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June 28 LA CASTA - I parteCUSTODI, INSEGNANTI E GIUDICI SECONDO IL CUORE DI DIO
1Samuele 2:35 Nei giorni passati su diversi siti cattolici, e anche su diversi blog, si è dato molto risalto all’Anno Sacerdotale indetto ufficialmente dal Papa Benedetto XVI a partire dal 19 giugno u.s. per “contribuire a promuovere l’impegno d’interiore rinnovamento di tutti i sacerdoti per una loro più forte ed incisiva testimonianza evangelica nel mondo di oggi”.
Come risulta dalle recenti e ben note cronache “nere” mondiali, la classe sacerdotale cattolica è sotto “giudizio” per i numerosi e spregevoli casi di deviazione sessuale imputati ai suoi rappresentanti che continuano ad affiorare giorno dopo giorno, nonostante la omertosa “copertura” data loro dalla legislazione vaticana e la non meno irresponsabile connivenza di alcuni “fedeli” o “laici devoti” i quali, accecati da un tracotante campanilismo, nel migliore dei casi, o da un’altrettanto deplorevole malafede, tentano di sminuirne la gravità.
Che questo sia un vero problema, da porre alla base l’eclatante annuncio della Curia vaticana, viene attestato dalle stesse parole che il Papa ha scritto nella sua omelia: “Ci sono, purtroppo, anche situazioni, mai abbastanza deplorate, in cui è la Chiesa stessa a soffrire per l’infedeltà di alcuni suoi ministri. È il mondo a trarne allora motivo di scandalo e di rifiuto”.
[Quelli che il Papa definisce, con molta leggerezza, “alcuni” sono ben 4.500 sacerdoti inquisiti in una sola nazione (gli USA) dove un maggiore culto della legalità, della libertà di stampa e la ridotta influenza clericale sul controllo dei mezzi di informazione ha permesso che venissero alla luce. Cosa cova nel marasma della depravazione mondiale il tempo ce lo dirà!]
D’altra parte, osservando la sponda cosiddetta “protestante”, non c’è davvero di stare più allegri! Gli scandali sessuali, e non solo, dei tanti “pastori” e predicatori evangelici, alla Ted Haggard, tanto per intenderci, non presentano certamente un quadro morale migliore, sebbene di portata e di effetti più limitati.
Un argomento del genere non può passare inosservato per chiunque si interessi della volontà di Dio. Poiché è impensabile che Egli possa ispirare, approvare o giustificare in alcun modo persone e comportamenti del genere, devono esserci delle motivazioni storico-culturali che le hanno determinate che è bene che ciascuno di noi conosca per evitarne i deleteri effetti.
E’ perciò interessante ricostruire la storia del sacerdozio attraverso le pagine della Parola di Dio che, non mi stancherò mai di affermare, per il credente cristiano è l’unica fonte di verità (cfr. Salmo 119:160,VR e Di - 118:160,CEI; Giovanni 17:17)
L’idea dei sacerdoti non è di origine umana, ma divina. Essa sorse dopo il peccato di Adamo il quale, essendo stato creato perfetto, all’inizio poteva rivolgersi direttamente al suo Dio e Creatore. Dopo il suo peccato e con la trasmissione dello stato di imperfezione a tutti i suoi discendenti, sorse la necessità di qualcuno che rappresentasse il genere umano davanti a Dio, offrendo sacrifici, intercedendo e supplicando a suo favore, perché questa, nelle Sacre Scritture, è la funzione ch’è sempre stata attribuita ai sacerdoti (cfr. Ebrei 5:1).
Anticamente, nei tempi patriarcali il capofamiglia fungeva da sacerdote per la sua famiglia, incarico che alla morte del padre passava al figlio primogenito.
Ad esempio Noè rappresentava la famiglia in qualità di sacerdote (cfr. Genesi 8:20,21). Anche Abramo, che aveva una famiglia molto numerosa con cui si spostava da un luogo all’altro, erigeva altari e faceva sacrifici a Dio nelle diverse località dove si accampava (Genesi 12:7,8). Similmente Giobbe, pur non essendo israelita, offriva regolarmente sacrifici a Dio a favore dei suoi figli (cfr. Giobbe 1:4,5).
Quando Dio costituì Israele come nazione organizzata, nel 1513 a.C.,dopo la miracolosa liberazione dalla schiavitù egiziana, dispose che una delle dodici tribù che formavano la nazione, la tribù di Levi, si occupasse del sacerdozio a favore dell’intera nazione (cfr. Numeri 3:6-10). Tra tutte le famiglie che componevano la tribù di Levi, poi, Dio scelse quella di Aronne, fratello di Mosè, per l’effettivo servizio sacerdotale, stabilendo anche che dalla sua discendenza venissero tutti i futuri sommi sacerdoti (cfr. Esodo 28:1; Levitico 6:20-22).
Perciò, fra l’antico popolo di Dio, il sacerdozio, incluso il Sommo Sacerdote, non era una carica elettiva, o una nomina disposta dagli uomini, ma veniva da Dio stesso, come spiegò l’apostolo Paolo nella sua lettera ai cristiani di origine ebraica: “Nessuno può attribuire a se stesso questo onore, se non chi è chiamato da Dio, come Aronne” (Ebrei 5:4).
