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September 28 VENERDI, SABATO O DOMENICA ?Venerdì scorso mi trovai a passare nella zona di Monte Antenne a Roma, dov’è la Moschea islamica, e ho notato intorno all’edificio un insolito assembramento di persone, molto multietnico, così mi sono ricordato che il venerdì per i musulmani è il Giorno dell’Assemblea o della preghiera collettiva in cui ciascun fedele ha l’obbligo di lasciare ogni altra attività e accorrere nella Moschea a pregare. Nella maggioranza dei paesi islamici il venerdì è, infatti, il giorno di riposo settimanale da dedicare alla propria fede.
Sabato mattina transitando in Via Padova, sempre a Roma, ho notato anche lì un assembramento di persone dall’aspetto inconfondibile, perché tutti gli uomini indossavano la kippah, il classico zuccotto ebraico. Lì, infatti, un ex cinema è stato trasformato in una Sinagoga dove ogni sabato i fedeli di religione ebraica vanno ad ascoltare la lettura della Torah e a pregare. In Israele è, quindi, il sabato il giorno di riposo da dedicare ad attività religiose.
Stamani, domenica, mentre andavo, come mio solito, a comprare il giornale, mi sono imbattuto in un altro assembramento di persone che usciva dalla Chiesa del quartiere dove aveva assistito alla Messa cattolica. Già, perché per i “cristiani” (ma non tutti, fanno eccezione, ad esempio, gli Avventisti che osservano il sabato) il giorno di riposo da dedicare ai riti della propria fede è la domenica.
Queste tre religioni sono considerate le tre grandi religioni monoteiste del mondo con una “radice” comune, che è costituita dal considerare sacri, per la propria fede, i primi cinque libri della Bibbia, il cosiddetto Pentateuco, tra cui Genesi, il primo libro, che contiene anche il primo riferimento religioso ad un giorno di riposo settimanale, poiché vi leggiamo: “Dio benedisse il settimo giorno e lo santificò, perché in esso Dio si riposò da tutta l'opera che aveva creata e fatta” (Genesi 2:3).
Tutte e tre le religioni summenzionate fanno ideologicamente risalire i loro giorni di riposo a questo racconto di Genesi ma, come si può notare, non c’è unità di pensiero tra di esse, che pure asseriscono di adorare lo stesso Creatore. Ciascuna ha inteso interpretare in modo diverso dalle altre un avvenimento che è considerato basilare per vivere la propria fede. Questo è un aspetto davvero strano dal punto di vista di quel Creatore che ha fatto anche scrivere: “Ecco, quanto è buono e quanto è piacevole, che i fratelli dimorino assieme nell'unità” (Salmo 133:1,Di).
Nell’Islam il venerdì è considerato sacro perché secondo il profeta Muhammad (Maometto) è “il miglior giorno nel quale vi sorge il sole … in questo giorno fu creato Adamo, e nello stesso giorno entrò il Paradiso e sempre lo stesso giorno ne uscì e il Giorno del Giudizio non cadrà che durante il venerdì”. Pertanto nel libro sacro dei musulmani, il Corano, nella Sura Aljum’a, v. 9, è scritto: “O credenti, quando viene fatto l'annuncio per l'orazione del Venerdì, accorrete al ricordo di Allah e lasciate ogni traffico. Ciò è meglio per voi, se lo sapeste”. Dunque, cinque sono gli eventi importanti che sarebbero accaduti in questo giorno per renderlo, come disse Maometto, “il padrone dei giorni”: 1) Dio creò Adamo; 2) Dio fece scendere Adamo sulla terra; 3) in esso morì Adamo; 4) in questo giorno vi e’ un ora nella quale Dio accetta tutte le invocazioni del Suo servo, tranne quelle illecite e 5) in questo giorno cadrà il Giorno del Giudizio.
Per gli Ebrei la prescrizione del sabato vien fatta risalire al quarto dei Dieci Comandamenti dati per mezzo di Mosè che diceva: “Ricordati del giorno di sabato per santificarlo … il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: tu non farai alcun lavoro … Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il giorno settimo. Perciò il Signore ha benedetto il giorno di sabato e lo ha dichiarato sacro” (Esodo 20:8-11). Nella disposizione della Legge il sabato doveva essere un giorno di completo riposo e chi lo violava era punito con la morte (cfr. Esodo 35:1-3). Pertanto, in tutto il mondo gli ebrei osservano scrupolosamente il sabato dal tramonto del venerdì al tramonto del sabato. Di sabato, ad esempio, la compagnia di bandiera israeliana non effettua voli e in certe città i trasporti pubblici si fermano. A Gerusalemme i tradizionalisti sbarrano certe strade per bloccare tutto il traffico che considerano illecito.
La domenica ha sostituito nel mondo cosiddetto “cristiano” il sabato ebraico. Si fa risalire questa disposizione a quanto è narrato in Atti 20:7, dov’è scritto “Il primo giorno della settimana ci eravamo riuniti a spezzare il pane e Paolo conversava con loro; e poiché doveva partire il giorno dopo, prolungò la conversazione fino a mezzanotte”, a ciò che scrisse l’apostolo in 1Corinzi 16:22: “Ogni primo giorno della settimana ciascuno metta da parte ciò che gli è riuscito di risparmiare, perché non si facciano le collette proprio quando verrò io” e a quanto riportato in Apocalisse 1:10,11 dov’è scritto: “Rapito in estasi, nel giorno del Signore, udii dietro di me una voce potente, come di tromba, che diceva: Quello che vedi, scrivilo in un libro e mandalo alle sette Chiese: a Efeso, a Smirne, a Pèrgamo, a Tiàtira, a Sardi, a Filadèlfia e a Laodicèa”. Così dall’espressione greca tèi kyriakèi hemèrai “il giorno del Signore” di questo versetto è stata tratta la parola latina dies dominicus da cui “domenica”.
Poiché si afferma che tutte queste diverse e divisive “interpretazioni” siano tratte da un unico libro, la Parola di Dio, e poiché sembra del tutto improbabile che ciò sia approvato dal suo divino Autore, colui che ha fatto scrivere riguardo ai suoi adoratori: “Li porrò in unità, come un gregge in un recinto” (Michea 2:12), mi son preso la briga di andare personalmente a leggere nelle Sacre Scritture qual è il reale significato di Genesi 2:3. Riporto di seguito i risultati della mia ricerca.
Il giorno menzionato in questo versetto è il settimo di un periodo creativo preceduto da altri sei giorni. Se ne può dedurre che esso era inseparabilmente connesso ai precedenti sei “giorni” creativi ed era della stessa durata di tempo di quei “giorni” precedenti.
Ma c’è una differenza rispetto alla narrazione relativa agli altri giorni: il racconto del settimo giorno non si conclude con le parole degli altri sei giorni: “E fu sera e fu mattina: primo giorno … un secondo giorno … un terzo giorno … un quarto giorno … un quinto giorno … un sesto giorno” (Genesi 1:3,6,12,19,23,31). La mancanza di tali parole terminali indica che il settimo “giorno” creativo non era ancora finito al tempo in cui il profeta Mosè finì di scrivere il Pentateuco o i primi cinque libri della Bibbia, nell’anno 2553 Anno Mundi o 1473 a.C. Ancora più tardi il salmista Davide parla della possibilità di entrare nel riposo di Dio, nel Salmo 95:7-11 (VR e Di - 94:7-11, CEI) o nell’anno 2989 A.M. o 1037 a.C. Perciò quel “settimo giorno” creativo, a quel tempo, non era ancora terminato. Ciò indica che Genesi 2:1-3, parlando del giorno di riposo di Dio, non parlava di un letterale giorno di ventiquattro ore ma di un periodo di tempo molto più lungo, come evidentemente lo erano stati gli altri sei giorni.
Che il racconto di Genesi 2:1-3 non parli del “settimo giorno” come di un letterale giorno di ventiquattro ore si comprende anche dall’uso che si fa della parola “giorno” nel versetto successivo. Ivi, in Genesi 2:4, è scritto: “Queste sono le origini dei cieli e della terra quando furono creati. Nel giorno che Dio il Signore fece la terra e i cieli”. Quel “giorno” comprese tutti i sei “giorni” creativi, come sono descritti nell’intero capitolo 1 di Genesi.
[Questo risponde anche alle obiezioni dei denigratori del racconto biblico sulla creazione che ritengono un giorno di 24 ore inconciliabile con le “ere” scientifiche].
Quel racconto non si conclude neanche con la frase comune a tutti gli altri sei: “Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona” (Genesi 1:31). Questo perché quel giorno fu violato dalla ribellione di parte delle creature angeliche e della prima coppia umana che impedì allora la realizzazione del proposito di Dio di far vivere per sempre sulla terra una razza umana perfetta e felice (Genesi 3:1-24).
Ma Dio non ha mai abbandonato quel suo originale proposito (cfr. Salmo 37:10,11,29, VR e Di – 36:10,11,29,CEI) perciò dovrà per certo mostrare alla fine del settimo “giorno” creativo che la sua benedizione anche su questo giorno avrà avuto per il genere umano vero valore. Dovrà mostrare che questo “settimo giorno” sarà stato davvero sacro, santo, e che il suo “riposo” riguardo alla certezza dell’adempimento del suo proposito non sarà stato turbato (cfr. Isaia 55:11).
Dallo stato di cose del genere umano in questo ventunesimo secolo d.C. nulla potrebbe essere più chiaro del fatto che la realizzazione del proposito di Dio alla fine del settimo “giorno” creativo è ancora futura. Noi dunque stiamo ancora vivendo nel settimo giorno di quella lunga settimana creativa.
Quando, molti anni più tardi, nel 1513 a.C. gli Israeliti, appena liberati dalla schiavitù egiziana, erano in viaggio nel deserto verso il monte Sinai e stavano per rimanere senza viveri Dio provvide loro la manna, che trovavano per sei giorni consecutivi, ma non il settimo (Esodo 16:22-30). Fu allora che per la prima volta Dio stabilì la legge che il suo popolo si riposasse il settimo giorno. Non risulta infatti che prima di quel tempo gli uomini osservassero un giorno di riposo settimanale, neanche tra coloro che sono menzionati nella Bibbia come adoratori di Dio, quali, ad esempio, Noè o Abramo.
