Gianni's profileMA DOVE STIAMO ANDANDO?PhotosBlogListsMore Tools Help

Blog


    April 26

    GUERNICA. 26 aprile 1937 - 26 aprile 2007

     
    La morte dal cielo: il debutto della nuova guerra
     
    Quel 26 aprile 1937 il bombardamento iniziò con l’arrivo, in varie ondate, dei bombardieri tedeschi della Condor Legion al comando del generale von Richtofen scortati dai caccia italiani dell’”Aviazione Legionaria” inviata da Mussolini. Tremila bombe, una ogni due abitanti, furono scaricate sulla città basca di Guernica.
    L’azione costituì l’esordio sul suolo europeo d’un tipo di guerra che arabi e asiatici avevano già conosciuto sulla loro pelle. Furono proprio gli italiani ad inaugurare questa tattica destinata a rivoluzionare l’arte della guerra. Nel novembre 1911 infatti, durante l’occupazione della Libia, piloti italiani avevano lanciato granate sulla popolazione di Tanguira e Ain Zara, due oasi che si erano distinte nella resistenza all’invasione. Quel bombardamento dal cielo si rivelò un notevole vantaggio strategico: con poco sforzo e nessun rischio l’aviazione aveva spezzato il morale agli arabi.
    Da quel momento l’arte della guerra cambiò radicalmente. Per millenni ogni casta guerriera s’era addestrata a battere sul campo di battaglia l’esercito nemico. D’improvviso lo scopo diventata un altro: rendere intollerabile il conflitto alla popolazione civile fino a costringerla alla resa. Ammazzare civili per piegare la volontà di una nazione divenne, ed è tutt’ora, esattamente lo schema del terrorismo! Guernica fu un anteprima della II Guerra Mondiale. Annunciò l’estensione al continente europeo della “guerra coloniale” e dei suoi metodi, incluso il bombardamento della popolazione civile e lo sterminio.
    Durante la guerra civile spagnola i piloti italiani non si limitarono a fare da scorta ai bombardieri tedeschi ma compirono in proprio stragi di civili. Anche sul fronte basco. Per esempio a Durango. Lì riuscirono a bombardare perfino i fedeli che uscivano dalla messa, circostanza che dimostra come nelle province basche la guerra civile fu anche uno scontro all’interno del cattolicesimo: di qua il basso clero, anti-franchista; di là le gerarchie e i carlisti, pii monarchici schierati con Franco. Quest’ultimi furono gli assassini più spietati d’un conflitto già in se crudelissimo. Non solo per antica tradizione ma soprattutto perché nel corso della guerra la prelatura interpretò la sollevazione franchista come una santa crociata contro le orde di Satana. In sostanza i miliziani furono legittimati a sentirsi guerrieri d’una jihad cristiana.
     
    guernica_pablo_picasso
     
    Nel 1940 nella Parigi occupata osservando il quadro che Picasso dipinse per ricordare quella tragedia, e che divenne poi il simbolo del pacifismo, un ufficiale tedesco chiese all’artista: “L’ha fatto lei?”, “No, l’avete fatto voi”, rispose Picasso.
    Ma il segreto di Guernica è una donna. Fu lei che nel pomeriggio del 1° maggio 1937 scese per strada a comprare Ce Soir e che risalendo le scale dell’atelier di Rue des Grandes Agustins vide la foto in bianco e nero in prima pagina: “Immagine della città di Guernica in fiamme”. L’artista stava conversando con un amico e lei, mettendo tra i due il giornale, gli disse: “Guarda”.
    E’ suo il volto della donna che regge la lampada al centro della tela. Il suo nome Dora Maar: fotografa surrealista, di origine argentina, arrivata a Parigi non ancora ventenne. Un amore misteriosissimo e formidabile l’aveva subito legata all’artista spagnolo. Militante di estrema sinistra, comunicò a Picasso una passione politica che egli non conosceva e che lo portò in seguito a scriversi al partito comunista.
    Picasso non aveva molto chiaro che cosa avrebbe disegnato. Dora gli disse: “Non preoccuparti, l’ispirazione verrà”. Tutti i suoi amici erano partiti per la Spagna, ma lei no, era rimasta vicina all’artista. Per un intero mese restò a casa sua fotografando il dipinto in corso d’opera, immagini che danno la stessa impressione di quelle della torre Eiffel in costruzione: qualcosa che c’è sempre stato  e che semplicemente prima non si vedeva, come se un mago a poco a poco la facesse comparire. L’8 maggio compare la madre col bambino morto, lo stesso triangolo della Pietà di Michelangelo. L’11 il cavallo sventrato e urlante, simbolo del popolo. Il 15 compare il pugno chiuso. Il 4 giugno si accende la lampadina in alto al centro per ricordare che la ragione e la giustizia vengono massacrate dalla guerra. Fatto, fine. In quel dipinto Picasso espresse tutto il suo orrore per la casta militare che precipitò la Spagna in un oceano di sofferenza e di morte. Come in seguito affermò: “La pittura non è fatta per decorare appartamenti, è uno strumento di guerra contro la brutalità e l’oscurantismo”.
     