Il servizio sacerdotale stabilito da Dio fu una vera benedizione per l’antica nazione d’Israele. I sacerdoti rappresentavano il popolo davanti a Dio offrendogli sacrifici a favore d’esso. Questo permetteva ad ogni israelita sincero di ricevere il temporaneo perdono dei suoi peccati commessi involontariamente e di conservare una coscienza pura dinanzi a Dio. I sacerdoti, inoltre, avevano il compito di insegnare a tutto il popolo non le tradizioni degli uomini ma la Legge di Dio, com’è scritto “Essi insegnano i tuoi decreti a Giacobbe e la tua legge a Israele” (Deuteronomio 33:10). Essi, infine, avevano il compito di vigilare sul rispetto e sull’applicazione della Legge di Dio e di giudicarne i violatori (cfr. Deuteronomio 17:8-12). Con l’occupazione della Terra Promessa, la tribù di Levi non ricevette terre in eredità. Ai leviti furono però assegnate 48 città, sparse in tutto il paese, in cui vivere con la famiglia e il bestiame. Dio dispose che essi ricevessero dalle altre dodici tribù una decima di tutto il prodotto del paese. Di questa decima i leviti a loro volta dovevano dare un decimo, il meglio di ciò che ricevevano, come decima per i sacerdoti che avrebbero così ricevuto l’uno per cento del prodotto nazionale, e questo avrebbe consentito loro di dedicare tutto il tempo al servizio che Dio aveva loro assegnato (cfr. Numeri 18:21-29). Questo provvedimento a favore del sacerdozio, per quanto abbondante, era in netto contrasto con il lusso e il potere economico di cui godeva il sacerdozio delle circostanti nazioni pagane.
I sacerdoti avevano l’obbligo di mantenersi fisicamente sani e puri e di osservare alte norme morali (cfr. Levitico 21:16-23). Non era proibito loro di sposarsi, ma il Sommo Sacerdote poteva sposare solo una vergine mentre i sottosacerdoti potevano sposare anche una vedova ma non una donna divorziata né una prostituta (cfr. Levitico 21:13,14). Appare dunque evidente che anche tutti i componenti della famiglia di un sacerdote, e in particolare quella del Sommo Sacerdote, dovevano rispettare l’alta norma morale e la dignità del sacerdozio. Per questo motivo, tra i compiti loro affidati c’era anche quello di salvaguardare la purezza morale dell’intera nazione. Essi erano i custodi della Legge e dovevano vigilare perché questa venisse osservata e applicata. In presenza di gravi violazioni delle norme morali di Dio non dovevano in nessun modo coprirle con qualche tipo di Crimen sollecitationis di ispirazione umana ma giudicare secondo la Legge di Dio per estirpare il male in mezzo alla nazione (cfr. Deuteronomio 17:8-12). Ciò che Dio si aspettava da essi era l’assoluta intolleranza verso qualsiasi volontaria e reiterata violazione della norma morale divina in base al principio che “un po' di lievito fa fermentare tutta la pasta”; il lievito viene usato nella Scrittura come simbolo del peccato (cfr. Galati 5:9; Matteo 16:6,11,12). Quando il popolo era accampato nelle pianure di Moab, poco prima di entrare nella Terra Promessa, le moabite e le madianite adescarono molti israeliti inducendoli a commettere immoralità e idolatria. Un capo principale Simeonita, condusse sfacciatamente nel campo israelita una madianita per avere una relazione sessuale con lei. Il sacerdote Finehas (Pincas,CEI), nipote di Aronne, non sette lì a tentennare su ciò che era più o meno opportuno fare nella circostanza! Il racconto narra che egli, spinto dallo zelo per la vera adorazione e dal desiderio di mantenere il campo moralmente puro “si alzò in mezzo alla comunità, prese in mano una lancia, seguì quell'uomo di Israele nella tenda e li trafisse tutti e due, l'uomo di Israele e la donna”. Dio approvò quella decisa azione a favore delle sue norme morali poiché disse di Finehas “io stabilisco con lui un'alleanza di pace, che sarà per lui e per la sua stirpe dopo di lui un'alleanza di un sacerdozio perenne, perché egli ha avuto zelo per il suo Dio e ha fatto il rito espiatorio per gli Israeliti” (Numeri 25:7,8,12,13). Provate a fare il confronto e vedete se lo zelo del sacerdote Finehas per la pura adorazione si può paragonare con ciò che accade in questi giorni nella nostra nazione. Quando la nazione di Israele stava per entrare nella Terra Promessa, attraenti moabite e madianite adescarono molti israeliti perché andassero da loro e accettassero la loro ospitalità. Quegli israeliti erano stati precedentemente avvertiti da Dio e avrebbero dovuto rifiutarsi di stare in intima compagnia con adoratori di falsi dèi (cfr. Esodo 34:12-15) Invece corsero come “tori che vanno al macello”, commisero fornicazione con le donne e si prostrarono con loro davanti al Baal di Peor (cfr. Numeri 25:1-3; vedi anche Proverbi 7:21, 22). Dio mandò un flagello per uccidere quelli che avevano partecipato a quella vergognosa forma di adorazione del sesso. Comandò inoltre agli israeliti innocenti di uccidere i loro fratelli colpevoli. Con grande sfacciataggine uno dei capi principali di Israele, un certo Zimri, portò una principessa madianita nella sua tenda per avere rapporti con lei. Vedendo questo, Finehas, sacerdote timorato di Dio, mise a morte la coppia immorale. Allora il flagello si fermò e Dio dichiarò: “Finehas … ha rimosso la mia ira dai figli d’Israele, perch’egli è stato animato della stessa mia gelosia in mezzo a loro; così nella mia gelosia non ho sterminato i figli d’Israele” (Numeri 25:11; cfr. anche Esodo 34:14-16). Benché la nazione fosse risparmiata dalla distruzione, almeno 23.000 israeliti perirono (cfr. 1 Corinzi 10:8). Persero l’opportunità di entrare nella Terra Promessa in cui avevano tanto sperato.
