Gianni's profileMA DOVE STIAMO ANDANDO?PhotosBlogListsMore Tools Help

Blog


    July 26

    "DOLCE MORTE" O ASSASSINIO: C'E DIFFERENZA?

     

    Mi è venuto in mente di scrivere questo post dopo aver letto in alcuni blog, e in particolare in quello dell’amica Regina (Aniger), diversi commenti, anche contrastanti tra loro, sul caso della sfortunata ragazza di Lecco, Eluana Englaro, in coma vegetativo permanente da 16 anni a causa di un incidente automobilistico.

    Come è noto, recentemente la Corte di Appello Civile di Milano ha autorizzato la cessazione del trattamento di idratazione ed alimentazione forzato che da 16 anni la tiene in vita. Questa sentenza ha scatenato un pandemonio, soprattutto per l’entrata in campo della Chiesa Cattolica che, per mezzo dei suoi più autorevoli esponenti, quali il Presidente della CEI, cardinale Angelo Bagnasco, e la mobilitazione dei "fiancheggiatori" e dei soliti “laici devoti”, cioè dei carrieristi compiacenti, ha iniziato ad esercitare tutta la pressione di cui è potenzialmente capace non solo per indirizzare l’opinione pubblica (cosa di cui si potrebbe anche riconoscerle la facoltà, visto che il 96% della popolazione di questo paese si dichiara, almeno a parole, cattolica) ma anche per influenzare le istituzioni dello Stato verso scelte legislative che corrispondano alle proprie aspettative (e qui non si può essere affatto d’accordo, perché lo Stato laico, quale costituzionalmente è quello italiano, deve prendersi cura degli interessi di tutti i suoi cittadini senza privilegiare alcuno per nessun motivo ideologico).

    Regina ha pubblicato sul suo blog un articolo sull’argomento a firma di Antonio Socci scritto per il Giornale, quindi un giornalista e una testata ideologicamente schierati. Io, e lo dichiaro apertamente, non ho alcuna simpatia né per l’uno né per l’altro, ma ho letto con attenzione l’articolo (memore del consiglio biblico di  esaminare ogni cosa” e di “tenere ciò che è buono” – 1Tessalonicesi 5:21. Ma il “buono”, in questo caso, va giudicato dal punto di vista di Dio e non personale, questo mi preme specificarlo) e l’ho trovato molto “antipatico”, chiaramente scritto con l’occhio di una fede bigotta e “cieca” (scusatemi il gioco di parole) quale spesso si è dimostrata quella del Sig. Socci. Quello che mi son subito chiesto, leggendo le basse insinuazioni del nostro paladino della “destra” cattolica sui sentimenti del papà di Eluana, che ha chiesto ai giudici l’autorizzazione per la cessazione dell’assistenza forzata alla propria figliola, dov’è stato lui in questi 16 anni che invece il papà di Eluana ha trascorso accanto alla figlia travagliato e consumato da una speranza ogni giorno più flebile e dal progredire ogni giorno di più di uno stato vegetativo che ha ridotto un essere umano in uno “zombi” (scusatemi la crudezza del termine) che resta in “vita” solo in virtù di un ausilio meccanico, non avendo più in se alcuna “forza vitale”. Già, dove è stato il Socci? Certamente non accanto a Eluana, visto che per scrivere le sue ipocrite allusioni si è nascosto dietro le tonache delle suore che operano nella casa di cura dov’è ricoverata Eluana. Non vorrei fare il suo stesso errore di giudizio, perché anch’io in questi 16 anni sono stato altrove, ma il suo elogio e la sua esaltazione della “carità” e dell’ “amore” monacale mi puzza parecchio. Per tanti anni ho svolto anch’io opera di volontariato, a titolo del tutto gratuito, presso gli ospedali, venendo a contatto con moltissime suore che vi svolgevano la loro attività “assistenziale”, e ho avuto modo di conoscere molto bene “la carità” delle religiose che lavorano, certamente non a titolo gratuito, perché tutte le strutture, private o pubbliche che siano, pagano alla Chiesa i loro servizi, e, con l’esclusione di poche “mosche bianche”, posso assicurare di aver conosciuto una gran massa di suore meno umili, meno fantastiche e, soprattutto, meno dolci e molto di più materialmente interessate di quanto le valuta  il nostro eroico difensore della “civiltà cattolica”.

    Forse il Socci ha anche dimenticato, o non ha mai “voluto sapere”, quel che accadde in Europa, di cui egli rivendica le “radici cristiane”, prima della II guerra mondiale. Ma sarà bene ricordarlo trattando la questione dell’eutanasia (dal greco “euthanasìa” che significa “buona morte”).

    Nel 1927 due anni dopo che Hitler aveva enunciato nel Mein Kampf il suo pensiero sulla razza, l’editore e teologo cattolico Joseph Mayer pubblicò un libro, con tanto di imprimatur ecclesiastico, che diceva: “Malati di mente, persone moralmente squilibrate e altre persone inferiori non hanno diritto di moltiplicarsi più di quanto ce l’abbiano di appiccare incendi”. In verità anche il pastore luterano Friedrich von Bodelschwingh considerò la sterilizzazione degli handicappati compatibile con la volontà di Gesù. Bella coppia di altri coltivatori della “vigna del Signore”!

    Questo atteggiamento contribuì a preparare il terreno per il “decreto sull’eutanasia” approvato da Hitler che dal 1939 al 1941 portò alla morte di oltre 100.000 cittadini tedeschi e austriaci deboli di mente, epilettici o fisicamente deformi e alla sterilizzazione obbligatoria di circa 400.000 persone.

    Dove fu la voce dei Bagnasco, dei Socci o di Pio XII in quel periodo? ……… Il silenzio più assoluto!

    Solo dopo circa cinque anni dall’inizio di quella vera tragedia, nel giugno del 1943, quando ormai era evidente che il nazionalsocialismo e il fascismo antesignano di quello del Socci volgevano al tramonto, il Papa (Pio XII) fece una dichiarazione ufficiale condannando l’eutanasia nazista. Ma la sua tardiva dichiarazione non fu di nessun aiuto per le migliaia di adulti e bambini che erano già morti.

    Infine, c'è un'altra questione, che voglio menzionare, che ci riguarda da più vicino.