    "Voi udrete di guerre e di notizie di guerre; guardate di non atterrirvi. Poichè queste cose devono avvenire, ma non è ancora la fine. Poichè sorgerà nazione contro nazione e regno contro regno .... Tutte queste cose sono il principio dei dolori di afflizione." (Matteo 24:6-8)
     
    "Da dove vengono le guerre e da dove vengono le lotte fra voi? Non vengono da questo, cioè dalle vostre brame .... che causano un conflitto? Voi desiderate eppure non avete. Continuate ad assassinare e a concupire e non potete ottenere. Continuate a combattere e a far guerra. Non avete perchè non chiedete. Chiedete e non ricevete, perchè chiedete per uno scopo empio, per spendere nelle vostre brame..." (Giacomo: 4:1-3)
     
    April 22

    LA TERRA. Da madre a figlia di nessuno.

     
    Il 22 aprile si celebra la Giornata Mondiale della Terra in cui “l’uomo fa pace con il Pianeta”, una pace sempre più difficile considerato lo sfruttamento sempre più incosciente dell’ambiente da parte dei suoi abitanti. Potrà perdonarci la Terra per aver rubato il freddo ai ghiacciai, per aver condannato all’estinzione un terzo delle specie animali e vegetali e per aver messo in guai ancora più seri centinaia di milioni di africani, asiatici, sudamericani, gente inguaiatissima già di suo?

    Convivere con la natura era un rapporto di tipo sacrale, una specie di devozione filiale, religiosa. Pensiamo al culto della Grande Madre, di Demetra (la dea greca delle messi che placò la sua ira e continuò a garantire i raccolti patteggiando con Plutone il destino della figlia rapita) e di altre divinità femminili che incarnavano la fecondità della terra. Nel cristianesimo hanno preso le sembianze della Madonna che è venerata sotto diverse denominazioni: la Madonna della quercia, quella del latte, e dà vita a specifici culti celebrati, non a caso, nei passaggi di stagione: dall’inverno alla primavera, dall’estate all’autunno. Ad esempio, a Guardia Sanframondi, nel Beneventano, il 16 agosto si tiene la processione dell’Assunta che richiede sacrifici di sangue, con i battenti incappucciati che si feriscono il petto. E non è l’unica processione di flagellanti nel mondo. Il sangue è l’offerta simbolica della vita per garantire la propria e quella della comunità. Un rito che segna un passaggio di stagione, un momento forte nelle società agricole: ne va la sopravvivenza economica, che a Guardia si regge sul vino. Ad agosto serve la pioggia che garantirà una buona vendemmia. Pensiamo anche a cosa si fa quando si chiude il cantiere di una casa: si fa un pranzo, cioè un sacrificio affinché la costruzione regga. Una volta erano sacrifici umani, poi animali: agnelli, capretti, polli. Il gallo che annuncia il passaggio dalla notte al giorno è un animale psicopompo capace cioè di mediare i rapporti fra i vivi e i morti. A Pagani, nel Salernitano, si celebra ancora la Madonna delle galline.

    Oggi l’uomo è sempre più convinto di essere il padrone della natura. Dall’atteggiamento estatico si è passati a quello predatorio: i nuovi valori sono quelli dello sfruttamento massimo della ricchezza, che giustifica ogni azione senza preoccuparsi del futuro e quando bisogna assumersi delle responsabilità la Terra diventa di nessuno. Diciamo di rispettare l’ambiente ma non rinunciamo a un pieno di benzina o a un elettrodomestico in più. Gli studiosi più pessimisti non hanno dubbi: è troppo tardi per cambiare rotta e quello che vince è il modello Iraq, garantirsi le comodità con le armi.

