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    April 26

    LA GRANDE PROSTITUTA

     
     
    Babilonia la Grande
     

    “Allora uno dei sette angeli che hanno le sette coppe mi si avvicinò e parlò con me: «Vieni, ti farò vedere la condanna della grande prostituta che siede presso le grandi acque. Con lei si sono prostituiti i re della terra e gli abitanti della terra si sono inebriati del vino della sua prostituzione». L'angelo mi trasportò in spirito nel deserto. Là vidi una donna seduta sopra una bestia scarlatta, coperta di nomi blasfemi, con sette teste e dieci corna. La donna era ammantata di porpora e di scarlatto, adorna d'oro, di pietre preziose e di perle, teneva in mano una coppa d'oro, colma degli abomini e delle immondezze della sua prostituzione. Sulla fronte aveva scritto un nome misterioso: «Babilonia la Grande, la madre delle prostitute e degli abomini della terra». E vidi che quella donna era ebbra del sangue dei santi e del sangue dei martiri di Gesù”

    Apocalisse 17:1-6

     
    Grande prostituta”! Perché questo titolo così infamante? A chi si riferisce?
    Il cristianesimo apostata ha identificato questa simbolica meretrice con l’antica Roma. Ma Roma era una potenza politica, quella dominante al tempo di questa visione. Di questa prostituta invece è detto che con lei “si sono prostituiti i re della terra”, compresi evidentemente i re di Roma. Inoltre viene detto che dopo la sua distruzione “i re della terra” fanno cordoglio per la sua scomparsa
    (cfr. Apocalisse 18:9,10). Perciò non può trattarsi di una potenza politica.
    Per di più, dato che la sua scomparsa viene pianta anche dai “mercanti” del mondo, essa non può rappresentare neanche l’alta finanza (cfr. Apocalisse 18:15,16).
    Si legge, però, che “tutte le genti sono state sedotte dalle sue malìe (o magie - VR)” (Apocalisse 18:23). Questo mostra chiaramente che la grande prostituta è un’entità religiosa, perché le pratiche magiche sono sempre state connesse a sistemi religiosi.
    Il fatto che svia “tutte le genti (o tutte le nazioni - VR)” ci fa comprendere che non si riferisce ad una singola entità religiosa ma a qualcosa di molto più grande, presente in tutta la terra: un sistema mondiale religioso, ovvero tutto il complesso della falsa religione che viene professata in ogni parte della terra sotto il controllo di Satana il Diavolo.
    Simboleggia, cioè, tutte le religioni del mondo che, in un modo o nell’altro, hanno fatto compromesso con gli elementi politici ed economici al potere nel corso della storia.
    Il suo nome, “Babilonia la Grande”, anche ci aiuta a identificarla (Apocalisse 17:5).
    L’antica Babilonia (o Babele, che significa “confusione”) fu fondata da Nimrod (definito nella Bibbia “potente cacciatore in opposizione a Dio” – Genesi 10:9) nel III millennio a.C. e raggiunse l’apice della sua grandezza ai giorni del re Nabucodonosor.
    Era uno stato politico con una forte connotazione religiosa; nel suo territorio c’erano più di mille templi e cappelle (cfr. The Bible As History di Werner Keller) con un sacerdozio potentissimo.
    Nella religione babilonese si distinguevano triadi di dèi. I luoghi di culto erano pieni di immagini. Una enciclopedia afferma che sacerdoti e fedeli “prodigavano attenzioni alle loro immagini sacre, considerando le statue come intermediari fra loro e gli dèi. Le statue venivano coperte di vesti costose, ornate di collane, braccialetti e anelli; giacevano su letti sontuosi e venivano portate in processione sulla terraferma a piedi e su carri e sull’acqua su imbarcazioni private” (Las Grandes Religiones Ilustradas: Asirio-Babilónica, Volume 20, Mateu-Rizzoli).
    I babilonesi, inoltre, credevano che la morte fosse solo un passaggio a un altro tipo di vita. I sacerdoti babilonesi insegnavano che l’uomo avesse un’anima immortale e sfruttavano la paura che dopo la morte l’anima potesse essere torturata eternamente per tenere sotto il loro giogo le persone.
    Quella religione includeva anche pratiche come astrologia, divinazione, magia e stregoneria, mediante cui le persone cercavano una guida soprannaturale per arricchirsi e influire sugli altri.
    Tutte queste caratteristiche le ritroviamo nella religione moderna in ogni parte della terra a conferma che “Babilonia la Grande” è un appropriato simbolo dell’impero mondiale della falsa religione, un impero che appartiene a Satana.
    La sua componente principale è il “cristianesimo” apostata, cattolico e protestante, nato dal connubio fra antichi insegnamenti babilonici con credi e formalismi attinti non dalla Bibbia e insegnati da uomini ipocriti e menzogneri elevatisi come una casta privilegiata e potente al di sopra della comunità dei fedeli (cfr. 2Tessalinicesi 2:3,4,8-12).
     
    Perché una prostituta?
    Perché la falsa religione ha amato immischiarsi nella politica di questo mondo e influire sul corso della politica a proprio beneficio.
    Ai governanti o re politici che si “divertono” con lei, dà soddisfazione religiosa per farli sentire a proprio agio nella loro condotta.
    Prega che il Cielo benedica i loro progetti egoistici e ambiziosi; ne benedice i conflitti per la supremazia politica o commerciale o militare; fa loro sentire che abbiano l’approvazione del Cielo e facciano la volontà divina.
    La storia è piena di esempi che dimostrano come essa ha mercanteggiato la sua influenza e si è intromessa nelle sfere del potere.
    Vediamone solo alcuni:
    Nell’800 Papa Leone III, “deciso a consacrare Carlo imperatore” dell’impero romano d’Occidente, lo incoronò in San Pietro durante la messa di Natale. In che modo Carlo Magno ripagò quel rappresentante della prostituta religiosa? “Carlo … ribadì, nella basilica di San Pietro, la promessa di suo padre di trasferire al dominio del papato vaste aree dell’Italia. Nella sua religiosità politicizzata, l’impero e la chiesa acquisirono un’unità istituzionale e spirituale” (New Encyclopædia Britannica).
    Thomas Wolsey, cardinale inglese (1475-1530). Nel dicembre del 1515 divenne Lord Cancelliere d’Inghilterra e “usò i suoi ampi poteri secolari ed ecclesiastici per accumulare una ricchezza seconda solo a quella del re” (ibid).
    Il Duca di Richelieu, cardinale francese (1585-1642). Esercitò grande potere in Francia e si accumulò anche una ricchezza “smoderata persino secondo i canoni dell’epoca” (ibid).
    Giulio Mazzarino, cardinale italiano (1602-61). Fu anche lui primo ministro di Francia durante la reggenza di Luigi XIV. “I nemici di Mazzarino lo biasimavano per la sua avidità. Aveva accumulato cariche e benefìci e a volte aveva mischiato i proventi del re con i propri” (ibid).
    Esaminiamo, in tempi più recenti, i retroscena dell’ascesa al potere di Hitler in Germania. Franz von Papen, cavaliere del papa, che sognava un nuovo Sacro Romano Impero, attraverso abili intrighi fece in modo che il 30 gennaio 1933 Hitler divenisse cancelliere della Germania. Egli stesso fu nominato vice-cancelliere e venne impiegato da Hitler per ottenere l’appoggio dei settori cattolici della Germania. Così il 20 luglio 1933, in qualità di rappresentante di Hitler, firmò un concordato fra il Vaticano e la Germania nazista.
    Per il Vaticano firmò il cardinale Pacelli (il futuro Papa Pio XII) che, per l’occasione, conferì a von Papen l’alta onorificenza pontificia della Gran Croce dell’Ordine Piano.
    Al riguardo Tibor Koeves, nel suo libro Satan in Top Hat, scrisse: “Il Concordato fu una grande vittoria per Hitler. Gli diede il primo sostegno morale che avesse ricevuto dal mondo esterno, e questo dalla fonte più autorevole”.
    La Chiesa Cattolica e il suo esercito di ecclesiastici appoggiarono attivamente o tacitamente la tirannide nazista, da essi considerata un baluardo contro il dilagare del comunismo mondiale. Tranquillamente chiuso in Vaticano, Papa Pio XII lasciò che l’Olocausto degli ebrei e le crudeli persecuzioni contro altri sfortunati proseguissero senza critiche.
    Franz von Papen fu tra i nazisti processati come criminali di guerra a Norimberga ma nel 1959 fu nominato cameriere privato del Papa.
    Paradossalmente, Papa Giovanni Paolo II, visitando la Germania nel maggio 1987, esaltò l’atteggiamento antinazista di un sacerdote sincero (Massimiliano Kolbe). Cosa facevano invece le altre migliaia di ecclesiastici tedeschi durante il regno del terrore instaurato da Hitler? A questo riguardo una lettera pastorale pubblicata dai vescovi cattolici tedeschi nel settembre 1939, allo scoppio della seconda guerra mondiale, è illuminante. Essa dice in parte: “In quest’ora decisiva incoraggiamo ed esortiamo i nostri soldati cattolici, in obbedienza al Führer, a compiere il loro dovere e ad essere pronti a sacrificare tutto di se stessi. Esortiamo i fedeli a unirsi in una ardente preghiera affinché la Provvidenza divina conduca questa guerra ad una fine benedetta” (I nazisti e la Chiesa, di Guenter Lewy).
    Le chiese protestanti non sono state da meno. Le maggiori chiese protestanti hanno preso parte attiva ai sistemi politici di questo mondo, essendo alcune di esse perfino “religioni di stato”.
    “È possibile parlare dell’apporto del protestantesimo al nazionalismo moderno … Tutti, tranne i radicali, avevano la tendenza a esaltare la lealtà allo stato esistente, e spesso i protestanti hanno provveduto la base ideologica per ciascun nuovo stato mentre diveniva consapevole della propria esistenza, com’è avvenuto nel caso della Prussia o degli Stati Uniti” (New Encyclopædia Britannica).
    Anche il clero protestante ha spinto milioni di giovani sui campi di battaglia della prima e della seconda guerra mondiale.
    Il defunto Harry Emerson Fosdick, noto ecclesiastico protestante, che sostenne attivamente lo sforzo bellico, in seguito ammise: “Perfino nelle nostre chiese abbiamo messo le bandiere di battaglia … Con un angolo della bocca abbiamo onorato il Principe della pace e con l’altro abbiamo glorificato la guerra”.
    Sacerdoti e altri ecclesiastici del “cristianesimo” apostata, nel corso di funzioni religiose, hanno innalzato preghiere per gli eserciti in lotta e hanno prestato servizio come cappellani militari nell’esercito, nella marina e nell’aviazione.
    Questo destreggiarsi della diplomazia ecclesiastica, cattolica e protestante, illustra il tipo di meretricio praticato negli scorsi 4.000 anni dalla religione nel corteggiare lo Stato politico per acquistare potere e vantaggi. Questi rapporti fra religione e politica sono stati causa di guerre, persecuzioni e sventure su vasta scala per il genere umano.
     
    Babilonia 020
     

    “Con lei si sono prostituiti i re della terra e gli abitanti della terra si sono inebriati del vino della sua prostituzione

     
    Ancor oggi la falsa religione accumula ricchezze e cerca di influenzare e, se possibile, controllare gli elementi politici.
    Un esempio notevole è l’Opus Dei, un’organizzazione cattolica con finalità non apertamente dichiarate che gode del favore del Papa e che, secondo lo scrittore Lawrence Lader, è “interamente votata all’anticomunismo e alla politica di destra”.
    La sua tattica consiste nel prendere il fior fiore dei giovani intellettuali cattolici attraverso i suoi istituti di istruzione superiore e le sue università per poi far mettere i suoi uomini in posizioni preminenti e di responsabilità nel governo, nel mondo della finanza e nei mass-media. L’Opus Dei ha conosciuto un periodo d’oro in Spagna sotto il dittatore cattolico fascista Franco, quando ci fu un momento in cui 10 dei suoi 19 ministri erano affiliati a quest’organizzazione elitaria.
    Negli Stati Uniti gli evangelizzatori televisivi sono famosi per le ricchezze che ostentano e per il loro stile di vita lussuoso.
    Alcuni ecclesiastici protestanti si sono anche proposti con orgoglio sulla scena politica, aspirando persino alla presidenza della nazione.
    Faccio particolare riferimento alle chiese cosiddette “cristiane” perché vivo in una nazione dove la stragrande maggioranza delle persone si dichiara “cristiana” e appoggia queste chiese.
    Ma non sono esenti da colpe, ad esempio, l’ebraismo che rifiutò Dio come re chiedendo un re umano e rappresentato da uno stato politico impegnato in guerre di conquista. L’islamismo fondamentalista e sanguinario i cui Ayatollah sono spesso alla guida politica delle nazioni dove esso domina. Lo scintoismo per il sadico fanatismo inculcato nell’esercito giapponese durante la seconda guerra mondiale. L’induismo legato a pratiche spiritiche e alla divisione di casta, causa di continui omicidi e umiliazioni tra la popolazione.
    Non c’è alcun dubbio che, anche se la vecchia prostituta è oggi un po’ decaduta, in un modo o nell’altro le piacciono ancora il lusso e i simboli del potere, e cerca di spadroneggiare.
    Per descrivere tutto ciò che la falsa religione, incluso il “cristianesimo” apostata, che ne costituisce la “punta di diamante”, ha fatto nel corso della storia per stabilire, rafforzare, accrescere la sua influenza, il suo potere, la sua ricchezza attraverso le alleanze e il sostegno alla politica umana davvero non basterebbero le biblioteche di tutto il mondo.
    Analizzando il suo operato non possono non venirci in mente le parole del discepolo Giacomo che scrisse:
    O gente adultera, non sapete che l'amicizia del mondo è inimicizia verso Dio? Chi dunque vuol essere amico del mondo si rende nemico di Dio” (Giacomo 4:4).
    La falsa religione è la dichiarata “grande prostitutanemica di Dio! Non a caso nella visione dell’Apocalisse essa è descritta come ebbra del sangue dei santi e del sangue dei martiri di Gesù” e del “sangue di tutti quelli che sono stati uccisi sulla terra (Apocalisse 17:6 e 18:24). Basta ricordare cosa ha fatto nel corso della storia a tutti coloro che amavano la verità insegnata da Cristo e la cercavano nella Parola di Dio, quando li torturava, li gettava a marcire in prigione, li mandava al rogo, confiscando e appropriandosi dei loro beni.
     
    Questo connubio della falsa religione con la politica sembra un puntello qualificante e indistruttibile della società umana e destinato a tracciare a tempo indefinito le linee guida delle coscienze, della condotta “morale” e della “deontologia” del genere umano.
    Ma sorprendentemente la profezia di Apocalisse, dopo averla smascherata, dice:
     
    Le dieci corna che hai viste e la bestia odieranno la prostituta, la spoglieranno e la lasceranno nuda, ne mangeranno le carni e la consumeranno con il fuoco. Infatti Dio ha messo nei loro cuori di eseguire il suo disegno che è di dare, di comune accordo, il loro regno alla bestia fino a che le parole di Dio siano adempiute
    (Apocalisse 17:16,17)
     
     
    Cosa significa questo?
    Come illustrato nel mio precedente post, quelle dieci corna coronate poste sulle sette teste della bestia selvaggia descritta in Apocalisse 13:1 rappresentano tutti i governi della terra o l’intero sistema politico umano, la cui “immagine” è raffigurata da un’altra bestia selvaggia di colore scarlatto, che rappresenta oggi l’Organizzazione delle Nazioni Unite (cfr. Apocalisse 17:3).
    Secondo la visione profetica dell’apostolo Giovanni ad un certo punto della storia Dio spingerà gli avvenimenti in modo tale che le nazioni della terra, sotto il peso delle crescenti difficoltà, si renderanno conto che la falsa religione non è loro di nessuna utilità e contribuisce, con le sue continue ingerenze, ad accrescere i problemi per la razza umana. Perciò le si rivolteranno contro e “la spoglieranno e la lasceranno nuda, ne mangeranno le carni e la consumeranno con il fuoco”, cioé la spazzeranno via dalla faccia della terra!
     