    Questo Governo, che tanto piace sia al cardinal Bagnasco che a Socci, sta predisponendo la legge finanziaria per il prossimo anno. Al fine di reperire i fondi per mantenere le sue seducenti promesse elettorali si appresta a tagliare le spese, guarda caso, destinate ai servizi sociali. Così, tra le tante prestazioni che saranno cancellate in campo sanitario ci sono quelle relative all’assistenza domiciliare per i malati terminali. Si ricorre, cioè, ad una sorta di eutanasia “terapeutica”, come è stata già paventata in alcuni paesi quale rimedio all’aumento del numero delle persone anziane e all’enorme costo per la loro assistenza. Spero, quindi, di sentire levarsi potenti le voci del cardinale, dei suoi "fiancheggiatori" e dei “laici devoti” contro tale taglio, e ancor di più mi piacerebbe che la CEI, a cui Bagnasco sovrintende, dimostrasse tutta la sua solidarietà “cristiana” e il suo senso “morale” rinunciando alla sua quota dell’8x1.000 per destinarla all’assistenza domiciliare dei malati terminali, per evitare, in pratica, l’eutanasia programmata dal Governo!

     

    Premessa questa mia personale riflessione, probabilmente ugualmente molto ideologica, e considerato che la “crociata” che periodicamente la Chiesa e i suoi "devoti" intraprendono (l’ultima fu quella del caso Welby) ha pretestuose giustificazioni di fede, da uomo di fede mi son preso la briga di andare a vedere personalmente nella Parola di Dio, che considero sempre l’unica fonte sicura per conoscere il vero pensiero di Dio su ogni questione, quale dovrebbe essere il giusto atteggiamento di un cristiano dinnanzi a simili tragedie. Scrisse, infatti, uno scrittore ispirato: “Dio è per noi un rifugio e una forza, un aiuto sempre pronto nelle difficoltà” (Salmo 46:1,VR o 45:2,CEI). Riporto, quindi, cosa ho potuto leggere e imparare.

     

    E’ scritto in un salmo: “Poiché in te è la fonte della vita” (Salmo 36:9,VR o 35:10,CEI). Dio è dunque il Creatore della nostra vita, che Egli considera sacra fin dal momento del suo concepimento (cfr. Salmo 139:13-16,VR o 138:13-16,CEI). Per questo motivo fece scrivere nel VI dei dieci comandamenti “Non uccidere” (Esodo 20:13).

    C’è da osservare che il termine ebraico così comunemente tradotto è ratsahh che, alla lettera, significa “rompere” o “frantumare”. In un lessico ebraico, l’erudito John Parkhurst spiega che questo termine “indica omicidio o assassinio, cioè togliere la vita a un uomo accidentalmente o volontariamente”. Pertanto questa parola può avere due sfumature diverse: si può uccidere una persona, cioè togliergli la vita involontariamente, per un incidente ad esempio, o si può fare questo deliberatamente o volontariamente, cioè assassinarla, e in questo senso fu enunciato il VI comandamento. Infatti diverse traduzioni moderne della Bibbia traducono il termine ratsahh di Esodo 20:13 più appropriatamente con “Non assassinare” (cfr. Today’s English Version, The New English Bible, Moffat, Fenton, Meek, Knox).

    Tutto questo, in parte, può far luce sulle apparenti contraddizioni che molti pensano di rilevare tra i versetti biblici che da una parte sostengono il concetto di non assassinare, cioè non togliere deliberatamente e illegalmente la vita ad un uomo, e dall’altra riportano i comandi di Dio al popolo di Israele di uccidere, nel senso di agire quale strumento di esecuzione del suo giudizio contro gli oppositori della Sua volontà. Il contesto degli avvenimenti narrati ci aiuta a comprendere il diverso valore e, quindi, il diverso giudizio che Dio, in qualità di Supremo legislatore e giudice, dà alle azioni umane (cfr. Deuteronomio 19:1-11).

    In senso più generale siamo anche aiutati a comprendere meglio ciò che il comando di “Non uccidere”, collegato alla sacralità della vita, può significare riguardo al nostro modo di pensare e di agire in quanto a porre fine a una vita umana.

    Circa 3.000 anni fa il re d’Israele Saul, gravemente ferito in battaglia, implorò il suo scudiero di ucciderlo per porre fine alle sue sofferenze. Questi si rifiutò di farlo, ma in seguito un amalechita raccontò a Davide di avere ubbidito alla richiesta di Saul e di averlo messo a morte. Questo gesto, seppur aveva messo fine alla sofferenza di Saul, non fu approvato da Davide che condannò a morte l’amalechita per la colpa del sangue (cfr. 1Samuele 31:3,4; 2Samuele 1:2-16). Questo episodio non è narrato per caso nella Sacra Scrittura, ma vuole insegnarci qualcosa: cioè che c’è un tipo di “eutanasia”, che potremmo definire “attiva”, nel senso che deliberatamente o volontariamente si toglie la vita ad una persona o se ne affretta la morte con un’azione diretta (una puntura velenosa, o una pillola, ad esempio, o qualche altro modo non naturale), anche se apparentemente per motivi umanitari, che non è approvata da Dio.

    Cosa dire invece sul fatto di fare tutto ciò che la tecnologia rende possibile per prolungare una vita che è agli sgoccioli? Bisogna prolungare l’agonia il più a lungo possibile? In altre parole, che dire dell’eutanasia che potremo definire “passiva”, cioè che non è motivata da premeditazione o volontà di togliere la vita e si limita a lasciare che avvenga il decorso naturale della morte di una persona che si trova allo stadio terminale di una malattia o in uno stato vegetativo irreversibile non dando inizio o non continuando una cura “straordinaria”?

    Non ci sono versetti biblici che trattano direttamente questa questione né c’è nulla nella Parola di Dio che richieda di prolungare un processo di morte già avanzato. Nessuno quindi può coercizzare le coscienze che in questi casi sono chiamate ad esercitare le loro libere facoltà.

    Pur tuttavia le Sacre Scritture ci insegnano alcune cose su cui riflettere per “tenere ciò che è buono” (cioè per fare scelte di coscienza che non contrastino con i principi divini a favore del nostro punto di vista personale).

    Insegnano, ad esempio, che la morte non è amica ma nemica dell’uomo (cfr. 1 Corinti 15:26). Dichiarano, inoltre, che i morti non si trovano né in un luogo di sofferenza né in un luogo di beatitudine, ma in una condizione simile al sonno (cfr. Ecclesiaste 9:5,10; Giovanni 11:11-14). Infine ci fanno sapere che le prospettive future di vita per i morti dipendono completamente dalla potenza che ha Dio di risuscitarli per mezzo di Gesù Cristo (cfr. Giovanni 5: 25-29; 6:39,40).

    Pertanto riscontriamo che Dio, mediante la Sua Parola, ci ha provveduto questa utile conoscenza: 1°, la morte non è qualcosa da desiderare; 2°, non c’è nessun obbligo e nessuna situazione così drammatica e irrimediabile, anche nella morte, secondo la volontà di Dio, da compiere sforzi disperati per prolungare un’agonia.