Lo scopo di quel comando non era tanto una formale osservanza di un giorno di riposo dalle attività lavorative, quanto quello di mostrare il proprio apprezzamento di cuore per le disposizioni di Dio riservando quel giorno specialmente a Lui per imparare la sua volontà (era quindi un giorno non di mera ritualità ma di istruzione religiosa - cfr. Luca 4:16-18) per, poi, metterla in pratica nella vita.
In seguito, come attesta il già citato Salmo 95:7-11, per la loro mancanza di fede nella realizzazione del proposito di Dio, di quegli stessi Israeliti Dio stesso disse: “Non entreranno nel mio riposo”.
L’atteggiamento negativo di quel popolo verso l’adempimento dell’originale proposito di Dio divenne di nuovo manifesto al tempo di Cristo Gesù. Essendo nato in quella nazione Gesù osservò nella sua vita tutte le disposizioni della Legge, inclusa quella del sabato (cfr. Matteo 5:17). Ma in più di una occasione fu rimproverato dagli scribi e farisei di violare la Legge poiché nel giorno di sabato aveva fatto dei miracoli. Rispondendo loro Gesù, dopo averne messo in risalto tutta l’ipocrisia, si definì “Signore del sabato” (cfr. Matteo 12:1-8; Luca 13:10-17; 14:1-6; Giovanni 5:1-16; 9:1-16). Che cosa volle dire? Semplicemente che quelle opere miracolose che egli compiva erano una prova del potere che Dio gli aveva conferito per porre rimedio alle conseguenze del peccato adamico, potere che egli avrebbe usato per restaurare l’originale proposito di Dio e fare in modo che anche del settimo giorno di riposo si potesse, nel futuro, dire “ecco, era cosa molto buona” (Genesi 1:31).
Da tutto questo si comprende che il racconto di Genesi relativo al settimo giorno di riposo di Dio, al di là delle deduzioni del tutto personali e infondate, come quelle formulate da Maometto, ha solo un significato profetico per un adempimento futuro del proposito di Dio.
Gesù stesso confermò il significato profetico di Genesi 2:3, e della successiva legge sabatica data agli Israeliti, dicendo: “Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato” (Marco 2:27).
“Una volta stava insegnando in una sinagoga il giorno di sabato. C'era là una donna che aveva da diciotto anni uno spirito che la teneva inferma; era curva e non poteva drizzarsi in nessun modo. Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: «Donna, sei libera dalla tua infermità», e le impose le mani. Subito quella si raddrizzò e glorificava Dio. Ma il capo della sinagoga, sdegnato perché Gesù aveva operato quella guarigione di sabato, rivolgendosi alla folla disse: «Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare; in quelli dunque venite a farvi curare e non in giorno di sabato». Il Signore replicò: «Ipocriti, non scioglie forse, di sabato, ciascuno di voi il bue o l'asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarsi? E questa figlia di Abramo, che satana ha tenuto legata diciott'anni, non doveva essere sciolta da questo legame in giorno di sabato?». Quando egli diceva queste cose, tutti i suoi avversari si vergognavano, mentre la folla intera esultava per tutte le meraviglie da lui compiute” - Luca 13:10-17. Sebbene osservasse la disposizione della Legge sul sabato, Gesù non si trattenne dal fare del bene il giorno di sabato. Come “Signore del sabato” egli volle dimostrare che aveva il potere, conferitogli da Dio, di restaurare il suo proposito di far vivere per sempre sulla terra una razza umana perfetta e felice, liberata da tutte le conseguenze della ribellione della prima coppia umana. In questo modo anche il settimo giorno della settimana creativa, il “giorno di riposo” sarà santificato e si potrà dire che “Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona”. I suoi apostoli e discepoli compresero bene l’insegnamento del Maestro tanto che scrissero “Nessuno dunque vi condanni più in fatto di cibo o di bevanda, o riguardo a feste, a noviluni e a sabati: tutte cose queste che sono ombra delle future; ma la realtà invece è Cristo” (Colossesi 2:16,17).
Come tanti altri aspetti cerimoniali previsti dalla Legge, anche l’osservanza del sabato aveva un significato profetico di qualcosa che doveva adempiersi nel futuro.
Nel caso del sabato, esso raffigurava il tempo in cui Cristo Gesù, con il potere conferitogli da Dio in qualità di Re del suo Regno celeste, avrebbe provveduto abbondanza di cose materiali necessarie per vivere, avrebbe ridato la vista ai ciechi, avrebbe sanato coloro che avevano difetti fisici, avrebbe guarito le persone da ogni tipo di malattia, non solo fisica ma anche spirituale, avrebbe risuscitato perfino i morti, come mostrò di saper fare mentre fu in vita sulla terra, così che anche il settimo giorno di riposo dalle attività creative di Dio venisse effettivamente santificato.
L’apostolo spiegò anche che la Legge “è stata come un precettore per condurci a Cristo” (Galati 3:24) e che perciò Cristo, con la sua morte, “abolì la Legge fatta di comandamenti in forma di precetti” (Efesini 2:14,15) e che i cristiani “erano stati sciolti dai legami della legge” (Romani 7:6).
Sotto questo aspetto, quindi, sembra del tutto fuori luogo l’ortodossia ebraica nella rigida osservanza di precetti sabatici umani (in verità già lo era al tempo di Cristo che la condannò dicendo: “Guardatevi dal lievito dei farisei, che è l'ipocrisia” – Luca 12:1).
Allo stesso modo è una interpretazione del tutto forzata quella dei cosiddetti “cristiani” che, per mera contrapposizione alla fede ebraica, hanno dichiarato la domenica “giorno del Signore”. I due versetti citati a sostegno di tale insegnamento non dimostrano in alcun modo che i cristiani del I secolo considerassero il primo giorno della settimana come il giorno delle loro principali funzioni religiose.
Il primo versetto, Atti 20:7, si limita a narrare che Paolo, i suoi compagni di viaggio e i cristiani di Troas si riunirono il primo giorno della settimana per un pasto. Visto che doveva partire il giorno dopo e non avrebbe rivisto quei fratelli per qualche tempo, Paolo solo approfittò dell’occasione per far loro un lungo discorso.
Nel secondo versetto, 1 Corinti 16:2, l’apostolo semplicemente incoraggiava i cristiani di Corinto a mettere da parte del denaro “ogni primo giorno della settimana” così da avere qualcosa da offrire come contribuzione ai fratelli della Giudea che erano nel bisogno. Lo studioso Adolf Deissmann, filologo e storico delle religioni, ipotizza che quello poteva essere il giorno di paga. Ad ogni modo, il suggerimento di Paolo era solo pratico, poiché durante la settimana il denaro poteva finire.
Per quanto riguarda la scrittura di Apocalisse 1:10,11 Willliam Edwy Vine nel suo libro Lexikon zur Bibel (Lessico della Bibbia), afferma che ‘Il Giorno del Signore’ … è il Giorno del Suo giudizio manifesto sul mondo” e, quindi, non ha nulla a che vedere con la domenica.
La storia dimostra poi che non al tempo degli apostoli e della primitiva chiesa cristiana avvenne il cambiamento dal sabato alla domenica (come abbiamo visto i cristiani si consideravano “sciolti dai legami della legge”, perciò non osservavano più il "sabato", cioè un settimanale giorno dedicato ai riti religiosi) ma qualche secolo dopo, esattamente nel IV secolo d.C. al tempo dell’imperatore pagano romano Costantino, come si attesta nel libro Lectures on the History of the Eastern Church, di Arthur Penrhyn Stanley, decano di Westminster, dove è scritto “Il permanere [ad esempio nell’inglese Sunday e nel tedesco Sonntag] dell’antico nome pagano di ‘Dies Solis’, o ‘giorno del sole’, nel giorno festivo settimanale cristiano è in gran parte dovuto al connubio fra sentimento pagano e [cosiddetto] cristiano con cui Costantino [in un editto del 321 d.C.] raccomandò ai suoi sudditi, sia pagani che cristiani, il primo giorno della settimana come ‘venerando giorno del Sole’ … Era il suo modo per armonizzare le discordanti religioni dell’impero sotto un’unica istituzione”.
I cristiani, dunque, anziché disputare e dividersi sull’osservanza rituale di un settimanale giorno di riposo, devono abbandonare quell’attitudine d’incredulità nei confronti del dichiarato proposito di Dio di far vivere per sempre le sue creature sulla terra in condizioni paradisiache, attitudine simile a quella che impedì alla maggioranza degli Israeliti usciti dall’Egitto di entrare nel ‘riposo di Dio’, nella Terra Promessa. Ancora tramite l’apostolo Paolo Dio ha fatto scrivere che “resta dunque un riposo di sabato per il popolo di Dio”, nel senso che essi riceveranno l’adempimento delle promesse profetizzate con la legge sabatica “se ascoltano la sua voce, non induriscono i loro cuori” (Ebrei 4:7-9).
Il Regno di Dio, simboleggiato dalla disposizione sabatica della Legge mosaica, applicherà i benefici del sacrificio di Cristo Gesù e annullerà gli effetti del peccato adamico. Sarà un tempo di restaurazione dell’originale proposito di Dio e gli uomini potranno vivere per sempre sulla terra resa di nuovo un paradiso - Apocalisse 21:3,4 I veri cristiani devono, quindi, osservare il “riposo” sabatico non solo un particolare giorno della settimana ma tutti i giorni; essi devono “riposarsi” dalle “opere di incredulità” (Ebrei 4:6) e specialmente dagli sforzi di giustificarsi dinanzi a Dio solo facendo opere buone o caritatevoli ma disinteressandosi di essere istruiti intorno alla sua volontà per metterla in pratica nella propria vita perché, come disse Cristo Gesù stesso: “Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli” (Matteo 7:21).
September 20 LA RELIGIONE FA POLITICA. E' QUESTA LA VOLONTA' DI DIO ?Durante la sua recente visita in Sardegna il Papa Benedetto XVI ha dichiarato che in Italia serve una “nuova generazione” di politici cattolici, che abbiano “rigore morale” e “competenza”.
E’ davvero molto sorprendente questa dichiarazione considerato che nel nostro paese si sono susseguiti per oltre mezzo secolo governi formati in maggioranza da politici cattolici, inclusi gli attuali governanti, che, evidentemente, a parere del Papa, hanno governato, e tutt’ora amministrano, “senza rigore morale” e da “incompetenti”.
In effetti i risultati supportano in pieno una tale conclusione se teniamo conto dello sfacelo morale, economico e sociale in cui versa oggi questa nazione e dei tanti scandali sorti dalla corruzione e dalle azioni di interesse giudiziario che hanno implicato molti di tali politici.