    Babilonia 021
     
     

    Tale interpretazione può sembrare a molti sostenitori della falsa religione una pura follia o semplicemente risibile perché questa istituzione, che dice in cuor suo: «sono regina, non sono vedova e non vedrò mai lutto»" (Apocalisse 18:7), si sente ed è vista sempre forte e influente grazie alle sue relazioni politiche, al prestigio e alla ricchezza accumulati in tanti secoli di attività.

    Tuttavia la visione profetica dice che “in uno stesso giorno verranno i suoi flagelli: morte, lutto e fame, e sarà consumata dal fuoco” e “in un'ora sola fu ridotta a un deserto” (Apocalisse 18:8,19). La sua distruzione giungerà improvvisa e di sorpresa per i miliardi dei suoi “fedeli” sostenitori.

    Sarà uno degli avvenimenti più inaspettati e catastrofici della storia. Sin dalla comparsa dell’antica Babilonia, le false religioni hanno esercitato un’enorme influenza sull’umanità attraverso i loro capi e sostenitori, quegli ipocriti a cui “piace essere ammirati dagli uomini … allungano le frange delle loro vesti … amano posti d'onore nei conviti, i primi seggi nelle sinagoghe e i saluti nelle piazze, come anche sentirsi chiamare … "padre" … e  che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini (guardatevi, a proposito, il video della visita del Papa Benedetto XVI a Ground Zero a New York) … e nel pregare … usano inutili ripetizioni … perché essi pensano di essere esauditi per il gran numero delle loro parole” (Matteo 6:5-8; 23:5-10); attraverso le loro dottrine, le loro tradizioni e le loro pratiche, quali la trinità, l’immortalità dell’anima e la vita dopo la morte, l’uso di immagini nell’adorazione e la venerazione dei santi e delle reliquie, l’uso di simboli pagani come la croce, e tante altre contrarie agli insegnamenti contenuti nella Parola di Dio; attraverso i loro numerosi e imponenti edifici per il culto e le loro pompose cerimonie e le loro incredibili ricchezze. La loro scomparsa non passerà certo inosservata.

     

    Risuona quindi nella mia mente l’avvertimento e l’invito della visione profetica:

     

    Uscite da essa, o popolo mio, affinché non siate complici dei suoi peccati e non siate coinvolti nei suoi castighi perché i suoi peccati si sono accumulati fino al cielo e Dio si è ricordato delle sue iniquità”.

    Apocalisse 18:4,5

     

    Come pensate che si possa mettere in pratica questo invito?

     

    April 18

    E' L'ONU LA VERA SPERANZA DEL GENERE UMANO?

     

    Verso la fine della I guerra mondiale, l’allora primo ministro britannico David Lloyd Gorge propose per primo di radunare a Parigi i principali statisti alleati al fine di formulare un progetto per istituire un’associazione di nazioni che assicurasse la pace sulla terra.

    Così, all’inizio del 1919, si tenne a Parigi la Conferenza della Pace e in quella circostanza Teodore Woodrow Wilson, presidente degli Stati Uniti d’America alleati della Gran Bretagna nella prima guerra mondiale, riuscì a far accettare il Patto della Lega delle Nazioni, elaborato dal premier britannico, come parte del proposto trattato di pace.

    Con questo atto, di fatto, si diede il via alla Società o Lega delle Nazioni, un organizzazione internazionale che aveva tra i suoi scopi il controllo degli armamenti internazionali, l'incentivo del benessere e della qualità della vita nel pianeta, la prevenzione delle guerre e la gestione diplomatica dei conflitti fra stati.

    Questa nuova organizzazione tenne la sua prima conferenza il 10 gennaio 1920 a Londra. In seguito la sede fu spostata a Ginevra, in Svizzera, dove, con una rappresentanza di 41 nazioni, il 15 novembre di quello stesso anno si svolse la sua prima Assemblea Generale.

    L’adesione delle nazioni alla Lega raggiunse il suo picco nel 1934 con 58 Stati. In effetti però complessivamente ne fecero parte 63 nazioni, alcune delle quali, per diversi motivi (per esempio l’Italia, la Germania e il Giappone che si ritirarono e l’Unione Sovietica che fu espulsa) poi vennero meno.

    Come reagirono le varie organizzazioni religiose a quell’avvenimento?

    Il New York Times del 2 gennaio 1919 pubblicò questo titolo: “Il Papa spera nella creazione di una Lega delle Nazioni”. E nel primo paragrafo dell’articolo si leggeva: “Nel messaggio di Capodanno all’America, . . . Papa Benedetto (XV) ha espresso la speranza che la conferenza per la pace possa avere come risultato un nuovo ordine mondiale, con una Lega delle Nazioni”. In seguito però, a motivo delle sue apparenti relazioni con gli Alleati teutonici durante la I guerra mondiale, al Papa “non fu permesso d’intervenire con l’azione diplomatica riguardo alla pace o a questioni derivanti dalla guerra” (The Encyclopedia Americana, edizione del 1929, Volume 17, pagine 632, 633).

    Il Consiglio Federale delle Chiese di Cristo in America (un associazione protestante) inneggiò prontamente alla nascita di quell’organismo inviando un messaggio al presidente Wilson, impegnato con la Conferenza della Pace, col quale si affermava che: “… tale Lega non è un semplice espediente politico; è piuttosto l’espressione politica del Regno di Dio sulla terra … La Chiesa può dare uno spirito di buona volontà, senza il quale nessuna Lega delle Nazioni può durare … La Lega delle Nazioni è radicata nel Vangelo. Come il Vangelo, il suo obiettivo è ‘pace in terra, buona volontà verso gli uomini’”.

    Ma i dichiarati fini di stabilizzazione internazionale e di pace della Lega delle Nazioni vennero meno in più occasioni: il conflitto cino-giapponese (1931), l'impresa etiopica italiana (1935), l'aggressione nazista alla Cecoslovacchia (1938) e l'espansione tedesca all'origine della seconda guerra mondiale (1938-1939).

    Con lo scoppio della II guerra mondiale la Lega delle Nazioni fallì completamente il suo scopo e venne definitivamente affossata.

     

                                               ONU 1

     

    Il 26 giugno 1945 nella Conferenza di San Francisco (USA) 50 nazioni firmarono l’accordo per approvare lo Statuto delle Nazioni Unite (ONU). Anche questa organizzazione doveva “mantenere la pace e la sicurezza internazionale”.

    C’erano molte somiglianze fra la Lega delle Nazioni e l’ONU. Un’enciclopedia afferma: “Sotto alcuni aspetti l’ONU assomiglia alla Lega delle Nazioni … Molti dei paesi fondatori dell’ONU sono gli stessi che fondarono la Lega. Come la Lega, l’ONU fu istituita per contribuire al mantenimento della pace fra le nazioni. Gli organi principali dell’ONU sono molto simili a quelli della Lega” (The World Book Encyclopedia).

    Di nuovo questa organizzazione ebbe il pieno appoggio del clero religioso, specialmente di quello delle chiese cosiddette “cristiane”.

    Come riferisce la scrittrice Cornelia Meigs nel suo libro The Great Design: Men and events in the United Nations from 1945 to 1963, “fu celebrata nella cattedrale di Washington una fastosa e solenne funzione, per chiedere l’aiuto di Dio nella nuova impresa … Fatto degno di nota fu che nei discorsi di apertura e di chiusura della Conferenza stessa molti dei principali oratori invocarono l’aiuto di Dio su quanto si accingevano a fare”.

    Questa volta, perciò, anche la Chiesa Cattolica potè liberamente dichiarare il suo pieno appoggio all’ONU.

    Nel 1963, nella sua enciclica “Pacem in terris” il papa Giovanni XXIII scrisse: “È nostro vivo desiderio che l’Organizzazione delle Nazioni Unite — nella sua struttura e nei suoi mezzi — divenga sempre più pari alla grandezza e alla nobiltà dei suoi compiti, e che venga il giorno in cui ogni essere umano vi trovi un’effettiva salvaguardia per i diritti che derivano direttamente dalla sua dignità quale persona, e che sono perciò diritti universali, inviolabili e inalienabili … Affinché la società umana possa riflettere il più fedelmente possibile il Regno di Dio

    Successivamente ben tre papi di Roma (Paolo VI nel 1965, Giovanni Paolo II, per due volte nel 1979 e 1995, e ora Benedetto XVI) hanno parlato all’Assemblea Generale dell’ONU.

    Paolo VI il 4 ottobre 1965 descrisse l’ONU come “l’ultima speranza di concordia e di pace”, mentre Giovanni Paolo II nel suo discorso del 5 ottobre 1995 per il 50° anniversario della fondazione, dichiarò: “Oggi celebriamo la Buona Novella del Regno di Dio … Di fronte a queste enormi sfide, come non riconoscere il ruolo che spetta all’Organizzazione delle Nazioni Unite?”.

    Al momento attuale gli stati membri dell’ONU sono molti di più dei 63 della Lega, sono infatti 192; rispetto al suo predecessore, l’ONU si è anche assunta maggiori responsabilità, ma non è riuscita ad assicurare vera pace e sicurezza. Infatti, anche se una terza guerra mondiale non è ancora scoppiata, sono state combattute molte terribili guerre e milioni di persone ne hanno subìto le conseguenze. Vengono in mente le guerre di Corea (1950-53), del Medio Oriente (1948-49, 1967 e 1973), quelle di Indocina-Vietnam (1945-54 e 1959-75), l’invasione russa dell’Afganistan e la guerra ancora in atto in quel paese, la guerra nei Balcani e le due guerre del Golfo, solo per citarne alcune.

    Per gran parte del XX secolo la pace mondiale è stata mantenuta non tanto per l’azione di questa organizzazione ma solo dalla minaccia della reciproca distruzione.

     

    Viene, quindi, naturale chiedersi: Perché, nonostante tutte le buone intenzioni dichiarate e gli sforzi fatti, nonché l’appoggio e le preghiere dei capi religiosi, la Lega delle Nazioni e, successivamente, l’ONU non sono state capaci di prevenire tutte queste guerre?

     

                                                                  ONU 2

     

    In breve quella sopra riportata è la storia dell’ONU dove il Papa Benedetto XVI ha, oggi, ancora dichiarato: “La mia presenza in questa Assemblea è un segno di stima per le Nazioni Unite ed è intesa quale espressione della speranza che l'organizzazione possa servire sempre più come segno di unità fra Stati e quale strumento di servizio per tutta l'umana famiglia”.

     

    Di fronte a tali avvenimenti, che hanno visto questa organizzazione politica internazionale prima sorgere (nel 1919), poi cadere (nel 1939) e quindi risorgere (nel 1945), un attento studioso delle Sacre Scritture non può fare a meno di ricordare una importante visione contenuta nel libro biblico di Apocalisse.

    Al capitolo 17 si legge infatti:

    “… e vidi una donna seduta sopra una bestia di colore scarlatto, piena di nomi di bestemmia, e che aveva sette teste e dieci corna La bestia che hai visto era ma non è più, salirà dall'Abisso, ma per andare in perdizione. E gli abitanti della terra, il cui nome non è scritto nel libro della vita fin dalla fondazione del mondo, stupiranno al vedere che la bestia era e non è più, ma riapparirà. Qui ci vuole una mente che abbia saggezza. Le sette teste sono i sette colli sui quali è seduta la donna; e sono anche sette re. I primi cinque sono caduti, ne resta uno ancora in vita, l'altro non è ancora venuto e quando sarà venuto, dovrà rimanere per poco. Quanto alla bestia che era e non è più, è ad un tempo l'ottavo re e uno dei sette, ma va in perdizione (Apocalisse 17:8-11).

     

                                                ONU 3

     

    Credo che quasi tutti sappiano che il linguaggio usato nel libro di Apocalisse è in gran parte simbolico e profetico, il suo contenuto, cioè, si riferisce ad un tempo futuro rispetto a quello in cui fu messo per iscritto.

    Come possiamo dunque conoscere il significato e l’adempimento di queste parole?

    Trovandosi di fronte alla necessità di comprendere il significato di un’altra visione di origine divina, un antico uomo di fede disse: “Le interpretazioni non appartengono a Dio? (Genesi 40:8).

    Perciò la chiave per comprendere le parole di Apocalisse è la stessa che permette di comprendere altre parti della Bibbia. L’apostolo Paolo indicò qual è questa chiave. Dopo aver spiegato che per mezzo del suo spirito Dio rivela la sapienza nascosta, egli disse: “Ora noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito che viene da Dio, per conoscere le cose che Dio ci ha donate; e noi ne parliamo non con parole insegnate dalla sapienza umana, ma insegnate dallo Spirito, adattando parole spirituali a cose spirituali” (1Corinzi 2:8-13).

    In altre parole la chiave per comprendere i simbolismi biblici è fornita da Dio e si trova nella Bibbia stessa. Infatti, esaminando attentamente le Scritture vi troviamo molte delle cose usate come simbolismi in Apocalisse. Confrontando questi passi scritturali, è spesso possibile capire il significato dei simboli stessi.

     

    Cosa può dunque rappresentare quella bestia selvaggia di colore scarlatto con sette teste e dieci corna?

     

    Precedentemente l’apostolo aveva già avuto la visione di una bestia molto simile a questa.

    Essa viene descritta nel capitolo 13 del libro di Apocalisse:

    Poi vidi salire dal mare una bestia che aveva dieci corna e sette teste, sulle corna dieci diademi e sulle teste nomi blasfemi … Poi vidi un'altra bestia, che saliva dalla terra, e aveva due corna simili a quelle di un agnello, ma parlava come un dragone. Essa esercitava tutto il potere della prima bestia in sua presenza, e faceva sì che tutti gli abitanti della terra adorassero la prima bestia la cui piaga mortale era stata guarita. E operava grandi prodigi sino a far scendere fuoco dal cielo sulla terra in presenza degli uomini. E seduceva gli abitanti della terra con i prodigi che le fu concesso di fare in presenza della bestia, dicendo agli abitanti della terra di erigere un'immagine della bestia che aveva ricevuto la ferita della spada ed era tornata in vita. Le fu concesso di dare uno spirito all'immagine della bestia affinché l'immagine potesse parlare e far uccidere tutti quelli che non adorassero l'immagine della bestia (Apocalisse 13:1,11-15).

     

                                        Babilonia 018

     

    Cosa rappresentava quella bestia?

