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August 30 RISPOSTA PUBBLICA AD UNA SIGNORA GARBATAGentile Signora…?…,
(mi scusi ma non conosco il suo nome, immagino che lei sia, come peraltro dichiara, la moglie del Sig. Alby; in genere, per buona educazione, quando si entra in casa di altri ci si presenta col proprio nome e lei non l’ha fatto, ma, considerata la garbatezza dei suoi modi, è un peccato che le si può anche perdonare…) sono appena rientrato dalle mie vacanze ed ho letto il suo commento del 23 agosto u.s. pubblicato su questo mio blog. Ho riflettuto molto sull’opportunità di risponderle o no, perché ciò che ha scritto non mi riguarda direttamente e anche per non alimentare le solite stupide e pretestuose polemiche che la vanità di alcune persone cerca di portare avanti come copertura della propria miseria intellettuale.
Comunque, considerata l’importanza dei temi da Lei toccati, non posso trattenermi dal risponderle, e lo faccio alla mia solita maniera.
Le dico, in via preliminare, che non ho la vocazione del Don Chisciotte, come qualcun’altro invece ha la pretesa di fare, perciò non scrivo a difesa delle persone da lei chiamate in causa. Anche perché lo riterrei estremamente offensivo per l’intelligenza di tali persone, dotate di una sensibilità non comune, come dimostrano le cose che scrivono nei loro blog, che spero lei abbia avuto modo di leggere con adeguato approfondimento, frutto di fantasia e di idee originali partorite dal proprio ricco e naturale bagaglio culturale e non copiate dai soliti Messaggeri dei vari santi o Calendari dei vari frati, come capita spesso di leggere in molti blog scritti da chi ha le sinapsi del proprio cervello totalmente scollegate ed è incapace di dar vita ad un qualsiasi, seppur minimo, inedito pensiero.
Persone, credo, la cui unica colpa sia quella di essere uscite dal solito coro delle oche starnazzanti schierate ai piedi di quel palcoscenico in cui i vanagloriosi identificano la vita, perfino nei momenti in cui la tristezza e la gravità degli accadimenti dovrebbe ispirare riservatezza e intimo raccoglimento (naturalmente con tutto il rispetto per la categoria dei palmipedi, che qualche migliaio di anni fa risultò utile per la salvezza della mia città, mentre quella attuale sembra non sia in grado nemmeno di salvare la propria faccia).
Ma, venendo agli argomenti da lei trattati le posso dire che:
Concordo con lei che nessuno uomo è in possesso della verità (se è questo che intendeva affermare).
La nostra limitatezza, sotto ogni aspetto, o, per usare un’espressione biblica, il nostro essere non più di semplice “polvere” (Salmo 103:14) non ci consente alcuna velleità al riguardo.
Lei cita nomi di “grandi” uomini, o almeno di personaggi considerati tali nel corso della storia. Anch’essi rientrano nella categoria della “polvere”, sebbene osannati per le loro gesta. Il culto della personalità è antico quanto la nostra esistenza, purtroppo, e sembra sia all’origine di tutti i nostri mali! Fu per questo motivo, infatti, che una creatura spirituale (di quelle che noi chiamiamo angeli) si oppose al proposito del suo Creatore divenendo appunto un satàn, (termine ebraico che significa oppositore) – cfr. Matteo 4:9.
Da allora l’esaltazione delle creature, anziché del Creatore, ha dominato la scena mondiale col risultato che l’umanità, invece di seguire le norme stabilite dal Creatore per il suo bene, ha preferito avere come guida altre creature, cioè la “polvere”, quale in effetti molti di queste ora sono, come spiega molto bene S. Paolo nella sua lettera ai Romani (1:25) dove scrisse: “…hanno cambiato la verità di Dio in menzogna e hanno venerato e reso sacro servizio alla creazione anziché a Colui che creò…”.
Il caso, assorto recentemente alle cronache, che ha dato spunto alle sue rimostranze e al suo commento, mi pare che possa rientrare in una considerazione del genere.
Mia cara signora, nessun uomo, discendente del primo uomo creato, ha effettivamente “cambiato” il mondo, perché ciascuno di quelli tanto osannati non ha fatto altro che seguire e contribuire allo sviluppo dello stesso corso di opposizione al proposito del Creatore; chi in un modo e chi in un’altro, il risultato è stato sempre lo stesso!
Un solo “uomo” (cioè un’altra creatura spirituale la cui vita è stata trasferita dal mondo celeste sulla terra in sembianze umane) ha potuto effettivamente cambiare il corso della storia (non a caso questa viene datata prima e dopo la sua nascita), ed è Gesù Cristo.
Non un pazzo, come irriverentemente da lei definito, ma veramente il più grande “uomo” che sia mai esistito!
Riguardo a lui il suo citato “grande” Mahatma Gandhi, il ‘padre’ indù della nazione dell’India, dichiarò una volta a Lord Irwin, ex viceré dell’India: “Quando il suo paese e il mio si metteranno d’accordo sugli insegnamenti dati da Cristo in questo Sermone del monte, avremo risolto i problemi non solo dei nostri paesi, ma quelli del mondo intero”.
Dunque lei ha proprio ragione di rammaricarsi di non poter dare testimonianza dei suoi insegnamenti con la sua propria vita!
Questo “uomo”, in una particolare circostanza, trovandosi di fronte ad uno dei “grandi” a suo tempo osannati, il rappresentante del potente impero romano, Ponzio Pilato, affrontò proprio l’argomento della “verità”. Egli disse: “Per questo sono venuto nel mondo, per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla parte della verità ascolta la mia voce” (Giovanni 18:37).