Poiché questi argomenti sono sotto gli occhi di tutti, non mi soffermo nel trattare questo aspetto quanto, però, vorrei entrare nel merito, cioè considerare da un punto di vista puramente dottrinale la dichiarazione papale.
Questo appello all’impegno politico dei cattolici non è del tutto inedito. Già qualche decennio fa, esattamente nel maggio 1971, l’allora Papa Paolo VI rese pubblica una lunga “lettera apostolica” inviata al cardinale Roy, arcivescovo del Quebec, con la quale, riguardo alla veduta cattolica della politica, diceva: “Spetta alle comunità cristiane analizzare obiettivamente … quali scelte e impegni dovrebbero giustamente essere assunti per portare i cambiamenti sociali, politici ed economici che sono necessari e spesso urgenti … È dovere del cristiano partecipare a questa ricerca e all’organizzazione e alla vita della società politica”.
Recentemente è stato pubblicato un libro di Charles Joseph Chaput, cappuccino e arcivescovo di Denver, intitolato Render Unto Caesar. Serving the Nation by Living Our Catholic Beliefs in Political Life (Date a Cesare quel che è di Cesare. Servire la nazione vivendo il nostro credo cattolico nella vita politica) nel quale l’autore dichiara; "La Chiesa non rivendica il diritto di dominare la dimensione secolare, ma ha tutto il diritto - di fatto l'obbligo - di impegnare l'autorità secolare e di sfidare quanti la esercitano a soddisfare le esigenze di giustizia. In questo senso, la Chiesa Cattolica non può stare, non è mai stata e non starà mai ‘fuori dalla politica’. La politica implica l'esercizio del potere. L'uso del potere ha un contenuto morale e conseguenze umane. Il benessere e il destino della persona umana sono decisamente materia, e speciale competenza, della comunità cristiana".
Il modo di intendere la politica da parte della Chiesa Cattolica è stato ulteriormente messo in risalto qualche anno fa da una “Nota dottrinale” redatta dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, Dicastero del Vaticano presieduto dall’allora Cardinale Joseph Ratzinger, “indirizzata ai Vescovi della Chiesa Cattolica e, in special modo, ai politici cattolici e a tutti i fedeli laici chiamati alla partecipazione della vita pubblica e politica nelle società democratiche”. Questa nota, dopo aver ribadito che “fondamentale insegnamento del Concilio Vaticano II è che «i fedeli laici non possono affatto abdicare alla partecipazione alla “politica”, ossia alla molteplice e varia azione economica, sociale, legislativa, amministrativa e culturale destinata a promuovere organicamente e istituzionalmente il bene comune», che comprende la promozione e la difesa di beni, quali l’ordine pubblico e la pace, la libertà e l’uguaglianza, il rispetto della vita umana e dell’ambiente, la giustizia, la solidarietà, ecc”, spiegava che la “concezione relativista del pluralismo nulla ha a che vedere con la legittima libertà dei cittadini cattolici di scegliere, tra le opinioni politiche compatibili con la fede e la legge morale naturale, quella che secondo il proprio criterio meglio si adegua alle esigenze del bene comune … Dalla concretezza della realizzazione e dalla diversità delle circostanze scaturisce generalmente la pluralità di orientamenti e di soluzioni [accipicchia! … ma è esattamente il contrario di quello che pensa Dio! - cfr. con 1Corinzi 1:10, n.d.r.] che debbono però essere moralmente accettabili. Non è compito della Chiesa formulare soluzioni concrete — e meno ancora soluzioni uniche — per questioni temporali che Dio ha lasciato al libero e responsabile giudizio di ciascuno, anche se è suo diritto e dovere pronunciare giudizi morali su realtà temporali quando ciò sia richiesto dalla fede o dalla legge morale”. In altre parole i cattolici possono impegnarsi in politica anche sostenendo diverse ideologie, purché rispettino quella che è la “morale secondo la Chiesa Cattolica” in ordine, ad esempio, a temi quali l’aborto e l’eutanasia, il matrimonio monogamico tra persone di sesso diverso, il divorzio, la libertà di educazione per i propri figli da parte dei genitori (leggi finanziamenti alle scuole cattoliche), lo sviluppo per un’economia che sia al servizio della persona e del bene comune (leggi finanziamenti alla Chiesa Cattolica), ecc.
Così ritroviamo, in politica cattolici “di destra”, cattolici “di sinistra”, cattolici “di centro” che spesso, però, sono in contrasto tra di loro su temi di vitale importanza della vita sociale; e non a caso, dunque, è stato coniato il detto “Cafeteria Catholicism” o “Cattolicesimo à la carte” perché ognuno può valutare le questioni della vita “secondo il proprio criterio”, o secondo la propria esperienza, la propria cultura, il proprio punto di vista personale, e tutto è tollerato purché, alla fine, non si ledano quelli che sono i veri interessi della Curia ecclesiale: mantenere il potere politico-economico-morale sulle coscienze con dogmi e prese di posizioni spesso inspiegabili e irrazionali.
Per raggiungere tali obiettivi sono state perfino create organizzazioni il cui compito è quello di influenzare e, se possibile, controllare gli elementi politici (tipo Azione Cattolica, Comunione e Liberazione e altre di cui un esempio notevole è l’Opus Dei (latino, Opera di Dio), un’organizzazione cattolica con finalità non apertamente dichiarate che gode attualmente del favore del Papa e che, secondo lo scrittore Lawrence Lader, è “interamente votata all’anticomunismo e alla politica di destra”. La sua tattica consiste nel prendere il fior fiore dei giovani intellettuali cattolici attraverso i suoi istituti di istruzione superiore e le sue università per poi far mettere i suoi uomini in posizioni preminenti e di responsabilità nel governo, nel mondo della finanza e nei mass-media (ecco così spiegato l'enorme interesse della Chiesa al finanziamento, da parte dello Stato, delle scuole private, nella quasi totalità gestite da istituzioni cattoliche).
Le altre chiese cosiddette “cristiane”, da quelle ortodosse a quelle definite spregiativamente “protestanti”, non sono da meno in quanto all’impegno politico. Basta osservare ciò che sta accadendo negli Stati Uniti per la campagna elettorale che porta all’elezione del nuovo Presidente. Sia il candidato repubblicano che quello democratico hanno dovuto confessare pubblicamente i loro “peccati” privati per soddisfare lo spirito puritano di organizzazioni, quale ad esempio, la “Christian Right”, potente associazione della destra evangelica, o la “Christian Coalition”, altra coalizione evangelica conservatrice, che orientano milioni e milioni di voti di “cristiani” appartenenti alle varie denominazioni evangeliche, determinanti per l’elezione dell’uno o dell’altro candidato. Molti degli uomini politici di quella nazione, incluso l’attuale Presidente, responsabile di una guerra pretestuosa che ha causato centinaia di migliaia di vittime innocenti, sono dichiaratamente associati a queste chiese da cui ricevono e a cui danno supporto per le reciproche azioni.
In modo simile si comportano i fedeli di religione ebraica. L’American Jewish Committee, la Anti-Defamation League, l’AIPAC (American Israel Public Affairs Committee), per menzionare solo quelle più grandi e significative organizzazioni religiose ebraiche, sono attivamente impegnate a far si che venga eletto il candidato che più dell’altro garantisce gli interessi politici dello Stato di Israele.
L’islam ci ha fatto drammaticamente rispolverare la parola “fondamentalismo” per descrivere la diabolica unità fra religione e politica. Samir Khalil Samir, docente di storia della cultura araba e di islamologia all'università St. Joseph di Beirut, in una serie di seminari ha dichiarato che “Islam ha perduto qualunque legame con la spiritualità e religiosità ed è divenuto un'ideologia "anti-divina" e "anti-umana", che cerca solo il potere”.
Già, la stessa cosa affermata dall’arcivescovo Chaput nel libro summenzionato: “La politica implica l'esercizio del potere”. Sembra sia proprio questo il leit-motiv che spinge le religioni ad interessarsi della politica, al di là delle dichiarate buone intenzioni di difendere diritti civili, giustizia sociale e le classi più povere, o della pretesa di risolvere problemi che continuano, invece, drammaticamente ad esistere e a crescere.
Questo ci ricorda molto quello che accadeva nel primo secolo con i capi religiosi del tempo di Cristo. Questi uomini, il sommo sacerdote e alcuni farisei e sadducei, formavano l’alta corte ebraica, cioè il governo politico-religioso della nazione, sebbene in quel tempo fossero sotto la dominazione romana. Turbati perché Gesù aveva risuscitato Lazzaro, ragionarono: “Se lo lasciamo fare così, riporranno tutti fede in lui, e verranno i romani e toglieranno sia il nostro luogo che la nostra nazione” (Giovanni 11:48). ‘Il nostro luogo e la nostra nazione’. Sì, si preoccupavano della loro posizione, della loro influenza e della loro autorità a dispetto di ciò che Gesù dimostrava di essere: il Messia, il promesso governante del Regno di Dio (cfr. Salmo 131:11,CEI; Daniele 2:44), colui che aveva veramente il potere di risolvere i problemi degli uomini, perfino la morte!
[Un ragionamento simile fu fatto dal Papa Pio XII al tempo della barbarie nazista che egli si rifiutò di condannare pubblicamente per “il pericolo di rappresaglie e di pressioni … al fine di evitare mali più grandi” (da I dilemmi e i silenzi di Pio XII – G. Miccoli – Ed. BUR). Ma quale male più grande poteva esserci della soppressione sistematica di milioni di vite umane inermi e innocenti?].
La commistione tra religione e politica spesso si è manifestata proprio con il diretto ingresso nei luoghi di potere di rappresentanti del clero, specialmente delle grandi religioni monoteiste, quelle che in qualche modo riconoscono la figura del Cristo. Vescovi, cardinali, pastori, rabbini, ayatollah si sono posti indifferentemente alla guida politica di intere nazioni.
Cosa ne pensano Dio e Cristo di tutto questo? E, soprattutto, dove ci porterà l’impegno politico delle religioni?
“Di nuovo il diavolo lo trasportò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria, e gli disse: «Io ti darò tutte queste cose se, prostrandoti a terra, mi adori». Allora Gesù gli disse: «Vattene Satana, poiché sta scritto: 'Adora il Signore Dio tuo e servi a lui solo'»”. – Matteo 4:8-10 Sebbene le religioni, ed in particolare quelle cosiddette “cristiane”, si siano sempre occupate di politica, negli ultimi tempi il loro impegno è cresciuto in maniera esponenziale e non passa giorno che qualche rappresentante del clero non faccia sentire la propria voce in ordine alle varie questioni della vita politica, specialmente nel nostro Paese. Perché questo?