    In un altro libro biblico, scritto dal profeta Daniele, si parla ugualmente di bestie con corna e viene detto:

    Il montone con due corna, che tu hai visto, significa il re di Media e di Persia; il capro è il re della Grecia; il gran corno, che era in mezzo ai suoi occhi, è il primo re. Che quello sia stato spezzato e quattro ne siano sorti al posto di uno, significa che quattro regni sorgeranno dalla medesima nazione, ma non con la medesima potenza di lui (Daniele 8:22-24; cfr. anche 7:2-8; 23,24)

    Dunque con il linguaggio simbolico delle bestie e delle corna nella Parola di Dio vengono indicati regni o governi umani sulla terra. Chi poi conosce il valore simbolico dei numeri nella Bibbia sa anche che sia sette che dieci indicano completezza, rispettivamente delle cose celesti e terrene.

    Comprendiamo perciò che la bestia con sette teste e dieci corna di Apocalisse capitolo 13 raffigura l’intero sistema politico mondiale, rappresentato nel corso della storia da alcune potenze mondiali dominanti che in qualche modo ebbero a che fare con il governo di Dio rappresentato sulla terra dall’antico regno di Israele e poi dall’”Israele spirituale”, nato con la venuta di Cristo e composto dai suoi seguaci.

    Confrontando la profezia biblica con la storia,capiamo anche chi sono quei sette re rappresentati dalle sette teste della bestia selvaggia: i cinque che erano caduti al tempo della visione di Giovanni sono: Egitto, Assiria, Babilonia, Medio-Persia e Grecia; quello allora in vita era Roma e quello che doveva ancora venire la duplice potenza Anglo-Americana (cfr. anche Daniele 2:31-40).

     

    Questa bestia, inoltre, somiglia moltissimo ad un’altra bestia, descritta sempre nel libro di Apocalisse, al capitolo 12:

    ed ecco un gran dragone rosso, che aveva sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi … E ci fu una battaglia nel cielo: Michele e i suoi angeli combatterono contro il dragone. Il dragone e i suoi angeli combatterono, ma non vinsero, e per loro non ci fu più posto nel cielo. Il gran dragone, il serpente antico, che è chiamato Diavolo e Satana, il seduttore di tutto il mondo, fu gettato giù; fu gettato sulla terra, e con lui furono gettati anche i suoi angeli (Apocalisse 12:3-9).

     

                                                             Babilonia 019

     

    Questa rispondenza indica che il “gran dragone”, Satana il Diavolo, esercita invisibile autorità su tutti i governi della terra e che egli ha costituito su di essi invisibili principi demonici, come, per esempio, “il principe di Persia” e “il principe di Grecia” (cfr. Matteo 4:8,9; Daniele 10:13,20).

     

    Ma quello che adesso ci interessa in modo particolare è l’altra corrispondente descrizione di questa bestia, fatta nel capitolo 17 del libro di Apocalisse. Essa è speculare della bestia descritta nel capitolo 13 ma con alcune differenze sostanziali: vien detto che è di colore scarlatto e non si vedono corone sulle sue dieci corna.

    Questa è solo una “immagine di quella bestia con sette teste e dieci corna (cfr. Apocalisse 13:14,15). Perché una sua immagine? Perché non avrebbe posseduto un potere proprio ottenuto in seguito a qualche grande conquista militare, come avevano fatto le altre potenze mondiali, ma solo quello conferitogli da quelle stesse nazioni.

    Di essa si dice che essa stessa è “un ottavo re” e che avrebbe dominato per un breve periodo in contemporanea con la settima potenza, quella anglo-americana, che ne sarebbe stata anche la grande promotrice. Della stessa è poi detto che “era e non è più, ma riapparirà”, o che “aveva ricevuto la ferita della spada ed era tornata in vita (cfr. Apocalisse 13:14).

    Vi sembra ora chiaro chi possa essere questa “immagine” della bestia con sette teste e dieci corna?

    Già, proprio la Lega delle Nazioni o l’ONU.

    E non vi sembra anche abbastanza chiaro perché tutti i suoi tentativi di portare pace sulla terra sono destinati al fallimento?

    Perché, come nel caso di tutti i governi politici umani, di qualsiasi colore, natura e posizione, la fonte del suo potere è Satana il Diavolo, il nemico della razza umana e della pace, che manovra i governi della terra per distogliere le persone da quella che è la vera speranza del genere umano: il regno di Dio nelle mani del suo legittimo Re, Cristo Gesù.

    Dunque, altro che l’espressione politica del Regno di Dio sulla terra, come falsamente asserisce il clero del cristianesimo apostata! Questa si che è una bestemmia, come è scritto nell’Apocalisse (17:8)!

     

    Incoraggiate dalla “stima” del clero ipocrita e menzognero, le persone si aggrappano a questi governi e a questa organizzazione, non perché le prospettive future siano rosee, ma perché non hanno niente di meglio in cui sperare.

    Ma la Parola di Dio, la Bibbia, dice che c’è una speranza migliore.

    Dopo aver detto che quell’ottavo re, quell’immagine della politica mondiale, cioè l’ONU, se ne andrà presto “nella perdizione” o nella distruzione (cfr. Apocalisse 17:11) perché:

    Le dieci corna che hai viste sono dieci re … riceveranno potere regale, per un'ora soltanto insieme con la bestia. Questi hanno un unico intento: consegnare la loro forza e il loro potere alla bestia. Essi combatteranno contro l'Agnello, ma l'Agnello li vincerà, perché è il Signore dei signori e il Re dei re e quelli con lui sono i chiamati, gli eletti e i fedeli  (Apocalisse 17:12-14).

    Quindi accadrà che le potenze politiche mondiali dovranno cedere il posto a qualcosa di gran lunga migliore!

    Il profeta Daniele, infatti, riferisce:

    Al tempo di questi re, il Dio del cielo farà sorgere un regno che non sarà mai distrutto e non sarà trasmesso ad altro popolo: stritolerà e annienterà tutti gli altri regni, mentre esso durerà per sempre” (Daniele 2:44).

     

    Questo è quel Regno per cui milioni di persone pregano recitando mnemonicamente le parole del “Padrenostro” senza rifletterci e senza rendersi conto del loro vero significato.

    Esso porterà un eccezionale miglioramento nel dominio mondiale perché questo è quello che il Regno di Dio, nelle mani di Cristo, farà per soddisfare veramente i bisogni del genere umano:

    Criminalità e violenza finiranno e ci saranno condizioni di sicurezza in tutta la terra.

    Poiché i malvagi saranno sterminati Ancora un po' e l'empio scomparirà; tu osserverai il luogo dove si trovava, ed egli non ci sarà più” (Salmo 37(36):9,10).

    Coloro che saranno in vita “potranno sedersi ciascuno sotto la sua vite e sotto il suo fico, senza che nessuno li spaventi” (Michea 4:4).

    Divisioni razziali e nazionali, e le guerre che ne derivano, scompariranno.

    Trasformeranno le loro spade in vomeri d'aratro, e le loro lance, in falci; una nazione non alzerà più la spada contro un'altra, e non impareranno più la guerra” (Isaia 2:4).

    [Questo versetto, peraltro, è scritto sulla parete dell’ingresso principale della sede dell’ONU a New York]

    I problemi degli alloggi, dei senzatetto e della disoccupazione non esisteranno più.

    Certamente edificheranno case e le occuperanno; e certamente pianteranno vigne e ne mangeranno il frutto. Fabbricheranno case e le abiteranno, pianteranno vigne e ne mangeranno il frutto … Non fabbricheranno perché un altro vi abiti, né pianteranno perché un altro mangi … I miei eletti useranno a lungo quanto è prodotto dalle loro mani (Isaia 65:21,22).

    Non ci saranno più orribili carestie, come quelle che hanno colpito di recente diverse parti della terra, ma abbondanza di cibo per tutti.

    Abbonderà il frumento nel paese, ondeggerà sulle cime dei monti; il suo frutto fiorirà come il Libano, la sua messe come l'erba della terra” (Salmo 72(71):16)

    La terra produrrà il suo frutto; Dio, il nostro Dio, ci benedirà”. (Salmo 67(66):6).

    Ci saranno salute e vita per godere di queste benedizioni.

    Già durante il ministero terreno di Gesù si poteva giustamente dire: “i ciechi ricuperano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano” (Luca 7:22).

    Ma, si avvererà una promessa di gran lunga superiore: “Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore, perché le cose di prima sono passate” (Apocalisse 21:4).

     

    Raccomandando e sostenendo la Lega delle Nazioni e l’ONU come “l’espressione politica del Regno di Dio sulla terra”, o quale “ultima speranza di concordia e di pace”, il clero del cristianesimo apostata va direttamente contro le parole di Gesù Cristo che, quando fu sottoposto al processo che mise in gioco la sua vita dinanzi al governatore romano, Ponzio Pilato, disse: “Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù” (Giovanni 18:36).

    Sulla base di queste parole mi sono chiesto oggi: se Cristo Gesù tornasse sulla terra, andrebbe a parlare all'Assemblea delle Nazioni Unite, osannato dai rappresentati politici di tutta la terra e accolto con tutti gli onori?

    Nel vangelo di Giovanni ho trovato la risposta. Leggo, infatti: "Gesù, sapendo che stavano per venire a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, tutto solo"  (Giovanni 6:16).

    Sostenendo che attraverso la Lega delle Nazioni e l’ONU “la società umana potrà riflettere il più fedelmente possibile il Regno di Dio” e appoggiandola "con tutta la propria stima", il clero del cristianesimo apostata accetta e sostiene in realtà un contraffatto “Regno di Dio sulla terra” e non il vero Regno di Dio proclamato nel Vangelo di Cristo.

    Chiunque ami sinceramente Cristo Gesù e vuol mostrare un giusto apprezzamento per ciò che egli ha fatto per tutto il genere umano e, soprattutto, vuol schierarsi dalla parte del suo Regno, dovrebbe riflettere seriamente sulle profezie bibliche sul Regno e sul loro sicuro adempimento.

    Questa profezia di Apocalisse ha un seguito sorprendente per il prossimo futuro. Sarà interessante vedere come si adempirà!

     

    April 11

    IL RUOLO DELLA DONNA NELLE SACRE SCRITTURE - II parte a

     
    Dio si è sempre interessato delle donne e del loro benessere.
    Anche se disse alla prima donna, Eva, che l’imperfezione che sarebbe derivata dalla sua ribellione avrebbe portato le donne a essere ‘dominate’ dall’uomo (cfr. Genesi 3:16), questo non è mai stato il suo proposito.
    Nella Legge mosaica, data all’antico Israele, Dio condannò in modo chiaro il maltrattamento delle donne e comandò agli israeliti di onorarle esattamente come si faceva con gli uomini.
    Un esempio della considerazione che Dio ha delle donne fu dato da Gesù mentre era sulla terra.
    Un giorno della fine del 30 d.C., verso mezzogiorno, dopo aver trascorso l’intera mattinata andando su e giù per le colline della Samaria arrivò, stanco, assetato e affamato, al vecchio pozzo vicino alla città di Sichar.
    Mentre sedeva lì accanto, si avvicinò una donna samaritana per attingere acqua e Gesù le chiese da bere. Meravigliata quella donna le chiese: “Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana? (Giovanni 4:9).
    Poco dopo, quando i discepoli tornarono con le provviste che avevano acquistato, vedendo Gesù “si meravigliarono che stesse a discorrere con una donna (vv. 27).
    Cosa c’era dietro la domanda di quella donna e lo stupore dei discepoli?
    A quel tempo le tradizioni rabbiniche giudicavano disdicevole che gli uomini parlassero con le donne in pubblico. Un’enciclopedia biblica spiega: “Le donne non mangiavano con gli ospiti di sesso maschile, e agli uomini si raccomandava di non parlare con le donne ... Conversare con una donna in pubblico era particolarmente scandaloso” (The International Standard Bible Encyclopedia).
    Gesù non si fece condizionare da tradizioni che svilivano la dignità femminile e rendevano la Parola di Dio senza valore (cfr. Matteo 15:3-9). Al contrario, con ciò che fece e insegnò, dimostrò che le donne dovevano essere trattate con onore e rispetto, attestando che gli individui di entrambi i sessi hanno uguale valore agli occhi di Dio.
    Perciò nelle Sacre Scritture, come nel Vecchio Testamento, anche nel Nuovo molte donne sono citate per i loro esempi di fedeltà e devozione.

     

    MARIA (dall’ebraico Miryàm, che significa “ribelle”)
    Nel Nuovo Testamento sono menzionate sei Marie:

    Maria madre di Gesù

    Era della tribù di Giuda e discendente del re Davide attraverso il suo secondo figlio Natan (cfr.Luca 3:23-31).
    L’altra linea di discendenza del re Davide, che passava attraverso il suo figlio primogenito Salomone, portava a Giuseppe, il marito di Maria (cfr. Matteo 1:6-16).
    Queste due genealogie, fatte riportare da Dio nella Sua Parola scritta, dovevano servire a dimostrare inconfutabilmente che Gesù era il Messia promesso che doveva venire dalla casa di Davide (cfr. 2 Samuele 7.12; Salmo 131:11; Isaia 9:7).
    Gesù, quindi, da parte della madre ricevette il diritto naturale ereditario al trono di Davide mentre da parte del padre adottivo Giuseppe ricevette il diritto legale al trono di Davide.
    Questo spiega il principale motivo per cui Maria fu scelta da Dio per far nascere Gesù sulla terra.
     

    Babilonia 017

     

    “Il Signore ha fatto a Davide questo giuramento di verità, e non lo revocherà: «Io metterò sul tuo trono un tuo discendente»”.

    Salmo 131:11

     

    “Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”.

    Luca 1:30-33

     
    La nascita di Gesù fu un evento miracoloso, poiché Dio trasferì la sua vita dai cieli, dove già esisteva come creatura spirituale, nel seno di quella vergine giudea (cfr. Giovanni 6:38; Luca 1:26-35).
    Gesù pertanto non ricevette la sua vita umana da un discendente imperfetto di Adamo ma direttamente da Dio, perciò nacque come uomo perfetto, come lo era stato Adamo prima del peccato.
    In questo modo fu stabilita la base legale, secondo il punto di vista di Dio, per il riscatto della progenie incolpevole di Adamo (cfr. il mio post del 20/3/2008).
    Il 40° giorno dopo il parto Maria e Giuseppe portarono il bambino al tempio a Gerusalemme per fare l’offerta prescritta dalla Legge (cfr. Luca 2:22-24; Levitico 12:1-4,6,8). Questo fatto prova che, come tutti i discendenti di Adamo ed Eva, anche Maria nacque sotto la schiavitù del peccato e che il dogma dell’Immacolata concezione insegnato dalla Chiesa Cattolica è del tutto falso! (cfr. il mio post dell’8/12/2007).

     

    OFFERTA 

     

    “Il Signore aggiunse a Mosè: «Riferisci agli Israeliti: Quando una donna sarà rimasta incinta e darà alla luce un maschio, sarà immonda per sette giorni; sarà immonda come nel tempo delle sue regole. L'ottavo giorno si circonciderà il bambino. Poi essa resterà ancora trentatré giorni a purificarsi dal suo sangue; non toccherà alcuna cosa santa e non entrerà nel santuario, finché non siano compiuti i giorni della sua purificazione Quando i giorni della sua purificazione per un figlio o per una figlia saranno compiuti, porterà al sacerdote all'ingresso della tenda del convegno un agnello di un anno come olocausto e un colombo o una tortora in sacrificio di espiazione. Il sacerdote li offrirà davanti al Signore e farà il rito espiatorio per lei; essa sarà purificata dal flusso del suo sangue. Questa è la legge relativa alla donna, che partorisce un maschio o una femmina. Se non ha mezzi da offrire un agnello, prenderà due tortore o due colombi: uno per l'olocausto e l'altro per il sacrificio espiatorio. Il sacerdote farà il rito espiatorio per lei ed essa sarà monda»”.

