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    June 17

    PERDONO O CONDONO - Cosa è giusto? - II parte

     
    Il problema della “giustizia” è oggi sentito più che mai. Non passa giorno che non venga trattato dai media, non solo nel nostro paese ma in ogni parte della terra. Perché?
    Nei Tribunali di tutto il mondo si trova scritto: “la Legge e' uguale per tutti, …. ma, si afferma, si sono dimenticati di aggiungere che non tutti sono uguali davanti alla Legge.
    Ogni giorno c’è motivo d'indignarsi per le violenze e gli abusi, per le disuguaglianze e le guerre; giorno dopo giorno si sente sempre più il bisogno di ribellarsi contro l'oppressione, la criminalità e la corruzione.
    Nel corso dei secoli, gli uomini hanno lottato per far diminuire l’ingiustizia e rafforzare la giustizia. Ci sono stati movimenti di riforma che hanno alterato le strutture politiche. Le procedure legali e i sistemi dei tribunali sono stati riveduti e ristrutturati. Ma l’ingiustizia continua ad esserci!
    Questo ha portato spesso a pensare che non ci sarà mai “giustizia per tutti”; alcuni diventano addirittura cinici o si preoccupano dell’ingiustizia soltanto quando ne sono toccati personalmente.
     
    Nell’esaminare il problema un noto giurista ha dichiarato: “. . . non possiamo ignorare il peso che il comportamento dei capi della comunità ha nel determinare l’atteggiamento delle persone verso la legge e l’ordine. Viviamo in un’era in cui l’onestà e l’integrità dei nostri più alti funzionari, non esclusi i giudici, ma non principalmente dei giudici, sono state messe seriamente in dubbio”.
    La corruzione esistente tra capi di governo e responsabili dell’applicazione della legge è spesso un grosso ostacolo alla completa giustizia. Come sarà mai possibile che sia resa giustizia a tutti quando quelli che hanno il dovere di amministrare la giustizia sono pronti a farsi corrompere o a mostrare favoritismo alle persone influenti?
    In alcuni luoghi poi la “giustizia” può dipendere dalla possibilità di valersi di avvocati costosi. Un avvocato americano che diresse un gruppo di 175 legali incaricati della difesa di una persona fece questa osservazione: “La prima cosa di cui ci si deve rendere conto è che la qualità della giustizia in questo paese è direttamente proporzionale al portafoglio. . . . Sono i poveri che vanno in prigione perché i poveri non possono ottenere giustizia in questo sistema giudiziario. La prima settimana che feci pratica di avvocato andai in tribunale a vedere un processo e vidi infliggere gravi condanne a quattro poveracci per gioco d’azzardo. Poi andai a un convegno di un’associazione di avvocati, ed erano tutti seduti intorno alle macchine per il gioco d’azzardo”.
    Anche se la persona è condannata, la pena può essere determinata in parte dalla sua posizione economica o sociale. In alcuni casi di frodi per ingenti somme perpetrate da funzionari o da persone potenti, viene inflitta una condanna relativamente mite con la spiegazione che il “delinquente” è stato punito con la perdita del prestigio.
    Infine, anche se la legge è chiara e si applica a tutti, può sempre esserci il problema di emanare sentenze giuste. In un articolo pubblicato su un noto quotidiano si legge: “Il procuratore generale ha criticato il sistema della nazione per la condanna dei delinquenti, definendolo lento, incerto e ingiusto ‘ha le caratteristiche di una lotteria’. . . . In un distretto giudiziario federale il 71 per cento di tutti gli imputati condannati va in prigione mentre in un altro distretto solo il 16 per cento va in prigione se condannato per accuse simili”.
    Tutto questo mette in evidenza che se si vuole giustizia per tutti, occorrono anche giudici saggi e giusti.
     
    Nel tempo, come oggi, si è cercato di trovare una soluzione ai tanti problemi della giustizia.
    Per esempio, dal secolo scorso si è cercato di fare molto per la riabilitazione dei delinquenti, cercando di aiutarli a emendarsi anziché infliggere per principio una punizione. Ma la recidività dei reati non si è affatto ridotta!
    Altre volte si è applicato un metodo liberale e “umanitario” che ha fatto tornare liberi dei delinquenti abituali. Il risultato? E’ stato sintetizzato con questo commento da un economista: “Abbiamo scherzato con i malvagi, ci siamo fatti gioco degli innocenti e abbiamo incoraggiato i calcolatori. La giustizia ne soffre, e anche tutti noi”.
    Un altro aspetto a cui si è prestato attenzione è stato quello del risarcimento o del compenso, cioè far riparare o ripagare il danno causato da un trasgressore invece di mandarlo in prigione.
    Secondo il parere di due medici che stanno studiando la personalità dei delinquenti: “Per stroncare la criminalità … ciò che occorre non sono tanto alloggi migliori o una terapia convenzionale ma la conversione del trasgressore a un modo di vivere interamente nuovo e una rigorosa educazione morale …”.
     
    Infine anche Papa Benedetto XVI,  nella sua enciclica “Deus Caritas Est, ha trattato l'argomento e citando S. Agostino ha affermato che uno Stato senza giustizia si riduce a una grande banda di ladri. Ha quindi aggiunto: “Non possiamo e non dobbiamo metterci al posto dello Stato, ma non possiamo neanche restare ai margini nella lotta per la giustizia". Già!..... come? "La Chiesa deve inserirsi in essa per la via dell’argomentazione razionale e deve risvegliare le forze spirituali, senza le quali la giustizia, che sempre richiede anche rinunce, non può affermarsi e prosperare. La società giusta non può essere opera della Chiesa, ma deve essere realizzata dalla politica”.
     
    Mi piacerebbe conoscere il vostro parere su questo sentito problema.
     

     
    “Continuate dunque a cercare prima il regno e la Sua giustizia, e tutte queste altre cose vi saranno aggiunte”. (Matteo 6:33)
    June 15

    PERDONO O CONDONO - Cosa è giusto? - I parte

     
    Ci sono parole, di sicuro effetto per i filosofi dell’effimero, che ricorrono spesso nella nostra vita. Indicano i sogni, i desideri o le necessità per le quali il genere umano da sempre si affanna. Queste parole escono dalla nostra bocca come una sorta di formula magica propiziatoria di ciò che giorno dopo giorno appare invece come una inverosimile illusione! Quante volte, ad esempio, abbiamo pronunciato la parola pace, per vederla calpestata sotto il peso degli avidi interessi e delle nostre crescenti concupiscenze; e che dire della parola amore, con la quale addolciamo le nostre farneticazioni di fronte al generalizzato egotismo o ad assassinii sempre più efferati, spesso perfino legalizzati dietro il paravento di stupidi sentimenti nazionalistici, campanilistici, corporativi e perfino religiosi. Per cercare di porre rimedio a tante malefatte si ricorre poi con altrettanta disinvoltura alla parola perdono, quasi possa cancellare, come una bacchetta magica, i tragici effetti della nostra ipocrisia!
     
    Ci stiamo ormai “abituando” all’uso (o abuso) di certi termini, tanto di averne quasi stravolto il valore etimologico. E ancor più incredibile appare la veste religiosa, più o meno rituale, applicata a queste parole. Basti pensare alle reiterate richieste di perdono delle gerarchie ecclesiastiche del cattolicesimo per le nefandezze perpetrate nel corso della storia. Per esempio il Papa, durante la sua visita nella Repubblica Ceca del 1995, ha chiesto “perdono, a nome di tutti i cattolici, per i torti causati ai non cattolici”; ha poi chiesto “perdono agli indios dell’America Latina e agli Africani deportati come schiavi” nel corso della sua visita a Santo Domingo e in una udienza generale nel 1992; precedentemente (a Yaoundé nel 1985) aveva già domandato “perdono agli Africani per la tratta dei Neri”. Ma sempre con il solito distinguo! “E’ giusto che, mentre il secondo millennio del cristianesimo volge al termine” ha affermato Giovanni Paolo II “la Chiesa si faccia carico con più viva consapevolezza del peccato dei suoi figli nel ricordo di tutte quelle circostanze in cui, nell’arco della storia, essi si sono allontanati dallo spirito di Cristo e del suo Vangelo, offrendo al mondo anziché la testimonianza di una vita ispirata ai valori della fede, lo spettacolo di modi ti pensare e di agire che erano vere forme di controtestimonianza e di scandalo. La Chiesa, pur essendo santa per la sua incorporazione a Cristo, non si stanca di fare penitenza: essa riconosce sempre come propri, davanti a Dio e agli uomini, i figli peccatori”.
    Non era dello stesso parere però l’apostolo di cui il Papa si beava di portare il nome quando scrisse: “Rimuovete l’uomo malvagio di fra voi” (1Corinti 5:13).
     
    E queste parole dovrebbero richiamare la nostra attenzione sul vero significato, nell’etimologia cristiana, della parola perdono. Sebbene perdonare è ritenuto un aspetto fondamentale del cristianesimo, poichè nella “Legge” (o VT) sono ripetutamente scritte incoraggianti parole al riguardo pronunciate da Dio stesso, quali “Perdonerò il loro errore, e non ricorderò più il loro peccato” (Geremia 31:34), con un chiaro riferimento al mandato messianico, tale azione non deve essere confusa con condonare, cioè negare o dimenticare, scusare o giustificare il torto e nemmeno continuare a tollerarlo!
    Non a caso quest’ultimo termine viene applicato quando a cancellare le trasgressioni è un ente giuridico, come lo Stato, o un suo organo giudiziario o fiscale. Il condono viene usato come espediente per far fronte all’incapacità dei governi di stanare i soliti “furbetti del quartierino”, gli evasori di regole, norme e gabelle i quali poi, naturalmente, ne approfittano per reiterare i loro “peccati”.
     
    La condizione basilare per il perdono, in senso biblico e quindi cristiano, ma credo possa essere estesa a qualsiasi altro caso, è il sincero pentimento, cioè il totale e incondizionato riconoscimento della propria colpa e l’abbandono della condotta peccaminosa o errata! E’ infatti anche scritto nella “Legge”: “Quantunque facciate molte preghiere, non ascolto; le vostre medesime mani sono diventate piene di spargimento di sangue. Lavatevi, purificatevi; togliete la malizia delle vostre azioni d’innanzi ai miei occhi; cessate di fare il male….. se rifiutate e siete effettivamente ribelli, sarete divorati dalla spada…” (Isaia 1:15-10) e “…Iddio misericordioso e clemente, e abbondante in amorevole benignità e verità,….che perdona l’errore e la trasgressione e il peccato, ma non esenterà affatto dalla punizione….” (Esodo 34:6,7).
     
    Dunque la volontà di perdonare da parte di Dio è strettamente connessa con la sua perfetta giustizia, che non è un astratto concetto filosofico avvolto a spirale intorno ad un inconcepibile quanto leggendario infinito, ma un modo di agire reale e coerente con la sua (e non la nostra) verità (ebraico ‘emèth la cui etimologia indica “qualcosa di sicuro, degno di fiducia, stabile, fedele, un fatto vero e stabilito”). Molto appropriatamente S. Paolo spiega questo in una delle sue lettere, dicendo: “Se la nostra ingiustizia mette in risalto la giustizia di Dio, che diremo? Dio non è ingiusto quando sfoga la sua ira, vero? Non sia mai! Altrimenti come Dio giudicherà il mondo?” (Romani 3:5,6).
     