    Certo, situazioni che richiedono una presa di posizione in tale direzione sono spesso molto difficili e comportano decisioni angosciose. Come si fa, ad esempio, a sapere se una situazione non ha via d’uscita? Sebbene nessuno possa saperlo con assoluta certezza, credo che il buon senso dovrebbe alla fine prevalere. Una rivista medica riportava, tempo fa, questo pensiero: “Se c’è disaccordo riguardo alla diagnosi o alla prognosi o a entrambe, si dovrebbe cercare di prolungare la vita finché non si giunga a un accordo ragionevole. Tuttavia, insistere oltre ciò che è ragionevole per avere la certezza può mettere in difficoltà il medico che cerca di scegliere fra varie terapie in casi disperati. La rara notizia che un paziente con un disturbo simile è sopravvissuto non è un motivo sufficiente per accanirsi con terapie inutili. Queste possibilità statistiche trascurabili non sono più importanti del ragionevole e prevedibile esito che influirà sul tipo di terapia da adottare”.

    Mi sembra ovvio, quindi, che in una situazione così delicata l’onere di prendere una decisione equilibrata ricada sul paziente stesso, se è in grado di farlo, o sui familiari più stretti, i cui sentimenti sono direttamente coinvolti. C’è, inoltre, da tener presente che ciascun caso ha le sue proprie particolarità e chiunque debba decidere deve essere sempre cosciente che rende conto a Dio delle proprie decisioni, l’unico in grado di leggere nei cuori delle persone e valutarne i motivi (cfr. 1Pietro 3:16).

    La comunità può e deve solo fornire conforto, assistenza e le condizioni necessarie per una scelta tanto difficile quanto responsabile, ma mai obbligare le coscienze, se vogliamo evitare il ripetersi dei nazismi e dei fascismi.

    [E questo, mi pare, che è sempre stato il vero dramma di una Chiesa che, incapace di addestrare secondo princìpi cristiani le coscienze delle persone con spiegazioni scritturali e razionali dei propri dogmi, ha imposto i suoi punti di vista, spesso anche in contrasto con la Parola di Dio, con il ricorso al “braccio secolare”].

     

    Certamente tutti gli esseri umani desiderano moltissimo restare in vita e i cristiani in modo particolare lo vogliono, per rispetto e apprezzamento verso il dono di Dio. Ci si rende conto, però, che nel sistema attuale moriamo tutti; in questo senso siamo tutti affetti da una malattia terminale. Solo per mezzo del sangue riscattatore di Gesù Cristo (cfr. i miei post del 20/3/2008 e del 22/12/2007) possiamo avere la speranza di capovolgere questa situazione (cfr. Efesini 1:7).

    Di fronte alla morte, per quanto se ne possa essere addolorati, non ci si deve tormentare e rattristare “come fanno anche gli altri che non hanno speranza” (1Tessalonicesi 4:13). Si può trarre conforto dal pensiero che si è fatto tutto ciò che era ragionevolmente e umanamente possibile fare per assistere una persona malata e in fin di vita e che qualsiasi assistenza medica gli sia stata prestata gli ha dato al massimo un aiuto temporaneo.

    Purtuttavia c’è sempre la rallegrante promessa di Dio che ci libererà da tutti questi problemi allorché l’”ultimo nemico, la morte, sarà ridotto a nulla” (1Corinti 15:26). Sì, in ultima analisi il migliore aiuto per chi sta morendo verrà dall’Iddio che diede la vita alle prime creature umane e che promette la risurrezione a coloro che esercitano fede in Lui e in suo Figlio, Gesù Cristo e lasciano che le proprie coscienze siano guidate non dalle ragioni, dagli obblighi e dagli interessi umani ma dai princìpi ispirati da Colui che conosce la natura umana molto meglio dei teologi, dei medici, dei comitati bioetici, dei politici o dei giuristi (cfr. Giovanni 3:16; Romani 14:22).

     

                                     Risurrezione 002

     

    La figlia di Iairo fu risuscitata da Gesù e divenne una prova vivente della risurrezione.

    (Marco 5:21-24, 35-43; Luca 8:40-42, 49-56)

    Le risurrezioni narrate nella Bibbia mostrano quale speranza i morti possono avere. Per questo motivo il salmista raccomandò: “Cercate l'Eterno e la sua forza; cercate del continuo la sua faccia. Ricordate le meraviglie che egli ha fatto, i suoi miracoli e i giudizi della sua bocca” (Salmo 105:4,5,Di)

      

     

    July 20

    LE VIE DEL SIGNORE SONO INFINITE

     
    Le vie del Signore sono infinite” recita un detto comune, ma passano tutte per Roma o, più propriamente, per l’Opera Romana Pellegrinaggi.
    L’Opera Romana Pellegrinaggi (ORP) è l’agenzia turistica del Vaticano creata con lo scopo di gestire l’enorme flusso turistico legato ai pellegrinaggi verso i luoghi di venerazione cattolici e agli avvenimenti di massa promossi dalla “Santa” Sede, quali, ad esempio, il Giubileo o le GMG (Giornate Mondiali della Gioventù), come quella che si sta svolgendo a Sidney.
     
                                                            preti pedofili 4 001               gmg
     
    Sono circa 10.000 i giovani italiani che si sono recati in Australia per tale occasione; tutti hanno viaggiato con l’ORP per una spesa media di 2.500 euro a testa. Fatevi un po’ i conti e vedrete quale business costituisce per la Chiesa.
    L’ORP non teme concorrenza, e in effetti non ne ha, grazie ai favori e alle protezioni di cui gode che le permettono di esercitare la sua attività in regime di totale monopolio, e tutto esentasse, alla faccia del “libero mercato” .
    Nel 2005, per la GMG che si svolse a Colonia, in Germania, l’ORP ebbe da Trenitalia l’esclusiva di tutti i treni straordinari per quella città; chiunque voleva recarsi in treno a Colonia per quell’avvenimento poteva farlo solo passando attraverso l’ORP, alla modica spesa di 180 euro a cranio e altrettanti doveva aggiungerne per acquistare l’intero “pacchetto”, con il quale il biglietto del treno era venduto, che includeva l’iscrizione, vitto, alloggio, tessera per il trasporto pubblico a Colonia, assicurazione e «sacca del pellegrino».
    La giustificazione allora addotta da Monsignor Liberio Andreatta, amministratore delegato dell'ORP, fu quella di contenere i costi per permettere a più persone possibile di partecipare alla manifestazione.
    Tutte balle!
    Quando, nell’ottobre 1995, Giovanni Paolo II effettuò la sua seconda visita alla sede ONU a New York, il Vaticano requisì per l’occasione tutti i posti disponibili negli alberghi della Grande Mela per poi rivenderseli a prezzi notevolmente superiori a quelli fino ad allora praticati dalle stesse strutture. Gli albergatori newyorkesi, che non sono certo dei fessi, impararono la lezione e si adeguarono; da allora i costi alberghieri in quella città subirono un’impennata straordinaria: fino all’ottobre 1995 chiunque voleva recarsi a New York poteva trovare alloggio a prezzi del tutto accessibili, ma da quel momento in poi per avere una stanza anche nella più fetida topaia della città si devono sborsare centinaia di dollari! Provate a chiedere a qualsiasi tour operator per averne conferma!
     
