Gianni's profileMA DOVE STIAMO ANDANDO?PhotosBlogListsMore Tools Help

Blog


    August 31

    VERO AMORE O SENTIMENTALISMO ?

     
    Il bambino era steso sul lettino dell’ospedale, pallido, dolorante, con la febbre alta e tremava per il timore. Sua madre era lì vicino e cercava di rassicurarlo, gli teneva la mano, l’accarezzava. All’improvviso arrivò una barella. Il piccolo doveva essere portato con urgenza in sala operatoria per essere sottoposto ad un intervento di appendicectomia. Lo distesero sulla barella e iniziarono a percorrere il tragitto verso il reparto operatorio. Ancor più spaventato il bambino cominciò a piangere e a invocare disperatamente la mamma alla quale si spezzava sempre di più il cuore vedendo il suo piccino soffrire in quella maniera. Il suo amore di mamma la spingeva a correre in soccorso del fanciullo al quale avrebbe voluto in ogni modo evitare tutto quello strazio, ma la ragione glie lo impediva. Si rendeva conto che la vita del figlio era in pericolo e che la sua fermezza nel consentire quella sofferenza temporanea era per il suo benessere futuro.
    Questo episodio illustra bene il conflitto che in ciascuno di noi può manifestarsi tra il cuore e la mente e la differenza che esiste tra il vero amore e il sentimentalismo. Un dizionario definisce il sentimento “un atteggiamento, pensiero o giudizio permeato o causato dall’emozione”. Se quella mamma, infatti, sull’onda dell’emotività del momento si fosse lasciata guidare solo dai sentimenti, non avrebbe fatto i migliori interessi del proprio figlio.
    Questo principio vale soprattutto in campo morale e religioso. Se ci lasciamo trascinare dal cuore e dai sentimenti, quando invece dovremmo essere fermi, sostenere la verità e i giusti principi, per osservarli noi stessi e farli rispettare da altri, i risultati potrebbero essere catastrofici per la nostra e l’altrui vita.
    Un episodio narrato nei vangeli fa ulteriore luce su questo aspetto.
    In una circostanza Gesù si trovò a conversare con i suoi discepoli sulla sua vera identità. L’apostolo Pietro, uomo per natura incline all’emotività (almeno nei primi anni del suo apostolato), prontamente lo identificò come il Cristo, il Figlio di Dio. Gesù lo lodò e pronunciò per lui la famosa frase, poi male interpretata dal cristianesimo apostata: “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa”(*).
    Dopo di ciò Gesù iniziò a dichiarare ai suoi discepoli gli avvenimenti che dovevano ancora verificarsi e le sofferenze che doveva subire, inclusa la sua morte. Il racconto dice che a questo punto Pietro lo prese in disparte e gli disse: “Dio te ne scampi, Signore; questo non ti accadrà mai”. L’apostolo agì d’impulso, mosso dall’affetto per il suo Signore e, in tutta buona fede, voleva evitargli tutte quelle sofferenze. Come reagì Gesù? Accettò forse commosso quella che sembrava solo un espressione d’amore del suo discepolo? Niente affatto! Gli rispose “Vattene via da me, Satana! Tu mi sei di scandalo. Tu non hai il senso delle cose di Dio, ma delle cose degli uomini” (Matteo 16:13-23).
    L’amore di Pietro per il suo Signore, in quella circostanza, era puro sentimentalismo e non teneva conto di una importante verità: se Cristo non fosse morto, cedendo la sua vita quale riscatto per la condizione peccaminosa del genere umano, per l’uomo non ci sarebbe stata più alcuna speranza di ottenere un giorno la promessa vita eterna su una terra paradisiaca (cfr. il mio post del 20 marzo 2008). Invece l’amore di Cristo per il genere umano non si basava sul mero sentimentalismo ma sulla conoscenza della volontà di Dio, che egli era disposto a compiere anche a costo della sua vita!
    Comprendiamo da detti esempi che il semplice sentimento può lasciare che l’emozione del momento, anziché la verità, domini la mente. Proprio come un cieco cammina a tastoni, non sapendo a cosa va incontro, così la persona sentimentale chiude gli occhi alla necessità di ragionare e di soppesare le cose per determinare ciò che effettivamente sarà nel suo e nell’altrui interesse o che potrà recare i migliori risultati a tutti gli interessati.
    Al contrario l’amore genuino e responsabile, equilibrato dalla nostra facoltà di ragionare, considera le cose in modo lungimirante e si accerta che qualsiasi emozione o sentimento sia usato per dare forza nella giusta direzione e, nel caso della fede, alla verità stabilita da Dio anziché al sentimentalismo umano. Infatti l’accusa rivolta da Cristo a Pietro fu che non aveva “il senso delle cose di Dio, ma delle cose degli uomini”, un’accusa che poco prima egli aveva già rivolto ai religionisti del suo tempo dicendo loro “Ipocriti, ben profetizzò di voi Isaia quando disse: ‘Questo popolo si accosta a me con la bocca e mi onora con le labbra; ma il loro cuore è lontano da me. E invano mi rendono un culto, insegnando dottrine che sono comandamenti di uomini’” (Matteo 15 7-9).
    In seguito, qualche giorno prima di essere messo a morte, Cristo Gesù  chiarì definitivamente il giusto concetto dell’amore enunciando i due più grandi comandamenti che i suoi discepoli avrebbero dovuto osservare. Egli disse che tutta la Legge, cioè tutti i regolamenti e i comandi che Dio aveva dato fino a quel momento, si riassumevano in questi due comandamenti: “‘Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l'anima tua e con tutta la tua mente’. Questo è il primo e il gran comandamento. E il secondo, simile a questo, è: ‘Ama il tuo prossimo come te stesso’”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la legge e i profeti” (Matteo 22:37-40).
    Ora, mentre la stragrande maggioranza di noi si impegna per osservare il secondo comandamento, che spinge ad amare i nostri simili, perché sembra quello che dia risultati più immediati, pochi si preoccupano di conoscere cosa significa e in che modo si deve osservare il primo, e non a caso il primo, dei due comandamenti: amare il nostro Dio! Colui che viene definito l’apostolo dell’amore, Giovanni, ha scritto nella sua prima lettera inviata a tutte le comunità cristiane del I secolo: “in questo consiste l'amore di Dio, nell'osservare i suoi comandamenti” (1Giovanni 5:3). Cosa significa questo?
    L’amore non è una qualità che si ha senza sapere perché, come certe doti fisiche o mentali, quali la bellezza fisica, il talento artistico, musicale, e simili qualità innate. L’amore è un frutto dello spirito di Dio (cfr. Galati 5:22), lo stesso Spirito che ha ispirato la Sua Parola di verità (cfr. 2Pietro 1:19-21). Come tale deve essere “coltivato”, cioè continuamente alimentato dalla conoscenza dei propositi divini e della Sua volontà, dichiarata nella Sua Parola, e dallo sforzo incessante di adeguare la nostra vita a ciò che in essa è scritto.
    In altre parole, se amiamo veramente Dio tutto quello che noi crediamo e facciamo in relazione a Lui deve corrispondere a ciò che Egli stesso ci ha insegnato e vuole che facciamo, o che non facciamo, e non su ciò che noi, o altri, riteniamo sia giusto fare, spesso anche sull’onda dell’emotività.
    Dunque, quanti di noi, che si dichiarano credenti, si sono mai accertati che ciò che è stato loro insegnato e praticano, è effettivamente quello che Dio vuole e approva?
    Insegnamenti come quello sulla Trinità, sull’immortalità dell’anima, della vita dopo la morte, pratiche come l’uso di immagini nell’adorazione, la venerazione di “santi”, la credenza che Maria è la madre di Dio e la conseguente sua venerazione, il nostro modo di pregare e le preghiere che recitiamo, la struttura dell’organizzazione religiosa alla quale ci associamo, e tanto altro, siamo certi che sono quelli approvati da Dio e non “dottrine che sono comandamenti di uomini”, come accusò Gesù di fare a coloro che al suo tempo pure dichiaravano di amare e credere in Dio?
    E’ importante che facciamo un esame del genere confrontando la nostra fede con la verità esposta, a tal fine, nella Parola di Dio, l’unica fonte di verità (cfr. Giovanni 17:17).
    Esortazioni come queste, contenute nella Parola di Dio ci mostrano la necessità di fare ciò:
    -  2Corinzi 13:5            “esaminate voi stessi se siete nella fede, mettetevi alla prova
    -  1Tessalonicesi 5:21:  esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono
    -  1Giovanni 4:1            non prestate fede a ogni ispirazione, ma mettete alla prova le ispirazioni, per saggiare
                                       se provengono veramente da Dio
    Se la nostra fede è motivata da un amore genuino per il nostro Creatore, e anche per il nostro prossimo con il quale la condividiamo, e una fede che non teme il confronto con la ragione e che non sia basata sul sentimentalismo imposto dell’emotività, non dovremmo avere alcun timore a fare un tale esame e lasciarci guidare da ciò ch’è scritto nella Parola di Dio.
     