    Perciò le manifestazioni emotive in se stesse non sono prova di pentimento se non sono accompagnate da un effettivo cambiamento di condotta! La ripetizione nel corso dei secoli degli stessi errori da parte degli uomini e il gratuito condono degli stessi dovrebbe farci seriamente pensare prima di parlare e pronunciare parole che nella loro vera accezione hanno un valore sacro e profondo!
     

     
    “Se rimanete nella mia parola, siete realmente miei discepoli, e conoscerete la verità, e la verità vi renderà liberi” (Giovanni 8:32)
      
    June 09

    "ANDATE E FATE DISCEPOLI INSEGNANDO LORO LE COSE CHE VI HO COMANDATO". E' stato veramente cosi?

     
    “Ci sono state delle ombre nell’opera di evangelizzazione dell’America Latina”
    Con queste parole Benedetto XVI ha giudicato ciò che è accaduto in quella terra dall’alba del XVI secolo.
    L’ennesimo mea culpa della gerarchia ecclesiastica cattolica per i crimini commessi nel corso dei secoli, dopo quello per le crociate…. per la caccia alle streghe da parte della Santa Inquisizione…. per il silenzio sull’olocausto?
    Macchè!.....Il timido, quanto aggressivo Papa Ratzinger ha aggiunto: “…. non è possibile dimenticare le sofferenze e le ingiustizie inflitte dai colonizzatori alle popolazioni indigene, spesso calpestate nei loro diritti umani fondamentali”. Questa sottile distinzione dai colonizzatori, è stato considerato il solito, maldestro tentativo di eludere le responsabilità della Chiesa romana che ha subito provocato le proteste delle associazioni di indigeni dell’America Latina, di parlamentari e leader di governo, quali Chavez e Morales, e perfino degli stessi teologi cattolici, come Cecilia Domevi, la quale ha commentato che, contrariamente all’immagine idilliaca presentata dal pontefice, l’evangelizzazione del continente è stata “un’imposizione ambigua, violenta, uno scontro di culture”.
     
    Il piano di conquista del mitico Eldorado da parte di spagnoli e portoghesi ricevette la piena approvazione della Chiesa Cattolica che affidò a questi conquistadores, bramosi di assicurasi le immense ricchezze di quella terra, il compito di evangelizzare l’America tant’è che, per risolvere il problema della correlazione tra cristianizzazione e conquista legittima dei territori, venne stabilito un documento, il Requirimento, che veniva letto agli indios all’inizio delle battaglie per “intimidirli” e indurli a piegarsi alla Chiesa e che a livello formale “assolveva” i conquistadores dalla colpa di aver sollevato una guerra ingiusta.
    Così negli anni della conquista si andò formando un’aristocrazia coloniale che esercitava il suo potere sugli indigeni all’interno di un’istituzione detta encomienda. L’encomienda risolse ai primi coloni il problema della manodopera: gli indigeni lavoravano per i datori di lavoro spagnoli e se il loro lavoro non era volontario era imposto con la forza. Specialmente quando la richiesta di lavoratori si faceva più urgente erano frequenti le incursioni degli spagnoli nei villaggi indigeni, anche con grossi spargimenti di sangue, per ridurre in schiavitù la popolazione. Gli abitanti di uno o più villaggi venivano dati in consegna ad un colono spagnolo che assumeva il ruolo di encomiendero. L’encomiendero aveva il compito di cristianizzare gli indiani che gli erano stati affidati e che venivano impiegati nella costruzione di edifici, nelle miniere e nelle attività agricole. Questi svolgevano quel lavoro manuale che i coloni non erano disposti a fare e quest’ultimi espletavano il loro dovere verso la cristianità con la conversione dei pagani. In realtà per gli encomienderos, molto più interessati al lavoro svolto dagli indigeni che alla loro conversione, l’evangelizzazione si riduceva al solo battesimo di massa.
     
    Di fatto l’invasione cristiana avvenne in una terra già creatrice di una propria civiltà che venne violata sia dal proselitismo dei frati che dall’avidità dei conquistadores. L’”anima” originaria delle Americhe fu schiacciata con la forza della presunzione degli europei e il popolo indios venne umiliato da una dominazione oppressiva e totalizzante che agiva con il preciso intento di soffocare una cultura considerata dagli invasori indegna di esistere. I conquistadores credevano infatti che gli indios fossero “selvaggi”, senza possibilità di redenzione; si diceva che non avessero l’anima e questa proterva concezione “autorizzò” ogni sorta di soprusi. Intere civiltà, quale quelle degli incas, degli aztechi e dei maya, furono spazzate via! I missionari cattolici con le loro croci affiancarono le spade dei conquistadores giustificandone le azioni.
     
    Lo sterminio legato all’”evangelizzazione” nel continente americano ebbe dimensioni inaudite: 25 milioni di anime fino al 1570; 1 milione 300 mila un secolo e mezzo dopo. L’America Centro/Meridionale prima della conquista aveva circa 70 milioni di abitanti, nel 1600 erano scesi a circa 7 milioni.
    Milioni e milioni di vite sacrificate sull’altare dell’assolutismo e dell’intolleranza cattolica, come nel caso delle crociate, dell’Inquisizione e di tutte le altre azioni sanguinose approvate e giustificate nel corso dei secoli dalla gerarchia ecclesiastica della Chiesa.
    Accidenti!.... ed ora?.... scusate, ci dicono, ci siamo sbagliati, non l’abbiamo fatto apposta! O, per ritornare alle parole di Papa Ratzinger, “….. la doverosa menzione di tali crimini ingiustificabili non deve impedire di prender atto con gratitudine dell’opera meravigliosa compiuta dalla grazia divina (sich!) tra quelle popolazioni…”
    Benedetto XVI ha poi riconosciuto che: “…. La saggezza dei popoli originari li portò fortunatamente a formare una sintesi tra le loro culture e la fede cristiana che i missionari offrivano loro. Di lì è nata la ricca e profonda religiosità popolare, nella quale appare l’anima dei popoli latino-americani”. Quella religiosità infarcita di paganesimo che l'ha accolto nel suo recente viaggio in quella terra!
     
    In effetti la conversione degli indios nella maggioranza dei casi non fu mai totale. La religione cattolica cominciò a coesistere accanto alle pregresse religioni pagane che con difficoltà venivano estirpate dal substrato culturale. Si cercò di sradicare le credenze locali, oltre che con i massacri, anche appropriandosi di festività e luoghi sacri degli indigeni e quest’ultimi tentarono di difendere le loro vite e tradizioni sfumando in alcuni casi i loro dèi e i relativi riti sotto apparenze cristiane: la dea Tonatzin, a cui gli aztechi offrivano sacrifici, divenne la Vergine di Guadalupe che viene oggi venerata sullo stesso colle Tepeyac, poco fuori da Città del Messico, Pacha Mama (Terra Madre), dea della fertilità inca, divenne la Vergine Maria madre di Dio, Apu lIlampu, dio inca della pioggia, divenne Santiago (S. Giacomo), la sua festa cadeva il 25 luglio (provate a vedere nel calendario cattolico chi si festeggia in questo giorno), Inti Huayna Capac (Dio del Sole) divenne Gesù Cristo e la festa del Sole, detta Inti Raymi, veniva celebrata durante il solstizio d'inverno, esattamente il 25 dicembre (che sorprendente analogia con la corrispondente festa del Dio Mitra dei romani da cui originò, al tempo di Costantino, il Natale), e così via.
     
    La diatriba ha quindi richiamato in causa l’opera di evangelizzazione nei confronti di popolazioni a tal fine considerate “barbare” portata avanti nei secoli con ogni mezzo dalla Chiesa Cattolica, attività ritenuta sempre legittima da parte della stessa, ma mai nel caso dell’opera di altre confessioni, accusate invece di plagi e settarismi.
    Ma richiama anche alla mente le parole del fondatore del vero cristianesimo: “Guai a voi… ipocriti! Perché attraversate mare e terra per far un proselito, e quando lo è diventato lo rendete soggetto alla Geenna il doppio di voi”. (Matteo 23:15)
     

     
    "Non siate inegualmente aggiogati con gli increduli. Poichè quale associazione hanno la giustizia e l'illegalità? O quale partecipazione ha la luce con le tenebre? Inoltre quale armonia c'è tra Cristo e Belial? O quale parte ha il fedele con l'icredulo? E quale accordo c'è tra il tempio di Dio e gli idoli?".  (2Corinti 6:14-16)
     
    June 06

    WAR IS OVER, if you want it

     
    C’è stato un momento, nella storia recente, in cui il Presidente degli Stati Uniti, l’uomo più potente del pianeta, ha avuto paura di un cantante. Lo ha fatto indagare, spiare, intercettare, insomma ha fatto rivoltare la sua vita privata dal quel muso da mastino del suo capo del FBI per cercarvi, invano, del marcio. Il Presidente era Richard Nixon, il cantante John Lennon.
    Erano gli anni settanta, c’era la guerra del Vietnam. Lennon a quei tempi era il numero uno, il più amato, il più carismatico. Sosteneva e animava la protesta dei giovani che si opponevano a Nixon.
    Ora sappiamo tutti del Watergate, dell’assurdo attacco al Vietnam e degli stessi disastri causati da quel conflitto; e conosciamo tutti ‘la caccia alle streghe’ praticata contro chiunque si fosse dimostrato una voce fuori dal coro. In fondo, anche oggi è così, basta guardare cosa succede nei famosi "G8".
     
    Esce in questi giorni un documentario dal titolo USA contro John Lennon che, oltre ad essere una requisitoria contro le deviazioni del governo americano, aiuta a farsi un’idea di quanto il mondo sia cambiato.
    A quei tempi la febbre della rivoluzione era un contagio gioioso, le canzoni sbocciavano come gemme di travolgente forza creativa e impollinavano le menti di milioni di giovani in tutto il mondo. Un’era in cui si poteva sognare e credere che il mondo fosse alla soglia di un cambiamento profondo. Tutti noi sognavamo e cantavamo un mondo senza prevaricazioni e senza barriere contestando i predicatori della morale integerrima del patriottismo, i militari.
    Già, i militari ….. qualcuno sa spiegarmi bene a che servono? ….. a garantire e mantenere la pace? ….. minacciata da chi? …. dai militari stessi! …. ahahahahahah …. un serpente che si morde la coda dunque!
     
    Lennon cantava la pace, a volte con una tale semplicità e ingenuità da essere considerato retorico (e che c’è di complicato e di retorico nella pace?). Ma se la gente lo ricorda ancora, ne canta i brani, e giudica Imagine la canzone del secolo, oltre che come eterno inno contro tutte le guerre, forse è sbagliato definire retorico un messaggio chiaro contro i sofismi dei politici.
     
