Gianni's profileMA DOVE STIAMO ANDANDO?PhotosBlogListsMore Tools Help

Blog


    April 09

    TI REGALO LA LUNA

     
     
     
     
    UNA NOTTE SU CUI RIFLETTERE
     

     

    Tra gli squarci di un cielo coperto si intravvede, stasera, una splendida luna piena che, nel corso della notte, attraverserà tutto l’orizzonte terrestre. Chi ha la fortuna di osservarla non può che rimanerne incantato. La sua magnificenza spinge a riflettere su una frase che spesso, dalle persone innamorate in modo particolare, si sente pronunciare:
    ti regalo la luna!
    Nella realtà, si sa, è impossibile farlo. Ma la metafora rende l’idea di quanto può essere importante e grande un sentimento, anche se spesso, forse, per quei miseri uomini che siamo, non sappiamo neanche apprezzarlo.
     
    Ma la luna piena di questa sera ha un significato che va oltre le nostre “miserie” umane e ci ricorda un tipo di amore perfetto, che si basa su un principio che, per la nostra attuale natura, è pressoché impossibile manifestare, ch’è quello del dare senza ricevere nulla in cambio e al solo scopo di rendere felice il destinatario del pensiero, della parola o dell’azione che esprime un tale sentimento.
    Questo è l’amore di Dio, il nostro Creatore il quale, sebbene noi continuiamo a combinarne di tutti i colori per rovinare la sua creazione e danneggiare noi stessi (cfr. Ecclesiaste 8:9) o perfino ne rinneghiamo l’esistenza e l’opera, affidandoci, anche contro ogni evidenza e ragionamento logico, ad un ipotetico e cieco caso, egli continua a far “sorgere il suo sole sopra i buoni e sopra i malvagi e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti” (Matteo 5:45, Di) promettendo anche “tempi di ristoro” (Atti 3:19, VR), e quanto ne abbiamo bisogno in questi giorni di drammatici avvenimenti!
     
    1976 anni fa, esattamente la sera di giovedì 31 marzo del 33 d.C. al nostro calendario, ma era appena iniziato il 14 di abib-nisan, primo mese del calendario sacro ebraico, un’altra luna piena illuminava il cielo di Gerusalemme e una scena alla quale tutta la creazione invisibile guardava con ansiosa aspettativa.
    Era appena iniziato il giorno della “pasqua” ebraica, in cui gli abitanti di quella nazione dovevano ricordare la miracolosa liberazione dalla schiavitù egiziana avvenuta nel 1.513 a.C. (cfr. Esodo 12:6,41,42; Deuteronomio 16:1-8). Quel giorno stava per esser risolta una contesa, un caso giudiziario sorto poco più di 4.000 anni prima in una parte del Medio Oriente ubicata più o meno nei pressi delle sorgenti dei fiumi Tigri ed Eufrate dove il nostro Creatore aveva posto la prima coppia umana (cfr. Genesi 2:10-14). In quel luogo una creatura spirituale, un angelo ribelle, sfidò il diritto di Dio di dominare sulla sua creazione (cfr. Genesi 3:4,5) e mise in dubbio la lealtà delle sue creature.
    Già la notte del 14 nisan del 1.513 a.C. la contesa della sovranità di Dio era stata chiamata in causa e il Faraone d’Egitto dovette riconoscerne la superiorità liberando il Suo popolo. L’altro aspetto della contesa era stato reso chiaro qualche decina d’anni prima allorché quella ribelle creatura spirituale, parlando di un “uomo integro e retto” che “teme Dio ed è alieno dal male”, disse: “Pelle per pelle! L'uomo dà tutto quel che possiede per la sua vita; ma stendi un po' la tua mano, toccagli le ossa e la carne, e vedrai se non ti rinnega in faccia” (Giobbe 2:3-5).
    Quell’uomo, Giobbe, mantenne la sua integrità morale nonostante tutti i guai che quella malvagia creatura spirituale, un angelo ribelle, Satana il Diavolo, gli causò. Ma Dio aveva posto un limite all’azione di Satana, gli aveva detto “rispetta la sua vita” (v. 6).
    Quella notte del 14 nisan del 33 d.C. un altro uomo si trovò implicato in quella contesa.
    Quell’uomo era molto più importante del povero Giobbe: era il figlio prediletto di Dio, il suo “primogenito” e il suo “unigenito”, non un componente di una immaginaria e falsa triade d’ispirazione pagana, ma una sua creatura, la prima creatura in senso assoluto a cui Dio diede vita e l’unica creata direttamente da Dio (cfr. Colossesi 1:15, VR e Di; 1Giovanni 4:9), e di Dio era il portavoce, “la Parola” (cfr. Giovanni 1:1).
    Dio aveva scelto proprio lui, questo amato figlio, per risolvere in modo definitivo quella contesa e lo fece, perché non vi fossero più dubbi, ricreando le stesse condizioni che c’erano state in Eden.
    In maniera miracolosa trasferì la vita di questo suo figlio dai cieli, dove viveva come persona spirituale, un angelo anche lui, sulla terra nel seno di una donna, una devota e umile donna ebrea, discendente diretta del re Davide (cfr. Matteo 1:6-16). Questo miracolo evitò che quel bambino, a cui fu dato il nome Gesù, ricevesse la vita da un altro uomo discendente di Adamo ereditandone la stessa condizione peccaminosa. Perciò egli nacque perfetto, proprio come lo era Adamo quando fu creato da Dio, prima che peccasse. Per questo motivo Gesù è anche definito, nella Sacra Scrittura, l’ “ultimo Adamo” (cfr. 1Corinzi 15:45).
    Come uomo perfetto Gesù aveva la stessa prospettiva di vita che ebbe Adamo prima del suo peccato, cioè poteva vivere per sempre su questa terra. Il suo corpo perfetto non era soggetto alla corruzione, all’invecchiamento, alle malattie e alla morte per cause naturali. E, se avesse voluto, egli avrebbe potuto anche generare una sua progenie perfetta, con le sue stesse prospettive di vita eterna.
    Ma non era questo il motivo per cui il suo Padre celeste lo aveva mandato sulla terra. Egli lo sapeva benissimo. Nel suo amore per tutte le sue creature, specialmente per quelle che erano discese da Adamo ereditandone la condizione peccaminosa e la conseguente condanna a morte (cfr. Romani 6:23), e per soddisfare la sua superiore giustizia, Dio aveva disposto un prezzo di riscatto in favore degli incolpevoli discendenti di Adamo perché potessero ricevere ciò che la colpa di quel progenitore aveva loro negato: la vita eterna su una terra paradisiaca. Questo prezzo di riscatto doveva essere pagato con qualcosa di corrispondente a ciò che Adamo aveva perso, una vita umana perfetta che doveva essere ceduta in sacrificio. Gesù, quindi, e solo lui, poteva soddisfare questa condizione (cfr. Romani 5:15-19; Ebrei 10:5-10).
    Cosa, dunque, “sacrificò” Gesù?
    Proprio le sue prospettive di vita eterna sulla terra come uomo perfetto e la possibilità di generare una sua progenie perfetta.
    E in che modo sarebbe avvenuto questo “sacrificio”?
    Egli sfidò tutti i governi umani e Satana, il loro ispiratore. Quando questi gli offrì il potere di tali governi, Gesù sdegnosamente li rifiutò dicendo: “Vattene Satana, poiché sta scritto: ‘Adora il Signore Dio tuo e servi a lui solo’” (Matteo 4:10). Si Gesù, contrariamente ad Adamo, e a molti altri uomini, non pensò mai di rendersi indipendente da Dio ma si sottomise volontariamente alla sua sovranità! E, coerentemente, durante i suoi tre anni e mezzo di ministero terreno, proclamò in lungo e largo il Regno di Dio indirizzando anche la mente dei suoi seguaci al dominio divino, insegnando loro a pregare non per questo o per quel governo umano, come fanno invece i capi religiosi del falso cristianesimo, ma “Venga il tuo regno. Sia fatta la tua volontà in terra come in cielo”! (Matteo 6:10; Marco 1:14,15; Luca 17:21).
    Questa sua attitudine mentale e la sua attività a favore del dominio divino lo portò a scontrarsi con i governanti umani, con i capi religiosi e politici della nazione d’Israele, che volevano ristabilire l’antico regno di Israele con un re umano a capo della nazione, e con l’impero allora dominante, quello romano.
    Questi agivano come strumenti di Satana il Diavolo per allontanare le persone da Dio e impedire loro di sottomettersi al suo dominio (cfr. Giovanni 8:44; Matteo 23:6-14).
    Quella notte del 14 nisan del 33 d.C., dunque, il rappresentante legale del regno di Dio, Gesù, si scontrò con i rappresentanti del dominio dell’uomo.
    Che questa fosse la contesa in gioco si comprende dall’argomento della conversazione che ci fu tra Gesù e il rappresentante dell’impero romano, Pilato, il quale gli chiese “Dunque, sei tu re?” e da ciò che i caporioni, gli scribi, i farisei, i sacerdoti ebrei dissero per indurre il governatore romano a condannarlo a morte: “Se liberi costui, tu non sei amico di Cesare; chiunque si fa re, si oppone a Cesare” e “Noi non abbiamo altro re che Cesare” (Giovanni 19:12-15).
     
     
    Uscì dunque Pilato verso di loro e domandò: «Che accusa portate contro quest'uomo?». Gli risposero: «Se non fosse un malfattore, non te l'avremmo consegnato» … Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Tu sei il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te oppure altri te l'hanno detto sul mio conto?». Pilato rispose: «Sono io forse Giudeo? La tua gente e i sommi sacerdoti ti hanno consegnato a me; che cosa hai fatto?». Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità … Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora; quindi gli venivano davanti e gli dicevano: «Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi … Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette nel tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà. Era la Preparazione della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: «Ecco il vostro re!». Ma quelli gridarono: «Via, via, crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Metterò in croce il vostro re?». Risposero i sommi sacerdoti: «Non abbiamo altro re all'infuori di Cesare». Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso”.   - Giovanni 18:29 - 19:16, CEI
     
     
    In quell’occasione Dio non pose alcun limite al Diavolo, lasciando che provasse il suo rappresentante fino al sacrificio supremo della propria vita! Gesù dimostrò, al di là di ogni dubbio, come molto probabilmente avrebbe fatto anche il “retto” e “integro” Giobbe, e come hanno fatto in seguito molti discepoli di Gesù, che la lealtà a Dio delle sue creature “rette” e “integre” è genuina e forte, al di sopra di ogni interesse personale, quant’anche fosse in gioco la vita stessa! (cfr. Atti 5:29).
    Fu, quindi, dimostrato, con la morte di Gesù, che Satana è un bugiardo, un opportunista, un calunniatore, e che così sono anche i suoi seguaci, sia politici che religiosi! Fu anche chiaro che in Eden, quand’egli fomentò la rivolta contro il dominio di Dio, furono lui e chi seguì il suo esempio, Adamo ed Eva, a sbagliare, e fu legittimo da parte di Dio applicare la sua giustizia, perché il non agire secondo giustizia ha dato vita, da allora in poi, ad una catena interminabile di ingiustizie che ha portato il genere umano sull’orlo del baratro!
    In quel fatidico 14 nisan del 33 d.C. sembrò che il governo dell’uomo prendesse il sopravvento sul dominio divino, poiché Gesù fu messo a morte come l’ultimo dei malfattori, addirittura con l’accusa di aver “bestemmiato” è offeso il nome Dio, lui che disse: “Io ho manifestato il tuo nome agli uomini … ho fatto loro conoscere il tuo nome e lo farò conoscere ancora, affinché l'amore, del quale tu mi hai amato, sia in loro e io in loro” (Giovanni 17:22,26). Quest’accusa fu insopportabile per lui, perciò disse: “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia volontà, ma la tua” (Luca 22:42).
    Fu una vittoria effimera quella di Satana e dei suoi seguaci terreni! Una semplice ferita al calcagno della simbolica donna di Dio, non la Madonna, come falsamente si afferma, ma la sua organizzazione celeste composta dalle sue creature spirituali, da dove Gesù venne (cfr. Genesi 3:15; Isaia 54:1,5,6; Galati 4:26; Apocalisse 12:1-6).
    Dopo tre giorni Dio risuscitò Gesù, di nuovo come creatura spirituale così che potesse tornare da dove era venuto, nei cieli, con il comando: “Siedi alla mia destra, finché io abbia posto i tuoi nemici come sgabello dei tuoi piedi” (Atti 2:34,35). Lì Gesù è rimasto in attesa che maturassero i tempi stabiliti da Dio per ricevere pieni poteri come re per schiacciare definitivamente la testa al serpente, cioè a Satana e toglierlo per sempre di mezzo, insieme ai suoi seguaci terreni, politici e religiosi (cfr. Genesi 3:15; Apocalisse 11:15-18; 20:2,3,7-10).
    Questo è il messaggio “pasquale” che dovrebbe risuonare nel mondo oggi, in un tempo in cui, secondo la profezia e la cronologia biblica, stiamo vicini al momento in cui Gesù inizierà a governare in nome di Dio su tutta la terra! …
    E’, forse, questo che viene insegnato dalle chiese cosiddette “cristiane”?
    Oggi, 9 aprile 2009 del nostro calendario, corrisponde al 14 nisan dell’antico calendario ebraico. La luna piena che splende in cielo ne è una prova (il mese di nisan iniziava con la prima luna nuova più vicina all’equinozio di primavera – il 21 marzo – e il 14° giorno è proprio la fase di luna piena). Il giorno ebraico iniziava dopo il tramonto del sole e durava fino al tramonto successivo. Nel falso cristianesimo si ricorda la morte di Cristo domani sera, perciò in un tempo del tutto inappropriato (dopo il tramonto saremo già nel 15 nisan), e molti che lo fanno non ne conoscono nemmeno il valore, limitandosi solo a seguire una tradizione appiccicata loro alla nascita ma nella completa ignoranza del proposito di Dio e di come questo, nel tempo, progressivamente si adempie! (cfr. Giovanni 17:3). Questo di certo non onora il nostro Creatore né il sacrificio di Cristo.
    Quel sacrificio assume anche un valore particolare in un momento di estrema angoscia in questa nazione. Molte persone stanno piangendo i loro cari, vittime del terremoto e si chiedono il perché di tanto dolore. Al di là dell’abbondante retorica espressa in questi giorni che, come sempre, tra non molto cadrà nel dimenticatoio, la Parola di Dio ci spiega che dolori e lutti sono la conseguenza della ribellione alla sovranità di Dio e che, perciò, “il tempo e il caso raggiungono tutti” (cfr. Genesi 3:17-19; Ecclesiaste 9:11).
    E’ del tutto falso, quindi, quanto ha dichiarato il Direttore di Radio Maria, “padre” Livio Fanzaga, che, con fare da vero sciacallo, ha affermato: “Il Signore ha voluto che in questa settimana santa anche loro partecipassero alle sue sofferenze, alla sua passione" (http://www.youtube.com/watch?v=obKwqICewQA). In pratica egli ha detto che tale tragedia è stata voluta dal Signore durante la settimana di passione prima della Pasqua. Questa è una calunnia degna del miglior Satana il Diavolo! (cfr. Giacomo 1:13).
    Le profezie bibliche ci avvertono, infine, che l’intensificarsi di certi eventi prelude al tempo in cui Cristo Gesù prende pieni poteri come Re designato del Regno di Dio per rimettere le cose a posto e la Parola di Dio ci conforta dicendoci che il sacrificio di Cristo Gesù servirà ad annullare tutti i malefici effetti della ribellione alla sovranità di Dio (cfr. Matteo 24:7; Marco 13:8; Luca 21:11). In cambio del suo sacrificio, della sua rinuncia a vivere una vita perfetta  e della possibilità di avere una sua progenie perfetta, Cristo ha, infatti, ottenuto da Dio di acquistare come suoi “figli” tutti i discendenti di Adamo (cfr. il Salmo 45:16). A questi può, quindi, trasferire di nuovo il diritto a vivere per sempre su una terra paradisiaca. E’ per questo motivo che il profeta Isaia lo definisce anche “Padre eterno” (Isaia 9:6). Infatti, tra le cose che saranno eliminate dal Regno di Dio ci sarà anche la morte (cfr. 1Corinzi 15:26; Apocalisse 21:4). E la Parola di Dio parla anche di una speranza per tutti coloro che hanno perso la loro vita perché, con il sacrificio di Cristo, è stata posta la base per la loro risurrezione, affinché possano tornare a vivere qui, sulla terra, per sempre (cfr. Romani 5:18; 1Corinzi 15:12-19; Salmo 37:9,11,29, VR e Di - 36:9,11,29, CEI).
    A questo si deve rendere testimonianza e questo si deve ricordare e commemorare in obbedienza al comando di Gesù "fate questo in memoria di me"! (Luca 2:19). Le cerimonie ritualistiche e pompose che fanno leva sull’emotività e sul sentimentalismo in uso nel cristianesimo apostata sono solo un raggiro, l’ennesimo inganno del Diavolo per allontanarci dalla verità (cfr. 2Corinzi 11:14,15).
     
    April 05

    "ECCO IL TUO RE VIENE MANSUETO, CAVALCANDO UN ASINO"

     
    PACE E SICUREZZA, DA CHI?
     
     
    Circa 2500 anni fa, nel 518 a.C. un profeta ebreo di nome Zaccaria pronunciò queste parole profetiche:
    Esulta grandemente, o figlia di Sion, manda grida di gioia o figlia di Gerusalemme! Ecco, il tuo re viene a te; egli è giusto e porta salvezza, umile e montato sopra un asino, sopra un puledro d'asina Egli parlerà di pace alle nazioni; il suo dominio si estenderà da mare a mare, e dal Fiume fino all'estremità della terra” – Zaccaria 9:9,10 (Di).
    Questa profezia trovò il suo adempimento 551 anni dopo, il giorno 9 del mese di abib-nisan, il primo del calendario sacro ebraico, del 33 d.C. (corrispondente alla domenica 26 marzo del nostro calendario) allorché Gesù entrò trionfalmente a Gerusalemme cavalcando, appunto, un puledro d’asina.
    Il racconto evangelico di quell’avvenimento dice infatti:

    Quando furono vicini a Gerusalemme, giunti a Betfage, presso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due discepoli, dicendo loro: «Andate nel villaggio che si trova davanti a voi; e subito troverete un'asina legata e un puledro con essa; scioglieteli e conduceteli da me. E se qualcuno vi dice qualcosa, ditegli che il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà presto». Or questo accadde, affinché si adempisse ciò che fu detto dal profeta, che dice: «Dite alla figlia di Sion: Ecco il tuo re viene a te mansueto, cavalcando un asino, anzi un puledro, figlio di una bestia da soma». I discepoli andarono e fecero come Gesù aveva loro comandato. Condussero l'asina e il puledro, posero su questo i loro mantelli, ed egli vi montò sopra. E una grandissima folla stendeva i suoi mantelli sulla strada, mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li spargevano sulla via. Le folle che precedevano come quelle che seguivano gridavano, dicendo: «Osanna al Figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nei luoghi altissimi!»” – Matteo 21:1-9 (Di).

     
     
    Come si comprende dal suddetto racconto quello non fu un evento casuale, ma fu predisposto con cura da Gesù. Perché?
    Attraverso quella scena egli desiderava lanciare un poderoso messaggio che lasciasse un’impronta indelebile nella mente della gente.
    Quando Salomone, su richiesta del popolo, venne nominato re d’Israele, egli si recò nel luogo in cui doveva essere “unto” (o incaricato) cavalcando la “mula” paterna (cfr. 1Re 1:33,34). Gesù viene chiamato nelle Sacre Scritture “il più grande Salomone” (cfr. Matteo 12:42). Un altro particolare del racconto evangelico collega ciò che accadde quel giorno alle cerimonie d’unzione di re in Israele. Quando Jehu fu “unto” re su Israele i presenti “si affrettarono a prendere ciascuno il proprio mantello e a stenderlo sotto di lui sugli stessi gradini; poi suonarono la tromba e dissero: «Jehu è re!»” (2Re 9:13, Di). Anche il fatto che la folla osannò Gesù come “Figlio di Davide” ci rammenta le parole che l’angelo Gabriele disse a Maria nell’annunciare la sua nascita: “concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine»” (Luca 1:31-33).
    Perciò il corteo che quel 9 di abib-nisan entrò a Gerusalemme lanciò il chiaro messaggio che Gesù era il Messia e Re costituito da Dio.
     
    Quell’avvenimento è oggi ricordato dalle chiese cosiddette “cristiane”, la Cattolica, l’Ortodossa  e le tante denominazioni “Protestanti”, come la Domenica delle Palme [Il corrispondente racconto evangelico dell’apostolo Giovanni ci rivela, infatti, che i “rami dagli alberi” erano “rami di palme” (cfr. Giovanni 12:12,13)]. Sebbene con i rituali previsti in questo giorno si dia risalto alla pace, il comportamento di tali chiese è molto lontano dal messaggio che Gesù lanciò in quella occasione. Con il loro appoggio alla politica e ai governi umani, espressione del dominio satanico sulla terra (cfr. Matteo 4:8,9; 1Giovanni 5:19), esse in pratica hanno rigettato Cristo come re messianico (cfr. Giacomo 4:4). Con la loro bocca ne dichiarano la regalità ma con le loro opere ne rinnegano l’autorità, esattamente come fecero, poi, la maggioranza di quelle persone che il 9 nisan del 33 d.C. lo acclamarono come re del regno di Dio e qualche giorno dopo, il 14 nisan, chiesero a Pilato di condannarlo a morte!
    Specialmente i capi sacerdoti e i farisei pensarono che fosse decisamente fuori luogo attribuire a Gesù quegli onori regali. “Maestro”, gli chiesero con voce indignata, “rimprovera i tuoi discepoli”. Gesù rispose: “Vi dico: Se questi tacessero, le pietre griderebbero” (Luca 19:39,40).
    Sì, il Regno di Dio fu il tema della predicazione di Gesù. Egli predicò intrepidamente questo messaggio, sia che le persone lo accettassero o no.
    Cos’è questo Regno?
    Questa domanda è stata posta stamattina anche da un eminente capo del cristianesimo apostata nella sua omelia domenicale. Ai fedeli che lo stavano ascoltando egli ha chiesto:
    "Ma noi, abbiamo veramente compreso il messaggio di Gesù, Figlio di Davide? Abbiamo capito che cosa sia il Regno di cui Egli ha parlato nell’interrogatorio davanti a Pilato?"
    Quindi, dopo aver dissertato sull’argomento, ha concluso fornendo egli stesso questa risposta:
    "… non è una regalità di un potere politico, ma si basa unicamente sulla libera adesione dell’amore - un amore che, da parte sua, risponde all’amore di Gesù Cristo che si è donato per tutti … confidare in Dio e credere che Egli sta facendo la cosa giusta; che la sua volontà è la verità e l’amore; che la mia vita diventa buona se imparo ad aderire a quest’ordine. Vita, morte e risurrezione di Gesù sono per noi la garanzia che possiamo veramente fidarci di Dio. È in questo modo che si realizza il suo Regno".
     
    Cos’è dunque il Regno di Dio per costui? Semplicemente una condizione mentale che il fedele deve raggiungere che lo porta a credere e ad aver fiducia in Dio e a comportarsi in armonia con la sua volontà. Anche se non viene spiegato in che modo, in pratica, questo si può fare, il concetto non è di per se sbagliato!
    Ma, tornando al Regno di Dio, è veramente questo che le Sacre Scritture insegnano?
    La risposta non può che essere NO!
    La Parola di Dio afferma decisamente che il Regno di Dio non è uno stato mentale che un fedele deve conseguire ma è un governo vero e proprio che dovrà sostituire tutti i sistemi di governo che nel tempo l’uomo ha ideato “a suo proprio danno” (cfr. Ecclesiaste 8:9). E’ infatti scritto:
    Al tempo di questi re, il Dio del cielo farà sorgere un regno che non sarà mai distrutto e non sarà trasmesso ad altro popolo: stritolerà e annienterà tutti gli altri regni, mentre esso durerà per sempre” – Daniele 2:44
    Cristo Gesù è il legittimo governante di questo Regno. Questo fu riconosciuto senza ombra di dubbio dai suoi discepoli. Disse di lui Natanaele: “Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele!” (Giovanni 1:49). A quel tempo la comprensione dei discepoli, come della maggioranza delle persone che l’ascoltavano, era ancora limitata poiché essi credevano che il potere regale del Messia fosse circoscritto alla terra dell'Israele naturale (cfr. Atti 1:6), ma Gesù spiegò loro quale era l’effettiva portata del suo governo e nella visione apocalittica egli fece scrivere a Giovanni:
    Il regno del mondo appartiene al Signore nostro e al suo Cristo: egli regnerà nei secoli dei secoli … Noi ti rendiamo grazie, Signore Dio onnipotente, che sei e che eri, perché hai messo mano alla tua grande potenza, e hai instaurato il tuo regno. Le genti ne fremettero, ma è giunta l'ora della tua ira, il tempo di giudicare i morti, di dare la ricompensa ai tuoi servi, ai profeti e ai santi e a quanti temono il tuo nome, piccoli e grandi, e di annientare coloro che distruggono la terra” – Apocalisse 11:15-18
     
    Come si evince da queste parole, questo Regno dovrà dominare il mondo intero e ha un preciso “programma di governo”, ch’è quello di eseguire il giudizio di Dio contro tutti gli oppositori del suo dominio, ricompensare con l’adempimento delle promesse divine quelli che, nel corso del tempo, hanno rifiutato di sostenere i governi umani, e fra queste ricompense c’è anche la risurrezione per coloro che sono morti, e, infine, spazzare via dalla faccia della terra tutti quelli che, non sottomettendosi alla volontà di Dio, hanno rovinato la terra! Tra i compiti finali c’è, poi, quello di trasformare l’intera terra in un “paradiso”, secondo l’originale proposito di Dio. Questo, infatti, è il senso della promessa di Dio resa attraverso il suo profeta:
    Il deserto e la terra arida si rallegreranno, la solitudine gioirà e fiorirà come la rosa; fiorirà abbondantemente e gioirà con giubilo e grida d'allegrezza. Le sarà data la gloria del Libano, la magnificenza del Karmel e di Sharon. Essi vedranno la gloria dell'Eterno, la magnificenza del nostro Dio. Fortificate le mani infiacchite, rendete ferme le ginocchia vacillanti! Dite a quelli che hanno il cuore smarrito: «Siate forti, non temete!». Ecco il vostro Dio verrà con la vendetta e la retribuzione di Dio; verrà egli stesso a salvarvi. Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e saranno sturate le orecchie dei sordi; allora lo zoppo salterà come un cervo e la lingua del muto griderà di gioia, perché sgorgheranno acque nel deserto e torrenti nella solitudine. Il luogo arido diventerà uno stagno e la terra assetata sorgenti d'acqua; nei luoghi dove si sdraiavano gli sciacalli ci sarà erba con canne e giunchi. Là vi sarà una strada maestra, una via che sarà chiamata "la via santa"; nessun impuro vi passerà; essa sarà soltanto per quelli che la seguono; anche gli insensati non potranno smarrirvisi. Non vi sarà più il leone, né alcuna bestia feroce vi salirà o vi apparirà, ma vi cammineranno i redenti. I riscattati dall'Eterno torneranno, verranno a Sion con grida di gioia e un'allegrezza eterna coronerà il loro capo; otterranno gioia e letizia, e il dolore e il gemito fuggiranno” – Isaia 35:1-10 (Di).
     
    Stamani sono state fatte recitare alcune preghiere nelle diverse lingue parlate dalla gente che in mondovisione presenziava a quella cerimonia. Una di queste preghiere, pronunciata in lingua russa e tradotta dal telecronista a beneficio di tutti, diceva:
    “prego per i governanti affinché, illuminati dalla tua luce, si adoperino per la giustizia e per la pace”.
     
    Al termine di quella serie di preghiere quell’eminente capo religioso ha aggiunto la sua personale supplica: “ascolta o Signore le loro preghiere”.
    Ebbene, questo tipo di preghiera non sarà mai ascoltata da Dio! Perché?
    Scrisse un saggio re dell’antichità: “Chi volge altrove l'orecchio per non ascoltare la legge, anche la sua preghiera è in abominio” (Proverbi 28:9). La “legge” di Dio ha decretato la fine di tutti i governi umani, dunque pregare per essi, perché facciano quello che non hanno mai fatto, è un “abominio” al cospetto di Dio!
    Non dovremmo mai dimenticare che la fonte del potere di questi governi è Satana il Diavolo (cfr. Matteo 4:8,9; 1Giovanni 5:19). Egli li usa per distogliere la mente delle persone dal vero proposito di Dio, restaurare sulla terra il dominio divino per mezzo del Regno nelle mani di Cristo! Così come usa la falsa religione, incluso il cristianesimo apostata (cfr. Matteo 13:36-39) per avallare questo grande inganno!
    Gesù, e solo lui, è chiamato nelle Sacre Scritture “Principe di pace” e di lui, e solo di lui è detto che:
    grande sarà il suo dominio e la pace non avrà fine sul trono di Davide e sul regno, che egli viene a consolidare e rafforzare con il diritto e la giustizia, ora e sempre” – Isaia 9:5-7
    Stamane, a molte persone sincere, ma che probabilmente, e non per colpa loro, non leggono le Sacre Scritture e seguono solo una certa tradizione, è stato dato un rametto di ulivo, in sostituzione del ramo di palme che venne invece utilizzato quel lontano 9 nisan del 33 d.C. Ognuno si è portato a casa il suo rametto nella convinzione che serve per ricevere la benedizione di Dio sulla propria casa.
    Ma qual’era il vero significato di quei rami di palme che vennero agitati davanti al re Cristo Gesù?
    Nel libro di Apocalisse, al cap. 7 vv. 9,10 l’apostolo Giovanni vede una “moltitudine immensa” di persone “di ogni nazione, razza, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all'Agnello, avvolti in vesti candide, e portavano palme nelle mani”. Giovanni sente, quindi questa moltitudine di persone gridare a gran voce “La salvezza appartiene al nostro Dio seduto sul trono e all'Agnello”. Questa “moltitudine immensa” è composta dalle persone che sopravvivranno alla prossima distruzione del sistema di cose satanico, inclusi tutti i governi umani. Infatti, nei successivi vv. 14,15, di tali persone è detto:
     Essi sono coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell'Agnello. Per questo stanno davanti al trono di Dio e gli prestano servizio giorno e notte nel suo santuario; e Colui che siede sul trono stenderà la sua tenda sopra di loro”.
     
     
    E’ dunque evidente che le palme agitate simboleggiano, come nella rappresentazione tipica del 9 nisan del 33 d.C., la sottomissione di quelle persone alla posizione regale di Cristo Gesù, poiché, contrariamente a quanto viene insegnato e incoraggiato a fare dai capi della falsa religione, esse non confidano nei governi umani per le loro speranze di pace e di giustizia ma si affidano, per la loro salvezza, al Regno di Dio.
    Mi sembra dunque appropriato che ciascuno di quelli che oggi si son portati a casa quel rametto di ulivo, per commemorare quell’antico avvenimento, si chieda personalmente qual è la sua posizione rispetto al Regno di Dio. Confida egli che i governi umani possano mettersi d’accordo tra loro e portare condizioni di pace e sicurezza e pregano per questo, come incoraggiano a fare i capi religiosi del cristianesimo apostata o pregano, come invece insegnò Gesù, che venga il Regno di Dio e faccia fare la Sua volontà anche sulla nostra terra e si comportano di conseguenza osservando già ora le "leggi" di quel Regno scritte nella Parola di Dio?
    C’è un motivo impellente per chiedersi ciò! La Parola di Dio ci avverte che l’intensificarsi di tutti questi falsi e ingannatori appelli alla pace fatti dagli uomini preludono proprio all’intervento del re messianico Cristo Gesù con tutta la sua autorità per fare giustizia contro quelli che non sono disposti a sottomettersi al dominio divino, poiché è anche scritto:
    E quando si dirà: «Pace e sicurezza», allora d'improvviso li colpirà la rovina, come le doglie una donna incinta; e nessuno scamperà” – 1Tessalonicesi 5:3
    March 30

    EVOLUZIONE O CREAZIONE: QUAL'E' LA VERITA'? - Appendice

     
     
     
    PERCHE’ “CI CREDONO” ?
     
     
    Mentre camminavo attraverso le sale del Palazzo delle Esposizioni a Roma, che ospitano in questo periodo la mostra celebrativa su Darwin, e osservavo quelle che con molta enfasi, e anche con molta fantasia, vengono spacciate per “le prove” dell’Evoluzione, davanti alla palese inconsistenza delle stesse mi chiedevo cosa avesse spinto Darwin a insistere con tanta tenacia su una teoria che presentava lacune scientifiche così tanto marcate da essere, a distanza di tanti anni e con il notevole progresso che c’è stato nelle conoscenze, sempre più in discussione e sempre meno attendibile. E mentre così riflettevo mi sono imbattuto in un poster che forse conteneva la chiave di risposta alla mia domanda.
    Parlando della vita privata dello scienziato e della morte prematura, a 10 anni, della sua figlioletta Annie, il testo del cartello diceva “… Emma [la moglie di Darwin] la immaginava in paradiso, mentre Charles non poteva … Per tutta la vita pianse la perdita della sua ‘povera, cara, cara bambina’”.
    Qualche giorno dopo mi è capitato di leggere, sull’inserto del Venerdì di Repubblica, un articolo sulla Mostra in questione, con una breve intervista a Richard Dawkins, zoologo e docente dell’Università di Oxford, definito dall’articolista “uno degli intellettuali più stimolanti e spregiudicati in circolazione”, strenuo difensore della teoria darwiniana nonché autore del bestseller L’illusione di Dio, con il quale ha dissertato che Dio non esiste e che l’ateismo è un’aspirazione “nobile e coraggiosa. Si può essere atei felici, equilibrati, morali e intellettualmente appagati”. Ebbene, in tale intervista Dawkins dice di Darwin: “Da giovane … fu vicino alla Chiesa, ma poi perse la fede. A causa dei suoi studi, si, ma anche perché accumulava dubbi sulla benevolenza divina: la morte dei figli, la brutalità della natura, le sofferenze orribili che vedeva intorno a se … però non si definì mai ateo: era agnostico”.
    Una reazione molto comune, questa, tra il genere umano.
    Quanto spesso davanti ad una terribile malattia, o a una disgrazia o davanti alla morte di una persona cara, di un figlio, come nel caso di Darwin, ci si chiede perché, se Dio esiste, permette che accadono queste cose che tanto dolore causano? La mancanza di una risposta “logica” o anche, una risposta falsa e menzognera, se non addirittura diabolica (perché pone Dio sotto una cattiva luce e ricordiamo che la parola “diavolo” significa proprio “calunniatore”), come quella che spesso si sente dare dal clero del falso cristianesimo, che Dio, nel caso della morte di un bambino, abbia voluto portarsi in cielo un altro “angioletto” (vi è mai capitato di ascoltare questa stupida “giustificazione”? … a me si!), lasciando qui sulla terra dei poveri genitori affranti (che cosa malvagia!) spesso allontana le persone da Dio se non, addirittura, le fa “arrabbiare” contro Dio!
    Scrive, ad esempio, Corrado Augias, noto giornalista e scrittore "laico", recensendo il libro Disputa su Dio e dintorni, scritto e pubblicato insieme ad uno scrittore "credente", Vito Mancuso, "non credo che siamo stati creati per volontà di un qualche dio; tanto meno che siamo fatti 'a sua immagine e somiglianza', ci sono giorni in cui mi guardo intorno, vedo o leggo ciò che succede e trovo questa affermazione come minimo impropria ... Se poi penso agli orrori di cui gli uomini, compresi gli uomini di chiesa, sono stati capaci, mi sembra addirittura blasfema". 
    Se poi aggiungiamo le tante cose storte che vengono insegnate come se venissero da Dio, quale, ad esempio e tanto per citarne qualcuna di attualità, la condanna dell’uso di metodiche contraccettive, ch'è lasciato alla libera scelta personale, non essendoci nella Parola di Dio, l’espressione scritta della Sua volontà, alcun comandamento in merito, e le tante altre forzature sul libero esercizio della propria coscienza laddove non esiste un preciso comando scritturale, che sono fatte nel nome di Dio solo al fine di dominare le coscienze ed esercitare su di esse quel potere che Dio non ha dato a nessun uomo (cfr. Romani 2:14,15; 14:22,23), allora si può cominciare a comprendere “la tigna” (come si dice nella mia città), e spesso anche la “veemenza” di espressione, come quella del giovane commentatore di questi miei post (beato lui, perché la sua giovane età veramente è cosa invidiabile, oltre ad essere un’attenuante), che spinge molti a rifiutare “a priori” di considerare con la dovuta attenzione e serietà anche “le prove” che ci sono sull’esistenza di un Creatore.
     
    A proposito del citato Dawkins, strenuo sostenitore dell’ipotesi evolutiva, il quale afferma che “la teoria darwiniana è ora confortata da tutte le rilevanti testimonianze disponibili, e la sua veridicità non è messa in dubbio da nessun serio biologo moderno” (New Scientist, “The Necessity of Darwinism”, di Richard Dawkins, 15/4/1982, pg. 130), egli è un classico esempio di come si comportano molti “scienziati” evoluzionisti. 
    Essi tentano di mettere a tacere ogni opposizione alle loro idee facendo ricorso a dichiarazioni del genere e lasciando intendere che solo gli incompetenti potrebbero non crederci. Quanti profani oseranno contraddirli?
    Ad esempio, il mio giovane interlocutore (evidentemente cresciuto alla scuola di convinti evoluzionisti … mi chiedo quale sarebbe la sua opinione se fosse, invece, cresciuto in una scuola meno fondamentalista, tipo quella del biologo Giuseppe Sermonti) anche lui, afferma: “voler bollare le testimonianze fossili sull'evoluzione umana come mere falsita' … e' davvero un'aberrazione, un insulto alle centinaia di paleoantropologi che hanno studiato e sudato per interpretare, datare e collocare i numerosi reperti in loro possesso. Non solo: la storia dei reperti paleoantropologici è stata ricollegata alla storia dei cambiamenti climatici ed ecologici che ha subito la terra sin da quando si suppone (dico "suppone" perche' rettifiche sulla datazione sono sempre possibili) [ma va?! … dico io!... siamo, però, ancora e sempre nel campo della “supposizione”] abbia avuto origine la famiglia ominide. Quindi non solo è del tutto assurdo rigettare la sterminata collezione di reperti ominidi, ma è ancora più assurdo e tendenzioso voler ignorare il fatto che questa storia CONCORDA con quanto sappiamo dalle altre discipline, non ultima la biologia molecolare”.
    E ancora afferma “lei parla di "interrogativi senza risposta", citando un cartellone della mostra, come se questi interrogativi interessano il cuore della questione. Sbagliato: il nocciolo della questione, che le specie derivino da un antenato comune, è assolutamente e saldamente comprovato da tutti i dati in nostro possesso, e sono tanti. Che poi vi siano questioni ancora dibattute è innegabile [ma va?! … dico ancora io! … e come mai?]. Ma, se lo lasci dire, è un qualcosa che riguarda qualsiasi teoria scientifica sia oggi feconda per la ricerca”.
    Posso controbattere con la stessa risposta che è stata data al Dawkins, riguardo al quale è stato detto: “Richard Dawkins ha forse così poca fede nelle prove a sostegno dell’evoluzione da dover ricorrere ad affermazioni gratuite e generiche per liquidare coloro che dissentono dalle sue opinioni?” (New Scientist, “Letters”, 13/5/1982, pg. 450).
    Si è mai chiesto il giovane amico come mai non si fanno più accesi dibattiti sul fatto che la terra ruoti attorno al sole, o che l’acqua sia formata da idrogeno e ossigeno o che esista la forza di gravità, “teorie” sulle quali pur ci sono state grandi e contrastanti opinioni nel passato, “mentre i processi e i meccanismi dell’evoluzione rimangono argomento di un acceso dibattito”? (ibid.)
    Il fatto è che mentre si può dimostrare sperimentalmente che la terra ruota attorno al sole, che l’acqua è formata da idrogeno e ossigeno e che la forza di gravità esiste, l’evoluzione non è dimostrabile sperimentalmente.
    Walter R. Thompson, che fu direttore del Commonwealth Institute of Biological Control di Ottawa, in Canada, nella sua prefazione all’edizione centennale de L’Origine della specie di Darwin, non a caso ha scritto:
    “Se gli argomenti non reggono all’analisi, non è il caso di dare il proprio assenso, e una conversione in massa sulla base di argomentazioni non valide è da considerarsi deplorevole … I fatti e le interpretazioni su cui si basava Darwin non convincono più. Le estese ricerche sull’ereditarietà e la variazione hanno minato la posizione darwiniana. Uno spiacevole e prolungato effetto del successo dell’Origine delle specie è stata l’assuefazione dei biologi a speculazioni non verificabili … Il successo del darwinismo è stato accompagnato dal declino dell’integrità scientifica. Questa situazione, in cui uomini di scienza si schierano in difesa di una dottrina che non sono in grado di definire scientificamente, e ancor meno di dimostrare con rigore scientifico, nel tentativo di mantenerne il credito presso il pubblico attraverso la soppressione della critica e l’eliminazione degli ostacoli, è anormale e indesiderabile nella scienza”.
    Questo è ciò che affermano stimati uomini di scienza.
    Come vede, mio giovane amico, “montagne di spazzatura” spacciate per nozioni scientifiche possono esserci anche dalla parte di chi vuol sostenere a tutti i costi che la teoria dell’evoluzione è ormai un dato di fatto! Come, e qui convengo con lei, “montagne di spazzatura” si trovano anche tra molti falsi religionisti che propinano idee ed interpretazioni personali come fatti scritturali (che si basano, cioè, sulla Sacra Scrittura) e di questo, se ha letto bene i miei post, ne dò ugualmente atto!
    Io non sono uno “scienziato” ma una semplice persona comune con una capacità cerebrale nella media (circa 1.450 cc., ben diversa da quella delle scimmie, circa 700/800 cc., alla cui specie non mi vanto certo di appartenere né di discendere). Sono, però, un uomo di fede, che ha costruito la propria fede sull’evidenza, anche scientifica, che la Bibbia non è un libro che esprime pensieri umani ma, come disse uno degli uomini che furono impiegati per scriverla, “quale veracemente è, come parola di Dio” (1Tessalonicesi 2:13). E’, dunque, sotto questo aspetto, che principalmente mi preme capire i perché che ruotano attorno alla teoria dell’evoluzione.
    Lo stesso scrittore che ho sopra citato, afferma, sotto ispirazione divina:
    poiché ciò che di Dio si può conoscere è loro manifesto; Dio stesso lo ha loro manifestato. Infatti, dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l'intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinità; essi sono dunque inescusabili, perché, pur conoscendo Dio, non gli hanno dato gloria né gli hanno reso grazie come a Dio, ma hanno vaneggiato nei loro ragionamenti e si è ottenebrata la loro mente ottusa. Mentre si dichiaravano sapienti, sono diventati stolti … E poiché hanno disprezzato la conoscenza di Dio, Dio li ha abbandonati in balìa d'una intelligenza depravata, sicché commettono ciò che è indegno, colmi come sono di ogni sorta di ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia; pieni d'invidia, di omicidio, di rivalità, di frodi, di malignità; diffamatori, maldicenti, nemici di Dio, oltraggiosi, superbi, fanfaroni, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia. E pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo continuano a farle, ma anche approvano chi le fa”. – Romani 1:19-32
    Il rifiuto di Dio è antico e risale agli albori dell'esistenza umana.
    Iniziò con la prima coppia, un uomo e una donna che non discesero da alcuna specie inferiore essendo stati creati direttamente da Dio (cfr. Genesi 1:26,27). E l’esplosione improvvisa della vita intelligente sulla terra, piuttosto che una lenta evoluzione nel tempo, sembra supportare in pieno questa tesi!
    Erano esseri già ben formati non solo in tutte le loro parti fisiche ma anche morali, cosa da non sottovalutare affatto, e con una capacità che nessun’altra specie vivente ha: l’intelletto, una sorta di hard wiring, cioè una predisposizione all’apprendimento che nessun animale possiede (e perciò non potrebbe neanche mai trasmettere). Mentre, infatti, gli animali, hanno una saggezza istintiva “cablata”, incorporata, ma limitate capacità di apprendimento per quanto riguarda cose nuove, noi uomini possediamo molte capacità di apprendimento innate, una sorta di “preprogrammazione dell’apparato neurale che ci consente di formare concetti da ciò che vediamo, un linguaggio da ciò che udiamo e pensieri dalle esperienze che facciamo” (The Universe Within, di Morton Hunt). E questa peculiarità permette all’uomo "ingegnoso" anche di poter sopravvivere in habitat e condizioni differenti da quelli dove comunemente vive, mentre ciò non è concesso agli animali, ad esempio ai gorilla, come suggerisce il mio giovane interlocutore!
     
     
    Il cervello umano “è dotato di un potenziale considerevolmente maggiore di quello utilizzabile nell’arco di vita di una persona” (Encyclopædia Britannica, Vol. 12, pg. 998). Esso potrebbe apprendere e memorizzare qualsiasi carico di informazioni cui fosse sottoposto ora, e un miliardo di volte tanto! Ma perché mai l’evoluzione avrebbe prodotto una “sproporzione” simile, destinata in partenza a non poter essere mai sfruttata? Leggete invece la spiegazione che viene data dalla Parola di Dio: “Egli ha fatto ogni cosa bella nel suo tempo; ha persino messo l'eternità nei loro cuori, senza che alcun uomo possa scoprire l'opera che Dio ha fatto dal principio alla fine” (Ecclesiaste 3:11). Questa “sproporzionata” capacità di apprendimento del cervello umano, che nessun processo evolutivo avrebbe mai prodotto e trasmesso, è stata programmata da Colui che aveva nel suo proposito creativo la volontà di far vivere l’uomo per sempre (cfr. Giovanni 3:16).
    Altra peculiarità del cervello umano, rispetto a quello degli animali, è data dal fatto che “è geneticamente programmato per lo sviluppo del linguaggio”. Il nostro cervello non è predisposto per una specifica lingua, ma abbiamo la capacità congenita di imparare le lingue. Se in famiglia si parlano due lingue, un bambino può apprenderle entrambe. Se viene a contatto con una terza lingua, può imparare anche quella. Gli esperimenti di linguaggio dei segni compiuti sugli scimpanzé “dimostrano in realtà che gli scimpanzé sono incapaci di utilizzare anche le più rudimentali forme del linguaggio umano” (The Brain: The Last Frontier, di Richard M. Restak). Una capacità così straordinaria potrebbe mai essersi evoluta da grugniti e mugolii animali? Lo studio delle lingue più antiche esclude categoricamente una tale evoluzione del linguaggio.
    Quel che può avvenire in questo spazio ridotto, quale il cervello umano, sfida la comprensione umana. Spaziando per i nostri blog si ascolta spesso della musica che “accompagna” i nostri pensieri ed esprime le nostre “emozioni”. Proviamo solo ad immaginare, cosa deve avvenire nel cervello di un pianista mentre esegue un difficile brano musicale, impegnando tutte le dita sulla tastiera. Che incredibile senso del movimento deve avere il suo cervello per ordinare alle dita di battere i tasti giusti al momento giusto con l’intensità giusta, perché corrispondano alle note che ha in mente! E se prende una stecca, immediatamente il cervello glielo fa notare. Tutte queste operazioni incredibilmente complesse sono state programmate nel suo cervello attraverso anni di pratica. Ma ciò è possibile solo per il fatto che la capacità musicale è preprogrammata nel cervello umano dalla nascita.
     
     
    A differenza degli animali, gli uomini sono anche dotati di libero arbitrio e possono programmare il proprio intelletto come meglio credono, in base alla loro conoscenza, ai loro valori, alle loro opportunità e ai loro obiettivi. L’uomo possiede la facoltà mentale dell’astrazione, si prefigge coscientemente degli obiettivi, fa piani per raggiungerli, opera per portarli a termine e prova soddisfazione quando li realizza. Ha il senso della bellezza, un orecchio per la musica, una predisposizione per l’arte, il vivo desiderio di imparare, un’insaziabile curiosità e un’immaginazione in grado di inventare e creare; prova gioia e si sente realizzato quando si avvale di questi doni. Prova soddisfazione nell’impiegare le sue facoltà mentali e fisiche per risolvere i problemi che gli si presentano. È pure dotato di un senso morale che gli permette di distinguere il bene dal male, e di una coscienza che gli rimorde quando sbaglia. Prova felicità nel dare e gioia nell’amare e nell’essere amato. Tutte queste attività e qualità accrescono la sua gioia di vivere e danno un senso e uno scopo alla sua vita. L’essere umano può contemplare il mondo vegetale e animale, la maestà dei monti e degli oceani, la vastità dei cieli stellati, e rendersi conto della sua piccolezza. Ha il concetto del tempo e dell’eternità, si chiede da dove è venuto e dove va, e tenta di capire cosa c’è dietro tutto questo. Nessun animale fa queste riflessioni, mentre l’uomo si chiede il perché e il percome delle cose.
    Questo “senso morale”, che è rivendicato anche dai più accaniti evoluzionisti, pone un baratro tra la nostra specie e altre inferiori; è una peculiarità che addita la mano di un Creatore che ha posto dentro l’uomo e nel suo cervello, nonché nel suo cuore, tali capacità (cfr. Genesi 1:26).
    Ebbene, quella prima coppia umana abusò di questa facoltà, che implicava il rendere conto delle proprie azioni al Creatore dell’intero universo e delle sue leggi fisiche e morali, (cfr. Ebrei 4:13). Quell’abuso iniziale diede il via a tutta una serie di pensieri e di azioni che hanno avuto il solo scopo di “eliminare” Dio dalla vita dell’uomo che si è così arrogato il “diritto” di decidere da se “ciò che bene e ciò che è male”. (cfr. Genesi 2:16,17; 3:4,5,22). Come risultato si è verificata una “degenerazione”, altro che “evoluzione”, sia fisica, che morale e sociale la quale, attraverso il tempo, “durante il tempo che l’uomo ha dominato l’uomo a suo danno”, ci ha portato all’attuale e irreversibile crisi mondiale che, secondo le profezie bibliche, prelude a una radicale inversione di tale tendenza e all’eliminazione di tutte quelle teorie e malefatte umane che hanno allontanato le creature dal loro Creatore (cfr. Ecclesiaste 8:9; 1Giovanni 2:15-17).
    La teoria darwiniana, con le sue ipotesi selettive, ha dato il suo contributo alla degenerazione del pensiero umano. Come rileva l’autore del Catalogo della mostra in questione “il paleontologo Henry Fairfield Osborn, che fu presidente dell’American Museum of Natural History [e convinto evoluzionista] credeva che una forma di miglioramento innato nelle singole discendenze portasse di per se alla comparsa di forme superiori …. Non è un caso che abbia chiamato la sua teoria “aristogenesi” … e non è una coincidenza neppure che il suo nome sia associato al movimento eugenetico e, peggio ancora, alla nascita delle politiche su cui si fondavano i programmi di pulizia etnica di Adolf Hitler durante la seconda guerra mondiale”.
    La falsa religione, e in particolare il cristianesimo apostata della Chiesa Cattolica, delle Chiese Ortodosse e delle Chiese cosiddette “Protestanti”, ha la sua parte di responsabilità nello sviluppo della teoria evolutiva poiché l’ipocrisia religiosa di tali istituzioni e l’oppressione esercitata in ogni modo attraverso inquisizioni, il sostegno a dittatori sanguinari, alle guerre che hanno visto mietere milioni e milioni di vittime, con il loro clero che dava il suo appoggio a entrambi i contendenti, ha spinto molte persone a chiedersi perché debbano interessarsi dell’Iddio che queste religioni dicono di rappresentare. A questo allontanamento hanno contribuito anche dottrine assurde e contrarie alla Parola di Dio. Concetti come quello del tormento eterno - secondo cui Dio tormenterebbe in eterno alcune sue creature in un letterale inferno di fuoco - ripugnano alle persone ragionevoli.
    Inoltre, molte religioni sono venute meno nel contrastare correttamente l’insegnamento evolutivo, lasciando così i loro fedeli senza alcuna alternativa. Alla recente Assemblea Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze il Papa Benedetto XVI, ricalcando quanto già affermato da due suoi predecessori, ha esplicitamente detto che “non vi è alcuna opposizione tra la comprensione della Creazione da parte della fede e l’evidenza fornita dalle scienze empiriche” e quindi ha lui stesso affermato che “Creazione ed Evoluzione sono compatibili”.
    Con questo avallo della religione, che probabilità ci sono che i fedeli vi si oppongano, anche quando, il “cumulo delle prove” non sostiene l’evoluzione? Il vuoto che questo provoca viene spesso colmato dall’agnosticismo e dall’ateismo. Questi tentativi di conciliare la Parola di Dio con l’evoluzione non hanno fatto che indebolire la sua credibilità portando a un diffuso scetticismo nei confronti delle Sacre Scritture. Abbandonando la fede in Dio, le persone accettano come alternativa l’evoluzione.
    Tutto questo, naturalmente, non significa che non dovremmo aver fiducia nella scienza, almeno nella vera scienza! Così come, nonostante siano insegnate tante falsità religiose, non significa che non esista un corretto modo di credere in Dio. In effetti anche se la Parola di Dio non è un trattato scientifico, laddove parla di fenomeni scientifici si è sempre dimostrata accurata e in armonia con le scoperte dei ricercatori.
    È giusto, dunque, avere il dovuto rispetto per la conoscenza scientifica e per i risultati conseguiti dalla scienza, anche se, bisogna riconoscere, essa non è l’unica fonte della conoscenza. Lo scopo della scienza è descrivere i fenomeni del mondo naturale e contribuire a spiegare come questi fenomeni si verificano. Ci aiuta a capire l’universo fisico, ovvero tutto ciò che è osservabile. Ma per quanto l’investigazione scientifica progredisca, non potrà mai rispondere alla domanda sullo scopo: perché esiste l’universo? Così come gli evoluzionisti possono continuare ad affannarsi per cercare di dimostrare, contro ogni evidenza, che la semplice variabilità nelle specie sia frutto di una “selezione naturale” che porterebbe all’evoluzione delle stesse quando, in ogni caso, non potranno mai rispondere alla domanda: come ha avuto origine la vita?
    Vi sembrerà strano, ma la Parola di Dio fornisce la risposta a tali domande. E lo fa parlando di cose concrete, del tutto compatibili con la realtà e anche in perfetta armonia con le scoperte scientifiche.
    Essa offre anche norme di riferimento in campo morale ed etico nonché una guida nella vita … Ma che sia proprio questo il motivo per cui molti preferiscono ignorarla? … come è scritto: “Se si fa grazia all'empio, egli non impara la giustizia; agisce da perverso nel paese della rettitudine e non considera la maestà del Signore(Isaia 26:10).
     