    Levitico 12:1-8

     

    “Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, come è scritto nella Legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore; e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore”.

    Luca 2:22-24

     

    Dopo la nascita di Gesù, Maria concepì con Giuseppe altri figli, almeno quattro maschi e alcune femmine
    (cfr. Matteo 13:55,56; Marco 6:3).
    Dio affidò il bambino a questa coppia umile e dalla mentalità spirituale, che non viziò Gesù ma gli insegnò la Parola di Dio e l’importanza del duro lavoro e del senso di responsabilità.
    Giuseppe certamente insegnò a Gesù il suo lavoro di falegname e senza dubbio sia Giuseppe che Maria chiesero a lui, che era il primogenito, di aiutarli a badare agli altri loro figli.
    Insieme a suo marito, Maria fu molto diligente nell’insegnare al bambino e nell’ammaestrarlo, allevandolo nella “nella disciplina e nell'istruzione del Signore”, non delegando a nessun’altro questo compito, come fanno invece, per cattiva abitudine, per comoda e pretestuosa ignoranza, tanti genitori che si definiscono “cristiani” (cfr. Luca 4:16; Efesini 6:4).
    Il racconto evangelico dice, infatti, che mentre viveva con i genitori, Gesù “stava loro sottomesso. E sua madre serbava tutte queste parole nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, in statura e in grazia davanti a Dio e agli uomini”. (Luca 2:51, 52)
     

    GESù BAMBINO

     

    “E, quando egli compì dodici anni, essi salirono a Gerusalemme, secondo l'usanza della festa. Terminati quei giorni, mentre essi ritornavano, il fanciullo Gesù rimase in Gerusalemme; ma Giuseppe e sua madre non lo sapevano. Supponendo che egli fosse nella comitiva, essi fecero una giornata di cammino, poi si misero a cercarlo fra i parenti e i conoscenti; e, non avendolo trovato, tornarono a Gerusalemme in cerca di lui. E avvenne che, tre giorni dopo, lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai dottori, intento ad ascoltarli e a far loro domande. E tutti quelli che l'udivano, stupivano della sua intelligenza e delle sue risposte”.

    Luca 2:42-47

     
    Maria fu sempre rispettata e amata da Gesù. Ma dopo il suo battesimo nel Giordano, avvenuto all’età di 30 anni, Gesù non le mostrò nessun speciale favore; non la chiamava più “madre”, ma semplicemente “donna”. Questo non perché fosse diventato poco rispettoso ma perché, essendo stato generato dallo spirito di Dio al momento del battesimo, egli era prima di tutto un figlio spirituale di Dio, e sua “madre” era ora “la Gerusalemme di sopra”, cioè l’organizzazione celeste di Dio, da dove egli veniva (cfr. Galati 4:26).
    Quando, infatti, a uno sposalizio a Cana di Galilea finì il vino e Maria lo disse a Gesù, egli rispose: “Che ho a che fare con te, donna? La mia ora non è ancora venuta” (Giovanni 2:1-4).
    Con questa espressione egli non intese mancarle di rispetto ma solo indicarle che non prendeva ordini da lei ma dalla Suprema Autorità che l’aveva mandato, il Dio suo e di Maria (cfr. 1Corinti 11.3).
    Maria, sensibile e umile per natura, capì subito e accettò la correzione tirandosi indietro e lasciando che Gesù prendesse l’iniziativa.

     

    MATRIMONIO

     

    “Tre giorni dopo, ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c'era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Nel frattempo, venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno più vino». E Gesù rispose: «Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora»”.

    Giovanni 2:1-4

     
    Ella, infine, fu presente quando Gesù venne messo a morte. Per lei Gesù era più che un figlio diletto, era il Messia, il suo Signore e Salvatore, il Figlio di Dio. Maria evidentemente era ormai vedova, perciò Gesù, quale primogenito della famiglia di Giuseppe, assolse la sua responsabilità chiedendo all’apostolo Giovanni, probabilmente suo cugino, di portare a casa sua la madre e di avere cura di lei come se fosse sua madre (e non il contrario come viene erroneamente insegnato dalla dottrina cattolica – cfr. Giovanni 19:26,27).
    Il motivo per cui non l’affidò a qualche altro figlio è molto probabilmente quello che troviamo scritto in Giovanni 7:5 “Neppure i suoi fratelli infatti credevano in lui”. Per Gesù la relazione spirituale era più importante di quella carnale (cfr. Matteo 12:46-50).
    Che fu di lei dopo la morte di Gesù?
    Le Sacre Scritture non ci rivelano molto. La ritroviamo dopo qualche giorno insieme ad altri discepoli a Gerusalemme a seguire la direttiva impartita dagli apostoli (cfr. Atti 1:13,14), e quindi comprendiamo che rimase una fedele e devota discepola di Cristo, poi non ci sono altri riferimenti riguardo a lei nella Bibbia. Un po’ poco, mi sembra, rispetto all’importanza che, a partire dal III secolo d.C. le fu data in seno al cristianesimo apostata!
    Secondo la dottrina cattolica “l’Immacolata Vergine, preservata immune da ogni macchia di colpa originale, finito il corso della sua vita terrena, fu assunta alla celeste gloria in corpo e anima”. Questa dottrina ha portato alcuni teologi cattolici a sostenere “l’esenzione della Vergine dalla morte e il suo passaggio diretto dalla vita terrena alla gloria celeste” come scrisse l’Osservatore Romano del 26/6/1997.
    Solo il giorno prima, però, il 25 giugno, il Papa Giovanni Paolo II aveva presentato la cosa sotto una luce diversa. Durante l’udienza generale tenuta in Vaticano aveva detto: “Il Nuovo Testamento non fornisce alcuna notizia sulle circostanze della morte di Maria. Questo silenzio induce a supporre che essa sia avvenuta normalmente, senza alcun particolare degno di menzione ... Non sembrano fondate le opinioni che vorrebbero escludere per lei cause naturali”.
    Questa dichiarazione aprì una profonda crepa nel dogma dell’Immacolata Concezione. Se la madre di Gesù fu “preservata immune da ogni macchia di colpa originale”, come poté morire per “cause naturali”, che sono la conseguenza del peccato trasmesso dal peccatore Adamo? (cfr. Romani 5:12).
    Il Nuovo dizionario di teologia (cura di G. Barbaglio e S. Dianich, Edizioni Paoline, Roma, 1982) afferma, poi, che “sarebbe difficile attribuire a Maria il privilegio dell’immunità dalla morte, che nemmeno Cristo ha posseduto”.
    C’è, inoltre, da tener presente, contro tale dogma, la dichiarazione dell’apostolo Paolo che “la carne e il sangue non possono ereditare il regno di Dio” (1Corinzi 15:50).
    Non sorprende, quindi, che nel definire il dogma dell’Assunzione nel 1950 il Papa Pio XII abbia attentamente evitato l’intera questione della morte di Maria.
    Tutta questa confusione, però, è estranea all’insegnamento biblico.
    Maria è stata senza dubbio una donna esemplare, la cui fede merita di essere imitata. Fu pronta ad accettare il privilegio e la responsabilità di diventare madre di Gesù, con tutte le prove e i sacrifici che la sua scelta avrebbe comportato. Insieme a Giuseppe, allevò Gesù nella sapienza divina. Rimase accanto a Gesù durante la sua agonia e morte. E, come fedele discepola, rimase ubbidientemente a Gerusalemme, dove fu presente al versamento dello spirito di Dio alla Pentecoste.
    Ma la Bibbia non insegna mai, nemmeno velatamente, la sua “immacolata concezione” né la sua “assunzione” in cielo con il corpo, mentre era ancora in vita. Neanche le attribuisce alcun ruolo di “mediatrice” presso Dio e Cristo (cfr. 1Timoteo 2:5), così come non ne sostiene la venerazione (cfr. Matteo 4:10).
    Queste sono tutte invenzioni umane ispirate a dogmi pagani e appartengono a una tradizione che nulla ha a che vedere con la verità (cfr. Matteo 15:6-9).
    Accettare la verità su Maria può essere difficile per alcuni perché può voler dire abbandonare convinzioni radicate e nozioni care. Comunque la verità, benché a volte possa far male, da ultimo ‘rende liberi’ (Giovanni 8:32). Gesù disse che il Padre cercava persone che lo adorassero “in spirito e verità” (Giovanni 4:24). Queste parole costituiscono una vera sfida per i cattolici sinceri.
     

    Maria, sorella di Marta e di Lazzaro

    I tre vivevano a Betania, villaggio a pochi chilometri da Gerusalemme, ed erano intimi amici di Gesù (cfr. Giovanni 11:5).
    Un giorno del terzo anno del suo ministero Gesù si recò a far loro visita. Marta, decisa a essere una buona massaia, fu totalmente presa dai servizi di casa. Maria viceversa mostrò un altro tipo di ospitalità; il racconto dice che “sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola”. Quando Marta si lamentò perché la sorella non l’aiutava, Gesù le disse: “Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta (Luca 10:38-42).
    Maria era desiderosa di imparare e coglieva quella rara opportunità per ascoltare direttamente le istruzioni del Maestro. Non che Marta non fosse una donna spirituale e di grande fede ma, tutta presa com’era dalla preparazione del pranzo, stava perdendo la possibilità di sedersi ai piedi del Signore e ascoltare i suoi insegnamenti.
     

    MARIA MARTA 1

     

    “Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: «Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma Gesù le rispose: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c'è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta»”.

    Luca 10:38-42

     
    Cinque giorni prima della sua ultima Pasqua, Gesù, insieme ai discepoli, si trovò di nuovo a Betania, questa volta ospite in casa di Simone, e c’erano anche Maria con la sorella e il fratello. Marta servì il pasto serale ma Maria, anche questa volta, prestò particolare attenzione al Cristo.
    Infatti, mentre Gesù era reclino a tavola, Maria prese “una libbra d’olio profumato, nardo genuino, molto costoso” (di valore pari al salario di un anno di un operaio) e glielo versò sulla testa e sui piedi. Anche se in quel momento nessuno se ne rese conto, quell’atto compiuto per amore e rispetto verso Gesù era in realtà la preparazione per la sua morte e sepoltura ormai prossima.
    Come la volta precedente, l’espressione di amore di Maria fu criticata da altri, mentre Gesù difese e apprezzò moltissimo il suo amore e la sua devozione dicendo: “dovunque sarà predicato questo vangelo, nel mondo intero, sarà detto anche ciò che essa ha fatto, in ricordo di lei” (Giovanni 12:1-8; Matteo 26: 6-13).
     

    MARIA MARTA 2

     

    “Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell'unguento. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: «Perché quest'olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?». Questo egli disse non perché gl'importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me»”.

    Giovanni 12:1-8

     

    Qualche giorno fa in uno dei tanti blog dedicati al “chiacchiericcio” da bar e da salotto qualcuno ha posto la domanda: Cosa ha la precedenza nella tua vita?
    Le risposte sono state: la famiglia, la salute, il lavoro, gli amici, il denaro e, per qualcuno, in fine, anche Dio.
    Cose del tutto lecite, come legittima era la richiesta di Marta di essere aiutata dalla sorella.
    Ma l’esempio di Maria, volutamente fatto scrivere nei vangeli, ci insegna che nella scala dei valori della vita, imparare gli insegnamenti di Cristo rappresenta “la parte migliore  perché, come egli stesso disse: “questo significa vita eterna, che acquistino conoscenza di te, il solo vero Dio, e di colui che tu hai mandato, Gesù Cristo” (Giovanni 17:3). Dovrebbe dunque occupare il primo posto!
     

    Maria Maddalena

    Ricordate il film Magdalene che qualche anno fa portò all’attenzione di tutti la squallida storia dei Magdalen Asylum della cattolicissima Irlanda, cioé conventi gestiti dalle suore con metodi da veri e propri lager dove venivano rinchiuse le ragazze “colpevoli di aver peccato” (quasi sempre erano state stuprate) le quali per "espiare" erano costrette a lavare biancheria per 365 giorni all'anno, non pagate, umiliate e maltrattate?
    Il nome dato a quei conventi richiamava alla mente la biblica Maria Maddalena che, nella tradizione popolare, venne scambiata per l'adultera salvata da Gesù dalla lapidazione di cui si parla in Giovanni 8:3-11. Tale accostamento sembra sia stato fatto per la prima volta da Papa Gregorio Magno verso il 591 d.C. il quale, rifacendosi a certa tradizione, in una sua omelia accostò le due figure.
    Tale accostamento però non trova alcun riscontro nei racconti evangelici ed è stato definitivamente rigettato anche dalla Chiesa Cattolica durante il Concilio Vaticano II nel 1969.
    Chi era dunque Maria Maddalena?
    In Luca 8:1-3 leggiamo: “In seguito egli se ne andava per città e villaggi, predicando e annunziando la buona notizia del regno di Dio. Con lui vi erano i dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti maligni e da malattie: Maria, detta Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; e molte altre che assistevano Gesù e i dodici con i loro beni”.
    Dunque era una delle donne devote che, dopo essere stata aiutata da Gesù a liberarsi del problema dello spiritismo, mostrò tutto il suo apprezzamento seguendolo nel suo ministero e usando i suoi beni per provvedere alle necessità materiali di Cristo e dei suoi apostoli.
    Viene particolarmente menzionata nelle Sacre Scritture in relazione con la morte di Cristo, in quanto era lì presente, ma soprattutto con la sua risurrezione, poiché fu una delle donne che il terzo giorno si recarono presso la tomba dove era stato posto il corpo morto di Cristo e la trovarono aperta e vuota.
    Fu lei che, vista una figura di uomo nei pressi della tomba, scambiandolo per l’ortolano le chiese di indicarle dove fosse la salma del Maestro per prendersene cura e, quando questi la chiamò per nome, riconobbe Gesù dalla voce e commossa corse a dare la notizia agli apostoli (cfr. Giovanni 20:11-18).

     

    MADDALENA 

     

    “Ma Maria era rimasta fuori del sepolcro a piangere. E, mentre piangeva, si chinò dentro il sepolcro, e vide due angeli, vestiti di bianco, che sedevano l'uno al capo e l'altro ai piedi del luogo, dove era stato posto il corpo di Gesù. Essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Ella rispose loro: «Perché hanno portato via il mio Signore, e io non so dove l'abbiano posto». Detto questo, ella si volse indietro e vide Gesù, che stava in piedi, ma ella non sapeva che fosse Gesù. Gesù le disse: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Lei, pensando che fosse l'ortolano, gli disse: «Signore, se l'hai portato via tu, dimmi dove l'hai posto e io lo prenderò». Gesù le disse: «Maria!». Ed ella allora, voltandosi, gli disse: «Rabboni!» che significa: Maestro. Gesù le disse: «Non toccarmi, perché non sono ancora salito al Padre mio; ma va' dai miei fratelli e di' loro che io salgo al Padre mio e Padre vostro, al Dio mio e Dio vostro». Allora Maria Maddalena andò ad annunziare ai discepoli che aveva visto il Signore, e che lui le aveva detto queste cose”.