    Mentre leggo e rifletto, va in onda su La 7 il documentario Napoli, vita, morte e miracoli …. descrive un altro tipo di protesta giovanile …. quella del terzo millennio …. contro la guerra in Iraq? …. contro la strage dei bambini-soldati e dei civili in Africa? …. contro gli interessi guerrafondai dei petrolieri e degli spacciatori di droga in Afghanistan? …. Noooooooooooooo! …. udite, udite …. contro lo Stato che non gli porta a casa il lavoro! …. Si perché i giovani dei “quartieri” alle ore 12.00 sono ancora a letto a dormire …. poverini …. e solo a quell’ora li svegliano i loro compassionevoli genitori per avvisarli che in porto è arrivato il “lavoro” …. una nave piena di malcapitati turisti da scippare! …. Dice una mamma tutta anema e core in un’intervista: “…. poverini, si arrangiano” …. e per che cosa? …. per un piatto di minestra? …. per un tozzo di pane? …. Nooooooooooooooo! …. per le scarpe della Nike! …. per i jeans Guess …. per le T-shirt etichettate CK ….  o per le mutande con la Corona! …. Un padre protesta contro la Polizia che sequestra il motorino al figlio perché privo di assicurazione: “…. i soldi per l’assicurazione non ce li ha” …. ma quelli per il motorino si! …. e quelli per il cellulare anche! …. Un’altra madre parla del figlio ucciso da non si sa chi, e lamenta: “….. mio figlio era uno buono guaglione, si occupava solo di droga” …. Ma la mondezza a Napoli dove sta? ….. per le strade o nelle case? …. Per le strade ogni tanto passano i camion della Protezione Civile a raccoglierla oppure vi si dà fuoco …. per quella casalinga basta un miracolo in cattedrale una volta l’anno, o una passeggiatina a Pompei  e le coscienze vengono ripulite!
     
    Ma Napoli è solo la punta emblematica dell’iceberg! …. Quali valori hanno i giovani del terzo millennio, dai picciotti siciliani ai crociati di Pontida? …. sognano anch’essi un mondo senza prevaricazioni e senza barriere come i loro coetanei degli anni ’70?  …. Cantano anche loro: “C'è un grande prato verde dove nascono speranze che si chiamano ragazzi ….” o sono ormai rassegnati e talmente schiacciati dalla precarietà da sfogare le loro frustrazioni nel consumismo più sfrenato?
    E, in tal caso, di chi è la colpa? …. della “Società” …. di Berlusconi? …. di Prodi? ….
     
    Mi piacerebbe se qualcuno di quelli sempre seduti a gustarsi una “tazzulella e cafè” …. o a sorseggiare un bicchierino di “limongello” …. qualcuno di quelli che come me forse ha creduto [o crede ancora] che si potesse realizzare “un mondo d’amore”, casomai tra una chiacchiera e l’altra su una poesia o sulla differenza tra una Ferrari e una Porche, volesse esprimere il proprio parere anche su temi non meno impegnativi dei soliti. Chi si offre? ….
    Ah! …. John Lennon fu ucciso nel dicembre 1980 da un sedicente fan, un pazzo, si disse. Aveva solo 40 anni. E la guerra naturalmente continua ….
     

     
    “Uscì un altro cavallo, color fuoco; e a colui che vi sedeva sopra fu concesso di togliere la pace dalla terra affinché si scannassero gli uni gli altri; e gli fu data una grande spada”. (Apocalisse 6:4)
     
    “Fa cessare le guerre fino all’estremità della terra. Frantuma l’arco e taglia a pezzi la lancia; brucia i carri nel fuoco”. (Salmo 46:9)
     
    June 03

    DEDICATA A TUTTI QUELLI CHE AMANO LA POESIA

     

       
     
     
    Colour of My Love
     
     
    I'll paint my mood in shades of blue
    Paint my soul to be with you
    I'll sketch your lips in shaded tones
    Draw your mouth to my own

    I'll draw your arms around my waist
    Then all doubt I shall erase
    I'll paint the rain that softly lands on your wind-blown hair

    I'll trace a hand to wipe out your tears
    A look to calm your fears
    A silhouette of dark and light
    While we hold each other oh so tight

    I'll paint a sun to warm your heart
    Swearing that we'll never part
    That's the colour of my love

    I'll paint the truth
    Show how I feel
    Try to make you completely real
    I'll use a brush so light and fine
    To draw you close and make you mine

    I'll paint a sun to warm your heart
    Swearing that we'll never part
    That's the colour of my love

    I'll draw the years all passing by
    So much to learn so much to try

    And with this ring our lives will start
    Swearing that we'll never part
    I offer what you cannot buy
    Devoted love until we die
     
    June 01

    IL PAESE DEI BALOCCHI

     
    C’era una volta ... … iniziano così tutte le favole … anche la mia … la tua … e quella di migliaia d’altri che quotidianamente vengono scritte e lette sul Web.
    Un giorno della nostra vita … un particolare giorno di qualche tempo fa … eravamo così tristi … o tanto allegri? … ma no … forse eravamo solo profondamente delusi … o pieni di speranza? … insomma, quel giorno abbiamo fatto “clic” sul nostro PC e, come per magia, una pagina bianca si è aperta davanti a noi pronta a raccogliere il frutto della nostra fantasia. E si! … perché i tempi cambiano ma il bisogno di fantasia rimane, con linguaggi e mezzi di comunicazione impensabili alcuni anni fa.
    Ma poiché questa società postmoderna, orfana di progettualità collettive e di riferimenti ideologici, è sempre più orientata verso l’egocentrismo, anche la nostra fantasia è cambiata. Oggi immagini, suoni e sogni hanno assunto connotati per lo più narcisisti. Ognuno di noi si descrive e si guarda in questo specchio digitale desiderando, attraverso i commenti altrui, di essere rassicurato sulla propria “bellezza”, sia essa morale o semplicemente edonistica.
     
    E accidenti a quell’uomo “tutto d’un pezzo”, quello serioso e controverso, di difficile interpretazione, che spazia da una esegesi della vita tanto ristretta, da sembrare ormai obsoleta, quanto libertaria e che non ci vuole proprio stare! Parla e provoca questo Grillo Parlante, ma cosa vorrà mai? … bah! … un vero mistero.
    Sembra essere una prerogativa del tutto maschile questa doppia e contrastante immagine perché sui “blog” capita sovente di vedere uomini “capaci” ma deboli, “intelligenti” ma vanitosi, “riflessivi” ma noiosi, “romantici” ma petulanti!
     
    Molto più variegato è invece l’universo femminile dove l’interpretazione delle varie personalità diventa un vero “gioco” d’azzardo! Ogni donna è un pianeta tutto da scoprire, una misteriosa terra da esplorare, un mare di sensazioni da navigare, una frontiera da raggiungere.
    Ci sono le tenere signore totalmente immerse nel loro ruolo di compagne e allevatrici, oggi pretestuoso simbolo di tradizione e di identità. Un ruolo e un diritto del tutto naturali  ma che, per ignoranza, per mancanza di sensibilità o per pregiudizio, viene spesso pagato con la rinuncia alla dignità e alla propria femminilità. Il blog diventa quindi lo specchio dove queste Fatine possono vedere riflessa la loro intrinseca sensualità, dove poter esprimere quel desiderio soffocato di passionalità, dove coltivare quel sogno di libertà da sempre sacrificati sull’altare del proprio commovente ed eroico spirito di abnegazione.
    In contrasto ci sono le donne guerriere, moderne Amazzoni che hanno totalmente e duramente pagato il debito della disillusione abbandonando il mondo ovattato e certo del compromesso e ora lottano, con senso di realismo e senza più ipocrisia, gridando nelle pagine digitali il proprio diritto al riscatto e alla vita.
     
    Un pianeta del tutto particolare è infine quello costituito dalle “badgirls”, vere matriarche del Web. Si presentano come fari di sapienza che illuminano il cammino degli incerti e stabiliscono punti di riferimento per i naviganti nel mare dell’oscurantismo morale e culturale. Crogiuoli di sensazioni e di emozioni, ai loro fardelli di esperienza e di saggezza vogliono sempre aggiungere il peso delle altrui insicurezze. Modelle di gioie e di sofferenze, continuamente in bilico tra il sacro ed il profano mostrano i sensi e cingono di cilicio le loro menti, camminando spedite sulla via della santimònia! Schiere di “amici” le seguono ogni volta incantati dal suono dei loro Pifferi Magici!
     
    Già, l’amicizia è il leit motiv di questo universo! Un sentimento del tutto “sui generis”, tipo “chatta e scappa” perché, si sa, è materialmente impossibile seguire con sincerità e vero affetto (dal greco philìa) elenchi così tanto generosi. Di amici infatti se ne trovano quanti ne vuoi, 10, 100, 1000, il carnet cresce in misura esponenziale perché, come riflesso nello specchio, è stato ribaltato il senso dell’antico proverbio che è dunque diventato: tanti “amici”, tanto onore! Non importa curare se costoro siano persone morali o nel giusto, quel che conta è che la propria richiesta di attenzione e di ammirazione sia sempre ampiamente soddisfatta.
    Così è felice il prolisso “scrittore dell’effimero” di vantare il record dei commenti al suo post! Ed è pienamente appagato il “signore delle emozioni” di incantare con le sue smielate e “precotte” frasi le decine di nichiliste casalinghe in cerca di sogni evasori.
    Non mancano poi i soliti “figli e figlie della lupa”, l’usuale e irriciclabile spazzatura della razza umana presente anche sul Web, sempre pronti a sbavare davanti a un generoso scorcio di tette o alla vista di striati tessuti ben modellati nelle palestre.
     
    Insomma, per arrivare alla conclusione della storia, quello che conta, come in tutte le favole che si rispettano, è evadere dalla dura realtà quotidiana e bramare, inventare, sognare  perché, come disse Lucignolo al malcapitato burattino, "nel paese dei balocchi si gioca, si gioca, si gioca e … non si studia mai!".
     

     
     “Poiché ci sarà un periodo di tempo in cui non sopporteranno il sano insegnamento, ma, secondo i loro propri desideri, si accumuleranno maestri per farsi solleticare gli orecchi; e distoglieranno i loro orecchi dalla verità, mentre si volgeranno a false storie”. (2Timoteo 4:3,4)
      
    May 27

    UN SOGNO CHE SI E' REALIZZATO

     
    Oggi abbiamo festeggiato la laurea del secondogenito: Andrea.
    Se l’è meritato!.... Il Presidente della Commissione di laurea, Celestino Ferraresi, ha detto della sua tesi: “L’Accademia di Belle Arti va rifondata….quando decideremo di farlo dovremo stampare questa tesi e darne una copia ad ogni studente per fargli capire che cos’è la pittura”.
    Forse a voi non ve ne frega niente…. ma per me è molto gratificante il fatto che lui ha realizzato quello che io non ho potuto fare. Sono orgoglioso di lui.
    Ho fatto un album con alcune delle sue opere…. se vi va dategli un occhiata..... credo che sentirete parlare di lui!
    ahahahah….. Ciao!

    LA MALA EDUCACION

    Le informazioni riportate in questo intervento sono state tratte dall'articolo "Abusati" pubblicato su la Repubblica delle Donne del 27/5/2007.
     
     
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    Due settimane fa il Manifesto pubblicò questa vignetta di Vauro sul Family Day, manifestazione di piazza fortemente voluta dalla Chiesa Cattolica per contrastare i Dico, le unioni civili (anche fra omosessuali) considerate dal clero immorali e “contro natura”.
    Silvio Berlusconi si presentò in piazza brandendo copia del giornale e gridando “Non potevo sopportare un simile attacco alla Chiesa. Una vignetta come questa è indegna di un paese civile”. Al coro si sono uniti, naturalmente, diversi altri “benpensanti” del nostro mondo politico, sia dell’uno che dell’altro schieramento, impegnati a contendersi i favori elettorali di Santa Madre Chiesa.
    Cosa sia veramente indegno, cosa sia civile, cosa sia lecito e cosa sia morale non è certamente determinato dalla pubblicazione di una vignetta satirica ma dai fatti.
     
