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June 29 E' DAVVERO L'OPPIO DEI POPOLI ?C’è qualcuno, fra i più benpensanti autori di blog, che leggendo i miei ultimi interventi si è fatto l’idea che io ce l’abbia particolarmente con la Chiesa Cattolica. Nulla di più sbagliato!
Non vi sarà certamente sfuggito che buona parte di ciò che ho scritto nei miei post è riportato di sana pianta da articoli già pubblicati su quotidiani o settimanali; si tratta, perciò, di informazioni largamente diffuse, verificate e accreditate dalla stampa ufficiale.
Il costante riferimento alla Chiesa Cattolica è semplicemente motivato dal fatto che, essendo io nato in una famiglia cattolica, battezzato (e tutt’ora inscritto nei registri battesimali della chiesa di S. Agnese in Roma), comunicato e cresimato secondo i dettami di questa fede, e vivendo in un paese dove tale religione è dominante, perché almeno il 98% dei cittadini dichiara di professarla, mi è sembrato del tutto ovvio nonché opportuno che, volendo parlare del ruolo, dell’importanza e dell’influenza della religione nella vita delle persone, prendessi ad emblema proprio la Chiesa Cattolica, nella sua veste istituzionale. Non è mai stata mia intenzione fare riferimenti ai singoli credenti, di cui ho sempre apprezzato e rispettato la fede e l’impegno a sostegno delle proprie convinzioni.
Se, poi, le informazioni da me riportate descrivano aspetti piuttosto negativi, sia per un profilo sociale che morale e perfino giuridico, questo dipende esclusivamente dalle azioni compiute dalla Chiesa Cattolica, nelle sue funzioni tradizionali, così come sono testimoniate dalla storia e dalla cronaca.
Ma che io non abbia parlato delle altre religioni non esclude il fatto che anche queste, nel complesso, abbiano dato, nel corso della storia e tutt’oggi, una pessima rappresentazione della loro influenza sulla vita delle persone!
Le cosiddette Chiese Protestanti e “sette cristiane” varie, che poi non sono altro che una diramazione di quella Cattolica, alla quale sono accumunate da molti insegnamenti dottrinali e da cui si differenziano solo per pochi particolari, quale il rifiuto dell’autorità papale, la condanna della venerazione dei santi e della madonna o per la diversa struttura gerarchica e clericale, non sono, ad esempio, esenti dalla colpa per il sangue versato sia nelle rispettive campagne di evangelizzazione (vedi quel che hanno combinato agli indiani durante la conquista dell’America Settentrionale) che nelle guerre sostenute (es. la guerra dei 30 anni dal 1618 al 1648 o le due ultime guerre mondiali; Hitler ha avuto il pieno sostegno, oltre che dalla Chiesa Cattolica anche dalla Chiesa Luterana) e per l’immorale l’avidità dei propri rappresentanti (si pensi ai tanti scandali dei predicatori televisivi negli USA).
Se usciamo dall’area cosiddetta “cristiana” non troviamo di certo una situazione migliore!
Il giudaismo di oggi ricalca esattamente quello che, dalla diaspora babilonese (VII sec. a.C.) in poi, sì è progressivamente allontanato dalla “Legge”, per cui dal concetto di separazione è passato a quello di piena integrazione con il resto del mondo, condividendone i crimini e le nefandezze.
La terza grande religione cosiddetta monoteista, l’Islam, non si discosta dalle medesime responsabilità per gli insegnamenti lontani dallo spirito della “Legge”, con le varie fatwe, cioè le solite aggiunte umane al pensiero di Dio, spesso ridicole come quella di più recente scalpore in Egitto che incoraggiava le donne ad allattare i loro colleghi di lavoro per poterli frequentare come tali! E siamo anche testimoni, purtroppo, di come il cieco integralismo che serpeggia nel suo interno sia causa di odio e spargimento di sangue.
Lo scintoismo, il buddismo, il confucianesimo, lo zoroastrismo, il gainismo, le varie filosofie sorte qua e là non hanno certo salvaguardato la reputazione della religione, come dimostra la storia dei paesi dove esse dominano.
Non possiamo negare che in ogni parte della terra, in qualsiasi periodo della storia, ogni qualvolta è sorto un grave problema di lotta, di intolleranza e di odio tra i popoli, troviamo un focolaio religioso che ha infine incendiato gli animi spingendo le persone a compiere i crimini più efferati. E non è tutto qui! Un ex missionario metodista ha scritto: “Quando non incoraggia le lotte, la religione agisce come una droga che intorpidisce la coscienza e riempie il cervello di fantasie che aiutano a evadere dalla realtà….. Rende gli esseri umani di mente ristretta, superstiziosi e pieni di odio e di paura”.
Perché questo?
La maggioranza delle persone ritiene la religione una cosa molto personale. Praticamente dalla nascita ci vengono inculcate idee religiose o norme morali da genitori e parenti. Ne consegue che di solito seguiamo gli ideali religiosi dei genitori e dei nonni. La religione diventa quasi una tradizione di famiglia. Una etichetta che altri ci hanno attaccato, legata al luogo e al momento in cui siamo nati. Così chi nasce in Italia o in Sudamerica viene sicuramente allevato come cattolico, chi nasce in India come induista o sikh, chi nasce nei paesi arabi ovviamente diviene mussulmano, senza possibilità di scelta. Quella ricevuta alla nascita diventa automaticamente per ciascuno di noi la vera religione e cambiarla viene considerato quasi un tradimento del proprio retaggio. Questo fondamentalismo così imposto genera, il più delle volte, lotte, intolleranza e odio.
Eppure esaminando con un po’ più di attenzione la sostanza di tutte le religioni, c’è una cosa che colpisce e deve farci riflettere.
Ad esempio, abbiamo mai pensato che difficilmente potrebbero esserci due religioni così diverse l’una dall’altra quanto il Cattolicesimo Romano in Occidente e il Buddismo in Oriente? Quante cose hanno invece in comune! Sono entrambe sature di riti e cerimonie che comprendono l’uso di candele, incenso, acqua santa, immagini di santi, canti, libri di preghiere, del rosario e perfino del segno della croce! Entrambe mantengono comunità monastiche e sono note per il celibato religioso, per gli abiti speciali indossati dalla classe clericale, per i giorni sacri e per i cibi prescritti in determinate occasioni. E l’elenco non finisce qui!
Già, un attento confronto tra le diverse religioni dimostra come certe credenze e certi insegnamenti sono praticamente comuni a tutte. Dottrine come la vita che prosegue dopo la morte, una ricompensa celeste per i più buoni o un luogo di tormento riservato ai malvagi; insegnamenti quali l’esistenza di una divinità composta di più dèi, di una dea madre di dio o regina del cielo; pratiche come i pellegrinaggi verso santuari, le processioni con immagini sacre. Queste cose le troviamo tra i popoli che professano il cattolicesimo come in molti paesi buddisti o nello scintoismo giapponese, tra i protestanti del Nord Europa o Nord America come nei paesi islamici. Cosa fa pensare tutto questo se non ad una comune origine delle numerose religioni del mondo?
Un ultima cosa, e qui includo un mio pensiero personale, visto che sono stato quasi rimproverato di non aver mai espresso il mio punto di vista nelle cose che ho scritto (anche se, a dire il vero, mi sembrava piuttosto implicito).
Indubbiamente il bisogno di credere è insito nell’uomo. Anche coloro che si dichiarano atei o agnostici in fondo credono in qualcosa, che sia l’uomo stesso con le sue potenziali capacità, o sia essa la scienza con le sue varie tesi e teorie. A me vengono in mente le parole dette da Paolo di Tarso agli epicurei, agli stoici, ai filosofi ateniesi riuniti nell’Areòpago nel I sec. d.C.: “L’Iddio che ha fatto il mondo e tutte le cose che sono in esso… egli ha fatto da un solo uomo ogni nazione degli uomini perché dimorino sull’intera superficie della terra,… perché cerchino Dio, se possono andare come a tastoni e realmente trovarlo, benché in effetti non sia lontano da ciascuno di noi” (Atti 17:16-31, se ne avete l’opportunità andate a leggere questo discorso, merita la nostra attenzione).
E’ lo stesso ambiente in cui viviamo, il nostro sistema di cose fisico che ci spinge a credere! Osserviamo il cielo stellato, il sole e la luna, con il loro splendore e le immutabili leggi che ne regolano i moti. Navighiamo sulle onde del mare perdendoci coi nostri pensieri nelle varie tonalità del suo meraviglioso colore e facendoli correre dietro alle numerose forme di vita che vi si muovono vorticose e libere. Camminiamo sulla superficie della terra gioendo della gran varietà di forme, di colori, di odori, di sapori. Ci guardiamo gli uni con gli altri e sorridiamo, parliamo, ci scambiamo parole d'amore che fanno battere i nostri cuori (tanto care agli amici bloggisti) e ci fanno sognare e sperare. Si, perché nel nostro universo non ci sono solo leggi fisiche ma anche norme morali che temprano le nostre personalità con dei valori che danno significato alla nostra vita! Intuiamo e abbiamo insita in noi la prova di un progetto in tutto questo, niente è per caso!….. persino i più incalliti degli evoluzionisti devono alla fine risalire ad una Fonte iniziale, che sia un big bang o qualsiasi altro accidente venga loro in mente, le ferree leggi della fisica dicono che dal nulla non viene mai nulla!
L’uomo ha cercato di dare sostanza, una forma, anche fisica, a questa Fonte, con ogni suo pensiero, e quel che è triste constatare – e questo è il vero senso dei miei interventi - è che ciò che più avrebbe dovuto accreditarne l’esistenza, cioè quello religioso, è invece quello che più di tutti ha contribuito ad allontanare le persone da Lui, incoraggiando gli esseri umani a cercare non la Sua guida ma "la propria via del bene e del male". Come ha detto ancora Paolo di Tarso: “ hanno cambiato la verità di Dio in menzogna e hanno venerato e reso sacro servizio alla creazione anziché a Colui che creò” (Romani 1:25).
La partecipazione delle religioni, tutte indistintamente, ed il loro sostegno alle guerre degli uomini, la marea di dottrine e insegnamenti che vanno contro ogni sano ragionamento di cui hanno riempito la terra, l’ipocrisia dei comportamenti a copertura dell’enorme avidità di potere e di cose materiali così tanto diffusa tra i responsabili delle varie organizzazioni religiose in ogni parte della terra e la pomposità di ogni atto da essi compiuto stridono enormemente con la semplicità, la logica e la bellezza del mondo che ci circonda e del Suo Creatore (le osservazioni e le esplorazioni dell’uomo fin’ora non hanno trovato nessun’altro pianeta simile alla nostra Terra, come avevano ragione quelle creature spirituali a “emettere urla d’applauso” quando questa fu infine preparata come dimora per l’uomo – Giobbe 38:7).
