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September 24 UNA MALATTIA LETALENAZIONALISMO: IL CANCRO DELL’UMANITÀ
Anni fa in Scozia un cappellano dell’esercito chiese dei volontari per trasformare un vecchio granaio del campo militare in una cappella. In sua assenza quei volontari scrissero a grandi lettere sopra l’altare: “Scozia per i secoli dei secoli”. Sorpreso, il cappellano chiese loro di dare alla scritta un tono un po’ più religioso. Il che essi fecero. La scritta diceva poi: “Scozia per i secoli dei secoli. AMEN”.
È noto che gli scozzesi sono molto fieri del loro paese. Ma non sono gli unici. In ogni nazione sentimenti simili sono incoraggiati dai politici i quali sanno che un forte spirito nazionalistico ben si addice ai loro scopi. Inoltre, come mostra l’episodio della cappella scozzese, nazionalismo e religione vanno spesso a braccetto. Particolarmente in tempi di guerra ‘per Dio e per la Patria’ è sempre stato una specie di grido di battaglia e quasi tutti gli episodi luttuosi della guerra hanno il loro epilogo nelle chiese, nelle sinagoghe o nelle moschee con i funerali delle vittime in cui viene esaltato il “sacrificio” della loro vita per il “bene” della nazione.
Nei giorni scorsi ho spesso sentito pronunciare la parola “orgoglio”. In ogni tempo gli uomini sono stati animati dall’ “orgoglio nazionale” coniando il concetto “è il mio paese, che abbia ragione o torto”. Così, in genere, quando è sorto un conflitto fra gli interessi globali e gli interessi nazionali si è data la preferenza a quest’ultimi con un costo altissimo per l’intera razza umana.
Il defunto storico inglese Arnold Toynbee, infatti, così descrisse il nazionalismo: “È una condizione mentale per cui rendiamo la nostra suprema lealtà politica a una frazione della razza umana … quali che siano le conseguenze che ciò può comportare per la maggioranza della razza umana all’estero”.
Per questo motivo milioni e milioni di persone, inclusi innocenti civili, sono morte negli orrori delle guerre scatenate con il pretesto della “difesa” degli interessi della propria nazione. E molto spesso sentimenti fortemente nazionalistici hanno portato alla dittatura causando una drammatica limitazione della libertà personale.
Nimrod
Animato da esaltazione patriottica voleva costruire una grande nazione e dominare su tutta la terra
(Genesi 10:8-12; 11:1-9)
Le persone in genere quando parlano della terra dove nascono e vivono usano l’espressione “il mio paese” riferendosi in tal modo a una sorta di “diritto di proprietà” e di sovranità che essi ritengono di poter esercitare su quel territorio. Per questo motivo contendono, lottano tenacemente con la forza delle armi e sono disposte perfino a morire per “difendere” quello che considerano un loro personale “bene”.
In contrasto la Parola di Dio inizia il suo racconto dicendo: “In principio Dio creò i cieli e la terra” (Gen. 1:1). Queste parole provano che Dio è il vero e legittimo proprietario dei cieli e della terra. Egli li creò, cioè li produsse e li fece esistere. Ne è il Fattore. Essi sono suo possesso, sua proprietà. Per questo motivo uno degli uomini che furono impiegati per scriverla disse: “al Signore tuo Dio appartengono i cieli, i cieli dei cieli, la terra e quanto essa contiene” (Deuteronomio 10:14).
La creazione dell’uomo fu l’atto culminante della creazione terrestre. Il racconto dice che “il Signore Dio prese l'uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse”. Dunque all’uomo fu dato in origine un posto di grande fiducia e responsabilità. Dio era il Proprietario della terra. L’uomo era l’affittuario agricoltore, incaricato di aver cura del globo. Gli fu affidato un sacro deposito e una gestione.
I nostri primogenitori però scelsero un corso di disubbidienza e indipendenza, un corso di corruzione. In effetti ripudiarono la proprietà di Dio. Così dopo aver pronunciato la sentenza che condannava quei ribelli, Dio protesse la sua proprietà, cacciando l’uomo dal giardino di Eden e rendendogliene impossibile il ritorno custodendo “la via dell’albero della vita” (Genesi 3:24). Come conseguenza l’uomo, che era stato creato per vivere per sempre, perse questa opportunità e cominciò a morire (cfr. Romani 5:12).
Con il tempo anche la maggior parte della famiglia umana che discese da quella prima coppia se ne andò per la sua propria via, ma il Diluvio del giorno di Noè rammemorò loro ancora una volta chi era in effetti il proprietario della terra e dei suoi abitanti, anche se recò solo un arresto temporaneo della condotta volontaria, egoistica e ribelle dell’uomo. Qualche tempo dopo, infatti, Nimrod, un pronipote di Noè, “potente cacciatore davanti al Signore”, animato da forte spirito nazionalistico, pensò di costruire una grande nazione nel suo proprio paese, edificando diverse città di cui assunse il controllo. Questo guerriero voleva stabilire con la forza delle armi il suo dominio sulla terra e su tutto il genere umano. Ma Dio di nuovo intervenne confondendo la loro lingua, e “li disperse di lì per tutta la superficie della terra” (Genesi 10:8-12; 11:1-9). Essi, però, portarono con sé quella stessa mente e quello stesso spirito. Formarono così gruppi nazionali e la contesa della proprietà e del dominio della terra si sviluppò a livello nazionale, dando luogo al patriottismo, a rivalità e guerre che hanno causato inenarrabili angustie, amarezze e lutti fino ai nostri giorni. È di tutto questo che molti si dichiarano “orgogliosi”.
Molteplici sono le facce di un sentimento così deleterio per le relazioni umane!