    E i fatti sono questi:
    Boston: un sacerdote accusato di atti di libidine su 130 bambini condannato a nove anni di prigione.
    Nella stessa area 450 persone raccontano di abusi subiti nel corso degli anni da sacerdoti cattolici.
    Il New York Times scrive che al 31 dicembre 2002 sono 4.268 le persone che pubblicamente hanno denunciato di aver subito violenze da parte di un prete cattolico.
    Un rapporto della Conferenza Episcopale degli USA ha fissato al 4% il numero dei religiosi accusati di pedofilia, cioè 4.492 religiosi su 109.694.
     
    E queste sono alcune esperienze narrate dalle vittime:
    Bill Gately, 44 anni di Plymouth, Massachusetts. “I miei genitori sono cattolici osservanti. A mio padre non sembrava vero trent'anni anni fa ospitare un prete. Veniva a sostenere la parrocchia e aveva bisogno di una stanza perchè in canonica non c’era posto. La prima volta rimase due mesi. La sera prima di partire entrò nella mia stanza. Si sedette sul letto e cominciò ad accarezzarmi….. mentre mi violentò tenevo le mani stese sul materasso. Avrei voluto sprofondarci dentro. Tornò a stare dai miei ogni sei mesi per due anni e mezzo e succedeva sempre”.
    Rita Milla, 43 anni di Carson, California. “Alle elementari l’idea di andare all’inferno mi tormentava. Volevo andare in paradiso. La messa non mi sembrava sufficiente. Ero già adolescente quando iniziai a fare piccoli lavori in chiesa. Un giorno padre T. mi spinse contro un muro e cominciò a toccarmi. Lo fece anche durante la confessione. Ne parlai con una catechista. Lei lo chiamò. Lui negò tutto. Per un po’ padre T. mi ignorò. Ma un giorno mi portò in sacrestia. Padre C. stava nella stanza accanto mentre padre T. mi violentava. Io non fiatai. Lui uscì dalla stanza  e pochi minuti dopo entrò l’altro. Mi chiese come mai non ero rimasta nuda. Tutti e sette i preti della chiesa approfittarono di me. Lo fecero tutti col preservativo tranne uno, quello che mi mise incinta. Padre T. mi fece andare via. Mi mandò nelle Filippine da un suo fratello dottore. Ma ormai ero in gravidanza avanzata. Scrissi a mia madre. Lei arrivò e mi portò in ospedale. Salvarono per un soffio me e mia figlia. Tornata a casa decisi di parlare. Andai dal vescovo della diocesi che mi intimò di tacere”.
    Johnny Vega, 41 anni di Paterson, New Jersey. “A otto anni facevo il chierichetto e incontrai quel prete. Iniziò a molestarmi quando ne avevo dieci. Lui iniziò mettendomi le mani addosso nelle aule dove si faceva lezione di religione. Andò avanti per mesi. Poi la Chiesa istituì il raduno di preghiera del weeekend. Si andava fuori città e si restava li a dormire. Lui era il nostro accompagnatore. Noi piccoli stavamo tutti in una stanza, accanto c’era la sua. Ogni settimana lui sceglieva uno di noi e se lo portava in camera. Capii di cosa si trattava soltanto quando venne il mio turno. Mi usò violenza, iniziai a sanguinare ma non sembrò curarsene. Mi mise la mano sulla bocca e disse “stai zitto”……”.
     
    Non sono storie di pazzi, di emarginati, di fanatici. Sono storie qualunque, spesso succedono e non si dice. Quando poi c’è di mezzo la Chiesa – non le maestre d’asilo, non lo zio, non l’amico di famiglia, ma un prete o una suora – il silenzio diventa solido.
    A Firenze ci sono voluti trent’anni perché si parlasse di don Lello Cantini. Per anni don Cantini ha violentato ragazze che frequentavano la sua parrocchia dicendo loro che in questo modo “aderivano completamente a Dio”. Le vittime avevano tra i 12 e i 17 anni. “Ci diceva di pensare alla Madonna, che aveva avuto Gesù a 12 anni”.  Oggi il Cardinale Antonelli ammette che effettivamente “don Cantini è responsabile di delittuosi abusi sessuali”. E’ stato allontanato da Firenze, per cinque anni non potrà confessare e celebrare messa in pubblico, dovrà versare un obolo a un’istituzione di carità e recitare ogni giorno per un anno intero un Salmo. Fine della sua pena!
     
    Vorrei chiedere a Berlusconi e a tutti i “benpensanti”, politicanti o meno, sempre pronti, per vari opportunismi, a giustificare e coprire le malefatte di Santa Romana Chiesa: se fosse successo a tuo figlio?
    Intanto Santoro non riesce a mandare in onda il film-inchiesta della BBC  Sex crimes and the Vaticans” su alcuni casi di preti pedofili e sulle decisioni dell’allora prefetto della Congregazione della fede, Joseph Ratzinger.
     

     
    "Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in manto da pecore, ma dentro sono lupi rapaci. Li riconoscerete dai loro frutti.....ogni albero buono produce frutti eccellenti, ma ogni albero marcio produce frutti spregevoli; l'albero buono non può dare frutti frutti spregevoli nè l'albero marcio può produrre frutti eccellenti.....Realmente, quindi, riconoscerete quegli uomini dai loro frutti". (Matteo 7:15-20)
     
    "....l'espressione ispirata dice esplicitamente che in successivi periodi di tempo alcuni si allontaneranno dalla fede prestando attenzione a ingannevoli espressioni ispirate e a insegnamenti di demoni, mediante l'ipocrisia di uomini che diranno menzogne, segnati nella loro coscienza come da un ferro rovente; i quali proibiranno di sposarsi...." (1Timoteo 4:1-3)
     
    May 26

    RELATIVISMO O VERITA'

     
    Quid est Veritas? chiedeva circa 2.000 anni fa un procuratore romano che stava per prendere una decisione che avrebbe determinato una svolta nella storia dell’umanità.
    Con questa domanda viene oggi sintetizzato quello che viene considerato un ostacolo allo sviluppo di una ben delineata identità sociale basata sull’etica, sulla tradizione e, come nel caso del discorso costituzionale europeo, su quelle che vengono definite le “comuni radici” dei popoli del vecchio continente: il relativismo.
     
    Ha detto il Papa Benedetto XVI in una sua recente omelia che “il relativismo, non riconoscendo nulla come definitivo, lascia come ultima misura solo il proprio io con le sue voglie e sotto l’apparenza della libertà diventa per ciascuno una prigione perché separa l’uno dall’altro rendendo ciascuno a ritrovarsi chiuso dentro il proprio io”. In precedenza il cardinale Ratzinger aveva già tuonato contro il processo di laicizzazione in atto nella società moderna parlando di “dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultimo problema il proprio io e le sue voglie”.
    In altre e più semplici parole il relativismo è inaccettabile in quanto mette in dubbio le verità rivelate che sono oggetto della fede e della morale, in particolare di quelle cattoliche.
     
    In contrasto si obietta che le libertà civili devono ricondursi alla dignità intrinseca della persona umana, che permane quale che sia la verità o non verità delle idee e delle convinzioni di ciascuno e che assicura a tutti il diritto di far valere tali idee e convinzioni in ambito sociale e politico.
    Se posso esprimere il mio modesto pensiero trovo del tutto dialettale e pretestuosa la posizione della gerarchia ecclesiastica romana in quanto i principali fautori del relativismo sembrano essere proprio i fedeli del cattolicesimo che nella loro vita personale, all’insegna del “tutto è lecito” in quanto in linea con il “proprio io” e le “proprie voglie”, interpretano liberamente i dettami morali della loro chiesa, ad esempio in materia di rapporti sessuali, di divorzio, di aborto e così via.
     
    Non si modella la coscienza delle persone con il continuo ricorso al “braccio secolare” e con disposizioni “di legge”. E’ necessario dare invece un senso logico, reale, plausibile e mai dogmatico, come è giusto che sia, a quella verità che si pretende di insegnare, esattamente come fece colui che rispondendo alla domanda del procuratore romano disse: “Il mio regno non fa parte di questo mondo…..per questo sono venuto nel mondo, per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla parte della verità ascolta la mia voce”.
     

     
    "Essi non fanno parte del mondo come io non faccio parte del mondo. Santificali per mezzo della verità; la tua parola è verità". (Giovanni 17:16,17)
     
    May 20

    DEVOZIONE O IDOLATRIA? - Un dogma imbarazzante

     
    Rientrando a casa mi sono imbattuto in qualcosa che ritenevo inconsueta per una metropoli come Roma, relegandola a una tradizione tipicamente “paesana”, ad uso e costume di nostalgici emigrati, come ho già scritto in questo blog. Una processione con Madonna! E da una panoramica sui vari blog mi sono reso conto che è una pratica ampiamente diffusa, connessa perfino a lunghi, faticosi pellegrinaggi a piedi verso vari santuari: Pompei, Loreto, Montevergine, ecc.
     
    I numerosi titoli dati al personaggio, quali i ridondanti Madre di Dio Incoronata, Nostra Signora dei Miracoli, Regina della Pace….. o i più topici Madonna dell’Arco, Madonna del Bosco, Madonna della Cava, ecc. hanno stimolato la mia naturale curiosità a saperne di più sull’origine e sul perché di tanta devozione. La mia ricerca è partita subito con una sorpresa! Chiunque ha trattato l’argomento ha iniziato citando questa frase del Cardinale P.E. Lèger pronunciata in occasione del Concilio Vaticano II: “Il titolo di “mediatrice” non venne che molto tardi in uso dei documenti della Chiesa….. sembra in contraddizione con il testo biblico che chiama Cristo il solo mediatore”. In effetti della devozione, del culto, delle pratiche così tanto diffuse riguardo alla Madonna, non c’è un  minimo accenno negli Atti della primitiva Chiesa cristiana. Altro punto di meraviglia è questo: se un tale credo è così fondamentale per la fede cristiana, perché le chiese cosiddette “protestanti”, che pure si definiscono cristiane, non hanno altrettanto nella loro pratica religiosa?
    Un’opera di consultazione cattolica (The Catholic Encyclopaedia) dice: “…. questa dottrina non è contenuta, almeno in modo non esplicito, nelle forme primitive del Credo degli apostoli…. non c’è forse nessun motivo di sorprendersi se nei primi secoli cristiani non si trova nessuna chiara traccia del culto della Beata Vergine”. Veramente nessun motivo di soprendersi?......
    Secondo la stessa enciclopedia fino al 431d.C. non c’era alcuna menzione della Madonna (dal latino Mea Domina, mia Signora) nel credo cristiano. In quell’anno, nel Concilio di Efeso, Maria fu definita nel dogma cattolico “Madre di Dio” (dal greco Theotokos, letteralmente genitrice di Dio), ma più per sostenere un’altra dottrina di origine non apostolica, quella della Trinità, che per incoraggiare la devozione della Madonna.
     