    La Terra del futuro, secondo alcune previsioni sarà un pianeta sempre più caldo, con meno terre emerse, meno ghiacciai e più deserti e soprattutto con molti meno esseri umani, concentrati nelle poche aree ancora ospitali e costretti a vivere come i trisavoli: niente elettricità, automobili e prodotti industriali. Puro pessimismo? Rimane la speranza che, almeno in extremis, si riesca a evitare la catastrofe. Ma sembra che non ci sia nulla che vada in questa direzione. La decisione Europea di tagliare le emissioni di CO2 del 20% è ben poca cosa se si pensa che per mantenere i livelli attuali di questo gas nell’atmosfera il taglio dovrebbe essere del 70% in tutto il mondo industrializzato.

    Rinuncerà l’uomo allo stile di vita occidentale, al ricorso alla prepotenza e alla violenza per appropriarsi di risorse sempre più rare, come l’acqua o le fonti energetiche?

     

    "Dov'eri tu quando io fondai la terra? Dichiaramelo, se davvero conosci l'intendimento. Chi ne dispose le misure, nel caso che tu lo sappia, o chi stese su di essa la corda per misurare? In che cosa sono stati affondati i suoi piedistalli con incastro, o chi ne pose la pietra angolare, quando le stelle del mattino gridarono gioiosamente insieme, e tutti i figli di Dio emettevano urla d'applauso?" (Giobbe capp. 38 e 39)
     
    April 21

    IL CUORE, CHI PUO' CONOSCERLO? E' più ingannevole di qualsiasi altra cosa ed è avventato.

     
    Che cos’è il cuore? Per molti è solo un piccolo organo sito nel torace che pompa il sangue in tutto il corpo provvedendo ad ogni singola cellula la forza vitale. Ma è un imperdonabile errore considerare il cuore come una semplice pompa carnale o, al massimo, come una semplice figura del linguaggio e non tener conto della parte importante che ha nello spronare, nel dare origine a desideri e affetti. Amore, odio, desiderio (buono o cattivo), preferenza, ambizione, timore, hanno origine dal cuore. Ciò che siamo nel cuore determina in larga misura la nostra personalità. Per questo motivo colui che viene considerato il più autorevole degli apostoli cristiani, S. Pietro, parlò in una delle sue lettere della “persona segreta del cuore…..”

    La scienza moderna sembra supportare con le sue ricerche una simile conclusione. Il Medical World News riguardo a coloro che sono stati sottosti a trapianto di cuore in un articolo intitolato “Che cosa fa il cuore nuovo alla mente?” rileva come queste persone perdendo il loro proprio cuore sono state private delle facoltà edificate in loro col passare degli anni e che contribuivano a renderli quello che erano in quanto a personalità. E riporta diversi esempi tra cui quello di un uomo che dopo il trapianto di cuore decise di essere all’altezza dell’eccellente reputazione dell’importante cittadino locale che l’aveva donato.

    E’ anche interessante osservare che il cuore è uno dei primi organi del corpo a risentire delle condizioni emotive. Si dice che il cuore “salta dalla gioia”; l’improvviso pericolo accelera violentemente i battiti del cuore; il timore fa trepidare il cuore; angoscia e dolore gli causano pena. Dal colmo della gioia e del piacere agli abissi della disperazione e della pena, le sensazioni del cuore si avvertono in tutto il corpo.

    Interdipendenza fra il cuore e la mente. La mente è il centro dell’intelletto o il centro dove si elabora la conoscenza. Raccoglie informazioni, riflette su di esse e, mediante ragionamento e logica, trae conclusioni. Al riguardo è bene specificare una importante differenza della capacità della mente, che può spiegare a volte certi comportamenti o scelte di vita: quando si acquisiscono le informazioni in maniera chiara e armoniosa si può dire che si ha conoscenza di un certo argomento; ma è quando si ha capacità di usare in pratica questa conoscenza, quando si riesce a dare un significato, una utilità e a rendere le cose che si conoscono attuabili, si può dire che si ha sapienza e intendimento. Si potrebbe avere l'una.... ma non le altre!.......

