo regno per “sette tempi” o sette anni. Alla fine di quel periodo rinsavì e riottenne il suo potere. Ma imparò la lezione, poiché egli stesso disse: “Alla fine di quei giorni, io, Nabucodònosor, alzai gli occhi al cielo e la ragione tornò in me. Benedissi l'Altissimo, lodai e glorificai colui che vive in eterno: il suo dominio è un dominio eterno e il suo regno dura di generazione in generazione … Ora io, Nabucodònosor, lodo, esalto e glorifico il Re del cielo, perché tutte le sue opere sono vere e le sue vie giuste, ed egli ha il potere di umiliare quelli che procedono con superbia” - Daniele 4:34-37. Tutto qui? Non sembra.
Lo scopo dichiarato della visione, ricordiamolo, era quello di dimostrare che “che l'Altissimo domina sul regno degli uomini, egli lo dà a chi vuole e vi innalza l'infimo degli uomini”. Riguardava non tanto il regno babilonese e la sua sorte, quanto il dominio o Regno di Dio che doveva essere dato a quell’ “infimo degli uomini”.
Quando venne sulla terra, dopo aver lasciato la sua gloriosa posizione in cielo, Gesù fu trattato come il più “infimo degli uomini”, essendo giustiziato in un modo umiliante e crudele come il peggiore dei malfattori (cfr. Filippesi 2:5-8). Lo scopo della visione era dunque quello di profetizzare il tempo in cui Dio avrebbe ristabilito il suo dominio sugli uomini “innalzando” questo “infimo degli uomini” da lui designato al potere del Regno (cfr. Atti 17:31).
Per circa 500 anni il Regno d’Israele aveva rappresentato il dominio di Dio sulla terra. Riguardo ai re d’Israele era, infatti, detto che “sedevano sul trono del Signore” (cfr. 1Cronache 29:33). Ma nel 607 a.C., a causa della continua infedeltà degli Israeliti, Dio ritirò quella rappresentanza permettendo al re babilonese Nabucodònosor di distruggere la capitale, Gerusalemme, e di abbattere la dinastia reale che vi regnava (cfr. Ezechiele 21:27). Da allora in Israele non c’è stato più un re umano, della discendenza davidica (cfr. 1Cronache 17:7-14) a governare “sul trono del Signore” o in rappresentanza del Regno di Dio. Da quell’anno la nazione di Israele fu continuamente sotto il dominio di nazioni “gentili”.
Nell’adempimento più grande, l’albero della visione di Daniele che “giungeva fino al cielo” rappresentava proprio il dominio di Dio sul genere umano, tipificato dal Regno di Israele, che in quel tempo era stato abbattuto ed era passato nelle mani di Nabucodònosor.
Nella visione, però, di quell’albero rimaneva “il ceppo e le radici”, poichè non doveva rimanere abbattuto a tempo indefinito. Doveva rigermogliare, cioè il dominio di Dio sugli uomini doveva essere ristabilito nelle mani di quell’ “infimo degli uomini”, o di Cristo Gesù (cfr. Geremia 23:5; Ezechiele 17:22-24).
Dopo averlo risuscitato da quella morte ingiusta e infame e averlo riportato nel reame spirituale, Dio aveva, infatti detto a Cristo: “siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici come sgabello ai tuoi piedi” (Atti 2:34; Ebrei 10:12).
Quanto tempo doveva passare prima che questo accadesse? “Sette tempi”, diceva la profezia.
Cioè quanto?
Nel caso del primo adempimento di quella profezia sul re babilonese Nabucodònosor, quei “sette tempi” furono sette anni letterali di 360 giorni ciascuno (secondo il calendario biblico) per un totale di 2.520 giorni (cfr. Daniele 4:29-37; Genesi 7:11,24; 8:3,4; Apocalisse 12:6,14). Varie traduzioni della Bibbia, infatti, traducono con “sette anni” (es. la versione interconfessionale Parola del Signore). Anche lo storico ebreo Giuseppe Flavio parla di “sette anni” (Antichità giudaiche, X, X, 6).
Ma nel caso dell’adempimento più grande, quello che riguarda la presa di potere come Re da parte di Cristo Gesù, non poteva trattarsi di sette anni letterali ma di un periodo ancora più lungo. Infatti sette anni dopo quel 607 a.C., cioè nel 600, non accadde proprio nulla in relazione con il Regno di Dio e lo stesso Gesù, molti anni dopo, nel corso del suo ministero terreno, fece riferimento alla profezia di Daniele dicendo “Ora, quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, sappiate che allora la sua desolazione è vicina … e Gerusalemme sarà calpestata dai gentili, finché i tempi dei gentili siano compiuti” (Luca 21:20-24). Perciò quei “sette tempi” erano allora ancora in atto.