Pilato, cultore della personalità umana, si stupì e si infastidì per questa risposta, e replicò seccato: “Che cos’è la verità?”.
Le ricorda qualcosa questa risposta?
Poco prima, in una delle sue ultime preghiere rivolte al Padre celeste Gesù aveva affermato: “La tua parola è verità” (Giovanni 17:17).
Perciò, gentile signora, sebbene nessun uomo, me compreso, possa vantarsi di possedere la verità, questa tuttavia esiste ed è a disposizione di tutti: è la Parola di Dio! Questa è la verità alla quale l’altra signora, che lei ha contestato, si riferiva.
Nessuno di noi, se ama la verità, dovrebbe aver paura di confrontarsi con la Parola di Dio!
Lei dichiara poi di amare e di credere profondamente nell’uomo. Esprimere amore nei confronti dei propri simili è una qualità di grande valore, perciò questo le fa molto onore. In quanto a credere nell’uomo, considerando quanto sopra esposto, penso che dovrebbe usare più cautela! E’ scritto infatti in quella fonte di verità su indicata: “Non appartiene all’uomo terreno la sua via. Non appartiene all’uomo che cammina nemmeno di dirigere il suo passo” (Geremia 10:23). I fatti lo attestano inconfutabilmente!
Giustamente lei afferma che in ogni uomo può esserci del bene e anche del male e che non spetta a noi giudicare i nostri simili (anche se poi si contraddice esprimendo lei stessa giudizi su alcune persone). Questa è infatti un’altra delle verità bibliche: il giudizio spetta solo al Creatore, l’unico in grado di leggere nei cuori delle persone. Gesù stesso era ben cosciente di questo quando affermò ciò che viene anche da lei riportato nel suo commento “Perché, dunque, guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, ma non consideri la trave che è nel tuo occhio?” (Matteo 7:3). Perciò concordo con il fatto che non si dovrebbe odiare alcun uomo, e non a caso Gesù incoraggiò ad amare perfino i propri nemici!
Tuttavia c’è qualcosa che dobbiamo tutti odiare! Scrisse un salmista: “O voi che amate il Signore, odiate ciò che è male” (Salmo 97:10); e dello stesso Gesù, S. Paolo scrisse: “Hai amato la giustizia e hai odiato l’illegalità” (Ebrei 1:9).
Tutto ciò che è insegnato e fatto contro ciò che è scritto nella Parola di Verità di Dio è illegalità! Tanto per fare un esempio, l’idolatria è illegalità (1Pietro 4:3).
Perciò non è sbagliato provare odio o “arrabbiarsi”, quando questo sentimento è rivolto contro ciò che è male dal punto di vista di Dio!
E non è una invenzione né una semplice generalizzazione che tra gli abiti talari, tra le ciocie monastiche, tra le tuniche, mantelle, ecc., di “illegalità”, cioè falsi insegnamenti, false pratiche religiose, ipocrisia, immoralità e avidità, insomma sia sotto l’aspetto dottrinale che di vita pratica, di “illegalità” ce ne sia tanta, ma proprio tanta!
Legga, al riguardo, come Gesù trattò i “sacerdoti” del suo tempo nel vangelo di Matteo capitolo 23 e si farà un’idea di cosa significa odiare l’illegalità e probabilmente non si scandalizzerà più se qualcuno si sente, in tutta coscienza e con lo stesso ardore e amore per la verità, di mostrare pubblicamente gli stessi sentimenti!
Nel mio recente viaggio in Germania e in Austria ho visitato alcune chiese cattoliche, ho anche scattato delle foto su alcune cose che mi hanno colpito, ne allego due a questo intervento, una scattata all’interno di una chiesa di Berlino e l’altra nella chiesa di S. Stefano a Vienna. Guardandole provi ad immaginare la scena di Gesù che entra nel tempio di Gerusalemme, prende una frusta e caccia via i cambiamonete, i rivenditori di oggetti vari descritta in Marco 11:15-17 e pensi a cosa farebbe oggi entrando in ambienti simili!
E' un’altra fondamentale verità del cristianesimo, infatti, il princìpio espresso da Gesù: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Matteo 10:8).
Mi preme, per ultimo, fare una breve considerazione sulla questione del volontariato.
Occuparsi di bambini e ragazzi abbandonati, del recupero di tossicodipendenti, e della cura di derelitti in genere, è un opera meritoria, che comporta molto sacrificio, ed è certamente da lodare, sotto un aspetto strettamente personale, chi vi si dedica!
In molti paesi il problema è sentito a livello governativo e vengono prese disposizioni attraverso le istituzioni per farvi fronte. Nel nostro paese i vari governi che si sono succeduti non si sono mai voluti occupare direttamente della questione preferendo delegare al riguardo le cosiddette ONLUS o organizzazioni simili. Una scelta politica sulla cui ispirazione, in un paese dove la Chiesa Cattolica (che ha quasi il monopolio di detti servizi) esercita un enorme controllo sull’elettorato, è facile immaginare, considerato anche che lo Stato tira fuori dalle proprie casse fior di quattrini per il finanziamento di tali attività. E’ dunque una prestazione di servizi forniti alla comunità dalle varie organizzazioni che se ne occupano che ha ben poco di “umanitario” o di “volontario”! Mentre è giusto che lo Stato paghi questi servizi, noi possiamo condividere o meno le sue scelte politiche. Possiamo anche sperare che lo Stato effettui i debiti controlli sulle prestazioni rese e sulle persone addette, affinché ai problemi che gli sfortunati indigenti già hanno non se ne aggiungano poi altri, come testimoniano certe cronache!