Qualcuno ha scritto che la religione è l’oppio dei popoli. Stiamo dunque attenti a non morire per un’overdose di cieco fanatismo e ipocrisia! La nostra connivenza è il terreno più fertile per la crescita di una tale zizzania!
“I vostri periodi festivi la mia anima li ha odiati. Mi sono divenuti un peso; mi sono stancato di portarli. E quando stendete le palme delle mani, nascondo i miei occhi da voi. Quantunque facciate molte preghiere, non ascolto; le vostre medesime mani son divenute piene di spargimento di sangue. Lavatevi; purificatevi; togliete la malizia dalle vostre azioni d'innanzi ai miei occhi; cessate di fare il male: Imparate a fare il bene; ricercate la giustizia” - Isaia 1:14-17
June 27 RASSEGNA STAMPA - Le notizie che non dovrebbero mai sfuggirciLE SANGUISUGHE DEI SALASSI FISCALI ISTITUZIONALIZZATI
(Le informazioni riportate in questo intervento sono state prese dalla relazione di Silvio Manzati pubblicata sugli Atti del Convegno Nazionale sulla Laicità dello Stato che si è svolto a Verona nell’ottobre del 2006)
Nella nostra Costituzione sta scritto: “Stato e Chiesa Cattolica sono ciascuno, nel proprio ordine, indipendenti e sovrani”.
Mentre questo princìpio impegna in toto lo Stato, per la Chiesa Cattolica è una semplice metafora!
Questo è molto evidente quando si parla di soldi!
E' infatti del tutto giusto che lo Stato chieda soldi ai propri cittadini per perseguire i propri scopi, ed è altrettanto giusto che la Chiesa Cattolica chieda i soldi ai propri fedeli per perseguire i propri fini.
Ma, in base al su indicato dettato costituzionale, lo Stato non dovrebbe fare da elemosiniere per conto della Chiesa Cattolica. Non dovrebbe togliere soldi ai cittadini per darli alla Chiesa Cattolica. O li lascia ai cittadini o li impegna per i propri scopi, tra i quali non dovrebbero rientrare quelli religiosi. Questo princìpio è del tutto disatteso dalla Chiesa Cattolica, con la silente complicità di frange trasversali di forze politiche e mediatiche asservite alla CEI, la Conferenza Episcopale Italiana, vera beneficiaria dei privilegi economici e tributari concessi alla Chiesa Cattolica nel nostro paese.
C’è un fiume di denaro che lo Stato, attraverso i suoi apparati istituzionali preleva dalle tasche dei cittadini per darli alla Chiesa Cattolica.
Il modo più conosciuto è forse il salasso dell’8 per mille, sulla cui entità (circa 1 miliardo di euro l'anno) e il relativo uso da parte della principale beneficiaria (la Chiesa Cattolica appunto, perché si sa che, per l’esiguità delle somme corrisposte, le altre confessioni concordatarie sono la classica foglia di fico che serve a coprire lo scandalo) ho già dissertato in un precedente intervento.
Volendo brevemente elencare i sotterfugi e le modalità di trasferimento di miliardi e miliardi di euro nelle casse della CEI, e in minor parte anche allo Stato del Vaticano, sia direttamente che con abbuoni fiscali, possiamo dire che:
1 – 1 - 29 milioni di euro di imposte arretrate dovute all’ACEA, la municipalizzata romana, per l’acqua fornita allo Stato del Vaticano sono stati abbonati con una norma ad ecclesiam introdotta dal governo Berlusconi nella legge finanziaria del 2004. La Santa Sede non ha mai pagato un centesimo per il consumo annuo di circa 5 milioni di mc. di acqua usati non tanto per dissetare le circa 60 mila persone che vi risiedono o lavorano quanto per innaffiare i lussureggianti giardini vaticani. Nel Sud del paese intanto continua l’emergenza idrica per i malcapitati cittadini assetati che continuano a pagare salato il consumo anche della più piccola goccia d’acqua.
2 – 2 - 300 milioni di euro è stato calcolato il mancato gettito annuale per i comuni italiani dall'omesso pagamento dell’ICI sugli immobili adibiti ad attività commerciale (case di cura, pensionati, esercizi commerciale, ecc) da parte della Chiesa Cattolica. L’abbuono è stato di nuovo fatto dal governo Berlusconi con l’ennesima norma ad ecclesiam inserita nella legge finanziaria del 2005. Così il povero libraio di Ancona continua a pagare l’ICI sul suo negozietto mentre a trecento metri di distanza c’è la libreria delle suore paoline che ne è esentata! Ma davvero per lo Stato tutti i cittadini sono uguali? In realtà se la Chiesa Cattolica pagasse l’ICI ai comuni come una qualsiasi SpA, per il suo immenso patrimonio immobiliare, dovrebbe pagare alcuni miliardi di euro. Quanti comuni risanerebbero i loro bilanci senza più pianger miseria e batter cassa nei confronti dello Stato, cioè di tutti noi!
3 – 3 - Un’altra norma ad ecclesiam nel 2003 ha destinato 1.5 milioni di euro annui all’Istituto di Studi Politici San Pio V, controllato dalla Congregazione dei Legionari di Cristo.
Nel Nel 2004 la legge finanziara ha stabilito un finanziamento complessivo di 50 milioni di euro all'Università Campus Bio-Medico dell'Opus Dei.
La legge finanziaria 2005 ha decretato un finanziamento di 15 milioni di euro per il Centro S. Raffaele di “Sua Sanità” don Luigi Verzè.
Poi Poi non ci sono fondi per la ricerca nelle università statali così che molti giovani ricercatori sono costretti a chiedere asilo scientifico all’estero.
Un altro comma della stessa legge ha stabilito un finanziamento di 1 milione di euro per “il potenziamento tecnologico nel settore della radiofonia”. Le uniche due emittenti che corrispondono all’identikit previsto dalla normativa sono Radio Padania Libera, della Lega Nord, e Radio Maria. Così noi giriamo in auto per l’Italia e ovunque captiamo Radio Maria, ma abbiamo difficoltà a ricevere RAI 3.
4 – 4 - Sempre nel 2005 la ministra della P.I. Letizia Moratti con un decreto ha portato a circa 500 milioni di euro annui i contributi a favore delle famiglie che iscrivono i loro figli alle scuole private che, come è noto, sono nella quasi totalità gestite dalla Chiesa Cattolica. E che dire del miliardo di euro necessario ogni anno per pagare gli stipendi dei 35.000 insegnanti di religione (cattolica), la maggioranza dei quali appartenenti al clero, mentre i restanti sono comunque militanti delle organizzazioni ecclesiali.
5 – 5 - Come già considerato in un precedente intervento, circa 10 milioni di euro vengono spesi ogni anno dallo Stato, attraverso gli organismi deputati, per stipendiare i funzionari della Chiesa Cattolica che si occupano dell’assistenza spirituale alle Forze Armate. A questi vanno aggiunti i milioni di euro spesi dalle Regioni e dagli Enti locali per pagare gli assistenti religiosi (cappellani) che “operano” nelle strutture ospedaliere e carcerarie. Tanto per interpretare l’ipocrisia del linguaggio, tale opera consiste nella assistenza spirituale o, più verosimilmente, nella propaganda religiosa, cioè finalità proprie della Chiesa Cattolica che, a norma del citato articolo della Costituzione, non è di competenza dello Stato e che, secondo il dettame del fondatore del cristianesimo, dovrebbe essere gratuita (Matteo 10:8).
6 – 6 - Gli oneri di urbanizzazione. Cioè i contributi dovuti ai comuni da coloro che realizzano interventi di costruzione e di trasformazione edilizia. Ebbene, i comuni sono obbligati, per legge, a versare l’8 per cento degli oneri ricevuti per l’urbanizzazione delle chiese. In questo modo ogni anno altri miliardi di euro passano dalle casse comunali a quelle della Chiesa Cattolica, anche là dove c’è carenza di asili nido e di scuole materne mentre non c’è carenza di chiese cattoliche. Ormai in Italia il numero delle chiese è eccessivo rispetto al numero di cittadini che le frequentano e non c’è più bisogno di costruirne ancora. Molte rimangono chiuse il maggior numero dei giorni della settimana, del mese, dell’anno. Alcune vengono aperte un solo giorno all’anno, per la festa del santo al quale sono dedicate.
L’elenco potrebbe essere più lungo, volendo ancora parlare, ad esempio, della legge approvata nel 2003, sul modello di leggi regionali già esistenti, con la quale Stato, Regioni ed Enti locali finanziano direttamente e indirettamente gli oratori parrocchiali. Altri milioni di euro foraggiati alla Chiesa Cattolica con i prelievi dalle tasche dei cittadini.
Ma scusate se mi fermo qui! Questi continui salassi delle sanguisughe ecclesiastiche mi hanno oltremodo “anemizzato” e la mia resistenza è arrivata al limite! Non so la vostra! Ma provate a farvi due conti! Quanto si prevede che sarà necessario per la correzione della manovra di bilancio dello Stato per il 2007? E vedete dove sono andati a finire quei soldi che mancano!
June 26 RASSEGNA STAMPA - Le notizie che non dovrebbero mai sfuggirciLA UE PRONTA A PROCESSARE GLI SCONTI ICI ALLA CHIESA
Di Curzio Maltese – Da "La Repubblica" del 25 giugno 2007
C’è chi in Italia è abituato a ottenere privilegi da qualsiasi governo e autorizzato a non pagare il fisco, ma sul quale nessuno osa moraleggiare. Pena l'accusa di anticlericalismo.
L'anomalo rapporto fra Stato italiano e clero è invece finito da tempo sul tavolo dell'Unione Europea, che si prepara a mettere sotto processo il nostro Paese per i vantaggi fiscali concessi alla Chiesa Cattolica, contrari alle norme comunitarie sulla concorrenza. Oltre che alla Costituzione, meno di moda. Al centro del caso è l'esenzione del pagamento dell'ICI per le attività commerciali della Chiesa. La storia è vecchia ed è tipicamente italiana.
