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    July 30

    SOTTO OGNI BANDIERA - La sagra della stupidità umana - VI parte

     
    Circa 500 anni fa Niccolò Machiavelli asserì che la corruzione politica dei suoi giorni poteva essere sconfitta solo da un regime autoritario, che esercitasse il potere in maniera spietata seppur con prudenza. Nella prima metà del secolo scorso alcuni personaggi politici, in Italia, in Germania e in Spagna, provarono a mettere in atto questo concetto, esercitando però la loro autorità in una maniera estrema. Alcuni lo fecero anche nel periodo del dopoguerra, come dimostrano i casi dell’Argentina e del Cile.
     
    Un’idea ha pervaso, accomunandoli, questi personaggi cioè l’elevazione dello Stato al di sopra di ogni altra autorità. Precursori di un simile governo furono diversi “professionisti” del pensiero, i cosiddetti “filosofi”, quali J. Bodin, T. Hobbes, J.G. Fitche, G.W. Hegel e H. von Treischke.  Hegel, ad esempio, insegnava che lo Stato è supremo e che il più alto dovere dell’individuo è quello di essere suo leale sostenitore. Altri elementi caratteristici di questo tipo di governo, oltre la mania di grandezza nazionale sono: la glorificazione della guerra, l’istituzione di un sistema di polizia segreta, l’abile uso della propaganda e della censura per controllare la stampa.
    Ai regimi politici, fondati sulla dittatura e caratterizzati dal controllo economico da parte dello Stato, dall’irreggimentazione della società e, sul piano ideologico, da un nazionalismo belligerante è stato dato l’appellativo di fascismo, che deriva dal fascio, un’insegna che nella Roma antica era simbolo di autorità. I fasci (fasces in latino) erano mazzi di verghe legate insieme in cui era inserita una scure sovrastante, appropriato simbolo dell’unità del popolo sotto la suprema autorità dello Stato.
     
    In Italia nel 1922  i fascisti portarono al governo Benito Mussolini come primo ministro, una posizione di cui egli immediatamente si servì come di un trampolino per diventare dittatore, e infatti venne appropriatamente chiamato Duce. Per quanto riguardava salari, ore di lavoro e livelli di produzione, l’industria privata venne sottoposta a un rigido controllo governativo. Infatti l’impresa privata fu incoraggiata solo fintantoché serviva agli interessi del governo. I partiti politici diversi da quello fascista furono vietati; i sindacati vennero banditi. Il governo controllava abilmente i mezzi di informazione, mettendo a tacere gli oppositori mediante la censura. Il fascismo, inoltre, prestò particolare attenzione all’indottrinamento dei giovani, e la libertà personale venne notevolmente soppressa.
    In Germania filosofi come F. Nietzsche, che auspicava un governo di èlite e una razza di superuomini, e R. Wagner, nazionalista e patriota al massimo, con le sue opere grandiose rievocanti potentemente l’antichità germanica con le sue leggende eroiche, i suoi dèi pagani e i suoi eroi guerrieri, i suoi demoni e i suoi draghi, le sue vendette sanguinose, i suoi costumi tribali primitivi, il suo senso del destino e della nobiltà della morte, furono gli antesignani dell’ascesa al potere di Adolf Hitler, der Führer. Il razzismo e l’antisemitismo caratterizzarono in modo particolare il suo governo. A questo tipo di fascismo venne dato l’appellativo di nazismo, abbreviazione di nazionalsocialismo.
     
    I giorni degli squadristi italiani dalle camicie nere e dei soldati delle truppe d’assalto tedesche dall’uniforme bruna decorata dalla svastica sono finiti. Eppure rimangono ancora tracce del fascismo. Quasi in ogni nazione europea le forze dell’estrema destra stanno dimostrando ancora una volta che un razzismo a malapena camuffato e un ricorso ai valori nazionalistici e autoritari riscuotono tuttora un sorprendente assenso nonostante che le sorgenti del fascismo, cioè il razzismo, il militarismo, il nazionalismo e, non per ultima, la teoria darwiniana della selezione naturale per l’evoluzione della specie, hanno ampiamente dimostrato di non costituire un fondamento valido su cui edificare il buon governo.
     
    Infine c’è da rimarcare la commistione che questi governi hanno sempre avuto con le religioni cosiddette “cristiane”.
    In Italia nel 1929 il dittatore fascista Benito Mussolini e papa Pio XI stipularono un accordo detto Patti Lateranensi.
    Nel 1933 fu firmato il concordato fra la Germania e il Vaticano. L’Articolo 16 del concordato stabiliva che ciascun vescovo della Chiesa Cattolica, prima di entrare in carica, doveva fare il “giuramento di lealtà” al regime nazista. E l’Articolo 30 richiedeva che si dicesse una preghiera “per il benessere del Reich Tedesco e per il suo popolo” dopo ogni messa solenne. Il cardinale Faulhaber scrisse a Hitler: “Questa stretta di mano col Papato . . . è un atto che porterà benefìci incomparabili. . . . Dio preservi il Cancelliere del Reich”.
    Uno storico scrive: “Il Concordato col Vaticano fu una grande vittoria per Hitler. Gli diede il primo sostegno morale che avesse ricevuto dal mondo esterno, e questo dalla fonte più autorevole”.
     
    Pio XII
     
    Anche il clero luterano fu disposto ad appoggiare Hitler, anzi, fu desideroso di farlo. Susannah Heschel, docente di religione presso l’University of Pennsylvania, ha detto che quegli ecclesiastici implorarono il privilegio di esporre la svastica nelle loro chiese. La sua ricerca ha dimostrato che la stragrande maggioranza degli ecclesiastici non erano collaboratori forzati ma sostenitori entusiasti di Hitler e dei suoi ideali ariani.
     
    Antichi simboli religiosi, come la svastica (croce uncinata), e il motto “Dio è con noi” (Gott mit uns) caratterizzarono il dominio di Hitler. Come egli stesso scrisse nel suo libro Mein Kampf, presentò per la prima volta al pubblico la bandiera con la svastica nell’estate del 1920. Hitler vide per la prima volta questo simbolo nella sua infanzia. Allora viveva in un piccolo villaggio vicino al monastero benedettino di Lambach, nell’Austria superiore. Per un po’ fece il corista lì e visse nel monastero nell’inverno del 1897-1898. Lì, scolpita nel muro sopra la grotta della sorgente nel cortile, c’era la data 1860 con una svastica. Il simbolo si trovava pure sul portale del monastero. Troviamo ancora la svastica nel pavimento a mosaico della chiesa della Natività a Betleem. La ritroviamo nel cosiddetto abito del digiuno o di quaresima di Heiligengrabe, in Germania, dove l’abito di Cristo è coperto di svastiche. Si trova pure sul monumento in bronzo del vescovo Bocholt a Luebeck e su alcune monete medievali delle diocesi cattoliche di Mainz e Halberstadt e del vescovo di Erfurt, Heinrich (1140-1150 d.C.). Svastiche, infine, sono state scoperte a Samarra, a nord di Baghdad, sul Tigri, e nel primo stadio dell’insediamento a Susa, in Iran. Queste scoperte additano l’antichissima origine del simbolo in Mesopotamia. Sì, la svastica risale all’antico centro religioso di Babilonia.
     

     
    “Le croci, inoltre, non le adoriamo né le desideriamo. Voi, in realtà, che consacrate dèi di legno, adorate croci di legno forse come parti dei vostri dèi. Perché i vostri stessi stendardi, nonché i vostri vessilli e le bandiere dei vostri campi, che cos’altro sono se non croci indorate e abbellite? I vostri trofei di vittoria non solo imitano l’aspetto di una croce semplice, ma anche quello di un uomo affisso ad essa”. - Octavius di Minucio Felice, cap. 29.
     
    "Adultere, non sapete che l'amicizia del mondo è inimicizia con Dio? Chi perciò vuol essere amico del mondo si costituisce nemico di Dio" - Giacomo 4:4
     
    July 26

    DEDICATA ALL'ILLUSIONE

     
     
      
     
     
    Don’t Touch Me There
     
    These hands
    You can hold them all night if you want to
    And these lips
    Won't mind your kisses no they don't care
    You can lay your head on my shoulder
    Maybe even get a little bolder
    But when it comes to my heart
    Oh don't touch me there

    Oh these arms
    You can wrap around me gently
    And your fingers
    You can run them through my hair
    But there's one place that's off bounds
    From the last time love came 'round
    When it comes to my heart
    Don't touch me there


    Last time I gave my heart so sweetly it broke
    He broke it so completely
    And even now it's more then I can bear
    Now someday I know I'll try again
    Someday but until then
    When it comes to my heart
    Don't touch me there

    Oh these hands
    you can hold them all night if you want to
    And these lips
    won't mind your kisses no they don't care
    You can lay your head on my shoulder
    Or maybe even get a little bolder
    But when it comes to my heart
    Don't touch me there

    Oh when it comes to my heart
    Don't touch me there
     
     
    Oggi è il 26 luglio, ancora S. Anna. Il sole sorge alle 5.01 ... e tramonta per sempre ... come tutte le illusioni che si fondano sull’ipocrisia e sulla codardia! Qualcuna di voi nel suo blog ha scritto, infatti, che l’unica cosa che proibisce un sogno è la paura di fallire.
    In questo universo virtuale si parla molto dei sogni ed è giusto, perché nel mondo reale i sogni sono il sale della vita: oltre a darle gusto, ne conservano la voglia! Se questa viene meno si smette di esistere perché, come spiegò il saggio scrittore dell’Ecclesiaste (9:5,6,10), l’esatto contrario della vita è la morte. Ma la morte fisica è il male minore, perché quella dell’anima costituisce l’annullamento totale della nostra esistenza, anche nei ricordi!
     
    Nella vita ciascuno di noi assume un ruolo ben definito, che è dato dalle scelte personali. Queste quasi sempre sono ispirate, condizionate, orientate dalla ristretta cerchia delle nostre frequentazioni, che in genere scegliamo fra coloro che ci sono simili, per cultura o per ignoranza, per sensibilità o per meschinità, per fede o per bigottismo, per lealtà o per falsità, per amore o per ipocrisia.
    E’ un’equazione matematica dal risultato scontato per cui è giusto dire che ognuno di noi, in fondo, ha la vita che si merita!
    A volte si può provare a invertire certi fattori, ma se non c’è il coraggio e né la sincerità, il risultato non cambia, per cui alla fine si torna sempre ad occupare il posto che ci compete. Inevitabilmente arriva il tempo in cui questo accade.
     