Come già detto, l’antica Gerusalemme era la capitale del Regno di Israele, cioè del Regno che rappresentava il dominio di Dio sugli uomini. Il suo “calpestamento” iniziò nel 607 a.C. quando fu distrutta e il regno tipico di Dio cessò di operare in Giuda. Riguardo a quell’avvenimento, Dio stesso l’aveva in anticipo previsto mediante il profeta Ezechiele, per mezzo del quale disse: “A te, sconsacrato, empio principe d'Israele, di cui è giunto il giorno con il tempo della tua iniquità finale, così dice il Signore Dio: Deponi il turbante e togliti la corona: tutto sarà cambiato: ciò che è basso sarà elevato e ciò che è alto sarà abbassato. In rovina, in rovina, in rovina la ridurrò e non si rialzerà più finché non giunga colui al quale appartiene di diritto e al quale io la darò” (Ezechiele 21:30-32). Dunque “l’empio principe d’Israele”, il re Sedechia, fu l’ultimo della dinastia davidica a sedersi sul “trono del Signore” a Gerusalemme. Nel 607 a.C. il “basso” dominio dell’uomo fu “elevato” al di sopra del dominio di Dio e questa situazione doveva durare finché non sarebbe venuto “colui al quale apparteneva di diritto”. Come dimostrano le due genealogie riportate in Matteo 1:6-16 e in Luca 3:23-31 Gesù, figlio di Giuseppe e Maria, entrambi della tribù di Giuda e discendenti del re Davide, era colui che aveva questo “diritto”, sia naturale, per parte della madre, sia legale, per parte del padre che l'adottò. Morendo con una morte di sacrificio e senza generare una progenie, egli non trasferì a nessun altri questo suo “diritto”. Essendo stato risuscitato da Dio egli ha conservato questo “diritto” a governare come rappresentante del dominio divino su tutti gli uomini.
Secondo la profezia di Daniele, dunque, i governi “gentili” o “delle nazioni” avrebbero dominato incontrastati, cioè senza scontrarsi con una rappresentanza del dominio di Dio sulla terra, per un periodo di “sette tempi” profetici.
Quanto sarebbero durati questi “sette tempi” o “sette anni” o 2.520 giorni?
Dio aveva permesso alle nazioni “gentili” di spazzare via il governo che rappresentava il suo dominio sulla terra, il Regno d’Israele, a causa della sua infedeltà e della continua disubbidienza alla sua legge da parte di quel popolo. Era la giusta punizione per aver ripetutamente rotto quel patto stipulato nel deserto del Sinai, dopo la liberazione dalla schiavitù egiziana (cfr. Esodo 19:5; Deuteronomio 4:23). Per questo tipo di giudizio Dio aveva stabilito una regola, esposta in Numeri 14:34: “Secondo il numero dei giorni che avete impiegato per esplorare il paese, quaranta giorni, sconterete le vostre iniquità per quarant'anni, un anno per ogni giorno e conoscerete la mia ostilità” (cfr. anche Ezechiele 4:6).
In base a questa regola quei “sette tempi” o “sette anni” o 2.520 giorni profetici, diventano 2.520 anni.
Calcolando questo periodo a partire dal 607 a.C. si arriva all’anno 1.914 d.C., cioè ai nostri giorni.
Cosa accadde in quell’anno?
Secondo la profezia biblica Gesù ricevette pieni poteri come Re del Regno di Dio nei cieli, dove risiede, perciò, come è rivelato nell’Apocalisse “vi fu guerra in cielo: Michele (che è il nome di Gesù nei cieli - cfr. Daniele 12:1) e i suoi angeli combatterono contro il dragone; anche il dragone e i suoi angeli combatterono, ma non vinsero e per loro non fu più trovato posto nel cielo. Così il gran dragone, il serpente antico, che è chiamato diavolo e Satana, che seduce tutto il mondo, fu gettato sulla terra; con lui furono gettati anche i suoi angeli” (Apocalisse 12:7-9). Come conseguenza di ciò sarebbe iniziato per la terra e per la razza umana un periodo di difficoltà come non ce n’è mai stato prima, caratterizzato da continue e terribili guerre, disaccordi persistenti, aumento delle malattie, penuria di viveri e inflazione galoppante, aumento della delinquenza, diminuzione della solidarietà e dell’amore tra gli uomini e l’angoscia delle persone per il proprio futuro (cfr. Apocalisse 12:12; Matteo 24:6-8; Luca 21:9-11,25,26; 2Timoteo 3:1-5).