Per gli operatori addetti si tratta, dunque, di una regolare e rimunerata attività lavorativa, anche se furbescamente mascherata dalla dicitura “non lucrativa”, esattamente come quelle esercitate nei confronti dello Stato da qualsiasi SpA o Srl o snc, o altro!
Ben diversa è l’opera di “volontariato”, come ho già avuto modo di illustrare con altro intervento nel mio blog parlando dei medici e degli operatori in genere che esercitano la loro attività, senza retribuzioni, con EMERGENCY od organizzazioni simili!
Spero di essere stato abbastanza esaustivo rispetto alle questioni da lei poste col suo commento, come spero anche, considerato che lei si presenta come una persona scevra di banalità, che voglia esprimersi anche sul resto dei miei interventi con altrettanti commenti motivati, anche di critica, purché supportata da fondati riscontri.
A presto, dunque!
August 12 SOTTO OGNI BANDIERA - La sagra della stupidità umana - VIII parteIl 5 ottobre del 539 a.C. la città di Babilonia era in festa. Mille alti funzionari governativi avevano accettato l’invito al banchetto organizzato dal re Baldassarre. Quella sera, benché assediati dagli eserciti dei Medi e dei Persiani, Baldassarre e i suoi convitati non si sentivano minacciati. La città, a motivo delle sue alte e possenti mura era ritenuta inespugnabile.
All’improvviso, nel bel mezzo dei festeggiamenti, le dita di una mano d’uomo cominciarono a scrivere parole funeste sul muro del palazzo: "MENE, MENE, TECHEL e PARSIN". Le ginocchia del re cominciarono a tremare ed egli impallidì.
Quelle parole letteralmente significavano “una mina, una mina, un siclo e mezzi sicli”; ciascuna parola corrispondeva ad una unità di misura di peso con valore monetario. Un vero e proprio enigma che nessuno dei saggi di Babilonia riuscì ad interpretare.
Daniele, un israelita e adoratore del Dio per il quale Baldassarre e gli uomini del suo governo avevano mostrato disprezzo, fu chiamato per spiegarne il significato. “Questa è l’interpretazione”, cominciò Daniele, “MENE, Dio ha contato i giorni del tuo regno e vi ha posto fine. TECHEL, sei stato pesato nella bilancia e sei stato trovato mancante. PERES (singolare di Parsin), il tuo regno è stato diviso e dato ai Medi e ai Persiani”. Quella profezia si adempì, e “in quella medesima notte Baldassarre il re caldeo fu ucciso” e la città fu presa dai Medi e dai Persiani, il cui dominio sostituì quello babilonese (Daniele cap. 5).
Con questo post, e in linea col tema del mio blog, ardisco indagare nell’escatologia biblica, interessandomi in particolare di un suo aspetto peculiare, quello profetico. Tutti siamo interessati a conoscere cosa ci riserva il futuro. Si tenta sempre di indovinare ciò che accadrà in futuro; talvolta ci si può anche riuscire, ma il più delle volte no. In questo contesto sono sorprendenti gli avvenimenti futuri predetti nella Bibbia e il loro adempimento. Ad esempio, provate a leggere in Isaia 44:24-45:3, che fu scritto circa 200 anni prima di quegli accadimenti, e confrontate il nome di chi avrebbe conquistato Babilonia e il modo in cui quella città, considerata inespugnabile, sarebbe stata presa. Vi stupirete della sua accuratezza!
Sia l’impero Babilonese, che il successivo dei Medi e dei Persiani, furono potenze che ebbero a che fare con quello che in quel tempo era considerato il popolo di Dio: dei re di Israele si diceva infatti che “sedevano sul trono di Dio” (1Cronache 29:23). In precedenza anche gli imperi egiziano e assiro avevano avuto a che fare con gli ebrei. Tutte queste potenze, dunque, si erano in qualche modo “opposte” al dominio di Dio sottomettendo il popolo che Lo rappresentava, Israele. Perciò sul loro susseguirsi sulla scena come potenze mondiali è stata scritta una importante profezia che troviamo nel libro di Daniele, cap. 2, vv. 31-45.
Nabucodonosor, re di Babilonia dal 624 al 582 a.C. (il nonno di Baldassarre), fu turbato da un sogno. In esso aveva visto un’immagine immensa che aveva la testa d’oro, il petto e le braccia d’argento, il ventre e le cosce di rame, le gambe di ferro e i piedi e le dita dei piedi di ferro mischiato con argilla. Ancora il profeta Daniele spiegò a Nabucodonosor il significato di quel sogno, dicendogli: “Tu, o re, . . . tu stesso sei la testa d’oro. E dopo di te sorgerà un altro regno inferiore a te; e un altro regno, un terzo, di rame, che governerà l’intera terra”. È ovvio quindi che l’immagine aveva a che fare col governo umano.
Perché Nabucodonosor ne era la testa d’oro?
Nel 607 a.C. aveva conquistato la capitale del tipico “regno di Dio” distruggendo la dinastìa reale che vi governava. Da quell’anno non ci fu più un governante sul “trono di Dio” a Gerusalemme. Per questo il re babilonese venne rappresentato con il metallo in quel tempo considerato più prezioso, l’oro. Da allora in poi le potenze mondiali, rappresentate dalle parti metalliche dell’immagine, avrebbero esercitato il loro dominio senza un’interferenza diretta da parte di quel tipico “regno di Dio”. La storia dimostra che queste potenze furono, in successione: l’impero dei Medi e dei Persiani [il petto e le braccia d’argento], l’impero di Alessandro (Magno) il Macedone [il ventre e le cosce di rame], l’impero romano [le gambe di ferro]. Tutte queste potenze estesero, infatti, il loro dominio sul territorio di quel tipico “regno di Dio”.