E’ interessante leggere quel che al riguardo è stato scritto agli inizi degli anni ’70 in una rivista cattolica, America (edizione del 28/10/1972) la quale, dopo aver disaminato circa i “seri dubbi su basilari dottrine teologiche da parte di ministri protestanti”, additò una ragione simile per l’attività politica cattolica dicendo: “Molti sacerdoti e suore hanno abbandonato il loro ruolo di predicatori di un sistema con un significato (detto ‘vangelo’), e cercano di acquistare ‘importanza’ . . . nell’attività politica radicale, ciò che può (o non può) essere una conseguenza della fede, ma che certo non la sostituisce”.
Questo, dunque, pare sia il nocciolo della questione: “Seri dubbi” e mancanza di fede nell’“importanza” del vangelo spingono molti ecclesiastici, e di conseguenza i loro seguaci, a cercare altrove un “significato”. Senza fede nel valore del “vangelo del Regno di Dio” per la benedizione, la speranza e la salvezza del genere umano, credono che la riforma di un sistema di cose indubbiamente sbagliato debba attuarsi con mezzi politici umani.
Questa è la stessa situazione che si era creata al tempo di Cristo! Non era, infatti, il celeste Regno di Dio che interessava ai capi religiosi ebrei! Essi non ci credevano. Le loro speranze erano rivolte alle vicende politiche terrene del loro tempo e si aspettavano un Messia che capeggiasse la rivolta contro i romani ristabilendo immediatamente il tipico Regno di Israele. Per questo motivo rigettarono il Cristo e istigarono i loro seguaci a fare altrettanto (cfr. Matteo 23:13; 26:3,4; 27:20).
Tuttavia il “vangelo” a cui si fa riferimento nella Parola di Dio riguarda il Regno celeste di Dio che dominerà la terra, non un regno terrestre e politico stabilito dagli uomini. (cfr. Matteo 10:7). Per questo motivo Gesù disse: “Il mio regno non è di questo mondo” (Giovanni 18:36) .
Subito dopo il suo battesimo, il Diavolo tentò di coinvolgere Gesù nella politica. Satana gli offrì “tutti i regni del mondo e la loro gloria”. E’ interessante notare che Cristo non negò che tutti i governi del mondo fossero sotto l’autorità del Diavolo, anzi, in varie occasioni egli chiamò Satana “il governante di questo mondo” (cfr. Giovanni 12:31; 14:30; 16:11). Tuttavia respinse questa opportunità politica, benché avesse potuto ragionare che, con il potere politico, sarebbe stato in grado di fare del bene al popolo (Matteo 4:8-10). Ma egli non volle mai mischiare la religione con la politica. Non volle mai avere niente a che fare col sistema politico di Satana, per quanto fossero elevati e apparentemente nobili i fini per cui poteva essere impiegato.
Infatti, in seguito, quando la folla entusiasta dei miracoli da lui compiuti, cercò con la forza di farlo re, il racconto dice che egli “si ritirò di nuovo sul monte tutto solo” (Giovanni 6:15).
E quando, poi, alcuni giudei dalla mentalità politica cercarono di prenderlo in trappola su una questione politica, quella delle tasse, come si comportò Gesù? Egli sapeva che buona parte delle tasse riscosse erano impiegate dai romani per finanziare le loro guerre di conquista. Si rendeva anche conto che erano un aggravio troppo pesante per la popolazione. Poteva sembrare del tutto lecito e opportuno che egli prendesse posizione contro quella che era allora considerata dai giudei una vera ingiustizia. Avrebbe potuto anche lui fare appello a “soluzioni di sviluppo sostenibile”, come ha fatto il Papa a Cagliari, oppure fare una dichiarazione come quella firmata nel novembre 1986 da 225 vescovi cattolici negli Stati Uniti che, in parte, diceva: “L’ordinamento tributario dovrebbe essere riformato per ridurre l’onere sui poveri. . . . Coloro che hanno risorse finanziarie relativamente più grandi dovrebbero pagare tasse più alte”. Sembrano queste, alle nostre menti, motivazioni del tutto giuste e necessarie. Tuttavia Gesù rispondendo “Rendete a Cesare le cose di Cesare, ma a Dio le cose di Dio” (Marco 12:13-17), mostrò di volersi mantenere neutrale verso la politica fiscale del governo romano.
“E gli scribi e i capi sacerdoti cercarono in quella stessa ora di mettergli le mani addosso … E, dopo averlo osservato attentamente, mandarono uomini assunti in segreto perché si fingessero giusti, per sorprenderlo nel parlare, in modo da consegnarlo al governo e all’autorità del governatore. Ed essi lo interrogarono, dicendo … È lecito che paghiamo le tasse a Cesare o no?” Ma egli scoprì la loro astuzia e disse loro: “Mostratemi un denaro. Di chi porta l’immagine e l’iscrizione?” Dissero: “Di Cesare”. Egli disse loro: “Senz’altro rendete dunque a Cesare le cose di Cesare, ma a Dio le cose di Dio”. E non lo poterono sorprendere in questa parola davanti al popolo, ma, meravigliati della sua risposta, non dissero nulla” – Luca 20:19-26
Gesù Cristo rifiutò qualsiasi coinvolgimento nelle questioni politiche del suo tempo. Un commentario biblico (The New International Commentary on the New Testament) dice che “Gesù respinse recisamente ogni proposta di leadership politica”. In quel periodo c’erano fra gli ebrei accesi sentimenti nazionalistici e indubbiamente molti di coloro che videro i miracoli di Gesù pensarono a lui come a un condottiero con credenziali divine, proprio la persona ideale per guidarli contro i romani. Poiché molti ebrei non volevano pagare le tasse al governo romano, i capi sacerdoti, che fomentavano la ribellione contro il dominio romano, assoldarono degli uomini per porre a Gesù una domanda allo scopo di metterlo in difficoltà. La domanda era: ‘Dobbiamo pagare le tasse a Cesare o no?’ Era una domanda trabocchetto. Se Gesù avesse risposto: ‘Sì, dovete pagare le tasse’, molti ebrei si sarebbero irritati. Ma non poteva dire: ‘No, non pagate le tasse’ perché si sarebbe messo contro l’amministrazione romana. Gesù frustrò i disegni di quei nazionalisti “figli del diavolo” (cfr. Giovanni 8:44) con una risposta sulla quale nessuno poté trovare da ridire. Nello stesso tempo dimostrò che non si schierava con nessuna fazione e si manteneva neutrale rispetto alle vicende politiche del suo tempo.
Gesù credeva che solo il Regno di Dio, cioè un governo stabilito da Dio nelle mani del Cristo, avrebbe risolto definitivamente tutti i problemi del genere umano (cfr. Isaia 9:6,7; 11:9), perciò rivolse la mente dei suoi ascoltatori non a soluzioni politiche umane ma a quel Regno celeste insegnando loro a pregare “Padre nostro … venga il tuo Regno” e impiegò tutto il suo ministero terreno per predicare questo “vangelo del Regno” (Matteo 24:14).
E che dire dei discepoli di Gesù?
Di loro Gesù stesso disse: “Essi non fanno parte del mondo come io non faccio parte del mondo” (Giovanni 17:16).
Come intesero i discepoli di Gesù le sue parole? Uno storico del cristianesimo, Henry Chadwick, nel suo libro The Early Church scrive che la chiesa cristiana primitiva era nota per “l’indifferenza verso il possesso del potere in questo mondo” e che era una “comunità apolitica, quietista e pacifista” e che “Tra i cristiani era largamente diffusa la convinzione che nessuno di loro dovesse occupare cariche politiche”.
Si, come Cristo, anche i primi cristiani rimasero neutrali su questioni politiche e lo furono perfino riguardo a un problema sociale così scottante come quello della schiavitù, come dimostra la lettera dell’apostolo Paolo a Filemone (cfr. anche Colossesi 3:22).
Anziché occuparsi di politica, quei primi cristiani si diedero da fare per compiere l’opera di predicare “riguardo al Regno di Dio” (Atti 28:23). Nel giro di pochi decenni il loro messaggio raggiunse i confini del mondo allora conosciuto (cfr. Colossesi 1:23) Con quali risultati? Migliaia e migliaia di persone in ogni parte della terra lo accettarono e non si fecero più condizionare dalle diverse posizioni politiche rispetto a paesi di origine, razza e lingua e divennero tutti ‘fratelli e sorelle’ spirituali (cfr. Matteo 23:8 9). Gli ebrei e i gentili divenuti cristiani smisero di essere avversari e nemici. Scomparvero persino i profondi dissapori esistenti tra ebrei e samaritani grazie all’unità di intenti data dal comune impegno di annunciare “il vangelo del Regno” in cui essi tutti ora credevano. Altro che la “molteplice e varia azione economica, sociale, legislativa, amministrativa e culturale” incoraggiata dal Concilio Vaticano II e riscontrabile in quelle diverse opinioni politiche caldeggiate dalla Congregazione per la Dottrina della Fede che hanno come risultati solo la contrapposizione fra cattolici, divisi dalle varie ideologie e fazioni politiche, su questioni di vita sociale e princìpi di fede di vitale importanza come, ad esempio, aborto, matrimonio, divorzio, eutanasia, ecc., con dibattiti sterili perché basati sempre sulle opinioni personali degli individui che mai si chiedono qual è veramente il punto di vista di Dio su ogni questione, quello, cioè, da Lui espresso nella sua Parola scritta. E “se una casa è divisa in se stessa, quella casa non può reggersi” disse Cristo! (Marco 3:25).
I cristiani del I secolo “non facevano parte del mondo” (Giovanni 15:19) perciò non si immischiarono nelle vicende politiche del loro tempo. Essi si consideravano “residenti temporanei” in questo sistema di cose governato dal Diavolo (1Piettro 2:11; Giovanni 14:30; 1Giovanni 5:19). Anziché occuparsi di questioni politiche si davano da fare per “predicare il vangelo del Regno di Dio” quale unica speranza per risolvere i problemi del genere umano (Matteo 9:35). Si, essi pregavano perché venisse il “Regno di Dio” e “si facesse la Sua volontà, come in cielo, anche sulla terra” (Matteo 6:9,10). Il risultato fu che si mostrarono un popolo unito, sebbene appartenessero a diversi popoli, razze e lingue, si consideravano tutti “fratelli e sorelle” spirituali (cfr. Matteo 23:8 9). Per questo motivo il mondo di Satana li odiò, denigrandoli e perseguitandoli.