    Come è noto, il motore della vita è il cuore, non solo perché pompa il sangue che ossigena le cellule del nostro corpo permettendo loro di moltiplicarsi, di crescere, di rinnovarsi, ma, soprattutto, perché da origine ai motivi e ai sentimenti che ci caratterizzano come persona.
    Se il cuore, sia fisico che simbolico, non funziona più, che ne è di noi?
     

     
    Questa volta non cito una scrittura ma le parole ugualmente importanti di una Signora che mi onoro di avere come cara e tenera amica, per la sua intelligenza, per la sua cultura, per la sua umiltà, per la sua passionalità, per il suo cuore!
     
    Arrivano i momenti che non avresti mai voluto, eppur ci sono ed è giusto ascoltarli perchè spesso sono la tua coscienza a generarli...allora i sogni diventano sterili proiezioni ed inutilizzabili ancore, stai affondando nonostante fai finta di nulla e vuoi far credere che tutto vada bene; allora è giusto che tu dispensi in giro le tue scuse ed i tuoi grazie a chi in qualche modo ti ha dato e torni ad apprezzare la realtà del tuo eremo, è li che abita la tua congenialità...un bene immenso
     
    Grazie, Gabry!
     
    July 25

    IL NOME CHE CONTA

     
    “Un nome è da scegliere più delle abbondanti ricchezze; il favore è migliore anche dell’argento e dell’oro”. Così recita un antico proverbio (Proverbi 22:1).
     
    Il nostro nome giustamente ci interessa ed è importante per noi. Nei paesi di influenza cattolica e ortodossa è stato addirittura stabilito un giorno per festeggiare il proprio nome. E’ il giorno dell'onomastico, che corrisponde al giorno della commemorazione del santo di cui si porta il nome.
    Il calendario dei santi è nato dall'antico uso di commemorare ogni anno i martiri nel giorno della loro morte, organizza l'anno e identifica le varie date in un modo molto legato alle tradizioni popolari e alle ricorrenze locali.
     
    Oggi, 25 luglio, per esempio, per la Chiesa Ortodossa si festeggia S. Anna. Per la Chiesa Cattolica invece S. Anna si festeggia domani, 26 luglio (e poi parlano di unità!), insieme a S. Gioacchino, suo marito. In entrambe le chiese, infatti, Anna e Gioacchino, pur non essendo mai menzionati nei testi biblici canonici, sono venerati da un'ininterrotta devozione popolare risalente almeno al III secolo come sposi, genitori di Maria e nonni di Gesù [per inciso, nel vangelo di Luca al cap. 3 è riportata la discendenza di Gesù attraverso Maria; di lei si dice che è figlia di Eli e il nome della madre, come nella tradizione ebraica, non è mai menzionato]. La loro storia si è arricchita nel corso dei secoli di vari episodi leggendari, per lo più dettati dalla fantasia popolare e in netto contrasto con le verità cristiane, fantasie avvallate dalle due chiese sempre disposte al compromesso tra sacro e profano pur di accattivarsi i favori e il sostegno delle genti. La santa, pertanto, è invocata come protettrice delle madri e delle partorienti, con chiaro riferimento alla credenza popolare del concepimento di Maria dopo un periodo di sterilità da parte del fantomatico genitore.
     
    In Italia, particolarmente a Napoli e nelle regioni del sud, l’onomastico è una festa molto sentita, ancor più del compleanno. Proprio perché legata alla venerazione dei santi, ai quali spesso e invano si rivolgono le persone che vivono in queste terre per far fronte ai problemi derivanti dall’ignoranza e dall’arretratezza culturale e civile. Così, come succede quasi sempre in queste occasioni, si accantonano le questioni di sempre, si indossa la solita maschera godereccia, si banchetta e si brinda, si fanno regali che si ricambiano con compiacenze, poi finita la festa tutto torna come prima! Casomai mariti che hanno l’abitudine di picchiare le proprie mogli, le risparmiano il giorno del loro onomastico solo per tornare ad “abbottarle” il giorno successivo! E la vita continua, come sempre, in un mondo dove l’ipocrisia ha ricevuto la farisaica canonizzazione delle gerarchie ecclesiastiche!
     
    Ah!…. il  “nome” a cui si riferiva il saggio scrittore del proverbio sopra citato è soprattutto la nostra reputazione, specialmente quella che ci facciamo davanti a quel Dio di verità di cui i bravi festaioli, tanto impegnati a celebrare il proprio, ne ignorano perfino il nome! Ma questo poco importa! “La festa è l’essenza della Chiesa”, afferma un testo ecclesiale. Auguri! Buon onomastico!
     
    July 23

    SOTTO OGNI BANDIERA - La sagra della stupidità umana - V parte

     
    Nel mio precedente intervento ho parlato della “democrazia” come un ulteriore tentativo, non perfettamente riuscito, di dare al genere umano un governo soddisfacente. Per completare la mia, seppur sintetica, analisi storica mi sembra di poter affermare che ci sono democrazie che in qualche modo garantiscono alcune libertà e ce ne sono altre che invece si mostrano “autoritarie”. Queste infatti hanno partiti politici, tengono elezioni, hanno tribunali e vantano un parlamento o un’assemblea legislativa; tuttavia, nella misura in cui un governo controlla queste varie istituzioni, costringendole ad agire secondo i suoi voleri, in quella misura è autoritario, quale che sia la sua struttura.
     
    Negli anni ’20 e ’30 del secolo scorso questo tipo di governo autoritario fece la sua improvvisa comparsa in Italia, nell’Unione Sovietica e in Germania. Richiese la coniazione di un nuovo termine per darne una definizione appropriata. In questi paesi i mezzi di informazione finirono sotto il controllo dello stato. La polizia fu posta al servizio del partito politico al potere e non più al servizio del popolo. Propaganda, censura, irreggimentazione, sorveglianza della polizia segreta e perfino la forza furono usate per combattere l’opposizione. I cittadini furono costretti ad adottare l’ufficiale ideologia politica e sociale del governo. Chi si rifiutava venne trattato da traditore. Sembrò quindi appropriato il termine totalitarismo”: uno stato che perseguiva i propri obiettivi, controllando tutti gli aspetti della vita dei suoi cittadini.
     
    Sui motivi del suo sorgere sono state formulate varie teorie. Secondo la maggioranza degli esperti l’esplosione demografica, l’urbanizzazione e i progressi tecnologici sono fenomeni moderni che hanno favorito il nascere della cosiddetta società di massa. Con questa espressione si intende una società industriale caratterizzata da grandi istituzioni centralizzate, burocratiche e impersonali. È una società in cui i rapporti umani tendono a essere superficiali e transitori. È una società in cui, in mezzo alla massa, le persone sole sono alla continua ricerca delle proprie radici e di un senso di appartenenza alla collettività. Hannah Arendt, studiosa tedesca di scienze politiche, nel suo libro The Origins of Totalitarianism fa pertanto notare che il totalitarismo si costruisce non su classi, ma su masse di persone che, “o per numero o per indifferenza o per entrambe le cose messe insieme, non si possono integrare sulla base del comune interesse in nessuna organizzazione, si tratti di partiti politici, di amministrazioni comunali, di organizzazioni professionali o di sindacati”.
    La Arendt menziona pure altri fattori che hanno contribuito al sorgere del totalitarismo e cioè l’imperialismo, l’antisemitismo e la disgregazione del tradizionale stato-nazione.
     
    L’imperialismo moderno altro non è che l’uso autoritario del potere da parte di governi al fine di espandere la propria area d’influenza. La supremazia su altri paesi viene conseguita o per acquisizione diretta o influendo indirettamente sui loro affari politici ed economici. Secondo l’interpretazione dell’economista inglese J. A. Hobson, l’imperialismo è soprattutto un fatto economico. In effetti, più che con il potere politico questo nuovo tipo di colonialismo ha spesso a che fare con l’espansione economica e la creazione di nuovi mercati per i prodotti nazionali.
    Esempio tipico di questo modo di governare è stato lo “Scramble for Africa” (traducibile in "lo sgomitare per l'Africa"), cioé il complesso delle rivendicazioni europee sui territori africani con il quale quasi tutto il continente africano, attraverso l'influenza militare, religiosa, la dominazione economica o il governo diretto del territorio, fu posto sotto il dominio delle nazioni europee con le popolazioni nere dell’Africa costrette a stare a guardare mentre i colonizzatori bianchi “cristiani” prendevano possesso della loro terra.
    Altro esempio è costituito dall’acquisizione da parte degli Stati Uniti d’America di numerosi territori nel Nordamerica, nell’America centrale e nel Pacifico.
    E al riguardo tutt’altro che insignificante è il seguente commento fatto da Henry F. Graff, professore di storia alla Columbia University: “Le attività dei missionari cristiani ebbero nello sviluppo dell’imperialismo moderno la stessa influenza che ebbero le attività dei propagandisti”.
     
    Si suppone che l’era dell’imperialismo sia finita nei primi decenni del secolo scorso, ma non così può dirsi del suo spirito autoritario. Quello che sta accadendo oggi in varie parti della terra (Afghanistan, Iraq, Cecenia, solo per citarne degli esempi) lo attesta. Molte davvero sono le lacrime versate da quelli che sono stati oppressi sotto i regimi autoritari. I cittadini spesso sono insorti per rovesciare questi governi, ma sovente le cose non sono affatto cambiate, se non sono addirittura peggiorate.
     

     
    Ecco, le lacrime di quelli che erano oppressi, ma non avevano confortatore; e dalla parte dei loro oppressori c’era il potere, così che non avevano confortatore”. - Ecclesiaste 4:1
     
    July 21

    SOTTO OGNI BANDIERA - La sagra della stupidità umana - IV parte

     
    Vox populi vox Dei,  “voce di popolo, voce di Dio”. Quanto corrisponde a verità questo detto latino?
    Poco più di 6.000 anni fa il nostro capostipite e la sua compagna decisero di fare a modo loro anziché rispettare le norme stabilite da Colui che, dal nulla, li aveva creati. Nel corso del tempo questa tendenza si concretizzò in quella forma di governo che venne definita “democrazia”, termine di origine greca che significa “dominio del popolo” o, per usare la definizione di Abraham Lincoln, 16°  Presidente degli Stati Uniti, “governo del popolo, da parte del popolo, per il popolo”.
     
