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May 27 UN SOGNO CHE SI E' REALIZZATOOggi abbiamo festeggiato la laurea del secondogenito: Andrea.
Se l’è meritato!.... Il Presidente della Commissione di laurea, Celestino Ferraresi, ha detto della sua tesi: “L’Accademia di Belle Arti va rifondata….quando decideremo di farlo dovremo stampare questa tesi e darne una copia ad ogni studente per fargli capire che cos’è la pittura”.
Forse a voi non ve ne frega niente…. ma per me è molto gratificante il fatto che lui ha realizzato quello che io non ho potuto fare. Sono orgoglioso di lui.
Ho fatto un album con alcune delle sue opere…. se vi va dategli un occhiata..... credo che sentirete parlare di lui!
ahahahah….. Ciao! LA MALA EDUCACIONLe informazioni riportate in questo intervento sono state tratte dall'articolo "Abusati" pubblicato su la Repubblica delle Donne del 27/5/2007.
Due settimane fa il Manifesto pubblicò questa vignetta di Vauro sul Family Day, manifestazione di piazza fortemente voluta dalla Chiesa Cattolica per contrastare i Dico, le unioni civili (anche fra omosessuali) considerate dal clero immorali e “contro natura”.
Silvio Berlusconi si presentò in piazza brandendo copia del giornale e gridando “Non potevo sopportare un simile attacco alla Chiesa. Una vignetta come questa è indegna di un paese civile”. Al coro si sono uniti, naturalmente, diversi altri “benpensanti” del nostro mondo politico, sia dell’uno che dell’altro schieramento, impegnati a contendersi i favori elettorali di Santa Madre Chiesa.
Cosa sia veramente indegno, cosa sia civile, cosa sia lecito e cosa sia morale non è certamente determinato dalla pubblicazione di una vignetta satirica ma dai fatti.
E i fatti sono questi:
Boston: un sacerdote accusato di atti di libidine su 130 bambini condannato a nove anni di prigione.
Nella stessa area 450 persone raccontano di abusi subiti nel corso degli anni da sacerdoti cattolici.
Il New York Times scrive che al 31 dicembre 2002 sono 4.268 le persone che pubblicamente hanno denunciato di aver subito violenze da parte di un prete cattolico.
Un rapporto della Conferenza Episcopale degli USA ha fissato al 4% il numero dei religiosi accusati di pedofilia, cioè 4.492 religiosi su 109.694.
E queste sono alcune esperienze narrate dalle vittime:
Bill Gately, 44 anni di Plymouth, Massachusetts. “I miei genitori sono cattolici osservanti. A mio padre non sembrava vero trent'anni anni fa ospitare un prete. Veniva a sostenere la parrocchia e aveva bisogno di una stanza perchè in canonica non c’era posto. La prima volta rimase due mesi. La sera prima di partire entrò nella mia stanza. Si sedette sul letto e cominciò ad accarezzarmi….. mentre mi violentò tenevo le mani stese sul materasso. Avrei voluto sprofondarci dentro. Tornò a stare dai miei ogni sei mesi per due anni e mezzo e succedeva sempre”.
Rita Milla, 43 anni di Carson, California. “Alle elementari l’idea di andare all’inferno mi tormentava. Volevo andare in paradiso. La messa non mi sembrava sufficiente. Ero già adolescente quando iniziai a fare piccoli lavori in chiesa. Un giorno padre T. mi spinse contro un muro e cominciò a toccarmi. Lo fece anche durante la confessione. Ne parlai con una catechista. Lei lo chiamò. Lui negò tutto. Per un po’ padre T. mi ignorò. Ma un giorno mi portò in sacrestia. Padre C. stava nella stanza accanto mentre padre T. mi violentava. Io non fiatai. Lui uscì dalla stanza e pochi minuti dopo entrò l’altro. Mi chiese come mai non ero rimasta nuda. Tutti e sette i preti della chiesa approfittarono di me. Lo fecero tutti col preservativo tranne uno, quello che mi mise incinta. Padre T. mi fece andare via. Mi mandò nelle Filippine da un suo fratello dottore. Ma ormai ero in gravidanza avanzata. Scrissi a mia madre. Lei arrivò e mi portò in ospedale. Salvarono per un soffio me e mia figlia. Tornata a casa decisi di parlare. Andai dal vescovo della diocesi che mi intimò di tacere”.
