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April 26 LA RISURREZIONE: UNA SPERANZA SICURA? - II parteChe speranza c'è per loro?
CHI SARA’ RISUSCITATO, E PERCHE’?
“Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà;
e chiunque vive e crede in me, non morirà mai. Credi tu questo?”
Giovanni 11:25,26 VR
Chi ha messo per iscritto queste parole le ascoltò pronunciare direttamente da Gesù e, in seguito, divenne testimone oculare della sua risurrezione insieme ad almeno altre 500 persone (cfr. 1Corinzi 11:3-8).
Un altro dei principali testimoni della risurrezione di Gesù fu un uomo che all’inizio era stato un accanito persecutore dei suoi seguaci, Saulo, un magistrato della città di Tarso, capitale della provincia romana della Cilicia. Meglio conosciuto come Paolo, quest’uomo divenne in seguito egli stesso seguace e apostolo di Gesù e da persecutore si ritrovò nel ruolo di perseguitato.
Una volta, trovandosi ad Atene, principale centro intellettuale della Grecia, Paolo fu trascinato davanti ai giudici della Corte Suprema che si riunivano sul Colle di Marte o Areòpago. Col dovuto rispetto, egli si rivolse a quel gruppo di intellettuali lì riunito e al culmine della sua testimonianza e difesa, disse:
“Dopo esser passato sopra ai tempi dell'ignoranza, ora Dio ordina a tutti gli uomini di tutti i luoghi di ravvedersi, poiché egli ha stabilito un giorno nel quale dovrà giudicare la terra con giustizia per mezzo di un uomo che egli ha designato, dandone a tutti prova sicura col risuscitarlo dai morti”. - Atti 17:30,31 CEI
Che effetto ebbero le parole di Paolo, che sostenevano la dottrina cristiana della risurrezione dei morti, su quei greci che invece credevano nell’immortalità dell’anima umana? Il racconto dice che “quando sentirono parlare di risurrezione di morti, alcuni lo deridevano, altri dissero: «Ti sentiremo su questo un'altra volta»”. Non tutti però, perché Dionisio, un giudice dell’Areòpago, capì ciò che Paolo diceva circa un futuro giorno di giudizio per tutta l’umanità e prese a cuore la cosa. Lo stesso fece una donna di nome Damaride (cfr. Atti 17:18,32-34).
E che dire di noi? Sentendo parlare di risurrezione sorridiamo scettici come fece la maggioranza di coloro che ascoltarono l’apostolo, o prendiamo sul serio questo basilare insegnamento del vero cristianesimo?
La risurrezione di Gesù Cristo, a cui Paolo rese testimonianza, non fu il primo caso in cui persone morte furono risuscitate alla vita. I racconti evangelici menzionano altri casi precedenti, incluso quello di Lazzaro, che Gesù stesso risuscitò il quarto giorno dalla sua morte e sepoltura (cfr. Giovanni 11:1-44). Ancor prima dell’era cristiana altri morti erano stati risuscitati per intervento divino. Ad esempio i profeti Elia ed Eliseo avevano risuscitato, col potere dato loro da Dio, un fanciullo ciascuno (cfr. 1Re 17:17-24; 2Re 4:32-37).
Ma la risurrezione di Gesù fu la più importante di tutte. Perché?
Le risurrezioni di Lazzaro, del figlio della vedova di Nain, della figlia del Presidente della Sinagoga, Iairo, o quelle effettuate per mezzo dei profeti dell’antichità o anche da alcuni apostoli nel I secolo dell’era cristiana (cfr. Atti 9:36-42; 20:7-12), furono temporanee e costituirono solo un esempio del potere di Dio di risuscitare i morti. Come disse Gesù stesso, “Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso al Figlio di avere la vita in se stesso … Io non posso far nulla da me stesso; giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato” (Giovanni 5:26,30 CEI) [per inciso: altro che uguaglianza trinitaria!].
Esse furono fatte per dare la garanzia che la speranza della risurrezione di cui si parla nella Parola di Dio è fidata e certa. Quei risuscitati poi morirono di nuovo perché, come discendenti di Adamo, erano ancora soggetti alla schiavitù al peccato e alla morte. Il tempo della risurrezione generale dei morti alla vita eterna era ancora futuro e dovevano verificarsi le condizioni perché questa fosse resa possibile.
Qual’erano queste condizioni?
Come insegnano le Sacre Scritture, la morte è una conseguenza del peccato (cfr. Romani 6:23).
Quando Adamo, nostro comune antenato, si ribellò a Dio commise un’azione illegale che lo rese peccatore, poiché la Bibbia spiega che “il peccato è violazione della legge” (1Giovanni 3:4). Di conseguenza egli “fallì il bersaglio” (questo è il significato etimologico del termine ebraico e greco usati nelle Scritture), cioè perse l’opportunità di vivere una vita umana perfetta su una terra paradisiaca, come era in origine il proposito di Dio. E perse questa meravigliosa prospettiva anche per tutti i figli che avrebbe generato perché trasmise loro il peccato e la morte, a tutti, inclusi noi oggi viventi. Disse infatti l’umile Giobbe: “Chi può produrre qualcuno puro da qualcuno impuro? Non c’è nessuno” (Giobbe 14:4; cfr. anche Romani 5:12). Perciò, per poter ottenere ciò che Adamo aveva perso anche per loro, i suoi discendenti dovevano essere liberati dalla “schiavitù al peccato” (cfr. Romani 8:20-21). In che modo questo poteva avvenire?
Lo spiegò l’apostolo Giovanni scrivendo: “… il sangue di Gesù ci purifica da ogni peccato” (1Giovanni 1:7).
Gesù stesso, infatti, aveva detto: “il Figlio dell'uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti” (Matteo 20:28 Di).
Perché Gesù parlò di “riscatto”?
Vi è implicato un principio legale contenuto nella legge che Dio diede alla nazione d’Israele, e cioè ‘vita per vita’ (cfr. Deuteronomio 19:21). Poiché era un uomo perfetto, come lo era stato Adamo, Gesù cedette la propria vita perfetta per ricomprare ciò che Adamo aveva perso per sé e per tutti i suoi figli, cioè la vita perfetta su una terra paradisiaca. Nessun altro uomo avrebbe potuto provvedere il riscatto perché, di tutti gli uomini, Gesù fu l’unico uguale ad Adamo come perfetto figlio umano di Dio (cfr. Salmo 49:7 VR e Di - 49:8 CEI). Per questo motivo fu definito “l’ultimo Adamo” (cfr. 1Corinzi 15:45). Come spiegò ancora l’apostolo Paolo, Gesù “ha dato se stesso come prezzo di riscatto per tutti” (cfr. 1Timoteo 2:5,6).
A differenza degli altri risuscitati, Gesù non morì di nuovo.
Egli fu ucciso all’età di 33 anni e mezzo. Il terzo giorno dopo la sua morte fu risuscitato, non più con un corpo fatto di carne e sangue ma con un corpo spirituale (cfr. 1Corinzi 15:42-50). Quaranta giorni dopo tornò in cielo come persona spirituale, come era stato prima di venire sulla terra, e si presentò “dinanzi alla persona di Dio per noi” portando il valore del suo sacrificio di riscatto (cfr. Ebrei 9:12,24). Fu allora che il riscatto venne pagato a Dio in cielo. Ora l’umanità poteva essere liberata dalla schiavitù al peccato e dalla morte.
Ma perché anche le persone già morte, o quelle che sarebbero ancora morte prima del tempo stabilito da Dio per restaurare il suo originario proposito per il genere umano, potessero beneficiare del riscatto pagato da Cristo era necessario che queste fossero risuscitate.