Guardate questo video, potrete farvene un’idea!
Il pregiudizio: Spesso scaturisce dall’ignoranza nei riguardi di un certo gruppo etnico, religioso o di una certa nazionalità. Per sentito dire, per ostilità tradizionale o per qualche esperienza negativa avuta con una o più persone, si attribuiscono qualità negative a un’intera razza, gruppo o nazionalità. Quando ha messo radici, il pregiudizio acceca le persone impedendo loro di vedere la realtà. In genere si manifesta con l’esternazione di commenti sprezzanti su una certa cultura e spesso degenera nella violenza o addirittura all’omicidio. Le pagine della storia sono piene di esempi terribili di violenza scatenata dal pregiudizio, compresi massacri, genocidi ed episodi di cosiddetta “pulizia etnica”.
I primi cristiani soffrirono moltissimo a causa del pregiudizio. Poco dopo la morte di Gesù, ad esempio, furono oggetto di crudele persecuzione. Nel suo libro Apologetico, Tertulliano scrisse “Se sopravvengono la carestia e la peste non si ode che un grido: ‘I Cristiani al leone’”.
A cominciare dall’XI secolo, con le crociate, furono gli ebrei a diventare la minoranza malvista in Europa. Quando la peste bubbonica spazzò via nel giro di pochi anni circa un quarto della popolazione europea fu facile incolpare gli ebrei, visto che molti li odiavano già. Nel Sud della Francia un ebreo “confessò” sotto tortura che erano stati gli ebrei a scatenare l’epidemia avvelenando i pozzi. Naturalmente la confessione era falsa, ma la notizia fu spacciata per buona. In poco tempo furono massacrate intere comunità ebraiche in Spagna, in Francia e in Germania. Pochi rifletterono sul fatto che gli ebrei morivano di peste come tutti gli altri!
Una volta acceso, il fuoco del pregiudizio può covare sotto la cenere per secoli. Nel secolo scorso Hitler soffiò sul fuoco dell’antisemitismo incolpando gli ebrei della sconfitta che la Germania aveva subìto nella prima guerra mondiale e ne fece sterminare circa 6.000.000. Nel 1933 egli disse al vescovo di Osnabrück: “In quanto agli ebrei, non faccio che seguire la stessa politica attuata dalla Chiesa Cattolica per 1.500 anni” (Paul Johnson - A History of Christianity).
La xenofobia: L’avversione per gli stranieri si manifesta con la tendenza a dare la colpa dei problemi economici o sociali agli immigrati e a persone di un altro gruppo etnico. La gente vede negli estranei una minaccia per la propria identità nazionale, la propria cultura e i propri posti di lavoro. Allora si chiudono le frontiere a chi fugge, quasi sempre per necessità politico-economiche, dal proprio paese o si introducono leggi e procedure per negare l’ingresso ai profughi o si rimandano con la forza nei paesi da cui sono scappati. Nonostante sia stato dimostrato che gli atti criminosi vengono commessi con uguale frequenza sia dai cittadini del paese che dagli stranieri si usano la propaganda politica e i mezzi di informazione per incoraggiare sistematicamente la xenofobia e il razzismo presentando in modo non obiettivo le notizie di cronaca nera.
Il razzismo: Nel suo libro Mein Kampf (La mia guerra), Adolf Hitler asseriva che la razza tedesca era la superrazza ariana destinata a governare il mondo. Si arrivò così allo sterminio degli ebrei e di altre minoranze in Europa, senza dubbio uno dei capitoli più oscuri della storia umana. Dall’altra parte dell’Atlantico, nel cosiddetto Nuovo Mondo, idee infondate dello stesso tipo hanno provocato indicibili sofferenze a generazioni di innocenti. Anche se dopo la Guerra Civile negli Stati Uniti gli schiavi africani vennero finalmente liberati, in molti stati furono emanate leggi che negavano ai neri molti privilegi di cui godevano gli altri cittadini. Perché?
Quando le nazioni europee, si proprio quelle che oggi rivendicano la propria identità “cristiana”, cominciarono a costruire imperi coloniali, era economicamente profittevole sfruttare i popoli indigeni. Ma si giunse a un paradosso. Milioni di africani furono trascinati via dalle loro case, strappati ai loro cari, incatenati, frustati, marchiati a fuoco, venduti come animali e costretti a lavorare senza paga fino al giorno della loro morte. Come poté un simile comportamento essere moralmente giustificato da nazioni che si dichiaravano “cristiane” e che si supponeva amassero il prossimo come se stesse? La soluzione che scelsero fu quella di disumanizzare le loro vittime. Si giustificarono dicendo che quegli africani non erano loro simili e non appartenevano alla stessa famiglia umana ma erano esseri di ordine inferiore. A suo tempo, quindi, colsero al volo la teoria evoluzionistica di Darwin affermando che i non bianchi fossero il risultato di un diverso processo evolutivo e non fossero persone umane in senso vero e proprio ma erano un gradino più in basso sulla scala evoluzionistica. Tutt’oggi molti “bianchi” ritengono che la razza nera non possiede la capacità intellettiva necessaria per partecipare ai doveri civili e al governo. Così il razzismo continua ad essere una delle forze più divisive che piagano la società umana.
