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    May 26

    CRISTIANITA' O CRISTIANESIMO, QUAL'E' LA LUCE DEL MONDO?

     
    Leggo spesso, su alcuni blog, infuocati dibattiti tra gruppetti di agnostici, spalleggiati pure da qualche ateo, e un pugno di ferventi cattolici, gli uni sarcasticamente e, a volte, anche irriverentemente impegnati a dissacrare ogni espressione fideistica, e “cristiana” in particolare, gli altri arroccati su traballanti e irrazionali dogmi, peraltro il più delle volte infarciti da personalissimi concetti.
    Sia da una parte che dall’altra c’è uno scambio di reciproche accuse di bieco pregiudizio, gli uni affidandosi al proprio bagaglio di nozioni o “cultura” costruita su pensieri filosofici e teorie di uomini, una ideologia presuntuosamente spacciata per metodica scientifica, gli altri ugualmente barricati entro una tradizione umana storicamente e teologicamente tanto inaffidabile quanto avulsa da ogni logica, ma entrambi, a mio parere, equamente e drammaticamente distanti da ogni riferimento oggettivo, tanto semplice per quanto realistico [caratteristica inoppugnabile di tutto ciò che può definirsi veramente “scientifico” o provato; non a caso le più grandi scoperte “scientifiche” hanno avuto il loro imput dalla semplice osservazione di eventi naturali].
    Ma tutti i contendenti hanno una cosa in comune, quello che considero il fondamentale “errore” di base di tanti vuoti ragionamenti sia dell’una che dell’altra parte, cioè ritenere che il cattolicesimo sia sinonimo di cristianesimo. Niente di più sbagliato!
     
    La parola “cristiano”, come facilmente intuibile, deriva da Cristo. Perciò può definirsi cristiano solo ciò che si rifà agli insegnamenti e al modello di vita lasciati da questo personaggio. Qualsiasi cosa si allontani da questa traccia non è cristianesimo, anche se spacciato come tale. Essa è solo un “surrogato” del vero cristianesimo.
    La Chiesa Cattolica, come anche la maggior parte delle altre chiese cosiddette “protestanti” e “cristiane”, con i loro insegnamenti e la loro condotta, nulla hanno a che fare con Cristo e i suoi insegnamenti; perciò esse dimostrano di essere solo una forma distorta del vero cristianesimo.
    D’altra parte, che sarebbe sorto uno pseudocristianesimo, che per maggior chiarezza e per distinguerlo dal vero, da ora chiamerò “cristianità”, fu profetizzato dallo stesso Cristo Gesù con una delle sue parabole, quella del grano e delle zizzanie narrata nel capitolo 13 del vangelo di Matteo. Secondo questa profezia, dopo la morte di Cristo e la morte dei suoi apostoli, uomini egoisti e corrotti, desiderosi di preminenza come il loro ispiratore, Satana il Diavolo, avrebbero creato un falso cristianesimo che si sarebbe sviluppato nel tempo parallelamente al vero cristianesimo confondendosi con esso, come le spighe delle zizzanie possono, quando non ancora maturo, confondersi con quelle del buon grano.
    La “cristianità” è il risultato di questa operazione corruttrice del vero cristianesimo.
    La Chiesa Cattolica ne è il principale esponente, e vedremo il perché.
     
    Innanzitutto c’è da considerare che su Cristo come personaggio storico non possono esserci dubbi. Sulla sua effettiva esistenza abbiamo diverse testimonianze storiche anche extracristiane. Ne riporto alcune:
     

    Giuseppe Flavio (37-103 d.C.) storico giudeo: “Ci fu verso questo tempo Gesù, uomo saggio, sempre che si debba definirlo uomo: era infatti autore di opere inaspettate, maestro di uomini che accolgono con piacere la verità, ed attirò a sé molti Giudei, e anche molti della grecità. Questi era il Cristo. E quando Pilato, per denunzia degli uomini notabili fra noi, lo punì di croce, coloro che da principio lo avevano amato non cessarono. Egli infatti apparve loro al terzo giorno nuovamente vivo, avendo già annunziato i divini profeti queste e migliaia d’altre meraviglie riguardo a lui. Fino ad oggi ed attualmente non è venuto meno il gruppo di quelli che, da costui, sono chiamati Cristiani” (Antichità giudaiche, XVIII, 63-64);

     

    Cornelio Tacito (54-119) d.C.) storico romano: “Nerone si inventò dei colpevoli e sottomise a pene raffinatissime coloro che la plebaglia, detestandoli a causa delle loro nefandezze, denominava cristiani. Origine di questo nome era Cristo, il quale sotto l'impero di Tiberio era stato condannato al supplizio dal procuratore Ponzio Pilato” (Annali XV, 44).

     

    Gaio Svetonio Tranquillo (70-126 d.C.) archivista e bibliotecario: Nella sua opera Vita dei dodici Cesari, una raccolta di dodici biografie degli imperatori da Cesare a Domiziano, scritta intorno al 120 d.C., scrive riguardo a Claudio: “Espulse da Roma i Giudei che per istigazione di Cresto erano continua causa di disordine” (Vita Claudii, XXIII, 4).

    Non deve ingannare il fatto che Svetonio scriva Chrestus in luogo di Christus; le parole greche Chrestòs (buono, eccellente) e Christòs (Unto, Messia) erano, infatti, pronunciate allo stesso modo e potevano essere facilmente confuse, specie da chi non fosse ben informato sui fatti.

    E questa nota di Svetonio conferma, peraltro, la validità storica del libro di Atti e l’affidabilità del suo scrittore, l’evangelista e storico cristiano Luca, che scrisse: “Dopo questi fatti Paolo lasciò Atene e si recò a Corinto. Qui trovò un Giudeo chiamato Aquila, oriundo del Ponto, arrivato poco prima dall'Italia con la moglie Priscilla, in seguito all'ordine di Claudio che allontanava da Roma tutti i Giudei” (Atti 18:1,2).

     

    Luciano di Samosata  (120-180 d.C.) scrittore e retore greco: Ha  scritto un’opera intitolata La morte di Peregrino nella quale narra del suicidio di un certo Peregrino Proteo, un ex cristiano poi passato alla filosofia cinica, dove dice: “Proteo venne a conoscenza della portentosa dottrina dei cristiani, frequentando in Palestina i loro sacerdoti e scribi. E che dunque? In un batter d’occhio li fece apparire tutti bambini, poiché egli tutto da solo era profeta, maestro del culto e guida delle loro adunanze, interpretava e spiegava i loro libri, e ne compose egli stesso molti, ed essi lo veneravano come un dio, se ne servivano come legislatore e lo avevano elevato a loro protettore a somiglianza di colui che essi venerano tuttora, l’uomo che fu crocifisso in Palestina per aver dato vita a questa nuova religione … Si sono persuasi infatti quei poveretti di essere affatto immortali e di vivere per l’eternità, per cui disprezzano la morte e i più si consegnano di buon grado. Inoltre il primo legislatore li ha convinti di essere tutti fratelli gli uni degli altri, dopoché abbandonarono gli dei greci, avendo trasgredito tutto in una volta, ed adorano quel medesimo sofista che era stato crocifisso e vivono secondo le sue leggi (De morte Peregrinus, XI-XIII).

     

    Celso (II secolo d.C.) filosofo greco-romano: Scrisse un’opera dedicata interamente alla denigrazione dei Cristiani, dal titolo Discorso veritiero (Alethès lógos), datata tra il 177 e il 180 d.C. con la quale mostrò di conoscere almeno in parte la Bibbia (certamente qualcosa del vangelo di Matteo). Egli si dichiarò, tra l’altro, indignato dal fatto che i Cristiani non partecipassero alle feste pagane, non prestassero servizio militare, non ricoprissero cariche pubbliche, collocandosi, a suo parere, al margine della società civile. E scrisse riguardo a Cristo: “Spinto dalla miseria andò in Egitto a lavorare a mercede, ed avendo quindi appreso alcune di quelle discipline occulte per cui gli Egizi son celebri, tornò dai suoi tutto fiero per le arti apprese, e si proclamò da solo Dio a motivo di esse” (Alethès lógos, I, 28) e “Gesù raccolse attorno a sé dieci o undici uomini sciagurati, i peggiori dei pubblicani e dei marinai, e con loro se la svignava qua e là, vergognosamente e sordidamente raccattando provviste ” (Alethès lógos, I, 62).

     
    Tutti questi accenni sono una testimonianza diretta dell’esistenza “storica” di Cristo Gesù. Ma questi autori non dicono nulla di più. Per conoscere i particolari della sua vita (non tutti - cfr. Giovanni 21:25 - ma certamente quelli essenziali) e i suoi insegnamenti, dobbiamo rivolgerci solo alla Bibbia, al cosiddetto “Nuovo Testamento”, cioè ai quattro vangeli canonici e alle lettere di apostoli e discepoli che lo compongono (27 libri in tutto).
    E’ qui ch’è scritto, dal punto di vista dottrinale, tutto quello che dobbiamo sapere sul vero cristianesimo, come confermò Cristo stesso al suo apostolo Giovanni rivelandogli che “se qualcuno vi aggiunge qualcosa, Dio aggiungerà ai suoi mali i flagelli descritti in questo libro; se qualcuno toglie qualcosa dalle parole del libro di questa profezia, Dio gli toglierà la sua parte dell'albero della vita e della santa città che sono descritti in questo libro” (Apocalisse 22:18,19).
    Non conta altro, né filosofia, ne ideologia, né tradizione. Se si vuole parlare del vero cristianesimo, anche in termini critici, è con ciò ch’è scritto in questi libri che ci si deve, basilarmente, confrontare.
     
    Sul valore storico dell’esistenza di Cristo un noto traduttore della Bibbia, Edgar Goodspeed, ha scritto: “Tutto quello che Gesù disse, in pubblico e in privato, come si legge nei Vangeli, avrebbe potuto dirlo in due ore. Eppure quel poco che disse fu così avvincente, così toccante e così penetrante che si può affermare in tutta tranquillità che nessun altro ha avuto un’influenza tanto grande sul mondo”.
    Quando nel 33 d.C. Gesù Cristo terminò il suo ministero terreno, i suoi seguaci erano almeno 120, fra uomini e donne (cfr. Atti 1:15). Oggi più di due miliardi di persone professano di essere “cristiani”. Centinaia di milioni di altre riconoscono Gesù come profeta. I suoi insegnamenti hanno avuto davvero un’influenza straordinaria sull’umanità. Parrebbe, perciò, davvero molto strano che un personaggio “irreale” potesse arrivare a tanto!
    Anche leader non cristiani hanno riconosciuto l’influenza di Cristo Gesù sul mondo intero. Per esempio, il rabbino Hyman Enelow ha scritto: “Gesù è diventato la figura più famosa, più studiata e più influente della storia religiosa dell’umanità … Chi può calcolare tutto ciò che ha significato per il genere umano? L’amore che ha ispirato, il conforto che ha dato, il bene che ha portato, la speranza e la gioia che ha suscitato: tutto questo non ha uguali nella storia dell’uomo. Nessuno, fra i grandi e i buoni della razza umana, può essere paragonato sia pure lontanamente a Gesù per l’universalità della sua attrattiva e della sua influenza. È diventato la figura più affascinante della storia”.
    E il leader indù Mohandas Gandhi ha detto: “Non conosco nessuno che abbia fatto per l’umanità più di Gesù. E non c’è nulla di male nel cristianesimo”. Tuttavia egli ha aggiunto: “Il problema siete voi cristiani. Siete ben lungi dal vivere secondo quello che insegnate”.
     