Per il loro rifiuto di farsi coinvolgere nelle vicende politiche quei primi cristiani divennero impopolari e, come già era successo con il loro Maestro, che non fu di certo osannato dai politicanti del suo tempo, come invece accade oggi con i capi del cristianesimo apostata, ma denigrato e poi messo a morte, anch’essi vennero derisi e perseguitati. Proprio come aveva profetizzato Gesù che sarebbe accaduto: “Sarete odiati da tutte le nazioni a causa del mio nome” (Matteo 24:9). Poi specificò meglio i motivi di quell’odio dicendo loro “Se faceste parte del mondo, il mondo avrebbe affetto per ciò che è suo. Ora poiché non fate parte del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo motivo il mondo vi odia” (Giovanni 15:19). Si può, perciò, notare che il motivo di tanta avversione era proprio dato dal fatto che essi “non facevano parte del mondo”, cioè non si immischiavano nella politica umana.
Vorrei rilevare bene questo aspetto anche perché ogni tanto riceviamo la notizia, opportunamente enfatizzata, che taluno appartenente al clero o a organizzazione del cristianesimo apostata viene perseguitato o anche ucciso in qualche parte del mondo dove la particolare situazione politica rende instabile e precaria la libertà e la sicurezza individuali. In genere tali avvenimenti, sempre esecrabili, sono motivati proprio dall’ingerenza da parte delle vittime nelle questioni politiche locali, non accettata dalle varie fazioni, e non perché si predica quel “vangelo del Regno di Dio” contenuto nelle Sacre Scritture (cfr. Matteo 24:14), attività che non è mai rientrata nei programmi delle chiese di appartenenza. Ad esempio la rivista National Catholic Reporter nell’edizione del 4 luglio 1986 aveva un articolo intitolato “La lotta per la terra in Brasile pone la chiesa contro lo stato”. Come è noto alla base di questo conflitto c’è il fatto che “un piccolo numero di grossi latifondisti controllano l’83 per cento della terra”. Certamente questa è una grossa ingiustizia. Nell’ambito di questa “lotta per la terra” si sono fatte marce e raduni spesso organizzati da ecclesiastici impegnati nella lotta. C’è anche da rilevare, però, che nello stesso continente altri ecclesiastici si sono apertamente schierati dalla parte opposta, come in Argentina dove hanno pienamente cooperato con il regime brutale dei militari per mantenere il loro luogo di preminenza, il loro potere e la loro ricchezza e dove, indossando perfino l’uniforme militare, hanno approvato le torture e le uccisioni. Questo è il risultato della “legittima libertà dei cittadini cattolici di scegliere, tra le opinioni politiche … quella che secondo il proprio criterio meglio si adegua alle esigenze del bene comune” sostenuta dalla “Nota dottrinale” della Curia vaticana sopra citata tendente ad incoraggiare l’attività politica dei propri fedeli. L’articolo della rivista, pertanto, diceva: “l’anno scorso 218 persone sono rimaste uccise in oltre 700 conflitti connessi alla questione della terra, e fra questi padre Josimo Tavares, sacerdote brasiliano e leader della riforma fondiaria, assassinato l’11 giugno”.
Di parte “protestante” possiamo ricordare l’assassinio del ministro battista Martin Luther King, un leader del movimento per i diritti civili, che fu ucciso perché impegnato, non nella predicazione del “vangelo del Regno di Dio”, ma in una lunga crociata contro la discriminazione razziale.
Sebbene i motivi che spingono tali persone ad impegnarsi nella lotta politica possano essere nobili, il loro modo di agire non è quello approvato da Dio per risolvere i problemi dell’umanità (cfr. con 1Pietro 3:13). Non è quello adottato da Cristo, che è il grande Esempio dei veri cristiani (cfr. 1 Pietro 2:21). Anche Gesù visse tra persone che erano soggette a una potenza coloniale e che soffrivano per mano di esattori di tasse imbroglioni. Quelle di loro che erano più indifese erano spesso turlupinate da avidi rappresentanti della classe dirigente. Tuttavia non si occupò di teorie politiche né di agitazioni sociali nel tentativo di migliorare la sorte di tali persone. Predicò invece “la buona novella del Regno” di Dio quale unica soluzione possibile di tutti i problemi umani (Matteo 4:23).
Ora c’’è un ultimo aspetto da considerare: Dove porterà l’impegno politico invocato e caldeggiato dalle chiese cosiddette “cristiane”?
La Parola di Dio dà questo chiaro avvertimento: “Hanno seminato vento raccoglieranno tempesta” (Osea 8:7). Perché?
Nell’ultimo libro, Apocalisse, al Capitolo 17, tutta la religione mondiale, incluso il falso cristianesimo, quello cioè che si mischia con la politica satanica di questo mondo, viene simbolicamente rappresentata con una donna, una “grande prostituta che siede su molte acque”; e viene detto che queste “acque” simboleggiano “popoli, moltitudini, nazioni e lingue” su cui la religione domina (Apocalisse 17:1,15,17 – vedi il mio post del 26 aprile u.s.). Questo paragone viene motivato dagli scrittori biblici proprio dal fatto che queste religioni intrattengono relazioni, considerate da Dio spiritualmente immorali, con gli elementi politici della terra. Infatti è scritto che con lei “han commesso fornicazione i re della terra” (Apocalisse 17:2). Il discepolo, e fratello di Gesù, Giacomo, scrisse ancora nella sua lettera: “Adultere, non sapete che l’amicizia del mondo è inimicizia con Dio? Chi perciò vuol essere amico del mondo si costituisce nemico di Dio” (Giacono 4:4).
Questa simbolica prostituta ha anche un nome simbolico: “Babilonia la Grande” (Apocalisse 17:5), un nome che ben le si addice in quanto molte delle sue dottrine traggono origine dall’antica città di Babilonia dove, secondo la Parola di Dio, dopo il diluvio ebbe origine di nuovo la ribellione e un falso modo di adorare Dio (da un’analisi storica molte comuni credenze religiose, quali quella di un anima immortale, della vita nell’aldilà, della trinità, e pratiche come la venerazione della Madonna o di una Vergine Regina del cielo e dei santi, l’uso di immagini nell’adorazione, le processioni, i rosari e tante altre hanno tutte origine dall’antica Babele o Babilonia).
Nella visione apocalittica questa donna simbolica viene vista cavalcare una bestia con sette teste e dieci corna di cui è detto che “significano dieci re” (Apocalisse 17:3,12). Questa bestia rappresenta tutto il sistema politico mondiale (nel linguaggio simbolico dei numeri biblici dieci rappresenta la completezza delle cose terrene – cfr. il mio post del 18 aprile u.s.).
Religione e politica sono sempre andate “a braccetto” su questa terra e si sono sostenute a vicenda. Perciò la “prostituta” religiosa si sente sicura e ben protetta dai governi politici mondani, come effettivamente appare ai nostri occhi quando vediamo rappresentanti del potere politico che si inchinano al cospetto dei capi religiosi, tanto che dice: “Io sono regina, non sono vedova e non vedrò mai lutto” e viene descritta riccamente “vestita di porpora e di scarlatto, adorna d'oro, di pietre preziose e di perle” (Apocalisse 18:7; 17:4).
Falsa religione e politica sono due degli elementi caratteristici del sistema di cose che il nemico di Dio, Satana il Diavolo, ha realizzato sulla terra per allontanare le persone dalla verità riguardo al proposito di Dio. Politici e rappresentanti del clero si omaggiano e si proteggono a vicenda per “non perdere il loro luogo” cioè il potere e i privilegi accumulati, spesso a danno del popolo (Giovanni 11:48). Ma questo feeling sta per terminare! Ma, nella visione apocalittica, ad un certo punto accade qualcosa di imprevedibile: “Le dieci corna che hai viste e la bestia odieranno la prostituta, la spoglieranno e la lasceranno nuda, ne mangeranno le carni e la consumeranno con il fuoco” (Apocalisse 17:16). Si, il feeling che si è stabilito tra religione e politica improvvisamente finirà (“in un sol giorno” – Apocalisse 18:8) e i governi politici, sotto la pressione delle crescenti difficoltà si renderanno conto che la religione non sarà loro di nessun aiuto e, adirati per l’inganno, si rivolteranno improvvisamente contro tutta la falsa religione del mondo con la quale, fino ad allora, avranno “amoreggiato”, la deprederanno di tutte le sue ricchezze materiali, porranno fine a tutte le sue pompose cerimonie e la elimineranno per sempre!
Perché accadrà tutto questo? La visione profetica dice che “Dio ha messo nei loro cuori di eseguire il suo disegno” e ancora “Perché i suoi peccati si sono accumulati fino al cielo e Dio si è ricordato delle sue iniquità … poiché potente è Dio, il Signore che l'ha giudicata” (Apocalisse 17:17; 18:5-8). Dio eseguirà il suo giudizio contro tutta la falsa religione, specialmente contro quel falso cristianesimo che lungi dall’annunciare il “vangelo del Regno” ha indirizzato la mente delle persone verso impossibili soluzioni umane dei loro problemi, incoraggiandole a sostenere la politica satanica di questa terra anziché riporre la loro fiducia nel dominio divino. E Dio userà proprio le nazioni politiche per eseguire il suo giudizio contro la falsa religione.
Questo, alla luce delle profezie bibliche, sarà il vero destino anche di quella “nuova generazione” di politici cattolici auspicata dal Papa. Per i veri cristiani, quindi, il comando di Dio non è quello di “partecipare … alla vita della società politica”, come incoraggiò a fare il Papa, ma “uscite da essa, o popolo mio, se non volete partecipare con lei ai suoi peccati, e se non volete ricevere parte delle sue piaghe” (Apocalisse 18:4).
Finalmente, su una terra liberata dalla falsità religiosa e dalla divisiva politica umana, si adempiranno le parole della preghiera modello data da Gesù ai suoi veri seguaci: “sia fatta la Tua volontà, come in cielo, anche sulla terra”, perché tutto questo è il reale significato di questa preghiera!
“Ora vi esorto, fratelli, per il nome del nostro Signore Gesù Cristo a . . . essere tutti perfettamente uniti nella stessa mente e nello stesso pensiero”.
1Corinzi 1:10.