Tra le tante mansioni che i sacerdoti avevano il privilegio di svolgere a sostegno dell’adorazione divina, certamente la più importante era quella di insegnare la Legge al popolo (cfr. Malachia 2:7). Essi la leggevano e la spiegavano regolarmente a tutti quelli che si recavano nel santuario ad adorare. In modo particolare lo facevano durante le grandi feste annuali comandate dalla Legge, ad esempio durante la “festa dei pani non fermentati”, detta anche festa pasquale perché iniziava immediatamente dopo la Pasqua del 14 nisan, o nella “festa delle settimane” che si celebrava sette settimane (49 giorni) dopo il 16 nisan, chiamata anche Pentecoste, o durante la “festa delle capanne”, che si celebrava nel settimo mese, tishri o etanim, dal 15° al 21° giorno. Queste tre feste, dal profondo significato profetico, non erano una occasione per gozzovigliare e fare “gazzarra” ma avevano lo scopo di aiutare tutti i partecipanti ad avere la mente rivolta alla parola di Dio e a non preoccuparsi tanto delle loro faccende personali da dimenticare il più importante aspetto della vita, quello spirituale (cfr. Deuteronomio 31:10-12; Levitico 23:1-44). Erano occasioni per essere istruiti intorno alla volontà di Dio, come dimostra il caso di Gesù il quale, recatosi a Gerusalemme per osservare una di tali feste insieme alla sua numerosa famiglia, fu perso di vista da Giuseppe e Maria e fu poi ritrovato, non alle “giostre” o a giocare al “biliardino”, neanche a mangiare “pane e porchetta” o ad ascoltare qualche “concerto” con gli amici, ma “nel tempio, seduto in mezzo ai maestri: li ascoltava e faceva loro delle domande” (Luca 2:46).
Il sacerdote Zaccaria mentre svolgeva il suo servizio nel tempio, ricevette dall’angelo Gabriele l’annuncio che sua moglie, Elisabetta, sarebbe rimasta incinta. Come segno della veracità delle sue parole l’angelo disse a Zaccaria: “ecco, sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole, le quali si adempiranno a loro tempo”. Quando, infine, nacque il bambino, chiesero al padre come doveva chiamarsi, e il racconto di nuovo dice: “Egli chiese una tavoletta, e scrisse: «Giovanni è il suo nome» … In quel medesimo istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio” (Luca 1:20;62-64). Questo racconto contiene dei particolari molto interessanti per conoscere la verità riguardo alla data di nascita di Gesù. Nel primo libro di Cronache è scritto che il re Davide organizzò i sacerdoti in 24 divisioni o gruppi e che ciascun gruppo era incaricato di servire nel tempio per una settimana. Pertanto i componenti di ciascuna divisione avrebbero servito nel tempio due volte l’anno, ogni sei mesi circa (cfr. 1Cronache 24:1-19). La prima divisione iniziava a prestare servizio immediatamente dopo la fine della festa delle capanne, verso fine settembre-inizio ottobre (cfr. Deuteronomio 31:10-12; 2Cronache 5:2,3; 7:9,10). L’ottavo gruppo, dunque, quello di Abia, prestava servizio per una settimana verso fine novembre-inizio dicembre, e di nuovo un’altra settimana a fine giugno-inizio luglio. Perché ci interessa la divisione di Abia? Perché, secondo il racconto di Luca, il padre di Giovanni il Battezzatore, Zaccaria, apparteneva alla “divisione di Abia” e stava effettivamente servendo nel tempio quando l’angelo gli apparve per annunciargli la futura nascita di Giovanni (cfr. Luca 1:5,8-13). Come mostra il racconto di Luca, Giovanni fu concepito subito dopo (cfr. Luca 1:24). Ragion per cui nacque nove mesi dopo, cioè o all’inizio di settembre o all’inizio di aprile. La narrazione di Luca indica anche che Gesù aveva sei mesi meno di Giovanni (Luca 1:26-31). Perciò questo dettaglio del libro delle Cronache mostra che Gesù, anziché nascere alla fine di dicembre, come falsamente insegnato dai "sacerdoti" del cristianesimo apostata, nacque o ai primi di marzo oppure ai primi di ottobre. Diversi altri versetti , poi, indicano che il secondo periodo è quello giusto. Il sacerdozio istituito da Dio si rivelò una vera benedizione per l’antica nazione di Israele. Per circa dieci secoli i sacerdoti da Lui nominati si attennero alla Sua Legge, la insegnarono al popolo e vigilarono sulla sua applicazione, Dio benedisse il loro operato e l’intera popolazione prosperò.
Col tempo, però, quella disposizione divina sul sacerdozio venne ripetutamente violata e si cominciarono ad eleggere sacerdoti uomini che non erano nominati da Dio (cfr. 1Re 12:31). Questi, anziché dedicarsi al servizio per il popolo costituirono una casta privilegiata che amava “i posti d'onore nei conviti e i primi posti nelle sinagoghe, e anche i saluti nelle piazze, e di sentirsi chiamare dagli uomini ‘rabbi’ e … ‘padre'’” (cfr. Matteo 23:5-10).
Già ai giorni di Geremia, 647-580 a.C., la maggioranza dei sacerdoti aveva abbandonato la vera adorazione divenendo infedeli al mandato conferito loro da Dio e intraprendendo il culto idolatrico (cfr. Geremia 2:8). Il loro servizio non ebbe più alcun valore e la stessa nazione d’Israele fu, poi, rigettata per la sua infedeltà (cfr. Matteo 21:43).
Ma di questo parlerò nel prossimo post.
June 18 VI SIETE MAI CHIESTI ... ?DA DOVE HANNO ORIGINE LE ODIERNE “GUARIGIONI MIRACOLOSE” ?
Le malattie sono un gravissimo problema, è perciò naturale che chi è ammalato cerchi una cura efficace per guarire. Ma, nonostante il progresso nelle conoscenze e gli sforzi della scienza medica per trovare i rimedi a tantissime, e anche gravi, malattie che affliggono il genere umano, queste continuano a mietere vittime, causando enorme dolore e lutti.