    Sono 40.000.000 i “pellegrini” che ogni anno si muovono per il mondo dei santuari, con un giro d’affari di 5 miliardi di euro l’anno, cioè cinque volte la somma versata dallo Stato italiano alla Chiesa Cattolica con l’8x1.000. Potete quindi immaginare qual è l’interesse del Vaticano per questo business e che cosa c’è veramente dietro le grosse manifestazioni di “fede” dei credenti.
    Scrive Chiara Paolin in un suo articolo intitolato “Da San Pietro ad Assisi: diavolo quanto rendono queste benedette vacanze”, pubblicato su il Venerdi di Repubblica di questa settimana:
    “«I pellegrini non si fermeranno mai» dice padre Cesare Atuire, amministratore delegato dell’Opera Romana Pellegrinaggi … che organizza il World Christian Tour con voli charter per ogni destinazione e, a Roma, battezza la Pellegrino Card, prepagata, che dà accesso a mezzi di trasporto e musei. Anche altrove fanno sul serio: secondo un’indagine Trademark del 2003, Rimini ha guadagnato in un anno undici milioni di euro grazie ai raduni di Comunione e Liberazione … Le grandi adunate, del resto, sono decisive per consolidare il volume d’affari di alcune località, alimentando flussi di visitatori quando sembra che stiano sul punto di estinguersi. Il caso più significativo è quello di San Giovanni Rotondo: la Puglia ha patito non poco gli effetti dello «sboom» verificatosi dopo la santificazione di Padre Pio nel 2002. Alberghi vuoti, bancarelle deserte, animatori a spasso … In breve la macchina è stata riavviata con una serie di eventi, facendo risalire a cento milioni il fatturato annuo, mentre il tasso di occupazione della zona è tornato a crescere … Nel mercato del turismo religioso, poi, i soldi girano così vorticosamente che a volte prendono strane traiettorie. A Loreto, per esempio, si piange ancora per gli undici milioni di euro che l’arcivescovo Gianni Danzi aveva raccolto dai diversi conti correnti della Santa Casa per convogliarli in un conto solo … ora che don Danzi è morto, il suo successore, monsignor Giovanni Tonucci, si lamenta per le casse esangui …”
     
    La crisi delle vocazioni, poi, non preoccupa più di tanto la Chiesa che ha subito colto l’occasione per trasformare tanti conventi ormai vuoti in hotel a quattro stelle o comunque in centri famosi e ricercati dove si accettano visite e denaro da fedeli e non.
    Esempi di accoglienza "di lusso" si possono trovare a pochi passi dal Castel S. Angelo a Roma dove i Carmelitani condividono un albergo da 83-120 euro a notte con Tv satellitare, frigo bar e aria condizionata. Più esclusive le 7 camere dentro uno dei monumenti più famosi di Milano: l'abbazia di Chiaravalle. Sempre in tema di ospitalità monastica d'alta gamma da segnalare il monastero di Camaldoli in provincia di Arezzo che attira intellettuali, politici o semplici turisti che amano la Toscana. A Cortina poi una vera e propria istituzione sono le Orsoline che da mezzo secolo danno ospitalità a prezzi modici in un ex albergo a vip e turisti.
    La Casa di Santa Brigida in P.zza Farnese a Roma, gestita dalle suore brigidine, è un «magnifico palazzo del ‘400», si legge nel depliant dell’hotel, classificato con cinque stelle nei siti turistici, caldamente consigliato per il buon rapporto qualità-prezzo e l’accoglienza delle suore. «Parlano tutte l’inglese e possono procurare lasciapassare gratis per le udienze del Papa». Sorto intorno alla chiesa di Santa Brigida, quasi sempre vuota, l’albergo è invece sempre pieno. Quattromila metri nella zona più cara di Roma, più lo sterminato terrazzo, ha un valore di mercato di circa 60 milioni di euro ma è iscritto al catasto romano nella categoria "convitti". E non paga un centesimo di ICI. Il prezzo di una camera è di 120 euro per la singola, 190 per la doppia, compresa colazione, maggiorato del tre per cento se si paga con carta di credito (fonte: Curzio Maltese, da la Repubblica).
    Culto dell'ospitalità, ma anche valutazione dell'unicità della propria offerta. Offerte per ritiri spirituali e gruppi di fede, ma anche per il turista straniero (di qualsiasi fede) che vuole soggiornare in una città d'arte. Tra case ferie e seminari le strutture di accoglinza gestite dal Vaticano in Italia sono oltre 1.000, tutte "parzialmente" riconvertite, e quindi al riparo dall'ICI, molte di loro sono facilmente rintracciabili su Internet. In alcuni casi la gestione passa a società laiche, ma la proprietà rimane all'ente religioso.
    Ogni anno i comuni italiani perdono, secondo gli studi dell´ANCI (basati su dati catastali lontani dal valore di mercato reale), oltre 400 milioni di euro a causa di un’esenzione fiscale illegittima e contraria alle norme europee sulla concorrenza.
     
    C’è, infine, da rilevare, che il costo del lavoro per tali strutture, e per la Chiesa, praticamente è zero, in quanto fornito dai religiosi (specialmente dalle suore) che non solo non vengono retribuiti, ma spesso sono trattati come schiavi.
    Emblematico è il caso della suora fuggita da un convento per rifugiarsi in un centro contro la violenza sulle donne. Scenario dei maltrattamenti è stato un convento, vicino all’ospedale Gemelli a Roma, della Congregazione dello Spirito Santo, che funziona da “albergo a una stella”. Vittima una suora di 48 anni delle Filippine che ha raccontato:
    “Sono stata costretta ad allontanarmi dal convento perché gravemente ammalata e vittima di maltrattamenti da parte delle mie superiore … Ho sempre e solo lavorato nel convento che, in realtà, è una pensione a una stella, “Albergo suore dello Spirito Santo”, con oltre 50 stanze. All’inizio, da sola, dovevo preparare ogni giorno colazione, pranzo e cena per almeno 15 persone: al lavoro alle 6 per far mangiare le consorelle; alle 6.30 preghiera e messa e alle 8.30 servivo le colazioni in refettorio. Poi di nuovo ai fornelli per il pranzo delle 12.30. Quindi rassettavo la cucina per tornarvi alle 17 a preparare la cena … Nel dicembre 1997, mi comparvero spaccature della pelle sulle mani: ‘dermatite grave’, diagnosticò il dermatologo … Le ferite facevano molto male ma non avevo il coraggio di chiedere di cambiare mansioni per paura che la superiora si arrabbiasse e mi accusasse di non aver voglia di lavorare … Mi venivano consegnati 20 euro al mese e di ogni acquisto dovevo mostrare alla superiora gli scontrini” (fonte: la Repubblica).
     