Varato nel '92, bocciato da una sentenza della Consulta nel 2004, resuscitato da un miracolo di Berlusconi con decreto del 2005, quindi decaduto e ancora recuperato dalla Finanziaria 2006 come omaggio elettorale, il regalo dell'ICI alla Chiesa è stato in teoria abolito dai decreti Bersani dell'anno scorso. Molto in teoria, però. Di fatto gli enti ecclesiastici (e le onlus) continuano a non pagare l'ICI sugli immobili commerciali, grazie a un gesuitico cavillo introdotto nel decreto governativo e votato da una larghissima maggioranza, contro la resistenza laica di un drappello di mazziniani radicali. I resistenti laici avevano proposto di limitare l'esenzione dell'ICI ai soli luoghi senza fini commerciali come chiese, santuari, sedi di diocesi e parrocchie, biblioteche e centri di accoglienza. Il cavillo bipartisan ha invece esteso il privilegio a tutte le attività "non esclusivamente commerciali". Basta insomma trovare una cappella votiva nei paraggi di un cinema, un centro vacanze, un negozio, un ristorante, un albergo, e l'ICI non si paga più. In questo modo la Chiesa Cattolica versa soltanto il 5 o 10 per cento del dovuto allo Stato italiano con una perdita per l'erario di almeno 400 milioni di euro ogni anno, senza contare gli arretrati. Il trucco o se vogliamo la furbata degli italiani non è piaciuta a Bruxelles, da dove è partita una nuova richiesta di spiegazioni al governo. Il ministero dell'Economia ha rassicurato l'UE circa l'inequivocabilità delle norme approvate, ma subito dopo ha varato una commissione interna di studio per chiarirsi le idee. A questo punto la Commissione per la concorrenza europea avrebbe deciso di riesumare la pratica d'infrazione già aperta ai tempi del governo Berlusconi e poi archiviata dopo l'approvazione dei decreti Bersani. In più, la Commissione ha chiesto al governo Prodi di fornire un quadro generale dei favori fiscali che l'Italia concede alla Chiesa Cattolica, oltre all'esenzione ICI. Che cosa potrà succedere ora? Un'infrazione in più o in meno probabilmente non cambia molto. L'Italia dei monopoli, dei privilegi e delle caste è già buona ultima in Europa per l'applicazione delle norme sulla concorrenza e naviga in un gruppo di nazioni africane per quanto riguarda la trasparenza fiscale. Quale che sia la decisione dell'UE i governi italiani, di destra e di sinistra, troveranno sempre modi di garantire un paradiso fiscale assai poco mistico alla Chiesa Cattolica all'interno dei nostri confini. Magari tagliando ancora sulla ricerca e sulla scuola pubblica. E' triste constatare però che senza le pressioni di Bruxelles e la lotta di una minoranza laicista indigena, l'opinione pubblica non avrebbe neppure saputo che gli enti religiosi continuano a non pagare l'ICI almeno al 90 per cento. Nonostante l'Europa, la Costituzione, le mille promesse di un ceto politico senza neppure il coraggio di difendere le proprie scelte. Nonostante le solenni dichiarazioni di Benedetto XVI e dei vescovi all'epoca dei decreti Bersani: "Non ci interessano i privilegi fiscali". Nonostante infine siano passati duecento anni da Thomas Jefferson "nessuno può essere costretto a partecipare o a contribuire pecuniariamente a qualsivoglia culto, edificio o ministero religioso", e duemila anni dalla definitiva sentenza del Vangelo: "Date a Cesare quel che è di Cesare". June 25 RASSEGNA STAMPA - Le notizie che non dovrebbero mai sfuggirciSALAM, PROGETTO DI PACE
(Le informazioni di questo intervento sono state prese dalla “Repubblica delle Donne” del 9 giugno 2007)
Sbarcare alle porte della polverosissima e caotica Khartoum, in Sudan, tirar su in meno di tre anni una clinica che potrebbe stare in Svizzera e farla marciare dal primo giorno come una macchina perfetta. Coinvolgere uno staff di persone altamente qualificate, addestrare gente del posto a standard qualitativi molto elevati in modo che fra dieci anni tutto passi ai sudanesi, dagli interventi in sala operatoria alla gestione. Una bella scommessa vinta con il nuovo ospedale di Emergency!
Questi di Emergency sono una bella razza di anti-italiani, la smentita vivente dei luoghi comuni sull’italiano generoso ma approssimativo, e sono anche la negazione di uno stereotipo dello spirito missionario, caritatevole ma povero. I loro bandi per l’arruolamento di personale richiedono livelli professionali altissimi e certificati da una lunga esperienza, non solo da titoli. Gli sprovveduti, per quanto forniti delle migliori intenzioni, non sono graditi.
Costruire il centro Salam (Pace), il nuovo ospedale che sta nel sobborgo di Soba a 20 km da Khartoum, è stata un’impresa notevole. Progettata da un architetto veneziano, la clinica di cardiochirurgia costruita nel deserto ventoso e polveroso doveva essere ben isolata dai 50° che ci sono fuori: perciò muri da 60 cm. di spessore, con intercapedine e un impianto di condizionamento che non deve consumare troppo. Quindi pannelli solari e una ingegnosa “trappola” a labirinto per pulire l’aria dalla sabbia. E intorno molto verde.
Il caldo, il vento, la sabbia, tutto deve restare fuori dall’ospedale, comprese le mosche. La soluzione: sopra ogni porta un condizionatore spara una lama d’aria fredda, e funziona! I malati in terapia intensiva vengono mostrati ai loro parenti con un grande monitor. Fuori dalle camere dei degenti (a due o quattro letti) una parete scorrevole permette di fare la manutenzione degli impianti senza disturbare. Insomma tante trovate ingegnose.
Il 19 aprile u.s. è stato fatto il primo intervento, la sostituzione di una valvola mitralica a una ragazza di 15 anni. Glie ne hanno impiantata una biologica, così non sarà costretta a prendere gli anticoagulanti che le avrebbero impedito di avere figli. Quando sarà necessario, tra qualche anno, glie la sostituiranno. Sunia, il nome della ragazza, pochi giorni dopo l’intervento se n’è andata a casa con le sue gambe. Un intervento come questo costa negli ospedali italiani 25.000 euro. Lì non arriva ai 5.000. E la mamma di Sunia fa ancora fatica a credere che per loro sia stato tutto gratis!
Nel primo mese sono stati fatti 30 interventi, tutti con ottimi risultati, e si prevede che si potranno fare, a regime, 1.500 interventi all’anno. Si sta costruendo una foresteria per ospitare i parenti dei malati che vengono da lontano. C’è anche un edificio per la preghiera ad uso di tutte le confessioni religiose.
L’ospedale è costato 15 milioni di euro, molto meno di quanto si spende in Italia per una struttura simile, e ne costerà sette l’anno per la gestione. Quante strutture uguali a questa si potrebbero costruire con i 734.942 milioni di euro (che cifra esorbitante!) che ogni anno gli italiani, con la scelta relativa all’8 per mille, sono costretti a mettere nelle avide tasche della gerarchia ecclesiastica cattolica, che invece li spende in lussi, bagordi e giochi immorali (perché in buona percentuale anche pedofila)?
Non siete d’accordo con me che dobbiamo tutti riflettere molto bene nel momento in cui apponiamo la firma sul modulo della destinazione di questo inutile e vergognoso balzello, fortemente voluto dalla Chiesa Cattolica e dai suoi lacchè politici, per destinarlo comunque non ai vizi dei moderni ipocriti farisei, condonandone e condividendone in tal modo le colpe, ma a gente che fa davvero solidarietà?
PERDONO O CONDONO - Cosa è giusto? - IV parte“Conosci le leggi del cielo?”
Questa domanda fu posta ad un uomo vissuto circa 3.600 anni fa che, per quante volte le avesse osservate con meraviglia, non conosceva le possenti forze che governavano il movimento delle costellazioni nel cielo (Giobbe 38:33). Sì, le stelle sono governate da leggi così precise e complesse che tuttora gli scienziati non le comprendono appieno.
E dove ci sono leggi c’è un Legislatore! C’è dunque un supremo Legislatore dell’universo, dove tutte le opere sono governate da leggi immutabili sulle quali possiamo fare pieno affidamento!
In questo universo ci siamo anche noi che, pur essendo stati dotati di intelligenza, senso morale e spiritualità, abbiamo ugualmente bisogno di certe leggi che ci guidino nell’uso di tali facoltà.
Questo era lo scopo della “Legge” data a Mosè con la quale fu governata, per un certo tempo, la nazione di Israele.
Nei precedenti interventi ho sinteticamente descritto come quella “Legge” fosse di gran lunga più giusta, semplice e pratica di qualsiasi altro codice redatto dagli uomini. E come, soprattutto, portava a concedere un perdono per la trasgressione che fosse anche compatibile con la giustizia!
Nonostante gli evidenti benefici che derivavano dall’applicazione delle norme contenute in quella “Legge”, non fu apprezzata, fu ignorata e dimenticata dalla nazione israelita.
Fra coloro che fecero maggior danno alla “Legge” ci furono proprio quelli che sostenevano di esserne i maestri e i custodi. Questi formarono quella che venne chiamata la “Grande Sinagoga”. Fra le sue norme c’era questa: “Innalza una siepe intorno alla Legge”. Secondo quei maestri, la “Legge” era come un prezioso giardino. Affinché nessuno vi entrasse abusivamente trasgredendone le norme, essi crearono ulteriori leggi, la “Legge orale”, per impedire alla gente anche solo di avvicinarsi a tale “errore”. E gradualmente il pensiero umano fu messo al di sopra di quello divino. Quei rabbini si presero la licenza di ricorrere a sottili ragionamenti umani, facendo credere che regole stabilite su ogni sorta di questioni (alcune di natura personale, altre assolutamente banali) fossero basate sulla “Legge” di Dio. Iniziarono a predicare una forma di irragionevole disprezzo per tutto ciò che non fosse giudaico, stiracchiarono i precetti della "Legge" portandoli agli estremi, snaturarono la semplicità delle norme in essa contenute con riti, pratiche e una infinità di altre regole così irragionevoli e complesse da fare una vera e propria parodia della “Legge”. Ad esempio, guarire qualcuno di sabato finì per essere considerato un lavoro proibito. Il sabato era vietato rimettere a posto un arto rotto. Così quando Gesù Cristo, il “Signore del sabato”, compì spettacolari e rincuoranti miracoli di sabato, gli scribi e i farisei rimasero impassibili. L’unica cosa che notavano era che lui non sembrava tener conto delle loro regole.
Le loro leggi orali appesantirono la “Legge” e la esposero ad abusi. Le loro tradizioni produssero una religione ossessionata dall’esteriorità, con un’ubbidienza proforma per salvare le apparenze: un fertile suolo per l’ipocrisia.
