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    August 29

    LA LEGGE DEGLI UOMINI O LA LEGGE DELLA COSCIENZA?

     
     
     
    QUAL È IL PROBLEMA?
     
     
    L’interruzione volontaria della gravidanza (IVG), regolata da una legge trentennale dello Stato italiano, la n. 194 del 22/5/1978, è argomento che suscita sempre, per la delicatezza della materia trattata, accesi dibattiti di carattere politico, sociale, medico e teologico e ancor più accese polemiche.
    Nel 1981 due referendum abrogativi, uno sollecitato dall’area cattolica, il quale tendeva ad abolire la L.194, e l’altro portato avanti dall’area radicale, che mirava a una piena depenalizzazione dell’aborto, furono sottoposti alla valutazione del corpo elettorale che, con diverse percentuali, li respinse entrambi.
    Negli ultimi anni una nuova scoperta scientifica ha rivoluzionato completamente l’orizzonte delle tecniche per indurre l’IVG. Oggi, infatti, l’aborto si può provocare attraverso la somministrazione di sostanze farmacologiche che evitano il ricorso all’intervento chirurgico. Con l’assunzione di una semplice “pillola”, denominata RU-486, è ora possibile indurre l’espulsione dei tessuti embrionali dalla cavità uterina. Questa circostanza ha rilanciato la battaglia tra gli opposti schieramenti pro e contro l’aborto.
    Questa contesa si è poi inserita in un contesto conflittuale più ampio, che abbraccia diverse tematiche di interesse nazionale, che vanno dall’insegnamento della religione cattolica nelle scuole al finanziamento delle scuole private (nella quasi totalità gestite dalla curia cattolica), da questioni riguardanti la bioetica (vedi il testamento biologico) ai progetti sulle unioni di fatto, fino alla difesa di una presunta identità collettiva del popolo italiano (che tanto ricorda quella dell’integrità della razza di ventennale memoria) da opporre a credi religiosi di diversa estrazione, specialmente quelli connessi ai flussi emigratori. È una lotta che vede schierato da una parte l’imponente apparato della Chiesa Cattolica, con il Papa Benedetto XVI impegnato in prima persona a scagliare i suoi irriverenti “anatemi” antirelativisti, la quale, abusando del suo incontestabile diritto di dichiarare ai fedeli le linee guida della propria morale, fa pressioni sulle Istituzioni statali, e su una classe politica asservita e totalmente priva del senso di etica pubblica, da usare come “braccio secolare” per imporre una uniformazione forzata alle proprie pratiche, e dall’altra una coalizione sempre più agguerrita di “laici” impegnati a far sentire la propria voce a tutela di un pluralismo ideologico, oltreché religioso, e di quella libertà di coscienza che dovrebbe caratterizzare ogni ordinamento autenticamente democratico.
     
    Tornando alla questione dell’aborto, colpisce vedere qual è la diversa posizione di quelle confessioni religiose che hanno la pretesa di dettare la giusta morale come, ad esempio, le tre grandi religioni monoteiste della terra, la “cristiana” (che include, oltre la Chiesa Cattolica, la Chiesa Ortodossa e le varie denominazioni cosiddette “protestanti”), quella ebraica e quella mussulmana.
    Secondo la Chiesa Cattolica “il rifiuto di praticare l’aborto, o anche solo di collaborare ad esso, costituisce una grave obbligazione morale, radicata nella legge scritta nel cuore di ogni uomo, e riproposta dalla Chiesa nella sua legislazione che colpisce con la scomunica i cristiani che procurano l’aborto o che vi collaborano” (L’Osservatore Romano, 24/1/1990). La Chiesa Ortodossa è più o meno sulla stessa linea di condotta.
    Sorprendentemente nelle chiese “protestanti” non si trova una unità di intenti al riguardo. Ritroviamo il loro clero e i fedeli suddivisi in “fondamentalisti”, che si oppongono decisamente e, in alcune circostanze anche violentemente, a tale pratica, e i “liberali” schierati su posizioni meno oltranziste. Ad esempio, nel 16° Sinodo Generale della Chiesa Unita di Cristo fu stabilito che tale chiesa “difende il diritto di uomini e donne di avere adeguati servizi di pianificazione familiare e di poter eventualmente scegliere di abortire in maniera legale e sicura”. In un comunicato stampa dell'Agenzia di stampa NEV del 3/1/2008, inoltre, la signora Letizia Tomassone, vicepresidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI), ha affermato, tra l’altro, che ‘l'autonomia riproduttiva delle donne è uno dei diritti umani fondamentali. Non si possono obbligare le donne ad avere figli o a portare avanti gravidanze indesiderate”. Paolo Ricca, docente emerito di Storia della Chiesa della Facoltà Valdese di Teologia di Roma, in un articolo dal titolo ‘L'embrione, la persona, la fede' pubblicato su Riforma del 20/5/2005, ha, poi, affermato che “‘credere nel Dio creatore significa dunque … ricevere la vita come dono, come invenzione e creazione di Dio e non nostra, come «opera delle sue mani» … Proprio perché la fede crede in questa miracolosa «tessitura» del nostro corpo nel corpo materno, essa è fondamentalmente contraria all'aborto, pur essendo favorevole alla legge che lo legalizza (per combattere la piaga dell'aborto clandestino), pur considerando moralmente lecito l'aborto terapeutico, e pur affermando senza mezzi termini che l'ultima parola, quella decisiva, in materia di aborto, ce l'ha la donna”. C’è, infine, da citare la dichiarazione, piuttosto ambigua, di un pastore pentecostale delle Assemblee di Dio in Italia (ADI), Francesco Toppi, il quale ha dichiarato “Non siamo favorevoli all'interruzione della gravidanza, ma lasciamo sempre la responsabilità alla persona” (‘Tutte le risposte nell'Evangelo', in Il Tempo del 3/3/1995).
    L’ebraismo è ugualmente diviso: la parte ortodossa è in maggioranza antiabortista, mentre gli ebrei riformati e conservatori sono in maggioranza a favore dell’aborto.
    L’Islam permette l’aborto per qualsiasi motivo durante i primi 40 giorni, dopo di che lo permette solo se la vita della madre è in pericolo. Il Hadith, cioè la Tradizione, dice, infatti, che il feto è “per 40 giorni nella forma di un seme, poi è un grumo di sangue per un uguale periodo di tempo, poi è un pezzetto di carne per un uguale periodo di tempo, poi … gli viene mandato l’angelo che soffia in lui l’alito della vita”.
     