Johnny Vega, 41 anni di Paterson, New Jersey. “A otto anni facevo il chierichetto e incontrai quel prete. Iniziò a molestarmi quando ne avevo dieci. Lui iniziò mettendomi le mani addosso nelle aule dove si faceva lezione di religione. Andò avanti per mesi. Poi la Chiesa istituì il raduno di preghiera del weeekend. Si andava fuori città e si restava li a dormire. Lui era il nostro accompagnatore. Noi piccoli stavamo tutti in una stanza, accanto c’era la sua. Ogni settimana lui sceglieva uno di noi e se lo portava in camera. Capii di cosa si trattava soltanto quando venne il mio turno. Mi usò violenza, iniziai a sanguinare ma non sembrò curarsene. Mi mise la mano sulla bocca e disse “stai zitto”……”.
Non sono storie di pazzi, di emarginati, di fanatici. Sono storie qualunque, spesso succedono e non si dice. Quando poi c’è di mezzo la Chiesa – non le maestre d’asilo, non lo zio, non l’amico di famiglia, ma un prete o una suora – il silenzio diventa solido.
A Firenze ci sono voluti trent’anni perché si parlasse di don Lello Cantini. Per anni don Cantini ha violentato ragazze che frequentavano la sua parrocchia dicendo loro che in questo modo “aderivano completamente a Dio”. Le vittime avevano tra i 12 e i 17 anni. “Ci diceva di pensare alla Madonna, che aveva avuto Gesù a 12 anni”. Oggi il Cardinale Antonelli ammette che effettivamente “don Cantini è responsabile di delittuosi abusi sessuali”. E’ stato allontanato da Firenze, per cinque anni non potrà confessare e celebrare messa in pubblico, dovrà versare un obolo a un’istituzione di carità e recitare ogni giorno per un anno intero un Salmo. Fine della sua pena!
Vorrei chiedere a Berlusconi e a tutti i “benpensanti”, politicanti o meno, sempre pronti, per vari opportunismi, a giustificare e coprire le malefatte di Santa Romana Chiesa: se fosse successo a tuo figlio?
Intanto Santoro non riesce a mandare in onda il film-inchiesta della BBC “Sex crimes and the Vaticans” su alcuni casi di preti pedofili e sulle decisioni dell’allora prefetto della Congregazione della fede, Joseph Ratzinger.
"Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in manto da pecore, ma dentro sono lupi rapaci. Li riconoscerete dai loro frutti.....ogni albero buono produce frutti eccellenti, ma ogni albero marcio produce frutti spregevoli; l'albero buono non può dare frutti frutti spregevoli nè l'albero marcio può produrre frutti eccellenti.....Realmente, quindi, riconoscerete quegli uomini dai loro frutti". (Matteo 7:15-20)
"....l'espressione ispirata dice esplicitamente che in successivi periodi di tempo alcuni si allontaneranno dalla fede prestando attenzione a ingannevoli espressioni ispirate e a insegnamenti di demoni, mediante l'ipocrisia di uomini che diranno menzogne, segnati nella loro coscienza come da un ferro rovente; i quali proibiranno di sposarsi...." (1Timoteo 4:1-3)
May 26 RELATIVISMO O VERITA'Quid est Veritas? chiedeva circa 2.000 anni fa un procuratore romano che stava per prendere una decisione che avrebbe determinato una svolta nella storia dell’umanità.
Con questa domanda viene oggi sintetizzato quello che viene considerato un ostacolo allo sviluppo di una ben delineata identità sociale basata sull’etica, sulla tradizione e, come nel caso del discorso costituzionale europeo, su quelle che vengono definite le “comuni radici” dei popoli del vecchio continente: il relativismo.
Ha detto il Papa Benedetto XVI in una sua recente omelia che “il relativismo, non riconoscendo nulla come definitivo, lascia come ultima misura solo il proprio io con le sue voglie e sotto l’apparenza della libertà diventa per ciascuno una prigione perché separa l’uno dall’altro rendendo ciascuno a ritrovarsi chiuso dentro il proprio io”. In precedenza il cardinale Ratzinger aveva già tuonato contro il processo di laicizzazione in atto nella società moderna parlando di “dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultimo problema il proprio io e le sue voglie”.