L’odio religioso: In molte nazioni la religione ha assunto il ruolo di istituzione statale, spesso avendo dirette responsabilità governative. Pertanto ha condizionato le scelte politiche e ha influito notevolmente sulla vita sociale dei cittadini. Come ho già sopra accennato il pregiudizio cattolico nei confronti degli ebrei è alla base della terribile persecuzione che essi hanno subito per centinaia di anni, come ipocritamente e sfacciatamente riconosciuto dagli stessi alti rappresentanti del clero cattolico. In Europa, in Medio Oriente, in Asia e altrove la religione ha fomentato l’odio delle persone scatenando le guerre più cruente e i massacri più efferati della storia umana. Tutt’oggi i focolai di guerra e di instabilità sociale in molte nazioni, inclusa la nostra, vengono alimentati dalle ingerenze della religione nelle politiche dei governi. La rivendicazione dell’identità “cristiana” in molte nazioni, specialmente da parte della Chiesa Cattolica, sta di nuovo infiammando le relazioni tra l’Europa e il mondo musulmano ed ha innescato una inquietudine sociale che può esplodere in un nuovo pericoloso conflitto da un momento all’altro e non è immune da responsabilità negli episodi di violenza, anche terroristica, che si stanno già verificando.
L’avidità: Il desiderio di arricchirsi sempre di più da parte di lobby politiche, economiche e militari sfruttando le risorse di paesi sottosviluppati dal punto di vista industriale viene spesso mistificato con la necessità di provvedere al benessere e alla sicurezza della propria nazione. Così è accaduto con le guerre coloniali, così sta accadendo con l’Iraq e l’Afghanistan. La violenza dei metodi adottati per assicurarsi i beni ambiti scatena sempre altra violenza da parte di gruppi di potere contrastanti. Chi ci va di mezzo, in genere, è la popolazione innocente, che spesso paga la propria impotenza, e anche la propria indigenza, con la perdita della propria vita.
[Se avete visto il film-documentario Fahrenheit 9/11 di Michael Moore non vi sarà certamente sfuggita l’intervista che il regista ha tentato, invano, di fare ai membri del Senato americano che hanno votato a favore della guerra in Iraq dalla quale è risultato che nessuno dei loro figli si è offerto volontario per andare a combattere per “difendere la democrazia” e per la “sicurezza della nazione” a rischio della propria vita. I “volontari” sono tutti giovani appartenenti alle classi meno agiate della popolazione spinti dal miraggio di una migliore collocazione economica e sociale. Questa sembra essere anche la generale motivazione, almeno stando a quanto affermato in una intervista televisiva dalla sorella di una delle vittime, dei nostri connazionali uccisi nelle cosiddette “operazioni di pace” all’estero, i quali, poi, vengono dichiarati “eroi” per tacitare le coscienze di chi autorizza, appoggia o giustifica tali imposture - cfr. Geremia 6:13,14; Michea 3:5].
Il citato storico Toynbee disse che “il nazionalismo è una malattia mentale”. È come un cancro che avanza inesorabile e distrugge le relazioni umane, anche quando si nasconde dietro la maschera della giustizia. Non c’è nessuna speranza di veder cambiare nell’immediato futuro questa mentalità radicata che genera divisioni, conflitti, distruzioni e lutti. Perché? Perché è l’educazione che in genere si riceve dai genitori o da sistemi scolastici e perfino nelle chiese e inculca odio, intolleranza, idee di superiorità basate sulla nazionalità o sull’appartenenza a un determinato gruppo etnico, sociale, o religioso.
Il punto di vista biblico
Giungendo ad Atene, in quella che è tutt’oggi considerata la culla della democrazia, l’apostolo Paolo di recò nell’Areòpago e, parlando del Creatore alle folle ivi radunate, disse fra l’altro: “Egli creò da uno solo tutte le nazioni degli uomini, perché abitassero su tutta la faccia della terra”. L’apostolo sostenne il racconto biblico della creazione affermando che tutti gli uomini, indipendentemente da dove vivono e da quali caratteristiche fisiche hanno, discendono da un unico ceppo comune. Ne consegue anche che, nonostante tutte le differenze visibili, “tutte le nazioni degli uomini” possiedono le stesse capacità e le stesse facoltà intellettive. Sì, agli occhi di Dio gli uomini di ogni razza e nazionalità sono tutti uguali (Atti 17:26).
L’apostolo Pietro, in maniera simile, disse che “Dio non fa preferenze di persone, ma chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque popolo appartenga, è a lui accetto” (Atti 10:34,35). Si, agli occhi di Dio non c’è nessuna differenza fra persone di diversa nazionalità, razza o condizione sociale.
Questo fatto è reso evidente dal suo modo di fare. Sebbene anticamente Egli scegliesse il popolo dal quale doveva venire il promesso Messia tra i discendenti dei fedeli patriarchi ebrei, la promessa fatta ad Abramo fu: “tutte le nazioni della terra saranno benedette nella tua discendenza” (Genesi 22:18).
In seguito, però, quando i giudei rigettarono quel Messia, Gesù, e lo misero a morte, essi persero l’approvazione di Dio (cfr. Matteo 21:42,43). Oggigiorno, invece, chi esercita fede in Gesù, di qualunque razza o nazione sia, può ricevere le meravigliose benedizioni promesse da Dio e sperare di vivere per sempre sulla terra (cfr. Giovanni 3:16; Salmo 37:9,29,VR e Di - 36:9,29,CEI).
Quel Messia promesso, quando venne sulla terra, visse in un contesto sociale pieno di pregiudizi e fu egli stesso vittima del pregiudizio politico e religioso dei suoi concittadini (cfr. Giovanni 7:15;47,48). Ma non si fece influenzare, mostrando di avere gli stessi sentimenti del suo Padre celeste. Sebbene trascorresse quasi tutta la sua vita terrena fra ebrei, non ebbe prevenzioni di sorta nei confronti di alcuno. Quando un giorno gli si avvicinò una donna fenicia, una gentile, che lo implorò di guarirle la figlia, dopo aver messo alla prova la sua umiltà e la sua determinazione Gesù le disse “Donna, davvero grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri” (Matteo 15:22-28).