    Già! … non ci sono molti dubbi sulla persona e sulla validità degli insegnamenti di Cristo, quanto su ciò che molti, nel suo nome, hanno fatto nel corso della storia. Questo è il vero problema che si riscontra alla base dell’agnosticismo e dell’ateismo!
    La storia della “cristianità”, cioè di un cristianesimo che nel tempo ha apostatato dai veri insegnamenti di Cristo, è un susseguirsi di fallimenti. Come osservò uno storico del cristianesimo, Cecil John Cadoux, “il graduale e costante aumento in tutta la Chiesa di un certo lassismo morale” richiamò “l’attenzione dei leader cristiani sin dal … 140 A.D.” Secondo Cadoux, “questo calo del rigore morale che c’era in principio” ha naturalmente favorito il processo di adeguamento alle vie del mondo”. In altre parole la cristianità è divenuta parte integrante di un mondo alienato da Dio mentre Gesù aveva espressamente detto riguardo ai suoi veri seguaci “Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo” (Giovanni 17:16), insegnamento pienamente recepito dai primi cristiani (come viene anche testimoniato da Celso nell’opera sopra citata) tanto che lo stesso apostolo Giovanni, che ne era stato testimone diretto, poi scrisse: “Non amate né il mondo, né le cose del mondo! Se uno ama il mondo, l'amore del Padre non è in lui; perché tutto quello che è nel mondo … non viene dal Padre, ma dal mondo” (1Giovanni 2:15-17).
    Con l’espressione “mondo” qui riportata si intende la società umana organizzata che si oppone alle giuste leggi di Dio ed è piena di ogni sorta di pratiche false e immorali, composta di vari elementi strettamente collegati tra loro: la falsa religione, descritta come una “grande meretrice” o prostituta spirituale perché fa compromessi con il sistema politico umano, altro elemento di questo “mondo”, simboleggiato nella Parola di Dio da bestie, per il modo violento e brutale di governare dei governi degli uomini; infine c’è l’avido e oppressivo sistema commerciale che stimola nelle persone il desiderio egoistico di procurarsi le cose che esso produce, anche se forse non ne hanno bisogno o addirittura starebbero meglio senza, che ammassa viveri nei depositi ma contemporaneamente lascia morire di fame milioni di persone perché non hanno i soldi per comprarli e che, per mero profitto, produce e vende armamenti in grado ormai di distruggere l’intera razza umana. Questo è il mondo prodotto dalla “intelligenza” dell’uomo influenzata da Satana il Diavolo, “il dio di questo mondo” (2Corinzi 4:4) che promuove menzogna, ipocrisia, egoismo, criminalità e orribili guerre (cfr. anche Matteo 4:8,9; Giovanni 8:44; Giacomo 1:27; Apocalisse 18:11).
    Il processo di integrazione della cristianità con il "mondo" di Satana si intensificò in modo particolare dal IV secolo d.C., quando l’imperatore pagano romano Costantino intervenne personalmente sulla questione dichiarando quel tipo di “cristianesimo” apostata religione di stato, facendolo diventare universale, cioè “cattolico”, e decidendo, poi, lui stesso sull’esito di importanti controversie dottrinali. Come ha scritto ancora Cadoux, “gli storici hanno notato, e in alcuni casi deplorato, l’enorme compromesso a cui scese la Chiesa alleandosi con Costantino”.
    Nei secoli trascorsi da allora, molti di coloro che si professavano “cristiani”, per seguire "il mondo", hanno detto e fatto tante cose vergognose che hanno disonorato il nome di Cristo. Cose di cui più volte hanno ipocritamente chiesto scusa all’umanità ma che continuano regolarmente a reiterare!
     
    Ora, tanto per capire con qualche esempio, quanto la cristianità sia responsabile della perdita di fiducia nel vero cristianesimo e del conseguente sorgere di ideologie umane opposte, riferendomi alla diatriba menzionata all’inizio di questo intervento, voglio porre in evidenza ciò che, ad una specifica domanda fatta da una irriducibile, e alquanto presuntuosa, “maestrina” agnostica sull’origine dell’uomo, una “fervente” teologa di ispirazione “cristiano”-cattolica, ha risposto: “Le domande esistenziali dell'uomo - ‘da dove vengo e dove vado’ - credo che siano davvero molto antiche. Lo studio esegetico delle Sacre Scritture ci aiuta a comprendere e a rispondere alle domande sul Chi e sul perché dell'uomo sulla terra, e non risponde invece al come … Di fatto il cristiano (intelligente e non bigotto – sich!) si preoccuperà, dopo avere fatto studio attento della Sacra Scrittura a istruirsi con le scoperte scientifiche sul Come è avvenuto tutto questo”.
    Questo pensiero, poco chiaro e molto ambiguo, riflette alla perfezione quello della sua Chiesa.
    Nel 1950, ad esempio, l’enciclica Humani generis di Pio XII affermò che la teoria dell’evoluzione (sull’origine dell’uomo) poteva essere considerata un’ipotesi plausibile dagli studiosi cattolici. Poi, nell’ottobre del 1996, il Papa Giovanni Paolo II dichiarò: “Oggi, circa mezzo secolo dopo la pubblicazione dell’Enciclica [di Pio XII], nuove conoscenze conducono a non considerare più la teoria dell’evoluzione una mera ipotesi. È degno di nota il fatto che questa teoria si sia progressivamente imposta all’attenzione dei ricercatori” (L’Osservatore Romano, 24 ottobre 1996).
    Era questo quello che pensava Cristo?
    No! … Nel vangelo di Matteo, capitolo 19 versetto 4, è riportato chiaro e preciso il suo insegnamento: “Non avete letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina?” (cfr. anche Marco 10:6). Egli si riferì al racconto di Genesi (1:27), dove è scritto che Dio creò direttamente l’uomodalla polvere della terra” (Genesi 2:7), dando credito a quel racconto come un fatto reale e non come una favoletta narrata per persone “ignoranti” di quei tempi.
    Semmai alla “scienza” dell’uomo si va per trovare ulteriore conferma e non per “istruirsi” con qualcosa di diverso da ciò che Cristo insegnò!
    In effetti la scienza non contraddice affatto il racconto biblico della creazione ma lo supporta.
    Essa ha dimostrato inconfutabilmente che tutte le sostanze chimiche che formano il corpo umano si trovano nella “polvere della terra”. Infatti l’uomo ha bisogno di questa “polvere” per continuare a esistere. Egli sostiene e rigenera il proprio corpo con alimenti composti di sostanze nutritive presenti nella “polvere della terra”, elaborate dalle piante e dagli animali che mangia.
    In contrasto, poi, la scienza non offre nessuna prova che l’uomo provenga dagli animali attraverso una evoluzione della specie, supportando ancora il racconto biblico che ogni organismo vivente si riproduce secondo la propria specie (cfr. Genesi 1:11). Ha, altresì, attestato che non esiste nessun motivo per credere che i fossili di creature scimmiesche dissotterrati in Africa e altrove appartenessero a qualche antenato dell’uomo. In effetti, se oggi quelle creature fossero vive probabilmente verrebbero messe negli zoo insieme ad altre creature scimmiesche. I fossili strettamente affini agli uomini per struttura e grandezza delle ossa erano semplicemente un ramo della famiglia umana.
    Tentando, quindi, di compiacere i denigratori del racconto biblico (o il “mondo” che si oppone ostinatamente alla rivelazione divina) con ragionamenti capziosi e antiscritturali, i falsi cristiani contribuiscono a creare quella confusione che allontana le persone da Dio. Il loro dibattere è sterile esattamente come lo è quello ideologico e pseudoscientifico degli altri!
    Nessun agnostico o ateo, infatti, è fin’ora riuscito a dare una risposta diversa, razionalmente accettevole, sull’origine della vita. La stessa “maestrina” della diatriba non può spiegare come mai il PC con il quale ama tanto dibattere, che appartiene alla famiglia della cosiddetta “intelligenza artificiale”, non è potuto venire all’esistenza da solo ma ha avuto bisogno di un progettista e di un fattore, mentre l’intelligenza umana, quella di cui lei si vanta e alla quale quella macchina si ispira, si! Un mistero spiegabile solo con l’ottusità di un cuore pregiudizialmente e inescusabilmente mal disposto verso la verità, come spiegò un apostolo di Cristo, un vero cristiano, allorché scrisse: “poiché quello che si può conoscere di Dio è manifesto tra loro … poiché le sue invisibili qualità, si vedono chiaramente fin dalla creazione del mondo, perché si comprendono dalle cose fatte, così che sono inescusabili; perché … hanno vaneggiato nei loro ragionamenti e il loro cuore senza intelligenza si è ottenebrato” (Romani 1:19-21).
     
    Per fare ancora un esempio. Un altro “infuocato” difensore della dottrina cattolica ha voluto confutare, nella diatriba in questione, l’accusa di parallelismo tra le divinità e le pratiche religiose della sua Chiesa con i miti di popoli pagani dell’antichità affermando che: “Se il cristianesimo non avesse accolto prerogative già presenti nella tradizione popolare … [i pagani] non avrebbero accettato la dominazione cristiana fino al IV secolo” e che “altro dettaglio non poco importante è il processo di inculturazione religiosa e culturale che la Chiesa dei primi tempi ha cercato di applicare sulle popolazioni da evangelizzare … Per fare un esempio: se Iside ricorda la Madonna è solo perché i cristiani del tempo hanno cercato di rendere meno traumatico possibile il passaggio da un tipo di mentalità squisitamente pagana alla fede cristianamente intesa, non per copiare dunque ma semmai per ‘veicolare’".
    Dicendo questo egli si è posto in aperto in contrasto col vero cristianesimo neotestamentario dov’è esplicitamente dichiarato: “Non vi mettete con gli infedeli sotto un giogo che non è per voi; infatti che rapporto c'è tra la giustizia e l'iniquità? O quale comunione tra la luce e le tenebre? E quale accordo fra Cristo e Beliar? O quale relazione c'è tra il fedele e l'infedele? E che armonia c'è fra il tempio di Dio e gli idoli? … Perciò, uscite di mezzo a loro e separatevene, dice il Signore, e non toccate nulla d'impuro; e io vi accoglierò” (2Corinzi 6:14-17).
    Ne tiene in debito conto degli avvertimenti apostolici, quali: “lo Spirito dice esplicitamente che nei tempi futuri alcuni apostateranno dalla fede, dando retta a spiriti seduttori e a dottrine di demòni, sviati dall'ipocrisia di uomini bugiardi, segnati da un marchio nella propria coscienza. Essi vieteranno il matrimonio e ordineranno di astenersi da cibi che Dio ha creati [esempi di falsi insegnamenti] perché quelli che credono e hanno ben conosciuto la verità ne usino con rendimento di grazie” (1Timoteo 4:1-3) oppure:Vi sarà un periodo di tempo in cui non sopporteranno il sano insegnamento, ma, secondo i loro propri desideri, si accumuleranno maestri per farsi solleticare gli orecchi; e allontaneranno i loro orecchi dalla verità, mentre si volgeranno a false storie” (2Timoteo 4:3,4).
    Per cui ha gioco facile la “maestrina” agnostica nell’affermare e dimostrare, ad esempio, che le triadi di dei babilonesi, o egiziane, somigliano molto alla trinità della “cristianità”. E’, infatti, la verità!
    Tale dottrina è stata presa, dalla Chiesa Cattolica, e dalle altre chiese cosiddette “cristiane”, di sana pianta dalle religioni pagane dell’antichità, ma non è affatto un insegnamento di Cristo e del vero cristianesimo!
    Cristo non si reputò mai uguale al Padre, ma disse “il Padre è maggiore di me” (Giovanni 14:28) e anche “in verità vi dico che il Figlio non può da sé stesso far cosa alcuna, se non la vede fare dal Padre” (Giovanni 5:19).
    Egli non è il Creatore ma una creatura, "il Principio della creazione di Dio" (Apocalisse 3:14). Non è il Padre ma "l'unigenito Figlio di Dio" (Giovanni 1:14; 3:16,18).
    I suoi discepoli, i veri cristiani, che compresero bene il significato delle sue parole, similmente scrissero: “il capo di Cristo è Dio” (1Corinzi 11:3) e “Dio infatti ha posto ogni cosa sotto i suoi piedi. Quando però dice che ogni cosa gli è sottoposta, è chiaro che ne è eccettuato colui che gli ha sottoposto ogni cosa. E quando ogni cosa gli sarà sottoposta, allora il Figlio sarà anch'egli sottoposto a colui che gli ha sottoposto ogni cosa, affinché Dio sia tutto in tutti” (1Corinzi 15:24-28).
    Nessuna uguaglianza tra Dio e Cristo è, dunque, sostenuta dal vero cristianesimo!
    Questo incomprensibile e irrazionale dogma contribuisce a creare confusione riguardo a Dio e, conseguentemente, ad allontanare le persone dal vero cristianesimo, come è anche scritto: “a motivo di questi si parlerà ingiuriosamente della via della verità” (2Pietro 2:1,2).
    Lo stesso può dirsi di innumerevoli altri “dogmi”, quali l’immortalità dell’anima, la vita dopo la morte, il culto dei morti, la venerazione della Madonna e dei santi e di pratiche quali l’uso di immagini nell’adorazione, il battesimo dei neonati, le processioni, il rosario, le cerimonie pompose, una casta sacerdotale con la divisione tra clero e laicato. Tutti “misteri” pagani “cristianizzati”, come sostiene candidamente il paladino della dottrina cattolica su menzionato, al solo scopo di fare affluire nella chiesa la massa delle popolazioni pagane, per soddisfare la bramosia di potere di uomini bugiardi con la coscienza incallita, senza pretendere da esse l'osservanza dell’essenziale requisito per divenire veri discepoli di Cristo, cioè: “Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà” (Romani 12:2).
     