                                 Bereani
     
    Gli abitanti dell’antica Berea si accertarono che gli insegnamenti di Paolo e del suo compagno Sila fossero in armonia con le Sacre Scritture. Di loro è scritto che “erano di sentimenti più nobili di quelli di Tessalonica, perché ricevettero la Parola con ogni premura, esaminando ogni giorno le Scritture per vedere se le cose stavano così” (Atti 17:11). Quei Bereani esaminarono con attenzione le Sacre Scritture per comprendere più a fondo la volontà di Dio, così da poter meglio esprimere amore con la propria ubbidienza. Cosa ci impedisce di fare altrettanto?
    Questo è ancora quello che raccomandò l’apostolo Paolo scrivendo ai suoi conservi cristiani: “prego che il vostro amore abbondi sempre più in conoscenza e in ogni discernimento, perché possiate apprezzare le cose migliori, affinché siate limpidi e irreprensibili per il giorno di Cristo” (Filippesi 1:9,10).
    C’è un motivo impellente per fare ciò, oltre all’amore per la verità, ed è quello dichiarato ancora dal nostro Signore Cristo Gesù, riportato in Matteo 7:21-23: “Non chiunque mi dice: ‘Signore, Signore’, entrerà nel regno dei cieli; ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: ‘Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato nel tuo nome, e nel tuo nome scacciato demoni e fatte nel tuo nome molte opere potenti?’. E allora dichiarerò loro: ‘Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi tutti operatori di iniquità’”.

    * Vedi il mio post del 3 maggio2008
     
    August 27

    APERTIS VERBIS

     

    Queste pagine digitali sulle quali scriviamo vengono anche definite “mondo virtuale” intendendosi, ormai, con questa espressione, una simulazione del mondo reale, o una realtà immaginata, desiderata, voluta e costruita, in cui un individuo può rifugiarsi nascondendo la propria identità, la propria personalità, le proprie motivazioni o le proprie illusioni; per questo motivo è anche visto con molta diffidenza, perché può esser facile trovare l’inganno.

    Su queste pagine, è vero, possono scrivere tutti e di tutto: dalla casalinga annoiata e frustrata che si propone in stile hot-line per provare le “emozioni” dei commenti altrettanto hard dei tanti bavosi, alla maestrina dotta e acculturata che esibisce la sua “intellighenzia” come uno status-symbol, illudendosi di appartenere a una sorta casta di bramini dell’intelletto; dai soliti imbecilli palestrati in cerca di avventure, all’intellettuale fallito che si rivaluta facendo il buffone per la fatuità di attempate dame per le quali la vita è un solo un salotto o un bar dove passare intere giornate a dibattere, con i cicisbei di turno, su insignificanti quesiti di stampo marzulliano, in attesa del naturale oblio della loro inutile esistenza; dalle accecate “pie donne”, devote delle credenze popolari che ingurgitano quotidianamente con avida santocchieria, ai predicatori del nulla che ripetono a cantilena e a mo’ di sortilegio, le solite quattro frasi di evangelica estrazione, ma vanno in crisi quando fai appello alle facoltà di ragionare e scassano dal blog i segni della loro incapacità di difendere almeno la fede che professano.

    Ma, grazie a Dio, nel mondo virtuale transitano anche tante persone che cercano di cogliere le questioni serie della vita e danno importanza ai valori più che alle apparenze e alle futilità e vogliono contribuire, secondo le rispettive possibilità, ad una crescita sociale e culturale della comunità. Sono anche persone che spesso si impegnano in prima persona in opere di solidarietà sociale, che travalicano il solito caritatevole “panino con la mortadella”, dedicandovi “volontariamente”, e a titolo del tutto gratuito, tempo e risorse personali.

    Sebbene molti pensano che l’anonimato nel Web serva a celare, personalmente son convinto che questa possibilità, molto più che la vita reale, tira fuori dagli individui le loro vere personalità, i loro veri motivi, le loro vere prospettive di vita. Facendosi scudo dell’anonimato, cioè, essi dimostrano proprio il tipo di persone che sono, come non potrebbero ipocritamente fare, invece, alla luce del sole. Credo di esser confortato in questo dal principio biblico esposto nel vangelo di Matteo (12:34) “dall’abbondanza del cuore la bocca parla”.

    Perciò leggiamo sempre bene quello che scriviamo, perché noi potremmo essere esattamente così, come le cose di cui parliamo: di valore o insignificanti e banali.

     

    C’è, poi, un aspetto che tanto mi ha colpito nel mondo virtuale: quasi tutti, e giustamente, perché altrimenti sarebbe un segno di inaccettabile presunzione personale esporre sempre e solo le proprie idee, facciamo citazioni di altri individui che stimiamo, sia da un racconto che da una poesia, da un testo di una canzone o dalla trama di un film, da un articolo di un quotidiano o dall’informazione televisiva, o da altro. Alcuni di questi sono molto apprezzati e ricorrenti, ad esempio Mahatma Gandhi, o Madre Teresa di Calcutta, o Kahlil Gibran, solo per citarne alcuni, o altri “santi”, poeti e filosofi più classici.

    Ma noi viviamo in una nazione che al 96% si professa cristiana, e c’è quindi da pensare che anche una stragrande percentuale di quelli che scrivono in un blog si dichiara cristiana. Ebbene solo una minima percentuale di questi, molto, molto piccola da esser calcolata con le dita di una sola mano, forse, cita un pensiero di Cristo quando scrive, e diversi di quei pochi che, qualche volta, lo fanno, in più di un'occasione lo fanno in modo inappropriato o incompleto o neanche sapendo da quale testo o episodio quella citazione è tratta. Come mai?

    A me vengono tanto in mente le parole di Cristo stesso che disse agli ipocriti religiosi del suo tempo: “questo popolo mi onora con le labbra, ma il loro cuore è molto lontano da me” (Matteo 15:8). Voi cosa ne pensate?