In un’altra occasione egli non si fece condizionare dal malanimo che c’era tra ebrei e i samaritani (un po’ come quello che esiste oggi tra israeliani e palestinesi, o tra i cattolici dell’IRA e i protestanti dell’ULSTER, o tra gli ortodossi serbi e i musulmani bosniaci). Gesù inviò dei messaggeri a preparare il suo arrivo in un certo villaggio samaritano. Quei samaritani, però, “non vollero riceverlo, perché era diretto verso Gerusalemme”. Questo fece arrabbiare tanto Giacomo e Giovanni, anch’essi ebrei, che volevano far scendere fuoco dal cielo per distruggerli. Ma Gesù rimproverò i due discepoli, e tutti loro andarono in un altro villaggio (Luca 9:51-56). In seguito egli diede un’ulteriore prova che non condivideva affatto l’animosità degli ebrei verso i samaritani. Mentre con i suoi discepoli stava andando dalla Giudea alla Galilea, attraversando la Samaria, stanco si fermò presso un pozzo della città di Sichar. Lì trovò una donna samaritana alla quale chiese da bere. Quella donna fu molto sorpresa perché sapeva che i giudei non volevano aver niente a che fare con i samaritani e gli disse: “Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?”. Gesù ignorò la sua obiezione ma colse l’occasione per darle testimonianza, e addirittura le dichiarò apertamente di essere il Messia! (Giovanni 4:5-26).
Al pozzo di Sichar Gesù non permise che il pregiudizio che i suoi connazionali avevano nei confronti dei samaritani gli impedisse di dare testimonianza ad un donna samaritana
Per ciò che faceva e insegnava infine Gesù fu messo a morte! Parlando del suo sacrificio l’apostolo Paolo disse:
“ricordatevi che un tempo voi, stranieri di nascita, chiamati incirconcisi da quelli che si dicono circoncisi, perché tali sono nella carne per mano d'uomo, voi, dico, ricordatevi che in quel tempo eravate senza Cristo, esclusi dalla cittadinanza d'Israele ed estranei ai patti della promessa, senza speranza e senza Dio nel mondo. Ma ora, in Cristo Gesù, voi che allora eravate lontani siete stati avvicinati mediante il sangue di Cristo. Lui, infatti, è la nostra pace; lui che dei due popoli ne ha fatto uno solo e ha abbattuto il muro di separazione abolendo nel suo corpo terreno la causa dell'inimicizia, la legge fatta di comandamenti in forma di precetti, per creare in sé stesso, dei due, un solo uomo nuovo facendo la pace; e per riconciliarli tutti e due con Dio in un corpo unico mediante la sua croce, sulla quale fece morire la loro inimicizia. Con la sua venuta ha annunziato la pace a voi che eravate lontani e la pace a quelli che erano vicini; perché per mezzo di lui gli uni e gli altri abbiamo accesso al Padre in un medesimo Spirito” - Efesini 2:11-18
Il sacrificio di Cristo doveva servire a riunire tutte le persone, in qualsiasi parte della terra vivessero, come un solo popolo, senza pregiudizi o divisioni di sorta! Infatti scrisse ancora l’apostolo:
“siete tutti figli di Dio per la fede in Cristo Gesù. Infatti voi tutti che siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo. Non c'è qui né Giudeo né Greco; non c'è né schiavo né libero; non c'è né maschio né femmina; perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù” - Galati 3:26-28
Similmente oggi dovremmo dire: “non c‘è né italiano né talebano, non c’è americano né iraniano, non c’è inglese né palestinese … siamo tutti figli di Dio per la fede in Cristo Gesù”. Non dovrebbe esistere, almeno tra i cristiani, nessuna divisione nazionale. Il concetto di “patria”, come comunemente inteso oggi, non è per i veri cristiani, la cui cittadinanza “è nei cieli, da dove aspettiamo pure il Salvatore, il Signor Gesù Cristo” (Filippesi 3:20, Di). L’unica sovranità possibile e rispettabile per i seguaci di Cristo è quella di Dio (cfr. Matteo 6:10; Atti 5:29).
Riguardo ai suoi veri discepoli, quindi, Gesù disse: “voi siete tutti fratelli” (Matteo 23:8). Questo esclude che ci sia alcuna suddivisione tra di loro! L’aver dato più importanza ai divisivi sentimenti umani, quale l’ “amor di patria” o all’ ”orgoglio nazionale” o alle cosiddette “proprie radici”, o a cose simili, anziché alle parole di Gesù ha spinto, durante le due ultime guerre mondiali, e in tanti altri conflitti, cattolici ad uccidere i propri “fratelli” cattolici solo perché appartenevano ad una “nazione” diversa, così come ha spinto i protestanti, o gli ortodossi, o gli ebrei o i musulmani ad uccidere i propri “fratelli” di fede semplicemente perché appartenevano ad un’altra “nazione”. La loro ipocrisia può paragonarsi a quella di Caino il quale, dopo aver assassinato Abele, continuava a chiamarlo “fratello” (cfr. Genesi 4:9).
L’apostolo Paolo disse che Cristo Gesù, con il suo esempio e i suoi insegnamenti, “è la nostra pace”, e non le mistificanti “operazioni di pace militari” dei governi umani, la cui fonte di potere è il nemico di Dio, dell’uomo e della pace, Satana il Diavolo, operazioni che servono solo a nascondere l’avidità, il pregiudizio e quel maledetto “orgoglio” di una umanità alienata da Dio e dalla Sua volontà, anche per colpa di falsi sistemi religiosi conniventi (cfr. Matteo 4:8,9; Giovanni 8:44; Giacomo 4:16).
Gesù disse: “voi siete tutti fratelli”. In che modo?