    Questa sterile diatriba, portata avanti dagli interessati più sul piano della soddisfazione personale, e credo anche per il compiacimento di alcuni d’essi nell’esibire la propria “cultura”, che per l’effettiva ricerca di una verità, mi fa venire in mente ciò che disse l’apostolo Paolo nell’Aeròpago di Atene, città abitata da compiacenti cultori di filosofie e ideologie umane, sul quale dovremmo fare tutti una seria riflessione: “Uomini di Atene … passando e osservando attentamente i vostri oggetti di venerazione ho anche trovato un altare sul quale era stato inciso ‘A un Dio sconosciuto’ … Perciò quello … io vi proclamo. L’Iddio che ha fatto il mondo e tutte le cose che sono in esso, essendo, come Questi è, Signore del cielo e della terra, non dimora in templi fatti con mani, né è servito da mani umane come se avesse bisogno di qualcosa, perché egli stesso dà a tutti la vita e il respiro e ogni cosa. E ha fatto da un solo uomo ogni nazione degli uomini [verità scientifica], perché dimorino sull’intera superficie della terra, e ha decretato i tempi fissati e i limiti stabiliti della dimora degli uomini [altra verità scientifica], perché cerchino Dio, se possono andare come a tastoni e realmente trovarlo, benché, in effetti, non sia lontano da ciascuno di noi. Poiché mediante lui abbiamo la vita e ci muoviamo ed esistiamo … non dobbiamo immaginare che l’Essere Divino sia simile all’oro o all’argento o alla pietra, simile a qualcosa di scolpito dall’arte e dall’ingegno dell’uomo. È vero che Dio non ha tenuto conto dei tempi di tale ignoranza, ma ora dice al genere umano che tutti, in ogni luogo, si pentano. Poiché ha stabilito un giorno in cui si propone di giudicare la terra abitata con giustizia mediante un uomo che ha costituito, e ne ha fornito garanzia a tutti in quanto lo ha risuscitato dai morti” (Atti 17:22-31).
    I filosofi e i vari pensatori greci, al pari dei rabbini ebrei arroccati sulle loro tradizioni orali, erano famosi per le loro polemiche, e Paolo li considerava tutti alla stessa stregua dicendo: “I Giudei chiedono segni e i Greci cercano sapienza; però noi predichiamo Cristo al palo, per i Giudei causa d’inciampo ma per le nazioni stoltezza” (1Cor. 1:20, 22, 23).
    La “sapienza” sia degli scribi ebrei che dei filosofi e pensatori greci li aveva resi ciechi alla sapienza di Dio così che “la luce della gloriosa buona notizia intorno al Cristo, che è l’immagine di Dio [e non Dio stesso], non risplenda loro” (2Corinti 4:4).
    Ben poco, sembra, sia cambiato nei nostri giorni!

     


     

    “Dov’è il saggio? Dov’è lo scriba? Dove il contenditore di questo sistema di cose? Non ha Dio reso stolta la sapienza del mondo?” - 1Corinzi 1:20.

     

    May 18

    VENDITORI DI MORTE: SIETE LORO CLIENTI?

     
     
    Van Gogh
     

    Vincent Van Gogh, Teschio con sigaretta, 1885. Museo Nazionale di Amsterdam, Olanda

     

     

    “I fumatori sono stati avvisati in ogni modo possibile che il fumo uccide, e io sono d’accordo. Penso che uccida. Penso che qualsiasi STUPIDO che manda giù il fumo ne subirà le conseguenze. Non ho mai fumato una sigaretta in vita mia. Ho ammassato una fortuna col tabacco … E’ cosi’ che abbiamo costruito questo paese, vendendo tabacco al resto degli STUPIDI nel mondo”.

    James Sharp, vecchio coltivatore di tabacco del Kentucky

    (Merchants of Death - The American Tobacco Industry, di Larry C. White)

     

     

    Immag015    Immag009    Immag011

     

    Immag013     Immag008     Immag005

     

    Il tabacco è pericoloso per la salute e la vita. Il fumo è stato messo in relazione con più di 25 patologie potenzialmente mortali. Ad esempio, è una delle principali cause di infarto, ictus, bronchite cronica, enfisema, malattie circolatorie, ulcera peptica, diabete, sterilità, osteoporosi e di vari tipi di cancro: cancro della bocca, della laringe, della gola, dell’esofago, del pancreas, dello stomaco, dell’intestino tenue, della vescica, del rene e della cervice ma, soprattutto, del cancro del polmone.

    Naturalmente, può darsi che uno fumi per anni prima di essere colpito da una di queste malattie. Nel frattempo, fumare non rende più attraenti. La pubblicità presenta i fumatori come persone piene di fascino e salute. La realtà è diversa. Il fumo fa puzzare l’alito e macchia di giallo i denti e le dita. Negli uomini contribuisce all’impotenza sessuale. Provoca tosse e fiato corto. Chi fuma corre anche un rischio maggiore di avere rughe precoci sul viso e altri problemi di pelle. Recenti studi, infine, provano che esisterebbe un legame tra fumo e depressione grave come pure tra fumo e schizofrenia.

    Sui pericoli del fumo per la salute vengono alla luce continuamente fatti nuovi ma le persone continuano a fumare. Perché?

     

     
    Le sigarette sono uno dei beni di consumo più venduti del mondo. Hanno folte schiere di leali acquirenti e un mercato in rapida espansione. Le industrie che le producono vantano profitti astronomici, agganci politici e prestigio. L’unico problema è che i clienti migliori, uno dopo l’altro, continuano a morire!
    Un libro pubblicato qualche anno fa, Mortality From Smoking in Developed Countries 1950-2000 (Mortalità da fumo nei paesi sviluppati 1950-2000), edito dal Fondo Imperiale britannico per le Ricerche sul Cancro, dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e dall’American Cancer Society (Società Americana contro i Tumori),  diceva che “in tutto il mondo muoiono a causa del fumo tre milioni di persone all’anno, ovvero sei persone ogni minuto”.
    Questa analisi delle tendenze mondiali in fatto di fumo riguardava 45 nazioni. “Nella maggior parte dei paesi”, avvertiva allora Richard Peto, del Fondo Imperiale per le Ricerche sul Cancro, “il peggio deve ancora arrivare. Se le attuali tendenze relative al fumo continuano, quando i giovani fumatori d’oggi raggiungeranno la mezza età o la vecchiaia i morti causati dal tabacco saranno circa 10 milioni all’anno, uno ogni tre secondi” (ibid).
    Quelli sopra indicati erano i dati OMS riferiti al 2000. Oggi il numero dei morti è già salito a 4,8 milioni all’anno, di cui 650.000 nella UE e circa 90.000 in Italia (http://www.epicentro.iss.it).
    Se sei un fumatore o una fumatrice, sappi che nei prossimi anni potresti essere fra quei 10 milioni candidati ogni anno ad una morte prematura, che tu faccia o no i tradizionali scongiuri!
    Ma questo è un pensiero terrificante anche per le industrie del tabacco!
    Se attualmente, nel mondo, ogni anno 4,8 milioni di persone muoiono per cause legate al fumo e molte altre smettono di fumare, grazie alle normative antifumo che diversi paesi stanno attuando, questo significa che ogni anno devono trovare più di 4,8 milioni di nuovi consumatori.
     
    Una redditizia fonte di consumatori è emersa grazie a quella che le industrie del tabacco acclamano come la “liberazione” della donna. Nei paesi occidentali le donne che fumano sono una realtà concreta da diversi anni, e ora questo fenomeno si sta diffondendo in luoghi in cui per una donna fumare era considerato una vergogna. Solo nel nostro paese, secondo il Rapporto Annuale sul Fumo redatto nel 2005 dall’ISS, la percentuale di donne che fumano è salita dal 12 % circa degli anni ’70 al 22% nel 2003 (mentre quella degli uomini è scesa dal 37% al 31%).
    [Una breve digressione, riflettendo mentre scrivo: ho come l’impressione che la “liberazione” sia intesa dalle donne come uno “scimmiottare” l’uomo piuttosto che affermare una personalità distinta e peculiare. Giorni fa, ad esempio, osservando le foto della cerimonia di giuramento del nuovo governo, mi ha colpito il fatto che le quattro signore che ne fanno parte erano tutte vestite con abiti di foggia maschile, completo giacca e pantaloni, quasi come se volessero fondersi con la massa dei loro colleghi piuttosto che distinguersi].
    Le industrie del tabacco, dunque, puntano sulle donne, vogliono aiutarle ad affermare la loro “libertà”.
    Così speciali marche di sigarette che vantano un più basso contenuto di catrame e nicotina attirano le fumatrici, le quali trovano il fumo di queste sigarette meno acre. Altre sigarette sono aromatizzate oppure hanno una forma lunga e snella, la stessa forma che le donne forse sperano di raggiungere fumando. In Asia le pubblicità del tabacco presentano giovani ed eleganti modelle asiatiche vestite in maniera seducente con abiti occidentali.
    Tuttavia il tasso di mortalità per malattie legate al fumo va di pari passo con la “liberazione” della donna.
    Negli ultimi vent’anni il numero di donne morte di cancro del polmone è raddoppiato in Giappone, Gran Bretagna, Norvegia, Polonia e Svezia. Negli Stati Uniti e in Canada il tasso è aumentato del 300 per cento.
    “Hai fatto molta strada, piccola!”, esclama una pubblicità di sigarette.
     
    I più esposti, dopo le donne, sono i giovani, altro principale obiettivo dell’industria del fumo.
    Le industrie del tabacco per pubblicizzare i loro prodotti e preparare i futuri clienti ricorrono a metodi subdoli, come quelli usati in molti film dove gli attori vengono pagati per fumare: una vera e propria forma di persuasione occulta! Lo spirito di emulazione, forte nei giovani, li spinge a imitare gli idoli dello schermo nei loro atteggiamenti. Una recente ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità ha monitorato 2.184 ore di programmazione TV. Ha rilevato che il "71% delle azioni-fumo è associato al successo, alla seduzione, alla convivialità e alla concentrazione" il che comporta un’evidente persuasione ed invito al vizio per lo spettatore.
    Un altro modo in cui gli astuti pubblicitari del tabacco influenzano le scelte degli adolescenti è quello di piazzare cartelloni e loghi pubblicitari in posizioni strategiche durante le manifestazioni sportive. Nelle corse automobilistiche la marca delle loro sigarette è ben evidente sugli sfavillanti e rombanti bolidi che si contendono il primato o sulle tute dei corridori. E quando una partita viene trasmessa alla TV e viene seguita da un gran numero di giovani, questi possono vedere in primo piano il loro giocatore preferito pronto all’azione e sullo sfondo un enorme cartellone che pubblicizza le sigarette.
    Il messaggio fin troppo evidente è che fumare procura piacere, prestanza fisica e popolarità! Insomma, se fumi sei un vero figo!
     

     

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    La MALBORO ha stipulato con la Ferrari un contratto da circa un miliardo di dollari per attaccare il suo logo sulle vetture di Formula 1. Quel “figo” del suo Presidente ha fatto per anni la morale agli italiani perché si impegnino a “contribuire facendo con grande determinazione e senso civico la propria parte perché si raggiungano in tempi brevi risultati importanti per il Paese e per il bene comune” (http://www.confindustria.it), ma la sua “morale” e il suo "senso civico" sono andati a farsi friggere davanti al denaro “scucito” alle industrie del fumo che poi uccidono buona parte di quegli italiani.