    August 21

    L'HISTORIALE DELLA MEMORIA

     

    Quest’anno, per motivi di lavoro, non ho potuto programmare le mie ferie, così ho ripiegato, per un breve periodo di riposo, sulla casetta atavica in un paesino alle falde di Montecassino, la “terra di S. Benedetto”. Con l’occasione ho potuto visitare un museo del tutto particolare, l’HISTORIALE recentemente allestito a Cassino, sulla battaglia di Montecassino, tra tedeschi e alleati, che infiammò quella zona nei primi mesi del 1944 e causò, in soli quattro mesi, ben 195.000 morti tra soldati tedeschi, alleati e civili. Su quell’evento ormai è stato scritto di tutto e, in occasione del suo 60° anniversario, oltre alla realizzazione del citato museo, sono stati scritti libri e teletrasmessi filmati, anche originali, che hanno informato compiutamente la popolazione mondiale, perché, c’è da ricordarlo, la distruzione di una delle più famose abbazie del cattolicesimo, ha avuto a suo tempo, e tutt’oggi, una risonanza internazionale. Perciò non mi dilungo a parlare di quell’evento ma voglio segnalare il museo perché del tutto particolare, trattandosi di una esposizione totalmente realizzata con le più moderne tecnologie multimediali, con filmati, effetti speciali audio/video e tridimensionali, insomma una nuova concezione museale di cui esistono solo pochi esemplari al mondo. A dire il vero la ricostruzione storica, fatta anche attraverso la presentazione di guide all’uopo addestrate, mi è parsa politicamente molto caratterizzata con tematiche e slogan care alla destra clericale, tant’è che la 1a sala, quella iniziale della visita, ha per tema “L’ECLISSI DELLA COSCIENZA EUROPEA” che molto richiama alla mente un altro tema oggi tanto dibattuto che riguarda quelle pretestuose “radici cristiane” della cultura europea, peraltro richiamate in una didascalia che riproduce le parole del Papa Giovanni Paolo II su questo tema esposta nell’ultima sala. Ma anche su questo voglio sorvolare, riportandola solo come impressione personale.

     

                                       Immag060
     

    Ci sono però alcuni particolari della mostra che hanno colpito il mio interesse di studioso delle Sacre Scritture e voglio qui descriverli.

     

    Montecassino 002Immag062 

        

    Copia di Immag063Montecassino 001 

     

    MontecassinoImmag066

     

    Come potete notare dalle didascalie soprariprodotte si indica un anno, il 1914, come un anno di svolta nella storia dell’uomo.

    Quasi tutti gli storici, i politici e gli uomini “pubblici” o che “contano” della terra sono concordi nel dichiarare che da quel fatidico anno qualcosa è veramente cambiato nella storia umana ed è iniziato un declino morale e sociale mai visto prima.

    Ad esempio, in un volume della collana The Norton History of Modern Europe è scritto quanto segue: “Col passare del tempo dai giorni dell’agosto del 1914 è divenuto sempre più chiaro che lo scoppio della prima guerra mondiale significò la fine di un’èra”.

    Nell’introduzione del libro libro World War I: A Compact History, R. Ernest Dupuy dichiara: “La prima guerra mondiale fu una significativa pietra miliare sulla strada degli avvenimenti mondiali. Segnò la fine di un’epoca e l’inizio di un’altra”.

    Barbara Tuchman, nel suo libro The Proud Tower - A Portrait of the World Before the War 1890–1914 ha scritto: “La Grande Guerra del 1914-18 è come una striscia di terra bruciata che divide quell’epoca dalla nostra. Annientando così tante vite … infrangendo certezze, sovvertendo idee e lasciandosi dietro ferite insanabili prodotte dalla delusione, creò una voragine fisica e psicologica fra due epoche”.

     

    Su una parete del museo sono state trascritte queste parole pronunciate dall’allora Papa Benedetto XV:

     

                                                 Copia (2) di Immag063

     

    Nessun limite alle rovine, nessuno alle stragi;

    ogni giorno la terra ridonda di nuovo sangue e si ricopre

    di morti e feriti. E chi direbbe che tali genti,

    l’una contro l’altra armate, discendano da uno stesso

    progenitore, che sian tutte dell’istessa natura, e parti tutte

    di una medesima società umana?”

     

    Al riguardo, però, è significativo ciò che scrisse in merito il generale di brigata inglese Frank Crozier nel suo libro The Men I Killed: “Si fanno cose strane nel nome di Dio, e si fanno strani impieghi di Dio. Le forze militari Lo adottano come loro protettore e ispiratore, e quindi ogni campagna militare diventa una guerra legittima, una guerra giusta, mentre Dio è popolarmente eletto dalla parte della ‘giustizia’ che si sono attribuita … Quando scoppia la guerra, il pulpito si trasforma immediatamente in una piattaforma di reclutamento della specie più subdola. E questo tipo di rituale militare ha luogo da entrambe le parti … Le chiese cristiane sono le più brave a eccitare la sete di sangue, e ce ne siamo serviti liberamente”.

    Le chiese del cristianesimo apostata, contribuirono notevolmente al declino morale istigando le parti belligeranti.

    Lo storico cattolico Edward Ingram Watkin ha riconosciuto: “Per quanto sia doloroso ammetterlo, non possiamo, negli interessi di una falsa edificazione o di una disonesta lealtà, negare o ignorare il fatto storico che i vescovi hanno regolarmente sostenuto tutte le guerre combattute dal governo del loro paese”.

    Il defunto ecclesiastico protestante Harry Emerson Fosdick ammise: “La storia dell’Occidente è stata contrassegnata da una guerra dopo l’altra. Abbiamo generato uomini per la guerra; addestrato uomini per la guerra; abbiamo glorificato la guerra; abbiamo fatto dei soldati i nostri eroi e perfino nelle nostre chiese abbiamo messo le bandiere di battaglia … Con un angolo della bocca abbiamo onorato il Principe della pace e con l’altro abbiamo glorificato la guerra”.

    Tutti questi falsi cristiani, preoccupati solo di compiacere ai loro “amici” politici e guerrafondai (cfr. Giacomo 4:4) in tutta la loro ipocrisia mostrarono appieno di essere quelle “guide cieche” di cui parlò Cristo Gesù (cfr. Matteo 23:1-33) e non seppero, e tutt’ora non vogliono, riconoscere i tempi e gli avvenimenti profetizzati. Come disse il profeta: “gridano: «Pace!» …ma dichiarano la guerra santa” (Michea 3:5).

     
    Avete notato cosa dice la didascalia della terza foto del trittico sopra riportato?
     

    “Scoppia, così, il secondo conflitto mondiale che, per estensione, durata, intensità e coinvolgimento di uomini e risorse, si configura come una vera e propria “guerra totale