    Giovanni 20:11-18

     

    Questo racconto dimostra ancora una volta la considerazione che Dio e Cristo hanno per le donne.
    A causa delle tradizioni rabbiniche, le donne del tempo di Gesù non potevano agire da testimoni in questioni legali. Ma chi furono le prime persone a vedere il risuscitato Gesù e a rendere testimonianza agli altri discepoli che era stato risuscitato? Proprio le donne che lo avevano seguito fino alla sua morte.
    Gesù sarebbe potuto apparire prima a Pietro, a Giovanni o a qualche altro discepolo. Invece scelse di mostrare favore a quelle donne facendo di loro i primi testimoni oculari della sua risurrezione e affidando loro l’incarico di renderne testimonianza ai discepoli di sesso maschile.
     
    Le altre tre Marie menzionate nelle Sacre Scritture sono:
    Maria moglie di Clopa (Alfeo) e madre di Giacomo il Minore e di Iose che la tradizione, priva però di qualsiasi base scritturale, vuole sorella di Giuseppe, il padre adottivo di Gesù. Era una delle donne “che avevano accompagnato Gesù dalla Galilea per servirlo” e anche una di quelle che assisterono alla sua morte e, insieme alla Maddalena, fu testimone della sua risurrezione (cfr. Marco 15:40,41 e 16:1-7).
    Maria madre di Giovanni Marco. Suo figlio era molto legato all’apostolo Pietro. In casa sua si riuniva la primitiva chiesa cristiana di Gerusalemme, infatti Pietro, appena liberato dalla prigione di Erode, andò direttamente a casa di lei “dove parecchi erano radunati e pregavano” (cfr. Atti 12:12-17). Ella mise coraggiosamente la sua casa a disposizione della comunità ecclesiale in un momento in cui era scoppiata da poco la persecuzione contro i cristiani.
    Maria di Roma. Paolo le inviò saluti nella sua lettera ai Romani, e la lodò per le “molte fatiche” compiute a favore della chiesa di Roma. (cfr. Romani 16:6).
     
    (continua sotto) 

    IL RUOLO DELLA DONNA NELLE SACRE SCRITTURE - II parte b

     
    EUNICE [e LOIDE] (il nome della prima deriva da un verbo che significa “vincere”)
    Insegna al ragazzo la condotta che deve tenere; anche quando sarà vecchio non se ne allontanerà (Proverbi 22:6).
    L’educazione dei figli, specialmente in materia di fede, è uno dei doveri più seri che Dio ha demandato ai genitori.
    Ma questo comando è anche uno dei più disattesi dalla maggioranza dei genitori, specialmente fra quelli che si dichiarano “cristiani”, che preferiscono delegare ad altri tale compito.
    Le difficoltà ad adempiere questo incarico, che sono di natura prevalentemente ideologica perché il clero del cristianesimo apostata si è arrogato la responsabilità dell’istruzione religiosa dei ragazzi rendendosi perciò il principale fomentatore e colpevole della disubbidienza dei genitori al su indicato comando divino, sono oggi accresciute dalle difficili condizioni di vita che costringono molti genitori a impiegare gran parte del loro tempo nelle attività necessarie per procurarsi di che vivere.
    In particolare il ruolo della donna, che un tempo era fondamentale nell’addestramento dei figli, almeno nella prima infanzia, il periodo più importante ai fini dell’apprendimento, è venuto meno sotto il peso delle accresciute responsabilità materiali.
    Per aiutare le donne a comprendere l’importanza della loro parte nell’educazione religiosa dei propri figli, Dio ha fatto riportare nella Sua Parola l’esempio di una donna di nome Eunice che abitava con la sua famiglia a Listra, città della Licaonia, regione dell’Asia Minore centro-meridionale.
    Eunice era un’ebrea cristiana del I secolo che viveva in una casa religiosamente divisa con il marito greco, il figlio Timoteo e la propria madre, Loide. Le due donne ebbero un ruolo davvero fondamentale nella vita di Timoteo!
    L’apostolo Paolo, infatti, esortò il giovane Timoteo con queste parole: “Tu però rimani saldo in quello che hai imparato e di cui sei convinto, sapendo da chi l'hai appreso e che fin dall'infanzia conosci le Sacre Scritture: queste possono istruirti per la salvezza, che si ottiene per mezzo della fede in Cristo Gesù” (2 Timoteo 3:14, 15).
    Dicendo che Timoteo era stato istruito nelle Sacre Scritture dall’“infanzia”, l’apostolo intendeva evidentemente da quando egli era un bambino piccolo. La parola greca (brèfos) qui usata da Paolo si riferisce generalmente a un neonato.
    Perciò Eunice prese seriamente l’obbligo affidatole da Dio e non perse tempo, ma cominciò presto a dare a Timoteo un addestramento che lo avrebbe aiutato a diventare un devoto servitore di Dio.
    La sua preoccupazione maggiore fu, dunque, che Timoteo imparasse le Sacre Scritture per acquistare fede e ottenere la salvezza, piuttosto che portarlo in piscina, al tennis, in palestra, al calcio o in qualsiasi altro posto potesse fargli passare il suo tempo! (non che tutto questo sia sbagliato, ma nella scala dei valori di Eunice tali cose venivano di certo dopo la “santa devozione” perché sapeva che “l’addestramento corporale è utile per un poco; ma la santa devozione è utile per ogni cosa giacché ha la promessa della vita eterna” – 1Timoteo 4:8).
    Crescendo Timoteo dimostrò in pratica l’importanza di un tale addestramento poiché divenne un fedele compagno di Paolo nell’opera missionaria e un qualificato e rispettato insegnante della Parola di Dio, nonostante la sua giovane età, tanto che di lui l’apostolo poté dire: “Mi ricordo infatti della tua fede schietta, fede che fu prima nella tua nonna Lòide, poi in tua madre Eunìce e ora, ne sono certo, anche in te” (2Timoteo 1:5).
    Questo commento di Paolo sulla fede di Loide, Eunice e Timoteo indica che spesso l’educazione religiosa impartita nei primi anni dai genitori e anche dai nonni è fondamentale nel determinare le prospettive spirituali di un giovane.
    Ciò dovrebbe incoraggiare i familiari più stretti a riflettere seriamente su quello che essi stanno facendo per adempiere personalmente questa responsabilità nei confronti di Dio e dei loro bambini.
    Certo è, infine, che per poter insegnare ai loro bambini, le donne cristiane dovrebbero essere esse stesse valide studiose della Parola di Dio attribuendole il giusto posto nella loro vita.
     

    EUNICE E LOIDE

     

    “Paolo si recò a Derbe e a Listra. C'era qui un discepolo chiamato Timòteo, figlio di una donna giudea credente e di padre greco; egli era assai stimato dai fratelli di Listra e di Icònio. Paolo volle che partisse con lui, lo prese e lo fece circoncidere per riguardo ai Giudei che si trovavano in quelle regioni; tutti infatti sapevano che suo padre era greco”.

    Atti 16:1-3

     

    “Mi ricordo infatti della tua fede schietta, fede che fu prima nella tua nonna Lòide, poi in tua madre Eunìce e ora, ne sono certo, anche in te”.

    2Timoteo 1:5

     

    PRISCA o PRISCILLA (che significa “vecchia” o “vecchina”)
    Priscilla era la moglie di Aquila e, nelle Sacre Scritture, è sempre menzionata insieme a lui.
    Essi si erano stabiliti a Roma al tempo della diaspora degli ebrei seguita alla conquista di Gerusalemme da parte di Pompeo Magno. Nel 49 o agli inizi del 50 d.C. i giudei vennero espulsi da Roma per ordine dell’imperatore Claudio e i due si trasferirono a Corinto dove incontrarono l’apostolo Paolo. A lui offrirono prontamente sia ospitalità che lavoro. Infatti, erano dello stesso mestiere: fabbricanti di tende (cfr. Atti 18:2,3).
    Questo particolare narrato nelle Sacre Scritture ci aiuta a comprendere la giusta attitudine del missionario e del ‘vescovo’ (greco epìskopos) cristiano. Paolo, nonostante fosse stato “educato ai piedi di Gamaliele” quale dottore della Legge, per poter compiere il suo ministero cristiano svolse un umile e faticoso lavoro, perché, come egli stesso disse: “non abbiamo mangiato gratuitamente il pane di alcuno, ma abbiamo lavorato con fatica e sforzo notte e giorno per non essere di peso ad alcuno di voi” (2Tessalonicesi 3:8).
    Che differenza con gli sfaccendati, opulenti e lussuriosi “vescovi” del cristianesimo apostata!
     
    PRISCILLA 2
     

     

    Dopo questi fatti Paolo lasciò Atene e si recò a Corinto. Qui trovò un Giudeo chiamato Aquila, oriundo del Ponto, arrivato poco prima dall'Italia con la moglie Priscilla, in seguito all'ordine di Claudio che allontanava da Roma tutti i Giudei. Paolo si recò da loro e poiché erano del medesimo mestiere, si stabilì nella loro casa e lavorava. Erano infatti di mestiere fabbricatori di tende”.

    Atti 18:1-3

     

    “Né abbiamo mangiato gratuitamente il pane di alcuno, ma abbiamo lavorato con fatica e sforzo notte e giorno per non essere di peso ad alcuno di voi”.

    2Tessalonicesi 3:8

     
    Sia Priscilla che suo marito fornirono un eccellente esempio di opere cristiane e di ospitalità, che offrivano non solo ai singoli, ma anche all’intera comunità ecclesiale che si riuniva in casa loro sia a Roma che a Efeso, dove in seguito si stabilirono.
    Molto probabilmente anche a Efeso l’apostolo Paolo fu ospitato a casa di Priscilla e Aquila. Fu lì che i fabbricanti di tempietti insorsero contro la sua predicazione. Alcuni biblisti hanno ipotizzato che forse fu proprio in un pericoloso frangente come quello che Paolo si sentì “incerto perfino della sua propria vita” e che Priscilla e Aquila in qualche modo intervennero “rischiando il proprio collo” per lui (cfr. 2Corinzi 1:8; Romani 16:3,4).
    Sicuramente essi stessi subirono opposizione e scherni ma non si scoraggiarono e continuarono coraggiosamente a svolgere le loro attività cristiane.
    Priscilla, inoltre, studiava con diligenza la Parola di Dio e l’insegnamento degli apostoli. Questo la rese qualificata come insegnante della Parola di Dio. Quando Apollo, un giudeo nativo di Alessandria “uomo eloquente e ben versato nelle Scritture", arrivò ad Efeso e iniziò a predicare in quella città in base all’istruzione che aveva ricevuto, dimostrando però di non avere un completo intendimento degli insegnamenti di Cristo poiché “conosceva solo il battesimo di Giovanni”, il racconto dice che “Priscilla e Aquila lo ascoltarono, poi lo presero con sé e gli esposero con maggiore accuratezza la via di Dio” (Atti 18:24-26).
    Ne lei, né suo marito si fecero intimidire dall’eloquenza di Apollo. Lo studio e la conoscenza acquisita della Parola di Dio li aveva resi spiritualmente forti e ben ferrati nella fede. Furono ‘sempre pronti a fare una difesa davanti a chiunque chiedesse ragione della loro speranza” (cfr. 1Pietro 3:15) e sapevano “maneggiare rettamente la parola della verità” (cfr. 2Timoteo 2:15).
    Che dire di voi donne che vi definite “cristiane”? Conoscete altrettanto bene la Parola di Dio da poterla difendere da ogni mistificazione e insegnare, come fece l’umile ma diligente Priscilla? 
    Furono queste sue qualità che la resero preziosa agli occhi di Dio.
     
    SAFFIRA (da un termine aramaico che significa “bella”)
    Moglie di Ananìa. Insieme al marito architettò un inganno che fu la causa della loro morte.
    Essi vendettero un campo di loro proprietà e ipocritamente asserirono di aver portato l’intero ricavato agli apostoli, come avevano fatto altri cristiani di Gerusalemme, per far fronte all’emergenza che era sorta dopo la Pentecoste del 33 d.C. (cfr. Atti 4:43,45).
    Saffìra e suo marito avevano solo “una forma di santa devozione, ma mostrandosi falsi alla sua potenza” (2Timoteo 3:5). Si la loro fede si basava sull’esteriorità, quello che essi cercavano era solo l’approvazione degli uomini.
    Nessuno aveva detto loro che dovessero vendere il loro campo. Avevano deciso questo da sé. Ma non lo fecero perché amassero i loro fratelli in fede. In realtà, volevano far pensare che fossero migliori di quello che realmente erano. Decisero così di far apparire che dessero tutto quel denaro per aiutare altri. Ma in effetti ne diedero solo una parte tenendo il resto per se.
    Anziché “onorare Dio con le loro cose di valore” (cfr. Proverbi 3:9) cercavano il plauso degli uomini.
     
    SAFFIRA 2
     

    “Un uomo di nome Anania con la moglie Saffira vendette un suo podere e, tenuta per sé una parte dell'importo d'accordo con la moglie, consegnò l'altra parte deponendola ai piedi degli apostoli. Ma Pietro gli disse: «Anania, perché mai Satana si è così impossessato del tuo cuore che tu hai mentito allo Spirito Santo e ti sei trattenuto parte del prezzo del terreno? Prima di venderlo, non era forse tua proprietà e, anche venduto, il ricavato non era sempre a tua disposizione? Perché hai pensato in cuor tuo a quest'azione? Tu non hai mentito agli uomini, ma a Dio». All'udire queste parole, Anania cadde a terra e spirò. E un timore grande prese tutti quelli che ascoltavano … Avvenne poi che, circa tre ore più tardi, entrò anche sua moglie, ignara dell'accaduto. Pietro le chiese: «Dimmi: avete venduto il campo a tal prezzo?». Ed essa: «Sì, a tanto». Allora Pietro le disse: «Perché vi siete accordati per tentare lo Spirito del Signore? Ecco qui alla porta i passi di coloro che hanno seppellito tuo marito e porteranno via anche te». D'improvviso cadde ai piedi di Pietro e spirò”.

    Atti 5:1-10

     
    Questo dovrebbe farci riflettere un po’ tutti sulla nostra attitudine. Abbiamo un genuino e generoso spirito nel fare il “bene” oppure lo facciamo solo per farci vedere dagli uomini?
    C’è un metodo per scoprire qual è la nostra vera attitudine.

    In una occasione Gesù disse: “quando fai doni di misericordia, non far sapere alla tua mano sinistra quello che fa la tua destra, affinché i tuoi doni di misericordia siano fatti in segreto e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà” (Matteo 6:3).

    Quando compiamo un opera di bene sentiamo la necessità di “spiattellarlo” ai quattro venti?
    Come dice la Scrittura, Dio legge i motivi del cuore, non possiamo ingannarlo.
    Solo per fare un esempio, qualche giorno fa mi recai in una chiesa per un funerale. Una cosa mi colpì molto: ognuno dei banchi dove erano sedute le persone aveva incollata una targhetta con il nome del “benefattore”. Ne avete mai viste? E avete mai visto nelle chiese delle targhe con scritto il nome di persone che hanno contribuito a qualche lavoro per la chiesa? Secondo voi questo riflette lo spirito indicato da Cristo? E perché mai tutto questo viene incoraggiato e accettato dalla Chiesa stessa?
    Tornando poi a Saffìra e a suo marito Ananìa, c’è un’altra importante lezione che possiamo imparare dalla loro storia.
    Seguendo il loro desiderio di essere approvati da altri, essi dissero agli apostoli una spudorata menzogna.
    E mentire, come insegnare il falso, significa violare la legge di Dio. Anche commettere idolatria significa violare la legge di Dio. Le persone immorali similmente violano la legge di Dio.
    Per la loro trasgressione sia Saffìra che Ananìa persero immediatamente la vita. Dio, che leggeva nei loro cuori, non condonò né perdonò il loro peccato.
    Qui c’è un monito per tutti! Dio è si misericordioso e clemente, ed è disposto a perdonare le nostre mancanze in base al valore del sacrificio di riscatto di Cristo, ma la Sua Parola dice anche che “se pecchiamo volontariamente dopo aver ricevuto la conoscenza della verità, non rimane più alcun sacrificio per i peccati ma soltanto una terribile attesa del giudizio” (Ebrei 10:26).
    Dio, dunque, non perdona o condona tutto!
    Nella sua parabola sul grano e le zizzanie, Gesù disse riguardo a tutti quelli paragonabili alle zizzanie, cioè i falsi cristiani come Saffìra e suo marito, che “manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti” (Matteo 15:41,42).
    Questa “fornace ardente” non è l’inferno cattolico, che non esiste nella Parola e nella volontà di Dio, ma un appropriato simbolo di distruzione eterna (cfr. Matteo 25:41,45).
     