    A settembre 2007 il responsabile europeo per la Salute, Markos Kyprianou, ha inviato al Presidente della Rossa una lettera piuttosto forte sui danni provocati dal fumo, il cui consumo è incentivato anche dalle sponsorizzazioni, ricordandogli che vi è una direttiva UE sulla pubblicizzazione del tabacco che proibisce la sponsorizzazione del tabacco in eventi e attività transfrontalieri all’interno dell’UE a partire dal 31 luglio 2005.

    Una ricerca (Boys’ smoking and cigarette-brand-sponsored motor racing, Lancet - 7/2/2008) ha evidenziato come il binomio sport-fumo abbia effetto sugli adolescenti maschi appassionati di sport, effetto constatabile dal fatto che questo target sceglie le marche di sigarette più celebrate nel mondo dello sport. Il dato interessante emerso da questo studio è che i ragazzi (il cui sport preferito erano le corse), che non fumavano regolarmente, sono diventati dei fumatori regolari contrariamente a quanto accadeva a coloro che non gradivano le corse dei motori. Questi ragazzi inoltre erano molto più inclini a preferire le marche di sigarette esposte durante le manifestazioni sportive (Marlboro e Camel).

    Pertanto, dopo l’addio alle marche di sigarette da parte di Renault, McLaren e Honda, ora anche la Ferrari sembra aver rinunciato ad applicare i loghi della Marlboro sulle proprie vetture in favore dell'ormai consueto “codice a barre” che ricorda molto il marchio (la solita “furbata”).

     

    C’è un ulteriore aspetto “morale” da considerare.

    Africa, Europa orientale e America Latina sono tutte nel mirino delle industrie del tabacco le quali, frenate dalle leggi antifumo che vengono approvate nei paesi più sviluppati, vedono nel mondo in via di sviluppo un’occasione commerciale di proporzioni colossali.

    Nel continente africano già devastato dalla siccità, dalla carestia, dalle guerre civili e dall’epidemia di AIDS i colossi multinazionali reclutano i contadini locali perché coltivino tabacco. Questi abbattono alberi che sono preziosissimi per cucinare, riscaldarsi e costruire abitazioni, e li usano come combustibile per la concia del tabacco. Coltivano tabacco anziché generi alimentari, perché rende di più. Gli africani poveri spendono buona parte dei loro magri guadagni in sigarette. Così le famiglie africane avvizziscono per la malnutrizione mentre i profitti vanno ad impinguare le casse delle industrie del tabacco.

    Vorrei raccontarvi un episodio che ho letto in una rivista sul quale si dovrebbe riflettere.

    In un supermercato di un quartiere abitato da famiglie indigenti una bambina nota una bella cassetta di arance e dice “Mamma, comprane un po’ per favore”. La madre poveramente vestita si sente intenerire verso la figlia e chiede alla commessa: “Quanto costano le arance?” Alla risposta della commessa, la madre si gira verso la figlia e dice: “Non ce le possiamo permettere”. La bimba china la testa delusa. Poi, dopo un attimo di esitazione, la madre dice alla commessa: “Un pacchetto di sigarette, per favore”.

     

    Ma considerate ancora un altro aspetto!
    Molti governi, incluso il nostro, fanno leggi e prendono provvedimenti contro il fumo, ma poi detengono essi stessi il monopolio, o producono sigarette o ne autorizzano la libera vendita. Il motivo è dato dagli cospicui introiti che la vendita del prodotto procura!
    E qui, credo che l’epiteto del vecchio Sharp calzi a pennello!
    Infatti, quello che un governo riesce a introitare grazie alle accise imposte sulla produzione e vendita del tabacco poi lo spende, con gli interessi, nella Sanità, per curare le persone dalle malattie causate dal fumo!
    Guardate queste cifre, relative al nostro paese, che sono riferite a qualche anno fa (2003, purtroppo non sono riuscito a reperire dati aggiornati) ma ugualmente molto significative:
     
    Entrate dal mercato del fumo in Italia:                                 8 miliardi di euro/anno
    Costo sanitario per curare i fumatori in Italia:                       8 miliardi di euro/anno
    Costo sociale per danni da fumo in Italia:                           26 miliardi di euro/anno
     
    Per capire l’assurdità di un tale comportamento vi ripropongo un dibattito sull’argomento in cui venne posta la questione:
    "Quale sensibilità sociale può avere un ministro della Repubblica che ignora le 90 mila morti [in Italia] causate ogni anno dal fumo?".
    “La domanda è del professor Silvio Garattini e si riferisce all'"incredibile spettacolo" offerto in una recente riunione del Consiglio dei ministri dal titolare delle Finanze … che si è messo a fumare in segno di sfida verso il suo collega della Sanità … che proponeva il rafforzamento del divieto. Quanto ha detto il Ministro … tra una boccata e l'altra – ‘non ci ridurrete alla clandestinità’ - stravolge, secondo Garattini, il senso del ventilato provvedimento restrittivo, ‘il cui intento non è punitivo ma di salvaguardia della salute dei non fumatori e degli stessi fumatori’. La difesa del fumo da parte di ministri e parlamentari ‘fa parte della schizofrenia che vede lo Stato difendere, per obbligo costituzionale, la salute dei cittadini e nello stesso tempo mantenere per anni il Monopolio sui tabacchi; o gli ecologisti chiedere la chiusura dei centri storici senza preoccuparsi del fumo nei luoghi chiusi e molto più inquinati’" (http://www.windoweb.it/dossier/fumo).
    Ma questo non fa notizia!
    Casomai fa più gioco politico ed economico la notizia di qualche morto causato dalla disperazione che arma la mano di alcuni diseredati che girovagano per l’Europa che non la morte di decine di migliaia di “fighi” intelligenti ed edonisti che fumano o l’enorme spesa sanitaria necessaria per curare i danni da fumo!
    Si dice, infatti, che la pubblicità è l’anima del commercio. Le industrie del tabacco lo sanno bene!
    Ma i proventi della pubblicità sono la linfa vitale anche di riviste e giornali. E’ noto l’esempio della rivista Newsweek che nell’edizione del 6 giugno 1983 conteneva un articolo polemico di 4,3 pagine intitolato “Il punto sul fumo”. I numeri che precedettero e seguirono quello del 6 giugno contenevano da sette a dieci pagine di pubblicità delle sigarette. Quante pagine di pubblicità delle sigarette conteneva il numero in questione? Nessuna! Quando i produttori di sigarette seppero dell’intenzione di pubblicare l’articolo, chiesero di togliere la loro pubblicità. La rivista ci rimise fino a 1 milione di dollari in pubblicità per avere pubblicato quell’articolo.
    Perciò prima di pubblicare materiale critico nei confronti dell’industria del tabacco i direttori lo vagliano molto attentamente, e non sempre lo pubblicano.
    Come si suol dire, “bisogna attaccare l’asino dove vuole il padrone”. L’autocensura è all’ordine del giorno.
     
    Girando per i blog, infine, vedo le foto pubblicate dai loro autori e noto che molti fumano con noncuranza e c’è chi, addirittura, se ne vanta! Molti lo fanno anche davanti ai loro giovanissimi figli, fornendo loro un pessimo modello. Poi, leggo quello che scrivono, e noto che profondono parole di “immenso” amore per i loro figli! … Amore? … Promuovere la morte è amore?
    Ci sono poi anche quelli che si “sbrodolano” per le loro capacità intellettive (e ne sono così tanto dotati da credere pure di averle ereditate dalle scimmie o da qualche remoto microrganismo anacefalo!) si, quella casta di “intelligenti” che a motivo della “conoscenza” acquisita con anni e anni di studio ritengono di potersi collocare su un gradino superiore rispetto alla massa e che si vantano di essere “liberi” da pregiudizi e condizionamenti. Anche essi sono “schiavi” del fumo!
    Tutti questi, pur consapevoli dei rischi, non riescono o non vogliono abbandonare il vizio!
    Come sono appropriati i tanto denigrati consigli biblici, quale quello di “evitare le parole vuote che violano ciò che è santo [in questo caso la vita] e le contraddizioni della falsamente chiamata ‘conoscenza’” (1Timoteo 6:20).
     
    Ma c’è un particolare aspetto legato al vizio del fumo, oltre agli ormai acclarati gravissimi danni fisici che procura, che mi preme evidenziare da studioso delle Sacre Scritture.
     
    Domanda:     A parte l’epiteto loro attribuito dal vecchio e saggio Sharp, perché queste persone, così piene di ”amore” per la vita e così “intelligenti” continuano a fumare nonostante sia nota la pericolosità?
    Risposta:      A causa dell’assuefazione. Una volta che l’organismo si abitua alla nicotina, la componente di droga del tabacco, si stabilisce un bisogno quotidiano di dosi regolari. In altre parole, perché sono dei drogati! (e, casomai, si scandalizzano o stigmatizzano pure chi fa uso di altri tipi di droga!)
     
    Nel 1995 il Dipartimento della Giustizia americano convocò una giuria speciale a New York per investigare se le industrie del tabacco avevano dichiarato il falso ai funzionari federali circa il contenuto e gli effetti negativi delle sigarette. Perché? I massimi dirigenti delle sette principali industrie del tabacco degli Stati Uniti avevano precedentemente testimoniato sotto giuramento davanti a un comitato del Congresso che “non pensavano che la nicotina creasse dipendenza, che le sigarette causassero malattie o che le loro industrie manipolassero la concentrazione di nicotina nei prodotti del tabacco” (New York Times del 26 luglio 1995).
    Ma nel giugno 1995 erano stati resi pubblici duemila documenti incriminatori. Questi documenti mostrarono che ricercatori nel campo del tabacco avevano dedicato 15 anni allo studio degli effetti “farmacologici” della nicotina sul corpo, sul cervello e sul comportamento dei fumatori. Uno di questi, il dott. Victor DeNoble, un ricercatore che aveva lavorato per una delle industrie, descrisse così il principale risultato dello studio: “L’industria cominciò a rendersi conto che poteva ridurre il catrame ma aumentare la nicotina ottenendo ugualmente una sigaretta gradevole per il fumatore. Dopo tutte le ricerche, si rese conto che la nicotina non era solo calmante o stimolante, ma che influiva a livello centrale, sul cervello, e che era questo meccanismo a indurre la gente a fumare” (ibid).
    Le industrie, pertanto, iniziarono a produrre sigarette a basso contenuto di catrame ma con concentrazioni di nicotina atte a favorire la dipendenza del fumatore.
     
    Cos’è e come agisce la nicotina?
    La nicotina è un alcaloide liquido, incolore, presente nella pianta di tabacco. E’ molto tossico e, se assunto allo stato naturale, produce una reazione estremamente rapida che causa la morte per paralisi dell’apparato respiratorio. A basse concentrazioni è una sostanza stimolante per l’attenzione, l’attività e la memoria.
    Ma, come tutte le droghe, causa dipendenza. “Studi hanno dimostrato che il fumo di tabacco inibisce la monoammina ossidasi (MAO), responsabile della degradazione nel cervello dei neurotrasmettitori monoamminergici, tra cui la dopamina. Questo genera una sensazione di piacere con un meccanismo analogo a quello innescato dalla cocaina e dall'eroina. La dipendenza da nicotina è quindi legata anche alla necessità biochimica di mantenere elevati livelli di dopamina” (http://it.wikipedia.org).
    Insomma la nicotina è una droga a tutti gli effetti, assimilabile all’eroina e alla cocaina.
    Il suo campo d’azione è il cervello in quanto ne condiziona il funzionamento. Ciò comporta alcune alterazioni a livello psichico.
     
    Questo fatto chiama in causa diversi principi biblici di cui chi si interessa alla volontà di Dio deve tener conto!
     