    Nel nostro paese è forte il sentimento religioso. Almeno il 96% della popolazione, ad esempio, dichiara di aderire alla fede, e quindi alla morale, cattolica.
    Cosa vi aspettereste, pertanto, sul tema dell’aborto?
    In base al risultato del referendum del 1981 è evidente che le indicazioni date dalla gerarchia della Chiesa Cattolica in materia sono ampiamente disattese dai suoi fedeli.
    Date poi un’occhiata a questa recente tabella pubblicata dall’ISTAT.
     
    Negli ultimi venti anni nel nostro paese sono stati effettuati circa 2.800.000 aborti (quasi il 5% della popolazione attuale), almeno quelli ufficialmente registrati. Quanti ne sono stati fatti in ambulatori e strutture private che non sono stati dichiarati?
    Dall'esame della su indicata tabella appare subito evidente un paradosso: le regioni dove governano coalizioni dichiaratamente e fortemente schierate a sostegno della presunta identità collettiva “cristiana” del popolo italiano sono quelle con il più alto numero di aborti procurati.
    Quindi c’è ancora da chiedersi: perché le indicazioni della gerarchia cattolica sono così ampiamente disattese dai fedeli di questa Chiesa e quanti di essi sono stati “scomunicati” per procurato aborto?
    Qual’è il vero problema?
     
    L’aborto alla luce della Parola di Dio
    La Bibbia rivela che il Creatore della vita considera la vita stessa sacra! Il concetto di “sacro” o “santo” nelle Sacre Scritture dà l’idea di qualcosa di riservato, di appartato.
    Dio è il datore della vita poiché è scritto “in te è la fonte della vita e per la tua luce noi vediamo la luce” (Salmo 36:9,VR e Di - 35:10,CEI). Perciò la vita di ogni creatura gli appartiene, gli è “riservata” ed Egli non ha concesso a nessun’altro di disporre a suo piacimento della propria o dell’altrui vita.
    Con un esplicito comandamento Egli ne ha vietato la soppressione. È, infatti, anche scritto nella sua Parola “non uccidere” (Esodo 20:13). Il rispetto per il principio della sacralità della vita è uno dei fondamenti della vera pace e sicurezza. Ma questo rispetto per la vita troppo spesso è mancato. Gli uomini sono diventati esperti nel sopprimere la vita, e nessuno di loro è in grado di restituirla una volta perduta.
    Ora la questione è: quando inizia la vita? In altre parole, da quando Dio la considera sacra così che non si debba sopprimere?
    Lui stesso ce lo rivela. Per mezzo degli scrittori biblici Egli ha dato queste indicazioni:
    Sei tu che hai creato le mie viscere e mi hai tessuto nel seno di mia madre … Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto … Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi e tutto era scritto nel tuo libro; i miei giorni erano fissati, quando ancora non ne esisteva uno - Salmo 138:13-16, CEI - 139:13-16,VR e Di
    Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato - Geremia 1:5
    È, dunque, evidente che Dio considera una persona vivente mentre è ancora allo stato embrionale nel seno materno. Egli considera sacra la vita fin dal momento del suo concepimento quando, cioè, uno spermatozoo maschile unisce i suoi 23 cromosomi con un ugual numero d’essi nell’ovulo femminile dando inizio a quel processo di formazione del corpo umano che culminerà con la nascita. Sin dal momento del concepimento vengono, infatti, immutabilmente stabiliti il sesso e tutte le altre caratteristiche della persona. Il solo cambiamento sarà la crescita durante i nove mesi della gravidanza.
     
                    
     

    Mentre il bambino è ancora nel grembo materno, Dio lo considera una persona vivente. Il perché lo si capisce da tutta l’attività che svolge nell’utero. La scienza ci ha rivelato che alla fine del secondo mese tutte le parti del suo corpo sono presenti e funzionanti: egli sente, impara e ricorda. Infatti durante la terza settimana di gravidanza già inizia a formarsi il cervello ed entro l’ottava settimana si sviluppa il suo corredo di neuroni con milioni di connessioni, dette sinapsi, che permettono al cervello stesso di svolgere le sue funzioni e il bambino inizia ad imparare. A sette settimane e mezzo hanno inizio i primissimi movimenti del feto. A tredici settimane le papille gustative funzionano, e da quel momento in poi, se si aggiunge zucchero al liquido amniotico, la velocità della deglutizione raddoppia. Ma se vi si aggiunge qualcosa dal sapore sgradevole, il feto riduce drasticamente la deglutizione e fa smorfie per manifestare il suo disgusto. A quindici e sedici settimane il feto respira, ha il singhiozzo, succhia, deglutisce, sbadiglia, muove gli occhi. Non solo il suo cervello percepisce ciò che avviene all’interno dell’utero ma nota e ricorda anche cose che avvengono all’esterno. Alcuni ricercatori hanno constatato che ogniqualvolta mettevano sul giradischi una delle sublimi composizioni di Vivaldi o Mozart, invariabilmente il battito cardiaco del feto che stavano esaminando si regolarizzava e diminuiva la frequenza dei suoi calci, mentre tutte le forme di musica rock creavano turbamenti nella maggior parte dei feti (T. R. Verny, con la collaborazione di J. Kelly, Vita segreta prima della nascita, trad. di L. Perelli Corneo, Milano, Mondadori, 1981).

    Prima che nascesse Giovanni Battista, Dio fece dire a un angelo: “egli sarà grande davanti al Signore … sarà pieno di Spirito Santo fin dal seno di sua madre”. Quello Spirito Santo fece saltare Giovanni, un feto di sei mesi dentro il seno di sua madre Elisabetta, quando ella udì il saluto di Maria, appena incinta di Gesù. Avrebbe Dio usato il suo Spirito per farlo muovere in questo modo se avesse considerato il feto di Giovanni un semplice “pezzo di tessuto”?