Subito dopo la ribellione in Eden, Dio annunciò la sua intenzione di produrre un “seme”, o progenie, che avrebbe riscattato il genere umano dal peccato (cfr. Genesi 3:15). Mediante una serie di rivelazioni, Dio identificò la linea di discendenza familiare da cui sarebbe venuto quel seme. Col tempo tali rivelazioni portarono a Giuseppe e Maria, due giovani devoti che vivevano in Palestina. A Giuseppe fu detto in sogno che Maria era incinta per opera dello spirito santo. L’angelo gli disse: “Essa partorirà un figlio, e tu gli dovrai mettere nome Gesù, poiché egli salverà il suo popolo dai loro peccati” (Matteo 1:20,21). Quella non era una gravidanza come tutte le altre, perché Gesù aveva avuto un’esistenza preumana in cielo (cfr. Proverbi 8:22-31; Colossesi 1:15). Con la sua miracolosa potenza Dio ne trasferì la vita nel grembo di Maria sulla terra, rendendo così possibile a questo Suo diletto Figlio di nascere come uomo. Dio, dunque, guidò le cose affinché Gesù fosse immune dalla macchia del peccato di Adamo, non ricevendo la vita da uno dei suoi discendenti. Così Gesù nacque perfetto. Era quindi in possesso di ciò che Adamo aveva perduto: una vita umana perfetta. Finalmente c’era un essere umano che poteva ‘pagare’ il costo del peccato! E questo fu esattamente ciò che fece Gesù il 14 nisan del 33 d.C. In quella storica data Gesù si lasciò mettere a morte dai suoi nemici, provvedendo così un “riscatto corrispondente” (1Timoteo 2:6). C’è una differenza fra la morte di Gesù e quella di Adamo, una differenza che evidenzia il valore del riscatto. La morte di Adamo fu meritata, perché egli disubbidì volontariamente al suo Creatore (cfr. Genesi 2:16,17) La morte di Gesù, invece, fu del tutto immeritata, perché “egli non commise peccato” (1Pietro 2:22). Perciò alla morte Gesù aveva qualcosa di enorme valore che il peccatore Adamo non possedeva quando morì: il diritto alla vita umana perfetta. La morte di Gesù aveva quindi un valore sacrificale. Una volta asceso al cielo come essere spirituale, egli presentò a Dio il valore del suo sacrificio (cfr. Ebrei 9:24). Così facendo Gesù acquistò il genere umano peccatore e ne divenne il nuovo Padre, in sostituzione di Adamo (cfr. 1Corinzi 15:45) Giustamente quindi Gesù è chiamato anche “Padre eterno” (cfr. Isaia 9:6). Perciò, Adamo, un padre peccatore, trasmise la morte a tutti i suoi discendenti. Gesù, un Padre perfetto, usa il valore del suo sacrificio per concedere la vita eterna agli esseri umani ubbidienti.
Ora la domanda che sorge è questa: se Gesù, come è scritto, “ha dato se stesso come prezzo di riscatto per tutti”” significa che tutti, proprio tutti coloro che sono morti o che ancora potranno morire, saranno risuscitati?
Così non sembra!
Scrisse infatti l’apostolo Paolo: “se persistiamo nel peccare volontariamente dopo aver ricevuto la conoscenza della verità, non rimane più alcun sacrificio per i peccati; ma una terribile attesa del giudizio” (Ebrei 10:26,27 VR).
In base a queste parole possiamo aspettarci che Adamo, ad esempio, venga risuscitato? Egli volontariamente e deliberatamente peccò, disubbidendo a Dio. A lui, dunque non si applica il valore del sacrificio di Cristo Gesù.
Un'altra persona che non beneficerà del valore del sacrificio di Cristo è Giuda Iscariota, il discepolo che lo tradì. Egli, come tutti gli altri apostoli, aveva ricevuto una completa testimonianza sulla persona e il ruolo di Gesù. Era presente quando Pietro disse a Gesù “Tu hai parole di vita eterna. E noi abbiamo creduto e abbiamo conosciuto che tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (Giovanni 6:66-71). Ma Giuda fece nascere nel suo cuore una “radice velenosa” e divenne un “calunniatore” (greco diàbolos, “diavolo”); deliberatamente e volontariamente tradì il suo Maestro. Per questo motivo l’apostolo Giovanni lo definì “il figlio della perdizione” o, secondo alcune traduzioni, “il figlio della distruzione” (Giovanni 17:12).
La “distruzione eterna”, cioè la non esistenza, è la pena decretata da Dio per il suo giudizio avverso (cfr. 2Tessalonicesi 1:9 Di).
“Figlio della perdizione”, o “figlio della distruzione”, viene definito anche “l’uomo del peccato” menzionato dall’apostolo Paolo in 2Tessalonicesi capitolo 2. Di lui è detto che “il Signore Gesù lo distruggerà con il soffio della sua bocca e lo annienterà all'apparire della sua venuta” (v. 8 CEI). Dunque anche a questo simbolico uomo non si applicheranno i benefici del sacrificio di Cristo, come la risurrezione. Da chi è egli composto? L’apostolo dà alcune indicazioni per identificarlo. Egli dice che “s'innalza sopra tutto ciò che è chiamato dio o oggetto di adorazione … mettendo in mostra se stesso e proclamando di essere Dio” (v. 4 Di). Ebbene, chi è che si è autodefinito “Dio in terra”, che si è “alzato sopra tutto” ed è divenuto “oggetto di adorazione”? Non ci vuole molto per identificarlo! Chi è che si affida a “ogni sorta di portenti, di segni e di prodigi bugiardi” (v. 9 Di) proclamando “miracoli” in tutta la terra?
Perché questi subiranno il giudizio da parte di Dio? Perché deliberatamente e volontariamente “hanno rifiutato di amare la verità” (v. 10 Di) insegnando ogni sorta di menzogna intorno a Dio e al suo proposito (quali, ad esempio, la trinità, l’immortalità dell’anima e la vita dopo la morte) e “si sono compiaciuti nella malvagità” (v. 12 Di), affiancando, sostenendo e facendo concordati con ogni sorta di governo umano, inclusi i regimi totalitari, come quelli nazista e fascista, divenendo complici delle loro nefandezze.
Non ci vuole, quindi, molto a capire, in base a queste parole, che il clero del cristianesimo apostata non vien ritenuto degno della risurrezione e sarà giudicato meritevole di “distruzione eterna”, proprio come è accaduto alla classe sacerdotale dei giorni di Gesù, a cui egli disse: “Serpenti, razza di vipere! Come sfuggirete al giudizio della Geenna?” (Matteo 23:33).
[La Geenna - forma greca dell’ebraico Geh Hinnòm, “valle di Innom” - era una valle fuori delle mura di Gerusalemme e serviva come luogo adibito all’eliminazione dei rifiuti della città. C’era un fuoco che ardeva di continuo per bruciare le cose impure e le ossa dei corpi morti. Gesù la usò in senso simbolico per rappresentare la completa distruzione risultante dal giudizio avverso di Dio, senza possibilità di risuscitare alla vita come anima - cfr. Matteo 10:28; Luca 12:4,5].
Ci sono altre persone ancora che non riceveranno la risurrezione. Questo lo rese chiaro l’apostolo Pietro nella sua seconda lettera, allorché scrisse: “Dio infatti non risparmiò il mondo antico ma salvò con altre sette persone Noè, predicatore di giustizia, quando fece venire il diluvio sul mondo degli empi … il Signore sa liberare i pii dalla prova e riservare gli ingiusti per essere puniti nel giorno del giudizio, specialmente coloro che seguono la carne nei suoi desideri corrotti e disprezzano l'autorità … costoro … nella loro corruzione saranno annientati, ricevendo così il salario della loro malvagità” (2Pietro 2:5-12).
Le persone che morirono al tempo del Diluvio furono avvertite da Dio riguardo a ciò che Egli stava per fare affinché cambiassero la loro condotta che violava le Sue leggi e non teneva conto della Sua volontà, e affinché facessero l’azione giusta per essere salvate: costruire un arca, come fece Noè con la sua famiglia, dimostrando in tal modo di aver fiducia nella Parola di Dio. Ma non diedero ascolto a quell’avvertimento! Disse di loro Gesù: “come nei giorni che precedettero il Diluvio, le persone mangiavano, bevevano, si sposavano ed erano date in moglie, fino a quando Noè entrò nell'arca; e non si avvidero di nulla, finché venne il diluvio e li portò via tutti; così sarà pure alla venuta del Figlio dell'uomo” (Matteo 24:38,39). Quelle persone non erano tutti degli accaniti delinquenti, ladri, assassini, immorali, ma erano totalmente prese dalle comuni faccende della vita che “non si avvidero di nulla”, cioè non dedicarono il tempo e l’attenzione necessaria per ascoltare gli avvertimenti divini, e questo per un lungo periodo, perché dal momento in cui Dio disse a Noè che avrebbe distrutto quel mondo antico con un Diluvio, di iniziare a costruire un arca e avvertire gli altri, passarono circa 120 anni! (cfr. Genesi 6:3). L’apostolo Pietro dice che quelle persone, che volontariamente hanno ignorato l’avvertimento di Dio, hanno subito il Suo giudizio e sono state annientate per sempre, non saranno risuscitate.
È particolarmente importante notare quali circostanze portarono al Diluvio. Questa è la descrizione storica di quelle circostanze contenuta nel libro biblico di Genesi: “Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni disegno concepito dal loro cuore non era altro che male … Dio guardò la terra ed ecco essa era corrotta, perché ogni uomo aveva pervertito la sua condotta sulla terra” (Genesi 6:5,12). Il mondo dell’umanità aveva subìto un crollo morale, e ogni inclinazione dei pensieri umani era male in ogni tempo. Di conseguenza “la terra fu piena di violenza” (Genesi 6:11). La vita era dedicata interamente alla soddisfazione di desideri materiali e sessuali. Gesù Cristo richiamò l’attenzione su questo fatto quando disse: “come nei giorni che precedettero il Diluvio, le persone mangiavano, bevevano, si sposavano ed erano date in moglie, fino a quando Noè entrò nell'arca; e non si avvidero di nulla, finché venne il diluvio e li portò via tutti; così sarà pure alla venuta del Figlio dell'uomo” (Matteo 24:38,39). Soddisfare i desideri carnali era il loro unico interesse. Per molti anni Noè aveva dato l’avvertimento di quanto stava per accadere, ma quella generazione rifiutò di crederci. Gli uomini non avevano mai sperimentato personalmente un Diluvio. Perciò tutto continuò come prima: l’avvertimento trovò orecchi sordi. Essi “non si avvidero di nulla”. Non importava che l’avvertimento venisse dal Creatore per mezzo di Noè.