    - Matteo 22:37  Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente.
    Se la nostra mente è “condizionata” dall’azione di una droga siamo impediti dall’adempiere questo comandamento. C’è poi da ricordare che l’uso di droghe è sempre stato strettamente connesso a pratiche spiritiche. Nell’antichità  gli stregoni facevano uso di droghe. La parola greca tradotta “stregoneria” o “magia” nella Bibbia (cfr. Galati 5:20; Apocalisse 9:21; 18:23) è pharmakìa, che significa letteralmente “uso di droghe”. Perciò le droghe, come la nicotina, che condizionano la mente, possono esporre all’influenza dei demòni. Fu per questo motivo che Cristo Gesù, mentre era morente rifiutò di bere del vino drogato che gli era stato offerto per alleviare le sue sofferenze (cfr. Matteo 27:34). L’Expository Dictionary of New Testament Words di W.E. Vine dice infatti: “Cristo rifiutò qualsiasi mezzo di sollievo; voleva conservare tutte le Sue facoltà mentali per adempiere completamente la volontà del Padre”. Rifiutando il vino drogato mostrò che nella suprema prova della sua fede desiderava essere nel pieno possesso di tutte le sue facoltà, non voleva che nulla lo potesse condizionare e distogliere dalla sua missione, specialmente il suo principale nemico, il Diavolo, sempre pronto a cogliere ogni occasione.
    - 2Corinzi 7:1    “carissimi, purifichiamoci da ogni contaminazione di carne e di spirito, compiendo la nostra santificazione nel timore di Dio”.
    Il fumo delle sigarette non solo contamina la carne, avvelenando il corpo con sostanze tossiche (esso, infatti, oltre al catrame, contiene più di 4.000 sostanze nocive, delle quali 43 sono cancerogene. Tra queste vi sono cianuro, benzene, metanolo e acetilene; contiene anche ossido di azoto e monossido di carbonio, due gas velenosi), ma contamina anche lo spirito, o forza mentale dominante. Quando un vizio domina i pensieri della mente rende praticamente schiava la personalità o la disposizione mentale del fumatore condizionandone la volontà.
    - Romani 12:1  vi supplico per le compassioni di Dio, fratelli, di presentare i vostri corpi in sacrificio vivente, santo, accettevole a Dio, sacro servizio con la vostra facoltà di ragionare”.
    La facoltà di ragionare dice che il fumo è nocivo e non ci fa avere rispetto per Dio “che dà a tutti la vita, il respiro e ogni cosa(Atti 17:25). Per chi vuole piacere a Dio questo è dunque un valido motivo per non fumare o per smettere di fumare.
     
    Circa 115 anni fa un medico illuminato, di nome John Cowan, scrisse un libro intitolato The Use of Tobacco vs. Purity, Chastity and Sound Health (L’uso di tabacco è contrario alla purezza, alla castità e alla buona salute).
    Parlando dell’effetto che l’uso di tabacco ha sotto il profilo morale egli scrisse:

    “Se, come è stato chiaramente dimostrato, l’uso di tabacco è errato da un punto di vista fisico, non può che esserlo anche sotto il profilo morale; infatti è una legge fisiologica che ‘qualunque cosa corrompa o irriti il corpo, corrompe anche il sistema nervoso e, attraverso questo, il cervello e quindi la mente’. La mente di un uomo - i suoi pensieri, le sue espressioni, i suoi atti - è influenzata dal modo in cui egli usa o abusa della sua natura fisica. Il tabacco è sotto ogni aspetto impuro e, anche a prescindere dal danno che provoca, come possono azioni e sentimenti puri, casti, retti e morali nascere o svilupparsi in una mente simile? … Cercate, se vi riesce, di associare un ghiottone, un ubriacone o un fumatore al concetto di santità di cuore. C’è qualcosa di innaturale, di rivoltante, di repellente in questa associazione di idee. Quando gli appetiti carnali e i sensi esterni sono corrotti, anche l’uomo interiore, la sua natura morale, si involgarisce … L’uso di tabacco non è forse una palese violazione di una delle leggi di Dio insite nel nostro organismo fisico? E l’infrazione di una qualunque legge di Dio non costituisce trasgressione e peccato? E se un uomo vive abitualmente nella violazione di una legge di Dio, non gli verrà facile e naturale passare alla violazione di altre leggi?”

      

    Cowan, quindi, si rivolse a quei rappresentanti del clero (e non sono pochi) i quali per rendersi più accettevoli o apparire “moderni”, scusano quelli che hanno il vizio o essi stessi fumano, scrivendo:
     

    “Si immagini - se è possibile immaginarlo - che Cristo, mentre conduceva la Sua vita esemplare sulla terra - insegnando e predicando la purezza, la castità, l’amore e la carità - fumasse, fiutasse e masticasse tabacco. Non sembra sacrilego anche solo pensarlo? Eppure certi ministri religiosi - seguaci, predicatori e divulgatori delle Sue leggi e dottrine - contaminano il loro corpo e deturpano la loro anima con quell’impura erbaccia velenosa. Possono questi uomini, o i loro seguaci, condurre come Cristo una vita imperniata su elevati princìpi morali? Penso proprio di no … come può essere considerato un insegnante di princìpi morali un uomo che, con la propria condotta, raccomanda ai suoi simili una vita di continua trasgressione contro le leggi del suo essere?”

     
    LE INDUSTRIE DEL FUMO FANNO I LORO SPORCHI INTERESSI VENDENDO MORTE!
    VOI GLI INTERESSI DI CHI FATE?
     
    Ricordate le parole del vecchio e saggio Sharp:
     
    “PENSO CHE QUALSIASI STUPIDO CHE MANDA GIU’ IL FUMO NE SUBIRA’ LE CONSEGUENZE”

     

    May 11

    INFALLIBILE ... MA SOLO SE CONVIENE!

     
    Non expedit”, formula latina (che significa “non conviene”) con cui il Papa Pio IX, espresse parere negativo sulla partecipazione dei cattolici italiani alle elezioni e in generale alla vita politica dello Stato Italiano.
    Egli “espresse lo stesso concetto diverse volte: il 18 giugno 1874 in un discorso alle Opere Cattoliche; l’11 ottobre 1874 in un discorso alle donne cattoliche del circolo romano di S. Melania; il 21 dicembre 1874 in una allocuzione al Collegio dei Cardinali; il 25 novembre 1876 in un breve inviato al Congresso Cattolico di Bologna; il 29 gennaio 1877 in un breve inviato al Presidente della Gioventù Cattolica” (http://it.wikipedia.org).
    Questo divieto però ebbe vita breve. Infatti, dopo essere stato attenuato dalla lettera enciclica di Papa Pio X Il fermo proposito (emanata l’11 giugno 1905), che permetteva ai cattolici italiani la partecipazione alle elezioni in speciali circostanze riconosciute dai vescovi (disposizione poi attuata col patto Gentiloni nel 1913, quando gli elettori cattolici dettero voti ai candidati liberali che avevano aderito ad alcuni punti programmatici approvati dalla Curia Vaticana), fu poi definitivamente abolito nel 1919 da Papa Benedetto XV.
    Insomma quello che era giusto per Pio IX non lo fu più per Benedetto XV.
    Ora “conveniva” agli interessi della Chiesa, che vedeva nel nascente Partito Popolare Italiano di Don Sturzo l’occasione e lo strumento per riappropriarsi di quel potere temporale che il Re Vittorio Emanuele II gli aveva tolto nel 1870, metter mani nella politica dello Stato Italiano.
    Il bello però è che era stato il Papa Pio IX, durante il Concilio Vaticano I, nel 1869, a dichiarare solennemente il dogma della
    infallibilità papale.
    Ma su una questione morale così importante per la vita dei fedeli, a parere di altri papi, proprio Pio IX aveva sbagliato. Come fu possibile?
    Dichiarava, infatti, la costituzione dogmatica Pastor Aeternus del 18 luglio 1870, con la quale venne definito il dogma dell’infallibilità papale:
    Richiamandoci dunque fedelmente alla tradizione, come l’abbiamo assunta dalle prime epoche del Cristianesimo, noi insegniamo, ad onore di Dio, nostro Salvatore, per gloria della Religione Cattolica e per la salvezza dei popoli cristiani, con l’approvazione del sacro Concilio, e dichiariamo quale dogma rivelato da Dio: ogni qualvolta il Romano Pontefice parla ex cathedra, vale a dire quando nell’esercizio del Suo Ufficio di pastore e Maestro di tutti i cristiani, con la sua somma Apostolica Autorità dichiara che una dottrina concernente la fede o la vita morale dev’essere considerata vincolante da tutta la Chiesa, allora egli, in forza dell’assistenza divina conferitagli dal beato Pietro, possiede appunto quella infallibilità, della quale il divino Redentore volle munire la sua Chiesa nelle decisioni riguardanti la dottrina della fede e dei costumi. Pertanto, tali decreti e insegnamenti del Romano Pontefice non consentono più modifica alcuna, e precisamente per sé medesimi, e non solo in conseguenza all'approvazione ecclesiastica. Tuttavia, chi dovesse arrogarsi, che Dio ne guardi, di contraddire a questa decisione di fede, sarà oggetto di scomunica”.
     
    Ma né Pio X, né Benedetto XV, che “modificarono” l’insegnamento di Pio IX, vennero “scomunicati”, anzi uno di loro venne addirittura proclamato “santo”!
    Come si può notare, ancora una volta un dogma, cioè un insegnamento fondamentale della Chiesa Cattolica, non si basa sulle Sacre Scritture, quindi sugli insegnamenti di Cristo e degli apostoli, ma sulla tradizione umana e sulla convenienza o meno per motivi tutt’altro che di fede (cfr. Matteo 15:3,6,9; Marco 7:13).
     
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    Papa Pio IX – “La tradizione sono io!”

     

    Pio IX fu quello stesso Papa che l’8 dicembre 1854 proclamò il dogma dell’Immacolata concezione di Maria, la madre di Gesù, un insegnamento che per secoli e secoli aveva spaccato in due l’opinione degli stessi teologi cattolici e che non è stato mai condiviso da molti teologi cattolici fin nei nostri giorni (vedi il Discorso sull’infallibilità, del vescovo olandese Francis Simons, l’Infallibile del teologo svizzero Hans Küng e Come il papa divenne infallibile, del teologo tedesco August Bernhard Hasler) né dalle altre chiese cosiddette “cristiane”, inclusa la Chiesa Ortodossa, quella più vicina per tradizione agli insegnamenti della Chiesa Cattolica, perché non fondato né sulle Sacre Scritture e né sulla tradizione (vedi il mio post dell’8 dicembre 2007).  
    Anche nella circostanza della dichiarazione dell’infallibilità papale il dogma (dal greco "δογμα" che significa “opinione personale non certa” - http://it.wikipedia.org) fu veramente un dogma, cioè nient’altro che l’opinione personale di un Papa.
    Gli storici riferiscono infatti che il Papa e la Curia romana esercitarono fortissime pressioni sui membri del Concilio (Vaticano I) perché approvassero il dogma. Lo storico cattolico Roger Aubert, nel suo libro Storia della Chiesa - Il pontificato di Pio IX (1846-1878), parla della “scenata” che Pio IX fece al cardinale Guidi di Bologna, del quale non aveva gradito l’intervento al Concilio. Al cardinale, che nel suo discorso aveva fatto riferimento alla tradizione, Pio IX in un momento di collera avrebbe detto: “La tradizione sono io!”
    Su La Civiltà Cattolica (1969, Vol. IV, p. 543) sono riportate le parole di Pio IX che disse: “Sono così risoluto di andare innanzi che se sapessi che il Concilio vuole il silenzio, io lo licenzierei, e farei la definizione da me stesso” .
     
    Cosa dicono le Sacre Scritture sull’infallibilità del Papa?
    In teoria nulla, perché il concetto proprio di Papa non esiste nella Parola di Dio e il primato di Pietro, come illustrato nel mio precedente post, è un altro “dogma” non biblico ma fondato solo su una certa tradizione umana e sull’ostinata opinione personale del Papa.
    Tuttavia le Sacre Scritture contengono insegnamenti che ci aiutano a comprendere come tale “dogma” è anch’esso infondato e falso!
    Leggendo questi versetti ce ne facciamo una ragione:
    - poiché non c'è uomo che non pecchi (1Re 8:46)
    - “nessun vivente davanti a te è giusto(Salmo 143[142]:2)
    - “non c'è infatti sulla terra un uomo così giusto che faccia solo il bene e non pecchi
       (Ecclesiaste 7:20)
    -Che dire dunque? Noi siamo forse superiori? …No affatto! … com'è scritto: «Non c'è nessun giusto, neppure uno” e “tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio (Romani 3:9,10,23)
    - “se diciamo che siamo senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi
      (1Giovanni 1:8)
    - poiché manchiamo tutti in molte cose. Se uno non sbaglia nel parlare è un uomo perfetto(Giacomo 3:2)
    La parola resa “peccato” nella Bibbia (ebraico chattà’th o greco hamartìa) significa letteralmente “sbaglio”, “fallire il bersaglio”. E’ quindi chiaro dai su citati versetti che nessun uomo è indenne dall’errore, cioè nessuno è infallibile, in ogni circostanza!
    Lo stesso apostolo Pietro, che viene considerato il “primo Papa”, commise diversi errori, anche nel suo ministero dopo aver ricevuto lo Spirito Santo il giorno di Pentecoste del 33 d.C., e dovette esser corretto, pubblicamente, sia da Cristo che dai suoi fratelli cristiani!
    Ad esempio in Galati 2:11-14 l’apostolo Paolo scrisse: “Ma quando Pietro venne in Antiochia, io gli resistei in faccia, perché era da riprendere. Infatti prima che venissero alcuni da parte di Giacomo, egli mangiava con i gentili; ma quando giunsero quelli, egli si ritirò e si separò, temendo quelli della circoncisione. E anche gli altri Giudei fingevano assieme a lui, tanto che anche Barnaba fu trascinato dalla loro ipocrisia. Ma quando io vidi che non camminavano rettamente secondo la verità dell'evangelo, dissi a Pietro in presenza di tutti: «Se tu, che sei Giudeo, vivi alla gentile e non alla giudaica perché costringi i gentili a giudaizzare»”.
     