Gesù li paragonò a sepolcri imbiancati “che in realtà fuori appaiono belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni sorta di impurità…. Fuori appaiono giusti agli uomini, ma dentro sono pieni d’ipocrisia e illegalità” (Matteo 23:25-28).
Quello che i capi del giudaismo non capirono fu che la battaglia contro la corruzione si combatte nei cuori e non sulle pagine dei testi giuridici. Perché? Evidentemente per mancanza di fede. Se avessero avuto fede nel potere dello spirito di Dio di agire sul cuore degli esseri umani fedeli, non avrebbero sentito il bisogno di esercitare un rigido controllo sulla vita degli altri.
Riusciamo a vedere le analogie con la situazione dei nostri giorni? I capi religiosi odierni, della cristianità in modo particolare che, come i rabbini e i farisei del giudaismo, vantano un privilegiato rapporto con Dio, si comportano forse in maniera diversa? Non hanno essi stessi prodotto voluminosi codici canonici, composti per lo più da leggi contorte, mettendo in tal modo regole umane al di sopra della legge divina? E quando fanno pressioni sul “braccio secolare” per costringere i loro sostenitori a mettere in pratica i loro assurdi, inconcepibili e irragionevoli precetti, che nulla hanno a che vedere con la “verità” rivelata dal Cristo e dai suoi primi discepoli (come, ad esempio, il divieto di sposarsi, o i comandi in materia di procreazione) non mostrano la stessa mancanza di fede nella capacità dello Spirito di Dio di esercitare potenza sulle coscienze delle persone, non in base a formali codici scritti ma in base all’amore per ciò che è giusto, all’amore per il loro Dio e all’amore per i loro simili?
E quando un “maestro” come il Papa afferma che: “….la società giusta non può essere opera della Chiesa, ma deve essere realizzata dalla politica” (enciclica Deus Caritas Est), non ricalca forse le orme dei rabbini giudaici nel sostituire la perfetta “Legge” di Dio con le miriadi di norme, articoli, commi, postille, che gli uomini hanno prodotto più per trovare le scappatoie per aggirare la legge piuttosto che per perseguire la legalità e la giustizia?
E il facile condono delle trasgressioni, che spesso si espiano con qualche preghierina ripetuta a mò di nenia (cfr. Matteo 6:5-7), o con qualche “fioretto” di infantile retaggio, che non impediscono il reiterare delle stesse, e che spesso viene associato al colpevole intento di sminuire o coprire le colpe, anche moralmente e giuridicamente rilevanti, quale viene predicato, incoraggiato e comminato dalle gerarchie ecclesiastiche non è forse l’esatto contrario del responsabile perdono che Dio concede solo sulla base del riconoscimento della colpa, del sincero pentimento del male fatto o arrecato e del cambiamento di condotta?
Il protestantesimo, che cercò di riformare gli eccessi del cattolicesimo, non è esente dall’errore di stabilire regole autoritarie senza alcun fondamento nella “Legge” di Dio. Per esempio, il noto riformatore Giovanni Calvino fu definito “il legislatore della Chiesa rinnovata”. Calvino governò Ginevra con un’infinità di regole inflessibili applicate da “Anziani” il cui “ufficio”, disse, è quello di “sorvegliare la vita di tutti”.
Oggi la religione, cristiana e non, è divisa in centinaia di chiese, di correnti, di gruppi, di sette, di denominazioni, di pensieri filosofici, da quelle assolutamente rigoriste a quelle estremamente permissive. Tutte queste, in un modo o nell’altro, sono “andate oltre ciò che è scritto”, lasciando che il “gregge” fosse governato dal pensiero umano anziché dalla legge divina.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti!
“La tua giustizia è giustizia a tempo indefinito, e la tua legge è verità”. (Salmo 119:142)
June 23 RASSEGNA STAMPA - Le notizie che non dovrebbero mai sfuggirciDOVE FINISCE IL NOSTRO 8 PER MILLE?
(Dati ADUC, Associazione per i Diritti di Utenti e Consumatori – Le informazioni riportate in questo intervento sono prese da Il Venerdi di Repubblica del 22 giugno 2007)
RIPARTIZIONE DELLE SCELTE ESPRESSE DAI CONTRIBUENTI NELLE DICHIARAZIONI PRESENTATE
NELL'ANNO 2003
CONTRIBUENTI ANNO 2003: 40.208.033
SCELTE ESPRESSE : 16.552.140 (41,17%) di cui regolari:15.892.337 (39,52%)
SCELTE NON ESPRESSE : 23.655.863 (58,83%)
TOTALE EROGATO ANNO 2006: euro 963.318.103,55
CLASSIFICA PREFERENZE E CONTRIBUTO RICEVUTO NEL 2006
1 – CHIESA CATTOLICA 14.169.481 89,16% (35,24% sul totale contribuenti) euro 858.894.421,13
2 – STATO 1.331.298 8,38% ( 3,31% sul totale contribuenti) euro 80.726.057,04
3 – VALDESI 220.865 1,39% ( 0,55% sul totale contribuenti) euro 13.390.121,66
4 – COMUNITA’ EBRAICHE 62.488 0,39% ( 0,16% sul totale contribuenti) euro 3.756.940,60
5 – CHIESA LUTERANA 42.533 0,27% ( 0,11% sul totale contribuenti) euro 2.600.958,89
6 – AVVENTISTI 35.046 0,22% ( 0,08% sul totale contribuenti) euro 2.119.299,83
7 – ASSEMBLEE DI DIO 30.626 0,19% ( 0,07% sul totale contribuenti) euro 1.830.304,40
La Chiesa Cattolica si conferma la principale beneficiaria dei contributi italiani incassando circa nove decimi dell’intera somma. Colpisce che solo 4 italiani su 10 esprimano una scelta sulla loro dichiarazione dei redditi. Ma siccome la norma prevede che comunque l’8 per mille dell’intero gettito Irpef venga distribuito ai sette soggetti aventi diritto, ne consegue che, anche se solo 3 italiani su dieci scelgono esplicitamente la Chiesa Cattolica, di fatto 9 su 10 devolvono al Vaticano il loro 8 per mille. Infatti i soldi non assegnati dai contribuenti (sono il 60% dell’intera somma) vengono ridistribuiti in proporzione alle preferenze. Eccezion fatta per i Valdesi e per le Assemblee di Dio che hanno rinunciato alla seconda distribuzione; i soldi in più che spetterebbero loro finiscono allo Stato. La Chiesa Cattolica, inoltre, è l’unica che ha diritto a un anticipo annuale, senza aspettare i tre anni necessari per i conteggi.
COME SONO STATI SPESI I CONTRIBUTI DAI SOGGETTI AVENTI DIRITTO
(Le cifre indicate sono al netto della pubblicità e accantonamenti)
1 – STATO Fame nel mondo: euro 4.719.586,80 (5,25%)
La restante somma è stata utilizzata per far fronte a urgenti impegni statutari correnti o
straordinari (es. a sostegno dell'intervento militare-umanitario nel Kosovo e in Macedonia
o a quello delle forze di polizia italiana in Albania o per il restauro di chiese, vescovadi,
conventi, campanili, ecc. regalando così alla Chiesa cattolica, che già prende quasi dieci
volte più dello Stato anche una bella fetta del magro 8 per mille statale).
2 – CHIESA CATTOLICA Esigenze di culto: euro 399.010.000 (42,91%)
Sostentamento del clero: euro 335.932.000 (36,12%)
Interventi caritativi: euro 195.000.000 (20,97%)
3 – VALDESI Progetti culturali e solidarietà
In Italia e Uruguay: euro 3.616.000 (64%)
All’estero: euro 1.588.000 (28,12%)
4 – COMUNITA’ EBRAICHE Impiego delegato a comunità ed enti: euro 2.464.000 (65,6%)
Impiego diretto UCEI: euro 886.000 (23,58%)
5 – LUTERANI Progetti concistoro: euro 1.003.000 (36,9%)
Progetti comunità: euro 821.000 (29,45%)
Ministri di culto: euro 514.000 (18,45%)
Diaconia all’estero: euro 100.000 (3,58%)
Diaconia al Golfo: euro 70.000 (2,52%)
6 – AVVENTISTI Interventi sociali e umanitari
In Italia: euro 1.829.000 (86,31%)
All’estero: euro: 30.000 (1,48%)
7 – ASSEMBLEE DI DIO Progetti umanitari
In Italia: euro 586.000 (82,52%)
Nel Terzo Mondo: euro 130.000 (18,28%)
L’unica confessione che presenta un rendiconto dettagliato al centesimo, secondo l’ADUC, è quella delle Chiese Valdesi che danno modo al contribuente di risalire alle singole associazioni cui è stato girato il denaro. La Chiesa Cattolica invece informa (non sui rendiconti) di aver speso circa nove milioni di euro per la campagna pubblicitaria a favore dell’8 per mille, i cui spot dicono: “…il tuo aiuto arriverà dove c’è bisogno”…. cioè nelle tasche delle gerarchie ecclesiastiche!
"Non vi procurate oro nè argento nè rame per le borse delle vostre cinture, né bisaccia da cibo per il viaggio, né due vesti, né sandali, né bastone; poiché l'operaio merita il suo cibo" (Matteo 10:10)
June 20 PERDONO O CONDONO - Cosa è giusto? - III parteSin dai tempi più remoti l’uomo possiede il senso della giustizia. Un uomo versato nella legge del I sec. d.C. ha scritto: “Poiché tutte le volte che quelli delle nazioni che non hanno legge fanno per natura le cose della legge, questi, benché non abbiano legge, sono legge a se stessi. Essi sono i medesimi che dimostrano come la sostanza della legge sia scritta nei loro cuori, mentre la loro coscienza rende testimonianza con loro e, nei loro propri pensieri, sono accusati oppure scusati” (Romani 2:14,15).
I continui abusi perpetrati in ogni campo hanno però spinto l’uomo a darsi dei codici scritti che, oltre alle leggi da rispettare, prevedono anche le punizioni per le trasgressioni. Ma la storia dimostra che, sia nel rispetto delle norme scritte che nell’applicazione delle sanzioni, l’amministrazione della giustizia da parte dell’uomo non ha mai pienamente garantito questo bisogno primario per la felicità ed il benessere dell’intera razza umana. Posta anche l’esigenza di una buona relazione con un “Essere Supremo”, avvertita dalla maggioranza degli esseri viventi e la confusione che si è generata sul Suo modo di esercitare la giustizia, si impone un approfondimento che porti ad una corretta interpretazione del dilemma: Perdono o condono, che cosa è giusto?