Perciò non fa meraviglia che molti, non vedendo altra via d’uscita, considerino le “guarigioni miracolose” almeno come un tentativo da fare, considerandole una valida alternativa per coloro che la medicina tradizionale giudica inguaribili. Questo tipo di guarigioni, definite anche “guarigioni per fede” (in inglese faith healing) vengono considerate “un metodo per curare le malattie mediante la preghiera e la fede in Dio”.
Ci sono diversi gruppi religiosi che si definiscono “cristiani” i quali hanno come pratica comune della loro fede le “guarigioni miracolose”. Sono piuttosto eterogenei tra loro, spesso anche in contrasto sul piano dottrinale e cerimoniale, ma accomunati da questo spirito carismatico che li caratterizza in maniera peculiare.
Diverse comunità evangeliche sono fra questi. Leggo spesso nelle pagine dei loro blog esperienze di fedeli che narrano gli eventi “miracolosi” che avvengono nelle loro chiese o nella loro vita.
Diversi gruppi carismatici sono sorti anche all’interno della Chiesa Cattolica i quali, sulla scia dell'esperienza dei gruppi evangelici, fondano la loro fede sull’effusione dello Spirito Santo e sulle conseguenti manifestazioni soprannaturali, incluse le “guarigioni miracolose”.
Nella stessa Chiesa Cattolica, peraltro, abbondano luoghi di culto che sono diventati meta di pellegrinaggi di malati alla ricerca del ”miracolo” che permetta loro di godere di nuovo una buona salute. Basta, ad esempio, ricordare i numerosi treni della speranza che viaggiano carichi di infermi verso Lourdes dove, bagnandosi nell’acqua “santa”, sperano nella “guarigione miracolosa”. Quanti di questi tornano a casa delusi nella loro speranza? Delle centinaia di migliaia di malati che si sono recati in quel luogo nei passati 150 anni, la Chiesa ha “certificato” appena 67 casi di “guarigioni” (fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Nostra_Signora_di_Lourdes). E tutti gli altri?
Chi conosce la Bibbia sa che in molte occasioni Gesù Cristo fece delle guarigioni prodigiose. Nel vangelo di Matteo, capitolo 15, versetti 30 e 31, leggiamo infatti: “Attorno a lui si radunò molta folla recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì. E la folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano, gli storpi raddrizzati, gli zoppi che camminavano e i ciechi che vedevano”.In una occasione, arrivato a Gerusalemme, Gesù si recò presso una cisterna d’acqua dove abitualmente sostavano persone inferme. Visto un uomo che era malato da ben 38 anni gli si avvicinò e gli chiese: “Vuoi guarire?”. Quell’uomo rispose: “Signore, io non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l'acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, qualche altro scende prima di me”. A quell’epoca, a Gerusalemme molti credevano che in quel luogo fossero avvenuti miracoli, proprio come oggi molti credono che in determinati santuari accadano guarigioni miracolose. Gesù non fece alcun rito particolare ma, rivolgendosi all’uomo, semplicemente disse “alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina”. Con quale risultato? “E sull'istante quell'uomo guarì e, preso il suo lettuccio, cominciò a camminare” (Giovanni 5:5-9).Qualche anno dopo, l’apostolo Pietro, avendo ricevuto da Dio il dono di compiere miracoli, camminando sempre per le strade di Gerusalemme, incontrò “un uomo, zoppo fin dalla nascita”. Alla sua richiesta di aiuto materiale, l’apostolo rispose: “Io non ho né argento né oro [che differenza con il suo presunto “successore”, addobbato d’oro e pietre preziose!], ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, alzati, e cammina!”. Quale fu il risultato? “in quell'istante i suoi piedi e le caviglie si rafforzarono. E con un balzo si rizzò in piedi e si mise a camminare” (Atti 3:1-8,Di).Come si può notare le guarigioni dei tempi biblici avvenivano all’istante e senza alcuna cerimonia preparatoria; non c’erano manifestazioni di forte emotività da parte delle folle né frenesia o gesti spettacolari da parte di Gesù o degli apostoli. Invece, perché le odierne “guarigioni miracolose” abbiano successo, spesso ci vogliono giorni, settimane o addirittura mesi e anche complicati rituali!
Con quale potere Gesù compì quelle guarigioni? Un altro evangelista, il medico Luca, ha scritto: “la potenza del Signore gli faceva operare guarigioni” (Luca 5:17). Dunque Dio, il suo Padre celeste, era la fonte del suo potere miracoloso. Gesù ne era pienamente cosciente e non si attribuì mai il merito di quelle guarigioni. Una volta disse a un uomo che aveva liberato dalla possessione demonica: “Va' a casa tua dai tuoi, e racconta loro le grandi cose che il Signore ti ha fatte, e come ha avuto pietà di te” (Marco 5:19). Come risultato le persone non glorificavano Gesù ma, come è scritto, “glorificavano il Dio d'Israele” (Matteo 15:31). In seguito, anche quando i suoi discepoli ricevettero il dono di compiere guarigioni miracolose, le persone erano spinte a glorificare non gli uomini, ma Dio, come nel caso dell’apostolo Pietro sopra riportato, poiché il racconto dice che quell’uomo sanato dalla sua invalidità “entrò con loro nel tempio, camminando, saltando e lodando Dio [non attribuì, quindi, alcun merito all’apostolo]” (Atti 3:8).
E’ forse questo che accade anche con i presunti “miracoli” proclamati nei nostri giorni? E’ a Dio che si rende gloria, o a questo e quel “santo” o personaggio che avrebbe operato il prodigio?