    March 21

    EVOLUZIONE O CREAZIONE: QUAL'E' LA VERITA'? - IV parte

     
     
     
    GLI UOMINI SCIMMIA SONO ESISTITI VERAMENTE?
    Cosa prova la testimonianza dei fossili?
     
     
    Nel suo libro L’origine delle specie Charles Darwin dovette affrontare e spiegare alcune difficoltà che incontrò nel formulare le sue ipotesi evolutive. Tra queste, non di poco conto, c’era la testimonianza fossile.
    La riflessione che egli fece fu questa:
    “Ancor prima di giungere a questa parte della mia opera, il lettore si sarà imbattuto in una moltitudine di difficoltà. Alcune sono talmente gravi che attualmente non ci posso riflettere senza sgomentarmi, tuttavia, a pensarci bene, esse sono in massima parte solo apparenti e quelle che sono vere non penso che siano fatali per la mia teoria …. 
    [accidenti! … pensavo che solo la falsa religione fosse piena di dogmi e misteri “inspiegabili”, ma anche la “scienza” non scherza! … ma se le difficoltà erano solo apparenti, perché Darwin “si sgomentò” tanto? … n.d.r.]
    Queste difficoltà e obiezioni possono essere classificate come segue:
    PRIMO: perché, se le specie sono derivate da altre specie attraverso una serie di gradazioni insensibili [questa è l’Evoluzione! … non dimentichiamolo, non confondiamola con la variabilità della specie … n.d.r.], non troviamo ovunque un gran numero di forme di transizione? Perché la natura, invece di presentare le specie ben definite che vediamo, non si trova nella più grande confusione?”
    – DARWIN L’origine delle specie – Trad. di C. Balducci – G.T.E.N. - cap. VI, pg. 167.
    In altre parole, la questione che Darwin si pose è questa: se la vita si è continuamente evoluta da una specie all’altra, dovrebbero esser rinvenuti miliardi di fossili di transizione tra tutte le specie viventi, ovvero forme di vita cosiddette “intermedie” in cui si possa constatare, per esempio, l’evoluzione di un organo o di un arto in un altro. Ma di tali fossili egli non ne vedeva neppure l’ombra!
     
    Ribadisce, infatti, Darwin nella sua opera:
    “Secondo la teoria della selezione naturale [che costituisce l’idea fondamentale dell’ipotesi evolutiva darwiniana – n.d.r.] tutte le specie viventi sono state collegate alle specie originarie di ciascun genere, da differenze non più grandi di quelle che attualmente vediamo fra le varietà di una specie attuale. E queste specie originarie, attualmente in genere estinte, sono state a loro volta collegate, in modo consimile, con specie più antiche e così via di seguito convergendo verso l’antenato comune di ciascuna grande classe. Per questo il numero degli anelli intermedi di transizione, tra tutte le specie viventi ed estinte, deve essere stato inconcepibilmente grande. Ma certamente, se la teoria è vera, devono essere realmente vissute sulla faccia della terra” (ibid. cap. IX, pg. 275).
    Perciò egli si chiese:
    “Ma se, come vuole la teoria, devono essere esistite innumerevoli forme di transizione, perché non le troviamo seppellite in numero infinito nella crosta terrestre?” (ibid. cap. VI, pg. 168).
    “Ma dato che questo processo … ha operato su vastissima scala, anche il numero delle varietà intermedie esistite in passato sulla terra deve essere stato enorme. Ed allora perché ogni formazione geologica ed ogni strato non è rigurgitante di queste forme intermedie?” (ibid. cap. IX, pg. 274).
     
    Insomma, a me par di capire che Darwin elaborò la sua teoria, dandole quella parvenza di scientificità, senza avere le basilari prove “scientifiche” per dimostrarne l’attendibilità [abbiamo già visto nel mio precedente post che anche dal punto di vista biologico le sue conoscenze al riguardo presentavano molte lacune tanto che poi si sono rivelate delle “congetture”].
    Come giustificò egli queste “gravi difficoltà”?
    Leggo ancora nell’opera in questione:
    “Secondo me la spiegazione va ricercata nell’estrema imperfezione della documentazione geologica … considero l’archivio naturale della geologia alla stregua di una storia del mondo assai mal redatta e scritta in un linguaggio soggetto a continui mutamenti. Inoltre è una storia della quale possediamo solo l’ultimo volume e, per di più, riferito solo a due o tre paesi. E’ un volume del quale si è conservata solo qualche pagina sparsa, nelle quali sono leggibili solo poche righe prese a caso”  (ibid. cap. IX, pg. 274, 293).
    Che dire … bel metodo “scientifico” nell’elaborare pure e semplici “teorie”!
     
    In effetti, quello che Darwin sperava era che con il tempo venissero alla luce le prove fossili a sostegno della sua teoria.
    E’ accaduto tutto questo? Che dire della testimonianza fossile a distanza di 150 anni dalla formulazione della teoria dell’Evoluzione? Fornisce le prove senza le quali la teoria, a detta di Darwin, non potrebbe essere considerata “vera”?
     
    Leggo, nella didascalia della figura a pg. 137 del Catalogo della mostra celebrativa di Darwin in atto a Roma, relativa a un diagramma riassuntivo di quelle che sono considerate le principali prove fossili dell’evoluzione umana negli ultimi 5 milioni di anni redatto dal Dr. Ian Tattersall dell’A.M.N.H., queste parole:
    “Ai tempi di Darwin i fossili umani erano pressoché sconosciuti. L’intensa esplorazione successiva ha rivelato una documentazione fossile straordinariamente ricca e densa, che mostra eventi di speciazione, diversità di ceppi, stasi – e una tendenza (come nell’evoluzione dei cavalli) all’aumento nel corso del tempo delle dimensioni del corpo e del cervello (quest’ultimo particolarmente importante per comprendere la condizione umana)”.
     
     
    Pertanto, l’autore del Catalogo, Niles Eldredge, paleontologo del A.M.N.H., conclude la sua opera con questa trionfante esclamazione: “Ci siamo evoluti. Non vi è alcun dubbio. Darwin aveva ragione”.
     
    Ora, il fatto che il Dr. Eldredge non abbia dubbi al riguardo, è una convinzione del tutto personale che nessuno gli può togliere. Ma riguardo al fatto che Darwin avesse ragione, questo è ancora tutto da dimostrare poiché la sua teoria, a distanza di 150 anni, rimane ancora una pura ipotesi su cui, non a caso, molto ancora si dibatte.
    Molti scienziati, infatti, seppur evoluzionisti, a differenza di Eldredge, sono meno sicuri che la testimonianza fossile supporti la teoria darwiniana.
    Ad esempio, il paleontologo Steven Stanley, in una sua pubblicazione afferma: “le testimonianze fossili non hanno documentato un singolo esempio di evoluzione filogenetica risultante in una transizione morfologica visibile, e pertanto non offrono alcuna evidenza che il modello gradualistico possa essere ritenuto valido” - L’evoluzione dell’evoluzione (The New Evolutionary Timetable) - Ed. Mondadori, trad. di D. Zinoni.
     
    Oggi, dunque, gli scienziati sono in possesso di una “documentazione fossile straordinariamente ricca e densa” che Darwin a suo tempo lamentò di non avere. Cosa dimostra questa documentazione?
    Heribert Nilsson, botanico svedese che ha dedicato più di 40 anni alla ricerca, nel suo libro Synthetische Artbildung (L’origine sintetica delle specie), ha scritto: “Alla luce dei dati paleontologici non è possibile fare nemmeno una caricatura dell’evoluzione. La raccolta dei fossili è oggi così completa che … l’assenza di serie di transizione non può essere attribuita alla scarsità di materiale. Le lacune sono effettive, e non saranno mai colmate”.
    Si, l’enorme quantità di fossili oggi disponibile rivela esattamente la stessa cosa che rivelava la documentazione disponibile ai giorni di Darwin: le fondamentali specie viventi sono apparse all’improvviso e non hanno subìto mutamenti apprezzabili per lunghi periodi di tempo. Non sono mai stati trovati anelli di congiunzione fra due diverse specie fondamentali. Perciò la testimonianza dei fossili attesta esattamente il contrario di ciò che Darwin, e molti altri, si aspettavano.
     
    Ogni tanto qualche quotidiano, o qualche pubblicazione a carattere divulgativo o, anche, qualche trasmissione televisiva, diffonde, con titoli sensazionali, la notizia del ritrovamento di qualche fossile che viene additato come uno degli anelli mancanti della catena dell’evoluzione. E’ così che molti si convincono che l’evoluzione è ormai un dato di fatto ampiamente provato dalle scoperte scientifiche. Forse anche alcuni di voi che leggete questo post ne sono stati, in tal modo, convinti. E’ così?
    Allora leggete cosa è stato scritto sul Bulletin del Field Museum of Natural History di Chicago:
    “La teoria darwiniana [dell’evoluzione] è sempre stata intimamente legata alla documentazione fossile, e probabilmente la maggioranza delle persone pensa che i fossili siano uno dei cardini delle interpretazioni darwiniane della storia della vita. Purtroppo non è esattamente così ... Darwin era imbarazzato dalla documentazione fossile perché non corrispondeva alle sue aspettative … la documentazione geologica, allora come oggi, non rivela una precisa catena graduale indicante una lenta e progressiva evoluzione. Anzi oggi, dopo più di un secolo di rinvenimenti fossili, abbiamo ancor meno esempi di transizione evoluzionistica che non ai tempi di Darwin” - Field Museum of Natural History Bulletin, Chicago - “Conflicts Between Darwin and Paleontology” di David M. Raup, 1/1979.
     

    Scrive ancora Eldredge nel su citato Catalogo della mostra:

    “Al tempo di Darwin, i più antichi fossili conosciuti, provenivano dal Sistema Cambriano … Le rocce al di sotto del Cambriano sembravano completamente prive di ogni forma di vita fossilizzata. La documentazione fossile del cosiddetto Precambriano, nota da non più di mezzo secolo, ha un’estensione notevole e, insieme alle nuove conoscenze dello sviluppo delle forme di vita complesse negli ultimi 500 milioni di anni, ha fatto emergere un quadro assai ricco della storia della vita, in perfetto accordo con la sequenza prevista delle forme di vita, dalle più primitive a quelle derivate … i fossili più antichi, come previsto, sono batteri … hanno circa 3,5 miliardi di anni … Successivamente compaiono le forme più semplici di vita animale, ma solo all’incirca 650 milioni di anni fa … tutte le forme più complesse di vita animale – gli artropodi, i molluschi, gli anellidi, i brachiopodi, gli echinodermi e i cordati – sembrano comparire grossomodo allo stesso tempo … si tratta di una comparsa quasi simultanea di molti dei più complessi phyla animali …” [altro che lenta evoluzione nel tempo, dunque! ... n.d.r.].

    Egli, però, insiste:
    “L’esplosione cambriana … non è di grande sostegno per la tesi della creazione simultanea di tutti gli organismi, data la comparsa sequenziale dei batteri, dei microbi eucaristici e di semplici animali (come le spugne e alcuni parenti dei coralli), tutti separati da un miliardo di anni e più … [quando ci si vuole arrampicare sugli specchi, eh?! … n.d.r.]. Dopo l’esplosione, un ritmo più misurato di evoluzione produsse lo schema previsto che tutti possono osservare: nei vertebrati, ad esempio, i pesci compaiono prima degli anfibi, gli anfibi prima dei rettili e i mammiferi e gli uccelli ancora più tardi – da ceppi diversi nell’ambito dei rettili. I primati sono un ordine antico piuttosto primitivo, che compare durante il Cretaceo … Le scimmie antropomorfe arrivarono circa 30 milioni di anni fa … La nostra specie, Homo sapiens, è relativamente giovane, essendosi evoluta in Africa più o meno 150.000 anni fa, secondo le diverse prove fornite dai fossili …” [ora, è quel “più o meno” che mi lascia un po’ perplesso … ad esempio, perché la storia documentata dell’Homo sapiens non va oltre 6.000 anni fa?! …].
    Comunque, per chi ha letto le Sacre Scritture e in particolare il racconto della creazione, questa sequenza indicata da Eldredge è veramente interessante! ... Provate a leggere il primo capitolo di Genesi e vedete quanta corrispondenza ci si può trovare … Come poteva l’autore del racconto (Mosè) descriverla con tanta accuratezza 3.500/3.700 anni prima che ci arrivassero scienziati come Darwin e lo stesso Eldredge, non avendo neanche a disposizione le loro “conoscenze”?
    Non è per un caso, dunque, che il noto biochimico David B. Gower, Professore Emerito dell’University College of London, disse:
    “Il racconto della creazione contenuto nella Genesi e la teoria dell’evoluzione erano inconciliabili. Uno dei due doveva essere giusto e l’altro sbagliato. La storia dei fossili dava ragione al racconto della Genesi. Nelle rocce più antiche non abbiamo trovato una serie di fossili che mostrasse i cambiamenti graduali dalle creature più primitive alle forme sviluppate, ma piuttosto, nelle rocce più antiche, l’improvvisa comparsa di specie sviluppate. Fra una specie e l’altra c’era un’assenza totale di fossili intermedi” - Times del Kent, UK, “Scientist Rejects Evolution”, 11/12/1975, pg. 4.
     
    Ma che dire, allora, dei “numerosi” fossili di uomini scimmieschi che sono stati ritrovati?
    La letteratura, scientifica e non, è piena di illustrazioni raffiguranti queste creature. Gli scienziati evoluzionisti dicono che questi sono gli anelli evolutivi di transizione fra le bestie e l’uomo.
    Ora, qui, mi sembra doveroso fare una riflessione: secondo la teoria di Darwin e dei suoi seguaci, man mano che gli animali passavano a livelli superiori, diventavano più adatti a sopravvivere. Come mai, allora, la famiglia delle scimmie - creature “inferiori” - esiste ancora, mentre non esiste nemmeno una delle presunte forme intermedie ritenute più progredite nella catena evolutiva? Oggi vediamo scimpanzé, gorilla e oranghi, ma nessun “uomo-scimmia”. Vi sembra verosimile che tutti i più recenti e, a quel che si dice, più progrediti “anelli di collegamento” fra le creature scimmiesche e l’uomo moderno si siano estinti, ma non le inferiori scimmie antropomorfe?
    Poiché fra i viventi non si trova alcun collegamento fra l’uomo e la scimmia, gli evoluzionisti hanno sempre sperato di trovarlo nella documentazione fossile. L’hanno trovato?
    Essi affermano di si e nella mostra in questione ne espongono copia di un esemplare: "LUCY"
     
     

    A partire dal 1924, si sono ritrovati in Africa Australe dei fossili di scimmie (pithécos, in greco) la cui capacità cranica varia da 500 a 750 cc (mentre la capacità cranica dell’Homo Sapiens, l’uomo moderno è, in media, di circa 1.450 cc.). Fino al 1959, nessuno pensò ad umanizzarle poiché si credeva di avere con il Pitecantropo e il Sinantropo già degli intermediari credibili tra l'uomo e la scimmia. Ma le riserve crescenti dei biologi sull'Evoluzione, obbligarono a inventare un "antenato" migliore. Così quando nel 1974, Donald Johanson scoprì un Australopithecus afarensis di piccola taglia ben conservato fu data in tutto il mondo la notizia che era stato trovato uno degli “anelli” mancanti della scala evolutiva che portava all’uomo moderno. Le fu dato il nome di “Lucy”.

    In base a che cosa si affermò che fosse un diretto antenato dell’uomo? Si ipotizzò che, benché l’anatomia di quei ritrovamenti fossili era simile a quella di una scimmia, o più propriamente di uno scimpanzé, tuttavia camminava eretta come gli uomini. Su quale base fu formulata tale ipotesi? Di "Lucy", era completo solo un òmero, perciò è impossibile sapere se le gambe erano più lunghe o più corte delle braccia. Ugualmente, il bacino era ridotto a due frammenti, come si può allora congetturare la sua andatura? In più, la lunghezza delle braccia e la forma delle mani confermava che questo animale (la cui taglia non superava i 120cm da adulto) si aiutava con gli arti anteriori per camminare.

    Tale posizione è sostenuta dagli antropologi evoluzionisti nonostante che una gran quantità di ricerche sulla struttura scheletrica delle Australopithecinæ, specie a cui “Lucy” apparteneva, condotte da numerosi studiosi, ha dimostrato la mancanza di validità di tale argomento. Un'estesa ricerca effettuata su vari esemplari di Australopithecus da due anatomisti di fama mondiale provenienti dall'Inghilterra e dagli Stati Uniti, Solly Zuckerman e Charles Oxnard, ha rivelato che queste creature non camminavano erette in maniera umana. Dopo aver studiato le ossa di questi fossili per un periodo di quindici anni, grazie alle sovvenzioni del governo britannico, Lord Zuckerman e la sua équipe di cinque specialisti giunsero alla conclusione che le Australopithecinæ erano soltanto un ordinario genere di scimmie e non erano assolutamente bipedi, per quanto lo stesso Zuckerman fosse un evoluzionista. In modo corrispondente, Charles Oxnard, un altro evoluzionista famoso per le sue ricerche sul tema, ha paragonato la struttura scheletrica delle Australopithecinæ a quella dei moderni orangutan (da www.lingannodellevoluzione.com).

     

    Osservate bene questa foto. Le parti chiare sono le ossa effettivamente ritrovate. Il resto è solo una ricostruzione fantasiosa di come poteva essere il volto dell’essere vivente al quale esse appartennero. Non vi sembra un po’ poco per arrivare a conclusioni certe sulla loro forma originale?
    Questo “strano metodo”, a mio parere poco scientifico, è costantemente utilizzato dagli scienziati evoluzionisti per sostenere le loro teorie.
    Tornate un attimo sopra ad osservare la figura presa dal Catalogo della mostra. Come potete notare i fossili più antichi sono costituiti da una semplice mandibola, da qualche frammento di osso frontale, o parietale, o occipitale o da un pezzo di zigomo. Partendo da questi frammenti, con molta fantasia, gli evoluzionisti hanno ipotizzato tutto il resto! Più che costituire “prove” dell’evoluzione umana esse sono semplici congetture!
    Solly Zuckerman,  uno tra i più famosi e stimati scienziati britannici, ha dichiarato:
    “C’è da chiedersi se vi sia qualcosa di scientifico nella ricerca delle origini umane nei fossili … per uno scienziato la cui immaginazione è accesa dal desiderio di trovare antenati [dell’uomo], le variazioni tra i fossili di scimmia sono sufficienti a far si che egli scelga delle caratteristiche in un fossile di scimmia e decida che esse sono ‘pre-umane’” - Journal of the Royal College of Surgeons of Edinburgh, - Myths and Methods in Anatomy - 1/1966.
     
    Tralascio di considerare nei particolari i vari esempi della “evoluzione” dell’uomo additati nel tempo dagli evoluzionisti, dall’Australopithecus all’Homo di Neanderthal, dal Ramapithecus all’Homo Floriesensis, dal clamoroso falso dell’Homo di Piltdown, all’Homo di Giava, all’Homo di Pechino, a Lucy, all’Homo Cepranensis, all’Homo di Cro-Magnon o a quant’altro, perché se sfogliate qualche libro o se girate un po’ per il Web ne trovate di informazioni, pro e contro, al riguardo.
    Ma da un serio esame della questione e liberi da ogni pregiudizio ci si rende conto che la testimonianza fossile, al di là delle notizie sensazionali riportate solo per “fare cassetta”, dimostra inequivocabilmente che nella colonna geologica ciascuna nuova specie di pianta o animale - felce, arbusto, albero, pesce, rettile, insetto, uccello o mammifero - compare all’improvviso, senza seguire alcun iter evolutivo.
    Cominciando immediatamente sopra i sedimenti privi di vita dell’Azoico, gli strati del Cambriano contengono fossili di crostacei e di molluschi in gran quantità e varietà, già perfettamente sviluppati. Nel medio Paleozoico compaiono all’improvviso piante con il fusto legnoso. Negli strati inferiori non è stato trovato legno fossile che però abbonda in tutte le epoche successive. Grandi quantità di fossili di insetti sono stati trovati nelle rocce del Paleozoico superiore, perfettamente sviluppati e molto diversificati, ma non ne è stato trovato nessuno negli strati inferiori. Al principio del Cenozoico fanno un’improvvisa comparsa tipi moderni di mammiferi e non esiste nessuna documentazione che si siano evoluti da tipi precedenti.
    Questa è, dunque, la ripetuta testimonianza dei fossili: l’improvvisa comparsa di nuove specie di piante e di animali e nessun precursore. L’ipotetico schieramento di creature scimmiesche che si presumeva conducessero all’uomo viene, quindi, messo sempre più in discussione. In altre parole gli uomini-scimmia che vediamo spesso raffigurati per provare la teoria evolutiva sono esistiti solo nella fantasia di coloro che vogliono a tutti i costi che siano esistiti, al di là di ogni evidenza che invece ne confuta l’esistenza.
    Nella recensione del libro The Myths of Human Evolution (I miti dell’evoluzione umana), di Niles Eldredge, il curatore della mostra di Roma, e Ian Tattersall, l’autore della tabella riprodotta in questo post, pubblicata su una nota rivista scientifica, l’autore ha rilevato che “per quanto riguarda gli anelli che compongono l’insieme degli antenati della specie umana, si può solo tirare a indovinare … Eldredge e Tattersall insistono nel dire che l’uomo cerca invano i propri antenati … Se l’evidenza ci fosse, dicono, ‘ci si potrebbe fiduciosamente aspettare che, con la progressiva scoperta di altri fossili di ominidi, la storia dell’evoluzione umana diventasse più chiara. Invece, semmai, è successo il contrario … La specie umana, come tutte le altre, rimarrà sotto un certo aspetto orfana, essendosi perduta nel passato l’identità dei suoi genitori” – Discover, 1/1983, ppgg. 83,84, recensione a cura di James Gorman.
    La verità è che anche gli uomini, come tutte le altre forme di vita presenti in natura, furono creati “secondo la loro specie” (cfr. Genesi 1:11,12,21,24,25). È per questa ragione che non sono mai stati trovati “anelli” fra l’uomo e la bestia. Ed è anche per questo che non se ne troveranno mai. L’enorme abisso resterà sempre, perché, dicono i fatti, è stato posto proprio per tenere separati l’uomo e la bestia.
    Scrisse un umile e saggio uomo dell’antichità: “Riconoscete che l'Eterno è Dio; è lui che ci ha fatti e non noi da noi stessi– Salmo 100:3,Di
     
    March 13

    EVOLUZIONE O CREAZIONE: QUAL'E' LA VERITA'? - III parte

     
     
     
    CIECO CASO O PROGETTO INTELLIGENTE?
     
     
    “E’ passato quasi un secolo e mezzo dalla prima pubblicazione dell’Origine. I progressi tecnologici hanno stimolato un enorme sviluppo delle conoscenze scientifiche - promuovendo, in modo quasi inevitabile, l’esplorazione delle ignote profondità della fisica e della chimica dell’invisibilmente piccolo e anche l’indagine delle dimensioni estremamente grandi dell’universo. La biologia è diventata molto più complessa. Oggi non solo conosciamo le ragioni fondamentali per cui gli organismi variano e la variazione è ereditabile, ma iniziamo anche a comprendere il modo in cui le informazioni nascoste nel DNA si traducono nello sviluppo di individui adulti a partire da ovuli fecondati.
    Ma il mondo, nonostante la rapida perdita di specie provocata dalla crescita della popolazione umana e della devastazione della superficie terrestre, è riconoscibilmente quasi identico al tempo in cui lo esaminava Darwin. E i suoi interrogativi fondamentali - sulla condizione e sulla velocità del cambiamento evolutivo e su come interagiscono, per produrre la storia dell’evoluzione della vita sulla Terra, i vari fattori che egli e gli altri avevano individuato quali ingredienti del processo di evoluzione - attendono ancora una risposta”.
     
    Inizia così il racconto del V capitolo del Catalogo della mostra celebrativa su Darwin in atto a Roma.
    In altre parole, nonostante gli enormi progressi che ci sono stati nelle conoscenze sulla crescita della vita, rimane ancora misterioso come questa abbia potuto avere inizio e svilupparsi da forme estremamente elementari ad altre più complesse. I meccanismi che porterebbero agli ipotizzati cambiamenti da una specie all’altra permettendo, ad esempio, che piante e animali unicellulari si trasformino in forme di vita sempre più alte sono ancora del tutto inspiegabili.
    I sostenitori della teoria evoluzionistica affermano che i cambiamenti hanno luogo dentro il nucleo della cellula. Credono che i meccanismi primari siano i geni, segmenti di cromosomi che sono i vettori dell’eredità, e in particolare quelli delle cellule sessuali, dal momento che le relative modificazioni possono essere trasmesse alla progenie. Questi cambiamenti genici si chiamano mutazioni. Gli evoluzionisti dicono che generino nuove caratteristiche e che siano la causa per cui forme di vita unicellulare poterono evolversi fino all’uomo.
    Scrive ancora l’autore del citato Catalogo:
    La seconda rivoluzione genetica, avviata nei primi anni cinquanta dalla spiegazione della struttura del DNA … ha fornito un quadro più ampio e approfondito, e piuttosto diverso dei meccanismi dell’eredità. Ora arriviamo a comprendere i meccanismi a un livello molto più sofisticato, quello delle molecole: qual è la loro composizione e come funzionano relativamente alla trasmissione alla generazione successiva, come accade che si modificano (mutazioni), come l’informazione genetica si traduce nella produzione di proteine e di fatto serve da modello e regola i tempi di attivazione dello sviluppo degli organismi viventi a partire dall’ovulo fecondato. Le ramificazioni evoluzionistiche di questa seconda rivoluzione sono ancora in via di sviluppo.
    Pur tuttavia riconosce che, in base alle moderne scoperte della genetica, “oggi sappiamo che alcune delle congetture di Darwin sull’eredità sono sbagliate”.
    Cosaaa?!! …. Ma fu proprio su queste congetture che Darwin elaborò la sua teoria!
    Non solo quelle di Darwin, ma anche le congetture dei moderni evoluzionisti sono errate!
    Vediamone il perché.
     
    Le mutazioni producono realmente nuove caratteristiche?
    Il Prof. John N. Moore, docente di genetica dell’Università dello Stato del Michigan, USA, scrive nel suo libro Should Evolution Be Taught?: “Qualsiasi mutazione genica non luogo che all’alterazione di tratti già esistenti o noti”. Che cosa significa questo? Semplicemente che ogni mutazione genica è solo la variazione di un tratto che già c’è. Provvede varietà, ma nulla di veramente nuovo. Per esempio, le mutazioni geniche possono cambiare il colore, la disposizione o la lunghezza dei capelli di una persona. Ma i capelli saranno sempre capelli. Non si muteranno mai in piume. La mano di una persona può esser cambiata dalle mutazioni con la produzione di dita anormali, ma sarà sempre una mano, non un’ala d’uccello.
    C’è poi un altro aspetto da considerare.
    Il Prof. Norman Macbeth, docente di Legge ad Harward, USA, nel suo libro Darwin Retried - An Appeal to Reason ha scritto riguardo al noto genetista Richard Goldschmidt: “Dopo aver osservato le mutazioni delle mosche della frutta per molti anni, Goldschmidt fu preso dalla disperazione. I cambiamenti, egli lamentò, erano così disperatamente microscopici che se mille mutazioni si fossero combinate in un esemplare, ancora non ci sarebbe stata nessuna nuova specie”. Cosa significa questo? Che le variazioni causate dalle mutazioni sono di solito piccolissime, e non danno mai luogo a caratteristiche totalmente diverse.
    Ma c’è un altro problema molto più serio di questi.
    Il genetista Peo Koller, nel suo libro Chromosomes and Genes, ha scritto: “La maggioranza delle mutazioni geniche sono recessive e dannose, e possono essere letali … Estesi studi hanno … dimostrato il fatto che la massima proporzione di mutazioni è deleteria per l’individuo che porta il gene mutato. Negli esperimenti è stato riscontrato che, per ogni mutazione che ha successo o è utile ce ne sono molte migliaia che son dannose”. Dunque i cambiamenti, sia dei cromosomi che dei geni, sono indesiderabili. Perché? Afferma ancora Koller: “Molti producono incapacità sia fisiche che mentali”. Ad esempio, se un uomo nasce con quarantasette cromosomi invece di quarantasei, può essere un mongoloide o avere altre deficienze mentali e fisiche. Similmente quarantotto cromosomi producono negli uomini difetti mentali e deformità fisiche. Il cancro, questa terribile e temuta malattia che sta falcidiando il genere umano, non è altro che la conseguenza di una mutazione che si verifica all’interno di una cellula. E’, quindi, un dato di fatto che le mutazioni rendono gli organismi che le subiscono più deboli, meno fertili, e di più breve vita delle loro controparti normali.
    Ora, immaginate di voler costruire una casa: vi affidereste ad un operaio che, per ogni corretto pezzo d’opera, ne facesse migliaia sbagliati?
    Oppure, pensate di dover subire un intervento chirurgico: vi affidereste  ad un chirurgo che quando opera fa migliaia di azioni sbagliate per ciascuna corretta?
    In ogni caso sarebbe da insensati, non vi pare?
    Eppure è così che ragionano molti evoluzionisti! Ad esempio il noto biochimico Isaac Asimov, nel suo libro The Wellsprings of Life, dopo aver detto che “l’esposizione all’accresciuta radiazione non può che aumentare l’incidenza delle mutazioni. Questo è un fatto noioso, perché la maggioranza delle mutazioni sono per il peggio”, aggiunge “a lungo andare, di sicuro, le mutazioni fanno avanzare e ascendere il corso dell’evoluzione”. Vi pare assennata una tale conclusione?
     
    Ho citato sopra Goldschmidt e i suoi esperimenti sul moscerino della frutta, la Drosophila melanogaster.
    Ebbene, sin dai primi anni del Novecento gli scienziati hanno esposto milioni di questi insetti ai raggi X. Perché? Le mutazioni “naturali”, quelle che secondo loro sono alla base dell'evoluzione,  avvengono così raramente che i ricercatori avrebbero impiegato secoli e secoli per studiarne gli effetti. Koller ha, infatti, dichiarato: “La probabilità che un tale errore possa avvenire in un gene è di una su cento milioni” (ibid.). Quindi per studiarle sui moscerini, dovettero causarle mediante i raggi X e i mezzi chimici. Ciò ha intensificato la frequenza delle mutazioni di oltre un centinaio di volte rispetto al normale. Ma quali sono stati i risultati degli esperimenti? I mutanti sono risultati inferiori per vitalità, fecondità e longevità all’insetto normale libero. Le mutazioni non hanno mai prodotto alcunché di nuovo. Le drosofile presentavano malformazioni alle ali, alle zampe, al corpo e d’altro genere, ma restavano sempre drosofile. E, accoppiando fra loro gli insetti mutanti, si è riscontrato che, dopo un certo numero di generazioni, ricominciavano a nascere drosofile normali. Allo stato naturale, queste drosofile normali avrebbero infine avuto la meglio sui mutanti più deboli, sopravvivendo e perpetuando la drosofila nella sua forma originaria. Perché?
    Come hanno dimostrato i recenti studi genetici, il codice ereditario, il DNA, ha la straordinaria capacità di riparare i propri danni genetici. Questo contribuisce alla preservazione del tipo di organismo che vi è codificato. “La vita di ogni organismo e la sua continuità di generazione in generazione sono garantite da enzimi che, ininterrottamente, riparano le lesioni genetiche … In particolare, un danno significativo alle molecole di DNA può indurre una risposta di emergenza in cui vengono sintetizzate maggiori quantità degli enzimi di riparazione” (Le Scienze - Ediz. italiana di Scientific American - “La riparazione inducibile del DNA”, di Paul Howard-Flanders, 1/1982, p. 40).
     
    Al di là delle congetture di Darwin e dei suoi seguaci, questi sono i fatti!
    Come abbiamo visto ogni mutazione è definita una un “errore”. Inoltre, le probabilità che ne avvenga una sono “una su cento milioni”. Infine, di quelle che effettivamente avvengono, “per ogni mutazione che ha successo o è utile, ce ne sono molte migliaia che son dannose”. Più che di una “evoluzione”, nel caso delle mutazioni si deve, dunque, parlare di “degenerazione”.
    I fatti, quindi, dimostrano che, indipendentemente dalla loro quantità, i cambiamenti genetici accidentali, le cosiddette mutazioni, non possono trasformare una specie vivente in un’altra.
    Questa è la conclusione a cui pervenne il su citato Prof. John N. Moore, il quale affermò: “Se rigorosamente esaminata e analizzata, qualsiasi asserzione dogmatica … secondo cui le mutazioni genetiche siano la materia prima di un qualunque processo evolutivo che implichi la selezione naturale è l’espressione di un mito” (On Chromosomes, Mutations, and Phylogeny – pg. 5).
     
    Pertanto i fatti, ancora una volta, più che le bislacche ipotesi evoluzionistiche, confermano il racconto biblico della creazione secondo cui gli esseri viventi si riproducono solo “secondo le loro specie” (Genesi 1:11,12,21,24,25).
    La ragione principale è che il codice genetico impedisce, ad una pianta o ad un’animale, di discostarsi troppo dalla media della sua specie [per esempio le persone possono crescere fino all’altezza di circa 2 metri (Watussi) o a poco più di 1 metro (Pigmei). Alcuni possono superare i 2 metri d’altezza e altri nani sono più bassi di metri 1,20. Ma le mutazioni non faranno mai crescere le persone oltre i 6 metri d’altezza, o solo fino a 15 centimetri]. Quindi può esserci un’ampia varietà (come si vede, ad esempio, fra gli uomini, fra i gatti o fra i fringuelli), ma non fino al punto che un organismo vivente possa trasformarsi in un altro.
     
    Vorrei concludere prendendo come esempio l’occhio.
     
     
    L’occhio è di un’incredibile complessità, di gran lunga superiore a quella del più sofisticato dispositivo costruito dall’uomo. Come l’occhio, anche altri organi come, ad esempio, l’orecchio o il cervello, sono terribilmente complessi. Un problema per l’evoluzione è che tutte le parti che compongono questi organi devono funzionare contemporaneamente perché sia possibile vedere, udire o pensare. Questi organi sarebbero stati inutili finché non ne fossero state completate tutte le singole parti. Viene dunque spontaneo chiedersi: È possibile che il cieco caso - ritenuto un fattore determinante ai fini dell’evoluzione - abbia messo insieme tutte queste parti al tempo giusto per produrre meccanismi così elaborati?
     
    ANATOMIA DELL'OCCHIO
    Da quante parti è formato un occhio? Provate a fare una piccola indagine, anche attraverso il Web, e vi renderete conto di quanto sia complessa la sua struttura (cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Occhio; http://www.benessere.com/salute/atlante/occhio.htm).
    Potrebbe essersi sviluppato a seguito di “rare” mutazioni, peraltro in gran parte “dannose”?
    Sembra del tutto improbabile, se non impossibile! Perché la vista sia possibile, tutte le molte parti dell’occhio devono essere complete e in perfetto ordine di funzionamento. Se la minima cosa è sbagliata, o qualsiasi parte è incompleta, l’occhio non compie la sua funzione. È inutile.
    Quanti diversi tipi di occhi ci sono? Di uomini, animali, insetti, uccelli e pesci. Tale varietà di occhi significa che l’evoluzione dell’occhio sarebbe dovuta avvenire non una volta, ma più che molte volte e in diversi modi. Ma, come abbiamo visto, le mutazioni sono “errori”, quindi accadimenti non vantaggiosi, che possono verificarsi “una su cento milioni”. E gli evoluzionisti, invece, asseriscono che la “natura” accetta solo quei cambiamenti che conferiscono qualche immediato uso o vantaggio all’organismo.
    Secondo la loro teoria, dunque, l’occhio non si sarebbe mai potuto formare.
    L’occhio è fatto in una maniera così stupenda che nessuna macchina fotografica o cinepresa può uguagliarlo. Una rivista specializzata spiega in questo modo le sue caratteristiche: “L’occhio umano vede una gamma molto più grande di particolari che non la pellicola. Ha una visione tridimensionale, con un’angolazione estremamente ampia, senza distorsione, in continuo movimento … Paragonare la cinepresa all’occhio umano non è un’analogia corretta. L’occhio umano è più simile a un supercomputer incredibilmente sofisticato, dotato di intelligenza artificiale, capacità di elaborare dati, velocità e modalità di funzionamento infinitamente superiori a qualsiasi congegno, computer o cinepresa di fabbricazione umana” (Popular Photography).
    Per costruire una qualsiasi di quelle apparecchiature che imitano solo “grossolanamente” le funzioni dell’occhio o per progettare un “supercomputer” ci vogliono fior di “ingegneri”. E’ possibile che l’originale, tanto più complesso, è opera del cieco caso o è venuto all’esistenza con un procedimento tanto maldestro?
    Lo stesso Darwin, esaminando la questione, fu costretto ad ammettere: “Supporre che l’occhio … possa essersi formato per evoluzione, sembra, lo ammetto francamente, del tutto assurdo” (da L’origine delle specie, trad. dall’inglese di Luciana Fratini – Boringhieri, pag 189).
    La Parola di Dio afferma: “Ogni casa è costruita da qualcuno, ma chi ha costruito tutte le cose è Dio” (Ebrei 3:4). Questa è una inconfutabile verità sulla quale gli evoluzionisti “onesti” e non “dogmatici”, e tutti noi, dovremmo riflettere!
     
    March 08

    UN PENSIERO ...

     
     
    … PER TE
     
     

       

     

    “… ella sarà chiamata donna perché è stata tratta dall'uomo”.

    Genesi 2:23

     

    Non dimenticarlo mai!

     

    March 02

    EVOLUZIONE O CREAZIONE: QUAL'E' LA VERITA'? - II parte

     
     
     
    SEMPLICE VARIABILITA’ O SELEZIONE NATURALE?
     
     

    Che cos’è l’Evoluzione?

    Questa domanda viene posta nel Catalogo della mostra sul bicentenario della nascita di Darwin che dà spunto a questa considerazione.

    La risposta che viene data nello stesso volume è questa:

    “In maniera estremamente sintetica, l’Evoluzione è il destino dell’informazione trasmissibile nel corso del tempo. Darwin, pur ignorando completamente la natura di quella che oggi si chiama ‘genetica’ - le caratteristiche chimiche e la struttura del DNA, dell’RNA e delle varie parti dei cromosomi, il concetto di ‘geni’ - sapeva che gli organismi assomigliano ai propri genitori, che la variazione nell’aspetto degli organismi di una specie è ereditabile e che a ogni generazione si producono più organismi di quanti ne possano sopravvivere e riprodursi. Questo gli bastò per derivare la teoria della selezione naturale. La selezione naturale è uno dei meccanismi biologici che regolano la trasmissione di ogni forma di informazione che riesce ad arrivare alla generazione successiva”. – Niles Eldredge - Darwin 1809/2009, Ed. Codice - Cap. 3.

    Quindi, come già considerato nel post precedente, la selezione naturale fu uno dei cardini della teoria elaborata da Darwin.

    Essa doveva avere una sicura base scientifica per dimostrarsi fondata. Fu effettivamente così?

    Si legge ancora nel citato Catalogo:

    “La descrizione [quella sopradescritta dell’“informazione trasmissibile”, n.d.r.] ovviamente stimola alcuni interrogativi: che cosa trasmette queste informazioni, come vengono trasmesse, riassemblate e trasformate in nuovi oggetti? Darwin pensava che la soluzione al problema della ricerca di un meccanismo dell’Evoluzione … sarebbe arrivata dai processi, allora in gran parte sconosciuti, dell’eredità … benché le idee di Darwin sul funzionamento del processo ereditario si siano rivelate da tempo del tutto erronee, quel che era noto all’epoca degli schemi dell’eredità gli bastò per capire, in base agli esperimenti, che in qualche misura gli allevatori possono controllare il flusso delle informazioni” - Ibid.

    Ma come? Il cuore della teoria di Darwin, la selezione naturale, non derivava da fatti scientifici acclarati e verificabili ma da supposizioni su “processi allora in gran parte sconosciuti che “si sono rivelate da tempo del tutto erronee”!

    Darwin lavorò molto a questa sua ipotesi. Nei cinque anni trascorsi a viaggiare col battello reale Beagle, da lui stesso definito “l’evento più importante della mia vita”, si impegnò a trovare fossili, a osservare piante e animali, a studiare la geologia dei luoghi, tutte attività che contribuirono non poco a sviluppare la sua teoria sull’Evoluzione. In seguito, nel suo viaggio alle Galàpagos, raccolse diverse di quelle che lui credeva fossero le prove della sua idea sulla selezione naturale.

    Ad esempio, egli studiò molto attentamente i fringuelli che vivevano in quelle isole, catalogandone 13 ‘specie’. In base a che cosa? Alla grandezza dei loro becchi. Egli osservò che ciascuna di quelle specie presentava un becco con una morfologia diversa e concluse che questo era il risultato degli adattamenti rispetto alla loro alimentazione. Così un fringuello (Geospiza magnirostris) aveva il becco grande perché si alimentava di semi grandi e duri. Un altro (Geospiza fuligginosa) lo aveva più piccolo perché mangiava semi piccoli e duri.

     
     

    La variabilità nell’ambito della specie permette di spiegare qualcosa che contribuì a formare l’ipotesi evoluzionistica nella mente di Darwin. Quando si trovava nelle Galápagos, Darwin osservò dei fringuelli. Questi uccelli discendevano da quelli del continente sudamericano, da dove a quanto pare erano migrati. Ma presentavano curiose differenze, ad esempio nella forma del becco. Darwin lo interpretò come un caso di evoluzione in corso. Ma in effetti non era altro che uno dei tanti esempi di varietà nell’ambito di una specie, consentito dalla struttura genetica individuale. I fringuelli erano ancora fringuelli. Non si stavano trasformando in qualcos’altro, né l’avrebbero mai fatto.

     
    Come già esposto, Darwin arrivò per ipotesi alle sue conclusioni, sperando che col tempo si sarebbero raccolte le prove scientifiche per dimostrarle. E, infatti, molti altri studiosi, attratti dalle sue teorie, si sono, nel tempo, dedicati alla ricerca di tali prove.
    Il Catalogo della mostra cita, per tutti, Peter e Rosemary Grant, ricercatori dell’Università di Princeton.
    Di loro è scritto che per più di trent’anni hanno svolto ricerche sui fringuelli di Darwin nelle Galàpagos e che “il risultato è una delle dimostrazioni più complete della selezione naturale allo stato selvatico” - Ibid.
    Essi hanno studiato, in particolare, “gli effetti della siccità prolungata, e della condizione opposta provocata da El Niňo”, rilevando che “entrambi gli eventi climatici modificavano la disponibilità di semi di grandezza e di durezza particolari. Con la siccità, i semi più diffusi erano quelli più grossi e più duri e … gli uccelli più piccoli, dotati di un becco più piccolo e più debole, avevano un tasso di mortalità molto elevato. Con El Niňo si verificava la situazione contraria: vi era grande abbondanza di semi piccoli e ad avere un tasso di mortalità più elevato erano gli uccelli di dimensioni maggiori” - Ibid.
    I ricercatori notarono anche che specie diverse di fringuelli si incrociavano dando vita a una progenie le cui probabilità di sopravvivenza erano più elevate di quelle delle specie dei genitori e conclusero che, se gli incroci fossero continuati, le due specie avrebbero potuto fondersi in una sola entro 200 anni. C’è, però, da rimarcare che gli incroci avvenivano solo tra le diverse specie di fringuelli e non con altre specie di uccelli.
    L’autore del 5 capitolo del Catalogo in questione conclude, quindi, affermando che “i Grant hanno dimostrato come allo stato selvatico la selezione naturale sia un processo reale che modifica gli adattamenti degli organismi”, ma aggiunge che “il Darwin maturo forse sarebbe stato deluso che nell’intervallo relativamente breve di trent’anni (che pure è un periodo di permanenza sul campo lunghissimo per un èquipe di ricerca), non sembra si sia accumulato un vero cambiamento graduale. Tuttavia, com’è ovvio, le 13 specie di fringuelli … mostrano una differenziazione adattiva” - Ibid.

    Come dire, continuiamo pure ad arrampicarci sugli specchi!

    Il naturalista Ronald Daeumler, dopo aver trascorso due anni nelle Galápagos, ha fatto queste osservazioni:
    “Francamente, sono rimasto sbalordito apprendendo che questa fu in effetti la ragione più convincente addotta da Darwin per mostrare che l’evoluzione era una possibile spiegazione dell’origine delle specie. Egli ragionò che se il fringuello poteva evolvere, come disse lui, un nuovo becco, allora era probabile che potesse evolversi in un altro animale se gliene era dato il tempo sufficiente … desideravo veramente poter riconoscere i diversi fringuelli. Ma dato che vengono chiamati specie diverse mi ero immaginato che fosse piuttosto facile identificarli. Tuttavia nel corso delle mie ricerche mi sono reso conto che le differenze fra queste cosiddette specie erano così piccole che molti si potevano distinguere solo pesando o misurando diversi organi come cuore o cervello. È proprio come ha detto uno scrittore: ‘Solo un uomo molto saggio o uno stupido è in grado di distinguere tutti i fringuelli che vede’ … In realtà, i fringuelli delle Galápagos avevano veramente fatto quelli che si potrebbero definire cambiamenti evolutivi, cambiamenti che nel corso del tempo potevano trasformarli in qualche altra cosa? Oppure questi fringuelli sono semplici variazioni comuni a tutti i diversi, fondamentali tipi di animali? I fatti erano chiari per me: questi fringuelli erano sempre e soltanto fringuelli, e lunghi periodi di tempo non li stavano trasformando in qualche altra cosa”.
    In conclusione, 150 anni di ricerca hanno solo dimostrato che la selezione naturale aiuterebbe le specie ad adattarsi ai cambiamenti delle condizioni ambientali ma, come ha affermato Jeffrey Schwartz, antropologo evoluzionista dell'Università di Pittsburgh, “senza dare origine a nulla di nuovo” (Jeffrey H. Schwartz - Sudden Origins, 1999).
    In effetti i fringuelli di Darwin non stanno diventando “nulla di nuovo”. Sono sempre fringuelli, non si sono evoluti in falchi o aquile o qualche altra specie. E il fatto che si incrocino tra di loro mette certamente in dubbio i criteri che gli evoluzionisti usano per definire le specie.
     
    Il ragionamento di Darwin e dei suoi seguaci, in effetti, ha delle gravi lacune. Le variazioni che si possono verificare all’interno delle varie specie si sono mostrate irrilevanti ai fini dell’Evoluzione.
    Il problema vero dell’Evoluzione, infatti, è quello della trasformazione di una specie in un’altra. E ad oggi nulla ha dimostrato che le variazioni all’interno di una specie abbiano potuto produrre una nuova specie, del tutto diversa da quella d’origine!
    La Parola di Dio, la Bibbia, mostra, invece, che in ciascun caso animali, piante e uomini si riproducono “secondo la loro specie” (cfr. Genesi 1:11,21,24,25). Questa “specie” biblica consente grande varietà nel suo ambito, ma non si può mischiare con altre specie. Per esempio, potrebbero esserci molte varietà di fringuelli, o di tartarughe (altra specie studiata da Darwin alle Galàpagos), poiché questi animali sono stati creati con la possibilità di tali variazioni, ma rimarrebbero sempre tartarughe e fringuelli. All’interno della loro specie possono accoppiarsi tra loro e generare progenie ma specie diverse non possono mai accoppiarsi e generare progenie e laddove accade, seppur in specie simili, come ad esempio nel caso del cavallo e dell’asino, viene fuori un ibrido (nella fattispecie il mulo), incapace di riprodursi! Questa è una legge immutabile, una legge che non ha eccezione, come ha osservato “Scientific American” dicendo: “Gli organismi viventi sono enormemente diversi nella forma, ma la forma è sorprendentemente costante entro qualsiasi data linea di discendenza: i maiali rimangono maiali e le querce rimangono querce, generazione dopo generazione” - Scientific American, “The Genetic Control of the Shape of a Virus”, di Edouard Kellenberger, dicembre 1966, p. 32.
    Perciò, mentre entro ciascuna specie ci sono molte varietà o cambiamenti, le varie specie sono mantenute separate. E sono così mantenute da una barriera che nessuno scienziato è mai stato in grado di superare. Qual è questa barriera? È quella della sterilità fra le specie basilari.
    Questa legge vale anche per la nostra specie, quella umana. Come tra i fringuelli di Darwin, anche fra gli uomini vediamo una grande varietà di statura, forma, colore e abilità. Difficilmente due persone qualsiasi hanno lo stesso aspetto. Infatti, dei circa 6 miliardi di persone ora sulla terra, poche, se pure ve ne sono, hanno le stesse impronte digitali! Tuttavia, per quanto siano diverse, in ogni luogo le persone sono facilmente riconoscibili come appartenenti alla famiglia umana. Tutte le persone possono sposarsi fra loro e generare figli indipendentemente dalle variazioni che esistono. Ma gli uomini non si possono accoppiare con nessun animale e generar progenie. Possono riprodursi solo se restano entro la loro specie, il genere umano. Se cercano di uscire da tali limiti, al di fuori della loro specie, non si possono riprodurre con nessun altro vivente. Non c’è per questa regola nessuna eccezione (cfr. Genesi 5:3; 1Corinzi 15:39).
    Anche questo collima con il racconto biblico il quale sostiene che dopo il diluvio noetico, l’intero genere umano con tutte le sue potenziali variabili genetiche è disceso dagli otto supersiti di quel cataclisma mondiale e, partendo dall’Asia Minore, si è sparso in tutta la terra (cfr. Genesi 10:1-32; Atti 17:26). Col tempo alcuni gruppi si sono trovati più isolati di altri. Nel corso dei secoli, certe variazioni, o caratteristiche, sono divenute più marcate, così che col tempo le isole dell’Oceano Pacifico finirono par essere abitate soprattutto da varietà polinesiane o melanesiane, mentre in Africa ebbe il sopravvento la varietà negra e in Asia quella gialla. Ma erano sempre tutte della “specie” umana. Lo prova il fatto che possono sposarsi fra loro e avere figli. Da millenni questo processo è in atto e non ha prodotto alcuna nuova specie così che mentre la teoria della selezione naturale rimane una ipotesi sempre più inverosimile, il racconto biblico si conferma quello più aderente alla realtà!
    C’è un’altra difficoltà che la teoria dell’Evoluzione deve sormontare. In che modo questa avverrebbe? Qual è, cioè, il meccanismo fondamentale che si ritiene abbia permesso a una forma di vita di evolversi in un’altra?
    Leggo ancora nel Catalogo della mostra:
    “il concetto di selezione naturale di Darwin presupponeva una variazione prevalentemente continua … era difficile conciliare le concezioni di Darwin sulla variazione - e su come può agire la selezione sulla variazione - con le nuove scoperte genetiche. I primi genetisti osservarono inoltre l’origine di nuove varianti, che chiamarono “mutazione” … si capì … che le mutazioni rappresentano la fonte principale della variazione genetica nelle popolazioni” - Ibid.
    Darwin e i suoi seguaci hanno, quindi, chiamato in causa i vari cambiamenti che possono verificarsi all’interno del nucleo della cellula. E fra questi i più importanti ritengono siano i cambiamenti “accidentali” detti mutazioni.
    Ci chiediamo, dunque, se è possibile che il processo evolutivo si sia verificato in seguito a mutazioni, cioè a drastici e improvvisi cambiamenti a livello genetico. Lo vedremo col prossimo post.
     