    2.000 anni fa Cristo Gesù cacciò i mercanti dal tempio, perché avevano “scambiato la casa di preghiera in una spelonca di ladroni”, tutti dediti a commerciare e a far denaro anziché promuovere la vera adorazione (Matteo 21:12,13).
    Oggi i templi non esistono neanche più, al loro posto ci sono agenzie di viaggi, negozi di souvenir, hotel, resort, case di accoglienza; ma il guaio vero è che tutto questo appare “normale” e viene tranquillamente accettato dalla gente, specialmente dai quei giovani che continuano a riempire le spianate e le casse Vaticane, mediocri spettatori di una infinita ipocrisia, di una sterile retorica e di una pacchiana opulenza che offende colui che disse: “Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo” e a suoi discepoli: “Mentre andate, predicate, dicendo: ‘Il regno dei cieli si è avvicinato … Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non vi procurate oro né argento né rame per le borse delle vostre cinture, né bisaccia da cibo per il viaggio, né due vesti, né sandali né bastone; poiché l’operaio merita il suo cibo” (Luca 9:58; Matteo 10:7-10).
    E mentre mass media compiacenti esaltano lo sventolio di bandiere, i canti, i balli e il folklore del molo di Barangaroo, altri giovani molto più sensibili ai concreti problemi dell’umanità esprimono tutte le loro perplessità su un entusiasmo del tutto ingiustificato scrivendo:
    “… in questi giorni si sta svolgendo la Giornata Mondiale della Gioventù a Sydney. A quanto pare in cinquecentomila sono là per partecipare all'evento. A me la domanda sorge spontanea: ma se questo mezzo milione di persone invece di spendere 1000 e rotti euro per il viaggio fin là avesse donato la somma equivalente in beneficienza, non sarebbe stato un comportamento più in linea con il messaggio cristiano? Anche assumendo che su mezzo milione solo metà siano originari di Europa e Usa, la somma accumulata sarebbe stata notevole! E molto utile per salvare vite umane dalla fame o fornire medicinali ai malati. A me sembra che eventi come questo siano un po' specchi del consumismo del nostro tempo. E' più aderente al messaggio cristiano fare beneficienza o andare a Sydney a incontrare il Papa? Quanti di quelli che sono volati fin là fanno veramente opera di volontariato e di beneficienza nella vita quotidiana? Quanti di quelli che sono volati fin là donerebbero all'istante 1000 euro per salvare vite umane? La Chiesa rivendica (specialmente in Italia) il suo ruolo di guida morale e spirituale, intervenendo (o interferendo, a seconda delle opinioni) in questioni come divorzio, aborto, eutanasia, e chi più ne ha più ne metta. Ma in tante cose sembra aver perso il messaggio di donare tutto quanto ai poveri per seguire Cristo. Forse questa ostentata ricchezza è uno dei motivi per cui in molti si allontanano dalla Chiesa e la attaccano. - Ligeia Paletti” (fonte: Beppe Severgnini da Il Corriere della Sera).

    July 13

    UNA PIAZZA IRRIVERENTE: COSA SIGNIFICA REALMENTE?

     

                                                          PAPA BENEDETTO

    "Cari fratelli e care sorelle, dopo il grande papa Giovanni Paolo II, i signori cardinali hanno eletto me, un semplice e umile lavoratore nella vigna del signore. Mi consola il fatto che il signore sa lavorare e agire anche con strumenti insufficienti e soprattutto mi affido alle vostre preghiere, nella gioia del signore risorto, fiduciosi del suo aiuto permanente. Andiamo avanti, il signore ci aiuterà, e Maria, sua santissima madre, sta dalla nostra parte". 
     

    Con queste parole il cardinale Joseph Ratzinger, appena eletto nuovo Papa, con il nome di Benedetto XVI, si presentava al mondo dal balcone della Basilica di S. Pietro la sera del 19 aprile 2005 (chissà perché il balcone è il palcoscenico preferito di tutti i potenti …).
    Molto probabilmente con queste parole egli intese riferirsi alle parabole di Cristo Gesù riportate nel vangelo di Matteo, Capitoli 20 (1-16) e 21 (33-43).
    Sembra che queste parole abbiano avuto molto effetto sui seguaci di Benedetto XVI, tanto che qualcuno ha intitolato il proprio blog “La vigna del signore”, nell’intento di esaltare le gesta papali.
    Chiedendomi quanto queste persone abbiano compreso il senso e il significato profetico di questa illustrazione e volendo io stesso approfondirne la conoscenza, ho cercato di fare uno studio più accurato possibile nelle Sacre Scritture, memore di ciò che disse un devoto uomo dell’antichità: “Le interpretazioni non appartengono a Dio?” (Genesi 40:8).
    Questo è il risultato della mia ricerca:
     
    La viticultura è antica quasi quanto l’uomo ed il primo riferimento nella Parola di Dio lo troviamo al tempo di Noè che “cominciò come agricoltore e piantava una vigna” (Genesi 9:20). In seguito, quando gli esploratori mandati da Mosè penetrarono nella Terra Promessa, fecero rapporto di “un paese di . . . viti e fichi e melograni”, e riportarono dalla valle del torrente di Escol un grappolo d’uva così grande che dovette essere trasportato con una sbarra da due uomini (Numeri 13:23). Il tempo della vendemmia era una stagione di canti e allegria in Israele, sia per chi vendemmiava che per chi pigiava l’uva negli strettoi. Era tempo di letizia anche per i poveri e i residenti forestieri del paese, ai quali era permesso di raccogliere quello che rimaneva nelle vigne dopo la vendemmia. E c’erano specifiche leggi che regolavano la coltivazione dell’uva, come quelle sabatiche le quali richiedevano che ogni settimo anno e durante il Giubileo i proprietari lasciassero le vigne incolte, non potate né vendemmiate, per far riposare la terra.
    Dunque, la coltura della vite era pratica ben nota nell’antico Israele: la gente aveva una conoscenza generale sia della coltivazione e produttività, che della vendemmia e della relativa racimolatura; per questo motivo gli scrittori biblici ne fecero spesso menzione nei loro libri. Così le vigne che producevano frutto in abbondanza riflettevano la benedizione di Dio, mentre le viti improduttive erano segno del Suo disfavore.
    Ma, indubbiamente, l’aspetto più interessante dei loro scritti, è l’uso profetico che essi hanno fatto di tale attività. Lo fece Mosè parlando della benedizione di Giuda da parte di Giacobbe (cfr. Genesi 49:8-12; Matteo 21:1-9). Lo fece Gesù con diverse sue illustrazioni (cfr. Luca 20:9-16; Giovanni 15:1-10). Lo fece l’apostolo Giovanni nella sua visione apocalittica (cfr. Apocalisse 14:15-19), e questa ci interessa molto da vicino!
     