C’è un altro particolare che colpisce leggendo i racconti evangelici. In Matteo 12:15 è scritto: “grandi folle lo seguirono, ed egli li guarì tutti” (cfr. anche Luca 6:17-19). Dunque nessun infermo che si rivolgeva a Gesù tornava a casa deluso nelle sue aspettative. Egli guariva tutti. Che notevole differenza rispetto a ciò che invece accade con i “miracoli” odierni!
I moderni guaritori, poi, amano citare le parole che Gesù rivolse a una donna che da 12 anni soffriva di una perdita di sangue e che era andata da lui per essere guarita: “la tua fede ti ha guarita; va' in pace!” (Luca 8:43-48,Di). Essi, infatti, attribuiscono alla mancanza di fede da parte dell’infermo la mancata realizzazione del “miracolo”. Ma le parole di Gesù indicavano forse che la guarigione di quella donna era dipesa dalla sua fede? Era quello un esempio di “guarigione per fede” come viene intesa e praticata oggi?
Leggendo attentamente il racconto biblico, notiamo che, nella maggior parte dei casi, Gesù e i suoi discepoli non richiedevano che i malati confessassero la loro fede prima di essere guariti. La donna menzionata sopra arrivò all’improvviso e, senza dire nulla a Gesù, gli toccò di nascosto il mantello da dietro, e “in quell'istante il suo flusso di sangue si arrestò”. In un’altra circostanza Gesù guarì un uomo che era fra quelli che erano andati ad arrestarlo (cfr. Luca 22:49-51). Addirittura lo zoppo che guarì non aveva la minima idea di chi egli fosse (cfr. Luca 22:50, 51; Giovanni 5:13; cfr. anche Marco 6:5,6).
Da questi esempi scritturali possiamo capire che le guarigioni compiute da Gesù erano molto diverse da quelle che si vedono comunemente, o che si dice avvengano oggi. Non c’erano manifestazioni di forte emotività - grida, salmodie, pianti, svenimenti e simili - da parte delle folle né frenesia o gesti spettacolari da parte di Gesù. Oltre a ciò Gesù non fallì mai una guarigione giustificandosi col pretesto che la persona mancava di fede.
Perché Gesù fece quei miracoli?
Benché durante il suo ministero terreno Gesù compisse numerose guarigioni, il suo non era primariamente un “ministero di guarigione”. Le sue guarigioni miracolose furono sempre secondarie rispetto alla sua attività principale, quella di “predicare il vangelo del regno” (cfr. Matteo 9:35; Luca 9:11). Nei vangeli egli viene spesso chiamato “Maestro”, ma mai “Guaritore”.
Qual’era, dunque, il motivo delle sue guarigioni miracolose? Egli voleva dimostrare che era il promesso Messia. Quando Giovanni il Battezzatore volle essere rassicurato sul fatto di aver portato a termine la missione che Dio gli aveva affidato e inviò i suoi discepoli a chiedere a Gesù: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?”, Gesù rispose: “Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete: I ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l'udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella” (Matteo 11:2-5). Quindi il fatto che Gesù compiva guarigioni, ma anche le altre opere miracolose descritte nei vangeli, confermava al di là di ogni dubbio che egli era “colui che doveva venire”, il promesso Messia. Non c’era nessun bisogno di “attenderne un altro”.
Dal giorno di Pentecoste del 33 d.C., con il versamento dello spirito santo, cioè della forza attiva di Dio, il potere di compiere guarigioni miracolose fu dato anche agli apostoli fedeli. Perché?
Quando leggiamo il resoconto delle attività degli apostoli e degli altri discepoli, narrato principalmente nel libro biblico di Atti, non possiamo fare a meno d’essere colpiti dalla potenza, dall’intensità e dall’energia dell’operato dello spirito santo su quegli uomini. Essi viaggiarono instancabilmente in gran parte della terra abitata formando numerose comunità cristiane, tanto che, dice il racconto, “si aggiungeva al Signore un numero sempre maggiore di credenti, moltitudini di uomini e donne” (Atti 5:14,Di).
Perché lo spirito operò così potentemente, radunando migliaia e migliaia di persone nella chiesa cristiana in un così breve tempo della sua storia primitiva?
Un primo motivo è dato dal fatto che si voleva dimostrare che Dio aveva trasferito il suo favore dall’Israele carnale alla nuova comunità cristiana. Così, come nell’antichità aveva compiuto miracoli a favore di Israele per dimostrare oltre ogni possibilità di dubbio che era il suo popolo eletto, ora Dio compiva miracoli per accreditare la chiesa che si formava con i discepoli di suo figlio Gesù quale suo nuovo popolo (cfr. Deuteronomio 4:32-34; Matteo 21:43)
Poi c’erano relativamente solo pochi anni in cui stabilire, edificare e rafforzare quella nuova comunità. Nella sua illustrazione del grano e delle zizzanie, Gesù aveva mostrato che questa vigorosa attività sarebbe stata di durata limitata. Sarebbe finita “mentre gli uomini dormivano”, cioè dopo che gli apostoli “si erano addormentati” o erano scomparsi morendo. Quando ciò fosse avvenuto, il predetto “uomo del peccato, il figlio della perdizione, l'avversario” non sarebbe stato trattenuto molto più a lungo e la grande apostasia, la ribellione contro il vero insegnamento e la pratica apostolici, sarebbe fiorita rigogliosamente (cfr. Matteo 13:24-30,36-40; 2Tessalonicesi 2:3-12,Di). Gli apostoli, dunque, lavorarono instancabilmente per edificare la chiesa cristiana affinché fosse “colonna e sostegno della verità” contro le onde tempestose dell’apostasia che l’avrebbero quasi inghiottita (cfr. 1Timoteo 3:15; 4:1; Atti 20:29,30; 2Pietro 2:1-3).
