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June 29 RASSEGNA STAMPA - Le notizie che non dovebbero mai sfuggirciLA SALMA DI RENATINO NELLA BASILICA L’ULTIMO COLPO DEL BOSS BENEFATTORE
di Filippo Ceccarelli, da la Repubblica del 25 giugno 2008
Cuelli morti che ssò dde mezza tacca
Fra ttanta ggente che sse va a ffà fotte, Vanno de ggiorno, cantanno a la stracca, Verzo la bbùscìa che sse l'ha dda iggnotte (I morti di Roma di G.G. Belli)
“... Ora, secondo le classificazioni mortuarie di Giuseppe Gioachino Belli, Renatino De Pedis non era esattamente un morto di mezza tacca, lasciava ristoranti, locali notturni, boutique, negozi, società immobiliari e imprese edili, ma la buca ("bbùscia") che ha finito per inghiottirselo in via definitiva appare da più di dieci anni del tutto incongrua alla sua storia di bandito - per quanto a Roma di banditi sepolti in chiesa ce ne stiano a iosa.
Il fatto - pare - è che quando si sposò, proprio lì a la "Pulinara", che sarebbe Sant'Apollinare, tra il serio e il faceto, come chi non vorrebbe disturbare un giorno di felicità, Enrico (così si chiamava veramente) disse alla sposa: "Sai, il giorno che mi tocca - si noti il pudore - mi piacerebbe essere portato qui". E così è stato, anche velocemente: dal Campo Verano, con un salto improvviso nella primavera del 1990 le spoglie del bandito passarono dal loculo del suocero all'ipogeo della basilica, con procedura eccezionale, senza investire cioè né il comune, né l'avvocatura di stato, né nessun altro al di fuori della Chiesa, che su certe cose, su certi luoghi, su certe scelte, non prende in considerazione l'idea di spiegarle, tantomeno si abbassa proprio a discuterle, e da secoli.
E così Renatino è ancora qui sotto, nella silenziosa frescura della cripta, sarcofago di marmo bianco, iscrizioni in oro e zaffiro, l'ovale della foto, e uno dei più straordinari misteri che sia dato immaginare nella città eterna, con l'aggravante del macabro, il cortocircuito della ragazza scomparsa e la quasi certezza che non si saprà mai cosa diavolo è accaduto in quella chiesa.
Il rettore di Sant'Apollinare spedì infatti la vedova dal Vicario di Roma, il cardinal Ugo Poletti, che non era esattamente uno sprovveduto, con una dichiarazione piuttosto impegnativa: "Si attesta che il signor Enrico De Pedis è stato un grande benefattore dei poveri che frequentano la Basilica e ha aiutato concretamente tante iniziative di bene che sono state patrocinate in questi ultimi tempi, sia di carattere religioso che sociale. Ha dato particolari contributi per aiutare i giovani, interessandosi in particolare per la loro formazione cristiana e umana".
E su questo aureo certificato di benemerenza ha reso una parola definitiva, nella sua sublime ambiguità, il più romano, il più ecclesiale e anche il più disinvolto tra i politici: "Ecco, magari non era proprio un benefattore per tutti - scolpì Giulio Andreotti - Ma per Sant'Apollinare sì".
Come ogni buon sacerdote avveduto, Don Pietro Vergari, l'allora rettore amico dei De Pedis, volle rinforzare la soluzione con una ulteriore scrittura (a suo tempo divulgata da Gianni Barbacetto sul Diario) che mostrava, insieme al decoro, anche la convenienza dell'operazione: "Il lavoro di sepoltura sarà fatta da artigiani e operai specializzati in questo settore che già hanno lavorato per la tumulazione degli ultimi Sommi Pontefici in Vaticano. Sarà questa anche l'occasione per risanare uno degli ambienti dei sotterranei, già luogo di sepoltura dei parrocchiani, da moltissimi anni lasciati in completo abbandono".
E di nuovo: "Il defunto è stato generoso nell'aiutare i poveri che frequentano la basilica, i sacerdoti e i seminaristi, e in suo suffragio la famiglia continuerà a esercitare opere di bene, soprattutto contribuendo nella realizzazione di opere diocesane".
L'incongrua sepoltura si riseppe nel luglio del 1997, grazie al sindacato di Polizia. E poi dice che vengono a Roma da tutto il mondo: per vedere, per sognare, per illudersi di capire”. C’è chi grida allo scandalo; c’è chi si s’indigna; c’è chi si domanda come e perché sia stato possibile che Renato De Pedis, boss della Banda della Magliana abbia potuto trovare sepoltura all’interno della basilica di Sant’Apollinare: “meriti”, evidentemente, che ci sono sconosciuti e che sarebbe interessante conoscere, visti i numerosi dubbi che suscitano le voci che circolano sui suoi presunti “traffici” con l'uomo della finanza Vaticana, il defunto capo dello IOR, Monsignor Paul Marcinkus.
Non è questo, però, l’unico motivo per “scandalizzarsi” (per chi ha ancora un minimo di senso morale e civico, naturalmente….) pensando ai loschi “affari” politico-economici della Chiesa Cattolica. Vagabondando per cattedrali e chiese spesso ci si imbatte in non meno sorprendenti episodi che attestano lo stretto legame che c’è sempre stato tra questa Chiesa e i poteri forti e malavitosi. Il leit-motiv è sempre quello: fare “grano”, per dirla alla maniera del nostro Presidente del Consiglio, un altro che non ha mai disdegnato certe relazioni!
Per esempio in una chiesa centrale di Montreal, Canada, è ancora possibile vedere negli affreschi delle volte, una bizzarra composizione, che mostra santi e beati, e naturalmente la Santa Vergine e Gesù ancora bambino; con loro c’è anche un Benito Mussolini in regolamentare camicia nera, assieme ai quadrunviri e ai partecipanti alla marcia su Roma.
Se poi si va a Brooklyn, New York, nella Chiesa Madre, sempre confuso tra santi, beati e altre sacre immagini, si può vedere, anche un signore di mezza età che indossa un elegante cappotto di cammello anni cinquanta e un borsalino in mano. E’ Joe Profaci, boss mafioso della zona. La storia è questa: molti italo-americani erano partiti per combattere in Europa contro fascisti e nazisti. Le madri, le figlie, le mogli, le fidanzate, fecero un voto: “Se i nostri uomini tornano sani e salvi, ci tassiamo per costruire una chiesa”. La Santa Vergine deve essere stata particolarmente misericordiosa, e molti devono essere tornati: le offerte raccolte superarono di gran lunga il denaro necessario per la costruzione della Chiesa. E con i soldi rimasti si acquistarono gioielli per adornare la statua della Vergine. Una notte, a metà anni cinquanta, dei ladri penetrarono in Chiesa e si impossessarono dei gioielli. Polizia e investigatori non cavarono un ragno da un buco; il vescovo di allora, che doveva saperla lunga, si rivolse quindi ai picciotti. Dopo qualche giorno i gioielli furono restituiti. Insomma una "Operazione S. Gennaro" in piena regola, e questa volta non era una fiction cinematografica. Qualche giorno ancora, e nella stessa chiesa si celebrarono due funerali, quelli dei ladri di gioielli. Per ringraziamento Joe Profaci venne ritratto sulla volta, appunto tra i santi e i beati.
Siculiana è un piccolo paesino siciliano tra Agrigento e Caltanissetta. Da lì sono partiti i Caruana-Cuntrera, una famiglia mafiosa la cui ragnatela di traffici illeciti (narco-traffico soprattutto) è estesa tra Europa, Canada e Venezuela. Da anni i boss hanno lasciato il paese: alcuni in carcere, altri a Montreal, altri ancora sparsi tra Germania, Regno Unito e Sud America. Nella chiesetta del Santo Crocifisso di Siculiana ci sono però i banconi dove i fedeli pregano la domenica e le feste comandate. Su ogni bancone c’è la targhetta di chi l’ha donato: e molti sono a nome dei boss espatriati, latitanti o in carcere. Come si dice: davvero le vie del Signore sono infinite.
Giuda Iscariota, tanto pè dillo alla maniera del Belli, nun ce deve avè penzato, sinnò, co’ cuei trenta zecchini, magara 'n posticino drento quarche sicuro e tranquillo antro de San Pietro l’avrebbe trovato puro lui!