Anche nei nostri giorni la violenza è diventata un modo di vivere. La violenza politica fra le nazioni ha provocato le più rovinose e terribili guerre della storia. La violenza si è propagata nelle città, nelle strade e nelle case; minaccia persino chi viaggia. Televisione, film e romanzi hanno temi in prevalenza violenti. In tutta la terra, inoltre, si osserva un crollo morale paragonabile sotto ogni punto di vista a quello che precedette il Diluvio: proprio come allora l’attuale generazione ama i piaceri carnali e i possedimenti materiali più di quanto non ami Dio. Egli non approvò il modo di vivere della generazione prediluviana e la giudicò indegna di ricevere le sue promesse benedizioni, spazzandola via dalla terra. Quella generazione non sarà mai risuscitata. Gesù disse: “così sarà pure alla venuta del Figlio dell'uomo”; ciò che accadde allora accadrà anche alla violenta e immorale generazione del tempo della fine del sistema di cose satanico.
Qui c’è un’importante lezione per tutti!
Sia l’apostolo Pietro che Gesù paragonarono i giorni che precedettero il Diluvio al tempo che precede la fine dell’intero sistema di cose, politico, economico e religioso, che Satana il Diavolo ha istaurato su tutta la terra. Essi dissero che l’atteggiamento della maggioranza delle persone sarebbe stato lo stesso di quelle che vissero al tempo del Diluvio. Tutte prese dalle quotidiane faccende della vita non avrebbero dato il giusto peso ai segni che Gesù e i suoi apostoli indicarono per riconoscere quel tempo (cfr. Matteo 24:7,14; Marco 13:8,10; Luca 21:10,11,25,26; 2Timoteo 3:1-5) e non avrebbero fatto l’azione giusta per evitare l’avverso giudizio di Dio (cfr. Giovanni 17:3; Romani 12:2; 1Giovanni 2:15-17). Queste persone anche subiranno il giudizio da parte di Dio e “saranno punite con la distruzione eterna” (2Tessalonicesi 1:9 Di). Esse non meriteranno di essere risuscitate per tornare a vivere per sempre.
Dunque non tutti beneficeranno del provvedimento di Dio della risurrezione. Esso è stato disposto per riportare in vita coloro che vogliono vivere secondo il proposito di Dio, e lo fanno già mentre vivono in questo mondo dominato dal Diavolo sforzandosi di imparare qual’è la Sua volontà e mettendola in pratica nella propria vita, e lo faranno ancor di più quando Dio ristabilirà il suo proposito originario per la nostra terra (cfr Apocalisse 11:18; 7:9,10).
Tra coloro che beneficeranno del sacrificio di Cristo e saranno risuscitati, secondo la promessa fattagli da Gesù stesso, ci sarà anche uno dei due ladroni che furono condannati a morte insieme a lui, quello che gli chiese di “ricordarsi di lui” (cfr. Luca 23:39-43).
Perché un uomo che aveva passato tutta la sua vita a far del male agli altri, disinteressandosi delle leggi e dei princìpi divini, sarà risuscitato? Sembra una contraddizione che ha dato adito anche a false aspettative.
Sarà interessante scoprirne i motivi …
April 18 LA RISURREZIONE: UNA SPERANZA SICURA? - I parteChe speranza c’è per loro?
UNA DOTTRINA FONDAMENTALE DELLA FEDE CRISTIANA
Nei giorni scorsi la risurrezione è stato un argomento ricorrente nelle conversazioni, nelle pagine dei blog, nei discorsi e nelle manifestazioni in genere, vuoi perché la morte è entrata drammaticamente e prepotentemente nelle case di tutti attraverso le immagini del terremoto abruzzese, vuoi perché ricorreva una delle feste religiose più importanti del mondo “cristiano”, la Pasqua, con la quale si intende ricordare la morte è, più marcatamente, la risurrezione di Cristo Gesù.
Il concetto di risurrezione è presente in diverse religioni, non solo in quelle che si definiscono “cristiane”. Lo zoroastrismo, ad esempio, crede in una risurrezione generale che dovrebbe avvenire al tempo del Giudizio Universale. Anche i musulmani credono nella risurrezione; il Corano, il loro testo sacro, dedica alla risurrezione un capitolo intero, la sura LXXV. Sebbene con alcune differenze interpretative, tale concetto ha in comune il pensiero che alla fine i morti torneranno in vita nei loro corpi.
Per i “cristiani”, cioè per almeno un quarto della popolazione terrestre, la risurrezione dovrebbe essere una dottrina basilare della propria fede. Un apostolo di Gesù definì la risurrezione “l’insegnamento iniziale su Cristo” senza il quale le persone non potrebbero mai diventare cristiani maturi (cfr. Ebrei 6:1,2).
Perciò, se tu che stai leggendo questo post ti ritieni un “cristiano” chiediti: credo veramente nella risurrezione dei morti?
Un conto, infatti, è professarlo “mnemonicamente”, altro conto è crederci veramente.
Il termine greco usato dall’apostolo Paolo, che noi traduciamo risurrezione, è anàstasis e significa letteralmente “il far alzare; l’alzarsi”, cioè rialzarsi alla vita. Pertanto torno a chiedere: credi veramente che una persona morta possa “rialzarsi alla vita”, possa, cioè, tornare a vivere? E, in tal caso, che ne sai di questa fondamentale dottrina? Ad esempio, chi, quando, come e dove viene risuscitato?
Naturalmente sono stato il primo a chiedermelo e, per avere le risposte giuste, mi sono rivolto alla Parola di Dio perché, come affermò Gesù stesso, e come io fermamente credo, è l’unica fonte di verità che i suoi seguaci hanno a disposizione (cfr. Giovanni 17:17). Questo è ciò che ho imparato:
In principio, quando Dio creò la prima coppia umana, non c’era bisogno della risurrezione.
Non faceva parte del proposito originale di Dio per il genere umano, perché la morte non era il destino naturale dell’uomo. Il racconto della creazione dice che dopo aver fatto il primo uomo e la prima donna, “Dio li benedisse e disse loro: Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra …”. Questa benedizione non includeva certo malattie e morte! Un antico uomo di fede scrisse riguardo all’opera creativa di Dio “l'opera sua è perfetta, poiché tutte le sue vie sono giustizia. È un Dio di fedeltà e senza ingiustizia; egli è giusto e retto” (Deuteronomio 32:4). Dio non fissò nessun limite alla vita umana (cfr. Ecclesiaste 3:11). Secondo il suo proposito l’uomo doveva vivere per sempre, qui sulla terra, dove l’aveva creato, come è scritto “I cieli sono i cieli del Signore, ma la terra l'ha data agli uomini” e ancora “così parla il Signore che ha creato i cieli, il Dio che ha formato la terra, l'ha fatta, l'ha stabilita, non l'ha creata perché rimanesse deserta, ma l'ha formata perché fosse abitata” (Salmo 115:16, Di - 114:16,CEI; Isaia 45:18,VR).
Quel sistema perfetto, però, si reggeva sulle leggi, fisiche e morali, che Dio aveva stabilito, perciò Egli avvertì il primo uomo, Adamo, che l’eventuale disubbidienza alle sue norme avrebbe attirato il suo disfavore e allontanato la sua benedizione, dando luogo a una maledizione che sarebbe culminata con la morte (cfr. Genesi 2:17; 3:17-19). Adamo non ascoltò quell’avvertimento e volontariamente disubbidì. Come conseguenza la sua trasgressione introdusse la morte nella razza umana (cfr. Romani 5:12). Egli trasmise il suo stato peccaminoso e la conseguente imperfezione a tutta la sua progenie che ora non poteva più ereditare da lui la vita eterna, anzi, nemmeno la speranza di vivere per sempre. Fu, dunque, per risolvere questa situazione di impotenza a favore di quei figli incolpevoli di Adamo che Dio prese il provvedimento della risurrezione. Questo provvedimento venne, quindi, aggiunto al suo originale proposito per permettere ai discendenti di Adamo di ottenere di nuovo la vita eterna sulla terra perché è ancora scritto “Dio non è il Dio dei morti, ma dei viventi” (Matteo 22:32).