    Perché quindi una tale diffusione del culto di Maria? Sulla New Encyclopaedia Britannica si legge: “La venerazione della madre di Dio ricevette impulso quando la Chiesa Cristiana divenne la chiesa imperiale sotto Costantino e le masse pagane affluirono nella chiesa….. la pietà e la coscienza religiosa dei popoli erano state formate per millenni mediante il culto della ‘grande dea madre’ e della ‘divina vergine’, sviluppo che risale addirittura alle antiche religioni popolari di Babilonia e Assiria”. Dunque la ragione che spinse la Chiesa Romana ad adottare il culto della “grande dea madre” e “divina vergine”, poi trasformata in “sempre vergine”, fu che le masse pagane che affluivano nella chiesa lo volevano; si sentivano a proprio agio in una chiesa che venerava una “grande vergine madre”.
    Una conseguenza di un tale dogma fu che si sviluppò un “ideale ascetico” sfociato nel monasticismo e nel celibato per cui centinaia di migliaia di sacerdoti, monaci, suore hanno cercato, alcuni con successo ma molti senza riuscirvi, di condurre una vita di continenza perché la chiesa ha insegnato che sesso e santità sono incompatibili. Non a caso S. Agostino identificò il peccato originale con la concupiscenza sessuale. Un tale ideale di impurità ha avuto indubbiamente effetto anche sulla vita civile delle persone, basta pensare alle contese tra cattolici e protestanti che tanto hanno travagliato e macchiato di lutti la storia europea, e alla confusione creata nella mente di molti fedeli dalle reiterate norme del Vaticano sul sesso, sul controllo delle nascite e sul divorzio.
     
    Del tempo in cui l’adorazione pagana inquinò la fede dell’antico Israele, provocando l’ira distruttrice di Dio, il racconto del profeta Geremia dice: “….. i figli raccolgono la legna, i padri accendono il fuoco e le donne impastano la farina per preparare focacce alla Regina del cielo” (Geremia 7:18). Non a caso S. Epifanio, nel V sec. d.C., vietò l’offerta di torte a Maria, retaggio di riti pagani.
    Mi chiedo dunque seriamente: non è che ci si è spinti troppo lontano con i titoli e gli onori attribuiti a questa donna che, dai credenti, sicuramente merita rispetto per l’esempio di fede ma che, alla luce dei fatti, occupa un ruolo del tutto marginale e non primario nel proposito divino?
    Le donne in modo particolare vedono Maria come una donna amorosa e sensibile che capisce le loro sofferenze e che quindi può intercedere per loro. Ma, ricollegandoci alle parole del Cardinale Lèger, ha la Madonna effettivamente questo potere?
     

     
    Nel caso di una donna che …. partorisca un maschio, dev’essere impura per sette giorni …. Quando poi si compiranno i giorni della sua purificazione …. Porterà un giovane montone dell’annata come olocausto e un giovane piccione o una tortora come offerta per il peccato all’ingresso della tenda di adunanza al sacerdote. Ma se non ha mezzi sufficienti …. Allora deve prendere due tortore o due giovani piccioni, uno come olocausto e uno come offerta per il peccato e il sacerdote deve fare espiazione per lei ….”. – Levitico 12:2,6,8
     
    “E quando furono compiuti i giorni della loro purificazione …. lo portarono a Gerusalemme …. Per offrire il sacrificio secondo ciò che è detto nella legge di Mosè ….”. – Luca 2:22-24
     
    May 19

    QUALE FAMIGLIA DIFENDERE?

     
    Appendice al precedente intervento sulla famiglia. Pensieri liberamente tratti dall’articolo “La famiglia plurale che non stupisce la Francia” di F. Merlo, pubblicato su "la Repubblica" di venerdi 18/5/2007.  Anche una risposta a certe impalcature bigotte o ideologiche.
     
    La prima famiglia di Francia, quella che lunedì scorso si è insediata all’Eliseo, non ha il profumo dell’onestà peccaminosa che hanno alcune importanti famiglie italiane, considerate sotto sotto come dei piccoli serragli, una facciata rispettabile per i vescovi biliosi e una gran massa di dettagli viziosi sui rotocalchi; una esibizione di immusonita Virtù nelle cerimonie e una sboccata e insolente vita privata poligama e “femminiera”. I  vescovi di Francia, ministri di un Dio che non fa l’imbonitore di piazza, capiscono bene che quella è una moderna e riuscita famiglia, come ce ne sono tante. Due sono i figli di lei, altri due sono i figli di lui, il quinto è il figlio di entrambi. Loro due si sono inseguiti, si sono presi, lasciati e poi ripresi e più di una volta lui l’ha sottratta a un altro perché bisogna sempre riconquistarsi per salvarsi, e a volte è necessario separarsi per liberarsi, e la famiglia muore solo quando ci si rinchiude in un recinto di malumore, e non è vero che la seconda volta è la sconfessione della prima. Anche questa è una famiglia che ha bisogno di essere difesa e non solo perché insegna che paternità e maternità sono fatte di esperienza e non di seme…… va protetta perché moltiplica le responsabilità e spesso anche le spese.
    In italiano le parole patrigno, matrigna, fratellastro e sorellastra hanno un suono dispregiativo che non esiste, neppure come sfumatura, nell’inglese step-mother o nel francese demi-frère. Noi invece continuiamo ad essere il paese delle mamme, il paese dove la ragion di mamma è più forte, e soprattutto più condivisa, della ragion di stato.
    May 13

    LA FAMIGLIA - Un bisogno primario dell'uomo

     
    Per costruire una famiglia c'è, ancora oggi, necessariamente bisogno di un marito, di una moglie e dei figli?
    Per costruire un luogo famigliare è necessario istituzionalizzare il matrimonio rendendolo "regolare"?
    Queste problematiche sono al centro di un dibattito che si sta svolgendo in questi mesi, in questi giorni, nel mondo politico e culturale.
    Secondo l’ala “progressistanella nostra società esistono modi molto diversi di costituire una famiglia per cui il riconoscimento istituzionale di ciò che questa possa essere varia a seconda dei modelli culturali e ideologici praticati e accettati. Si pensi al rapporto tra genitori e figli. Si può dire che si è in presenza di una famiglia anche quando esiste un solo genitore, realmente presente, con dei figli propri. E, ancor di più, si può affermare che due genitori non sposati tra loro sono ugualmente una famiglia, assieme ai propri figli. Così come una famiglia può essere costituita anche da due sorelle anziane che vivono insieme per farsi compagnia e per risparmiare soldi.
    Dunque la parola "famiglia" può evocare molti significati.
    In base a questo assunto si ritiene che non occorre certamente essere sposati per essere una coppia, quando sta nella intenzione reciproca essere tale, con il progetto di impegnarsi in una solidarietà e in una ricerca di affinità e di affettività reciproca. Per cui non solo i non sposati, ma anche i non eterosessuali possono essere definiti come "coppia", purchè legati da un vincolo affettivo e reciprocamente impegnati ad assumere delle responsabilità comuni, l'uno verso l'altro, in modo continuativo, in modo stabile, non casualmente.
    In contrasto con tale ragionamento ci sono le preoccupazioni dei “conservatori”, supportati dalla gerarchia ecclesiastica, per i quali solo una coppia coniugata è una coppia che costituisce una famiglia. Un arroccamento su valori considerati atavici e tradizionali che in molti casi stride con l’effettiva condotta dei singoli, in quanto essi stessi separati, divorziati o conviventi, e con l’indulgenza comminata loro dalla Chiesa. Due pesi e due misure? Opportunismo? Ipocrisia? [“…. poiché dicono ma non fanno. Legano gravi carichi e li mettono sulle spalle degli uomini, ma essi stessi non li vogliono muovere neppure con un dito”. – Matteo 23:4,5].
    La storia mostra che quando l’istituzione famigliare è in crisi, comunità e nazioni si indeboliscono. Quando nell’antica Grecia il declino morale distrusse le famiglie, la civiltà si disintegrò, facilitando la conquista romana. L’impero romano fu forte finché le famiglie furono forti. Ma col passar dei secoli la vita famigliare si indebolì e l’impero perse la sua forza.
    La famiglia quindi soddisfa un bisogno primario dell’uomo. Ha stretta relazione con la stabilità della società e il benessere delle generazioni future.
    Quello della famiglia non è dunque un problema da sottovalutare. La sua funzione primaria è quella di riprodurre la società sia da un punto di vista biologico sia, soprattutto, da un punto di vista socio-culturale.
    In una tale disputa di opinioni quale è quella che, a nostro parere, da maggiori garanzie per la stabilità e il futuro della società umana?
     

     
    “A motivo di ciò piego le ginocchia al Padre, al quale ogni famiglia in cielo e sulla terra deve il proprio nome”. (Efesini 3:14)
     
    May 09

    A come AMORE

     
    Breve dissertazione dedicata ad una sincera e dolce signora innamorata di un .... "22enne" ....
     
    La parola amore nella nostra lingua viene utilizzata per indicare una vasta gamma di affetti. Da quello verso il/la proprio/a compagno/a, a quello verso i figli, gli amici, gli animali, verso cose inanimate o astratte. Lo stesso, mi sembra, possa dirsi di diverse altre lingue moderne.
     
    In molti linguaggi antichi, però, le varie espressioni di affetto, che noi indichiamo con quest’unica parola, potevano avere ciascuna un termine particolare che serviva per esprimere con esattezza un pensiero.
    Prendiamo, ad esempio, il greco, il koiné  (comune) che si sviluppò intorno al III secolo a.C. e si diffuse in quasi tutto il mondo antico tanto da poter essere paragonato al moderno inglese come lingua internazionale.
    Per ogni diversa specie di amore quella lingua aveva una parola speciale:
    agàpe,  dal verbo agapào che dà il senso dell’amore guidato o governato da un principio, che può includere o non includere affetto e simpatia. Non è comunque un amore privo di sentimento, altrimenti non sarebbe diverso dalla fredda giustizia, ma non si lascia dominare da simpatia o sentimento; non ignora mai i princìpi. Ad esempio l’amore per il prossimo, in tutte le sue manifestazioni: si può mostrare a persone verso le quali forse non si provano affetto o simpatia facendo comunque loro del bene nella misura e nel modo dettati dai giusti principi;
    philìa (filìa), dal verbo philèo, usato in riferimento all’amore di tipo amichevole esistente fra persone che hanno molto in comune, in campo culturale e/o idealistico, con affinità di gusti e preferenze, dunque l’affetto per gli amici;
    storgè, usato per descrivere l’affetto naturale basato sul vincolo del sangue, specifico per i vincoli familiari, tra genitori e figli, tra fratelli e sorelle;
    eros, Eros, figlio di Afrodite, era il nome che i poeti greci diedero al dio dell’amore. Il termine veniva quindi usato per descrivere l’amore sensuale, l’amore romantico basato sull’attrazione sessuale.
     
    Quale di questi diversi tipi di amore prevale nella nostra vita?
     

     
    "Se parlo le lingue degli uomini e degli angeli ma non ho amore .... se ho il dono di profezia e conosco tutti i sacri segreti e tutta la conoscenza, e se ho tutta la fede da trapiantare i monti, ma non ho amore, non sono nulla. E se do tutti i miei averi per nutrire altri, e se consegno il mio corpo, per potermi vantare, ma non ho amore, non ne ho nessun profitto". (1Corinti 13:1-3)
     
    May 06

    OPPOSTI O SIMILI? Cosa determina una buona relazione di coppia?