In altre e più semplici parole il relativismo è inaccettabile in quanto mette in dubbio le verità rivelate che sono oggetto della fede e della morale, in particolare di quelle cattoliche.
In contrasto si obietta che le libertà civili devono ricondursi alla dignità intrinseca della persona umana, che permane quale che sia la verità o non verità delle idee e delle convinzioni di ciascuno e che assicura a tutti il diritto di far valere tali idee e convinzioni in ambito sociale e politico.
Se posso esprimere il mio modesto pensiero trovo del tutto dialettale e pretestuosa la posizione della gerarchia ecclesiastica romana in quanto i principali fautori del relativismo sembrano essere proprio i fedeli del cattolicesimo che nella loro vita personale, all’insegna del “tutto è lecito” in quanto in linea con il “proprio io” e le “proprie voglie”, interpretano liberamente i dettami morali della loro chiesa, ad esempio in materia di rapporti sessuali, di divorzio, di aborto e così via.
Non si modella la coscienza delle persone con il continuo ricorso al “braccio secolare” e con disposizioni “di legge”. E’ necessario dare invece un senso logico, reale, plausibile e mai dogmatico, come è giusto che sia, a quella verità che si pretende di insegnare, esattamente come fece colui che rispondendo alla domanda del procuratore romano disse: “Il mio regno non fa parte di questo mondo…..per questo sono venuto nel mondo, per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla parte della verità ascolta la mia voce”.
"Essi non fanno parte del mondo come io non faccio parte del mondo. Santificali per mezzo della verità; la tua parola è verità". (Giovanni 17:16,17)
May 20 DEVOZIONE O IDOLATRIA? - Un dogma imbarazzanteRientrando a casa mi sono imbattuto in qualcosa che ritenevo inconsueta per una metropoli come Roma, relegandola a una tradizione tipicamente “paesana”, ad uso e costume di nostalgici emigrati, come ho già scritto in questo blog. Una processione con Madonna! E da una panoramica sui vari blog mi sono reso conto che è una pratica ampiamente diffusa, connessa perfino a lunghi, faticosi pellegrinaggi a piedi verso vari santuari: Pompei, Loreto, Montevergine, ecc.
I numerosi titoli dati al personaggio, quali i ridondanti Madre di Dio Incoronata, Nostra Signora dei Miracoli, Regina della Pace….. o i più topici Madonna dell’Arco, Madonna del Bosco, Madonna della Cava, ecc. hanno stimolato la mia naturale curiosità a saperne di più sull’origine e sul perché di tanta devozione. La mia ricerca è partita subito con una sorpresa! Chiunque ha trattato l’argomento ha iniziato citando questa frase del Cardinale P.E. Lèger pronunciata in occasione del Concilio Vaticano II: “Il titolo di “mediatrice” non venne che molto tardi in uso dei documenti della Chiesa….. sembra in contraddizione con il testo biblico che chiama Cristo il solo mediatore”. In effetti della devozione, del culto, delle pratiche così tanto diffuse riguardo alla Madonna, non c’è un minimo accenno negli Atti della primitiva Chiesa cristiana. Altro punto di meraviglia è questo: se un tale credo è così fondamentale per la fede cristiana, perché le chiese cosiddette “protestanti”, che pure si definiscono cristiane, non hanno altrettanto nella loro pratica religiosa?
Un’opera di consultazione cattolica (The Catholic Encyclopaedia) dice: “…. questa dottrina non è contenuta, almeno in modo non esplicito, nelle forme primitive del Credo degli apostoli…. non c’è forse nessun motivo di sorprendersi se nei primi secoli cristiani non si trova nessuna chiara traccia del culto della Beata Vergine”. Veramente nessun motivo di soprendersi?......
Secondo la stessa enciclopedia fino al 431d.C. non c’era alcuna menzione della Madonna (dal latino Mea Domina, mia Signora) nel credo cristiano. In quell’anno, nel Concilio di Efeso, Maria fu definita nel dogma cattolico “Madre di Dio” (dal greco Theotokos, letteralmente genitrice di Dio), ma più per sostenere un’altra dottrina di origine non apostolica, quella della Trinità, che per incoraggiare la devozione della Madonna.