     
    Anche la I Guerra Mondiale, scoppiata nel 1914, fu una “guerra totale”. Trenta nazioni si impegnarono in una lotta le une contro le altre e per la prima volta la guerra non fu combattuta solo dagli eserciti al fronte ma anche le popolazioni civili vi furono coinvolte. Per la prima volta furono usate armi prima sconosciute: gas letali, aerei, carri armati, mitragliatrici che causarono una vera e propria carneficina: 13.000.000 di morti e 28.000.000 di feriti, tra militari e civili.
    Ma il supplemento della domenica 30 agosto 1914 del World, un importante quotidiano newyorkese, aveva questo titolo a caratteri cubitali: “Fine di tutti i regni nel 1914 - Il terrificante scoppio della guerra in Europa ha adempiuto una straordinaria profezia”.
    Già! questo fatto non avrebbe dovuto sfuggire alle chiese del cristianesimo apostata se avessero veramente avuto a cuore le parole pronunciate da Gesù!
    Nel vangelo di Matteo, Cap. 24 è riportata la risposta di Gesù ai suoi discepoli che chiedevano un segno della sua seconda venuta con il potere del Regno. Fra le cose che Egli indicò come parte di quel segno, disse: “Voi udrete parlare di guerre e di rumori di guerre; guardate di non turbarvi, infatti bisogna che questo avvenga, ma non sarà ancora la fine. Perché insorgerà nazione contro nazione e regno contro regno (vv. 6,7).
    Avete notato come Gesù descrive la guerra che avrebbe caratterizzato il segno della sua presa di potere come Re? “Nazione intera contro nazione intera. Intero regno contro intero regno” esattamente ciò ch’è successo dallo scoppio della I Guerra Mondiale in poi! Non solo eserciti contro eserciti ma popolazioni intere contro popolazioni intere a causa del coinvolgimento dei civili nella guerra.
    In una parallela profezia riportata nell’ultimo libro biblico di Apocalisse, Gesù diede all’apostolo Giovanni una visione, in simboli, di ciò che sarebbe successo quando si sarebbe ripresentato per prendere il potere del Regno.
    Ricordate i famosi “cavalieri dell’Apocalisse”? Nel Cap. 6 di Apocalisse è scritto riguardo ad uno di quei cavalieri: “E venne fuori un altro cavallo, rosso; e a colui che lo cavalcava fu dato di togliere la pace dalla terra affinché gli uomini si uccidessero gli uni gli altri, e gli fu data una grande spada” (v. 4). E’ evidente che questo cavaliere simboleggia la guerra. Che tipo di guerra? Non una comune guerra. Piuttosto una guerra di grandi proporzioni, poiché questo cavaliere non riceve una comune spada da guerra; riceve una “grande spada”. Questa espressione può anche riferirsi ai grandi mezzi di distruzione che l’uomo avrebbe avuto a sua disposizione per combattere, esattamente come è accaduto dalla I Guerra Mondiale in poi. Per tale ragione una parafrasi contenuta in The Living Bible dice che questo cavaliere fu autorizzato a “bandire la pace e portare l’anarchia sulla terra; guerra e uccisioni in ogni luogo”.
    Nel rispondere ai suoi discepoli Gesù fece anche riferimento alla profezia del profeta Daniele, e ce n’è una interessantissima riportata nel Cap. 4 del suo libro che potrebbe, dal punto di vista cronologico, portare all’anno 1914. Poiché un’altra profezia di Daniele, riportata nel Cap. 9, si è dimostrata del tutto attendibile dal punto di vista cronologico, calcolando con esattezza l’anno e gli avvenimenti della prima venuta di Cristo Gesù (cfr. il mio post del 24 novembre 2007) credo che varrebbe proprio la pena andare ad analizzare nei particolari tale profezia citata da Gesù in relazione con la sua seconda venuta per prendere il potere del Regno (cfr. Marco 13:26).
     
    In quest’ottica, per tornare all’HISTORIALE di Cassino, mi sembrano del tutto vuote e ancora ingannatrici le parole conclusive della mostra
     

                                           Immag083

     

    Mentre si ricostruiva sulle macerie della battaglia di Montecassino e della II Guerra Mondiale in genere, altre decine e decine di sanguinose guerre si sono combattute sia in Europa che in ogni parte della terra, guerre che hanno causato ancora milioni e milioni di morti. La profezia di Gesù è dunque ancora in pieno adempimento e il cavallo color fuoco della visione apocalittica continua a frustrare ogni buona intenzione di pace umana. Perché?

    Perché, come insegnano le Sacre Scritture, la pace non sarà mai portata dagli sforzi degli uomini e dai loro governi guidati dal Diavolo (cfr. Geremia 10:23; Matteo 4:8,9). Né, tantomeno, servono a questo scopo gli appelli e le preghiere dei capi religiosi del cristianesimo apostata, che regolarmente vengono disattesi perché ugualmente ispirati dal Diavolo per distogliere l’attenzione dall’unico governo che porterà pace e sicurezza su tutta la terra: il Regno di Dio nelle mani del suo figlio Cristo Gesù, la cui presa di potere, come dimostrano le profezie che si stanno adempiendo, dev’essere ormai prossima (cfr. Daniele 2:44; Isaia 9:6,7; Matteo 24:32,33).

     

    C’è un ultima cosa che mi ha colpito del museo e vorrei mostrarvela.

     

    Immag076Montecassino 005

     

    Montecassino 004Immag077

     

    Immag078Montecassino 003 

     
    Dopo la battaglia di Montecassino, che rase al suolo tutti i paesi della zona, si pose per gli abitanti il problema di ricostruirsi una vita degna dalle macerie lasciate dalla guerra. Molti di loro furono costretti ad emigrare in altre nazioni per procurarsi il necessario per sopravvivere. Lo fecero con enormi sofferenze fisiche e morali, come testimoniano queste foto.
    In maniera simile oggi molte persone sono costrette ad emigrare dai loro paesi d’origine, spesso per sfuggire alle brutture delle guerre ivi in atto e per procurarsi il minimo necessario per sopravvivere. Certamente anch’esse soffrono dal punto di vista fisico e morale le conseguenze dell’abbandono della terra natia e dei propri cari.
    Questa memoria della nostra storia non dovremmo mai cancellarla, con nessuna legge atta a difendere solo l’opportunismo e gli egoistici interessi di persone che hanno una visione della vita puramente materialista e per le quali valori come l’amore e la solidarietà sono sempre subordinati ai propri affari, come, purtroppo, sta accadendo in questa nazione. Così come non dovremmo mai dimenticare le parole di Cristo Gesù, se proprio vogliamo rivendicare le “radici” del vero cristianesimo: “ebbi fame e mi deste da mangiare; ebbi sete e mi deste da bere; fui straniero e mi accoglieste … quando mai ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare? O assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto? … In verità vi dico che in quanto lo avete fatto a uno di questi miei minimi fratelli, l'avete fatto a me” (Matteo 25:35-40).

     

    August 10

    LA VITA ETERNA: UNA SPERANZA SICURA O UNA "DOCTA IGNORANTIA"? - II parte

     
    Scrivo questo post, prima di prendermi una pausa, per chiarire bene un punto del mio precedente intervento che mi pare, almeno dai commenti e messaggi ricevuti, non sia stato ben recepito.
    Ho parlato della speranza della vita eterna che la Parola di Dio presenta come la promessa del nostro Creatore per tutto il genere umano, in contrasto con le varie dottrine inventate dagli uomini su una improbabile vita ultraterrena. Ora sembra che quasi tutti siano disposti ad accettare il concetto di vita eterna, ma ciò che poi riesce difficile credere è la possibilità di vivere per sempre sulla terra, cioè vivere come stiamo vivendo ora, in carne ed ossa senza morire mai più!
    Riassume un po’ questo pensiero la solitaria e tenera (il suo cuore trabocca d’amore) ”amica” Ele che, commentando il mio post, dice: “per quanto concerne la vita eterna … mi dico che grazie a Dio c’è Dio che oltre ad aver provveduto alla nostra vita terrena ... è sicuramente attento maggiormente ad indicarci come raggiungere (perché ognuno la raggiungerà, di sicuro) una vita ultraterrena dove né  DNA, cellule, neuroni e “acido desossiribonucleico”, saranno necessari, ma solo tanto Amore”.
     