    February 21

    EVOLUZIONE O CREAZIONE: QUAL'E' LA VERITA'? - I parte

     
                         
     
     
    I THINK
    Questa è la frase che Darwin scrisse in uno dei suoi Transmutation Notebooks, taccuini dove annotava tutte le sue osservazioni e i suoi pensieri, scelta dagli organizzatori come una sorta di tema della mostra.
     
     
     
    Lo scorso 12 febbraio si è aperta a Roma, nel Palazzo delle Esposizioni, la mostra celebrativa del bicentenario della nascita di Charles Robert Darwin, lo scienziato noto per aver dato vita alla teoria dell’Evoluzione. La mostra, infatti, coincide anche con il 150mo anniversario della pubblicazione dell’opera più conosciuta di Darwin, L’Origine delle Specie, considerata la pietra di fondamento della teoria.
    Così domenica scorsa mi sono armato di block-notes e macchina fotografica e sono andato a vedere con i miei occhi quella che è stata definita “la più importante manifestazione rivolta al grande pubblico mai realizzata su Charles Darwin” che “intreccia i linguaggi della storia, della narrazione, delle scienze naturali, della filosofia della scienza e delle ricerche sperimentali contemporanee più avanzate”.
     
    Come è, però, noto, a due secoli circa dalla sua enunciazione, quella dell’Evoluzione è un’idea ancora ferma alla formula teorica, cioè a un’insieme di ipotesi volte a spiegare determinati fenomeni. In altre parole non è ancora stabilita come un fatto scientificamente provato tant’è che lo schieramento degli scienziati pro o contro tali ipotesi è equamente diviso a metà: il 50% la sostiene l’altro 50% la contrasta ed entrambi gli schieramenti hanno la pretesa di sostenere le loro tesi con “fatti” scientifici.
    Contrapposta a tale teoria è sorta, poi, quella del creazionismo scientifico, elaborata da un movimento di opinione formato da scienziati, teologi, insegnanti e da gruppi politici di pressione, come ad esempio la cosiddetta “Maggioranza Morale”, i quali proclamano una concezione del racconto biblico della Creazione fortemente fondamentalista.
    Questo movimento si distinse negli anni ’80 allorché nello Stato americano dell’Arkansans fu discussa davanti alla Corte federale una legge che riguardava l’insegnamento del "creazionismo scientifico" nelle scuole pubbliche insieme alla teoria dell’Evoluzione [che differenza con la nostra nazione, dove le leggi vengono imposte per “decreto”, a onta perfino delle Corti giudiziarie, sulla spinta di un fondamentalismo religioso ugualmente becero!].
    Quella legge venne ritenuta incostituzionale e la sentenza venne salutata in lungo e in largo come una vittoria per l’Evoluzione.
    Sebbene in quel processo i fautori del “creazionismo scientifico” siano stati ben attenti a omettere qualsiasi riferimento a Dio o alla Bibbia per superare gli impedimenti costituzionali all’insegnamento della religione nelle scuole [… impariamo, gente!], tuttavia i loro scritti e le testimonianze presentate durante il dibattimento rivelarono che la Creazione e il Diluvio a cui essi si riferivano sono quelli descritti nel libro biblico di Genesi. Ma la loro spiegazione dei fatti narrati in Genesi fu molto distante dalla verità contenuta in quei racconti, basandosi su una interpretazione del tutto settaria e dogmatica del racconto biblico della Creazione che venne, in questo modo, screditato.
    In quel tribunale, infatti, le prove scientifiche a favore della Creazione (quali, ad esempio, i risultati emersi dagli esperimenti sulle mutazioni o la quasi totale mancanza delle testimonianze fossili) non furono poste a chiaro confronto con l’Evoluzione. Furono invece messe da parte a causa di scontri su questioni secondarie, e in particolare su due dogmi del “creazionismo” che erano stati codificati nella legge, e cioè:
    1 - Che la Creazione abbia avuto luogo solo alcune migliaia di anni fa.
    2 - Che tutti gli strati geologici siano stati formati dal Diluvio biblico.
    Nessuno di questi dogmi è veramente determinante ai fini della questione centrale se gli organismi viventi siano stati creati o no. Sono semplici dottrine accettate dai seguaci di alcune chiese, in particolare dagli avventisti del settimo giorno, che costituirono il nucleo del gruppo che appoggiò quella legge. Perciò quando queste credenze settarie furono incorporate nella legge come qualcosa da insegnare obbligatoriamente nelle scuole pubbliche americane, quella legge fu condannata a essere dichiarata incostituzionale.
    Ma ogni serio e sincero studioso della Parola di Dio sa che le dottrine della creazione recente e dell’origine diluviale degli strati geologici non sono contenute nel racconto di Genesi. Infatti, mentre esso dice chiaramente che i cieli e la terra e tutto ciò che è in essi furono creati da Dio, non dice quando quelle cose furono create.
    Al processo, infatti, quasi tutti quelli che testimoniarono a favore del “creazionismo scientifico” furono condizionati dal dogma religioso in base al quale tutt’e sei i giorni creativi di Genesi erano giorni letterali di 24 ore ciascuno e che la terra e perfino l’universo abbiano meno di 10.000 anni, cosa che non regge alla luce delle conoscenze scientifiche attuali.
    Ad esempio gli astronomi calcolano che le Nubi di Magellano, la galassia più vicina a noi, nei cieli meridionali, si trovino a una distanza di oltre 100.000 anni luce. Se fosse stata creata solo 10.000 anni fa, come affermano i creazionisti, dovremmo aspettare ancora 90.000 anni per ricevere da essa il primo barlume di luce.
    I geologi, poi, calcolano che i sedimenti oceanici si sono accumulati per ben più di 10.000 anni. Il tempo di cui i monti hanno avuto bisogno per formarsi e sgretolarsi è misurato in ragione di milioni d’anni e centinaia di milioni di anni ci son voluti perché i continenti andassero alla deriva formando gli oceani.
    Infine i fisici hanno scoperto che l’accumulo di elementi radioattivi, come l’uranio e il torio, la cui vita viene calcolata in miliardi di anni, dimostra che alcune delle rocce più antiche della crosta terrestre hanno 3 o 4 miliardi di anni.
    Pertanto, davanti a questi fatti scientifici tutte le tesi dei creazionisti furono facilmente smontate.
     
    Comunque quei fondamentalisti evangelici non sono gli unici ad aver screditato il racconto biblico della Creazione con le loro forzate interpretazioni!
    La Chiesa Cattolica non è certo stata da meno nel creare confusione intorno a quel racconto! Ad esempio, al tempo di Darwin, nel maggio 1877, il Papa Pio IX, vedendo minacciato il potere della Chiesa da parte di laici che approfittarono della teoria di Darwin per metterlo in discussione, lodò il medico francese Constantin James per una sua opera contro l’evoluzione e in difesa del racconto di Genesi. Ma nel 1950 il Papa Pio XII, nella sua enciclica Humani Generis, affermò che la teoria dell’Evoluzione poteva essere considerata un’ipotesi plausibile dagli studiosi cattolici “anche se”, disse, “la fede cattolica ci obbliga a ritenere che le anime sono state create immediatamente da Dio”. Poi, nell’ottobre del 1996, il Papa Giovanni Paolo II dichiarò: “Oggi, circa mezzo secolo dopo la pubblicazione dell’Enciclica [di Pio XII], nuove conoscenze conducono a non considerare più la teoria dell’Evoluzione una mera ipotesi. È degno di nota il fatto che questa teoria si sia progressivamente imposta all’attenzione dei ricercatori (da L’Osservatore Romano, 24 ottobre 1996). Il quotidiano Il Giornale, infatti, uscì quel giorno con un articolo intitolato: “Il Papa: forse discendiamo dalle scimmie”. Anche l’attuale Papa, Benedetto XVI, si è schierato in favore dell’Evoluzione. In un discorso rivolto ai partecipanti all’Assemblea Plenaria dell’Accademia delle Scienze lo scorso mese di ottobre, egli ha voluto ricordare proprio i suoi due predecessori, dicendo “già Pio XII e Giovanni Paolo II hanno osservato che non vi è alcuna opposizione tra la comprensione della Creazione da parte della fede e l’evidenza fornita dalle scienze empiriche” e quindi ha lui stesso affermato che “Creazione ed Evoluzione sono compatibili”.
     
    Significa tutto questo che il racconto biblico della Creazione non sia affidabile e che sia solo il frutto della fantasia e della credulità umana?
    NO! Non è così!
    Ad esempio, tanto per rispondere a quei fondamentalisti evangelici, il primo versetto di Genesi dice che “in principio Dio creò i cieli e la terra”. Esso non fissa il tempo in cui i cieli e la terra furono creati, perciò se gli scienziati affermano che l’universo e la terra esistono da milioni di anni, questo non è incompatibile con il racconto biblico. C’è da considerare, poi, che le Sacre Scritture con la parola “giorno” (ebraico yohm) non sempre intendono un periodo di 24 ore. Nell’uso biblico un giorno è un’unità di tempo di durata definita che può abbracciare anche mille anni o molti millenni (cfr. 2Pietro 3:8). Quindi i giorni creativi menzionati nella Bibbia possono essere durati migliaia d’anni ciascuno.
    Perciò il tempo e il fatto della Creazione sono due cose completamente diverse. La circostanza che i sostenitori del “creazionismo scientifico” si lasciarono andare, con ipotesi così deboli e stiracchiate, a uno sconsiderato tentativo di introdurre le loro idee sulla Creazione nel programma delle scuole pubbliche americane non diminuisce il valore del racconto biblico che, come invece vedremo, è supportato da molti fatti scientifici.
    Per quanto riguarda la Chiesa Cattolica, c’è da dire che, per compiacere agli uomini, quei papi non si son trattenuti dallo sconfessare Cristo Gesù stesso il quale affermò: “Non avete letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina” (Matteo 19:4; Genesi 1:27). Gesù non pensò mai che gli uomini discendessero dalle scimmie ma diede credito al racconto di Genesi dove è scritto che la prima coppia umana fu creata direttamente da Dio, “a sua immagine e somiglianza”, cioè con delle qualità di eccellenza intellettive e morali (Genesi 1:26). O forse perfino Dio, per questi irriverenti capi religiosi, discende da una scimmia?
    La dichiarazione di Genesi, ripresa da Gesù, è chiara e inequivocabile: contrariamente a quanto afferma la gerarchia cattolica, c’è una palese incompatibilità tra il racconto biblico della Creazione e la teoria che l’uomo si sia evoluto da forme di vita inferiori. E la scienza, la vera scienza, non quella ideologica e suppositiva, come vedremo, non contraddice affatto il racconto biblico ma lo rafforza!
     
    Tornando, quindi, alla mostra su Darwin, due pannelli hanno subito attirato la mia attenzione, perché descrivono quelli che sono considerati i cardini della teoria evoluzionista.
    Nel primo c’è scritto:
     
     
    Per Darwin la variabilità riscontrata in diverse specie, ad esempio nella famiglia dei cavoli o, anche, nel becco dei fringuelli delle Galàpagos, rappresenta una prova dell’evoluzione della specie. Egli ipotizzò che quelle variazioni erano il risultato di una selezione naturale causata dagli adattamenti all’ambiente delle varie specie.
    Secondo la teoria evoluzionistica, col tempo la somma di tutte le variazioni porta alla nascita di nuove forme di vita, o nuove specie, le più adatte a sopravvivere a determinati ambienti, e all’estinzione di quelle meno adatte.
    La teoria della selezione naturale è stata, quindi, ulteriormente rafforzata con l’idea che mutazioni genetiche che si verificano nel DNA degli esseri viventi concorrerebbero a determinare la sopravvivenza del più forte rispetto al più debole e, quindi, alla nascita di nuove specie geneticamente più adatte. Ma è veramente cosi?
     

    Il secondo pannello è questo:

     

     

     

    L’Evoluzione delle specie, come è stata formulata da Darwin e, in seguito, dai suoi seguaci, implica che le varie modificazioni siano avvenute in uno spazio temporale molto ampio (si parla di milioni di anni). Pertanto dovrebbe esserci una vasta testimonianza fossile dei vari passaggi, o anelli, tra una specie e l’altra. La documentazione fossile esistente ai giorni di Darwin fu, però, per lui una grande delusione che lo spinse a dichiarare:

    “ho elencato le principali obiezioni che potrebbero essere legittimamente opposte alle opinioni [si noti il termine, n.d.r.] sostenute in questo libro. Una di queste, e precisamente la distinzione fra le forme specifiche, che non appaiono collegate fra di loro da innumerevoli anelli intermedi, è una difficoltà quanto mai evidente … Certamente la geologia non ci presenta una catena organica con una così minuziosa serie di gradazioni e questa è forse la più evidente e la più seria obiezione che può essere mossa alla mia teoria. Secondo me la spiegazione va cercata nell’estrema imperfezione della documentazione geologica” (L'Origine delle specie - Cap. 9, pg. 274, Ed. G.T.E.N.).
    Sia lui che gli altri pensavano che col passar del tempo si sarebbero certamente trovati i “documenti”, cioè gli anelli fossili mancanti. Anche di quest’aspetto, come vedremo, si occupa la mostra.
    Ci chiediamo, dunque, se il tempo ha veramente risolto questo grosso problema per i teorici dell’Evoluzione.
     
    La teoria darwiniana, al di là dal dividere a metà il genere umano tra creazionisti ed evoluzionisti, ha avuto conseguenze pratiche, a volte anche drammatiche, sulla vita degli esseri umani. E’ bene, dunque, che se ne esamini l’attendibilità scientifica, così come può esser fatto del racconto biblico della Creazione, al di là delle pretestuose interpretazioni di chi, divulgando falsi insegnamenti e con una condotta agli antipodi dei princìpi e delle norme bibliche, ha ampiamente dimostrato di non avere a cuore la verità.
    Questa è la ricerca che farò nei prossimi giorni, i cui risultati riporterò in questo blog.
    Non ho la pretesa di fare lo “scienziato”, riconoscendo i miei limiti, ma anch’io, come Darwin, posso dire I THINK , “IO PENSO”, poiché, ringraziando il mio Creatore, nel quale non mi vergogno di affermare di credere, ho la capacità di esaminare i fatti, di ragionare e arrivare a trarre delle conclusioni (cfr. Romani 1:18-22).
     

     
    Παρακαλω  ούν  ύμάς,  άδελφοι  διά  τών  οίκτιρμών  τού  θεού  παραστήσαι  τά  σώματα  ύμών  θυσίαν  ξώσαν  άγίαν εύάρεστον  τώ  θεώ,  τήν  λογικήν  λατρείαν  ύμών.
    Presentate i vostri corpi in sacrificio vivente, santo, accettevole a Dio, sacro servizio con la vostra facoltà di ragionare”.
     
    Romani 12:1
     
    February 08

    APOCALISSE: UN MISTERO IMPENETRABILE O RIVELAZIONE DIVINA? - Appendice

     
     
    Immagine tratta dall’HISTORIALE - Museo multimediale di Cassino
     
     
    UN ANNO SEGNATO
     
     
    In questi giorni, mentre esaminavo il libro dell’Apocalisse che, come ho più volte spiegato nei precedenti post, trova il suo adempimento nel “Giorno del Signore” (cfr. Apocalisse 1:10) o al tempo della seconda “venuta” di Cristo Gesù per “far vendetta di quanti non conoscono Dio e non obbediscono al vangelo del Signore nostro Gesù” (cfr. 2Tessalonicesi 1:6-10), c’era una domanda che attanagliava la mia mente.
    Come dimostrano i vari aspetti della profezia apocalittica, il tempo della seconda “venuta” di Cristo, per prendere possesso dei pieni poteri come Re del Regno di Dio (cfr. Salmo 110:1; Matteo 22:44; Atti 2:34; Efesini 1:20; Ebrei 10:12), si può riconoscere dagli avvenimenti che si susseguono sulla terra come mai è successo nel passato, e cioè: guerre totali con l’impiego di mezzi distruttivi di massa, aumento delle malattie, penuria di viveri ed una inflazione galoppante, terremoti e catastrofi naturali una dopo l’altra, aumento della delinquenza, crescente mancanza di amore tra le persone e angoscia per il futuro, (cfr. Matteo 24:6,7,12,29-31; Marco 13:7,8,10; Luca 21:10,11,25-27; Apocalisse 6:1-17).
    Tutti questi guai, che non sono causati da Cristo, ma dal nemico di Dio e dell’uomo, Satana il Diavolo (cfr. Apocalisse 12:12), stanno accadendo proprio davanti ai nostri occhi, li tocchiamo con mano a dimostrare, senza ombra di dubbio, che stiamo vivendo in quel “Giorno” profetico o nel tempo della invisibile seconda “venuta” (o “presenza”, se vogliamo tradurre più correttamente il termine greco “parousìa”) di Cristo Gesù (cfr. Matteo 24:30; Atti 1:9-11).
    Eppure molti stentano a crederci, soprattutto tra i cosiddetti “cristiani”, anzi non vogliono proprio crederci, esattamente come fu profetizzato. E’ infatti scritto: “verranno negli ultimi giorni schernitori beffardi, i quali si comporteranno secondo le proprie passioni e diranno: «Dov'è la promessa della sua venuta? Dal giorno in cui i nostri padri chiusero gli occhi tutto rimane come al principio della creazione»” (2Pietro 3:3,4).
    Per caso ragionate così anche voi?
    La domanda che mi tormentava era, dunque, questa: se Dio ha profetizzato in anticipo, con tanto anticipo, il tempo, anzi l’anno esatto, della prima venuta di Cristo Gesù in qualità del Messia promesso, affinché tutti potessero riconoscerlo e credere in lui, possibile che non abbia fatto altrettanto per la sua seconda “venuta”, considerata l’uguale importanza per tutta la razza umana di riconoscerlo, poiché sono in gioco la sopravvivenza e le speranze di vita futura di ciascuno di noi?
    Vorrei, perciò, ricordare, in sintesi, la profezia che annunciava il tempo della venuta del promesso Messia (per maggiori particolari vedi il mio post del 24/11/2007 dal tema: Israele e la speranza messianica. - II parte).
    Circa 700 anni prima della nascita di Gesù, mediante il profeta Daniele Dio fece scrivere la profezia delle 70 settimane (cfr. Daniele 9:24-26). Questo era il periodo che doveva passare dal momento in cui sarebbe stato emanato l’editto di riedificare la città di Gerusalemme, dopo la cattività babilonese, fino alla comparsa del Messia predetto. Tutti gli studiosi biblici, e Dio stesso (cfr. Numeri 14:34), attestano che queste sono settimane di anni e corrispondono a un periodo complessivo di 490 anni. Il decreto di cui si parla nella profezia fu emanato dal re persiano Artaserse nel 455 a.C. In particolare la profezia prediceva che alla fine della 69ma settimana (cioè dopo 483 anni) doveva apparire il Messia promesso. Dunque arriviamo al 29 d.C. Secondo la storia biblica, pienamente supportata anche dalla storia secolare, nell’autunno di quell’anno Gesù si presentò al fiume Giordano per essere battezzato da Giovanni Battista. In quel momento lo Spirito Santo, o la forza attiva di Dio, scese su di lui e lo “unse”,  cioè lo nominò ufficialmente il Messia o Cristo (cfr. Matteo 3:16,17; Giovanni 1:29-34).
    Gli Israeliti conoscevano molto bene questa profezia ed erano in attesa della comparsa del Messia proprio in quel tempo, come rende testimonianza il discepolo e storico Luca nel suo vangelo, dicendo “Poiché il popolo era in attesa e tutti si domandavano in cuor loro, riguardo a Giovanni, se non fosse lui il Cristo” (Luca 3:15).
    Già, il profeta Daniele… Alcune sue profezie sono riprese nel libro dell’Apocalisse, basta confrontare, ad esempio, Daniele cap. 7 con Apocalisse cap. 13.
    A questo punto la domanda è sorta spontanea: se Dio usò Daniele per scrivere la profezia sulla “prima venuta” di Gesù Cristo, e se ci sono così tanti paralleli tra le profezie di Daniele e quelle di Apocalisse, è possibile che Dio abbia usato lo stesso Daniele per profetizzare anche il tempo della “seconda venuta” di Gesù?
    La curiosità si è impadronita in una maniera quasi spasmodica della mia mente e del mio cuore e, nonostante che in questo periodo il mio lavoro mi stia impegnando oltre i limiti della ragionevolezza, non mi son potuto trattenere dall’andare a fare un’accurata ricerca. Questo è quello che ho scoperto.
     
    In Daniele capitolo 4 è descritta una visione avuta dal re babilonese Nabucodònosor. Una visione che mi ha colpito non solo per la similitudine con le visioni apocalittiche ma perché il dichiarato scopo della visione era che “i viventi sappiano che l'Altissimo domina sul regno degli uomini, egli lo dà a chi vuole e vi innalza l'infimo degli uomini” (Daniele 4:17,VR,Di - 4:14,CEI). Dunque una visione profetica che ha a che fare con il Regno, o dominio di Dio sugli uomini, esattamente come quelle dell’Apocalisse.
    Nabucodònosor narrò così la sua visione:
    Queste sono le visioni della mia mente mentre ero sul mio letto: Io guardavo, ed ecco in mezzo alla terra c'era un albero la cui altezza era grande. L'albero era diventato alto e robusto, la sua altezza giungeva al cielo ed era visibile dalle estremità di tutta la terra. Il suo fogliame era bello, il suo frutto era così abbondante che tutti potevano nutrirsene. Le bestie dei campi si riparavano sotto la sua ombra, gli uccelli del cielo abitavano fra i suoi rami e ogni creatura si nutriva del suo frutto. Nelle visioni che ebbi, mentre ero a letto, vidi uno dei santi veglianti scendere dal cielo e gridare con forza: "Abbattete l'albero e tagliate i suoi rami; scotete il fogliame e disperdete il suo frutto; fuggano gli animali dalla sua ombra e gli uccelli dai suoi rami! Però, lasciate in terra il ceppo e le sue radici, ma legati con catene di ferro e di bronzo, tra l'erba dei campi; sia bagnato dalla rugiada del cielo e, come gli animali, abbia in sorte l'erba della terra. Gli sia cambiato il cuore; invece di un cuore umano, gli sia dato un cuore di bestia; e passino su di lui sette tempi” – Daniele 4:9-16
     
                                       
     
    Qual’era il vero significato di questa visione?
    Tutti i “saggi”, i maghi, gli incantatori, gli astrologi di Babilonia tentarono invano di darne una corretta interpretazione. Ma tutti fallirono, perché è scritto, “le interpretazioni non appartengono a Dio?” (Genesi 40:8).
    Che importante prima lezione impariamo da questo racconto!
    Gli uomini nella loro presunzione pensano di essere padroni della conoscenza e della sapienza. Ma senza la guida e le rivelazioni del loro onnisapiente Creatore brancolano nel buio!
    Provate a chiedere spiegazioni di questa profezia, o di altre narrate nelle Sacre Scritture, ai tanti “teologi”, “studiosi”, “biblisti”, “monsignori” e “reverendissimi” “padri spirituali” e vi sorprenderete di ascoltare da ognuno di essi una spiegazione diversa! Perché? Perché ciascuno si affida alle proprie capacità, alla propria cultura, al proprio ragionamento, come fecero tutti i “sapienti” di Babilonia.
    Ma l’umile Daniele non si affidò al suo intendimento. Riconobbe apertamente che “c'è un Dio nel cielo che rivela i misteri, ed egli ha fatto conoscere al re Nabucodònosor quello che deve avvenire negli ultimi giorni … Se a me è stato svelato questo mistero, non è perché io possieda una sapienza superiore a tutti i viventi” (Daniele 2:28-30). Egli cercò la guida di “Colui che svela i misteri”.
    Similmente noi, se vogliamo avere il corretto intendimento dei propositi di Dio, dovremmo cercare la sua guida e non affidarci alla “sapienza” umana (cfr. 1Corinzi 3:19)! E dov’è che troviamo la guida divina?
    Il salmista ha scritto: “la tua parola è una lampada al mio piede e una luce sul mio sentiero” (Salmo 119:105). Solo la Parola di Dio può illuminare le nostre menti e farci comprendere “i misteri del Regno di Dio” (cfr. Marco 4:11). Dio stesso, infatti, nella sua Parola non solo ha fatto scrivere le sue profezie sul destino della razza umana, ma ne ha anche fornito la chiave per una corretta interpretazione. Questo è l’unico modo per acquistare conoscenza del proposito divino, non c’è “magistero” o “tradizione” che possa reggere il confronto! Questo è il metodo che fu usato da Gesù stesso e dai suoi discepoli (cfr. Atti 17:2,3).
     
    Quale fu, dunque, la spiegazione di quella visione profetica che Dio stesso diede per mezzo del suo profeta? Eccola:
    L'albero che il re ha visto e che era diventato alto e robusto al punto che la sua altezza giungeva al cielo ed era visibile dalle estremità della terra; l'albero dal fogliame bello, dal frutto abbondante in grado di nutrire tutti, sotto il quale si riparavano le bestie dei campi e tra i cui rami abitavano gli uccelli del cielo, sei tu, o re! Tu sei diventato grande e potente: la tua grandezza giunge fino al cielo e il tuo dominio si estende fino alle estremità della terra. Poi il re ha visto un santo vegliante che scendeva dal cielo e diceva: "Abbattete l'albero e distruggetelo, però lasciate in terra il ceppo e le sue radici, legati con catene di ferro e di bronzo, fra l'erba dei campi; sia bagnato dalla rugiada del cielo e abbia la sua parte con gli animali della campagna finché siano passati sopra di lui sette tempi". Questa è l'interpretazione, o re; è un decreto dell'Altissimo, che sarà eseguito sul re, mio signore: tu sarai scacciato di mezzo agli uomini e abiterai con le bestie dei campi; ti daranno da mangiare l'erba come ai buoi; sarai bagnato dalla rugiada del cielo e sette tempi passeranno su di te finché tu riconoscerai che l'Altissimo domina sul regno degli uomini e lo dà a chi vuole. Quanto poi all'ordine di lasciare il ceppo con le radici dell'albero, ciò significa che il tuo regno ti sarà ristabilito, dopo che avrai riconosciuto che il dominio appartiene al cielo” - Daniele 4:20-27
     
     

    In un primo adempimento quella profezia si sarebbe avverata sull’orgoglioso Nabucodònosor stesso il quale, avendo avuto il permesso di abbattere l’antico Regno di Israele, si era “innalzato” al di sopra del dominio divino che da quel Regno era rappresentato. Il racconto storico di quegli avvenimenti, infatti, prosegue dicendo che Nabucodònosor, proprio mentre si vantava del suo immenso potere, improvvisamente impazzì e perse il suo regno per “sette tempi” o sette anni. Alla fine di quel periodo rinsavì e riottenne il suo potere. Ma imparò la lezione, poiché egli stesso disse: 

    Alla fine di quei giorni, io, Nabucodònosor, alzai gli occhi al cielo e la ragione tornò in me. Benedissi l'Altissimo, lodai e glorificai colui che vive in eterno: il suo dominio è un dominio eterno e il suo regno dura di generazione in generazione … Ora io, Nabucodònosor, lodo, esalto e glorifico il Re del cielo, perché tutte le sue opere sono vere e le sue vie giuste, ed egli ha il potere di umiliare quelli che procedono con superbia” - Daniele 4:34-37.

    Tutto qui? Non sembra.
    Lo scopo dichiarato della visione, ricordiamolo, era quello di dimostrare che “che l'Altissimo domina sul regno degli uomini, egli lo dà a chi vuole e vi innalza l'infimo degli uomini”. Riguardava non tanto il regno babilonese e la sua sorte, quanto il dominio o Regno di Dio che doveva essere dato a quell’ “infimo degli uomini”.
    Quando venne sulla terra, dopo aver lasciato la sua gloriosa posizione in cielo, Gesù fu trattato come il più “infimo degli uomini”, essendo giustiziato in un modo umiliante e crudele come il peggiore dei malfattori (cfr. Filippesi 2:5-8). Lo scopo della visione era dunque quello di profetizzare il tempo in cui Dio avrebbe ristabilito il suo dominio sugli uomini “innalzando” questo “infimo degli uomini” da lui designato al potere del Regno (cfr. Atti 17:31).
    Per circa 500 anni il Regno d’Israele aveva rappresentato il dominio di Dio sulla terra. Riguardo ai re d’Israele era, infatti, detto che “sedevano sul trono del Signore” (cfr. 1Cronache 29:33). Ma nel 607 a.C., a causa della continua infedeltà degli Israeliti, Dio ritirò quella rappresentanza permettendo al re babilonese Nabucodònosor di distruggere la capitale, Gerusalemme, e di abbattere la dinastia reale che vi regnava (cfr. Ezechiele 21:27). Da allora in Israele non c’è stato più un re umano, della discendenza davidica (cfr. 1Cronache 17:7-14) a governare “sul trono del Signore” o in rappresentanza del Regno di Dio. Da quell’anno la nazione di Israele fu continuamente sotto il dominio di nazioni “gentili”.
    Nell’adempimento più grande, l’albero della visione di Daniele che “giungeva fino al cielo” rappresentava proprio il dominio di Dio sul genere umano, tipificato dal Regno di Israele, che in quel tempo era stato abbattuto ed era passato nelle mani di Nabucodònosor.
    Nella visione, però, di quell’albero rimaneva “il ceppo e le radici”, poichè non doveva rimanere abbattuto a tempo indefinito. Doveva rigermogliare, cioè il dominio di Dio sugli uomini doveva essere ristabilito nelle mani di quell’ “infimo degli uomini”, o di Cristo Gesù (cfr. Geremia 23:5; Ezechiele 17:22-24).
    Dopo averlo risuscitato da quella morte ingiusta e infame e averlo riportato nel reame spirituale, Dio aveva, infatti detto a Cristo: “siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici come sgabello ai tuoi piedi” (Atti 2:34; Ebrei 10:12).
    Quanto tempo doveva passare prima che questo accadesse? “Sette tempi”, diceva la profezia.
    Cioè quanto?
    Nel caso del primo adempimento di quella profezia sul re babilonese Nabucodònosor, quei “sette tempi” furono sette anni letterali di 360 giorni ciascuno (secondo il calendario biblico) per un totale di 2.520 giorni (cfr. Daniele 4:29-37; Genesi 7:11,24; 8:3,4; Apocalisse 12:6,14). Varie traduzioni della Bibbia, infatti, traducono con “sette anni” (es. la versione interconfessionale Parola del Signore). Anche lo storico ebreo Giuseppe Flavio parla di “sette anni(Antichità giudaiche, X, X, 6).
    Ma nel caso dell’adempimento più grande, quello che riguarda la presa di potere come Re da parte di Cristo Gesù, non poteva trattarsi di sette anni letterali ma di un periodo ancora più lungo. Infatti sette anni dopo quel 607 a.C., cioè nel 600, non accadde proprio nulla in relazione con il Regno di Dio e lo stesso Gesù, molti anni dopo, nel corso del suo ministero terreno, fece riferimento alla profezia di Daniele dicendo “Ora, quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, sappiate che allora la sua desolazione è vicina … e Gerusalemme sarà calpestata dai gentili, finché i tempi dei gentili siano compiuti” (Luca 21:20-24). Perciò quei “sette tempi” erano allora ancora in atto.
    Come già detto, l’antica Gerusalemme era la capitale del Regno di Israele, cioè del Regno che rappresentava il dominio di Dio sugli uomini. Il suo “calpestamento” iniziò nel 607 a.C. quando fu distrutta e il regno tipico di Dio cessò di operare in Giuda. Riguardo a quell’avvenimento, Dio stesso l’aveva in anticipo previsto mediante il profeta Ezechiele, per mezzo del quale disse: “A te, sconsacrato, empio principe d'Israele, di cui è giunto il giorno con il tempo della tua iniquità finale, così dice il Signore Dio: Deponi il turbante e togliti la corona: tutto sarà cambiato: ciò che è basso sarà elevato e ciò che è alto sarà abbassato. In rovina, in rovina, in rovina la ridurrò e non si rialzerà più finché non giunga colui al quale appartiene di diritto e al quale io la darò” (Ezechiele 21:30-32). Dunque “l’empio principe d’Israele”, il re Sedechia, fu l’ultimo della dinastia davidica a sedersi sul “trono del Signore” a Gerusalemme. Nel 607 a.C. il “basso” dominio dell’uomo fu “elevato” al di sopra del dominio di Dio e questa situazione doveva durare finché non sarebbe venuto “colui al quale apparteneva di diritto”. Come dimostrano le due genealogie riportate in Matteo 1:6-16 e in Luca 3:23-31 Gesù, figlio di Giuseppe e Maria, entrambi della tribù di Giuda e discendenti del re Davide, era colui che aveva questo “diritto”, sia naturale, per parte della madre, sia legale, per parte del padre che l'adottò. Morendo con una morte di sacrificio e senza generare una progenie, egli non trasferì a nessun altri questo suo “diritto”. Essendo stato risuscitato da Dio egli ha conservato questo “diritto” a governare come rappresentante del dominio divino su tutti gli uomini.
    Secondo la profezia di Daniele, dunque, i governi “gentili” o “delle nazioni” avrebbero dominato incontrastati, cioè senza scontrarsi con una rappresentanza del dominio di Dio sulla terra, per un periodo di “sette tempi” profetici.
    Quanto sarebbero durati questi “sette tempi” o “sette anni” o 2.520 giorni?
    Dio aveva permesso alle nazioni “gentili” di spazzare via il governo che rappresentava il suo dominio sulla terra, il Regno d’Israele, a causa della sua infedeltà e della continua disubbidienza alla sua legge da parte di quel popolo. Era la giusta punizione per aver ripetutamente rotto quel patto stipulato nel deserto del Sinai, dopo la liberazione dalla schiavitù egiziana (cfr. Esodo 19:5; Deuteronomio 4:23). Per questo tipo di giudizio Dio aveva stabilito una regola, esposta in Numeri 14:34: “Secondo il numero dei giorni che avete impiegato per esplorare il paese, quaranta giorni, sconterete le vostre iniquità per quarant'anni, un anno per ogni giorno e conoscerete la mia ostilità” (cfr. anche Ezechiele 4:6).
    In base a questa regola quei “sette tempi” o “sette anni” o 2.520 giorni profetici, diventano 2.520 anni.
    Calcolando questo periodo a partire dal 607 a.C. si arriva all’anno 1.914 d.C., cioè ai nostri giorni.
    Cosa accadde in quell’anno?
    Secondo la profezia biblica Gesù ricevette pieni poteri come Re del Regno di Dio nei cieli, dove risiede, perciò, come è rivelato nell’Apocalisse “vi fu guerra in cielo: Michele (che è il nome di Gesù nei cieli - cfr. Daniele 12:1) e i suoi angeli combatterono contro il dragone; anche il dragone e i suoi angeli combatterono, ma non vinsero e per loro non fu più trovato posto nel cielo. Così il gran dragone, il serpente antico, che è chiamato diavolo e Satana, che seduce tutto il mondo, fu gettato sulla terra; con lui furono gettati anche i suoi angeli” (Apocalisse 12:7-9). Come conseguenza di ciò sarebbe iniziato per la terra e per la razza umana un periodo di difficoltà come non ce n’è mai stato prima, caratterizzato da continue e terribili guerre, disaccordi persistenti, aumento delle malattie, penuria di viveri e inflazione galoppante, aumento della delinquenza, diminuzione della solidarietà e dell’amore tra gli uomini e l’angoscia delle persone per il proprio futuro (cfr. Apocalisse 12:12; Matteo 24:6-8; Luca 21:9-11,25,26; 2Timoteo 3:1-5).
    Secondo la storia in quell’anno scoppiò un conflitto mondiale come non c’era mai stato nel passato, che da solo causò circa 9.000.0000 di vittime, e da quell’anno non c’è più stato un periodo di vera pace tra il genere umano con lo scoppio continuo di distruttive guerre, conflitti e rivolte che, si calcola, hanno causato a tutt’oggi circa 120.000.000 di morti. Ne sono seguite terribili pestilenze, come la “spagnola”, il cui virus, da solo, uccise più di 20.000.000 di persone. C’è anche stato un drammatico aumento di altri flagelli, come il cancro e l’AIDS che continuano a mietere milioni e milioni di vittime. La penuria di viveri anche continua a falcidiare milioni e milioni di esseri umani; circa un quarto della popolazione mondiale ne soffre e 40.000.000 di bambini ogni anno muoiono per cause connesse alla denutrizione. Anche le popolazioni “benestanti” iniziano ora a temere per il loro futuro a causa dell’inflazione che attanaglia quasi tutti i paesi della terra. Il continuo e incontrollabile aumento della delinquenza, conseguenza diretta di tale situazione, sta gettando nell’angoscia sempre più persone. La condizione morale e sociale è scesa ai più bassi livelli della storia umana poiché gli uomini sono “amanti di se stessi, avidi di denaro, vanagloriosi superbi … disubbidienti ai genitori … senza affetto … senza amore per il bene orgogliosi, amanti dei piaceri invece che amanti di Dio, aventi l'apparenza della pietà, ma avendone rinnegato la potenza” (2Timoteo 3:1-5).
    Mi sembra che non possano esserci più dubbi sul particolare periodo storico che stiamo vivendo!
    Dal 1.914 sono finiti “i tempi dei gentili”. Da allora tutte le nazioni devono di nuovo fare i conti con il dominio di Dio ristabilito nelle mani di Cristo Gesù, non più il bambino povero e indifeso o l’uomo emaciato e morente che viene rappresentato dall’apostata cristianesimo, ma quella persona potente raffigurata dal primo cavaliere della visione apocalittica (cfr. Apocalisse 6:2) che ha già iniziato a governare riportando una vittoria su Satana il Diavolo, scacciandolo dal reame spirituale e ora deve “completare la sua vittoria” mettendo fine al sistema di cose, politico, economico e religioso che Satana ha instaurato sulla terra per allontanare le persone dal vero proposito di Dio, quello di restaurare sull’intera terra il suo dominio ed il Paradiso originale.
    Quanto tempo passerà ancora prima che il Re insediato, Cristo Gesù, farà effettivamente finire l’attuale sistema di cose? Nessuno può dirlo esattamente. “Quanto a quel giorno e a quell'ora, però, nessuno lo sa, neanche gli angeli del cielo e neppure il Figlio, ma solo il Padre” disse Gesù (Matteo 24:36) [Avete notato? Nessuno lo sa, “neppure il Figlio”, cioè Gesù stesso. Altro che seconda persona della Trinità, coeguale e onnisciente come il Padre!].
    Ma Gesù disse anche qualcosa che ci aiuta a comprendere che il tempo rimasto non deve essere tanto lungo: “In verità vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo accada” (Matteo 24:34).
    Questo significa che la generazione di persone che è ora testimone dell’adempimento delle profezie sul tempo della fine e vede accadere tutte le cose profetizzate “non passerà” prima che venga la fine. Questa generazione oggi include anche tutti noi!
    Al di la delle terribili cose che stanno accadendo e che dovranno ancora accadere, per tutti gli amanti della verità, della pace e della giustizia questa è una “buona notizia”, perché significa che è vicina la fine di tutti i problemi che il genere umano si è causato “durante il tempo che l’uomo ha dominato sull’uomo a suo danno” (Ecclesiaste 8:9). Per questo motivo Gesù disse:
    questo vangelo [greco evangelion, cioè “buona notizia”] del regno sarà annunziato in tutto il mondo, perché ne sia resa testimonianza a tutte le genti; e allora verrà la fine” - Matteo 24:14
     
    Se, dunque, in questo tempo sentiamo parlare del Regno di Dio e di ciò che farà, anziché chiuderci pregiudizialmente nello scetticismo, proviamo ad indagare nella Parola di Dio, l’unica fonte di verità (cfr. Salmo 119:160; Giovanni 17:17). Sono in gioco le nostre prospettive di vita e di felicità future.
     
    January 25

    APOCALISSE: UN MISTERO IMPENETRABILE O RIVELAZIONE DIVINA? - VI parte

     
     
     
    “ECCO, IO FACCIO TUTTE LE COSE NUOVE”
    Apocalisse 21:5
     
     
    YES, WE CAN” (Si, possiamo).  Quante volte abbiamo sentito pronunciare questo slogan negli ultimi giorni!
    Questa frase fu pronunciata dall’allora Senatore Barack Obama durante la sua campagna presidenziale nello Stato del New Hampshire ed è diventata il titolo di una famosa canzone, gettonatissima su YouTube.
    Oggi Obama è diventato il nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America. La sua elezione è stata acclamata come un segno del cambiamento dei tempi non solo negli USA ma nel mondo intero. A lui ora guardano miliardi di persone in tutta la terra nella speranza di veder realizzati i propri sogni di pace, di sicurezza, di giustizia e di uguaglianza sociale.
    “YES, WE CAN”, continuano a dire, con fare quasi scaramantico, tutti quelli che sperano in un mondo migliore e la figura carismatica del nuovo Presidente USA, che si innalza da un mondo sempre tenuto a margine della cosiddetta “società civile”, sembra interpretare alla perfezione il desiderio di tutti gli oppressi e i diseredati della terra ma anche di molti che, pur appartenendo a classi sociali più agiate, non ne possono più del malgoverno, della corruzione, delle truffe, degli scandali finanziari, delle collusioni malavitose, della demagogia e del populismo che dilagano sempre più in ogni nazione.
    Sebbene poco sappiamo della carriera politica di Barack Obama, perché è letteralmente “esploso” alla pubblica attenzione poco più di un anno fa, la sua immagine giovanile, semplice, familiare, induce a grandi aspettative facendoci, a volte, dimenticare le lezioni della storia.
    La storia ci insegna, infatti, che i Leader di quella grande nazione, che sono gli Stati Uniti d’America, hanno sempre rappresentato la “punta dell’iceberg” di un gruppo di potere con interessi politici, economici e militari ben definiti. Per cui molti, pur apprezzando la figura del nuovo Presidente USA, si chiedono che cosa, di tutte le buone intenzioni proclamate, gli permetteranno di fare.
    Gli attenti studiosi della Parola di Dio e delle sue profezie sono lungi dal farsi coinvolgere dall’entusiasmo generale e non dimenticano che, come hanno insegnato Cristo Gesù e i suoi apostoli, tutti gli elementi politici della terra sono manovrati da Satana il Diavolo, il cui scopo è quello di allontanare le persone dall’unica vera speranza di pace, sicurezza, giustizia e prosperità per tutto il genere umano, il Regno di Dio, cioè il governo dell’intera terra nelle mani del Governante da Dio designato, il Re Cristo Gesù (cfr. Matteo 4:8,9; Giovanni 12:31; 2Corinzi 4:4; 1Giovanni 5:19; Isaia 9:6,7; Salmo 71:7,12-14,CEI - 72:7,12-14,VR,Di).
    Come ho già esposto nei miei precedenti post, nella visione profetica dell’Apocalisse l’intero sistema politico mondiale viene rappresentato con delle bestie selvagge proprio per il modo brutale e disumano con cui i governi che lo costituiscono hanno dominato sugli uomini. Una di queste bestie, definita anche “falso profeta” per il ruolo di mistificante pacificatore che avrebbe assunto come potenza mondiale, la settima della profezia biblica, è proprio la duplice potenza anglo-americana (cfr. Ecclesiaste 8:9; Apocalisse 13:11-17; 16:13; 17:9,10; 19:20).
    Barack Obama, per quanto simpatico possa essere e per quanta buona volontà possa metterci, è parte integrante del sistema politico satanico e non può sfuggire alla sua logica fallimentare (cfr. Isaia 48:22; Giovanni 8:44).
    Il nostro sogno di vivere una vita veramente significativa, la nostra voglia di vivere in pace, in sicurezza e secondo giustizia non saranno mai soddisfatti da alcun uomo, per quanto ben intenzionato egli possa essere, perché è scritto che “la via dell'uomo non è in suo potere e non è in potere dell'uomo che cammina il dirigere i suoi passi” (Geremia 10:23). Questa profonda verità rivelata nella Parola di Dio è esattamente il contrario dello slogan menzionato all’inizio!
     
       
                                      Ciò che pensa l’uomo                                                                     Ciò che dice Dio
     
    Solo Dio, il nostro Creatore, realizzerà tutti i nostri desideri, come è ancora scritto “Tu apri la tua mano e appaghi il desiderio di ogni essere vivente” (Salmo 145:16,Di). Questo è sempre stato il proposito di Dio fin dall’inizio della storia dell’uomo.
     
    Quando Dio creò la prima coppia umana, poco più di 6.000 anni fa secondo la cronologia biblica, disse loro qual’era lo scopo per cui li aveva fatti:
    Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra». Poi Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo E così avvenne. Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona”. - Genesi 1:27-31
    Secondo questo racconto, che non deriva dai tanti miti sulla creazione comuni ai popoli primitivi, come alcuni pensano, ma si fonda su valide basi scientificamente sostenibili (*), Dio benedisse l’uomo e la donna all’inizio della loro vita coniugale in un Paradiso di Delizie. Con le parole che rivolse loro, Egli rivelò qual'era il suo proposito riguardo al genere umano e alla Terra. Dio si proponeva che questa Terra si riempisse della progenie del primo uomo e della prima donna. Non solo, ma anche che tutta la Terra occupata da questa famiglia umana fosse “soggiogata”. Soggiogata a che cosa? Alla condizione del Paradiso in cui si trovava quella prima coppia. Ciò significava che la Terra intera doveva essere abbellita e resa abitabile, estendendo i confini del Paradiso piantato da Dio da oriente ad occidente e dal settentrione al meridione, a tutti i continenti e a tutte le isole dei mari (cfr. Genesi 2:15). Non doveva esserci nessuna sovrappopolazione della Terra paradisiaca, ma la riproduzione umana doveva continuare finché tutta la Terra soggiogata fosse comodamente “riempita”. Inoltre, essi non dovevano sopprimere le inferiori creature terrestri, gli animali, ma le dovevano tenere sottoposte, soggette a un amorevole controllo.
     
     
     
    Quando Dio creò l’uomo e la donna diede loro un inizio perfetto (cfr. Deuteronomio 32:4). Egli li creò con corpo e mente perfetti, così che malattie e morte non li avrebbero mai piagati. La loro dimora era un bel giardino simile a un parco, con fiori piacevoli, vegetazione lussureggiante e alberi fruttiferi. Non mancava nulla. Al contrario, c’era abbondanza. Inoltre, Dio pose dinanzi ad essi un’interessante opera, quella di estendere a tutta la terra le condizioni di quel paradiso simili a quelle di un parco. Col passar del tempo sarebbero stati assistiti in ciò dai molti figli perfetti che avrebbero generato. Così, alla fine, la famiglia umana sarebbe divenuta una razza di persone perfette, che avrebbe abitato in un paradiso terrestre, godendo la vita per sempre e avendo in amorevole sottomissione anche gli animali. Per giunta, Dio li creò con il libero arbitrio, affinché non fossero guidati solo dall’istinto, come lo sono gli animali. Tuttavia, quella libertà non doveva essere assoluta, cioè senza limitazioni, ma doveva essere relativa. Doveva essere esercitata entro i confini delle leggi di Dio. Quelle eccellenti leggi sarebbero state poche e semplici, in vista della massima felicità dell’intera famiglia umana. L’amore di Dio per le sue creature fu mostrato dalla sua richiesta di osservare le sue leggi, poiché sapeva che il rispetto di quelle leggi avrebbe recato loro benefici senza fine. La mancanza di rispetto verso Dio e le sue leggi avrebbe ostacolato la loro felicità. Non avrebbe recato niente di buono ma solo la calamità certa, perché Dio avvertì Adamo ed Eva che se lo avessero abbandonato sarebbero ‘certamente morti’ (cfr. Genesi 2:17). Quindi per mantenersi in vita, avevano bisogno non solo di mangiar cibo, bere acqua e respirare aria, ma anche d’esser guidati da Dio e dalle sue leggi.
     

    L’esistenza dell’uomo sulla Terra non fu, dunque, casuale e non si intese che fosse senza scopo. Dio pose deliberatamente l’uomo e la donna sulla Terra per uno scopo, e questo scopo egli rivelò ai nostri primogenitori. Dopo che Adamo e sua moglie Eva furono informati e ricevettero il comando, ebbero l’onorevole, benedetto privilegio di fare del proposito di Dio lo scopo della loro vita. Questo richiedeva che ubbidissero a Dio. A sua volta, l’ubbidienza avrebbe dato luogo alla vita eterna nella perfetta felicità su una Terra paradisiaca, sia per gli ubbidienti Adamo ed Eva che e per tutta la loro ubbidiente progenie in ogni parte della terra soggiogata.

    Questo fondamentale aspetto della vita umana fu messo in risalto dal comando che Dio diede a quella prima coppia:

    Il Signore Dio prese l'uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse.
    Il Signore Dio diede questo comando all'uomo: «Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti»
    ”.

    Genesi 2:15-17

    Questo semplice comando aveva l’unico scopo di far comprendere all’uomo e alla donna che la loro vita e la loro felicità eterna dipendevano dall’ubbidienza alle norme stabilite Dio. Il frutto di quell’albero ch’essi non dovevano mangiare non aveva alcun potere speciale, infatti quando poi ne mangiarono non accadde loro nulla. Ma esso rappresentava in quel momento il diritto di Dio di stabilire per le sue creature “ciò che era bene o ciò che era male”, un diritto che Egli aveva in qualità di loro Creatore.Se dunque Adamo ed Eva avessero riconosciuto e rispettato questo diritto di Dio, in altre parole se si sottomettevano alla sua Sovranità e si lasciavano guidare dalle norme, fisiche e morali, stabilite da Dio, essi non sarebbero mai morti e potevano vivere per sempre in una Terra paradisiaca.
    La morte sarebbe stata solo la tragica conseguenza della disubbidienza (cfr. Romani 5:12,19). Non faceva parte dell’originale proposito di Dio in base al quale l’uomo e la donna dovevano vivere per sempre sulla terra e così sarebbe stato se essi non avessero disubbidito a quel comando.
    Adamo ed Eva, dunque, furono i primi a pensare “YES, WE CAN”, sottraendosi così alla Sovranità di Dio. Come risultato la qualità della loro vita gradualmente decadde, sia dal punto di vista fisico che morale, e infine morirono! E, a causa delle leggi sull’ereditarietà, trasmisero a tutta la loro discendenza questo stato di imperfezione e la tendenza a disubbidire a Dio e la conseguente pena: la morte.
     