     
    Una legge della fisica dice che cariche elettriche eguali si respingono mentre quelle contrarie si attraggono. Questo principio è stato esteso alla relazione di coppia affermando che una persona si sente attratta da un’altra persona se entrambi hanno caratteristiche opposte cioè se si differenziano nel pensare, nei sentimenti, dell’agire, ecc.
    Questa tesi sembra sia stata recentemente supportata dalla biologia. Alcuni ricercatori hanno concentrato la loro attenzione su un gruppo particolare di geni, quello denominato Complesso Maggiore di Istocompatibilità (MHC), già considerato capace di influenzare l’attrazione sessuale. Hanno analizzato l’MHC di 48 coppie per evidenziare se le sue variazioni avessero effetti anche sulla stabilità dei rapporti. Si è così riscontrato che i partner con MHC opposti tendono ad avere rapporti più stabili e duraturi di quelli con MHC simili. In particolare le donne sembrano essere concretamente influenzate da queste variazioni. Esse, infatti, quando incontrano un uomo con un patrimonio genetico simile tendono ad essere meno attive sessualmente e più propense al tradimento. Gli uomini, al contrario, non sembrano rispondere in modo significativo alle variazioni dell’ MHC. Questo risultato sembra, quindi, fondare biologicamente la teoria dell’attrazione tra opposti.
    Sinceramente, con tutto il rispetto per la scienza, questa tesi così tanto pretestuosa e così poco romantica, non mi affascina molto!
     
    Un antico proverbio al contrario dice: “ogni simile ama il suo simile”. Pertanto la saggezza popolare sostiene che per una unione stabile e duratura i due partner devono avere delle cose in comune, cioè una visione simile del mondo e delle affinità per quanto riguarda i sentimenti, il modo di pensare e di agire. Lo stesso principio vale anche per le virtù, per la personalità, per il profilo morale, per gli interessi comuni, per la stima, per il rispetto reciproco. Si afferma che una buona e sincera relazione di coppia è costruita sulla fiducia reciproca, sull’onestà, affetto e amore sinceri e reciproci, sulla libertà personale e su una sana e giusta capacità di immedesimarsi nell’altro o nell’altra. Altrettanto importanti sono ritenuti gli spazi che ognuno dei partner deve ritagliarsi per se stesso perché anche all’interno di una coppia deve esserci la libertà senza che si manifestino sfiducia, gelosia, sospetto e paura, che possono limitare o impedire la libertà. Infine, non meno importante è la visione della vita sessuale per evitare che sia ridotta ad una abituale routine che con l’andare del tempo spegne l’erotismo facendolo diventare anche ripugnante e disgustoso. Una sana relazione sessuale include il tener conto dei propri desideri e di quelli del partner senza scadere in pratiche che degenerino in forme di avversione che feriscano l’altro. Da considerare che la sfera sessuale non è più importante della relazione stessa per cui oltre al rapporto fisico è necessario curare quello sentimentale perché una relazione fatta di solo sesso non permette alcuna forma di congiunzione.
    Un tale concetto di similitudine, che si fonda sulla reciprocità e la parità di diritti, sullo scambio continuo di stima e rispetto e sulla sincerità dei sentimenti è, a parer mio, molto più desiderabile e auspicabile di un mero fattore genetico! 
     
    Nel mondo d’oggi diversi altri fattori sembrano avere un ruolo determinante nell’attrazione tra due individui di sesso opposto: l’aspetto fisico, la professione, la posizione sociale, il salario, il patrimonio e altri fattori mondani e materiali. Presupposti, questi, che portano a considerare una relazione un semplice calcolo basato sul vantaggio, sul profitto e di conseguenza diventa una relazione di interessi che conduce al nulla e che infine terminerà.
     
    Si può concludere dicendo che in una relazione nessuno dei due partner è disposto a dare sempre e a non ricevere mai nulla. Nella coppia il dare e ricevere deve essere sempre un fattore di equilibrio!
       

     
    "Voi, mariti, continuate a dimorare in maniera simile con loro secondo conoscenza, assegnando loro onore come a un vaso più debole, il femminile...." (1 Pietro 2:7)
     
    May 01

    DONNA. Il dono della diversità

     
    Dedicato a quelle donne che pur con una ragguardevole esperienza di vita si chiedono ancora cosa significa essere donna, e a quelle donne che tutt'ora concepiscono la vita come un mero sacrificio.
     
    Quando apparve, poco più di 4.000 anni fa, l’uomo esclamò: “Questa è finalmente osso delle mie ossa e carne della mia carne. Questa sarà chiamata Donna, perché dall’uomo è stata tratta”.
    Qualcuno arriccerà il naso leggendo queste parole nel racconto biblico della creazione, ritenendo la teoria opposta, quella dell’evoluzione, scientificamente più accreditata. Ma la storia documentata, la completa mancanza della testimonianza fossile e le più recenti scoperte sulla genetica fanno pendere l’ago della bilancia più sulla prima che non sulla seconda ipotesi! Ma non è questo l’argomento che ora ci interessa (si può riprendere a parte, se è il caso).
    Secondo la teoria di Charles Darwin la donna è intellettualmente inferiore all’uomo, definendola gli evoluzionisti “la forma più bassa dell’evoluzione umana” (Gustave Le Bon). E’ però interessante notare che Colui che la creò, motivando il Suo progetto disse: “Non è bene che l’uomo stia solo. Gli farò un aiuto come suo complemento”. La parola ebraica tradotta complemento significa alla lettera “una simile a lui”. Perciò nessuna inferiorità dell’una rispetto all’altro!
     
    Un prodotto culturale totalmente diverso è stato sviluppato nel corso dei secoli prendendo a pretesto la differenza biologica, soprattutto sessuale, tra l’uomo e la donna. Nella tradizione patriarcale delle relazioni uomo/donna, che ha dominato la scena dalla creazione fino a tutto il medioevo e più oltre, al periodo monarchico-rinascimentale, a questa differenza è stato dato un valore gerarchico con l’istituzione, del tutto arbitraria, di due stereotipi: il femminile, concepito naturalmente domestico, materno, di servizio e il maschile, considerato naturalmente dominante, intelligente, razionale, politico.
    Il risultato di questa dicotomia è stato disastroso per la donna! La sua libertà è stata notevolmente limitata con una scarsa istruzione, con il peso di gravose tradizioni, con la repressione di ogni diritto di opinione, con la preclusione di quasi tutti i mestieri e professioni e, se sposata, con il totale controllo da parte del marito. Spesso è stata vittima della crudeltà dell’uomo, dal quale è stata dominata, picchiata, violentata, abbandonata senza alcuna garanzia o protezione. Si guardi ad esempio il “Malleus Maleficarum” in cui si accusava le donne di atti di lussuria e fornicazione di ogni genere e bastava una conoscenza di poco superiore a quella concessa per essere arse vive con l’accusa di stregoneria, con la Chiesa che confiscava i loro beni, arricchendosi con il saccheggio.
    Con l’avvento della società industriale e con la modernizzazione la sua condizione sotto diversi aspetti è cambiata e le sue opportunità sono certamente accresciute in quello che una volta era “il mondo dei maschi”. Ma….. c’è sempre un ma!
    Alla donna infatti è stato consentito l’accesso ai ruoli prima riservati all’uomo, quelli del sapere e del potere…. ma solo come surrogato dell’uomo! L’organigramma dei saperi e dei poteri è ancora in mano agli uomini. Perciò se una donna vuole farsi strada nella sfera sociale deve adattarsi alla legge pratica vigente che impone al femminile di assomigliare il più possibile al maschile. Questo, nella maggior parte dei casi, si traduce ancora in scelte obbligate o rinunce. Una studentessa della Princeton University ha riassunto questo problema dichiarando ad un noto quotidiano della sua città: “La maternità è importante per me. Anche la carriera è importante. Non è piacevole dover scegliere”.
     
    In che modo, è “simile a lui”?  La diversità del progetto creazionista è, oltre che un dato, un dono di natura. Sia l’uomo che la donna dovevano e devono pensare alla propria singola differenza come una posizione di parzialità e non di universalità, nel senso che nessuno dei due sessi può parlare per l’altro e nessun soggetto può ergersi a modello universale per gli altri. E’ necessario dunque apprezzare la parzialità, rispettare il concetto di complementarità e avere un atteggiamento di apertura all’altro, che è appunto un atteggiamento di relazione, di cooperazione. Due soggetti con caratteristiche fisiche e qualità morali differenti, evidentemente progettati per ruoli diversi ma l’uno non meno importante dell’altro, collaborano, ciascuno con le proprie capacità, per raggiungere una meta comune, per adempiere un unico scopo. Non solo per mero dovere ma, date le caratteristiche della diversità, anche per il reciproco piacere!
    C'è anche un percorso di crescita individuale che ogni donna deve fare, come un bruco che diviene farfalla. Deve spogliarsi degli abiti stretti che è stata costretta ad indossare a qualunque livello della vita sociale e liberare la propria energia interiore per riappropriarsi di tutti quegli aspetti che sono stati repressi e che in realtà esprimono la vera essenza dell'essere donna. Possiamo dire di non rinunciare mai alla propria dignità?
     

     
    "Inoltre, riguardo al Signore la donna non è senza l'uomo nè l'uomo senza la donna. Poichè come la donna è dall'uomo, così anche l'uomo è per mezzo della donna; ma tutte le cose sono da Dio." (1 Corinti 11:11,12)
     
    April 26

    GUERNICA. 26 aprile 1937 - 26 aprile 2007

     
    La morte dal cielo: il debutto della nuova guerra
     
    Quel 26 aprile 1937 il bombardamento iniziò con l’arrivo, in varie ondate, dei bombardieri tedeschi della Condor Legion al comando del generale von Richtofen scortati dai caccia italiani dell’”Aviazione Legionaria” inviata da Mussolini. Tremila bombe, una ogni due abitanti, furono scaricate sulla città basca di Guernica.
    L’azione costituì l’esordio sul suolo europeo d’un tipo di guerra che arabi e asiatici avevano già conosciuto sulla loro pelle. Furono proprio gli italiani ad inaugurare questa tattica destinata a rivoluzionare l’arte della guerra. Nel novembre 1911 infatti, durante l’occupazione della Libia, piloti italiani avevano lanciato granate sulla popolazione di Tanguira e Ain Zara, due oasi che si erano distinte nella resistenza all’invasione. Quel bombardamento dal cielo si rivelò un notevole vantaggio strategico: con poco sforzo e nessun rischio l’aviazione aveva spezzato il morale agli arabi.
    Da quel momento l’arte della guerra cambiò radicalmente. Per millenni ogni casta guerriera s’era addestrata a battere sul campo di battaglia l’esercito nemico. D’improvviso lo scopo diventata un altro: rendere intollerabile il conflitto alla popolazione civile fino a costringerla alla resa. Ammazzare civili per piegare la volontà di una nazione divenne, ed è tutt’ora, esattamente lo schema del terrorismo! Guernica fu un anteprima della II Guerra Mondiale. Annunciò l’estensione al continente europeo della “guerra coloniale” e dei suoi metodi, incluso il bombardamento della popolazione civile e lo sterminio.
    Durante la guerra civile spagnola i piloti italiani non si limitarono a fare da scorta ai bombardieri tedeschi ma compirono in proprio stragi di civili. Anche sul fronte basco. Per esempio a Durango. Lì riuscirono a bombardare perfino i fedeli che uscivano dalla messa, circostanza che dimostra come nelle province basche la guerra civile fu anche uno scontro all’interno del cattolicesimo: di qua il basso clero, anti-franchista; di là le gerarchie e i carlisti, pii monarchici schierati con Franco. Quest’ultimi furono gli assassini più spietati d’un conflitto già in se crudelissimo. Non solo per antica tradizione ma soprattutto perché nel corso della guerra la prelatura interpretò la sollevazione franchista come una santa crociata contro le orde di Satana. In sostanza i miliziani furono legittimati a sentirsi guerrieri d’una jihad cristiana.
     