    L’antico popolo di Dio, la nazione d’Israele, non ebbe mai il concetto o il desiderio di una vita ultraterrena.
    Il Vecchio Testamento, infatti, in tutti i suoi 39 libri da Genesi fino a Malachia, non offriva loro alcuna speranza del genere. Scritture come il Salmo 37:29,VR (36:29,CEI) che dice: “I giusti erediteranno la terra e l'abiteranno per sempre” indicavano loro solo una speranza: vivere per sempre sulla terra. Ed essi, poi, sapevano che, anche se morivano, mediante la risurrezione sarebbero tornati in vita per vivere ancora sulla terra, come mostrano queste parole di Giobbe: “Oh, volessi tu nascondermi nello Sceol, occultarmi finché la tua ira sia passata, fissarmi un termine e ricordarti di me! Se l'uomo muore, può ancora tornare in vita? Aspetterei tutti i giorni del mio duro servizio, finché giungesse l'ora del mio cambiamento. Mi chiameresti e io risponderei” (Giobbe 14:13-15,Di). Per rafforzare questa speranza Dio operò, mediante suoi fedeli servitori, alcune risurrezioni che sono narrate nella Parola di Dio per fortificare anche in noi questa stessa speranza (cfr. 1Re 17:17-24; 2Re 4:32-37; 13:20,21). Allora le persone furono risuscitate con un corpo fatto di carne ed ossa simile a quello che avevano al momento della loro morte, composto di cellule, neuroni e DNA. Quelle risurrezioni, però, furono solo dimostrative del potere di Dio di mantenere le sue promesse. In seguito quelle persone morirono di nuovo, poiché non c’era ancora la base per concedere la vita eterna, cioè il riscatto dalla schiavitù al peccato e alla morte pagato con il sacrificio della perfetta vita di Cristo Gesù (cfr. Giovanni 3:16; Romani 5:15-17).
    Per gli Israeliti non fu difficile capire questo concetto della vita eterna sulla terra. Dal primo libro della Bibbia, Genesi, essi avevano imparato che quello era stato l’originale proposito di Dio nel creare la prima coppia umana. Erano stati anche informati che la morte era subentrata solo in seguito alla ribellione di quella prima coppia (cfr. Genesi 2:17; Romani 5:12). Perciò sapevano che se essi non avessero disubbidito alle norme stabilite dal loro Creatore per il bene comune, non sarebbero mai stati puniti con la morte e avrebbero continuato a vivere per sempre sulla terra, espandendo quelle condizioni paradisiache sull’intera superficie terrestre. Sapevano anche, riguardo alla terra, che “Dio … l'ha fatta, l'ha stabilita, non l'ha creata perché rimanesse deserta, ma l'ha formata perché fosse abitata” (Isaia 45:18).
     
    Cristo Gesù fu istruito con quelle stesse Scritture, che citava sempre come autorità nei suoi insegnamenti.
    Conosceva quindi molto bene le promesse di Dio relative alla vita eterna sulla terra, perciò nel suo famoso Sermone del Monte disse: “Beati i mansueti, perché essi erediteranno la terra”. Quindi insegnò a pregare perché “Si compia la tua volontà, come in cielo, anche sulla terra (Matteo 5:5; 6:10).
    Poi, riallacciandosi alla speranza dichiarata da Giobbe, Gesù stesso risuscitò alcune persone morte. Quindi spiegò perché aveva risuscitato quei morti, dicendo: “Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso al Figlio di avere la vita in se stesso” (Giovanni5:26). Anche quelle risurrezioni erano dimostrative della volontà e del potere di Dio di riportare in vita i morti per dar di nuovo loro la possibilità di vivere per sempre sulla terra. Gesù infatti aggiunse: “In verità, in verità vi dico: l'ora viene …  che i morti udranno la voce del Figlio di Dio; e quelli che l'avranno udita, vivranno … Non vi meravigliate di questo; perché l'ora viene in cui tutti quelli che sono nelle tombe udranno la sua voce e ne verranno fuori; quelli che hanno operato bene, in risurrezione di vita; quelli che hanno operato male, in risurrezione di giudizio” (Giovanni 5:25,28,29).
    Anche quei morti furono risuscitati con un corpo carnale simile a quello che avevano al momento della loro morte, fatto di cellule, neuroni e DNA.
    Paradossalmente anche coloro che sostengono la vita ultraterrena, credono alla risurrezione nella carne, fatta di cellule, neuroni e DNA. Non so se Ele è cattolica. In tal caso dovrebbe conoscere bene ciò che dice il Catechismo della Chiesa Cattolica:
    988 Il Credo cristiano - professione della nostra fede in Dio Padre, Figlio e Spirito Santo, e nella sua azione creatrice, salvifica e santificante - culmina nella proclamazione della risurrezione dei morti alla fine dei tempi, e nella vita eterna.
     989 Noi fermamente crediamo e fermamente speriamo che, come Cristo è veramente risorto dai morti e vive per sempre, così pure i giusti, dopo la loro morte, vivranno per sempre con Cristo risorto, e che egli li risusciterà nell'ultimo giorno. Come la sua, anche la nostra risurrezione sarà opera della Santissima Trinità:
    «Se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi» (Rm 8,11).
     990 Il termine «carne» designa l'uomo nella sua condizione di debolezza e di mortalità. La «risurrezione della carne» significa che, dopo la morte, non ci sarà soltanto la vita dell'anima immortale, ma che anche i nostri «corpi mortali» (Rm 8,11) riprenderanno vita.”
    (Parte Prima - La Professione della Fede -  Sezione Seconda - La Professione della Fede Cristiana -  Capitolo Terzo - Credo nello Spirito Santo - Articolo 11 «CREDO LA RISURREZIONE DELLA CARNE»)
     
    [Ora, poiché le Sacre Scritture dicono esplicitamente “che la carne e il sangue non possono ereditare il regno di Dio” (1Corinzi 15:50), mi chiedo: dove dovranno vivere i corpi risuscitati?]
     
    Gli apostoli di Gesù, custodi fino alla loro morte dei suoi insegnamenti (cfr. 2Tessalonicesi 2:6,7), compresero bene ciò che egli insegnò al riguardo. Scrisse infatti l’apostolo Pietro: “secondo la sua promessa, noi aspettiamo nuovi cieli e nuova terra, nei quali abiti la giustizia” (2Pietro 3:13). Con queste parole l’apostolo si ricollega alle promesse della vita eterna sulla terra contenute nel Vecchio Testamento, facendo riferimento ai versetti di Isaia 65:17 e 66:22.
    Il contesto di questa espressione usata da Pietro ci aiuta a comprenderne il significato. Nei versetti 3 e 4 del capitolo 3 della sua seconda lettera, l’apostolo dice: “Sappiate questo, prima di tutto: che … verranno schernitori beffardi, i quali si comporteranno secondo i propri desideri peccaminosi e diranno: «Dov'è la promessa della sua venuta? Perché dal giorno in cui i padri si sono addormentati, tutte le cose continuano come dal principio della creazione»”. Quindi aggiunge, nei versetti 5-7: “Ma costoro dimenticano volontariamente che nel passatoesistettero dei cieli e una terra tratta dall'acqua e sussistente in mezzo all'acqua; e che, per queste stesse cause, il mondo di allora, sommerso dall'acqua, perì; mentre i cieli e la terra attuali sono conservati dalla medesima parola, riservati al fuoco per il giorno del giudizio e della perdizione degli empi”.
    La “terra” sommersa dalle acque diluviane fu una società umana, composta da persone che, come disse Cristo, “mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito … e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e inghiottì tutti” (Matteo 24:38,39), cioè persone totalmente prese dalle faccende quotidiane da non avere tempo per ascoltare gli avvertimenti divini, anzi se ne facevano beffe. Queste resero conto a Dio delle loro azioni e non sopravvissero al Suo giudizio.
    Comprendiamo quindi che l’espressione “nuova terra” usata dall’apostolo Pietro si riferisce ad una società umana, composta da persone che si interessano di Dio e della sua volontà e sono disposte, contrariamente a quanto fece la prima coppia umana, ad ubbidire alle leggi divine. Come, in effetti, dice Ele, queste persone saranno motivate dall’Amore, ma innanzitutto dall’amore per il loro Creatore proprio come è scritto: “questo è ciò che significa l’amore di Dio, che osserviamo i suoi comandamenti” (1Giovanni 5:3).
    Essi sono, quindi, quei “mansueti che erediteranno la terra” a cui si riferì Cristo Gesù e che “l’abiteranno per sempre”, secondo l’originale proposito di Dio.
     
    Per riassumere, la Parola di Dio insegna che la vera speranza per il genere umano è quella di vivere per sempre sulla terra, trasformata di nuovo in un paradiso (ebraico pardès, greco paràdeisos, termini che contengono tutti la stessa idea fondamentale di un bel parco o giardino, cioè qualcosa di materiale, visibile).
    Tutti gli altri insegnamenti diversi da questo sono “ingannevoli espressioni ispirate e … insegnamenti di demoni, mediante l’ipocrisia di uomini che diranno menzogne, segnati nella loro coscienza come da un ferro rovente” (1Timoteo 4:1-5).
     