    In quel tempo, l’embrione nel seno di Maria non era probabilmente più grande della capocchia di uno spillo. Ma Dio sapeva che cosa si stava sviluppando in quella minuscola quantità di protoplasma. Il suo Spirito aveva fornito il “libro” di istruzioni che avrebbe prodotto un uomo perfetto avente le qualità del suo unigenito Figlio. Come pensiamo che Dio considerasse quell’embrione appena concepito? Le parole che Elisabetta, spinta dallo Spirito di Dio, disse con apprezzamento a Maria, sono appropriate: “benedetto il frutto del tuo grembo” - Luca 1:15,39-42.

      
    Fu per questo motivo che nella Legge data al popolo di Israele Dio introdusse norme che tutelavano il nascituro. Ad esempio, se in una lotta fra due uomini una donna incinta veniva ferita o ne risultava un aborto, la legge prevedeva pene severe. In Esodo 21:22,23 leggiamo, infatti: “Se durante una rissa qualcuno colpisce una donna incinta e questa partorisce senza che ne segua altro danno, colui che l'ha colpita sarà condannato all'ammenda che il marito della donna gli imporrà; e la pagherà come determineranno i giudici; ma se ne segue danno, darai vita per vita” (VR). Quindi, quando il danno arrecato faceva nascere prematuramente il bambino vivo, senza che avesse esito mortale né per la madre né per il bambino, era imposta un’ammenda. Se, però, il colpo toglieva la vita alla madre o al bambino che aveva in seno, la Legge richiedeva “vita per vita”.           
    Sopprimere deliberatamente la vita di un nascituro sarebbe stato ancora più grave poiché per la Legge di Dio, chiunque avesse volontariamente tolto una vita umana doveva essere condannato a morte come omicida (cfr. Numeri 35:30, 31). Dio ha tuttora la stessa alta considerazione per la vita.
    Il profondo rispetto per la volontà di Dio riguardo alla vita del nascituro dovrebbe rendere i genitori pienamente responsabili di quella vita.
     
    Perché abortiscono?
    Alla fine degli anni ’80 fu fatto un sondaggio su un campione di 2.040 persone il quale rivelò che, contrariamente ai dettami della Chiesa Cattolica, gli italiani approvano l’aborto in quattro casi:
    (1) Quando la gravidanza mette in pericolo la vita della donna, l’83% è favorevole all’aborto.
    (2) Quando esiste un rischio di malformazione del feto, il 76,3% è favorevole ad interrompere la gravidanza.
    (3) Quando è a rischio la salute della donna, il 71,1% è a favore dell’aborto.
    (4) Quando la gravidanza è procurata da una violenza, il 55,2% sostiene che dovrebbe essere permesso abortire.
    Inoltre più di 1 italiano su 4 si è dichiarato a favore dell’aborto “in tutti i casi in cui la donna lo desidera”. (La Repubblica del 18-19/2/1990).
    Appare evidente che, in questioni così personali, la gerarchia cattolica non ha saputo dare ai suoi fedeli un insegnamento scritturale adeguato capace di garantire la loro ubbidienza.
    Questo, dunque, è il vero problema!
    L’incapacità delle chiese di addestrare le coscienze delle persone secondo i princìpi della Parola di Dio!
    Per sopperire a tale incapacità si ricorre al “braccio secolare” per imporre ex lege di uomini imperfetti ciò che in ogni creatura dovrebbe essere naturale: l’esercizio libero della propria coscienza, secondo il dono del libero arbitrio che il Creatore le ha fatto, in base alla conoscenza e all’apprezzamento per la sua volontà.
    A ciò deve aggiungersi l’imposizione di precetti che nulla hanno a che fare con la volontà di Dio, come il divieto di usare metodiche anticoncezionali non in contrasto con i princìpi biblici.
    Con l’enciclica Humanae Vita, emanata nel 1968, il Papa Paolo VI ha riaffermato la dottrina cattolica che proibisce l’uso di mezzi artificiali per il controllo delle nascite. La norma ufficiale della Chiesa Cattolica, infatti, dichiara che solo i metodi “naturali” di controllo delle nascite sono moralmente accettabili. Secondo quanto dichiarato dal successivo Papa Giovanni Paolo II il metodo “naturale” consiste nel “discernere i ritmi della fecondità umana e regolare … la paternità in base a questi ritmi”. Altre forme di contraccezione sono vietate.
    È chiaro che molti cattolici non trovano pratico il metodo dei ritmi. Pertanto sono costretti a scegliere se seguire i dettami della propria coscienza o la dottrina della loro Chiesa. Così molti di essi tendono a ignorare le dichiarazioni del Papa, sebbene non senza lunghi esami di coscienza. In Italia una recente indagine ha indicato che quelli inequivocabilmente allineati con la posizione ufficiale della Chiesa erano meno del 2 per cento.
    Ci si chiede, quindi, se esistono istruzioni divine precise in relazione al controllo delle nascite.
    Coloro che si esprimono contro la contraccezione citano spesso il comando biblico dato ad Adamo ed Eva: “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra” (Genesi 1:28). Ma la Bibbia non insegna che solo la procreazione renda legittimi i rapporti sessuali fra marito e moglie. Oltre ai fini della procreazione, Dio ha stabilito la relazione sessuale anche per il piacere reciproco della coppia, come dimostrano le seguenti parole fatte scrivere in Proverbi 5:18,19 “rallegrati con la sposa della tua gioventù. Cerva amabile e gazzella graziosa, le sue mammelle ti soddisfino in ogni tempo, e sii continuamente rapito nel suo amore”.
    In nessuna parte della Bibbia si parla di controllo delle nascite o di metodi anticoncezionali. Perciò in questa faccenda, come in altre dove mancano dirette indicazioni scritturali, ciascuna coppia deve decidere secondo la propria coscienza. Stabilire norme arbitrarie su ciò che è bene e ciò che è male significa andare “oltre ciò che sta scritto” (1 Corinzi 4:6). Questo è quello che ha fatto la gerarchia cattolica ponendo un pesante fardello sulle spalle dei fedeli, inibendone un saggio e giusto uso della propria coscienza (cfr. Matteo 23:4). Secondo un libro, la Chiesa assorbì dai greci la filosofia stoica, sospettosa verso ogni forma di piacere e finì per insegnare che qualunque piacere di natura sessuale, incluso quello derivante dai normali rapporti coniugali, era peccaminoso dichiarando che il sesso doveva servire solo per procreare (Thomas C. Fox, Sexuality and Catholicism). È anche a causa di tale prescrizione antiscritturale che molte coppie sono poi costrette a ricorrere all’aborto per far fronte a gravidanze indesiderate.
     