    LIDIA (probabile soprannome che significa “adoratrice di Dio”)
    Lidia viveva a Filippi, la principale città della Macedonia. Comunque era di Tiatira, città della Lidia, regione dell’Asia Minore occidentale.
    Di lei è detto che era “adoratrice di Dio”, perciò, molto probabilmente, era una proselita del giudaismo.
    Ella vendeva “porpora” o articoli tinti con questa sostanza colorante.
    La porpora poteva provenire da varie fonti. Quella più pregiata si estraeva da certi tipi di molluschi marini. Secondo Marziale, poeta romano del I secolo, un mantello della migliore porpora di Tiro (altro centro dove si produceva questa sostanza) poteva costare persino 10.000 sesterzi, o 2.500 denari, cioè l’equivalente della paga di un operaio per 2.500 giorni lavorativi.
    Chiaramente, abiti del genere erano capi di lusso che solo pochi potevano permettersi. Se ne può dedurre che Lidia stesse bene economicamente.
     
    LIDIA
     
     

    “C'era ad ascoltare anche una donna di nome Lidia, commerciante di porpora, della città di Tiàtira, una credente in Dio, e il Signore le aprì il cuore per aderire alle parole di Paolo. Dopo esser stata battezzata insieme alla sua famiglia, ci invitò: «Se avete giudicato ch'io sia fedele al Signore, venite ad abitare nella mia casa». E ci costrinse ad accettare”.

    Atti 16:14,15

     
    Verso il 50 d.C. l’apostolo Paolo cominciò a predicare a Filippi.
    Questa città era una colonia militare relativamente prospera e retta dallo ius italicum (diritto italico). Questa legislazione garantiva ai filippesi privilegi pressoché uguali a quelli dei cittadini romani. E, a detta di alcuni, a Filippi la legge romana vietava agli ebrei di praticare la loro religione entro i “sacri confini” della città.
    Per cui Paolo che, quando arrivava in qualche città, era solito recarsi nella sinagoga per predicare prima di tutto agli ebrei e ai proseliti che vi si radunavano, trovò un posto lungo un fiume fuori della città dove egli e i missionari che l’accompagnavano, “pensavano ci fosse un luogo di preghiera”. Lì trovarono solo delle donne, fra cui Lidia.
    Prestando orecchio a ciò che Paolo diceva, Lidia, che aveva un cuore disposto per la verità (cfr. Matteo 13:15 e 15:7,8), non ebbe dubbi sul da farsi e non ci stette molto a pensare! Il racconto dice che “il Signore le aprì il cuore per aderire alle parole di Paolo(Atti 16:13,14).
    Immediatamente, quello stesso giorno, si schierò dalla parte delle verità che aveva ascoltato! In effetti fu la prima “europea” a divenire cristiana.
    L’evangelista Luca, che scrisse anche gli Atti degli apostoli, riporta il seguito della vicenda e dice: “Dopo essere stata battezzata con la sua famiglia, ci pregò dicendo: «Se mi avete giudicata fedele al Signore, entrate e rimanete in casa mia». E ci costrinse ad accettare” (Atti 16:15).
    Ancora una volta viene messo in risalto lo spirito di ospitalità che ha sempre caratterizzato i veri cristiani.
    Lidia non considerò Paolo e gli altri missionari, che fino a quel giorno neanche conosceva, degli  “extracomunitari” che invadevano il suo “territorio” o attentavano alla sua “identità”. Non si lasciò guidare dal pregiudizio!
    D’altra parte, però, il fatto che ella dovette insistere implica che Paolo e i suoi compagni fecero una certa resistenza. Perché?
    L’apostolo Paolo lo spiegò allorché disse “che annunziando il vangelo, io offra il vangelo gratuitamente, senza valermi del diritto che il vangelo mi dà” (1Corinzi 9:18). Insomma Paolo e gli altri missionari cristiani avevano ben compreso e mettevano in pratica il comando di Gesù: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date(Matteo 10:8). Bella differenza col cristianesimo apostata dove tutto, dalle funzioni, all’istruzione, all’assistenza ha un costo!
     
    Quante lezioni si possono imparare anche dalle donne cristiane del I secolo le quali, avendo la mente rivolta principalmente alle cose spirituali e non ai desideri carnali e sensuali, fornirono degli eccellenti esempi di fedeltà e devozione cristiana.
    Col tempo e lo spazio a disposizione si potrebbero ancora citare Evodia e Sintiche, Tabita, Trifena e Trifosa e tante altre i cui nomi e le cui storie sono riportate nella Parola di Dio a dimostrazione del fatto che Dio ha in grande considerazione le donne, specialmente quelle che “faticano nel Signore” (Romani 16:12).
     
    April 04

    IL RUOLO DELLA DONNA NELLE SACRE SCRITTURE - I parte a

     
    Avrei voluto scrivere questo post per l’8 marzo scorso, ma una triste e tragica circostanza allora non me lo consentì.
    Avevo pensato a quella data non per celebrare la festa della donna, che considero mistificante e ipocrita come tante altre manifestazioni promosse al solo scopo di esaltare la personalità umana, da una parte, e per incrementare avidi interessi commerciali, dall’altra.
    Ma in un giorno in cui la figura femminile veniva comunque posta al centro dell’attenzione mi sembrava appropriato presentare le immagini di alcune delle donne menzionate nelle Sacre Scritture per porre elementi di riflessione sul ruolo che il Creatore della donna ha stabilito per lei.
     
    EVA (che significa “vivente”, in quanto doveva divenire “la madre di tutti i viventi” - cfr. Genesi 3:20).
    Anche se molti, a torto, credono che sia semplicemente una favoletta, la prima donna venuta all’esistenza fu Eva, creata da Dio come compagna per il primo uomo Adamo.
    Il racconto di Adamo ed Eva contenuto in Genesi è scritto in una maniera molto semplice, ma non per questo dovremmo essere prevenuti contro di esso. Se una cosa è conforme ai fatti non dev’essere necessariamente complicata per essere vera. E diversi fatti storici e scientifici concordano con il racconto biblico della creazione.
    Comunque, poiché non è questo l’oggetto del mio argomento, per ora sorvolo sulla questione dell’attendibilità del racconto di Genesi limitandomi a ricordare che Cristo Gesù, personaggio su cui storicamente, credo, non ci sia nulla da obiettare, citò come vero tale racconto, considerando personaggi reali i nostri progenitori (cfr. Matteo 19:4,5).
    Eva fu l’ultima delle opere creative di Dio sulla terra di cui abbiamo notizia.
    Quando Dio la creò, formandola da una costola precedentemente prelevata da Adamo, questi la chiamò ’ishshàh (donna,
    letteralmente “uomo femmina”) “perché dall’uomo questa è stata tratta” (Genesi 2:18-23).
    Nel crearla Dio aveva affermato: “Non è bene che l’uomo stia solo. Gli farò un aiuto, come suo complemento”.
    Il termine ebraico reso “complemento” (nèghedh) tradotto alla lettera significa “una come lui”, perciò non denotava nessuna posizione di inferiorità rispetto all’uomo. La donna aveva la propria costituzione mentale, fisica ed emotiva esattamente come l’aveva l’uomo.
    I due erano diversi solo perché ciascuno aveva qualità che l’altro non aveva e insieme dovevano “complementarsi” per adempiere entrambi il dichiarato proposito di Dio per loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite la terra e soggiogatela, e tenete sottoposti i pesci del mare e le creature volatili dei cieli e ogni creatura vivente che si muove sopra la terra” (Genesi 1:28).
    Lo studio della Parola di Dio rivela che l’uomo è stato creato con qualità che avrebbero fatto di lui un capofamiglia. Come tale, sarebbe stato responsabile davanti al suo Creatore del benessere spirituale e fisico della moglie e dei figli. Avrebbe dovuto prendere decisioni equilibrate che rispecchiassero la volontà di Dio dando un buon esempio di condotta devota (cfr. Efesini 5:22,23; 1Corinzi 11:3).
    La donna similmente è stata creata con caratteristiche atte a contribuire alla felicità della coppia, pur adempiendo un ruolo diverso. Secondo la Parola di Dio la donna tende ad avere maggiore compassione e sensibilità, qualità che sono necessarie per occuparsi di una famiglia e favorire le relazioni umane. Ella non fu creata per essere una rivale dell’uomo perciò doveva avere rispetto per le decisioni dell’uomo, il quale ne rendeva conto direttamente a Dio, contribuendo col suo leale e volontario sostegno alla buona riuscita delle stesse (cfr. Tito 2:4,5).
    Di queste diverse qualità, purtroppo, era informato anche quella creatura spirituale che per prima si ribellò alla volontà di Dio, che divenne quindi Diavolo e Satana.
    Il suo attacco contro l’umanità infatti non fu rivolto direttamente all’uomo, ma fu fatto attraverso la donna, emotivamente più fragile.
    Con l’inganno indusse Eva a violare il comando che Dio, tramite Adamo, le aveva dato, di non mangiare il frutto di un certo albero, chiamato simbolicamente “l’albero della conoscenza del bene e del male”.
    Nella circostanza, se la donna avesse avuto rispetto per il ruolo assegnatole da Dio, avrebbe dovuto chiedere consiglio al suo compagno prima di prendere qualunque decisione. Ma Eva prestò fede alle parole del Tentatore, volendo decidere da sé cos’era bene e cos’era male. Invece di mostrare disgusto e indignazione per colui che parlava stravolgendo completamente la giustizia di Dio e la parola del suo compagno, rifiutandosi pertanto di ascoltarlo, cominciò a pensarci e più ci pensava, più l’idea le piaceva. Che errore fece coltivando un desiderio errato invece di scacciarlo dalla mente o di parlarne col suo capofamiglia (cfr. Giacomo 1:14,15).
    In seguito Eva convinse Adamo a unirsi a lei nel peccato. Adamo si trovò a dover decidere a chi essere leale. Egli sapeva benissimo che ciò che Eva sperava di ottenere mangiando il frutto proibito era qualcosa di illusorio. Sotto ispirazione l’apostolo Paolo scrisse: “Adamo non fu ingannato, ma la donna fu completamente ingannata e si trovò in trasgressione” (1Timoteo 2:14). Così Adamo scelse deliberatamente di sfidare il suo Creatore. Il timore di essere separato dalla moglie fu evidentemente più grande della sua fede nella capacità di Dio di porre rimedio alla situazione.
    Con quell’atto assassinò anche tutta la sua progenie dato che nacque tutta sotto la condanna a morte del peccato (cfr. Romani 5:12). Che prezzo per l’egoistica disubbidienza!
    Sebbene la colpa della ribellione ricade principalmente su Adamo, la mancanza di rispetto di Eva per l’autorità conferita da Dio all’uomo nella famiglia non è certamente un esempio da imitare per la donna che vuole onorare il suo Creatore!
     
     
     
     
    Il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male». Allora la donna vide che l'albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò”
    Genesi 3:4-6
     
    SARA (che significa “principessa”)
    Quando Abramo aveva 75 anni Dio gli comandò di lasciare la sua città di Ur, un fiorente centro della Mesopotamia che aveva scambi commerciali con i paesi del Golfo Persico e probabilmente anche con quelli della valle dell’Indo.
    Sir Leonard Woolley, che diresse gli scavi a Ur, disse che le abitazioni di quella città erano “piuttosto spaziose e permettevano di condurre una vita decorosa, comoda e, secondo i criteri orientali, lussuosa. Erano prevalentemente case di un popolo civilizzato e rispondevano alle esigenze di una vita cittadina molto sviluppata”.
    Come dice il racconto “Per fede Abramo, quando fu chiamato, ubbidì uscendo verso un luogo che era destinato a ricevere in eredità;
    e uscì, benché non sapesse dove andava” (Ebrei 11:8).
    Fu un viaggio di circa 1.600 chilometri, un bel tragitto per una coppia anziana! Sua moglie Sara aveva allora 65 anni.
    Se voi foste state al suo posto come avreste reagito?
    Possiamo provare ad immaginare quali possono essere stati i sentimenti di Sara quando Abramo le comunicò che avrebbero lasciato Ur. Può darsi che fosse preoccupata di dover lasciare una casa comoda, trasferirsi in una terra sconosciuta e forse ostile e avere un tenore di vita più basso.
    Nondimeno fu “sottomessa”, considerando Abramo suo “signore” (cfr. 1Pietro 3:4-6). Secondo alcuni studiosi, agendo in quel modo Sara dimostrò il suo “consueto, rispettoso atteggiamento e comportamento nei confronti del marito, rivelando ciò che pensava e provava realmente”. Dunque il suo fu un sostegno leale alla decisione di Abramo. L’apostolo, infatti, si riferisce a lei parlando della “persona segreta del cuore nella veste incorruttibile dello spirito quieto e mite, che è di grande valore agli occhi di Dio”.  Sara non si “sottomise” a parole, indossando una maschera di dolcezza esteriore per poi cercare di dominare il marito ricorrendo a ribellione, trame e macchinazioni.
    Nel suo cuore era convinta della giustezza della disposizione divina e della decisione presa dal marito e umilmente vi si attenne. Come spiega ancora l’apostolo Pietro, ella lo faceva perché aveva fiducia in Dio.
    A differenza della moglie di Lot, sua contemporanea, che con grande e avido desiderio si voltò per guardare Sodoma, solo per perire, Sara lasciò volontariamente le comodità di Ur e continuò a dimorare in tende con suo marito non attribuendo troppa importanza ai possedimenti e alle comodità materiali. Visse in una maniera che ne rivelò la prospettiva spirituale comprendendo che Dio l’avrebbe riccamente ricompensata al tempo della risurrezione. Un ottimo esempio per le donne cristiane!
    Il cruccio di Sara per tanti anni fu che era sterile. Per capire quanto grande fosse la sua amarezza c’è da ricordare che in Israele la donna sterile veniva considerata come maledetta da Dio, perché non poteva avere il privilegio di far parte della linea di discendenza del promesso Messia. Lo stesso principio valeva per l’uomo (fu per questo motivo, ad esempio, che Dio dispose la legge del levirato in base alla quale un uomo doveva sposare la vedova del proprio fratello morto senza figli onde generare una progenie per assicurarne la discendenza).
    Anche in questa circostanza possiamo notare il profondo amore e rispetto che Sara aveva per il proprio marito e per le sue prerogative in relazione al proposito di Dio poiché volle che Abramo avesse rapporti con la propria schiava egiziana Agar per avere figli da lei.
    Dio apprezzò la sua umiltà e la ricompensò facendo in modo che all’età di 90 anni rimanesse miracolosamente incinta di un figlio, Isacco, divenendo in tal modo un’antenata diretta del Messia.
    Sebbene “sottomessa” all’autorità del marito, Sara non aveva una personalità debole. Quando notò che Ismaele, figlio di Agar “si prendeva gioco” del suo proprio figlio Isacco, parlò vigorosamente ad Abramo, dicendo: “Caccia questa schiava e suo figlio, poiché il figlio di questa schiava non sarà erede con mio figlio, con Isacco!”. L’eredità alla quale ella si riferiva non era costituita da beni materiali, ma dalla promessa di Dio di produrre da Abramo un seme per la benedizione di tutte le nazioni. Ancora una volta mostrò di avere a cuore il proposito e la volontà di Dio il quale, notando che la richiesta era fatta con lo spirito giusto, ordinò ad Abramo di esaudirla (cfr. Genesi 21:9-12).
    In maniera simile che una donna cristiana sia “sottomessa” all’autorità del proprio marito non significa che dev’essere priva di carattere o di poco spirito. Deve essere libera di esprimere le sue vedute personali e di prendere l’iniziativa nel fare le cose che sono importanti per la felicità della famiglia.
    Il principio dell'autorità è uno dei valori stabiliti da Dio per tutta la sua creazione perchè questa sia felice (cfr. 1Corinzi 11:3).
    Certamente Sara ha fornito un esempio di giusta sottomissione all’autorità costituita da Dio.
     