(Matteo 23:8)
L’apostolo Paolo scrisse ai suoi “fratelli” cristiani: “la parola di Dio è vivente ed efficace … essa giudica i sentimenti e i pensieri del cuore” (Ebrei 4:12). La Parola di Dio ha il potere di cambiare la personalità di coloro che si lasciano guidare da essa aiutando chi ha pregiudizi a modificare il proprio modo di pensare e a trattare gli altri in modo imparziale. L’apostolo scrisse queste parole con cognizione di causa perché un tempo egli seguiva rigide tradizioni religiose ed era un violento oppositore della comunità cristiana. Lo faceva perché era pienamente convinto che tutti i cristiani fossero apostati e nemici della vera adorazione. Il suo pregiudizio lo spinse ad appoggiare l’uccisione dei cristiani (cfr. Atti 9:1,2). Ma riuscì a liberarsi del suo fanatico pregiudizio. Divenne egli stesso cristiano e scrisse: “prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento; ma misericordia mi è stata usata, perché agivo per ignoranza nella mia incredulità” (1Timoteo 1:13).
La conoscenza che si può acquistare per mezzo della Parola di Dio, aiuta ogni singola persona ad apprezzare il modo di pensare e di operare del nostro Creatore e ad avere la sua stessa amorevole considerazione per il prossimo. Grazie a questa conoscenza l’apostolo fu in grado di vincere la sua “ignoranza” e il suo pregiudizio. Ma non fu l’unico a cambiare drasticamente il suo modo di pensare. Nella lettera che scrisse a Tito raccomandò ai “fratelli” cristiani di “non parlar male di nessuno, di evitare le contese … Anche noi un tempo eravamo insensati … vivendo nella malvagità e nell'invidia, degni di odio e odiandoci a vicenda” (Tito 3:2,3).
Chi, dunque, vuole essere un vero cristiano deve imparare a superare tutti i confini nazionalistici, etnici e razziali di questo mondo e a considerare ogni uomo suo “fratello”. Il vero cristianesimo si riconosce anche da questo, dalla capacità di tutti i fedeli di vivere insieme in pace, in unità, con amore e profondo rispetto reciproco, a qualsiasi razza o etnia essi appartengono, in qualsiasi parte della terra essi vivono.
La vostra “religione” si distingue per questo? Provate ad esaminarne la storia!
Albert Einstein, il grande scienziato, una volta disse cosa pensava del nazionalismo: “Non mi sono mai identificato con nessun particolare paese … il nazionalismo è una malattia infantile … il morbillo della razza umana”.
Tempo fa un lettore indiano ha scritto all’editore dell’“Indian Express” di Bombay:
“Non credo nel patriottismo. È una specie di oppio inventata dagli uomini politici per conseguire i loro detestabili fini. Serve alla loro prosperità. Serve al loro miglioramento. Serve al loro arricchimento. Non è mai per il bene del paese. Non è mai per il bene della nazione. In ogni caso, non è mai negli interessi dell’uomo e della donna comuni come voi e me … Questo sinistro muro ideato dagli uomini politici divide l’uomo dall’uomo, il fratello dal fratello; finché un giorno porterà alla rovina dell’uomo da parte dell’uomo. Patriottismo o nazionalismo, secondo me, sono espressioni idiote di una lealtà artificiosa … Non provo nessun orgoglio ipocrita nell’essere questo o quello. Appartengo all’umanità”.
Questo è anche il mio pensiero (cfr. Geremia 10:23). Il vostro qual è? September 11 IL PUNTO DI VISTA BIBLICOOMOSESSUALITÀ: PERCHÉ NO?
Confesso che ho pensato molto prima di scrivere questo post temendo di essere confuso con coloro che affrontano questo argomento mossi dal mero pregiudizio nei confronti delle persone che si dichiarano omosessuali e per non rischiare di esser tacciato di omofobia, visto il clima che sta crescendo sulla questione.
Non condivido gli estremismi di coloro che manifestano il loro dissenso in modo violento, come fanno certi imbecilli assurti alle cronache correnti, né di coloro che esternano pubblicamente, con provocante chiassosità, il loro “orgoglio” omosessuale o, per usare un termine più recente, il gay-pride.
È indubbio che la questione rappresenta oggi motivo di dibattito non solo morale, ma anche politico, giuridico e sociale poiché gli omosessuali rivendicano “diritti” che fin’ora sono sempre stati negati loro quali, ad esempio, quello di contrarre matrimoni o essere riconosciuti come “coppie di fatto” o di adottare i bambini.
Non voglio impegnarmi in una dissertazione “politica” della faccenda, non avendone né la competenza né l’interesse. Ma poiché tra le rivendicazioni omosessuali c’è anche quella di "partecipare a tutti i livelli della vita ecclesiale (eucarestia, formazione, catechesi, ministeri, sacerdozio …), il diritto ad avere una famiglia riconosciuta non solo dallo Stato ma anche dalla Chiesa” [dal Convegno "Cristianesimo, nuove famiglie e omosessualità", Valencia (E), ottobre 2001], richiesta sostenuta da diverse Associazioni di gay e lesbiche che si dichiarano “cristiane” nonché da un crescente numero di teologi cattolici in contrasto con la posizione ufficiale della propria Chiesa, come Benjamín Forcano, teologo moralista e sacerdote spagnolo, il quale, proprio nel convegno in questione, ha dichiarato che “non esiste una base biblica per considerare l'omosessualità un'attitudine ‘disordinata’", da quell’estimatore che sono della Parola di Dio e del cristianesimo apostolico non posso esimermi dall’indagare negli scritti sacri per conoscere il pensiero di Dio e la posizione ufficiale dei primi cristiani al riguardo.