Il fatto che Dio abbia disposto la risurrezione per far tornare in vita coloro che muoiono ci aiuta a comprendere un’altra importante verità: non c’è vita dopo la morte! Chi insegna ciò non si attiene alla verità ma sostiene la menzogna! La stessa che pronunciò chi causò il temporaneo allontanamento dall’originale proposito di Dio per l’uomo e per la terra, Satana il Diavolo! Egli per primo sostenne l’idea che disubbidire a Dio non avrebbe portato conseguenze dicendo alla donna, Eva “Voi non morrete affatto; ma … gli occhi vostri si apriranno e sarete come Dio, conoscendo il bene e il male” (Genesi 3:3-5). Mentì spudoratamente, ma dopo fece anche peggio! Quando la giustizia di Dio venne applicata e la condanna a morte divenne inevitabile per quella disubbidiente coppia umana, egli si inventò la vita dopo la morte. Cioè fece credere che non era affatto vero che con la morte gli uomini cessavano di vivere ma continuavano a vivere in un ipotetico “aldilà”.
Spesso leggo nelle pagine dei blog interventi o commenti rivolti a persone morte, forse ai propri genitori o ad altre persone care che non ci sono più. Si parla di queste persone come se esse potessero ancora vederci, o ascoltarci e in qualche modo ancora partecipare alla nostra vita sulla terra da qualche luogo nell’aldilà, forse in cielo. Questo modo di pensare e di fare si basa proprio sull’idea che la vita continui dopo la morte, cioè su quella menzogna pronunciata dal Diavolo. Si, l’insegnamento della vita dopo la morte non fa altro che perpetuare quella prima menzogna satanica! Mentre la Parola di Dio insegna chiaramente che non c’è vita dopo la morte! (cfr. Giovanni 8:44; Ecclesiaste 9:5,6,10).
L’unica speranza per rivedere i propri cari morti e per parlare di nuovo con loro è il provvedimento della risurrezione disposto da Dio. Questo è l’insegnamento di Cristo Gesù. Nei vangeli sono, infatti, riportate queste sue parole: “In verità, in verità vi dico: L'ora viene, anzi è venuta, che i morti udranno la voce del Figlio di Dio, e coloro che l'avranno udita vivranno … Non vi meravigliate di questo, perché l'ora viene, in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e ne usciranno; quelli che hanno fatto il bene in risurrezione di vita, e quelli che hanno fatto il male in risurrezione di condanna” (Giovanni 5:25-29). Per rafforzare questa verità egli stesso risuscitò alcuni morti: un suo caro amico, Lazzaro; il figlio di una povera vedova nel villaggio di Nain e la figlia di Iairo, il Presidente della Sinagoga (Luca 7:11-15; 8:49-55; Giovanni 11:38-44). Quelle risurrezioni furono pubbliche e viste da decine e decine di testimoni oculari e sono state messe per iscritto da alcuni di quei testimoni, gli scrittori evangelici, per il nostro beneficio, affinché avessimo fede in questo provvedimento divino.
“E il giorno dopo egli si recò in una città, chiamata Nain; e con lui andavano molti dei suoi discepoli e una grande folla. E quando fu vicino alla porta della città, ecco che si portava a seppellire un morto, figlio unico di sua madre, che era vedova; e una grande folla della città era con lei. Appena la vide, il Signore ne ebbe compassione e le disse: «Non piangere!». Accostatosi, toccò la bara, e i portatori si fermarono, allora egli disse: «Giovinetto, io ti dico, alzati!». E il morto si mise a sedere e cominciò a parlare. E Gesù lo consegnò a sua madre. Allora furono tutti presi da meraviglia e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto fra noi» e: «Dio ha visitato il suo popolo». E questo detto a suo riguardo si sparse per tutta la Giudea e per tutta la regione all'intorno” - Luca 7:11-17, Di.
“Mentre egli parlava ancora, venne uno dalla casa del capo della sinagoga, e gli disse: «La tua figlia è morta, non disturbare il maestro». Ma Gesù, udito ciò, gli disse: «Non temere; credi solamente ed ella sarà guarita». Giunto alla casa, non permise ad alcuno di entrare, eccetto Pietro, Giovanni e Giacomo, e il padre e la madre della fanciulla. Or tutti piangevano e facevano cordoglio per lei. Ma egli disse: «Non piangete; ella non è morta, ma dorme». Ed essi lo deridevano, sapendo che era morta. Ma egli, dopo aver messo tutti fuori, le prese la mano ed esclamò dicendo: «Fanciulla, alzati!». E il suo spirito ritornò in lei e subito ella si alzò; Gesù poi comandò che le si desse da mangiare. E i suoi genitori rimasero stupefatti” - Luca 8:48-56, Di.
“Intanto Gesù, ancora profondamente commosso, si recò al sepolcro; era una grotta e contro vi era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, già manda cattivo odore, poiché è di quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti ringrazio che mi hai ascoltato. Io sapevo che sempre mi dai ascolto, ma l'ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». E, detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti in bende, e il volto coperto da un sudario. Gesù disse loro: «Scioglietelo e lasciatelo andare». Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di quel che egli aveva compiuto, credettero in lui” - Giovanni 11:38-45, CEI.
So bene che c’è chi contesta i racconti evangelici ritenendoli manipolazioni della storia per adattarla a certe credenze. Sono gruppi di atei che si fanno forza del fatto che nella storia secolare non ci sarebbero riscontri su tali miracoli. Questo non è del tutto vero. Certo è impensabile ritenere che gli storici del tempo, sia giudei che romani, appartenenti a società che condannarono e combatterono Cristo e i suoi seguaci, facessero poi dell’apologetica narrando le opere eccezionali, quali i miracoli, da essi compiute. Pur tuttavia uno scrittore giudeo, non cristiano, molto noto, rende questa testimonianza:
“Ci fu verso questo tempo Gesù, uomo saggio, se è lecito chiamarlo uomo: era infatti autore di opere straordinarie, maestro di uomini che accolgono con piacere la verità, ed attirò a sé molti Giudei, e anche molti dei greci. Questi era il Cristo. E quando Pilato, per denunzia degli uomini notabili fra noi, lo punì di croce, non cessarono coloro che da principio lo avevano amato. Egli infatti apparve loro al terzo giorno nuovamente vivo, avendo già annunziato i divini profeti queste e migliaia d'altre meraviglie riguardo a lui. Ancor oggi non è venuta meno la tribù di quelli che, da costui, sono chiamati Cristiani” (Giuseppe Flavio - Antichità Giudaiche, XVIII, 63-64).
Comunque non mi sento di stigmatizzare più di tanto tali persone poiché il loro atteggiamento è frutto di un errore di base comunemente commesso da molti, che è quello di considerare la generalità delle Chiese che si autodefiniscono “cristiane”, come ad esempio nel nostro paese la Chiesa Cattolica, come sinonimo di cristianesimo. Mentre così non è! Le molte nefandezze compiute nel nome di Cristo, il complesso delle loro dottrine irrazionali e di chiara matrice pagana, l’imposizione di norme e stili di vita incoerenti e contraddittori, frutto del mero pensiero umano e senza alcuna base scritturale (cioè senza alcun vero fondamento nella Parola di Dio), la loro continua e deleteria ingerenza nelle vicende politiche umane, pone tali Chiese agli antipodi del vero cristianesimo, quello apostolico descritto nei vangeli. Tutte le loro storture sono state riversate sul vero cristianesimo e hanno generato una sorta di tabù ideologico che spinge sempre più persone a rifiutare pregiudizialmente non solo l’esistenza ma tutto ciò che possa riguardare un essere Supremo così mal riflesso nella condotta di coloro che affermano di adorarlo. D’altra parte già nel primo secolo, quando iniziarono a germinare i semi del falso cristianesimo, l’apostolo Pietro fu spinto a denunciare che a causa degli insegnamenti e del comportamento contrari alla Parola di Dio di certe persone, che pure affermavano di essere cristiane, “la via della verità sarà diffamata” (2Pietro 2:2,Di).
Ad esempio, una dottrina che accomuna le varie religioni, sia quelle che si dichiarano “cristiane” che le altre, è che l’uomo possiede un’anima immortale che continua a vivere dopo la morte.
La credenza nell’immortalità dell’anima è, infatti, una dottrina ufficiale dell’ebraismo. E’ anche il fondamento della reincarnazione, dottrina su cui poggia l’induismo. In maniera simile i musulmani credono che l’anima continui a vivere dopo la morte del corpo. Gli aborigeni australiani, gli animisti africani, gli scintoisti e persino i buddisti insegnano la stessa cosa con qualche variante.
Se avete assistito ad un funerale cattolico molto probabilmente avete sentito il sacerdote, mentre officiava il rito, pregare il Signore affinché sia dato il riposo eterno al defunto, perché questi sia assolto da ogni peccato e venga accolto nel regno di Dio e, infine, raccomandava la sua anima ai santi del Paradiso.
E’ palese la contraddizione che c’è tra questa dottrina e l’insegnamento della risurrezione. A cosa servirebbe, infatti, quest’ultima, se la vita continuasse dopo la morte?