In una analoga visione profetica S. Giovanni scrisse nell’Apocalisse, nel 96 d.C. “Ci sono sette re: cinque sono caduti, uno è, l’altro non è ancora arrivato, ma quando sarà arrivato dovrà rimanere per breve tempo” (Apocalisse 17:10). I cinque re, o imperi, già caduti al suo tempo erano Egitto, Assiria, Babilonia, Media-Persia, Grecia (di Alessandro Magno). Il sesto, l’impero romano, era ancora al potere.
Il settimo doveva ancora arrivare e si capisce in seguito chi sarebbe stato: veniva dallo stesso metallo, il ferro, quindi dal territorio dell’impero romano. La Britannia un tempo faceva parte di quest’impero. Col tempo questa ex provincia romana divenne essa stessa un potente impero che, coalizzandosi con un’altra sua ex colonia, gli Stati Uniti d’America, diede vita alla potenza mondiale anglo-americana: il settimo re della profezia di S. Giovanni.
Ma l’immagine sognata da Nabucodonosor mostrava ancora i piedi parte in ferro e parte in argilla.
Dopo la prima guerra mondiale c’è stato uno sconvolgimento nel sistema politico mondiale che è andato via via sempre più frammentandosi: un crescente spirito nazionalistico ha portato allo sviluppo di un enorme numero di singole nazioni. Alcune di queste hanno governi “forti”, autoritari o tirannici, simili al ferro; altre sono di ispirazione più popolare, o "democratica", di una “fragilità” simile all’argilla. Non esiste alcuna coesione tra i due tipi di governo, proprio come nelle 10 dita dei piedi della statua sognata dal re babilonese, fatte di ferro e argilla.
Questa impossibilità di amalgamare la base della statua, che richiama alla mente la fragilità dei governi umani, potrebbe far pensare ad una possibile causa di caduta e rottura della statua stessa e, quindi, di ciò che rappresenta: il governo dell’uomo, in tutte le sue manifestazioni.
Ma nel sogno profetico non è questa la causa! Disse ancora Daniele: “Tu continuasti a guardare finché una pietra fu tagliata non da mani, e urtò l’immagine ai piedi di ferro e argilla modellata e li stritolò. In quel tempo il ferro, l’argilla modellata, il rame, l’argento e l’oro, tutti insieme, furono stritolati e divennero come la pula dell’aia d’estate, e il vento li portò via così che non se ne trovò nessuna traccia. E in quanto alla pietra che urtò l’immagine, divenne un ampio monte e riempì l’intera terra”.
Ecco, ora è questo aspetto della profezia che sta attirando tutta la mia attenzione! Qual è il significato di queste ultime parole? Sarà l’argomento della mia ricerca estiva: nei prossimi giorni delle mie vacanze cercherò anche di capire cosa rappresenta questa pietra.
Se qualcuno di voi volesse darmi una mano nella ricerca, glie ne sarò profondamente grato!
Al prossimo contatto, dunque, se siete interessati, presumibilmente a fine mese! Intanto auguro di cuore buone vacanze a chi in vacanza c’è già e a quelli che, come me, stanno per andarci. Vi auguro, poi, un felice ritorno nelle vostre case!
"Siate dannosi, o popoli, e siate frantumati; e prestate orecchio, voi tutti che siete in parti lontane della terra! Cingetevi, e siate frantumati! Cingetevi, e siate frantumati! Fate un progetto, e sarà infranto" - Isaia 8:9,10
August 10 RASSEGNA STAMPA - Le notizie che non dovrebbero mai sfuggirciIl Curriculum Vitae di don Gelmini, scarsamente diffuso (per modestia)
Mariolina, blogger di Napoli - 08 agosto 2007 (http://blogazz.blogspot.com/)
Negli ultimi giorni non facciamo altro che leggere articoli su don Gelmini, il carismatico sacerdote antidroga, il mitico «don Pierino», guru di tanti uomini politici, fondatore della Comunità Incontro, che compare spesso in televisione a discutere dei valori che una volta c’erano e che ora non ci sono più.
Di lui che dichiara: «Mi ha fatto molto piacere anche la telefonata del presidente Berlusconi, mi ha detto “ti sono vicino, conta su di me. Qualsiasi cosa.. Sai, io sono un antesignano delle denunce”». E poi, su chi lo accusa: «E' un complotto, quegli sbandati usciti dal carcere e lì sono tornati» «Quando sono stati sorpresi a rubare e allontanati, giurarono vendetta. Ci hanno anche ricattato per non montare uno scandalo» Ma soprattutto abbiamo letto dei trascorsi "non esattamente idilliaci" degli accusatori: «Fango contro don Gelmini, un paio erano qui ai domiciliari e sono pure tornati in carcere; proprio gli accusatori sono un pò il lato oscuro di questa indagine» e poi, molto più in grande, si dice vittima della lobby ebraico-radical-chic, facendo emergere il pregiudizio anti-ebraico tanto caro all'estrema destra europea. Poi chiede scusa, non intendeva dire questo!
Il don Pierino e le sue frasi infelici, il superprete della destra italiana, il cappellano dell'Italietta più gretta e ignorante, quella che chiede "ordine e moralità" mentre annaspa tra scandali a base di sesso e cocaina. Ma, del don Pierino con la Jaguar in giardino, quello inquisito per truffa, diffidato dalla curia, denunciato per appropriazione indebita in Vietnam, che sconta quattro anni di carcere dove spesso viene isolato dagli altri detenuti per evitare promiscuità, dove se ne è parlato? E allora, parliamone dunque di questi passati non esattamente idilliaci!! Azz, che facce toste.