Perciò la mia unica volontà è riconsiderare il punto di vista biblico su questo tema.
Prima, però, mi preme fare una sorta di preambolo sugli sviluppi del dibattito sulle cause del comportamento omosessuale e sull’evoluzione del pensiero e della morale su tale condotta.
Tra le varie cause gli analisti elencano i disturbi psicoanalitici sostenendo che l’omosessualità dipenderebbe da un imperfetto superamento del complesso di Edipo e, quindi, dal rifiuto del proprio ruolo sessuale maschile o femminile. Oppure parlano di disturbi psicosociali derivanti dalle esperienze di un individuo e dal modo, positivo o negativo, in cui esse vengono vissute quali, ad esempio, l’ostilità o un forte legame affettivo nei confronti della madre nonché l’ostilità o le carenze della figura paterna. Più recentemente si è tentato di dare una giustificazione biologica con la ricerca di determinanti genetici ma i risultati sono stati talmente scarni che le stesse associazioni di attivisti omosessuali, che qualche decina di anni fa parlavano di “gene-gay” o di “cervello-gay”, e che tanto all’inizio le hanno supportate ora non parlano più così tanto di basi biologiche o genetiche, perché nessuno studio le ha dimostrate o ha offerto un simile riscontro.
Comunque l’omosessualità, che fino agli anni ’70 era considerata una malattia dall’APA (l’Associazione dei Medici Psichiatrici Americani) e come tale inclusa nel DSM (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) alla voce “Deviazione sessuale” al pari della pedofilia, della necrofilia o del feticismo, oggi è stata derubricata come tale e mantenuta nel manuale solo nella voce “Disturbi sessuali”, al pari di quelli che possono colpire qualsiasi persona eterosessuale.
Parallelamente, dal punto di vista morale si è sviluppato un atteggiamento di maggiore tolleranza, e a volte anche di compiacenza, così che lo stile di vita omosessuale, un tempo ritenuto disonorevole e secretato, oggi è approvato pubblicamente. Cinema, televisione, libri e riviste hanno accresciuto molto l’impatto della cultura gay sulla vita eterosessuale e l’alta concentrazione di omosessuali nel campo dello spettacolo e dell’informazione dà loro una più ampia possibilità di plasmare valori e opinioni.
Perfino nelle Chiese cosiddette “cristiane”, ad onta delle loro posizioni ufficiali, si levano sempre più alte le voci di rappresentanti del clero a sostegno dell’omosessualità.
Ad esempio, oltre a quello sopra citato, un altro teologo cattolico, il gesuita John J. McNeill, docente di Etica Cristiana presso la Union Theological Seminary di New York, gay dichiarato, ha difeso apertamente l’omosessualità dicendo: “L’amore fra due lesbiche o due omosessuali, in quanto amore costruttivo fra due esseri umani, non è peccaminoso né allontana la coppia dal piano di Dio, ma può essere un amore santo” (Homosexuality: Challenging the Church to Grow in The Christian Century, 11/3/1987).
Alla stessa maniera sul fronte evangelico si è aperto un dibattito, dai termini invero molto ambigui, tra il protestantesimo storico e quello definito neo-liberale “impegnato in un tentativo volto a relativizzare il significato dei testi biblici che parlano dell’omosessualità e a svuotarne il contenuto apparentemente negativo” (http://www.alleanzaevangelica.org).
Cosa dicono le Sacre Scritture?
Gli organi sessuali fanno parte del meraviglioso progetto di Dio per estendere la vita sulla terra. Egli, infatti, mise nella prima coppia che creò un desiderio così forte per la relazione coniugale da garantire il perpetuarsi della famiglia umana. Non stabilì però la relazione sessuale tra l’uomo e la donna solo ai fini procreativi ma anche per il loro reciproco piacere (cfr. Genesi1:27,28; Salmo 139:14,VR e Di - 138:14,CEI; Proverbi 5:18,19). Pensando a questa disposizione e al suo grande potenziale di recare piacere e felicità agli esseri umani, dovremmo davvero sentirci spinti a lodare il nostro grande Creatore per aver ideato un modo così meraviglioso di popolare la terra.
Quando Satana il Diavolo si ribellò a Dio, si mise all’opera per corrompere questa eccellente disposizione presa per portare all’esistenza un’intera razza umana. Agendo sulla mente dei discendenti di quella prima coppia generati nell’imperfezione riuscì a pervertirne il modo di pensare, anche per quanto riguarda il giusto uso delle facoltà sessuali date loro da Dio. Il racconto biblico dice che, già circa 1.600 anni dopo la creazione dell’uomo, “la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che tutti i disegni dei pensieri del loro cuore non erano altro che male in ogni tempo” (Genesi 6:5).
E mentre l’umanità sprofondava in una condotta moralmente errata, gli angeli in cielo osservavano.
Dio non aveva creato gli angeli con il desiderio di avere rapporti sessuali con esseri umani. Ma a quanto pare Satana riuscì a indurre alcuni di essi a considerare in modo errato queste cose ed essi iniziarono a desiderare qualcosa che Dio aveva riservato solo agli esseri umani nel giusto ambito della relazione coniugale. Inseguendo tale desiderio quegli angeli, infine, compirono un’azione malvagia, abbandonando le rispettive posizioni in cielo per venire sulla terra a sposare delle donne. (cfr. Genesi 6:2). Quell’azione fu motivata da un desiderio indebitamente coltivato, non da un desiderio naturale posto in loro da Dio (cfr. Giacomo 1:14,15 - questo è il meccanismo che conduce al peccato, non dovremmo mai dimenticarlo!).