Il fatto è che tale dottrina non è un insegnamento del vero cristianesimo, quello apostolico e nuovotestamentario. Riconosceva, infatti, l’allora Cardinale Joseph Ratzinger, attuale Papa Benedetto XVI, nel 1979: “Per la Chiesa antica, non esisteva alcuna affermazione dottrinale circa l’immortalità dell’anima” (Joseph Ratzinger, Escatologia: morte e vita eterna, Cittadella Editrice, Assisi, 1979, p. 146). Tale dottrina è stata presa di sana pianta dalla filosofia greca. Socrate, Platone e Aristotele sostenevano questo pensiero. Ma l’idea non ebbe origine neanche da loro, che si limitarono ad affinare il concetto e a farne un insegnamento filosofico, rendendolo così più appetibile alle classi colte dei loro giorni … e anche dei nostri. Persiani, e prima di loro gli egiziani, pure credevano nell’esistenza di un anima immortale. Indagando a fondo nella storia, si risale fino all’antica Babilonia, dove la Bibbia pone l’inizio di tutta la falsa religione, come luogo di origine della dottrina dell’immortalità dell’anima.
Questo tipo di insegnamento che, per la sua irrazionalità, come tanti altri divulgati dal cristianesimo apostata, viene definito “mistero” - e non a caso, perché anche la falsa religione babilonese era piena di “misteri” - ha influito enormemente sulla vita delle persone e, data la sua origine satanica, lo ha fatto spesso in modo negativo. Ad esempio, ai parenti dei militari americani morti nella guerra in Indocina riuniti nella cattedrale di San Patrick a New York il Cardinale Francis Spellman, che in Vietnam si era fatto fotografare dietro una mitragliatrice, disse che “morire in battaglia faceva parte del piano di Dio per popolare [di anime dei soldati defunti] il Regno dei Cieli”. Similmente un pastore luterano di Des Moines, nello Iowa, U.S.A., disse a un funerale: “Quando un soldato muore nell’adempimento del dovere in una guerra giusta [Vietnam], non solo è una morte gloriosa al servizio del paese ma è per lui una fine benedetta … Sono sicuro che gli angeli erano lì per portare la sua anima in cielo e che ora è in pace”. Lo stesso può dirsi della Jihad islamica, i cui “martiri” sono votati alla morte in virtù della promessa vita nell’aldilà della loro anima. Si presenta in tal modo l’immagine ripugnante di un Dio ingiusto, causa del dolore provocato dalla morte delle sue creature, anziché del Padre amorevole che ha disposto la risurrezione quale rimedio alla morte adamica.
La malafede di chi spaccia tali false dottrine come insegnamenti divini, perché di disonestà ideologica si tratta (cfr. Giovanni 8:44), ha facile gioco sulla generale disinformazione riguardo al proposito di Dio e su ciò che Egli ha fatto e intende ancora fare per attuarlo e spinge molte persone sincere e desiderose di conoscere la verità, ma che non tollerano l’ipocrisia religiosa, ad allontanarsi da Dio anziché ricercarlo!
La sua Parola scritta, la Bibbia, descrive con molti particolari ciò che Dio ha in proposito per tutto il genere umano soggetto alla morte. Non è un mistero! Oltre a darci una spiegazione semplice e razionale del perché moriamo, illustra con dovizia di dettagli il provvedimento di Dio della risurrezione dei morti, aiutandoci a comprendere chi sarà risuscitato e perché, quando e dove avverrà la risurrezione e, non di poco conto, anche cosa avverrà dopo la risurrezione.
Ma di tutto questo ne parlerò nei prossimi post.
April 09 TI REGALO LA LUNAUNA NOTTE SU CUI RIFLETTERE
Tra gli squarci di un cielo coperto si intravvede, stasera, una splendida luna piena che, nel corso della notte, attraverserà tutto l’orizzonte terrestre. Chi ha la fortuna di osservarla non può che rimanerne incantato. La sua magnificenza spinge a riflettere su una frase che spesso, dalle persone innamorate in modo particolare, si sente pronunciare: “ti regalo la luna!”
Nella realtà, si sa, è impossibile farlo. Ma la metafora rende l’idea di quanto può essere importante e grande un sentimento, anche se spesso, forse, per quei miseri uomini che siamo, non sappiamo neanche apprezzarlo.
Ma la luna piena di questa sera ha un significato che va oltre le nostre “miserie” umane e ci ricorda un tipo di amore perfetto, che si basa su un principio che, per la nostra attuale natura, è pressoché impossibile manifestare, ch’è quello del dare senza ricevere nulla in cambio e al solo scopo di rendere felice il destinatario del pensiero, della parola o dell’azione che esprime un tale sentimento.
Questo è l’amore di Dio, il nostro Creatore il quale, sebbene noi continuiamo a combinarne di tutti i colori per rovinare la sua creazione e danneggiare noi stessi (cfr. Ecclesiaste 8:9) o perfino ne rinneghiamo l’esistenza e l’opera, affidandoci, anche contro ogni evidenza e ragionamento logico, ad un ipotetico e cieco caso, egli continua a far “sorgere il suo sole sopra i buoni e sopra i malvagi e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti” (Matteo 5:45, Di) promettendo anche “tempi di ristoro” (Atti 3:19, VR), e quanto ne abbiamo bisogno in questi giorni di drammatici avvenimenti!
1976 anni fa, esattamente la sera di giovedì 31 marzo del 33 d.C. al nostro calendario, ma era appena iniziato il 14 di abib-nisan, primo mese del calendario sacro ebraico, un’altra luna piena illuminava il cielo di Gerusalemme e una scena alla quale tutta la creazione invisibile guardava con ansiosa aspettativa.
Era appena iniziato il giorno della “pasqua” ebraica, in cui gli abitanti di quella nazione dovevano ricordare la miracolosa liberazione dalla schiavitù egiziana avvenuta nel 1.513 a.C. (cfr. Esodo 12:6,41,42; Deuteronomio 16:1-8). Quel giorno stava per esser risolta una contesa, un caso giudiziario sorto poco più di 4.000 anni prima in una parte del Medio Oriente ubicata più o meno nei pressi delle sorgenti dei fiumi Tigri ed Eufrate dove il nostro Creatore aveva posto la prima coppia umana (cfr. Genesi 2:10-14). In quel luogo una creatura spirituale, un angelo ribelle, sfidò il diritto di Dio di dominare sulla sua creazione (cfr. Genesi 3:4,5) e mise in dubbio la lealtà delle sue creature.
Già la notte del 14 nisan del 1.513 a.C. la contesa della sovranità di Dio era stata chiamata in causa e il Faraone d’Egitto dovette riconoscerne la superiorità liberando il Suo popolo. L’altro aspetto della contesa era stato reso chiaro qualche decina d’anni prima allorché quella ribelle creatura spirituale, parlando di un “uomo integro e retto” che “teme Dio ed è alieno dal male”, disse: “Pelle per pelle! L'uomo dà tutto quel che possiede per la sua vita; ma stendi un po' la tua mano, toccagli le ossa e la carne, e vedrai se non ti rinnega in faccia” (Giobbe 2:3-5).
Quell’uomo, Giobbe, mantenne la sua integrità morale nonostante tutti i guai che quella malvagia creatura spirituale, un angelo ribelle, Satana il Diavolo, gli causò. Ma Dio aveva posto un limite all’azione di Satana, gli aveva detto “rispetta la sua vita” (v. 6).
Quella notte del 14 nisan del 33 d.C. un altro uomo si trovò implicato in quella contesa.
Quell’uomo era molto più importante del povero Giobbe: era il figlio prediletto di Dio, il suo “primogenito” e il suo “unigenito”, non un componente di una immaginaria e falsa triade d’ispirazione pagana, ma una sua creatura, la prima creatura in senso assoluto a cui Dio diede vita e l’unica creata direttamente da Dio (cfr. Colossesi 1:15, VR e Di; 1Giovanni 4:9), e di Dio era il portavoce, “la Parola” (cfr. Giovanni 1:1).
Dio aveva scelto proprio lui, questo amato figlio, per risolvere in modo definitivo quella contesa e lo fece, perché non vi fossero più dubbi, ricreando le stesse condizioni che c’erano state in Eden.
In maniera miracolosa trasferì la vita di questo suo figlio dai cieli, dove viveva come persona spirituale, un angelo anche lui, sulla terra nel seno di una donna, una devota e umile donna ebrea, discendente diretta del re Davide (cfr. Matteo 1:6-16). Questo miracolo evitò che quel bambino, a cui fu dato il nome Gesù, ricevesse la vita da un altro uomo discendente di Adamo ereditandone la stessa condizione peccaminosa. Perciò egli nacque perfetto, proprio come lo era Adamo quando fu creato da Dio, prima che peccasse. Per questo motivo Gesù è anche definito, nella Sacra Scrittura, l’ “ultimo Adamo” (cfr. 1Corinzi 15:45).