Il centro destra si ribella alla gogna: organizziamo il «don Pierino day»
Il Giornale - 04 agosto 2007
L’apertura di credito del mondo politico verso don Pierino Gelmini è ampia. Viene soprattutto dal centrodestra, ma anche da alcuni settori del centrosinistra.
Maurizio Gasparri ricorda che «in Italia e in ogni parte del mondo centinaia di migliaia di ragazzi e di famiglie ritrovano la vita e il sorriso grazie all’opera infaticabile» del sacerdote. Perciò «sono prive di senso le accuse infondate a chi, operando con generosità nel mondo dell’emarginazione e della droga, si confronta ogni giorno con vite fitte di reati e rancori verso la società». E ancora: «La solidarietà e la devozione nei confronti di uno dei pochi eroi civili del nostro tempo è convinta e totale. Come la pena nei confronti di chi, invece di mostrare gratitudine a chi apre a chiunque la sua casa, avanza accuse false che la magistratura e l’informazione dovrebbero valutare per quel che sono, cioè nulla». Il deputato di An lancia per il 15 agosto il «don Pierino day» da tenersi a Zervò, sull’Aspromonte, una delle sedi della comunità. Ora il «don», come lo chiamano i suoi ragazzi, si trova lì.
Maria Burani Proccacini, responsabile famiglia di FI si augura, fatto salvo il rispetto per la magistratura, che il sacerdote «avendo 82 anni, non diventi l’ennesimo martire di un errore giudiziario», mentre Roberto Formigoni, governatore della Lombardia, è netto: si tratta di «accuse inverosimili». Il senatore leghista Massimo Polledri sottolinea che «tanti uomini politici e industriali devono molto» a don Gelmini, «un angelo tra i diseredati».
Le accuse, per Rocco Buttiglione (UDC), sono il frutto di un attacco alla Chiesa legato «alle minacce contro Mons. Bagnasco, le scritte sui muri, i tentativi di emarginazione dei cristiani nella vita pubblica e anche gli ammonimenti più o meno minacciosi che qualche potente della politica rivolge alla Chiesa invitandola senza mezzi termini a sottoporsi al suo patronato». Opinione su cui il teodem della Margherita Luigi Bobba commenta «non allarghiamoci», pur ritenendo che «questa vicenda ha dell’incredibile: don Gelmini ne uscirà a testa alta». Trasporto emerge anche dalle parole di Renzo Lusetti (DL): «La coraggiosa ed instancabile opera a fianco dei più deboli» di don Gelmini «merita grande ammirazione e rispetto, perciò mi auguro che non si verifichi nessuna speculazione mediatica su questa triste vicenda su cui la magistratura deve poter svolgere serenamente il proprio lavoro». Fiducioso Mauro Fabris dell’UDEUR, «conosciamo un altro don Gelmini, quello che tanto bene ha fatto a migliaia di persone», mentre Massimo Donadi (IdV) si mantiene cauto e rifiuta qualunque giudizio prematuro, confidando nel lavoro dei giudici. Sulla stessa linea Paolo Cento dei Verdi. Daniele Capezzone, rigorosamente garantista, spera «che non si apra un clima negativo, di aggressione o di vero e proprio linciaggio mediatico. Troppe volte, in Italia, persone innocenti sono state infangate».
La vera storia di don Pierino: «Quattro anni passati in carcere»
Francesco Grignetti per La Stampa – 05 agosto 2007
C'è stato un altro don Pierino prima di don Pierino. Un prete che ha sempre sfidato le convenzioni, ma che di guai con la giustizia ne ha avuti tanti, ed è pure finito in carcere un paio di volte. A un certo punto è stato anche sospeso «a divinis», salvo poi essere perdonato da Santa Romana Chiesa. E' il don Gelmini che non figura nelle biografie ufficiali. I fatti accadono tra il 1969 e il 1977, quando don Pierino era ancora considerato un «fratello di». Una figura minore che viveva di luce riflessa rispetto al più esuberante padre Eligio, confessore di calciatori, amico di Gianni Rivera, frequentatore di feste, fondatore delle comunità antidroga «Mondo X» e del Telefono Amico. Anni che furono in salita per don Pierino e che non vengono mai citati nelle pubblicazioni di Comunità Incontro. Per forza. Era il 13 novembre 1969 quando i carabinieri lo arrestarono per la prima volta, nella sua villa all'Infernetto, zona Casal Palocco, alla periferia di Roma. E già all'epoca fece scalpore che questo sacerdote avesse una Jaguar in giardino. Lui, don Pierino, nella sua autobiografia scrive che lì, nella villa dell'Infernetto, dopo un primissimo incontro-choc con un drogato, tale Alfredo, nel 1963, cominciò a interessarsi agli eroinomani. In tanti bussavano alla sua porta. «Ed è là che, ospitando, ancora senza tempi o criteri precisi, ragazzi che si rivolgono a lui, curando la loro assistenza legale e visitandoli in carcere, mette progressivamente a punto uno stile di vita e delle regole che costituiranno l'ossatura della Comunità Incontro». All'epoca, Gelmini aveva un certo ruolo nella Curia. Segretario di un cardinale, Luis Copello, arcivescovo di Buenos Aires. Ma aveva scoperto la nuova vocazione. «Rinunciai alla carriera per salire su una corriera di balordi», la sua battuta preferita. I freddi resoconti di giustizia dicono in verità che fu inquisito per bancarotta fraudolenta, emissione di assegni a vuoto, e truffa. Lo accusarono di avere sfruttato l'incarico di segretario del cardinale per organizzare un'ambigua ditta di import-export con l'America Latina. E restò impigliato in una storia poco chiara legata a una cooperativa edilizia collegata con le Acli che doveva costruire