    Mentre riflettevo su queste informazioni mi son chiesto perché organizzazioni religiose, giudicate “fondamentaliste” o “intransigenti” per la loro stretta aderenza alle Sacre Scritture, come ad esempio i Testimoni di Geova (ma penso che ce ne siano anche altre), non fanno mai pressioni sulle Istituzioni governative e non alzano mai la voce per far valere le loro posizioni su argomenti di tale interesse per la comunità cristiana. Così, conoscendone alcuni, mi son preso la briga di chiederglielo.
    In sintesi la loro risposta è stata questa: ogni cristiano dovrebbe avere una coscienza addestrata in base alle Sacre Scritture, poiché queste esprimono la volontà di Dio (cfr. 2Pietro 1:20,21). Nella sua Parola scritta Dio ha provveduto norme e princìpi che danno ai cristiani una guida sicura ed equilibrata per le proprie scelte di vita (cfr. Salmo 119:105,VR e Di - 118:105,CEI). Perciò ognuno di essi scrive nel proprio cuore questa legge della coscienza e non ha bisogno di ricorrere alla legge dell’uomo per stabilire ciò che è giusto o sbagliato dal punto di vista di Dio (cfr. Romani 2:14,15).
    La conoscenza delle norme e dei princìpi biblici dà al cristiano perspicacia, discernimento e saggezza permettendogli di fare liberamente e senza alcuna costrizione delle scelte nel pieno rispetto la volontà di Dio, indipendentemente da ciò che stabilisce la legge umana (cfr. Atti 5:28,29). Questa guida divina, e non una legge scritta da uomini, permette a ogni singolo cristiano di fare la scelta giusta anche sulla questione dell’aborto!
    Pertanto appare del tutto pretestuosa la pressione della Chiesa Cattolica sulle Istituzioni statali e sulla classe politica per far approvare una legge contro l’aborto! Questa è già scritta nella Parola di Dio, nei termini e con una sapienza di gran lunga superiore a quella umana. Essa dovrebbe essere scritta anche nei cuori di ogni fedele!
    La “lotta” della gerarchia cattolica su questo argomento, e in tanti altri summenzionati, sembra più improntata a salvaguardare il proprio potere e a ribadire il proprio “peso” politico conseguiti in questo paese (altrimenti non si spiega perché non viene condotta con altrettanta tenacia nelle altre nazioni) che non al dare ai propri fedeli una giusta motivazione e la guida sicura della Parola di Dio nell’affrontare i problemi della vita!  

     
    August 09

    VERO AMORE O SENTIMENTALISMO - III parte

     
     non amiamo a parole … ma con i fatti e in verità”
    1Giovanni 3:18
     
     
    Al tempo di Gesù c’era una domanda che sollevava accesi dibattiti tra i farisei: delle oltre 600 norme che formavano la Legge mosaica, qual era la più importante?
    I farisei decisero di porre questa domanda controversa a Gesù, sperando dicesse qualcosa che avrebbe potuto danneggiare la sua credibilità. Così uno di loro gli si avvicinò e gli chiese: “qual è il più grande comandamento della Legge?” (Matteo 22:34-36).
    La risposta di Gesù ha un’enorme importanza anche per noi oggi perché in essa egli riassunse quella che è sempre stata, e sempre sarà, l’essenza della vera adorazione.
    Evitando di esprimere un suo parere personale, ancora una volta Gesù rispose citando le Sacre Scritture. Ricollegandosi a Deuteronomio 6:5 disse: “Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l'anima tua e con tutta la tua mente". Questo è il primo e il gran comandamento”.
    Ma, nonostante la domanda del fariseo vertesse su un solo comandamento, Gesù ne menzionò anche un altro. Sempre rifacendosi alle Sacre Scritture, aggiunse: “il secondo, simile a questo, è: ‘Ama il tuo prossimo come te stesso’. Da questi due comandamenti dipendono tutta la legge e i profeti” (Matteo 22:37-40; cfr. Levitico 19:18).
    Quel fariseo non rimase sorpreso dalla risposta di Gesù. Sapeva bene che amare Dio era un aspetto essenziale della vera adorazione. Egli disse quindi a Gesù: “Hai detto bene, Maestro, e secondo verità che Egli è unico (ma guarda … dunque non sono tre!, n.d.r.) e non v'è altri all'infuori di lui; e che amarlo con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutta l'anima e con tutta la forza, e amare il prossimo come se stessi vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici” (Marco 12:32,33).
    Qual è dunque la lezione per tutti i cristiani?
    Possiamo fare tanti “sacrifici” o fare “offerte”, come richiedeva la Legge, ma agli occhi di Dio ciò che conta davvero è l’amore che c’è nel cuore dei suoi servitori. Si, per Dio ha più valore in assoluto qualcosa che tutti possiamo dargli, indipendentemente dalle circostanze in cui ci troviamo: il nostro amore.
     