Come uomo perfetto Gesù aveva la stessa prospettiva di vita che ebbe Adamo prima del suo peccato, cioè poteva vivere per sempre su questa terra. Il suo corpo perfetto non era soggetto alla corruzione, all’invecchiamento, alle malattie e alla morte per cause naturali. E, se avesse voluto, egli avrebbe potuto anche generare una sua progenie perfetta, con le sue stesse prospettive di vita eterna.
Ma non era questo il motivo per cui il suo Padre celeste lo aveva mandato sulla terra. Egli lo sapeva benissimo. Nel suo amore per tutte le sue creature, specialmente per quelle che erano discese da Adamo ereditandone la condizione peccaminosa e la conseguente condanna a morte (cfr. Romani 6:23), e per soddisfare la sua superiore giustizia, Dio aveva disposto un prezzo di riscatto in favore degli incolpevoli discendenti di Adamo perché potessero ricevere ciò che la colpa di quel progenitore aveva loro negato: la vita eterna su una terra paradisiaca. Questo prezzo di riscatto doveva essere pagato con qualcosa di corrispondente a ciò che Adamo aveva perso, una vita umana perfetta che doveva essere ceduta in sacrificio. Gesù, quindi, e solo lui, poteva soddisfare questa condizione (cfr. Romani 5:15-19; Ebrei 10:5-10).
Cosa, dunque, “sacrificò” Gesù?
Proprio le sue prospettive di vita eterna sulla terra come uomo perfetto e la possibilità di generare una sua progenie perfetta.
E in che modo sarebbe avvenuto questo “sacrificio”?
Egli sfidò tutti i governi umani e Satana, il loro ispiratore. Quando questi gli offrì il potere di tali governi, Gesù sdegnosamente li rifiutò dicendo: “Vattene Satana, poiché sta scritto: ‘Adora il Signore Dio tuo e servi a lui solo’” (Matteo 4:10). Si Gesù, contrariamente ad Adamo, e a molti altri uomini, non pensò mai di rendersi indipendente da Dio ma si sottomise volontariamente alla sua sovranità! E, coerentemente, durante i suoi tre anni e mezzo di ministero terreno, proclamò in lungo e largo il Regno di Dio indirizzando anche la mente dei suoi seguaci al dominio divino, insegnando loro a pregare non per questo o per quel governo umano, come fanno invece i capi religiosi del falso cristianesimo, ma “Venga il tuo regno. Sia fatta la tua volontà in terra come in cielo”! (Matteo 6:10; Marco 1:14,15; Luca 17:21).
Questa sua attitudine mentale e la sua attività a favore del dominio divino lo portò a scontrarsi con i governanti umani, con i capi religiosi e politici della nazione d’Israele, che volevano ristabilire l’antico regno di Israele con un re umano a capo della nazione, e con l’impero allora dominante, quello romano.
Questi agivano come strumenti di Satana il Diavolo per allontanare le persone da Dio e impedire loro di sottomettersi al suo dominio (cfr. Giovanni 8:44; Matteo 23:6-14).
Quella notte del 14 nisan del 33 d.C., dunque, il rappresentante legale del regno di Dio, Gesù, si scontrò con i rappresentanti del dominio dell’uomo.
Che questa fosse la contesa in gioco si comprende dall’argomento della conversazione che ci fu tra Gesù e il rappresentante dell’impero romano, Pilato, il quale gli chiese “Dunque, sei tu re?” e da ciò che i caporioni, gli scribi, i farisei, i sacerdoti ebrei dissero per indurre il governatore romano a condannarlo a morte: “Se liberi costui, tu non sei amico di Cesare; chiunque si fa re, si oppone a Cesare” e “Noi non abbiamo altro re che Cesare” (Giovanni 19:12-15).
“Uscì dunque Pilato verso di loro e domandò: «Che accusa portate contro quest'uomo?». Gli risposero: «Se non fosse un malfattore, non te l'avremmo consegnato» … Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Tu sei il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te oppure altri te l'hanno detto sul mio conto?». Pilato rispose: «Sono io forse Giudeo? La tua gente e i sommi sacerdoti ti hanno consegnato a me; che cosa hai fatto?». Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità … Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora; quindi gli venivano davanti e gli dicevano: «Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi … Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette nel tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà. Era la Preparazione della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: «Ecco il vostro re!». Ma quelli gridarono: «Via, via, crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Metterò in croce il vostro re?». Risposero i sommi sacerdoti: «Non abbiamo altro re all'infuori di Cesare». Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso”. - Giovanni 18:29 - 19:16, CEI
In quell’occasione Dio non pose alcun limite al Diavolo, lasciando che provasse il suo rappresentante fino al sacrificio supremo della propria vita! Gesù dimostrò, al di là di ogni dubbio, come molto probabilmente avrebbe fatto anche il “retto” e “integro” Giobbe, e come hanno fatto in seguito molti discepoli di Gesù, che la lealtà a Dio delle sue creature “rette” e “integre” è genuina e forte, al di sopra di ogni interesse personale, quant’anche fosse in gioco la vita stessa! (cfr. Atti 5:29).
Fu, quindi, dimostrato, con la morte di Gesù, che Satana è un bugiardo, un opportunista, un calunniatore, e che così sono anche i suoi seguaci, sia politici che religiosi! Fu anche chiaro che in Eden, quand’egli fomentò la rivolta contro il dominio di Dio, furono lui e chi seguì il suo esempio, Adamo ed Eva, a sbagliare, e fu legittimo da parte di Dio applicare la sua giustizia, perché il non agire secondo giustizia ha dato vita, da allora in poi, ad una catena interminabile di ingiustizie che ha portato il genere umano sull’orlo del baratro!
In quel fatidico 14 nisan del 33 d.C. sembrò che il governo dell’uomo prendesse il sopravvento sul dominio divino, poiché Gesù fu messo a morte come l’ultimo dei malfattori, addirittura con l’accusa di aver “bestemmiato” è offeso il nome Dio, lui che disse: “Io ho manifestato il tuo nome agli uomini … ho fatto loro conoscere il tuo nome e lo farò conoscere ancora, affinché l'amore, del quale tu mi hai amato, sia in loro e io in loro” (Giovanni 17:22,26). Quest’accusa fu insopportabile per lui, perciò disse: “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia volontà, ma la tua” (Luca 22:42).
Fu una vittoria effimera quella di Satana e dei suoi seguaci terreni! Una semplice ferita al calcagno della simbolica donna di Dio, non la Madonna, come falsamente si afferma, ma la sua organizzazione celeste composta dalle sue creature spirituali, da dove Gesù venne (cfr. Genesi 3:15; Isaia 54:1,5,6; Galati 4:26; Apocalisse 12:1-6).
Dopo tre giorni Dio risuscitò Gesù, di nuovo come creatura spirituale così che potesse tornare da dove era venuto, nei cieli, con il comando: “Siedi alla mia destra, finché io abbia posto i tuoi nemici come sgabello dei tuoi piedi” (Atti 2:34,35). Lì Gesù è rimasto in attesa che maturassero i tempi stabiliti da Dio per ricevere pieni poteri come re per schiacciare definitivamente la testa al serpente, cioè a Satana e toglierlo per sempre di mezzo, insieme ai suoi seguaci terreni, politici e religiosi (cfr. Genesi 3:15; Apocalisse 11:15-18; 20:2,3,7-10).
Questo è il messaggio “pasquale” che dovrebbe risuonare nel mondo oggi, in un tempo in cui, secondo la profezia e la cronologia biblica, stiamo vicini al momento in cui Gesù inizierà a governare in nome di Dio su tutta la terra! …
E’, forse, questo che viene insegnato dalle chiese cosiddette “cristiane”?
Oggi, 9 aprile 2009 del nostro calendario, corrisponde al 14 nisan dell’antico calendario ebraico. La luna piena che splende in cielo ne è una prova (il mese di nisan iniziava con la prima luna nuova più vicina all’equinozio di primavera – il 21 marzo – e il 14° giorno è proprio la fase di luna piena). Il giorno ebraico iniziava dopo il tramonto del sole e durava fino al tramonto successivo. Nel falso cristianesimo si ricorda la morte di Cristo domani sera, perciò in un tempo del tutto inappropriato (dopo il tramonto saremo già nel 15 nisan), e molti che lo fanno non ne conoscono nemmeno il valore, limitandosi solo a seguire una tradizione appiccicata loro alla nascita ma nella completa ignoranza del proposito di Dio e di come questo, nel tempo, progressivamente si adempie! (cfr. Giovanni 17:3). Questo di certo non onora il nostro Creatore né il sacrificio di Cristo.
Quel sacrificio assume anche un valore particolare in un momento di estrema angoscia in questa nazione. Molte persone stanno piangendo i loro cari, vittime del terremoto e si chiedono il perché di tanto dolore. Al di là dell’abbondante retorica espressa in questi giorni che, come sempre, tra non molto cadrà nel dimenticatoio, la Parola di Dio ci spiega che dolori e lutti sono la conseguenza della ribellione alla sovranità di Dio e che, perciò, “il tempo e il caso raggiungono tutti” (cfr. Genesi 3:17-19; Ecclesiaste 9:11).