Ma nel primo secolo era raro che un Giudeo possedesse la serie completa dei rotoli delle Scritture del Vecchio Testamento. Fra i pagani la Bibbia era praticamente sconosciuta. In quanto ai racconti dei vangeli e alle lettere del Nuovo Testamento, ne erano in circolazione solo pochissime copie. Nessun libro biblico era comodamente diviso in capitoli e versetti, come oggi. Le concordanze bibliche, i dizionari biblici e i commentari biblici non esistevano. Perciò è evidente che occorreva l’aiuto di Dio, oltre ciò che era normale, per compiere quell’opera. In che modo Egli lo fornì?
Nella sua prima lettera ai cristiani di Corinto l’apostolo Paolo spiegò come questo avvenne. Egli scrisse:
“Or vi sono diversità di doni, ma non vi è che un medesimo Spirito. Vi sono anche diversità di ministeri, ma non vi è che un medesimo Signore. Vi sono parimenti diversità di operazioni, ma non vi è che un medesimo Dio, il quale opera tutte le cose in tutti. Or a ciascuno è data la manifestazione dello Spirito per l'utilità comune. A uno infatti è data, per mezzo dello Spirito, parola di sapienza; a un altro, secondo il medesimo Spirito, parola di conoscenza; a un altro fede, dal medesimo Spirito a un altro doni di guarigioni, per mezzo del medesimo Spirito; a un altro potere di compiere potenti operazioni; a un altro profezia; a un altro discernimento degli spiriti; a un altro diversità di lingue, a un altro l'interpretazione delle lingue. Or tutte queste cose le opera quell'unico e medesimo Spirito, che distribuisce i suoi doni a ciascuno in particolare come vuole” - 1Corinzi 12:4-11,Di.
Tutti questi “doni” o capacità furono allora dati a quegli uomini in maniera “straordinaria” (cfr. 2Corinzi 4:7) per dimostrare che quell’opera aveva il sostegno dello spirito di Dio, che i discepoli di Cristo Gesù costituivano il popolo del “nuovo patto” che il sacrificio di Cristo aveva convalidato e per difendere la verità riguardo al Regno che essi proclamavano a fronte dell’imminente apostasia che il principale “nemico” di Dio stava per seminare all’interno proprio della comunità cristiana servendosi uomini ambiziosi (cfr. Ebrei 2:4; 1Timoteo 4:1-3).
E tra quei “doni” c’era anche la capacità di compiere “guarigioni” e altre “potenti operazioni” perché servissero da segni per gli increduli, comprovando potentemente che lo spirito di Dio era sulla comunità cristiana e ne facilitava l’opera (cfr. Atti 5:12-16). Questa capacità, però, fu data agli apostoli ed essi, e solo essi, avrebbero potuto trasmetterla ad altri. Con la loro morte non ci fu più possibilità per alcuno di ricevere tale “dono” (cfr. Atti 8:14-20; 19:1,6). C’è ancora da rilevare che anche nel loro caso il resoconto biblico dice che “tutti venivano guariti” (Atti 5:16).
E’, però, interessante notare che, sebbene quelle “guargioni” furono importanti per attestare che Gesù era il promesso Messia e che la comunità che si era formata con i suoi seguaci aveva l’approvazione e il sostegno di Dio, quelle “guarigioni” e le altre “potenti operazioni” erano convincenti solo fino a un certo punto. Perfino alcuni testimoni oculari dei miracoli di Gesù, infatti, non credevano che egli avesse il sostegno del suo Padre celeste. “Sebbene avesse fatto tanti segni miracolosi in loro presenza, non credevano in lui” (Giovanni 12:37). Non erano dunque lo strumento principale usato da Dio per attirare le persone verso la verità del Regno. Per questo, dopo aver parlato dei doni miracolosi che Dio aveva concesso a vari membri della comunità cristiana del I secolo, l’apostolo Paolo scrisse ancora nella sua prima lettera ai cristiani di Corinto:
“L'amore non viene mai meno, ma le profezie saranno abolite, le lingue cesseranno e la conoscenza sarà abolita, perché conosciamo in parte e profetizziamo in parte. Ma quando sarà venuta la perfezione, allora quello che è solo parziale sarà abolito” - 1Corinzi 13:8-10.
Quand’è, dunque, che sarebbe cessata quell’effusione straordinaria della potenza dello spirito di Dio?
E’ interessante leggere ciò ch’è scritto in una nota enciclopedia biblica: “è fuori discussione il fatto che durante i primi cento anni successivi alla morte degli apostoli non si sente praticamente parlare di miracoli compiuti dai primi cristiani” (Cyclopedia of Biblical, Theological, and Ecclesiastical Literature di McClintock e Strong - vol. VI, pg. 320).
Gli Atti della primitiva chiesa cristiana mostrano, come ho già riferito, che la trasmissione dei miracolosi doni dello spirito fu attuata in un modo che ne indicò la natura temporanea. Essi furono impartiti sempre alla presenza di uno o più dei dodici apostoli. Nessun altro era autorizzato a farlo! Il caso dell’evangelizzatore Filippo è esemplare al riguardo. Egli fu inviato a “predicare il Cristo” ai samaritani, per questo aveva ricevuto dagli apostoli il potere di espellere demoni e guarire malattie (cfr. Atti 6:5,6; 8:5,13). A seguito di quella predicazione molti samaritani riposero fede in Gesù, ma Filippo non poteva impartire ad altri lo spirito con i suoi doni miracolosi. Fu, pertanto, necessario che andassero a Samaria gli apostoli Pietro e Giovanni a pregare per questi nuovi discepoli onde “ricevessero lo Spirito Santo” (cfr. Atti 8:14-17).