“I suoi capi giudicano in vista dei regali, i suoi sacerdoti insegnano per lucro, i suoi profeti danno oracoli per denaro. Osano appoggiarsi al Signore dicendo: «Non è forse il Signore in mezzo a noi? Non ci coglierà alcun male»” – Michea 3:11
I morti di Roma Cuelli morti che ssò dde mezza tacca Cuell' antri, in cammio, c'hanno la patacca Cc'è ppoi 'na terza sorte de figura, Cuesti semo noantri, Crementina,
Secondo il Belli i morti di Roma si potevano suddividere in tre classi (almeno per la Chiesa): i morti di media condizione, che venivano sepolti di pomeriggio e il cui funerale aveva una parvenza di onoranza funebre; i morti dell'alta società, che pretendevano un mortorio nelle prime ore della notte, con consumo di torce e concorso solenne; infine, i morti del popolo, i disgraziati che, tenuti in nessun conto, venivano gettati nel mucchio durante le ore del mattino.
June 21 UNA RADICE MALIGNA“La vedete questa mano? Toccatela, ha fatto il grano!”
Queste parole sono state pronunciate da Silvio Berlusconi, attuale Presidente del Consiglio, ad un gruppo di imprenditori del Lazio e sono risuonate in tutto il paese lo scorso 7 giugno in occasione del convegno dei giovani industriali che si è tenuto a S. Margherita Ligure.
Quando ero adolescente, qualche volta mio nonno, mio padre, i miei zii o altre persone adulte, tutta gente comune e operaia, mi mostravano le loro mani e mi dicevano: “Queste mani sono pulite e hanno lavorato sempre onestamente!”
Che differenza di valori!
Un tempo ai giovani si insegnava l’onestà, la giustizia e il rispetto quali princìpi fondamentali del comportamento degli uomini.
Oggi quello che conta invece è il denaro e per procurarselo gli uomini sacrificano valori, sentimenti, ideali e princìpi.
E’ interessante scoprire come il Cavaliere ha mietuto, nel corso del tempo, il suo amato “grano”.
Le molte vicende giudiziarie che lo riguardano, e che tenta tenacemente di invalidare come se ne presenta l’occasione, ce ne danno un’idea: aggiotaggio, riciclaggio di denaro “sporco”, falso in bilancio, corruzione di funzionari pubblici, solo per citarne alcune. Se volete soddisfare la vostra curiosità, andate a leggervi l’articolo apparso sull’Espresso dell’8 maggio 2001 intitolato “Così ha fatto i soldi Berlusconi” di Francesco Bonazzi e Peter Gomez.
Questo è il modello di imprenditoria che viene additato alle giovani generazioni, sui cui risultati è bene riflettere. Purtroppo abbiamo un solo modo per farlo, seguire le cronache, soprattutto giudiziarie, che riguardano questi “imprenditori” (un appellativo gentile attribuito a quelli che una volta si chiamavano “padroni”).
Così mi son preso la briga di andare a rivedere sui giornali alcuni di questi risultati, mettendoli in relazione con i gravi problemi che affliggono il paese e il mondo intero per capire se c’è un nesso.
CRISI ENERGETICA
Il continuo e incontrollato aumento del costo del petrolio ha conseguenze drammatiche sull’economia nazionale e mondiale. Ha già iniziato a cambiare radicalmente la vita quotidiana di molti cittadini sia in Italia che in tutto il globo. Ad esempio è stato calcolato che le bollette di luce e gas nonché il pieno di carburante comporteranno un salasso per ciascuna famiglia italiana di circa 1.255 euro. A tali aumenti sono legati a filo doppio i rincari per pane, pasta e riso e altre derrate che non solo renderanno più oneroso fare la spesa nel nostro paese ma incideranno negativamente sulla crisi alimentare dei paesi più poveri. Però non tutti piangono! Qualcuno festeggia, come le grandi compagnie petrolifere nazionali e multinazionali. La texana EXXON (la nostra Esso) ha guadagnato nel 2007 1.300 dollari al secondo, 111 milioni di dollari al giorno, in tutto 40,6 miliardi di dollari! Non c’è che dire, la guerra di Bush e degli “imprenditori” suoi alleati ha reso bene! Poco meno di un anno fa il costo del greggio, che sui mercati internazionali viene pagato in dollari, ammontava a circa 70 dollari al barile. Il rapporto dollaro/euro era alla pari, quindi noi europei pagavamo ciascun barile circa 70 euro. Oggi il costo del greggio è aumentato a circa 140 dollari a barile. Ma il rapporto dollaro/euro è anche aumentato, in favore di quest’ultimo, a quasi 1,60, perciò, nonostante l’aumento, noi continuiamo a pagare il greggio in euro più o meno allo stesso prezzo di un anno fa. Allora a cosa è dovuto l’aumento al consumo? “IL CASINÒ DEL GREGGIO ‘VIRTUALE’”, di Federico Rampini, da la Repubblica del 9 giugno 2008
“… l’inquietante enigma del caro-petrolio … venerdì ha sfiorato i 140 dollari il barile e sembra deciso a realizzare la sospetta "profezia" della banca GOLDMAN SACHS (200 dollari a barile). Quando in sole 48 ore di scambi al New York Mercantile Exchange (Nymex) i futures schizzano al rialzo del 13%, com’è successo tra giovedì e venerdì scorso, non c’è aumento dei consumi … che tenga ... negli ultimi dodici mesi questo rincaro ha cominciato a puntare verso il cielo, raddoppiando di colpo … Al Nymex ormai i contratti di futures sul petrolio movimentano un miliardo di barili al giorno, tutti virtuali; mentre la produzione del greggio vero è di soli 85 milioni di barili al giorno. La quantità di carta finanziaria che viene scambiata è immensamente superiore ai consumi mondiali di idrocarburi … La curva di incremento esponenziale dei prezzi è identica a quella disegnata dal Nasdaq al culmine dell’euforia sulla New Economy nel 1999, prima di crollare nel marzo 2000. A quell’epoca le Borse erano dominate dai colossi di Internet proprio come oggi sono dominate dalle compagnie petrolifere, nuove campionesse della capitalizzazione. Ai tempi della bolla-Nasdaq si erano distinte alcune banche come MERRILL LYNCH e CREDIT SUISSE FIRST BOSTON, i cui analisti suggerivano "comprare comprare" alla clientela anche quando le quotazioni avevano ormai superato la stratosfera. Oggi al centro della febbre dei futures petroliferi c’è la GOLDMAN SACHS, il cui analista Arjun Murti ha lanciato la celebre previsione sul greggio a 200 dollari il barile … Nessuno interviene a controllare che dietro le transazioni virtuali sui futures possano essere onorati gli scambi di merce reale … Il primo imputato è il segretario americano al Tesoro, Henry Paulson, che prima di assumere l’incarico nell’Amministrazione Bush ha passato tutta la sua carriera professionale alla GOLDMAN SACHS fino a diventarne presidente e amministratore delegato. Forse è ingeneroso ricordare che, quand’anche Paulson passasse i prossimi cent’anni al governo (per fortuna non accadrà), i suoi stipendi cumulati non raggiungerebbero il valore delle stock options che ha incassato alla GOLDMAN SACHS. Al di là degli aspetti personali, Paulson è stato il regista del salvataggio delle banche d’affari di Wall Street (vedi Bear Stearns) che stavano per affondare sotto il peso della crisi dei mutui subprime. Con che coraggio potrebbe punzecchiare la nuova bolla dei futures petroliferi, su cui le gloriose istituzioni di Wall Street stanno tentando di rifarsi i bilanci? Dietro di lui, gli interessi personali della famiglia Bush e del vicepresidente Dìck Cheney nell’industria petrolifera non incoraggiano a smontare la macchina speculativa che ha moltiplicato le quotazioni azionarie di tutto il settore … i fondi pensione hanno investito 40 miliardi di dollari nella speculazione sulle materie prime, ansiosi anche loro di recuperare almeno una parte delle perdite subite sui subprime. E in questa nuova febbre speculativa un ruolo-chiave spetta al banchiere centrale Ben Bernanke, il presidente della Federal Reserve … abbassando i tassi d’interesse ai minimi storici ha continuato la politica del denaro facile che è il carburante primario di tutte le bolle. Il calo dei tassi a sua volta indebolisce il dollaro; costringe i paesi dell’OPEC a cercare compensazioni nei rialzi del greggio (quotato in dollari); e incoraggia la finanza a puntare sulle materie prime come beni-rifugio contro l’inflazione mondiale. Un perfetto circolo vizioso”.