    Quando Gesù fece l’illustrazione riportata in Matteo 21:33-43, alla quale si è riferito il Papa, aveva certamente in mente la profezia di Isaia capitolo 5 che diceva:
    Ebbene, ora vi farò conoscere ciò che sto per fare alla mia vigna: le toglierò la siepe e vi pascoleranno le bestie; abbatterò il suo muro di cinta e sarà calpestata. Ne farò un deserto; non sarà più né potata né zappata, vi cresceranno i rovi e le spine; darò ordine alle nuvole che non vi lascino cadere pioggia. Infatti la vigna del Signore degli eserciti è la casa d'Israele, e gli uomini di Giuda sono la sua piantagione prediletta; egli si aspettava rettitudine, ed ecco spargimento di sangue; giustizia, ed ecco grida d'angoscia!” (vv. 5-7).
    Ciò che Dio desiderava dalla sua tipica “vigna”, l’Israele naturale discendente da Abramo, era giudizio, diritto, misericordia, fedeltà e giustizia, l’osservanza e non il pervertimento della Sua Legge e la condotta scandalosa.
    Ai giorni di Gesù in Israele non c’erano più giudizio e giustizia. Poco prima che fosse ucciso in Gerusalemme disse agli ipocriti scribi e Farisei: “Date la decima della menta e dell’aneto e del comino, ma avete trascurato le cose più importanti della Legge, cioè la giustizia e la misericordia e la fedeltà” (Matteo 23:23).
    Riguardo all’infrazione della Legge di Dio, Gesù disse ulteriormente: “[Voi, scribi e Farisei,] avete annullato la parola di Dio in nome della vostra tradizione. Ipocriti! Bene ha profetato di voi Isaia, dicendo: Questo popolo mi onora con le labbra ma il suo cuore è lontano da me. Invano essi mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini(Matteo 15:6-9).
    Perciò le parole profetiche di Isaia si adempirono circa 700 anni dopo che furono pronunciate, al tempo di Gesù. Nella sua illustrazione egli disse, infatti, che gli operai che il Signore aveva mandato nella sua vigna, cioè gli Israeliti naturali, discendenti di Abramo, avrebbero tradito il Proprietario della vigna e ucciso persino suo figlio, cosa che avvenne il giorno della pasqua del 33 d.C.. Perciò Gesù disse: “Il regno di Dio vi sarà tolto [all’Israele carnale] e sarà dato a una nazione che ne produca i frutti”.
    Questo cambio avvenne il giorno di Pentecoste di quello stesso anno, quando con la discesa dello Spirito Santo di Dio sui discepoli di Gesù divenne evidente che Dio non trattava più con l’Israele carnale, discendente di Abramo, ma con una nuova nazione, un Israele spirituale, formato da persone che esercitavano fede nel suo Cristo o Messia. Un ulteriore prova di ciò avvenne tre anni e mezzo dopo, nell’autunno del 36 d.C. allorché lo Spirito Santo di Dio scese sulla casa del centurione romano Cornelio, un gentile (non israelita) che divenne discepolo di Gesù. Infine, nel 70 d.C. con la distruzione di Gerusalemme e del tempio, con il Santissimo che simboleggiava la presenza di Dio in mezzo al popolo, l’Israele carnale, come vigna del Signore, fu “calpestata” e divenne un “deserto” dove, simbolicamente, sarebbero cresciuti solo “rovi” e “spine”, come dimostra la diaspora fisica e spirituale degli Israeliti da allora in poi.
    La nuova “nazione che avrebbe prodotto frutti” fu quella formata dai discepoli di Gesù, che ebbe come fondamenta i suoi 12 apostoli. A questi discepoli si riferì infatti l’apostolo Paolo chiamandoli “l’Israele di Dio” (Galati 6:16).
     
    Gesù paragonò questi suoi discepoli a “tralci” della “vera vite”, lui stesso, dicendo:
    Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiuolo. Ogni tralcio che in me non dà frutto, lo toglie via; e ogni tralcio che dà frutto, lo pota affinché ne dia di più. Voi siete già puri a causa della parola che vi ho annunziata. Dimorate in me, e io dimorerò in voi. Come il tralcio non può da sé dar frutto se non rimane nella vite, così neppure voi, se non dimorate in me. Io sono la vite, voi siete i tralci. Colui che dimora in me e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete far nulla” (Giovanni 15:1-5).
    Dunque, quello che Gesù si aspettava dai suoi discepoli era che portassero molto frutto, cioè dovevano manifestare quelle qualità che li avrebbero identificati come veri “cristiani”. In una delle sue lettere l’apostolo Paolo descrisse questo frutto dicendo: “il frutto dello spirito è amore, gioia, pace, longanimità, benignità, bontà, fede, mitezza, padronanza di sé. Contro tali cose non c’è legge” (Galati 5:22,23). I veri cristiani, come testimonia la storia, hanno sempre manifestato tali qualità.
    Ma dalla morte dei dodici apostoli in poi, la grande maggioranza di coloro che asseriscono di essere tralci della “vera vite” si sono dimostrati falsi, producendo uva selvatica anziché frutti buoni. Questi hanno dato vita ad un falso cristianesimo, come predisse Gesù stesso (cfr. Matteo 13:24-39 e 7:15-20), i cui frutti sono stati le guerre, le crociate, le inquisizioni, le false dottrine (trinità, immortalità dell’anima, vita dopo la morte), l’estesa idolatria (con la venerazione di uomini e donne e l’uso di immagini nell’adorazione), la diffusa immoralità (di preti pedofili e del condono della promiscuità sessuale), l’avidità (con l’accumulo di enormi ricchezze mentre gran parte della popolazione mondiale soffre la fame e la malnutrizione - cfr. Matteo 8:20) e l’amicizia con un mondo (politico, economico, militare) alienato da Dio e dalla Sua volontà (cfr. Giacomo 4:4).
    Questa è la vigna in cui lavora il poco umile “operaio” Benedetto XVI, come dimostrano la pomposità e lo sfarzo con cui si propone (con lo spreco di ingenti risorse economiche che potrebbero essere destinate a soddisfare realmente, e non solo a parole, le necessità dei reietti della terra) – cfr. Matteo 23:4-9 e Giovanni 6:5-11.
     