    L’antica Grecia è stata definita la culla della democrazia. Infatti nei regimi democratici delle sue città-stato i cittadini erano direttamente coinvolti nel processo di governo. Questi durante l’anno si riunivano in assemblee per discutere i problemi esistenti e le decisioni venivano prese con un semplice voto di maggioranza. In questo modo veniva anche promossa la libertà di parola dato che i cittadini votanti avevano il diritto di esprimere le proprie opinioni prima che venissero prese le decisioni; e le cariche politiche non erano solo per una piccola èlite ma erano accessibili a tutti i cittadini maschi.
    Ma le donne, gli schiavi e i residenti stranieri non godevano di tale diritto, pertanto la democrazia greca era una forma di democrazia aristocratica, per soli pochi privilegiati.
     
    Comunque quel tipo di democrazia diretta oggi non esiste più. L’estensione degli stati moderni e il fatto che hanno milioni di cittadini renderebbe praticamente impossibile governare in questo modo.
    Oggi la democrazia è rappresentativa. I corpi legislativi, unicamerali o bicamerali, sono formati da persone elette dal popolo, o altrimenti designate per rappresentarlo e per fare leggi, si suppone nell’interesse del popolo. Sotto questi governi la maggioranza dei cittadini si aspetta di trovare certe cose fondamentali come libertà personale, uguaglianza, rispetto per i diritti umani e un efficiente sistema giudiziario. Particolarmente dalla seconda metà del XVIII secolo questa tendenza cominciò a manifestarsi in quanto assunsero maggiore significato istituzioni che risalivano ai secoli precedenti come la Magna Charta e il Parlamento in Inghilterra, oltre a teorie politiche sull’uguaglianza degli uomini, i diritti naturali e la sovranità del popolo. Da allora, infatti, divennero sempre più numerosi coloro che sostenevano che il governo deve poggiare sul consenso del popolo, i cui diritti naturali sono inviolabili.
     
    Molte democrazie sono repubbliche, vale a dire governi il cui capo di stato è un Presidente. Attualmente costituiscono la più comune forma di governo essendo in tal modo organizzati quasi più della metà dei governi e delle organizzazioni internazionali, sebbene non siano tutte democrazie rappresentative. Alcune repubbliche sono sistemi unitari, cioè controllati da un forte governo centrale. In altre esiste una divisione di poteri fra due livelli di governo come, ad esempio, negli Stati Uniti d’America. Quest’ultimo tipo di sistema è detto federalismo: il governo nazionale si occupa degli interessi della nazione in generale, mentre i governi dei singoli stati si occupano dei bisogni locali. In alcune repubbliche si tengono libere elezioni e i cittadini hanno la possibilità di scegliere tra una pluralità di partiti politici e candidati. In altre repubbliche le libere elezioni sono ritenute superflue, perché si pensa che la volontà democratica del popolo possa essere messa in atto con altri metodi come, ad esempio, promuovendo la proprietà collettiva dei mezzi di produzione.
     
    Anche la democrazia ha mostrato varie debolezze. Primo, essa ha successo solo se i singoli sono disposti a mettere il bene della maggioranza al di sopra dei propri interessi. A tal fine si possono dover sostenere misure fiscali o altre leggi forse non personalmente gradite, ma necessarie per il bene comune della nazione. Ma è difficile trovare un simile altruistico interesse, persino nelle nazioni democratiche “cristiane”.
    Un’altra debolezza fu individuata da Platone che criticò “l’ignoranza e l’incompetenza dei politici come la particolare maledizione delle democrazie”. Molti uomini politici dicono con rammarico che è difficile trovare gente qualificata e dotata da impiegare nel governo. Perfino coloro che sono eletti possono essere poco più che dei dilettanti in politica. E nell’era della televisione, il bell’aspetto o il carisma di un candidato può fargli ottenere voti che non avrebbe mai ottenuto per le sue capacità amministrative.
    Un altro svantaggio delle democrazie è che tutto si svolge a rilento. Quando un dittatore dà un ordine, tutti scattano! In una democrazia il progresso può essere rallentato dagli interminabili dibattiti. Come osservò in un’occasione Clement Attlee, ex primo ministro della Gran Bretagna, “democrazia significa governo fondato sulla discussione, ma funziona soltanto se riesce a far smettere la gente di discutere”. E anche quando si smette di discutere, ci si chiede sempre fino a che punto le decisioni prese rappresentano veramente ciò che “il popolo” vuole. Quanti rappresentanti, infatti, votano a favore delle convinzioni della maggioranza dei loro elettori o, più spesso, delle proprie? O semplicemente approvano a occhi chiusi la politica ufficiale del loro partito?
    Infine, i fatti hanno dimostrato che perfino il sistema dei controlli per prevenire la corruzione in democrazia funziona poco, causando un deterioramento dei governi a tutti i livelli!
     
    Per concludere, anche se nell’ultimo secolo il regime democratico ha preso piede più che in qualsiasi altra epoca e, in teoria, è sembrato la migliore forma di governo solo perché, come disse l’ex Premier indiano Jawaharlal Nehru, “altri sistemi sono peggiori”, messo sulla bilancia ha dimostrato di essere carente in quanto a rappresentare il governo ideale per la soluzione dei problemi del genere umano. Non fu per caso che Henry Miller, senza peli sulla lingua, fece questa battuta: “I ciechi conducono i ciechi. È il sistema democratico”.
     

     
    “Lasciateli stare. Sono guide cieche. Se, dunque, un cieco guida un altro cieco, entrambi cadranno in una fossa”. – Matteo 15:14
     
    July 20

    RASSEGNA STAMPA - Le notizie che non dovrebbero mai sfuggirci

     
    Manifestazione nazionale: SALVIAMO I CRISTIANI
     
     
    Cari fratelli nella fede nell’unico Dio che ha fatto l’uomo a sua immagine e somiglianza…..che ci ha insegnato ad attenerci alla verità e a sconfessare la menzogna, che ci ha ammonito a perseguire il bene e a rifuggire dal male…Siamo qui riuniti in questa straordinaria manifestazione quali persone di buona volontà che, al di là della propria religione e nazionalità, si sentono uniti dall’imperativo di affermare e difendere il diritto alla libertà religiosa di tutti e ovunque nel mondo. Siamo qui per dire “Basta!” ai profanatori della libertà religiosa e ai dissacratori di un Dio trasformato in un’ideologia dell’odio, della violenza e della morte.
    Siamo qui per sostenere il diritto alla libertà religiosa ovunque nel mondo, sulla base del principio del rispetto della fede altrui e della reciprocità del riconoscimento di tale diritto. Rispetto e reciprocità più volte invocati da Sua Santità Benedetto XVI nel dialogo con le altre fedi, che dovrebbe essere il fondamento delle relazioni bilaterali e comunitarie della nostra Europa con il resto del mondo, così come si dovrebbe esigerne l’applicazione all’interno stesso dell’Europa. Invece quest’Europa ammalata di relativismo e accecata dall’ideologismo del multiculturalismo, che rinnega i propri valori e tradisce la propria identità che affondano le proprie radici nella fede e nella cultura giudaico-cristiana, è un’Europa lassista nei confronti della violazione della libertà religiosa sia al di fuori dei propri confini sia all’interno del proprio territorio.
    Cari amici e cari fratelli, va benissimo preoccuparci per le sorti dei tanti paesi dove la libertà religiosa è violata e dove i diritti umani sono negati. Ma cominciamo a occuparci della libertà religiosa a casa nostra. Se vogliamo essere credibili quando rivendichiamo la libertà religiosa per i cristiani in Turchia o in Cina, dobbiamo avere la certezza che questo diritto venga rispettato in Italia, in Europa e in Occidente.
     
     
     
    LIBERTA’ RELIGIOSA, LO STOP DELLA CEI: ERRORE PARIFICARE I CATTOLICI AGLI ALTRI
     
    da La Repubblica del 17 luglio 2007
     
    di Marco Politi
     
    Pollice verso della CEI nei confronti del progetto di legge sulla libertà religiosa, che invece piace molto alle altre confessioni. I vescovi respingo­no l'idea che la Chiesa Cattolica sia uguale alle altre confessioni. E criticano il fatto che il princi­pio di laicità sia la base della li­bertà concessa a tutte le fedi.
    Portatore del giudizio negati­vo, durante l'audizione in com­missione Affari costituzionali della Camera, è stato il segreta­rio della CEI monsignor Giuseppe Betori. Il concetto di laicità, ha criticato, «è più vicino al modello francese che non alla tradizione italiana». Inoltre il progetto «rischia di omologare la Chiesa cattolica e le altre con­fessioni religiose» nei rapporti con lo Stato.
    Per la CEI suscita «sorpresa e preoccupazione» l'introduzio­ne del principio della laicità come fondamento della legge sul­la libertà religiosa. Per i vescovi dovrebbe essere il contrario, e cioè che «il diritto alla libertà re­ligiosa strutturi il principio di laicità». Qui però la gerarchia ecclesiastica sbaglia: la Corte Costituzionale ha già ricono­sciuto la laicità come principio supremo dell'ordinamento giuridico. Il che è evidente. In base alla laicità lo Stato non può ispirarsi né ad un'ideologia né ad una religione e ogni credo è uguale davanti alla legge.
    Proprio questo, invece, di­sturba la CEI, che dai privilegi concordatari vuole dedurre uno status di rango più elevato per la fede cattolica. Betori è stato polemico: «L'inserimento del principio di laicità nell'ordi­namento mediante una legge sulla libertà religiosa e la sua af­fermazione quale fondamento di una tale libertà appare singo­lare e forzata». Duro anche il giudizio sulla disciplina paraconcordataria dei matrimoni religiosi di altre fedi. Intanto perché c'è il rischio di introdur­re istituti in contrasto con prin­cipi irrinunciabili della legge italiana. I musulmani, ha ricor­dato Betori, prevedono «forme di poligamia» e «non si possono riconoscere effetti civili a questi matrimoni». Ma c'è un aspetto più generale, che da ragione ai vescovi: in molti paesi di altre culture il rito religioso è cosa di­versa dal matrimonio come istituto giuridico e non ha senso inventare in Italia un «matri­monio religioso» per fedi che non lo hanno. «Nel mondo musulmano» sottolinea in pro­posito Souad Sbai, leader del­l'associazione donne maroc­chine «il contratto matrimoniale si fa dal notaio ed è assur­do trasformare gli imam in mi­nistri del culto». In ogni caso il prelato ha ammonito che l'integrazione di nuovi gruppi etnici non può portare al cedimento di fronte a «dottrine o pratiche che suscitano allarme sociale». L'audizione di Betori, inizia­ta con parole di apprezzamen­to, è stata scandita da una raffi­ca di giudizi negativi sugli aspetti «problematici e non condivisibili» del progetto. La CEI teme le norme che riguar­dano l'accesso delle altre fedi al servizio pubblico radiotelevisi­vo. Chiede approfondimenti a proposito del «registro delle confessioni» e dei «diritti delle confessioni» iscritte. E non è d'accordo su come il testo disci­plina la materia degli edifici di culto né sull'equiparazione au­tomatica delle confessioni e as­sociazioni religiose alle Onlus ai fini della destinazione del 5 per mille e delle donazioni. Me­no che mai la CEI accetta che il trattamento delle altre fedi ri­calchi il regime giuridico «bila­teralmente previsto per la Chie­sa Cattolica». Insomma, uno stop su tutta la linea.
     