Perché quindi una tale diffusione del culto di Maria? Sulla New Encyclopaedia Britannica si legge: “La venerazione della madre di Dio ricevette impulso quando la Chiesa Cristiana divenne la chiesa imperiale sotto Costantino e le masse pagane affluirono nella chiesa….. la pietà e la coscienza religiosa dei popoli erano state formate per millenni mediante il culto della ‘grande dea madre’ e della ‘divina vergine’, sviluppo che risale addirittura alle antiche religioni popolari di Babilonia e Assiria”. Dunque la ragione che spinse la Chiesa Romana ad adottare il culto della “grande dea madre” e “divina vergine”, poi trasformata in “sempre vergine”, fu che le masse pagane che affluivano nella chiesa lo volevano; si sentivano a proprio agio in una chiesa che venerava una “grande vergine madre”.
Una conseguenza di un tale dogma fu che si sviluppò un “ideale ascetico” sfociato nel monasticismo e nel celibato per cui centinaia di migliaia di sacerdoti, monaci, suore hanno cercato, alcuni con successo ma molti senza riuscirvi, di condurre una vita di continenza perché la chiesa ha insegnato che sesso e santità sono incompatibili. Non a caso S. Agostino identificò il peccato originale con la concupiscenza sessuale. Un tale ideale di impurità ha avuto indubbiamente effetto anche sulla vita civile delle persone, basta pensare alle contese tra cattolici e protestanti che tanto hanno travagliato e macchiato di lutti la storia europea, e alla confusione creata nella mente di molti fedeli dalle reiterate norme del Vaticano sul sesso, sul controllo delle nascite e sul divorzio.
Del tempo in cui l’adorazione pagana inquinò la fede dell’antico Israele, provocando l’ira distruttrice di Dio, il racconto del profeta Geremia dice: “….. i figli raccolgono la legna, i padri accendono il fuoco e le donne impastano la farina per preparare focacce alla Regina del cielo” (Geremia 7:18). Non a caso S. Epifanio, nel V sec. d.C., vietò l’offerta di torte a Maria, retaggio di riti pagani.
Mi chiedo dunque seriamente: non è che ci si è spinti troppo lontano con i titoli e gli onori attribuiti a questa donna che, dai credenti, sicuramente merita rispetto per l’esempio di fede ma che, alla luce dei fatti, occupa un ruolo del tutto marginale e non primario nel proposito divino?
Le donne in modo particolare vedono Maria come una donna amorosa e sensibile che capisce le loro sofferenze e che quindi può intercedere per loro. Ma, ricollegandoci alle parole del Cardinale Lèger, ha la Madonna effettivamente questo potere?
“Nel caso di una donna che …. partorisca un maschio, dev’essere impura per sette giorni …. Quando poi si compiranno i giorni della sua purificazione …. Porterà un giovane montone dell’annata come olocausto e un giovane piccione o una tortora come offerta per il peccato all’ingresso della tenda di adunanza al sacerdote. Ma se non ha mezzi sufficienti …. Allora deve prendere due tortore o due giovani piccioni, uno come olocausto e uno come offerta per il peccato e il sacerdote deve fare espiazione per lei ….”. – Levitico 12:2,6,8
“E quando furono compiuti i giorni della loro purificazione …. lo portarono a Gerusalemme …. Per offrire il sacrificio secondo ciò che è detto nella legge di Mosè ….”. – Luca 2:22-24
May 19 QUALE FAMIGLIA DIFENDERE?Appendice al precedente intervento sulla famiglia. Pensieri liberamente tratti dall’articolo “La famiglia plurale che non stupisce la Francia” di F. Merlo, pubblicato su "la Repubblica" di venerdi 18/5/2007. Anche una risposta a certe impalcature bigotte o ideologiche.