September 07 MADRE DI DIO O DEA MADRE ?Sono stato stimolato a fare ricerche e a scrivere questo post da ciò che ha detto in un commento l’amica Serena (http://cid-cbb8c3213ccaad92.spaces.live.com) e cioè che “Le apparizioni della Madonna … portano moltissime persone a Dio e a fare del Bene, le testimonianze sono infinite, come può il Male volere questo?”. Prendo anche spunto da numerosi altri blog di persone devote che pubblicano appelli, preghiere, immagini relative alla venerazione di Maria, la madre di Gesù, ch’è uno dei cardini della fede della Chiesa Cattolica e delle Chiese Ortodosse. Ma non lo è, però, per le altre chiese cosiddette “protestanti”, che pure asseriscono di adorare lo stesso Dio e di credere nello stesso Gesù dei cattolici e degli ortodossi. Per quest’ultime, anzi, la venerazione della Madonna è disapprovata da Dio e inconciliabile con il vero cristianesimo. Questa mancanza di unità tra “cristiani” è molto significativa, e non a caso in un documento del Concilio Vaticano II si dichiarava: “Tutte [le comunioni cristiane] invero asseriscono di essere discepoli del Signore, ma hanno diverse sentenze e camminano per vie diverse, come se Cristo stesso fosse diverso … Tale divisione non solo contraddice apertamente alla volontà di Cristo, ma anche è di scandalo al mondo e danneggia la santissima causa della predicazione del Vangelo ad ogni creatura” (I Documenti del Concilio Vaticano II, Edizioni Paoline, 1966). In effetti la venerazione della Madonna è uno dei più grossi ostacoli alla sempre agognata riunione di cattolici e protestanti in un'unica Chiesa dopo la Riforma scissionistica del XVI secolo. Mi preme dichiarare che mi appresto a scrivere queste informazioni senza voler offendere la sensibilità religiosa di alcuno! Esse sono il frutto di una mia ricerca basata principalmente sulle Sacre Scritture che semplicemente rendo pubblica. Chiunque le legga è libero di commentarle e confutarle, se lo ritiene opportuno, purché sia fatto con senso civile e possibilmente con argomenti probanti dal punto di vista scritturale perché alla base di questo intervento c’è la salda convinzione che la Parola di Dio, per quanto riguarda il cristianesimo, è l’unica fonte di verità, come è scritto: “La sostanza della tua parola è verità” (Salmo 119:160,VR e Di; 118:160,CEI - Vedi anche Giovanni 17:17). Qualsiasi altra fonte diversa dalla Parola di Dio, seppur ponderabile per una ricostruzione storica della dottrina, non può avere l’autorità degli scritti sacri (intendendo per questi esclusivamente i 66 libri – 39 del VT e 27 del NT - universalmente riconosciuti come parte del canone biblico) in materia di veridicità.
Il culto di Maria è si antico, ma non risale ai tempi apostolici, né al cristianesimo dei primi secoli.
“Per quanto riguarda i primissimi secoli della cristianità … il culto della Vergine non ha quasi traccia. Inizialmente infatti, la liturgia converge e si concentra intorno alla figura del Cristo in funzione del suo ruolo come figlio di Dio sulla terra” (da http://it.wikipedia.org/).
Nella Parola di Dio, dunque, cioè negli Atti della primitiva chiesa cristiana e nelle lettere apostoliche, incluse quelle scritte dall’apostolo Pietro, considerato nel cattolicesimo il primo Papa, non c’è alcun accenno, ma proprio nessuna menzione, del culto di Maria. E questo è piuttosto strano per una dottrina che viene considerata uno dei capisaldi della fede cristiana.
Quand’è, allora, che il culto mariano cominciò a manifestarsi?
“Al IV secolo risalgono le devotissime "Precationes ad Deiparam" di sant'Efrem il Siro morto nel 373, scritte forse per uso liturgico dai suoi monaci. Il testo ci da una prima idea dello sviluppo che la pietà mariana raggiunse in breve tempo. A lui fanno riferimento tutti i Padri e Dottori della Chiesa dei secoli IV e V, quali sant'Atanasio, san Giovanni Crisostomo, sant'Epifanio di Salamina, sant'Ambrogio, san Girolamo, sant'Agostino” (ibid).
Un’altra nota pubblicazione (New Encyclopædia Britannica) afferma:
“La venerazione della madre di Dio ricevette impulso quando la chiesa cristiana divenne chiesa dell’impero sotto Costantino, e le masse pagane affluirono nella chiesa … La loro pietà e la loro coscienza religiosa si erano formate per millenni attraverso il culto della ‘grande madre’ e della ‘vergine divina’, aspetto che risaliva alle antiche religioni popolari di Babilonia e Assiria”.
Come attesta la storia, quei secoli immediatamente dopo la morte degli apostoli, che finché vissero agirono da restrizione contro lo sviluppo di qualsiasi corruzione del vero cristianesimo (cfr. 2Tessalonicesi 2:6,7), segnarono l’inizio della “notte” durante la quale il “nemico” del Signore Cristo Gesù, cioè il Diavolo, ha “seminato le zizzanie” nel “campo” preparato da Cristo stesso e dai suoi fedeli apostoli, cioè ha introdotto falsi insegnamenti in mezzo al vero cristianesimo, soffocandone la genuinità (cfr. Matteo 13:24-30; 36:42). Gli imperatori pagani romani, infatti, con Costantino in testa, nell’intento di mantenere l’unità politica-sociale-religiosa nell’impero e servendosi di uomini ambiziosi (cfr. 1Timoteo 4:1-3) che miravano alla preminenza nella chiesa, promossero e favorirono la diffusione tra i cristiani di dottrine e pratiche pagane d’ispirazione demonica (es. l’immortalità dell’anima, la trinità, l’uso di immagini, le processioni, ecc.). Tra queste, il culto della Dea-Madre molto diffuso in quel tempo.
L’apostolo Paolo dovette fare i conti con questo culto a Efeso, in Asia Minore (cfr. Atti cap. 19).
La Dea-Madre degli efesini si chiamava Artemide e il suo enorme tempio a Efeso era considerato una delle sette meraviglie del mondo antico. La sua statua era stata realizzata con oro, ebano, argento e pietra nera, con cui era fatta la faccia, le mani e i piedi, e veniva portata in processione per le strade. Il biblista Richard B. Rackham, nel suo libro The Acts of the Apostles, scrive:
“Dentro il tempio [di Artemide] si conservavano … le sue immagini, i suoi reliquiari e gli utensili sacri, d’oro e d’argento, che nelle grandi feste venivano portati in città e poi riportati indietro in una sontuosa processione” .
Queste feste attiravano centinaia di migliaia di pellegrini da tutta l’Asia Minore. Questi compravano tempietti in argento della dea e la acclamavano con appellativi come “Grande”, “Signora”, “Regina”, “Vergine”, e vi si volgevano come a “colei che ascolta e accetta le preghiere”.
Non fu per caso, quindi, che proprio a Efeso, nel Concilio del 431 d.C., si dichiarò Maria “Theotokos”, parola greca che significa “Genitrice di Dio”, “Madre di Dio”.
La Madonna nera di Loreto – Italia La Madonna nera di Montserrat – Spagna
Diverse sono le Madonne “nere” venerate nella Chiesa Cattolica. Le loro immagini ricordano con molta verosimiglianza la “Dea Madre”, l’Artemide degli Efesini, la cui statua, secondo le ricostruzioni storiche, era stata realizzata con oro, ebano, argento e pietra nera, con cui era fatta la faccia, le mani e i piedi.
Tutta la dottrina relativa alla venerazione della Madonna ha uno sviluppo successivo alla formulazione della fede cristiana fatta da Gesù, confermata dagli apostoli ed esposta nelle Sacre Scritture.
Le stesse opere di consultazione cattoliche ammettono chiaramente che il culto di Maria non risale ai tempi apostolici. The Catholic Encyclopedia dichiara:
“In ultima analisi la devozione alla Madonna dev’essere considerata un’applicazione pratica della dottrina della Comunione dei Santi. Dato che questa dottrina non è contenuta, almeno non in modo esplicito, nelle forme primitive del Credo degli apostoli, non c’è forse nessun motivo di sorprendersi se nei primi secoli cristiani non si trova nessuna chiara traccia del culto della Beata Vergine”.
Esaminiamone alcuni aspetti:
L’originario Credo niceno (del 325 d.C.), che viene regolarmente recitato durante la messa, non menzionava affatto la “Vergine Maria”. Sempre la stessa enciclopedia afferma, infatti, che:
“solo nell’avanzato medioevo, dopo l’anno 1000, il profondo sentimento di amore e fiducia per la Beata Vergine, che fino a quel momento si era espresso in modo vago e secondo i suggerimenti della devozione individuale, cominciò ad assumere una forma precisa in un gran numero di pratiche devote”.
Per quanto riguarda la “salutazione angelica” (Ave Maria), un’altra opera cattolica (A Catholic Dictionary) ci informa che:
“la prima e la seconda parte sembra siano diventate d’uso comune come formula di devozione verso la fine del dodicesimo secolo … si crede che il resto sia stato usato dapprima verso la metà del quindicesimo secolo”.
Un altro dogma che separa i cattolici dai protestanti, e che ora divide perfino i cattolici, è la verginità perpetua di Maria. Questo titolo di “sempre Vergine” fu attribuito a Maria solo nel 553 d.C. al Concilio di Costantinopoli.
[Sui motivi che hanno dato vita a tale dogma, Jaroslav J. Pelikan, professore di teologia della Yale University, nel suo libro Mary Through The Ages ha scritto: “Lo svilupparsi dell’ideale ascetico nella chiesa contribuì a sostenere questo concetto di Maria come modello di vergine a vita”. Questo “ideale ascetico” portò allo sviluppo del monasticismo e del celibato di sacerdoti, monaci e suore cattolici che hanno cercato, non sempre con successo, come dimostrano anche le attuali cronache sugli abusi sessuali da parte di religiosi, di condurre una vita di continenza perché la loro chiesa ha insegnato che sesso e santità sono incompatibili – cfr. 1Timoteo 4:3].
Ebbene, che Maria fosse vergine al tempo del concepimento di Gesù non ci sono dubbi, le Sacre Scritture lo dichiarano apertamente e insegnano che fu Dio, mediante la sua forza attiva, lo Spirito Santo, che trasferì in modo miracoloso la vita di Gesù dal cielo, dove già esisteva come creatura spirituale, nel seno di quella giovane donna (cfr. Luca 1:26,27; Matteo 1:23; Colossesi 1.15; Apocalisse 3:14).