    Un caro saluto a tutti! G.
     
    August 03

    LA VITA ETERNA: UNA SPERANZA SICURA O UNA "DOCTA IGNORANTIA"? - I parte

     

    In questi giorni ho avuto modo di soffermarmi a ragionare sul significato della vita, una di quelle pause di riflessione che ciascuno di noi dovrebbe prendersi ogni tanto ma che tendenzialmente rimandiamo sempre ad altra occasione, paradossalmente presi dalle vicende della vita stessa. Poi capita quel qualcosa che costringe a fermarsi e a interrogarsi su tante questioni che generalmente si danno per scontate e non lo sono affatto, ma hanno precise motivazioni che possiamo solo ignorare per un po’, e spesso a nostro danno, ma non per sempre!

    Ad esempio quando ogni sera andiamo a dormire diamo per scontato che la mattina successiva ci sveglieremo e forse facciamo anche piani per il giorno dopo, ma questo potrebbe anche non accadere. Mi viene in mente l’illustrazione che in una occasione fece Cristo Gesù, riportata nel vangelo di Luca: “La tenuta di un uomo ricco diede un abbondante raccolto; ed egli ragionava fra sé dicendo: «Che farò, perché non ho posto dove riporre i miei raccolti?». E disse: «Questo farò, demolirò i miei granai e ne costruirò di più grandi, dove riporrò tutti i miei raccolti e i miei beni, poi dirò all'anima mia: Anima, tu hai molti beni riposti per molti anni; riposati, mangia, bevi e godi». Ma Dio gli disse: «Stolto, questa stessa notte l'anima tua ti sarà ridomandata e di chi saranno le cose che tu hai preparato?»" (Luca 12:16-20).

    Ebbene, quanti di noi, svegliandosi ogni mattina riflettono sul perché sono ancora in vita e ringraziano Colui che rinnova ogni giorno il dono della vita? Non abbiamo forse l’abitudine di ringraziare chiunque ci fa un dono? Perché non dovremmo farlo con Chi, giorno dopo giorno, ci dà quello più prezioso?

    Ieri mattina, mentre un medico mi sottoponeva a un ecocardiografia mi ha fatto sentire, inserendo l’amplificatore, come il mio cuore svolgeva il suo “lavoro” pompando il sangue che porta la linfa vitale ad ogni cellula del mio corpo. Si, ogni pochi minuti il nostro cuore fa circolare nel corpo da quattro litri e mezzo a cinque litri e mezzo di sangue pompandolo in una rete di oltre 96.000 chilometri di arterie, vene e capillari, bagnando con il prezioso liquido vitale ciascuna delle milioni di cellule del nostro corpo. E fa questo incessantemente, senza doverlo attaccare a nessuna presa elettrica che fornisce l’energia necessaria e senza l’ausilio di alcuna batteria, minuto dopo minuto, ora dopo ora, giorno dopo giorno, anno dopo anno, per innumerevoli anni: una specie di moto perpetuo. Ciò che per l’uomo è ancora un’utopia in natura in effetti si realizza! Qualsiasi macchina inventata dall’uomo ad imitazione di questa “pompa” naturale ha bisogno che le sia fornita in qualche modo energia da una fonte esterna. Da dove prende il cuore la sua energia? Ogni macchina ha poi bisogno di un progettista e di un fattore. Chi ha progettato e fatto il cuore? Come sono ridicoli, riflettendoci, quelli che continuano ad affermare che tutto è venuto per caso! Quanto fu saggio, anche nella sua limitata conoscenza “scientifica” un re dell’antichità che disse, rivolgendosi al suo Creatore: “Poiché tu stesso producesti i miei reni; Mi tenesti coperto nel ventre di mia madre. Ti loderò perché sono fatto in maniera tremendamente meravigliosa. Meravigliose sono le tue opere, come la mia anima sa molto bene. Le mie ossa non ti furono occultate quando fui fatto nel segreto, quando fui tessuto nelle parti più basse della terra. I tuoi occhi videro perfino il mio embrione, e nel tuo libro ne erano scritte tutte le parti, riguardo ai giorni quando furono formate e fra di esse non ce n’era ancora nessuna” (Salmo 139:13-16; 138:13-16,CEI).

     

    Nel pieno rigoglio della vita, il nostro corpo contiene più di un milione di milioni di minuscole cellule viventi. Gli scienziati credono che queste cellule contengano le istruzioni che potrebbero dischiudersi per la vita eterna. La base di tale credenza è il sorprendente progetto che le cellule hanno per riprodursi e ripararsi. Questo progetto si chiama “acido desossiribonucleico”, o DNA e rende possibile la nascita di nuove cellule, sia per la crescita che per sostituire quelle che muoiono.

    Dalla concezione in poi, infatti, questo progetto emana le istruzioni per duplicare e costruire. Si aggiungono cellule finché si forma un bambino. Dopo la nascita del bambino, la moltiplicazione delle cellule continua finché la crescita non si completi fino all’età adulta. Quindi continua a un ritmo più lento, per sostituire le cellule morte.

    La duplicazione delle cellule dovrebbe teoricamente mantenere il corpo in vita per sempre perché questo può fabbricare le cellule e altre sostanze necessarie per continuare a ringiovanirsi.

     

                                                                   dna-animation

     

    In ciascuna cellula ci sono decine di migliaia di geni. La parte importante di ciascun gene è il composto chiamato DNA. Una filamentosa molecola a spirale, il DNA può paragonarsi a una scala a corde attorcigliata. I due lati della scala son fatti di fosfato e di un tipo di zucchero chiamato desossiribosio. Questi due lati sono uniti dai “pioli” della scala che si compongono di milioni di paia di basi chimiche. Il numero dei pioli, o basi, assomma a milioni. Tuttavia ce ne sono solo di due tipi. I due tipi sono (1) adenina accoppiata con timina, e (2) citosina accoppiata con guanina. La successione in cui queste coppie sono disposte, collegando i due lati della scala a spirale, forma il codice genetico del progetto per la vita.

    Il DNA duplica se stesso in maniera rimarchevole. Questo comincia quando i due lati innescati della scala cominciano a separarsi, o a “disinnescarsi”, l’uno dall’altro. Ciascun lato ha una metà di ognuna dei milioni di coppie di basi che vi sono attaccate. Come “parti dispari”, supplementari adenina, timina, guanina e citosina, che sono fabbricate dal nucleo della cellula, sono attratte a entrambi i lati separati della scala. Il mezzo paio di ogni base chimica lasciato su ciascuna parte raccoglie un’appropriata base d’accoppiamento (e nessun’altra) finché non siano costruite due nuove coppie di lati innescati, formando due scale contorte. Questi due nuovi gruppi sono gli esatti duplicati dei loro genitori. Essi divengono gli elementi principali di ciascun nucleo delle due cellule che sostituiscono la cellula genitrice originale.

    Il DNA è un sorprendente progetto per l’edificazione del corpo. Rende possibile la nascita di nuove cellule, sia per la crescita che per sostituire quelle che muoiono. Le sue qualità sono tali che un cronista fu spinto a scrivere: “L’idea della vita eterna non è affatto ridicola”.

     

    Tuttavia, la carne soda, la pelle morbida, le giunture elastiche e gli organi sani che generalmente abbiamo da giovani cedono inevitabilmente il posto alla carne flaccida, alla pelle coriacea, alle giunture rigide e agli organi che si deteriorano nell’età avanzata. Col passar del tempo, il corpo non è in più in grado di sostituire tutte le cellule che muoiono per cui invecchia e alla fine muore.