Ho già esposto, nei precedenti interventi, la differenza etimologica che, nel tempo, si è andata delineando tra i due termini. Ho anche sinteticamente analizzato come l’uomo ha cercato di far fronte, senza grossi successi, al problema della giustizia, anche sotto un profilo religioso. Credo sia ora opportuno esaminare la differenza, concettuale e pratica, con un modo di amministrare la giustizia che, seppur descritto da migliaia di anni, è sconosciuto alla maggioranza delle persone.
Il modello di riferimento è la “Legge”, data da Dio a Mosè, citata anche da alcuni autori di blog, con la quale venne governato l’antico popolo di Israele. Se prendiamo un qualsiasi codice scritto dagli uomini, salta subito all’occhio la miriade di articoli, commi, postille, modificazioni e di termini spesso incomprensibili all’uomo comune; caratteristiche queste che hanno suscitato dispute, diatribe e confusione. Quella “Legge” invece si componeva in tutto di circa 600 singole norme, scritte in maniera semplice, chiara e inconfutabile. Ogni uomo era in grado di afferrarne il corretto significato, anche in base ad un programma di istruzione collettiva “settimanale” che il codice stesso imponeva. A differenza di qualsiasi altra legge umana, che si basava su una casistica di situazioni, quella “Legge” si basava su princìpi, e questa era la chiave del suo successo! Quei princìpi erano fondamentalmente due, come attestò in seguito il fondatore del cristianesimo: 1) l’amore per l’Essere Supremo [Dio]; 2) l’amore per il prossimo (Marco 12:30,31).
I famosi 10 comandamenti, la parte di quella “Legge” più comunemente conosciuta, sono un esempio di come questi princìpi funzionavano.
1) Chi amava Dio: Non adorava altri dei (1° comandamento)
Non usava immagini nell’adorazione (2° comandamento)
Non bestemmiava il nome di Dio (3° comandamento)
Non cercava il proprio intendimento ma si lasciava istruire da Lui (4° comandamento)
2) Chi amava il suo prossimo: Onorava il padre e la madre (5° comandamento)
Non assassinava (6° comandamento)
Non commetteva adulterio (7° comandamento)
Non rubava (8° comandamento)
Non diceva il falso (9° comandamento)
Non concupiva quello che apparteneva ad altri (10° comandamento)
Quella “Legge” responsabilizzava ogni singolo individuo sia nei confronti di Dio che dell’intera nazione esprimendo un'alta norma morale. Questo riguardava anche i giudici che avevano ampia facoltà, oltreché la responsabilità, di entrare nel merito di ogni questione, di valutare le circostanze, i motivi e l’atteggiamento degli accusati. La giustizia era rigorosa in quanto, accertata la colpa, le sanzioni previste venivano senza meno applicate, anche là dove si ravvisava l’involontarietà dell’atto delittuoso, come nel caso delle città di rifugio per gli omicidi involontari (Numeri cap. 35). Questo scoraggiava la criminalità, favoriva il rispetto della legge del paese, il rispetto per il Legislatore, il rispetto per il proprio simile, favoriva la pace e la tranquillità della nazione.
Le sanzioni non venivano comminate come mere punizioni ma erano intese ad aiutare i trasgressori a capire la gravità del loro comportamento e a risarcire le vittime dei danni subiti.
Questi sono alcuni esempi:
Il ladro doveva risarcire il danno causato alla sua vittima. Se non era in grado di pagare la somma stabilita per il risarcimento poteva essere venduto come schiavo alla vittima stessa o a un’altra persona; in questo modo la vittima veniva rimborsata e il colpevole lavorava per mantenersi, senza restare a carico della comunità, come avviene invece nel caso di detenzione.
Il colpevole di gravi violazioni, di atti detestabili o di assassinio volontario veniva eliminato di fra il popolo con l’esecuzione, una volta accertata la responsabilità, della pena capitale. In tal modo il paese veniva mantenuto puro dalla contaminazione. I giudici avevano la responsabilità di stabilire in base alle prove se il reato era deliberato o dovuto a negligenza o a incidente. L’omicida involontario poteva fuggire in una delle città di rifugio stabilite in tutto il paese e, confinato entro i limiti della città, era costretto a rendersi conto che la vita è sacra e che anche un omicidio involontario non poteva essere preso alla leggera ma richiedeva una pena proporzionata. E, lavorando in modo produttivo nella città di rifugio, non era finanziariamente di peso alla comunità.
La cosa più rilevante però era che quella “Legge” non si limitata a vietare ma dava risalto all’amore.
Non vietava solo l’omicidio, ma comandava: “Devi amare il tuo prossimo come te stesso” (Levitico 19:18).
Non si limitava a vietare di trattare ingiustamente il residente forestiero (leggi immigrati) ma comandava “Lo devi amare come te stesso, poiché diveniste forestieri nel paese di Egitto” (Levitico 19:34).
Non si limitata a condannare l’adulterio ma comandava al marito di “far rallegrare”, cioè soddisfare le necessità psico-fisiche della propria moglie (Deuteronomio 24:5).
Quale codice di leggi fatto dall’uomo richiede in realtà di amare?
La storia dimostra che l’antica nazione d’Israele, quando osservava la “Legge” si manteneva separata dalle pratiche delle corrotte nazioni circostanti, era moralmente irreprensibile e prosperava perché quella “Legge” insegnava a quel popolo un nobile ed elevato codice di comportamento!
Quello che ora ci chiediamo è questo: perché ad un modo così perfetto di amministrare la giustizia, gli uomini hanno preferito la loro amministrazione così piena di fallimenti? E perché al corretto perdono, quello basato sul riconoscimento della colpa, sul vero pentimento e sull’abbandono della condotta errata, come era richiesto dalla “Legge”, si preferisce il condono, cioè la copertura, la giustificazione e perfino la reiterazione della trasgressione?
Se avete la compiacenza di continuare a leggere i miei post (cosa di cui vi sono grato) e se siete interessati all’argomento, troverete la risposta a questa, credo interessante, domanda in un prossimo intervento.
“Figlio mio non dimenticare la mia legge, e il tuo cuore osservi i miei comandamenti, perché ti saranno aggiunti lunghezza di giorni e anni di vita e pace. L’amorevole benignità e la verità stessa non ti lascino. Legatele intorno alla gola. Scrivile sulla tavoletta del tuo cuore e trova dunque favore e buona perspicacia agli occhi di Dio e dell’uomo terreno. Confida in Dio con tutto il tuo cuore e non ti appoggiare al tuo proprio intendimento. In tutte le tue vie riconoscilo, ed egli stesso renderà diritti i tuoi sentieri”. (Proverbi 3:1-6)
June 18 RASSEGNA STAMPA - Le notizie che non dovrebbero mai sfuggirciIl Papa: basta con la guerra in Terra Santa "Nessuna violenza nel nome della religione"
(da La Repubblica di Lunedì 18 giugno 2007) ASSISI - In visita ad Assisi, Papa Ratzinger ha lanciato un appello al mondo perché cessi la violenza che insanguina il Medio Oriente e perché la religione non sia più un pretesto per la violenza. "Considero mio dovere” ha detto il Papa “lanciare da qui un pressante e accorato appello affinché cessino tutti i conflitti armati che insanguinano la terra, tacciano le armi e dovunque l'odio ceda all'amore, l'offesa al perdono e la discordia all'unione!"
"Il nostro pensiero” ha continuato “va particolarmente alla Terra Santa, tanto amata da San Francesco, all'Iraq, al Libano, all'intero Medio Oriente. Le popolazioni di quei paesi conoscono, ormai da troppo tempo, gli orrori dei combattimenti, del terrorismo, della cieca violenza, l'illusione che la forza possa risolvere i conflitti, il rifiuto di ascoltare le ragioni dell'altro e di rendergli giustizia”. “Solo un dialogo responsabile e sincero, sostenuto dal generoso sostegno della Comunità internazionale” ha osservato ancora Benedetto XVI “potrà mettere fine a tanto dolore e ridare vita e dignità a persone, istituzioni e popoli". Poi il riferimento a religione e violenza: "Lo spirito di Assisi, che da vent'anni continua a diffondersi nel mondo, si oppone allo spirito di violenza, all'abuso della religione come pretesto per la violenza". Il riferimento è alle iniziative di dialogo interreligioso promosse da Giovanni Paolo II proprio ad Assisi. "Assisi ci dice” ha proseguito Ratzinger “che la fedeltà alla propria convinzione religiosa, la fedeltà soprattutto a Cristo crocifisso e risorto non si esprime in violenza e intolleranza, ma nel sincero rispetto dell'altro. Non potrebbe essere atteggiamento evangelico, né francescano" ha detto ancora il pontefice "il non riuscire a coniugare l'accoglienza, il dialogo e il rispetto per tutti con la certezza di fede che ogni cristiano, al pari del Santo di Assisi, è tenuto a coltivare, annunciando Cristo come via, verità e vita dell'uomo, unico Salvatore del mondo". Benedetto XVI ha voluto rendere omaggio alla straordinaria iniziativa interreligiosa del suo predecessore, che il 27 ottobre 1986 accolse nella città di San Francesco i leader di tutte le grandi religioni del mondo. All'epoca, il prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede Joseph Ratzinger aveva espresso qualche riserva per il rischio che si potesse sfociare in forma di sincretismo e lo scorso ottobre, divenuto Papa, in una lettera al vescovo di Assisi per il 20esimo anniversario della Giornata, era nuovamente tornato sulla questione, e lo ha fatto anche oggi ripetendo lo stesso ammonimento. Verdi e Pdci all’assalto dei preti soldato
(da Il Venerdi di Repubblica del 15 giugno 2007)
Sono Verdi di rabbia contro i preti soldato. E non li vogliono più: “Benedicono armi che uccidono e costano allo Stato oltre dieci milioni di euro l’anno”. La capogruppo dei Verdi-Pdci a Palazzo Madama, Manuela Palermi, e il suo collega Giampaolo Silvestri hanno presentato una proposta di legge per abolire la figura del cappellano militare. “Nel 2005” spiega Silvestri “sono stati spesi 6.725.599 euro per gli assistenti religiosi presso le Forze Armate e 4.090.491 euro per quelli che lavorano presso Carabinieri e Guardia di Finanza”. Il messaggio è diretto anche al presidente della CEI, Angelo Bagnasco, che è stato Ordinario Militare per l’Italia fino all’agosto 2006. “Comprenderà” dice Silvestri “che la religione è una cosa molto diversa dall’Esercito”.