    Che dimostra la storia sulla presunta infallibilità dei papi?
    Esaminiamo alcuni fatti:
    -  Papa Formoso (891-896): Nove mesi dopo la sua morte, nel gennaio dell'897, il suo corpo fu estratto dal sepolcro papale e portato in giudizio davanti al cosiddetto ‘concilio, o sinodo, del cadavere’, presieduto da Stefano VI (il nuovo papa). Formoso, anche se defunto, fu accusato di ambizione smodata per l’ufficio di pontefice, fu dichiarato colpevole di spergiuro e di altri crimini e tutti i suoi atti vennero dichiarati nulli. Il suo cadavere fu spogliato degli abiti pontificali, le dita della mano destra con cui benediceva gli vennero amputate e infine fu gettato nel Tevere. (New Catholic Encyclopedia, 1967, vol. XIII, p. 696); La grande storia dei papi di E. Duffy, p. 134).
    -  Papa Stefano VI (896-897): Pochi mesi dopo il processo al cadavere di Formoso un’insurrezione popolare pose fine al suo pontificato. Egli fu deposto, imprigionato e strangolato dalla folla disgustata dei suoi atti (ibid).
    -  Papa Sergio III (904-911): Fu un uomo immorale, colpevole di gravi atti, tra i quali anche numerosi omicidi. Il suo pontificato, per quanto se ne sa, fu rimarcabile solo per l'ascesa della pornocrazia di Teodora, una patrizia romana sua amante, e delle figlie di lei. A Roma egli godeva dell’appoggio della famiglia di Teofilatto, marito di Teodora dalla cui figlia quindicenne, Marozia, ebbe poi un figlio [il futuro papa Giovanni XI] (New Catholic Encyclopedia, vol. XIII, p. 112; http://it.wikipedia.org; http://www.sapere.it).
    -  Papa Giovanni XII (955-964): Non aveva neanche diciott’anni quando fu eletto per volere di suo padre Alberico II di Spoleto che nel 932 aveva preso il potere a Roma.  Le testimonianze dell’epoca concordano nel dichiarare il suo completo disinteresse per le cose spirituali, la sua dedizione a piaceri triviali e la sua vita sfrenata e dissoluta. Il palazzo del Laterano con lui divenne una vera e propria casa di piacere; amò circondarsi di belle donne e bei ragazzi, conducendo una vita depravata, indegna della carica di pastore della Cristianità. Fu condannato per alto tradimento dall’Imperatore di Germania Ottone I, con il quale aveva fatto un patto di alleanza, e deposto dal pontificato per la sua condotta, ritenuta indegna di un pontefice (The Oxford Dictionary of Popes, di J. N. D. Kelly, p. 126;  http://it.wikipedia.org).
    -  Papa Benedetto IX (1032-1044; 1045; 1047-1048): La sua elezione fu il risultato di una sistematica campagna di corruzione architettata dal padre Alberico III. Al momento dell’elezione aveva poco più di venti anni. Fu un uomo violento e corrotto e perfino il popolo romano, ormai abituato al poco edificante comportamento dei Papi, non lo sopportava. È famoso per aver venduto la dignità pontificia al suo padrino, l’arciprete Giovanni Graziano, che fu a sua volta eletto Papa col nome di Gregorio VI, e per averla rivoluta indietro due volte. Il Papa Gregorio VI venne poi rimosso dal pontificato dall’Imperatore di Germania Enrico III che non volle essere incoronato da un papa la cui autorità era minata dal peccato di simonia [cfr. Atti 8:9-23] (The New Encyclopædia Britannica, Micropædia, 1987, vol. 2, p. 93; La grande storia dei papi di E. Duffy, pp. 139-141).
    -  Papa Alessandro VI (1492-1503) Rodrigo Borgia, viene definito uomo intelligente, oratore eloquente, un mecenate che sapeva raggiungere i suoi obiettivi. Ebbe varie relazioni illecite: l’amante alla quale fu legato per tutta la vita gli diede quattro figli e altri ne ebbe da altre donne. Benché Papa Pio II lo redarguisse perché si lasciava andare al divertimento “più dissoluto” e allo “sfrenato piacere”, Rodrigo non cambiò mai le sue abitudini. Alla morte di papa Innocenzo VIII, avvenuta nel 1492, i cardinali si riunirono per eleggere il suo successore. Rodrigo Borgia, con splendide offerte e aperto cinismo, comprò sufficienti voti dagli altri cardinali per essere eletto papa dal conclave col nome di Alessandro VI. Acquistò voti concedendo incarichi ecclesiastici, palazzi, castelli, città, abbazie e vescovadi con enormi rendite. Si può capire perché uno storico della chiesa come Ludovico Pastor definisse il regno di Alessandro VI “i giorni dell’infamia e dello scandalo per la Chiesa romana” (Storia dei Papi dalla fine del Medio Evo, vol. III). Anche Il pontificato di Alessandro VI, come quello di altri papi prima e dopo di lui, fu caratterizzato da venalità, nepotismo e più di una morte sospetta. Le sue manovre e alleanze politiche, fatte e disfatte, erano finalizzate ad accrescere il più possibile il suo potere, a favorire la carriera dei figli e ad esaltare, non certo Dio, ma la famiglia Borgia al di sopra di tutte le altre.
    -  Papa Pio VI (1775-1799) Giovanni Angelo Braschi, un aristocratico alto, bello e vanitoso, orgoglioso delle sue gambe eleganti e della sua nobile chioma bianca che adottò uno stile di vita identico a quello dei suoi predecessori medievali. Era un nepotista della grande tradizione rinascimentale e arricchì i suoi nipoti a spese della Chiesa. A metà del decennio del 1780 scandalizzò Roma rivelando tutta la sua cupidigia in una causa intentata per una eredità che volle passare a un suo nipote. E mentre i tempi volgevano verso uno sconvolgimento radicale della società europea, con la Rivoluzione francese alle porte, nella sua vanità e nel suo edonismo, l’infallibile Vicario di Cristo era tutto preso dalla cultura della “dignità” portata avanti con una elaborata liturgia papale presieduta sempre con un’eleganza grave e talmente ieratica da impressionare gli spettatori. Così, mentre molte nazioni “cristiane”, con la Francia in testa, attraversavano una crisi finanziaria e politica al limite della sopportazione, il Papa di Roma proponeva la sua Chiesa ricca, al cui interno la divaricazione tra aristocrazia e cittadini era assai pronunciata. Pio VI non fu un buon Papa. Fu debole, vanitoso, mondano. Mentre allestiva gallerie di scultura e innalzava obelischi e fontane, le monarchie europee piegavano la religione a servizio di uno stato assolutista. Quando morì, a Valenza, il clero locale rifiutò di concedere al suo corpo una sepoltura cristiana e il prefetto del luogo registrò la morte del «cittadino Braschi, che esercitava la professione di pontefice» (La grande storia dei papi di E. Duffy, pp. 292-307).
     
    E qui mi fermo, solo per cristiana pietà! Qualsiasi libro di storia papale si legge troviamo decine e decine di storie simili a queste, storie di uomini corrotti, immorali, avidi, vanitosi, ambiziosi, lussuriosi e insensibili alla sofferenza e alle necessità delle popolazioni, a testimonianza che la loro presunta, e mai ben definita, infallibilità è solo un pretesto “per aumentare il potere del Papa che, di fronte a errati insegnamenti, possa sempre permettere di sostenere che essi non rientrano nel cosiddetto ‘magistero infallibile’” (August Bernhard Hasler, op. cit.). In altre parole, è un sistema per aver sempre ragione.
    Infatti la New Catholic Encyclopedia afferma: “Ciò che importava ai fini del governo era la carica, e non la personalità del singolo Papa. Personalmente egli poteva essere un santo, un uomo mediocre o persino un furfante”. Accidenti!!!!!
    Ma si può credere veramente che Cristo, l’umile figlio del falegname che disse “le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo” (Luca 9:58) e che raccomandò ai suoi seguaci “non provvedetevi d'oro, né d'argento, né di rame nelle vostre cinture, né di sacca da viaggio, né di due tuniche, né di calzari, né di bastone, perché l'operaio è degno del suo nutrimento” (Matteo 10:9,10), si può credere veramente che questo uomo semplice, puro e compassionevole avrebbe usato uomini del genere per rappresentarlo?
    Scrive ancora il Pastor nella sua opera sopra citata: “A quella guisa che una cattiva incastonatura non scema il pregio di una gemma, così pure la peccabilità di un sacerdote non può recar scapito essenziale … alla dottrina ch’egli insegna … L’oro rimane oro, sia che lo dispensi una mano pura od impura”.
    Forse questo è anche quello che voi pensate?
    Ma, il fatto è che la stragrande maggioranza delle dottrine insegnate dai papi nel corso dei secoli si sono rivelate oro falso alla luce delle Sacre Scritture, che sono l’unica e veramente infallibile fonte di verità in quanto Parola di Dio, come, ad esempio, la trinità, l’immortalità dell’anima, la vita nell’aldilà, la venerazione della Madonna e dei santi, tutti dogmi di origine pagana adattati al “cristianesimo” per servire gli scopi di quegli uomini corrotti.
    E il criterio di Gesù era questo: “Li riconoscerete dai loro frutti. Non si coglie uva dalle spine né fichi dai cardi, vi pare? Similmente ogni albero buono produce frutti eccellenti, ma ogni albero marcio produce frutti spregevoli; l’albero buono non può dare frutti spregevoli, né l’albero marcio può produrre frutti eccellenti. Realmente, quindi, riconoscerete quegli uomini dai loro frutti” (Matteo 7:16-18,20).
    I loro comportamenti e le loro false dottrine sono strettamente correlati gli uni alle altre! Fanno parte dello stesso disegno satanico di allontanare le persone dalla verità e dal proposito di Dio con la creazione di un falso cristianesimo (cfr. Matteo 13:24-30,37-42).
    E riguardo allla condotta di tali uomini le Sacre Scritture ancora dicono “Non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non siate sviati. Né fornicatori … né idolatri … né adulteri … né avidi … erediteranno il regno di Dio” (1Corinzi 6:9,10).
    Ora se queste persone non erediteranno il Regno di Dio, come si può pensare che Dio permetta loro di insegnare “infallibilmente” ex cathedra le sue verità?
     

    CHE RELAZIONE POTRA' MAI ESSERCI TRA QUESTI PERSONAGGI?

     

      Papa Pio VI       GESU 5       Benedetto XVI 3 

    Papa Pio VI                                                Gesù                                            Papa Benedetto XVI

     

    Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore” – Matteo 11:29

    Pascete il gregge di Dio che è fra voi  … non come signoreggiando su coloro che vi sono affidati, ma essendo i modelli del gregge … rivestitevi di umiltà, perché Dio resiste ai superbi” – 1Pietro 5:5

    Sono davvero così modesti e umili gli ecclesiastici pomposamente bardati del “cristianesimo” apostata?