     
    Complimenti Dott. Allam! Ora ci aspettiamo che organizzi un’altra manifestazione nazionale per spiegare agli italiani come questa posizione della CEI rispetto ad una proposta di legge di uno Stato sovrano possa essere una garanzia di libertà religiosa in Italia e nel mondo!
     
    July 18

    SOTTO OGNI BANDIERA - La sagra della stupidità umana - III parte

     
    Noblesse oblige” recita un vecchio motto!
    Significava letteralmente “nobiltà comporta obblighi” e sottolineava “l’obbligo da parte di chi era di alto rango di tenere un comportamento onorevole e responsabile”  Questo concetto era propugnato da alcune èlite “aristocratiche”, quali quelle composte da coloro che avevano avuto nobili natali o dai militari, che si consideravano persone dotate di speciali capacità, con un’elevata moralità e perciò in grado di guidare altri.
    Un concetto molto dibattuto nel tempo, dai filosofi greci, come Aristotile che considerava quello degli aristocratici un buon governo che permetteva a persone dotate di speciali capacità di dedicarsi al servizio dei cittadini, agli antichi romani che distribuivano le cariche di magistrato, comandante militare e sacerdote solo fra coloro che avevano nobili natali, ai conservatori del tardo Medioevo tesi verso un rigido dominio oligarchico da parte di una classe di nobili fiera e molto colta (come, ad esempio, la Repubblica Veneziana), fino ad alcuni pensatori politici odierni che guardano con favore al dominio “dei migliori” per ottenere i risultati desiderati.
     
    Sembra del tutto logico pensare che il miglior tipo di governo sia quello formato dalle persone migliori. E si sostiene che le persone migliori siano quelle più istruite, le più qualificate, le più competenti. In genere queste vengono identificate con quelle appartenenti a classi di ricchi o alla classe clericale o a quella burocratica dei funzionari pubblici o a quella militare…. Insomma basta guardare le prime file di tutte le cerimonie…. sarebbero quelli lì!....
     
    Ma è veramente così?
    Guardiamo, ad esempio, l’antica Roma: come citato, solo persone di nobile nascita, i cosiddetti patrizi, potevano accedere al Senato. La gente comune, i plebei, non potevano essere eletti. Ma lungi dall’esser persone di abilità ed eccellenza morale i membri del Senato divennero sempre più corrotti e oppressivi, cosa che portò alla lotta civile. Una nota Enciclopedia spiega: “Con il potere, la ricchezza e l’estensione geografica di Roma in continuo aumento, l’aristocrazia era divenuta una corrotta oligarchia e che avesse perso lo spirito civico si poteva capire dal diminuito rispetto del popolo. Il suo crollo portò alla monarchia assoluta”.
    Per i successivi 1.200 anni circa, i governi “aristocratici”, benché monarchici di nome, furono la norma in Europa. Col tempo molti cambiamenti politici, economici e culturali modificarono progressivamente il sistema. Ma per tutto quel periodo l’aristocrazia europea si mantenne forte, riuscendo a conservare le proprietà terriere e il rigido controllo delle cariche militari, ma divenendo sempre più oziosa, stravagante, arrogante e frivola.
    Verso la fine del XVIII secolo l’aristocrazia ricevette un duro colpo. Lo scoppio della Rivoluzione francese nel 1789 diede luogo a cambiamenti di grande importanza che ebbero una ripercussione molto al di là dei confini francesi. L’aristocrazia perse i suoi privilegi speciali, il sistema feudale fu abolito, venne adottata una Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino e anche una costituzione. Inoltre, i poteri del clero vennero limitati per decreto.
    Il governo dei pochi, anche se quei pochi erano considerati i migliori, dimostrò il suo fallimento.
     
    A tutt’oggi la situazione non è cambiata!
    La sempre più grande complessità della società moderna e del governo fa sì che poteri sempre più ampi vengano a trovarsi nelle mani di “èlite” di amministratori e di comitati di esperti. Ma perfino nei regimi costituzionali non si è trovata una risposta del tutto soddisfacente alla domanda su come mettere questi burocrati detentori del potere decisionale nella condizione di dover rendere conto e come limitarne efficacemente i poteri senza che siano contemporaneamente pregiudicate l’efficienza e la razionalità del processo politico.
    In conclusione mi sembra ovvio il fatto che “i migliori” non sempre tengono fede al proprio nome; questo mette in evidenza una delle maggiori debolezze del governo delle “èlite”, cioè la difficoltà di stabilire chi sono veramente “i migliori”. Per soddisfare i requisiti richiesti da coloro che sono più di ogni altro qualificati per governare, non basta essere ricchi, di nobili natali, capaci di compiere imprese militari o essere pozzi di conoscenza. Ci vuole, indubbiamente, qualcosa di più!
     

     
    "A loro piacciono il luogo più eminente ai pasti serali e i primi posti nelle sinagoghe, e i saluti nei luoghi di mercato" - Matteo 23:6,7
     
    July 15

    SOTTO OGNI BANDIERA - La sagra della stupidità umana - II parte

     
    Di questi tempi va molto la parola antipolitica.
    Che cosa si intende con questo termine? Il concetto è stato sintetizzato un paio di giorni fa dal Presidente di Unioncamere, Andrea Mondello all'assemblea delle Camere di Commercio, quando ha detto: “Siamo stupiti e allarmati per una deriva antipolitica … E' diffusa la sensazione di una distanza fra la vita dei cittadini, le loro esigenze, i loro diritti, e il comportamento del mondo politico, che appare chiuso in se stesso”.
     
    Già, la sfiducia e l’apatia della gente comune verso la politica è in preoccupante aumento per gli addetti al mestiere!
    La popolarità degli uomini politici è scesa a livelli senza precedenti. Questo accade non solo nel nostro paese ma è una tendenza mondiale. Milioni di persone in Europa, nelle Americhe, in Asia, fino alle più distanti parti della terra, anche se in varia misura, sono chiaramente deluse dal modo di governare dei loro “rappresentanti” politici e lo dimostrano sempre più con l’astensionismo nelle competizioni elettorali, con manifestazioni di protesta, spesso anche violente e con la diffusa disubbidienza anche alle più comuni norme di vita sociale stabilite!
    Perché è così difficile produrre governi che soddisfino le legittime aspettative delle popolazioni ad onta delle tante belle promesse che di volta in volta vengono loro fatte, specialmente nella fase elettorale?
    Questo è un tema che mi incuriosisce molto e vorrei provare ad affrontarlo partendo da un’analisi storica degli sforzi umani per governare le varie comunità che nel tempo venivano a formarsi. Spero di coinvolgere in questo il vostro interesse, sempre convinto, come sono, che la conoscenza dei fatti possa non solo portare alla comprensione dei problemi che continuiamo ad avere coi vari governi ma, soprattutto, possa aiutarci a capire dove stiamo andando continuando per questa strada! E lo faccio, come mia consuetudine, prendendo a riferimento principale quel Libro che, anche dal punto di vista storico, è certamente il più accurato e veritiero che possiamo consultare.
     
    Circa 3.000 anni fa un popolo che era stato miracolosamente liberato da una lunga e pesante schiavitù sotto l’impero egiziano ed insediato come nazione libera in una splendida terra, che per la bellezza e la capacità produttiva era descritta come un luogo che “produceva latte e miele”, non fidandosi del suo Liberatore fece questa richiesta ad un Suo saggio e umile rappresentante nelle funzioni di Giudice: “Ora costituisci per noi un re che ci giudichi come tutte le nazioni”.
    Questa richiesta venne soddisfatta, ma con l’avvertimento: “Questo diverrà il debito diritto del re che regnerà su di voi: Prenderà i vostri figli e li metterà come suoi nei suoi carri e fra i suoi cavalieri, e alcuni dovranno correre davanti ai suoi carri; e costituirà per sé capi di migliaia e capi di cinquantine, e alcuni per fare la sua aratura e mietere le sue messi e fare i suoi strumenti da guerra e gli strumenti per i suoi carri. E prenderà le vostre figlie come mischiatrici di unguenti e come cuoche e come panettiere. E prenderà i vostri campi e le vostre vigne e i vostri oliveti, i migliori, e li darà effettivamente ai suoi servitori. E delle vostre sementi e delle vostre vigne prenderà la decima, e certamente la darà ai suoi funzionari di corte e ai suoi servitori. E prenderà i vostri servi e le vostre serve e le vostre migliori mandrie, e i vostri asini, e li dovrà impiegare per il suo lavoro. Dei vostri greggi prenderà la decima, e voi stessi diverrete suoi come servitori. E quel giorno certamente griderete a causa del vostro re, che vi sarete scelto” (che sorprendente analogia con i politici di oggi! n.d.r.) – 1 Samuele cap. 8.
    Nei successivi 500 anni quel popolo sperimentò la veridicità di queste parole dovendo spesso sopportare ogni angherìa da parte dei re che lo governarono fino a perdere la propria identità e quella stessa libertà che aveva tanto anelato.
     