Ma non ha detto Gesù: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”? (Matteo 10:28)
(nota dell’autore)
June 17 PERDONO O CONDONO - Cosa è giusto? - II parteIl problema della “giustizia” è oggi sentito più che mai. Non passa giorno che non venga trattato dai media, non solo nel nostro paese ma in ogni parte della terra. Perché?
Nei Tribunali di tutto il mondo si trova scritto: “la Legge e' uguale per tutti”, …. ma, si afferma, si sono dimenticati di aggiungere che non tutti sono uguali davanti alla Legge.
Ogni giorno c’è motivo d'indignarsi per le violenze e gli abusi, per le disuguaglianze e le guerre; giorno dopo giorno si sente sempre più il bisogno di ribellarsi contro l'oppressione, la criminalità e la corruzione.
Nel corso dei secoli, gli uomini hanno lottato per far diminuire l’ingiustizia e rafforzare la giustizia. Ci sono stati movimenti di riforma che hanno alterato le strutture politiche. Le procedure legali e i sistemi dei tribunali sono stati riveduti e ristrutturati. Ma l’ingiustizia continua ad esserci!
Questo ha portato spesso a pensare che non ci sarà mai “giustizia per tutti”; alcuni diventano addirittura cinici o si preoccupano dell’ingiustizia soltanto quando ne sono toccati personalmente.
Nell’esaminare il problema un noto giurista ha dichiarato: “. . . non possiamo ignorare il peso che il comportamento dei capi della comunità ha nel determinare l’atteggiamento delle persone verso la legge e l’ordine. Viviamo in un’era in cui l’onestà e l’integrità dei nostri più alti funzionari, non esclusi i giudici, ma non principalmente dei giudici, sono state messe seriamente in dubbio”.
La corruzione esistente tra capi di governo e responsabili dell’applicazione della legge è spesso un grosso ostacolo alla completa giustizia. Come sarà mai possibile che sia resa giustizia a tutti quando quelli che hanno il dovere di amministrare la giustizia sono pronti a farsi corrompere o a mostrare favoritismo alle persone influenti?
In alcuni luoghi poi la “giustizia” può dipendere dalla possibilità di valersi di avvocati costosi. Un avvocato americano che diresse un gruppo di 175 legali incaricati della difesa di una persona fece questa osservazione: “La prima cosa di cui ci si deve rendere conto è che la qualità della giustizia in questo paese è direttamente proporzionale al portafoglio. . . . Sono i poveri che vanno in prigione perché i poveri non possono ottenere giustizia in questo sistema giudiziario. La prima settimana che feci pratica di avvocato andai in tribunale a vedere un processo e vidi infliggere gravi condanne a quattro poveracci per gioco d’azzardo. Poi andai a un convegno di un’associazione di avvocati, ed erano tutti seduti intorno alle macchine per il gioco d’azzardo”.
Anche se la persona è condannata, la pena può essere determinata in parte dalla sua posizione economica o sociale. In alcuni casi di frodi per ingenti somme perpetrate da funzionari o da persone potenti, viene inflitta una condanna relativamente mite con la spiegazione che il “delinquente” è stato punito con la perdita del prestigio.
Infine, anche se la legge è chiara e si applica a tutti, può sempre esserci il problema di emanare sentenze giuste. In un articolo pubblicato su un noto quotidiano si legge: “Il procuratore generale ha criticato il sistema della nazione per la condanna dei delinquenti, definendolo lento, incerto e ingiusto ‘ha le caratteristiche di una lotteria’. . . . In un distretto giudiziario federale il 71 per cento di tutti gli imputati condannati va in prigione mentre in un altro distretto solo il 16 per cento va in prigione se condannato per accuse simili”.
Tutto questo mette in evidenza che se si vuole giustizia per tutti, occorrono anche giudici saggi e giusti.
Nel tempo, come oggi, si è cercato di trovare una soluzione ai tanti problemi della giustizia.
Per esempio, dal secolo scorso si è cercato di fare molto per la riabilitazione dei delinquenti, cercando di aiutarli a emendarsi anziché infliggere per principio una punizione. Ma la recidività dei reati non si è affatto ridotta!
Altre volte si è applicato un metodo liberale e “umanitario” che ha fatto tornare liberi dei delinquenti abituali. Il risultato? E’ stato sintetizzato con questo commento da un economista: “Abbiamo scherzato con i malvagi, ci siamo fatti gioco degli innocenti e abbiamo incoraggiato i calcolatori. La giustizia ne soffre, e anche tutti noi”.
Un altro aspetto a cui si è prestato attenzione è stato quello del risarcimento o del compenso, cioè far riparare o ripagare il danno causato da un trasgressore invece di mandarlo in prigione.
Secondo il parere di due medici che stanno studiando la personalità dei delinquenti: “Per stroncare la criminalità … ciò che occorre non sono tanto alloggi migliori o una terapia convenzionale ma la conversione del trasgressore a un modo di vivere interamente nuovo e una rigorosa educazione morale …”.
Infine anche Papa Benedetto XVI, nella sua enciclica “Deus Caritas Est“, ha trattato l'argomento e citando S. Agostino ha affermato che uno Stato senza giustizia si riduce a una grande banda di ladri. Ha quindi aggiunto: “Non possiamo e non dobbiamo metterci al posto dello Stato, ma non possiamo neanche restare ai margini nella lotta per la giustizia". Già!..... come? "La Chiesa deve inserirsi in essa per la via dell’argomentazione razionale e deve risvegliare le forze spirituali, senza le quali la giustizia, che sempre richiede anche rinunce, non può affermarsi e prosperare. La società giusta non può essere opera della Chiesa, ma deve essere realizzata dalla politica”.
Mi piacerebbe conoscere il vostro parere su questo sentito problema.
“Continuate dunque a cercare prima il regno e la Sua giustizia, e tutte queste altre cose vi saranno aggiunte”. (Matteo 6:33) June 15 PERDONO O CONDONO - Cosa è giusto? - I parteCi sono parole, di sicuro effetto per i filosofi dell’effimero, che ricorrono spesso nella nostra vita. Indicano i sogni, i desideri o le necessità per le quali il genere umano da sempre si affanna. Queste parole escono dalla nostra bocca come una sorta di formula magica propiziatoria di ciò che giorno dopo giorno appare invece come una inverosimile illusione! Quante volte, ad esempio, abbiamo pronunciato la parola pace, per vederla calpestata sotto il peso degli avidi interessi e delle nostre crescenti concupiscenze; e che dire della parola amore, con la quale addolciamo le nostre farneticazioni di fronte al generalizzato egotismo o ad assassinii sempre più efferati, spesso perfino legalizzati dietro il paravento di stupidi sentimenti nazionalistici, campanilistici, corporativi e perfino religiosi. Per cercare di porre rimedio a tante malefatte si ricorre poi con altrettanta disinvoltura alla parola perdono, quasi possa cancellare, come una bacchetta magica, i tragici effetti della nostra ipocrisia!
Ci stiamo ormai “abituando” all’uso (o abuso) di certi termini, tanto di averne quasi stravolto il valore etimologico. E ancor più incredibile appare la veste religiosa, più o meno rituale, applicata a queste parole. Basti pensare alle reiterate richieste di perdono delle gerarchie ecclesiastiche del cattolicesimo per le nefandezze perpetrate nel corso della storia. Per esempio il Papa, durante la sua visita nella Repubblica Ceca del 1995, ha chiesto “perdono, a nome di tutti i cattolici, per i torti causati ai non cattolici”; ha poi chiesto “perdono agli indios dell’America Latina e agli Africani deportati come schiavi” nel corso della sua visita a Santo Domingo e in una udienza generale nel 1992; precedentemente (a Yaoundé nel 1985) aveva già domandato “perdono agli Africani per la tratta dei Neri”. Ma sempre con il solito distinguo! “E’ giusto che, mentre il secondo millennio del cristianesimo volge al termine” ha affermato Giovanni Paolo II “la Chiesa si faccia carico con più viva consapevolezza del peccato dei suoi figli nel ricordo di tutte quelle circostanze in cui, nell’arco della storia, essi si sono allontanati dallo spirito di Cristo e del suo Vangelo, offrendo al mondo anziché la testimonianza di una vita ispirata ai valori della fede, lo spettacolo di modi ti pensare e di agire che erano vere forme di controtestimonianza e di scandalo. La Chiesa, pur essendo santa per la sua incorporazione a Cristo, non si stanca di fare penitenza: essa riconosce sempre come propri, davanti a Dio e agli uomini, i figli peccatori”.
Non era dello stesso parere però l’apostolo di cui il Papa si beava di portare il nome quando scrisse: “Rimuovete l’uomo malvagio di fra voi” (1Corinti 5:13).
E queste parole dovrebbero richiamare la nostra attenzione sul vero significato, nell’etimologia cristiana, della parola perdono. Sebbene perdonare è ritenuto un aspetto fondamentale del cristianesimo, poichè nella “Legge” (o VT) sono ripetutamente scritte incoraggianti parole al riguardo pronunciate da Dio stesso, quali “Perdonerò il loro errore, e non ricorderò più il loro peccato” (Geremia 31:34), con un chiaro riferimento al mandato messianico, tale azione non deve essere confusa con condonare, cioè negare o dimenticare, scusare o giustificare il torto e nemmeno continuare a tollerarlo!
Non a caso quest’ultimo termine viene applicato quando a cancellare le trasgressioni è un ente giuridico, come lo Stato, o un suo organo giudiziario o fiscale. Il condono viene usato come espediente per far fronte all’incapacità dei governi di stanare i soliti “furbetti del quartierino”, gli evasori di regole, norme e gabelle i quali poi, naturalmente, ne approfittano per reiterare i loro “peccati”.
La condizione basilare per il perdono, in senso biblico e quindi cristiano, ma credo possa essere estesa a qualsiasi altro caso, è il sincero pentimento, cioè il totale e incondizionato riconoscimento della propria colpa e l’abbandono della condotta peccaminosa o errata! E’ infatti anche scritto nella “Legge”: “Quantunque facciate molte preghiere, non ascolto; le vostre medesime mani sono diventate piene di spargimento di sangue. Lavatevi, purificatevi; togliete la malizia delle vostre azioni d’innanzi ai miei occhi; cessate di fare il male….. se rifiutate e siete effettivamente ribelli, sarete divorati dalla spada…” (Isaia 1:15-10) e “…Iddio misericordioso e clemente, e abbondante in amorevole benignità e verità,….che perdona l’errore e la trasgressione e il peccato, ma non esenterà affatto dalla punizione….” (Esodo 34:6,7).