    C’è però qualcosa che Dio ha detto che dovrebbe confortarci e darci speranza. Per mezzo del profeta Isaia Egli ha fatto scrivere:
    Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza aver annaffiato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare affinché dia seme al seminatore e pane da mangiare, così è della mia parola, uscita dalla mia bocca: essa non torna a me a vuoto, senza aver compiuto ciò che io voglio e condotto a buon fine ciò per cui l'ho mandata”. - Isaia 55:11
    Dio non ha abbandonato il suo originale proposito per l’uomo e per la Terra a causa della disubbidienza della prima coppia umana. Egli ha creato la Terra perché fosse sempre abitata da persone perfette e felici che ne avessero cura e la trasformassero in un Paradisio, cioè in un luogo di Delizie (cfr. Isaia 45:18; Salmo 36:11,29,CEI - 37:11,29,VR e Di).
    Immediatamente dopo la ribellione in Eden egli stabilì subito un piano per riportare le cose a posto e restaurare il Paradiso sulla terra. A quella creatura spirituale ribelle che, con l’inganno, diede il via alla disubbidienza nascondendosi dietro le sembianze di un innocuo serpente, che l’uomo e la donna avevano visto chissà quante altre volte nel giardino per cui non avevano motivo di aspettarsi del male, Dio, infatti, disse:
    E io porrò inimicizia fra te e la donna e fra il tuo seme e il seme di lei; esso ti schiaccerà il capo, e tu ferirai il suo calcagno”. - Genesi 3:15
    Questa è la prima profezia riportata nelle Sacre Scritture e ne anticipa il tema. Lo sviluppo e la conclusione dell’inimicizia sorta tra Dio e Satana il Diavolo dopo la ribellione in Eden.
    La donna di cui si parla in questo versetto non è la Madonna, come erroneamente, e fraudolentemente, insegna la Chiesa Cattolica. A quel tempo Maria non era ancora nata ma quella simbolica donna già esisteva. Ella era la celeste organizzazione di Dio, composta da creature spirituali, gli angeli fedeli. Quella organizzazione celeste spesso nelle Sacre Scritture viene paragonata ad una donna. Nella sua lettera ai Galati l’apostolo Paolo parla di questa simbolica donna chiamandola “Gerusalemme di sopra”, come l’antica letterale città di Gerusalemme che era spesso paragonata ad una donna, legata a Dio da un’intima relazione, come quella che si stabilisce tra un marito ed una moglie (cfr. Galati 4:26; Isaia 62:2-6).
    Questa simbolica donna avrebbe prodotto il “seme” che doveva schiacciare la testa al simbolico serpente, Satana il Diavolo (cfr. Apocalisse 12:9). La storia biblica dimostra che il seme promesso è Cristo Gesù. Egli, infatti, prima di nascere sulla Terra, come uomo perfetto simile ad Adamo, esisteva già nei cieli come creatura spirituale angelica, la prima e l’unica in senso assoluto creata direttamente da Dio (cfr. Giovanni 1:15,29,30; 3:31; Colossesi 1:15; 1Giovanni 4:9; Apocalisse 3:14). Venendo da quella celeste organizzazione, paragonata ad una donna, appropriatamente Gesù ne è definito il seme.
    Il seme del simbolico serpente è in parte celeste, composto dagli angeli che l’hanno seguito nella ribellione e che son divenuti dei demòni, e in parte terrestre, rappresentato da tutti coloro che vogliono sottrarsi alla Sovranità di Dio e si mettono in opposizione al suo Regno cercando una via umana al governo della Terra. Tra questi, come dimostrò Gesù, ci sono i capi della falsa religione, incluso i capi del cristianesimo apostata, che danno il loro pieno appoggio ai governanti umani e pregano ipocritamente Dio per loro (cfr. Giovanni 8:44).
    Il serpente ed il suo seme ferirono la simbolica donna di Dio al calcagno quando tentarono di eliminare il Messia promesso, nel 33 d.C., facendolo condannare a morte (cfr. Matteo 27:20; Giovanni 19:15). Ma Dio lo risuscitò e lo riportò nei cieli, da dove era venuto, con questo invito:
    Siedi alla mia destra, finché io non abbia posto i tuoi nemici sotto i tuoi piedi”.
    Matteo 22:44 (cfr. anche Efesini 1:20; Ebrei 10:12,13)
     
    L’epilogo di questa contesa è quello che viene illustrato dalle visioni dell’Apocalisse e che ho trattato nei precedenti post. Scaduto il tempo dell’attesa, il seme della simbolica donna di Dio, la sua organizzazione celeste (la stessa donna che viene descritta in Apocalisse capitolo 12), fa guerra al simbolico serpente e alla sua organizzazione composta sulla Terra dagli elementi politici, economici e religiosi che hanno “dominato l’uomo a suo danno” (Ecclesiaste 8:9). Tutti questi, che si oppongono al Regno di Dio, saranno spazzati via per sempre dalla faccia della Terra e allora sarà restaurato l’originale proposito di Dio di riempire la Terra di uomini e donne disposte a sottomettersi alla Sovranità di Dio e a rispettare nella loro vita le sue leggi fisiche e morali.
    Quello che accadrà è così descritto nell’Apocalisse:
    Poi vidi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il primo cielo e la prima terra erano passati, e il mare non c'era più E udii una gran voce dal cielo, che diceva: «Ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini! Ed egli abiterà con loro; e essi saranno suo popolo e Dio stesso sarà con loro e sarà il loro Dio. E Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi, e non ci sarà più la morte né cordoglio né grido né fatica, perché le cose di prima son passate». Allora colui che sedeva sul trono disse: «Ecco, io faccio tutte le cose nuove»”. - Apocalisse 21:1-5
    Il precedente “cielo”, cioè l’organizzato sistema di cose di Satana con la sua struttura governativa controllata da lui e dai suoi demòni, passeranno. Ci sarà un cambiamento anche nella società umana poiché la “prima terra” e il turbolento “mare” dell’umanità malvagia e ribelle cesserà di esistere. Per tutti quelli che avranno scelto di schierarsi dalla parte di Dio e del suo Re, Cristo Gesù evitando di farsi coinvolgere dalla politica di questo sistema di cose e rifiutando tutti i falsi insegnamenti e le false pratiche della religione satanica, incluso il cristianesimo apostata (quello della Trinità, dell’immortalità dell’anima, della menzogna satanica della vita dopo la morte, della venerazione di creature anziché del Creatore, come santi, madonne, quello dell’uso idolatrico di immagini nell’adorazione e tant’altro ancora in aperto contrasto con la verità esposta nella Parola di Dio), per tutti loro Dio farà “tutte le cose nuove”.
    Questo significa che “non ci sarà più la morte”. Si, la morte non faceva parte dell’originale proposito di Dio per l’uomo, fu solo la pena che Dio dovette applicare per la disubbidienza. Se Adamo ed Eva non avessero disubbidito, non sarebbero mai morti! La morte sarà eliminata per sempre (cfr. 1Corinzi 15:26). Allora gli uomini potranno vivere per sempre su questa Terra (non nell’aldilà, come vogliono far credere Satana e i suoi scagnozzi terreni) - cfr: Salmo 36:29,CEI - 37:29,VR,Di.
    Non ci sarà più motivo di fare “cordoglio” né di “gridare” per le pene causate, ad esempio, dalle malattie. “Nessuno degli abitanti dirà: «Io sono malato»” profetizzò il profeta Isaia (Isaia 33:24). Quando fu sulla terra Cristo Gesù diede prova di poter guarire ogni sorta di malattie, anche quelle giudicate “inguaribili”, ed ogni sorta di infermità e invalidità (cfr. Matteo 9:20-22; Marco 8:22-26; Luca 5:12-15,17-26; Giovanni 4:46-53; 9:1-7).
    Ci sarà una speranza anche per tutti quelli che si sono addormentati nella morte: “E il mare restituì i morti che erano in esso, la morte e l'Ades restituirono i morti che erano in loro, ed essi furono giudicati, ciascuno secondo le sue opere” (Apocalisse 20:13). E Gesù, il Governante del Regno di Dio promise: “L'ora viene, anzi è venuta, che i morti udranno la voce del Figlio di Dio, e coloro che l'avranno udita vivranno. Poiché, come il Padre ha vita in se stesso, così ha dato anche al Figlio di avere vita in se stesso; Non vi meravigliate di questo, perché l'ora viene, in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e ne usciranno; quelli che hanno fatto il bene in risurrezione di vita, e quelli che hanno fatto il male in risurrezione di condanna”. Altro che la vita nell’aldilà, un falso insegnamento che ha il solo scopo di impinguare le casse della “meretrice” religiosa! I morti saranno risuscitati per tornare a vivere per sempre qui, sulla Terra trasformata in un Paradiso.
     
    Barack Obama, o qualsiasi altro governante umano, per quanta buona volontà possono metterci, non potranno mai fare una cosa del genere! NO, THEY CAN NOT!
     
     

    In Apocalisse 1:18 Gesù è descritto come colui che ha “le chiavi della morte e dell'Ades” (Di) o colui che ha “potere sopra la morte e sopra gli inferi” (CEI). Quando venne sulla Terra egli dimostrò di avere questo potere risuscitando alcune persone dalla morte (cfr. Luca 7:11-15; 8:49-56; Giovanni 11:11-44). Egli userà queste simboliche chiavi per liberare tutti quelli che si trovano nella comune tomba del genere umano (cfr. Giovanni 5:26,28,29). Immaginate che grande gioia ci sarà fra tutti quelli che sopravvivranno alla “guerra del gran giorno di Dio onnipotente … Armaghedon”, e per noi stessi se ci saremo, allorché si potranno riabbracciare i nostri cari riportati in vita mediante la risurrezione. Questa è la vera speranza per i morti, tornare a vivere per sempre su una Terra paradisiaca. La vita nell’aldilà è solo un inganno satanico!

     
    La vita ebbe dunque per i nostri primogenitori, Adamo ed Eva, uno scopo, ma essi pensarono di potersela cavare da soli, di poter fare a meno del loro amorevole Creatore, e fallirono il bersaglio! La vita ora può avere uno scopo per noi, secondo l’infallibile proposito di Dio. Ma dipende da noi, dalle scelte che oggi, finché ce n’è dato ancora il tempo, facciamo!
     
    Scrivi, perché queste parole sono certe e veraci
    Apocalisse 21:5
     

     

     

    (*) - Il racconto della creazione in Genesi si dimostra un documento scientificamente valido. Ad esempio fa menzione delle principali categorie di piante e animali, con le loro molte varietà, che si riproducono soltanto “secondo le loro specie”. La documentazione fossile lo conferma. Infatti rivela l’improvvisa comparsa di ciascuna “specie” senza effettive forme di transizione che la colleghino a qualche “specie” precedente, come vorrebbe la teoria dell’evoluzione. Per quanto riguarda la “specie” umana, poi, la maggior parte degli scienziati riconosce che essa appartiene a un’unica famiglia con un’origine comune, proprio come è scritto in Genesi (cfr. Genesi 10:1-32).

    Il calcolo delle probabilità, inoltre, fornisce una sorprendente prova che il racconto della creazione in Genesi, oltre ad essere scientificamente attendibile, deve aver avuto origine da una fonte che conosceva gli avvenimenti. Il racconto elenca dieci stadi principali, in questo ordine: (1) un principio; (2) una terra primordiale e tenebrosa avvolta da fitte nubi di gas e acqua; (3) la luce; (4) una distesa o atmosfera; (5) ampie superfici asciutte; (6) piante terrestri; (7) visibilità del sole, della luna e delle stelle nella distesa e inizio delle stagioni; (8) mostri marini e creature volatili; (9) animali selvatici e domestici, mammiferi; (10) l’uomo. La scienza è d’accordo sul fatto che i suddetti stadi si siano succeduti in quest’ordine generale. Che probabilità ci sono che lo scrittore di Genesi indovinasse quest’ordine per caso? Le stesse di estrarre a caso da una scatola i numeri da 1 a 10 in ordine consecutivo. Le probabilità di riuscirci al primo tentativo sono una su 3.628.800! Non è quindi realistico pensare che lo scrittore di Genesi abbia elencato per caso nel giusto ordine gli avvenimenti summenzionati, senza essere stato in qualche modo informato sui fatti.

       

    January 15

    APOCALISSE: UN MISTERO IMPENETRABILE O RIVELAZIONE DIVINA? - V parte

     
     
     
    ARMAGHEDON: LA GUERRA DI DIO
     
     
    Si guarda, in questi giorni, con molta apprensione a ciò che sta accadendo in quella tormentata terra che un tempo fu teatro delle opere prodigiose che Dio fece in favore del suo popolo, l’antica nazione d’Israele, della nascita e del ministero terreno del Re messianico, Cristo Gesù nonché culla del vero cristianesimo, il più grande movimento di pace e di amore che il mondo abbia mai conosciuto.
    Ma oggi davanti ai nostri occhi scorrono le immagini della guerra che infiamma quella regione e i volti sconvolti delle numerose vittime, il più delle volte innocenti, sacrificate sull’altare del nazionalismo e dell’odio settario che divide i suoi abitanti, che ipocritamente affermano di credere nel “Dio dell’amore e della pace” (2Corinzi 13:11).
    Un noto quotidiano di Londra, il Times, ha scritto, qualche tempo fa, che “il Medio Oriente mette sempre più paura”. Perché? Si teme che un futuro scontro tra le super potenze o una prossima guerra mondiale possa originare proprio in quella zona.
    Tutti questi avvenimenti hanno suscitato l’interesse di molti fondamentalisti religiosi e teologi che li vedono come il preludio di ARMAGHEDON.
     
    Questa parola tanto sinistra è sempre più di frequente sulla bocca di ecclesiastici, uomini politici e di governo, capi militari, scienziati e persino economisti. Tuttavia il significato di questo termine è avvolto nel mistero e lo ritroviamo nei più disparati concetti. Si ipotizza, ad esempio, che sia una distruzione nucleare totale, un lungo inverno nucleare provocato dall’esplosione di quelle terribili armi, o una grande guerra nel Medio Oriente o un crollo improvviso delle basi dell’economia mondiale.
    Esso è tratto dalla Parola di Dio, la Bibbia, in cui ricorre una sola volta, in Apocalisse 16:16, dov’è detto che:
    spiriti di demòni che operano prodigi … vanno a radunare tutti i re di tutta la terra per la guerra del gran giorno di Dio onnipotente E radunarono i re nel luogo che in ebraico si chiama Armaghedòn”.
    Il fatto è che i capi politici, quelli religiosi, inclusi quelli del cristianesimo apostata, i capi militari e gli scienziati della terra, che tanto temono questo avvenimento, non sono in grado di spiegare perché “i re di tutta la terra” si raccolgono per combattere nella “guerra del gran giorno di Dio Onnipotente”. Nessuno di questi è in grado di dire contro chi combatteranno questi “re”, e per quale motivo, o dove essi combatteranno e se impiegheranno le tanto temute armi nucleari. Né sono in grado di affermare se si può impedire questa “guerra”.
    Se siete delle persone religiose, provate, ad esempio, a chiedere al vostro sacerdote, al vostro vescovo o al vostro pastore che cosa significa Armaghedòn e sentite cosa vi risponde. Chiedete a più di uno di loro (io l’ho fatto) e vi sorprenderete di ascoltare le diverse opinioni, del tutto personali, che vi daranno.
    Ma se volete sapere cosa veramente significa, allora rivolgetevi alle Sacre Scritture, da dove il termine è tratto, e cercate la spiegazione che Dio stesso dà attraverso la Sua Parola (cfr. Genesi 40:8).
     
    La parola Armaghedòn è una traslitterazione del termine greco che equivale all’espressione ebraica Har Meghiddòhn, che significa “Monte di Meghiddo” o “Monte dell’assemblea delle truppe”.
    In Medio Oriente non esiste nessun monte con questo nome, anche se tuttora c’è una collina chiamata Meghiddo. Su questa collina sorgeva nell’antichità una città con lo stesso nome. Posta a circa 90 Km. a nord di Gerusalemme sovrastava e dominava la fertile parte occidentale della valle di Izreel, attraversata dal fiume Chison, e controllava facilmente le principali strade militari e commerciali che si intersecavano in quel punto. Occupava, quindi, una posizione molto strategica poiché dominava tutti i traffici tra l’Asia e l’Africa.
    A motivo di questa posizione nei suoi pressi si combatterono battaglie decisive tra molte nazioni, dalla prima di cui si fa menzione nella storia, quella in cui il Faraone egiziano Tutmosi III, a metà del II millennio a.C., sconfisse gli eserciti mediorientali capeggiati dal re di Siria, fino alla più recente, nel 1918, in cui Allenby, maresciallo dell’esercito britannico, inflisse una bruciante sconfitta ai turchi.
     
     
    Alcune di queste battaglie, una dozzina circa, sono narrate anche nella storia biblica.
    Ad esempio, al tempo dei giudici, intorno al XIII secolo a.C., si combattè presso Meghiddo una battaglia tra i Cananei, comandati da Sisera e gli Israeliti, guidati dal giudice Barac. L’esercito cananeo disponeva dei più recenti ritrovati della tecnologia militare: “Novecento carri da guerra muniti di falci di ferro” (Giudici 4:3), mentre gli Israeliti erano pietosamente mal equipaggiati. “Non si vedeva neppure uno scudo o una lancia, fra quarantamila uomini d'Israele” (Giudici 5:8). La vittoria in quella battaglia, però, non fu il risultato dell’abilità e dell’equipaggiamento militare. Dio, che intervenne a favore del suo popolo, comandò al giudice Barac di dislocare i suoi uomini sul monte Tabor mentre le più forti truppe di Sisera furono attirate nella valle del torrente Chison, allora asciutta. Quindi Dio diede a Barac il segnale di far scendere i suoi uomini poi, improvvisamente, scatenò un temporale. Il vento e la pioggia trasformarono Chison in un torrente impetuoso che immobilizzò i carri da guerra di Sisera in un mare di fango (Giudici 5:20,21 – cfr. Antichità giudaiche, di Giuseppe Flavio, libro V, pg. 205). Nella confusione gli uomini di Sisera fuggirono terrorizzati, solo per essere inseguiti e messi a morte. “Non ne rimase nemmeno uno” (Giudici 4:16).
    Qualche decennio più tardi, ancora una coalizione di popoli ostili ad Israele, guidata dai Madianiti, “si radunarono, passarono il Giordano, e si accamparono nella valle di Jezreel” (Giudici 6:33). Questi nemici accampati erano “come una moltitudine di locuste” (Giudici 7:12). Dio intervenne ancora una volta a favore del suo popolo. Questa volta, però, l’esercito israelita era composto soltanto da un piccolo, ma coraggioso manipolo di 300 uomini appostati “intorno all'accampamento” dei madianiti al comando di Gedeone. A un segnale convenuto, i 300 suonarono dei corni, ruppero fragorosamente delle giare per l’acqua, agitarono delle torce e lanciarono un terrificante grido di guerra: “La spada dell'Eterno e di Gedeone!” I madianiti furono presi dal panico e “l'Eterno fece volgere la spada di ciascuno contro il proprio compagno per tutto l'accampamento” e quel piccolo gruppo guidato da Gedeone completò poi la disfatta! (Giudici 7:19-22).
     
         
     
                      La pianura di Izrael vista dalla collina di Meghiddo                                                                            Il monte Tabor
     

    Cominciamo ora a comprendere perché, nel linguaggio simbolico di Apocalisse, Dio ha scelto il nome di Meghiddo per raffigurare la “guerra del gran giorno di Dio Onnipotente”?

     
    Come già considerato nei precedenti post, la visione apocalittica si adempie nel “Giorno del Signore” (Apocalisse 1:10), cioè al tempo in cui il Signore, Cristo Gesù, sarebbe tornato, in maniera invisibile, con pieni poteri come Re del Regno di Dio “per far vendetta di coloro che non conoscono Dio, e di coloro che non ubbidiscono al vangelo del nostro Signore Gesù” (1Tessalonicesi 1:8).
    Quel tempo si poteva riconoscere dalle accresciute difficoltà per la razza umana poiché Satana il Diavolo e i suoi demòni, cacciati dal reame spirituale, avrebbero concentrato la loro malefica e ribelle attività contro la Sovranità di Dio sulla terra con lo scopo di indurre più persone possibili a ribellarsi a loro volta e a non sottomettersi al dominio divino, cercando una propria via per l’autodeterminazione (cfr. Apocalisse 12:7-12). Queste maggiori difficoltà, come non ce ne sono state in nessun altro tempo della storia umana, sarebbero state causate dallo scoppio di terribili e distruttive guerre, dalla crescente difficoltà di procurarsi i basilari generi alimentari per vivere e dall’aumento dell’inflazione, dall’incremento delle malattie mortali, dall’intensificarsi di terremoti e di disastri naturali, dal dilagare della delinquenza (cfr. Matteo 24:7-12; Luca 21:10,11,25-27; 2Timoteo 3:1-5; Apocalisse 6:3-8).
    La Parola di Dio ci rivela, anche, che il Diavolo ha portato dalla sua parte la grande maggioranza del genere umano facendo leva sull’egoismo, sull’avidità, sul desiderio di procurarsi potere e incoraggiando le persone a perseguire falsi e divisivi valori, come il nazionalismo, il patriottismo e uno spirito di indipendenza assoluto associato ad un deleterio concetto di impunità totale (cfr. Genesi 3:4). Sotto la sua influenza gli uomini hanno stabilito sulla terra i loro propri governi, anziché sottomettersi al Regno di Dio, dominando in modo bestiale e a proprio danno (cfr. Ecclesiaste 8:9). Appropriatamente l’intero sistema politico umano viene raffigurato nella visione apocalittica con delle bestie selvagge (Apocalisse capp. 13 e 17).
    Inoltre, la Bibbia ci dice che per ingannare e convincere le persone, Satana ha creato anche un falso sistema religioso con il quale ha confuso le loro menti e tentato di nascondere la verità. Questo sistema di falsa religione include anche un cristianesimo apostata, la cui nascita e sviluppo fu preannunciata da Cristo con la sua parabola del grano e delle zizzanie (cfr. Matteo 13:24-30; 36-42). Oltre che per le dottrine (quali la Trinità, l’immortalità dell’anima, la vita dopo la morte) e le pratiche (quali l’osservanza di festività di origine pagana, l’uso di immagini nell’adorazione, la venerazione di creature, santi e madonne varie) totalmente contrarie alla verità che Dio ha fatto scrivere nella Sua Parola, nonché per il basso livello morale dei suoi componenti, questo falso sistema religioso si può riconoscere dall’appoggio dato alla politica dell’uomo con la quale si è ampiamente mischiata dando ai suoi sostenitori false speranze di pace e sicurezza e costituendosi “nemico” di Dio (cfr. Giacomo 4:4). Appropriatamente tutta la falsa religione del mondo, incluso il cristianesimo apostata, viene raffigurato nella visione apocalittica con una donna di basso livello morale, una prostituta! (Apocalisse capp. 17 e 18).
    Il clero della falsa religione, incluso quello del cristianesimo apostata, i cui componenti desiderano “essere ammirati dagli uomini; allargano le loro filatterie, e allungano le frange dei loro vestiti. Amano i posti d'onore nei conviti e i primi posti nelle sinagoghe, e anche i saluti nelle piazze, e di sentirsi chiamare dagli uomini rabbi … e padre” (Matteo 23:5-9), come gli scribi e i farisei del tempo di Cristo, ha la maggiore responsabilità in quest’inganno. Tuttavia coloro che li seguono ne subiscono la stessa condanna poiché ad essi è detto: “chiudete il regno dei cieli davanti agli uomini; poiché né entrate voi né lasciate entrare coloro che stanno per entrarvi” (Matteo 23:13).
    Per questo motivo il giudizio di Dio inizierà proprio dalla falsa religione. In che modo?
    Le grandi organizzazioni religiose del mondo, incluse quelle del cristianesimo apostata: la Chiesa Cattolica di Roma, le varie Chiese Ortodosse e le Chiese cosiddette “Protestanti”, accumunate dalle false dottrine che insegnano, continuano ad interferire nelle vicende politiche della terra inducendo i loro fedeli a confidare e ad appoggiare gli sforzi dei vari governi umani per raggiungere la pace e la sicurezza, proprio come sta accadendo in questi giorni per gli avvenimenti del Medio Oriente! Questi falsi “messaggeri di pace” sono come quelli che ingannavano l’apostata nazione di Israele al tempo del profeta Geremia, per mezzo del quale Dio disse: “Essi curano alla leggera la ferita del mio popolo, dicendo: "Pace, pace", quando non c'è pace” (Geremia 6:14,Di). Lo stesso profeta fu poi ispirato a scrivere il perché di questi fallimenti: “la via dell'uomo non è in suo potere e non è in potere dell'uomo che cammina il dirigere i suoi passi” (Geremia 10:23).
     
     
    Circa 2.700 anni fa Dio ispirò il suo profeta Isaia a scrivere: “Non c'è pace per i malvagi” (Isaia 48:22).  Per secoli uomini e nazioni hanno parlato di pace, discusso di pace, firmato centinaia di trattati di pace. Con quale risultato? Negli scorsi 90 anni non c’è stato quasi mai un momento in cui qualche nazione o gruppo non fosse in guerra. È chiaro che la pace continua a sfuggire all’umanità. Perché? La semplice risposta è che l’uomo non si è rivolto alla fonte giusta per trovare vera pace. Sotto l’influenza di Satana il Diavolo, gli uomini hanno creato organizzazioni che sono vittime delle loro stesse debolezze e dei loro vizi: avidità e ambizione, brama di potere e preminenza. Hanno rigettato completamente il vero “Principe di pace”, Cristo Gesù, e il suo Regno. In 2Corinzi 4:3,4 l’apostolo Paolo scrisse che “il dio di questo mondo (cioè Satana il Diavolo – cfr. 1Giovanni 5:19) ha accecato le menti, affinché non risplenda loro la luce del vangelo della gloria di Cristo”. Satana ha sempre fatto tutto il possibile per distogliere l’attenzione dell’uomo dal Regno di Dio quale soluzione dei problemi del mondo. E ha “accecato” le menti o intorpidito le facoltà di ragionare delle persone servendosi in particolare della falsa religione, incluso il cristianesimo apostata, il cui clero continua a incoraggiare e sostenere gli sforzi umani sulla via della pace. Questi falsi messaggeri di pace, i cui veri motivi sono di compiacere ai vari governi dell’uomo per acquistare e rinsaldare il loro potere, sono proprio come quelli di cui il profeta Geremia disse: “Essi curano alla leggera la ferita del mio popolo, dicendo: "Pace, pace", quando non c'è pace” (Geremia  6:14). Dio non tollererà ancora a lungo la loro ipocrisia! E’ infatti scritto che “Quando diranno: «Pace e sicurezza», allora una subitanea rovina cadrà loro addosso … e non scamperanno affatto” (1Tessalonicesi 5:3).
     
    L’uomo non è stato creato con la capacità di autodeterminarsi (cfr. Geremia 10:23), ma ha bisogno della guida del suo Creatore per avere successo nella vita. Dio ha stabilito un “Principe della pace”, Cristo Gesù e mediante il suo Regno porterà vera pace e sicurezza su tutta la terra (cfr. Isaia 9:6,7; Salmo 36:11,CEI – 37:11,VR e Di). I capi della falsa religione invece, più ansiosi di piacere agli uomini che a Dio, dicono ai loro parrocchiani ciò che questi desiderano sentire, cioè che alla fine i gruppi politici porteranno pace e sicurezza, anziché spiegare loro che il Regno di Dio è stato stabilito e che presto il Re messianico completerà la sua vittoria (cfr. Apocalisse 6:2). Per l’appoggio dato ai governi politici essi ricevono in cambio favori, potere e ricchezza e si sentono sicuri del loro potere e della loro influenza su gran parte del genere umano, per questo motivo la prostituta religiosa di Apocalisse dice “Io seggo come regina, non sono vedova e non vedrò mai cordoglio” (Apocalisse 18:7).
    Ma la sua è solo una mera illusione e nessuno di noi dovrebbe farsi più ingannare dalle loro cerimonie pompose, dal fasto e dalla ricchezza dei loro luoghi di adorazione o dalla solennità dei loro proclami perché è scritto che “i suoi peccati si sono accumulati fino al cielo e Dio si è ricordato delle sue iniquità” (Apocalisse 18:5).
    Sotto l’incalzare dell’aumento delle difficoltà di ogni genere, politiche, sociali ed economiche, i governanti della terra si renderanno conto che la falsa religione non è loro di nessuno aiuto, anzi, con la propria interferenza negli affari mondiali, contribuisce ad accrescere tali difficoltà. Perciò saranno pervasi da un improvviso e devastante sentimento antireligioso e, come è scritto “Le dieci corna che hai viste e la bestia [cioè l’intera organizzazione politica mondiale] odieranno la prostituta, la spoglieranno e la lasceranno nuda, ne mangeranno le carni e la bruceranno col fuoco. Dio infatti ha messo loro in cuore di realizzare il suo disegno e di accordarsi per affidare il loro regno alla bestia, finché si realizzino le parole di Dio” (Apocalisse 17:16,17).
     
     
    Così perverrà alla sua fine tutta la falsa religione mondiale, incluso il cristianesimo apostata, distrutta dai suoi stessi “amanti” politici che, nella fattispecie, saranno lo strumento usato da Dio per eseguire il suo giudizio contro di essa. Esattamente come è accaduto nel passato con l’infedele regno di Israele, che Dio rimosse dapprima, nel 607 a.C., per mezzo dell’allora potenza mondiale babilonese e fece definitivamente scomparire, nel 70 d.C., ad opera della potenza mondiale romana.
     
    Finirà tutto così? No, l’apostolo Giovanni vide ancora di più! Egli scrisse:
    E vidi uscire dalla bocca del dragone [Satana il Diavolo - Apocalisse 12:9] dalla bocca della bestia e dalla bocca del falso profeta [i governi politici della terra] tre spiriti immondi, simili a rane. Essi infatti sono spiriti di demoni che fanno prodigi e vanno dai re della terra e del mondo intero, per radunarli per la guerra del gran giorno di Dio Onnipotente E li radunarono in un luogo in ebraico detto: «Armagheddon»” – Apocalisse 16:13-16.
    Sull’onda di quel sentimento antireligioso, i politicanti di questa terra dopo aver distrutto tutte le false organizzazioni religiose si rivolteranno anche contro quelle persone che non si sentono parte integrante di questo sistema satanico (cfr. Giovanni 17:16; 18:36; Apocalisse 12:17) perché amano e cercano la verità nella Parola di Dio perciò non hanno creduto alle false dottrine e pratiche religiose né si sono mai immischiate nelle sue faccende politiche, economiche e militari.
    [La storia dimostra che in ogni tempo ci sono state persone di questo genere che, anche a costo della propria vita, si sono schierate dalla parte del Regno di Dio e hanno sostenuto la Sua Parola, difendendone e proclamandone le verità e ubbidendo alle sue norme morali. Questi hanno rappresentato il “grano” della parabola di Cristo Gesù cresciuto insieme alle “zizzanie” del falso cristianesimo e particolarmente nel tempo del “Giorno del Signore” si sarebbero riconosciuti per i loro “frutti” (cfr. Matteo 7:15-20; 13:30; Galati 5:19-23). E ciascuno di noi, se vuole, può onestamente valutare quali frutti ha prodotto la Chiesa alla quale appartiene, alla luce di quanto ha scritto l’apostolo Paolo in Galati 5:19-23].
    Sarà allora che si verificherà quell’avvenimento denominato ARMAGHEDON, ovverola guerra del gran giorno di Dio onnipotente”. Perché, come accadde nell’antichità, al tempo dei giudici Barac e Gedeone, Dio entrerà in azione per difendere queste persone che hanno mostrato fedeltà al suo Regno.
    Questo sarà lo scontro finale tra le forze politiche della terra, guidate dal loro governante, Satana il Diavolo (cfr. Matteo 4:8,9; Giovanni 12:31) e Dio, il legittimo Sovrano del’intero universo.
    Questa volta però quelli che sono rimasti fedeli al Regno di Dio non dovranno combattere personalmente. Saranno Cristo Gesù e le sue schiere angeliche a farlo usando le forze della natura allo stesso modo in cui Dio le usò nella valle del torrente di Chison contro Sisera e i suoi eserciti.
    Sull’esito di tale scontro non ci sono dubbi. L’apostolo lo vide e lo descrisse in questo modo:
    Poi vidi il cielo aperto, ed ecco un cavallo bianco, e colui che lo cavalcava si chiama il Fedele e il Verace; ed egli giudica e guerreggia con giustizia. I suoi occhi erano come fiamma di fuoco e sul suo capo vi erano molti diademi, e aveva un nome scritto che nessuno conosce se non lui; era vestito di una veste intrisa nel sangue, e il suo nome si chiama: "La Parola di Dio". E gli eserciti che sono nel cielo lo seguivano su cavalli bianchi, vestiti di lino finissimo, bianco e puro. Dalla sua bocca usciva una spada acuta per colpire con essa le nazioni; egli governerà con uno scettro di ferro ed egli stesso pigerà il tino del vino della furente ira di Dio onnipotente. E sulla sua veste e sulla coscia portava scritto un nome: IL RE DEI RE e IL SIGNORE DEI SIGNORI. Poi vidi un angelo in piedi nel sole, che gridò a gran voce dicendo a tutti gli uccelli che volano in mezzo al cielo: «Venite, radunatevi per il gran convito di Dio, per mangiare le carni di re, le carni di capitani, le carni di uomini prodi, le carni di cavalli e di cavalieri, le carni di tutti gli uomini, liberi e schiavi, piccoli e grandi». E vidi la bestia e i re della terra coi loro eserciti radunati per far guerra contro colui che cavalcava il cavallo e contro il suo esercito. Ma la bestia fu presa e con lei il falso profeta che aveva fatto prodigi davanti ad essa, con i quali aveva sedotto quelli che avevano ricevuto il marchio della bestia e quelli che avevano adorato la sua immagine, questi due furono gettati vivi nello stagno di fuoco che arde con zolfo. E il resto fu ucciso con la spada che usciva dalla bocca di colui che cavalcava il cavallo, e tutti gli uccelli si saziarono delle loro carni” – Apocalisse 19:11-21
     
    Questo, dunque, è Armaghedon: non è una schermaglia politica, un disastro economico, un olocausto nucleare o un conflitto umano. Armaghedon è la guerra di Dio, cioè la resa dei conti finale tra Dio e il sistema di cose instaurato da Satana sulla Terra. Sarà l’avvenimento che concluderà l’esecuzione del giudizio di Dio contro tutta la falsa religione della Terra, incluso il cristianesimo apostata, e contro tutti gli elementi politici, economici, militari che nei passati 6.000 anni hanno “dominato sull’uomo, a suo danno (cfr. Ecclesiaste 8:9).
    Sono avvenimenti spaventosi quelli che attendono in un ormai prossimo futuro il genere umano alienato da Dio e dal suo proposito. Tuttavia l’Apocalisse contiene un meraviglioso messaggio di speranza per milioni di persone che non pensano di essere al centro del mondo così da potersi permettere impunemente tutto quello che passa loro nella mente ma hanno l’umiltà di riconoscere i propri limiti e cercano la guida del datore della loro vita. Come vedremo ……...
     
    January 04

    APOCALISSE: UN MISTERO IMPENETRABILE O RIVELAZIONE DIVINA? - IV parte

     
     

    “Poi uno dei sette angeli che avevano le sette coppe venne e mi disse: «Vieni, io ti mostrerò il giudizio della grande meretrice, che siede sopra molte acque, con la quale hanno fornicato i re della terra, e gli abitanti della terra sono stati inebriati col vino della sua fornicazione». Quindi egli mi trasportò in spirito in un deserto, e vidi una donna che sedeva sopra una bestia di colore scarlatto, piena di nomi di bestemmia e che aveva sette teste e dieci corna. La donna era vestita di porpora e di scarlatto, era tutta adorna d'oro, di pietre preziose e di perle, e aveva in mano una coppa d'oro piena di abominazioni e delle immondezze della sua fornicazione. Sulla sua fronte era scritto un nome: «Mistero, Babilonia la grande, la madre delle meretrici e delle abominazioni della terra» … Poi mi disse: «Le acque che hai visto, dove siede la meretrice, sono popoli, moltitudini, nazioni e lingue … E la donna che hai visto è la grande città che regna sui re della terra»”

    Apocalisse 17:1-18

     

    L’INFAME “MERETRICE”
    DA 4.000 ANNI SEDUCE GLI ABITANTI DELLA TERRA
     
    C’è un nome che ricorre molte volte nella Parola di Dio, è quello della città di BABILONIA.
    Dal primo libro, Genesi, fino all’ultimo, Apocalisse, questo nome si incrocia spesso con la storia biblica ed ogni volta in relazione con la manifestazione del giudizio di Dio.
    Dovendo esaminare la visione di Apocalisse che fa riferimento a questo nome (capitoli 17 e 18), mi son letto i commenti riportati sia nell’introduzione che a margine del testo dalla versione cattolica della Bibbia di Gerusalemme, con il testo approvato dalla CEI (Conferenza Episcopale Italiana), secondo i quali il nome è qui usato in senso simbolico, e rappresenterebbe Roma, o l’impero romano in quel tempo dominante.
    Questa interpretazione, però, stride molto con quanto riferisce il suo scrittore, l’apostolo Giovanni, il quale afferma che la visione è profetica e trova il suo adempimento in un tempo futuro a quello in cui la ricevette e la mise per iscritto (96 d.C.), poiché si avvera “nel Giorno del Signore” cioè al tempo della seconda venuta di Cristo Gesù per portare il giudizio di Dio contro il sistema di cose satanico instaurato sulla Terra (cfr. Apocalisse 1:10; 2Tessalonicesi 1:6-8).
    Perciò un breve esame della storia di questa città e di cosa essa rappresentò nel mondo antico ci è utile per comprendere non solo il motivo per cui è così spesso menzionata nelle Sacre Scritture ma, soprattutto, per scoprire cosa rappresenta veramente la Babilonia della visione apocalittica.
     
    La prima menzione biblica di Babilonia la troviamo in Genesi capitolo 10, dov’è narrato ciò che accadde qualche tempo dopo il Diluvio.
    Sappiamo dal racconto biblico che il Diluvio fu usato da Dio per distruggere un mondo di empi che, secondo un disegno satanico, minacciava di estinzione l’intera razza umana nel tentativo di impedire la nascita terrena di quel “seme” della simbolica donna menzionata nella prima profezia biblica, in Genesi 3:15, l’organizzazione celeste di Dio formata dalle sue creature spirituali, che avrebbe dovuto “schiacciare” la testa al simbolico serpente, Satana stesso (cfr. Genesi 6:1-8).
    [Gesù, il “seme promesso”, infatti, prima di venire sulla terra esisteva nei cieli come creatura spirituale - cfr. Galati 3:16,29; Giovanni 3:13; 6:62; Colossesi 1:15-17].
    A quel Diluvio sopravvissero solo Noè e i suoi più stretti familiari: sua moglie, i suoi tre figli Sem, Cam e Jafet con le loro mogli, otto anime in tutto, gli unici che furono disposti a compiere ciò che Dio aveva comandato di fare per ottenere la salvezza, cioè avvisare gli altri dell’imminente distruzione, costruire un arca ed entrarvi al tempo indicato da Dio.
    Tutto il resto del genere umano fu spazzato via per sempre, senza possibilità di appello futuro poiché, dopo essere stati avvisati, deliberatamente rifiutarono di ubbidire a Dio e ne subirono il giudizio definitivo, come spiegò l’apostolo Paolo in una sua lettera allorché scrisse: “se noi pecchiamo volontariamente dopo aver ricevuto la conoscenza della verità, non rimane più alcun sacrificio per i peccati,  ma soltanto una spaventosa attesa di giudizio e un ardore di fuoco che divorerà gli avversari” (Ebrei 10:26,27).
    A quei morti del Diluvio, dunque, non si applicheranno i benefici del sacrificio di Cristo, come la risurrezione. Essi sono stati distrutti per sempre (cfr. 2Pietro 3:5-7).
    Che monito c’è in questo per tutti quelli che si rifiutano di fare la volontà di Dio credendo di rimanere impuniti!
    Dopo il Diluvio possiamo dire che sulla Terra si praticava la giusta adorazione di Dio poiché Noè e i suoi familiari ubbidivano alle Sue leggi e vivevano secondo i Suoi princìpi (cfr. Genesi 6:8,9; 8:20).
    Purtroppo, però, sia Noè che tutti gli altri erano discendenti di Adamo e avevano ereditato alla nascita lo stato peccaminoso che quel primo uomo ribelle trasmise a tutta la sua progenie. Il Diluvio non aveva cancellato questa condizione, solo il promesso futuro Messia avrebbe potuto farlo (cfr. Romani 5:12,14-19).
    Così accadde che qualche anno dopo il Diluvio, un pronipote di Noè di nuovo si ribellò a Dio.
    Quest’uomo, orgoglioso e avido di potere, si oppose al comando che Dio aveva di nuovo dato ai superstiti di quel cataclisma, cioè: “crescete e moltiplicatevi; spandetevi sulla terra e moltiplicatevi in essa” (Genesi 9:7,VR).
    Egli si pose alla guida di un popolo che, al contrario, pensò: “costruiamoci una città e una torre la cui cima giunga fino al cielo, e facciamoci un nome, per non essere dispersi sulla faccia di tutta la terra” (Genesi 11:4).
    Quest’uomo si chiamava Nimrod e venne definito “potente cacciatore davanti all'Eterno” e di lui è detto che “l'inizio del suo regno fu Babele … nel paese di Sennaar” (Genesi 10:9,10).
    Il nome ebraico Babele significa “confusione” e fu molto appropriato perché Dio allora intervenne per frustrare i piani di quei ribelli e costringerli ad attuare il suo proposito. Il racconto biblico dice che Egli confuse la loro lingua ed essi furono dispersi per tutta la superficie della terra (cfr. Genesi 11:5-9).
     
     

    Durante i 350 anni che Noè visse ancora dopo il Diluvio, molti suoi discendenti decisero di ribellarsi contro la volontà di Dio espressa nei loro riguardi. Poiché sulla terra la popolazione umana era comparativamente piccola, non c’era di sicuro nessun bisogno di raggrupparsi in città. Tuttavia, molti discendenti di Noè non la pensarono così. Contrariamente alla volontà di Dio, che si disperdessero cioè su tutta la terra, si misero a costruire la città di Babele e anche un’alta torre e dissero. “Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra” (Genesi 11:4). Ma Dio, che è anche un Dio di giustizia, pose fine a quel progetto che si opponeva alla sua volontà.

    Presentando le ragioni per cui Dio intervenne prontamente contro i costruttori di Babele, la Bibbia dice: “Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l'inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile” (Genesi 11:6) Come indicano queste parole, l’onnisapiente Creatore preconosceva che uomini ribelli non si sarebbero fermati davanti a nulla pur di adempiere i loro provocanti progetti con sforzi organizzati e concertati. Col passar del tempo, avrebbero escogitato una cosa cattiva dopo l’altra. Quindi, tutti uniti, si sarebbero accinti a perseguire i loro malvagi scopi. Saggiamente, Dio agì per sventare il loro unito proposito che mirava a fare il male. Egli confuse la lingua dei costruttori di Babele. Non potendosi più capire, interruppero i lavori di costruzione. Da allora in poi, le barriere linguistiche hanno impedito agli uomini di unirsi con successo nel perseguimento di scopi malvagi (cfr. Genesi 11:7).

     
     
    Il nome ebraico fu quindi alterato dai suoi abitanti rimasti nella città con quello accadico di Bab-ilu o Babilonia per evitare l’originale significato di condanna. Questa nuova forma rivela la natura e la particolare vocazione religiosa di quella città poiché significa “porta di Dio”.
    Ma la costruzione della città e della torre (ziqqurat) non era motivata dall’intenzione di esaltare il nome di Dio, piuttosto dal desiderio dei costruttori di “farsi un nome celebre con quell’edificio la cui cima doveva giungere “fino al cielo”. Le ziqqurat scoperte non solo fra le rovine dell’antica Babilonia ma in tutta la Mesopotamia confermano la natura essenzialmente religiosa della torre originaria. Il libro Paths of Faith di John Alexander Hutchinson dice che i templi babilonesi “avevano per centro una ziqqurat, che era una struttura piramidale con un santuario in cima … Simile ad altri edifici religiosi come le piramidi d’Egitto, gli stupa indiani e le pagode del mondo buddista, la ziqqurat … fu probabilmente una remota antenata della chiesa col campanile”.
    La risoluta azione di Dio per abbattere quella costruzione templare è una chiara condanna della sua falsa origine religiosa.
    Benché Babilonia diventasse anche la capitale di un impero politico nel VII e VI secolo a.C., nel corso di tutta la sua storia si distinse specialmente come centro religioso, la cui influenza si estese in molte direzioni. Werner Keller, nel suo libro La Bibbia aveva ragione, riporta un’antica iscrizione cuneiforme che dice: “Esistono in complesso a Babilonia 53 templi dei grandi dèi, 55 cappelle di Marduk, 300 cappelle per le divinità della Terra, 600 per le divinità del Cielo, 180 altari per la dea Ishtar, 180 per gli dèi Nergal e Adad e 12 altri altari per i vari dèi”.
    Qual’erano le caratteristiche della religione babilonese? Vediamone alcune:
    Il principale dio di Babilonia era Marduk. Poiché si diceva che egli era il fondatore di Babilonia, molti studiosi pensano che Marduk sia Nimrod stesso deificato dopo la sua morte. I babilonesi credevano che l’universo fosse stato creato dopo una tremenda lotta fra Marduk e Tiamat, la dea del caos e che Marduk, con la violenza, produsse l’ordine dal caos. Ogni anno la sua impresa era commemorata all’arrivo delle piogge portatrici di vita. Durante questa festa, che ricorreva alla metà di marzo, il re, che rappresentava l’ordine, per alcuni giorni si ritirava e la popolazione ricreava letteralmente il caos bevendo, permettendo agli schiavi di insultare i padroni e commettendo atti immorali. I romani ripresero queste usanze per festeggiare l’inizio dell’anno nello stesso mese di marzo finché, nel 46 a.C., Giulio Cesare decretò che doveva iniziare il 1° gennaio. Quel giorno era già dedicato a Giano, dio dell’inizio di ogni cosa, e da allora sarebbe stato anche il primo giorno dell’anno romano. La data cambiò, ma l’atmosfera di baldoria rimase. Dice la Cyclopedia di McClintock e Strong che il 1° gennaio la gente “si dava a eccessi sfrenati e a vari tipi di superstizioni pagane”. Poi, “nel 487 d.C. il 1° gennaio, o Capodanno, divenne giorno festivo anche della chiesa cristiana” (The World Book Encyclopedia - 1982, Vol. 14, pg. 237).
    I babilonesi si impegnarono molto anche nello studio dell’astronomia cercando di scoprire il futuro nelle stelle. Furono essi che fecero per la prima volta le mappe dei gruppi di stelle che oggi portano il nome dei “dodici segni dello zodiaco”. Essi credevano che i pianeti avessero speciali poteri sulla vita degli uomini e diedero ai pianeti i nomi dei loro dei. Così, ad esempio, ad uno venne dato il nome di Ishtar, la loro dea dell’amore, che i romani chiamarono con il loro equivalente Venere. Un altro fu chiamato Marduk, che poi i romani cambiarono in Giove. Questa pratica, oggi definita “astrologia”, era prassi integrante della religione babilonica e ogni grande tempio in Babilonia aveva il suo osservatorio astronomico e gli “astrologi”, per lo più sacerdoti, vantavano grande sapienza, percezioni e poteri soprannaturali.
    Alcuni di questi “astrologi” (greco màgoi, reso di solito in italiano “magi” o “uomini sapienti”) portarono doni al bambino Gesù. Essi erano pertanto servitori di falsi dèi e, consapevolmente o inconsapevolmente, erano guidati da qualcosa che sembrava loro una “stella” in movimento. Poiché Dio condannava tassativamente l’astrologia e la magia (cfr. Deuteronomio 18:9-11) è molto improbabile che quei “magi” fossero guidati da Lui. Quella “stella”, infatti, portò i “magi” dapprima da Erode per avvertirlo che era nato il “re dei giudei”, ed Erode, a sua volta, cercò di far uccidere Gesù. Quel piano però non riuscì poiché Dio intervenne dimostrandosi superiore agli dèi demonici degli astrologi, i quali perciò, dopo essere stati “avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese” (Matteo 2:2-12). In tal modo Dio sventò il nuovo tentativo di Satana di eliminare il “seme promesso”. Non fu di certo quella una “buona stella”! La conseguenza di quella visita fu, infatti, che Giuseppe, Maria e Gesù dovettero fuggire in Egitto e tutti i bambini maschi di Betleem “dall’età di due anni in giù” vennero assassinati. Da chi, dunque, ebbe origine quella “stella” che oggi viene mostrata in tutti i presepi? Non ci vuole molto a capirlo …..
    Nel tempo gli dèi di Babilonia cominciarono a moltiplicarsi. Il pantheon si arricchì di diverse triadi di dèi. Una di queste era formata da Anu (dio del cielo), da Enlil (dio della terra, dell’aria e dell’uragano) e da Ea (dio delle acque). Un’altra triade era quella formata dal dio-luna Sin, dal dio-sole Shamash e dalla dea della fertilità Ishtar, amante o consorte di Tammuz. E’, dunque, a Babilonia che nacque il concetto di trinità, poi ripreso e sviluppato filosoficamente da Platone e infine adottato, a partire dal III secolo d.C., dal cristianesimo apostata. Si legge, infatti, nel Nouveau Dictionnaire Universel di Maurice Lachâtre “La trinità platonica, di per sé solo una ristrutturazione di trinità precedenti che risalivano a popoli più antichi, sembra essere la razionale e filosofica trinità di attributi che diede origine alle tre ipostasi o persone divine che le chiese cristiane hanno insegnato … Questa concezione della trinità divina che il filosofo greco aveva  … si può rintracciare in tutte le antiche religioni [pagane]”.
    Tammuz era il dio della vegetazione. Egli era rappresentato con la prima lettera del suo nome, l’antica Tau, che era una croce. Il “segno della croce” era il simbolo religioso di Tammuz. Nel suo dizionario teologico (An Expository Dictionary of New Testament Words) William Edwy Vine afferma, quindi, che la “forma ecclesiastica di una croce a due bracci … ebbe origine nell’antica Caldea, ed era usata come simbolo del dio Tammuz (essendo a forma del mistico Tau, iniziale del suo nome) in quel paese e nei paesi limitrofi, incluso l’Egitto … Verso la metà del III secolo d.C. le chiese si erano ormai dipartite da certe dottrine della fede cristiana o le avevano travisate. Per accrescere il prestigio dei sistemi ecclesiastici apostati, i pagani erano ricevuti nelle chiese indipendentemente dalla rigenerazione per mezzo della fede ed era largamente permesso loro di ritenere i loro segni e simboli pagani. Perciò il Tau o T, nella sua forma più frequente, con il pezzo in croce abbassato, fu adottato come simbolo della croce di Cristo”.
    Le città dell’antica Babilonia avevano tutte le proprie divinità tutelari, una specie di “santi patroni”. A Ur c’era Sin; a Eridu, Ea; a Nippur, Enlil; a Cuta, Nergal; a Borsippa, Nebo e a Babilonia, Marduk (o Merodac). Di queste divinità erano fatte immagini davanti alle quali le persone si inginocchiavano e pregavano. Le statue venivano coperte di vesti costose, ornate di collane, braccialetti e anelli. Nei giorni di festa queste immagini erano portate in processione per le vie delle città. Una particolare devozione era riservata a Ishtar, la dea dell’amore e della fertilità. Ella era rappresentata nell’iconografia “come una madre che allatta il suo neonato”. Dice ancora una enciclopedia che “i suoi fedeli la chiamavano con i nomi più dolci: essa non è solo dea e signora ma anche madre misericordiosa, uditrice di preghiere, colei che intercede … colei che ha dato la vita all’universo e all’umanità” (Las Grandes Religiones Ilustradas: Asirio-Babilónica, Volume 20, Mateu-Rizzoli, pg. 53). Ecco perché il profeta scrisse di Babilonia: “è un paese di immagini scolpite e vanno pazzi per i loro idoli” (Geremia 50:38).
    Babilonia era uno stato politico-religioso. Il suo sacerdozio era potentissimo e profondamente immischiato negli affari politici ed economici nazionali, ricco, opulento e avido. “Appena potevano i sacerdoti babilonesi convertivano in denaro tutti i sacrifici animali e tutte le decime religiose che il popolo presentava ogni giorno sugli altari, specialmente le cose che si deterioravano presto. Proprio come nella città natale di Abraamo in Ur dei Caldei, le autorità templari avevano i loro necessari depositi e dirigevano i loro propri negozi. Esse ritenevano bene investire le loro entrate religiose e a tale scopo avevano dunque le loro proprie banche” (The Bible as History, di Werner Keller). Vi fa venire in mente qualcosa tutto questo? Avete mai sentito parlare dello IOR (Istituto per le Opere Religiose) o del Banco Ambrosiano? Ecco perché nella visione di Giovanni dell’antitipica Babilonia è anche detto: “i mercanti della terra si sono arricchiti del suo lusso sfrenato” (Apocalisse 18:3).
    Tra le principali credenze della religione babilonese c’era quello dell’immortalità dell’anima. Nel libro The Religion of Babylonia and Assyria Morris Jastrow jr scrive: “Né il popolo né i capi religiosi [babilonesi] ammisero mai la possibilità dell’annientamento totale di ciò che era stato chiamato all’esistenza. La morte era un passaggio a un altro genere di vita”. Sì, i babilonesi credevano che qualche tipo di vita, in qualche forma, continuasse dopo la morte. Lo indicavano seppellendo insieme ai morti oggetti che avrebbero usato nell’aldilà. Vi fa sorridere questa usanza? Ebbene tutt’oggi molti usano mettere nelle bare dove rinchiudono i loro cari morti foto o oggetti legati in qualche modo alla persona deceduta. Il motivo è sempre lo stesso: credere che la vita continua dopo la morte.
    A questa credenza era ed è, naturalmente, legata quella del luogo di tormento eterno delle anime dei malvagi, il cosiddetto “inferno”. Sempre il libro sopra citato dice che presso i babilonesi gli “inferi … sono descritti come un luogo pieno di orrori, governato da dèi e demoni molto potenti e truci” (ibid.). Ma questo è un concetto che ha il solo scopo di disonorare Dio e di presentarlo sotto una cattiva luce ed è stato ideato dal principale calunniatore di Dio, il Diavolo, il cui nome significa “Calunniatore”, colui che Gesù Cristo definì “il padre della menzogna” (cfr. Giovanni 8:44).
    Si potrebbero illustrare ancora numerosi esempi della religione babilonese, ma credo che questi siano già sufficienti per capire perché è così spesso menzionata nelle Sacre Scritture e cosa rappresenta la simbolica Babilonia di Apocalisse.
    Quando Dio confuse la lingua a Babele, costringendo i suoi abitanti a spargersi per tutta la terra abitata, questi portarono con se ciascuno il proprio bagaglio di false dottrine e false pratiche religiose. E’ per questo motivo che noi ritroviamo in ogni parte della terra comune a molte religioni, incluse le chiese del falso cristianesimo, insegnamenti come quello della Trinità, dell’immortalità dell’anima e della vita dopo la morte, l’uso di immagini nell’adorazione, la venerazione di creature dichiarate “sante” e il loro “patronato” sulle città, paesi, villaggi, gruppi, confraternite, ecc., l’osservare certe festività (esempio il Capodanno), le processioni e usanze varie legati a questi culti nonché una “classe” sacerdotale distinta dal resto della popolazione, ricca, grassa, opulenta, immischiata con la politica e con le corrotte pratiche commerciali della Terra e una condizione sociale e morale di infimo livello!
    E’ chiaro, dunque, chi è la Babilonia dell’Apocalisse?
    No, non è l’antica Roma, come erroneamente sostiene la Chiesa Cattolica nella sua “cecità” spirituale (cfr. Matteo 23:16-22), poiché essa era un’entità politica, mentre l’apostolo Giovanni scrisse che con lei (Babilonia) “si sono prostituiti i re della terra”, e che “che regna su tutti i re della terra”, impero romano incluso (Apocalisse 17:2,18).
    Essa simboleggia l’intero sistema religioso mondiale, incluso il falso cristianesimo, le cui dottrine e le cui pratiche trovano fondamento nella falsa religione sorta a Babele, o Babilonia, dopo il Diluvio in antitesi alla giusta adorazione di Dio.
     