    LA VIGNA DEL PAPA
     
              preti pedofili 4          PRETI IN GUERRA
      
                       Le Crociate provocarono un terribile bagno di sangue                       Preti sulle barricate durante la guerra di Spagna nel 1936
     
                  hitler_vatican          art242_evalqonlwmpmdewnk
     
                                         L’amicizia e il sostegno ai politici del mondo ha reso i papi “nemici di Dio” (cfr. Giacomo 4:4)
     
                     papa e bush          Copia di Benedetto XVI 5
     
     
                      Processione          P1080723
     
                                              L’estesa idolatria finalizzata ad incrementare il commercio è condannata di Cristo (cfr. Matteo 21:12,13)
     
                 preti pedofili 1   preti pedofili 2
     
                      La pedofilia: una conseguenza dell’imposizione del celibato ai sacerdoti in contrasto con le Sacre Scritture (cfr. 1Timoteo 3:2)
     
    E I SUOI “UMILI” OPERAI
       
                         Benedetto XVI 8          preti pedofili 3
     
    Non dovrebbero dunque meravigliarsi o risentirsi i ciechi sostenitori di un tale “operaio” se poi accadono “incidenti” tipo quello di P.zza Navona a Roma perché è detto che ciascuno raccoglierà quello che avrà seminato (Galati 6:7).
    Ciò ch’è successo in quella piazza è solo un segno premonitore di ciò che dovrà accadere alla “vigna” del falso cristianesimo.
    Nella sua visione apocalittica l’apostolo Giovanni descrisse infatti una “vigna” diversa da quella innestata da Cristo, che definì “la vite della terra”. Questa “vigna”, che non è stata pianta da Dio ma dal suo principale nemico, Satana il Diavolo (cfr. 1Giovanni 5:19), come l’antico Israele non produce frutti di giustizia, di amore, di pace, di rispetto per la Parola e per la Legge di Dio.
    Agli “operai” di quella antica e apostata “vigna” il profeta disse:
    Guai a quelli che tirano l'iniquità con le corde del vizio, e il peccato come con le corde di un cocchio, e dicono: «Faccia presto, affretti l'opera sua, che noi la vediamo! Venga e si esegua il disegno del Santo d'Israele, affinché noi lo conosciamo!» Guai a quelli che chiamano bene il male, e male il bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre, che cambiano l'amaro in dolce e il dolce in amaro!” (Isaia 5:18-20).
    In maniera simile “guai” sono previsti per gli odierni operai della selvaggia “vigna” di questo mondo che sono attaccati al peccato, cioè alla violazione della Legge di Dio, come gli animali da tiro sono legati al cocchio. Questi “illegali” non temono nessun prossimo giorno di giudizio e dicono beffardamente: “Venga presto [l’opera di Dio]!”. Invece di sottomettersi alla Legge di Dio, travisano le cose asserendo “che il bene sia male e che il male sia bene”.
    Nella visione dell’apostolo è, perciò, descritto cosa accadrà a questa “vigna della terra”:
    Poi dal tempio, che è nel cielo, uscì un altro angelo; anch'egli aveva una falce affilata. E un altro angelo, che aveva potere sul fuoco, uscì dall'altare e gridò a gran voce a quello che aveva la falce affilata: «Metti mano alla tua falce affilata e vendemmia i grappoli della vigna della terra, perché le sue uve sono mature». L'angelo lanciò la sua falce sulla terra e vendemmiò la vigna della terra e gettò l'uva nel grande tino dell'ira di Dio” (Apocalisse 14:17-19).
    L’ira di Dio si rivolterà contro un sistema che non lo rappresenta e che ha apostatato dalla verità e dalla sua volontà. Il falso cristianesimo, di cui il Papa è uno dei massimi rappresentanti, principale responsabile dell’allontanamento delle persone dal vero proposito di Dio, cioè un governo nelle mani di Cristo Gesù che dovrà ristabilire diritto e giustizia su tutta la terra (cfr. Daniele 2:44 e Isaia 32:1), questo falso cristianesimo raffigurato da quell’antico e infedele Israele, dovrà rendere conto a Dio delle sue malvagie opere e ne subirà il giudizio.
    Come questo avverrà è sempre descritto nel libro di Apocalisse. Qui l’apostolo Giovanni ha scritto, sotto ispirazione divina, che gli stessi elementi politici della terra, con i quali il falso cristianesimo, e la falsa religione in genere raffigurata da una prostituta a cui è stato simbolicamente dato il nome di “Babilonia la Grande” (cfr. il mio post del 26 aprile u.s.), è andato sempre a braccetto, assecondandone i disegni, gli si rivolteranno contro e “la renderanno desolata e la lasceranno nuda, mangeranno le sue carni e la bruceranno col fuoco” (Apocalisse 17:16).
    Forse qualcuno sorriderà davanti a questa prospettiva pensando allo strapotere papale e della Chiesa, alle adunate “oceaniche” che è ancora in grado di organizzare, come quella che vedremo in questi giorni a Sidney, e alla sua secolare influenza sulla politica mondiale e sulla vita di milioni di persone. Ma la profezia dice che tutto questo avverrà all’improvviso e rapidamente in un solo giorno, verranno su di lei questi flagelli: morte, lutto e fame; sarà bruciata dal fuoco, poiché potente Signore è Dio che l'ha condannata” e proprio mentre sicura di se pensa “seggo regina, vedova non sono e lutto non vedrò” (Apocalisse 18:7,8).
    Dunque questo crescente sentimento di intolleranza contro il Papa e contro la religione in genere, tipicamente manifestato a P.zza Navona e che si ripete ormai in ogni parte della terra, prelude proprio al tempo in cui si adempirà la visione apocalittica sulla “vigna della terra” che sarà recisa per sempre insieme a tutti quegli “operai”, per nulla “semplici” e tantomeno “umili”, che hanno apostatato dalla verità!
     

    July 06

    BONUM SACRAMENTI O DIVORZIO MASCHERATO?

     

    “… gira, gira e fai la rota e nun la devi mai fermà …”

    … così recitava il refrain in romanesco di una nota canzonetta di qualche decennio fa. 