     
     
     
    “E il Signore fece a Sara come aveva annunziato. Sara concepì e partorì un figlio ad Abraamo, quando egli era vecchio, al tempo che Dio gli aveva fissato. Abraamo chiamò Isacco il figlio che gli era nato, che Sara gli aveva partorito … Abraamo aveva cent'anni quando gli nacque suo figlio Isacco. Sara disse: «Dio mi ha dato di che ridere; chiunque l'udrà riderà con me». E aggiunse: «Chi avrebbe mai detto ad Abraamo che Sara avrebbe allattato figli? Eppure io gli ho partorito un figlio nella sua vecchiaia»”
    Genesi 21:1-7
     
    MIRIAM (che significa “ribelle”)
    Sorella maggiore di Mosè e di Aaronne fu una ragazza davvero straordinaria. Quando il faraone egiziano escogitò un piano per uccidere i bambini ebrei, Miriam non si disinteressò della sorte del fratellino pensando che fossero i genitori a doversene occupare ma fece la sua parte per proteggere il bambino. Anche se non è menzionata per nome, era senza dubbio lei la “sorella di lui” che stava “a distanza per sapere che … sarebbe accaduto” al piccolo Mosè deposto in un’arca di papiro fra i canneti del Nilo. Agendo poi con prontezza si rivolse alla figlia di Faraone, chiedendole se voleva che andasse a chiamare una nutrice fra le donne ebree per allattare il bambino. Grazie a lei, quella nutrice poté essere la madre stessa. (cfr. Esodo 2:3-10). Così Mosè fu salvato dalla morte e allevato onde divenisse colui per mezzo del quale gli Israeliti furono condotti fuori dell’Egitto fino ai confini della Terra promessa.
    Di certo poche fanciulle hanno preso parte in modo così diretto come Miriam all’attuazione del proposito di Dio!
    La premura e l’interesse di Miriam, il suo desiderio di proteggere il fratello sono davvero un fulgido esempio dell’amore fraterno che ciascuno dovrebbe manifestare nella propria vita, e non solo verso i propri congiunti, ma nei confronti di tutti gli uomini visto che apparteniamo tutti alla stessa più grande “famiglia” del genere umano, senza distinzione di nazionalità, razza o qualsiasi altra “identità” inventata dagli uomini.
    Ottant’anni dopo, quando aveva circa 90 anni, la ritroviamo presso le acque del Mar Rosso, che si erano appena richiuse travolgendo il Faraone e i suoi carri da guerra che inseguivano gli ebrei affrancati dalla schiavitù. E fu lei, Miriam, a condurre le donne israelite in un gioioso canto e in una ritmata danza che glorificava Dio per averli liberati (cfr. Esodo 15:20,21).
    Tuttavia l’anno seguente la sua intraprendenza le causò una enorme difficoltà.
    Miriam cominciò a parlare pubblicamente contro suo fratello Mosè convincendo anche l’altro fratello Aaronne a unirsi a lei nelle lagnanze. Oggetto della critica era la moglie cusita di Mosè. Forse temeva che la cognata ricevesse maggiore preminenza nella nazione rispetto a lei. Perciò spinta dall’orgoglio e da una gelosia egoistica suscitò una controversia contro Mosè dicendo: “Il Signore ha forse parlato soltanto per mezzo di Mosè? Non ha parlato anche per mezzo nostro?”. Dimenticò, contro ogni evidenza, che egli era colui che era stato nominato quale condottiero e il mediatore che Dio usava per dare disposizioni al Suo popolo (cfr. Numeri 12:1-15).
    Miriam fu umiliata da Dio. Fu colpita dalla lebbra e costretta a rimanere fuori del campo per sette giorni finché non venne purificata.
    Quale lezione si impara da questo episodio?
    Uno stupido orgoglio può far perdere di vista la vera questione della vita, cioè l’importanza dell’umile sottomissione alle disposizioni di Dio, e spingere a custodire gelosamente, contro ogni evidenza, idee o modi d’agire a cui si è attaccati ma che non hanno una base solida nella Parola di Dio. Non fu per caso che l’apostolo Paolo parlò di persone che “hanno zelo per Dio, ma non secondo una retta conoscenza; poiché, ignorando la giustizia di Dio e cercando di stabilire la propria, non si sono sottomessi alla giustizia di Dio” (Romani 10:2,3).
     
     
     
     
    “La donna …prese un’arca di papiro e la spalmò di bitume e pece e vi mise il piccolo e la pose fra le canne presso la sponda del fiume Nilo. Inoltre, la sorella di lui se ne stava a distanza per sapere che gli sarebbe accaduto …Quindi la sorella di lui disse alla figlia di Faraone: «Vuoi che vada e chiami appositamente per te una nutrice fra le donne ebree perché ti allatti il piccolo?»”
    Esodo 2:2-4,7
     
    RAAB (che significa “ampia, larga”)
    Nella primavera del 1473 a.C. due spie israelite giunsero a Gerico per dare uno sguardo alla città che, protetta da solide fortificazioni, si poneva come un ultimo grande ostacolo sulla via per la terra promessa. Essi trovarono alloggio proprio in una casa in cima alle mura, la casa di Raab, una prostituta. In quei tempi, infatti, la casa di una meretrice serviva anche da locanda, perciò poteva essere il luogo adatto in cui andare per non destare troppi sospetti. I due furono, però, riconosciuti da altri, che riferirono la cosa al re. Raab prontamente li nascose fra gli steli di lino messi ad asciugare sul tetto e quando gli inseguitori vennero per catturarli li indirizzò altrove senza destare sospetti.
    Per quale motivo Raab si comportò così, mettendo anche a rischio la sua stessa vita?
    Essa stessa lo spiegò ai due uomini: “So che il Signore vi ha assegnato il paese … perché abbiamo sentito come il Signore ha prosciugato le acque del Mare Rosso davanti a voi, alla vostra uscita dall'Egitto … Lo si è saputo e il nostro cuore è venuto meno e nessuno ardisce di fiatare dinanzi a voi, perché il Signore vostro Dio è Dio lassù in cielo e quaggiù sulla terra” (Giosuè 2:9-11).
    Si, quello che aveva udito delle opere di Dio aveva toccato il suo cuore e la spinse ad avere fede in Lui.
    Raab però non dichiarò la sua fede solo a parole, ma agì in armonia con ciò che credette collaborando con le spie israelite, nascondendole a rischio della sua stessa vita e aiutandole poi a fuggire.
    In cambio dell’aiuto dato, Raab si fece promettere da quegli uomini che lei e la sua famiglia sarebbero stati risparmiati quando gli Israeliti avrebbero preso la città. Quegli uomini acconsentirono e dissero a Raab cosa avrebbe dovuto fare: doveva legare un filo scarlatto alla finestra da cui li aveva fatti scendere; per ottenere la salvezza lei e i suoi familiari dovevano radunarsi tutti nella sua casa perché la sicurezza si sarebbe trovata solo nella casa di Raab. Se al momento della conquista di Gerico qualche suo parente si fosse avventurato per le strade, non avrebbe potuto attendersi d’essere risparmiato.
    Giunse il tempo in cui, con un miracolo, le mura di Gerico caddero di piatto. Ma la sezione delle mura dov’era la casa di Raab rimase in piedi, come hanno, peraltro, dimostrato gli scavi archeologici. Sotto la direttiva di Giosuè, le due spie entrarono nella casa e ne condussero fuori, verso la salvezza, tutti quelli che c’erano.
    In seguito Raab cambiò il suo modo di vivere adeguandolo all’alta norma morale di Dio e sposò un israelita di nome Salmon dal quale ebbe un figlio che venne chiamato Boaz, che fu il bisnonno del re Davide. In tal modo ella divenne anche una antenata di Gesù. Il suo nome, infatti, è uno dei quattro nomi di donna riportati nella genealogia di Gesù (cfr. Matteo 1:5).
    La fede di Raab fu riccamente ricompensata. Il suo esempio è di incoraggiamento per i cristiani a vivere la loro fede non solo a parole ma dimostrandola con le opere. Scrisse infatti il discepolo Giacomo: “Raab la meretrice non fu forse dichiarata giusta per le opere, dopo che ebbe ricevuto i messaggeri con ospitalità e li ebbe mandati fuori per un’altra via? In realtà, come il corpo senza spirito è morto, così anche la fede senza opere è morta” (Giacomo 2:25,26).
    Quali furono le opere di fede di Raab?
    Riconobbe che Dio era dalla parte degli Israeliti e si schierò decisamente dalla parte del popolo di Dio.
    Non fece nulla di testa sua o in base alle sue vedute personali, ma seguì attentamente le istruzioni ricevute per aver salva la vita.
    Si interessò amorevolmente anche di altri, dei suoi genitori, dei suoi fratelli e delle sue sorelle, facendo sì che potessero essere risparmiati compiendo essi stessi i passi necessari per sopravvivere.
    Apportò alla sua vita i cambiamenti necessari per allinearla alle alte norme morali di Dio.
    Alla maniera di Raab ogni donna che vuol piacere a Dio non deve limitarsi a dire di credere in Lui e neanche a fare ciò che in base al suo modo di vedere ritiene giusto o vantaggioso, ma deve dimostrare la propria fede compiendo esattamente le opere che Dio stesso richiede e vivere la propria vita in conformità con le Sue norme morali.
     
     
     
     
    “Dopo ciò li fece scendere con una fune dalla finestra, poiché la sua casa era su un lato delle mura, ed era sulle mura che essa dimorava … A loro volta gli uomini le dissero: «… Ecco, stiamo per entrare nel paese. Questa corda di filo scarlatto devi legarla alla finestra dalla quale ci hai fatti scendere, e tuo padre e tua madre e i tuoi fratelli e tutta la casa di tuo padre devi raccoglierli presso di te nella casa … e chiunque rimanga con te nella casa, il suo sangue sarà sulla nostra testa se una mano verrà su di lui» … Allora li mandò via, e se ne andarono per la loro via. Dopo ciò essa legò la corda scarlatta alla finestra”
    Giosuè 2:15-21
     

    (continua sotto)

    IL RUOLO DELLA DONNA NELLE SACRE SCRITTURE - I parte b

     
    RUT
    La fede non è posseduta da tutti”, scrisse l’apostolo Paolo (2Tessalonicesi 3:2).
    Tra le numerose ragioni di ciò c’è lo spirito di autodeterminazione divenuto così forte nei nostri tempi.
    Questo desiderio di piacere personale è divenuto una religione, mentre l’amore verso il Creatore è stato accantonato o passato in second’ordine e l’indifferenza verso il suo proposito sovverte i cuori e le menti.
    Perciò fare la volontà di Dio oggi è diventato una vera sfida.
    Un notevole esempio di come si può fare del proposito di Dio il proprio modo di vivere è quello di Rut, una giovane donna moabita che sposò un giovane ebreo di nome Malon, della tribù di Giuda, trasferitosi nel paese di Moab a causa delle difficili condizioni economiche che avevano colpito Israele. Una situazione, questa, non molto dissimile da quella che c’è oggi in diversi paesi della terra e che muove l’emigrazione di tante persone [perfino i moabiti, di stirpe cananea, sfacciatamente immorali e sanguinari (immolavano i loro bambini agli dei) permisero agli immigrati l’integrazione nella loro società. Gli attuali benpensanti difensori dell’identità “cristiana”, di stirpe barbarica e ugualmente immorali e sanguinari (immolano i loro figli al dio della guerra) rigurgitano tutte le loro ipocrite frustrazioni contro coloro che per necessità sono oggi costretti a emigrare dalle loro terre].
    Malon e suo fratello Chilon erano figli di una vedova ebrea di nome Naomi ed avevano sposato entrambi due donne moabite, Rut e Orpa.
    La sventura si accanì su quella famiglia poiché sia Malon che Chilon morirono prematuramente e senza lasciare figli.
    Il lutto e la vedovanza divennero presto ben duri da sopportare per le tre donne rimaste sole.
    Specialmente Naomi fu addolorata. Da giudea conosceva bene la speciale benedizione pronunciata in punto di morte dal patriarca Giacobbe su suo figlio Giuda in base alla quale il promesso Messia sarebbe venuto dalla sua discendenza (cfr. Genesi 49:10) e come tutte le donne di Giuda coltivava nel cuore la speranza di avere figli che potessero divenire antenati di quell’Unto! Ma i figli di Naomi erano morti senza progenie.
    Venuta a sapere che la situazione economica in Israele era migliorata, Naomi decise di tornare alla sua terra.
    Le due nuore l’accompagnarono, ma giunte al confine Naomi incoraggiò le due giovani a tornare alle loro case e a rifarsi una famiglia.
    Orpa prese la sua decisione: piangendo baciò la suocera e se ne andò. Naomi si rivolse quindi a Rut dicendo: “Ecco, tua cognata è tornata al suo popolo e ai suoi dèi; torna indietro anche tu, come tua cognata.
    Sì, Orpa se ne tornò al suo popolo e ai “suoi dèi”. Sia lei che Rut erano state allevate in mezzo al “popolo di Chemos” e può darsi che avessero anche assistito agli orribili sacrifici di bambini nell’adorazione di quel falso dio di Moab. Orpa tornò a tutto ciò! L’interesse personale ebbe il sopravvento su di lei.
    Ma non così Rut che disse: “Non insistere con me perché ti abbandoni e torni indietro senza di te; perché dove andrai tu andrò anch'io; dove ti fermerai mi fermerò; il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo Dio sarà il mio Dio(Rut 1:8-16).
    Questa giovane moabita poteva anche lei tornare al suo paese, dai suoi parenti, “a casa di sua madre”, come le disse Naomi (vv. 8), alle sue abitudini, alle sue tradizioni, ma manifestò uno spirito di sacrificio e scelse una vita di fedele servizio al vero Dio con il popolo di Naomi. Dio, “che ricompensa tutti quelli che lo cercano” (Ebrei 11:6) non si dimenticò di lei.
    Rut si conquistò la stima degli Israeliti lavorando sodo durante la mietitura. Aveva imparato che la “spigolatura”, e non l'elemosina, era il provvedimento di Dio per il povero e l’afflitto, il residente forestiero, il ragazzo senza padre e la vedova, ai quali era permesso di raccogliere o spigolare qualsiasi parte di una messe che i mietitori involontariamente o intenzionalmente lasciavano dietro di sé. Umilmente, dall’alba al tramonto, raccolse le spighe d’orzo e le trebbiò provvedendo così alle necessità materiali per se e per la suocera.
    Il proprietario del campo che l’aveva osservata lavorare non potè fare a meno di dire di lei: “alla porta del mio popolo tutti si rendono conto che sei una donna eccellente” (Rut. 3:11).
    Quell’uomo era Boaz, figlio di Raab. Dio spinse gli avvenimenti in modo che Boaz sposasse Rut con un matrimonio di levirato. Dalla loro unione nacque un bambino al quale fu dato il nome di Obed, che divenne il nonno di Davide.
    Rut non si fece condizionare dal sentimentalismo e dalle tradizioni. Abbandonò la falsa religione dove era nata e cresciuta scegliendo di avere fede nell’unico, vero Dio. Imparò e mise in atto scrupolosamente ogni disposizione presa da Dio per il popolo al quale ella si associò. Con grande misericordia Dio le concesse “un perfetto salario” (cfr. Rut 2:12) permettendo a quell’umile donna di divenire un anello nella linea di discendenza del Messia.
     