In parole “povere” (è proprio il caso …) l’imprenditoria bancaria internazionale, con i banchieri USA in testa e tutti gli altri, i nostri inclusi, a rincorrerli, stanno sfruttando la bolla petrolifera per mietere “grano”, cioè per rifarsi delle perdite causate dal flop di diversi fondi di investimento, come quelli, ad esempio, legati ai mutui ipotecari, fregandosene delle difficoltà che queste manovre stanno causando all’intera popolazione mondiale.
La tattica è la solita, sfruttata nell’ultima campagna elettorale anche nel nostro paese dagli “illuminati” governanti di destra per assicurarsi il potere: infinite notizie vengono diffuse ad hoc tramite i mass-media controllati, con l’intento di favorire certe scelte politiche o economiche. Nel caso specifico, per rincarare i futures petroliferi: oggi ci sono i disordini in Nigeria, domani un oleodotto fatto saltare in Iraq, dopodomani la notizia della guerra imminente in Iran o la scusa della domanda insaziabile della Cina nonché il solito «rischio terrorismo» che impone un sovrapprezzo.
Il fine è sempre lo stesso: creare quel sottobosco culturale, in genere basato sull'individualismo o sul pregiudizio o sulla paura, necessario per avere consenso e portare a buon fine i propri loschi affari volti in un'unica direzione: fare “grano”!
CORRUZIONE MORALE E MALAVITA ORGANIZZATA
Il degrado sociale nel nostro paese ha raggiunto picchi spaventosi e la cosiddetta società civile sta vivendo ore amare, difficilissime. Quel che accade in Campania, con i cumuli di mondezza che non si riescono a rimuovere, i casi di malasanità a Milano, le mazzette pagate a funzionari dell’amministrazione tributaria a Roma, solo per citarne alcuni, hanno tutti un comune denominatore: “fare grano”, con ogni mezzo!
imprese, politici e camorra ecco i colpevoli della peste, di Roberto Saviano, da la Repubblica del 5 gennaio 2008
“Gli ultimi dati pubblicati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità mostrano che la situazione campana è incredibile, parlano di un aumento vertiginoso delle patologie di cancro. Pancreas, polmoni, dotti biliari più del 12% rispetto alla media nazionale. La rivista medica The Lancet Oncology già nel settembre 2004 parlava di un aumento del 24% dei tumori al fegato nei territori delle discariche e le donne sono le più colpite. Ma forse queste vicende avvengono in un altro paese. Perché chi governa e chi è all'opposizione, chi racconta e chi discute, vive in un altro paese. Perché se vivessero nello stesso paese sarebbe impensabile accorgersi di tutto questo solo quando le strade sono colme di rifiuti. Forse accadeva in un altro paese che il presidente della Commissione Affari Generali della Regione Campania fosse proprietario di un'impresa - l'ECOCAMPANIA - che raccoglieva rifiuti in ogni angolo della regione e oltre, e non avesse il certificato antimafia. Eppure non avviene in un altro paese che i rifiuti sono un enorme business. Ci guadagnano tutti: è una risorsa per le imprese, per la politica, per i clan, una risorsa pagata maciullando i corpi e avvelenando le terre … il meccanismo criminogeno attraverso cui si fondono tre poteri: politico, imprenditoriale e camorristico - è il sistema dei Consorzi. Il Consorzio privato-pubblico rappresenta il sistema ideale per aggirare tutti i meccanismi di controllo … La politica ha tratto dal sistema dei consorzi 13.000 voti e 9 milioni di euro all'anno, mentre il fatturato dei clan è stato di 6 miliardi di euro in due anni. Ma guadagnano cifre immense anche i proprietari delle discariche come dimostra il caso di Cipriano Chianese, un avvocato imprenditore di un paesino, Parete, il suo feudo. Aveva gestito per anni la SETRI, società specializzata nel trasporto di rifiuti speciali dall'estero: da ogni parte d'Europa trasferiva rifiuti a Giugliano-Villaricca, trasporti irregolari senza aver mai avuto l'autorizzazione dalla Regione. Aveva però l'unica autorizzazione necessaria, quella della camorra … Chianese - secondo le accuse - è uno di quegli imprenditori in grado di sfruttare l'emergenza e quindi riuscì con l'attività di smaltimento della sua RESIT a fatturare al Commissariato straordinario un importo di oltre 35 milioni di euro, per il solo periodo compreso tra il 2001 e il 2003. Gli impianti utilizzati da Chianese avrebbero dovuto essere chiusi e bonificati. Invece sono divenute miniere in tempo di emergenza. Grazie all'amicizia con alcuni esponenti del clan dei Casalesi, hanno raccontato i collaboratori di giustizia, Chianese aveva acquistato a prezzi stracciati terreni e fabbricati di valore, aveva ottenuto l'appoggio elettorale nelle politiche del 1994 (candidato nelle liste di Forza Italia, non fu eletto) e il nulla osta allo smaltimento dei rifiuti sul territorio del clan … Sullo smaltimento dei rifiuti in Campania ci guadagnano le imprese del nord-est. Come ha dimostrato l'operazione dei carabinieri “Houdini” del 2004, il costo di mercato per smaltire correttamente i rifiuti tossici imponeva prezzi che andavano dai 21 centesimi a 62 centesimi al chilo. I clan fornivano lo stesso servizio a 9 o 10 centesimi al chilo. I clan di camorra sono riusciti a garantire che 800 tonnellate di terre contaminate da idrocarburi, proprietà di un'azienda chimica, fossero trattate al prezzo di 25 centesimi al chilo, trasporto compreso. Un risparmio dell'80% sui prezzi ordinari … Non è affatto la camorra ad aver innescato quest'emergenza. La camorra non ha piacere in creare emergenze, la camorra non ne ha bisogno, i suoi interessi e guadagni sui rifiuti come su tutto il resto li fa sempre, li fa comunque, col sole e con la pioggia, con l'emergenza e con l'apparente normalità, quando segue meglio i propri interessi e nessuno si interessa del suo territorio, quando il resto del paese gli affida i propri veleni per un costo imbattibile e crede di potersene lavare le mani e dormire sonni tranquilli … Quando si getta qualcosa nell'immondizia, lì nel secchio sotto il lavandino in cucina, o si chiude il sacchetto nero bisogna pensare che non si trasformerà in concime, in composta, in materia fetosa che ingozzerà topi e gabbiani ma si trasformerà direttamente in azioni societarie, capitali, squadre di calcio, palazzi, flussi finanziari, imprese, voti. E dall'emergenza non si vuole e non si po' uscire perché è uno dei momenti in cui si guadagna di più”.
BOLLE FALSE E FINTI TRATTAMENTI COSI’ CAMUFFIAMO I VELENI, di Carlo Bonini, da la Repubblica del 6 giugno 2008.
“L’uomo ha l’accento marcato delle valli lombarde … Gli imprenditori come lui li chiamano brooker. Intermediano tra il rifiuto che caricano e la discarica in cui lo sversano. Al committente, pubblico o privato, offrono un servizio chiavi in mano: trasporto, conferimento e smaltimento. Dal sistema ci guadagnano tutti i protagonisti del ciclo. L’imprenditore che dimezza il costo di smaltimento. Il brooker che ricarica sui costi fino al cinquanta per cento. La discarica non autorizzata che interra i veleni. Di aziende di “intermediazione rifiuti” in Italia ce ne sono almeno un migliaio. «Di fatto – spiega il nostro brooker lombardo – parliamo sempre delle stesse cinquanta persone cui quelle società, in un modo o in un altro, fanno capo» … A Pianura finirono i fanghi venefici dell’ACNA di Cencio e Dio solo sa cos’altro … in una discarica di Giuliano venivano interrati direttamente i cassoni dei camion che arrivavano dalla Lombardia, dal Veneto e dal Piemonte … I trucchi erano e restano a tutt’oggi due. Il primo di chiama “girobolla” Il secondo … è lo “scarico di conferimento”. «Il rifiuto pericoloso esce dalla fabbrica del nord con un codice e una destinazione finale. Diciamo la Campania. Lungo la strada si ferma almeno due o tre volte in altrettanti impianti di stoccaggio e trasformazione, che sono per lo più concentrati tra Toscana e Umbria. In questi centri al trasportatore viene consegnata una nuova bolla di accompagnamento … che certifica, in modo falso, che il carico dei rifiuti è stato trattato e trasformato in innocuo materiale di recupero. In realtà, l’immondizia non è mai scesa dal camion. Ma quando arriva in discarica può essere accolta perché risulta essere altro da ciò che è». L’industriale a monte è libero da ogni sospetto o seccatura perché avrà un documento che attesta il trattamento intermedio di quei rifiuti e per la stessa ragione lo saranno il brooker e la discarica che quei rifiuti ha interrato … Tutti sanno. Compresi, evidentemente, chi i carichi li trasporta”.