    Questo racconto storico è emblematico; ci da l’occasione di parlare di uno dei più antichi modi di governare ideato dagli uomini:
    la monarchia.
    La parola viene da due termini greci: mònos, che significa “solo”, e àrcho, che significa “comandare”. Perciò nella monarchia una sola persona è investita di suprema autorità e serve per suo proprio diritto come capo di stato permanente.
    Nella monarchia assoluta, la parola del re è legge. E fino all’inizio dell’era moderna le varie monarchie sono state caratterizzate da questo assolutismo. Alcune hanno anche regnato su territori molto estesi, costituendo grandi imperi, come quello di Alessandro Magno, o quello dei Cesari romani, o il più recente Impero Britannico. Ma la loro storia dimostra che non sono state diverse, nei risultati, da quella che regnò sull’antica nazione di Israele. I popoli soggetti al loro dominio hanno spesso sofferto per l’avidità, l’autoritarismo, il dispotismo, la scelleratezza di certi governanti. Alla fine esse stesse sono cadute.
    Per la loro stessa natura, infatti, le monarchie assolute si sono rivelate instabili. Ogni governante infine è morto e il suo posto è stato preso da un successore, che il più delle volte è stato scelto in base alla discendenza e non per le sue elevate doti morali o per la sua capacità. Chi poteva garantire che un figlio sarebbe stato bravo come il padre? O se il padre era cattivo, che il figlio sarebbe stato meglio? Per cui l’efficacia o meno di un regno spesso è dipesa dalla capacità del governante. Le sue doti e i suoi lati buoni si sono rispecchiate nel suo governo ma altrettanto può dirsi delle sue debolezze, dei suoi limiti o della sua mancanza di conoscenza. Anche le persone di sangue blu sono imperfette. I re cattivi stabiliscono governi cattivi, forse i re buoni ne stabiliscono di migliori, ma solo un re perfetto potrebbe stabilire il tipo di governo che l’umanità desidera e merita.
    Molti re dell’antichità hanno anche preteso di essere dèi. A partire da Alessandro Magno i re ellenistici vennero elencati tra gli dèi. Gli imperatori romani adottarono la stessa istituzione. L’idea della divinità dei re è persistita perfino in tempi recenti, basta guardare l’imperatore Hirohito del Giappone.
    Altri hanno governato con la pretesa di rappresentare Dio sulla terra, supponendo un carisma sacerdotale e sostenendo d’avere l’appoggio divino. Un concetto religioso derivato dall’associazione costantiniana fra chiesa e stato (pensate al  titolo di Pontifex Maximus attribuito a diversi imperatori romani … poi provate a indovinare ora chi lo porta). Perciò fu coniato il titolo “re per grazia di Dio”. Di qui nacque l’idea in seguito conosciuta come diritto divino dei re, secondo cui il potere del re era ereditario.
    Oggi la maggior parte dei re sono solo delle figure rappresentative per cui molte monarchie non esercitano più il potere assoluto di un tempo essendo limitate o parlamentari. Ma sia nell’uno che nell’altro caso, come forma di governo la monarchia, nel suo complesso,  è certamente risultata fallimentare e non adatta a soddisfare le esigenze di buon governo reclamate dai popoli.
     

     
    “Ascolta la voce del popolo riguardo a tutto ciò che ti dicono; poiché non hanno rigettato te, ma hanno rigettato me dall’essere re su di loro” – 1 Samuele 8:7
     
    July 13

    RASSEGNA STAMPA - Le notizie che non dovrebbero mai sfuggirci

     
    DAGLI OPPOSTI ESTREMISMI AGLI OPPOSTI INTEGRALISMI
     
     
    Il terrorismo all’attacco della ragione
    di Giorgio Bocca – da Il Venerdi di Repubblica del 13/7/2007
     
    Un espero di terrorismo islamico ci avverte che all’origine dell’attuale offensiva del terrore non ci sono Israele come avamposto occidentale, le aggressioni dell’Iraq e dell’Afghanistan, la repressione dell’integralismo in Algeria e in Pakistan, le guerre di tipo coloniale che l’Occidente continua verso il mondo arabo, bensì un’insanabile divisione religiosa, teologica: l’Islam integralista crede che non si sia differenza tra religione e politica, che non ci sia una giustizia divina diversa da quella umana e che sia sacrilega la convinzione occidentale secondo cui le leggi e la ragione umana possono sostituire le norme divine.
    Hina Saleem, la ragazza pachistana massacrata nel Bresciano un anno fa, è stata uccisa perché non rispettava le regole e le credenze religiose della famiglia: così il padre e gli altri parenti hanno obbedito alla giustizia divina e posto riparo al peccato dei senza Dio.
    I medici giordani andati in Inghilterra per farvi esplodere le loro bombe di benzina e di chiodi non si sono chiesti se le stragi progettate potevano militarmente colpire a morte la democrazia inglese basata sulla ragione e non su Dio: lo hanno fatto pensando alla guerra ideologica senza confini e senza eccezioni.
    L’aspetto peggiore di questo terrorismo ideologico è che nessuno sa quali siano le sue prospettive. C’è un terrorismo che si accontenta del ripristino in terra della legge divina, delle norme coraniche; e ce n’è un altro che raccoglie l’antico appello al dominio universale ed esorta i suoi seguaci a colpire senza pietà gli infedeli, perché così è avvenuta la grande conquista musulmana. Poi c’è anche un mondo cristiano che accetta la sfida, pronto a vender cara la pelle.
     
     
    I Protestanti non sono Chiesa
    di Marco Politi – da La Repubblica dell’11/7/2007
     
    La Chiesa cattolica è l´unica vera Chiesa universale di Cristo. Gli Ortodossi hanno i sacramenti ma sono «carenti» perché non sono in unione con il Papa. I Protestanti non sono nemmeno «Chiese», poiché non posseggono il sacerdozio ministeriale e non conservano integra la sostanza del mistero eucaristico.
    In sedici pagine, presentate come Risposte ad alcuni quesiti dottrinali, la Congregazione per la Dottrina della Fede ribadisce il primato assoluto della Chiesa Cattolica. Nulla di nuovo rispetto al documento Dominus Jesus redatto nel 2000 dal cardinale Ratzinger e che suscitò una tempesta di polemiche da parte delle altre Chiese cristiane. Puntuali sono ripartite le proteste anche ora.
    L´intervento del Sant´Uffizio assesta ora un colpo ai rapporti fra Cattolicesimo e Protestantesimo, perché da decenni vescovi di entrambe le parti si considerano esponenti di «Chiese sorelle». Ma la linea ratzingeriana non può piacere nemmeno alle Chiese ortodosse, benchè innalzate al rango di «quasi» pari alla Cattolica. Perchè l´Ortodossia tiene moltissimo alla gestione collegiale del potere gerarchico - parla di sinodalità o conciliarità - e un pontefice che si mette al di sopra del Concilio non è rassicurante per la riunificazione.
    «Siamo sconcertati dalla presentazione di un tale documento in questo momento storico», scrive al Vaticano il segretario generale dell´Alleanza riformata mondiale, pastore Setri Nyomi, a nome di oltre duecento Chiese protestanti. Nyomi chiede, invece, una testimonianza comune: «Preghiamo perchè venga il giorno in cui la Chiesa Cattolica romana vada al di là delle pretese esclusivistiche affinchè possiamo portare avanti la causa dell´unità cristiana».
    E´ vero che il documento della Congregazione per la Dottrina della Fede - sulla linea del Vaticano II - ammette che nelle altre comunità cristiane esistono «numerosi elementi di santificazione e verità», ma l´insistenza sul principio che la Chiesa di Cristo «sussiste solamente nella Chiesa Cattolica», nella quale sono rimasti e rimarranno tutti gli elementi istituiti da Cristo, costituisce un macigno per un dialogo tra pari. Daniele Garrone, decano della Facoltà valdese di teologia di Roma (che ha presentato in Vaticano il libro di Ratzinger su Gesù), nota che il documento è «soprattutto una bacchettata per i liberi cattolici, che continuano a pensare al Vaticano II come apertura, cambiamento e riforma». Grandi passi in avanti, spiega Garrone, erano stati fatti dopo il Concilio tra cattolici e protestanti al punto da rendere maturo il discorso dell´intercomunione: «Ora la questione è di nuovo bloccata».
    La nota vaticana «non aiuta il dialogo», commentano freddamente al Patriarcato di Mosca. «E´ un´offesa». «Invito papa Benedetto XVI a svegliarsi dal coma», dichiara dall´Egitto il vescovo copto Abdel Massih Bassit.
     
     
    La speranza di una svolta ecumenica di Ratzinger ora si allontana 
    di Andrea Tarquini – da La Repubblica dell’11/7/2007

    Rattristata, offesa e soprattutto gravemente delusa. Così, nella Germania che è sua culla e roccaforte, la Chiesa Evangelica tedesca - quella fondata da Martin Lutero con la Riforma protestante che sfidò il potere del Papa - ha reagito alla presa di posizione, avallata dal Pontefice, della Congregazione per la Dottrina della Fede. E´ una chance di dialogo sprecata e gettata via, ha detto il massimo esponente dei protestanti luterani, cioè il presidente della Chiesa Evangelica in Germania (Ekd), vescovo Wolfgang Huber. Il paradosso nell´ecumenismo della Chiesa Cattolica romana, ha dichiarato il vescovo Huber, «è durevole, e non è solo un´impressione di primo contatto. Il documento parla di vere realtà ecclesiastiche, ma nega proprio e soprattutto alle Chiese nate con la Riforma il riconoscimento del loro carattere di "Chiesa" nel vero e proprio senso del termine». «Purtroppo torniamo allo spirito della Dichiarazione "Dominus Jesus" che la Congregazione pubblicò nel 2000 sotto la guida dell´allora cardinale Joseph Ratzinger», lamenta Huber. Allora gli spiriti mossi dall´ecumenismo cercarono di relativizzare, ma questa posizione ripetuta con durezza oggi «non è più un caso, è un´intenzione premeditata». Con il papato di Benedetto XVI i protestanti incassano quindi una «Bruskierung», cioè quasi un´aggressione verbale che ferisce gli animi. E proprio nel paese dove è nata la Riforma e da cui viene l´attuale pontefice, i luterani constatano, dice Huber, che «la speranza di una svolta ecumenica si allontana di molto con questa dichiarazione».
    Nella presa di posizione vaticana, nota il massimo dirigente della chiesa evangelica, manca del tutto la consapevolezza che il progresso del dialogo ecumenico esige il rispetto reciproco. La Chiesa Cattolica prende posizioni assolutiste: non le viene in mente che anche a lei possano mancare elementi costitutivi importanti per altre chiese - dal rispetto per le comunità di base di fedeli alla possibilità delle donne di diventare sacerdoti. «La comprensione reciproca», lamenta Huber, «è possibile solo quando nessuna delle parti in causa rivendica il monopolio della verità». Secondo la prospettiva della Riforma protestante, «non è sempre chiaro dapprima chi sbaglia e chi invece è nel giusto». La dura presa di posizione vaticana, nota ancora Huber, suscita gravi interrogativi: a che cosa mira l´ecumenismo vaticano? Se la Chiesa Cattolica resta convinta di essere la sola vera Chiesa di Cristo, la via del suo ecumenismo «è tracciata in anticipo» e non aperta al dialogo.
     