    Perché questo progetto di costruzione e di rigenerazione a un certo punto si arresta? I biologi delle cellule semplicemente non lo sanno. Hanno fatto esperimenti e formulato diverse teorie, tipo un errore di trascrizione del DNA nel corso di ripetute duplicazioni, o un avvelenamento della cellula con il passare degli anni. Nessuna di tali teorie o esperimenti ha dato una vera risposta al problema e resta tutt’ora la basilare verità dichiarata nella Parola di Dio che: “gli anni della nostra vita sono settanta, ottanta per i più robusti, ma quasi tutti sono fatica, dolore; passano presto e noi ci dileguiamo” (Salmo 89:10,CEI – 90:10,VR e Di).

    Qualunque sia la causa, attualmente il progetto del DNA per l’uomo, pur avendone le potenzialità, non è programmato per la vita eterna. Ma se si potesse riprogrammare per mantenere il giusto equilibrio nella sostituzione e nel rinnovamento cellulare, l’uomo potrebbe vivere per sempre. Di questo tutti gli scienziati ne sono convinti, ma nessuno d’essi, per quanto intelligente sia, riesce a capire perché e come questo potrebbe essere possibile.

     

    Solo Colui che creò la vita, che diede al genere umano il progetto del DNA, ne sa abbastanza da riprogrammarlo per la vita eterna. Ed Egli ha dichiarato più volte nella sua propria Parola che la vita eterna sarà, senza ombra di dubbio, una realtà. Per esempio, Romani 6:23 dice: “Perché il salario del peccato è la morte; ma il dono di Dio è la vita eterna”. E il Salmo 37:29 (VR e Di – 36:29,CEI) predice: “I giusti stessi possederanno la terra, e risiederanno su di essa per sempre”.

    Questo fu il proposito di Dio quando creò l’uomo e la donna. Preparò il corpo umano per la vita eterna e se quel primo uomo e la sua compagna fossero rimasti fedeli al loro Creatore, sarebbero ancora in vita oggi per continuare a vivere per sempre. E con loro tutta la discendenza, noi inclusi.

    Ma quella prima coppia umana disubbidì alla legge di Dio e così perse l’opportunità di vivere per sempre. Come spiega la Sacra Scrittura “essi si sono corrotti … a motivo della loro colpa” e divennero difettosi, imperfetti (Deuteronomio 32:5). I loro corpi persero la proprietà di sostenere la sostituzione delle cellule nella perfezione. Come era stato loro detto (cfr. Genesi 2:16,17) dalla ribellione in poi, i loro corpi furono “programmati” per la morte, non per la vita eterna.

    Tutti i loro discendenti ereditarono questo stesso “programma” nei loro corpi. Noi siamo tutti progenie di Adamo ed Eva per questo tutti moriamo, come dichiara Romani 5:12: “Perciò, come per mezzo di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo, e per mezzo del peccato la morte, e così la morte è passata su tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato”.

    Ma questo stesso libro biblico ancora ci assicura che Dio non ha mai abbandonato il suo proposito di far vivere le sue creature umane per sempre sulla terra! Scrisse, infatti, sotto ispirazione divina, l’apostolo: “come per la disubbidienza di un solo uomo i molti sono stati resi peccatori, così anche per l'ubbidienza di uno solo, i molti saranno costituiti giusti. affinché, come il peccato regnò mediante la morte, così pure la grazia regni mediante la giustizia a vita eterna, per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore” (Romani 5:19,21).

    Il sacrificio della perfetta vita umana di Cristo Gesù (vedi i miei post del 20/3/2008 e del 22/12/2007) ha soddisfatto la giustizia di Dio ed ha posto la base per il riscatto dalla schiavitù al peccato e alla morte della progenie incolpevole di Adamo ed Eva dando di nuovo a tutti noi la possibilità di vivere per sempre su una terra resa di nuovo un paradiso. Perfino a coloro che nel frattempo sono morti sarà data questa possibilità mediante la risurrezione, come disse Cristo Gesù stesso: “Io sono la risurrezione e la vita; chiunque crede in me, anche se dovesse morire, vivrà” (Giovanni 11:25). Questo è lo scopo della risurrezione biblica, riportare in vita i morti per farli vivere per sempre sulla terra, secondo l’originale proposito di Dio e non in un ipotetico aldilà inventato dal Diavolo solo per sostenere le sue parole ingannatrici pronunciate alla prima donna, Eva, per indurla a disubbidire (ricordate ciò che disse? “Non morirete affatto, ma Dio sa che nel giorno che ne mangerete … sarete come Dio, avendo la conoscenza del bene e del male” – Genesi 3:4,5. Ma essi morirono, come Dio aveva detto! E cosa si inventò allora il Diavolo? La vita dopo la morte. Cioè che non era vero che Adamo ed Eva, e tutta la discendenza che ora subiva le conseguenze del loro errore, morivano, ma continuano a vivere nell’aldilà).

     

    Se le ipotesi sull’origine della vita formulate dai cosiddetti “scienziati” appaiono, alla luce della realtà dei fatti, semplicemente ridicole, ancora più grottesche sono le dichiarazioni dei moderni “scribi” e “farisei”, cioè i capi religiosi del falso cristianesimo i quali, senza riflettere adeguatamente, esprimono le loro personali opinioni sul dono e sul significato della vita, disonorando Dio perché, sbrodolandosi nella loro “sapienza”, anziché la semplice verità fatta scrivere dal Creatore, “insegnano dottrine che sono precetti di uomini” (Matteo 15:9, CEI).

    Mi riferisco in modo particolare, e lo dico con la mia solita schiettezza, alla recente Lettera Enciclica “Spe Salvi”, del Papa Benedetto XVI, che mi è capitato di sfogliare in questi giorni, e che contiene un capitolo intitolato: “La vita eterna – che cos'è?

    Dopo aver dissertato sul ruolo del battesimo dei bambini per ottenere la fede e quindi la vita eterna con un ragionamento basato sul concetto di “rinascita” del tutto in contrasto con la Parola di Dio, che non ha mai insegnato il battesimo dei bambini, riportando solo casi di battesimo di adulti coscienti e consenzienti della propria scelta (cfr. Atti 2:41; Atti 8:12,27,38; 10:44), e che non attribuisce a tale rito nessun valore “purificatore” o di rigenerazione, perché è solo il sangue versato da Cristo Gesù che purifica dal peccato (cfr. 1Giovanni 1:7), ma solo un significato simbolico di dedicazione (cfr. 1Pietro 3:21), scrive questo “formidabile” teologo:

    “…Ma allora sorge la domanda: Vogliamo noi davvero questo – vivere eternamente? Forse oggi molte persone rifiutano la fede semplicemente perché la vita eterna non sembra loro una cosa desiderabile. Non vogliono affatto la vita eterna, ma quella presente, e la fede nella vita eterna sembra, per questo scopo, piuttosto un ostacolo. Continuare a vivere in eterno – senza fine – appare più una condanna che un dono. La morte, certamente, si vorrebbe rimandare il più possibile. Ma vivere sempre, senza un termine – questo, tutto sommato, può essere solo noioso e alla fine insopportabile. È precisamente questo che, per esempio, dice il Padre della Chiesa Ambrogio nel discorso funebre per il fratello defunto Satiro: « È vero che la morte non faceva parte della natura, ma fu resa realtà di natura; infatti Dio da principio non stabilì la morte, ma la diede quale rimedio [...] A causa della trasgressione, la vita degli uomini cominciò ad essere miserevole nella fatica quotidiana e nel pianto insopportabile. Doveva essere posto un termine al male, affinché la morte restituisse ciò che la vita aveva perduto. L'immortalità è un peso piuttosto che un vantaggio, se non la illumina la grazia»”. Qualunque cosa sant'Ambrogio intendesse dire precisamente con queste parole – è vero che l'eliminazione della morte o anche il suo rimando quasi illimitato metterebbe la terra e l'umanità in una condizione impossibile e non renderebbe neanche al singolo stesso un beneficio”.