    Parole che oggi fanno venire in mente quello che la Chiesa Cattolica fa con la “rota” che continua a far girare “a tutto spiano”, quella “sacra”!

    La “SACRA ROTA”, è il Tribunale ecclesiastico che si occupa degli annullamenti dei matrimoni contratti in chiesa.

     

        SACRA ROTA

     

    E già! … perché i tribunali della Repubblica, a parere della Chiesa Cattolica, non dovrebbero concedere il divorzio agli italiani, ma quelli della “Santa Sede” si!

    Dopo l’8x1000, dopo l’esenzione dalle tasse delle proprie attività commerciali, dopo il finanziamento alle scuole cattoliche, ecco un'altra importante fonte di introiti di una Chiesa sempre più avida, falsa e mistificatrice del suo vero ruolo nella società: quello di una istituzione di potere, succhiasoldi e paravento di ogni atto di illegalità, specialmente a danno dei più sventurati che ipocritamente sostiene di difendere!

    Lo spunto per questo post mi viene dato da un recente articolo, a firma di Marco Politi, pubblicato sul il Venerdi di Repubblica di questa settimana.

    “Ottomila richieste, che crescono al ritmo del venti per cento l’anno”, dice l’articolo. E aggiunge “si va dai 15.000 ai 45.000 euro con una media di 30.000 …”.

    Fatevi un po’ i conti e vedrete che bella cifra ne viene fuori! A tanto ammonta la rendita del “… grimaldello per tornare liberi e felici di potersi risposare davanti al sacerdote e pure fare la comunione (come Berlusconi vorrebbe tanto)”.

    E quali sarebbero i “seri” motivi che addurrebbero a una così drastica decisione?

    Basta una semplice dichiarazione “che il matrimonio è stato fatto soltanto per convenzione e che soprattutto all’atto di pronunciare il fatidico si … non intendeva assolutamente onorare l’impegno alla «fedeltà coniugale»”.

    Insomma, basta una piccola bugia a garantire la «nullità del vincolo».

    “Altri motivi frequenti di nullità”, aggiunge l’articolista “sono la volontà di non avere figli, pressioni familiari che hanno «costretto» una persona alle nozze, disturbi della personalità (è il caso di un mio collega che ancora ride a crepapelle quando ce lo racconta), malattie psichiche, omosessualità radicata che può mostrarsi anche in una fase successiva … I tempi non sono lunghissimi, certo più rapidi della giustizia civile che per concedere il divorzio richiede in partenza tre anni di separazione … Ormai tra le cause di nullità vengono prese in considerazione bugie, tradimenti, narcisismo, abuso di alcol …. Insomma, lentamente ci si avvicina molto alla famosa «incompatibilità di carattere»”.

    Tanto per curiosità, la dichiarazione di nullità del matrimonio religioso non comporta l'immediato annullamento del matrimonio civile, perché lo Stato italiano deve accogliere la sentenza ecclesiastica attraverso una procedura detta delibazione che in talune circostanze particolari può anche essere negata, ad esempio per quelle cause di nullità valide per il diritto canonico ma non per l'ordinamento italiano, come nel caso del matrimonio "rato e non consumato". Ma la dichiarazione di nullità del matrimonio concordatario sopprime perfino l'eventuale obbligo di mantenimento del coniuge, e addirittura dei figli, in quanto la sentenza ecclesiastica dichiara il matrimonio “mai esistito” (perciò cessano gli effetti giuridici ex tunc, ossia dall’inizio). Per fortuna un minimo di serietà viene ancora garantito da quella parte laica dello Stato che con la sentenza civile dichiara cessati gli effetti giuridici ex nunc, ossia dalla sentenza in poi, garantendo i diritti di coloro che erano implicati in quel matrimonio, coniuge e figli!

     

    Nel Codice di Diritto Canonico (Titolo VII, Il matrimonio, Can. 1056) si legge: “Le proprietà essenziali del matrimonio sono l’unità e l’indissolubilità (bonum sacramenti), che nel matrimonio cristiano conseguono una peculiare stabilità in ragione del sacramento”.

    Non vi viene da ridere leggendo queste parole e confrontandole con la realtà dei fatti?

    Prima ancora di scrivere il Codice su indicato, esisteva già un codice scritto che avrebbe dovuto regolare la vita matrimoniale di due individui che si dichiarano "cristiani". Questo codice è la Parola di Dio che contiene numerosi consigli e norme stabiliti dal Creatore dell’uomo e della coppia (cfr. Efesini 3:15) per garantirne il successo o aiutare ad affrontare e risolvere i problemi.

    Ma alla Chiesa non stava bene questo codice perfetto e basato su un unico principio: quello dell’amore. Ha voluto farsene uno suo che potesse garantirle quello che le sta veramente a cuore!

    Non è certo la sacralità della famiglia la posta in gioco; di questa i mammasantissima dello Stato del Vaticano, che per principio la ripudiano imponendo il celibato ai preti, contrariamente alle istruzioni apostoliche (cfr. 1Timoteo 3:2), se ne fregano altamente!

    L’essenza stessa del potere è la vera posta in gioco: poter manipolare le esistenze della gente, poter decidere quando e come è lecito sposarsi, o quando dichiarare finito, anzi mai esistito, il proprio matrimonio, o quando avere rapporti sessuali, o quando e come mettere al mondo dei figli, o per chi votare. In una parola avere il potere di incidere sulla vita delle persone, stabilendo chi può, o non può, avere diritto al riconoscimento sociale di determinate condizioni.

    Un potere che la Chiesa ha esercitato direttamente con l’esercizio del “potere temporale” all’epoca dello Stato Pontificio, e che oggi cerca ancora di esercitare tramite intermediari considerati utili allo scopo quali i cosiddetti laici devoti, quelli che sono sempre pronti a battersi ipocritamente il petto in segno di impegno sociale ma che sono anche sempre i primi a trasgredire e a usufruire delle regole “cristiane” riscritte “ad hoc” dalla Chiesa! Gente che si è schierata dalla parte della Chiesa nella lotta contro il divorzio ma ha poi ottenuto l’annullamento del proprio matrimonio dalla Sacra Rota, come Cossiga, D’Onofrio, Bubbico, Santanché … per non parlare dei vari Casini, Follini, La Russa, Matteoli, Bossi, Castelli, Calderoli, Berlusconi ecc. ecc. … tutti difensori dell’ortodossia cattolica ma tutti fedigrafi, pluridivorziati e pluriseparati …

    “… gira, gira e fai la rota e nun la devi mai fermà …”

    Non vi viene voglia di dire, ancora una volta, “che schifo!”?


    Raccomandiamoci a ogni coscienza umana dinanzi a Dio. - 2Corinzi 4:2