Quell’azione colmò la pazienza di Dio nei confronti del male commesso dagli uomini e lo costrinse ad intervenire, anche per salvaguardare il suo proposito perché attraverso essa la razza umana rischiava l’estinzione [la Parola di Dio rivela che da quelle unioni innaturali nacquero dei figli dotati di una potenza e di una cattiveria eccezionali; essi vengono chiamati nefilim, cioè “abbattitori” poiché si imponevano con la forza e la violenza sugli uomini normali abbattendoli (cfr. Genesi 6:4). Erano degli ibridi, una forma di vita non approvata da Dio che, a quanto pare, non si riproducevano]. Dio portò un diluvio di acque che distrusse completamente quel sistema malvagio.
Il discepolo e fratello di Gesù, Giuda, nella lettera che scrisse ai cristiani del I secolo tracciò un parallelo fra quegli angeli che, seguendo un desiderio innaturale, presero le figlie degli uomini per avere relazioni sessuali con esse e certi uomini che provavano desideri passionali per altri del loro stesso sesso. Egli scrisse:
“Egli ha pure rinchiuso nelle tenebre dell'inferno con catene eterne, per il giudizio del gran giorno, gli angeli che non conservarono il loro primiero stato ma che lasciarono la loro propria dimora. Proprio come Sodoma e Gomorra e le città vicine, che come loro si erano abbandonate alla fornicazione e si erano date a perversioni sessuali contro natura, sono state poste davanti come esempio, subendo la pena di un fuoco eterno” - Giuda 6,7
La storia biblica ci insegna ciò che accadde nell’antica città di Sodoma. Lì appena 450 anni dopo il Diluvio uomini e ragazzi, assetati di sesso, volevano avere a tutti i costi rapporti con quelli che pensavano fossero semplici ospiti maschi di Lot, il nipote di Abramo (cfr. Genesi 19:4,5). Quegli uomini erano omosessuali. Infatti, la parola italiana “sodomia”, che significa particolarmente ‘rapporti sessuali fra due uomini’, è tratta proprio dal nome della città di Sodoma. Tale pratica era molto diffusa tra gli abitanti di quella città e delle città vicine e aveva contribuito notevolmente ad abbassarne il livello morale (cfr. Genesi 18:23-32). Riferendosi proprio a questo l’apostolo Pietro scrisse che Lot era “angustiato dal comportamento immorale di quegli scellerati. Quel giusto infatti, per ciò che vedeva e udiva mentre abitava in mezzo a loro, si tormentava ogni giorno nella sua anima giusta per tali ignominie” (2Pietro 2:7,8). Questo fatto non passò inosservato agli occhi di Dio. Quei due uomini (che in realtà erano angeli inviati da Dio) dissero infatti a Lot: “Il grido contro Sodoma e Gomorra è troppo grande e il loro peccato è molto grave … il grido innalzato contro di loro davanti al Signore è grande e il Signore ci ha mandati a distruggerli” (Genesi 18:20; 19:13). Dio disapprovò la condotta omosessuale dei sodomiti e fece piovere fuoco e zolfo sulla città distruggendoli tutti!
In seguito, poiché l’omosessualità era estesamente praticata tra i cananei, gli abitanti della “terra promessa”, Dio diede questo comando al popolo di Israele: “Non avrai relazioni carnali con un uomo, come si hanno con una donna: è cosa abominevole” avvertendo che “se uno ha relazioni carnali con un uomo come si hanno con una donna, ambedue hanno commesso cosa abominevole; saranno certamente messi a morte” (Levitico 18:22; 20:13).
È, dunque, evidente che Dio considerava l’omosessualità una “perversione sessuale contro natura” e come qualcosa di “abominevole” ai suoi occhi. Non ci sono scuse, né attenuanti, né altre possibili interpretazioni a ciò che è scritto nel Vecchio Testamento.
Al tempo del Diluvio diversi angeli si ribellarono a Dio scegliendo di vivere “contro natura”, cioè contro il modello divino della creazione. Gli angeli non furono creati per avere rapporti sessuali nell’ambito di una giusta relazione coniugale come il genere umano (cfr. Matteo 22:29,30). Ma quegli angeli ribelli abbandonarono la loro elevata posizione celeste e materializzarono corpi umani per avere rapporti sessuali con donne sulla terra. Deliberatamente scelsero di andare contro il progetto creativo di Dio. La loro azione ebbe effetti drammatici sul senso morale e sulla vita sociale in terra poiché le Scritture dicono che “la malvagità degli uomini era grande sulla terra”.
La loro condotta è paragonata a quella di uomini e donne che deliberatamente vanno “contro natura” adottando uno stile di vita omosessuale. Anch’essi stravolgono il progetto creativo di Dio il quale, avendoli creati “maschio e femmina”, dopo aver detto che i due dovevano divenire una “sola carne” dotandoli dei rispettivi organi sessuali per “complementarsi”, deve ora sopportare che se che due lesbiche si uniscono sessualmente, una delle due deve servirsi di qualche specie di mezzo artificiale in sostituzione dell’organo maschile per soddisfare l’altra, e se due uomini si accoppiano uno dei due deve assumere in qualche senso il ruolo femminile. Si, nel caso di omosessuali, maschi e femmine, in un modo o nell’altro, è necessario sostituire ciò che il sesso opposto ha “naturalmente”. Per questo motivo Dio, il Dio delle Sacre Scritture, considera tale condotta una “perversione sessuale contro natura” (cfr. Genesi 1:27; 2:18,24; Giuda 6,7). A motivo di ciò Dio distrusse quel mondo antediluviano e gli abitanti delle città di Sodoma e Gomorra dediti all’omosessualità, uno stile di vita che Egli aborrisce! (cfr. Efesini 4:18,19).