     

    Ora se S. Ambrogio è un “Padre” della Chiesa, povera Chiesa! Solo la completa ignoranza dei propositi di Dio, o, peggio ancora, la malafede, può far esprimere in questi termini! La morte non è mai un “rimedio”, ma, come ha scritto l’apostolo Paolo, è il risultato della disubbedienza alla legge divina, il “salario del peccato” (Romani 6:23).

    La Parola di Dio dice poi chiaramente che “l'ultimo nemico che sarà distrutto è la morte” (1Corinzi 11:25), quindi, contrariamente a quanto sostiene e teme il Papa, sarà eliminata per sempre (cfr. Apocalisse 21:4).

    Relativamente al commento del Papa sugli eventuali problemi che l’eliminazione della morte causerebbe alla terra e all’umanità (credo si riferisse a problemi di sovrappopolazione e di alimentazione) sembra egli dimenticare che Dio comandò alla prima coppia umana di “riempire la terra” – Genesi 1:28 – e non di sovrappopolarla, e che comunque la terra può contenere comodamente anche 4 volte l’attuale popolazione mondiale (cioè 24 miliardi di persone, tante sono state calcolate quelle fin’ora vissute sulla terra) e ha un potenziale agricolo abbastanza grande da alimentare regolarmente 157 miliardi di persone (fonte ONU - Organizzazione per l’Agricoltura e l’Alimentazione – Time, 13/7/1970), con una giusta ed equa ripartizione delle sue risorse (cfr. Salmo 72:16 – 71:16,CEI; Michea 4:4) .

     

    Continua pertanto l’Enciclica papale:

    “Ovviamente c'è una contraddizione nel nostro atteggiamento, che rimanda ad una contraddittorietà interiore della nostra stessa esistenza. Da una parte, non vogliamo morire; soprattutto chi ci ama non vuole che moriamo. Dall'altra, tuttavia, non desideriamo neppure di continuare ad esistere illimitatamente e anche la terra non è stata creata con questa prospettiva. Allora, che cosa vogliamo veramente? Questo paradosso del nostro stesso atteggiamento suscita una domanda più profonda: che cosa è, in realtà, la «vita»? E che cosa significa veramente «eternità»? Ci sono dei momenti in cui percepiamo all'improvviso: sì, sarebbe propriamente questo – la «vita» vera – così essa dovrebbe essere. A confronto, ciò che nella quotidianità chiamiamo «vita», in verità non lo è. Agostino, nella sua ampia lettera sulla preghiera indirizzata a Proba, una vedova romana benestante e madre di tre consoli, scrisse una volta: In fondo vogliamo una sola cosa – «la vita beata», la vita che è semplicemente vita, semplicemente «felicità». Non c'è, in fin dei conti, altro che chiediamo nella preghiera. Verso nient'altro ci siamo incamminati – di questo solo si tratta. Ma poi Agostino dice anche: guardando meglio, non sappiamo affatto che cosa in fondo desideriamo, che cosa vorremmo propriamente. Non conosciamo per nulla questa realtà; anche in quei momenti in cui pensiamo di toccarla non la raggiungiamo veramente. «Non sappiamo che cosa sia conveniente domandare», egli confessa con una parola di san Paolo (Rm 8,26). Ciò che sappiamo è solo che non è questo. Tuttavia, nel non sapere sappiamo che questa realtà deve esistere. «C'è dunque in noi una, per così dire, dotta ignoranza» (docta ignorantia), egli scrive. Non sappiamo che cosa vorremmo veramente; non conosciamo questa «vera vita»; e tuttavia sappiamo, che deve esistere un qualcosa che noi non conosciamo e verso il quale ci sentiamo spinti.

    Penso che Agostino descriva lì in modo molto preciso e sempre valido la situazione essenziale dell'uomo, la situazione da cui provengono tutte le sue contraddizioni e le sue speranze. Desideriamo in qualche modo la vita stessa, quella vera, che non venga poi toccata neppure dalla morte; ma allo stesso tempo non conosciamo ciò verso cui ci sentiamo spinti. Non possiamo cessare di protenderci verso di esso e tuttavia sappiamo che tutto ciò che possiamo sperimentare o realizzare non è ciò che bramiamo … «Eterno», infatti, suscita in noi l'idea dell'interminabile, e questo ci fa paura; «vita» ci fa pensare alla vita da noi conosciuta, che amiamo e non vogliamo perdere e che, tuttavia, è spesso allo stesso tempo più fatica che appagamento, cosicché mentre per un verso la desideriamo, per l'altro non la vogliamo”.

     

    Anche in questo passaggio parecchie sono le dissonanze con ciò che è scritto nella Parola di Dio. Innanzitutto dobbiamo dire che le contraddizioni rilevate dal Papa nell’atteggiamento delle persone sono date proprio dalla confusione che nella loro mente è stata generata dall’irrazionalità degli insegnamenti della Chiesa sul destino del genere umano che hanno spinto milioni di persone a credere all’impossibile vita nell’aldilà, di cui non c’è alcuna evidenza, invece dell’opportunità di vivere per sempre sulla terra. Il saggio re Salomone fu da Dio ispirato a scrivere queste importanti parole: “Dio ha fatto ogni cosa bella al suo tempo: egli ha perfino messo nei loro cuori il pensiero dell'eternità, sebbene l'uomo non possa comprendere dal principio alla fine l'opera che Dio ha fatta” (Ecclesiaste 3:11). Si Dio ha messo nel cuore degli uomini il senso della vita eterna, perché questo era il suo proposito. Sarebbe stato malvagio a fare ciò se l’uomo doveva vivere soltanto un limitato periodo di tempo. Ecco perché l’animo umano è tormentato dal paradosso di non accettare la “nemica” morte, che è contro la sua natura, e non riuscire a credere nella promessa vita eterna.

    Dice poi il Papa che anche la terra non è stata creata con la prospettiva di esistere illimitatamente. Probabilmente non ha mai letto, o vuole nascondere, quel che è scritto in Ecclesiaste 1:4: “Una generazione va, una generazione viene, ma la terra rimane in eterno” (cfr. anche Salmo 104:5,VR e Di – 103:5,CEI). Anche la sua docta ignorantia viene ben descritta nella Parola di Dio, attraverso le parole rivolte da Gesù alla samaritana: “Voi adorate quel che non conoscete” (Giovanni 4:22). Questa è in effetti la causa di tutte le “contraddizioni” rilevate da S. Agostino e dal Papa.

     

    Dio, per mezzo della sua Parola scritta dà il vero senso alla nostra vita e attraverso questa ci fa conoscere che ha disposto che le persone abbiano di nuovo l’opportunità della vita eterna. Ciascuno di noi la può ottenere, se la vogliamo realmente. In che modo?

    Gesù disse: “Questa è la vita eterna: che conoscano te, l'unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo” (Giovanni 17:3). Dunque, non la docta ignorantia papale e dei “Padri” della Chiesa ci aiuterà ad ottenere la vita eterna, ma una corretta e accurata conoscenza di Dio e dei suoi propositi che si realizzeranno attraverso Cristo Gesù.

    Le Sacre Scritture contengono specifiche istruzioni scritte che conducono alla vita eterna. Se esaminiamo con cura queste istruzioni, e quindi le seguiamo, possiamo esser fiduciosi che Dio ci concederà la vita eterna nel tempo da Lui stabilito.

    La vita nell’aldilà è una menzogna satanica che il cristianesimo apostata ha fatto sua! La vita eterna sulla terra è la vera speranza cristiana, la promessa che Dio ha fatto al genere umano e Dio non mente, come scrisse ancora l’apostolo Paolo che si impegnò a “far conoscere la verità che conduce alla pietà ed è fondata sulla speranza della vita eterna, promessa fin dai secoli eterni da quel Dio che non può mentire” (Tito 1:1,2).
     
                                               preti pedofili 4 003