Dunque la volontà di perdonare da parte di Dio è strettamente connessa con la sua perfetta giustizia, che non è un astratto concetto filosofico avvolto a spirale intorno ad un inconcepibile quanto leggendario infinito, ma un modo di agire reale e coerente con la sua (e non la nostra) verità (ebraico ‘emèth la cui etimologia indica “qualcosa di sicuro, degno di fiducia, stabile, fedele, un fatto vero e stabilito”). Molto appropriatamente S. Paolo spiega questo in una delle sue lettere, dicendo: “Se la nostra ingiustizia mette in risalto la giustizia di Dio, che diremo? Dio non è ingiusto quando sfoga la sua ira, vero? Non sia mai! Altrimenti come Dio giudicherà il mondo?” (Romani 3:5,6).
Perciò le manifestazioni emotive in se stesse non sono prova di pentimento se non sono accompagnate da un effettivo cambiamento di condotta! La ripetizione nel corso dei secoli degli stessi errori da parte degli uomini e il gratuito condono degli stessi dovrebbe farci seriamente pensare prima di parlare e pronunciare parole che nella loro vera accezione hanno un valore sacro e profondo!
“Se rimanete nella mia parola, siete realmente miei discepoli, e conoscerete la verità, e la verità vi renderà liberi” (Giovanni 8:32)
June 09 "ANDATE E FATE DISCEPOLI INSEGNANDO LORO LE COSE CHE VI HO COMANDATO". E' stato veramente cosi?“Ci sono state delle ombre nell’opera di evangelizzazione dell’America Latina”
Con queste parole Benedetto XVI ha giudicato ciò che è accaduto in quella terra dall’alba del XVI secolo.
L’ennesimo mea culpa della gerarchia ecclesiastica cattolica per i crimini commessi nel corso dei secoli, dopo quello per le crociate…. per la caccia alle streghe da parte della Santa Inquisizione…. per il silenzio sull’olocausto?
Macchè!.....Il timido, quanto aggressivo Papa Ratzinger ha aggiunto: “…. non è possibile dimenticare le sofferenze e le ingiustizie inflitte dai colonizzatori alle popolazioni indigene, spesso calpestate nei loro diritti umani fondamentali”. Questa sottile distinzione dai colonizzatori, è stato considerato il solito, maldestro tentativo di eludere le responsabilità della Chiesa romana che ha subito provocato le proteste delle associazioni di indigeni dell’America Latina, di parlamentari e leader di governo, quali Chavez e Morales, e perfino degli stessi teologi cattolici, come Cecilia Domevi, la quale ha commentato che, contrariamente all’immagine idilliaca presentata dal pontefice, l’evangelizzazione del continente è stata “un’imposizione ambigua, violenta, uno scontro di culture”.
Il piano di conquista del mitico Eldorado da parte di spagnoli e portoghesi ricevette la piena approvazione della Chiesa Cattolica che affidò a questi conquistadores, bramosi di assicurasi le immense ricchezze di quella terra, il compito di evangelizzare l’America tant’è che, per risolvere il problema della correlazione tra cristianizzazione e conquista legittima dei territori, venne stabilito un documento, il Requirimento, che veniva letto agli indios all’inizio delle battaglie per “intimidirli” e indurli a piegarsi alla Chiesa e che a livello formale “assolveva” i conquistadores dalla colpa di aver sollevato una guerra ingiusta.
Così negli anni della conquista si andò formando un’aristocrazia coloniale che esercitava il suo potere sugli indigeni all’interno di un’istituzione detta encomienda. L’encomienda risolse ai primi coloni il problema della manodopera: gli indigeni lavoravano per i datori di lavoro spagnoli e se il loro lavoro non era volontario era imposto con la forza. Specialmente quando la richiesta di lavoratori si faceva più urgente erano frequenti le incursioni degli spagnoli nei villaggi indigeni, anche con grossi spargimenti di sangue, per ridurre in schiavitù la popolazione. Gli abitanti di uno o più villaggi venivano dati in consegna ad un colono spagnolo che assumeva il ruolo di encomiendero. L’encomiendero aveva il compito di cristianizzare gli indiani che gli erano stati affidati e che venivano impiegati nella costruzione di edifici, nelle miniere e nelle attività agricole. Questi svolgevano quel lavoro manuale che i coloni non erano disposti a fare e quest’ultimi espletavano il loro dovere verso la cristianità con la conversione dei pagani. In realtà per gli encomienderos, molto più interessati al lavoro svolto dagli indigeni che alla loro conversione, l’evangelizzazione si riduceva al solo battesimo di massa.
Di fatto l’invasione cristiana avvenne in una terra già creatrice di una propria civiltà che venne violata sia dal proselitismo dei frati che dall’avidità dei conquistadores. L’”anima” originaria delle Americhe fu schiacciata con la forza della presunzione degli europei e il popolo indios venne umiliato da una dominazione oppressiva e totalizzante che agiva con il preciso intento di soffocare una cultura considerata dagli invasori indegna di esistere. I conquistadores credevano infatti che gli indios fossero “selvaggi”, senza possibilità di redenzione; si diceva che non avessero l’anima e questa proterva concezione “autorizzò” ogni sorta di soprusi. Intere civiltà, quale quelle degli incas, degli aztechi e dei maya, furono spazzate via! I missionari cattolici con le loro croci affiancarono le spade dei conquistadores giustificandone le azioni.
Lo sterminio legato all’”evangelizzazione” nel continente americano ebbe dimensioni inaudite: 25 milioni di anime fino al 1570; 1 milione 300 mila un secolo e mezzo dopo. L’America Centro/Meridionale prima della conquista aveva circa 70 milioni di abitanti, nel 1600 erano scesi a circa 7 milioni.
Milioni e milioni di vite sacrificate sull’altare dell’assolutismo e dell’intolleranza cattolica, come nel caso delle crociate, dell’Inquisizione e di tutte le altre azioni sanguinose approvate e giustificate nel corso dei secoli dalla gerarchia ecclesiastica della Chiesa.
Accidenti!.... ed ora?.... scusate, ci dicono, ci siamo sbagliati, non l’abbiamo fatto apposta! O, per ritornare alle parole di Papa Ratzinger, “….. la doverosa menzione di tali crimini ingiustificabili non deve impedire di prender atto con gratitudine dell’opera meravigliosa compiuta dalla grazia divina (sich!) tra quelle popolazioni…”
Benedetto XVI ha poi riconosciuto che: “…. La saggezza dei popoli originari li portò fortunatamente a formare una sintesi tra le loro culture e la fede cristiana che i missionari offrivano loro. Di lì è nata la ricca e profonda religiosità popolare, nella quale appare l’anima dei popoli latino-americani”. Quella religiosità infarcita di paganesimo che l'ha accolto nel suo recente viaggio in quella terra!
In effetti la conversione degli indios nella maggioranza dei casi non fu mai totale. La religione cattolica cominciò a coesistere accanto alle pregresse religioni pagane che con difficoltà venivano estirpate dal substrato culturale. Si cercò di sradicare le credenze locali, oltre che con i massacri, anche appropriandosi di festività e luoghi sacri degli indigeni e quest’ultimi tentarono di difendere le loro vite e tradizioni sfumando in alcuni casi i loro dèi e i relativi riti sotto apparenze cristiane: la dea Tonatzin, a cui gli aztechi offrivano sacrifici, divenne la Vergine di Guadalupe che viene oggi venerata sullo stesso colle Tepeyac, poco fuori da Città del Messico, Pacha Mama (Terra Madre), dea della fertilità inca, divenne la Vergine Maria madre di Dio, Apu lIlampu, dio inca della pioggia, divenne Santiago (S. Giacomo), la sua festa cadeva il 25 luglio (provate a vedere nel calendario cattolico chi si festeggia in questo giorno), Inti Huayna Capac (Dio del Sole) divenne Gesù Cristo e la festa del Sole, detta Inti Raymi, veniva celebrata durante il solstizio d'inverno, esattamente il 25 dicembre (che sorprendente analogia con la corrispondente festa del Dio Mitra dei romani da cui originò, al tempo di Costantino, il Natale), e così via.
La diatriba ha quindi richiamato in causa l’opera di evangelizzazione nei confronti di popolazioni a tal fine considerate “barbare” portata avanti nei secoli con ogni mezzo dalla Chiesa Cattolica, attività ritenuta sempre legittima da parte della stessa, ma mai nel caso dell’opera di altre confessioni, accusate invece di plagi e settarismi.
Ma richiama anche alla mente le parole del fondatore del vero cristianesimo: “Guai a voi… ipocriti! Perché attraversate mare e terra per far un proselito, e quando lo è diventato lo rendete soggetto alla Geenna il doppio di voi”. (Matteo 23:15)
"Non siate inegualmente aggiogati con gli increduli. Poichè quale associazione hanno la giustizia e l'illegalità? O quale partecipazione ha la luce con le tenebre? Inoltre quale armonia c'è tra Cristo e Belial? O quale parte ha il fedele con l'icredulo? E quale accordo c'è tra il tempio di Dio e gli idoli?". (2Corinti 6:14-16)
June 06 WAR IS OVER, if you want itC’è stato un momento, nella storia recente, in cui il Presidente degli Stati Uniti, l’uomo più potente del pianeta, ha avuto paura di un cantante. Lo ha fatto indagare, spiare, intercettare, insomma ha fatto rivoltare la sua vita privata dal quel muso da mastino del suo capo del FBI per cercarvi, invano, del marcio. Il Presidente era Richard Nixon, il cantante John Lennon.
Erano gli anni settanta, c’era la guerra del Vietnam. Lennon a quei tempi era il numero uno, il più amato, il più carismatico. Sosteneva e animava la protesta dei giovani che si opponevano a Nixon.
Ora sappiamo tutti del Watergate, dell’assurdo attacco al Vietnam e degli stessi disastri causati da quel conflitto; e conosciamo tutti ‘la caccia alle streghe’ praticata contro chiunque si fosse dimostrato una voce fuori dal coro. In fondo, anche oggi è così, basta guardare cosa succede nei famosi "G8".
Esce in questi giorni un documentario dal titolo USA contro John Lennon che, oltre ad essere una requisitoria contro le deviazioni del governo americano, aiuta a farsi un’idea di quanto il mondo sia cambiato.
A quei tempi la febbre della rivoluzione era un contagio gioioso, le canzoni sbocciavano come gemme di travolgente forza creativa e impollinavano le menti di milioni di giovani in tutto il mondo. Un’era in cui si poteva sognare e credere che il mondo fosse alla soglia di un cambiamento profondo. Tutti noi sognavamo e cantavamo un mondo senza prevaricazioni e senza barriere contestando i predicatori della morale integerrima del patriottismo, i militari.