La maggioranza degli angeli, però, mostrò di rispettare il progetto creativo divino e scelse di rimanere fedele al ruolo “naturale” assegnato loro da Dio. Essi, infatti, sollecitarono Lot, che “si tormentava ogni giorno nella sua anima giusta per tali ignominie” ad abbandonare Sodoma, lo presero perfino per mano e lo trascinarono fuori da essa affinché scampasse (cfr. Genesi 19:15-17).
L’omosessualità, dunque, è una scelta di vita che una persona coscientemente fa. Chi preferisce tale condotta deve anche sapere che dovrà rendere conto a Dio della sua scelta, perché è scritto: “ciascuno di noi renderà conto a Dio di se stesso” (Romani 14:12).
Peter Paul Rubens (1577-1640) - Lot fugge da Sodoma con la sua famiglia
La parola “fornicazione”, che include le “perversioni sessuali contro natura” usata da Giuda nella sua lettera, traduce il termine greco por·nei′a il quale deriva il verbo por·neu′o che vuol dire “darsi a illeciti rapporti sessuali”. Questo stesso termine fu usato da Gesù Cristo quando disse: “Or io vi dico che chiunque manda via la propria moglie, eccetto in caso di fornicazione, e ne sposa un'altra, commette adulterio” (Matteo 19:9). Un dizionario greco, il Greek and English Lexicon of the New Testament di Edward Robinson, dice che usando por·nei′a egli incluse evidentemente “ogni rapporto proibito dalla Legge mosaica”. Quella Legge comprendeva fra i suoi comandi anche quello di Levitico 18:20, cioè: “Non avrai relazioni carnali con un uomo, come si hanno con una donna: è cosa abominevole”. Secondo Gesù commettere por·nei′a era moralmente così errato da essere un motivo per sciogliere il vincolo matrimoniale. Perciò anche Gesù parlò apertamente contro l’omosessualità.
Che questo fosse un comando che riguardava anche i cristiani si comprende da ciò che scrissero al riguardo gli apostoli.
L’apostolo Pietro, ricollegandosi alla condotta degli abitanti di Sodoma, paragonò gli uomini che la imitavano ad “animali irragionevoli nati secondo natura per esser presi e distrutti” (2Pietro 2:6-13).
L’apostolo Paolo fu ancora più esplicito e scrisse:
“Dio li ha abbandonati all'impurità secondo i desideri del loro cuore, sì da disonorare fra di loro i propri corpi … Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s'addiceva al loro traviamento. E poiché hanno disprezzato la conoscenza di Dio, Dio li ha abbandonati in balìa d'una intelligenza depravata, sicché commettono ciò che è indegno … E pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo continuano a farle, ma anche approvano chi le fa” - Romani 1:24-28,32
È evidente, dunque, che l’omosessualità non è uno stile di vita alternativo approvato da Dio. Nel futile tentativo di far sembrare che lo sia, spesso predicatori sia omosessuali che laici torcono le Scritture, come ha spesso tentato di fare il citato gesuita John J. McNeill (cfr. 2Pietro 3:16).
Chiunque si dichiara “cristiano” dovrebbe tenere presente qual è il punto di vista di Dio chiaramente espresso nella sua Parola, perché l’apostolo Paolo aggiunse:
“Non v'ingannate: né i fornicatori … né gli effeminati, né gli omosessuali … erediteranno il regno di Dio” - 1Corinzi 6:9,10
Ma perché Dio è così inflessibilmente contrario all’omosessualità?
Avendo stabilito le leggi universali della natura Egli conosce la nostra costituzione fisica, mentale, emotiva e spirituale. È contrario all’omosessualità perché sa che essa non reca alcun beneficio all’individuo.
Dall’apostolo Paolo ha fatto scrivere che tale pratica è “contro natura”. Il comportamento omosessuale è in ogni caso una deviazione dal Suo disegno creativo e qualsiasi deviazione dal disegno creativo di Dio produce cattivi risultati (come mostrano i rovinosi effetti prodotti dall’uomo sull’ambiente).
Non sorprende, dunque che Raoul Weston La Barre, noto antropologo della Duke University - North Carolina, USA, abbia definito l’omosessualità una “frustrazione della propria e dell’altrui essenziale natura biologica”.
Dio ha fatto anche scrivere: “Io sono il Signore tuo Dio che ti insegno per il tuo bene, che ti guido per la strada su cui devi andare” (Isaia 48:17).
Alcuni pensano che Dio sia troppo severo perché omosessuali ci si nasce e non si può fare niente per cambiare comportamento. Se così fosse, perché alcuni sono omosessuali solo per parte della loro vita, forse nell’età più avanzata? Non è logico pensare che dovrebbero esserlo fin dalla nascita?
Le cause che spingono verso l’omosessualità sono a tutt’oggi sconosciute. Molto probabilmente è un insieme di fattori che spinge la persona ad abbandonare le normali relazioni eterosessuali per quelle omosessuali. In ogni caso l’omosessualità è una scelta di vita che la persona fa. Una rivista dedicata, Gay-Vue, asserisce, infatti, che una “persona ha evidentemente la possibilità di conformarsi a uno qualsiasi o a tutti i modelli sessuali. Per tale motivo, a un certo punto nel corso della vita finisce per sceglierne uno”.
Gli omosessuali dunque sono tali perché lo vogliono. Come dice la Parola di Dio, è “secondo i desideri dei loro cuori”.
Sapendo questo, se una persona omosessuale vuole piacere a Dio, e vuole essere considerata un vero cristiano, deve abbandonare tale pratica, non ha alternativa!
Nel primo secolo alcuni fecero proprio così! L’apostolo Paolo infatti disse “tali eravate alcuni di voi; ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e nello Spirito del nostro Dio” (1Corinzi 6:11)
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