Dato che c’erano queste limitazioni nella trasmissione dei doni dello spirito, ne consegue logicamente che, alla morte degli apostoli e di quelli che avevano ricevuto per mezzo di loro il potere di fare miracoli, questi doni cessassero, proprio come aveva detto l’apostolo Paolo. Essi avevano adempiuto allo scopo di dimostrare che i discepoli di Cristo costituivano la “nuova nazione” che aveva sostituito l’infedele Israele carnale nella realizzazione del proposito di Dio. Ora i cristiani si sarebbero riconosciuti non per le opere miracolose che potevano compiere, quali le “guarigioni”, ma per l’amore che avrebbero dimostrato gli uni per gli altri, esattamente come Gesù aveva detto: “Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri” (Giovanni 13:35).
Stando così le cose, da dove hanno allora origine le presunte “guarigioni miracolose” dei nostri giorni?.
La conoscenza e l’intendimento della Parola di Dio ci aiutano a ragionare al riguardo.
Parlando del tempo del suo giudizio Gesù disse: “Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità” (Matteo 7:22,23, CEI).
L’apostolo Paolo aggiunse alla condanna di Cristo quest’altro monito: “Tali falsi apostoli infatti sono degli operai fraudolenti, che si trasformano in apostoli di Cristo. E non c'è da meravigliarsi, perché Satana stesso si trasforma in angelo di luce. Non è dunque gran cosa se anche i suoi ministri si trasformano in ministri di giustizia la cui fine sarà secondo le loro opere” (2Corinzi 11:13-15,Di).
Per render ancora più chiaro tale concetto l’apostolo ritornò sull’argomento dicendo: “La venuta di quell'empio avrà luogo, per l'azione efficace di Satana, con ogni sorta di opere potenti, di segni e di prodigi bugiardi, con ogni tipo d'inganno e d'iniquità a danno di quelli che periscono perché non hanno aperto il cuore all'amore della verità per essere salvati” (2Tessalonicesi 2:9,10,VR).
Mi sembra, dunque, che ci sono abbastanza elementi per arrivare ad una giusta conclusione al riguardo! (cfr. anche il mio post del 7 settembre 2008: MADRE DI DIO O DEA MADRE?)Non è ancora giunto il tempo della “miracolosa guarigione” di tutto il genere umano dagli effetti del peccato dei nostri progenitori, guarigione di cui i miracoli fatti da Gesù furono un “tipo”. Solo quando il Regno di Dio, stabilito nelle mani di suo figlio Gesù, dominerà sull’intera terra abitata, allora “nessun abitante dirà: «Io sono malato»” (Isaia 33:24; cfr. anche Apocalisse 21:3,4). Ora, dunque, è tempo di rivolgere le nostre menti non ai “prodigi bugiardi, con ogni tipo d'inganno e d'iniquità” ma di aprire “il cuore all'amore della verità per essere salvati”. June 10 VI SIETE MAI CHIESTI ... ?"EX-VOTO" O EX PAGANESIMO ?
In un recente viaggio a Rodi come mio solito mi sono interessato di conoscere un po’ più gli usi e costumi degli abitanti del luogo, specialmente in materia religiosa che, come è noto, è di mio particolare interesse.
La religione che predomina nell’isola è quella Ortodossa che fa capo al patriarcato di Istanbul (l’ex Costantinopoli, capitale dell’impero d’Oriente). Non è a caso, quindi, che in tutte le chiese del luogo è rappresentata l’aquila bicefala, cioè il simbolo dell’impero romano (l’aquila) con la doppia testa, a significare i due imperi (d’Oriente e d’Occidente). E, osservandola, non può non venire alla mente la Parola di Dio, messa per iscritto dal profeta Ezechiele, circa la contaminazione dell’antico tempio di Gerusalemme con “ogni sorta … di bestie abominevoli e tutti gl'idoli della casa d'Israele, intagliati tutt'intorno sulla parete” (Ezechiele 8:10).
Una cosa veramente curiosa è che la Chiesa Ortodossa ritiene di essere la Chiesa Universale fondata da Cristo Gesù e quindi custode del vero cristianesimo, a suo parere quello derivato dal Concilio ecumenico di Efeso nel 431 d.C., ma non riconosce il primato del Papa di Roma e altre dottrine cattoliche come, ad esempio, l’esistenza del purgatorio o il culto di Maria Theotokos (genitrice o Madre di Dio).
Anche la Chiesa di Roma ritiene di essere la Chiesa Universale (Cattolica), l’unica fondata da Cristo, ed è anch’essa passata attraverso il concilio di Efeso.
Quale delle due avrà mai ragione? (cfr. 1Corinzi 1:10; Filippesi 2:2,3)
Comunque una cosa hanno in comune le due Chiese: lo sfarzo e la pomposità con cui sono addobbati i loro edifici e celebrati i loro riti, che stride molto con la semplicità e la modestia di Cristo Gesù (cfr. Matteo 10:8-10).
Tornando alle usanze locali, ciò che ha particolarmente attirato la mia curiosità è stato vedere in tutte le chiese delle bacheche contenenti le tamata, riproduzioni di metallo in piccola scala di persone o parti del corpo umano. Sono gli “ex-voto” offerti dai fedeli per grazie ricevute o che sperano di ricevere dal santo o dal personaggio a cui la chiesa è dedicata.
Mentre visitavo la cattedrale di Siànna, un villaggio dell’entroterra sud-occidentale dell’isola, l’Àgios Panteléïmon, è sopraggiunto un gruppo di turisti italiani e, non ho potuto farne a meno, anzi ho proprio approfittato dell’occasione per ascoltare anch’io la spiegazione della loro guida. Questa illustrava loro l’utilizzo delle tamata da parte dei fedeli i quali, se hanno un problema di salute, ad esempio una fastidiosa e dolorosa otite, o mal di cuore, o dolori articolari o qualsiasi altra malattia, prendono dal cesto la tama rettangolare di metallo (che può essere di stagno, d'argento o d'oro, la scelta dipende dalla quantità di fede o dall’importo del portafoglio), che raffigura la parte malata e la portano nella propria casa, o alla persona malata, e la tengono finché non avviene il miracolo della guarigione. Quindi quell’oggetto viene riportato in chiesa ed esposto a testimonianza della “grazia” ricevuta, naturalmente accompagnato da una congrua contribuzione di denaro.