Ma dopo la nascita di Gesù, Maria sposò Giuseppe con il quale visse una regolare vita familiare, e insieme concepirono altri figli. In Matteo 1:25 (VR) è infatti scritto che Giuseppe “non ebbe con lei rapporti coniugali finché ella non ebbe partorito un figlio”. E in Matteo 13:55 vien detto di Gesù: “Non è egli forse il figlio del carpentiere? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle non sono tutte fra noi?”. Questi non erano “cugini”, come si vorrebbe farli passare, ma proprio fratelli carnali. I termini greci adelfòi e adelfài qui usati “significavano nel mondo di lingua greca del tempo dell’Evangelista fratello e sorella consanguinei e in questo senso sarebbero stati naturalmente intesi dal lettore greco” (New Catholic Encyclopedia, 1967, Vol. IX, p. 337).
La dottrina dell’“Immacolata Concezione”, secondo cui Maria fu immune dal peccato originale sin dal primo momento della sua concezione, non divenne un articolo di fede cattolica che nel 1854. Perché? La stessa opera di consultazione cattolica ci dice che già nel XII secolo c’erano controversie su questa dottrina in seno alla Chiesa Cattolica e che alcuni “vescovi molto eminenti” ritenevano questo dogma privo di sufficiente fondamento nella “Scrittura o nella Tradizione per diventare un articolo di fede”.
In effetti ci sono versetti biblici che dimostrano inequivocabilmente che Maria, come tutti i discendenti della peccatrice prima coppia umana, aveva anch’ella ereditato la schiavitù al peccato (cfr. Romani 5:12).
Nel vangelo di Luca (2:22-24) è narrato che Giuseppe e Maria “Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, come è scritto nella Legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore; e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore”. Come è scritto in Levitico 1:14, 5:7 e 12:8, versetti che riportano la Legge citata dall’evangelista, quell’offerta portata da Maria era “per il peccato”. E’ dunque evidente che anche lei aveva ereditato da Adamo il peccato e l’imperfezione. D’altra parte, il fatto stesso che Maria infine morì lo conferma perché, come scrisse l’apostolo Paolo dietro ispirazione divina, “il salario del peccato è la morte” (Romani 6:23).
La devozione a Maria ricevette ulteriore impulso nel 1950, quando papa Pio XII definì “l’assunzione corporea della Beata Vergine” (ossia che il suo corpo non si decompose, ma fu portato in cielo) come articolo di fede, cioè come credo obbligatorio per i cattolici.
Il Dizionario Ecclesiastico della U.T.E.T. (1953-1958; Vol. I, p. 245) ammette che “il dogma dell’Assunzione di Maria non è esplicitamente contenuto nella Sacra Scrittura”. Ciò nonostante nella bolla Munificentissimus Deus il Papa affermò che questa dottrina ha “come ultimo fondamento la Sacra Scrittura”. Ma la Parola di Dio, ancora, dice che “La carne e il sangue non possono ereditare il regno di Dio, né ciò che è corruttibile può ereditare l’incorruttibilità” (1Corinzi 15:50). Gesù stesso per tornare nei cieli dopo la sua risurrezione dovette abbandonare il suo corpo fisico, come spiegò l’apostolo Pietro nella sua 1a lettera (3:18): “Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurvi a Dio; messo a morte nella carne, ma reso vivo nello spirito”. Ancora una volta la Parola di Dio sconfessa un falso insegnamento.
Non è piuttosto strano che dogmi fondamentali relativi a tale devozione siano stati formulati così tardi se Dio voleva che i cristiani adorassero Maria?
A proposito di quanto sopra esposto, c’è da rilevare che, ritenendo conclusa e completa la rivelazione del proposito di Dio, nell’ultimo libro della Bibbia, l’Apocalisse, Gesù disse all’apostolo Giovanni: “Dichiaro a chiunque ascolta le parole profetiche di questo libro: a chi vi aggiungerà qualche cosa, Dio gli farà cadere addosso i flagelli descritti in questo libro e chi toglierà qualche parola di questo libro profetico, Dio lo priverà dell'albero della vita e della città santa, descritti in questo libro” (Apocalisse 22:18,19).
Ed ora passiamo alla questione posta dall’amica Serena: le apparizioni della Madonna, e i “miracoli” ad esse collegati che, a parere di Serena, sono una manifestazione dell’approvazione di Dio sulla Chiesa Cattolica.
Sono milioni e milioni i fedeli che ogni anno si recano in posti di devozione, quali Guadalupe, Fatima, Lourdes e diversi altri, luoghi di celebri santuari sorti dove, si crede, sia apparsa la Madonna, per pregare Maria, per chiedere la sua intercessione presso Dio a loro favore e molti, sofferenti nella carne, per sperare di essere guariti.
[Riguardo al ruolo di “intercessora”, o di “mediatrice” attribuito a Maria, c’è ancora da rilevare come le Sacre Scritture lo sconfessino apertamente: nel vangelo di Giovanni sono riportate le parole di Gesù che disse: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Giovanni 14:6). L’apostolo Paolo confermò che questa era la verità scrivendo; “Uno solo, infatti, è Dio e uno solo il mediatore fra Dio e gli uomini, l'uomo Cristo Gesù” (1Timoteo 2:5) e, ancora, “nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra” (Filippesi 2:10)].
Ma tali apparizioni e gli annunciati “miracoli” sono veramente segni dal cielo che comprovano la veracità degli insegnamenti della Chiesa (Cattolica)?
La Chiesa Cattolica non è l’unica ad affermare di avere l’approvazione di Dio adducendo a sostegno i “miracoli”. Altre chiese e gruppi religiosi vantano la stessa cosa, come, ad esempio, i vari movimenti carismatici (inclusi quelli non cattolici).
I pentecostali, movimento evangelico che crede nelle “guarigioni miracolose”, sostengono che queste sono un dono di Dio e similmente le vantano come prova dell’approvazione divina sulla loro chiesa. I pentecostali però non venerano Maria né la pregano e sono convinti che il suo culto è disapprovato da Dio.
Ora, può essere Cristo così diviso? (cfr. 1Corinzi 1:10-13). Chi ha l’approvazione di Dio, i cattolici che venerano la Madonna o i pentecostali che ne condannano il culto?
Se poi aggiungiamo il fatto che anche altre religioni non cristiane, come il Buddismo o l’Islamismo, credono nei “miracoli” e li considerano la prova del favore di Dio sulla loro fede, la questione si ingarbuglia ancora di più!
Mi sembra, quindi, evidente che quello dei “miracoli” non può essere un elemento probante del favore divino.
La Parola di Dio parla di miracoli.
Ad esempio descrive quelli fatti da Dio per mezzo di Mosè per accreditarlo di fronte al Faraone e convincerlo a liberare il popolo di Israele (cfr. Esodo capp. 7-14). Poi riporta le risurrezioni miracolose fatte dai profeti Elia ed Eliseo e le guarigioni prodigiose da malattie considerate incurabili, come la lebbra (cfr. 1Re 17:17-24; 2Re 4:32-37; 5:1-14).
Quando fu sulla terra Gesù compì molti miracoli. Trasformò l’acqua in vino, sfamò moltitudini di persone, guarì i malati, risuscitò morti ed espulse demoni. Questi miracoli sono narrati nei vangeli. Anche i suoi discepoli fecero dei miracoli, sanando storpi, guarendo malattie e risuscitando morti (cfr. Atti 3:1-8; 9:32-40; 14:8-10; 20:7-12; 28:7-9).
Quale fu lo scopo di tali miracoli?
La Bibbia spiega che Gesù doveva essere ‘un profeta come Mosè’ (cfr. Deuteronomio 18:15,18). Perciò come Dio diede a Mosè il potere di compiere certi miracoli per dimostrare che lo aveva scelto come condottiero per liberare gli Israeliti dalla schiavitù egiziana, Gesù compì miracoli per farsi riconoscere quale Messia, quale promesso Liberatore degli Ebrei (cfr. Atti 3:22).
Inoltre Gesù doveva anche dimostrare che aveva ricevuto uno speciale potere da Dio, come governante del suo Regno, per poter riportare la terra e il genere umano alla condizione perfetta che c’era prima del peccato di Adamo. Per fare un esempio, prendiamo il miracolo dei pani e dei pesci narrato in Luca 9:12-17 con il quale diede da mangiare a cinquemila persone stanche e affamate. Quando ristabilirà il proposito di Dio, Gesù farà in modo che tutta l’umanità abbia cibo a sufficienza (cfr. Salmo 71:16,CEI – 72:16,VR e Di). Come allora guarì storpi e lebbrosi così guarirà anche tutte le infermità e le malattie, dando quindi agli uomini la possibilità di vivere per sempre (cfr. Apocalisse 21:4). Compiendo le tre risurrezioni descritte nei vangeli, Gesù diede prova di poter destare dai morti milioni di persone, quindi disse: “Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso al Figlio di avere la vita in se stesso … Non vi meravigliate di questo, poiché verrà l'ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e ne usciranno: quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna” (Giovanni 5:25-29; cfr. anche Marco 5:25:22-42; Luca 7:11-17; Giovanni 11:11-14).
Un’altra ragione per cui Dio compì miracoli a favore di Israele fu quella di dimostrare oltre ogni possibilità di dubbio che era il suo popolo eletto (cfr. Deuteronomio 4:32-34). E da quei miracoli fu un intero popolo a trarne beneficio, non solo pochi privilegiati.
Allo stesso modo i miracoli del primo secolo furono una delle prove che Dio aveva trasferito il suo favore dall’Israele carnale alla chiesa cristiana primitiva (cfr. Matteo 21:43). I molti miracoli compiuti dagli apostoli furono un’indicazione che Dio approvava la chiesa ora sotto la guida di Gesù Cristo (cfr. Ebrei 2:3,4).
Dio si servì di suoi fedeli servitori per compiere prodigi sorprendenti. Mediante Elia risuscitò il figlio di una donna vedova. Per mezzo di Pietro risuscitò Tabita, una fedele donna del I secolo. Anche Cristo risuscitò alcuni morti, come Lazzaro e la figlia di Iairo, e poi disse: “Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso al Figlio di avere la vita in se stesso … Non vi meravigliate di questo, poiché verrà l'ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e ne usciranno”. Mi sembra che nessuno dei presunti "miracoli" dei nostri giorni ha mai riportato in vita persone morte!