    guernica_pablo_picasso
     
    Nel 1940 nella Parigi occupata osservando il quadro che Picasso dipinse per ricordare quella tragedia, e che divenne poi il simbolo del pacifismo, un ufficiale tedesco chiese all’artista: “L’ha fatto lei?”, “No, l’avete fatto voi”, rispose Picasso.
    Ma il segreto di Guernica è una donna. Fu lei che nel pomeriggio del 1° maggio 1937 scese per strada a comprare Ce Soir e che risalendo le scale dell’atelier di Rue des Grandes Agustins vide la foto in bianco e nero in prima pagina: “Immagine della città di Guernica in fiamme”. L’artista stava conversando con un amico e lei, mettendo tra i due il giornale, gli disse: “Guarda”.
    E’ suo il volto della donna che regge la lampada al centro della tela. Il suo nome Dora Maar: fotografa surrealista, di origine argentina, arrivata a Parigi non ancora ventenne. Un amore misteriosissimo e formidabile l’aveva subito legata all’artista spagnolo. Militante di estrema sinistra, comunicò a Picasso una passione politica che egli non conosceva e che lo portò in seguito a scriversi al partito comunista.
    Picasso non aveva molto chiaro che cosa avrebbe disegnato. Dora gli disse: “Non preoccuparti, l’ispirazione verrà”. Tutti i suoi amici erano partiti per la Spagna, ma lei no, era rimasta vicina all’artista. Per un intero mese restò a casa sua fotografando il dipinto in corso d’opera, immagini che danno la stessa impressione di quelle della torre Eiffel in costruzione: qualcosa che c’è sempre stato  e che semplicemente prima non si vedeva, come se un mago a poco a poco la facesse comparire. L’8 maggio compare la madre col bambino morto, lo stesso triangolo della Pietà di Michelangelo. L’11 il cavallo sventrato e urlante, simbolo del popolo. Il 15 compare il pugno chiuso. Il 4 giugno si accende la lampadina in alto al centro per ricordare che la ragione e la giustizia vengono massacrate dalla guerra. Fatto, fine. In quel dipinto Picasso espresse tutto il suo orrore per la casta militare che precipitò la Spagna in un oceano di sofferenza e di morte. Come in seguito affermò: “La pittura non è fatta per decorare appartamenti, è uno strumento di guerra contro la brutalità e l’oscurantismo”.
     

    "Voi udrete di guerre e di notizie di guerre; guardate di non atterrirvi. Poichè queste cose devono avvenire, ma non è ancora la fine. Poichè sorgerà nazione contro nazione e regno contro regno .... Tutte queste cose sono il principio dei dolori di afflizione." (Matteo 24:6-8)
     
    "Da dove vengono le guerre e da dove vengono le lotte fra voi? Non vengono da questo, cioè dalle vostre brame .... che causano un conflitto? Voi desiderate eppure non avete. Continuate ad assassinare e a concupire e non potete ottenere. Continuate a combattere e a far guerra. Non avete perchè non chiedete. Chiedete e non ricevete, perchè chiedete per uno scopo empio, per spendere nelle vostre brame..." (Giacomo: 4:1-3)
     
    April 22

    LA TERRA. Da madre a figlia di nessuno.

     
    Il 22 aprile si celebra la Giornata Mondiale della Terra in cui “l’uomo fa pace con il Pianeta”, una pace sempre più difficile considerato lo sfruttamento sempre più incosciente dell’ambiente da parte dei suoi abitanti. Potrà perdonarci la Terra per aver rubato il freddo ai ghiacciai, per aver condannato all’estinzione un terzo delle specie animali e vegetali e per aver messo in guai ancora più seri centinaia di milioni di africani, asiatici, sudamericani, gente inguaiatissima già di suo?

    Convivere con la natura era un rapporto di tipo sacrale, una specie di devozione filiale, religiosa. Pensiamo al culto della Grande Madre, di Demetra (la dea greca delle messi che placò la sua ira e continuò a garantire i raccolti patteggiando con Plutone il destino della figlia rapita) e di altre divinità femminili che incarnavano la fecondità della terra. Nel cristianesimo hanno preso le sembianze della Madonna che è venerata sotto diverse denominazioni: la Madonna della quercia, quella del latte, e dà vita a specifici culti celebrati, non a caso, nei passaggi di stagione: dall’inverno alla primavera, dall’estate all’autunno. Ad esempio, a Guardia Sanframondi, nel Beneventano, il 16 agosto si tiene la processione dell’Assunta che richiede sacrifici di sangue, con i battenti incappucciati che si feriscono il petto. E non è l’unica processione di flagellanti nel mondo. Il sangue è l’offerta simbolica della vita per garantire la propria e quella della comunità. Un rito che segna un passaggio di stagione, un momento forte nelle società agricole: ne va la sopravvivenza economica, che a Guardia si regge sul vino. Ad agosto serve la pioggia che garantirà una buona vendemmia. Pensiamo anche a cosa si fa quando si chiude il cantiere di una casa: si fa un pranzo, cioè un sacrificio affinché la costruzione regga. Una volta erano sacrifici umani, poi animali: agnelli, capretti, polli. Il gallo che annuncia il passaggio dalla notte al giorno è un animale psicopompo capace cioè di mediare i rapporti fra i vivi e i morti. A Pagani, nel Salernitano, si celebra ancora la Madonna delle galline.

    Oggi l’uomo è sempre più convinto di essere il padrone della natura. Dall’atteggiamento estatico si è passati a quello predatorio: i nuovi valori sono quelli dello sfruttamento massimo della ricchezza, che giustifica ogni azione senza preoccuparsi del futuro e quando bisogna assumersi delle responsabilità la Terra diventa di nessuno. Diciamo di rispettare l’ambiente ma non rinunciamo a un pieno di benzina o a un elettrodomestico in più. Gli studiosi più pessimisti non hanno dubbi: è troppo tardi per cambiare rotta e quello che vince è il modello Iraq, garantirsi le comodità con le armi.

    La Terra del futuro, secondo alcune previsioni sarà un pianeta sempre più caldo, con meno terre emerse, meno ghiacciai e più deserti e soprattutto con molti meno esseri umani, concentrati nelle poche aree ancora ospitali e costretti a vivere come i trisavoli: niente elettricità, automobili e prodotti industriali. Puro pessimismo? Rimane la speranza che, almeno in extremis, si riesca a evitare la catastrofe. Ma sembra che non ci sia nulla che vada in questa direzione. La decisione Europea di tagliare le emissioni di CO2 del 20% è ben poca cosa se si pensa che per mantenere i livelli attuali di questo gas nell’atmosfera il taglio dovrebbe essere del 70% in tutto il mondo industrializzato.

    Rinuncerà l’uomo allo stile di vita occidentale, al ricorso alla prepotenza e alla violenza per appropriarsi di risorse sempre più rare, come l’acqua o le fonti energetiche?

     

    "Dov'eri tu quando io fondai la terra? Dichiaramelo, se davvero conosci l'intendimento. Chi ne dispose le misure, nel caso che tu lo sappia, o chi stese su di essa la corda per misurare? In che cosa sono stati affondati i suoi piedistalli con incastro, o chi ne pose la pietra angolare, quando le stelle del mattino gridarono gioiosamente insieme, e tutti i figli di Dio emettevano urla d'applauso?" (Giobbe capp. 38 e 39)
     
    April 21

    IL CUORE, CHI PUO' CONOSCERLO? E' più ingannevole di qualsiasi altra cosa ed è avventato.

     
    Che cos’è il cuore? Per molti è solo un piccolo organo sito nel torace che pompa il sangue in tutto il corpo provvedendo ad ogni singola cellula la forza vitale. Ma è un imperdonabile errore considerare il cuore come una semplice pompa carnale o, al massimo, come una semplice figura del linguaggio e non tener conto della parte importante che ha nello spronare, nel dare origine a desideri e affetti. Amore, odio, desiderio (buono o cattivo), preferenza, ambizione, timore, hanno origine dal cuore. Ciò che siamo nel cuore determina in larga misura la nostra personalità. Per questo motivo colui che viene considerato il più autorevole degli apostoli cristiani, S. Pietro, parlò in una delle sue lettere della “persona segreta del cuore…..”

    La scienza moderna sembra supportare con le sue ricerche una simile conclusione. Il Medical World News riguardo a coloro che sono stati sottosti a trapianto di cuore in un articolo intitolato “Che cosa fa il cuore nuovo alla mente?” rileva come queste persone perdendo il loro proprio cuore sono state private delle facoltà edificate in loro col passare degli anni e che contribuivano a renderli quello che erano in quanto a personalità. E riporta diversi esempi tra cui quello di un uomo che dopo il trapianto di cuore decise di essere all’altezza dell’eccellente reputazione dell’importante cittadino locale che l’aveva donato.

    E’ anche interessante osservare che il cuore è uno dei primi organi del corpo a risentire delle condizioni emotive. Si dice che il cuore “salta dalla gioia”; l’improvviso pericolo accelera violentemente i battiti del cuore; il timore fa trepidare il cuore; angoscia e dolore gli causano pena. Dal colmo della gioia e del piacere agli abissi della disperazione e della pena, le sensazioni del cuore si avvertono in tutto il corpo.

    Interdipendenza fra il cuore e la mente. La mente è il centro dell’intelletto o il centro dove si elabora la conoscenza. Raccoglie informazioni, riflette su di esse e, mediante ragionamento e logica, trae conclusioni. Al riguardo è bene specificare una importante differenza della capacità della mente, che può spiegare a volte certi comportamenti o scelte di vita: quando si acquisiscono le informazioni in maniera chiara e armoniosa si può dire che si ha conoscenza di un certo argomento; ma è quando si ha capacità di usare in pratica questa conoscenza, quando si riesce a dare un significato, una utilità e a rendere le cose che si conoscono attuabili, si può dire che si ha sapienza e intendimento. Si potrebbe avere l'una.... ma non le altre!.......

    Pertanto poiché, come detto, il cuore è intimamente associato con gli affetti e i motivi, si può anche affermare che il cuore è ciò sprona la mente e la propria linea di condotta. Si può illustrare questo con un esempio: quasi tutti possiamo acquisire conoscenza di meccanica mediante lo studio e l’applicazione. Ma chi non ha nel suo cuore amore per le cose meccaniche ha pochi incentivi a imparare riguardo ai motori. Tuttavia potrebbe essere un abile musicista o un esperto avvocato perché nel suo cuore ha desiderato farlo come professione, amando tale attività e dedicandosi ad essa.

    Dunque, sebbene siano separati e distinti, c’è una stretta relazione tra il cuore e la mente. Le sensazioni del cuore vengono registrate nel cervello. Lì il cuore influisce sulla mente con i suoi desideri e affetti per pervenire a conclusioni relative ai motivi. In senso inverso la mente può esercitare una forte influenza sul cuore. Le informazioni che mettiamo nella mente, allorché scendono nel cuore, possono modellare, controllare e guidare i motivi, i desideri e gli affetti. Giuste informazioni portano a giuste conclusioni e impressioni; al contrario informazioni sbagliate contribuiscono a formare concetti sbagliati e quindi pregiudizio, odio, timore, superbia, avidità, ostinatezza e altre meschine caratteristiche che mettono radice nel cuore e si rispecchiano nella personalità dell’individuo.