    Manifestiamo il nostro amore per Dio
    Molti pensano che l’amore sia un sentimento su cui si ha poco controllo. Il vero amore, però, non è solo un sentimento. Si riconosce da ciò che una persona fa, non semplicemente da ciò che prova, perciò l’apostolo fu ispirato a scrivere: “Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e in verità” (1Giovanni 3:18,VR).
    L’amore per Dio ci spinge a fare non ciò che noi “sentiamo” sia giusto, ma ciò che Egli considera retto e vero, a difendere e sostenere non la nostra ma la sua “verità”, quella che Egli ha fatto scrivere nella sua Parola (cfr. Giovanni 17:17). Lo stesso apostolo ribadì questo punto dicendo ancora: “in questo consiste l'amore di Dio, nell'osservare i suoi comandamenti” (1Giovanni 5:3).
    Se amiamo Dio gli ubbidiamo
    Nell’esprimere il nostro amore nei confronti del nostro Creatore abbiamo l’esempio perfetto di Gesù e i suoi insegnamenti.
    Parlando del suo esempio l’apostolo Paolo disse che egli “umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte” (Filippesi 2:8). Cristo fu disposto a ubbidire al suo Padre celeste anche a costo della sua vita. Sapeva che per Dio il fatto di ubbidire alle sue norme e alle sue disposizioni è di fondamentale importanza e si comprende bene il perché: da un solo atto di disubbidienza, quello dei nostri progenitori Adamo ed Eva è risultata la condanna a morte per tutto il genere umano e solo la perfetta ubbidienza del Cristo vi ha potuto porre rimedio (cfr. Romani 5:19).
    Cosa veramente significa ubbidire a Dio è illustrato da un racconto che Egli ha fatto scrivere nella sua Parola. L’antico re Saul fu scelto da Dio per governare sul suo popolo. Per svolgere questo incarico egli spesso dovette combattere contro molti nemici. I filistei furono fra i più acerrimi nemici contro cui Saul dovette impegnarsi. Un giorno essi vennero a migliaia per combattere contro gli Israeliti. Il profeta Samuele, sotto ispirazione, disse a Saul di aspettare che egli venisse a offrire un sacrificio propiziatorio, o dono, a Dio prima della battaglia. Ma Samuele ritardava. Saul temendo che i filistei cominciassero la battaglia, non aspettò più e compì il sacrificio da solo. Dio, però, non accettò quel sacrificio, anche se rivolto verso la sua persona, perciò fece dire a Saul: “Hai agito da stolto, non osservando il comando che il Signore Dio tuo ti aveva imposto, perché in questa occasione il Signore avrebbe reso stabile il tuo regno su Israele per sempre. Ora invece il tuo regno non durerà. Il Signore si è già scelto un uomo secondo il suo cuore e lo costituirà capo del suo popolo, perché tu non hai osservato quanto ti aveva comandato il Signore” (1Samuele 13:13,14).
    Successivamente Dio diede a Saul un altro specifico comando, ma ancora una volta egli decise di fare di testa sua, lasciandosi guidare dal sentimentalismo; poi tentò di scusarsi offrendo a Dio sacrifici. Ma Dio gli fece di nuovo dire: “Il Signore forse gradisce gli olocausti e i sacrifici come obbedire alla voce del Signore? Ecco, obbedire è meglio del sacrificio … Perché hai rigettato la parola del Signore, Egli ti ha rigettato come re” (1Samuele 15:22,23).
    Per la sua disubbidienza Saul perse il favore di Dio e il regno. Ma qual è il punto?
    Saul era tutt’altro che un oppositore, egli sedeva “sul trono di Dio” a Gerusalemme.. Aveva, però, la tendenza a fare di testa sua e a decidere da solo cosa era giusto o sbagliato fare. Non dava debita importanza ai comandi divini e non faceva esattamente quello che Dio richiedeva da lui.
     
     
    Quando Dio lo scelse per farlo re di Israele, Saul era un uomo modesto. In una occasione disse al profeta Samuele: “Non sono io un beniaminita della più piccola delle tribù d’Israele, e la mia famiglia la più insignificante di tutte le famiglie della tribù di Beniamino?” (1Samuele 9:21). La sua modestia svanì mentre era in guerra contro i filistei. Pensò che la lentezza dell’anziano Samuele gli desse il diritto di prendere in mano la situazione senza tener conto delle precise istruzioni che gli erano state date (cfr. 1Samuele 10:8). L’atto di presunzione di Saul è stato incluso nella Parola di Dio per nostro beneficio. L’orgoglio e la presunzione potrebbero impedire anche a noi di ubbidire a Dio facendo esattamente ciò che Egli desidera che noi facciamo e spingendoci ad agire secondo i nostri punti di vista personali anziché seguire la sua guida. Nell’adorazione è Dio che detta le regole e nessun’altri. Come Egli desidera essere adorato l’ha fatto scrivere nella sua Parola. Tutti i cristiani hanno l’obbligo di accertarsi se ciò che credono e praticano è veramente quello che Dio ha comandato (cfr. 1Giovanni 5:3; 1Tessalonicesi 5:21; Atti 17:11).
     
    Al contrario Gesù non pensò né si comportò mai in questo modo. Quando si trovò sotto pressione emotiva (più o meno come accadde a Saul) e chiese a Dio di liberarlo dall’accusa infamante di cui era fatto oggetto, egli umilmente disse: “Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà” (Luca 22:42).
    Come Gesù, anche noi dimostriamo di amare Dio ubbidendogli in ogni cosa. “In questo sta l'amore: nel camminare secondo i suoi comandamenti”, scrisse l’apostolo Giovanni (2 Giovanni 6). Notiamo bene cosa dice l’apostolo: “camminare secondo i suoi comandamenti”, non dice “secondo la Tradizione” degli uomini, che Cristo peraltro condannò, neanche “secondo qualche Magistero” umano e neppure “secondo qualche Catechismo” inventato da esseri umani. Quelli che amano davvero Dio non si comportano secondo il loro modo di vedere le cose né seguono insegnamenti di altri uomini ma si lasciano guidare da Lui. Riconoscendo di non essere in grado di dirigere i propri passi, confidano nella sapienza di Dio e si sottomettono alla sua guida amorevole (cfr. Geremia 10:23). Sono come quegli antichi bereani che esaminavano con attenzione le Scritture per comprendere più a fondo la volontà di Dio, accertandosi che effettivamente quello che credevano e facevano era scritto nella sua Parola (cfr. Atti 17:11; Salmo 119:105,VR e Di - 118:105,CEI).
    Noi l’abbiamo mai fatto?