    Pertanto poiché, come detto, il cuore è intimamente associato con gli affetti e i motivi, si può anche affermare che il cuore è ciò sprona la mente e la propria linea di condotta. Si può illustrare questo con un esempio: quasi tutti possiamo acquisire conoscenza di meccanica mediante lo studio e l’applicazione. Ma chi non ha nel suo cuore amore per le cose meccaniche ha pochi incentivi a imparare riguardo ai motori. Tuttavia potrebbe essere un abile musicista o un esperto avvocato perché nel suo cuore ha desiderato farlo come professione, amando tale attività e dedicandosi ad essa.

    Dunque, sebbene siano separati e distinti, c’è una stretta relazione tra il cuore e la mente. Le sensazioni del cuore vengono registrate nel cervello. Lì il cuore influisce sulla mente con i suoi desideri e affetti per pervenire a conclusioni relative ai motivi. In senso inverso la mente può esercitare una forte influenza sul cuore. Le informazioni che mettiamo nella mente, allorché scendono nel cuore, possono modellare, controllare e guidare i motivi, i desideri e gli affetti. Giuste informazioni portano a giuste conclusioni e impressioni; al contrario informazioni sbagliate contribuiscono a formare concetti sbagliati e quindi pregiudizio, odio, timore, superbia, avidità, ostinatezza e altre meschine caratteristiche che mettono radice nel cuore e si rispecchiano nella personalità dell’individuo.

    Com’è il nostro cuore?  Quando soppesiamo i motivi, gli affetti e i desideri riscontriamo che il nostro cuore ci sprona nella giusta direzione? Avere a che fare con il cuore è una cosa complicata. Uno scrittore ha detto: “Il cuore è più ingannevole di qualsiasi altra cosa ed è avventato” La persona ingannevole si caratterizza dalla disposizione a tradire la fiducia o la promessa fatta, è sleale, indegna di fiducia. Non sempre il cuore ascolta la mente: a volte questa fa raccomandazioni logiche, rivolge appelli, esorta energicamente a seguire una certa condotta, ma se nel cuore il desiderio e l’affetto per una certa cosa è diventato forte, il cuore può vincere. La mente ha bisogno di buone ragioni per raccomandare al cuore perché una cosa si deve o non si deve fare.

    Una saggio scrittore di proverbi ha detto: “Quando la sapienza sarà entrata nel tuo cuore e la conoscenza stessa sarà divenuta piacevole alla tua medesima anima, la stessa capacità di pensare veglierà su di te, il discernimento stesso ti salvaguarderà, per liberarti dalla cattiva via”. Dunque è necessario assicurare un continuo flusso di giusti motivi, desideri e affetti dal nostro cuore.

    Per concludere si può dire che appare fondamentale l'ambiente (ovvero la cerchia delle proprie frequentazioni) in cui il cuore e la mente si evolvono dopo la nascita così come diventa poi importante non assumere una tendenza a “lasciar correre” o a essere indulgenti sulle attitudini ambientali acquisite perché altrimenti col tempo ciò che è anormale può diventare normale. Quello che conta non mai è ciò che appare ma la persona che siamo realmente dentro!
     
    April 16

    UN POPOLO DI SANTI PATRONI. Una pratica devozionale che sconfina di frequente sul terreno politico e sociale.

     
    Mediatori tra cielo e terra, garanti delle fortune municipali
    (da una recensione di Michele Serra a I Santi patroni  di Marino Nicola - Soc. Ed. Il Mulino)
     
    Al dibattito, oggi alquanto infuocato, sullo straripante peso politico della religione cattolica in un Paese che si ritiene secolarizzato ma nel suo profondo, nelle sue viscere sociali e sentimentali, è fortemente segnato da credenze e appartenenze, si aggiunge questo viaggio nel “municipalismo sacralizzato”, tratto determinante dell’identità nazionale e, al tempo stesso, impedimento dell’affermarsi di un comune sentire statale ed elemento fondante delle singole, molteplici culture cittadine. Una specie di federalismo religioso.
    Quanto la commistione tra profilo religioso e profilo politico-municipale sia inestricabile basti pensare, ad esempio, come la gestione del culto di S. Gennaro a Napoli sia affidata ad una vera e propria joint venture tra la Diocesi, il Comune e la Repubblica Italiana, il cui Presidente nomina i membri della “deputazione laica”, presieduta dal Sindaco, alla quale è affidata la famosissima ampolla con il sangue rappreso del santo.
     