E’ del tutto falso, quindi, quanto ha dichiarato il Direttore di Radio Maria, “padre” Livio Fanzaga, che, con fare da vero sciacallo, ha affermato: “Il Signore ha voluto che in questa settimana santa anche loro partecipassero alle sue sofferenze, alla sua passione" (http://www.youtube.com/watch?v=obKwqICewQA). In pratica egli ha detto che tale tragedia è stata voluta dal Signore durante la settimana di passione prima della Pasqua. Questa è una calunnia degna del miglior Satana il Diavolo! (cfr. Giacomo 1:13).
Le profezie bibliche ci avvertono, infine, che l’intensificarsi di certi eventi prelude al tempo in cui Cristo Gesù prende pieni poteri come Re designato del Regno di Dio per rimettere le cose a posto e la Parola di Dio ci conforta dicendoci che il sacrificio di Cristo Gesù servirà ad annullare tutti i malefici effetti della ribellione alla sovranità di Dio (cfr. Matteo 24:7; Marco 13:8; Luca 21:11). In cambio del suo sacrificio, della sua rinuncia a vivere una vita perfetta e della possibilità di avere una sua progenie perfetta, Cristo ha, infatti, ottenuto da Dio di acquistare come suoi “figli” tutti i discendenti di Adamo (cfr. il Salmo 45:16). A questi può, quindi, trasferire di nuovo il diritto a vivere per sempre su una terra paradisiaca. E’ per questo motivo che il profeta Isaia lo definisce anche “Padre eterno” (Isaia 9:6). Infatti, tra le cose che saranno eliminate dal Regno di Dio ci sarà anche la morte (cfr. 1Corinzi 15:26; Apocalisse 21:4). E la Parola di Dio parla anche di una speranza per tutti coloro che hanno perso la loro vita perché, con il sacrificio di Cristo, è stata posta la base per la loro risurrezione, affinché possano tornare a vivere qui, sulla terra, per sempre (cfr. Romani 5:18; 1Corinzi 15:12-19; Salmo 37:9,11,29, VR e Di - 36:9,11,29, CEI).
A questo si deve rendere testimonianza e questo si deve ricordare e commemorare in obbedienza al comando di Gesù "fate questo in memoria di me"! (Luca 2:19). Le cerimonie ritualistiche e pompose che fanno leva sull’emotività e sul sentimentalismo in uso nel cristianesimo apostata sono solo un raggiro, l’ennesimo inganno del Diavolo per allontanarci dalla verità (cfr. 2Corinzi 11:14,15).
April 05 "ECCO IL TUO RE VIENE MANSUETO, CAVALCANDO UN ASINO"PACE E SICUREZZA, DA CHI?
Circa 2500 anni fa, nel 518 a.C. un profeta ebreo di nome Zaccaria pronunciò queste parole profetiche:
“Esulta grandemente, o figlia di Sion, manda grida di gioia o figlia di Gerusalemme! Ecco, il tuo re viene a te; egli è giusto e porta salvezza, umile e montato sopra un asino, sopra un puledro d'asina … Egli parlerà di pace alle nazioni; il suo dominio si estenderà da mare a mare, e dal Fiume fino all'estremità della terra” – Zaccaria 9:9,10 (Di).
Questa profezia trovò il suo adempimento 551 anni dopo, il giorno 9 del mese di abib-nisan, il primo del calendario sacro ebraico, del 33 d.C. (corrispondente alla domenica 26 marzo del nostro calendario) allorché Gesù entrò trionfalmente a Gerusalemme cavalcando, appunto, un puledro d’asina.
Il racconto evangelico di quell’avvenimento dice infatti:
“Quando furono vicini a Gerusalemme, giunti a Betfage, presso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due discepoli, dicendo loro: «Andate nel villaggio che si trova davanti a voi; e subito troverete un'asina legata e un puledro con essa; scioglieteli e conduceteli da me. E se qualcuno vi dice qualcosa, ditegli che il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà presto». Or questo accadde, affinché si adempisse ciò che fu detto dal profeta, che dice: «Dite alla figlia di Sion: Ecco il tuo re viene a te mansueto, cavalcando un asino, anzi un puledro, figlio di una bestia da soma». I discepoli andarono e fecero come Gesù aveva loro comandato. Condussero l'asina e il puledro, posero su questo i loro mantelli, ed egli vi montò sopra. E una grandissima folla stendeva i suoi mantelli sulla strada, mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li spargevano sulla via. Le folle che precedevano come quelle che seguivano gridavano, dicendo: «Osanna al Figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nei luoghi altissimi!»” – Matteo 21:1-9 (Di). Come si comprende dal suddetto racconto quello non fu un evento casuale, ma fu predisposto con cura da Gesù. Perché?
Attraverso quella scena egli desiderava lanciare un poderoso messaggio che lasciasse un’impronta indelebile nella mente della gente.
Quando Salomone, su richiesta del popolo, venne nominato re d’Israele, egli si recò nel luogo in cui doveva essere “unto” (o incaricato) cavalcando la “mula” paterna (cfr. 1Re 1:33,34). Gesù viene chiamato nelle Sacre Scritture “il più grande Salomone” (cfr. Matteo 12:42). Un altro particolare del racconto evangelico collega ciò che accadde quel giorno alle cerimonie d’unzione di re in Israele. Quando Jehu fu “unto” re su Israele i presenti “si affrettarono a prendere ciascuno il proprio mantello e a stenderlo sotto di lui sugli stessi gradini; poi suonarono la tromba e dissero: «Jehu è re!»” (2Re 9:13, Di). Anche il fatto che la folla osannò Gesù come “Figlio di Davide” ci rammenta le parole che l’angelo Gabriele disse a Maria nell’annunciare la sua nascita: “concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine»” (Luca 1:31-33).
Perciò il corteo che quel 9 di abib-nisan entrò a Gerusalemme lanciò il chiaro messaggio che Gesù era il Messia e Re costituito da Dio.
Quell’avvenimento è oggi ricordato dalle chiese cosiddette “cristiane”, la Cattolica, l’Ortodossa e le tante denominazioni “Protestanti”, come la Domenica delle Palme [Il corrispondente racconto evangelico dell’apostolo Giovanni ci rivela, infatti, che i “rami dagli alberi” erano “rami di palme” (cfr. Giovanni 12:12,13)]. Sebbene con i rituali previsti in questo giorno si dia risalto alla pace, il comportamento di tali chiese è molto lontano dal messaggio che Gesù lanciò in quella occasione. Con il loro appoggio alla politica e ai governi umani, espressione del dominio satanico sulla terra (cfr. Matteo 4:8,9; 1Giovanni 5:19), esse in pratica hanno rigettato Cristo come re messianico (cfr. Giacomo 4:4). Con la loro bocca ne dichiarano la regalità ma con le loro opere ne rinnegano l’autorità, esattamente come fecero, poi, la maggioranza di quelle persone che il 9 nisan del 33 d.C. lo acclamarono come re del regno di Dio e qualche giorno dopo, il 14 nisan, chiesero a Pilato di condannarlo a morte!
Specialmente i capi sacerdoti e i farisei pensarono che fosse decisamente fuori luogo attribuire a Gesù quegli onori regali. “Maestro”, gli chiesero con voce indignata, “rimprovera i tuoi discepoli”. Gesù rispose: “Vi dico: Se questi tacessero, le pietre griderebbero” (Luca 19:39,40).
Sì, il Regno di Dio fu il tema della predicazione di Gesù. Egli predicò intrepidamente questo messaggio, sia che le persone lo accettassero o no.
Cos’è questo Regno?
Questa domanda è stata posta stamattina anche da un eminente capo del cristianesimo apostata nella sua omelia domenicale. Ai fedeli che lo stavano ascoltando egli ha chiesto:
"Ma noi, abbiamo veramente compreso il messaggio di Gesù, Figlio di Davide? Abbiamo capito che cosa sia il Regno di cui Egli ha parlato nell’interrogatorio davanti a Pilato?"
Quindi, dopo aver dissertato sull’argomento, ha concluso fornendo egli stesso questa risposta:
"… non è una regalità di un potere politico, ma si basa unicamente sulla libera adesione dell’amore - un amore che, da parte sua, risponde all’amore di Gesù Cristo che si è donato per tutti … confidare in Dio e credere che Egli sta facendo la cosa giusta; che la sua volontà è la verità e l’amore; che la mia vita diventa buona se imparo ad aderire a quest’ordine. Vita, morte e risurrezione di Gesù sono per noi la garanzia che possiamo veramente fidarci di Dio. È in questo modo che si realizza il suo Regno".
Cos’è dunque il Regno di Dio per costui? Semplicemente una condizione mentale che il fedele deve raggiungere che lo porta a credere e ad aver fiducia in Dio e a comportarsi in armonia con la sua volontà. Anche se non viene spiegato in che modo, in pratica, questo si può fare, il concetto non è di per se sbagliato!