    July 11

    SOTTO OGNI BANDIERA - La sagra della stupidità umana - I parte

     
    Perché le nazioni entrano in guerra?
    Se troviamo una risposta a questa domanda può darsi che troviamo anche la chiave per raggiungere l’agognata pace.
    Secondo un testo sull’argomento, The Evolution of War di K.F. Otterbein, antropologo dell’Ohio State University, “le guerre sono causate dalle decisioni degli uomini come membri di organizzazioni, sia di organizzazioni militari che di corpi governativi”. Fra i motivi principali egli indica: dominio politico, territorio, saccheggio, prestigio, difesa e vendetta.
    Sue Mansfield, docente di storia presso la University of Dundee aggiunge: “Sebbene la maggioranza delle culture antiche abbiano fatto la guerra, la maggioranza degli esseri umani non vi ha partecipato… In realtà la storia fa pensare che la guerra è stata di solito un’esperienza della minoranza”.
    In tempi recenti però questa minoranza è stata altamente addestrata, armata e precondizionata. Perciò, a differenza del passato, può uccidere senza neanche vedere il nemico.
     
    Ora la domanda è questa: come si può uccidere senza nemmeno conoscere il nemico?
    In qualsiasi nazione a volte capita che le persone litigano con i loro vicini, ma di rado arrivano allo spargimento di sangue. Le leggi dei paesi infatti vietano di assalire e uccidere i propri simili. Ma in tempo di guerra questo divieto non è più valido e si uccidono le persone anche se effettivamente non si conoscono. Perché?
    Secondo Irenäus Eibl-Eibesfeldt, uno dei maggiori studiosi di etologia del Max-Planck Institut “l’opinione pubblica viene creata da gruppi (politici, fabbricanti di armi, militari) che ingannano l’elettorato dando informazioni false o parziali” Pertanto, in virtù del suo potere politico o economico, una èlite di persone può controllare i mezzi di informazione e preparare le masse al bagno di sangue.
    Questo sembra proprio quello che è successo quando Hitler disse ai suoi alti ufficiali che si accingevano ad invadere la Polonia: “Fornirò attraverso la propaganda un motivo per dare inizio alla guerra”.
    Questo sembra sia successo recentemente nella guerra tra USA, Gran Bretagna e IRAQ, con la diffusione di falsi dossier sugli inesistenti armamenti nucleari iracheni.
    Quindi l’orientamento verso la guerra è favorito dagli interessi interni delle classi dirigenti e dall’ascendente di tutti quelli che trarranno un profitto personale dalla guerra, sia sul piano economico che su quello sociale. Questa èlite ha sempre una parte nel manipolare gli altri settori della popolazione o l’opinione pubblica.
     
    Da chi è composta questa èlite?
    Dalla classe dirigente, in tutte le sue varie fazioni politiche!
    Dall’establishment militare, la più potente tra le istanze di governo autonome in ogni nazione.
    Dalle lobby economiche, in particolare quelle dei fabbricanti di armi e, come si è visto recentemente, da quelle interessate a trarre profitti dallo sfruttamento delle risorse energetiche del pianeta.
    C’è un’altra categoria da inserire in questa èlite, come dimostrano le guerre tra musulmani e sciiti in Iran, tra musulmani e sunniti in Iraq, tra India e Pakistan, tra cattolici e protestanti in Irlanda, ed è quella dei capi religiosi, complici volontari dell’èlite al potere in quanto benedicono le armi e gli eserciti impegnati nelle guerre, da ambo le parti, spesso mentre professano la stessa fede religiosa (così i cattolici uccidono altri cattolici, i protestanti uccidono altri protestanti, i musulmani uccidono altri musulmani, semplicemente perché sono allineati su fronti opposti, come è successo nelle due ultime guerre mondiali, e il clero di ambo le parti schierato a pregare lo stesso Dio di dare la vittoria all’una o all’altra fazione).
    Qualcuno sa indicarmi una fede religiosa, fra tutte quelle professate, una sola religione che non sia mai stata coinvolta nelle guerre e i cui fedeli non abbiano mai ucciso un proprio “fratello”? 
     
    Su cosa fanno leva, in genere queste èlites al potere per persuadere la popolazione ad appoggiare i loro obiettivi? Il Prof. J.K. Galbraith, eminente economista della Harvard University ha detto: “In tutti i paesi la scuola inculca i princìpi del patriottismo …. Il condizionamento a far tutti quadrato intorno alla bandiera è importante per ottenere la subordinazione alla politica estera e militare”.
    Si, il nazionalismo, questo pernicioso insegnamento secondo cui un gruppo, un popolo, una nazione si ritiene superiore a tutte le altre! Già, la propria nazione o, come si usa dire oggi, la propria “identità” e i propri interessi egoistici prima di quelli degli altri! E spesso si anela a un governo “forte” per ristabilire “la legge e l’ordine” e soffocare le inquietudini sociali, come nel caso degli sfortunati abitanti del pianeta costretti a emigrare per sopravvivere.
    Questo lievito della sovranità nazionale, che nega il concetto fondamentale secondo cui apparteniamo tutti alla stessa famiglia umana, fa fermentare l’odio, la divisione, l’avidità, la stupidità e porta alle guerre!
     

     
    “L’Iddio che ha fatto il mondo e tutte le cose che sono in esso, essendo, come Questi è, Signore del cielo e della terra….ha fatto da un solo uomo ogni nazione degli uomini, perché dimorino sull’intera superficie della terra” – Romani 17:24-26
     
    July 07

    RASSEGNA STAMPA - Le notizie che non dovrebbero mai sfuggirci

     
    Questo post è dedicato a una donna! Una splendida donna la cui anima è scevra da qualsiasi forma di ipocrisia. Una donna dolcissima la cui femminilità non necessita di nessuna narcisistica visibilità. Se fossi stato un menestrello le avrei dedicato una poesia. Ma essendo io un uomo maledettamente concreto ed essenziale, la dedica la faccio a modo mio, parlando di questioni serie perché lei, generosa e coraggiosa amazzone, è figura emblematica di un modo di intendere la vita vero e sincero, una tenera e cara amica che non ha mai sbavato dietro ai sofoni della vanità!  
     
     
    YUPPIE YUPPIE ... YEAH
     
    Gli archètipi della vanità, solleticatori per eccellenza di orecchie compiacenti e dispensatori di gratuite follie. Patiti delle BMW, del bavero della polo alzato, dei collari e braccialetti griffati Morellato. Teo-con dalla filosofia spiccia ed esemplare, sul tipo: “LA MIA FEDE. Qualcosa d'altro c'è, anche se non so di preciso cosa... basta crederci”. Come a dire: “Io sono io, e tutto quello che è giusto per me lo è anche per gli altri, perfino per Dio”!
     
     
    LO STEREOTIPO
     
    IPOCRITA: SIMULATORE DI ATTEGGIAMENTI O SENTIMENTI ESEMPLARI
    da Micromedia 2007
     
    di Massimiliano Boschi
     
    Se non è da Vespa è da Floris. Da quando è uscito dalla Casa delle Libertà è il politico più corteggiato d’Italia. E’ l’onorevole Pier Ferdinando Casini, il cattolico moderato, il “guru” del neocentrismo, l’uomo dalla grande moralità che invita alla Santa Allenza contro i PACS. Peccato che sia un pò deboluccio sulla coerenza. Solo nel nostro paese il promotore dell’alleanza contro i PACS può essere un divorziato, convivente “more uxorio” con una figlia nata fuori dal matrimonio. Ma, d’altra parte, ai conviventi dei parlamentari è concessa una ricca assistenza sanitaria e la reversibilità del vitalizio. A lorsignori, per dimostrare la convivenza, basta uno stato di famiglia che dimostri due anni di coabitazione. Un deputato, quindi, può tranquillamente votare contro i PACS e nello stesso tempo ottenere rimborsi e agevolazioni per il proprio convivente. Ma Casini, il “Messner della Coerenza”, raggiunge vette a noi umani impensabili e lancia la sua proposta di alleanza contro i PACS attraverso un’intervista rilasciata proprio al Mattino di Napoli, ovvero il quotidiano della sua attuale convivente, Azzurra Caltagirone. A dire il vero il giornale è di proprietà del padre, ma lei fa parte del CdA.
     
    Quindi, ricapitolando, Casini si lancia in una campagna contro l’estensione di alcuni diritti alle coppie non sposate, di cui lui comunque può usufruire in quanto parlamentare, sul giornale della sua convivente. Sarebbero fatti suoi, se non fosse il primo firmatario di una mozione che chiede al governo di «avviare iniziative di promozione della famiglia fondata sul matrimonio e a non intraprendere nell'esercizio delle proprie funzioni, compresa l'iniziativa legislativa, azioni che possano, attraverso il riconoscimento del rilievo pubblico alle convivenze more uxorio, comprese quelle tra persone dello stesso sesso, attribuire a tali formazioni diritti che vengano acquisiti in conseguenza della formazione della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio, come riconosciuto nell'articolo 29 della Costituzione ».
     
    Ma che importa, Casini è così una persona perbene, con quei capelli sale e pepe, l’abbronzatura perfetta…. In bocca a Casini ogni frase assume un tono leggero, scanzonato. E’  il “sexy-moderato”, il “vaporiseur” delle idee reazionarie, il “deo-con” della politica italiana. Travolto da cotanto fascino anche il segretario del suo partito, tale Lorenzo Cesa, non chiede coerenza al suo leader, ma ai cattolici dell’Unione, attraverso un pubblico appello: “Noi tentiamo di far passare la nostra mozione” dice Cesa “e speriamo nella convergenza di Mastella, dei teo-dem e di tutti cattolici del centrosinistra, ai quali chiedo di essere coerenti con i propri valori e di votare contro l'istituzione dei PACS in Italia”. Così abbiamo l’appello ai teo-dem firmato da uno dei numerosi “reo-con” dell’UDC, ovvero uno dei tanti “riciclati” DC che hanno avuto guai con la giustizia. D’altra parte l’UDC è il partito di Totò Cuffaro, detto “vasa-vasa” dagli amici e “vasino-vasino” da alcuni altri.  Uno che ha fatto carriera grazie ad una polemica pubblica con Giovanni Falcone e che ha ricevuto tre avvisi di garanzia per concorso esterno in associazione mafiosa. Altro “reo-con” del gruppo è l’europarlamentare UDC Vito Bonsignore, condannato a due anni per corruzione e indagato a Milano per l’affare Antonveneta.
     