La storia dei traffici illeciti dal Nord al Sud è documentata dagli atti di diverse Commissioni d’inchiesta parlamentari i quali attestano che molte mani “hanno fatto il grano” speculando a danno della salute delle persone, quelle stesse persone che, ignave, ora si rivolgono proprio a chi rappresenta quelle mani avide e assassine nella vana speranza di vedere risolti i loro problemi, sostenendo e accrescendo il loro potere. La magistratura ha appurato che a Pianura, tra il 1987 e il 1994 sono state sversate centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti ospedalieri, polveri di amianto, alimenti avariati provenienti dal Torinese, dal Milanese e dal Bolognese. L’operazione della Guardia di Finanza “Terra mia” ha accertato che “su 120 ettari di terreno ai confini di campi coltivati o di zone sottoposte a bonifica sono stati smaltiti illecitamente olii minerali, piombo, scorie saline, schiumature di alluminio”. Negli ultimi tre anni “circa un milione di tonnellate di rifiuti pericolosi provenienti da Toscana e Veneto sono stati smaltiti illegalmente in Campania”.
Ricoveri-truffa al San Raffaele, a giudizio il vice di don Verzè, di Luigi Ferrarella, dal Corriere della Sera dell’8 marzo 2006.
“Il sipario della prescrizione, abbreviata dalla nuova legge ex Cirielli, cala su gran parte dell'inchiesta avviata nel '98 sulla struttura amministrativa dell' ospedale SAN RAFFAELE, accusata d'aver truffato alla Regione 8 miliardi di vecchie lire dal '95 al '98, tramite 15 mila indebiti rimborsi di prestazioni ambulatoriali in Pronto soccorso mascherate da ricoveri di un giorno in Chirurgia d' urgenza … La spugna del tempo scolorisce così persino l'accesa temperie della polemica nel '99 tra il fondatore dell' ospedale privato, Don Verzè, e l'allora procuratore Francesco Saverio Borrelli. Dopo l'arresto dei primari, infatti, Don Verzè «sulla loro onestà» aveva detto di essere «pronto a mettere non la mano, ma tutto me stesso sul fuoco». E dopo che 40 primari avevano scritto ai giornali perché «non fosse infangato il nome del SAN RAFFAELE», e 50 pazienti si erano schierati in difesa del primario di Oncologia, Don Verzè aveva inviato a Borrelli una lettera («Forse Lei non ha ancora provato a essere gravemente ammalato (...) Se questi ammalati dovessero peggiorare o, purtroppo, venir meno, nessuno potrà impedirmi di denunciare pubblicamente questa violazione») rispedita al mittente dal procuratore («La Sua lettera è troppo sconveniente, sotto il profilo etico e del buon gusto, perché io possa trattenerla anche solo un' ora»). Ora, a causa della legge ex Cirielli, ma anche a distanza di 7 anni da quegli arresti domiciliari (addirittura a quasi 9 dalla prima perquisizione e a 3 anni dal deposito degli atti), quasi tutto si stempera in una generale prescrizione e in un superstite mini-processo. L’inchiesta nacque nel 1999: cinque primari del SAN RAFFAELE vennero arrestati e 4 dirigenti amministrativi indagati per rimborsi non dovuti sui ricoveri … la sovrintendente dell'ospedale e altri 3 dirigenti sono stati rinviati a giudizio per falso in atto pubblico e truffa, ma le accuse di truffa sono state quasi tutte cancellate dalla prescrizione. Secondo l' accusa, l'ospedale avrebbe incassato illecitamente 8 miliardi dalla Regione per ricoveri inesistenti in Chirurgia”
Ricoveri facili, una truffa da 3,5 milioni, di Walter Galbiati ed Emilio Randacio, da la Repubblica del 5 giugno 2008.
“Bastava una semplice visita ambulatoriale, eppure prescrivevano in media tre giorni di degenza. Un trattamento speciale, anomalo rispetto alla prassi di molte altre strutture lombarde, che ha permesso alla Casa di Cura VILLE TURRO del San Raffaele di Milano di gonfiare i ricavi della divisione che si occupa delle malattie del sonno di 2,89 milioni di euro in tre anni. Per quelle prestazioni, tra il 2004 e il 2006, l'ospedale avrebbe dovuto incassare poco più di 570 mila euro, invece ha ottenuto rimborsi per oltre 3,4 milioni. Il tutto a danno dell'Azienda Sanitaria Locale della città di Milano, che ha pagato il conto con i soldi della regione Lombardia … ieri, nel timore che i presunti autori della truffa continuassero a operare, e nello stesso tempo nascondessero le prove, il nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Milano ha arrestato su ordinanza del giudice per le indagini preliminari Luigi Varanelli, il responsabile del centro di medicina del sonno del San Raffaele, Luigi Ferini Strambi, finito in carcere, e il direttore sanitario Pasquale Mazzitelli, ai domiciliari. Alla Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor, presieduta dal suo fondatore Don Luigi Maria Verzè, sono stati invece sequestrati contanti per 2,89 milioni, e viene contestato di non avere vigilato su suoi dipendenti in base alle responsabilità previste dalla legge 231. Don Verzè è indagato per omessa vigilanza”. Come si dice: “il lupo perde il pelo ma non il vizio”!
FARE CASSA A OGNI COSTO, di Oreste Pivetta, da l’Unità del 10 giugno 2008
“«… questo è l’ennesimo mezzo che danno a questi proprietari di merda di speculare, perché parliamoci chiaro quando un intervento vien pagato 8.000 euro e noi ne prendiamo 700 gli altri 7.200 se li intasca il Pipitone». Sante intercettazioni! … La sanità lombarda vale sedici diciassette miliardi di euro, metà dei quali destinati a ospedali e cliniche private. Il sistema è quello del Dgr, la sigla amministrativa che fa corrispondere ad ogni prestazione un determinato compenso. E’ la formuletta magica che fa si che in Lombardia, ad esempio, la maggioranza dei bambini nasca per taglio cesareo … E’ accaduto migliaia di volte, come hanno accertato i nostri finanzieri, che hanno sondato 8 milioni di cartelle cliniche … Migliaia di quelle cartelle hanno rivelato l’asportazione di un neo rimborsata per quattordicimila euro, interventi chirurgici da day-hospital addebitati per cinquantamila euro … Alla Clinica S. RITA sarebbe capitato qualcosa di peggio: più spregiudicati, in omaggio al dio profitto … La storia della S. RITA, orribilmente criminale, viene al centro di una lunga e corposa inchiesta … Nel vastissimo arcipelago sanitario ci sono stati avvisi di garanzia per tutti. Anche per Giuseppe Rotelli, cioè il vero re della sanità lombarda … A Rotelli hanno perquisito quattro cliniche di Milano … nelle carte dell’indagine sulla S. CARLO (la proprietaria, Marina Sassaroli, 79 anni, messa agli arresti domiciliari) si legge di asportazione di lipomi costate allo Stato 265mila euro anziché i 7.300 equi; asportazioni di cisti da 13.700 euro e invece pagate 495mila”.
Insomma quel che risulta dalle cronache è un vero e proprio sistema di interessi e di affari privo di ogni etica e morale, spesso anche criminale, perfino in ambienti “religiosi”, costruito dagli “imprenditori”, con la colpevole connivenza degli amministratori locali, sullo scempio della sanità pubblica. Lo scopo è sempre lo stesso: “fare grano”, ad ogni costo!