palazzine all'Eur. La cooperativa fallì mentre lui rispondeva della cassa. Il giudice fallimentare fu quasi costretto a spiccare un mandato di cattura. Don Pierino, che amava farsi chiamare «monsignore», e per questo motivo si era beccato anche una diffida della Curia, sparì dalla circolazione. Si saprà poi che era finito nel cattolicissimo Vietnam del Sud dove era entrato in contatto con l'arcivescovo della cittadina di Hué. Ma la storia finì di nuovo male: sua eminenza Dihn-Thuc, e anche la signora Nhu, vedova del Presidente Diem, lo denunciarono per appropriazione indebita. Ci fecero i titoloni sui giornali: «Chi è il monsignore che raggirò la vedova di Presidente vietnamita». Dovette rientrare in Italia. Però l'aspettavano al varco. Si legge su un ingiallito ritaglio del Messaggero: «Gli danno quattro anni di carcere, nel luglio del '71. Li sconta tutti. Come detenuto, non è esattamente un modello e spesso costringe il direttore a isolarlo per evitare "promiscuità" con gli altri reclusi». Cattiverie. Fatto sta che le biografie ufficiali sorvolano su questi episodi. Non così i giornali dell'epoca. Anche perché nel 1976, quando queste vicende sembravano ormai morte e sepolte, e don Pierino aveva scontato la sua condanna, nonché trascorso un periodo di purgatorio ecclesiale in Maremma, lo arrestarono di nuovo. Questa volta finì in carcere assieme al fratello, ad Alessandria, per un giro di presunte bustarelle legate all'importazione clandestina di latte e di burro destinati all'Africa. Si vide poi che era un'accusa infondata. Ma nel frattempo, nessuna testata aveva rinunciato a raccontare le spericolate vite parallele dei due Gelmini. Ci fu anche chi esagerò. Sul conto di padre Eligio, si scrisse che non aveva rinunciato al lusso neppure in cella. Passata quest'ennesima bufera, comunque, don Pierino tornò all'Infernetto. Sulla Stampa la descrivevano così: «Due piani, mattoni rossi, largo muro di cinta con ringhiera di ferro battuto, giardino, piscina e due cani: un pastore maremmano e un lupo. A servirlo sono in tre: un autista, una cuoca di colore e una cameriera». Tre anni dopo, nel 1979, sbarcava con un pugno di seguaci, e alcuni tossicodipendenti che stravedevano per lui, ad Amelia, nel cuore di un'Umbria che nel frattempo si è spopolata. Adocchiò un rudere in una valletta che lì chiamavano delle Streghe, e lo ottenne dal Comune in concessione quarantennale. Era un casale diroccato. Diventerà il Mulino Silla, casa-madre di un movimento impetuoso di comunità.
August 04 SOTTO OGNI BANDIERA - La sagra della stupidità umana - VII parteNel 1516 lo statista inglese Tommaso Moro scrisse un libro intitolato Utopia. Questo termine, fu coniato con due voci greche, letteralmente significa “non luogo” (ou tòpos). L’utopia di cui Moro scrisse era un paese immaginario (non luogo, o nessun luogo, luogo che non esiste) che, nondimeno, era un paese ideale. Così “utopia” ha finito per significare “un luogo di perfezione ideale, specialmente per quanto riguarda le leggi, il governo e le condizioni sociali”. Quel libro era un chiaro atto di accusa nei confronti delle condizioni economiche e sociali tutt’altro che ideali allora prevalenti in Europa.
Queste condizioni portarono, verso la metà del XIX secolo, alla comparsa di un movimento politico moderno: il socialismo.
Fautore di questo nuovo movimento fu Karl Marx, i cui scritti divennero la pietra di paragone del pensiero e dell’azione socialisti. Le sue teorie rispecchiarono le idee del filosofo tedesco Georg Wilhelm Friedrich Hegel sulla teologia cristiana radicale e di altri pensatori del XIX secolo, quali il gallese Robert Owen, i francesi Étienne Cabet e Pierre-Joseph Proudhon nonché un certo numero di altri riformatori sociali, tra cui preminenti ecclesiastici, che insegnavano che il socialismo altro non era che il cristianesimo con un nome diverso. Come spiega lo scrittore Georg Sabine, Marx elaborò “un appello morale estremamente potente, sostenuto da una convinzione quasi religiosa. Altro non era che un appello a unirsi alla marcia della civiltà e della giustizia”. Il socialismo era il movimento del futuro; forse, pensavano alcuni, era veramente il cristianesimo che marciava verso la vittoria con un nuovo nome!
Marx, e dopo la sua morte il suo più stretto collaboratore Friedrich Engels, un filosofo socialista tedesco, pubblicarono un libro, Das Kapital (Il Capitale), con il quale cercarono di spiegare gli antecedenti storici del capitalismo, cioè del sistema economico che caratterizza la democrazia rappresentativa di tipo occidentale basato sul libero scambio e sulla libera concorrenza senza il controllo statale. Essi sostennero che, concentrando la proprietà dei mezzi di produzione e di distribuzione nelle mani di privati e di associazioni, il capitalismo produce la borghesia e la classe operaia, dando luogo ad antagonismo fra le due con la conseguente oppressione della classe operaia. Quindi dichiararono che il capitalismo è in effetti antidemocratico, e che il socialismo è il non plus ultra della democrazia, in quanto procura vantaggi al popolo promuovendo l’uguaglianza e la libertà fra gli uomini. Queste si sarebbero realizzate quando il proletariato sarebbe insorto con la rivoluzione per abbattere il potere della borghesia e instaurare ciò che Marx definì la “dittatura del proletariato”.