    Questo sistema religioso è totalmente lontano dalla semplicità, dalla genuinità e dalla verità del messaggio biblico e cristiano. Come lo descrive l’apostolo esso è pomposo, sfarzoso, ricco, sicuro del potere che deriva dall’esercitare influenza su gran parte del genere umano e dai suoi numerosi intrallazzi politico-economici. Perciò è descritta “vestita di porpora e di scarlatto … tutta adorna d'oro, di pietre preziose e di perle” mentre dice di se “sono regina, non sono vedova e non vedrò mai lutto” (Apocalisse 17:4,8).
     
             
     
    Nel corso dei secoli la fastosa ricchezza delle religioni che professano il cristianesimo ha turbato molta gente. Papi, vescovi e altri dignitari ecclesiastici sono vissuti nello splendore “tosando” i loro greggi, nei quali molti sono vissuti in povertà. Ancor oggi, mentre molti soccombono alle difficili condizioni economiche che attanagliano l’intera terra, essi continuano a ostentare la loro grassa opulenza e la loro vergognosa ricchezza.
    Il defunto arcivescovo Mariano Gaviola, che fu segretario generale della Conferenza Episcopale Filippina, disse una volta: “Quando i vescovi condannano gli illeciti e la corruzione del governo o il cattivo uso della ricchezza, alcuni si domandano da che pulpito viene la predica”.
    Il Priore dei frati agostiniani di Eindhoven padre Robert Adolfs, all’indomani del Concilio Vaticano II affermò “che il Papa, come pure i cardinali e i vescovi, dovrebbero smetterla di indossare abiti elaborati, corone e altri capi di vestiario ‘tipici di una corte reale’ anziché di un servo che lava i piedi ai suoi fratelli”.
    Dei predicatori evangelici televisivi, che viaggiano su jet privati e su Rolls Royce e abitano in appartamenti di lusso con rubinetterie in oro, Marshall Frady, corrispondente della rete televisiva ABC ha detto: “tutto il cerimoniale che accompagna la moderna predicazione televisiva sembra, a dir poco, molto lontano dall’originale semplicità di quel giovane e zelante mistico galileo che non aveva beni o consiglio di amministrazione, e che duemila anni fa camminava faticosamente in un polveroso angolo della terra, parlando”.
    Come si può pensare che quell’umile e semplice uomo, Cristo Gesù, che disse “Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo” e raccomandò ai suoi discepoli: “Mentre andate, predicate, dicendo: ‘Il regno dei cieli si è avvicinato … Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non vi procurate oro né argento né rame per le borse delle vostre cinture, né bisaccia da cibo per il viaggio, né due vesti, né sandali né bastone; poiché l’operaio merita il suo cibo” (Luca 9:58; Matteo 10:7-10), si faccia rappresentare da questi uomini che “fanno tutte le loro opere per essere ammirati dagli uomini; allargano le loro filatterie, e allungano le frange dei loro vestiti. Amano i posti d'onore nei conviti e i primi posti nelle sinagoghe, e anche i saluti nelle piazze, e di sentirsi chiamare dagli uomini rabbi”? (cfr. Matteo 23:4-12).
     
    Questo falso sistema religioso mondiale viene paragonato ad una donna, una “prostituta” o “meretrice” (Apocalisse 17:1). Perché una comparazione così infamante?
    La ragione è che “Con lei si sono prostituiti i re della terra e gli abitanti della terra si sono inebriati del vino della sua prostituzione” (Apocalisse 17:2). In che modo?
    Essa ha sempre mercanteggiato la sua influenza e si è intromessa nelle sfere del potere appoggiando i governi politici della terra (infatti nella visione cavalca la terza bestia, quella di colore scarlatto, che è l’immagine della prima bestia, la bestia del mare con sette teste e dieci corna che simboleggia l’intera organizzazione politica della Terra - Apocalisse 17:3, cfr. il post precedente) ricevendone in cambio potere e ricchezze (cfr. anche Giacomo 4:4).
     
     
    Contro di lei c’è, poi, l’accusa che “in essa è stato trovato il sangue dei profeti e dei santi e di tutti coloro che sono stati uccisi sulla terra” (Apocalisse 18:24).
    Immischiandosi nella politica, questa “grande meretrice” ha recato indicibili sofferenze e lutti al genere umano. Prendiamo, ad esempio, i retroscena dell’ascesa al potere di Hitler in Germania, retroscena che alcuni oggi vorrebbero cancellare dai libri di storia. Il 20 luglio 1933 il cardinale Pacelli (il futuro papa Pio XII) firmò a Roma un concordato fra il Vaticano e la Germania nazista. Tibor Koeves, nel suo libro Satan in Top Hat (Satana col cappello a cilindro), scrive: “Il Concordato fu una grande vittoria per Hitler. Gli diede il primo sostegno morale che avesse ricevuto dal mondo esterno, e questo dalla fonte più autorevole”. L’appoggio del Vaticano divenne un elemento importante nell’offensiva di Hitler per il dominio del mondo.
    Sebbene un esiguo numero di sacerdoti e suore protestasse contro le atrocità commesse da Hitler - e ne pagasse individualmente le conseguenze - sia il Vaticano che la Chiesa Cattolica e il suo esercito di ecclesiastici appoggiarono attivamente o tacitamente la tirannide nazista, da essi considerata un baluardo contro il dilagare del comunismo mondiale. Tranquillamente chiuso in Vaticano, papa Pio XII lasciò che l’Olocausto degli ebrei e le crudeli persecuzioni contro altri proseguissero senza critiche.
    Questo destreggiarsi della diplomazia cattolica illustra il tipo di meretricio praticato dalla religione nel corteggiare lo Stato politico per acquistare potere e vantaggi. Negli scorsi 4.000 anni (e tutt’oggi, se guardiamo a quello che sta accadendo in Medio Oriente) questi rapporti fra religione e politica sono stati e sono causa di guerre, persecuzioni e sventure su vasta scala.

    Infine di lei è detto “che siede sopra molte acque” (Apocalisse 17:1). Cosa significa?

    L’antica città di Babilonia sorgeva su molte acque: il fiume Eufrate e numerosi canali. Quelle acque erano per lei una protezione, come pure una fonte di ricchezza commerciale. Allo stesso modo anche il suo antitipo, la Babilonia apocalittica, cioè tutta la falsa religione del mondo, fa affidamento su “molte acque” perché la proteggano e la facciano arricchire. Queste acque simboliche sono “popoli e folle e nazioni e lingue” (cfr. Apocalisse 17:15), cioè tutte le migliaia di milioni di esseri umani sui quali ha dominato e da cui ha tratto sostegno materiale.

    La storia però dice che improvvisamente, in una sola notte gli eserciti dei Medi e dei Persiani, prosciugarono le acque che proteggevano l’antica città di Babilonia deviando il corso del fiume Eufrate e conquistarono la città entrando per le sue porte sulla riva del fiume lasciate inspiegabilmente aperte, distruggendola col fuoco. Forse anche quell’antica Babilonia si sentiva sicura e pensava “sono regina, non sono vedova e non vedrò mai lutto”. In maniera sorprendente quell’avvenimento, in tutti i suoi particolari, era stato preannunciato circa 200 anni prima da Dio mediante un suo profeta (cfr. Isaia 44:27: 45:1).

    Quello fu anche un quadro profetico della fine che farà Babilonia la Grande, quella vista dall’apostolo Giovanni nella visione apocalittica, poiché anche le simboliche “acque” su cui poggia e confida la falsa religione mondiale, che sono i popoli che la sostengono, all’improvviso, “in un'ora sola” (Apocalisse 18:10), si “prosciugheranno” sull’incalzare degli avvenimenti mondiali che porteranno l’intero genere umano ad una crisi esistenziale irreversibile, di cui già vediamo i segni, cioè le toglieranno il loro appoggio e non solo, ma “la spoglieranno e la lasceranno nuda, ne mangeranno le carni e la bruceranno col fuoco” (Apocalisse 17:16,17).

    Perché e come avverrà tutto questo e quale saranno gli avvenimenti che si susseguiranno portando al culmine il “Giorno del Signore” lo vedremo nel prossimo post.

    December 25

    APOCALISSE: UN MISTERO IMPENETRABILE O RIVELAZIONE DIVINA? - III parte

     
     
    LA SOVRANITA’ DI DIO O QUELLA DEGLI UOMINI. DA CHE PARTE STIAMO?
     
     
    Padre nostro che sei nei cieli,
    sia santificato il tuo nome.
    Venga il tuo regno.
    Sia fatta la tua volontà in terra come in cielo
    Matteo 6:9,10
     
    Con queste parole inizia la preghiera modello più famosa della storia dell’uomo, quella insegnata da Cristo Gesù ai suoi discepoli quando pronunciò l’altrettanto noto “Sermone del monte”.
    Circa un quarto del genere umano la recita regolarmente e la stragrande maggioranza di esso la ripete a cantilena non soffermandosi neppure a pensare sul reale significato di queste parole (cfr. Matteo 6:5-8).
    Ad esempio, quanti di quelli che recitano il “padrenostro” sanno che cos’è il “regno” per la cui venuta pregano, o quando e come esso “verrà” e che cosa accadrà sulla Terra quando si farà la sua volontà”?
     
    La parola “regno” usata in questa preghiera traduce il termine greco “basilèia” che ha, sostanzialmente, il significato di “una regione o paese governato da un re; potere, autorità, dominio regale” (The Analytical Greek Lexicon).
    In altre parole è il controllo esercitato da un governante su un determinato territorio e su tutto ciò che su di esso si trova, dallo spazio aereo, al sottosuolo e alle acque territoriali, nonché sulla popolazione che lo abita. Questo controllo viene esercitato con il potere di emanare le leggi.
    L’esercizio di questo potere viene anche definito “sovranità”, infatti un re è chiamato anche “sovrano”.
    Come dimostra la storia umana documentata, cioè la storia dell’uomo da 6.000 anni a questa parte (prima non abbiamo storia documentata, a dispetto dei sostenitori della teoria dell’evoluzione che fanno risalire l’inizio dell’homo sapiens, cioè dell’uomo in grado di lasciare testimonianze scritte e tangibili di se, a centinaia di migliaia di anni fa), il potere sulla Terra per secoli è stato esercitato per lo più attraverso l’autorità di singole persone, re o imperatori, ottenuta per diritto dinastico o con la forza, o di persone da queste delegate.
    Nei tempi moderni, e in particolare dalla rivoluzione francese in poi, si è sviluppato il concetto di “democrazia” e la nascita dello “Stato sovrano” in cui il popolo intero abitante in una determinata regione della Terra è il titolare del potere politico supremo su quel territorio e lo esercita nelle forme e nei modi in cui esso stesso decide.
    Ad esempio, nel nostro Paese il popolo esercita la sovranità attraverso un sistema di democrazia indiretta delegando (ahimè!...) l’esercizio del potere ad un Parlamento formato da rappresentanti eletti dal popolo stesso (ma non da questi scelti o nominati!... sigh!...). Il Parlamento esercita il potere emanando leggi che tutti sono tenuti ad osservare.
    Come risultato di tutta questa attività la Terra è stata suddivisa in una miriade di Regni, Imperi o Stati sovrani, ciascuno con i propri ordinamenti politici, giuridici, economici, che si sono trovati spesso in contrasto tra di loro causando guerre, conflitti e disastri di ogni genere.
    Come scrisse un ispirato e saggio governante dell’antichità, veramente “l'uomo domina sull'altro uomo, a proprio danno
    (Ecclesiaste 8:9).
     
    Ma all’inizio della storia dell’uomo non era così!
    La Terra aveva un solo Sovrano e questo era, giustamente, il suo Creatore e Fattore (cfr. Geremia 10:12). Egli esercitava il suo “diritto a governare” sulla sua creazione stabilendo delle leggi che tutte le sue creature erano tenute ad osservare.
    Queste leggi erano in parte fisiche, alle quali era impossibile derogare perché fondamentali per sostenere la vita, e in parte etiche, che richiedevano la comprensione e la collaborazione alla loro attuazione da parte della principale creazione di Dio, l’uomo, che era stato creato “a sua immagine e somiglianza”, cioè con delle caratteristiche intellettive e morali simili a quelle del suo Creatore.
    Ad esempio, Dio ha stabilito la “legge di gravità” per regolare il moto dei pianeti, inclusa la Terra, nell’universo. Questa legge regola anche la vita stessa sulla Terra, mantenendola in orbita intorno al Sole e facendo esistere il giorno e la notte e le stagioni; anche l’atmosfera terrestre è tenuta al suo posto dalla gravità, mentre l’attrazione gravitazionale della Luna e quella del Sole generano regolarmente le maree che contribuiscono a mantenere in circolazione le acque dei mari. E l’uomo non può sfidare impunemente questa legge salendo su un’altura e gettandosi giù, perderebbe immediatamente la sua vita.
    Le leggi etiche che Dio ha stabilito hanno la stessa funzione: sostenere la vita e renderla piacevole. La violazione di tali leggi non sempre porta a conseguenze immediate (cfr. Isaia 26:10), tuttavia produce uguali disastri alla razza umana.
    Ad esempio, se l’uomo avesse sempre rispettato il comando di “non uccidere” (cfr. Esodo 20:13), tanti lutti e dolori provocati dalle sue guerre si sarebbero evitati.
    Che tipo di Sovrano è Dio?
    La sua creazione lo dimostra. Vedo spesso pubblicate su questi nostri blog splendide fotografie della Terra: albe e tramonti meravigliosi, paesaggi di una bellezza straordinaria, fiumi, laghi e spiagge da incanto, piante, fiori e frutti in una miriade di colori, profumi, sapori che stimolano tutti i sensi e rallegrano la nostra vita. La sussistenza, l’armonia e il fascino di tutte queste opere sono garantite dalle leggi fisiche stabilite da Dio. Laddove l’uomo non è arrivato con la sua opera distruttiva possiamo ancora osservare lo splendido risultato dell’attività del Supremo Legislatore dell’universo che ha progettato e regolato nei minimi particolari un’opera meravigliosa. Comprendiamo perché un altro governante dell’antichità affermò: “Quanto son numerose le tue opere, Signore! Tu le hai fatte tutte con sapienza; la terra è piena delle tue ricchezze” (Salmo 104:24,VR,Di – 103:24,CEI).
    Tutto questo dovrebbe spingere ciascuno di noi, sue creature, ad avere piena fiducia in Lui, a riconoscere umilmente la nostra posizione di subordinazione rispetto alla sua sapienza e alla sua magnificenza e, soprattutto, a riconoscere che la nostra vita e la nostra felicità dipendono da tutto ciò che di buono Egli dispone a nostro favore.
    Avrebbero dovuto comprendere tutto questo i nostri progenitori, Adamo ed Eva.
    Erano stati creati per un sistema perfetto. Non mancava loro nulla e dovevano vivere per sempre. Avevano anche la libertà di scegliere, comunemente chiamata “libero arbitrio”, fondata sulla facoltà di ragionare e non sull’istinto, come nel caso degli animali, che non era, perciò, una libertà assoluta, cioè la libertà di fare qualsiasi cosa passasse loro nella mente, come alcuni erroneamente credono, ma una libertà relativa, rapportata alle loro capacità, alle loro possibilità e allo scopo per cui erano stati creati. L’apostolo Pietro illustrò molto bene questo concetto dicendo: “Siete liberi, ma non vi servite della vostra libertà come di un paravento per il male” (1 Pietro 2:16,NVB). Ma essi non vollero riconoscere il loro stato e i loro limiti. Pretesero di divenire “come Dio, conoscendo il bene e il male” (Genesi 3:5). Pensarono, cioè, di stabilire da soli ciò che era bene o male, ciò che era giusto o non giusto fare, per se e per il resto della creazione. Pensarono di poter fare a meno della guida del loro Creatore. Vollero stabilire la loro sovranità sulla Terra anziché rispettare quella di chi ne aveva tutto il diritto, il Creatore stesso della Terra.
    E “peccarono”, cioè “fallirono il bersaglio” (questo è il significato etimologico della parola ebraica), perché, come riconobbe un ispirato profeta, “l'uomo non è padrone della sua via, non è in potere di chi cammina il dirigere i suoi passi” (Geremia 10:23).
    Per il bene eterno di tutte le sue creature, affinché si rendessero pienamente conto che non avevano la capacità di autodeterminarsi, e per risolvere la questione morale sorta dal dubbio sulla bontà e sulla giustezza del suo modo di governare (l’ispiratore di quella ribellione aveva insinuato questo dubbio dicendo: “Non morirete affatto!  Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male” – Genesi 3:4,5), allora Dio concesse alla razza umana un certo periodo di tempo per provare il proprio governo.
    Ma, nello stesso tempo, Egli ha continuato a fornire un modello del suo governo della Terra mediante uomini disposti ad osservare le sue leggi in modo che si potesse vedere la differenza e scegliere da quale parte schierarsi.
    L’antico regno di Israele costituì per circa 1.500 anni quel modello. Gli Israeliti, infatti, avevano la Legge di Dio, data tramite Mosè, che regolava la vita dell’intera nazione e i loro rapporti con gli altri popoli. Quando questi vennero meno e cessarono di osservare quella Legge, furono sostituiti dalla comunità cristiana, fondata dall’ “ultimo Adamo”, o dal più grande Mosé, cioè da Cristo Gesù (cfr. 1Corinzi 15:45: Atti 3:22), che nacque sulla Terra come uomo perfetto, come lo era stato all’inizio Adamo, ma a differenza di lui, e degli Israeliti del suo tempo, si sottomise alla sovranità di Dio fino all’estremo sacrificio della propria vita (cfr. Luca 22:42; Giovanni 5:30; 6:15; 18:36).
    In tal modo Gesù risolse la questione morale rivendicando il diritto di Dio a governare sulla sua creazione. E lasciò un modello che fu pienamente recepito dai suoi veri discepoli, che in una occasione dissero apertamente: “Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini” (Atti 5:29).
    Perciò dalla ribellione della prima coppia umana ai nostri giorni la storia dell’uomo è stata caratterizzata da questo principale conflitto: la sovranità di Dio o quella degli uomini, da quale parte stare?
    La stragrande maggioranza del genere umano ha scelto di stare sotto il dominio degli uomini, esercitato in vari modi: monarchia, totalitarismo, democrazia, e altre forme. Solo una minoranza, in ogni tempo, ha scelto di sottomettersi alla sovranità di Dio, rispettando le sue leggi (cfr. Matteo 7:13,14).
    Ma questo conflitto sta per giungere al suo culmine, per essere risolto una volta per sempre.
    Questo culmine è mostrato nelle visioni del libro di Apocalisse.
    Al capitolo 12 di questo libro leggiamo:
    Nel cielo apparve anche un altro segno: un gran dragone rosso che aveva sette teste e dieci corna, e sulle sue teste vi erano sette diademi. La sua coda trascinava dietro a sé la terza parte delle stelle del cielo e le gettò sulla terra … E vi fu guerra in cielo: Michele e i suoi angeli combatterono contro il dragone; anche il dragone e i suoi angeli combatterono, ma non vinsero e per loro non fu più trovato posto nel cielo. Così il gran dragone, il serpente antico, che è chiamato diavolo e Satana, che seduce tutto il mondo, fu gettato sulla terra; con lui furono gettati anche i suoi angeli. Allora udii una grande voce nel cielo che diceva: «Ora è giunta la salvezza, la potenza e il regno del nostro Dio e la potestà del suo Cristo, poiché è stato gettato giù l'accusatore dei nostri fratelli, colui che li accusava davanti al nostro Dio giorno e notte. Ma essi l'hanno vinto per mezzo del sangue dell'Agnello e per mezzo della parola della loro testimonianza; e non hanno amato la loro vita, tanto da esporla alla morte. Perciò rallegratevi, o cieli, e voi che abitate in essi. Ma guai a voi, abitanti della terra e del mare, perché il diavolo è sceso a voi con grande ira, sapendo di aver poco tempo»” (vv. 1-12).
     
    La sfida alla sovranità di Dio, lanciata nel reame spirituale prima ancora che sulla Terra da un angelo ribelle, chiamato Satana (che significa “oppositore”) e Diavolo (che significa “calunniatore”), che trascinò nella sua ribellione anche un certo numero di altri angeli, come lui presi al laccio dall’ambizione di rendersi indipendenti dal loro Creatore, viene risolta da Cristo Gesù (l’arcangelo “Michele” - cfr. Daniele 12:1; 1Tessalonicesi 4:16) quando riceve pieni poteri quale Re delegato da Dio per restaurare il suo proposito originale per la Terra e per la razza umana (cfr. Daniele 7:13,14,27; Luca 1:31-33). Come primo atto della sua presa di potere, all’inizio del “Giorno del Signore“ (cfr. Apocalisse 1:10), Gesù fa “guerra” al Diavolo e ai suoi demòni scacciandoli dal cielo e costringendoli a limitare la loro dannosa attività solo alla sfera terrestre. Perciò c’è esultanza nel reame spirituale, tra le creature angeliche fedeli che hanno continuato a sottomettersi alla sovranità di Dio, perché il loro mondo viene liberato dalla cattiva influenza di queste malvagie creature. Mentre comincia per la Terra un periodo pieno di guai causati dal Diavolo, dai suoi demoni e dai loro rappresentanti terrestri (cfr. Giovanni 8:44) sempre decisi ad intralciare l’istituzione del Regno, o dominio di Dio, anche sulla Terra. Nel precedente post ho illustrato quali sono questi guai.
    Come il Diavolo svia il genere umano impedendogli di riconoscere il diritto di Dio di governare le sue creature e di sottomettersi alla Sua sovranità?
    Per mezzo di tre “bestie selvagge”. Sono quelle descritte nell’8a visione descritta da Giovanni in Apocalisse, ai capitoli 13 e 17:
    E vidi salire dal mare una bestia che aveva dieci corna e sette teste, e sulle corna dieci diademi e sulle teste nomi di bestemmia. E la bestia che io vidi era simile a un leopardo, i suoi piedi erano come quelli dell'orso e la sua bocca come quella del leone; e il dragone le diede la sua potenza, il suo trono e grande autorità. E vidi una delle sue teste come ferita a morte; ma la sua piaga mortale fu sanata, e tutta la terra si meravigliò dietro alla bestia. E adorarono il dragone che aveva dato l'autorità alla bestia e adorarono la bestia dicendo: «Chi è simile alla bestia, e chi può combattere con lei?» ...... Poi vidi un'altra bestia, che saliva dalla terra, ed aveva due corna simili a quelle di un agnello, ma parlava come un dragone. Essa esercitava tutta l'autorità della prima bestia davanti a lei, e faceva sì che la terra e i suoi abitanti adorassero la prima bestia, la cui piaga mortale era stata guarita. E faceva grandi prodigi, facendo persino scendere fuoco dal cielo sulla terra in presenza degli uomini, e seduceva gli abitanti della terra per mezzo dei prodigi che le era dato di fare davanti alla bestia, dicendo agli abitanti della terra di fare un'immagine alla bestia, che aveva ricevuto la ferita della spada ed era tornata in vita. E le fu concesso di dare uno spirito all'immagine della bestia, affinché l'immagine della bestia parlasse, e di far sì che tutti coloro che non adoravano l'immagine della bestia fossero uccisi” (13:1-4; 11-15).
    Quindi egli mi trasportò in spirito in un deserto, e vidi una donna che sedeva sopra una bestia di colore scarlatto, piena di nomi di bestemmia e che aveva sette teste e dieci corna … La bestia che tu hai visto era e non è più e salirà dall'abisso e andrà in perdizione; e gli abitanti della terra, i cui nomi non sono scritti nel libro della vita fin dalla fondazione del mondo, si meraviglieranno vedendo la bestia che era, e non è, quantunque essa sia. Qui sta la mente che ha sapienza: le sette teste sono sette monti, sui quali la donna siede, e sono anche sette re; cinque sono caduti, uno è, l'altro non è ancora venuto; e, quando verrà, dovrà durare poco. E la bestia che era e non è più, è anch'essa un ottavo re, viene dai sette e se ne va in perdizione” (17:3,8-11).
     
    Cosa rappresentano queste tre bestie?
    Alcuni commentatori biblici non ritengono che le bestie del libro di Apocalisse abbiano un significato profetico. Le mettono in relazione piuttosto con eventi accaduti mentre l’apostolo Giovanni era ancora in vita.
    Per esempio, The Catholic Encyclopedia, prendendo in esame le tre bestie summenzionate, dice: “Gli scrittori apocalittici erano soliti … dare alle proprie visioni la forma di profezie e farle passare per opere scritte in precedenza”.
    Resta, però, il fatto che Giovanni dichiarò: “Mediante ispirazione mi trovai nel giorno del Signore” (Apocalisse 1:10). Per lui la visione si impernia non su storia passata, ma su un “giorno” o un tempo futuro in cui il Signore Gesù Cristo sarebbe “tornato” per iniziare a governare ed eseguire il giudizio di Dio contro gli oppositori del suo Regno (cfr. 2Tessalonicersi 1:6-10).
    In realtà, queste bestie rappresentano nemici di Dio che impediscono alla gente di rivolgersi al Regno di Dio quale unica disposizione in grado di soddisfare il desiderio dell’umanità di avere pace e sicurezza. Chi sono?
     
    La bestia del mare
    E vidi salire dal mare una bestia che aveva dieci corna e sette teste, e sulle corna dieci diademi e sulle teste nomi di bestemmia. E la bestia che io vidi era simile a un leopardo, i suoi piedi erano come quelli dell'orso e la sua bocca come quella del leone; e il dragone le diede la sua potenza, il suo trono e grande autorità. E vidi una delle sue teste come ferita a morte; ma la sua piaga mortale fu sanata, e tutta la terra si meravigliò dietro alla bestia. E adorarono il dragone che aveva dato l'autorità alla bestia e adorarono la bestia dicendo: «Chi è simile alla bestia, e chi può combattere con lei?»”
     
     
    Che cosa rappresenta questa bestia mostruosa? Sotto ispirazione, Giovanni ci fornisce un indizio importante, cioè che “le fu dato autorità sopra ogni tribù, lingua e nazione” (Apocalisse 13:7). Che cosa esercita autorità su ogni abitante della Terra? Solo una cosa: l’intero sistema politico mondiale, con tutte le sue diverse forme di governo, spesso anche in contrasto tra di loro. Per questo motivo è vista uscire “dal mare che, nella Parola di Dio, rappresenta l’insieme dei popoli sulla terra i quali, non avendo “la pace di Dio” sono in continua agitazione alla ricerca ciascuno della propria pace, della propria sicurezza, della propria “identità” e dei relativi interessi (cfr. Isaia 59:8; Michea 3:5; Apocalisse 17:15; Filippesi 4:6,7).
    Questo sistema riceve realmente autorità dal “dragone”, Satana il Diavolo? La Parola di Dio dice di sì.
    Lo stesso apostolo Giovanni, ad esempio, scrisse: “tutto il mondo giace sotto il potere del maligno”. Non c’è quindi da stupirsi se Satana, tentando Gesù nel deserto e mostrandogli tutti i regni della Terra, gli disse “ti darò tutto il potere di questi regni e la loro gloria, perché essa mi è stata data nelle mani e io la do a chi voglio (1Giovanni 5:19; Luca 4:5,6). Gesù stesso poi definì il Diavolo “il principe di questo mondo” (Giovanni 12:31).
    Perché è raffigurata con sette teste? Il successivo capitolo 17 di Apocalisse descrive la visione di una bestia che è la copia speculare di questa. Aveva anch’essa sette teste. Viene spiegato che le teste dell’immagine rappresentavano “sette re”, o potenze mondiali, dei quali “cinque sono caduti, uno è, l’altro non è ancora venuto” (vv. 9,10).
    Nella storia biblica prima del tempo di Giovanni erano sorte cinque potenze mondiali o nazioni dominanti la scena mondiale: Egitto, Assiria, Babilonia, Media-Persia e Grecia. Al tempo della visione (96 d.C.) queste “erano cadute”, cioè non esistevano più come potenze mondiali.
    La sesta era Roma che, in quel tempo, deteneva ancora il potere.
    Che cos’era la settima testa che doveva ancora venire? Dal momento che la visione era in relazione con il “giorno del Signore”, deve indicare la nazione che, durante quel tempo, avrebbe detenuto la posizione di potenza mondiale, come le altre. Quale elemento politico ha assunto, dopo Roma, questo ruolo? Fuor di ogni dubbio l’attuale duplice potenza Anglo-americana.
    Sorto nel 1763, alla fine della Guerra dei Sette Anni, l’Impero Britannico è divenuto poi il massimo impero della storia mondiale, arrivando a controllare un quarto della superficie della terra e un quarto dei popoli della terra, dominando i mari. La cooperazione degli Stati Uniti d’America, quando questi vennero costituiti dalle colonie britanniche ivi stabilite, ne ha accresciuto ulteriormente la forza.
    Questo è un ulteriore indizio, oltre le calamità che si susseguono nei nostri tempi, che ci aiuta a comprendere che stiamo proprio vivendo “nel giorno del Signore”.
    Ma, a motivo della grande influenza che ha sugli affari del mondo proprio durante “il giorno del Signore” o al tempo del “ritorno” di Cristo Gesù, la duplice potenza mondiale Anglo-americana viene rappresentata a parte, con la seconda bestia dell’Apocalisse. Vediamo come.
     
    La bestia della terra
    Poi vidi un'altra bestia, che saliva dalla terra, ed aveva due corna simili a quelle di un agnello, ma parlava come un dragone. Essa esercitava tutta l'autorità della prima bestia davanti a lei, e faceva sì che la terra e i suoi abitanti adorassero la prima bestia, la cui piaga mortale era stata guarita. E faceva grandi prodigi, facendo persino scendere fuoco dal cielo sulla terra in presenza degli uomini, e seduceva gli abitanti della terra per mezzo dei prodigi che le era dato di fare davanti alla bestia, dicendo agli abitanti della terra di fare un'immagine alla bestia, che aveva ricevuto la ferita della spada ed era tornata in vita. E le fu concesso di dare uno spirito all'immagine della bestia, affinché l'immagine della bestia parlasse, e di far sì che tutti coloro che non adoravano l'immagine della bestia fossero uccisi
     
     
    Proclamandosi cristiana e non intenzionata ad aggredire, questa potenza è come se assumesse l’aspetto di un “agnello”. Ma in realtà si comporta come un “dragone” colonizzando molte nazioni e sfruttando con avidità le risorse terrestri. Essendo le corna simbolo di governi (cfr. Daniele 7:24; Apocalisse 17:12), il fatto che questa bestia ne ha due dimostra, appunto, che è formata dall’alleanza di due entità politiche, cioè è una duplice potenza mondiale. Non è un caso, dunque, che Inghilterra e Stati Uniti d’America sono state sempre strette alleate in tutti gli eventi storici di questi ultimi tempi, a partire dalla 1a guerra mondiale, in modo particolare.
    Dopo un iniziale periodo di contrasto, infatti, queste due nazioni hanno poi contratto una forte e stabile alleanza, basata sui molti elementi che hanno in comune: parlano la stessa lingua, sono in gran parte nazioni di fede “protestante”, conservano le stesse tradizioni e hanno il medesimo modello di organizzazione democratica.
    Quando essa sorse, i popoli della zona in cui la precedente “bestia del mare” aveva dominato si erano piuttosto stabilizzati sotto forti governi definitamente costituiti. Si erano, infatti, formati i grandi imperi europei, l’Impero Francese, l’Impero Austriaco, l’Impero Olandese (Paesi Bassi), l’Impero Spagnolo e l’Impero Portoghese. Anche le 13 colonie britanniche nel Nuovo Mondo avevano ottenuto la loro indipendenza formando gli Stati Uniti d’America. La stessa Inghilterra si era stabilita come la preminente potenza commerciale e coloniale del mondo. Per questo motivo è detto che la seconda bestia “saliva dalla terra”, essendo la terra più stabile del mare.
    E’ poi scritto che questa bestia dice “agli abitanti della terra di fare un'immagine alla bestia [la prima bestia, quella del mare], che aveva ricevuto la ferita della spada ed era tornata in vita”.
    Quand’è che il sistema politico mondiale ricevette “la ferita della spada”?  La spada ci ricorda la guerra e fu, infatti, durante la 1a guerra mondiale del 1914-18 che il sistema politico mondiale sotto l’influenza di Satana ricevette un duro colpo che costò la vita ad oltre 9 milioni di suoi sostenitori armati più un incalcolabile numero di vittime civili. Fu per porre rimedio a questa grave “ferita” che subito dopo quella terribile guerra i capi della settima potenza politica mondiale della storia biblica, cioè il rappresentante del governo americano, il Presidente Theodore Woodrow Wilson, e quello dell’impero britannico, il Primo Ministro David Lloyd George, caldeggiarono la costituzione della Lega delle Nazioni, un’organizzazione politica internazionale che doveva rappresentare tutto il sistema politico della Terra nella costruzione della pace e della sicurezza nel mondo. In questo senso la seconda “bestia della terra”, la duplice potenza mondiale Anglo-americana, “seduceva gli abitanti della terra … dicendo agli abitanti della terra di fare un'immagine alla bestia”.
    La prima bestia selvaggia, la “bestia del mare”, aveva sette teste e dieci corna. La sua “immagine” avrebbe avuto quelle stesse caratteristiche, quantunque il suo corpo non avesse necessariamente lo stesso colore. In Apocalisse 17:3-17 ci è descritta “l’immagine della bestia selvaggia” in questo modo:
     
    La bestia di colore scarlatto
    Quindi egli mi trasportò in spirito in un deserto, e vidi una donna che sedeva sopra una bestia di colore scarlatto, piena di nomi di bestemmia e che aveva sette teste e dieci corna … La bestia che tu hai visto era e non è più e salirà dall'abisso e andrà in perdizione; e gli abitanti della terra, i cui nomi non sono scritti nel libro della vita fin dalla fondazione del mondo, si meraviglieranno vedendo la bestia che era, e non è, quantunque essa sia. Qui sta la mente che ha sapienza: le sette teste sono sette monti, sui quali la donna siede, e sono anche sette re; cinque sono caduti, uno è, l'altro non è ancora venuto; e, quando verrà, dovrà durare poco. E la bestia che era e non è più, è anch'essa un ottavo re, viene dai sette e se ne va in perdizione
     
                                
     
    Le immagini, in campo religioso, sono sempre state usate per compiere idolatria. Nel falso cristianesimo questa pratica è molto diffusa. Le chiese e i luoghi di culto sono piene di statue di cristi, di santi, di madonne ed altri oggetti davanti alle quali le persone, in palese violazione del 2° dei dieci comandamenti, si inginocchiano e pregano (cfr. Esodo 20:4,5; Romani 1:25).
    Così anche del potere politico mondiale è stata fatta un’immagine da idolatrare e il principale fautore di tale immagine è la seconda bestia, “la bestia della terra”, della visione apocalittica, cioè la duplice potenza mondiale Anglo-americana. Di lei infatti è detto che “faceva sì che la terra e i suoi abitanti adorassero la prima bestia [la “bestia del mare”, cioè l’intero sistema politico mondiale] “dicendo agli abitanti della terra di fare un'immagine alla bestia” (Apocalisse 13:12,14).
    Questa idolatra proposta viene fatta in un tempo cruciale della storia umana, nel “Giorno del Signore” o al tempo della invisibile seconda “venuta” di Cristo Gesù con pieni poteri di Re del Regno di Dio con l’intento di allontanare la mente delle persone da Dio e dal suo regno messianico. Questo è infatti lo scopo del suo ispiratore, “il gran dragone, il serpente antico, che è chiamato diavolo e Satana, che seduce [o “svia”] tutto il mondo” (Apocalisse 12:9).
    Per essere “l’immagine della bestia selvaggia”, questo idolo di fattura umana doveva essere anche un’organizzazione politica e avere un campo d’azione mondiale. La storia dimostra che la Lega delle Nazioni, successivamente divenuta Nazioni Unite, corrisponde in pieno all’ “immagine della bestia selvaggia”. Riguardo ad essa la visione data a Giovanni dice, infatti, che “la bestia che tu hai visto era e non è più e salirà dall'abisso e andrà in perdizione”. La Lega delle Nazioni, dopo la sua costituzione ufficiale avvenuta nel 1919, cercò di comportarsi come una potenza mondiale sulla scena del mondo [perciò è detto che “è anch'essa un ottavo re, viene dai sette e se ne va in perdizione”]. Ma non riuscì a impedire che nel 1939 scoppiasse la seconda guerra mondiale. Quindi, per così dire, scomparve “nell’abisso”. Dopo la fine della 2a Guerra Mondiale di nuovo la settima potenza mondiale Anglo-americana si impegnò a fondo per ravvivare quell’organizzazione internazionale che, il 24 ottobre 1945, “salì dall’abisso” con il nuovo nome dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. Questa è la bestia di colore scarlatto vista da Giovanni e descritta in Apocalisse. Attualmente 192 nazioni sono affiliate a questa organizzazione che, nelle loro speranze, deve perpetuare il sistema di dominio politico umano che esiste ora e garantire la pace e la sicurezza mondiale.
    Le chiese del falso cristianesimo hanno dato il loro pieno appoggio a questa bestiale organizzazione di ispirazione satanica contribuendo a sviare le persone dal vero proposito di Dio!
    Quando fu costituita la Lega delle Nazioni, il Consiglio Federale delle Chiese di Cristo in America (organizzazione protestante) dichiarò “Tale Lega non è un semplice espediente politico; è piuttosto l’espressione politica del Regno di Dio sulla Terra … La Chiesa può dare uno spirito di buona volontà, senza il quale nessuna Lega delle Nazioni può durare … La Lega delle Nazioni è radicata nel Vangelo. Come il Vangelo, il suo obiettivo è ‘pace in terra, buona volontà verso gli uomini’”.
    I papi della Chiesa Cattolica romana hanno anch’essi ripetutamente fatto visita alla sua sede mondiale, nella città di New York, dichiarandole il proprio sostegno.
    Così il falso cristianesimo ha istigato anche questo aspetto della pratica idolatrica oltre l’uso di immagini nell’adorazione.
     
    Per riassumere, il messaggio della visione delle bestie descritte nell’Apocalisse è questo: Satana il Diavolo ha fomentato fin dall’inizio della storia umana la ribellione contro la Sovranità di Dio. Egli è riuscito a trascinarsi dietro una parte di angeli e ha ingannato la stragrande maggioranza dell’umanità facendo credere agli uomini che potevano governarsi da soli, senza la guida del loro Creatore. A questo scopo si è servito delle organizzazioni politiche istituite dagli uomini, di ogni genere, che siano bianche, rosse o nere; che siano di destra, di centro o di sinistra; che siano conservatrici o progressiste, senza esclusione alcuna!
    Le religioni organizzate della Terra, incluso il cristianesimo apostata, sorte anch’esse su disegno di Satana il Diavolo per completare il suo inganno (cfr: Matteo 13:24-30; 36-42), hanno contribuito ampiamente a questo imbroglio sostenendo ogni sorta di governo politico e incoraggiando le persone a schierarsi sotto la loro autorità anziché dalla parte della Sovranità di Dio.
    Come risultato ogni sforzo per portare pace e sicurezza da parte degli elementi politici e tutti gli appelli dei capi religiosi in tal senso, come quelli di questi giorni “natalizi” (festa di chiara origine pagana e satanica che nulla ha a che fare con Cristo Gesù – cfr. 2Corinzi 11:14) sono destinati a fallire miseramente, come testimonia la storia.
    Cristo Gesù non è un “bambinello” indifeso e indigente, come continua a raffigurarlo il falso cristianesimo per far leva sul sentimentalismo delle persone, ma un Re potente, che è “presente” in questo tempo, indicato come “il Giorno del Signore” nella profezia biblica, con tutto il potere conferitogli da Dio per “far vendetta di quanti non conoscono Dio e non obbediscono al vangelo del Signore nostro Gesù” (2Tessalonicesi 1:6-10). E, al tempo stabilito da Dio (cfr. Abacuc 2:3; Ebrei 10:37), agirà per spazzare via dalla terra tutti i governi politici e i loro sostenitori (cfr. Daniele 2:44), inclusi i falsi religionisti del cristianesimo apostata che proprio in questi giorni ipocritamente festeggiano il “bambino Gesù” e poi lo rigettano quale “Principe di pace”, il cui governo, o Regno, è l’unico che porterà vera pace e sicurezza, per sempre, sulla Terra (cfr. Daniele 12:1; Isaia 9:6).
     
    Prima di sparire per sempre, però, il sistema politico mondiale e la sua "immagine", l'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), spinti da Dio (cfr. Apocalisse 17:16,17), dovranno compiere, un'azione drastica e risolutiva contro un'altra organizzazione satanica che ha infestato la Terra di falsi insegnamenti e opere malvagie che hanno contribuito ad allontanare le persone dal Regno messianico.
    Ma questo lo vedremo col prossimo post.
     
     
    December 14

    APOCALISSE: UN MISTERO IMPENETRABILE O RIVELAZIONE DIVINA? - II parte

     
     
    PERCHE’ OGGI CI SONO TANTI GUAI?
     
    Vi è capitato forse di ascoltare, o di dire, in queste giornate di intensa pioggia, “sta diluviando”?
    Per molti la parola “Diluvio” rappresenta soltanto un mito, nonostante le molte prove storiche e scientifiche che non lasciano più dubbi sul fatto che, nel lontano passato, un enorme cataclisma, di portata mondiale, abbia sconvolto il nostro pianeta provocando importanti movimenti tettonici sulla superficie terrestre e notevoli cambiamenti sia nel clima che nelle forme di vita esistenti in natura.
    Chi non credette che il Diluvio, di cui si parla nella Parola di Dio, nel primo libro, Genesi (capp. 6-8) fosse semplicemente un racconto mitologico o una storiella senza fondamenti storici, furono Gesù e i suoi apostoli.
    Il primo, infatti, disse in una circostanza:
    Come fu ai giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito, fino a quando Noè entrò nell'arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e inghiottì tutti, così sarà anche alla venuta del Figlio dell'uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno sarà preso e l'altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una sarà presa e l'altra lasciata. Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà” – Matteo 24:37-42
    Qualche anno dopo l’apostolo Pietro riprese quest’argomento e disse:
    Ma costoro dimenticano volontariamente che i cieli esistevano già da lungo tempo e che la terra, uscita dall'acqua e in mezzo all'acqua, ricevette la sua forma grazie alla parola di Dio; e che per queste stesse cause il mondo di allora, sommerso dall'acqua, perì. Ora, i cieli e la terra attuali sono conservati dalla medesima parola, riservati al fuoco per il giorno del giudizio e della rovina degli empi” – 2Pietro 3:5-7
    Come si può notare sia Gesù che Pietro sostennero che il racconto biblico del Diluvio era reale e l’additarono come modello del giudizio che Dio dovrà portare sull’attuale sistema di cose, politico-economico-religioso, instaurato sull’intera terra da Satana il Diavolo, servendosi di uomini ipocriti ed egoisti (cfr. Giovanni 8:44), fin dai giorni dopo quel Diluvio, che rappresentò l’esecuzione del giudizio di Dio sul mondo di empi sorto dopo la ribellione in Eden (cfr. Genesi 5:7,13,17).
     
    Ma è interessante notare il parallelo che Gesù fa sull’attitudine delle persone che vissero in quel particolare tempo di giudizio e quella di coloro che sarebbero vissuti nel futuro tempo di giudizio. Egli disse che esse “non si accorsero di nulla”, perché?
    Erano talmente prese dalle faccende di vita quotidiane, o dal “vivere pienamente la propria vita”, come molte volte si sente dire oggi, anche nelle pagine di questi blog, che non si interessarono per nulla dei segni e degli avvertimenti di ciò che stava per accadere, dati loro tramite Noè e i suoi familiari, e non fecero l’azione giusta e necessaria per la loro salvezza: partecipare alla costruzione dell’arca, avvisare a loro volta gli altri e, infine, al comando di Dio, entrare nell’arca prima che iniziasse il Diluvio.
    C’è in tutto questo qualche importante lezione per noi?
     
    Gesù trattò quell’argomento sul Diluvio nell’ambito della risposta a questa domanda che i suoi discepoli gli fecero:
    Dicci quando accadranno queste cose, e quale sarà il segno della tua venuta e della fine del mondo
    (Matteo 24:3).
     
    Tutto ciò che Gesù incluse nella sua risposta aveva, dunque, a che fare con la sua “venuta” (greco “parousìa”) e, quindi, con “la fine del mondo”. Come già spiegato nel mio precedente post Gesù dovrà di nuovo “venire” per portare il giudizio di Dio sull’attuale sistema di cose alienato dalla volontà di Dio (cfr. 2Tessalonicersi 1:6-10).
    Il modo in cui egli “verrà” è quello spiegato dagli angeli che apparvero ai suoi discepoli mentre ascendeva in cielo: “Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato di tra voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l'avete visto andare in cielo“. E il racconto di quell’avvenimento dice che Gesù “fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo” (Atti 1:9-11).
    Nelle Sacre Scritture le “nubi” indicano spesso “invisibilità”. Al Sinai Dio disse, infatti, a Mosè: “Ecco, io sto per venire verso di te in una densa nube, perché il popolo senta quando io parlerò con te e credano sempre anche a te” (Esodo 19:9). Mosè non vide Dio, ma quella nuvola indicava la sua invisibile presenza. Quando, poi, fu costruito il “tabernacolo”, in seguito sostituto dal famoso tempio in Gerusalemme, nella parte chiama “il santissimo” di entrambe le costruzioni, sopra l’arca che custodiva le tavole della Legge in esso custodita c’era una “nuvola” che indicava la presenza di Dio in quel luogo (cfr. Levitico 16:2). In maniera simile, quando si trattò di scegliere degli uomini saggi ed esperti che aiutassero Mosè a governare il popolo, il racconto dice che “allora il Signore scese nella nube e gli parlò: prese lo spirito che era su di lui e lo infuse sui settanta anziani” (Numeri 11:25). Anche in questo caso quella nuvola indicava l’invisibile presenza di Dio tra quegli uomini radunati.
    Così, come quella “nube” nascose Gesù che ascendeva in cielo alla vista dei presenti, rendendolo invisibile ai loro occhi umani, allo stesso modo, cioè in maniera invisibile agli occhi umani, Gesù “verrà” di nuovo per eseguire i giudizi di Dio.
    Fu per questo motivo che i suoi discepoli chiesero di avere “un segno” della sua venuta, consapevoli che non sarebbe stato più visto da occhio umano (cfr. Giovanni 14:19).
    In relazione con questo fu del tutto appropriato il termine che l’evangelista scelse per indicare l’evento: "parousìa", che significa precisamente “presenza”.
    Più che un avvenimento fissato per un tempo particolare, sarebbe stata una situazione che sarebbe durata per un certo periodo di tempo, durante la quale doveva manifestarsi quel “segno” che avrebbe permesso alle persone di riconoscere che era arrivato il tempo del giudizio.
    Esattamente come accadde nel tempo che precedette il Diluvio: dal momento che Dio disse a Noè che avrebbe portato il suo giudizio sul quel mondo empio a quando poi portò il Diluvio passò un certo periodo di tempo, diverse decine di anni (solo per la costruzione dell’arca è stato stimato che ci sono voluti 50/60 anni). Similmente dal momento in cui Gesù avrebbe ricevuto pieni poteri come Re del Regno di Dio (ricordiamo che dopo la sua assunzione in cielo rimase in attesa di ricevere tale potere – cfr. Salmo 110:1,VR,Di - 109:1,CEI; Ebrei 10:12,13) fino a quando avrebbe effettivamente eseguito il giudizio di Dio su un mondo che si oppone al dominio di quel Regno, sarebbe trascorso un certo periodo di tempo. Egli parlò del tempo di una “generazione”, riconoscibile, appunto, dall’adempimento di quel “segno” (cfr. Matteo 24:34).
     