    Se amiamo Dio ci manteniamo separati dal mondo

    In una delle sue ultime preghiere a favore dei suoi discepoli Gesù disse: “Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché non sono del mondo, come neppure io sono del mondo … Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo” (Giovanni 17:14,16).
    A chi si riferiva Gesù parlando del “mondo”?
    Alla ingiusta società umana che si è allontanata da Dio e dalla sua volontà (cfr. Efesini 2:2).
    Gesù fu rigettato, odiato e addirittura perseguitato da questo “mondo”. I governanti di questo “mondo” lo processarono e lo condannarono a morte! E parte di quel “mondo”, purtroppo, era composto anche da persone che affermavano di adorare Dio.
    Egli disse che lo stesso “mondo” avrebbe odiato e perseguitato anche i suoi discepoli.
    Perché questo? Perché “tutto il mondo giace sotto il potere del maligno” (1Giovanni 5:19).
    Quando, dunque, vediamo le chiese cosiddette “cristiane” fare concordati con i governi di questo “mondo” alienato da Dio e dal suo Regno o quando vediamo i capi di tali chiese stringere amicizia con i governanti di questo “mondo”, cosa dobbiamo pensare? Quando essi sono ricevuti con tutti gli onori dai rappresentanti politici, dai picchetti militari, da esponenti della corrotta finanza di questo “mondo”, come possiamo immaginare che essi lo facciano nel nome di quel Cristo che disse “io non sono del mondo”? Quando queste stesse chiese incitano alla violenza sostenendo le guerre dei governanti di questo “mondo” e benedicendo le armi dei loro eserciti come possiamo credere che sono dalla parte del Principe della pace, Gesù? (cfr. Isaia 9:6; Apocalisse 18:9-13; 19:17,18).
     
    Una differenza sostanziale e significativa!
     
       
     
    Nel I secolo i soldati romani portarono Gesù in catene dal governatore Pilato per essere processato e condannato a morte perché predicava il Regno di Dio (cfr. Luca 4:43; Giovanni 18:36,37). In seguito lo scortarono al patibolo sul quale affissero un cartello con la scritta “Gesù il Nazareno, il re dei giudei” (Giovanni 19:19). Il suo rapporto con i rappresentanti del dominio dell’uomo fu sempre conflittuale perché, nella controversia del dominio universale, fino alla fine Gesù si schierò dalla parte della Sovranità di Dio.
    Oggi i soldati “romani” scortano i capi del cristianesimo apostata mentre vanno ad omaggiare i rappresentanti del dominio dell’uomo con i quali intrattengono rapporti di amicizia e ricevono anche l’ “onore” delle armi. Nella controversia della sovranità universale essi si sono schierati dalla parte del dominio di Satana che manovra i governi dell’uomo (cfr. Matteo 4:8,9; 1Giovanni 5:19; Giacomo 4:4).
     
       
     