Queste idee comunque col tempo maturarono e portarono a due diverse concezioni della rivoluzione: una di tipo violento e l’altra di tipo graduale e più permanente.
Profondamente convinto della prima fu Lenin, pseudonimo di Vladimir Ulič Uljanov, che fondò il Partito Comunista russo e diresse la Rivoluzione bolscevica del 1917. Il termine “comunismo” deriva dalla parola latina communis, che significa “comune, che appartiene a tutti”. Il comunismo infatti asserì che la libera impresa generava disoccupazione, povertà, cicli economici e conflitti tra imprenditori e lavoratori e che la soluzione di questi problemi stava nel distribuire la ricchezza nazionale in modo equo e giusto. Certo, la storia dimostra che la realtà è stata del tutto diversa dagli intenti dichiarati!
Un altra parte del movimento socialista rifiutò la rivoluzione violenta intendendo operare all’interno del sistema democratico parlamentare e diede vita a ciò che è stata chiamata "socialdemocrazia", col proposito di interessarsi semplicemente della creazione di uno stato assistenziale per i cittadini.
Oggi questa linea di demarcazione tra rivoluzione ed evoluzione non è più così netta.
Dal 1989 il comunismo ha subito drastici cambiamenti. Grazie alla politica della glasnost, o trasparenza, e a leader comunisti che hanno ammesso la necessità di un sistema più umano e misericordioso auspicando una “rinascita del socialismo in una forma diversa, più illuminata ed efficiente”, da essi definita perestrojka (ristrutturazione), questi cambiamenti hanno portato a riforme di ampia portata in molti paesi, che hanno interessato non soltanto le nazioni dell’Est europeo, essendo divenute ispiratrici di movimenti riformatori anche in vari paesi del mondo occidentale tra cui il nostro, come dimostrano le attuali vicende politiche.
Al riguardo un articolista ha scritto: “La domanda che da sempre ha assillato ciascun filosofo politico da Platone in poi, cioè qual è la miglior forma di governo?, ha ricevuto risposta. Dopo aver provato per vari millenni ogni forma di sistema politico, giungiamo al termine di questo millennio con la piena consapevolezza che nella democrazia capitalista liberale e pluralista abbiamo trovato ciò che cercavamo”. Cionondimeno, il giornale tedesco Die Zeit, dando onestamente atto del triste scenario che la democrazia di tipo occidentale presenta, richiamando l’attenzione su alcuni suoi problemi quali “disoccupazione, alcolismo e droga, prostituzione, tagli nei programmi sociali, riduzione del gettito fiscale e conseguenti deficit economici”, ha chiesto: “È veramente questa la società perfetta che ha trionfato per sempre sul socialismo?”
Dunque i fatti mostrano che il governo umano perfetto - un’utopia - non esiste. I politici sono ancora in cerca del “buon luogo”. E noi?
“MENE, MENE, TECHEL e PARSIN”, non sono parole di un rituale magico, ma quelle scritte da una mano sull’intonaco del palazzo del re babilonese Baldassarre circa 2.500 anni fa (Daniele 5:1-28). Qual’e il loro significato e in che modo questo ci interessa? Ne riparleremo.
August 02 LA RESPONSABILITA' IN MATERIA DI RELIGIONEMi pare che gli argomenti che ho pubblicato nel mio blog abbiano dato il via ad un dibattito che, anche se per certi riprovevoli versi ha assunto dei connotati che hanno rasentato la trivialità e hanno mostrato, da parte di alcuni, una scarsa propensione alla tolleranza, ha comunque stimolato, in genere, il desiderio di confrontarsi su tematiche che escono dal seminato delle solite banali “passeggiate” e affrontano problemi che diventano ogni giorno sempre più pressanti nella vita pubblica e privata di ciascuno di noi!
Sarebbe stato facile per me rispondere "per le rime" e "nei termini" che la mancanza di padronanza di se, e anche una certa dose di vanità, spesso ci ispirano. Ma non è questo lo spirito di un buon cristiano che, come esortò S. Paolo “non ha bisogno di contendere” (2 Timoteo 2:24). Aveva buoni motivi per fare una simile raccomandazione, lui che era stato ben noto per le sue ingiurie e la sua violenza e per essere stato “bestemmiatore e persecutore e insolente” (1 Timoteo 1:13). Egli stesso riconobbe: “Siccome ero estremamente infuriato contro di loro [i seguaci di Cristo], arrivai fino al punto di perseguitarli in città di fuori” (Atti 26:11). Sui motivi che lo spinsero a comportarsi così inoltre scrisse: “Ero nell’ignoranza e agivo per mancanza di fede” (1 Timoteo 1:13).
E dunque, proprio per non peccare di quella presunzione di cui sono stato gratuitamente accusato, pienamente cosciente di non essere perfetto e né immune da errori come tutti, ritengo necessario e opportuno fare alcune precisazioni per chiarire i dubbi che sono sorti nelle menti e nei cuori di quelle persone sincere e non pregiudizialmente condizionate nel ragionamento.