Già, i militari ….. qualcuno sa spiegarmi bene a che servono? ….. a garantire e mantenere la pace? ….. minacciata da chi? …. dai militari stessi! …. ahahahahahah …. un serpente che si morde la coda dunque!
Lennon cantava la pace, a volte con una tale semplicità e ingenuità da essere considerato retorico (e che c’è di complicato e di retorico nella pace?). Ma se la gente lo ricorda ancora, ne canta i brani, e giudica Imagine la canzone del secolo, oltre che come eterno inno contro tutte le guerre, forse è sbagliato definire retorico un messaggio chiaro contro i sofismi dei politici.
Mentre leggo e rifletto, va in onda su La 7 il documentario Napoli, vita, morte e miracoli …. descrive un altro tipo di protesta giovanile …. quella del terzo millennio …. contro la guerra in Iraq? …. contro la strage dei bambini-soldati e dei civili in Africa? …. contro gli interessi guerrafondai dei petrolieri e degli spacciatori di droga in Afghanistan? …. Noooooooooooooo! …. udite, udite …. contro lo Stato che non gli porta a casa il lavoro! …. Si perché i giovani dei “quartieri” alle ore 12.00 sono ancora a letto a dormire …. poverini …. e solo a quell’ora li svegliano i loro compassionevoli genitori per avvisarli che in porto è arrivato il “lavoro” …. una nave piena di malcapitati turisti da scippare! …. Dice una mamma tutta anema e core in un’intervista: “…. poverini, si arrangiano” …. e per che cosa? …. per un piatto di minestra? …. per un tozzo di pane? …. Nooooooooooooooo! …. per le scarpe della Nike! …. per i jeans Guess …. per le T-shirt etichettate CK …. o per le mutande con la Corona! …. Un padre protesta contro la Polizia che sequestra il motorino al figlio perché privo di assicurazione: “…. i soldi per l’assicurazione non ce li ha” …. ma quelli per il motorino si! …. e quelli per il cellulare anche! …. Un’altra madre parla del figlio ucciso da non si sa chi, e lamenta: “….. mio figlio era uno buono guaglione, si occupava solo di droga” …. Ma la mondezza a Napoli dove sta? ….. per le strade o nelle case? …. Per le strade ogni tanto passano i camion della Protezione Civile a raccoglierla oppure vi si dà fuoco …. per quella casalinga basta un miracolo in cattedrale una volta l’anno, o una passeggiatina a Pompei e le coscienze vengono ripulite!
Ma Napoli è solo la punta emblematica dell’iceberg! …. Quali valori hanno i giovani del terzo millennio, dai picciotti siciliani ai crociati di Pontida? …. sognano anch’essi un mondo senza prevaricazioni e senza barriere come i loro coetanei degli anni ’70? …. Cantano anche loro: “C'è un grande prato verde dove nascono speranze che si chiamano ragazzi ….” o sono ormai rassegnati e talmente schiacciati dalla precarietà da sfogare le loro frustrazioni nel consumismo più sfrenato?
E, in tal caso, di chi è la colpa? …. della “Società” …. di Berlusconi? …. di Prodi? ….
Mi piacerebbe se qualcuno di quelli sempre seduti a gustarsi una “tazzulella e cafè” …. o a sorseggiare un bicchierino di “limongello” …. qualcuno di quelli che come me forse ha creduto [o crede ancora] che si potesse realizzare “un mondo d’amore”, casomai tra una chiacchiera e l’altra su una poesia o sulla differenza tra una Ferrari e una Porche, volesse esprimere il proprio parere anche su temi non meno impegnativi dei soliti. Chi si offre? ….
Ah! …. John Lennon fu ucciso nel dicembre 1980 da un sedicente fan, un pazzo, si disse. Aveva solo 40 anni. E la guerra naturalmente continua ….
“Uscì un altro cavallo, color fuoco; e a colui che vi sedeva sopra fu concesso di togliere la pace dalla terra affinché si scannassero gli uni gli altri; e gli fu data una grande spada”. (Apocalisse 6:4)
“Fa cessare le guerre fino all’estremità della terra. Frantuma l’arco e taglia a pezzi la lancia; brucia i carri nel fuoco”. (Salmo 46:9)
June 03 DEDICATA A TUTTI QUELLI CHE AMANO LA POESIA
Colour of My Love
I'll paint my mood in shades of blue
Paint my soul to be with you I'll sketch your lips in shaded tones Draw your mouth to my own I'll draw your arms around my waist Then all doubt I shall erase I'll paint the rain that softly lands on your wind-blown hair I'll trace a hand to wipe out your tears A look to calm your fears A silhouette of dark and light While we hold each other oh so tight I'll paint a sun to warm your heart Swearing that we'll never part That's the colour of my love I'll paint the truth Show how I feel Try to make you completely real I'll use a brush so light and fine To draw you close and make you mine I'll paint a sun to warm your heart Swearing that we'll never part That's the colour of my love I'll draw the years all passing by So much to learn so much to try And with this ring our lives will start Swearing that we'll never part I offer what you cannot buy Devoted love until we die June 01 IL PAESE DEI BALOCCHIC’era una volta ... … iniziano così tutte le favole … anche la mia … la tua … e quella di migliaia d’altri che quotidianamente vengono scritte e lette sul Web.
Un giorno della nostra vita … un particolare giorno di qualche tempo fa … eravamo così tristi … o tanto allegri? … ma no … forse eravamo solo profondamente delusi … o pieni di speranza? … insomma, quel giorno abbiamo fatto “clic” sul nostro PC e, come per magia, una pagina bianca si è aperta davanti a noi pronta a raccogliere il frutto della nostra fantasia. E si! … perché i tempi cambiano ma il bisogno di fantasia rimane, con linguaggi e mezzi di comunicazione impensabili alcuni anni fa.
Ma poiché questa società postmoderna, orfana di progettualità collettive e di riferimenti ideologici, è sempre più orientata verso l’egocentrismo, anche la nostra fantasia è cambiata. Oggi immagini, suoni e sogni hanno assunto connotati per lo più narcisisti. Ognuno di noi si descrive e si guarda in questo specchio digitale desiderando, attraverso i commenti altrui, di essere rassicurato sulla propria “bellezza”, sia essa morale o semplicemente edonistica.
E accidenti a quell’uomo “tutto d’un pezzo”, quello serioso e controverso, di difficile interpretazione, che spazia da una esegesi della vita tanto ristretta, da sembrare ormai obsoleta, quanto libertaria e che non ci vuole proprio stare! Parla e provoca questo Grillo Parlante, ma cosa vorrà mai? … bah! … un vero mistero.
Sembra essere una prerogativa del tutto maschile questa doppia e contrastante immagine perché sui “blog” capita sovente di vedere uomini “capaci” ma deboli, “intelligenti” ma vanitosi, “riflessivi” ma noiosi, “romantici” ma petulanti!
Molto più variegato è invece l’universo femminile dove l’interpretazione delle varie personalità diventa un vero “gioco” d’azzardo! Ogni donna è un pianeta tutto da scoprire, una misteriosa terra da esplorare, un mare di sensazioni da navigare, una frontiera da raggiungere.
Ci sono le tenere signore totalmente immerse nel loro ruolo di compagne e allevatrici, oggi pretestuoso simbolo di tradizione e di identità. Un ruolo e un diritto del tutto naturali ma che, per ignoranza, per mancanza di sensibilità o per pregiudizio, viene spesso pagato con la rinuncia alla dignità e alla propria femminilità. Il blog diventa quindi lo specchio dove queste Fatine possono vedere riflessa la loro intrinseca sensualità, dove poter esprimere quel desiderio soffocato di passionalità, dove coltivare quel sogno di libertà da sempre sacrificati sull’altare del proprio commovente ed eroico spirito di abnegazione.
In contrasto ci sono le donne guerriere, moderne Amazzoni che hanno totalmente e duramente pagato il debito della disillusione abbandonando il mondo ovattato e certo del compromesso e ora lottano, con senso di realismo e senza più ipocrisia, gridando nelle pagine digitali il proprio diritto al riscatto e alla vita.
Un pianeta del tutto particolare è infine quello costituito dalle “badgirls”, vere matriarche del Web. Si presentano come fari di sapienza che illuminano il cammino degli incerti e stabiliscono punti di riferimento per i naviganti nel mare dell’oscurantismo morale e culturale. Crogiuoli di sensazioni e di emozioni, ai loro fardelli di esperienza e di saggezza vogliono sempre aggiungere il peso delle altrui insicurezze. Modelle di gioie e di sofferenze, continuamente in bilico tra il sacro ed il profano mostrano i sensi e cingono di cilicio le loro menti, camminando spedite sulla via della santimònia! Schiere di “amici” le seguono ogni volta incantati dal suono dei loro Pifferi Magici!
Già, l’amicizia è il leit motiv di questo universo! Un sentimento del tutto “sui generis”, tipo “chatta e scappa” perché, si sa, è materialmente impossibile seguire con sincerità e vero affetto (dal greco philìa) elenchi così tanto generosi. Di amici infatti se ne trovano quanti ne vuoi, 10, 100, 1000, il carnet cresce in misura esponenziale perché, come riflesso nello specchio, è stato ribaltato il senso dell’antico proverbio che è dunque diventato: tanti “amici”, tanto onore! Non importa curare se costoro siano persone morali o nel giusto, quel che conta è che la propria richiesta di attenzione e di ammirazione sia sempre ampiamente soddisfatta.
Così è felice il prolisso “scrittore dell’effimero” di vantare il record dei commenti al suo post! Ed è pienamente appagato il “signore delle emozioni” di incantare con le sue smielate e “precotte” frasi le decine di nichiliste casalinghe in cerca di sogni evasori.
Non mancano poi i soliti “figli e figlie della lupa”, l’usuale e irriciclabile spazzatura della razza umana presente anche sul Web, sempre pronti a sbavare davanti a un generoso scorcio di tette o alla vista di striati tessuti ben modellati nelle palestre.
Insomma, per arrivare alla conclusione della storia, quello che conta, come in tutte le favole che si rispettano, è evadere dalla dura realtà quotidiana e bramare, inventare, sognare perché, come disse Lucignolo al malcapitato burattino, "nel paese dei balocchi si gioca, si gioca, si gioca e … non si studia mai!".
“Poiché ci sarà un periodo di tempo in cui non sopporteranno il sano insegnamento, ma, secondo i loro propri desideri, si accumuleranno maestri per farsi solleticare gli orecchi; e distoglieranno i loro orecchi dalla verità, mentre si volgeranno a false storie”. (2Timoteo 4:3,4)
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