Inchiesta Calcestruzzi, indagato Pesenti, dal Corriere della Sera del 13 giugno 2008.
“L'amministratore delegato di ITALCEMENTI, Carlo Pesenti, è indagato dai pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Caltanissetta per concorso in riciclaggio, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, aggravati dall'articolo 7 e cioè dall'avere avvantaggiato la mafia. L'amministratore delegato del gruppo cementiero è coinvolto nell'inchiesta sulla CALCESTRUZZI SpA, messa sotto sequestro nei mesi scorsi con l'accusa di mafia e di aver fornito alle imprese materiali di qualità inferiore a quello previsto nei capitolati d'appalto. I pm della DDA di Caltanissetta contestano all'amministratore delegato di Italcementi, Carlo Pesenti, oltre al riciclaggio, anche le accuse di frode nelle pubbliche forniture, inadempimento di contratti di pubbliche forniture e truffa … Anche per questi reati i magistrati contestano l'articolo 7, e cioè l'aggravante di avere agevolato la mafia … Secondo gli inquirenti la CALCESTRUZZI, che fa parte del gruppo ITALCEMENTI, avrebbe proceduto, non solo nella provincia di Caltanissetta e in Sicilia, ma su tutto il territorio nazionale, alla creazione di fondi neri, «da destinare - sostengono i pm - quantomeno in Sicilia, alla mafia». L'azienda avrebbe fornito inoltre calcestruzzo di qualità inferiore a quello richiesto dalle imprese che eseguivano appalti pubblici”.
UMBRIA, 35 ARRESTI: UN PRESUNTO COMITATO D'AFFARI, da La Stampa del 12 giugno 2008
“Nuova ondata di ordinanze di custodia cautelare nell’inchiesta sugli appalti pubblici coordinata dalla Procura delle Repubblica di Perugina e condotta dalla squadra mobile. Le ordinanze di custodia cautelare firmate dal Gip Claudia Matteini sono 35, 8 delle quali sarebbero già eseguite in carcere. Nell’ambito della stessa inchiesta il 28 maggio scorso, erano stati emessi una quarantina di avvisi di garanzia a noti imprenditori umbri, 7 a carico di funzionari ed uno all’assessore alla viabilità della Provincia di Perugia, l’ente maggiormente coinvolto … Al centro dell’inchiesta, la verifica della sussistenza di una sorta di «comitato d'affari» attivo nel gestire le assegnazioni di appalti per interventi sulle strade e sulle opere pubbliche in genere. L’accusa è di associazione a delinquere, contestata ad otto persone, corruzione aggravata, turbativa d’asta aggravata, concussione, abuso d’ufficio, truffa aggravata e falso ideologico … Nelle rete della Procura sono caduti esponenti di spicco delle istituzioni perugine. Su tutti i nomi di Carlo Carini, Vice Presidente Confindustria, di Amleto Pasquini, ex Capo Compartimento ANAS, e il funzionario della regione Venera Giallongo. Sono 51 invece i funzionari della provincia coinvolti a vario titolo nell'operazione. Questi i nomi degli altri imprenditori portati al carcere di Capanne: Carlo Carini, perugino, 54 anni,dal 10 luglio scorso vicepresidente della CONFINDUSTRIA di Perugia e dal 2003 presidente dell’ANCE, il sindacato provinciale dei costruttori di Perugia; Massimo Lupini, della ditta SEAS; Gino Mariotti, amministratore della APPALTI LAZIO; Dino Bico, amministratore della EDILTEVERE”.
CEMENTO FINTO E GALLERIE DI CARTONE LE MANI DEI CLAN SULLA STATALE 106, di Attilio Bolzoni, da la Repubblica del 18 giugno 2008
“In gergo lo chiamano «cemento depotenziato». Fa guadagnare qualche milione di euro a chilometro. C’è tanta sabbia, c’è tantissima acqua e c’è poco calcestruzzo. Quello che può succedere dopo lo risporta il dispaccio ANSA del 4 dicembre 2007 alle 19,25: «Una frana si è abbattuta, per cause in corso di accertamento, su una galleria in costruzione lungo la statale numero 106 Jonica, in provincia di Reggio Calabria». La galleria era fatta di cartone … L’appalto, 90 milioni di euro, era stato conquistato dalla società CONDOTTE, il colosso delle costruzioni che dal 23 marzo scorso non ha più il certificato antimafia …La CONDOTTE, in Calabria, è in un brutto pasticcio. E’ finita negli artigli dei Morabito, dei Pansera, dei Vadalà e degli Stilo … I sub appalti della statale Jonica se li sono accaparrati la «IMC» di Costantino Stilo e la «D’AGUI’ BETON», tutte e due considerate dagli inquirenti bracci imprenditoriali della potente cosca di Africo. Dopo lo scandalo la CONDOTTE ha ufficialmente estromesso dall’appalto la «IMC» ma, scrivono i procuratori, «ancora nei giorni successivi il personale della CONDOTTE ha continuato a richiedere a Costantino Stilo la fornitura di cemento» … «risulta evidente la complicità della CONDOTTE nell’agevolare interessi del cartello criminale, attraverso Terenzio D’Aguì, e quindi favorire l’aggiudicazione del sub appalto ad un impresa evidentemente gradita». Tutta l’inchiesta sull’ultima strada della ‘ndrangheta è cominciata con un’intercettazione nel carcere di Parma. Una microspia ha ascoltato le voci di Giuseppe Morabito e dei suoi parenti che una volta al mese andavano a trovarlo, la figlia Antonia e il genero Francesco Stilo … Antonia ha dato la buona notizia a suo padre: «Abbiamo preso un bello lavoro»”.
La CONDOTTE è partner della IMPREGILO, General Contractor per la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina. Il Gruppo IMPREGILO è controllato da GEMINA di Cesare Romiti.
Tutti i personaggi menzionati in questi articoli non appartengono a quella masnada di “avventurieri” dell’impresa che appaiono e scompaiono sull’orizzonte imprenditoriale ma è gente “che conta”, persone “stimate“ che formano il gotha della società, sono quelli che comunemente “toccano la mano” del Cavaliere. La loro attività imprenditoriale è un teatro di profonda iniquità e di egoismo a danno della collettività. Privi di ogni etica e morale mirano solo all'accumulo della ricchezza fine a se stessa.
Pur non volendo “fare di tutta un erba un fascio”, perché di imprenditori virtuosi per fortuna ancora se ne trovano, tipo Enzo Rossi, il produttore della pasta all'uovo CAMPOFILONE (ricordate?), che aumentò di propria iniziativa lo stipendio ai suoi operai perché si rese conto che con quello che ricevevano non ce la facevano ad arrivare a fine mese, dobbiamo constatare che non passa giorno che le cronache nazionali non si occupino delle azioni immorali e delittuose di questi patiti del “grano” ad ogni costo!
SICUREZZA
Da quando è caduto il precedente governo quello della sicurezza è diventato l’argomento del giorno e una questione di allarme nazionale. Il territorio del paese rischia di diventare zona di operazioni militari e sono allo studio leggi, sul tipo di quelle razziali di non lontana memoria, per far fronte a questa presunta “emergenza”.
Certo, ci sono casi di efferata violenza, che appartengono alla sfera del comune e quotidiano delinquere, purtroppo in aumento non solo nel nostro paese ma nel mondo intero, che spesso spaventano per la loro ferocia e che vengono ad arte enfatizzati e reclamizzati da mass-media compiacenti per creare un movimento di opinione favorevole a certe scelte politiche.
Ma a fronte di casi di tale cronaca nera che, comunque, si possono contare sulla punta delle dita, ci sono migliaia e migliaia di persone, cristianamente parlando di nostri “fratelli”, sfortunati, costretti a trasmigrare per la terra in cerca di quegli essenziali mezzi di sostentamento che mancano nei loro paesi, che muoiono a causa della precarietà dei programmi di assistenza umanitaria che ogni paese civile dovrebbe avere: 10.000 negli ultimi 10 anni, hanno perso la vita nelle acque dei nostri mari, tra di esse numerose donne e bambini!