     

    Pio IX               GESU 8

                                                        Papa Pio IX                                                          Gesù

     

    Santificali nella verità: la tua parola è verità” – Gesù, Giovanni 17:17

    Richiamandoci dunque fedelmente alla tradizione … e dichiariamo quale dogma rivelato da Dio: ogni qualvolta il Romano Pontefice parla ex cathedradichiara che una dottrina concernente la fede o la vita morale dev’essere considerata vincolante da tutta la Chiesa, allora egli … possiede appunto quella infallibilità– Pio IX, Pastor Aeternus, 18 luglio 1870

    Così avete annullato la parola di Dio in nome della vostra tradizione. Ipocriti! Bene ha profetato di voi Isaia, dicendo: Questo popolo mi onora con le labbra ma il suo cuore è lontano da me. Invano essi mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini” – Gesù, Matteo 15:6-9

     

    GESU 1         Benedetto XVI 4

     

    Voi sapete che i prìncipi delle nazioni le signoreggiano e che i grandi le sottomettono al loro dominio. Ma non è così tra di voi: anzi, chiunque vorrà essere grande tra di voi, sarà vostro servitore; e chiunque tra di voi vorrà essere primo, sarà vostro servo” – Matteo 20:25-27

    Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini: allargano i loro filattèri e allungano le frange; amano posti d'onore nei conviti, i primi seggi nelle sinagoghe e i saluti nelle piazze, come anche sentirsi chiamare "rabbì" dalla gente. Ma voi non fatevi chiamare "rabbì", perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate nessuno "padre" sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo” – Matteo 23:5-9

     

    GESU 6            Benedetto XVI 7

     

    Ma Gesù si ritirava in luoghi solitari a pregare” – Luca 5:15

    Congedata la folla, salì sul monte, solo, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava ancora solo lassù – Matteo 14:23

    Quando pregate, non siate come gli ipocriti; poiché essi amano pregare stando in piedi nelle sinagoghe e agli angoli delle piazze per essere visti dagli uomini” – Matteo 6:5

     

    GESU 7               Benedetto XVI 5

     

    Il Figlio dell'uomo sarà dato … nelle mani dei gentili, i quali lo scherniranno, lo flagelleranno, gli sputeranno addosso e l'uccideranno” – Marco 10:33,34

    O gente adultera, non sapete che l'amicizia del mondo è inimicizia verso Dio? Chi dunque vuol essere amico del mondo si rende nemico di DioGiacomo 4:4

     


     

    “Non vi mettete con gli infedeli sotto un giogo diverso, perché quale relazione c'è tra la giustizia e l'iniquità? E quale comunione c'è tra la luce e le tenebre? E quale armonia c'è fra Cristo e Belial? O che parte ha il fedele con l'infedele? E quale accordo c'è tra il tempio di Dio e gli idoli? Poiché voi siete il tempio del Dio vivente, come Dio disse: «Io abiterò in mezzo a loro, e camminerò fra loro; e sarò il loro Dio, ed essi saranno il mio popolo». Perciò «uscite di mezzo a loro e separatevene, dice il Signore, e non toccate nulla d'immondo, ed io vi accoglierò, e sarò come un padre per voi, e voi sarete per me come figli e figlie, dice il Signore Onnipotente»” – 2Corinzi 6:14-18

     

    May 03

    "LA PIETRA CHE GLI EDIFICATORI HANNO RIGETTATO"

     
    Secondo la dottrina cattolica i dodici apostoli avrebbero dei successori ai quali è stata trasmessa l’autorità per diritto divino.
    Perciò nella Chiesa Cattolica Romana i vescovi come gruppo sono considerati i successori degli apostoli, mentre il Papa sarebbe il successore di Pietro.
    Si afferma, infatti, che i pontefici romani siano i legittimi successori di Pietro, ne occupino la posizione e ne assolvano le funzioni, dal momento che, si sostiene, Cristo avrebbe conferito a Pietro il primato dell’autorità sull’intera Chiesa
    (Catechismo della Chiesa Cattolica – Parte I, Sez. II, Cap. III, Art. 9, Par. 3, nn 857,861,862).
    Con Benedetto XVI dovrebbero essere 262 i papi che nei passati 2.000 anni si sarebbero succeduti su quello che viene definito
    il trono di Pietro”.
    Un elenco non del tutto storicamente attendibile, come ammette un’autorevole opera di consultazione cattolica affermando che “per quanta acribia [accuratezza] si metta nello sceverare le fonti, la lista dei p. [papi] rimane incerta in più di un caso sino all’elezione di Martino V (1417)” (Enciclopedia Cattolica, Città del Vaticano, 1948-1954, Vol. IX, col. 764).
     
    Nel suo libro La Grande Storia dei Papi Eamon Duffy, professore di storia della Chiesa all'Università di Cambridge (UK), afferma:
    “La continuità tra il papa e l’apostolo [Pietro] riposa su tradizioni che risalgono quasi all’epoca dei primi documenti scritti del cristianesimo … era un fatto assodato nell’anno 180 d.C., quando l’antico autore cristiano Ireneo di Lione invocava questa continuità in difesa dell’ortodossia del cristianesimo … Ireneo riteneva che la  Chiesa fosse stata «fondata e organizzata a Roma dai due gloriosi apostoli Pietro e Paolo» e che la sua fede fosse stata trasmessa ai posteri da una ininterrotta successione di vescovi … In una linea di sviluppo che costituisce il più antico elenco esistente di papi, egli nomina i vescovi che erano succeduti agli apostoli – Lino, Anacleto, Clemente, Evaristo, Alessandro, Sisto e così fino al contemporaneo di Ireneo, l’amico Eleuterio, vescovo di Roma dal 174 al 189 d.C.”.
    L’autore poi scrive: “La tradizione secondo cui  Pietro e Paolo furono messi a morte da Nerone a Roma era universalmente accettata nel II secolo … Su tutto ciò, comunque il Nuovo Testamento tace. Più tardi la leggenda completerà i dettagli della vita e della morte di Pietro a Roma … Questi racconti finirono per essere accettati come storici da alcune menti eccelse della Chiesa primitiva – Origene, Ambrogio, Agostino. Essi però sono pie leggende e non storia; la realtà è che non abbiamo resoconti affidabili né dell’ultimo periodo della vita di Pietro, né delle modalità o del luogo della sua morte. Né Pietro né Paolo fondarono la Chiesa a Roma perché i cristiani erano presenti nella città ancor prima che i due vi mettessero piede. Non possiamo affermare, come Ireneo, che gli apostoli vi stabilirono una successione di vescovi … In verità, dovunque ci si volga, i contorni precisi della successione petrina a Roma paiono confondersi e dissolversi”.
    Dunque, su uno dei principali fondamenti della dottrina della Chiesa Cattolica Romana la Parola di Dio tace, ed esso si basa su tradizioni e sulla leggenda.
     
    A dire il vero qualche tentativo di collegare la teoria della successione apostolica alla Parola di Dio da parte della Chiesa Cattolica c’è stato.
    Scrive ancora Duffy nel suo libro: “Attorno alla cupola della basilica di San Pietro in Roma, [all'interno della Cupola, sulla grande fascia aurata] vi sono scritte in lettere di quasi due metri, le parole di Cristo a Pietro tratte dal capitolo sedicesimo del vangelo di Matteo: Tu es Petrus, et super hanc petram aedificabo ecclesiam meam et tibi dabo claves regni coelorum («Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa, e a te darò le chiavi del regno dei cieli»)” (Matteo 16:18,19).
     
    P1100254
     

    Interno della Basilica di S. Pietro in Vaticano – Roma

    Alla base della Cupola, sulla grande fascia aurata, vi sono scritte in lettere di quasi due metri, le parole di Cristo a Pietro tratte dal capitolo sedicesimo del vangelo di Matteo: tu es petrus, et super hanc petram aedificabo ecclesiam meam et tibi dabo claves regni coelorum (Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa, e a te darò le chiavi del regno dei cieli)

    (Matteo 16:18,19)

     
    Ma a chi si riferì Cristo pronunciando quelle parole?
    Veramente voleva dare ad intendere che affidava a Pietro il ruolo di “primato” nell’edificazione e nella guida della futura chiesa cristiana?
    No! Non è questo che le Sacre Scritture insegnano!
    Nell’ultimo libro della Bibbia, nell’Apocalisse, vien data visione della Chiesa cristiana, chiamata emblematicamente “Gerusalemme che scende dal cielo” e viene detto che quella simbolica città “aveva dodici pietre di fondamento, e su di esse i dodici nomi dei dodici apostoli dell’Agnello” (Apocalisse 21:14). E’ qui evidente che come fondamento della Chiesa tutti i dodici apostoli erano uguali, nessuno era superiore agli altri; anzi, quando, ragionando su base umana, essi tentarono di esaltare il ruolo di qualcuno tra di loro, Gesù li riprese fermamente! (cfr. Luca 22:24-27).
    Tutti loro, Pietro incluso, poi, poggiano su Cristo Gesù, la vera pietra angolare su cui si fonda l’intera chiesa cristiana, come spiegò l’apostolo Paolo in una sua lettera allorché scrisse ai cristiani suoi contemporanei che erano stati “edificati sopra il fondamento degli apostoli … avendo come pietra angolare lo stesso Cristo Gesù” (Efesini 2:20).
    L’apostolo Pietro stesso in una sua lettera scrisse chiaramente che la pietra su cui si doveva edificare la Chiesa cristiana non era lui ma Cristo Gesù. Egli infatti esortò i suoi conservi cristiani ad accostarsi a Cristo “come a pietra vivente, rigettata dagli uomini ma eletta e preziosa davanti a Dio … voi, come pietre viventi, siete edificati per essere una casa spirituale, un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali, graditi a Dio per mezzo di Gesù Cristo. Nella Scrittura si legge infatti: «Ecco io pongo in Sion una pietra angolare, eletta, preziosa, e chi crede in essa non sarà affatto svergognato». Per voi dunque che credete essa è preziosa, ma per coloro che disubbidiscono: «La pietra, che gli edificatori hanno rigettato, è divenuta la testata d'angolo, pietra d'inciampo e roccia d'intoppo che li fa cadere»” (1Pietro 2:4-7).
    “Sant’Agostino”, considerato dai cattolici uno dei “padri” della Chiesa, che un tempo credeva che Pietro fosse la pietra di cui parlò Gesù, successivamente cambiò idea e scrisse: “La roccia non prende nome da Pietro, ma Pietro dalla roccia (non enim a Petro petra, sed Petrus a petra), come anche Cristo non prende nome dal cristiano, ma il cristiano da Cristo. Infatti, la ragione per cui il Signore dice: ‘Su questa roccia edificherò la mia chiesa’ è che Pietro aveva detto: ‘Tu sei il Cristo, il Figlio dell’Iddio vivente’. Su questa roccia, che tu hai confessato, egli dice, io edificherò la mia chiesa. Infatti, Cristo era la roccia (petra enim erat Christus), su cui fu edificato anche lo stesso Pietro; poiché l’uomo non può porre nessun altro fondamento, se non quello che è posto, cioè Gesù Cristo”  (Commento al Vangelo di S. Giovanni, discorso CXXIV, traduzione di R. Minuti, Roma, 1984, vol. II, pp. 530, 531).
     
    Che cosa significò, poi, il fatto che Cristo affidò all’apostolo Pietro “le chiavi del regno dei cieli”?
    Le parole di condanna pronunciate da Gesù contro gli scribi e i farisei indicano cosa sono queste “chiavi”: “Guai a voi che siete versati nella Legge, perché avete tolto la chiave della conoscenza; voi stessi non siete entrati, e a quelli che entravano lo avete impedito!” (Luca 11:52).
    Quelle “chiavi” simboleggiavano il privilegio, l’onore, il compito di aprire o iniziare un programma di informazione, istruzione e intervento personale in relazione al regno dei cieli, ma mai il conferimento di una specifica autorità a quell’apostolo. Tramite tale programma di istruzione, le persone che sceglievano di cercare prima il Regno dei cieli potevano avvalersi del provvedimento messo a loro disposizione da Dio per mezzo di Gesù Cristo.
    L’apostolo Pietro usò quelle simboliche “chiavi” in diverse circostanze.
    Ad esempio il giorno di Pentecoste del 33 d.C. quando, dopo aver ricevuto insieme agli altri 120 discepoli radunati a Gerusalemme lo Spirito Santo, cioè la forza attiva di Dio che fece loro ricordare tutti gli insegnamenti di Gesù ed il loro corretto intendimento (cfr. Giovanni 14:16,26;15:26;16:7), Pietro si alzò e parlò a più di 3.000 giudei e proseliti circoncisi ivi radunati. Egli ricordò loro ciò che le profezie dicevano riguardo al versamento dello Spirito Santo (cfr. Gioele 2:28,29) e riguardo alla morte e risurrezione di Cristo (cfr. Salmo 16:10) e spiegò come queste si erano allora adempiute. Quindi, come conseguenza, tutte quelle persone riconobbero in Cristo il promesso Messia e Re del Regno di Dio e furono battezzati nel suo nome divenendo suoi discepoli e sudditi di quel Regno, rappresentandolo, da quel momento, sulla terra (cfr. 2Corinzi 5:20).
     