Ma, tornando al Regno di Dio, è veramente questo che le Sacre Scritture insegnano?
La risposta non può che essere NO!
La Parola di Dio afferma decisamente che il Regno di Dio non è uno stato mentale che un fedele deve conseguire ma è un governo vero e proprio che dovrà sostituire tutti i sistemi di governo che nel tempo l’uomo ha ideato “a suo proprio danno” (cfr. Ecclesiaste 8:9). E’ infatti scritto:
“Al tempo di questi re, il Dio del cielo farà sorgere un regno che non sarà mai distrutto e non sarà trasmesso ad altro popolo: stritolerà e annienterà tutti gli altri regni, mentre esso durerà per sempre” – Daniele 2:44
Cristo Gesù è il legittimo governante di questo Regno. Questo fu riconosciuto senza ombra di dubbio dai suoi discepoli. Disse di lui Natanaele: “Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele!” (Giovanni 1:49). A quel tempo la comprensione dei discepoli, come della maggioranza delle persone che l’ascoltavano, era ancora limitata poiché essi credevano che il potere regale del Messia fosse circoscritto alla terra dell'Israele naturale (cfr. Atti 1:6), ma Gesù spiegò loro quale era l’effettiva portata del suo governo e nella visione apocalittica egli fece scrivere a Giovanni:
“Il regno del mondo appartiene al Signore nostro e al suo Cristo: egli regnerà nei secoli dei secoli … Noi ti rendiamo grazie, Signore Dio onnipotente, che sei e che eri, perché hai messo mano alla tua grande potenza, e hai instaurato il tuo regno. Le genti ne fremettero, ma è giunta l'ora della tua ira, il tempo di giudicare i morti, di dare la ricompensa ai tuoi servi, ai profeti e ai santi e a quanti temono il tuo nome, piccoli e grandi, e di annientare coloro che distruggono la terra” – Apocalisse 11:15-18
Come si evince da queste parole, questo Regno dovrà dominare il mondo intero e ha un preciso “programma di governo”, ch’è quello di eseguire il giudizio di Dio contro tutti gli oppositori del suo dominio, ricompensare con l’adempimento delle promesse divine quelli che, nel corso del tempo, hanno rifiutato di sostenere i governi umani, e fra queste ricompense c’è anche la risurrezione per coloro che sono morti, e, infine, spazzare via dalla faccia della terra tutti quelli che, non sottomettendosi alla volontà di Dio, hanno rovinato la terra! Tra i compiti finali c’è, poi, quello di trasformare l’intera terra in un “paradiso”, secondo l’originale proposito di Dio. Questo, infatti, è il senso della promessa di Dio resa attraverso il suo profeta:
“Il deserto e la terra arida si rallegreranno, la solitudine gioirà e fiorirà come la rosa; fiorirà abbondantemente e gioirà con giubilo e grida d'allegrezza. Le sarà data la gloria del Libano, la magnificenza del Karmel e di Sharon. Essi vedranno la gloria dell'Eterno, la magnificenza del nostro Dio. Fortificate le mani infiacchite, rendete ferme le ginocchia vacillanti! Dite a quelli che hanno il cuore smarrito: «Siate forti, non temete!». Ecco il vostro Dio verrà con la vendetta e la retribuzione di Dio; verrà egli stesso a salvarvi. Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e saranno sturate le orecchie dei sordi; allora lo zoppo salterà come un cervo e la lingua del muto griderà di gioia, perché sgorgheranno acque nel deserto e torrenti nella solitudine. Il luogo arido diventerà uno stagno e la terra assetata sorgenti d'acqua; nei luoghi dove si sdraiavano gli sciacalli ci sarà erba con canne e giunchi. Là vi sarà una strada maestra, una via che sarà chiamata "la via santa"; nessun impuro vi passerà; essa sarà soltanto per quelli che la seguono; anche gli insensati non potranno smarrirvisi. Non vi sarà più il leone, né alcuna bestia feroce vi salirà o vi apparirà, ma vi cammineranno i redenti. I riscattati dall'Eterno torneranno, verranno a Sion con grida di gioia e un'allegrezza eterna coronerà il loro capo; otterranno gioia e letizia, e il dolore e il gemito fuggiranno” – Isaia 35:1-10 (Di).
Stamani sono state fatte recitare alcune preghiere nelle diverse lingue parlate dalla gente che in mondovisione presenziava a quella cerimonia. Una di queste preghiere, pronunciata in lingua russa e tradotta dal telecronista a beneficio di tutti, diceva:
“prego per i governanti affinché, illuminati dalla tua luce, si adoperino per la giustizia e per la pace”.
Al termine di quella serie di preghiere quell’eminente capo religioso ha aggiunto la sua personale supplica: “ascolta o Signore le loro preghiere”.
Ebbene, questo tipo di preghiera non sarà mai ascoltata da Dio! Perché?
Scrisse un saggio re dell’antichità: “Chi volge altrove l'orecchio per non ascoltare la legge, anche la sua preghiera è in abominio” (Proverbi 28:9). La “legge” di Dio ha decretato la fine di tutti i governi umani, dunque pregare per essi, perché facciano quello che non hanno mai fatto, è un “abominio” al cospetto di Dio!
Non dovremmo mai dimenticare che la fonte del potere di questi governi è Satana il Diavolo (cfr. Matteo 4:8,9; 1Giovanni 5:19). Egli li usa per distogliere la mente delle persone dal vero proposito di Dio, restaurare sulla terra il dominio divino per mezzo del Regno nelle mani di Cristo! Così come usa la falsa religione, incluso il cristianesimo apostata (cfr. Matteo 13:36-39) per avallare questo grande inganno!
Gesù, e solo lui, è chiamato nelle Sacre Scritture “Principe di pace” e di lui, e solo di lui è detto che:
“grande sarà il suo dominio e la pace non avrà fine sul trono di Davide e sul regno, che egli viene a consolidare e rafforzare con il diritto e la giustizia, ora e sempre” – Isaia 9:5-7
Stamane, a molte persone sincere, ma che probabilmente, e non per colpa loro, non leggono le Sacre Scritture e seguono solo una certa tradizione, è stato dato un rametto di ulivo, in sostituzione del ramo di palme che venne invece utilizzato quel lontano 9 nisan del 33 d.C. Ognuno si è portato a casa il suo rametto nella convinzione che serve per ricevere la benedizione di Dio sulla propria casa.
Ma qual’era il vero significato di quei rami di palme che vennero agitati davanti al re Cristo Gesù?
Nel libro di Apocalisse, al cap. 7 vv. 9,10 l’apostolo Giovanni vede una “moltitudine immensa” di persone “di ogni nazione, razza, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all'Agnello, avvolti in vesti candide, e portavano palme nelle mani”. Giovanni sente, quindi questa moltitudine di persone gridare a gran voce “La salvezza appartiene al nostro Dio seduto sul trono e all'Agnello”. Questa “moltitudine immensa” è composta dalle persone che sopravvivranno alla prossima distruzione del sistema di cose satanico, inclusi tutti i governi umani. Infatti, nei successivi vv. 14,15, di tali persone è detto:
“Essi sono coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell'Agnello. Per questo stanno davanti al trono di Dio e gli prestano servizio giorno e notte nel suo santuario; e Colui che siede sul trono stenderà la sua tenda sopra di loro”.
E’ dunque evidente che le palme agitate simboleggiano, come nella rappresentazione tipica del 9 nisan del 33 d.C., la sottomissione di quelle persone alla posizione regale di Cristo Gesù, poiché, contrariamente a quanto viene insegnato e incoraggiato a fare dai capi della falsa religione, esse non confidano nei governi umani per le loro speranze di pace e di giustizia ma si affidano, per la loro salvezza, al Regno di Dio.
Mi sembra dunque appropriato che ciascuno di quelli che oggi si son portati a casa quel rametto di ulivo, per commemorare quell’antico avvenimento, si chieda personalmente qual è la sua posizione rispetto al Regno di Dio. Confida egli che i governi umani possano mettersi d’accordo tra loro e portare condizioni di pace e sicurezza e pregano per questo, come incoraggiano a fare i capi religiosi del cristianesimo apostata o pregano, come invece insegnò Gesù, che venga il Regno di Dio e faccia fare la Sua volontà anche sulla nostra terra e si comportano di conseguenza osservando già ora le "leggi" di quel Regno scritte nella Parola di Dio?
C’è un motivo impellente per chiedersi ciò! La Parola di Dio ci avverte che l’intensificarsi di tutti questi falsi e ingannatori appelli alla pace fatti dagli uomini preludono proprio all’intervento del re messianico Cristo Gesù con tutta la sua autorità per fare giustizia contro quelli che non sono disposti a sottomettersi al dominio divino, poiché è anche scritto:
“E quando si dirà: «Pace e sicurezza», allora d'improvviso li colpirà la rovina, come le doglie una donna incinta; e nessuno scamperà” – 1Tessalonicesi 5:3 |
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