    La storia di queste chiese dimostra che esse non si sono mantenute separate dal “mondo” perciò si sono squalificate come seguaci di Cristo e come adoratori di Dio.
    Dopo la morte degli apostoli cristiani del I secolo molti “vescovi” (greco epìskopous) della chiesa apostatarono e deviarono sempre più dagli insegnamenti di Cristo, proprio come la Parola di Dio aveva predetto (Atti 20:29,30; 1Timoteo 4:1-3). La chiesa, ormai corrotta, finì per legarsi sempre di più allo Stato secolare finché, nel IV secolo l’imperatore romano Costantino non le conferì il ruolo di chiesa di Stato. In tale ruolo ha partecipato ai più imponenti bagni di sangue della storia. Persino l’opera di evangelizzazione è stata compiuta con la forza delle armi negli interessi delle forze politiche e commerciali del “mondo” come, per esempio, è accaduto con gli indios dell’America latina e i nativi del Nord-America
    I cristiani del I secolo, pur se nascosti dalle zizzanie del falso cristianesimo che iniziavano a crescere in mezzo a loro (cfr. Matteo 13:24-30,36-42), si sono sempre distinti perché si sono mantenuti completamente separati dal “mondo”, rimanendo rigorosamente neutrali per quanto riguarda gli affari politici e militari. Si sono sempre rifiutati di imbracciare le armi contro il prossimo. La storia indica chiaramente che essi non si unirono né ai movimenti nazionalisti giudei né agli eserciti imperiali di Roma. Nello stesso tempo non cercarono mai di dire ai capi politici cosa dovevano fare. Rifiutarsi di andare in guerra non è stato facile per loro. Nel I secolo andava contro il pensiero comune di quel tempo. Celso, un nemico del cristianesimo, mise in ridicolo la loro posizione. Secondo lui tutti dovevano andare in guerra quando chi era al potere lo richiedeva. Nonostante l’immensa ostilità che incontrarono, i primi cristiani si rifiutarono di seguire qualsiasi filosofia umana contraddicesse gli insegnamenti di Cristo. Ogni volta essi dissero: “Dobbiamo ubbidire a Dio come governante anziché agli uomini” (Atti 4:19; 5:29).
    Si può dire la stessa cosa di quei milioni e milioni di cosiddetti “cristiani” che in ogni tempo hanno impugnato le armi, combattendo e uccidendo perfino i loro "fretelli" in fede, spesso guidati da esponenti del clero?
    Il comando divino di mantenersi separati dal mondo ha a che fare con la controversia iniziata in Eden, quando Satana sfidò il diritto di Dio di governare sulle sue creature dando inizio all’inimicizia fra la simbolica donna, cioè la santa organizzazione di Dio, con il suo seme Cristo Gesù, e il Diavolo, “il dio di questo mondo” e il suo seme, cioè gli oppositori del Regno di Dio (cfr. Genesi 3:15; Galati 3:16; 4:21-31; Giovanni 8:44).
    Perciò i seguaci di Gesù Cristo, se veramente amano Dio, devono mantenersi separati da ogni forma di nazionalismo e dalla politica del “mondo” di Satana perché questa si oppone al Regno di Dio.
    Un’altra parte del mondo di Satana è la falsa religione, specialmente il falso cristianesimo con il quale ha ingabbiato le persone in una forma di adorazione solo esteriore e ritualistica, allontanandole dalla verità.
    Se amiamo Dio cerchiamo la verità e la difendiamo
    Gesù disse ai suoi discepoli: “conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Giovanni 8:32).
    Da cosa dovevano essere liberati?
    Ciò che scrisse l’apostolo Paolo ai suoi conservi cristiani ci aiuta a capirlo. Egli disse: “Badate che nessuno vi inganni con la sua filosofia e con vuoti raggiri ispirati alla tradizione umana, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo” (Colossesi 2:8).
    Quei discepoli a cui Gesù parlava appartenevano ad una nazione che credeva in Dio, essi avevano la sua Parola scritta, avevano la sua Legge e le sue preziose profezie. Tuttavia avevano anche un grosso problema: i capi religiosi di quella nazione avevano annullato la Parola di Dio dando più importanza alla loro tradizione orale e a insegnamenti di origine umana che non avevano nulla a che fare con le verità scritte nella Parola di Dio (cfr. Matteo 15:6-9; Salmo 119:160,VR e Di - 118:160,CEI; Giovanni 17:17).
    Quegli insegnamenti di origine umana avevano posto un grave fardello sulle spalle di quelle persone, obbligandole a seguire false speranze e a osservare tutta una serie di rituali e di complicati cerimoniali che li rendevano letteralmente schiavi dei loro capi religiosi (cfr. Matteo 23:4).
    Dopo la fine della nazione d’Israele, avvenuta nel 70 d.C., il sistema farisaico fu progressivamente sostituito dal falso cristianesimo che pian piano Satana introdusse nella chiesa. Anche questo si sviluppò grazie ad uomini ipocriti a cui piaceva signoreggiare sui loro conservi cristiani (cfr. Atti 20:29,30; 1Timoteo 4:1-3). Anziché attenersi alla verità esposta nella Parola di Dio, per garantirsi il loro potere sulle masse di pagani che si rivolgevano al cristianesimo e, soprattutto, per non inimicarsi i loro corrotti governanti, quegli uomini ipocriti si volsero alla filosofia pagana per attingere i loro falsi insegnamenti. Tirarono, così, fuori dottrine che nulla avevano a che fare con la volontà di Dio e con le speranze che con la venuta del Cristo ora potevano realizzarsi.
    Così, ad esempio, contrariamente a quanto insegna la Parola di Dio, hanno preso dalla filosofia greca l’insegnamento di un’anima immortale che sopravvive alla morte del corpo per andare a vivere in un ipotetico aldilà costruendoci sopra un castello di altre menzogne e di rituali il cui unico scopo è quello di controllare e dominare le coscienze delle persone. Mi riferisco all’Inferno come luogo di tormento eterno per le ‘anime’ dei cattivi, alla dottrina del Purgatorio quale parcheggio di ‘anime’ incerte, ai riti funebri, alle messe per i defunti. Tutti insegnamenti di ispirazione diabolica per screditare la persona di Dio e allontanare i credenti dal suo vero proposito per coloro che si addormentano nella morte: riportarli in vita mediante la risurrezione e farli vivere per sempre su una Terra trasformata di nuovo in un Paradiso, come era il suo originale proposito (cfr. Ecclesiaste 9:5,6,10; Giovanni 5:28,29; Salmo 37:9-11,29, VR e Di - 36:9-11,29,CEI; Genesi 1:28).
    E’ un messaggio di morte quello che passa attraverso questo falso insegnamento e c’è da rabbrividire nel leggere in giro pensieri, dettati solo da una preoccupante esaltazione mistica, come questo: “Sorella morte corporale. Come è cieco il mondo nella sua angoscia di fronte alla morte! La morte è un avvenimento che porta felicità. Morire significa andare da Dio e vederlo! O morte tanto lunga attesa, portami presto dal mio Diletto … - B. Maria di Gesù Crocifisso” … Sorella morte?! … Non la vedeva certo così l’apostolo che scrisse: “L'ultimo nemico che sarà distrutto è la morte” (1Corinzi 15:26). La morte è la grande nemica dell’uomo ed è la conseguenza del peccato; è stata causata dal Diavolo non può esserci assolutamente nulla di positivo in essa (cfr. Romani 5:12; 6:23). Conoscere la verità esposta nella Parola di Dio sulla reale condizione dei morti e sulla loro speranza libera dalla paura dei morti, che è in realtà una paura dell’ignoto, perché per molti la morte è un ‘mistero’; libera dalla terribile disperazione causata dalla morte di una persona cara mentre la speranza della risurrezione attenua il cordoglio e rende molto più sopportabile il dolore di tale perdita; libera da riti superstiziosi relativi ai morti, dalla preoccupazione di maledizioni, di presagi, dal fare costosi sacrifici per placare o aiutare i defunti. Infine libererà dalla morte stessa, poiché è scritto che presto, grazie al Regno di Dio, “non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate (Apocalisse 21:4). Si, Dio eliminerà per sempre “sorella morte” e i suoi macabri parenti!
    Per fare un altro esempio, dalla filosofia greca hanno preso anche l’insegnamento di un dio trino e, poiché: “né la parola Trinità, né l’esplicita dottrina in quanto tale, compare nel Nuovo Testamento, e neppure Gesù e i suoi seguaci intendevano contraddire lo Shema del Vecchio Testamento: ‘Ascolta, o Israele: Il Signore nostro Dio è un unico Signore’ (Deut. 6:4)” [Encyclopædia Britannica, ed. 1976], non potendola giustificare alla luce delle Sacre Scritture e dei suoi chiari insegnamenti circa la relazione che esiste tra Dio e Cristo (cfr. Matteo 3:17; Marco 12:29; Giovanni 5:19; 14:28; 1Corinzi 8:6; 15:27,28), l’hanno, altresì, definita ‘un mistero’. E’ interessante, a questo proposito, notare cosa disse l’apostolo Paolo ai filosofi riuniti nell’Aeròpago di Atene: “passando in rassegna e osservando gli oggetti del vostro culto, ho trovato anche un altare sul quale era scritto: ‘al Dio sconosciuto’" (Atti 17:23). Il Dio di Platone e degli altri filosofi greci era un’“idea” suprema e senza nome. Un vero “mistero”. Fu questo Dio misterioso e non conoscibile della teoria platonica di una triade divina che gli apostati dei primi secoli cominciarono ad insegnare come dottrina primaria della chiesa. Questa dottrina pagana pure ha fatto da base ad un castello di altre menzogne, rendendo le persone schiave di falsi insegnamenti e pratiche religiose che nulla hanno a che fare con il vero cristianesimo, come quelli relativi a Maria, la madre di Gesù, indicata anche quale Madre di Dio, la sua conseguente venerazione con l’uso di immagini in aperto contrasto con la vera adorazione (cfr. Atti 17:29), nonché i ‘misteri’ delle apparizioni mariane, il dogma della sua immacolata concezione e della sua assunzione in cielo con il corpo. Nessuno di questi insegnamenti è contenuto nelle Sacre Scritture, essi appartengono tutti alla tradizione umana, quella stessa tradizione ripetutamente condannata da Cristo e dai suoi apostoli.
     