    Per chiudere ci sarebbero i “beo-con”, ovvero Rocco Buttiglione e Carlo Giovanardi. Il primo è noto, tra l’altro, per essere stato il candidato alla commissione Giustizia dell’Unione Europea che il parlamento europeo ha ritenuto “impresentabile”, nonché colui che, candidato poi di tutta la Casa delle Libertà a Torino, ha preso il 29,44% dei voti contro il 66,6% del sindaco uscente Sergio Chiamparino. Il secondo è invece noto per la sua decennale battaglia contro le “stragi del sabato sera” che a suo avviso si evitavano chiudendo prima i locali notturni. Una battaglia iniziata ai primi anni Novanta e chiusa nel 2004 quando è riuscito finalmente a presentare un D.L. finalizzato ad imporre una chiusura anticipata dei suddetti locali. Purtroppo per lui, il parlamento lo ha impietosamente bocciato. Per chiudere val la pena ricordare che della direzione nazionale UDC fa parte anche Antonio Matarrese che, mentre il leader del suo partito invocava “tolleranza zero” contro la violenza negli stadi, spiegava che i morti nel calcio “fanno parte del sistema”.
     
    Non è un caso che tutti questi "benpensanti" appartengano allo stesso schieramento politico così strettamente legato alla CEI e alla Chiesa. E' dai tempi di Dante che ci trasciniamo questo vizio. E ciò è dovuto a quella doppia coscienza a cui il cattolicesimo ci ha educati, per cui dal pulpito ascoltiamo i precetti e le regole e nel confessionale ci vengono perdonate le trasgressioni e le deroghe.
     

    Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello! ……… e ora in te non stanno sanza guerra li vivi tuoi, e l'un l'altro si rode di quei ch'un muro e una fossa serra. Cerca, misera, intorno da le prode le tue marine, e poi ti guarda in seno, s'alcuna parte in te di pace gode. Che val perché ti racconciasse il freno Iustiniano, se la sella è vota? Sanz'esso fora la vergogna meno. Ahi gente che dovresti esser devota, e lasciar seder Cesare in la sella, se bene intendi ciò che Dio ti nota - Dante, Purgatorio, Canto VI
     
    July 06

    RASSEGNA STAMPA - Le notizie che non dovrebbero mai sfuggirci

     
    Dedicato a tutti coloro che sono convinti che io abbia un conto personale con la Chiesa Cattolica e preferiscono fare gli struzzi nascondendo i loro cervelli nella sabbia desertica dell'ipocrito sentimentalismo.
     
    8 PER MILLE ALLA CHIESA VALDESE – Appello laico
    da Micromedia 4/2007
     
    Di fronte all’offensiva clericale volta a limitare irrinunciabili libertà e diritti civili degli individui (che andrebbero invece decisamente ampliati), e alla subalternità e passività dello Stato nelle sue istituzioni parlamentari e governative, benché non credenti in alcuna religione, in occasione della dichiarazione dei redditi invitiamo tutti i cittadini democratici a devolvere l’otto per mille alla Chiesa Evangelica Valdese che le libertà e i diritti civili degli individui ha sempre rispettato e anzi promosso, e che si è impegnata ad utilizzare i proventi dell’otto per mille esclusivamente in opere di beneficenza e non a scopo di culto o di sostegno per i ministri e le opere della propria confessione religiosa.
     
    Paolo Flores d’Arcais, Umberto Eco, Margherita Hack, Vasco Rossi, Giorgio Bocca, Simone Cristicchi, Andrea Camilleri, Dario Fo, Michele Santoro, Oliviero Toscani , Franca Rame, Ferzan Ozpetek, Lidia Ravera, Umberto Galimberti, Lella Costa, Luciano Canfora, Bernardo Bertolucci, Mario Monicelli, Eugenio Lecaldano, Gennaro Sasso
     
     
    8 PER MILLE ALLA CHIESA VALDESE – Appello dei cattolici
    da Micromedia 4/2007
     
    Noi cittadini cattolici, che tentiamo di testimoniare nella vita sociale ed ecclesiale una fedeltà la più coerente possibile al Vangelo e quindi critici e scandalizzati nei confronti di una politica dei vertici ecclesiastici sempre più tesa a usare il potere che deriva dal danaro, dalle clientele, dalle influenze politiche, dal dominio sulle coscienze per condizionare la politica degli stati e in particolare di quello italiano, riteniamo legittimo e forse doveroso negare a questo potere ecclesiastico il sostegno dell'8 per mille IRPEF. Invitiamo tutti i cittadini italiani i quali, nonostante le intrinseche contraddizioni rispetto al principio di laicità, desiderassero comunque devolvere l’otto per mille a una espressione religiosa, a fare la scelta della “Unione delle chiese metodiste e valdesi” che le libertà e i diritti civili degli individui ha sempre rispettato e anzi promosso, e che si è impegnata ad utilizzare i proventi dell’otto per mille esclusivamente in opere sociali e non a scopo di culto o di sostegno per i ministri e le opere della propria confessione religiosa.
     
    don Enzo Mazzi, Giovanni Franzoni, don Vitaliano Della Sala, don Raffaele Garofalo, don Gianni Alessandria, don Roberto Fiorini, don Franco Barbero, Francesco Zanchini, don Bruno Ambrosini, don Aldo Antonelli, Domenico Jervolino, don Corrado Brutti , don Luigi Forigo, Giulio Girardi
     
     
    UNA RIFLESSIONE PERSONALE - Per quei cattolici veramente sinceri
     
    Esiste in natura un importante principio, che è quello della causa-effetto. Pertanto anche gli insegnamenti di una religione influiscono sulla condotta di ciascun credente. Così come è vero il contrario, cioé che la condotta dei credenti è il riflesso di ciò che viene loro insegnato. Questo principio fu sostenuto dal più grande insegnante religioso che sia mai esistito, Gesù Cristo, quando affermò: "ogni albero buono produce frutti eccellenti, ma ogni albero marcio produce frutti spregevoli: l'albero buono non può dare frutti spregevoli, né l'albero marcio può produrre frutti eccellenti.... Realmente, quindi, riconoscerete quegli uomini dai loro frutti". - Matteo 7:17-20
     
    July 04

    RASSEGNA STAMPA - Le notizie che non dovrebbero mai sfuggirci

     
    MA QUANTI EQUIVOCI SULLA LINGUA PERDUTA
    di Raffaele Simone – da La Repubblica
     
    Qualche settimana fa, a cura del Pontificio Comitato di Scienze Storiche e del Consiglio Nazionale delle Ricerche, si è tenuto a Roma un convegno dal titolo Futuro Latino, con l’obiettivo di inquadrare il latino come “fondamento per la costruzione e l’identità dell’Europa” e verificare (pensate!) le sue potenzialità per la scienza.
    Se può essere difficile convincere gli scienziati che il latino serva loro a qualcosa, agire sui fedeli (sinceri o fittizi) è più agevole. Un motu proprio papale di prossima pubblicazione prevede che, se almeno trenta fedeli lo chiedono, il sacerdote è tenuto a dire messa in latino. Così si chiuderebbe per sempre la riforma “popolare” di Giovanni XXIII che introdusse nella liturgia l’uso delle lingue nazionali come segno di accostamento alla sensibilità della gente.
    Cosa significa questa lingua per chi ne rivendica il restauro?
    Il latino è abituato a essere coinvolto in rivendicazioni. E nella storia per lo più è stato usato come bandiera del ritorno a un’origine imprecisata e ai presunti valori che questa rappresenta. Insomma come simbolo di conservazione o reazione. Si veda ad esempio il caso Lefebvre.
    Rivendicando il latino come lingua liturgica non si aspira certo al piacere di ascoltare discorsi in una lingua che magari nessuno dei richiedenti è in grado di capire. Per molti di loro il latino è puro suono, cantilena o assonnanza, fonte più di confusione che di raccoglimento. Il fatto è che le religioni amano associarsi a lingue presunte “originarie” e dotate di un flavor esoterico e iniziatico, anche se nessuno le capisce: anzi esattamente per quello. La chiave in cui la Chiesa difende il latino è proprio questa. Del resto va notato che il latino “cristiano”, e più ancora quello della chiesa moderna, propriamente…non è latino. Il latino della Chiesa d’oggi è un’invenzione delle cancellerie, una sorta di esperanto per preti.
    Di segno opposto è la seconda maschera che il latino si trova spesso addosso: quella di lingua logica e razionale, studiando la quale ci si addestra a ragionare. I linguisti sanno bene che di lingue logiche non esistono, perché ad esser logiche e ordinate non sono le lingue ma semmai le teste di quelli che le usano. I difensori spuri del latino (dal clero tradizionalista e i fedeli lefebvriani ai supposti educatori del ragionamento) non hanno alcun interesse per il latino ma solo per ciò che presumono si possa ottenere usandolo.
     
     
    COSA E’ VERAMENTE IN GIOCO?
     
     
    FIRME SU INTERNET CONTRO LA MESSA IN LATINO
    di Monica Bottino – da Il Giornale
     
    “No alla Messa in latino”. L’appello arriva dal prete genovese don Paolo Farinella, che continua a bacchettare il papa Benedetto XVI. L'appello-manifesto di don Farinella propone anche una raccolta di firme da inviare in Vaticano per dire al Papa che “non può ripristinare la Messa di Pio V senza diventare complice di ciò che i fondamentalisti sono e rappresentano e della denigrazione costante a cui sottopongono il Concilio e i suoi Papi, Giovanni XXIII e Paolo VI”.
    L’introduzione della liturgia nella lingua del Paese dove si svolge la funzione, dunque comprensibile ai fedeli, è stata una novità introdotta dal Concilio Vaticano II che “pose mano a una riforma globale della liturgia alla luce delle fonti bibliche e patristiche, abrogando i riti precedenti e offrendo alla Chiesa un nuovo messale perché ‘i fedeli non assistano come estranei o muti spettatori a questo mistero di fede ma comprendano bene riti e preghiere, partecipino all’azione sacra consapevolmente, pienamente e attivamente’”.
    “Se passa questa linea di ritorno al passato” è la convinzione del prete genovese “vinceranno i fondamentalisti cattolici sostenuti e finanziati dalle estreme destre fasciste di tutto il mondo per un ritorno dello Stato e della politica ad essere la longa manus laica del potere ecclesiastico. La Messa di Pio V è una bandiera, un vessillo per una nuova battaglia di Lepanto contro il mondo moderno”. Se passa questo indulto, il Concilio viene derubricato a semplice incidente della storia, messo da parte e affossato”. Conclude don Farinella: “Già assistiamo ad uno scisma profondo nella Chiesa: la gerarchia della Chiesa cattolica si è di fatto separata dal suo popolo il quale cammina per conto suo senza più tenere in conto un magistero che serve se stesso e non il bene comune della Chiesa nella legittima autonomia in ogni cultura e latitudine”.
     