     
    RUT
     
    Non insistere con me perché ti abbandoni e torni indietro senza di te; perché dove andrai tu andrò anch'io; dove ti fermerai mi fermerò; il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo Dio sarà il mio Dio; dove morirai tu, morirò anch'io e vi sarò sepolta. Il Signore mi punisca come vuole, se altra cosa che la morte mi separerà da te
    Rut 1:16,17
     
    IZEBEL (da un nome fenicio che forse significa “Dov’è il sublime (cioè il principe)?”)
    Questa donna fenicia di Sidone divenne regina sposando, molto probabilmente per ragioni politiche, Acab, re di Israele, nella seconda metà del X sec. a.C.
    Devota adoratrice di Baal, Izebel fece costruire in Samaria, capitale del regno delle 10 tribù staccatesi dal regno di Giuda, un tempio e un altare a Baal e fece erigere un “palo sacro”, simbolo fallico (cfr. 1Re 16:32,33). Provate, per curiosità, a indagare sull'origine e il significato dei tanti obelischi che si innalzano in molte piazze del cristianesimo apostata, come quello, ad esempio, posto al centro di P.zza S. Pietro a Roma. Sono stati "cristianizzati" con l'apposizione di una croce sulla loro cima, ma non possono esserci dubbi sul loro vero simbolismo! .....
    Le testimonianze portate alla luce evidenziano la depravazione di quel tipo di adorazione. Un dizionario dice: “I testi mostrano che il culto di queste divinità aveva un effetto degradante; veniva data enfasi alla guerra, alla prostituzione sacra, all’amore sensuale, con conseguente degradazione sociale” (The Illustrated Bible Dictionary di Roland De Vaux). In modo particolare l’adorazione di Baal faceva leva sui desideri della carne. Si glorificava il sesso e banchetti, danze e musica facevano da catalizzatori per la licenziosità.
    Un’altra caratteristica di quel tipo di adorazione viene evidenziata da ciò che è scritto in 2Re 23:5 sugli apostati israeliti che facevano “fumo di sacrificio a Baal, al sole e alla luna e alle costellazioni dello zodiaco e a tutto l’esercito dei cieli”. Essa promuoveva l’uso dell’astrologia, una pratica demonica condannata da Dio.
    Nelle popolazioni dedite a tale adorazione ogni località aveva il proprio Baal protettore. Ad esempio c’era il Baal di Peor, il Baal di Ermon, il Baal di Hazor, il Baal di Zefon, ecc. Vi ricorda qualcosa questa usanza?
    Izebel, fu una donna estremamente egoista, senza scrupoli, arrogante, accanita e crudele oppositrice della vera adorazione che cercò di combattere ed eliminare dal paese ordinando l’uccisione di tutti i profeti di Dio e riuscendo a sviare buona parte della popolazione con la sua immoralità e le sue stregonerie.
    Il giudizio di Dio contro di lei fu annunciato tramite il profeta Elia: “I medesimi cani mangeranno Izebel  (1Re 21:23).
    Queste parole si adempirono per mano di Ieu, un giudice devoto, che ordinò ai suoi servitori di gettarla dalla finestra del suo palazzo. Perfino in quel frangente quella donna malvagia tentò di usare l’arma della sensualità e della seduzione per imporre ancora la sua depravata personalità. Dice infatti il racconto che vedendo arrivare Ieu “si truccò gli occhi con stibio, si acconciò la capigliatura e si mise alla finestra(2Re 9:30).
    Ma Ieu fu irremovibile nel suo zelo per la pura adorazione e Izebel morì. Quando, infine, andarono a prenderla per seppellirla, trovarono che i cani randagi l’avevano divorata, proprio come Dio aveva predetto (cfr. 2Re 9:32-37).
    L’azione corruttrice che Izebel esercitò sul popolo di Israele introducendo nel paese l’immorale culto di Baal fu presa a modello da Cristo Gesù quando nella visione apocalittica data all’apostolo Giovanni parlò di una donna, Izebel, che in maniera simile incoraggiava l’immoralità e l’idolatria fra i cristiani della chiesa di Tiatira.
    Contro di lei Gesù tuonò: “getterò lei in un letto di dolore e coloro che commettono adulterio con lei in una grande tribolazione … Colpirò a morte i suoi figli e tutte le Chiese sapranno che io sono Colui che scruta gli affetti e i pensieri degli uomini, e darò a ciascuno di voi secondo le proprie opere” (Apocalisse 2:22,23). Per Cristo non c’è nessun perdono per l’immoralità e l’idolatria reiterata e impenitente!
    Nell’antica Tiatira proliferavano le corporazioni di arti e mestieri. Per questo motivo molti studiosi pensano che le pratiche errate promosse da quella novella Izebel avessero a che fare proprio con l’attività di queste corporazioni. Un dizionario afferma. “Ciascuna di tali corporazioni aveva il suo dio patrono, le sue feste, le sue occasioni sociali che potevano a volte trasformarsi in gozzoviglie immorali … i loro seguaci andavano orgogliosi del loro illuminato liberalismo” (The Interpreter’s Dictionary of the Bible). Vi vengono forse in mente le tante “confraternite” sparse nelle Chiese del “cristianesimo” apostata?
    Potrebbe anche oggi esistere un’influenza paragonabile a quella di Izebel?
    Sì, certamente! Molti capi religiosi fra i cosiddetti “cristiani”, imitano quelle antiche Izebel tollerando nelle loro chiese pedofilia, omosessualità, fornicazione, adulterio e cose simili che Dio condanna, e incoraggiano i loro seguaci a non aderire rigidamente alle norme della Bibbia, condonando ogni sorta di licenziosità in nome del diritto di fare quel che si vuole.
    Le dure parole di condanna pronunciate da Dio e da Cristo Gesù contro tali atteggiamenti dovrebbero indurre chiunque desidera coltivare una buona relazione con essi a una seria riflessione.
     
     
    IZEBEL
     
    Elia rispose: «Sì ti ho trovato, perché ti sei venduto a fare ciò che è male agli occhi del Signore. Ecco, io ti farò cadere addosso una sciagura, ti spazzerò via, e sterminerò ogni uomo della tua casa, schiavo o libero che sia, in Israele; perché tu hai provocato la mia ira e hai fatto peccare Israele. Anche riguardo a Izebel il Signore parla e dice: ‘I cani divoreranno Izebel sotto le mura d'Izreel’». In verità non c'è mai stato nessuno che, come Acab, si sia venduto a fare ciò che è male agli occhi del Signore, perché era istigato da sua moglie Izebel. Si comportò in modo tanto abominevole, andando dietro agli idoli, come avevano fatto gli Amorei che il Signore aveva cacciati davanti ai figli d'Israele
    1Re 21:17-26
     
    ESTER (nome di origine assira; il suo nome in ebraico era Adassa che significa “mirto”)
    L’attrattiva può essere falsa, e la bellezza può essere vana; ma la donna che teme il Signore è quella che si procura lode
    (Proverbi 31:30).
    Le persone hanno sempre attribuito grande importanza all’aspetto esteriore, specie per quel che riguarda le donne.
    A Dio, però, interessa soprattutto la persona interiore, che con l’età può diventare anche più bella (cfr. Proverbi 16:31).
    Pertanto la Bibbia rivolge alle donne questa esortazione: “Il vostro adornamento non sia quello dell’esteriore intrecciatura dei capelli e del mettersi ornamenti d’oro o dell’indossar mantelli, ma sia la persona segreta del cuore nella veste incorruttibile dello spirito quieto e mite, che è di grande valore agli occhi di Dio” (1Pietro 3:3, 4).
    Molte donne menzionate nella Bibbia mostrarono questo lodevole spirito, donne devote di cui Dio si servì in modo straordinario per adempiere il suo proposito.
    Una di queste fu una ragazza ebrea, un’orfana della tribù di Beniamino, discendente di alcuni che erano stati deportati da Gerusalemme insieme al re Ioiachin (Ieconia) nel 617 a.C. Il suo nome era Adassa ma fu cambiato con quello assiro di Ester. 
    Di lei è scritto che “era graziosa di forme e bella d’aspetto” (Ester 2:7). Ester fu scelta come regina dal re Assuero (Serse I - V secolo a.C.) re di Persia.
    Quando Aman, malvagio primo ministro del regno di Assuero, complottò d’annientare tutti i Giudei, il cugino di Ester, Mardocheo, un uomo devoto, le chiese di entrare dal re e di fargli direttamente la richiesta di aiuto per il suo popolo.
    Ester sapeva che, secondo la legge dei Medi e dei Persiani, chiunque fosse entrato dal re senza essere invitato sarebbe stato messo a morte perciò informò Mardocheo che ella non era stata invitata ad entrare dal re per trenta giorni. Quindi, fare ciò che Mardocheo richiedeva, senza essere invitata dal re, poteva significare la sua morte.
    E molto interessante il colloquio che avvenne tra i due.
    Mardocheo le disse: “Non metterti in mente che tu sola scamperai fra tutti i Giudei perché sei nella casa del re. Infatti se oggi tu taci, soccorso e liberazione sorgeranno per i Giudei da qualche altra parte; ma tu e la casa di tuo padre perirete; e chi sa se non sei diventata regina appunto per un tempo come questo?
    Ella rispose: “Va', raduna tutti i Giudei che si trovano a Susa, e digiunate per me …Anch'io con le mie ancelle digiunerò allo stesso modo; e dopo entrerò dal re, sebbene ciò sia contro la legge; e se io debbo perire, che io perisca!(Ester 4: 12-16).
    Entrambi confidarono interamente in Dio e ne cercarono la guida nella condotta che avrebbero dovuto seguire per fungere da strumenti atti a preservare in vita il Suo popolo.
    Dio quindi guidò gli avvenimenti in modo che tutto ciò che Aman aveva tramato a danno del Suo popolo gli si rivolgesse contro e infine l’orgoglioso primo ministro venne impiccato mentre il popolo di Dio scampò da ogni pericolo.
    In ricordo di quella liberazione Mardocheo ordinò a tutti gli israeliti di rammemorare cosa Dio aveva fatto per loro in quel giorno, il 14 del mese di adar, celebrando ogni anno un festa. Questa festa di liberazione è chiamata Purim, nome derivante dal fatto che Aman fece gettare il Pur, o la Sorte, per determinare il giorno propizio per attuare il piano di sterminio che infine ricadde sulla sua propria testa (cfr. Ester 9:20-32).
    Ester si rivelò una donna giudiziosa e coraggiosa, capace di stare in silenzio quando necessario, ma di parlare intrepidamente al momento giusto. Accettò consigli da Mardocheo, anche quando il seguirli metteva a repentaglio la sua stessa vita.
    Questa donna bella e sottomessa non si fece sviare dall’egotismo e dall’eccessiva cura per la propria persona e fece della volontà di Dio l’aspetto più importante della sua vita manifestando amore, altruismo e lealtà al Suo popolo anche di fronte all’opposizione e alla persecuzione.
     
     
     
     
    Ester parlò di nuovo alla presenza del re … e disse: «Se così piace al re, se io ho trovato grazia ai suoi occhi, se la cosa gli par giusta e se io gli sono gradita, si scriva per revocare i documenti scritti, macchinazione di Amàn figlio di Hammedàta, l'Agaghita, in cui si ordina di far perire i Giudei che sono in tutte le province del re. Perché come potrei io resistere al vedere la sventura che colpirebbe il mio popolo? Come potrei resistere al vedere la distruzione della mia stirpe?»
    Ester 8:3-6
     
    Ci sono molte altre donne, in tempi precristiani, le cui storie sono narrate nella Parola di Dio e dai cui esempi si può imparare molto circa la fede, il coraggio, l’assennatezza, l’ospitalità e tante altre ottime qualità apprezzate dal Creatore della donna.
    Di alcune non sono riportati i loro nomi, come la figlia di Iefte, la vedova di Zarefat, la fanciulla di Naaman, la Sulamita. Altre vengono citate per nome, come Rebecca, Rachele, Lea, Debora, Anna, Abigail.  Forse voi stesse portate qualcuno di questi nomi o l’avete dato alle vostre figlie. Ne conoscete la storia?
    Lo spazio e il tempo non mi consentono di riportare tutte le loro storie che chiunque, però, può liberamente leggersi nelle pagine della Bibbia.
    Storie a volte di una drammatica e sorprendente attualità, come quella di due levatrici ebree, Sifra e Pua, solo per fare un esempio, a cui un tirannico faraone d’Egitto, temendo un rapido aumento della popolazione ebraica, ordinò di fare in modo che ogni neonato ebreo maschio venisse ucciso.
    Ai processi di Norimberga, celebrati in Germania dopo la seconda guerra mondiale, molti che furono condannati per sterminio in massa cercarono di giustificare i loro crimini sostenendo che avevano semplicemente ubbidito agli ordini.
    Come reagirono, invece, quelle due semplici donne all’orribile comando del faraone?
    Il racconto biblico dice: “le levatrici temettero Dio, non fecero quello che il re d'Egitto aveva ordinato loro e lasciarono vivere anche i maschi(Esodo 1:17).
     
    Alla grande maggioranza di queste donne, che hanno dimostrato di avere come grande valore nella loro vita il fare la volontà di Dio ubbidendo alle sue giuste norme, a volte anche a rischio della loro vita, Egli ha reso l’onore che hanno meritato con la loro devozione e darà loro la ricompensa per la fedeltà, come testimonia l’apostolo Paolo parlando di “queste donne … i cui nomi sono nel libro della vita” (Filippesi 4:3; cfr. anche Malachia 3:16).
    Questo significa che nel giorno stabilito da Dio saranno tutte riportate in vita, mediante la promessa risurrezione, per ricevere il premio della vita eterna su una terra resa di nuovo quel paradiso che la trasgressiva Eva perse per se (cfr. Giovanni 5:25-29).
     
    Con l’avvento del cristianesimo, le donne continuarono a fornire ottimi esempi di “santa devozione”, come vedremo nel prossimo post.