E che dire dei morti sul lavoro, le cosiddette “morti bianche”? Circa 1.200 persone perdono la vita ogni anno solo a causa di incidenti, per non parlare delle migliaia che muoiono di malattia causata dalla mancanza di sistemi di controllo e prevenzione negli ambienti di lavoro!
Incidenti sul lavoro, due morti a Milano, uno a Palermo e uno in Sardegna, dal Corriere della Sera del 13 giugno 2008
“… Due morti bianche a Settimo Milanese e una vittima a Termini Imerese. nel capoluogo lombardo due operai sono morti nel crollo di una impalcatura, mentre un terzo lavoratore è rimasto ferito in maniera gravissima. I deceduti sono due ragazzi di 27 e 28 anni, Hassan Mohammed e Salama Awad Omar, morti sul colpo; Hassan Khamis, 38 anni, cugino di Mohammed, sposato e padre di due figli, è ricoverato in gravi condizioni all'Humanitas di Rozzano. Tutti sono cittadini di nazionalità egiziana, irregolari in Italia, residenti a Milano nel quartiere Stadera. I ponteggi per la costruzione del complesso residenziale in una frazione di Settimo Milanese sono crollati durante la fase di smontaggio. Awat, cugino di una delle due vittime - il giovane Mohammed, di 27 anni - e del ferito, ha raccontato: «Lavoravano in nero, con chi non lo so. Erano i miei cugini: ora uno è morto e uno in ospedale». Il giovane egiziano ha poi aggiunto che i cugini erano stati assoldati in piazzale Lotto, a Milano, dove spesso i «caporali» offrono impieghi a manodopera di origine straniera. L’azienda appaltatrice dei lavori è la ditta DELTA di Nerviano, ma a quanto sembra ad avere in subappalto la gestione dei ponteggi era l’azienda ECOPONTEGGI di Trezzano sull’Adda. Non solo: pare che vi fosse stato un ulteriore subappalto ad un'altra ditta di Milano … A Termini Imerese, nel Palermitano, un operaio di 44 anni è caduto da un'impalcatura morendo sul colpo. Lavorava alla centrale termoelettrica dell'Enel, ma per una ditta esterna, e stava eseguendo dei lavori di manutenzione ai supporti meccanici, insieme ad altri colleghi … era stato assunto con un contratto a termine che sarebbe scaduto alla fine dei lavori”.
Ho scelto questo articolo perché è emblematico della situazione nel nostro paese. Vi sono descritti tutti i sistemi utilizzati dai nostri “imprenditori” dediti a fare “grano”: lavoro in nero, caporalato, precarietà, sub appalti, materiale scadente, totale mancanza di misure di sicurezza.
Queste vere e proprie “stragi” non rappresentano alcuna emergenza per i nostri governati totalmente occupati a discutere dei fatti loro. Per loro i grandi problemi del paese sono l’eliminazione delle intercettazioni, e visto il ruolo determinante che hanno avuto nel portare allo scoperto tante delle malefatte sopradescritte comprendiamo perché sono considerate una minaccia dall’imprenditoria e da certa politica nazionale, e una nuova legge per il congelamento dei processi che inchiodano tali imprenditori alle loro responsabilità.
In campagna elettorale la mondezza della Campania, la sicurezza dei cittadini e la questione Alitalia avevano la priorità su tutto. Ma la mondezza a Napoli è ancora lì; anche quel problema fittizio della sicurezza sembra sia passato in second’ordine, ora non succede più nulla che possa interessare la cassa di risonanza dei mass-media controllati; all’Alitalia agonizzante è stata fatta una iniezione di “grano” fresco ed è stata riparcheggiata in hangar in attesa di tempi migliori che nessuno sa spiegare come e quando avverranno. In compenso è stata immediatamente stoppata e rinviata l’applicazione della class action che potrebbe dare molti fastidi a quelle istituzioni imprenditoriali che giocano a truffare i loro clienti (leggi banche).
La priorità ora è data dalla limitazione della libertà di stampa per evitare la pubblicazione dei dialoghi telefonici imbarazzanti e per annullare il diritto dell’opinione pubblica di essere informata sulle grandi inchieste e sui reati commessi da certi “imprenditori”. Sotto attacco è stata persino posta l’obbligatorietà dell’azione penale, un istituto previsto nella Costituzione a garanzia dell’effettiva imparzialità dei magistrati e dell’uguaglianza dei cittadini. Ora si vuole stabilire una gerarchia dei reati da perseguire, sulla base degli interessi personali di alcuni “imprenditori” e politicanti. Che per i nostri governanti non tutti i cittadini sono uguali, è attestato anche dai soliti privilegi concessi, naturalmente, a quelli in grado di pilotare il consenso in tempo di elezioni: il disegno di legge presentato dal governo contiene, infatti, un articolo (il n. 12) che obbliga la magistratura ad “informare l’autorità ecclesiastica” quando l’indagato è un religioso cattolico, mentre se è un Vescovo si dovrà informare direttamente il cardinale Segretario di Stato. Un inedito privilegio per il Capo di uno Stato straniero e per cittadini sacerdoti considerati più cittadini degli altri!
Duemila anni fa un ispirato scrittore biblico scrisse: “l’amore del denaro è la radice di ogni sorta di cose dannose” (1Timoteo 6:10). Mai avvertimento fu più appropriato di questo!
Non il denaro in se stesso è causa del male, perché in questo balordo sistema di cose, stabilito dagli uomini in antitesi all’originale progetto di Dio, il denaro è diventato indispensabile. E la Parola di Dio stessa ne riconosce comunque l’utilità affermando che “il denaro è per una protezione” (Ecclesiaste 7:12) in quanto serve per procurarsi le cose necessarie per vivere.
Ma quando si ama il “grano”, esso diviene il proprio dio e tutte le facoltà mentali e le energie fisiche vengono impiegate per fare solo denaro. Non se ne ha mai abbastanza. “Chi semplicemente ama l’argento”, dice ancora la Bibbia, “non si sazierà d’argento, né chi ama la ricchezza delle entrate” (Ecclesiaste 5:10). Per questo motivo, certe persone sono disposte a fare qualsiasi cosa per procurarsi altro denaro e ammassare grandi ricchezze.
Questo smodato desiderio, che viene additato ad esempio alle giovani generazioni, è all’origine di tanti mali che affliggono la nostra società. E il populismo che impera in questi giorni, non solo in campo politico ed economico ma anche religioso, è una pericolosa illusione che non risolverà mai i problemi derivanti da questa degenerazione mentale poiché mira solo a creare consenso e adesione ad azioni simboliche, finalizzate ad impedire la formazione di una pubblica opinione informata e consapevole a favore di una mentalità paurosa, chiusa e arroccata nel proprio individualismo. Quel che si vuole impedire è una presa di coscienza collettiva aperta a nuovi, solidali orizzonti di una globalizzazione non solo dei “mercati” ma, soprattutto, sociale e culturale, perché la verità dimenticata dagli uomini è quella detta dal fondatore del vero cristianesimo: “voi siete tutti fratelli” per cui riceviamo la raccomandazione non di fare "grano" ma che: “nessuno cerchi il proprio interesse, ma ciascuno cerchi quello altrui“! (1Corinzi 10:24)
“È meglio chi ha pochi mezzi e cammina nella sua integrità che il perverso nelle sue vie, benché sia ricco”. - Proverbi 28:6.