La prima famiglia di Francia, quella che lunedì scorso si è insediata all’Eliseo, non ha il profumo dell’onestà peccaminosa che hanno alcune importanti famiglie italiane, considerate sotto sotto come dei piccoli serragli, una facciata rispettabile per i vescovi biliosi e una gran massa di dettagli viziosi sui rotocalchi; una esibizione di immusonita Virtù nelle cerimonie e una sboccata e insolente vita privata poligama e “femminiera”. I vescovi di Francia, ministri di un Dio che non fa l’imbonitore di piazza, capiscono bene che quella è una moderna e riuscita famiglia, come ce ne sono tante. Due sono i figli di lei, altri due sono i figli di lui, il quinto è il figlio di entrambi. Loro due si sono inseguiti, si sono presi, lasciati e poi ripresi e più di una volta lui l’ha sottratta a un altro perché bisogna sempre riconquistarsi per salvarsi, e a volte è necessario separarsi per liberarsi, e la famiglia muore solo quando ci si rinchiude in un recinto di malumore, e non è vero che la seconda volta è la sconfessione della prima. Anche questa è una famiglia che ha bisogno di essere difesa e non solo perché insegna che paternità e maternità sono fatte di esperienza e non di seme…… va protetta perché moltiplica le responsabilità e spesso anche le spese.
In italiano le parole patrigno, matrigna, fratellastro e sorellastra hanno un suono dispregiativo che non esiste, neppure come sfumatura, nell’inglese step-mother o nel francese demi-frère. Noi invece continuiamo ad essere il paese delle mamme, il paese dove la ragion di mamma è più forte, e soprattutto più condivisa, della ragion di stato. May 13 LA FAMIGLIA - Un bisogno primario dell'uomoPer costruire una famiglia c'è, ancora oggi, necessariamente bisogno di un marito, di una moglie e dei figli?
Per costruire un luogo famigliare è necessario istituzionalizzare il matrimonio rendendolo "regolare"?
Queste problematiche sono al centro di un dibattito che si sta svolgendo in questi mesi, in questi giorni, nel mondo politico e culturale.
Secondo l’ala “progressista” nella nostra società esistono modi molto diversi di costituire una famiglia per cui il riconoscimento istituzionale di ciò che questa possa essere varia a seconda dei modelli culturali e ideologici praticati e accettati. Si pensi al rapporto tra genitori e figli. Si può dire che si è in presenza di una famiglia anche quando esiste un solo genitore, realmente presente, con dei figli propri. E, ancor di più, si può affermare che due genitori non sposati tra loro sono ugualmente una famiglia, assieme ai propri figli. Così come una famiglia può essere costituita anche da due sorelle anziane che vivono insieme per farsi compagnia e per risparmiare soldi.
Dunque la parola "famiglia" può evocare molti significati.
In base a questo assunto si ritiene che non occorre certamente essere sposati per essere una coppia, quando sta nella intenzione reciproca essere tale, con il progetto di impegnarsi in una solidarietà e in una ricerca di affinità e di affettività reciproca. Per cui non solo i non sposati, ma anche i non eterosessuali possono essere definiti come "coppia", purchè legati da un vincolo affettivo e reciprocamente impegnati ad assumere delle responsabilità comuni, l'uno verso l'altro, in modo continuativo, in modo stabile, non casualmente.
In contrasto con tale ragionamento ci sono le preoccupazioni dei “conservatori”, supportati dalla gerarchia ecclesiastica, per i quali solo una coppia coniugata è una coppia che costituisce una famiglia. Un arroccamento su valori considerati atavici e tradizionali che in molti casi stride con l’effettiva condotta dei singoli, in quanto essi stessi separati, divorziati o conviventi, e con l’indulgenza comminata loro dalla Chiesa. Due pesi e due misure? Opportunismo? Ipocrisia? [“…. poiché dicono ma non fanno. Legano gravi carichi e li mettono sulle spalle degli uomini, ma essi stessi non li vogliono muovere neppure con un dito”. – Matteo 23:4,5].
La storia mostra che quando l’istituzione famigliare è in crisi, comunità e nazioni si indeboliscono. Quando nell’antica Grecia il declino morale distrusse le famiglie, la civiltà si disintegrò, facilitando la conquista romana. L’impero romano fu forte finché le famiglie furono forti. Ma col passar dei secoli la vita famigliare si indebolì e l’impero perse la sua forza.
La famiglia quindi soddisfa un bisogno primario dell’uomo. Ha stretta relazione con la stabilità della società e il benessere delle generazioni future.