     
    Il catechismo della Chiesa Cattolica dice riguardo alla Trinità:
    “Noi non confessiamo tre dèi, ma un Dio solo in tre Persone: «la Trinità consostanziale». Le Persone divine non si dividono l'unica divinità, ma ciascuna di esse è Dio tutto intero: «Il Padre è tutto ciò che è il Figlio, il Figlio tutto ciò che è il Padre, lo Spirito Santo tutto ciò che è il Padre e il Figlio» … essi infatti sono realmente distinti tra loro: « Il Figlio non è il Padre, il Padre non è il Figlio, e lo Spirito Santo non è il Padre o il Figlio».
    A sostegno di questo astruso concetto non viene citato un solo versetto della Sacra Scrittura ma  un tale San Gregorio Nazianzeno, vescovo di Costantinopoli, detto anche «il Teologo», il quale dichiarò: “Vi do una sola divinità e potenza, che è Uno in Tre, e contiene i Tre in modo distinto. Divinità senza differenza di sostanza o di natura, senza grado superiore che eleva, o inferiore che abbassa [...]. Di tre infiniti è l'infinita connaturalità. Ciascuno considerato in sé è Dio tutto intiero [...]. Dio le tre Persone considerate insieme [...]” (Catechismo della Chiesa Cattolica - Parte I - Sezione II - Capitolo I - Articolo I).
    In netto contrasto con tale dichiarazione abbiamo quella di Gesù, riportata nei vangeli, che disse: “il Padre è maggiore di me” (Giovanni 14:28). Perciò egli pregava il Padre e suo Dio (cfr. Giovanni 20:17). Gesù non pretese mai di essere uguale a Dio.
     
    Lo scopo di questi falsi insegnamenti è dichiarato proprio nelle Scritture: “il dio di questo mondo ha accecato la mente incredula, perché non vedano lo splendore del glorioso vangelo di Cristo che è immagine di Dio” (2Corinzi 4:4). Il “vangelo di Cristo” è un messaggio di vita! Egli disse, infatti, “Io sono la via, la verità e la vita” (Giovanni 14:6). Le menzogne ispirate dal Diavolo portano alla morte perché “egli è stato omicida fin dal principio e non si è attenuto alla verità, perché non c'è verità in lui. Quando dice il falso, parla di quel che è suo perché è bugiardo e padre della menzogna” (Giovanni 8:44).
    Il dogma della Trinità non viene menzionato, neanche per una volta, nella Parola di Dio. È solo frutto di un’“elaborazione teologica” posteriore di secoli al tempo di Gesù, e fu imposto con la minaccia di morte al rogo. Ha degradato l’adorazione dell’Essere supremo, facendo credere in un mistero, ha causato disunione tra i credenti e tanta confusione dottrinale. E’ anche a causa di questo dogma che il nome personale di Dio è stato fatto sparire dalla Sacra Scrittura. La verità intorno al vero ruolo di Dio, il Padre, a quello di Gesù, il Figlio, ci libera dal credere e praticare cose che Dio condanna, ci aiuta a rendere “sacro servizio” a Dio, anziché alla creazione (cfr. Romani 1:25).
    Non è mia intenzione, scrivendo queste cose, offendere la fede di tante persone sincere che credono a tali insegnamenti antiscritturali. Ho molto rispetto per loro, come lo aveva Cristo per i suoi connazionali ingannati dai capi religiosi del suo tempo (cfr. Matteo 9:36). Ma mediante il suo profeta Zaccaria Dio ha fatto scrivere: “Queste sono le cose che dovete fare: parlate in verità ciascuno al suo prossimo. Alle vostre porte date giudizi secondo verità, giustizia e pace” (Zaccaria 8:16).
    Perciò non mi sento di assumere quell’aria santocchiana, che spesso mi capita di leggere in blog dedicati, dove in nome di un mero sentimentalismo del tutto personale, che si tenta di far passare per vero amore, si giustifica e si condona ogni sorta di sopraffazione della verità contenuta nelle Sacre Scritture con una eloquente e copiosa diffusione di tradizioni e insegnamenti di origine umana. Non è con le parole che dimostriamo il nostro amore per Dio e per il nostro prossimo! Sono i fatti a dimostrarlo (cfr. 1Giovanni 3:18).
    Dio ci esorta, dunque, a perseguire la verità esposta nella sua Parola e ci assicura che non ascolta le preghiere, per quanto dichiarate con passione, di quelli che tentano di nasconderla (cfr. Salmo 119:160,VR e Di - 118:160,CEI; Giovanni 17:17; Efesini 4:15,25; Proverbi 28:9).
    Non dimentichiamo, dunque, l’esempio perfetto di Cristo, se veramente vogliamo essere suoi discepoli:
    Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce” - Giovanni 18:37.