June 13 RASSEGNA STAMPA - Le notizie che non dovrebbero mai sfuggirciLe informazioni riportate in questo intervento si basano su due articoli apparsi su La Repubblica nei giorni 11 e 12 giugno 2008, a firma di Antonello Caporale e Giuliano Foschini
ELETTI IN PARLAMENTO E IN REGIONE - ONOREVOLI A DOPPIO STIPENDIO
“… ho fatto un conto: questi signori che cumulano il doppio incarico, quello di parlamentare e di consigliere regionale, in un mese intascano quanto me in un anno intero. Mi sembra uno scandalo, una vergogna"
Così scrive al Presidente della Repubblica un operaio della SATA, azienda del gruppo FIAT, di Melfi: moglie e due figli, 1.200 euro al mese in busta paga, assegni familiari compresi. Lo “scandalo” o la “vergona” è costituito dal fatto che quattro consiglieri della sua Regione, cioè Maria ANTEZZA e Carlo CHIURAZZI del PD, Cosimo LATRONICO e Egidio DIGILIO del PdL, eletti anche in Parlamento nelle ultime elezioni, invece di scegliere uno dei due incarichi, come prevede la normativa (art. 122 della Costituzione che dice espressamente che “nessuno può appartenere contemporaneamente a un Consiglio o a una Giunta regionale e a una delle Camere del Parlamento”), hanno continuato a mantenerli entrambi percependo quindi una doppia indennità. Uno di loro, il Senatore LATRONICO, con una buona dose di autoironia ha pure dichiarato: “Mi sento una vittima di questo privilegio”. Ma i quattro sopra indicati non sono gli unici! Attualmente sono 39, tra deputati e senatori, che devono “optare” per uno dei due incarichi e non l’hanno ancora fatto. Comunque, per amor del vero, non sempre la colpa è dei parlamentari interessati, come sembra essere nel caso dei due esponenti del PD summenzionati, i quali hanno dichiarato di aver presentato la loro opzione entro i termini di legge previsti. E’ il consesso che resiste e perde tempo! Le dimissioni per essere efficaci hanno bisogno di un voto, una pratica che il più delle volte inghiotte settimane se non mesi. Questi ritardi nell’iter “burocratico” consentono, però, ai cumulanti di “cumulare” anche il reddito (chissà se anche questo interessa all'On. BRUNETTA, intraprendente Ministro della Funzione Pubblica). Con due stipendi si può superare abbondantemente i 20.000 euro al mese (se poi si è assessori o presidenti di Consiglio Regionale il cumulo diventa ancora più ricco). Emblematico è il caso del senatore siciliano della CdL Antonello ANTINORO. Deputato della Regione Sicilia, Assessore ai Beni Culturali della medesima Istituzione e da poco eletto Senatore. Ad ogni carica corrisponde una indennità: tradotto significa circa 30.000 euro al mese. Ma questo signore “uno e trino” non si ritiene affatto una vittima dei privilegi, anzi! … ha scritto una memoria alla Commissione di Palazzo Madama spiegando che la legge siciliana gli consentirebbe il triplo incarico! Certo, forse non hanno molto i siciliani, ma in quanto a “onorevoli” stakanovisti non possono certo lamentarsi! … sarà per questo che li votano quasi all’unanimità? …… Tanti senatori e deputati assicurano che con il tesoretto intascato “contro voglia” (ahahahah ...) faranno opere di bene. Cioè il secondo stipendio, non dovuto, verrà devoluto ai più bisognosi, ai deboli, ai malfermi! Uno di loro ha detto: “Andranno in carità”. Dove? “Sono cose intime, questi gesti si fanno ma non si dicono mai” ... Ma va?!………. Ma quei soldi non sono “pubblici”? … e se sono “non dovuti”, non sarebbe più giusto restituirli a chi li ha improvvidamente dati, cioè allo Stato? … Per quanto mi risulta un qualsiasi comune cittadino che percepisce somme non dovute e tenuto a restituirle! ... Questo non vale per gli inquilini delle due Camere? … E poi, se proprio non è possibile una tale giusta soluzione, perché non rendere pubblica la loro destinazione “a fin di bene”, in modo da togliere ogni lecito dubbio?! … Come mai è sempre così faticoso per un pubblico funzionario render conto delle proprie azioni alla comunità che lo ha eletto a proprio rappresentante? Hanno, pertanto, scritto al Presidente Napolitano gli operai di Melfi sopra citati:
“E’ proprio così difficile avere norme che impediscono cose del genere? Come si può chiedere a chi percepisce mille euro al mese di vivere onestamente se poi lo Stato permette queste cose? … speriamo in un suo autorevole intervento affinché cose come queste e tante altre (negative) che caratterizzano la pratica politica non si verifichino, se si vuole che i cittadini tornino ad avere fiducia nei loro rappresentanti”.
Circa tremila anni fa un re saggio che “applicò il cuore a cercare e a esplorare la sapienza circa ogni cosa che si è fatta sotto i cieli” (Ecclesiaste 1:13) scrisse sotto ispirazione divina:
“Esiste qualche cosa di calamitoso che ho visto sotto il sole, come quando esce uno sbaglio a motivo di chi è al potere: La stoltezza è stata messa in molte alte posizioni” (Ecclesiaste 10:5,6).
Con queste parole egli intese dire che quando si fa uno sbaglio nella scelta degli uomini per le alte cariche, il danno è grande per il popolo e lo è ancora di più se chi va al potere è corrotto, egoista e incompetente.
C’è da rifletterci seriamente perché gli errori nella scelta di chi ci rappresenta e ci governa possono diventare una vera calamità per tutti noi!
June 04 LA FESTA ARMATASi è celebrata qualche giorno fa l’annuale Festa della Repubblica, avvenimento che merita qualche riflessione.
Anche quest’anno l’aspetto più rilevante dei festeggiamenti è stata la parata militare ai Fori Imperiali di Roma, luogo di tristi reminiscenze per chiunque ami i valori della libertà, della pace e della giustizia.
Ognuno di “quelli che contano” ha, nell’occasione, espresso la propria opinione al riguardo e il coro era unanime nel sostenere che le Forze Armate sono uno strumento di garanzia per la pace.
SICH! … Allora la guerra chi la fa?
Come è noto la Repubblica Italiana è figlia della Resistenza fatta da comuni cittadini di diverse matrici ideologiche, comunisti, socialisti, azionisti, cattolici, repubblicani e perfino monarchici, i quali ebbero come obiettivo l’abbattimento del nazifascismo per far nascere la democrazia e la pace in questo Paese.
Dov’erano allora le Forze Armate? Fino all’8 settembre 1943 a combattere a fianco dei nazisti. Dopo tale data parte confluì nella RSI a completare lo sfacelo del paese con gli eccidi più efferati (per esempio Marzabotto, S.Anna di Stazzema, Civitella in Val di Chiana) il resto andò allo sbando con l’eccezione di quei pochi confluiti nelle file partigiane.
Quale fu dunque il tanto decantato ruolo delle Forze Armate nella costruzione della Repubblica? ... Qualcuno me lo spieghi!
"Tu non sai le colline dove si è sparso il sangue. Tutti quanti fuggimmo tutti quanti gettammo l'arma e il nome”
(Cesare Pavese, da La terra e la morte 9 novembre 1945)
Liberi individui, partiti e movimenti si opposero - militarmente o anche solo politicamente - agli occupanti e alla Repubblica Sociale Italiana, fondata da Benito Mussolini.
La Resistenza costituisce il fenomeno storico nel quale vanno individuate le origini stesse della Repubblica italiana (http://it.wikipedia.org)
Molti di coloro che parteciparono alla Resistenza sedettero in seguito sugli scranni dell’Assemblea Costituente e, memori degli orrori della guerra, scrissero l’articolo 11 della Costituzione che recita, tra l’altro:
“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”
Questo articolo recepiva in qualche modo il vecchio Patto Kellog-Briand del 1928 con cui si condannava la guerra come strumento di politica nazionale. Ma si andò oltre, considerando la formulazione Kellog-Briand comunque ambigua. I “Padri” costituenti “non si limitarono a parlare del ripudio della guerra in generale ma intesero rifiutarla in quanto considerata ‘strumento di offesa alla libertà degli altri popoli’” (Il ripudio della guerra nella Costituzione Italiana, di Bon Valsassina).
Nelle loro intenzioni la guerra era da considerarsi sempre e comunque una terribile sconfitta, della ragione, del diritto, della politica, dell’etica e, anche, della religione. Essi, come qualcuno ha scritto, “non erano forse del tutto consapevoli di cosa fosse una politica di pace ma certamente conoscevano perfettamente il significato della guerra, memori delle devastanti esperienze dei due conflitti mondiali”.
Quei “Padri” sono quasi tutti morti e con loro sembra sia morta anche la memoria di cosa è la guerra!
GUERNICA, di Pablo Picasso, rappresentazione emblematica degli orrori della guerra
Oggi, infatti, il clima è molto cambiato per cui il “ripudio della guerra”, che è stato messo nella parte dei “Principi fondamentali” della Costituzione ad indicare la volontà imperativa “mai più guerra” in essa contenuta, sembra non avere più alcun valore normativo ma un semplice e vago significato pragmatico.