     
    COSA INSEGNA LA STORIA
    Un commento personale
     
    Tra i primi cristiani la lingua parlata comunemente era il greco. E continuò ad esserlo per vari secoli dopo la morte degli apostoli. Al Primo Concilio Ecumenico, tenuto a Nicea nel 325, le sessioni furono tenute in greco, e il famoso Credo Niceno, definito l’“incrollabile fondamento” della fede cattolica, fu formulato in greco.
    Nel IV secolo sorse la rivalità tra Roma e Bisanzio (Costantinopoli), desiderose entrambe di divenire la capitale religiosa della Chiesa, e quella rivalità si estese anche alla lingua. La parte orientale della Chiesa, sotto il patriarca di Costantinopoli, usava il greco nella liturgia mentre la lingua comunemente parlata in occidente era il latino.
    Con lo smembramento dell’Impero Romano e la fine del sistema scolastico secolare prevalso ai tempi di Roma le alte sfere clericali della Chiesa Cattolica ebbero in pratica il monopolio dell’istruzione, ma trascurarono miseramente questa opportunità e il risultato fu l’estesa ignoranza che divenne una caratteristica del medioevo.
    Verso la fine dell’ottavo secolo l’imperatore Carlomagno deplorò l’ignoranza crassa del popolo e del basso clero del suo reame. Carlomagno ordinò la creazione di scriptoria, o locali in cui si copiavano i manoscritti nei monasteri. I suoi sforzi di incoraggiare l’istruzione favorirono soprattutto il clero e la nobiltà poiché questi manoscritti erano in latino che, a quel tempo, era stato sostituito dalle lingue volgari fra la gente comune d’Europa.
    Nell’813, sotto la spinta di Carlomagno, un Concilio tenuto nella città francese di Tours decretò che le omelìe, o sermoni, per la gente comune dovevano essere tradotte nella lingua locale.
    Ma di chi era la colpa se le masse erano analfabete? E perché la Chiesa Cattolica aspettò che fosse un re, Carlomagno, a incoraggiare l’istruzione, anche fra il basso clero?
    Invece di promuovere l’istruzione fra le masse la Chiesa Cattolica incoraggiò la produzione di ‘libri per gli ignoranti’: Bibbie illustrate (come la Biblia pauperum, o Bibbia dei poveri), racconti biblici, rappresentazioni sacre, statue e sculture, affreschi e vetrate istoriate nelle chiese su temi biblici. Queste erano le briciole che il clero cattolico lasciava cadere dalla ricca tavola spirituale della conoscenza biblica, che tenne per sé e per pochi re e nobili privilegiati.
    La campagna educativa di Carlomagno ebbe conseguenze impreviste per la Chiesa Cattolica. Alla morte di Carlomagno, man mano che l’istruzione si diffondeva fra il basso clero e la nobiltà, sacerdoti, monaci, re, regine, signori medievali e nobildonne cominciarono a fare domande sulla dottrina cattolica e sulla Bibbia.
    Inoltre, mentre la gente comune udiva i sermoni nelle rispettive lingue native e vedeva temi biblici illustrati in Bibbie, in immagini (scritte in latino) e in varie opere d’arte religiosa, il suo appetito di conoscenza biblica fu stuzzicato. Gruppi dissidenti come quello dei valdesi cominciarono a predicare le verità bibliche in Francia, Italia, Spagna e in altri paesi europei. Perfino rappresentanti del clero divennero dissidenti; per citarne solo alcuni: Berengario di Tours (morto nel 1088), Pietro di Bruys (morto nel 1140) ed Enrico di Losanna o di Cluny (morto in prigione dopo il 1148), erano tutti sacerdoti francesi che avevano messo la Bibbia al di sopra del dogma cattolico, cosa che pagarono a caro prezzo.
    Pertanto, dal XII e dal XIII secolo in poi, l’atteggiamento della Chiesa Cattolica nei riguardi della istruzione religiosa del popolo e della Bibbia in particolare cambiò radicalmente. Per Roma tutto questo interesse per la conoscenza da parte delle persone e la possibilità di soddisfarlo con letture nelle lingue comunemente parlate diventò molto pericoloso, come mostrano i seguenti fatti della storia:
     

    1179 Papa Alessandro III proibì ai valdesi di predicare;

    1184 Al Sinodo di Verona papa Lucio III, appoggiato dall’imperatore del Sacro Romano Impero Federico I, detto il Barbarossa, decretò la scomunica e la consegna alle autorità civili di tutti gli “eretici” che amavano la Bibbia;

    1199 Papa Innocenzo III condannò la traduzione in francese dei Salmi, dei Vangeli e delle lettere di Paolo, e vietò le adunanze che venivano tenute nella diocesi di Metz, in Francia, al “riprovevole scopo” di studiare le Scritture;

    1211 Per ordine di papa Innocenzo III, il vescovo Bertram di Metz indisse una crociata contro tutti coloro che leggevano la Bibbia nella lingua volgare, e qualsiasi copia di questa Bibbia venisse trovata era doverosamente bruciata;

    1229 Il canone 14 del Concilio tenuto a Tolosa, in Francia, dichiara: “È vietato ai laici avere in loro possesso qualsiasi copia dei libri del Vecchio e del Nuovo Testamento, eccetto il Salterio, e quelle parti d’essi contenute nel breviario o nei libri d’ore; sono rigorosamente vietate anche queste opere nella lingua volgare”;

    1246 Il canone 36 del Concilio tenuto a Béziers, in Francia, stabilisce quanto segue: “Farete in modo di usare ogni mezzo giusto e legale per impedire ai laici d’avere in loro possesso libri di teologia, anche in latino, e per impedire al clero di averli nella lingua volgare”;

    1559 “Papa Paolo IV mise un’intera serie di Bibbie latine fra i ‘Biblia prohibita’ (libri proibiti); aggiunse che non si poteva né stampare né tenere alcuna Bibbia in lingua volgare senza il permesso del Sant’Uffizio;

    1564 Il quarto articolo dell’Indice (dei libri proibiti) pubblicato da papa Pio IV diceva: “L’esperienza mostra che se si permette indistintamente di leggere la Bibbia nella lingua volgare, a causa dell’avventatezza degli uomini si fa più male che bene”;

    1590 Papa Sisto V stabilì che nessuno poteva leggere la Bibbia in una lingua volgare senza lo “speciale permesso della Sede apostolica”;

    1664 Papa Alessandro VII mise tutte le Bibbie in lingua volgare nell’Indice dei libri proibiti;

    1897 Nella sua Costituzione Apostolica Officiorum papa Leone XIII impose le seguenti restrizioni sull’uso di Bibbie nelle lingue volgari: “Tutte le versioni nelle lingue native, anche quelle pubblicate dai cattolici, sono assolutamente vietate a meno che non siano state approvate dalla Sede apostolica o pubblicate a cura e sotto la direzione dei vescovi, con note esplicative prese dai Padri della Chiesa e da eruditi scrittori cattolici. . . . Tutte le versioni dei Libri Sacri fatte da qualsiasi scrittore non cattolico e in qualsiasi lingua volgare sono vietate”.

     
    Come ha scritto Gigliola Fragnito, Docente di Storia Moderna presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Parma, l’opposizione (della Chiesa Cattolica) alla cultura religiosa, e soprattutto alla lettura della Bibbia, nelle lingue volgari è stata un ‘intervento devastante’, le cui conseguenze si sentono tuttora. Ha inculcato “nei credenti sfiducia nella propria autonomia intellettuale e coscienziale”. Oltretutto, nella prassi molti cattolici sono stati abituati a considerare la tradizione religiosa più importante della Bibbia. Tutto ciò ha allontanato la gente dalle Scritture, anche se oggi l’analfabetismo è quasi scomparso.
     
    July 01

    DEDICATA A VOI DONNE

     
    Donne,… donne che amate,… donne che piangete,… donne che sognate,… donne che sperate,… donne che gridate,… a questi uomini sempre così distratti,… così egoisti,… è per voi questa canzone. Per te Gabry,… e per te Stella,… anche per te Terry,… o per te Rosi,… e per te Pat,... si, per tutte voi che riempite di tenerezza le pagine dei blog. Forse non è abbastanza,… ma la dedica è fatta di cuore con l’augurio che i vostri desideri si realizzino,… perché amare e sognare è l’essenza della vita stessa, come è scritto:  “Ponimi come un sigillo sul tuo cuore, come un sigillo sul tuo braccio; perché l’amore è forte come la morte,… Il suo divampare è come il divampare del fuoco,… Le molte acque stesse non possono estinguere l’amore, né i fiumi stessi possono travolgerlo…
    (Il Cantico dei Cantici 8:6)
     
     
     
     
    You Are

    Sometimes I try to count the ways and reasons that I love you
    But I can't ever seem to count that far
    I love you in a million ways and for a million reasons
    But more than this I love you as you are
    More than this I love you just as you are
     
    You are my inspiration, you are the song I sing
    You are what makes me happy, you are my everything
    You are my daily sunshine, you are my evening star
    Ev'rything I'd ever hope to find is what you are
    Ev'rything I'd ever want for mine is what you are
     
    You are my thoughts when I'm awake, my dreams when I'm asleep
    You are the reason for my smile, you are the words I speak
    Every role I play in life you play the leading part
    Ev'rything I'll ever want or need, is what you are
    The only one I'll ever want for me that's what you are
     
    You are my inspiration, you are the song I sing
    You are what makes me happy, you are my everything
    You are my daily sunshine, you are my evening star
    Ev'rything I ever had in mine is what you are
    The only one I'll ever want for mine that's what you are
     
    You are my inspiration, you are the song I sing
    You are what makes me happy, you are my everything
    You are my daily sunshine, you are my evening star
    Ev'rything I'd ever hope to find is what you are
    Ev'rything I'd ever want for mine is what you are
     
    I love you
    I love you to stay as you are