Quello della famiglia non è dunque un problema da sottovalutare. La sua funzione primaria è quella di riprodurre la società sia da un punto di vista biologico sia, soprattutto, da un punto di vista socio-culturale.
In una tale disputa di opinioni quale è quella che, a nostro parere, da maggiori garanzie per la stabilità e il futuro della società umana?
“A motivo di ciò piego le ginocchia al Padre, al quale ogni famiglia in cielo e sulla terra deve il proprio nome”. (Efesini 3:14)
May 09 A come AMOREBreve dissertazione dedicata ad una sincera e dolce signora innamorata di un .... "22enne" ....
La parola amore nella nostra lingua viene utilizzata per indicare una vasta gamma di affetti. Da quello verso il/la proprio/a compagno/a, a quello verso i figli, gli amici, gli animali, verso cose inanimate o astratte. Lo stesso, mi sembra, possa dirsi di diverse altre lingue moderne.
In molti linguaggi antichi, però, le varie espressioni di affetto, che noi indichiamo con quest’unica parola, potevano avere ciascuna un termine particolare che serviva per esprimere con esattezza un pensiero.
Prendiamo, ad esempio, il greco, il koiné (comune) che si sviluppò intorno al III secolo a.C. e si diffuse in quasi tutto il mondo antico tanto da poter essere paragonato al moderno inglese come lingua internazionale.
Per ogni diversa specie di amore quella lingua aveva una parola speciale:
agàpe, dal verbo agapào che dà il senso dell’amore guidato o governato da un principio, che può includere o non includere affetto e simpatia. Non è comunque un amore privo di sentimento, altrimenti non sarebbe diverso dalla fredda giustizia, ma non si lascia dominare da simpatia o sentimento; non ignora mai i princìpi. Ad esempio l’amore per il prossimo, in tutte le sue manifestazioni: si può mostrare a persone verso le quali forse non si provano affetto o simpatia facendo comunque loro del bene nella misura e nel modo dettati dai giusti principi;
philìa (filìa), dal verbo philèo, usato in riferimento all’amore di tipo amichevole esistente fra persone che hanno molto in comune, in campo culturale e/o idealistico, con affinità di gusti e preferenze, dunque l’affetto per gli amici;
storgè, usato per descrivere l’affetto naturale basato sul vincolo del sangue, specifico per i vincoli familiari, tra genitori e figli, tra fratelli e sorelle;
eros, Eros, figlio di Afrodite, era il nome che i poeti greci diedero al dio dell’amore. Il termine veniva quindi usato per descrivere l’amore sensuale, l’amore romantico basato sull’attrazione sessuale.
Quale di questi diversi tipi di amore prevale nella nostra vita?
"Se parlo le lingue degli uomini e degli angeli ma non ho amore .... se ho il dono di profezia e conosco tutti i sacri segreti e tutta la conoscenza, e se ho tutta la fede da trapiantare i monti, ma non ho amore, non sono nulla. E se do tutti i miei averi per nutrire altri, e se consegno il mio corpo, per potermi vantare, ma non ho amore, non ne ho nessun profitto". (1Corinti 13:1-3)
May 06 OPPOSTI O SIMILI? Cosa determina una buona relazione di coppia?Una legge della fisica dice che cariche elettriche eguali si respingono mentre quelle contrarie si attraggono. Questo principio è stato esteso alla relazione di coppia affermando che una persona si sente attratta da un’altra persona se entrambi hanno caratteristiche opposte cioè se si differenziano nel pensare, nei sentimenti, dell’agire, ecc.
Questa tesi sembra sia stata recentemente supportata dalla biologia. Alcuni ricercatori hanno concentrato la loro attenzione su un gruppo particolare di geni, quello denominato Complesso Maggiore di Istocompatibilità (MHC), già considerato capace di influenzare l’attrazione sessuale. Hanno analizzato l’MHC di 48 coppie per evidenziare se le sue variazioni avessero effetti anche sulla stabilità dei rapporti. Si è così riscontrato che i partner con MHC opposti tendono ad avere rapporti più stabili e duraturi di quelli con MHC simili. In particolare le donne sembrano essere concretamente influenzate da queste variazioni. Esse, infatti, quando incontrano un uomo con un patrimonio genetico simile tendono ad essere meno attive sessualmente e più propense al tradimento. Gli uomini, al contrario, non sembrano rispondere in modo significativo alle variazioni dell’ MHC. Questo risultato sembra, quindi, fondare biologicamente la teoria dell’attrazione tra opposti.