E la nuova, “moderna”, interpretazione dell’art. 11 della Costituzione è volta a legittimare non più il “ripudio della guerra” ma il concetto di “guerra preventiva”, tanto caro al Comandante Supremo delle Forze Armate americane, G. W. Bush, per il quale il modo migliore per risolvere le controversie tra i popoli è solo quello di attaccare, attaccare per primi per colpire il potenziale nemico.
Questa tesi fu sostenuta dal Premier Silvio Berlusconi nel suo discorso alla Camera dei Deputati del 25 settembre 2002 per giustificare l’intervento italiano nella guerra in Iraq e anche da Massimo D’Alema nel suo intervento alla Direzione dei Democratici di Sinistra qualche giorno dopo, il 14 ottobre 2002.
Così l’Italia costituzionale che “ripudiava la guerra”, si è ritrovata in una piena “guerra di offesa alla libertà” di un altro popolo, quello iracheno, a fianco del conquistatore americano.
Credo che ormai sulle motivazioni che hanno ispirato quella guerra non ci siano più dubbi. La posta in gioco non era tanto la pretestuosa lotta al terrorismo o al mal governo del dittatore di turno quanto le cospicue riserve petrolifere di quella nazione che avevano stimolato gli appetiti economici delle multinazionali del settore e dell’Amministrazione americana ad esse strettamente collegata. D’altra parte la dislocazione delle Forze Armate della coalizione belligerante sul territorio iracheno ne costituì la prova; quelle italiane, ad esempio, non si posizionarono per caso a Nassirija, ma perché lì c’erano gli interessi delle società petrolifere italiane.
A togliere gli ultimi dubbi sulla legittimità di quella “guerra preventiva” tanto cara anche ai nostri guerrafondai governanti, esce ora il libro “What Happened” di Scott McClellan, ex portavoce della Casa Bianca, in cui l’autore ammette candidamente che il Presidente Bush “non è stato sincero sull'Iraq" e "lo ha fatto proprio quando il Paese stava per prendere una delle decisioni più delicate" ovvero entrare o meno in guerra. E "ha fatto in modo che l’uso della forza diventasse l’unica opzione da considerare".
Qualche sera fa, mentre leggevo la notizia della pubblicazione di questo libro sui vari giornali, scorrevano sulla televisione le immagini di un recente film su un’altra famosa “guerra di prevenzione” americana del recente passato, la guerra in Vietnam. Il film si intitola “We where soldiers” (eravamo soldati), con protagonista un Mel Gibson in stile wayniano, tratto dal libro "We were soldiers once... and young" (eravamo soldati, una volta... e giovani) di Harold G. Moore e Joseph L. Galloway, un titolo che voglio riportare per intero e capirete il perché. A parte la solita retorica patriottica, ci sono delle immagini del film che mi hanno particolarmente colpito e sono quelle delle mamme, delle mogli e delle fidanzate di quei migliaia di giovani mandati al massacro in Vietnam che in patria vivevano nel terrore di vedere apparire nella loro via quel taxi giallo incaricato di portare alle famiglie il telegramma dello Stato Maggiore delle Forze Armate che comunicava la morte in battaglia dei loro ragazzi. Ognuna d’esse sperava e pregava piangendo che non si fermasse alla propria porta.
Per la guerra in Vietnam quel taxi giallo si fermò davanti alla porta di 58.226 case che non videro mai più tornare i loro giovani abitanti.
Per la guerra in Iraq, a tutt’oggi, sono oltre 3.500 le mamme, le mogli e le fidanzate che non rivedranno mai più i loro giovani “soldati”.
Quanto vale una giovane vita per il devoto Capo delle Forze Armate statunitensi? Meno di un barile di petrolio!
Anche l’Italia ha pagato i suoi miseri barili col sacrificio di qualche decina di vite umane spezzate sul pretestuoso altare di un sempre più incomprensibile e anacronistico patriottismo. E le Forze Armate, l’alveo di questo “sentimento”, hanno sempre più bisogno dei loro santi martiri per alimentare una fede popolare e credulona in una istituzione fine a se stessa che millanta la sua esistenza a garanzia di una pace che regolarmente viola non appena l’opportunismo politico-economico-militare lo richiede.
Sono secoli che l’uso della forza militare è considerata dagli uomini un modo legittimo per raggiungere e garantire la pace. Ma la pace continua a sfuggire. C’è qualcosa, dunque, in questo concetto che non funziona, non ci vuole molto per capirlo! Secondo l’Encyclopedia Americana tra le principali cause che scatenano le guerre c’è proprio l’ampio consenso di cui gode il militarismo.
Il Prof. Keith F. Otterbein, antropologo dell’Università di Pittsburg, nel suo libro The Evolution of War afferma che “le guerre sono causate dalle decisioni degli uomini come membri di organizzazioni, sia di organizzazioni militari che di corpi governativi”.
L’economista austriaco Joseph Schumpeter ha, poi, affermato: “L’orientamento verso la guerra è favorito soprattutto dagli interessi interni delle classi dirigenti oltre che dall’ascendente di tutti quelli che trarranno un profitto personale dalla guerra, sia sul piano economico che su quello sociale”.
Infine l’ex ambasciatore americano John K. Galbraith, nel suo libro intitolato Anatomia del potere, parlando dell’establishment militare scrive che è “di gran lunga la più potente tra le istanze di governo autonome”. E aggiunge: “Il potere dell’apparato militare comprende non solo le fonti di potere significative ma … tutti gli strumenti per la sua applicazione … Più di qualsiasi altro esercizio di potere ai nostri tempi esso è anzi motivo di gravi inquietudini”. Ed illustra il suo argomento facendo riferimento all’apparato militare degli Stati Uniti, le cui risorse finanziarie “superano di molto qualsiasi altra analoga fonte di potere e comprendono non solo ciò che viene stanziato per le forze armate e il relativo personale civile, ma anche ciò che fluisce dalle fabbriche d’armi”.
Recentemente nel nostro paese il neo Ministro della Difesa ha annunciato che chiederà di aumentare nei prossimi cinque anni le spese militari per portare il rapporto Bilancio della Difesa-Pil all'1,25%, contro l'attuale 0,90%. Questo mentre buona parte delle famiglie italiane fanno salti mortali per arrivare alla fine del mese con le magre retribuzioni che quelli "che traggono profitto dalla guerra” elargiscono loro.
Precedentemente lo stesso Ministro aveva lanciato l’idea dell’estate in caserma per i giovani dai 18 ai 25 anni nell’intento di "riavvicinare le nuove generazioni ai valori che promanano dalle Forze Armate”. Quali sarebbero questi valori? “L’amore della Patria, il rispetto della gerarchia e tutti quei sentimenti che vengono dalle Forze Armate”. In altre parole ripristiniamo l’Opera Balilla di non tanto lontana memoria.
Se a questo aggiungiamo le norme allo studio per contrastare ed emarginare gli immigrati, cioè gente costretta dalla fame ad abbandonare la propria terra e le proprie case in cerca di miglior fortuna (mentre le classi dirigenti si riuniscono per parlare della loro fame nei migliori ristoranti della Capitale), leggi che ricordano tanto quelle razziali emanate 70 anni fa, il quadro sembra completo.
Perfino la mondezza di Napoli è divenuta una questione militare!
La “destra di governo” tira fuori tutti i suoi nostalgici “valori” mentre i cosiddetti “progressisti” rimangono tranquilli alla finestra a guardare, e qualche volta anche ad applaudire!
Viva la Repubblica “fondata sul lavoro” (art. 1 della Costituzione) che invece, paradossalmente, non c'è per milioni di giovani!
Preghiera Balilla “Io credo nel sommo Duce, creatore delle Camicie Nere, e in Gesù Cristo suo unico protettore. Il nostro Salvatore fu concepito da buona maestra e da laborioso fabbro. Fu prode soldato, ebbe dei nemici. Discese a Roma, il terzo giorno ristabilì lo Stato. Salì all'alto ufficio. Siede alla destra del nostro Sovrano. Di là ha da venire a giudicare il bolscevismo. Credo nelle savie leggi. La comunione dei cittadini. La remissione delle pene. La resurrezione dell' Italia, la forza eterna, così sia''
Vi ricorda, per caso, qualche recente slogan propagandistico?
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