    Qual è, dunque, questo “segno” che dovrebbe indurre le persone a riconoscere il tempo della “venuta” o “presenza” di Cristo?
    Come spiegato nel precedente post la visione dell’apostolo Giovanni descritta nell’Apocalisse riguarda proprio il tempo in cui Cristo Gesù si sarebbe “manifestato” di nuovo per eseguire i giudizi di Dio contro “quanti non conoscono Dio e non obbediscono al vangelo del Signore nostro Gesù” (1Tessalonicesi 1:6-10).
    Molto appropriatamente anche l’apostolo Giovanni scrisse “Ecco, viene sulle nubi” (Apocalisse 1:7) per indicare una presenza invisibile a occhio umano. Ma le visioni che egli descrisse riguardavano gli avvenimenti che sarebbero accaduti in questo tempo.
    Una rimarchevole visione di questi avvenimenti è quella descritta nel 6° capitolo del libro. Essa corrisponde in toto, e ne è una conferma, alla risposta che Gesù diede ai suoi apostoli, riportata in Matteo 24:6-8, Marco 13:7,8, Luca 21:10,11,31,32.
    La visione è questa:
    Poi vidi quando l'Agnello aperse il primo dei sette sigilli, e udii uno dei quattro esseri viventi, che diceva come con voce di tuono: «Vieni e vedi». E io vidi, ed ecco un cavallo bianco. E colui che lo cavalcava aveva un arco e gli fu data una corona, ed egli uscì fuori come vincitore e per vincere. Quando egli aperse il secondo sigillo, udii il secondo essere vivente che diceva: «Vieni e vedi». Allora uscì fuori un altro cavallo rosso, e a colui che lo cavalcava fu dato di togliere la pace dalla terra, affinché gli uomini si uccidessero gli uni gli altri, e gli fu data una grande spada. Quando egli aperse il terzo sigillo udii il terzo essere vivente che diceva: «Vieni e vedi». E io vidi, ed ecco un cavallo nero; e colui che lo cavalcava aveva una bilancia in mano. E udii una voce in mezzo ai quattro esseri viventi che diceva: «Un chenice di frumento per un denaro, e tre chenici d'orzo per un denaro, e non danneggiare né l'olio né il vino». Quando egli aperse il quarto sigillo, udii la voce del quarto essere vivente che diceva: «Vieni e vedi». E io vidi, ed ecco un cavallo giallastro; e colui che lo cavalcava aveva nome la Morte, e dietro ad essa veniva l'Ades. E fu loro data potestà sulla quarta parte della terra, per uccidere con la spada, con la fame, con la morte e mediante le fiere della terra” - Apocalisse 6:1-8
    Qual è il significato di questa visione?
     

    Poi vidi quando l'Agnello aperse il primo dei sette sigilli, e udii uno dei quattro esseri viventi, che diceva come con voce di tuono: «Vieni e vedi». E io vidi, ed ecco un cavallo bianco. E colui che lo cavalcava aveva un arco e gli fu data una corona, ed egli uscì fuori come vincitore e per vincere.

     
                                                       
     
    Nella Parola di Dio il cavallo è, quasi sempre, un simbolo di guerra (cfr. Proverbi 21:31). Questo cavallo, poi, è di un bianco splendente, segno di immacolata santità. Questo è molto appropriato, poiché indica una guerra pura e giusta agli occhi di Dio (cfr. Apocalisse 19:11,14). Chi è il Cavaliere di questo cavallo? Egli ha un arco, ma gli viene anche data una corona. Questo cavaliere è Cristo Gesù stesso raffigurato nel momento in cui riceve pieni poteri come Re del Regno di Dio (cfr. Daniele 7:13,14,27; Luca 1:31-33). Appena incoronato, fa la sua sortita per combattere al tempo stabilito da Dio contro tutti i nemici del suo Regno e per “far vendetta contro quanti non conoscono Dio e non obbediscono al vangelo del Signore nostro Gesù”. Questa scena è in piena armonia con il Salmo 45:4-7,VR,Di - 44:4-7,CEI che dice: “Avanza maestoso sul carro, per la causa della verità, della clemenza e della giustizia; la tua destra compia cose tremende. Le tue frecce sono acuminate; i popoli cadranno sotto di te; esse penetreranno nel cuore dei nemici del re. Il tuo trono, o Dio, dura in eterno; lo scettro del tuo regno è uno scettro di giustizia. Tu ami la giustizia e detesti l'empietà. Perciò Dio, il tuo Dio, ti ha unto d'olio di letizia; ti ha preferito ai tuoi compagni”.
    Perché questo Re appena incoronato deve andare a combattere? Perché viene costituito re in presenza di un’accanita opposizione da parte del principale avversario di Dio, Satana il Diavolo, e di quelli che sulla terra, consapevolmente o inconsapevolmente, fanno gli interessi di Satana. La nascita di quel Regno scatena una grande guerra in cielo. Combattendo col nome di Michele (che significa “chi è simile a Dio?”), Gesù sconfigge Satana e i suoi demoni e li scaglia sulla terra. Perciò è detto che “egli uscì fuori come vincitore e per vincere”. Ma è anche scritto:rallegratevi, o cieli, e voi che abitate in essi. Ma guai a voi, abitanti della terra e del mare, perché il diavolo è sceso a voi con grande ira, sapendo di aver poco tempo” (cfr. Apocalisse 12:7-12).
    Dalla presa di pieni poteri quale Re del celeste Regno di Dio da parte di Cristo Gesù sarebbe, dunque, iniziato per la nostra terra un periodo di tempo pieno di guai a causa del concentrarsi e dell’intensificarsi delle azioni malvagie di Satana il Diavolo e dei suoi demòni nell’imminenza della distruzione del sistema di cose da essi istituito sulla terra. Questi “guai” seguono, infatti, nella visione di Giovanni.
     
    Quando egli aperse il secondo sigillo, udii il secondo essere vivente che diceva: «Vieni e vedi». Allora uscì fuori un altro cavallo rosso, e a colui che lo cavalcava fu dato di togliere la pace dalla terra, affinché gli uomini si uccidessero gli uni gli altri, e gli fu data una grande spada.
     
                                                       
     
    Non possono esserci dubbi su ciò che rappresenta questo cavallo: la guerra! E’ detto infatti che gli “fu dato di togliere la pace dalla terra”. Non la guerra giusta del vittorioso Re di Dio, ma la crudele guerra internazionale promossa dagli uomini, con il suo inutile bagno di sangue e le sue sofferenze. E che tipo di guerra! Al cavaliere del cavallo rosso viene, infatti, data “una grande spada”. Cosa sottintende questo? L’uomo ha sempre combattuto le proprie guerre attraverso gli eserciti in armi e questi si sono scannati tra di loro con ogni sorta di arma tradizionale. Ma dall’inizio del secolo scorso la guerra umana è diventata più sanguinosa, più distruttiva che mai. Nel bagno di sangue del 1914-18, carri armati, gas asfissianti, aeroplani, sottomarini, cannoni a lunga gittata e armi automatiche furono usati per la prima volta oppure su scala senza precedenti. In circa 28 nazioni, popolazioni intere - non solo i soldati - furono mobilitate a sostegno dello sforzo bellico. Esattamente come aveva predetto Gesù nella sua risposta alla citata domanda dei suoi discepoli: “popolo contro popolo e regno contro regno” (Matteo 24:7). Le perdite furono immani. Vennero massacrati più di nove milioni di soldati, e il numero delle vittime fra i civili fu incalcolabile.
    Nella seconda guerra mondiale che seguì, gli strumenti per la carneficina divennero ancora più diabolici e le perdite furono quattro volte maggiori che nella prima guerra mondiale. Nel 1945 due bombe atomiche esplosero sul Giappone, e ciascuna fece in un attimo decine di migliaia di vittime, annientandole. Durante la seconda guerra mondiale, il cavaliere del cavallo rosso mieté circa 55 milioni di vite, e nemmeno questo servì a placarlo. Negli ultimi 60 anni sono scoppiati numerosi altri conflitti: la guerra di Corea, del Vietnam, tra arabi e israeliani, in Afghanistan, in Iraq, solo per citarne alcune. In tutte queste guerre è anche accaduto che sedicenti “cristiani” hanno ucciso altri sedicenti “cristiani”, appartenenti alla stessa fede religiosa (cattolici contro cattolici, ortodossi contro ortodossi, protestanti contro protestanti). Si chiamavano tra loro “fratelli” ma si sono scannati gli con gli altri e con la benedizione del loro clero, proprio come Caino che dopo aver ucciso Abele disse a Dio “Sono forse il guardiano di mio fratello?” (Genesi 4:9). L’aveva appena ucciso eppure continuava a chiamarlo “fratello”. Che ipocriti! Si calcola che dalla fine della seconda guerra mondiale ben oltre 20 milioni di anime sono cadute sotto il taglio della “grande spada”. Possiamo definirlo un trionfo della tecnologia militare? O è, piuttosto, una prova che lo spietato cavallo rosso avanza al galoppo. Dove porterà la sua folle corsa? Sempre più uomini politici e scienziati accennano alla possibilità che scoppi, anche accidentalmente, una guerra nucleare, per non parlare di un conflitto nucleare pianificato! Finché la società umana sarà basata sull’orgoglio, sulle identità e sull’odio nazionalistico, l’umanità continuerà a rischiare l’annientamento. Ma fortunatamente il vittorioso Cavaliere del cavallo bianco ha in mente qualcos’altro.
     
    Quando egli aperse il terzo sigillo udii il terzo essere vivente che diceva: «Vieni e vedi». E io vidi, ed ecco un cavallo nero; e colui che lo cavalcava aveva una bilancia in mano. E udii una voce in mezzo ai quattro esseri viventi che diceva: «Un chenice di frumento per un denaro, e tre chenici d'orzo per un denaro, e non danneggiare né l'olio né il vino».
     
                                                        
     
    Qual è il fosco messaggio di questa scena profetica? Tempi di carestia! Durante il “giorno del Signore”, o il tempo della sua “presenza”, ci sarebbero state situazioni in cui i viveri sarebbero stati razionati, pesati su una bilancia, quella che ha in mano il cavaliere sul cavallo nero. Alla guerra moderna fa seguito la carestia, poiché le risorse normalmente impiegate per dar da mangiare agli affamati vengono spesso convogliate nella produzione di armi belliche. I contadini vengono arruolati e i campi, devastati dal divampare della guerra, non producono più a sufficienza. Fu così durante la prima guerra mondiale, quando milioni di persone patirono la fame e morirono! Durante gli anni ’30, ad esempio, in Ucraina, morirono cinque milioni di persone in una sola carestia. Secondo le ultime stime della FAO, nel 2008 ben 963 milioni di persone soffrono la fame in tutta la terra. Questo significa che negli ultimi 20 anni il numero degli affamati si è letteralmente duplicato perché le stime nel 1988 parlavano di 512 milioni di esseri umani affamati. Di questi, ogni anno circa 40 milioni di bambini muoiono per cause connesse con la denutrizione. Ma l’apostolo ci dice qualcos’altro: E udii gridare una voce in mezzo ai quattro esseri viventi: «Una misura di grano per un danaro e tre misure d'orzo per un danaro! Olio e vino non siano sprecati»”. Al tempo di Giovanni, una chenice (poco più di un litro) di grano era considerata la razione quotidiana di un soldato. Quanto sarebbe costata una razione del genere? Un denaro, cioè il salario di un’intera giornata di lavoro! (cfr. Matteo 20:2). Il salario di un’intera giornata sarebbe stato appena sufficiente per sfamare una sola persona. Che dire di chi aveva famiglia? Per lo stesso prezzo poteva comprare tre chenici di orzo integrale. Anche questo sarebbe bastato a sfamare solo una piccola famiglia. E l’orzo non era considerato un alimento di buona qualità come il grano. Questo sottolinea il costo altamente inflazionato dei generi di prima necessità e il ridotto potere d’acquisto dei salari che si sarebbero verificati durante la “presenza” del Re messianico. E l’espressione “Non danneggiare l’olio e il vino”, che in quel tempo costituivano generi primari dell’alimentazione delle persone, è certamente una raccomandazione di non consumare troppo in fretta i prodotti basilari dell'alimentazione, ma di usarli con parsimonia altrimenti sarebbero stati ‘danneggiati’, cioè le scorte si sarebbero esaurite anzitempo.
     
    Quando egli aperse il quarto sigillo, udii la voce del quarto essere vivente che diceva: «Vieni e vedi». E io vidi, ed ecco un cavallo giallastro; e colui che lo cavalcava aveva nome la Morte, e dietro ad essa veniva l'Ades. E fu loro data potestà sulla quarta parte della terra, per uccidere con la spada, con la fame, con la morte e mediante le fiere della terra”.
     
                                                         
     
    Questo è l’unico dei quattro cavalieri dell’Apocalisse a rivelare apertamente la propria identità. Il suo nome è “la Morte”. Il suo colore “giallastro” o “pallido” (dal greco cloròs). Il termine è usato nella letteratura greca per descrivere le facce sbiancate, come per malattia. È perciò appropriato che la Morte sia seguita da vicino - non ci è detto come - dall’Ades (la comune tomba del genere umano), dal momento che l’Ades raccoglie la maggior parte di quelli che cadono vittime della furia di questo quarto cavaliere. La “piaga mortale” che questo cavaliere usa per uccidere è divenuta di drammatica attualità nei nostri giorni. Oggi c’è uno spaventoso aumento di malattie mortali, spesso causato dalle cattive abitudini adottate dagli uomini, anche in violazione dei princìpi divini. Citiamo, ad esempio, le malattie cardiache e i tumori, dovute in gran parte al vizio del fumo; il flagello dell’AIDS, connesso in gran parte alla violazione delle norme morali di Dio; definito “probabilmente la peggiore epidemia che il mondo abbia mai conosciuto” (FDA – USA), ha colpito ad oggi più di 52 milioni di persone in tutto il mondo, di cui 20 milioni sono già decedute. E che dire delle “bestie selvagge” pure menzionate. Ai tempi in cui Giovanni scrisse l’Apocalisse effettivamente gli attacchi da parte di animali selvaggi erano una delle principali cause di morte. Nei tempi moderni raramente fa notizia la morte causata da bestie selvagge. Cionondimeno oggi molti esseri umani si comportano come animali irragionevoli e manifestano tratti bestiali rendendosi responsabili dell’aumento mondiale dei reati sessuali, degli omicidi, degli atti terroristici o degli attentati. Dalla fine della seconda guerra mondiale ci sono stati quasi 50 casi documentati di genocidio e di strage a sfondo politico, che hanno provocato, secondo il periodico American Political Science Review, “dai 12 ai 22 milioni di morti tra i civili, un numero superiore al totale delle vittime di tutte le guerre civili e i conflitti internazionali dal 1945 a oggi”. Quanto sono applicabili ai nostri tempi le parole che, sotto ispirazione divina, scrisse l’apostolo Paolo alla comunità cristiana di Roma: “poiché hanno disprezzato la conoscenza di Dio, Dio li ha abbandonati in balìa d'una intelligenza depravata, sicché commettono ciò che è indegno, colmi come sono di ogni sorta di ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia; pieni d'invidia, di omicidio, di rivalità, di frodi, di malignità; diffamatori, maldicenti, nemici di Dio, oltraggiosi, superbi, fanfaroni, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia” (Romani 1:28-31). Il quarto cavaliere raccoglie tutte le loro vittime, come anche quelle causate dalle calamità naturali, pure queste sempre più frequenti, come profetizzò Gesù stesso (cfr. Luca 21:11). In effetti ciò che questa scena profetica sembra voler rappresentare è che il cavaliere del cavallo “giallastro” o “pallido” miete vite umane stroncate prematuramente in molti modi. E’ perciò anche appropriato che, nella visione, la Morte sia seguita da vicino - non ci è detto come - dall’Ades cioè dalla comune tomba del genere umano.
     
    Mi sembra fuori di ogni dubbio che il tempo dell’adempimento della profezia di Gesù sulla sua “venuta” o “presenza” in qualità di Re potente (altro che bambinello indifeso, come continuano a rappresentarlo nel cristianesimo apostata) sia proprio quello che noi stiamo vivendo.
    Molti obiettano che in fondo guerre, malattie, delinquenza, calamità naturali, come i terremoti, ci sono sempre stati. Ma ignorano che Gesù disse “quando vedrete tutte queste cose, sappiate che egli è vicino, anzi alle porte. In verità vi dico che questa generazione non passerà, finché tutte queste cose non siano avvenute” (Matteo 24:33,34). Questi segni si sarebbero manifestati tutti insieme nella stessa generazione. E, a memoria d’uomo, non c’è mai stata nel passato una generazione come la nostra che ha visto accadere tutte queste cose contemporaneamente!
    L’apostolo Pietro nel fare riferimento alla sua profezia, disse anche che “verranno negli ultimi giorni schernitori beffardi, i quali si comporteranno secondo le proprie passioni e diranno: «Dov'è la promessa della sua venuta? Dal giorno in cui i nostri padri chiusero gli occhi tutto rimane come al principio della creazione»” (2Pietro 3:3,4).
    E’ bene riflettere su queste parole se non vogliamo fare lo stesso errore delle persone del tempo di Noè che “non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e inghiottì tutti”.
     
    December 07

    APOCALISSE: UN MISTERO IMPENETRABILE O RIVELAZIONE DIVINA? - I parte

     
     
    IL GIORNO DEL SIGNORE: UN TEMPO DI GIUDIZIO
     
     
    Sentendo la parola APOCALISSE, a cosa pensate?
    Alla terza guerra mondiale? Al giudizio universale? Alla fine del mondo?
    Se sono queste le immagini che vi vengono in mente, non siete i soli. Sono molti, inclusi uomini politici, scienziati e mass-media, che mettono in relazione l’Apocalisse con l’estinzione dell’uomo provocata da un evento catastrofico.
    Ad esempio, l’ex Segretario Generale delle Nazioni Unite e premio Nobel per la pace (1988), Javier Pérez de Cuéllar, nel suo discorso d’insediamento all’ONU disse:
    “Oggi l’Apocalisse non è una semplice figura biblica, ma è diventata una possibilità del tutto reale … Mai prima nella storia umana si era arrivati al sottile confine fra la catastrofe e la sopravvivenza … in tutto il mondo circa 500.000 scienziati impiegano la loro conoscenza per la ricerca di armamenti più sofisticati e letali”.
    Come ammette lo stesso de Cuéllar il termine è di origine biblica, perciò in nessun altro modo possiamo comprendere bene cosa significa se non rivolgendoci alla stessa Parola di Dio.
    E’ quello che ho cercato di fare ultimamente, stimolato anche da una mail sull’argomento inviatami tempo fa dall’amica Giusi, una signora di raffinata sensibilità e perspicacia che, come me, ama le Sacre Scritture e si prende il tempo per esaminarle e cercare di afferrarne “i sacri segreti” (cfr. Matteo 13:11).
    Questa ricerca ho voluto farla anche in ricordo di mio padre, di cui oggi ricorre il secondo anniversario della morte, che fu il primo ad inculcare in me la passione per lo studio biblico e il cui esempio è ancora vivo nella mia mente. Egli si assunse in pieno la propria responsabilità di insegnare a me e a mia sorella l’importanza di studiare e di vivere secondo gli insegnamenti biblici senza delegare questo onere, ch’è un obbligo per ogni genitore cristiano, a nessun “catechista” e a nessuna “scuola domenicale”. In questo egli ubbidì perfettamente al comando divino (cfr. Deuteronomio 6:6,7; Proverbi 22:6) e io ricordo ancora con commozione quelle sere in cui tutti e tre dopo cena restavamo seduti intorno al tavolo a conversare sui principi biblici, mentre mia madre ci ascoltava riassettando la cucina.
    Oggi sottopongo alla vostra attenzione il risultato delle mie ricerche e sarò grato a tutti coloro che vorranno contribuire a far luce sul significato del messaggio contenuto in questo splendido libro biblico.
     
    Il termine greco (lingua in cui fu originariamente scritto il libro) tradotto nella nostra lingua Apocalisse, è apokàlypsis e significa basilarmente “scoprimento”, “palesamento”.
    L’apostolo Paolo lo usò in una delle sue lettere e ciò che disse ci aiuta a comprendere qual è l’argomento trattato in questo libro.
    In 2Tessalonicesi 1:6-10 egli scrisse:
    È proprio della giustizia di Dio rendere afflizione a quelli che vi affliggono e a voi, che ora siete afflitti, sollievo insieme a noi, quando si manifesterà (greco apokàlypsei) il Signore Gesù dal cielo con gli angeli della sua potenza in fuoco ardente, a far vendetta di quanti non conoscono Dio e non obbediscono al vangelo del Signore nostro Gesù. Costoro saranno castigati con una rovina eterna, lontano dalla faccia del Signore e dalla gloria della sua potenza, quando egli verrà per esser glorificato nei suoi santi ed esser riconosciuto mirabile in tutti quelli che avranno creduto, perché è stata creduta la nostra testimonianza in mezzo a voi. Questo accadrà, in quel giorno”.
    L’Apocalisse, quindi, è la descrizione di ciò che accadrà quando Gesù "si manifesterà” di nuovo durante un periodo di “tribolazione grande” (cfr. Matteo 24:21) o, come ha scritto il teologo inglese William Edwy Vine nel suo Expository Dictionary of New Testament Words, durante il periodo in cui “il Signore Gesù Cristo viene per impartire i giudizi di Dio”.
    L’apostolo Giovanni, lo scrittore, fu usato da Dio (cfr. 2Pietro 1:21) per descrivere una serie di visioni che Egli stesso gli diede mentre era prigioniero sull’isola di Patmos, una colonia penale romana nell’Egeo, di fronte all’Asia Minore, “per aver parlato di Dio e aver reso testimonianza a Gesù” (Apocalisse 1:9).
    Era circa il 96 d.C. quando egli si accinse a scrivere; era molto anziano e ormai prossimo alla morte, fu per questo motivo che, poco dopo (nel 98 d.C.), nella prima delle sue ultime tre lettere, disse che era ormai “l’ultima ora” poiché cominciavano già a manifestarsi gli apostati, quelle “zizzanie” contro cui aveva avvertito Cristo, i falsi cristiani (cfr. 1Giovanni 2:18,19; Matteo 13:24-30,36-42).
    Ciò che descrisse non fu una serie di visioni sconnesse, messe per iscritto alla rinfusa. L’intero libro di  Apocalisse, dal principio alla fine, presenta un quadro coerente di cose che dovevano avvenire, passando da una visione all’altra finché, al termine delle stesse, giunge alla piena rivelazione dei propositi del Regno di Dio.
     
                                             
     
    Il libro si può considerare diviso in 16 visioni:
      1a visione – vv.1:10-3:22;        Giovanni si trova per ispirazione “nel giorno del Signore”. Una forte voce come di tromba gli dice di scrivere in un rotolo ciò che vede e di mandarlo alle sette “chiese” o comunità cristiane: Efeso, Smirne, Pergamo, Tiatira, Sardi, Filadelfia e Laodicea. Egli vede “uno simile a figlio di uomo” in mezzo a sette candelabri, con sette stelle nella mano destra. Questi dice di essere “il Primo e l’Ultimo”, che era morto ma che ora vive per sempre e “ha potere sopra la morte e sopra gli inferi (greco àdes)”. Non ci sono dubbi su chi questi sia: il Signore Cristo Gesù. Egli spiega a Giovanni che “le sette stelle sono gli angeli delle sette chiese e le sette lampade sono le sette chiese”. Quelle sette “chiese”, o comunità di cristiani, esistevano realmente al tempo di Giovanni e si trovavano tutte nell’Asia Minore. Certamente ciascuna d’esse ricevette la propria lettera. Ma questi messaggi alle sette “chiese” hanno un’applicazione ancora più ampia. Giovanni dice, infatti, che nella visione si trovava “nel giorno del Signore”, perciò quei messaggi avrebbero avuto un anche una valenza futura, quando il Signore si sarebbe di nuovo manifestato. Questa conclusione è confermata dai messaggi di Gesù alle sette “chiese”, dove troviamo espressioni come questa, indirizzata a Pergamo: “Verrò presto da te”. Come spiega l’apostolo Paolo nella su citata lettera ai Tessalonicesi, Cristo doveva ritornare in un tempo futuro per fare “vendetta di quanti non conoscono Dio e non obbediscono al vangelo del Signore”. Perciò quei consigli rivolti alle sette “chiese” si applicano in linea di principio anche a tutte le odierne comunità cristiane in ogni parte del mondo. Questi consigli riguardano il prestare attenzione all’idolatria, all’immoralità, al materialismo, all’indifferenza verso la Parola di Dio e il suo messaggio. Ciascuno di noi dovrebbe pertanto fare un esame della propria attitudine mentale e del proprio modo di vivere alla luce di tali consigli per evitare di incorrere nel giudizio avverso da parte del Signore Cristo Gesù. Specialmente quelli paragonati ad “angeli”, cioè i responsabili delle comunità cristiane, gli “epìskopoi”, i “vescovi” o “sorveglianti” dovrebbero preoccuparsi di ciò che insegnano e di come vivono (cfr. 1Timoteo 3:2-5; Tito 1:7-9). Questi sono anche paragonati a “stelle” nelle mani di Cristo. Significa che sono sotto l’autorità di Cristo che osserva direttamente e specificatamente il loro operato, se adempiono più o meno fedelmente il loro incarico, del quale gli rendono conto.
      2a visione – vv. 4:1-5:14;         Mostra tutto lo splendore della Sovranità di Dio rappresentata nella visione del suo trono celeste. Si ribadisce che Dio è il Creatore di tutte le cose e perciò solo lui, e nessun altri, è "degno di ricevere la gloria, l'onore e la potenza”. Questo è un forte avvertimento per tutti quelli che “hanno cambiato la gloria dell'incorruttibile Dio con l'immagine e la figura dell'uomo corruttibile … e hanno cambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno venerato e adorato la creatura al posto del creatore” (Romani 1:23-25) incluse madonne, santi, beati e quant’altro!
      3a visione – vv. 6:1-17;            Qui si parla dei famosi quattro cavalieri dell’Apocalisse, ma questa visione l’analizzerò più avanti nei particolari.
      4a visione – vv. 7:1-17;           Giovanni vede quattro angeli che trattengono i quattro venti della terra finché i servi di Dio non siano suggellati sulle loro fronti. Sorprendentemente viene indicato il numero preciso di questi, è di 144.000. Essi sono organizzati come le antiche 12 tribù di Israele. E’ molto significativo questo paragone, poiché al tempo in cui l’apostolo scrisse il libro quell’Israele non esisteva più come nazione organizzata, era stata spazzata via nel 70 d.C. dall’impero romano. Tornano dunque alla mente le parole scritte dall’apostolo Paolo ai discendenti di quella nazione che divennero cristiani. Dopo aver detto loro che tutto quanto era accaduto a quell’antica nazione era “un'ombra delle realtà celesti”, Paolo ricordò loro “l’alleanza nuova” o il “nuovo patto” che secondo le profezie avrebbe sostituito il vecchio patto della Legge stipulato tra Dio e la nazione d’Israele nel 1513 a.C. nel deserto del Sinai dopo la sua liberazione dalla schiavitù egiziana e che aveva avuto come mediatore Mosè (cfr. Ebrei 8:4-13; 9:15-28). Questo "nuovo patto" fu menzionato da Gesù dopo che egli ebbe celebrato la Pasqua ebraica con i suoi fedeli discepoli la notte del 14 nisan del 33 d.C. ed egli stesso fu il mediatore di quel nuovo patto che fu validato con il sacrificio della sua vita (cfr. Luca 22:20; Romani 8:5-13). Inclusa in questo nuovo patto c’era la promessa fatta da Gesù ai suoi fedeli discepoli “Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove; e io preparo per voi un regno, come il Padre l'ha preparato per me, perché possiate mangiare e bere alla mia mensa nel mio regno e siederete in trono a giudicare le dodici tribù di Israele” (Luca 22:28-30). Appare evidente, dunque, che c’è un limitato gruppo di persone, scelte personalmente da Dio, e da nessun altri (cfr. Romani 8:12-17), che affiancheranno Cristo Gesù, nei cieli, nell’esercizio del potere del Regno. Questi sono quei 144.000 che Giovanni vede in questa visione.
    E dopo ciò egli vede una "moltitudine immensa" di persone di ogni nazione; esse stanno in piedi dinanzi a Dio e all’Agnello Cristo Gesù e rendono servizio giorno e notte nel tempio di Dio. Questi dichiarano che la salvezza la devono a Dio e all’Agnello. Di loro è detto, infatti, che “sono passati attraverso la grande tribolazione”. Essi sono tutti coloro che sopravvivranno alla distruzione del sistema di cose, politico-economico-religioso, instaurato dal Diavolo sulla terra e riceveranno la promessa vita eterna e le benedizioni del Regno qui sulla terra (cfr. Giovanni 10:16; Salmo 37:11,29,VR,Di; 36:11,19,CEI). Il fatto che di questi non è dato il numero significa che l’opportunità è offerta a tutto il genere umano anche se, purtroppo, non tutti la coglieranno (cfr. Matteo 7:13,14). Di queste persone, infatti, è detto che “gli prestano servizio giorno e notte nel suo santuario”. Esse hanno fatto del cristianesimo il loro modo di vivere quotidiano (cfr. Romani 12:2), imparandone le regole e mettendole in pratica ogni istante della loro vita; non sono quei tanti “cristiani domenicali” tutti presi dal “vivere pienamente” la propria vita e che ritengono sufficiente ricordarsi di Dio “almeno una volta l’anno” e “nelle feste comandate” (cfr. il Catechismo della Dottrina Cristiana - Parte II - Comandamenti di Dio - Precetti della Chiesa - Virtù  ossia Morale Cristiana - I Precetto, nn. 216 e 217).
       5a visione – vv. 8:1-9:21;         In cielo si fa silenzio. A sette angeli vengono date sette trombe.
       6a visione – vv. 10:1-11:19;      Ad ogni squillo di tromba corrisponde una calamità che si abbatte sulla terra.
       7a visione – vv. 12:1-17;         Nonostante l’evidenza dell’esecuzione del promesso giudizio di Dio ancora le persone non si pentono delle loro cattive opere. Mostreranno fino in fondo la loro ostinazione a “vivere la loro vita” indipendentemente da Dio e dal suo proposito. Nella settima visione Giovanni vede, poi, scoppiare “una guerra nel cielo” tra “Michele e i suoi angeli” (Michele è il nome di Gesù nei cieli, l’unico “arcangelo”, cioè “angelo capo” o “angelo principale” - cfr. Daniele 12:1; 1Tessalonicesi 4:16) e “il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il Diavolo e Satana e che seduce tutta la terra”. L’esito di questa guerra è che “Il grande drago … fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli”, cioè Satana il Diavolo e i suoi demòni sarebbero stati scacciati dal reame spirituale dove non avrebbero fatto più danni. La visione dice, però, che la loro attività si sarebbe concentrata sulla terra, perciò aggiunge “guai a voi, terra e mare, perché il diavolo è precipitato sopra di voi pieno di grande furore, sapendo che gli resta poco tempo”. Le difficoltà per la razza umana sarebbero aumentate a dismisura giorno dopo giorno. Questo ci ricorda la profezia di Gesù sul tempo della “fine del mondo”. Egli disse: “Si solleverà popolo contro popolo e regno contro regno, e vi saranno di luogo in luogo terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandi dal cielo ... Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l'attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra” (Luca 21:10-17,25,26; Matteo 24:3-14). Vediamo una corrispondenza tra ciò ch’è stato profetizzato e quello che accade nei nostri giorni?
      8a visione – vv. 13:1-18;          Giovanni vede delle bestie terrificanti. Ho già parlato di queste in altro mio post (del 18 aprile 2008). Ma riprenderò con maggiori particolari quest’argomento più avanti.
      9a visione – vv. 14:1-20;            Vengono mostrati altri aspetti del giudizio di Dio e viene indicata una donna chiamata "Babilonia la
    10a visione – vv. 15:1-16:21;        Grande”, definita “la madre delle prostitute della terra”.
    11a visione – vv. 17:1-18;            E’ detto che, con lei, “si sono prostituiti i re della terra e gli abitanti della terra si sono inebriati del
    12a visione – vv. 18:1-19:10;      vino della sua prostituzione”. Viene descritto tutto il suo lussurioso potere esercitato sulle persone di tutte le nazioni, ma anche la sua caduta per mano dei suoi stessi “amanti” politici i quali, ad un certo punto della storia umana, “odieranno la prostituta, la spoglieranno e la lasceranno nuda, ne mangeranno le carni e la bruceranno col fuoco” eseguendo così il giudizio di Dio su di lei, perché “Dio infatti ha messo loro in cuore di realizzare il suo disegno” (Apocalisse 17:16,17). Ma anche di questo parlerò con più particolari in seguito.
    13a visione – vv. 19:11-21;          Viene mostrato l’epilogo del giudizio di Dio contro Satana e il suo mondo.
    14a visione – vv. 20:1-10;          Questi viene “afferrato e incatenato”, cioè posto in uno stato di inattività, “per mille anni”. Sarà molto interessante vedere perché e cosa accadrà ancora dopo.

    15a visione – vv. 20:11-21:8;       Sebbene in questo libro venga mostrata, con una spaventevole espressione simbolica, l'esecuzione

    16a visione – vv. 21:9–22:5;       dei giudizi di Dio contro Satana il Diavolo e il sistema di cose che ha instaurato sulla terra in antitesi al dominio divino, per tutti quelli che amano la verità e la giustizia il messaggio dell’Apocalisse è una buona notizia. Le due ultime visioni, infatti, mostrano cosa farà il Regno di Dio nelle mani di Cristo Gesù e dei suoi associati nel governo della terra, quel ristretto numero di uomini che “sono stati riscattati tra gli uomini per esser primizie a Dio e all'Agnello” (Apocalisse 14:4), o, come lo definì Gesù stesso, quel “piccolo gregge” a cui al Padre celeste “è piaciuto di dare il suo regno” (cfr. Luca 12:32). E’, infatti, scritto che “Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi, e non ci sarà più la morte né cordoglio né grido né fatica, perché le cose di prima son passate” (Apocalisse 21:4). Questa è una confortante e meravigliosa prospettiva per tutto il genere umano: la fine di tutte le afflizioni e perfino della nemica morte che tanto dolore e lutto ha arrecato. Nel programma del Regno c’è anche la risurrezione dei morti. Ce n’è una “prima”, in ordine di tempo e di importanza, che riguarda proprio gli appartenenti a quel piccolo gruppo, poiché è scritto: “Beato e santo è colui che ha parte alla prima risurrezione. Su di loro non ha potestà la seconda morte, ma essi saranno sacerdoti di Dio e di Cristo e regneranno con lui mille anni”. A questa seguirà quella di tutti coloro che si sono addormentati nella morte, inclusi i nostri cari genitori, parenti, amici o noi stessi se la morte dovesse prenderci prima di quel tempo, com’è anche scritto: “Ma il resto dei morti non tornò in vita finché furono compiuti i mille anni” (Apocalisse 20:4-6). E viene data l’assicurazione: “Queste parole sono fedeli e veraci” (Apocalisse 22:6).

     

    Nella sua introduzione l’apostolo Giovanni dice chiaramente che tutto ciò che è stato ispirato a scrivere in questo libro è “in segni”, cioè è presentato con un linguaggio simbolico. Perché Dio ha usato questo sistema?
    Possiamo comprenderlo da ciò che, in una certa circostanza, Gesù disse ai suoi discepoli: “a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato … Perché il cuore di questo popolo è divenuto insensibile, essi sono diventati duri d'orecchi e hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi e non odano con gli orecchi, e non intendano col cuore e non si convertano, e io li guarisca” (Matteo 13:11-15). Quando Gesù narrava le sue parabole le spiegava poi a coloro che avevano abbastanza interesse, abbastanza fede in lui, da interrogarlo. Ma quelli che non avevano un cuore sincero, indagatore, che non erano profondamente credenti, se ne andavano per la loro strada senza intendimento e senza fede. Sono, dunque, due le importanti lezioni che riceviamo:
    1 – Gesù disse: “a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato”. La conoscenza e l’intendimento dei propositi di Dio non dipendono dalle nostre capacità e dalla nostra personale cultura (cfr. 1Corinzi 1:26-29). Come disse un ispirato uomo di fede dell’antichità: “Le interpretazioni non appartengono a Dio?” (Genesi 40:8). E’ solo Dio che, mediante il suo Spirito, può aprire le nostre menti alla conoscenza e all’intendimento.
    2 – Egli lo fa solo se legge nei nostri cuori l’amore per la verità. Se vede in noi non solo un interesse superficiale ma un profondo e sincero desiderio di conoscere la sua volontà. Se vede che siamo disposti a metter da parte il nostro orgoglio e a lasciarci plasmare dalla sua Parola scritta mettendo in pratica le norme morali e i princìpi che essa contiene e se siamo disposti a camminare in armonia con la verità, rifiutando tutti quegli insegnamenti e quelle pratiche che sono contrari a ciò che viene insegnato nelle Sacre Scritture. Non è per caso che il libro si conclude con queste parole: “Beati coloro che adempiono i suoi comandamenti per avere diritto all'albero della vita, e per entrare per le porte nella città. Fuori i cani, i maghi, i fornicatori, gli omicidi, gli idolatri e chiunque ama e pratica la menzogna” (Apocalisse 22:14,15).
     
    December 01

    APPENDICE

                                                                      47 MORTO CHE PARLA
     
    Questo è il titolo di un vecchio film interpretato dal grande Totò … già, al secolo il Principe Antonio de Curtis, sicuramente tra i più grandi attori che hanno calcato le scene del nostro Paese facendoci ridere di quelli che, poi, sono i nostri più grandi difetti …
    Strano popolo quello italiano, un tempo era:

               VN POPOLO DI POETI DI ARTISTI DI EROI

               DI SANTI   DI PENSATORI   DI SCIENZIATI

               DI    NAVIGATORI    DI    TRASMIGRATORI

    almeno così è scritto sul Palazzo della Civiltà Italiana, noto anche come Palazzo della Civiltà del Lavoro o, più semplicemente, come lo chiamiamo noi romani, “er Colosseo quadrato”, che si trova all’EUR.
     
                                                 eur 1
     

    Il Palazzo della Civiltà Italiana, noto anche come Palazzo della Civiltà del Lavoro

    o semplicemente Colosseo Quadrato, è uno dei simboli dell'EUR, quartiere di Roma

     
    Quanti nomi per un solo edificio, proprio come tante sfaccettature ha il popolo che esso rappresenta.
    Ha detto, tanto per restare nell’ambiente, il noto regista Roman Polansky in una recente intervista pubblicata sul Venerdi di Repubblica:
    “Onestamente io l’Italia non la capisco. Per me è del tutto impossibile prevedere dove state andando … Una cosa che mi ha sempre preoccupato, sin da quando abitavo a Roma trent’anni fa, è che il vostro eroe nazionale, dalla letteratura al cinema – soprattutto al cinema – è sempre una specie di imbroglione. Piccoli truffatori, furbastri disonesti. Gli italiani amano questi furfanti: si danno il gomito e dicono ‘ah ah, guarda quello come li ha fregati tutti’ … In ogni cultura c’è il personaggio un po’ mascalzone e canaglia, ma mai al livello italiano. E ora avete eletto il re degli imbroglioni: uno come Totò”.
    E come dargli torto? Il suo riferimento è inequivocabile. E’ chiaro a quale personaggio politico si riferisce, uno che “sfida ogni norma, ogni regola alla base del funzionamento del Paese”. Insomma il re dei furbastri disonesti!
    Ebbene, come questi stesso ama vantare, il 60%, o più, degli italiani lo ha scelto per rappresentarli con la stessa noncuranza con cui al cinema, e qui un po’ tutti a dire il vero, ci divertiamo e ridiamo delle gesta dei “piccoli truffatori e dei furbastri disonesti” così magistralmente interpretati!
     
    I nostri blog sono un po’ uno “spaccato” di questa società con la stessa percentuale, o forse più, di “fighi” (così si denominano in slang moderno i soliti furbastri) dediti alla futilità salottiera e da bar, piuttosto patetica e spesso ridicola nelle sue rappresentazioni teatrali e buffonesche.
    Così dal cinema alla politica e alla quotidianità della vita impera lo stesso spirito “trasgressivo” che null’altro è, a mio modesto parere, che una drammatica fuga da una realtà che non riusciamo o non vogliamo comprendere e che può renderci dei “morti viventi” o, appunto, dei “morti che parlano”.
     
    Ho letto in uno dei su descritti blog la citazione, in questo specifico contesto molto calzante, delle parole dette in una occasione da Cristo Gesù ad un “figo” del suo tempo, e cioè: “Lascia che i morti seppelliscano i loro morti” (Luca 9:60).
    Ora è vero che le parole di Cristo sono lì, scritte nella Parola di Dio e tutti possono leggerle e citarle. Ma è altrettanto vero che si dovrebbero sempre citare con cognizione di causa, e non tanto per vantare una cultura che non si ha, quella biblica, né, tantomeno, forzare l’interpretazione adattandole a tutti i costi ai nostri punti di vista personali.
    Qualsiasi persona sincera e onesta quando cita Cristo si preoccupa poi di conoscere e fare la corretta applicazione delle sue parole, esattamente come facevano i suoi fedeli apostoli.
    Il racconto evangelico dice, infatti, che mentre la stragrande maggioranza di quelli che ascoltavano Gesù parlare poi se ne tornavano alle loro case semplicemente soddisfatti di quello che avevano visto e udito, i discepoli di Gesù si preoccupavano di conoscerne il vero significato, perciò gli si accostavano di nuovo e gli chiedevano di spiegare il senso delle sue parole, così essi ricevevano un intendimento che gli altri non avevano (Matteo 13:36,51,52).
    Cosa dunque volle dire Cristo con le parole sopra indicate?
    Egli conosceva molto bene qual’era la condizione dei morti descritta nella Bibbia. Sapeva che lo scrittore dell’Ecclesiaste era stato ispirato a scrivere che “i morti non sanno nulla” e che “nello Sceol … non c'è più ne lavoro né pensiero né conoscenza né sapienza” (Ecclesiaste 9:5,10). Perciò non era di coloro che si erano addormentati nella morte che parlava ma di un altro tipo di “morti”.
    Un suo apostolo, Paolo, ci spiega chi sono questi. Nella sua prima lettera a Timoteo egli scrisse di una donna (ma potrebbe benissimo essere anche un uomo) "che si abbandona ai piaceri" dicendo che "benché viva, è morta" (1Timoteo 5:6). E nella lettera scritta alla comunità cristiana di Efeso specificò: “Dio ha vivificato anche voi, voi che eravate morti nelle vostre colpe e nei vostri peccati, ai quali un tempo vi abbandonaste seguendo l'andazzo di questo mondo” (Efesini 2:1,2,VR).
    Dunque è dei morti in senso spirituale che Cristo parlava, cioè di tutti coloro che sono totalmente presi dal soddisfare i loro desideri materiali e sensuali e non hanno mai il tempo né la volontà di conoscere e mettere in atto il proposito di Dio. Quanti di questi, ad esempio, passano intere giornate nei salotti e nei bar, veri o virtuali che siano, a parlare di cose futili e non trovano un solo minuto del loro tempo per leggere un versetto biblico o per rivolgere il pensiero al Datore della loro vita?
    Chi si comporta in questo modo, anche se crede di “vivere” e di godersi la vita in effetti è “morto” dal punto di vista di Dio perché rischia di perdere la Sua approvazione e la Sua benedizione, cioè l’opportunità di ricevere la “vera vita”, quella vita eterna che Dio ha promesso su una terra paradisiaca (Salmo 36:11,29,CEI – 37:11,29, Di,VR).
    Scrisse, infatti, l’apostolo Pietro:
    vi basta il tempo passato nel fare la volontà delle nazioni quando compivate opere di condotta dissoluta, concupiscenze, eccessi col vino, gozzoviglie, sbevazzamenti e illegali idolatrie. Poiché non continuate a correre con loro in questo corso allo stesso basso livello di dissolutezza, sono perplessi e parlano ingiuriosamente di voi. Ma questi renderanno conto a colui che è pronto a giudicare i vivi e i morti. Infatti, per questo scopo la buona notizia fu dichiarata anche ai morti [in senso spirituale], affinché fossero giudicati in quanto alla carne dal punto di vista degli uomini ma vivessero in quanto allo spirito dal punto di vista di Dio” - 1Pietro 4:3-6
    Riguardo ai morti letterali il saggio re Salomone scrisse: “il loro amore, il loro odio e la loro invidia, tutto è ormai finito” (Ecclesiaste 9:6). Si, le loro menti e i loro cuori non sono più in grado di elaborare pensieri e provare sensazioni.
    Allo stesso modo i “morti” in senso spirituale non hanno più le facoltà mentali in grado di elaborare un benché minimo pensiero in armonia con lo Spirito di Dio e la loro mente e il loro cuore sono volti sempre e solo a soddisfare le loro necessità materiali e le loro passioni carnali. E di questo costantemente parlano, perché, come disse ancora Cristo, là dov'è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore” e “dall'abbondanza del cuore parla la sua bocca” (Matteo 6:21; Luca 6:45).
    E anche per queste persone si può dire, contrariamente a ciò che essi possano pensare, che “il loro amore … è ormai finito”. Perché?
    L’amore è uno dei principali attributi di Dio, insieme alla sapienza, alla giustizia e alla potenza (cfr. 1Giovanni 4:8; Deuteronomio 32:4; Giobbe 12:13). Creando l’uomo a “sua immagine” (cfr. Genesi 1:26) Dio gli ha donato anche la capacità di amare. Perciò il vero amore può scaturire solo dal ricercare e seguire lo Spirito di Dio e la conoscenza che deriva dalla Sua Parola.
    L’amore secondo Dio non è semplice sentimentalismo né la mera soddisfazione della propria passione. Si basa su un’importante principio ch’è quello del dare e della condivisione. Il vero amore spinge a fare ciò che è bene e utile per gli altri. “L’amore edifica”, scrisse infatti l’apostolo Paolo (1Corinzi 8:1). Soprattutto l’amore secondo Dio è perfettamente equilibrato con le altre sue qualità. È deciso, forte, guidato dalla sapienza e aderente a ciò che è giusto.
    Per esempio, un genitore può avere affetto per suo figlio. Ma può lasciare che tale amore sia offuscato o fuorviato dal sentimentalismo, dando tutto al figlio e non negandogli nulla. Può non esercitare l’autorità paterna mancando di impartire la disciplina e talvolta un castigo (cfr. Proverbi 22:15). Questo presunto amore può in effetti essere orgoglio familiare, cioè egoismo. La Parola di Dio dice che un genitore simile non manifesta amore, ma odio, perché non segue la condotta che salverà la vita di suo figlio (cfr. Proverbi 13:24; 23:13,14).
    La persona sentimentalista non la pensa così e spaccia per amore un surrogato di sensazioni basato sulla teatralità dei gesti, sul falso pietismo, sull’omertoso sostegno a ciò che Dio invece condanna e sulla pretesa del condono per tutto ciò che la sua mente “trasgressiva” si compiace di fare.
    Come i furbastri cinematografici il sentimentalista pensa di poter “fregare tutti” con il proprio esibizionismo e persino il suo Creatore pretendendo di non rendergli conto (cfr. Romani 14:12).
    Due giorni fa, lo ricorderete, davanti ai supermercati di tutta Italia venivano distribuiti sacchetti per la spesa da riempire con derrate destinate, mi pare, a certi poveri dell’America latina. A tale operazione venivano associati pressanti appelli a manifestare “amore” per i meno ambienti. Ora, a parte che mi piacerebbe sapere quanta di quella roba arriva veramente ai bisognosi a cui è destinata e quanta invece marcisce nei magazzini o prende altre strade, la mia impressione è che quella fosse la solita furbata all’italiana che permettesse ai più di tacitare la propria coscienza, o, come mi è capitato di leggere su un quotidiano, un modo medievale di concepire la società in cui classi privilegiate e vassalle del potere politico “elargiscono giochi, doni, distribuzioni di grano e spiccioli” alla plebe, ai servi della gleba, “gli sfortunati”, “quelli che sono rimasti indietro”, “i bisognosi”. Tutto questo è spacciato per amore, con piena soddisfazione dei sentimentalisti che, come la maggioranza delle persone che si fermavano per un po' ad ascoltare Cristo e poi se ne tornavano appagati alle loro case ma ignavi del vero significato dei suoi insegnamenti, evitano di approfondire cosa succede a quegli “sfortunati” il giorno dopo che hanno mangiato il barattolo di fagioli, se mai arriva nelle loro mani, se la loro fame è soddisfatta per sempre o se si rinnova più insistente che mai. Non sarebbe forse molto più “amorevole” aiutare “i bisognosi” a procurarsi da soli i propri mezzi di sostentamento, giorno dopo giorno, con dignità e fatica, provvedendo loro gli strumenti sociali atti a questo scopo?
    Ma forse il sentimentalismo, esercitato in ogni campo, dal sociale al più stretto, quello familiare, gratifica di più la propria vanità che non un amore genuino basato sul principio, sulla negazione del proprio io e sulla ricerca del bene altrui.
    Questo tipo di amore, definito nella Parola di Dio con il termine greco agàpe fa da base alle altre manifestazioni dell’amore di cui si parla nelle Sacre scritture, quello fra stretti familiari (greco storgè), tra gli amici (greco philìa) e l’amore tra un uomo e una donna (greco èros). Imperando il mero sentimentalismo non è un caso che anche tutte queste altre manifestazioni dell’amore sono oggi in crisi!
     