    Com’è il nostro cuore?  Quando soppesiamo i motivi, gli affetti e i desideri riscontriamo che il nostro cuore ci sprona nella giusta direzione? Avere a che fare con il cuore è una cosa complicata. Uno scrittore ha detto: “Il cuore è più ingannevole di qualsiasi altra cosa ed è avventato” La persona ingannevole si caratterizza dalla disposizione a tradire la fiducia o la promessa fatta, è sleale, indegna di fiducia. Non sempre il cuore ascolta la mente: a volte questa fa raccomandazioni logiche, rivolge appelli, esorta energicamente a seguire una certa condotta, ma se nel cuore il desiderio e l’affetto per una certa cosa è diventato forte, il cuore può vincere. La mente ha bisogno di buone ragioni per raccomandare al cuore perché una cosa si deve o non si deve fare.

    Una saggio scrittore di proverbi ha detto: “Quando la sapienza sarà entrata nel tuo cuore e la conoscenza stessa sarà divenuta piacevole alla tua medesima anima, la stessa capacità di pensare veglierà su di te, il discernimento stesso ti salvaguarderà, per liberarti dalla cattiva via”. Dunque è necessario assicurare un continuo flusso di giusti motivi, desideri e affetti dal nostro cuore.

    Per concludere si può dire che appare fondamentale l'ambiente (ovvero la cerchia delle proprie frequentazioni) in cui il cuore e la mente si evolvono dopo la nascita così come diventa poi importante non assumere una tendenza a “lasciar correre” o a essere indulgenti sulle attitudini ambientali acquisite perché altrimenti col tempo ciò che è anormale può diventare normale. Quello che conta non mai è ciò che appare ma la persona che siamo realmente dentro!
     
    April 16

    UN POPOLO DI SANTI PATRONI. Una pratica devozionale che sconfina di frequente sul terreno politico e sociale.

     
    Mediatori tra cielo e terra, garanti delle fortune municipali
    (da una recensione di Michele Serra a I Santi patroni  di Marino Nicola - Soc. Ed. Il Mulino)
     
    Al dibattito, oggi alquanto infuocato, sullo straripante peso politico della religione cattolica in un Paese che si ritiene secolarizzato ma nel suo profondo, nelle sue viscere sociali e sentimentali, è fortemente segnato da credenze e appartenenze, si aggiunge questo viaggio nel “municipalismo sacralizzato”, tratto determinante dell’identità nazionale e, al tempo stesso, impedimento dell’affermarsi di un comune sentire statale ed elemento fondante delle singole, molteplici culture cittadine. Una specie di federalismo religioso.
    Quanto la commistione tra profilo religioso e profilo politico-municipale sia inestricabile basti pensare, ad esempio, come la gestione del culto di S. Gennaro a Napoli sia affidata ad una vera e propria joint venture tra la Diocesi, il Comune e la Repubblica Italiana, il cui Presidente nomina i membri della “deputazione laica”, presieduta dal Sindaco, alla quale è affidata la famosissima ampolla con il sangue rappreso del santo.
     
    Questo istituto del Patronato ha preso forza nei tempi moderni in virtù della massiccia emigrazione di milioni di italiani in giro per il mondo. Il ritorno al paese per la festa patronale, infatti, è la più solenne e imperdibile delle occasioni per rinnovare il vincolo con le radici, con la famiglia, con la comunità di origine. Non esiste ricorrenza “di Stato” (né 25 aprile, né 2 giugno), per quanto politicamente “alta”, che possa lontanamente competere con la festa patronale come richiamo in patria degli italiani all’estero.
    La genesi e la pratica del culto dei santi non sono altro che il remake dei riti dell’antichità che si fondano sul dolore fisico come “prova” di santità, di eroismo nella fede. Il potere taumaturgico di Padre Pio è comprovato, come nell’antichità, dalla sua resistenza al dolore e alle piaghe che, in mancanza del martirio, il frate di Pietrelcina si infliggeva da solo fustigandosi. Suggestive anche celebri copertine del Corriere della Sera che nel dopoguerra ripetevano, in versione laica, la stessa iconografia degli ex-voto, con raffigurazioni di atti salvifici….. salvataggi “miracolosi” con vigorosi militi (soprattutto carabinieri) al posto dei santi, come nel caso di Salvo D’Acquisto che offrì la propria vita in cambio di quella degli ostaggi dei nazisti. L’epica popolare è “fedele nei secoli” (come il motto dei carabinieri) e ripete la lettura soprannaturale, miracolosa del gesto salvifico, del sacrificio altruista, come in tante figure di santi-eroi dell’antichità, che sono la trasfigurazione cristiana degli eroi e dei semidei dei pagani che affrontavano il pericolo per soccombere la propria comunità.
     
    Questa antropizzazione del divino, che parte dalla figura del Dio-Uomo, trova nei santi (protettori e patroni) una “specializzazione” formidabile. Ogni comunità ha a disposizione una incarnazione locale del sovrannaturale. Questa identificazione di intere comunità nel “proprio” santo ha quasi “scalzato” dalla fede popolare quella divinità suprema, ma troppo universale, che è Dio. Perfino la sua raffigurazione più umana, quella di Cristo, è assai meno nominata e invocata, nell’Italia popolare e cattolica, rispetto ai santi e, soprattutto, rispetto a quella santa per antonomasia che è S. Maria, vergine e madre di Cristo. Perfetta sintesi, assolutamente geniale, delle due “nature sacre” che le culture greco-romana e precristiane riconoscevano alla donna: la verginità e la purezza da un lato, la fecondità e la maternità dall’altro. La ricca casistica delle dee-madri e delle dee-vergini precristiane si ricompone nel mito della Madre Sacra eletta divinità di incomparabile popolarità con una saldatura invincibile tra fedi arcaiche e pagane e culto cristiano.
    E’ quasi veemente la carnalità del cattolicesimo popolare per la presenza sempre incombente del sangue, delle ossa, insomma del corpo come solo vero presidio e garanzia della vita, antidoto alla morte. Una religiosità quasi a-spirituale, fondata su un rapporto robustamente contrattuale con la divinità: fortuna e salute in cambio di devozione. Se Dio è lontano, il santo è vicino, è di casa, è il mediatore ideale, un poco come il parente importante che va a Roma a trattare direttamente con il potere, ed è a lui che ci si raccomanda.
     
    Il cattolicesimo popolare appare dunque come una forma di devozione politeista e quasi atea, non necessitando per i propri culti e per la conferma identitaria, di un vero e proprio Dio universale. Il soprannaturale, grazie ai santi, ha un nome, un corpo, spesso una storia certificata, ed è saldamente posseduto da quella fortunata comunità che custodisce la teca, l'ampolla, il brandello mummificato dell'eroe (patrono e padrino) che ha saputo mediare con successo tra il cielo e la terra.
    Il santo patrono non è solo il leader riconosciuto, ma è conclamatamene super-partes, che non conosce differenza tra destra e sinistra e non ha bisogno di campagna elettorale. Se i vescovi italiani hanno tanta familiarità con la politica è perché i santi, da sempre, fanno politica, sono politica: in parecchie zone d’Italia, la sola “cosa pubblica” riconosciuta e rispettata sono proprio loro.
     

    "A chi mi somiglierete o mi uguaglierete o mi paragonerete ....? Ci sono quelli che traggono a profusione l'oro dalla borsa e .... pesano l'argento. Assumono un lavoratore di metalli ed egli ne fa un dio. Si prostrano, si, si inchinano. Lo portano sulla spalla, lo sostengono e lo depositano nel luogo perchè stia fermo. Dal suo luogo in cui stà in piedi non si muove. Uno perfino grida a lui, ma esso non risponde; non lo salva dalla sua angustia".  (Isaia 46:5-7)
     
    "C'è uno la cui occupazione è di tagliare cedri .... Ne prende dunque una parte per scaldarsi. Infatti accende il fuoco ed effettivamente cuoce il pane. Lavora anche davanti a un dio a cui possa inchinarsi .... Ne brucia in effetti una metà nel fuoco. Su metà d'esso arrostisce bene la carne che mangia e si sazia. Inoltre si scalda ... Ma di ciò che rimane fa realmente un dio stesso, la sua immagine scolpita. Si prostra davanti ad essa e si inchina e la prega e dice: "liberami, poichè tu sei il mio dio". Non hanno conosciuto, nè capiscono, perchè sono stati impiastricciati i loro occhi affinchè non vedano, il loro cuore affinchè non abbiano perspicacia". (Isaia 44:14-20)
     
    April 15

    I PIAGNONI BENESTANTI - Tu che ne pensi?

     
    Questo Paese dove piange chi sta bene
    (di Curzio Maltese - Il Venerdi di Repubblica - 14/04/2007)
     
    Una regola del vivere italiano, e forse non soltanto nostro, è che soltanto i ricchi e i privilegiati si lamentano.... I giovani di oggi, con un potere di acquisto più basso dei coetanei spagnoli, greci e portoghesi, confinati in una riserva indiana, sono docilmente rassegnati al precariato a vita. Se si ribellano, come gli studenti della Sapienza alla visita di Bertinotti, lo scandalo s'accompagna alla sorpresa: ma come, perchè protestano?
    Girando l'Italia ci si rende conto che è impossibile scrivere bene del bene e male del male, senza suscitare paradossali proteste.
    Guai a scrivere che l'Umbria è una terra felice, come appare ai visitatori di mezzo mondo. Arrivano proteste di perugini che lamentano la disoccupazione giovanile (5%), denunciano la tragedia del buco in bilancio del Comune (13 ml., già ripianati), descrivono lo scempio delle scale mobili e del futuro minimetrò e la tristezza di vivere sotto l'oppressione della "mafia rossa".
    In compenso se racconti il fallimento del Comune di Taranto (550 ml. di buco), l'inquinamento dell'ILVA che esala il 10% di biossido di carbonio d'Europa, oppure la disoccupazione giovanile a Messina o il potere della mafia (vera) a Reggio Calabria, i locali si amareggiano: ma come, non hai visto il nostro lungomare, quanto è bello?
     
    Da vent'anni trionfa sui media una questione settentrionale in buona parte immaginaria, ma ottimo trampolino di lancio per le fortune politiche di qualche demagogo. Intanto la questione meridionale marcisce nella totale indifferenza.
    Colpisce la verità di un famoso luogo comune, per cui gli italiani conoscono pochissimo l'Italia.
    I romagnoli sono i migliori clienti delle agenzie di viaggio specializzate nel turismo d'avventura ai quattro angoli del mondo, ma non ne trovi uno che si sia mai avventurato in un viaggio in treno sotto Napoli. Eppure questa è la vera avventura.
    Convivono all'interno dello stesso Paese, a volte nella stessa regione o provincia, mondi più separati dei continenti. Addirittura all'interno delle città, con un unico punto comune a tutti. Il diritto di lagnarsi, il cahier de dolèances, è saldamente detenuto nelle mani delle classi dirigenti. Gli altri, i poveri, gli emarginati, sono ormai troppo depressi per ribellarsi. A Parigi hanno avuto la rivolta delle banlieue, a Milano il corteo dei borghesi del centro contro le periferie, guidato dal sindaco Moratti.
    Perchè stupirsi se da vent'anni l'uomo più ricco e privilegiato d'Italia è anche quello che fa più la vittima, fra gli applausi entusiasti dei concittadini?