Tutti quei miracoli servirono a dar prova del potere di Dio di adempiere le sue promesse per il genere umano, come quella della risurrezione, e per dimostrare dapprima che Israele era il Suo popolo scelto, e poi, quando questi apostatò dalla verità, che la chiesa cristiana fondata dal suo Figlio Cristo Gesù aveva il suo favore. Queste opere miracolose si resero particolarmente necessarie in un tempo in cui c’erano poche copie delle Scritture. Di solito solo i ricchi possedevano rotoli o qualche sorta di libro. Nei paesi pagani non si conoscevano né la Bibbia né il suo Autore. L’insegnamento cristiano doveva essere impartito oralmente perciò i doni miracolosi furono utili per dimostrare che Dio si serviva dei discepoli di suo Figlio. Questi, ad un certo punto, non furono più necessari e l’apostolo Paolo scrisse che sarebbero cessati (cfr. 1Corinzi 13:8-10). Da allora, come oggi, le persone hanno a disposizione la completa rivelazione della verità e del proposito di Dio su cui basare la propria fede, perciò ancora Paolo scrisse: “Camminiamo per fede, e non per visione” (2Corinzi 5:7).
C’è un particolare nel racconto di quei miracoli che vorrei sottolineare: riguardo a Gesù viene detto che “Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che sanava tutti” (Luca 6:19; cfr. anche Matteo 8:16). In Atti 5:15,16 è anche scritto: “portavano gli ammalati nelle piazze, ponendoli su lettucci e giacigli, perché, quando Pietro passava, anche solo la sua ombra coprisse qualcuno di loro. Anche la folla delle città vicine a Gerusalemme accorreva, portando malati e persone tormentate da spiriti immondi e tutti venivano guariti”.
Perché allora quelli che oggi vanno con fede ai santuari non vengono guariti tutti?
Un altro interessante particolare è quello narrato in Marco 5:19. Dopo aver guarito un uomo Gesù gli disse: “Va' a casa tua dai tuoi e racconta loro quali grandi cose il Signore ti ha fatto e come ha avuto pietà di te”. Egli non si attribuì mai il merito dei suoi miracoli. Lo stesso fecero i suoi apostoli. Il risultato era che “tutti si stupivano della maestosa potenza di Dio” (Luca 9:43) e che gli spettatori erano “tutti presi da meraviglia e glorificavano Dio” (Luca 7:16). Nessuno mai pensò di dover costruire un santuario dedicato a Cristo, o a Pietro, o a Paolo per i miracoli che facevano. La mente degli spettatori era indirizzata a Dio e la gloria di quei miracoli era data solo a Dio, la vera fonte di quei miracoli, e a nessun’altra persona. Una bella differenza con quello che vediamo accadere oggi, non vi pare?
Una volta, poi, stabilita la chiesa cristiana e completata la rivelazione dell’intero proposito di Dio, avvenuta con la scrittura degli ultimi libri biblici, le due lettere di Giovanni, nel 98 d.C., di quelle manifestazioni miracolose non ci sarebbe stato più bisogno. Questo è quello che spiegò l’apostolo Paolo scrivendo la prima lettera ai Corinzi (13:8-10):
“Se ci sono doni di profezia, saranno eliminati; se ci sono lingue, cesseranno; se c’è conoscenza, sarà eliminata. Poiché abbiamo conoscenza parziale e profetizziamo parzialmente; ma quando sarà arrivato ciò che è compiuto, ciò che è parziale sarà eliminato”.
Qui Paolo spiega chiaramente che i doni miracolosi che furono dati ai discepoli di Gesù sarebbero stati eliminati. Sarebbe venuto il tempo in cui non sarebbero stati più il mezzo per riconoscere i veri cristiani. Solo l’amore che avrebbero mostrato tra di loro e per gli altri li avrebbe identificati come popolo approvato da Dio. Fu anche per questo motivo che Gesù disse: “Molti mi diranno … Signore, Signore, non abbiamo noi . . . compiuto molti miracoli nel tuo nome?”. Ma la sua risposta non lascia dubbi: “Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità” (Matteo 7:22,23).
Allora, da dove vengono tutte quelle apparizioni e quei presunti “miracoli”?
Gli studiosi della Bibbia sanno che non tutti i segni miracolosi provengono da Dio. Al tempo di Mosè anche i maghi e gli stregoni d’Egitto furono in grado di ripetere alcuni dei portenti fatti da Mosè. E Gesù avvertì chiaramente: “Sorgeranno infatti falsi cristi e falsi profeti e faranno grandi portenti e miracoli, così da indurre in errore, se possibile, anche gli eletti” (Matteo 24:24).
Un dizionario biblico cattolico stesso (Dictionnaire historique de la Bible, del benedettino Antoine Augustin Calmet) riconosce che: “Miracoli e prodigi non sono sempre un segno sicuro che chi li compie sia santo o che la sua dottrina sia giusta, né sono una prova sicura che il veggente abbia ricevuto una missione”.
E la parola di Dio ci avverte che “Satana si maschera da angelo di luce. Non è perciò gran cosa se anche i suoi ministri si mascherano da ministri di giustizia” (2Corinzi 11:14,15).
Un episodio narrato negli Atti della primitiva chiesa cristiana ci aiuta a comprendere come opera il Diavolo sotto questo aspetto. Nel cap. 16 vv. 16-18 leggiamo:
“mentre andavamo al luogo della preghiera, ci venne incontro una giovane schiava che aveva uno spirito di divinazione e che, facendo l'indovina, procurava molto guadagno ai suoi padroni. Costei, messasi a seguire Paolo e noi, gridava, dicendo: «Questi uomini sono servi del Dio Altissimo e vi annunziano la via della salvezza». Ed essa fece questo per molti giorni; ma Paolo, infastidito, si voltò e disse allo spirito: «Io ti comando nel nome di Gesù Cristo di uscire da lei». E lo spirito uscì in quell'istante”
Come è noto la divinazione (cioè predire il futuro mediante segni e presagi) è condannata da Dio perché di origine demonica (cfr. Deuteronomio 18:10). Lo spirito demonico che possedeva quella ragazza che seguiva Paolo e Barnaba voleva accreditarsi presso le persone parlando bene dei due discepoli; in quel caso stava dicendo anche la verità, cioè che essi erano dei servitori di Dio. Accreditandosi in tal modo qualsiasi altra cosa avrebbe detto mediante quella ragazza sarebbe stato accettato per buono. Paolo non permise questo inganno!
Se noi esaminiamo i messaggi delle apparizioni mariane cosa notiamo?
Alla piccola Bernardette, nel 1858 la “Signora” di Lourdes disse: “Io sono l’Immacolata Concezione”. Era da poco (nel 1854) stato ufficializzato il dogma dal Papa Pio IX. Come abbiamo visto questa dottrina non ha nessun fondamento scritturale ed è in netta contraddizione con quanto insegnato da Cristo e dagli apostoli. Si voleva forse dar credito a questo falso insegnamento con quella visione?
Ai pastorelli di Fatima furono confidati alcuni “segreti” ed essi ebbero una visione dell’inferno, dove videro i peccatori soffrire atroci pene in mezzo a spaventose fiamme. L’inferno di fuoco fa parte della dottrina cattolica ma non è un insegnamento biblico ed è di chiara origine pagana. Lo scopo di un tale insegnamento demonico è quello di screditare Dio ponendolo sotto la cattiva luce di un tormentatore di anime. Sia Gesù che i suoi apostoli dissero che la punizione dei malvagi è la distruzione, cioè la non esistenza (cfr. Matteo 10:28; 2Tessalonicesi 2:9). Con la visione dei fanciulli di Fatima a cosa si voleva dar credito?
In un ottica del genere, mia cara amica Serena (spero che tu possa leggere questo post e rispondermi), si può veramente dire che le apparizioni portano le persone a Dio, oppure che le allontanano ancora di più dalla verità e dalla Sua volontà dando credito ad una religione che, palesemente, alla luce delle Sacre Scritture, è infarcita di dogmi e riti pagani di origine satanica?
Certamente Maria era una donna di eccellenti virtù degna di essere scelta da Dio per dare i natali al Suo Figlio (ma il motivo fondamentale per cui fu scelta è dato dal fatto che era discendente naturale della linea regale di Davide, come anche Giuseppe, da cui le profezie dicevano che sarebbe venuto il promesso Messia – vedi il mio post del 27 settembre 2007). Ella ha dato alle donne cristiane un ottimo esempio di castità, umiltà, fede e ubbidienza. Per tutto questo è giusto che sia ricordata. Ma la Parola di verità di Dio non ne ha mai incoraggiato il culto o la venerazione che, invece, in tutte le sue forme, ricalca i riti pagani da cui questo ha avuto origine! Il suo culto non è approvato da Dio perciò non può portare a nulla di buono e chi lo pratica si trova in aperto contrasto con la Sua volontà, che lo faccia o meno con sincerità (cfr: Romani 10:2; Matteo 7:21-23).
Mi ha scritto poi un’altra tenera amica che lei crede nella Chiesa (Cattolica) come istituzione che tramanda la Sua Parola, perché questa è la sua fede (probabilmente riferendosi al fatto che lei è nata e cresciuta con questa fede, seguendone sempre con buona coscienza la tradizione. Ma se fosse nata in Tibet, sarebbe forse buddista? E se fosse nata in una nazione araba, sarebbe forse islamista? Non è un’etichetta che ci viene appiccicata alla nascita che ci garantisce che seguiamo la Parola di verità di Dio).
Ora è vero che ciascuno di noi ha la facoltà di credere quello che vuole. Al suo antico popolo, Israele, Dio disse:
“io pongo oggi davanti a te la vita e il bene, la morte e il male; poiché io oggi ti comando di amare il Signore tuo Dio, di camminare per le sue vie, di osservare i suoi comandi, le sue leggi e le sue norme … Prendo oggi a testimoni contro di voi il cielo e la terra: io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione; scegli dunque la vita, perché viva tu e la tua discendenza” – Deuteronomio 30:19
“prima che si esegua il decreto e quel giorno passi come la pula; prima che vi piombi addosso l'ardente ira del Signore, prima che vi sorprenda il giorno dell'ira del Signore! Cercate il Signore, voi tutti umili della terra, che mettete in pratica i suoi precetti! Cercate la giustizia, cercate l'umiltà! Forse sarete messi al sicuro nel giorno dell'ira del Signore” – Sofonia 2:2,3
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