     
    “L’amore è longanime e benigno. L’amore non è geloso, non si vanta, non si gonfia, non si comporta indecentemente, non cerca i propri interessi, non si irrita. Non tiene conto del male. Non si rallegra dell’ingiustizia, ma si rallegra della verità. Copre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa”
                                                                                                                        1Corinzi 13:4-7
     
    November 18

    LA "CITTA' ETERNA" E LA STORIA BIBLICA - VI parte

            
           ROMA
     
    UN TEMPO DI RACCOLTA: L'ULTIMA OPPORTUNITA’
     
    La mietitura è sempre stato un tempo di grande gioia per gli agricoltori: il tempo di raccogliere i frutti di lunghe e dure ore di fatica.
    Ogni agricoltore sa bene quand’è il tempo giusto per mietere.
    Quando egli semina, il terreno in cui getta il suo seme è in grado di nutrire non solo il suo buon seme ma qualsiasi altro tipo di vegetazione che vi cade. Per lui, poi, la crescita di ciò che ha seminato è quasi impercettibile, e avviene secondo un potere che egli non riesce a comprendere. Egli però sa che la crescita procederà gradualmente, prima come un filo d’erba, poi come una spiga e infine come il grano ben formato nella spiga.
    All’inizio, quando il seme germoglia e produce il filo d’erba, il seminatore può non essere del tutto certo di ciò che mieterà, almeno a giudicare dall’aspetto delle cose. In quello stadio iniziale della crescita può non essere sicuro di ciò che verrà su. Quel filo d’erba che spunta dal terreno può non essere inizialmente distinguibile. Solo in seguito, quando giunge a maturazione e porta frutto, non v’è dubbio su ciò che il suolo ha prodotto al seminatore.
    E quello è il tempo di mietere: il tempo di raccogliere il frutto prodotto dal suo buon seme separandolo da qualsiasi altra erbaccia che le circostanze abbiano potuto far crescere insieme.
    Tenendo bene in mente questo, Gesù, il Signore del simbolico campo della sua parabola sul “grano” e sulle “zizzanie”, disse ai suoi servitori:
    per timore che estirpando la zizzania, non sradichiate insieme ad essa anche il grano. Lasciate che crescano entrambi insieme fino alla mietitura; e al tempo della mietitura io dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano, invece, riponetelo nel mio granaio". – Matteo 13:29,30
    Con questa parabola Gesù profetizzò la crescita di un falso cristianesimo che, dopo la morte dei suoi fedeli apostoli, il suo nemico, Satana il Diavolo, servendosi di uomini falsi e ingannatori, avrebbe fatto crescere parallelamente al vero cristianesimo, tentando di soffocarne i frutti!
    I fatti dimostrano che, a partire dal IV secolo in modo particolare, la Chiesa Cattolica Romana, sorta dalla fusione tra la religione pagana di Roma con il cristianesimo apostata che allora si stava sviluppando, operata dall’imperatore romano pagano Costantino, le varie Chiese Ortodosse che da essa sono derivate, fino alla quasi totalità delle cosiddette Chiese Protestanti sorte a partire dal XVI secolo, costituiscono le simboliche “zizzanie” della parabola di Cristo Gesù, cioè il falso cristianesimo prodotto da Satana, servendosi del clero ipocrita e menzognero di queste chiese, per allontanare il genere umano dal vero proposito di Dio: restaurare il paradiso sulla terra!
    Tanti falsi dogmi religiosi, di origine pagana e, quindi, satanica, quali, ad esempio, la Trinità, l’anima immortale e la vita dopo la morte (cioè il perpetuare della prima menzogna detta dal Diavolo alla prima donna, Eva, che non sarebbe affatto morta se avesse disubbidito a Dio), l’esistenza di un luogo di tormento eterno e pratiche anche di ispirazione pagana, quali, sempre per fare un esempio, la festa di Natale (cioè i Saturnali romani e la festa per la rinascita del dio Sole, il Dies Natalis Solis Invicti, nel solstizio invernale – il 25 dicembre – trasformata nella nascita di Gesù), accomunano, non casualmente, tutte queste religioni dando loro una inconfutabile connotazione di falso cristianesimo, poiché tali dottrine e tali pratiche sono in netto contrasto con gli insegnamenti di Cristo e con la Parola di Dio.
    Parlando sempre dei falsi cristiani, con un’altra illustrazione Gesù ha detto:
    Guardatevi dai falsi profeti, i quali vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci. Voi li riconoscerete dai loro frutti. Si raccoglie uva dalle spine o fichi dai rovi? Così, ogni albero buono produce frutti buoni; ma l'albero cattivo produce frutti cattivi. Un albero buono non può dare frutti cattivi, né un albero cattivo dare frutti buoni. Ogni albero che non dà buon frutto è tagliato, e gettato nel fuoco. Voi dunque li riconoscerete dai loro frutti”. – Matteo 7:15-20
    Ancora una volta, dunque, Gesù insiste sui “frutti”, cioè sulle qualità morali e sulle conseguenti opere prodotte sia dai veri cristiani che dai falsi cristiani. Questi “frutti” non solo avrebbero identificato individualmente gli uni e gli altri, ma anche l’organizzazione religiosa, o la chiesa a cui questi si sarebbero associati, cioè “l’albero”, che sarebbe stato buono, se avesse prodotto buoni “frutti”, o cattivo, se avesse prodotto cattivi “frutti”. C’è, quindi, sempre un nesso tra gli insegnamenti delle varie chiese e la condotta di coloro che vi si identificano, i singoli fedeli: sono dipendenti e conseguenziali le une agli altri.
    Col tempo, ciò che viene seminato comincia pian piano a manifestarsi finché non diventa un frutto maturo e perciò ben distinguibile. Questo è accaduto anche in campo religioso, dove i “frutti” prodotti sono stati di due diversi tipi, in netto contrasto tra loro e perciò facilmente identificabili. L’apostolo Paolo nella sua lettera ai Galati li descrive in questo modo:
    Ora le opere della carne sono manifeste e sono: adulterio, fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, magia, inimicizie, contese, gelosie, ire, risse, divisioni, sette, invidie, omicidi, ubriachezze, ghiottonerie e cose simili a queste, circa le quali vi prevengo, come vi ho già detto prima, che coloro che fanno tali cose non erediteranno il regno di Dio. Ma il frutto dello Spirito è: amore gioia, pace, pazienza, gentilezza, bontà, fede, mansuetudine, autocontrollo”. – Galati 5:19-22
    Se esaminiamo la storia delle chiese cosiddette “cristiane” alla luce di quanto dichiarato dall’apostolo Paolo cosa dobbiamo constatare?
    adulterio, fornicazione, impurità, dissolutezza
    Queste pratiche sono sempre state largamente diffuse tra gli aderenti di tali chiese. Sebbene nella Parola di Dio è scritto che coloro che praticano tali cose “non erediteranno il Regno di Dio” (1Corinzi 6:9,10), tanti che si reputano anche dei buon cristiani, abituali frequentatori di messe dove ipocritamente si battono il petto in segno di contrizione, continuano a reiterare tali azioni confortati da una sorta di giustificazione e condono che, in un antiscritturale rito della confessione, ricevono dal clero delle loro chiese. D’altra parte il cattivo esempio è sempre stato dato proprio dal clero, anch’esso dedito a tali pratiche. Vescovi, cardinali e perfino papi con la loro condotta depravata e dissoluta hanno contribuito non poco a diffondere l’immoralità disonorando il Signore che ipocritamente asserivano di servire, come dimostra l’esempio del Papa Alessandro VI, il famigerato Rodrigo Borgia, “un uomo dissoluto e un libertino impenitente e come tale si comportò per tutta la vita: da laico, da cardinale e da papa ancora di più, senza minimamente preoccuparsi di celare agli altri questa sua scandalosa condotta di vita. Il suo percorso terreno fu disseminato di numerosi figli, ovviamente tutti illegittimi” avuti dalle sue numerose amanti (http://it.wikipedia.org/wiki/Papa_Alessandro_VI).
    Egli non costituisce una semplice eccezione. L’immoralità è stata una caratteristica dominante dei rappresentanti del clero del cristianesimo apostata dal suo inizio fino ai nostri giorni, come testimoniano tante cronache giudiziarie, e non solo del clero cattolico, come dimostrano gli scandali dei predicatori evangelici del continente americano.
    Ora, sinceramente, riuscite ad immaginate Cristo Gesù delegare simili personaggi a rappresentarlo?
     
    idolatria, magia
    I luoghi di culto cattolici ed ortodossi sono pieni di statue, immagini ed icone di persone dichiarate “sante” e venerate in aperto contrasto con il secondo dei dieci comandamenti che recita: “Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai” (Esodo 20:4,5). Ai fedeli della Chiesa Cattolica e delle Chiese Ortodosse invece è stato insegnato di inginocchiarsi davanti a tali immagini e a pregarle credendo che le persone che esse rappresentano possano ascoltarle e aiutarle o intercedere per loro presso Dio; questo contrariamente agli insegnamenti biblici che dicono che “i morti non sanno nulla … ed essi non avranno mai più alcuna parte in tutto ciò che si fa sotto il sole” (Ecclesiaste 9:5,6). Così è accaduto quello che l’apostolo Paolo scrisse nella sua lettera ai Romani, cioè che “essi hanno cambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno venerato e adorato la creatura al posto del creatore” (Romani 1:25). Che pena (nel senso di dispiacere) vedere la gente comune ingannata con tali falsi insegnamenti dedita a pratiche spesso raccapriccianti connesse con il culto idolatrico, che richiedono flagellazioni a sangue, uso di animali selvaggi (come fanno i serpari) e altri riti irrazionali e ripugnanti. Che pena sapere che tutte le loro speranze sono miseramente frustrate, poiché è scritto: “Egli taglia per sé dei cedri, prende un cipresso o una quercia che lascia crescere vigorosi fra gli alberi della foresta; egli pianta un frassino che la pioggia fa crescere. Questo serve all'uomo per bruciare; egli ne prende una parte per riscaldarsi e accende il fuoco per cuocere il pane; ne fa pure un dio e l'adora, ne fa un'immagine scolpita, davanti alla quale si prostra. Ne brucia la metà nel fuoco, con l'altra metà prepara la carne, ne cuoce l'arrosto e si sazia. Si riscalda pure e dice: «Ah, mi riscaldo, mi godo il fuoco». Con il resto di esso fabbrica un dio, la sua immagine scolpita, gli si prostra davanti, lo adora, lo prega e gli dice: «Salvami, perché tu sei il mio dio». Non sanno e non comprendono nulla, perché hanno impiastrato i loro occhi affinché non vedano, e i loro cuori perché non comprendano. Nessuno rientra in se stesso né ha conoscenza e intendimento per dire: «Ne ho bruciato una parte nel fuoco, sì, sulle sue braci ho fatto cuocere il pane, ho arrostito la carne e l'ho mangiata. Farò col resto un'abominazione e mi prostrerò davanti a un pezzo di legno?». Un tale si pasce di cenere, il suo cuore sedotto lo travia. Egli non può liberare la sua anima e dire: «Ciò che tengo nella mia destra non è forse una menzogna?»” e ancora: “I loro idoli sono argento e oro, opera di mani d'uomo. Hanno bocca ma non parlano, hanno occhi ma non vedono, hanno orecchi ma non odono, hanno naso ma non odorano, hanno mani ma non toccano, hanno piedi ma non camminano; con la loro gola non emettono suono alcuno. Come loro sono quelli che li fanno, tutti quelli che in essi confidano” (Isaia 44:14-20; Salmo 115:4-8,VR e Di - 114:4-8,CEI).
    La “magia” anche è stata ed è largamente praticata tra gli associati delle chiese del cristianesimo apostata. Dalle forme apparentemente più innocue, ma non meno pericolose, come quelle divinatorie (astrologia, chiromanzia, cartomanzia, ecc.), a quelle che direttamente li mettono in contatto con gli spiriti malvagi, i demòni, quali il “parlare con i morti” (i quali, in base alla citata scrittura di Ecclesiaste 9:5-9, non possono farlo, ma i demòni, che rispondono, fanno credere di si) alle pratiche esorcistiche, riti demonici veri e propri (cfr. Atti 19:13-16), ai cosiddetti “miracoli” o “apparizioni” che, come disse ancora l’apostolo Paolo, dovevano coincidere con la manifestazione “di quell’empio”, cioè di quella classe di persone che nella descrizione biblica corrisponde in pieno al clero del cristianesimo apostata (cfr. 2Tessalonicesi 2:3,4), “per l'azione di Satana, accompagnata da ogni sorta di portenti, di segni e di prodigi bugiardi, e da ogni inganno di malvagità per quelli che periscono, perché hanno rifiutato di amare la verità per essere salvati” (2Tessalonicesi 2:9).
     
    inimicizie, contese, gelosie, ire, risse, divisioni, sette
    La sera in cui Gesù fu arrestato, mentre gli uomini inviati dal Sommo Sacerdote, Caifa, stavano per afferrarlo, l’apostolo Pietro d’impeto sguainò la spada, che portava per difendersi dalle bestie feroci durante i viaggi, e colpì, ferendolo, uno di quegli uomini. L’occasione sembrava dover giustificare l’azione di Pietro poiché arrestando Gesù si stava commettendo la più grande ingiustizia di questa terra. Tuttavia Gesù non l’approvò e riprese l’apostolo dicendo: “Rimetti la spada nel fodero, perché tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada” (Matteo 26:51,52; Giovanni 18:10,11).
    I discepoli di Gesù compresero bene quella lezione sull’uso delle armi! Una nota enciclopedia dice, infatti: “nella Chiesa dei primi secoli c’era l’idea molto diffusa che la guerra era un’iniquità organizzata con cui la Chiesa e i seguaci di Cristo non possono avere niente a che fare” (Encyclopaedia of Religion and Ethics, di James Hastings).
    In tempi posteriori, però, eminenti “padri” della chiesa, come Agostino e Tommaso d’Aquino, sostennero con fervore il concetto della guerra “giusta”. Ha scritto Robert D. Culver, professore di teologia del Winnipeg Theological Seminary, nel suo libro Christianity Today:  “Agostino (al principio del V secolo) creò la prima grande sintesi di fede cristiana e di esercizio della guerra. Questa è stata la posizione normale di tutti i maggiori rami della chiesa da allora fino ai nostri giorni”.
    Questa dottrina della guerra “giusta”, o “giustificata”, parte dalla premessa che i governanti hanno ricevuto da Dio il dovere e il potere di far osservare la legge e mantenere l’ordine in una società imperfetta, con le maniere forti quando occorre. In tal caso sono anche giustificati a usare gli eserciti e qualsiasi altra cosa per mantenere la pace e la sicurezza nazionale quando si ritiene necessario.
    È facile capire perché tale dottrina ha sempre incontrato grande favore tra la classe dirigente. Ma è stata ben accolta anche dal popolo perché esonera la persona comune dalla responsabilità di prendere decisioni basate sulla coscienza.
    Sull’onda di tale falso insegnamento, del tutto contrario alle istruzioni date da Cristo, il cristianesimo apostata ha segnato la storia dopo Cristo con guerre sanguinose e tremendi spargimenti di sangue come neanche i popoli non cristiani sono stati capaci di fare!, e l’unica motivazione che si può dare a tale massacro è quella indicata dall’apostolo: “inimicizie, contese, gelosie, ire, risse, divisioni, sette”.
    Vogliamo solo ricordarne qualcuna:
    Le crociate. La prima fu proclamata da Papa Urbano II nel 1095 d.C. La motivazione ufficiale fu il desiderio di liberare Gerusalemme e il cosiddetto “Santo Sepolcro” dai musulmani. In realtà le cause erano più profonde. Ai suoi occhi un’azione militare per la riconquista di Gerusalemme e della Palestina sarebbe servita a più scopi. Avrebbe consolidato l’unità della cristianità latina e riaffermato il primato della Chiesa di Roma. Avrebbe provveduto uno sfogo ai nobili sempre in lotta fra loro. Costoro, in cambio di privilegi religiosi e, soprattutto, di benefìci economici, avrebbero messo la propria competenza militare al servizio di una “nobile causa”, divenendo il braccio armato della Chiesa. Con il trascorrere del tempo furono proclamate altre crociate, l’ultima delle quali nel 1270 d.C. Quel che accadde con queste “guerre sante” è stato emblematicamente riassunto da Raimondo d’Aguilers, testimone oculare e cronachista della 1a Crociata, il quale nel raccontare la caduta di Gerusalemme, disse: “Allora avresti potuto vedere cose orribili: alcuni [nemici], ed era per loro una fortuna, avevano la testa troncata; altri cadevano dalle mura crivellati di frecce; moltissimi altri infine bruciavano tra le fiamme. Per le strade e le piazze si vedevano mucchi di teste; mani e piedi tagliati” (da Il movimento crociato di Franco Cardini). Tutta questa violenza fu compiuta in nome di Dio e di Cristo!
     
                      Crociate
     
    L’esempio delle Crociate, gli orrori e l’enorme spargimento di sangue che hanno causato, avrebbe dovuto insegnare come l’avidità economica e il desiderio di preminenza politica possano condurre al fanatismo e ai massacri. Purtroppo la lezione è stata ignorata. Lo provano i numerosi conflitti che insanguinano tuttora molte zone del pianeta, dove, in tantissimi casi, la religione, e il falso cristianesimo in particolare, serve da copertura per azioni abominevoli.
     
    L’Inquisizione. Iniziò in Europa nel XIII sec. ma si diffuse anche nelle Americhe, e durò oltre sei secoli. Nata per iniziativa del papato e da esso sostenuta, l’Inquisizione fu un tentativo omicida di torturare e togliere di mezzo tutti quelli che dissentivano dalla Chiesa Cattolica. Peter De Rosa, un ex sacerdote che si definisce “cattolico patriottico”, afferma nel suo libro Vicari di Cristo: “La Chiesa è responsabile delle persecuzioni contro gli Ebrei, dell’Inquisizione, dello sterminio di migliaia di eretici, della reintroduzione della tortura in Europa come parte del processo giudiziario … Si è calcolato che durante l’ultima persecuzione, quella di Diocleziano [nel III secolo] che fu anche la più feroce, in tutto il mondo perirono circa duemila cristiani. Nel primo episodio di crudeltà della Crociata di Papa Innocenzo III [contro gli “eretici” in Francia] ne fu ucciso un numero dieci volte superiore … È davvero un colpo apprendere che un Papa uccise in una volta sola più Cristiani di Diocleziano … [Innocenzo] non aveva avuto scrupoli a servirsi del nome di Gesù per compiere tutto ciò che Gesù stesso condannava … in nome del Papa [gli inquisitori] si sarebbero resi responsabili della violazione più selvaggia e duratura della dignità umana mai sperimentata nella storia della nostra razza … Degli ottanta papi che si susseguirono dal tredicesimo secolo in poi, non uno disapprovò i sistemi dell’Inquisizione; anzi, ciascuno di essi aggiunse il proprio tocco crudele al meccanismo di quella macchina mortale. Resta un mistero come i papi abbiano potuto perseverare in quest’eresia praticata per generazioni e generazioni, e come abbiano potuto rinnegare punto per punto il Vangelo di Gesù … I pontefici preferivano contraddire il Vangelo che un predecessore ‘infallibile’, perché questo avrebbe provocato il crollo del papato”.
    L’unica colpa di quelle migliaia e migliaia di persone che vennero torturate e assassinate, nella generalità dei casi fu quella di aver voluto leggere la Bibbia, la Parola di Dio.
     
    [Certo, davanti a questi fatti, oggi fa davvero sorridere l’accusa di assassinio rivolta dalla Chiesa Cattolica a coloro che hanno scelto di dare il via al corso e alla conclusione naturale della storia della sfortunata Eluana Englaro. Con quale ipocrita “coraggio” essa parla “in difesa della vita” dopo aver soppresso, nel tempo e sistematicamente, milioni e milioni di vite umane innocenti?!].
     
                                           Inquisizione
     
    Con l’instaurazione dell’Inquisizione la Chiesa Cattolica ha torturato e assassinato un numero incalcolabile di innocenti solo perché non accettavano le sue dottrine o le sue pratiche demoniche. Il “diritto” della Chiesa di torturare e bruciare coloro che dichiarava “eretici” fu in effetti un’orribile conseguenza delle dottrine non scritturali dell’inferno e del purgatorio. Paradossalmente uno dei peggiori crimini contro l’umanità eguagliato solo dai campi di concentramento del secolo scorso, fu commesso da domenicani e francescani, cioè da appartenenti a due ordini di frati che asserivano d’essere dedicati a predicare il messaggio d’amore di Cristo. Tutto questo fu reso possibile anche dalla profonda ingerenza della Chiesa nella politica. Chiesa e Stato, anche se spesso in gara l’una con l’altro, unirono  le forze contro chiunque osasse criticare un sacerdote o un principe. L’Inquisizione nacque anche da questa relazione adulterina (cfr. Giacomo 4:4). Questa Chiesa, anziché trasmettere alle persone i princìpi e i valori della fede cristiana, l’amore fraterno, il rispetto per la verità e la giustizia, la solidarietà sociale e il senso della moralità, ha fomentato l’odio, l’egoismo, la menzogna e la dissolutezza, le peggiori caratteristiche di origine demonica (cfr. Giovanni 8:44). E’ davvero interessante ciò che dice al riguardo la New Encyclopædia Britannica: “Il retaggio dell’intolleranza cristiana e i metodi adottati (p.es., l’inquisizione, o il lavaggio del cervello) si perpetuano nell’intolleranza dell’ideologia e nelle tecniche delle rivoluzioni politiche moderne”. Sì, “il retaggio dell’intolleranza del falso cristianesimo e i metodi adottati” si possono ravvisare nell’odierna intolleranza secolare. In alcuni paesi, metodi che ricordano quelli dell’Inquisizione sono già usati dalle potenze politiche contro rappresentanti della Chiesa Cattolica. Veramente, come è scritto nella Parola di Dio: “hanno seminato vento raccoglieranno tempesta” (Osea 8:7). Queste azioni preludono all’esecuzione del giudizio di Dio contro questo falso sistema religioso, che si servirà proprio dei governanti umani per porre fine alle sue opere malvage (cfr. Apocalisse 17:12,16-18).
     
    Le guerre religiose. A partire dal XVI secolo La Chiesa Cattolica Romana combatté selvaggiamente per ricondurre nell’ovile i protestatari, o protestanti. I protestanti, dal canto loro, opposero una vigorosa resistenza. La città di Anversa, per esempio, fu assediata nel 1576, e un resoconto storico dice: “Quei gentili messaggeri di Santa Madre Chiesa, i soldati spagnoli, andarono a combattere con queste grida sulle labbra: ‘San Giacomo, Spagna, sangue, carne, fuoco, sacco!’ Ottomila uomini, donne e bambini furono assassinati” (The Story of the Inquisition, Freethought Press Association).
    Dal 1618 al 1648 fu combattuta in Europa la “guerra dei trent’anni” fra cattolici e protestanti. Fu una guerra particolarmente spaventosa. Nel corso d’essa la Germania perse circa tre quarti della sua popolazione. Gli abitanti di Augusta scesero da 80.000 a 18.000. E rimase solo un quarto circa del popolo boemo. La caduta della città protestante di Magdeburgo illustra la ferocia del combattimento. Lo storico tedesco Frederick Schiller scrive: “Lì cominciò uno spettacolo di orrori per cui la storia non ha parole: né poesia né prosa. Né innocente infanzia, né impotente vecchiaia; né giovinezza, sesso, rango o bellezza poterono placare la furia dei conquistatori. Le mogli furono violentate nelle braccia dei loro mariti, le figlie ai piedi dei genitori; e il sesso indifeso esposto al doppio sacrificio della virtù e della vita” (The Works of Frederick Schiller - History of the Thirty Years’ War, di Frederick Schiller).
    Le guerre mondiali. Nel secolo scorso sono state combattute due guerre mondiali che hanno causato insieme circa 90.000.000 di vittime, tra militari e civili. Esse sono scoppiate in seno al cristianesimo apostata e sono state combattute da una maggioranza di persone che si dichiarava “cristiana”.
    Il clero ha avuto, ancora una volta, un ruolo non secondario nella guerra!
    Ad esempio, il vescovo di Londra, A. F. Winnington-Ingram esortò gli Inglesi con queste parole: “Uccidete i Tedeschi, uccideteli; non tanto per ucciderli, ma per salvare il mondo, per uccidere i buoni come i cattivi, per uccidere i giovani come i vecchi, per uccidere quelli che hanno mostrato benignità ai nostri feriti come quei nemici … Come ho detto mille volte, la considero una guerra di purezza, considero ognuno che è morto in essa un martire” (da Perspective - periodico del Seminario Teologico di Pittsburgh, Vol. X, N. 1, primavera del 1969).
    Dall’altra parte, l’arcivescovo di Colonia, in Germania, disse ai soldati tedeschi: “Diletto popolo della nostra Madre Patria, Dio è con noi in questa lotta per la giustizia in cui siamo stati trascinati contro il nostro volere. In nome di Dio vi comandiamo di combattere fino all’ultima goccia del vostro sangue per l’onore e la gloria del paese. Nella sua sapienza e rettitudine, Dio sa che siamo dalla parte della giustizia e ci darà la vittoria” (dal quotidiano belga La Dernière Heure, del 7 gennaio 1967).
    Negli Stati Uniti il reverendo Randolph H. McKim esclamò dal suo pulpito a Washington: “È Dio che ci ha chiamati a questa guerra. Noi combattiamo la sua guerra … Questo conflitto in realtà è una crociata. La più grande della storia, la più santa. Essa è nel senso più profondo e più vero una Guerra Santa … Sì, è Cristo, il Re di Giustizia, che ci chiama a impegnarci in una lotta mortale con questa empia e blasfema potenza” (For God and Country, di Randolph H. McKim - citato in Preachers Presents Arms, di Ray H. Abrams).
    Come risultato, cattolici italiani e tedeschi spararono contro e uccisero i loro “fratelli” in fede, cattolici francesi e americani e protestanti tedeschi spararono contro e uccisero i loro “fratelli” protestanti inglesi e americani.
    Durante il secondo conflitto mondiale, inoltre, furono sterminati, da soldati cattolici e protestanti tedeschi insieme (i quali avevano scritto sulle fibbie delle proprie cinture la frase Gott Mit Uns, “Dio è con noi”), sei milioni di ebrei e di persone di altre razze.
     
    Ancor oggi si discute del ruolo del Papa di Roma, Pio XII, in quell’Olocausto! La sua voce tacque! Un silenzio di morte! Il 16 ottobre 1943 i soldati nazisti prelevarono nel Ghetto di Roma, proprio di fronte al Vaticano, un migliaio di ebrei che furono deportati e sterminati nei campi di concentramento creati a questo scopo. Chiuso, serrato nelle mura vaticane il Papa non proferì una sola parola di condanna contro quel crimine!
     
    IL GHETTO EBRAICO DI ROMA
     
        ghetto di roma - vicolo dei falegnami   ghetto di roma - via s.ambrogio   ghetto di roma - sinagoga
                      Vicolo dei Falegnami                                                               Via de S. Ambrogio                                                           Sinagoga
     
    Il Ghetto, nella comune accezione del termine, indica quell’area di una città in cui sono costrette a vivere, separate dal resto della città, persone considerate di un determinato retroterra etnico, o appartenenti ad una determinata cultura o religione.
    Questo concetto, antisociale, antidemocratico e inumano fu ideato da un Papa, Paolo IV, che si dichiarava rappresentante di quel Cristo che invece aveva detto: “voi siete tutti fratelli” (Matteo 23:8), allorché istituì il Ghetto di Roma nel 1555 con una bolla intitolata Cum nimis absurdum (cioè "quando il troppo è inopportuno"). Quel Ghetto consisteva in una sorta di "quartiere recintato" in cui furono costretti ad abitare, in ogni sorta di ristrettezze, i circa 3000 membri della comunità ebraica. Le porte del Ghetto rimanevano chiuse dal tramonto all'alba, i residenti potevano lasciarlo solo durante il giorno. Al tramonto i tre accessi al quartiere venivano serrati e sorvegliati da guardie, la cui retribuzione era a carico della stessa comunità e chiunque si fosse attardato e fosse rimasto chiuso fuori, se la sarebbe vista con l'implacabile giustizia papalina. Chi usciva, poi, doveva indossare un pezzo di stoffa gialla sul berretto, mentre le donne dovevano portare uno scialle o un velo dello stesso colore, per essere distinti dal resto del popolo romano e facilmente identificabili. Così sappiamo da dove i nazisti trovarono ispirazione per appiccicare la stella gialla sugli abiti degli ebrei e per le loro azioni delittuose!
    Il vero dramma per il Ghetto di Roma arrivò nel 1943, quando il 16 ottobre le SS naziste rastrellarono e deportarono nei campi di concentramento più di 1000 ebrei. Tornarono solo in 18. Il Vaticano si trova dall’altra parte del Tevere, quasi di fronte al Ghetto. Ma l’allora Papa Pio XII, chiuso, serrato nelle mura vaticane non proferì una sola parola di condanna contro quel crimine!
     
                                         art242_hookltanfbgkjuuyt
     
    Oggi, l’attuale Papa Benedetto XVI si appresta a beatificarlo, cioè a indicarlo come modello di virtù e santità da imitare per tutti i cattolici! Si tenta di giustificare quel penoso suo silenzio dicendo che non poteva fare altrimenti, per evitare guai maggiori, come se la morte di sei milioni di esseri umani inermi e innocenti non fosse uno dei guai più grandi che potesse allora accadere! Un sacerdote cattolico, Ernesto Bonaiuti, titolare della cattedra di Storia del Cristianesimo nell’Università “La Sapienza” di Roma, al quale Pio XII inflisse la scomunica “ad vitandum” perché si rifiutò di giurare fedeltà al governo fascista, nel suo saggio intitolato Pio XII ha scritto: “Chi pretende di parlare in nome di Cristo sulla terra, chi vanta il privilegio di interpretare lo spirito del Vangelo, al cospetto di tanta sconfinata passione dell’umanità non avrebbe potuto che recitate da penitente il miserere, costituendosi testimone lacrimante  della inaudita aberrazione e della inesorabile punizione di una diserzione collettiva dalle più elementari norme della rivelazione evangelica”.
     
    Sul quotidiano la Repubblica dell’8 novembre u.s., dal quale ho tratto questa informazione, Corrado Augias riferisce un altro episodio inquietante sulla figura di questo prossimo “beato”. Dice Augias che l’economista Paolo Leon gli ha scritto di Giovanni Malvezzi, un Dirigente IRI, il quale gli raccontò che “nel 1942, durante un viaggio nei paesi occupati dai nazisti, un presule gli disse che si potevano liberare gli ebrei in cambio di soldi, oro o valori. Tornato a Roma Malvezzi si precipitò dal Papa per spiegargli le violenze, lo sterminio, che il Papa conosceva già, e sollecitargli una raccolta di fondi per liberare più persone possibili. Pio XII gli disse che la Chiesa non aveva soldi. Malvezzi suggerì di vendere parte del tesoro di S. Pietro; il Papa perse la calma e, gridando che i beni della Chiesa sono sacri, lo cacciò”.
    L’avidità è un altro “frutto della carne”, in contrasto con lo Spirito di Dio, che l’apostolo Paolo associa alla fornicazione e all’impurità (cfr. Efesini 4:19; 5:3). Anche questa pessima qualità è costante nel falso cristianesimo, mai sazio di denaro e di accumulare beni materiali.
    Probabilmente quel Papa non aveva mai letto le parole dette da Gesù al giovane ricco: “Se vuoi essere perfetto, va', vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo” (Matteo 19:21), neanche conosceva la raccomandazione di Cristo ai suoi veri discepoli: “Non procuratevi oro, né argento, né moneta di rame nelle vostre cinture … perché l'operaio ha diritto al suo nutrimento” (Matteo 10:9,10) e né teneva conto dell’avvertimento del Signore: “Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano. Perché là dov'è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore” (Matteo 6:19-21). O, forse, pur sapendo tutte queste cose, se ne fregò in nome della “ragion di Stato” (quello Vaticano) e non del Regno di Cristo!
     
    Da qualsiasi parte esaminiamo il falso cristianesimo della Chiesa Cattolica Romana, delle varie Chiese Ortodosse nonché delle numerose denominazioni Protestanti, accumunate dagli stessi falsi insegnamenti basilari, quali, sarà bene ricordarlo: la Trinità, l’immortalità dell’anima e la vita dopo la morte, il Purgatorio, l’Inferno o luogo di eterno tormento nonché dal loro pieno e incondizionato sostegno al sistema politico-economico-militare instaurato da Satana e dai suoi demòni su questa terra in antitesi al Regno di Dio, la sua storia dimostra ch’esso rappresenta, nell’adempimento delle parabole di Cristo, quelle “zizzanie” o quell’ “albero cattivo” che dovranno essere “gettati nel fuoco”.
    La storia dimostra anche che molte persone sincere e devote hanno, nel tempo, mantenuto viva la fiammella della verità riguardo al proposito di Dio non permettendo che quelle simboliche “zizzanie” la soffocassero. Di queste persone, simili al “grano” della parabola di Cristo, Dio si è servito per conservare la sua Parola scritta, la Bibbia, nel suo testo integrale, e per farla arrivare alla gente comune, nonostante l’attacco che contro di essa è stato scagliato dall’ipocrita clero del falso cristianesimo. Tante di queste persone hanno pagato con la vita il loro coraggio e il loro amore per la verità essendo state diabolicamente torturate e bruciate sui satanici roghi (il loro vero Inferno) del falso cristianesimo!
    La risurrezione, la vera speranza del genere umano morto e non la vita nell’aldilà, di cui Cristo diede prova risuscitando alcuni durante il suo ministero terreno, servirà a riportare in vita quelle persone devote per dar loro la possibilità di vivere per sempre nel Paradiso che sarà restaurato sulla terra e non nei cieli, proprio com’era l’originale proposito di Dio! (cfr. Genesi 1: 28; Giovanni 5:25-29; Salmo 37:11,29,VR e Di - 36:11,29,CEI).
     
    Nei nostri giorni i “frutti” prodotti dal falso cristianesimo sono ormai pienamente maturi e solo i “ciechi” spirituali, quelli a cui hanno “impiastrato i loro occhi affinché non vedano, e i loro cuori perché non comprendano” (Isaia 44:18), possono rifiutarsi di vederli!
    Questi “frutti” maturi indicano però che è anche arrivato il tempo della mietitura, il tempo cioè di raccogliere e separare i veri cristiani dai falsi che saranno eliminati per sempre dalla faccia della terra (cfr. Matteo 13:41,42). Questo è lo scopo di quell’opera, profetizzata ancora da Cristo Gesù, che si doveva compiere nel tempo della “mietitura”, cioè nel tempo de “la fine dell'età presente” (Matteo 13:39,VR), com’è riportato nella Parola di Dio: “E questo vangelo del regno sarà predicato in tutto il mondo, affinché ne sia resa testimonianza a tutte le genti; allora verrà la fine” (Matteo 24:14).
    Questa “testimonianza” serve ad annunciare che il Regno di Dio è l’unica speranza per il genere umano e non i vari governi umani sostenuti dal falso cristianesimo, ed è utile a tutti noi per scegliere da quale parte schierarsi.
    La scelta giusta, indicata da Dio stesso nella Sua Parola scritta, dove si parla di tutta la falsa religione nel mondo e la si identifica col nome di simbolico di “Babilonia la Grande”, dall’antica Babele o Babilonia, in cui ebbero origine tutti i falsi insegnamenti religiosi, inclusi la Trinità, l’immortalità dell’anima e la vita dopo la morte o il luogo di tormento eterno, e di cui il falso cristianesimo è l’esponente più rappresentativo, è questa:
    Uscite, popolo mio, da Babilonia per non associarvi ai suoi peccati e non ricevere parte dei suoi flagelli”. - Apocalisse 18:4
     

    Dedicato a chi, il 18 novembre 2006, scrisse: “… alzo il muro xkè temo ke il male possa ferirmi”. Spero possa essere un aiuto per abbattere quel muro di vergogna e d’ipocrisia dietro il quale sempre ci si rifugia, per poter ancora dare significato ad una vita sciupata nella banalità e nell’inedia con una concreta speranza di riscatto.
     
    November 09

    LA "CITTA' ETERNA" E LA STORIA BIBLICA - V parte

     
          ROMA
     
    LA RIFORMA: NON FU VERA LIBERTA’
     
    Con la nascita del Sacro Romano Impero la Chiesa di Roma, sotto l’autorità del Papa, dominò per secoli gli affari del mondo.
    Come zizzanie che crescono in mezzo al grano, soffocandolo, man mano che si compenetrava con il mondo, la chiesa si allontanava sempre più dal cristianesimo del I secolo.
    Verso la fine del XV secolo la Chiesa di Roma, che aveva parrocchie, monasteri e conventi in ogni angolo del suo dominio, era divenuta la più ricca possidente d’Europa. Fonti storiche riferiscono che era padrona di metà delle terre in Francia e in Germania e di due quinti o più d’esse in Svezia e in Inghilterra.
    Lo splendore di Roma crebbe in maniera incommensurabile durante gli ultimi anni del XV secolo e i primi del XVI e la storia ecclesiastica di quel periodo vide ciò che uno storico definì “una successione di papi molto gaudenti”.
    Fra questi vi furono Sisto IV (1471-1484), il quale spese somme ingenti per costruire la Cappella Sistina, che da lui prende il nome, e per arricchire i suoi numerosi nipoti;  Alessandro VI (1492-1503), il famigerato Rodrigo Borgia, che riconobbe apertamente i suoi figli illegittimi e li favorì; e Giulio II (1503-1513), nipote di Sisto IV, che fu più dedito alle guerre, alla politica e all’arte che ai suoi uffici ecclesiastici.
    Lo studioso cattolico Erasmo da Rotterdam scrisse nel 1518: “La curia romana ha deposto ogni vergogna” (Storia della Civiltà, Parte VI, La Riforma, di Will Durant).
     
    cappella sistina 2
     
    LA CAPPELLA SISTINA IN VATICANO
    Prende il nome dal Papa Sisto IV, il primo di sei pontefici la cui condotta sfacciatamente immorale portò infine alla Riforma. Secondo la storiografa Barbara W. Tuchman, Sisto IV diede il via a un “periodo in cui la ricerca di vantaggi personali e di una politica di potenza si espresse in maniera scoperta, sfrontata, implacabile”. Nel suo libro The March of Folly (la Marcia della Follia) ella narra, infatti, che papa Sisto IV per elevare ed arricchire la sua famiglia, fino ad allora povera, nominò cinque nipoti e un pronipote cardinali, un altro pronipote vescovo, e fece sposare altri sei suoi parenti con componenti di famiglie reali.
    Alla ricerca di fondi per la costruzione della Cappella Sistina, Sisto IV fece ricorso alla vendita delle indulgenze per i defunti. Tali indulgenze erano molto popolari. Nel libro Vicari di Cristo: Il lato oscuro del papato,  Peter de Rosa afferma: “Vedovi e vedove, genitori sopraffatti dal dolore spesero tutti i propri averi nel tentativo di far uscire i propri cari da un Purgatorio dipinto a tinte sempre più fosche”. La gente comune comprava le indulgenze perché credeva davvero che il Papa potesse garantire il paradiso ai loro cari defunti.
    All’interno della Cappella Sistina Michelangelo dipinse il Giudizio Universale con una terrificante visione dell’inferno. Il giorno del giudizio e le fiamme dell’inferno erano tra gli argomenti prediletti per i sermoni dei predicatori della Chiesa. Con la paura delle pene dell’inferno, infatti, la Chiesa dominò sulle coscienze delle persone e svuotò le loro tasche con la vendita delle indulgenze. I Riformatori “protestanti”, come Lutero e Calvino, che si scagliarono contro tale pratica e la corruzione papale, alla fine accettarono l’idea cattolica dell’inferno che tutt’oggi fa parte della fede di molte denominazioni “protestanti” la quale, insieme ad altre dottrine di origine pagana, quali la Trinità e l’immortalità dell’anima, le accomuna nel fascio delle simboliche “zizzanie” o falsi cristiani, che il nemico di Dio, Satana il Diavolo ha seminato nel mondo!
     
    Corruzione e immoralità non erano circoscritte al papato. Un detto popolare di quel tempo diceva: “Se vuoi rovinare tuo figlio, fallo prete”. La morale era bassa in ogni campo.
    Niccolò Machiavelli riassunse la condizione della Chiesa in quel tempo con queste parole:
    “Se la religione della cristianità fosse stata preservata in armonia con le norme del Fondatore, lo Stato e il corpo politico del Cristianesimo sarebbero rimasti molto più uniti e felici di quanto non siano. Né può esistere maggiore prova della sua decadenza del fatto che più vicini sono i popoli alla Chiesa romana, centro della loro religione, meno religiosi sono” - Durant, op. cit.
    Quanto attuali sono queste parole nella condizione morale e sociale delle nazioni dove la Chiesa romana ancora prevale, come la nostra!
     
    Il su citato Erasmo da Rotterdam (Desiderius Erasmus), figlio illegittimo di un prete olandese, a diciotto anni entrò nel convento agostiniano di Steyn, vicino Gouda, dove si dedicò agli studi di latino, dei classici e dei padri della chiesa. Dopo un po’, però, cominciò a detestare quel modo di vivere. Nel 1499 accettò un invito a visitare l’Inghilterra. A Londra incontrò Tommaso Moro, Giovanni Colet e altri teologi, cosa che rafforzò la sua decisione di applicarsi agli studi biblici. Per poter capire meglio il contenuto della Bibbia, si mise anche a studiare intensamente il greco.
    Nel 1504, si trasferì a Lovanio, in Belgio. Recatosi in visita al convento di Parc, scoprì nella biblioteca un manoscritto delle Annotazioni al Nuovo Testamento di Lorenzo Valla, uno studioso italiano. Questa raccolta di note al testo del Nuovo Testamento della Vulgata (traduzione della Bibbia in latino fatta da Girolamo) destò il suo interesse per la critica testuale, che consiste nella comparazione di antiche versioni e manoscritti della Bibbia allo scopo di determinarne la lezione originale. Così Erasmo prese la decisione di lavorare al ripristino del testo originale della Bibbia.
    Nel 1505 venne in Italia dove meditò di scrivere una satira che chiamò Elogio della pazzia nell’intento di smascherare gli abusi del clero. In quest’opera, infatti, la pazzia personificata penetra in ogni campo della vita, ma, secondo l’autore, in nessun posto è più evidente che fra i teologi e il clero. Egli scrisse:
    “In quanto ai papi, se affermano di essere i successori degli apostoli, devono capire che da loro si richiedono le stesse cose che facevano i loro predecessori. Ma, invece di far questo, essi ritengono che sia troppo laborioso istruire il popolo; che interpretare le Scritture significhi invadere la competenza dei dotti”.
    Tornato in Inghilterra Erasmo si dedicò al suo lavoro di emendare il testo del Nuovo Testamento e nel 1516 fu pubblicata a Basilea, in Svizzera, la sua ritraduzione di questa parte della Bibbia nella lingua greca originale, cioè la lingua in cui venne scritto la quasi totalità del Nuovo Testamento dagli autori biblici. Il lavoro di Erasmo diede l’avvio all’importante lavoro di critica testuale che ha permesso di produrre le accurate traduzioni bibliche del nostro tempo.
    Non tutti però accolsero volentieri la pubblicazione di questo testo. Alcune note di Erasmo erano molto critiche nei confronti del clero. Si prenda ad esempio il versetto di Matteo 16:18, che dice: “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa” (CEI). Erasmo manifestò la sua sorpresa che queste parole fossero state applicate esclusivamente al Papa, e respinse completamente il primato di Pietro. Non c’è da meravigliarsi che molti scritti di Erasmo fossero proibiti, anche nelle università.
    Nel 1519 scrisse un’opera intitolata Ratio verae theologiae. In essa espose il suo metodo di studio della Bibbia, con una serie di norme per interpretarla, fra cui quella di non isolare mai una citazione dal contesto e di tenere sempre conto della mentalità dell’autore. Capì che le Scritture formavano un insieme compatto. Ne dedusse che l’interpretazione deve venire dall’interno, e non essere imposta dall’esterno (cfr. Genesi 40:8).
    Nonostante tutto, però, Erasmo fu sempre sensibile alle critiche e fu spesso troppo cauto, temendo le conseguenze di qualsiasi frattura con Roma.
    Ma non fu così per altri uomini che mostrarono lo stesso apprezzamento per la parola di Dio e si adoperarono con coraggio per tradurla nelle lingue parlate dalla gente comune.
    Uno di questi fu John Wycliffe, un sacerdote cattolico e professore di teologia a Oxford, in Inghilterra. Consapevole degli abusi della chiesa, scrisse e predicò contro questioni quali la corruzione negli ordini monastici, il censo imposto dai papi, la dottrina della transustanziazione (secondo la quale il pane e il vino impiegati nella Messa si trasformano letteralmente nel corpo e nel sangue di Gesù Cristo), la confessione e l’ingerenza della chiesa negli affari temporali.
    Wycliffe fu particolarmente franco nel denunciare il disinteresse della chiesa per l’insegnamento della Bibbia e dichiarò: “Volesse Dio che ogni parrocchia in questo paese avesse una buona Bibbia e buone esposizioni del Vangelo, e che i preti le studiassero bene, e insegnassero veramente al popolo il Vangelo e i comandi di Dio!”.
    Egli si applicò a tradurre dal latino in inglese la Vulgata e produsse la prima Bibbia completa in lingua inglese.
    Fortemente influenzato da John Wycliffe fu il boemo Jan Hus, rettore dell’Università di Praga e anch’egli sacerdote cattolico. Come Wycliffe, Hus predicò contro la corruzione della Chiesa di Roma e insisté sull’importanza di leggere la Bibbia. Questo gli attirò subito le ire della gerarchia. Ma Hus, per nulla intimorito, scrisse pungenti capi d’accusa contro le pratiche della chiesa, compresa la vendita delle indulgenze. Il Concilio di Costanza lo condannò a morte come eretico, perciò fu arso sul rogo nel 1415.
    Un’altro fu William Tyndale, un brillante studioso di greco e latino; anch’egli tradusse il Nuovo Testamento in inglese. Ancora una volta, però, il clero cattolico si oppose con veemenza alla diffusione della traduzione di Tyndale. Perché?
    Mentre la Vulgata latina non faceva giustizia al testo sacro, la versione di Tyndale dal greco originale trasmetteva per la prima volta il messaggio biblico in un linguaggio chiaro alla popolazione inglese con un accurata scelta di vocaboli. In 1Corinzi capitolo 13, ad esempio, Tyndale decise di tradurre il termine greco agàpe con “amore” invece che con “carità”. Usò il termine “congregazione” anziché “chiesa” per far capire che si parlava di adoratori, non di edifici. Ma ciò che più di ogni altra cosa non andò giù al clero fu che Tyndale tradusse il termine presbitèrous (cfr. 1Pietro 5:1) con “anziano” al posto di “prete” e il termine “pentirsi” al posto di “fare penitenza”, privando così gli ecclesiastici dei loro presunti poteri sacerdotali.
    Un suo biografo ha scritto: “Era sparito il Purgatorio; non c’era più la confessione auricolare né la penitenza. Due pilastri dell’arricchimento e del potere della Chiesa erano crollati”. (William Tyndale - A Biography, di David Daniell). Nell’ottobre 1536 William Tyndale fu condannato a morte come eretico dal vescovo Stokesley; egli venne prima strangolato e poi pubblicamente arso al rogo. Tyndale pagò con la vita l’amore per la verità  e il suo desiderio di dare al popolo d’Inghilterra una Bibbia facilmente comprensibile.
    Lungi dal sostenere e diffondere la conoscenza della Parola di Dio, la Chiesa di Roma, come le simboliche “zizzanie” della parabola di Cristo (fr. Matteo 13:24-30; 37-42) si impegnò in una strenua lotta per soffocare il simbolico “grano” condannando a morte migliaia e migliaia di innocenti la cui unica colpa era quella di leggere la Bibbia e amare la verità in essa contenuta (cfr. Salmo 119:160,VR e Di – 118:160,CEI; Giovanni 17:17).
    Persone come Wycliffe, Hus, Tyndale furono precursori di un vento di Riforma che ben presto travolse la Gerarchia romana.
     
    campo de' fiori
     
    CAMPO DE’ FIORI
    La piazza è considerata il simbolo della vita frenetica cittadina che inizia sin dal mattino presto con il mercato all’aperto, fino a notte tarda, quando la gioventù romana affolla le strade, i gradini del monumento a Giordano Bruno al centro della piazza e i locali di intrattenimento delle stradine circostanti. Ma è famosa soprattutto perché un tempo vi avvenivano le esecuzioni delle sentenze di morte decretate dai papi e dalla curia romana.
    Giordano Bruno, il frate domenicano dichiarato eretico, fu arso al rogo proprio nel punto in cui svetta la statua. La sua mole inquietante e scura, completamente distaccata dall’intero contesto fatto di colori, di urla e movimento, domina su tutto, severa, quasi a voler sottolineare qualcosa, un messaggio che il clamore della folla in piazza sembra impedire di percepire: la Chiesa di Roma bruciò in questa piazza, insieme a decine e decine di persone che amavano la verità, la libertà e il diritto di essere istruiti dalle Sacre Scritture sulla volontà e il proposito di Dio. Lungi dal diffonderne il messaggio e da incoraggiarne l’apprezzamento e lo studio, la Chiesa Cattolica si è impegnata in una lotta senza quartiere contro la Parola di Dio nel tentativo di impedire alla gente comune di leggerla. Il motivo basilare, come dimostra la storia dei tanti uomini e donne devote che furono disposti a soffrire con rassegnazione e a sottostare serenamente a qualsiasi genere di morte atroce senza opporsi ai loro carnefici, fu che la Parola di Dio smascherava le falsità dottrinali della Chiesa e l’ipocrisia del suo clero. Ma il clamore dei piazzaroli religiosi non riuscirà a impedire ancora a lungo che le persone comuni ascoltino il messaggio biblico. E il tempo della “mietitura” delle simboliche “zizzanie”, cioè dei falsi cristiani che con le loro opere hanno disonorato Dio, si avvicina rapidamente (cfr. Matteo 13:39-42).
     
    Il 31 ottobre 1517, un  monaco agostiniano, Martin Lutero, affisse 95 tesi alla porta della chiesa del castello di Wittenberg, capitale del ducato tedesco di Sassonia.
    Dottore in teologia e professore di esegesi biblica presso l’Università di Wittenberg, Lutero si era fatto la reputazione di profondo conoscitore della Bibbia.
    Al tempo di Lutero le indulgenze papali venivano vendute pubblicamente non solo per i vivi, ma anche per i morti. Per la gente l’indulgenza era divenuta quasi una polizza di assicurazione contro il castigo per ogni genere di peccati, e il pentimento non serviva più. “Dappertutto”, scrisse Erasmo, “si vende la remissione delle pene del Purgatorio; e non si vende soltanto, ma viene imposta a chi la rifiuta”.
    Nel 1517 il domenicano Johann Tetzel si recò a Jüterbog, nei pressi di Wittenberg, per vendere indulgenze. Il denaro così raccolto doveva servire in parte a finanziare la fabbrica della Basilica di San Pietro a Roma. Doveva anche servire ad aiutare Alberto di Brandeburgo a rifarsi del debito contratto per pagare alla Curia romana la cattedra di arcivescovo di Magonza. Tetzel faceva appello a tutte le sue doti di venditore, e la gente accorreva da lui. Lutero, indignato, si servì del mezzo più sbrigativo allora disponibile per esprimere pubblicamente la propria opinione su tutto questo traffico: affiggere 95 proposizioni alla porta della chiesa. Ebbe così ufficialmente il via quel movimento chiamato Riforma.
    Grazie alla recente invenzione della stampa, non ci volle molto perché queste idee esplosive raggiungessero altre parti della Germania … e Roma.
    Dapprima la Chiesa di Roma invitò Lutero a discutere e gli ordinò di ritrattare. Quando egli si rifiutò di farlo, sia il potere ecclesiastico che quello politico si videro costretti a far pressione su di lui. Nel 1520 il Papa emanò una bolla, o editto, che proibiva a Lutero di predicare e ordinava il rogo dei suoi libri. In segno di sfida, Lutero bruciò in pubblico la bolla papale. Il Papa lo scomunicò nel 1521. In seguito, quello stesso anno, Lutero fu citato davanti alla dieta o assemblea convocata a Worms e fu processato dall’imperatore del Sacro Romano Impero, Carlo V.
    Queste misure non servirono però a frenare il diffondersi delle idee di Lutero. Al sicuro nel castello di Wartburg, rifugio offertogli da Federico di Sassonia, Lutero si dedicò ai suoi scritti e a tradurre la Bibbia in tedesco dal testo greco di Erasmo. La Bibbia di Lutero si rivelò proprio ciò di cui il popolo aveva bisogno.
    Negli anni che seguirono la Riforma ottenne un così vasto consenso popolare che nel 1526 l’imperatore concesse a ogni stato tedesco il diritto di scegliere la propria forma di religione, luterana o cattolica romana. Quando però, nel 1529, l’imperatore revocò la decisione, alcuni principi tedeschi protestarono; fu così coniato il termine “protestanti” per indicare i seguaci della Riforma.
    Mentre Lutero era impegnato nella lotta contro gli inviati papali e le autorità civili in Germania, il sacerdote cattolico Ulrich Zwingli diede inizio ad un suo movimento di riforma nella città di Zurigo. Egli cominciò a predicare contro le indulgenze, il culto di Maria, il celibato ecclesiastico e altre dottrine della Chiesa Cattolica.
    Zwingli continuò a predicare le sue dottrine riformate a Zurigo, dove attuò molti cambiamenti. Altre città ben presto lo seguirono, ma la maggioranza della popolazione nelle zone rurali, essendo più conservatrice, si attenne al cattolicesimo. Il conflitto tra le due fazioni si inasprì tanto che scoppiò la guerra civile tra gli svizzeri protestanti e quelli cattolici romani durante la quale Zwingli perse la vita.
    Il continuatore della Riforma in Svizzera fu un francese di nome Jean Cauvin, o Giovanni Calvino. Insieme a Guglielmo Farel, un altro riformatore francese, si stabilì a Ginevra dove imposero rigide norme, e relative sanzioni, che regolavano ogni campo, dall’istruzione religiosa e dalle funzioni ecclesiastiche alla pubblica morale e addirittura a questioni quali l’igiene e la prevenzione degli incendi. A coloro che dissentivano da Calvino in materia teologica erano riservati castighi severi: il caso più tristemente noto è quello dello spagnolo Michele Serveto. Studiando la storia e la Bibbia, Serveto si convinse che nei primi tre secoli d.C. il cristianesimo si era corrotto. Apprese che Costantino e i suoi successori avevano promosso falsi insegnamenti, i quali alla fine portarono ad adottare la Trinità come dottrina ufficiale; arrivò anche a rigettare altre dottrine della Chiesa e a considerare contrario alle Sacre Scritture l’uso delle immagini. Per questi motivi egli fu dapprima denunciato da Calvino all’Inquisizione cattolica, che ne bruciò l’effige non essendo riuscita ad arrestarlo, e quindi processato bruciato sul rogo dallo stesso Calvino. Fu, dunque, l’unico dissidente religioso a essere sia bruciato in effigie dai cattolici che arso vivo dai protestanti.
    Molti riformatori protestanti, che per sottrarsi alla persecuzione in altri paesi riparavano a Ginevra, si imbevevano qui di idee calviniste e, tornati nei rispettivi paesi, contribuivano a dar vita a movimenti di riforma. Il calvinismo si propagò presto in Francia, dove gli ugonotti (come vennero chiamati i protestanti calvinisti francesi) subirono violenta persecuzione per mano dei cattolici. Nei Paesi Bassi con l’aiuto dei calvinisti fu fondata la Chiesa Riformata Olandese e in Scozia fu fondata la Chiesa Presbiteriana di Scozia.
    In Inghilterra la rottura formale col cattolicesimo romano ebbe luogo quando Enrico VIII, che il Papa aveva nominato Difensore della Fede, stilò nel 1534 l’Atto di Supremazia con cui si proclamò capo della Chiesa d’Inghilterra. Quella di Enrico fu più una mossa politica che religiosa. Il suo obiettivo era l’indipendenza dall’autorità papale, specie in relazione ai suoi affari coniugali. Così la Chiesa d’Inghilterra divenne protestante nella pratica pur rimanendo in gran parte cattolica in quanto alla struttura. Soppresse l’obbedienza al Papa, il celibato ecclesiastico, la confessione e altre pratiche cattoliche, ma mantenne una forma episcopale di struttura ecclesiastica con la sua gerarchia di arcivescovi e vescovi e i suoi ordini monastici maschili e femminili.
    Luterani, calvinisti e anglicani furono i tre principali rami della Riforma, dai quali presero vita, nel tempo, le numerose denominazioni “protestanti” sorte sia in Europa che nel Nuovo Mondo, in America.
     