Sinceramente, con tutto il rispetto per la scienza, questa tesi così tanto pretestuosa e così poco romantica, non mi affascina molto!
Un antico proverbio al contrario dice: “ogni simile ama il suo simile”. Pertanto la saggezza popolare sostiene che per una unione stabile e duratura i due partner devono avere delle cose in comune, cioè una visione simile del mondo e delle affinità per quanto riguarda i sentimenti, il modo di pensare e di agire. Lo stesso principio vale anche per le virtù, per la personalità, per il profilo morale, per gli interessi comuni, per la stima, per il rispetto reciproco. Si afferma che una buona e sincera relazione di coppia è costruita sulla fiducia reciproca, sull’onestà, affetto e amore sinceri e reciproci, sulla libertà personale e su una sana e giusta capacità di immedesimarsi nell’altro o nell’altra. Altrettanto importanti sono ritenuti gli spazi che ognuno dei partner deve ritagliarsi per se stesso perché anche all’interno di una coppia deve esserci la libertà senza che si manifestino sfiducia, gelosia, sospetto e paura, che possono limitare o impedire la libertà. Infine, non meno importante è la visione della vita sessuale per evitare che sia ridotta ad una abituale routine che con l’andare del tempo spegne l’erotismo facendolo diventare anche ripugnante e disgustoso. Una sana relazione sessuale include il tener conto dei propri desideri e di quelli del partner senza scadere in pratiche che degenerino in forme di avversione che feriscano l’altro. Da considerare che la sfera sessuale non è più importante della relazione stessa per cui oltre al rapporto fisico è necessario curare quello sentimentale perché una relazione fatta di solo sesso non permette alcuna forma di congiunzione.
Un tale concetto di similitudine, che si fonda sulla reciprocità e la parità di diritti, sullo scambio continuo di stima e rispetto e sulla sincerità dei sentimenti è, a parer mio, molto più desiderabile e auspicabile di un mero fattore genetico!
Nel mondo d’oggi diversi altri fattori sembrano avere un ruolo determinante nell’attrazione tra due individui di sesso opposto: l’aspetto fisico, la professione, la posizione sociale, il salario, il patrimonio e altri fattori mondani e materiali. Presupposti, questi, che portano a considerare una relazione un semplice calcolo basato sul vantaggio, sul profitto e di conseguenza diventa una relazione di interessi che conduce al nulla e che infine terminerà.
Si può concludere dicendo che in una relazione nessuno dei due partner è disposto a dare sempre e a non ricevere mai nulla. Nella coppia il dare e ricevere deve essere sempre un fattore di equilibrio!
"Voi, mariti, continuate a dimorare in maniera simile con loro secondo conoscenza, assegnando loro onore come a un vaso più debole, il femminile...." (1 Pietro 2:7)
May 01 DONNA. Il dono della diversitàDedicato a quelle donne che pur con una ragguardevole esperienza di vita si chiedono ancora cosa significa essere donna, e a quelle donne che tutt'ora concepiscono la vita come un mero sacrificio.
Quando apparve, poco più di 4.000 anni fa, l’uomo esclamò: “Questa è finalmente osso delle mie ossa e carne della mia carne. Questa sarà chiamata Donna, perché dall’uomo è stata tratta”.
Qualcuno arriccerà il naso leggendo queste parole nel racconto biblico della creazione, ritenendo la teoria opposta, quella dell’evoluzione, scientificamente più accreditata. Ma la storia documentata, la completa mancanza della testimonianza fossile e le più recenti scoperte sulla genetica fanno pendere l’ago della bilancia più sulla prima che non sulla seconda ipotesi! Ma non è questo l’argomento che ora ci interessa (si può riprendere a parte, se è il caso).