Mentre ascoltavo mi chiedevo da dove avesse avuto origine quell’usanza, considerato che nella Parola di Dio non se ne fa alcuna menzione. La risposta me l’ha data la guida: dalla religione pagana dell’antica Grecia.
Gli antichi greci veneravano Asclepio (l’Esculapio dei romani) quale dio della medicina. Essi credevano che bastasse semplicemente dormire in un tempio a lui consacrato per guarire da qualsiasi malattia.
“Asclepieo, era il nome dato ai numerosi santuari di Asclepio. Inizialmente era una semplice fontana, o un pozzo, chiusa da un boschetto, che i malati attraversavano per avvicinarsi al luogo sacro e chiedere al dio la guarigione. Più tardi sorsero veri templi, contornati da portici, ospedali, abitazioni. Il malato era sottoposto a digiuni e lavacri purificatori, seguiti da un sacrificio propiziatorio; passava poi la notte nel tempio, dove aveva un sogno (spontaneo o provocato per suggestione), che il sacerdote, al mattino, interpretava, enunciando la diagnosi e la cura” (http://www.summagallicana.it). Vi ricorda forse qualcosa?
Fra le rovine dell’Asclepieo di Epidauro, città greca dell’Argolide, gli scavi archeologici hanno riportato alla luce numerosi ex-voto, come quello sotto riportato, e tante tavolette di ringraziamento nelle quali si descrive la malattia, la cura suggerita dal dio e, naturalmente, la perfetta guarigione, per la quale si ringrazia Asclepio.
Atene, Museo Archeologico Nazionale
A Pergamo, città della Misia, nella parte nordoccidentale dell’Asia Minore (attuale Turchia), affluivano molti malati da ogni parte dell’Asia per recarsi nel tempio di Asclepio a chiedere la guarigione. Anche lì sono stati rinvenuti gli ex-voto offerti al dio della guarigione e della medicina.
Pergamo è una delle sette chiese menzionate nel libro biblico di Apocalisse alle quali Gesù mandò un messaggio. Per mezzo dell’apostolo Giovanni Gesù disse a quella chiesa: “conosco le tue opere e dove tu abiti, là dove Satana ha il suo trono; tuttavia tu rimani fedele al mio nome e non hai rinnegato la fede in me neppure nei giorni in cui il mio fedele testimone Antipa fu ucciso tra di voi, là dove abita Satana” (Apocalisse 2:13). Dunque il culto di Asclepio praticato nella città, con i riti ad esso collegati, incluse le offerte “ex-voto”, secondo Cristo Gesù hanno a che fare con l’adorazione di Satana. E Gesù lodò i cristiani di Pergamo perché rendevano esclusiva devozione al vero Dio e non rinnegavano la fede benché dimorassero dov’era il trono di Satana. Quei cristiani, contrariamente ai moderni “cristiani” nominali, non erano dediti alle pratiche pagane che si svolgevano nella loro città.
Anche la Chiesa Cattolica ha fra i suoi riti l’offerta di “ex voto”. Ad esempio dove io abito, a Roma, è molto sentito il culto della Madonna del Divino Amore, il cui tempio è alle porte della città. Molti romani in buona fede vi si recano in pellegrinaggio a chiedere grazie di vario tipo e lasciano numerosi “ex-voto” che, a loro parere, testimoniano i miracoli, come le guarigioni da malattie, ricevuti dalla Madonna. Questi “ex-voto” non sono molto differenti dalle tamata della Chiesa Ortodossa e da quelli che i pagani greci dedicavano ad Asclepio.
Nell’antico Egitto molto diffuso era il culto della dea-madre, Iside. Lo storico H. G. Wells, nel suo libro The Outline of History, ha scritto: “Iside aveva molti devoti, i quali le consacravano la vita. Nel tempio c’erano sue immagini, nelle quali appariva incoronata quale Regina del cielo e con il piccolo Horus tra le braccia. Davanti a lei brillava la tremula luce delle candele, e in tutto il santuario erano appesi ex-voto di cera”. Una ulteriore conferma dell’origine pagana e quindi, come spiegò Cristo Gesù ai cristiani di Pergamo, della natura satanica di tale pratica.
Forse può sembrare strano che l’offerta di “ex-voto” praticata nelle Chiese cosiddette “cristiane” possa ricondurre all’adorazione pagana ispirata da Satana. Questo perché nella maggioranza dei casi tali oggetti sono collegati a guarigioni da gravi infermità definite “miracolose” e, perciò, attribuite allo Spirito di Dio.
Non solo la Chiesa Cattolica e quella Ortodossa insegnano questo ma diverse denominazioni evangeliche, cosiddette “protestanti”, come ad esempio i Pentecostali, lo sostengono. Negli anni recenti hanno acquistato molta popolarità gruppi religiosi carismatici che praticano guarigioni “miracolose”.
E’ dunque legittimo domandarsi se questo tipo di guarigioni, e tutte le pratiche religiose che vi sono connesse, hanno origine da Dio. Di sicuro Egli non ci lascia nel dubbio a questo riguardo e la giusta risposta a tale quesito può trovarsi solo nella sua Parola scritta, l’unica fonte di verità circa il suo proposito e il suo modo di concepire l’adorazione (cfr. Giovanni 17:17; Salmo 119:160,VR e Di; 118:160,CEI).
Credo, quindi, che sia molto interessante e importante fare qualche indagine su questo argomento …..
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