    La Riforma sicuramente cambiò il corso della storia del mondo occidentale. Sono molti gli studiosi convinti che la civiltà occidentale, come la conosciamo oggi, sarebbe stata impossibile senza la Riforma.
    John F. Hurst nel suo libro Short History of the Reformation ha scritto:
    “L’effetto della Riforma fu di nobilitare il popolo infondendogli un anelito di libertà e un civismo più elevato e più puro. Ovunque si sia estesa, la causa protestante ha reso le masse più consapevoli dei propri diritti”.
    Pur tuttavia essa liberò il popolo dallo strapotere e dall’autoritarismo papale e della curia romana, ma non dalle dottrine erronee e dai dogmi che lo avevano soggiogato per secoli.
    Quasi tutte le chiese protestanti, infatti, hanno mantenuto la divisione basilare della chiesa in una classe clericale dominante e in un laicato ad essa soggetto. Hanno anche conservato dottrine non basate sulla Parola di Dio e in netto contrasto con essa, quali la Trinità, l’immortalità dell’anima e il tormento eterno dopo la morte, presentando un’immagine distorta di Dio e del suo proposito.
    Come la Chiesa di Roma, inoltre, le chiese protestanti hanno continuato a far parte del mondo, essendo strettamente legate ai sistemi politici e alle classi elitarie dominanti e si sono macchiate le mani col sangue sparso nelle tante guerre combattute dagli uomini per il dominio della terra che esse hanno sostenuto, rinnegando in tal modo il “Principe della pace”, Cristo Gesù (cfr. Isaia 9:6; Michea 3:5).
    Anziché aiutare gli uomini nella ricerca di Dio e della verità, le numerose denominazioni venute all’esistenza come espressione del libero pensiero della Riforma protestante li hanno solo condotti in tante direzioni diverse.
    Per tali motivi sono andate ad ingrossare le file del falso cristianesimo e possono anch’esse essere annoverate tra le simboliche “zizzanie” seminate dal nemico di Dio, Satana il Diavolo.
    Ma i frutti del falso cristianesimo iniziavano a diventare maturi ………..
     
    November 02

    LA "CITTA' ETERNA" E LA STORIA BIBLICA - IV parte

     
           ROMA
     
    IL SACRO ROMANO IMPERO: FRUTTO DI UN’AMICIZIA CONDANNATA DA DIO
     
    l tema della nascita della grande apostasia e dello sviluppo di un falso cristianesimo, trattato da Gesù con la sua parabola del grano e delle zizzanie (cfr. Matteo 13:24-30; 36-42), fu ripetutamente ripreso dai suoi fedeli apostoli nel loro ministero cristiano.
    L’apostolo Paolo, intorno al 51 d.C. scrisse:
    riguardo alla venuta del Signor nostro Gesù Cristo … Nessuno v'inganni in alcuna maniera, perché quel giorno non verrà se prima non sia venuta l'apostasia e prima che sia manifestato l'uomo del peccato, il figlio della perdizione, l'avversario, colui che s'innalza sopra tutto ciò che è chiamato dio o oggetto di adorazione, tanto da porsi a sedere nel tempio di Dio come Dio, mettendo in mostra se stesso e proclamando di essere Dio. … Il mistero dell'empietà infatti è già all'opera, aspettando soltanto che chi lo ritiene al presente sia tolto di mezzo. Allora sarà manifestato quell'empio che il Signore distruggerà col soffio della sua bocca e annienterà all'apparire della sua venuta. La venuta di quell'empio avverrà per l'azione di Satana, accompagnata da ogni sorta di portenti, di segni e di prodigi bugiardi, e da ogni inganno di malvagità per quelli che periscono, perché hanno rifiutato di amare la verità per essere salvati. E per questo Dio manderà loro efficacia di errore, perché credano alla menzogna, affinché siano giudicati tutti quelli che non hanno creduto alla verità, ma si sono compiaciuti nella malvagità!” - 2Tessalonicesi 2:1-12
    L’apostolo Pietro, nel 64 d.C., pure affermò nella sua seconda lettera:
    vi saranno fra voi dei falsi dottori che introdurranno di nascosto eresie di perdizione e, rinnegando il Padrone che li ha comprati, si attireranno addosso una fulminea distruzione. E molti seguiranno le loro deleterie dottrine e per causa loro la via della verità sarà diffamata. E nella loro cupidigia vi sfrutteranno con parole bugiarde” - 2Pietro 2:1-3.
    Infine l’apostolo Giovanni, l’ultimo degli apostoli a morire, scrisse nel 98 d.C.:
    Figlioli, questa è l'ultima ora. Come avete udito che deve venire l'anticristo, di fatto ora molti anticristi sono apparsi. Da questo conosciamo che è l'ultima ora. Sono usciti di mezzo a noi, ma non erano dei nostri; se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi; ma doveva rendersi manifesto che non tutti sono dei nostri” - 1Giovanni 2:18,19.
    Ci chiediamo, dunque, come poté aver origine una tale situazione nella chiesa di Dio?
    Non fu qualcosa che avvenne dalla sera alla mattina. Si sviluppò nel tempo in modo molto insidioso.
    Gesù aveva avvertito chiaramente i discepoli contro lo spirito dei capi religiosi dei Giudei, dicendo:
    Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini: allargano i loro filattèri e allungano le frange; amano posti d'onore nei conviti, i primi seggi nelle sinagoghe e i saluti nelle piazze, come anche sentirsi chiamare "rabbì" dalla gente. Ma voi non fatevi chiamare "rabbì", perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate nessuno "padre" sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo. E non fatevi chiamare "maestri", perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo” – Matteo 23-5-10
    Allo stesso modo nella chiesa primitiva alcuni uomini con incarichi di responsabilità cominciarono evidentemente a fare piccoli abusi. Si sentivano alquanto importanti nella posizione che occupavano. Pensavano di aver diritto a un po’ di più di quanto non meritasse il “comune” componente della comunità. Si concessero privilegi speciali e pretesero dagli altri cose di natura materiale. In questo modo potevano vivere un po’ più agiatamente, potevano essere considerati “qualcuno”.
    In principio questi uomini forse non avevano neanche idea dei risultati a cui avrebbe portato il loro semplice volere alcuni favori o delle conseguenze prodotte dalla soddisfazione di un “piccolo” desiderio egoistico. Ma Gesù aveva pur detto: “Chi è fedele nel poco, è fedele anche nel molto; e chi è ingiusto nel poco, è ingiusto anche nel molto” (Luca 10:16).
    Così, quando l’imperatore pagano romano Costantino diede ufficialmente vita al falso cristianesimo fondendolo con la religione pagana romana e creando una chiesa “universale” o “cattolica”, quegli uomini ambiziosi fecero il salto di qualità e da semplici “pastori” al servizio delle comunità si elevarono al di sopra degli altri compagni di fede adottando titoli e occupando posizioni reverenziali, dando vita ad una casta privilegiata: il clero.
    Una nota enciclopedia afferma:
    “Dal tempo di Cipriano … padre del sistema gerarchico, la distinzione di clero e laicato divenne preminente, e molto presto fu universalmente ammessa. In realtà, dal terzo secolo in poi, il termine clerus (kle´ros, ordo) fu applicato quasi esclusivamente al sacerdozio per distinguerlo dal laicato. Allorché si formò la gerarchia romana, il clero divenne non semplicemente un ordine distinto … ma fu pure riconosciuto come il solo sacerdozio, e il mezzo essenziale di comunicazione tra l’uomo e Dio” (Cyclopædia di M’Clintock e Strong, Volume II, pagina 386).
    Thascio Cecilio Cipriano fu vescovo della chiesa di Cartagine, in Africa. Nacque verso il 200 e morì nel 258 d.C. Era un ecclesiastico, chiamato qui “padre del sistema gerarchico”, uno del corpo di ecclesiastici venuto all’esistenza non molto più di un secolo dopo la morte degli apostoli di Cristo. Da quel tempo in poi, per tutto l’“alto Medio Evo”, fino al tempo della Riforma e all’inizio delle chiese protestanti, e fino al presente, è esistita nel falso cristianesimo questa distinzione fra clero e laici, non insegnata da Cristo e sconosciuta nella primitiva chiesa apostolica.
    E’ interessante analizzare nei particolari le parole di avvertimento dell’apostolo Paolo sopra riportate. Parlando dell’”uomo del peccato” che doveva manifestarsi dopo la morte di chi lo “riteneva” a quel tempo, cioè gli apostoli ancora in vita e vigilanti contro ogni apostasia, egli lo descrisse come “colui che s'innalza sopra tutto ciò che è chiamato dio o oggetto di adorazione, tanto da porsi a sedere nel tempio di Dio come Dio, mettendo in mostra se stesso e proclamando di essere Dio”. Ebbene chi è che si fa chiamare “Dio in terra”?
    Un dizionario ecclesiastico dice:
    “Il Papa è di tale dignità e altezza che non è semplicemente un uomo, ma, per così dire, Dio, e il Vicario di Dio … Quindi il Papa è coronato con una triplice corona, quale re del cielo, della terra e dell’inferno … No, l’eccellenza e la potenza del Papa sono non solo inerenti alle cose celesti, terrestri e infernali, ma egli è anche al di sopra degli angeli, ed è loro superiore … Così che, se fosse possibile agli angeli errare dalla fede, o provare sentimenti a essa contrari, potrebbero essere giudicati e scomunicati dal papa … Egli ha tale grande dignità e potenza da occupare l’unico e stesso tribunale di Cristo … così che qualsiasi cosa il Papa faccia sembra che proceda dalla bocca di Dio. … Il Papa è, per così dire, Dio sulla terra, il solo principe dei fedeli di Cristo, il massimo re di tutti i re, possedendo la pienezza del potere; a cui è affidato il governo del regno terrestre e celeste … Il Papa ha un’autorità e un potere così grandi da poter modificare, dichiarare o interpretare la legge divina … Il Papa può a volte contrastare la legge divina” - Prompta bibliotheca canonica, iuridicaomoralis, theologica partim ascetica, polemica, rubricistica, historica, di Lucio Ferraris.
    Questa potenza e possanza attribuite al Papa sono state sostenute dal clero cattolico ma, sebbene molti del clero protestante non siano d’accordo, anch’essi si presentano come “reverendo”, “reverendissimo” e “padre” e usano altri titoli che li mettono al di sopra dei laici, per essere stimati, onorati e sostenuti materialmente.
    L’apostolo definisce questo “uomo del peccato”, che evidentemente non rappresenta un singolo uomo ma una classe di persone, cioè l’intero corpo clericale del falso cristianesimo, “l’avversario” di Dio. Perché?
    Ce lo spiega il discepolo Giacomo, il fratello di Gesù. Egli scrisse:
    Gente infedele! Non sapete che amare il mondo è odiare Dio? Chi dunque vuole essere amico del mondo si rende nemico di Dio” - Giacomo 4:4.
    Facendosi amico del “mondo”, cioè del sistema di cose politico-economico stabilito da Satana sulla terra in opposizione al Regno di Dio, il clero si è comportato da “avversario” di Dio.

    Il clero, infatti, ha sempre controllato, e influenzato, in larga misura il pensiero del popolo, e i governanti politici, sapendolo, hanno accordato al clero autorità, prestigio, protezione e immunità e sostegno finanziario. Questo è successo in particolare con governanti dalla chiara matrice diabolica per la crudeltà e la disumanità del loro potere. Ne sono un esempio i concordati con i governi nazista e fascista del secolo passato e i connubi con i regimi totalitari dell’America latina. In termini attuali questa operazione si chiama “voto di scambio”. Nella nostra nazione sono ben evidenti l’ingerenza della Chiesa Cattolica nella politica, con il suo aperto appoggio a vari partiti politici, e i favori in termini economici e di prestigio che da essa riceve.

     

    hitler_vatican
     

    “Chi dunque vuole essere amico del mondo si rende nemico di Dio

    Giacomo 4:4

     

      bush_papa     putin-fosse-comuni--324x230

     
    Su questo legame tra falso cristianesimo e politica un’altra nota enciclopedia, The Encyclopedia Americana, Volume 6, pagine 657, 658, dice:
    “Sotto Costantino la Chiesa entrò nell’agone dell’attività universale come collaboratrice nel compito di civilizzare i popoli. Riconosciuta come governante spirituale, essa acquistò gradualmente una dimora locale e un nome come potentato temporale. Divenne una potenza mondiale. Questo successo fu il principio di tutti i molti disastri della Chiesa … Da Costantino a Carlomagno il potere civile, mentre dava alla Chiesa il riconoscimento legale, interferiva nel suo governo. Da Carlomagno a un periodo che si avvicina a quello della Riforma, Chiesa e stato furono strettamente uniti e ci fu generalmente una riconosciuta subordinazione dell’autorità civile a quella spirituale”.
    La notte di Natale dell’800 d.C. il Papa Leone III incoronò solennemente, nella Basilica di S. Pietro in Roma, Carlo Magno imperatore. Con quell’atto venne ufficialmente costituito il “Sacro Romano Impero”, una commistione di potere politico-religioso con papi che incoronavano e benedivano imperatori e quest'ultimi che nominavano e proteggevano gli altri, che, nonostante tutti i cambiamenti e le insurrezioni dei secoli, sussisté fino ai primi anni del 1800.
    La storia ha giudicato se questo Impero Romano fu sacro o no. Solo per citarne qualche esempio:
    Nel 1032 Benedetto IX fu eletto Papa all’età di quattordici anni. La stessa The Catholic Encyclopedia afferma che “Fu una vergogna per la cattedra di Pietro”. Egli fu protagonista di una vita dissoluta che scandalizzò la nobiltà romana che lo cacciò dal suo posto nel 1044 eleggendo Papa Silvestro III. Benedetto IX però tornò lo stesso anno e riuscì a espellere il neoeletto Silvestro III. Quindi volle sposarsi, ma il padre della sua promessa sposa rifiutò di dare il suo consenso finché Benedetto non si fosse dimesso da Papa, ciò che acconsentì di fare. Comunque, poiché questo lo avrebbe lasciato senza entrata, per una grossa somma di denaro vendette il pontificato al suo padrino, Giovanni Graziano, che fu quindi debitamente eletto, prendendo il titolo di Gregorio VI. The Catholic Encyclopedia dichiara:
    “La condizione di Roma in particolare era deplorevole. In S. Pietro, in Laterano e in S. Maria Maggiore, sedevano tre rivali che avanzavano pretese al papato. Due di essi, Benedetto IX e Silvestro III, rappresentavano fazioni rivali della nobiltà romana. La posizione del terzo, Gregorio VI, era peculiare: aveva ricevuto il papato pagandolo un alto prezzo ed era anche stato eletto Papa e ora quello che glielo aveva venduto lo voleva indietro”
    Il re tedesco Enrico III, imperatore del “Sacro Romano Impero”, si scandalizzò per questa situazione. Rifiutò di riconoscere come Papa uno qualsiasi dei tre rivali che pretendevano d’essere papi ma marciò su Roma con un numeroso seguito di dignitari religiosi e politici e convocò un sinodo nel quale due dei papi rivali furono deposti e il terzo, Gregorio VI, che aveva comprato la carica, fu indotto a dimettersi. Un vescovo tedesco fu quindi eletto papa col nome di Clemente II.
    Così i governanti civili ebbero una parte importante nell’elezione di un Papa. Infatti, per qualche tempo ci fu la pratica tradizionale che i re tedeschi del “Sacro Romano Impero” controllassero la successione dei papi.
    Questa concezione dell’impero affascinò molti secoli dopo sia Hitler che l’allora cardinale Eugenio Pacelli, poi divenuto Papa col nome di Pio XII, i quali, con ambigua, gratificante e reciproca stima e simpatia, diabolicamente sognarono il Reich nazista come la restaurazione di quell’antico “Sacro Romano Impero”.
    Nel 1061 i cardinali romani elessero papa Alessandro II, senza prima consultare la corte tedesca e la nobiltà romana. Questi ultimi, insieme ad alcuni vescovi della Lombardia, riuscirono a convincere la corte tedesca a convocare un’assemblea di alcuni prelati cattolici romani a Basilea, in Svizzera. Essa elesse Papa il prelato Cadalo, che prese il titolo di Onorio II. Nella primavera del 1062 egli marciò su Roma con un esercito e occupò S. Pietro. Benché scomunicato e cacciato da un esercito favorevole ad Alessandro II, Onorio II marciò di nuovo su Roma e occupò Castel Sant’Angelo, la fortezza del Papa, e per più di un anno sfidò il potere di Alessandro II, che abitava nella sede pontificia del Laterano. Infine Onorio II fuggì nel suo vescovato a Parma e, benché colpito da anatema da un concilio pontificio, insistette fino al giorno della sua morte d’essere il legittimo Papa.
    Le continue agitazioni e lotte tra le famiglie nobili romane per l’elezione del Papa indussero, nel 1309, il Papa Clemente V a trasferire il papato ad Avignone, nella Francia sudorientale, a quel tempo sotto il dominio dei re di Sicilia. Ben sette papi in tutto, e tutti francesi, governarono di lì. Gli storici cattolici romani si riferiscono a questo periodo come alla “cattività babilonese”.
    Il settimo e ultimo di questi papi, Gregorio XI, lasciò Avignone nel 1377 e tornò a Roma, ristabilendovi il papato. Quando, nel 1378 egli morì, alcuni cardinali, sacerdoti e nobili, nonché la popolazione romana si preoccuparono molto che fosse eletto un papa italiano affinché il papato rimanesse a Roma. Sedici cardinali si riunirono a Roma e scelsero un eminente vescovo italiano che sembrava molto stimato per le sue qualità; egli prese il titolo di Urbano VI.
    Ma ben presto questo Papa si mostrò ostinato, irascibile e arrogante. Nelle riunioni con i dignitari della chiesa volavano spesso degli insulti. I cardinali cominciarono dunque una silenziosa campagna contro di lui e alcuni mesi dopo si riunirono per scegliere un altro papa, asserendo che l’elezione di Urbano VI, non era valida perché erano stati intimoriti dalla popolazione romana. Essi definirono Urbano VI anticristo e apostata e gli chiesero di dimettersi. Al suo rifiuto, sostenendo di avere il potere di deporre nonché di eleggere un papa, essi dichiararono il suo posto vacante ed elessero quindi un altro papa, Clemente VII. Questo segnò l’inizio del grande scisma d’Occidente che seguì lo scisma d’Oriente che nel 1054 aveva dato origine alle varie chiese Ortodosse.
    Clemente VII, infatti, ritenne opportuno riportare il papato ad Avignone, essendo egli stesso francese. Quasi immediatamente l’Europa cattolica romana si divise in due fazioni. I principali “santi” e teologi si schierarono dalle due parti, così come le nazioni d’Europa, alcuni dalla parte di Urbano, altri da quella di Clemente. Lo storico  William Chester Jordan ha scritto nel suo libro The Great Schism:
    “Due papi, con le loro corti completamente organizzate, chiedevano la fedeltà della cristianità … C’erano due papi che godevano di un buon appoggio, i quali avevano entrambi tutto il peso della tradizione papale dietro di sé, e, con i loro successori, dividevano la cristianità per un periodo abbastanza lungo da suscitare pressanti e urgenti problemi per i fedeli”.
    Nel 1409 si tenne a Pisa un grande Concilio con la speranza di por fine allo scisma. Ma invece di porvi rimedio fece solo peggiorare la situazione, poiché come risultato fu presentato un terzo Papa come quello vero, Giovanni XXIII, giacché i due papi regnanti rifiutarono di riconoscere l’atto con cui il concilio li aveva deposti.
    La condizione della corte pontificia in quei giorni è stata descritta da un segretario pontificio, che disse:
    “Lì parlano ogni giorno di castelli, terre, città e di ogni specie di armi belliche, di denaro; ma di rado o mai li sentite parlare di purezza, elemosine, giustizia, fede o di vita santa. Quella che era dunque una volta una Curia spirituale, è divenuta una Curia mondana, diabolica, dispotica, e anche nella sua vita pubblica, di carattere peggiore di qualsiasi altra corte secolare” (ibid).
    Nel 1414 ancora un uomo politico, l’imperatore del “Sacro Romano Impero” Sigismondo, convocò un Concilio a Costanza. In quel tempo erano tre i papi regnanti: Gregorio XII a Roma, Benedetto XIII ad Avignone, e Giovanni XXIII a Pisa. Di questi solo l’ultimo partecipò con un numeroso gruppo di seguaci, sperando di sopraffare il Concilio. Ma il suo intento fu frustrato dal fatto che il Concilio decise di votare in base alle nazioni, dando un voto a ciascun paese. Quando vide come si mettevano le cose Giovanni XXIII fuggì col pretesto della cattiva salute. Il Concilio lo accusò di una lunga lista di misfatti e immoralità, dei quali si era reso colpevole, e in base ad essi lo depose.
    Il Concilio fece pressione sul debole Gregorio XII, il papa che abitava a Roma, perché abdicasse, ciò che egli fece. Cercò pure di fare pressione su Benedetto XIII, che a quel tempo regnava ad Avignone, affinché abdicasse. Quando egli si rifiutò, il Concilio, dopo averlo dichiarato spergiuro, eretico e d’ostacolo all’unione della Chiesa Cattolica, lo depose. Quindi, nel 1417, il Concilio scelse un prelato che fu nominato Papa con il titolo di Martino V.
    Benché il grande scisma d’Occidente finisse tecnicamente con l’elezione di Martino V, in effetti esso continuò poi per anni, poiché Benedetto XIII si oppose alla sua deposizione finché visse. Nel 1424 il suo successore ad Avignone, Clemente VIII, eletto da pochi cardinali rimasti fedeli a Benedetto XIII, insistette similmente d’essere il legittimo papa, e continuò fino al 1429, quando infine capitolò.
     
    s_giovanni_in_laterano
     
    S. GIOVANNI IN LATERANO
    E’ considerata la chiesa "Caput et mater omnium ecclesiarum Urbis et Orbis" tanto che qui trovarono fine, con i Patti Lateranensi del 1929 stipulati tra il Papa e il dittatore Mussolini, gli attriti fra Santa Sede e lo Stato Italiano. Sorge nella parte meridionale del colle Celio, sulle proprietà che in epoca imperiale appartennero alla famiglia dei Laterani e ai quali furono sottratte da Nerone dopo che il console Plauzio Laterano aveva attentato alla sua vita durante una congiura. Costantino entrò in possesso dell’area quando sposò la sua seconda moglie, Fausta. Intorno al 313 d.C. per suo ordine sulla caserma della guardia a cavallo imperiale che si trovava nell'area fu edificata una basilica a cinque navate dedicata a Cristo Salvatore. In questo modo, secondo la leggenda, egli volle mostrare la sua gratitudine al Cristo che gli aveva fatto vincere la battaglia di Ponte Milvio contro Massenzio preannunciandosi in sogno. Il portico in facciata ancor oggi ospita una colossale statua di Costantino del IV secolo d.C. che proviene dai Fori Imperiali. Nel 1061 il Laterano fu usato dal Papa Alessandro II come sede pontificia.
     
                                        s_maria_maggiore
     
    S. MARIA MAGGIORE
    Fu fatta edificare dal Papa Sisto III nel 432 d.C., all’indomani del Concilio di Efeso (431 d.C.) dove Maria, la madre di Gesù, venne proclamata Teothokos, ossia Madre di Dio. Questa fu una conseguenza logica del Concilio di Nicea del 325 d.C. che dichiarò Cristo e Dio essere la stessa persona, pertanto la madre di Cristo doveva necessariamente essere anche la Madre di Dio. Un dogma non contenuto nelle Sacre Scritture e del tutto sconosciuto agli apostoli. Un dizionario teologico (The New International Dictionary of New Testament Theology) afferma, infatti: “I concetti cattolici della ‘madre di Dio’ e della ‘regina del cielo’, pur essendo posteriori al Nuovo Testamento, hanno radici storico-religiose molto più antiche in Oriente. . . . Nella successiva venerazione di Maria ci sono molte tracce del culto pagano della madre divina”. Non a caso ad Efeso c’era il più grande tempio del paganesimo antico, quello dedicato ad Artemide, la Vergine Madre, considerata “madre di tutti i beati”. La basilica fu usata come sede pontificia da uno dei tre papi che si contesero il pontificato agli inizi del II millennio.
     
                                         s_pietro
     
    S. PIETRO
    Sede ufficiale del papato romano, con esclusione del periodo (1309-1377) in cui questa fu trasferita ad Avignone ad opera del Papa Clemente V. La leggenda vuole che venisse edificata nel luogo dove l’apostolo Pietro subì il martirio. Ma dalle Sacre Scritture apprendiamo che l’apostolo Pietro non venne mai a Roma, essendo stato destinato, dalla chiesa apostolica di Gerusalemme, tra gli ebrei convertiti al cristianesimo, in particolare a Babilonia (cfr. Galati 2:7; 1Pietro 5:13; Atti 8:14). Fu ancora l’imperatore pagano romano Costantino che diede avvio nel 324 d.C. alla costruzione della Basilica che fu completata nel 329 d.C. Fu in questa Basilica che, nella notte di Natale dell’anno 800, Carlo Magno, re dei Franchi, fu incoronato imperatore del “Sacro Romano Impero” dal Papa Leone III.
     
    Per migliaia di anni milioni di fedeli sinceri si sono recati in pellegrinaggio a pregare in questi luoghi ritenendoli sacri. In buona fede o no la stragrande maggioranza di tali fedeli ha ignorato la storia che si è svolta all’interno di tali edifici, una storia prevalentemente all’insegna delle macchinazioni, dell’inganno, delle lotte per il potere, della violenza, dell’avidità e dell’immoralità degli inquilini.

     
    Il Concilio di Costanza, benché superficialmente sanasse la rottura in seno alla Chiesa di Roma, non riparò il danno era stato fatto. Un altro “seme” era stato piantato da Satana nel coltivato campo del Signore (cfr. Matteo 13:38,39). Il sangue del riformatore boemo John Huss, condannato al rogo dal Concilio, alimentò questo seme che era pronto a germogliare nella Riforma del XVI secolo, come vedremo.
     
    Anche oggi il dissenso permea la Chiesa di Roma. Essa si trova dinanzi a un dilemma: non cambia abbastanza in fretta per soddisfare i capi liberali e va troppo in fretta per gli elementi conservatori. Sebbene non ci siano più papi rivali, le divisioni teologiche e ideologiche causate dagli uomini ipocriti e ambizioni che la governano, non ne cambia la storia!
    Com’è lontana la passata e presente storia del papato, con i suoi papi rivali e i suoi dissensi, dall’esempio e dagli insegnamenti di Gesù! Egli fu modesto di cuore e consigliò che “chiunque tra di voi vorrà essere primo, sarà vostro servo” (Matteo 20:27). Per di più, disse che i suoi seguaci sarebbero stati riconosciuti come vera chiesa dal loro amore e dalla loro unità, non dalle loro divisioni e dal ricorso alle armi (cfr. Giovanni 13:34,35).
    E come furono lontane le azioni dei papi del “Sacro Romano Impero”, che i fatti storici dimostrano che nulla ebbe di sacro, dal consiglio dell’apostolo Paolo:

    Niente fate per spirito di parte, niente per vanagloria; ognuno, al contrario, per umiltà, ritenga gli altri superiori a sé. Non mirate al vostro interesse personale, ma piuttosto pensi ciascuno a quello degli altri” - Filippesi 2:3,4,Ga

     

    October 23

    LA "CITTA' ETERNA" E LA STORIA BIBLICA - III parte

     
            ROMA
     
     
    CATTOLICA … MA NON CRISTIANA, E NE’ APOSTOLICA
     
    Nella sua lettera ai cristiani della Galazia (la regione centrale dell’Anatolia, nell’odierna Turchia) l’apostolo Paolo enunciò questo basilare princìpio:
                       “Non v'ingannate, Dio non si può beffare, perché ciò che l'uomo semina quello pure raccoglierà
                                                                                                                  (Galati 6:7)
    In base a questo princìpio, un antico agricoltore che aveva lavorato duramente seminando buon grano nel suo campo aveva fiducia che al tempo della mietitura avrebbe anche raccolto del buon grano. Perciò quando i suoi braccianti lo informarono, qualche tempo dopo, che il suo campo produceva non solo grano ma anche zizzanie, egli fu sicuro che qualcuno aveva agito scorrettamente. Sapeva di avere seminato grano, non zizzanie.
    Questo fatto nuovo richiedeva una decisione. I suoi dipendenti suggerirono un’azione immediata, quella di sradicare subito le zizzanie. Ma quel saggio agricoltore frenò il loro zelo e disse loro di aspettare, per timore di danneggiare il grano mentre sradicavano le zizzanie. Ordinò che si lasciassero crescere insieme perché il tempo della mietitura sarebbe stato quello giusto per separare il grano vero da quello falso.
    Questa illustrazione fu usata da Gesù Cristo in una delle sue parabole per raffigurare certi sviluppi che si sarebbero verificati nell’opera da lui iniziata sulla terra. Egli disse:
    Il regno dei cieli si può paragonare a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma mentre tutti dormivano venne il suo nemico, seminò zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi la messe fiorì e fece frutto, ecco apparve anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Padrone, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania? Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo. E i servi gli dissero: Vuoi dunque che andiamo a raccoglierla? No, rispose, perché non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio” – Matteo 13:24-30.
    [E’ opinione comune che le zizzanie di questa illustrazione corrispondano al loglio (Lolium temulentum), un’erbaccia molto simile al grano finché non è maturo, quando lo si può facilmente distinguere per i semi neri più piccoli. Questo, insieme al fatto che le sue radici si intrecciano con quelle del grano, rende del tutto sconsigliabile strappare subito le zizzanie].
     
                      Grano 2                     Loglio 3
     
                                                    GRANO                                                                                    ZIZZANIA (LOLIUM TEMULENTUM)
     
    Nella parabola di Cristo del grano e delle zizzanie, riportata nel vangelo di Matteo al capitolo 13, il grano rappresenta  i figli del regno”, cioè tutte quelle persone che, nel tempo, avrebbero accettato la testimonianza intorno al Regno di Dio divenendone “sudditi” sulla terra in quanto ne avrebbero osservato le leggi e i princìpi, così come sono stati da Dio fatti scrivere nella sua Parola. Le zizzanie rappresentano “i figli del maligno”, cioè tutti coloro che, come il loro padre, il Diavolo, si sarebbero ribellati non sottomettendosi alla volontà di Dio ma decidendo da se qual’era la via per loro (cfr. Giovanni 8:44). Queste persone dal cuore corrotto avrebbero “infestato” il vero cristianesimo di dottrine e pratiche contrarie alla verità contenuta nelle Sacre Scritture (cfr. Matteo 15:8,9). Specialmente dopo la morte degli apostoli, i quali finché erano in vita agirono da “restrizione” contro ogni falsità (cfr. 2Tessalonicesi 2:6-12), uomini avidi di potere e dalla coscienza incallita si sarebbero elevati al di sopra delle comunità cristiane, alleandosi con i poteri politici del mondo di Satana per soddisfare le loro bramosie (cfr. 2Tessalonicesi 2:3,4). Essi avrebbero dato vita ad un falso cristianesimo che, per un certo periodo di tempo si sarebbe sviluppato parallelamente al vero cristianesimo, ma i frutti che avrebbero prodotto infine li avrebbero identificati. L’apostolo Paolo scrisse, infatti che “il frutto dello Spirito è: amore gioia, pace, pazienza, gentilezza, bontà, fede, mansuetudine, autocontrollo” mentre “le opere della carne sono … adulterio, fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, magia, inimicizie, contese, gelosie, ire, risse, divisioni, sette, invidie, omicidi, ubriachezze, ghiottonerie e cose simili” (Galati 5:19-22). Ciascuno di noi, osservando la condotta e le opere prodotte nel tempo da tanti sedicenti cristiani, è oggi in grado di giudicare, se lo vuole, se questi possono essere annoverati tra “i figli del regno” o tra “i figli del maligno”.
     
    L’opera di semina che Cristo aveva in mente facendo questa illustrazione doveva produrre una messe di veri cristiani che avrebbe ereditato le benedizioni del “Regno dei cieli”. La parabola mostra, in particolare, una condizione che si sarebbe verificata sulla terra fra coloro che affermano d’essere discepoli di Cristo. Questa situazione sarebbe stata permessa per qualche tempo, prima che vi si ponesse fine nella simbolica “mietitura”. Gesù stesso spiegò, in seguito, il significato simbolico di questa illustrazione, dicendo:
    Colui che semina il buon seme è il Figlio dell'uomo. Il campo è il mondo. Il seme buono sono i figli del regno; la zizzania sono i figli del maligno, e il nemico che l'ha seminata è il diavolo. La mietitura rappresenta la fine del mondo, e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti” – Matteo 13:36-42
    Come si può notare, il padrone di casa della parabola che semina “il buon seme nel suo campo” è Gesù, “il Figlio dell’uomo” (cfr Matteo 8:20; 25:31; 26:64). Il “campo”, come viene spiegato, è “il mondo [greco, kòsmos]”, cioè il mondo del genere umano. Dal tempo del ministero terreno di Gesù in poi, infatti, l’umanità è stata un ‘campo coltivato’, un campo di opportunità religiose per seminare e coltivare “il buon seme” o “i figli del regno”. (cfr. 1Corinzi 3:9). Gesù preparò la parte ebraica del “campo” nei tre anni e mezzo del suo ministero terreno (cfr. Matteo 9:35-38). In seguito, dalla Pentecoste del 33 d.C. in poi, per mezzo dei suoi fedeli discepoli, egli piantò “il buon seme”, oltre che tra i giudei, in tutto il mondo o “campo” (cfr. Atti 1:8). In pochi decenni quei zelanti predicatori stabilirono comunità cristiane dall’Africa del Nord al Mar Nero e da Babilonia all’Italia, se non anche più a ovest. Proprio come disse Gesù “la messe fiorì e fece frutto” in gran parte del mondo allora abitato (cfr. Colossesi 1:5,6).
    Ma Gesù avvertì anche che: “mentre tutti dormivano venne il suo nemico, seminò zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi la messe fiorì e fece frutto, ecco apparve anche la zizzania”. Egli indicò che “il suo nemico” era “il Diavolo”, che avrebbe compiuto il sabotaggio “mentre gli uomini dormivano”. Nella Parola di Dio il ‘sonno’ spesso rappresenta la morte. I fatti storici mostrano che “mentre gli uomini dormivano”, cioè quando gli apostoli cominciarono ad addormentarsi nella morte, molti vescovi [greco epìskopoi] cristiani smisero di vigilare permettendo a Satana di “seminare zizzanie fra il grano”, cioè di produrre dei falsi cristiani. Verso il 98 d.C., infatti, l’apostolo Giovanni, ormai prossimo anch’egli ad addormentarsi nella morte, scrisse nella prima delle sue ultime lettere: “Figlioli, questa è l'ultima ora. Come avete udito che deve venire l'anticristo, di fatto ora molti anticristi sono apparsi. Da questo conosciamo che è l'ultima ora” (1Giovanni 2:18).
    Questa illustrazione è, dunque, molto utile per spiegare la storia del cristianesimo nel corso dei secoli. I fatti della storia mostrano che dopo la morte degli apostoli Satana introdusse nelle comunità cristiane molte “zizzanie”. Queste divennero particolarmente evidenti nel secondo e terzo secolo, quando cominciarono a essere insegnate dai cosiddetti “padri della chiesa” dottrine che non avevano alcun fondamento nelle Sacre Scritture ed erano in aperto contrasto con la verità insegnata da Cristo essendo prese di sana pianta dalle filosofie pagane. Molti di quegli uomini erano, infatti, più filosofi che veri vescovi cristiani fedeli agli insegnamenti della Parola di Dio.
    Il culmine di tale semina maligna si ebbe al principio del quarto secolo, quando l’imperatore romano Costantino fuse questo cristianesimo apostata con la religione pagana di Roma. Tale falso cristianesimo, nelle varietà cattolica romana, russo-ortodossa, greco-ortodossa e protestante, ha prodotto un’eccezionale messe di “zizzanie” nel corso dei secoli e fino ai nostri giorni.
     
    L’imperatore romano Costantino è uno dei pochi uomini a cui la storia ha dato l’appellativo “Grande”.
    Il cristianesimo apostata ha, anche, aggiunto espressioni come “santo”, “tredicesimo Apostolo”, “uguale agli Apostoli” e “scelto dalla divina Provvidenza per imprimere la più grande svolta al mondo intero”.
    Per contro, però, alcuni descrivono Costantino come un uomo sanguinario, autore di infinite scelleratezze, un odioso tiranno, colpevole di orrendi crimini.
    Figlio di Costanzo Cloro, imperatore delle province occidentali di Roma, nacque verso il 275 d.C. a Naisso, in quella che oggi è la Serbia. Dopo la morte del padre, Costantino fu acclamato imperatore dall’esercito. In quel tempo altri cinque uomini si contendevano il titolo di Augusto perciò gli anni fra il 306 e il 324 d.C., furono un periodo di continua guerra civile. Nel 312 d.C. Costantino sconfisse il suo avversario Massenzio nella battaglia del Ponte Milvio, alle porte di Roma. Secondo alcuni apologisti cristiani, in quella campagna sarebbe apparsa sotto il sole una croce fiammeggiante recante le parole latine In hoc signo vinces (In questo segno vincerai). Comunque, accogliendolo a Roma, il Senato pagano lo proclamò Augusto e Pontefice Massimo, cioè sommo sacerdote della religione pagana dell’impero.
     
              Ponte Milvio
     
    PONTE MILVIO a Roma, detto anche “Ponte Mollo”
    Nel 312 d.C. presso questo ponte, alle porte di Roma, si combattè la battaglia decisiva tra Costantino e Massenzio per la presa di potere nell’impero romano. Alla vigilia della battaglia di Ponte Milvio Costantino asserì di aver ricevuto in sogno il comando di far incidere sugli scudi dei suoi soldati il monogramma “cristiano”, le lettere greche chi e rho, le prime due lettere del nome di Cristo in greco. Secondo alcuni apologisti cristiani, in quella battaglia sarebbe apparsa sotto il sole una croce fiammeggiante recante le parole latine In hoc signo vinces, “In questo segno vincerai”. Dopo aver vinto la battaglia, Costantino asserì di essere divenuto cristiano, anche se non ricevette il battesimo che appena prima della sua morte, circa 24 anni dopo. Ma quando morì il Senato romano lo annoverò tra gli dei della religione pagana romana. Costantino, per tenere unito il suo impero, fuse il cristianesimo apostata con la religione pagana di Roma formando in tal modo una nuova religione universale o “cattolica”.
     
    Costantino fu sicuramente un uomo del suo tempo. All’inizio della carriera aveva bisogno dell’“appoggio” di qualche divinità, ma non poteva riceverlo dagli dèi romani sempre più screditati. Egli si rese conto che la religione “cristiana”, per quanto ormai apostata e profondamente corrotta, poteva essere efficacemente sfruttata come forza rivitalizzante e unificante del suo grande progetto imperiale. Adottando le fondamenta del cristianesimo apostata per ottenere il sostegno necessario al conseguimento dei suoi fini politici, decise di unificare i popoli sotto un’unica religione “cattolica”, cioè universale.
    Di conseguenza ci fu una fusione fra “cristianesimo” e false dottrine e pratiche pagane: la Trinità, l’immortalità dell’anima, l’inferno di fuoco, il purgatorio, le preghiere per i morti, l’uso di rosari, l’uso di icone, l’uso di immagini e simili, tutte dottrine e pratiche di origine pagana divennero parte integrante e sostanziale della nuova religione “cattolica”. Alle usanze e alle feste pagane furono, quindi, dati nomi “cristiani”, così, ad esempio, i Saturnali romani che si festeggiavano nel solstizio invernale (il 25 dicembre) divennero il Natale dei “cristiani”.
    Il cardinale cattolico John Newman nel suo libro Saggio sullo sviluppo della dottrina cristiana ha descritto in questo modo come avvenne la semina delle “zizzanie”, profetizzata da Cristo, nelle comunità cristiane:
    “L’uso di templi, e questi dedicati a santi particolari, e ornati in certe occasioni con rami di alberi; l’incenso, le lampade e le candele; le offerte votive per la guarigione dalle malattie; l’acqua santa; gli ospizi; le feste e le stagioni, l’uso di calendari, le processioni, le benedizioni dei campi, gli abiti sacerdotali, la tonsura, l’anello matrimoniale, il volgersi a Oriente, le immagini in una data successiva, forse il canto ecclesiastico e il Kyrie Eleison son tutti di origine pagana e santificati dalla loro adozione nella Chiesa”.
    Perciò, lungi dall’essere stata fondata da Gesù Cristo o dai suoi apostoli, la Chiesa “cattolica” è in gran parte il risultato degli espedienti politici e delle abili manovre di un imperatore pagano.
    In qualità di Pontefice Massimo pagano - e quindi capo religioso dell’impero - Costantino cercò di attirare dalla sua parte i vescovi della chiesa apostata. Offrì loro posizioni di prestigio, potere e ricchezza come ministri della religione dello Stato romano. The Catholic Encyclopedia ammette: “Alcuni vescovi, abbagliati dallo splendore della corte, arrivarono al punto di lodare l’imperatore come se fosse un angelo di Dio, un essere sacro, e di profetizzare che, come il Figlio di Dio, avrebbe regnato in cielo”.
    Nell’intento di assicurare la pace religiosa per ragioni politiche, Costantino intervenne, poi, prontamente per reprimere ogni dissenso, basandosi non sulla verità dottrinale, ma su ciò che voleva la maggioranza. Le profonde divergenze dogmatiche che laceravano la chiesa “cristiana” gli offrirono lo spunto per intervenire quale mediatore “mandato da Dio”.
    Un esempio di questo è ciò che accadde nel Concilio di Nicea, che egli convocò nel 325 d.C. per cercare di appianare la disputa dottrinale che era sorta, su influenza della filosofia greca, circa la relazione esistente tra Dio e il Figlio, Cristo Gesù, oggetto di un forte contrasto sorto in particolare tra ariani e atanasiani, che rischiava di lacerare l’unità dell’impero.
    Quei “cristiani” che facevano capo al presbitero di Alessandria, Ario, affermavano che Cristo era persona diversa dal Padre, inferiore e subordinato a Dio, mentre coloro che facevano capo ad Atanasio, un altro arcidiacono di Alessandria, sostenevano che Gesù e Dio fossero una sola e medesima persona. Poiché le fazioni contendenti non pervenivano ad un accordo, Costantino decise di intervenire in prima persona e d’autorità appoggiando le tesi di Atanasio e dichiarando Ario eretico. In questo modo furono gettate le basi per lo sviluppo della dottrina trinitaria, del tutto sconosciuta tra gli apostoli e i primi cristiani. Costantino non aveva la minima idea delle questioni teologiche sollevate ed era del tutto indifferente alle questioni dottrinali; la sua ferma determinazione era quella di cercare di riportare a tutti i costi l’unità nella chiesa perché era convinto che le divisioni religiose minacciavano l’unità del suo impero, e lui era deciso a consolidarla.
    Da Costantino la nuova chiesa “cattolica” ereditò, quindi, anche la tendenza all’autoritarismo. Il risultato è quello descritto dagli studiosi E. Henderson e C. Buck, nella loro opera Theological Dictionary: “La semplicità del Vangelo fu corrotta, furono introdotti riti e cerimonie pompose, furono conferiti onori ed emolumenti mondani agli insegnanti del cristianesimo, e il Regno di Cristo si convertì in gran parte in un regno di questo mondo”.
     
    Ma la “ciliegina” sulla torta dell’apostasia dal vero cristianesimo fu posta nel 379 d.C. allorché l’imperatore Graziano rinunciò al titolo di Pontifex Maximus (Pontefice Massimo), che fino ad allora veniva attribuito agli imperatori romani in qualità di capi della religione pagana, perché non lo riteneva adatto per un cristiano. Il vescovo di Roma Damaso non la pensò allo stesso modo e adottò immediatamente questo titolo pagano, con tutte le sue implicazioni pagane e con tutti i suoi obblighi pagani. I papi di Roma hanno il titolo di Sommo Pontefice fino a questo giorno, come se fosse santificato dalla Chiesa.
    A Graziano succedette Teodosio, uno dei suoi generali al quale lo stesso Graziano aveva affidato la parte orientale dell’impero. Quando questi a sua volta morì l’impero fu diviso tra i suoi due figli: Accadio, che ricevette la parte orientale con Costantinopoli (l’attuale Istanbul), ribattezzata come la “Nuova Roma”, e Onorio che prese la parte occidentale, compresa Roma. I vescovi del cristianesimo apostata, in lotta tra di loro per il primato, si schierarono subito a favore dell’uno o dell’altro governante ponendo così le basi per lo scisma religioso che poi ne seguì.
    Il risultato fu che per secoli la Chiesa “cattolica” fu divisa in due sotto il profilo linguistico, geografico e politico: da un lato la chiesa di Roma, di lingua latina, a Occidente, schierata a sostegno degli imperatori occidentali, e dall’altro la chiesa di Costantinopoli, di lingua greca, a Oriente, che sosteneva i governanti dell’impero orientale.
    Assetati di potere quei “cristiani” apostati iniziarono a contendersi il primato nella Chiesa a suon di reciproche scomuniche. Le motivazioni furono date dalle tante discordie e dalle tante dispute sugli aspetti dottrinali che il connubio col paganesimo romano portò all’esistenza.
    La controversia trinitaria dopo Nicea andò avanti per diversi anni ancora, richiedendo la convocazione di almeno altri due Concili, a Calcedonia, nel 451 d.C. e nella stessa Costantinopoli, nel 481 d.C. E mentre l’Occidente accettò il teorema trinitario redatto in questi Concili, le chiese orientali dissentirono, il che portò alla formazione della Chiesa Copta in Egitto e in Abissinia e delle chiese “giacobite” di Siria e Armenia.
    Un’altra causa di divisione fu la venerazione delle immagini. Durante l’ VIII secolo i vescovi orientali si ribellarono a questa idolatria e diedero inizio al cosiddetto periodo dell’iconoclastia, o distruzione delle immagini. Col tempo, però, anch’essi tornarono all’uso delle icone.
    Tutte queste astruse questioni teologiche, causate fondamentalmente dall’allontanamento dal testo biblico, portarono ad una prima spaccatura nell’876 d.C. allorché un sinodo di vescovi a Costantinopoli condannò il Papa di Roma sia per le sue attività politiche che per non aver corretto l’eresia trinitaria.
    Infine, nel 1054 d.C. il legato pontificio romano scomunicò il patriarca di Costantinopoli, che, a sua volta, lanciò l’anatema contro il Papa di Roma. Fu la rottura definitiva tra la Chiesa d’Oriente e quella d’Occidente. Questo scisma portò alla formazione delle Chiese Ortodosse Orientali: greca, russa, rumena, polacca, bulgara, serba, e altre chiese autonome.
    Altro che Chiesa cattolica e “apostolica”! Quanto era lontano dall’insegnamento apostolico, espresso dall’apostolo Paolo nella sua prima lettera ai cristiani di Corinto, allorché scrisse:
    fratelli, vi esorto nel nome del nostro Signore Gesù Cristo ad avere tutti un medesimo parlare e a non avere divisioni tra di voi, ma ad essere perfettamente uniti in un medesimo modo di pensare e di volere – 1Corinzi 1:10
     
    Tutta questa “confusione” religiosa ci aiuta a comprendere la preoccupazione di Cristo Gesù, il seminatore della parabola del grano e delle zizzanie, che raccomandò di non sradicare a quel tempo le zizzanie perché “cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano”. Come ha scritto lo storico Paul Johnson nel libro A History of Christianity, “Il cristianesimo [apostata] cominciò fra la confusione, le controversie e gli scismi, e continuò così … E, come avviene in queste lotte, ciò non fu particolarmente edificante”.
    L’apostolo Paolo aveva anch’egli, sotto ispirazione divina, predetto:
    Verrà il giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole” –  2Timoteo 4:3,4.
    Fra questi maestri apostati ci furono quelli che chiamano “padri della chiesa”, scrittori e pensatori che ritenevano necessario interpretare gli insegnamenti “cristiani” in termini filosofici. Per accontentare i pagani istruiti, che si erano da poco convertiti al “cristianesimo”, questi scrittori religiosi attinsero notevolmente alla letteratura greca ed ebraica più antica. A cominciare da Giustino Martire (ca. 100-165 d.C.) per passare ad Origene (ca.185-254 d.C.), a Eusebio di Cesarea (ca. 265-340 d.C.), a Gregorio di Nazianzo (ca. 330-390 d.C.), a Giovanni Crisostomo (ca. 344-407 d.C.), ad Ambrogio da Milano (ca. 339-397 d.C.), ad Agostino di Ippona (ca. 354-430 d.C.), a Girolamo (ca. 347-420 d.C.). I loro trattati teologici hanno plasmato il pensiero “cristiano” fino ai nostri giorni.
    Tutti questi uomini corruppero la verità cristiana contenuta nella scritta Parola di Dio; essi cercarono di spiegare la rivelazione divina con la sapienza e la filosofia umana dimenticando l’avvertimento apostolico: “Dov'è il sapiente? Dov'è il dotto? Dove mai il sottile ragionatore di questo mondo? Non ha forse Dio dimostrato stolta la sapienza di questo mondo? (1Corinzi 1:20).
    Sotto la loro spinta, e quella del loro diabolico ispiratore, le simboliche zizzanie piano, piano soffocarono la genuinità dell’insegnamento evangelico “infestando” il mondo di false dottrine e pratiche pagane. La conseguenza è quella, ancora descritta nelle Sacre Scritture, cioè che le persone si sono allontanate dalla vera fede “dando retta a spiriti menzogneri e a dottrine diaboliche(1Timoteo 4:1).
     
    Comunque la crescita delle zizzanie doveva continuare ancora nel tempo, ma non a tempo indefinito. Il “tempo della mietitura”, profetizzato da Cristo, per estirparle e gettarle nel fuoco, sarebbe arrivato immancabilmente.
    La lettura della storia della crescita del falso cristianesimo ci dirà ancora molte cose al riguardo ….