    Babilonia 023
     

    Il giorno di Pentecoste del 33 d.C. l’apostolo Pietro usò la prima delle simboliche “chiavi del regno dei cieli” pronunciando a Gerusalemme un discorso rivolto agli ebrei naturali e ai proseliti circoncisi ivi radunati per la festa con il quale spiegò le profezie relative al versamento dello Spirito Santo di Dio e alla morte e risurrezione di Cristo Gesù. In quell’occasione, per la prima volta, Pietro predicò il battesimo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, come Gesù aveva comandato (cfr. Matteo 28:19) e, come risultato, circa 3.000 persone furono battezzate e ricevettero lo Spirito Santo di Dio divenendo rappresentanti terreni del Regno.

    (Atti 2: 14-42)

     

    Un’altra occasione in cui Pietro uso quelle simboliche “chiavi” è narrata in Atti 8:14-17. Qui è scritto che gli apostoli Pietro e Giovanni furono inviati nella Samaria, dove molte persone erano state precedentemente battezzate nel nome di Gesù, per imporre “su di loro le mani, ed essi [i samaritani battezzati] ricevevano lo spirito santo”, cioè, come i 3.000 del giorno di Pentecoste, divennero anch’essi idonei per ereditare le benedizioni del Regno.
    Una terzo avvenimento in cui l’apostolo Pietro usò un’altra delle simboliche “chiavi” è similmente narrato negli Atti degli apostoli dove si dice che egli, a seguito di una visione, fu condotto dallo Spirito di Dio a Cesarea, a casa del centurione romano Cornelio al quale diede testimonianza riguardo a Cristo. Cornelio e tutta la sua casa esercitarono fede in quella testimonianza e lo Spirito Santo di Dio venne versato anche su tutti loro a dimostrazione che la via del Regno dei cieli era ora aperta anche ai “gentili”, cioè a persone non discendenti di Abramo, quindi non componenti dell’Israele naturale (Atti 10:18-48).
     
    Babilonia 022
     

    Nell’autunno del 36 d.C. lo Spirito Santo di Dio, mediante una visione, spinse l’apostolo Pietro a recarsi a Cesarea, in casa del centurione romano Cornelio. Mentre Pietro dava loro testimonianza lo Spirito Santo di Dio scese su tutti i presenti provando che il tempo di speciale favore per gli Israeliti naturali per stare in una relazione privilegiata con Dio, in adempimento della profezia delle settanta settimane di Daniele capitolo 9, era scaduto e da allora, come Pietro stesso affermò: “in ogni nazione l’uomo che lo teme e opera giustizia gli è accetto”

    (Atti 10:1-48)

     
    In tutte queste circostanze fu lo Spirito Santo, non una terza persona di una non esistente e pagana trinità, ma la forza attiva di Dio, che spinse Pietro a muoversi avvallando le parole a suo tempo pronunciate da Cristo: “tutto quello che legherete sopra la terra sarà legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in cielo” (Matteo 18:18). Con queste parole Gesù non intese affatto affermare che il cielo fosse condizionato dalle decisioni prese da uomini sulla terra, come erroneamente interpretano queste parole gli ecclesiastici del cristianesimo apostata. Infatti le parole greche usate in questo caso significano letteralmente “essendo state legate” o “essendo state sciolte”, poiché sono al tempo perfetto, nella voce passiva. In altre parole, il tempo qui usato, il participio perfetto passivo, lascia intendere che l’azione è già stata decisa in cielo e che si riflette semplicemente in ciò che viene poi deciso sulla terra. Appropriatamente alcune traduzioni bibliche riportano il versetto in questo modo: “Tutte le cose che legherete sulla terra saranno state legate nel cielo, e tutte le cose che scioglierete sulla terra saranno state sciolte nel cielo”, a ulteriore conferma che nessuna autorità spirituale è stata conferita ad alcuna persona sulla terra e che Cristo Gesù, e solo lui, è il capo della sua Chiesa
    (cfr. 1Corinzi 11:3).
     
    [C’è, infine, ancora da rilevare, a testimonianza della sorprendente armonia che esiste tra i 40 scrittori e tra i 66 libri che compongono il “canone” delle Sacre Scritture, e a riprova di un suo unico Autore che tutti questi ha ispirato, che gli avvenimenti sopra narrati ebbero luogo nella seconda metà dell’ultima delle “settanta settimane” d’anni predette in Daniele 9:24-27. Durante la settantesima “settimana” Dio, come profetizzato, continuò a mantenere in vigore per gli israeliti naturali il patto abramico in cui si trovavano come discendenti naturali di Abramo (cfr. Genesi 12:1-3;22:18). La settantesima “settimana” di speciale favore per i giudei naturali a motivo del patto abramico terminò agli inizi dell’autunno del 36 d.C. quando, con la conversione di Cornelio, le porte del Regno dei cieli furono aperte a persone di tutte le nazioni. La settantesima settimana era iniziata col battesimo di Gesù e con la sua unzione nell’autunno del 29 d.C (vedi il mio post del 24 novembre 2007)].
     
    L’apostolo Pietro venne mai a Roma?
    The Catholic Encyclopedia afferma: “La residenza e la morte di S. Pietro a Roma sono stabilite al di là di ogni contesa giacché i fatti storici con una serie di distinte testimonianze si estendono dalla fine del primo alla fine del secondo secolo … È assolutamente certo che Pietro trascorse a Roma i suoi ultimi anni … Questo costituisce il fondamento storico della pretesa dei Vescovi di Roma al Primato apostolico di Pietro”.
    La più antica testimonianza addotta a sostegno di questa tesi è quella di 1Pietro 5:13 dove leggiamo le parole: “La chiesa che è in Babilonia eletta come voi, vi saluta”.
    Una nota in calce a questo versetto di una moderna traduzione cattolica romana, identifica questa “Babilonia” come segue: “Roma la quale, come l’antica Babilonia, conquistò Gerusalemme e ne distrusse il tempio” (New American Bible). Tuttavia questa stessa traduzione riconosce che, se Pietro scrisse la lettera, “dovette avere una data anteriore al 64-67 d.C., periodo in cui ebbe luogo sotto Nerone la sua esecuzione”. Ma Gerusalemme non fu distrutta dai Romani che nell’anno 70 d.C. Al tempo in cui Pietro scrisse la sua lettera non esisteva dunque nessuna corrispondenza fra Babilonia e Roma.
    Così l’idea che Babilonia significa Roma semplicemente è un’interpretazione, ma non è sostenuta dai fatti. Fu messa in dubbio perfino da molti eruditi cattolici romani dei secoli passati, quali Pietro De Marca, Giovanni Battista Mantovano, Michele De Ceza, Marsile di Padova, Giovanni Aventino, Giovanni Leland, Carlo Du Moulin, Luigi Ellies Dupin e Desiderio (Gerardo) Erasmo.
    Dupin scrisse infatti: “La Prima Epistola di Pietro ha la data di Babilonia. Molti antichi han compreso che quel nome significhi Roma; ma pare che non possa prevalere nessuna ragione secondo cui S. Pietro cambiasse il nome di Roma in quello di Babilonia. Come avrebbero potuto quelli ai quali scrisse capire che Babilonia era Roma?” (Nouvelle bibliothèque des auteurs ecclésiastiques).
    A Babilonia, in Mesopotamia, in quel tempo, c’era una considerevole popolazione giudaica, come testimonia una nota opera di consultazione: “Babilonia restò per secoli un fuoco di giudaismo orientale, e dalle considerazioni delle scuole rabbiniche fu elaborato nel 5° secolo della nostra èra il Talmud di Gerusalemme, e un secolo dopo il Talmud di Babilonia” (The International Standard Bible Encyclopedia).
    Perciò, scrivendo Babilonia Pietro dovette voler dire esattamente ciò che scrisse. Questo si comprende chiaramente anche da una decisione che prese alcuni anni prima di scrivere la sua prima lettera ispirata. In una riunione con Paolo e Barnaba, infatti, convenne di continuare a dedicare i propri sforzi alla divulgazione del vangelo fra i Giudei. Come scrisse l’apostolo Paolo: “avendo visto che mi era stato affidato l'evangelo per gli incirconcisi, come a Pietro quello per i circoncisi avendo conosciuto la grazia che mi era stata data, Giacomo, Cefa e Giovanni, che sono reputati colonne, diedero a me e a Barnaba la mano di associazione, affinché noi andassimo fra i gentili, ed essi fra i circoncisi” (Galati 2:7-9).
    L’apostolo Paolo, scrivendo ai cristiani di Roma verso il 56 d.C., salutò una trentina di componenti di quella congregazione, senza menzionare neppure una volta Pietro (cfr. Romani 1:1,7; 16:3-23).
    Poi, tra il 60 e il 65 d.C., Paolo scrisse da Roma sei lettere, nelle quali non si parla di Pietro, una solida prova indiziaria che Pietro non era lì (cfr. 2Timoteo 1:15-17; 4:11).
    L’attività di Paolo a Roma viene descritta nella conclusione del libro di Atti, ma ancora una volta, non si fa alcun cenno a Pietro (cfr. Atti 28:16, 30, 31).
    Così, l’apparente evidenza storica che Pietro stesse a Roma, dopo un attento esame dei racconti biblici, risulta priva di ogni vero fondamento. Questo può anche dirsi della pretesa evidenza archeologica. Gli scavi effettuati in Vaticano hanno portato alla luce i resti di ciò che si pensa fosse un piccolo monumento funebre. Quelli che collegano questo monumento con la tomba di Pietro basano la loro conclusione solo sulla supposizione che egli fosse a Roma. Circa le ossa che furon trovate, la New Catholic Encyclopedia ci narra: “L’esame anatomico e geologico indica che queste ossa sono del 1° secolo; fra loro sono le ossa di un uomo di grossa costituzione. Ma non c’è nessun modo di provare che fossero le ossa di S. Pietro”.
     
    Pertanto la pretesa della Chiesa Cattolica Romana inerente al “Primato apostolico di Pietro”, basata sulla sua sicura presenza a Roma, è del tutto ingiustificata se non falsa! Essa si fonda su tradizioni non attendibili e sull’applicazione errata di certi passi biblici.
    Giuseppe Alberigo, professore emerito di Storia della Chiesa dell'Università di Bologna, fa, al riguardo, questi significativi commenti: “Nel NT [Nuovo Testamento] non ricorre mai, come è noto, la parola ‘papa’, né la relativa sostantivazione ‘papato’. L’unica figura dominante è Gesù di Nazaret; tra i discepoli e in modo particolare tra gli apostoli è molto problematico riconoscere, sulla base dei testi, una figura emergente in assoluto. Pietro, Giovanni, Giacomo, Paolo costituiscono altrettante figure molto caratterizzate e significative, diverse tra di loro e complementari. Senza dubbio Pietro è presentato come uno degli interlocutori privilegiati del Cristo, anche se non l’unico, né sempre il più significativo … Nei primi secoli non esiste un’elaborazione dottrinale né pragmatica della figura e delle funzioni del papa. . . . Anche per Cipriano [scrittore del III secolo] l’eventualità di un ‘episcopus episcoporum’ [vescovo dei vescovi] è un’aberrazione, come afferma nel sinodo di Cartagine” (Il cristianesimo in Italia, ed. Laterza, Bari).
    Sostenendo tale dottrina la Chiesa Cattolica  Romana ha in effetti rigettato, come preannunciò l’apostolo Pietro stesso, la vera pietra su cui si fonda la Chiesa cristiana, Cristo Gesù.
    Strettamente connessa a tale dottrina ce n’è un’altra che dovrebbe essere esaminata seriamente alla luce delle Sacre Scritture per verificarne la veridicità, ed è quella dell’infallibilità del Papa.
    Sarà perciò interessante considerare ciò che la Parola di Dio, e anche la storia, dimostrano al riguardo.