    Questo istituto del Patronato ha preso forza nei tempi moderni in virtù della massiccia emigrazione di milioni di italiani in giro per il mondo. Il ritorno al paese per la festa patronale, infatti, è la più solenne e imperdibile delle occasioni per rinnovare il vincolo con le radici, con la famiglia, con la comunità di origine. Non esiste ricorrenza “di Stato” (né 25 aprile, né 2 giugno), per quanto politicamente “alta”, che possa lontanamente competere con la festa patronale come richiamo in patria degli italiani all’estero.
    La genesi e la pratica del culto dei santi non sono altro che il remake dei riti dell’antichità che si fondano sul dolore fisico come “prova” di santità, di eroismo nella fede. Il potere taumaturgico di Padre Pio è comprovato, come nell’antichità, dalla sua resistenza al dolore e alle piaghe che, in mancanza del martirio, il frate di Pietrelcina si infliggeva da solo fustigandosi. Suggestive anche celebri copertine del Corriere della Sera che nel dopoguerra ripetevano, in versione laica, la stessa iconografia degli ex-voto, con raffigurazioni di atti salvifici….. salvataggi “miracolosi” con vigorosi militi (soprattutto carabinieri) al posto dei santi, come nel caso di Salvo D’Acquisto che offrì la propria vita in cambio di quella degli ostaggi dei nazisti. L’epica popolare è “fedele nei secoli” (come il motto dei carabinieri) e ripete la lettura soprannaturale, miracolosa del gesto salvifico, del sacrificio altruista, come in tante figure di santi-eroi dell’antichità, che sono la trasfigurazione cristiana degli eroi e dei semidei dei pagani che affrontavano il pericolo per soccombere la propria comunità.
     
    Questa antropizzazione del divino, che parte dalla figura del Dio-Uomo, trova nei santi (protettori e patroni) una “specializzazione” formidabile. Ogni comunità ha a disposizione una incarnazione locale del sovrannaturale. Questa identificazione di intere comunità nel “proprio” santo ha quasi “scalzato” dalla fede popolare quella divinità suprema, ma troppo universale, che è Dio. Perfino la sua raffigurazione più umana, quella di Cristo, è assai meno nominata e invocata, nell’Italia popolare e cattolica, rispetto ai santi e, soprattutto, rispetto a quella santa per antonomasia che è S. Maria, vergine e madre di Cristo. Perfetta sintesi, assolutamente geniale, delle due “nature sacre” che le culture greco-romana e precristiane riconoscevano alla donna: la verginità e la purezza da un lato, la fecondità e la maternità dall’altro. La ricca casistica delle dee-madri e delle dee-vergini precristiane si ricompone nel mito della Madre Sacra eletta divinità di incomparabile popolarità con una saldatura invincibile tra fedi arcaiche e pagane e culto cristiano.
    E’ quasi veemente la carnalità del cattolicesimo popolare per la presenza sempre incombente del sangue, delle ossa, insomma del corpo come solo vero presidio e garanzia della vita, antidoto alla morte. Una religiosità quasi a-spirituale, fondata su un rapporto robustamente contrattuale con la divinità: fortuna e salute in cambio di devozione. Se Dio è lontano, il santo è vicino, è di casa, è il mediatore ideale, un poco come il parente importante che va a Roma a trattare direttamente con il potere, ed è a lui che ci si raccomanda.
     
    Il cattolicesimo popolare appare dunque come una forma di devozione politeista e quasi atea, non necessitando per i propri culti e per la conferma identitaria, di un vero e proprio Dio universale. Il soprannaturale, grazie ai santi, ha un nome, un corpo, spesso una storia certificata, ed è saldamente posseduto da quella fortunata comunità che custodisce la teca, l'ampolla, il brandello mummificato dell'eroe (patrono e padrino) che ha saputo mediare con successo tra il cielo e la terra.
    Il santo patrono non è solo il leader riconosciuto, ma è conclamatamene super-partes, che non conosce differenza tra destra e sinistra e non ha bisogno di campagna elettorale. Se i vescovi italiani hanno tanta familiarità con la politica è perché i santi, da sempre, fanno politica, sono politica: in parecchie zone d’Italia, la sola “cosa pubblica” riconosciuta e rispettata sono proprio loro.
     