Secondo la storia in quell’anno scoppiò un conflitto mondiale come non c’era mai stato nel passato, che da solo causò circa 9.000.0000 di vittime, e da quell’anno non c’è più stato un periodo di vera pace tra il genere umano con lo scoppio continuo di distruttive guerre, conflitti e rivolte che, si calcola, hanno causato a tutt’oggi circa 120.000.000 di morti. Ne sono seguite terribili pestilenze, come la “spagnola”, il cui virus, da solo, uccise più di 20.000.000 di persone. C’è anche stato un drammatico aumento di altri flagelli, come il cancro e l’AIDS che continuano a mietere milioni e milioni di vittime. La penuria di viveri anche continua a falcidiare milioni e milioni di esseri umani; circa un quarto della popolazione mondiale ne soffre e 40.000.000 di bambini ogni anno muoiono per cause connesse alla denutrizione. Anche le popolazioni “benestanti” iniziano ora a temere per il loro futuro a causa dell’inflazione che attanaglia quasi tutti i paesi della terra. Il continuo e incontrollabile aumento della delinquenza, conseguenza diretta di tale situazione, sta gettando nell’angoscia sempre più persone. La condizione morale e sociale è scesa ai più bassi livelli della storia umana poiché gli uomini sono “amanti di se stessi, avidi di denaro, vanagloriosi superbi … disubbidienti ai genitori … senza affetto … senza amore per il bene … orgogliosi, amanti dei piaceri invece che amanti di Dio, aventi l'apparenza della pietà, ma avendone rinnegato la potenza” (2Timoteo 3:1-5).
Mi sembra che non possano esserci più dubbi sul particolare periodo storico che stiamo vivendo!
Dal 1.914 sono finiti “i tempi dei gentili”. Da allora tutte le nazioni devono di nuovo fare i conti con il dominio di Dio ristabilito nelle mani di Cristo Gesù, non più il bambino povero e indifeso o l’uomo emaciato e morente che viene rappresentato dall’apostata cristianesimo, ma quella persona potente raffigurata dal primo cavaliere della visione apocalittica (cfr. Apocalisse 6:2) che ha già iniziato a governare riportando una vittoria su Satana il Diavolo, scacciandolo dal reame spirituale e ora deve “completare la sua vittoria” mettendo fine al sistema di cose, politico, economico e religioso che Satana ha instaurato sulla terra per allontanare le persone dal vero proposito di Dio, quello di restaurare sull’intera terra il suo dominio ed il Paradiso originale.
Quanto tempo passerà ancora prima che il Re insediato, Cristo Gesù, farà effettivamente finire l’attuale sistema di cose? Nessuno può dirlo esattamente. “Quanto a quel giorno e a quell'ora, però, nessuno lo sa, neanche gli angeli del cielo e neppure il Figlio, ma solo il Padre” disse Gesù (Matteo 24:36) [Avete notato? Nessuno lo sa, “neppure il Figlio”, cioè Gesù stesso. Altro che seconda persona della Trinità, coeguale e onnisciente come il Padre!].
Ma Gesù disse anche qualcosa che ci aiuta a comprendere che il tempo rimasto non deve essere tanto lungo: “In verità vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo accada” (Matteo 24:34).
Questo significa che la generazione di persone che è ora testimone dell’adempimento delle profezie sul tempo della fine e vede accadere tutte le cose profetizzate “non passerà” prima che venga la fine. Questa generazione oggi include anche tutti noi!
Al di la delle terribili cose che stanno accadendo e che dovranno ancora accadere, per tutti gli amanti della verità, della pace e della giustizia questa è una “buona notizia”, perché significa che è vicina la fine di tutti i problemi che il genere umano si è causato “durante il tempo che l’uomo ha dominato sull’uomo a suo danno” (Ecclesiaste 8:9). Per questo motivo Gesù disse:
“questo vangelo [greco evangelion, cioè “buona notizia”] del regno sarà annunziato in tutto il mondo, perché ne sia resa testimonianza a tutte le genti; e allora verrà la fine” - Matteo 24:14
Se, dunque, in questo tempo sentiamo parlare del Regno di Dio e di ciò che farà, anziché chiuderci pregiudizialmente nello scetticismo, proviamo ad indagare nella Parola di Dio, l’unica fonte di verità (cfr. Salmo 119:160; Giovanni 17:17). Sono in gioco le nostre prospettive di vita e di felicità future.
|
|
|