Secondo la teoria di Charles Darwin la donna è intellettualmente inferiore all’uomo, definendola gli evoluzionisti “la forma più bassa dell’evoluzione umana” (Gustave Le Bon). E’ però interessante notare che Colui che la creò, motivando il Suo progetto disse: “Non è bene che l’uomo stia solo. Gli farò un aiuto come suo complemento”. La parola ebraica tradotta complemento significa alla lettera “una simile a lui”. Perciò nessuna inferiorità dell’una rispetto all’altro!
Un prodotto culturale totalmente diverso è stato sviluppato nel corso dei secoli prendendo a pretesto la differenza biologica, soprattutto sessuale, tra l’uomo e la donna. Nella tradizione patriarcale delle relazioni uomo/donna, che ha dominato la scena dalla creazione fino a tutto il medioevo e più oltre, al periodo monarchico-rinascimentale, a questa differenza è stato dato un valore gerarchico con l’istituzione, del tutto arbitraria, di due stereotipi: il femminile, concepito naturalmente domestico, materno, di servizio e il maschile, considerato naturalmente dominante, intelligente, razionale, politico.
Il risultato di questa dicotomia è stato disastroso per la donna! La sua libertà è stata notevolmente limitata con una scarsa istruzione, con il peso di gravose tradizioni, con la repressione di ogni diritto di opinione, con la preclusione di quasi tutti i mestieri e professioni e, se sposata, con il totale controllo da parte del marito. Spesso è stata vittima della crudeltà dell’uomo, dal quale è stata dominata, picchiata, violentata, abbandonata senza alcuna garanzia o protezione. Si guardi ad esempio il “Malleus Maleficarum” in cui si accusava le donne di atti di lussuria e fornicazione di ogni genere e bastava una conoscenza di poco superiore a quella concessa per essere arse vive con l’accusa di stregoneria, con la Chiesa che confiscava i loro beni, arricchendosi con il saccheggio.
Con l’avvento della società industriale e con la modernizzazione la sua condizione sotto diversi aspetti è cambiata e le sue opportunità sono certamente accresciute in quello che una volta era “il mondo dei maschi”. Ma….. c’è sempre un ma!
Alla donna infatti è stato consentito l’accesso ai ruoli prima riservati all’uomo, quelli del sapere e del potere…. ma solo come surrogato dell’uomo! L’organigramma dei saperi e dei poteri è ancora in mano agli uomini. Perciò se una donna vuole farsi strada nella sfera sociale deve adattarsi alla legge pratica vigente che impone al femminile di assomigliare il più possibile al maschile. Questo, nella maggior parte dei casi, si traduce ancora in scelte obbligate o rinunce. Una studentessa della Princeton University ha riassunto questo problema dichiarando ad un noto quotidiano della sua città: “La maternità è importante per me. Anche la carriera è importante. Non è piacevole dover scegliere”.
In che modo, è “simile a lui”? La diversità del progetto creazionista è, oltre che un dato, un dono di natura. Sia l’uomo che la donna dovevano e devono pensare alla propria singola differenza come una posizione di parzialità e non di universalità, nel senso che nessuno dei due sessi può parlare per l’altro e nessun soggetto può ergersi a modello universale per gli altri. E’ necessario dunque apprezzare la parzialità, rispettare il concetto di complementarità e avere un atteggiamento di apertura all’altro, che è appunto un atteggiamento di relazione, di cooperazione. Due soggetti con caratteristiche fisiche e qualità morali differenti, evidentemente progettati per ruoli diversi ma l’uno non meno importante dell’altro, collaborano, ciascuno con le proprie capacità, per raggiungere una meta comune, per adempiere un unico scopo. Non solo per mero dovere ma, date le caratteristiche della diversità, anche per il reciproco piacere!
C'è anche un percorso di crescita individuale che ogni donna deve fare, come un bruco che diviene farfalla. Deve spogliarsi degli abiti stretti che è stata costretta ad indossare a qualunque livello della vita sociale e liberare la propria energia interiore per riappropriarsi di tutti quegli aspetti che sono stati repressi e che in realtà esprimono la vera essenza dell'essere donna. Possiamo dire di non rinunciare mai alla propria dignità?
"Inoltre, riguardo al Signore la donna non è senza l'uomo nè l'uomo senza la donna. Poichè come la donna è dall'uomo, così anche l'uomo è per mezzo della donna; ma tutte le cose sono da Dio." (1 Corinti 11:11,12)
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