    "A chi mi somiglierete o mi uguaglierete o mi paragonerete ....? Ci sono quelli che traggono a profusione l'oro dalla borsa e .... pesano l'argento. Assumono un lavoratore di metalli ed egli ne fa un dio. Si prostrano, si, si inchinano. Lo portano sulla spalla, lo sostengono e lo depositano nel luogo perchè stia fermo. Dal suo luogo in cui stà in piedi non si muove. Uno perfino grida a lui, ma esso non risponde; non lo salva dalla sua angustia".  (Isaia 46:5-7)
     
    "C'è uno la cui occupazione è di tagliare cedri .... Ne prende dunque una parte per scaldarsi. Infatti accende il fuoco ed effettivamente cuoce il pane. Lavora anche davanti a un dio a cui possa inchinarsi .... Ne brucia in effetti una metà nel fuoco. Su metà d'esso arrostisce bene la carne che mangia e si sazia. Inoltre si scalda ... Ma di ciò che rimane fa realmente un dio stesso, la sua immagine scolpita. Si prostra davanti ad essa e si inchina e la prega e dice: "liberami, poichè tu sei il mio dio". Non hanno conosciuto, nè capiscono, perchè sono stati impiastricciati i loro occhi affinchè non vedano, il loro cuore affinchè non abbiano perspicacia". (Isaia 44:14-20)
     
    April 15

    I PIAGNONI BENESTANTI - Tu che ne pensi?

     
    Questo Paese dove piange chi sta bene
    (di Curzio Maltese - Il Venerdi di Repubblica - 14/04/2007)
     
    Una regola del vivere italiano, e forse non soltanto nostro, è che soltanto i ricchi e i privilegiati si lamentano.... I giovani di oggi, con un potere di acquisto più basso dei coetanei spagnoli, greci e portoghesi, confinati in una riserva indiana, sono docilmente rassegnati al precariato a vita. Se si ribellano, come gli studenti della Sapienza alla visita di Bertinotti, lo scandalo s'accompagna alla sorpresa: ma come, perchè protestano?
    Girando l'Italia ci si rende conto che è impossibile scrivere bene del bene e male del male, senza suscitare paradossali proteste.
    Guai a scrivere che l'Umbria è una terra felice, come appare ai visitatori di mezzo mondo. Arrivano proteste di perugini che lamentano la disoccupazione giovanile (5%), denunciano la tragedia del buco in bilancio del Comune (13 ml., già ripianati), descrivono lo scempio delle scale mobili e del futuro minimetrò e la tristezza di vivere sotto l'oppressione della "mafia rossa".
    In compenso se racconti il fallimento del Comune di Taranto (550 ml. di buco), l'inquinamento dell'ILVA che esala il 10% di biossido di carbonio d'Europa, oppure la disoccupazione giovanile a Messina o il potere della mafia (vera) a Reggio Calabria, i locali si amareggiano: ma come, non hai visto il nostro lungomare, quanto è bello?
     
    Da vent'anni trionfa sui media una questione settentrionale in buona parte immaginaria, ma ottimo trampolino di lancio per le fortune politiche di qualche demagogo. Intanto la questione meridionale marcisce nella totale indifferenza.
    Colpisce la verità di un famoso luogo comune, per cui gli italiani conoscono pochissimo l'Italia.
    I romagnoli sono i migliori clienti delle agenzie di viaggio specializzate nel turismo d'avventura ai quattro angoli del mondo, ma non ne trovi uno che si sia mai avventurato in un viaggio in treno sotto Napoli. Eppure questa è la vera avventura.
    Convivono all'interno dello stesso Paese, a volte nella stessa regione o provincia, mondi più separati dei continenti. Addirittura all'interno delle città, con un unico punto comune a tutti. Il diritto di lagnarsi, il cahier de dolèances, è saldamente detenuto nelle mani delle classi dirigenti. Gli altri, i poveri, gli emarginati, sono ormai troppo depressi per ribellarsi. A Parigi hanno avuto la rivolta delle banlieue, a Milano il corteo dei borghesi del centro contro le periferie, guidato dal sindaco Moratti.
    Perchè stupirsi se da vent'anni l'uomo più ricco e privilegiato d'Italia è anche quello che fa più la vittima, fra gli applausi entusiasti dei concittadini?