Come ho sempre detto, molte delle informazioni che pubblico sono prese da libri, riviste, siti web, ecc., insomma da quel mondo multimediale noto, certificato e facilmente consultabile da tutti. Sono notizie di pubblico dominio, sulle quali da anni si dibatte per la forte influenza che hanno avuto e continuano ad avere sulla vita di tutti noi. Perciò se qualcosa che ho scritto e pubblicato è apparsa dissacrante e offensiva per alcuni, sappiate che quella cosa non l’ho inventata io! Molti altri l’hanno già pensata, scritta e dibattuta. Io l’ho semplicemente fatta mia e riproposta, con qualche personale e credo del tutto legittima considerazione, nell’ottica di come io ho sempre dichiarato di vedere il variegato mondo dei blog, e cioè una grande opportunità che ci viene offerta di far sentire la nostra voce agli altri e soprattutto a quella schiera dei “potenti” che si è appropriata della nostra vita, del nostro libero arbitrio, dei nostri sogni, delle nostre opportunità, ad uso e consumo della propria avidità di potere.
Uno dei temi che ho finora trattato è il ruolo della religione nelle faccende dei popoli e nella vita delle persone, nel tempo, come è testimoniato dalla storia, e oggi, come ne siamo noi stessi testimoni. Questo è un argomento di interesse generale e non vuole offendere la singola persona e tanto meno negare il suo diritto alla fede. Ognuno di noi è libero di credere quel che vuole, sempre nel rispetto dei limiti imposti dalla stessa libertà che altri hanno. Può credere anche a un asino che vola, se vuole, è nel suo diritto! Ma nel momento che la sua fede va a toccare il libero arbitrio degli altri, allora quella fede è soggetta a critica, ad analisi e, se necessario, anche a revisione! E mi sembra che nel nostro paese questo sia l’argomento del giorno, che travaglia i dibattiti politici, perché la religione, almeno quella dominante, sta cercando di condizionare pesantemente scelte che riguardano tutti i cittadini, non solo i propri accoliti. Questo in generale.
Per quanto riguarda invece le mie personali considerazioni agli argomenti proposti, dico questo: è vero, come hanno affermato alcuni, che le organizzazioni religiose sono composte da uomini che individualmente possono sbagliare e che la singola condotta non va ad inficiare quanto di buono invece possono fare altri! Io condivido pienamente questo pensiero, e l’ho anche scritto, e apprezzo molto tutte quelle persone, di qualsiasi religione, anche cattolici per intenderci e sgombrare ogni dubbio, che vivono veramente tutti i dettami della loro fede, e non solo a parole. Trovo, ad esempio, molto ridicola e offensiva la frase che spesso si sente: “io sono…[religioso]…ma non praticante”. Che ipocrita opportunista!
Faccio un esempio, per essere chiaro!
Se l’islam non insegnasse l’esistenza di una vita dopo la morte, in un paradiso di beatitudini, credo che difficilmente si troverebbero in esso persone disposte al “martirio” e a farsi saltare in aria, come spesso vediamo accadere. Lo stesso discorso ritengo si possa fare per tutti quelli che a suo tempo si sono impegnati nelle crociate o nelle varie guerre religiose che si sono combattute in ogni epoca e in ogni parte della terra!
Lo stesso principio vale per tutte le pratiche religiose. Ad esempio, ancora legato all’insegnamento di una vita dopo la morte, c’è tutta la consuetudine relativa alla venerazione dei santi, con la questione dei pellegrinaggi, delle offerte votive, della vendita di immagini, ecc., insomma un interesse e un potere economico non indifferenti che a volte pesano in maniera anche sostanziale sui bilanci delle famiglie, oltre che, per motivi opposti, su quelli dell’organizzazione religiosa che sostiene una tale credenza! Per non parlare di false speranze e di disillusioni!
Perciò se io leggo, in quella stessa fonte a cui esse dicono di riferirsi, che è l’unica testimonianza valida e attendibile che abbiamo sui propositi di quel Dio nel cui nome tali organizzazioni affermano di insegnare certe dottrine, che invece la vita dopo la morte è un'invenzione umana e non ha nulla a che vedere con la volontà di quel Dio, allora questo io lo denuncio, con tutta la forza che ho in corpo, e nel modo che personalmente ritengo possa maggiormente colpire la mente di chi legge per far si che ci ragioni sopra, perché in questi casi non stiamo parlando di errori di singoli, ma di deliberati e mirati falsi insegnamenti di un gruppo di potere, nella fattispecie quello religioso.
In tutto questo mi sforzo di imitare un vero "Maestro", il più Grande Insegnante che il genere umano ha mai avuto, il fondatore stesso del cristianesimo. Leggetevi le sue dure parole di condanna nel vangelo di Matteo, capitolo 23. E non venite poi a dirmi che non aveva rispetto per gli altri!
Questi esempi possono essere moltiplicati per 10, o per 100, o per 1000. Chiunque poi, leggendo quel che scrivo è a sua volta libero di farsi e di esprimere il proprio parere, sia positivo che negativo, nei limiti della decenza e della correttezza. Non ho alcuna intenzione di fare proseliti, perché personalmente non mi associo a nessuna organizzazione religiosa. Sono attualmente un libero pensatore che propone temi di discussione non sterili ma che hanno a che fare con reali problemi, miei e di tutti voi!
Spero di aver spiegato con chiarezza il mio punto di vista su responsabilità individuale e responsabilità dell’istituzione, perciò concludo ricordando ancora una volta le parole di Gesù riportate in Matteo 7:17-20, che trovo del tutto pertinenti: “Similmente ogni albero buono produce frutti eccellenti, ma ogni albero marcio produce frutti spregevoli; l’albero buono non può dare frutti spregevoli, né l’albero marcio può produrre frutti eccellenti. Ogni albero che non produce frutti eccellenti è tagliato e gettato nel fuoco. Realmente, quindi, riconoscerete quegli uomini dai loro frutti”.
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